Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 173 ∙ (Revoca dell'ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura )


Tutte le MassimeCassazione
In generale
Informazione ai creditori
Atti di frodeDoloAtti fraudolenti ed approvazione del concordato da parte dei creditori debitamente informati del commissario giudizialeLa meritevolezzaL'intento fraudolentoControllo del tribunaleControllo in sede di omologaTutela dell'interesse pubblicoIl commissario giudizialeProva degli atti in frodeAttestazione del professionistaAbuso del procedimentoConcordato con riservaContinuità aziendaleAccordo di ristrutturazione dei debiti

Comportamenti rilevanti
Ravvedimento postumo
Atti compiuti prima della domanda di concordatoAtti in frodeOccultamento di passivitàDissimulazione dell'attivoIrregolarità contabili pregresseAtti non adeguatamente e compiutamente esposti nella propostaOmesso doloso ribaltamento sui soci dei costi di funzionamento del consorzioFondo rischi

Atti e pagamenti non autorizzati
Prova dell'assenza di pregiudizio per i creditoriIndebiti prelievi dalle casse socialiPagamento di crediti anterioriPagamento di crediti postergatiPagamento dei professionistiRiduzione di capitale sociale

Formazione delle classi
Le scritture contabiliConflitto di interessiRapporti pendentiEsecuzione del concordato e comportamento ostruzionistico del debitoreAtti revocabiliAzioni di responsabilitàSottovalutazione dei cespitiEscussione di garanzie

La fattibilità
Modifica della proposta di concordatoMancanza delle condizioni di ammissibilitàIl TrustVincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c.Intestazione fiduciaria

Rilevanza penale
Utilizzo della procedura per il compimento di atti dissipativi o distrattivi del patrimonioPiano congegnato in maniera frodatoriaManipolazione della realta' aziendaleAttivazione dell'azione penale prima che sia disposta la revoca del concordato ex art. 173 l.f.

Procedimento
Il procedimento
Legittimazione del commissario giudizialeDiritto di difesa del debitoreGaranzie difensive al debitoreAdunanza dei creditoriPartecipazione dei creditoriIl pubblico ministeroIstanza di fallimento del PM e rinuncia alla domanda di concordatoModifica dela proposta di concordatoRevoca del concordato e permanenza in carica degli organi fino al passaggio in giudicato del provvedimentoRinuncia alla domanda di concordatoPresentazione di nuova domanda di concordatoReclamabilità del provvedimento di revocaRicorso per cassazioneDichiarazione di fallimento



Concordato preventivo - Revoca dell’ammissione - Atti di frode - Requisiti - Fatti taciuti o non adeguatamente e compiutamente esposti - Valenza anche solo potenzialmente decettiva - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, rientrano tra gli atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell'ammissione alla procedura ai sensi dell'art. 173 l.fall., i fatti taciuti nella loro materialità ovvero esposti in maniera non adeguata e compiuta, aventi valenza anche solo potenzialmente decettiva nei confronti dei creditori, a prescindere dal concreto pregiudizio loro arrecato. (Nella specie, la S.C. ha affermato che l'omessa indicazione nella proposta concordataria del contenzioso pendente nei confronti della società proponente, per un valore economico significativo, può costituire atto di frode). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Ottobre 2019, n. 25458.


Concordato preventivo – Decreto di omologa – Modifica del contenuto del piano – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Azione sociale di responsabilità – Automatica inclusione nell’attivo concordatario – esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione ai liquidatori giudiziali – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione ai liquidatori sociali – Esclusione

Il decreto che omologa la proposta di concordato preventivo non può modificare il contenuto del piano, con la conseguenza che non si possono ritenere ceduti crediti non menzionati nel piano concordatario omologato.

Il diritto al risarcimento tutelabile con l’azione di responsabilità non è “naturalmente” compreso tra i crediti ceduti, ancorché non esplicitamente menzionato, come componente dell’intero attivo patrimoniale.

Nelle società di capitali il diritto ad esercitare l’azione sociale di responsabilità è un diritto esclusivo dei soci sul quale gli amministratori non hanno potere dispositivo; ne consegue che considerare l’azione automaticamente compresa nel piano di concordato, oltre che ostacolare la sua presentazione (posto che gli stessi amministratori possono essere destinatari dell’azione di responsabilità) significa spogliare i soci del diritto di esercitarla o di rinunciarvi trasferendo lo stesso diritto a soggetti (amministratori, liquidatore giudiziale) che non hanno alcun potere di rappresentarli né hanno titolo per subentrare nelle loro facoltà.

