Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 168 ∙ (Effetti della presentazione del ricorso)


Oggetto del divieto
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Oggetto del divietoDURCConcordato omologatoConcordato con riservaConsecuzione tra procedure e inefficiacia dell'ipotecaAzioni di cognizioneSoci illimitatamente responsabiliAccordo di ristrutturazione dei debitiDecorrenza del divietoPubblicazione nel registro delle impreseTermine finale del divietoConseguenze della violazione del divietoEffetti sulle procedure di espropriazione pendentiEspropriazione presso terziEsecuzione in forma specifica dell'obbligo di contrarreAzioni di responsabilitàAzioni di consegna, rilascio, rivendicazione e separazione dei beniAzione di rilascio dell'immobile in leasingVendita in danno di partecipazioni del socio moroso ex art. 2466 c.cAzioni cautelariSequestro conservativoSequestro giudiziarioIpoteca giudizialeSequestro preventivo penale e giudiziarioProvvedimenti di urgenzaProcedura esecutiva esattorialeAzione esecutiva per crediti maturati successivamente alla omologazioneRegolarità contributivaPegnoDichiarazione di fallimentoContratti in corso di esecuzioneContratti di durataContratti di lavoro subordinatoContratti bancariContratti di garanzia finanziariaRegime anteriore


Oggetto del divieto

Concordato preventivo - Divieto di azioni esecutive - Esecuzione esattoriale - Ragione di credito maturata in data anteriore - Divieto - Opposizione all’esecuzione - Ammissibilità
La contestazione della procedibilità di un’esecuzione forzata intrapresa nei confronti di soggetto ammesso a procedura concorsuale concerne il profilo della pignorabilità dei beni dell’esecutato, sub specie di suscettibilità degli stessi ad essere assoggettati ad esecuzione forzata individuale.

Non può considerarsi sorto successivamente all’apertura della procedura concorsuale, ed essere quindi coattivamente eseguita sul patrimonio del debitore a mezzo di esecuzione individuale, una ragione di credito che trovi il proprio fondamento in un fatto costitutivo verificatosi in epoca anteriore, seppur accertata in epoca successiva.

(Nel caso di specie, l’agente per la riscossione aveva promosso, nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo, un’espropriazione presso terzi sulla base di una ragione di credito accertata successivamente ma maturata in data anteriore all’inizio della procedura.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 04 Novembre 2016.


Mancato pagamento dei tributi – Successiva sottoposizione dell’impresa a concordato preventivo – Accertamento e riscossione – Illegittimità della cartella nella parte in cui sollecita il pagamento di spese di riscossione, interessi di mora e sanzioni nella misura massima prevista
La facoltà dell’Amministrazione finanziaria di emettere la cartella di pagamento anche durante la fase della procedura concordataria va necessariamente contemperata con il principio della “par condicio creditorum” fissato dall’art. 2741 c.c., il quale espressamente prevede che “i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore”.

Posto che dalla data di presentazione del ricorso ai creditori della società ammessa alla proceduta è impedito l’esercizio o la prosecuzione delle azioni esecutive sul patrimonio del debitore, quest’ultimo non può eseguire, per debiti pregressi, alcun pagamento fino al termine della procedura con la conseguenza che dal mandato pagamento di essi non possono conseguire effetti di tipo sanzionatorio, ancorché previsti da norme di diritto pubblico (cfr. Cass. sent n. 18078 del 02/07/2008).

E’ illegittima la cartella di pagamento emessa nei confronti di una società che abbia in precedenza presentato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, nella parte in cui sollecita il pagamento delle spese, dei diritti e dei compensi di riscossione, nonché degli interessi di mora (maturati e maturandi dopo il deposito della domanda di concordato preventivo) e delle sanzioni calcolate nella misura massima del 30%, in quanto un ipotetico soddisfacimento di tale richiesta verrebbe a determinare una inevitabile lesione della “par condicio creditorum”. (Maurizio Zonca) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Milano, 21 Settembre 2016.


