Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 181 ∙ (Chiusura della procedura)


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Durata del procedimentoSospensione feriale dei terminiNomina del commissario liquidatoreLegittimazione del commissario liquidatoreFormazione del giudicatoModalità di esecuzione del concordatoOneri connessi alla prosecuzione dell'attivitàDurata del procedimento di omologazioneEsperibilità di azioni esecutiveContinuità aziendale e chiusura della proceduraChiusura del concordatoChiusura del concordato e ritorno in bonisOmologazione di concordato con continuità aziendale e cancellazione di iscrizioni nel registro impreseAttuazione degli obblighi assunti con la proposta omologataFallimento successivo all'omologazione del concordato preventivoIrragionevole durata del procedimentoRegime anteriore



Concordato preventivo - Crediti nascenti da nuovi contratti stipulati dal debitore, in corso di esecuzione del concordato - Sorti in funzione della procedura - Prededuzione nel fallimento consecutivo
I crediti nascenti da nuovi contratti che, pur se non espressamente contemplati nel piano concordatario, siano stipulati dal debitore, in corso di esecuzione del concordato preventivo omologato, ai fini del raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano medesimo e dell'adempimento della proposta, devono ritenersi sorti in funzione della procedura e vanno ammessi in prededuzione allo stato passivo del fallimento consecutivo, dichiarato per effetto della risoluzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Chiusura - Cessazione del regime di amministrazione dei beni - Piena disponibilità del proprio patrimonio - Esclusione - Patrimonio vincolato all'attuazione degli obblighi assunti con la proposta omologata - Commissario giudiziale tenuto alla sorveglianza dell'adempimento secondo le modalità stabilite nel provvedimento di omologazione
La chiusura del concordato preventivo che, ai sensi dell'art. 181 l. fall., fa seguito alla definitività del decreto o della sentenza di omologazione, pur determinando la cessazione del regime di amministrazione dei beni previsto, durante il corso della procedura, dall'art. 167, non comporta (salvo che alla data dell'omologazione il concordato sia stato già interamente eseguito) l'acquisizione in capo al debitore della piena disponibilità del proprio patrimonio, che resta vincolato all'attuazione degli obblighi da lui assunti con la proposta omologata, dei quali il commissario giudiziale, come espressamente stabilito dall'art. 185, è tenuto a sorvegliare l'adempimento, "secondo le modalità stabilite nella sentenza (o nel decreto) di omologazione".

La fase di esecuzione, nella quale - come si desume dalla stessa rubrica dell'art. 185 - si estrinseca l'adempimento del concordato, non allora può ritenersi scissa, e come a sè stante, rispetto alla fase procedimentale che l'ha preceduta: l'assoggettamento del debitore, dopo l'omologazione, all'osservanza del provvedimento giurisdizionale emesso ai sensi dell'art. 180, implica infatti la necessità che egli indirizzi il proprio agire al conseguimento degli obiettivi prefigurati nella proposta presentata ed approvata dai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018.


Concordato preventivo -  Esecuzione - Necessità di contrarre nuove obbligazioni per il perseguimento degli obiettivi previsti dal piano - Obbligazioni sorte in funzione della procedura
L'adempimento del concordato con continuità aziendale può richiedere il compimento di attività più o meno complesse, che, in via meramente esemplificativa, potranno variare dalla mera cessione dei beni ai creditori a titolo solutorio, al trasferimento al liquidatore dei poteri di amministrazione e di disposizione del patrimonio aziendale, alla prosecuzione della gestione dell'impresa secondo criteri predeterminati, in vista della sua cessione o della realizzazione delle liquidità necessarie per far fronte ai pagamenti, sino all'attuazione di vere e proprie operazioni di ricapitalizzazione, di riqualificazione e di ristrutturazione societaria, occorrenti per il compimento degli atti finalizzati all'estinzione delle passività. E' ben possibile, dunque, che, nel corso dell'esecuzione del concordato, e proprio allo scopo di darvi adempimento, il debitore si trovi nella necessità di contrarre nuove obbligazioni, che, in tal caso, siccome traenti origine da negozi diretti al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano, devono senz'altro ritenersi sorte "in funzione" della procedura (cfr. Cass., ord., n. 17911/2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018.