È esclusa la legittimazione attiva dei liquidatori sociali ad esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori in difetto di una delibera autorizzativa dell’assemblea dei soci. (Vittorio Bologni) (Federico Guidi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 03 Ottobre 2019.


Concordato preventivo – Procedimento per la revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. – Segnalazione di atti di frode da parte del commissario giudiziale – Termine a pena di decadenza – Insussistenza

Concordato preventivo – Informazione ai creditori – Omissione – Atti di frode – Esperibilità e convenienza dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori

Concordato preventivo – Informazione dei creditori – Modalità – Chiarezza e trasparenza dell'esposizione – Enunciazione di operazioni societarie senza descrizione della relativa portata – Insufficienza

Non è rinvenibile nella legge un termine, a pena di decadenza, entro il quale i commissari giudiziali debbano effettuare la segnalazione di atti di frode ex art. 173 l.f., né risulta normativamente previsto un termine oltre il quale al tribunale sia precluso di aprire – d’ufficio - il procedimento per la revoca della procedura concordataria, dovendosi al contrario ammettere l’adozione del provvedimento di revoca dell’ammissione al concordato, giustificato dall’accertamento di condotte fraudolente del debitore, anche nel corso del giudizio di omologazione ed anche nel caso di mancata previa apertura del procedimento ex art. 173 l.f. ovvero di suo esaurimento in modo difforme rispetto all’esito dell’accertamento, più completo, espletato solo nel giudizio di omologazione.

L’esperibilità e la convenienza dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori costituiscono circostanze di per sé neutre ai fini della verifica ex art. 173 l.f., per la quale va invece accertata l’esistenza di fatti non adeguatamente e compiutamente esposti in sede di procedura concordataria.

Nell’ambito del concordato preventivo il corredo informativo offerto dal debitore ai creditori deve essere completo, veritiero e trasparente non soltanto per l’esperto del settore, ma per qualunque componente della massa che dovrà esprimere il suo voto, e compete al debitore, e a nessun altro, porre i creditori, che non necessariamente sono tutti avvocati specializzati in materia, nella posizione di poter valutare consapevolmente le diverse alternative e, quindi, di esprimere un voto consapevole. Non è pertanto censurabile il decreto di revoca dell’ammissione al concordato che abbia rilevato che determinate operazioni societarie della società debitrice, pur menzionate nella domanda di concordato e nei suoi allegati, erano state esposte in modo non chiaro, in quanto alla semplice enunciazione degli accadimenti non aveva fatto seguito un’adeguata descrizione della loro reale portata ed una conseguente adeguata spiegazione delle relative natura e finalità. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Torino, 19 Settembre 2019.


Finanziamento del socio - Fallimento della società - Applicabilità dell’art. 2467 c.c. - Ammissione al passivo - Rango postergato - Fondamento
In tema di insinuazione allo stato passivo, il credito derivante dal finanziamento alla società fallita in qualunque forma effettuato dal socio, in una situazione finanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento ai sensi dell'art. 2467 c.c., va ammesso al concorso con il rango postergato non essendo equiparabile ad un credito chirografario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2019, n. 20649.


Concordato preventivo – Pagamenti e atti di straordinaria amministrazione – Difetto di autorizzazione del giudice delegato – Revoca dell’ammissione al concordato – Funzionalità dell’atto non autorizzato alla migliore soddisfazione dei creditori – Onere della prova
In tema di concordato preventivo, i pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso alla procedura ovvero gli atti di straordinaria amministrazione di cui alla L. Fall., art. 167, compiuti in difetto di autorizzazione del giudice delegato, comportano, ai sensi della L. Fall., art. 173, comma 3, la revoca della suddetta ammissione, salvo che l'imprenditore ammesso alla procedura negoziale dimostri, nel conseguente giudizio di revoca L. Fall., ex art. 173, che tali atti (non assentiti giudizialmente) non siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori, essendo ispirati, al contrario, al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, ovvero non siano diretti a frodare le ragioni di questi ultimi, così non pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. Tale dimostrazione probatoria potrà essere fornita positivamente tramite l'allegazione e la prova da parte del debitore ammesso alla procedura concorsuale di elementi fattuali per l'apprezzamento positivo dell'atto non autorizzato, accertamento quest'ultimo da compiersi ad opera del giudice di merito. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Giugno 2019, n. 16808.


