TITOLO II - Del fallimento
Capo VII - Della ripartizione dell'attivo

Art. 113

Ripartizioni parziali (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Nelle ripartizioni parziali, che non possono superare l’ottanta per cento delle somme da ripartire, devono essere trattenute e depositate, nei modi stabiliti dal giudice delegato, le quote assegnate:

1) ai creditori ammessi con riserva;

2) ai creditori opponenti a favore dei quali sono state disposte misure cautelari;

3) ai creditori opponenti la cui domanda è stata accolta ma la sentenza non è passata in giudicato;

4) ai creditori nei cui confronti sono stati proposti i giudizi di impugnazione e di revocazione.

II. Le somme ritenute necessarie per spese future, per soddisfare il compenso al curatore e ogni altro debito prededucibile devono essere trattenute; in questo caso, l’ammontare della quota da ripartire indicata nel primo comma del presente articolo deve essere ridotta se la misura dell’ottanta per cento appare insufficiente.

III. Devono essere altresì trattenute e depositate nei modi stabiliti dal giudice delegato le somme ricevute dalla procedura per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora passati in giudicato.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 102 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Dichiarazione di esecutività di riparto parziale - Individuazione ed accantonamento delle spese da pagare in prededuzione - Impugnazione con ricorso per Cassazione ex articolo 111 Cost. - Esclusione - Riconoscimento e disconoscimento di spese in prededuzione - Ricorribilità in Cassazione - Distinzione.
Con riferimento all'impugnazione del decreto con il quale il giudice delegato abbia dichiarato l'esecutività di un piano di riparto parziale, qualora il piano contenga, oltre all'individuazione delle spese da pagare in prededuzione, ai sensi dell'articolo 111 n. 1 L.F., l'indicazione delle quote da trattenere ai sensi dell'articolo 113 n. 4 L.F., quest'ultima statuizione si configura come un atto interno alla procedura che, in quanto inerente alla gestione del patrimonio fallimentare ed avente carattere ordinatorio, non incide sui diritti soggettivi delle parti e non è idoneo ad assumere portata definitiva, con la conseguenza che il decreto pronunciato dal tribunale fallimentare sul relativo reclamo non è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost. Le somme accantonate non risultano, infatti, sottratte definitivamente al creditore ipotecario, il quale, pertanto,  non ha interesse a contestarle, dal momento che la loro distribuzione viene soltanto rinviata alla ripartizione finale, ove si procederà alla determinazione delle spese in vista delle quali ha avuto luogo l'accantonamento.

Quanto invece ai provvedimenti riguardanti le spese da pagare in prededuzione, occorre distinguere l'ipotesi in cui la sussistenza e la prededucibilità del credito, non accertate in sede giurisdizionale, siano state disconosciute anche dal giudice delegato con decreto di rigetto dell'istanza di pagamento emessa ai sensi dell'articolo 111, comma 2, L.F., dalla diversa ipotesi in cui il giudice delegato abbia riconosciuto la prededucibilità del credito, disponendo il pagamento del relativo importo: mentre la prima statuizione non è impugnabile né con il reclamo né con il ricorso per cassazione, avendo carattere meramente ricognitivo dell'insussistenza dei presupposti per il pagamento in prededuzione, la seconda incide sui diritti soggettivi degli altri creditori, riducendo l'entità degli importi ad essi attribuibili, con la conseguenza che non può escludersi il loro interesse ad impugnarla con il reclamo, né l'ammissibilità del ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost. avverso il decreto emesso dal tribunale fallimentare, trattandosi di un provvedimento avente carattere decisorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19715.