Concordato preventivo – Omologazione – Chiusura della procedura e cancellazione della menzione “in concordato preventivo”
Il decreto di omologa comporta la chiusura della procedura ed il ritorno in bonis della società con conseguente diritto di libera amministrazione del proprio patrimonio, ferma restando la vigilanza degli organi della procedura.

La cancellazione della menzione “In concordato preventivo” dal certificato camerale, consegue alla omologazione della procedura. (Marcello Catacchini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Novembre 2017.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Legittimazione ad agire o a resistere del commissario liquidatore - Esclusione
In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, il liquidatore non ha legittimazione ad agire o a resistere in relazione ai giudizi, compresi quelli tributari, di accertamento delle ragioni di credito e pagamento dei relativi debiti, ancorchè influenti sul riparto che segue le operazioni di liquidazione, giacchè egli in quei giudizi, esperiti nei confronti del debitore cedente, può spiegare intervento, pur senza essere litisconsorte necessario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 Luglio 2017, n. 18823.


Concordato preventivo - Equa riparazione per irragionevole durata del processo - Determinazione della durata in caso di fallimento dichiarato a seguito di concordato preventivo - Differenza rispetto al concordato fallimentare proposto in corso di procedura fallimentare - Fondamento
In tema di equa riparazione ai sensi della l. n. 89 del 2001, ai fini della determinazione della ragionevole durata del processo, la procedura di concordato preventivo e quella di fallimento che ad essa eventualmente consegue non possono, diversamente dall'ipotesi di concordato fallimentare proposto in corso procedura fallimentare - in virtù del collegamento strutturale in tale ultimo caso esistente tra l'uno e l'altra - essere considerate unitariamente, essendo le predette procedure distinte tra loro, anche laddove tra di esse si verifichi una consecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Maggio 2017, n. 13656.


Concordato preventivo - Omologazione - Continuità aziendale - Nomina di liquidatore e comitato dei creditori - Non necessità
La nomina del liquidatore e del comitato dei creditori sono previsti dall’art.182 l.f. per l’ipotesi in cui “il concordato consiste nella cessione dei beni” mentre nell’ipotesi in cui sono previste dismissioni nell’ambito di un concordato di risanamento è l’imprenditore che non solo prosegue nell’attività di impresa ma coerentemente continua a gestire il proprio patrimonio, seppur con il vincolo di destinazione impresso dal concordato e il controllo del commissario giudiziale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 20 Aprile 2017.


Concordato preventivo – Concordato in continuità – Concordato misto – Liquidatore giudiziale – Nomina – Esclusione
Nel concordato preventivo in continuità non è necessaria la nomina di un liquidatore ai sensi dell’art. 182 l.f., se viene proposta la nomina di un procuratore per la vendita dei beni no core.

La complessiva attività della società ricorrente deve comunque essere soggetta alla rigorosa valutazione dei commissari. (Francesco Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 21 Luglio 2016.


Concordato preventivo - Procedimento - Chiusura - Decreto di omologa - Fase esecutiva - Funzioni del giudice delegato
La procedura di concordato si chiude con il decreto di omologa, con la conseguenza che, durante la fase dell’esecuzione residuano in capo al giudice delegato esclusivamente funzioni di vigilanza in ordine alla corretta esecuzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 01 Giugno 2016.


Concordato preventivo – Omologazione – Pendenza della procedura dopo il decreto – Insussistenza
Il vigente art. 181 l. fall. stabilisce che la procedura di concordato preventivo si chiude con il decreto di omologazione. Ciò significa che, una volta pronunciata l’omologazione, non può più parlarsi di pendenza della procedura di concordato preventivo. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 29 Aprile 2016.