Concordato preventivo – Inadempimento – Dichiarazione di fallimento – Ammissibilità

Concordato preventivo – Inadempimento alle obbligazioni concordatarie – Diritto del singolo creditore potrà agire “in executivis”

Non vi è alcuna preclusione alla dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo che, una volta omologato, non venga eseguito ed emerga una situazione di insolvenza della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Una volta che non vi sia adempimento delle obbligazioni concordatarie, si riespande il diritto di ciascun creditore di agire, giudizialmente ed anche esecutivamente, nei confronti della società, non trovando più applicazione il divieto di azioni esecutive e cautelari di cui all’art. 168 l.fall. Tuttavia, il singolo creditore potrà agire “in executivis” soltanto per vedere soddisfatto il credito come riconfigurato in sede di concordato omologato, e ciò a meno che gli effetti del concordato non vengano rimossi dalla risoluzione o dall’annullamento ex art. 186 l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 17 Marzo 2016.


Concordato preventivo – Effetti della presentazione del ricorso – Istanza di sospensione dei creditori procedenti ed istanza di improcedibilità dell’esecutato – Applicabilità
L’art. 168 L. fall. dispone testualmente che “dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore”. La procedura esecutiva intrapresa, dunque, non può proseguire a pena di nullità e deve esserne dichiarata la improcedibilità/nullità, disponendo lo svincolo di tutte le somme pignorate presso il terzo. (Antonio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo – Effetti della presentazione del ricorso – C.d. “automatic stay” – Applicabilità ai pignoramenti presso terzi – Differenze con l’art. 51 l.f.
L’art. 168 legge fall., a differenza dell’art. 51 L. fall., non contempla deroghe e quindi la sanzione della improcedibilità deve essere applicata anche alle procedure espropriative presso terzi. (Antonio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Compensazione tra crediti ante procedura e crediti sorti in corso di procedura - Divieto di pagamento di crediti anteriori
Poiché dopo l'ammissione alla procedura di concordato preventivo non sono consentiti pagamenti lesivi della par condicio creditorum, se non con le modalità espressamente previste da apposite norme, deve escludersi la ammissibilità della compensazione tra crediti sorti anteriormente alla procedura - e come tali soggetti al concorso - e crediti sorti nel corso della procedura a favore della proponente il concordato. (Nel caso di specie, la società in concordato vantava un credito a titolo di penale per il tardivo rilascio di un bene concesso a titolo precario ed in custodia ad un creditore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 23 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Pagamento di crediti anteriori - Condizioni - Regolarizzazione delle rateizzazioni contributive e tributarie sospese -  Rigetto
Dalla norma di cui al quarto comma dell’art. 182-quinques, si rilevano le condizioni che – soltanto – possono consentire all’amministratore di pagare, in pendenza del termine per predisporre proposta e piano, crediti anteriori, e cioè: a) deve trattarsi di concordato in bianco presentato in vista di predisporre un concordato in continuità, posto che non è possibile pagare i creditori anteriori in un concordato diverso da quello con continuità;
b) i creditori anteriori che possono essere pagati sono quelli c.d. strategici, ossia quelli che forniscono prestazioni di beni o servizi essenziali per la prosecuzione dell’attività di impresa e funzionali ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori; c) queste caratteristiche devono risultare dall’attestazione di un professionista che abbia i requisiti di cui all’art. 67, comma terzo, lett. d). Poichè i presupposti sub b) e c) non sussistono con riferimento ai crediti concorsuali contributivi e tributari, non può essere autorizzato il pagamento della rateizzazione di un credito tributario o contributivo al di fuori del concorso. (Andrea Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 14 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Ammissione - Domanda - Effetti - Improseguibilità del processo esecutivo - Conseguenze - Sospensione della vendita da parte del giudice dell'esecuzione - Ammissibilità
La proposizione di una domanda di concordato preventivo determina, ai sensi dell'art. 168, comma 1, l.fall., non già l'estinzione ma l'improseguibilità del processo esecutivo, che entra in una situazione di quiescenza perché i beni che ne costituiscono l'oggetto materiale perdono "de iure" e provvisoriamente la destinazione liquidatoria così come progettata con il pignoramento, con la conseguenza che il giudice dell'esecuzione correttamente provvede, ex artt. 486 e 487 c.p.c., a sospendere la vendita eventualmente fissata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Espropriazione forzata su beni del fallito - Successiva dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione di diritto del curatore al creditore procedente - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Conservazione degli effetti sostanziali del pignoramento in favore della massa - Condizioni - Assenza di cause di inefficacia del pignoramento - Fondamento
Ai sensi dell'art. 107 l.fall., come modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, il curatore fallimentare subentra di pieno diritto nelle procedure esecutive, mobiliari ed immobiliari, pendenti alla data della dichiarazione di fallimento al posto del creditore procedente (che non possa più proseguirle giusta l'art. 51 l.fall.), scegliendo con il programma di liquidazione di sostituirsi a lui, ovvero di proseguire la liquidazione nelle forme fallimentari. In tale ultima ipotesi, l'improcedibilità dell'esecuzione, dichiarata dal giudice dell'espropriazione su istanza del curatore, non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento di cui agli artt. 2913 e segg. c.c., giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato, automaticamente e senza condizioni, l'organo fallimentare, purché nel frattempo non sia intervenuta una causa di inefficacia del pignoramento medesimo; del resto, opinando diversamente, il curatore sarebbe sempre tenuto a proseguire l'esecuzione singolare onde conservare gli effetti del pignoramento, cosi svilendosi non solo la sua facoltà discrezionale di scelta di cui all'art. 107, comma 6, l.fall., ma anche il suo stesso ruolo centrale assunto dalla programmazione liquidatoria nella riforma del 2006. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015.