Fallimento - Riparto parziale - Reclamo avverso il decreto di esecutività del giudice delegato - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti.
Il decreto con cui il tribunale decide sul reclamo proposto avverso il decreto del giudice delegato che dichiara esecutivo il piano di riparto parziale, nella parte in cui disponga accantonamenti di somme ai sensi dell'art. 113 l.fall., non può essere impugnato per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento privo, in tale parte, dei caratteri della decisorietà e definitività, posto che le somme accantonate non vengono attribuite ad alcun creditore e, quindi, non sono definitivamente negate al creditore reclamante (ancorché garantito da ipoteca); il ricorso straordinario per cassazione è, invece, ammissibile avverso il medesimo decreto nella parte in cui riconosca l'esistenza di spese in prededuzione a norma dell'art. 111, comma 1, n. 1, l.fall., disponendone altresì il pagamento pur in presenza di contestazioni, atteso che, per tale profilo, il provvedimento assume carattere decisorio, riducendo l'entità delle somme attribuibili ai creditori ammessi e così incidendo sulle loro pretese. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19715.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Acconti parziali - Stabilità - Esclusione - Conseguenze - Verifica dell'eventuale eccedenza in fase di riparto finale - Effetti - Obbligo di restituzione dell'indebito.
La corresponsione ad uno o più dei creditori concorsuali, prima della formazione dello stato passivo, di un acconto parziale ex art. 212, secondo comma, legge fall., non può assumere - a differenza dei riparti parziali (artt. 212, quarto comma, e 113 legge fall.) - alcun carattere di stabilità e, quindi, non viola, di per sé, la "par condicio creditorum" e la graduazione stabilita dall'art. 111 legge fall., il cui rispetto va, piuttosto, accertato in sede di riparto finale dell'attivo realizzato, verificando se il creditore, con la percezione di un acconto parziale eccedente l'importo a lui attribuibile secondo le regole del concorso, abbia - ed eventualmente in quale misura - ricevuto un pagamento non dovuto, che ha, pertanto - ma solo in quel momento (e non prima, in conformità alla norma dell'art. 1185, secondo comma, cod. civ.) - l'obbligo di restituire alla procedura in base alla disciplina generale in tema di indebito stabilita dall'art. 2033 cod. civ.. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Marzo 2015, n. 4741.


Fallimento - Pegno e ipoteca - Gestione della massa attiva - Conti speciali - Quota di spese generali addebitabili al creditore pignoratizio - Fattispecie.
La norma di cui all'articolo 111-ter, comma 3, L.F. (secondo la quale, con riferimento ai crediti pignoratizi, il curatore deve tenere un conto speciale, con analitica indicazione delle entrate ed uscite di carattere specifico e della quota delle spese generali imputabile a ciascun bene o gruppo di beni secondo un criterio proporzionale) non lascia spazio a dubbi in ordine al fatto che il creditore pignoratizio, oltre ai costi speciali strettamente relativi al bene posto in garanzia (come le spese di conservazione, gestione e custodia), in applicazione del principio di solidarietà concorsuale da un lato e di rilevanza ed inerenza dall'altro, debba sostenere anche le spese generali della procedura. (Nel caso di specie, il Tribunale ha precisato che al creditore pignoratizio non potevano essere imputate alcune spese generali quali quelle relative ad un contenzioso tributario, al giudizio di opposizione al fallimento, alle consulenze in tema di rapporti di lavoro). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 11 Febbraio 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione della procedura nelle more dell'ammissione del credito ex art. 101 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione - Accantonamento ex art. 113 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione.
L'art. 101 legge fall., nel prevedere che i creditori possono chiedere l'ammissione al passivo fino a che non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, pone solo un limite cronologico all'esercizio di tale diritto potestativo, ma non riconosce al creditore l'ulteriore diritto a non vedersi pregiudicato il futuro soddisfacimento del credito, nelle more dell'ammissione, dall'attuazione della ripartizione. Ne consegue che la domanda d'insinuazione tardiva di un credito non comporta una preclusione per gli organi della procedura al compimento di ulteriori attività processuali, ivi compresa la chiusura del fallimento per l'integrale soddisfacimento dei creditori ammessi o per l'esaurimento dell'attivo, nè genera un obbligo per il curatore di accantonamento di una parte dell'attivo a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi, atteso che tale evenienza non è considerata tra le ipotesi di accantonamento previste dall'art. 113 legge fall., la cui previsione è da ritenersi tassativa, in quanto derogante ai principi generali che reggono il processo fallimentare, e perciò insuscettibile di applicazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Settembre 2014, n. 18550.


Procedimento civile - Sentenza di natura costitutiva - Provvisoria esecuzione dei capi di condanna - Ammissibilità - Azione revocatoria la dichiarazione di inefficacia di atti di cessione di rami aziendali.