Concordato preventivo – Pagamenti e atti di straordinaria amministrazione in difetto di autorizzazione del giudice delegato – Revoca della procedura – Limiti – Prova che gli atti non sono pregiudizievoli per gli interessi dei creditori
In tema di Concordato preventivo, i pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso alla procedura ovvero gli atti di straordinaria amministrazione di cui alla L. Fall., art. 167, compiuti in difetto di autorizzazione del giudice delegato, comportano, ai sensi della L. Fall., art. 173, comma 3, la revoca della suddetta ammissione, salvo che l'imprenditore ammesso alla procedura negoziale dimostri, nel conseguente giudizio di revoca L. Fall., ex art. 173, che tali atti (non assentiti giudizialmente) non siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori, essendo ispirati, al contrario, al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, ovvero non siano diretti a frodare le ragioni di questi ultimi, così non pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato.

Tale dimostrazione probatoria potrà essere fornita positivamente tramite l'allegazione e la prova da parte del debitore ammesso alla procedura concorsuale di elementi fattuali per l'apprezzamento positivo dell'atto non autorizzato, accertamento quest'ultimo da compiersi ad opera del giudice di merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Giugno 2019, n. 16808.


Concordato preventivo – Pagamenti e atti di straordinaria amministrazione in difetto di autorizzazione del giudice delegato – Revoca della procedura – Limiti – Prova che gli atti non sono pregiudizievoli per gli interessi dei creditori
In tema di Concordato preventivo, i pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso alla procedura ovvero gli atti di straordinaria amministrazione di cui alla L. Fall., art. 167, compiuti in difetto di autorizzazione del giudice delegato, comportano, ai sensi della L. Fall., art. 173, comma 3, la revoca della suddetta ammissione, salvo che l'imprenditore ammesso alla procedura negoziale dimostri, nel conseguente giudizio di revoca L. Fall., ex art. 173, che tali atti (non assentiti giudizialmente) non siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori, essendo ispirati, al contrario, al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, ovvero non siano diretti a frodare le ragioni di questi ultimi, così non pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato.

Tale dimostrazione probatoria potrà essere fornita positivamente tramite l'allegazione e la prova da parte del debitore ammesso alla procedura concorsuale di elementi fattuali per l'apprezzamento positivo dell'atto non autorizzato, accertamento quest'ultimo da compiersi ad opera del giudice di merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Giugno 2019, n. 16808.


Concordato preventivo - Ammissione - Locazione infranovennale - Difetto di autorizzazione del tribunale - Revoca dell'ammissione al concordato preventivo - Atto di straordinaria amministrazione - Accertamento - Criteri
La locazione infranovennale di un immobile senza l'autorizzazione del tribunale, nel corso della procedura di concordato preventivo, non costituisce di per sé atto di straordinaria amministrazione, tale da giustificare senz'altro la revoca dell'ammissione alla procedura ai sensi dell'art. 173 l.fall., in quanto nell'attività di impresa, che presuppone necessariamente il compimento di atti dispositivi e non meramente conservativi, la distinzione tra ordinaria e straordinaria amministrazione non si fonda sulla natura conservativa o meno dell'atto, ma sulla sua relazione con la gestione normale del tipo di impresa e con le relative dimensioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2019, n. 13261.


Domanda di concordato preventivo - Regolarità e attendibilità delle scritture contabili - Controllo del tribunale - Esclusione - Attestazione del professionista - Verifica completezza dati aziendali e criteri di giudizio - Ammissibilità
In tema di concordato preventivo, nel valutare l'ammissibilità della domanda, il tribunale non può controllare direttamente la regolarità ed attendibilità delle scritture contabili del proponente, ma soltanto svolgere un sindacato sulla corretta predisposizione dell'attestazione del professionista designato ai sensi dell'art. 161, comma 2, l.fall., in termini di completezza dei dati aziendali e di comprensibilità dei criteri di giudizio adottati, rientrando tale attività nella verifica della regolarità della procedura indispensabile per garantire la corretta formazione del consenso dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2019, n. 5653.


Inammissibilità del reclamo avverso il decreto di revoca del concordato preventivo ex art. 73, c. 3 l. fall. senza contestuale dichiarazione di fallimento - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento
In materia di concordato preventivo, il decreto con il quale la Corte d'Appello dichiara inammissibile il reclamo avverso il provvedimento di revoca dell'ammissione al concordato stesso, adottato ai sensi dell'art. 173 l.fall., senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, non è ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost.; detto decreto è, infatti, sprovvisto di carattere decisorio, in quanto, non decidendo nel contraddittorio delle parti su diritti soggettivi, non è idoneo al giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Gennaio 2019, n. 211.