Concordato preventivo – Omologazione – Fallimento successivo – Condizioni di ammissibilità
Il sistema normativo ricostruito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha confermato la possibilità giuridica, ossia in assenza di un divieto fissato da una precisa disposizione e, quindi, anche in assenza di risoluzione [o annullamento], di dichiarare il fallimento dopo l’omologa del concordato nel caso in cui risulti, tramite una valutazione ex post e in concreto svolta dal tribunale in sede di giudizio prefallimentare e in eventuale antitesi rispetto al giudizio ex ante e in astratto compiuto in sede concordataria sulla fattibilità economica del piano, che l’accordo non abbia risolto la situazione di insolvenza ovvero la stessa sia sopraggiunta nella fase di esecuzione del concordato. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 29 Aprile 2016.


Concordato con continuità aziendale - Omologazione - Informazioni disponibili ai terzi - Non necessità della permanenza nel registro imprese del richiamo alla pendenza della procedura di concordato - Provvedimento che dia atto della chiusura ex articolo 181 L.F. durante la fase di esecuzione - Ammissibilità
Una volta che il concordato con continuità aziendale sia stato omologato, i terzi che vengono in contatto con la società tornata in bonis hanno a disposizione informazioni molto più efficaci e dettagliate rispetto al mero dato formale relativo alla apertura o chiusura della procedura; essi possono, infatti, prendere visione del decreto di omologa pubblicato nel registro delle imprese, il quale specifica gli obblighi informativi a carico della società ed il controllo del commissario giudiziale e del tribunale; possono, inoltre, qualora siano portatori di un interesse concreto e tutelabile, chiedere informazioni al commissario in ordine alla tenuta del piano ed anche esaminare i bilanci della società, la quale, dopo l'omologa del concordato con continuità, deve tornare ad operare in equilibrio finanziario in ragione del venir meno dell'esenzione di cui all'articolo 182-sexies L.F. Il complesso di informazioni disponibili ai terzi rende, pertanto, ultroneo il permanere del richiamo, nel registro delle imprese, alla pendenza della procedura di concordato preventivo, per cui la società può chiedere al tribunale l'emissione di un provvedimento che dia atto della chiusura del procedimento di concordato ai sensi dell'articolo 181 L.F. anche nel caso in cui ne sia ancora in atto l'esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 16 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Apporto di finanza esterna - Rispetto dell’ordine delle cause di prelazione e dei tempi di adempimento - Esclusione - Ragionevole durata della procedura
Nel concordato preventivo, l’apporto di finanza esterna non deve sottostare ai limiti operanti invece per le risorse appartenenti al patrimonio del debitore sia in relazione all’ordine delle cause di prelazione, sia in relazione ai tempi di adempimento, dovendosi comunque ritenere invalicabile il limite della ragionevole durata della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 07 Ottobre 2014.


Attività di esazione successiva all’omologazione del concordato – Illegittimità dell’iscrizione a ruolo, annullamento della cartella di pagamento e non debenza dei compensi di riscossione
Conseguentemente, l’esercizio di azioni esecutive da parte dei creditori anteriori alla procedura è, in concreto, inattuabile sino all’esecuzione del concordato preventivo e la cartella di pagamento deve essere annullata, previa dichiarazione dell’illegittimità dell’iscrizione a ruolo. (Filippo Canepa, Cristina Bollini) (riproduzione riservata) Appello Milano, 08 Luglio 2014.