Fallimento - Principio di buona amministrazione degli organi della procedura - Dovere del curatore di non ripartire le somme ricevute in base a provvedimenti non definitivi - Dovere del curatore di non procedere alla liquidazione di beni acquisiti all'attivo in forza di provvedimenti non irrevocabili.
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Facendo applicazione del principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 22 febbraio 2010, n. 4059, è possibile separare dal capo di natura costitutiva che dichiara l'inefficacia ai sensi dell'articolo 2901 c.c., il capo di condanna alla restituzione dei rami aziendali oggetto dei contratti dichiarati inefficaci nonché il pagamento delle spese processuali, i quali potranno pertanto essere ritenuti provvisoriamente esecutivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La disposizione contenuta nel terzo comma dell'articolo 113, legge fallimentare, che ha introdotto l'obbligo per gli organi della procedura fallimentare di trattenere e depositare nei modi prescritti dal giudice delegato le somme ricevute per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora passati in giudicato (così di fatto sottraendo le somme in questione alle ripartizioni parziali dell'attivo fallimentare e, quindi, eliminando ogni eventuale pericolo di impossibilità o difficoltà di successivo recupero delle somme medesime in caso di riforma del provvedimento giudiziale) consente di escludere la ricorrenza del periculum in mora invocato al fine di sospendere la provvisoria esecuzione dei capi di condanna della sentenza di primo grado che dichiari, ai sensi dell'articolo 2901 c.c., l'inefficacia di determinati atti negoziali. La disposizione legislativa in questione consente altresì di affermare l'esistenza di un generale principio di buona amministrazione in capo al curatore ed al giudice delegato nell'esercizio delle sue funzioni di vigilanza gestoria sul patrimonio del fallito, principio che suggerisce non solo di non includere nelle ripartizioni parziali dell'attivo somme delle quali la procedura non possa avere la piena e definitiva disponibilità, ma anche di non procedere alla vendita e liquidazione di beni acquisiti all’attivo in forza di provvedimenti giurisdizionali non ancora divenuti irrevocabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Salerno, 20 Giugno 2011.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione con riserva - Pagamento con riserva di ripetizione, da parte del debitore, di somma portata da sentenza esecutiva oggetto di appello - Successivo fallimento del creditore - Riassunzione del giudizio di appello nei confronti del curatore - Domanda di ammissione al passivo del credito restitutorio, in prededuzione e con riserva - Diniego di ammissione al passivo - Opposizione - Rigetto - Fondamento - Tutela interinale endofallimentare del preteso creditore - Configurabilità - Limiti - Fattispecie.
In tema di ammissione al passivo con riserva dei crediti soggetti a condizione, l'art. 55, terzo comma, legge fall., nel prevedere siffatta partecipazione al concorso, è norma eccezionale, che devia dal principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, e, come tale, non suscettibile di applicazione analogica a diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, in tal caso versandosi in ipotesi, non già di mera inesigibilità della pretesa, ma di credito non ancora sorto ed eventuale; ne consegue che se, una parte abbia pagato, con riserva di ripetizione, una determinata somma, in virtù di sentenza di condanna di primo grado esecutiva, riassumendo poi l'appello nei confronti del curatore del creditore, nel frattempo dichiarato fallito, il vantato credito restitutorio - insinuato al passivo - attiene ad una prestazione eseguita e ricevuta a suo tempo nella consapevolezza della rescindibilità del titolo e della provvisorietà dei suoi effetti; le relative esigenze di tutela possono trovare applicazione solo nell'eventuale misura dell'accantonamento prudenziale operato dal curatore, in applicazione analogica dell'art.113 legge fall. che prevede l'accantonamento di somme concernenti un credito eventuale prededucibile, percepite dalla procedura in virtù di sentenza esecutiva, a differenza di quello, meramente concorsuale, che sorgerebbe in capo al ricorrente. (Principio affermato dalla S.C. in sede di conferma del decreto del tribunale di rigetto dell'opposizione allo stato passivo del predetto credito restitutorio, non ammesso al passivo stesso). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2011, n. 8765.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - In genere - Creditore non ammesso al passivo - Vendita in sede fallimentare del bene oggetto della garanzia - Contestazione, in sede di piano di riparto dell'attivo, di atti della liquidazione - Inammissibilità - Fattispecie. .
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare non è possibile rimettere in discussione l'importo dei crediti ammessi e le cause di prelazione riconosciute o escluse in sede di verificazione del passivo, attesa l'efficacia preclusiva, nell'ambito della procedura concorsuale, del decreto di approvazione dello stato passivo, nè sono ammesse contestazioni attinenti ad altre fasi della procedura, in quanto il giudice delegato deve limitarsi a risolvere le questioni relative alla graduatoria dei privilegi e, comunque, alla collocazione dei diversi crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Settembre 2010, n. 20180.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Mancata o tardiva costituzione del creditore istante - Estinzione del procedimento - Sussistenza - Estinzione dell'azione - Esclusione - Fondamento..
L'estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell'ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall'art. 310, primo comma, cod. proc. civ., secondo cui, in via di principio, l'estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio, rispondendo tale soluzione al principio di autonomia dell'azione rispetto al processo, applicabile anche alla fase, speciale e sommaria ma di natura giurisdizionale, destinata a concludersi con decreto. Invero non può essere estesa in via analogica all'insinuazione tardiva la decadenza dall'azione (in conseguenza dell'"abbandono" della domanda ai sensi dell'art. 98, terzo comma, della legge fall.), la quale si verifica solo per l'opposizione a stato passivo in considerazione della sua natura - estranea all'insinuazione tardiva - di rimedio impugnatorio soggetto al rispetto di termini perentori, senza che assumano rilievo eventuali esigenze di speditezza e celerità, poichè la pendenza dell'insinuazione tardiva non impedisce la chiusura della procedura concorsuale, nè ha effetto in ordine agli accantonamenti previsti dall'art. 113 della legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2010, n. 12855.