Concordato preventivo – Divieto di azioni esecutive individuali – Ambito di applicabilità – Creditori anteriori – Credito da TFR per rapporto di lavoro cessato successivamente – Esclusione
La moratoria delle azioni esecutive individuali di cui all’art. 168 l. fall. e l’obbligatorietà dello stesso concordato omologato (art. 184 l. fall.) valgono esclusivamente nei confronti dei creditori concordatari ossia per titolo o causa anteriori alla pubblicazione del ricorso per concordato nel registro delle imprese e non anche per i creditori le cui ragioni si radicano in fattispecie perfezionatesi successivamente, come nel caso di credito relativo alla indennità di Trattamento di Fine Rapporto derivante da rapporto di lavoro cessato dopo l’approvazione del concordato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 27 Ottobre 2015.


Concordato preventivo in continuità con riserva - Rilascio del DURC -  Fattispecie di cui al D.M. (Lavoro) 24 ottobre 2007, art. 5, co. 2, lett. b
Il divieto di pagamento di crediti anteriori disposto dall’art. 168 l.fall. costituisce un caso di “sospensione dei pagamenti a seguito di disposizioni legislative” di cui al comma 2, lett. b, art. 5, D.M. 24 ottobre 2007 che non impedisce il rilascio del DURC anche qualora constino obbligazioni contributive inadempiute in epoca antecedente al deposito della domanda con riserva di concordato preventivo. Pertanto, il tribunale può dare il proprio nulla osta al rilascio del DURC da parte degli istituti previdenziali, e ciò anche nella fase che precede l’omologazione del concordato preventivo in continuità aziendale, con la precisazione che il tribunale deve essere messo in grado di valutare l’effettiva coerenza del provvedimento di rilascio del DURC con le finalità di risanamento e continuità aziendali, e che, a tal fine, non è sufficiente il solo deposito del ricorso per concordato in bianco non ancora integrato dal deposito del piano. (1) (Pier Giorgio Cecchini) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 24 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari - Ambito di applicazione dell’art. 168 L.F. ed azioni escluse dal divieto - Esperibilità procedimento ex art. 610 c.p.c. - Fallimento società ammessa al concordato ed applicazione dell’art. 51 L.F..
Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore che consegue alla presentazione di ricorso per concordato preventivo con riserva opera esclusivamente sulle azioni esecutive individuali, non rientrando nel citato divieto le azioni di consegna o rilascio, di rivendicazione e separazione dei beni non appartenenti al debitore. (Giuseppe de Filippo) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta, 20 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Divieto di intraprendere azioni esecutive - Formale opposizione - Semplice allegazione dell'avvio della procedura - Crediti per titolo e per causa anteriori - Distinzione.
Il divieto ex art. 168 L.F. non concerne soltanto i crediti per “titolo” anteriore ma anche quelli per “causa” anteriore all’inizio della procedura: la condanna alla rifusione delle spese di una lite cominciata prima dell’apertura del concordato e contenuta in una sentenza emessa successivamente trova causa in fatti generatori accaduti in precedenza. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 06 Febbraio 2013.


