Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 113 ∙ (Ripartizioni parziali)


Discrezionalità del giudice sugli accantonamenti
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Discrezionalità del giudice sugli accantonamenti

Chiusura del fallimento – Accantonamenti discrezionali disposti dal giudice delegato in favore di creditori non ammessi allo stato passivo – Legittimità – Modalità di attuazione – Fattispecie
La chiusura del fallimento di una società disposta, per l'integrale avvenuto pagamento dei creditori ammessi, ai sensi dell'art. 118 legge fallimentare, nel testo applicabile "ratione temporis", non preclude l'adozione discrezionale di appositi accantonamenti in favore di creditori non ancora ammessi al passivo – per essere pendenti i relativi giudizi di opposizione allo stato passivo - mediante modalità di deposito stabilite dal giudice delegato che il curatore è tenuto ad attuare avvalendosi, ove in tal senso disposto dal medesimo giudice, degli strumenti contrattuali ritenuti più idonei. (Nella specie, il fallimento era stato dichiarato chiuso nel 1984 ed il curatore aveva stipulato un cd. contratto di deposito in garanzia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Luglio 2018, n. 20225.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione parziale - Accantonamenti - Fissazione - Riaccantonamenti maggiori di quelli obbligatori - Ammissibilità - Criteri
In Sede di ripartizione parziale dell'attivo, l'art. 113 della legge fallimentare, nel fissare gli accantonamenti ai quali il giudice delegato è tenuto, non esclude che il giudice medesimo possa disporre accantonamenti maggiori, in relazione a criteri prudenziali in vista del successivo evolversi della procedura, e, quindi, anche con riguardo a crediti non ancora ammessi, ma la cui incidenza futura a carico della massa si presenti in termini di elevata probabilità (nella specie, crediti tributari per plusvalenze realizzate nel corso della liquidazione concorsuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 1982, n. 3949.