Fallimento – Credito condizionale – Partecipazione al concorso – Norma eccezionale – Applicazione analogica esclusione. (29/06/2010).
La norma dell’art. 55, legge fallimentare, che prevede la partecipazione al concorso con riserva ex artt. 95 e 113 della stessa legge dei crediti condizionali, è di natura eccezionale, deviano dal principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, e come tale non suscettibile di applicazione analogica a diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, in tal caso versandosi in ipotesi, non già di mera inesigibilità della pretesa, ma di credito non ancora sorto ed eventuale. Deve quindi escludersi l'ammissione con riserva ove l’evento condizionale costituisca diversamente elemento costitutivo della fattispecie. (Enrico Quaranta) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 19 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Conseguenze - Sospensione della procedura nelle more dell'ammissione del credito ex art. 101 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione - Accantonamento ex art. 113 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione..
L'art. 101 legge fallimentare, nel prevedere che i creditori possono chiedere l'ammissione al passivo fino a che non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, pone solo un limite cronologico all'esercizio di tale diritto potestativo (limite logicamente giustificato in considerazione dell'interesse alla domanda, non configurabile con riguardo ad un attivo inesistente), ma non riconosce al creditore l'ulteriore diritto a non vedersi pregiudicato il futuro soddisfacimento del credito, nelle more dell'ammissione, dall'attuazione della ripartizione; ne consegue che la domanda d'insinuazione tardiva di un credito non comporta una preclusione per gli organi della procedura al compimento di ulteriori attività processuali, ivi compresa la chiusura del fallimento per l'integrale soddisfacimento dei creditori ammessi o per l'esaurimento dell'attivo, nè comporta un obbligo per il curatore di accantonamento di una parte dell'attivo a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi, atteso che tale evenienza non è considerata tra le ipotesi di accantonamento previste dall'art. 113 legge fall., la cui previsione è da ritenersi tassativa, in quanto derogante ai principi generali che reggono il processo fallimentare, e perciò insuscettibile di applicazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2009, n. 5304.


Fallimento - Ripartizione parziale - Previsione di accantonamenti - Decreto del tribunale su reclamo, "in parte qua", avverso il decreto di esecutività - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Esclusione.
Il decreto emesso dal tribunale fallimentare sul reclamo avverso il decreto con cui il giudice delegato dichiara esecutivo il piano di riparto parziale, nella parte in cui dispone accantonamenti di somme, non può essere impugnato per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., atteso che le somme sottratte alla ripartizione non vengono definitivamente negate al creditore reclamante (ancorché garantito da ipoteca), o attribuite ad altri, ma soltanto ne è rinviata la distribuzione al piano di riparto finale, sicché la relativa statuizione ha carattere meramente ordinatorio. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 2006, n. 2329.