Concordato preventivo in continuità aziendale – Causa concreta ed eccessiva durata dei tempi di adempimento – Incompatibilità con i dettami della Legge Pinto – Controllo di legittimità del Tribunale – Declaratoria di inammissibilità giuridica.
La causa concreta del concordato, intesa come funzione economica del medesimo, si invera necessariamente nel superamento della crisi, attraverso il soddisfacimento dei creditori in misura apprezzabile, in una qualsivoglia forma giuridicamente percorribile ed in un lasso di tempo ragionevolmente breve. Una anomala dilatazione della tempistica di acquisizione della liquidità necessaria per il pagamento dei creditori concorsuali è incompatibile persino con i dettami della Legge Pinto e si smarca a priori da qualsivoglia sindacato di convenienza del risultato economico conseguibile dai creditori, dovendosi ritenere che un pagamento eccessivamente dilazionato equivalga ad un “non pagamento”. Ne deriva la valutazione di inammissibilità giuridica del concordato. (Vittoria Fiume) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 15 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Concordato con liquidazione dei beni - Domanda di accertamento e di condanna dei crediti - Domanda idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto - Legittimazione del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Litisconsorzio necessario.
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario. Ne consegue che, qualora la sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni nella quale si provveda alla nomina del liquidatore giudiziale intervenga dopo che l'imprenditore sia stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore, onde evitare che la sentenza sia "inutiliter data"; tale adempimento non è necessario nella particolare ipotesi in cui la sentenza di omologazione nomini liquidatore dei beni non un nuovo soggetto, ma il medesimo imprenditore già convenuto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 08 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Concordato con liquidazione dei beni - Domanda di accertamento e di condanna dei crediti - Domanda idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto - Legittimazione del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Litisconsorzio necessario.
Ai fini della applicazione del principio sopra enunciato, non assume rilievo il fatto che ad agire per l'accertamento del credito e della sua graduazione sia il debitore piuttosto che il creditore. A radicare un'ipotesi di litisconsorzio necessario del commissario liquidatore nelle cause di accertamento del credito è, infatti, l'idoneità di tale accertamento ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, operazioni che devono essere materialmente eseguite dai commissari liquidatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 08 Novembre 2013.


Dichiarazione di fallimento e concordato preventivo - Rapporti tra le due procedure - Pregiudizialità - Esclusione - Permanenza del rapporto di conseguenzialità in ogni fase del procedimento di concordato fino alla omologazione.
Il rapporto di pregiudizialità logica tra il procedimento per dichiarazione di fallimento e quello di concordato preventivo deve essere escluso (il rapporto tra le due procedure si configura, infatti, quale fenomeno di conseguenzialità e di assorbimento determinante una mera esigenza di coordinamento tra i procedimenti) non soltanto nella fase preparatoria della domanda di concordato, ma in ogni fase successiva del procedimento, anche di avvenuta ammissione, fino alla sua cessazione per effetto della omologazione ai sensi dell'articolo 181 L.F. Soltanto con la formazione di tale giudicato, infatti, una volta che sia stato definitivamente rimosso lo stato di crisi, viene meno il presupposto per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 09 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Impugnazioni - Appello - Società di persone - Rigetto dell'istanza di concordato - Dichiarazione di fallimento della società e dei soci illimitatamente responsabili - Impugnazione - Legittimazione del socio - Esclusione - Opposizione alla dichiarazione di fallimento - Necessità
Posto che il socio illimitatamente responsabile di una società di persone ammessa alla procedura di concordato preventivo non è parte del relativo giudizio di omologazione, ne deriva l'inappellabilità, da parte sua, della sentenza ex art. 181 legge fall. (nel testo anteriore alla riforma, applicabile "ratione temporis") che, rigettando la domanda di ammissione al concordato, dichiari il fallimento della società e dei suoi soci, spettando allo stesso il generale rimedio previsto dall'art. 18 legge fall. (nel testo anteriore alla riforma), a ciò non ostando la possibile duplicazione di giudizi di impugnazione innanzi a giudici diversi, in quanto a tale eventualità può porsi riparo, ove ne ricorrano concretamente i presupposti, con la sospensione della opposizione in attesa della definizione dell'eventuale appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2012, n. 21602.