Concordato preventivo – Continuità dell’impresa – Crediti relativi a rapporti in prosecuzione – Prededuzione – Esclusione.
Nell’ipotesi di proposta di concordato preventivo che preveda la continuazione dell’attività d’impresa, i crediti sorti in epoca anteriore al deposito del ricorso nascenti da rapporti di cui si prevede la prosecuzione, pur se ritenuti dal proponente essenziali per la continuazione dell’impresa stessa, hanno natura concorsuale con la conseguenza che la loro collocazione in prededuzione determina l’inammissibilità del ricorso per violazione delle regole sul concorso dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 11 Aprile 2011.


Società di persone - Concordato preventivo - Posizione dei soci illimitatamente responsabili - Facoltà per i creditori particolari del socio di iniziare o proseguire azioni esecutive - Sussistenza.
Poiché nel concordato preventivo di società di persone il patrimonio personale dei soci illimitatamente responsabili non entra a far parte della procedura, i creditori particolari di detti soci non partecipano alla votazione per l'approvazione del concordato e possono iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio dei loro debitori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Concordato preventivo – Divieto di azioni esecutive – Sequestro conservativo – Inammissibilità – Provvedimento d’urgenza – Ammissibilità.
Il divieto posto dall’art. 168 legge fallimentare di iniziare o proseguire azioni esecutive per il periodo che intercorre dalla data di presentazione del ricorso fino all’omologazione, non riguarda solo le azioni esecutive propriamente dette (artt. 474 e seguenti codice procedura civile) ma anche qualsiasi iniziativa del creditore volta a realizzare unilateralmente e al di fuori di una procedura concorsuale il contenuto dell’obbligazione, ivi compreso quindi il sequestro conservativo (civile o penale) che anticipa gli effetti del pignoramento. Sono invece da ritenersi ammissibili il sequestro preventivo penale (art. 321 codice penale), quello giudiziario (art. 670 codice procedura civile) e i provvedimenti di urgenza (art. 700 codice procedura civile), da valutarsi, questi ultimi, alla luce della domanda di merito che il ricorrente intende proporre. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 09 Ottobre 2009, n. 0.


Concordato preventivo - Ammissione - Effetti - Disciplina ex art. 2914 cod. civ. - Applicabilità - Esclusione - Applicazione limitatamente al concordato con cessione di beni - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento
Ai fini dell'inapplicabilità, in tema di concordato preventivo, della disposizione di cui all'art. 2914 cod. civ. non acquisisce rilievo la distinzione fra concordato preventivo con cessione di beni e concordato preventivo remissorio solutorio. Ogni possibilità di applicazione della disposizione suddetta è infatti, anche nel caso di concordato preventivo con cessione di beni, resistita dalla circostanza per cui la equiparazione al pignoramento in essa disposizione delineata ha ragione di essere, ai sensi degli artt. 54, terzo comma e 45 della legge fallimentare, solo per il fallimento e non per il concordato preventivo, la cui funzione, in entrambe le fattispecie sopra richiamate, è profondamente diversa da quella del fallimento, non potendosi, dalla presenza di elementi comuni quali quelli del divieto di esercizio di azioni esecutive individuali e della insensibilità del patrimonio assoggettato al procedimento rispetto ad ogni nuova obbligazione, desumersi identità di disciplina anche con riguardo alla disciplina di cui all'art. 2914 cit. In ogni caso una diversità di disciplina sul punto non potrebbe desumersi dalla differenza di struttura delle due su richiamate forme di concordato preventivo, posto che il concordato con cessione di beni si connota semplicemente per i profili della liberazione del debitore in termini più ampi ( art. 186 della legge fallimentare ) e della indeterminatezza della percentuale assicurata ai creditori chirografari. Non a caso - del resto - in entrambe le suddette forme il debitore conserva l'amministrazione del patrimonio in quanto titolare dell'impresa che resta in esercizio, nonché la legittimazione a compiere atti di amministrazione, senza distinzione, in termini di efficacia, tra quelli anteriori alla proposta di concordato e quelli successivi. Ne consegue che, salve la presenza della direzione del giudice delegato e della vigilanza del commissario giudiziale, e l'esigenza dell'autorizzazione del primo per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione ( senza la quale essi sono inefficaci ed idonei a produrre la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173 della legge fallimentare), i limiti alla generale opponibilità, ai creditori, degli atti compiuti sul patrimonio sono solo quelli previsti dalla legge, e - cioè - dagli artt. 167 e 168 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1999.