Fallimento - Ammissione al passivo - Creditore non ammesso al passivo - Accantonamento ex art. 113 legge fallimentare - Diritto - Insussistenza - Fondamento - Dubbi di legittimità costituzionale - Configurabilità - Esclusione.
In tema di fallimento, il creditore non ammesso al passivo, pur Potendo, come ogni altro interessato, presentare osservazioni al piano di riparto e potendo giovarsi dell'accantonamento generico e di quegli altri che il giudice delegato può disporre prudenzialmente proprio, ed anche, in relazione all'esito favorevole del giudizio di opposizione allo stato passivo che egli valuti in tal senso sulla base di elementi di probabilità, non ha tuttavia diritto ad un accantonamento specifico, ne' è consentita, per il carattere tassativo delle sue previsioni, un'applicazione dell'art. 113 legge fallimentare che, in analogia, estenda la previsione di accantonamento ai crediti non ammessi. Tale risultato interpretativo non contrasta con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, stante la sostanziale diversità di situazione giuridica in cui vengono a trovarsi, nel procedimento fallimentare, i creditori non ammessi rispetto a quegli altri creditori considerati dalle specifiche previsioni dell'art. 113 legge fallimentare. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2004, n. 9901.


Provvedimenti in materia fallimentare - Decreto del Tribunale su reclamo in materia di ripartizione dell'attivo - Questioni relative agli accantonamenti - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Esclusione.
Il ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso il decreto emesso dal tribunale in sede di reclamo avverso provvedimenti del giudice delegato in materia di ripartizione dell'attivo, è inammissibile quando abbia ad oggetto questioni relative all'ammontare delle somme accantonate, dal momento che l'accantonamento non incide su un diritto soggettivo, e la relativa statuizione è quindi priva del requisito della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2003, n. 14330.


Fallimento - Stato passivo - Ammissione con riserva - Dei crediti condizionali - Credito condizionale - Nozione - Fattispecie in tema di garanzia impropria in ordine al pagamento degli oneri di urbanizzazione, assunta pattiziamente nei confronti dell'acquirente dal venditore, poi fallito, di terreno da lottizzare a scopo edilizio - Ammissione al passivo dell'acquirente condizionatamente al pagamento di tali oneri - Esclusione.
L'art. 55, terzo comma, legge fall., nel prevedere la partecipazione al concorso con riserva (a norma degli artt. 95 e 113 della stessa legge) dei crediti condizionali, è norma eccezionale, che devia dal principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, e come tale non suscettibile di applicazione analogica a diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, in tal caso versandosi in ipotesi, non già di mera inesigibilità della pretesa, ma di credito non ancora sorto ed eventuale. Pertanto, in presenza di un patto, qualificabile di garanzia impropria, con il quale l'originario proprietario del terreno da lottizzare a scopo edilizio, successivamente fallito, assuma su di sè l'onere di tutte le spese di urbanizzazione, in tal senso obbligandosi verso l'acquirente del singolo lotto, deve escludersi l'ammissione con riserva dell'acquirente al passivo fallimentare subordinatamente all'avvenuto pagamento, da parte sua, degli oneri in questione, giacché detto pagamento costituisce elemento costitutivo della fattispecie, e non condizione di efficacia del patto di garanzia impropria, di tal che prima di esso non è ipotizzabile un diritto dell'acquirente in attesa di divenire operativo. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2003, n. 11953.


Provvedimento del tribunale sul reclamo ex art. 26 legge fall. avverso decreto del giudice delegato di esecutività di piano di riparto parziale - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Limiti.
È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso il decreto ex art. 26 legge fall., con il quale il tribunale respinge il reclamo del creditore ammesso al passivo avverso il decreto con cui il giudice delegato rende esecutivo il piano di riparto parziale, nella parte in cui prevede accantonamenti ai sensi dell'art. 113, n. 4, legge fall., in quanto trattasi di provvedimento privo, in tale parte, dei caratteri della decisorietà e definitività, perché le somme accantonate non vengono attribuite ad alcun creditore, ma soltanto trattenute in attesa della definitiva decisione sulla loro effettiva destinazione; è ammissibile, invece, il ricorso ex art. 111 Cost. del creditore ammesso, avverso lo stesso decreto, nella parte relativa alle spese da pagare in prededuzione a norma dell'art. 111, n. 1, legge fall., trattandosi, per tal verso, di provvedimento a carattere decisorio, in quanto, riconoscendo la prededucibilità delle spese, incide sulla pretesa dei creditori ammessi riducendo l'entità delle somme ad essi attribuibili. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2002, n. 9490.