Concordato preventivo - Omologazione - Disposizioni circa le modalità di esecuzione - Concordato con cessione dei beni - Nomina dei liquidatori e del comitato dei creditori - Modalità di adempimento contenute nel provvedimento di omologa.
L'art. 181, legge fallimentare non prevede più che in sede di omologazione siano impartite disposizioni circa le modalità di esecuzione del concordato; tuttavia, con specifico riferimento al concordato con cessione dei beni, l'articolo 182, legge fallimentare continua a prevedere la nomina di uno o più liquidatori e del comitato dei creditori, così come l'articolo 185 continua a fare riferimento alle modalità di adempimento stabilite col provvedimento di omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Aprile 2012.


Debitore ammesso al concordato preventivo con cessione di beni - Commissario liquidatore - Obbligo di effettuare la ritenuta di acconto in qualità di sostituto di imposta - Configurabilità - Ragioni
Il debitore ammesso al concordato preventivo, con cessione dei beni ai creditori e nomina del commissario liquidatore, può, se non diversamente previsto, proseguire nell'esercizio dell'impresa, conservando la sua capacità processuale e continuando ad essere soggetto passivo di imposta e destinatario di tutti gli obblighi di natura fiscale connessi alla prosecuzione della sua attività, anche se conseguenti a quelle attività per suo conto svolte dal liquidatore, per cui è tenuto ad operare la ritenuta d'acconto sui compensi erogati ai lavoratori dipendenti o ai lavoratori autonomi equiparati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 08 Giugno 2011, n. 12422.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Impugnazioni - Appello - Instaurazione del giudizio di omologazione dopo l'approvazione della proposta concordataria - Rinnovazione delle votazioni dell'adunanza dei creditori - Mancato raggiungimento delle maggioranze - Dichiarazione di fallimento - Portata - Mancato accoglimento della domanda di concordato - Configurabilità - Conseguenze - Impugnazione - Appello ex art. 183 legge fall. - Ammissibilità - Fattispecie.
La sentenza con cui il tribunale dichiara il fallimento del debitore, dopo l'instaurazione del giudizio di omologazione del concordato preventivo, non è suscettibile di opposizione ex art. 18 legge fall. (possibile unicamente prima di tale fase), ma unicamente dell'appello preveduto dall'art. 183 legge fall. (nel testo vigente prima del d.lgs. n. 5 del 2006), anche se, come nella specie, essa sia fondata sul sopravvenuto diniego del voto favorevole da parte della maggioranza dei creditori, nuovamente chiamati a votare in una seconda adunanza; la predetta dichiarazione di fallimento, infatti, non può che ritenersi emessa all'esito e per effetto del mancato accoglimento della domanda di omologazione del concordato, a nulla rilevando la natura del predetto vizio, attenendo esso ad un controllo generale che comunque compete al tribunale, ai sensi dell'art.181 legge fallim., ed il cui riscontro non può che risolversi nella mancata omologazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Dicembre 2010, n. 26212.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Azione di pagamento proposta dal debitore prima della ammissione al concordato - Prosecuzione dopo l'omologazione - Litisconsorzio necessario degli organi della procedura - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, il giudizio promosso dal debitore per la riscossione di un proprio credito prima dell'ammissione alla procedura e proseguito dopo l'omologazione, non richiede l'integrazione del contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore dei beni nominato dal tribunale, non determinandosi in capo agli organi della procedura il trasferimento della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma esclusivamente dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore conserva il diritto di esercitare in proprio le azioni e resistervi nei confronti dei terzi a tutela del suo patrimonio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11520.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale – Applicabilità.
La sospensione dei termini processuali nel periodo feriale si applica al giudizio di omologazione del concordato preventivo, come si desume anche dall’art. 36 bis L.F., introdotto dall’art. 33 d.lgs. n. 5 del 2006, che, stabilendo che non sono soggetti alla sospensione feriale i termini processuali di cui ai precedenti articoli 26 e 36 della citata legge, consente di ritenere applicabile, “a contrario”, la sospensione a tutti gli altri procedimenti, compreso quello di omologazione. (fonte: CED – Corte di Cassazione). Cassazione civile, 04 Febbraio 2009, n. 2706.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Approvazione - Omologazione - In genere - Durata del procedimento - Termine ex art. 181 legge fall. - Perentorietà - Esclusione - Fondamento - Applicabilità della sospensione feriale - Sussistenza - Fondamento.
La durata del procedimento di omologazione del concordato preventivo non è assoggettata ad un termine perentorio, in quanto l'art. 181 legge fall. - nel testo novellato dal d.l. n. 35 del 2005, conv. nella legge n. 80 del 2005 - pur prevedendo che il relativo decreto intervenga entro sei mesi dal deposito del ricorso (termine prorogabile per una sola volta e per sessanta giorni), non dichiara espressamente perentorio tale termine, nonostante le esigenze di speditezza cui il procedimento si deve informare; inoltre, al medesimo procedimento si applica anche la sospensione feriale dei termini processuali, sia per la natura eccezionale delle deroghe a tale principio (limitate, nella materia fallimentare, ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento e per la relativa revoca), sia per i limiti con cui tali deroghe sono disciplinate nell'art. 36 bis legge fall., che ne circoscrive la portata solo ai termini processuali inerenti ai procedimenti di cui agli artt. 26 e 36 legge fall. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 2009, n. 2706.


