Diritto Penale


Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 34410 - pubb. 07/03/2026

Sezioni Unite Penali: l’attività di raccolta del risparmio postale ha natura pubblicistica

Cassazione Sez. Un. Penali, 29 Maggio 2025, n. 34036. Pres. Cassano. Est. Corbo.


Raccolta del risparmio postale – Natura dell’attività


Dipendente di Poste Italiane – Qualifica soggettiva


Peculato – Presupposti soggettivi


Attività di bancoposta – Distinzione


Appropriazione di somme – Responsabilità penale



L’attività di raccolta del risparmio postale, consistente nella raccolta di fondi attraverso libretti di risparmio postale e buoni fruttiferi postali per conto della Cassa depositi e prestiti, ha natura pubblicistica, in quanto direttamente ed univocamente finalizzata al perseguimento di interessi pubblici.


Il dipendente di Poste Italiane s.p.a. addetto alla vendita e gestione dei prodotti del risparmio postale riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio ai sensi dell’art. 358 cod. pen.


La configurabilità del delitto di peculato presuppone che l’agente, nell’esercizio di un pubblico servizio, abbia il possesso o comunque la disponibilità delle somme in ragione dell’ufficio o del servizio svolto.


La raccolta del risparmio postale si distingue dall’ordinaria attività bancaria e dalle altre attività di bancoposta, in quanto assoggettata a una disciplina speciale che ne evidenzia la connotazione pubblicistica.


L’appropriazione, da parte dell’operatore di Poste Italiane addetto al risparmio postale, di somme provenienti da libretti di risparmio postale o buoni fruttiferi postali integra il reato di peculato, ove ricorrano gli altri elementi costitutivi della fattispecie.


[La Corte di cassazione a Sezioni Unite è chiamata a risolvere il contrasto giurisprudenziale relativo alla qualifica soggettiva del dipendente di Poste Italiane s.p.a. che opera nell’ambito della raccolta del risparmio postale (libretti di risparmio postale e buoni fruttiferi postali) per conto della Cassa depositi e prestiti, e alla conseguente configurabilità del reato di peculato in caso di condotta appropriativa. Il procedimento trae origine dalla condanna di un dipendente di Poste Italiane, responsabile della sala consulenze di un ufficio postale, ritenuto responsabile del reato di peculato per essersi appropriato di somme provenienti dal riscatto di buoni fruttiferi postali intestati a clienti, mediante operazioni di trasferimento delle somme dai conti correnti delle clienti a conti a lui riconducibili.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)




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