Fallimento - Ripartizione parziale di somme accantonate in precedenti ripartizioni - Relativo provvedimento del giudice delegato - Decreto del tribunale fallimentare in sede di reclamo avverso tale provvedimento - Ricorribilità in Cassazione ex art. 111 Costituzione - Esclusione.
Il provvedimento del giudice delegato, che abbia reso disponibili per la ripartizione parziale somme accantonate - nella specie, fuori dalle ipotesi testuali - in una precedente ripartizione, è espressione di una facoltà discrezionale del giudice in relazione alla quale, pertanto, non può vantarsi alcun diritto, dovendosi perciò escludere che tale provvedimento assuma carattere decisorio; ne consegue che il decreto pronunciato dal tribunale in sede di reclamo contro il suddetto provvedimento non è ricorribile in Cassazione ai sensi dell'art. 111 Costituzione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 12 Marzo 1999, n. 2199.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentare (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Conseguenze - Sospensione della procedura nelle more dell'ammissione del credito tardivamente insinuato - Esclusione - Accantonamento ex art. 113 legge fallimentare a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi - Esclusione.
L'art. 101 legge fallimentare nel prevedere che i creditori possono chiedere l'ammissione al passivo fino a che non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, pone solo un limite cronologico all'esercizio di tale diritto potestativo (limite logicamente giustificato in considerazione dell'interesse alla domanda, non configurabile con riguardo ad un attivo inesistente), ma non riconosce al creditore l'ulteriore diritto a non vedersi pregiudicato il futuro soddisfacimento del credito, nelle more dell'ammissione, dall'attuazione della ripartizione; ne consegue che la domanda di insinuazione tardiva di un credito non comporta una preclusione per gli organi della procedura al compimento di ulteriori attività processuali, ivi compresa la chiusura del fallimento per l'integrale soddisfacimento dei creditori ammessi o per l'esaurimento dell'attivo, ne' comporta un obbligo per il curatore di accantonamento di una parte dell'attivo a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi, atteso che tale evenienza non è considerata tra le ipotesi di accantonamento previste dall'art. 113 legge fallimentare, la cui previsione è da ritenersi tassativa in quanto derogante i principi generali che reggono il processo fallimentare e perciò insuscettibile di applicazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Agosto 1998, n. 8575.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Opposizione allo stato passivo di creditore non ammesso - Accantonamento in sede di ripartizione finale - Necessità - Insussistenza.
La chiusura del fallimento ex art. 118 n. legge fall. dev'essere disposta senza la previsione di accantonamenti diversi da quelli previsti dall'art. 117 in relazione all'art. 113 n. 3 legge fall. Consegue che il creditore non ammesso al passivo del fallimento che ha proposto opposizione allo stato passivo pendente al momento della chiusura della procedura non ha diritto ad accantonamenti in sede di ripartizione finale dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 1998, n. 4259.


Fallimento - Presentazione del titolo - Riserva del creditore di depositarlo successivamente all'approvazione dello stato passivo - Ripartizioni parziali - Ammissibilità dei predetti crediti - Pagamento in sede di riparto finale - Condizioni - Presentazione del titolo - Necessità.
Dalla disposizione del n. 2 dell'art. 113 legge fall. - secondo cui i creditori che si siano riservati di presentare il titolo del proprio credito non sono esclusi dalle ripartizioni parziali, ma la loro quota viene accantonata sino alla ripartizione finale, fermo restando che in tale sede il pagamento del credito nella percentuale spettante resta subordinata alla presentazione del titolo - si desume che i crediti risultanti da documentazione che il creditore si riservi di depositare successivamente all'approvazione dello stato passivo non possono essere esclusi, in quanto la produzione della documentazione giustificativa è necessaria solo all'atto della ripartizione finale dell'attivo fallimentare. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 1997, n. 2439.