Dichiarazione di inammissibilità del reclamo avverso il decreto di revoca del concordato preventivo ex art. 73, c. 3 l. fall. senza contestuale dichiarazione di fallimento - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento
In materia di concordato preventivo, il decreto con il quale la Corte d'Appello dichiara inammissibile il reclamo avverso il provvedimento di revoca dell'ammissione al concordato stesso, adottato ai sensi dell'art. 173 l.fall., senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, non è ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost.; detto decreto è, infatti, sprovvisto di carattere decisorio, in quanto, non decidendo nel contraddittorio delle parti su diritti soggettivi, non è idoneo al giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Gennaio 2019, n. 211.


Concordato Preventivo – Decreto di revoca per inammissibilità ex art. 173 l. fall. intervenuto nel corso del giudizio di omologazione ex art. 180 l. fall. – Reclamo ex art. 183 l. fall. – Ammissibilità
Sebbene debba ribadirsi l’assunto secondo cui, laddove adottato in una fase intermedia tra l’ammissione del concordato preventivo e la votazione dei creditori, o comunque anteriormente all’instaurazione del giudizio di omologazione ex art. 180 l. fall., il provvedimento di revoca dell’ammissione ex art. 173 l. fall., non seguito da dichiarazione di fallimento della proponente il concordato stesso, è insuscettibile di reclamo ex art. 18 l. fall. o di immediato ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., un’analoga conclusione non è ipotizzabile qualora il provvedimento di revoca suddetto, giustificato dalla ritenuta sussistenza di condotte fraudolente del debitore, sia adottato nel corso del giudizio di omologazione ex art. 180 l. fall. instauratosi all’esito della votazione favorevole dei creditori, atteso che, in questa evenienza, detto provvedimento, benchè formalmente di revoca dell’ammissione alla procedura concordataria, conclude una delle due fasi di un unico giudizio vertente sulla omologazione del concordato, rendendo non più possibile quest’ultima, così da tradursi in un sostanziale diniego di omologazione, avverso il quale potrà essere esperito esclusivamente il reclamo di cui all’art. 183 primo comma l. fall. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) (1) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2018, n. 31477.


Omologazione del concordato preventivo - Udienza fissata anche per l’esame della segnalazione del commissario ex art. 173 l.fall. - Accertamento del compimento di atti di frode - Revoca dell’ammissione alla procedura concordataria, non seguita dalla dichiarazione di fallimento - Sostanziale diniego dell’omologazione - Conseguenze - Reclamabilità ex art. 183, comma 1, l.fall.
Il giudizio di omologazione del concordato preventivo ed il contestuale procedimento di revoca dell'ammissione alla procedura, di cui all'art. 173 l.fall., non sono due subprocedimenti, separati ed autonomi, ma due fasi di un unico procedimento; ne consegue che il provvedimento di revoca dell'ammissione alla procedura concorsuale, giustificato dall'accertamento di condotte fraudolente del debitore e non seguito dalla dichiarazione di fallimento della società proponente il concordato, qualora sia adottato nel corso del giudizio di omologazione ex art. 180 l.fall, instaurato all'esito della votazione favorevole dei creditori ed in assenza di opposizioni di quelli dissenzienti, importa anche il sostanziale diniego dell'omologazione, avverso il quale può essere proposto il reclamo di cui all'art. 183, comma 1, l.fall.  (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2018, n. 31477.


Concordato preventivo – Revoca conseguente all’accertamento di atti di frode – Presupposti oggettivi e soggettivi – Fattispecie
In materia di concordato preventivo, gli atti di frode rilevanti ai fini della revoca rimangono integrati quando si riscontri l'esistenza di un dato di fatto occultato afferente il patrimonio del debitore, tale da alterare la percezione dei creditori, risultando una divergenza tra la situazione patrimoniale dell'impresa prospettata con la proposta di concordato e quella effettivamente riscontrata dal commissario giudiziale, ed il carattere doloso di detta divergenza, che può consistere anche nella mera consapevolezza di aver taciuto il fatto, non essendo necessaria la volontaria preordinazione dell'omissione al conseguimento dell'effetto decettivo. (Nella specie la S.C. ha ritenuto decisiva, ai fini della revoca dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo, l'omessa informazione, da parte della società beneficiaria, dell'intervenuta escussione nei suoi confronti di fideiussioni bancarie per un valore superiore ai sette milioni di euro). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2018, n. 30537.