Concordato preventivo – Giudizio di omologazione – Termine di sei mesi di cui all’art. 181 legge fallimentare – Natura processuale – Sospensione feriale – Applicabilità.
Il termine di sei mesi, di cui all’art. 181 legge fallimentare, entro il quale deve intervenire l’omologazione del concordato preventivo, ha natura processuale ed è soggetto alla sospensione feriale di cui all’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 16 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato preventivo - In genere - Decreti del giudice delegato in ordine all'esecuzione del concordato - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Controversie sui crediti - Giudizio di cognizione ordinaria - Necessità - Preclusioni - Insussistenza
È inammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il giudice delegato, durante l'esecuzione del concordato preventivo, impartisce direttive generali per una corretta gestione della procedura nella fase liquidatoria, in quanto inidoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti; infatti, una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo, tutte le questioni che hanno ad oggetto i diritti dei singoli creditori e che attengono all'esecuzione del concordato danno luogo a controversie del tutto sottratte al potere decisionale degli organi fallimentari, mentre invece costituiscono materia di ordinario giudizio di cognizione, nessuna preclusione operando nè la sentenza di concordato nè - i successivi provvedimenti emessi nel corso della procedura per assicurarne il corretto svolgimento. (massima ufficiale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2006, n. 23271.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Controversia instaurata da un creditore - Petitum di condanna o comunque idoneo a influire sul riparto - Legittimazione passiva - Litisconsorzio necessario dell'imprenditore e del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Conseguenze.
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario. Ne consegue che, qualora la sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni nella quale si provveda alla nomina del liquidatore giudiziale intervenga dopo che l'imprenditore sia stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore, onde evitare che la sentenza "inutiliter data"; tale adempimento non è tuttavia necessario nella particolare ipotesi in cui la sentenza di omologazione nomini liquidatore dei beni non un nuovo soggetto, ma il medesimo imprenditore già convenuto in giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Luglio 2001, n. 10250.


Concordato preventivo - Approvazione - Omologazione - In genere - Sentenza di omologazione - Effetti - Giudicato sulla esistenza l'entità e il rango dei crediti - Esclusione.
La sentenza di omologazione del concordato preventivo, per le particolari caratteristiche della procedura che ad essa conduce, pur determinando un vincolo definitivo sulla riduzione quantitativa dei crediti, non comporta la formazione di un giudicato sull'esistenza, entità e rango dei crediti e sugli altri diritti implicati nella procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Giugno 1995, n. 6859.