Fallimento - Ripartizioni parziali - Accantonamento - Relativo decreto del giudice delegato - Impugnazione - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
I decreti con i quali il giudice delegato determina le percentuali di accantonamento nelle ripartizioni parziali a norma dell'art. 113 legge fallimentare sono sempre impugnabili col reclamo al tribunale fallimentare, ma non sono successibili di ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., a meno che, per la deviazione dal loro schema tipico, abbiano determinato lesione, in via definitiva, di un diritto soggettivo di uno dei soggetti implicati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 1996, n. 3470.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Creditore non ammesso al passivo - "Contestazioni" al rendiconto del curatore - Inammissibilità - Accantonamenti a garanzia dei creditori contestati - Diritto - Sussistenza - Esclusione.
Il creditore non ammesso al passivo fallimentare - pur potendo, come ogni interessato, presentare "osservazioni" - non è legittimato a proporre "contestazioni" al rendiconto predisposto dal curatore, a norma dell'art. 116 Legge fall., perché non ha un interesse concreto ed attuale ad interloquire nella fase della procedura che tende a rendere edotti i creditori ammessi ed il fallito sui risultati dell'amministrazione del patrimonio di quest'ultimo. In quanto estraneo a detta fase, il creditore non ammesso al passivo non ha neanche diritto agli accantonamenti, a garanzia dei creditori contestati, in presenza dei quali può dichiararsi la chiusura del fallimento, anche quando siano pendenti giudizi di opposizione allo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 1993, n. 3500.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Provvedimento del giudice delegato di esecuzione di un piano di riparto parziale - Reclamo - Decreto di sospensione del riparto e di accantonamento delle somme emesso dal Tribunale fallimentare - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. nei confronti del decreto del tribunale fallimentare che, decidendo sul reclamo contro il provvedimento del giudice delegato che abbia reso esecutivo un piano di riparto parziale, abbia ordinato la sospensione del riparto e l'accantonamento delle somme fino all'esito del giudizio di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento, ritenendo sussistenti i presupposti previsti dall'art. 113 n. 3 legge fallimentare, atteso che tale decreto difetta di carattere decisorio, in quanto non incide sui diritti soggettivi dei creditori, ne' limita le possibilità di soddisfarne i crediti, ma assume solo natura cautelare ed ordinatoria circa tempi, cadenze e modi del riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 1992, n. 5358.