Concordato preventivo - Approvazione - Voto - Modifiche alla proposta concordataria - Procedimento teso alla revoca dell’ammissione ex art. 173 l.fall. - Irrilevanza - Limite temporale - Fase anteriore alle operazioni di voto - Fondamento - Fattispecie
Nel concordato preventivo le modifiche alla proposta presentata possono intervenire anche in pendenza del procedimento teso alla revoca dell'ammissione al concordato ex art. 173 l.fall., poiché l'art. 175, comma 2, l.fall. – nel testo applicabile "ratione temporis" prima della sua soppressione disposta dal d.l. n. 83 del 2015, conv. con modif. dalla l. n. 132 del 2015 –, riconosce espressamente tale facoltà fino all'inizio delle operazioni di voto, al fine di evitare che il calcolo delle maggioranze si fondi su voti espressi in riferimento ad una proposta diversa da quella oggetto di omologa (Nella specie la S.C. ha ritenuto che il proponente potesse modificare la proposta in pendenza del procedimento teso alla revoca della sua ammissione al concordato e prima del voto, mediante la presentazione di fideiussioni tese a migliorarla senza necessità di ulteriori attestazioni in ordine al piano concordatario rimasto immutato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2018, n. 29741.


Concordato preventivo – Modifica della proposta – Limite temporale – Rinuncia alla proposta

Concordato preventivo – Rinuncia alla proposta – Nuova proposta – Ammissibilità – Rapporto con le istanze di fallimento – Oggetto della valutazione del tribunale – Valutazione del carattere eventualmente dilatorio

La rinuncia alla proposta di concordato non soffre del limite temporale imposto alla sua modifica (prima del 2015 "l'inizio delle operazioni di voto" ex art. 175 legge fall., ora "quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori" ex art. 172, comma 2, legge fall.) in quanto destinata all'arresto dell'iter concordatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ragioni di economia processuale l'eventuale "nuova proposta" depositata contestualmente alla rinunzia della precedente può essere esaminata dal tribunale nel corso della stessa procedura concordataria, ove non pendano istanze di fallimento ovvero esse vengano desistite.

Nella persistenza di istanze di fallimento il tribunale è tenuto a valutare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi di cui agli artt. 1 e 5 legge fall. per l'apertura del fallimento, sia pure tenendo conto della nuova proposta del debitore, ove in ipotesi idonea a scongiurare o superare lo stato di insolvenza.

Il tribunale è comunque tenuto a valutare il carattere eventualmente dilatorio, e come tale abusivo, della nuova proposta; che in simile contesto è invece inammissibile una "nuova domanda" di concordato cd. con riserva, ex art. 161, comma 6, legge fall., potendo al più il debitore confidare sulla concessione del termine ex art. 162, comma 1, legge fall. per eventuali integrazioni della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2018, n. 27120.


Concordato preventivo – Informazione ai creditori – Omissione – Contenzioso pendente – Fattispecie – Irrilevanza
L’omessa informazione ai creditori circa i contenziosi pendenti non incide su veridicità e attendibilità dei dati complessivamente esposti nella domanda di concordato preventivo e nell'attestazione del piano quando si possa ritenere che la pendenza dei giudizi non sottragga risorse ai creditori e non possa considerarsi una reale posta attiva.

[Nel caso di specie, l’adunanza era stata rinviata per dar modo ai creditori di esaminare una relazione sul contenzioso all’uopo redatta]. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2018.


Concordato preventivo – Atti di frode – Caratteristiche
Gli atti di frode, di cui all'art. 173 L. Fall., vanno intesi, sul piano oggettivo, come condotte volte a occultare situazioni di fatto idonee a influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l'idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, purché siano caratterizzati dalla consapevole volontarietà della condotta, della quale non è, invece, necessaria la dolosa preordinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2018.


Concordato preventivo – Atti di straordinaria amministrazione – Autorizzazione – Azione giudiziale – Valutazione in concreto
L'ipotesi di azione in giudizio non rientra in modo necessario e automatico nell'ambito della categoria degli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l’autorizzazione ai sensi dell’art. 167 L. Fall., in quanto la relativa valutazione è frutto di un riscontro che deve essere effettuato caso per caso, tenendo conto, tra l’altro, della specifica finalità perseguita dall'atto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2018.