Fallimento - Accertamento al passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Posizione del creditore.
Il creditore ammesso tardivamente al passivo del fallimento (art. 101 legge fall.) può partecipare solo ai piani di riparto dell'attivo dichiarati esecutivi dopo la definitiva ammissione del credito, ed unicamente nei limiti della disponibilità residua esistente in tali riparti e per la percentuale che i creditori di pari grado ricevono nello stesso riparto, senza che, in presenza di crediti che siano in corso di accertamento, debba procedersi ad accantonamenti - e senza quindi debba provvedersi alla sospensione del riparto finale in attesa della previa definizione delle relative controversie - non essendo tali accantonamenti normativamente previsti, ne' essendo consentita l'applicazione analogica od estensiva dell'art. 113 legge fall. con un risultato interpretativo non contrastante con gli artt. 24 e 3 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Marzo 1991, n. 2186.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Ammissione con riserva - Crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - Ammissione con riserva - Partecipazione al riparto finale - Potere dello esattore - Provvedimento di sospensione del processo in pendenza della istanza di ammissione con riserva - Natura di sentenza - Sottoscrizione del solo presidente del collegio - Nullità.
A norma dell'art. 45, secondo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973 l'ammissione al passivo fallimentare con riserva dei crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - essendo tali crediti equiparabili a quelli condizionali indicati dal terzo comma dell'art. 55 della legge fallimentare - conferisce all'esattore i poteri di partecipare al riparto finale sia pure mediante accantonamento, e di conseguire la realizzazione del proprio credito per l'ipotesi che questo sia positivamente accertato in Sede giurisdizionale. Pertanto, il provvedimento di sospensione del processo (in pendenza della detta istanza di ammissione con riserva dei predetti crediti) fino alla definizione del giudizio innanzi alle commissioni tributarie, equivalendo a rigetto della istanza stessa, ha natura di sentenza anche se adottato con la Forma dell'ordinanza, ed è giuridicamente inesistente se sottoscritto dal solo Presidente del collegio. ( Conf 1297/81, mass n 411890, sull'ultima parte; ( Conf 1806/74, mass n 369999, sulla prima parte). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 1987, n. 8761.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Revocazione dei crediti ammessi - Accantonamento in via cautelare delle somme spettanti al creditore - Competenza.
In Sede di procedura fallimentare, la Competenza a statuire lo accantonamento - in via cautelare - delle somme spettanti ad un creditore, contro la cui ammissione al passivo sia stata proposta istanza di revocazione, è riservata dall'art. 102, comma quarto, legge fallimentare al giudice di detto giudizio, e non al giudice delegato al fallimento (ancorché le due funzioni si cumulino nella persona dello stesso magistrato), restando affidato al secondo il compito di adottare nel decreto approvativo del piano di riparto, le Disposizioni esecutive dell'accantonamento, se già disposto. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 1986, n. 1547.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Distribuzione della somma ricavata - Questioni attinenti alla individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario - Definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo - Preclusione - Insussistenza - Condizioni.
In sede di ripartizione delle somme ricavate dalla vendita fallimentare, le questioni attinenti all'individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario non restano precluse dalla definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo, ove il credito medesimo sia stato ammesso al passivo con formula generica, cioè con accertamento della sua esistenza, entità e rango, ma senza specificazione dei beni investiti da detta prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Ricorso per cassazione ex art. 111 cost. - Esperibilità - Decreto del giudice delegato - Esperibilità del ricorso - Esclusione.
Poiché la sentenza della Corte costituzionale n. 42 del 1981, dichiarativa dell'illegittimità dell'art. 26 della legge fallimentare nella parte in cui assoggetta al reclamo al tribunale, nel modo previsto dalla norma medesima, i provvedimenti decisori emessi dal giudice delegato in materia di piani di riparto dello attivo, non comporta l'eliminazione dall'ordinamento del suddetto istituto del reclamo, ma solo la sua diversa regolamentazione in base alle norme generali fissate dagli artt. 737-742 cod. proc. civ., il ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, resta esperibile avverso il decreto adottato dal tribunale sul reclamo, non avverso il decreto del giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione parziale - Accantonamenti - Fissazione - Riaccantonamenti maggiori di quelli obbligatori - Ammissibilità - Criteri.
In Sede di ripartizione parziale dell'attivo, l'art. 113 della legge fallimentare, nel fissare gli accantonamenti ai quali il giudice delegato è tenuto, non esclude che il giudice medesimo possa disporre accantonamenti maggiori, in relazione a criteri prudenziali in vista del successivo evolversi della procedura, e, quindi, anche con riguardo a crediti non ancora ammessi, ma la cui incidenza futura a carico della massa si presenti in termini di elevata probabilità (nella specie, crediti tributari per plusvalenze realizzate nel corso della liquidazione concorsuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 1982, n. 3949.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Distribuzione della somma ricavata - Vendita di immobili oggetto di ipoteca o di privilegio speciale - Distribuzione del ricavato - Criteri - Diritto dei creditori ipotecari o privilegiati di conseguimento di tale somma prima della ripartizione dell'attivo fallimentare - Sussistenza - Esclusione.
Il principio, evincibile dagli artt 54, 107 e 109 della legge fallimentare, in base al quale la somma ricavata dalla vendita di immobili, oggetto di ipoteca o privilegio speciale, va distribuita fra i creditori muniti di detta garanzia o privilegio, separatamente dai proventi delle altre attivita fallimentari, e con deduzione delle sole spese e compensi concernenti l'amministrazione, l'espropriazione e la vendita degli immobili stessi, non si traduce nel diritto dei predetti creditori di conseguire quella distribuzione prima ed indipendentemente dalla ripartizione dell'attivo fallimentare. Anche in tale ipotesi, pertanto, trovano applicazione le norme concorsuali sulla ripartizione totale o parziale, e sui poteri del giudice delegato in ordine alla fissazione dei tempi e delle modalita della medesima. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 1978, n. 458.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione parziale.
L'art 66 n 5 della legge 30 aprile 1969 n 153 che stabilisce il nuovo ordine dei privilegi, non può essere applicato nella procedura fallimentare quando, in forza di provvedimento definitivo ed esecutivo di riparto parziale , anteriore alla legge stessa, formato in base all'ordine dei privilegi allora esistente, siano state assegnate ai creditori le somme realizzate, perchè il predetto procedimento avente contenuto decisorio e carattere giurisdizionale, se non ritualmente impugnato, acquista carattere di definitivita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Luglio 1973, n. 2035.