Concordato preventivo – Revoca – Ricorso per cassazione – Esame dell’istanza di fallimento – Esclusione
La pendenza del ricorso per cassazione avverso il provvedimento di revoca del concordato preventivo impedisce la pronuncia della dichiarazione di fallimento del debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 28 Giugno 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Relazione del professionista – Valorizzazione della azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori – Omissione – Inammissibilità della proposta
Non soddisfa il requisito di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. b, l.f., con conseguente inammissibilità del concordato preventivo con continuità aziendale, la relazione del professionista che, attestando la funzionalità della prosecuzione dell’attività di impresa al miglior soddisfacimento dei creditori, non valorizza adeguatamente l’esito dell’azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori della società proponente nella alternativa liquidatoria fallimentare. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 27 Giugno 2018.


Atti di frode - Nozione - Fatti non adeguatamente e compiutamente esposti - Occultamento di situazioni di fatto suscettibili di influire sul giudizio dei creditori - Inclusione - Fattispecie
In tema di revoca dell'ammissione al concordato preventivo, si configurano come atti di frode le condotte del debitore idonee ad occultare situazioni di fatto suscettibili di influire sul giudizio dei creditori, ossia tali che qualora conosciute avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta e che siano state "accertate" dal commissario giudiziale, cioè da lui "scoperte", essendo in precedenza ignorate dagli organi della procedura o dai creditori. Rientrano, peraltro, tra i fatti "accertati" dal commissario giudiziale, ai sensi dell'art. 173 l. fall., non solo quelli "scoperti" perché prima del tutto ignoti nella loro materialità, ma anche quelli non adeguatamente e compiutamente esposti nella proposta concordataria e nei suoi allegati, i quali, ancorché annotati nelle scritture contabili, rivelino una valenza decettiva per i creditori. (Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia della corte territoriale, che aveva qualificato come atto di frode il silenzio serbato nella proposta concordataria e nel piano annesso – ancorché essa fosse annotata nelle scritture contabili – su una operazione di scissione patrimoniale, effettuata dalla debitrice già insolvente e consistita nel conferimento di immobili a una società controllata e nella successiva cessione di quote ad un terzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2018, n. 16856.


Concordato preventivo - Revoca dell’ammissione - Atti di frode - Fatti non adeguatamente e compiutamente esposti - Inclusione - Voto espresso dai creditori - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, rientrano tra gli atti di frode, rilevanti ai fini della revoca dell'ammissione alla predetta procedura ai sensi dell'art. 173 l.fall., anche i fatti non adeguatamente e compiutamente esposti in sede di proposta concordataria o nei suoi allegati, indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza. (Nella specie, la S.C. ha affermato che, l'avere la società proponente omesso di fornire una plausibile spiegazione circa il rilevante scostamento di valore delle rimanenze di magazzino riportato nella proposta di concordato rispetto a quello indicato nell'ultimo bilancio, costituisce atto di frode). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2018, n. 15695.


Concordato preventivo - Revoca ex art. 173 l.fall. - Atti di frode - Nozione - Fattispecie
Gli atti di frode vanno intesi, sul piano oggettivo, come le condotte volte ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l'idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, in quanto inizialmente ignorate dagli organi della procedura e dai creditori e successivamente accertate nella loro sussistenza o anche solo nella loro completezza ed integrale rilevanza, a fronte di una precedente rappresentazione del tutto inadeguata, purché siano caratterizzati, sul piano soggettivo, dalla consapevole volontarietà della condotta, di cui, invece, non è necessaria la dolosa preordinazione. (Nella specie, la corte territoriale, con statuizione confermata sul punto dalla S.C., aveva revocato l'ammissione al concordato preventivo per essersi accertata una situazione debitoria di gran lunga superiore a quella emergente dalla domanda, escludendo potessero riscontrarsi al riguardo "mere irregolarità contabili"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Giugno 2018, n. 15013.


Concordato preventivo - Pagamento di cambiali tratte - Assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore - Violazione della par condicio - Inefficacia
Nel concordato preventivo, a meno non vi sia applicazione dello strumento dello scioglimento dei contratti pendenti di cui all'art. 169-bis legge fall., non si verifica lo scioglimento della delegazione di pagamento.

Pertanto, in caso di pagamento di cambiali tratte, l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria a carico del traente e in favore del beneficiario (credito anteriore, costituente il rapporto di valuta) - ancorché attuata mediante un maccanismo di delegatio solvendi (ossia dando il traente incarico al trattario, obbligato nei confronti del traente in virtù del rapporto di provvista) - comporta che il trattario assolva contestualmente sia al debito di provvista nei confronti del traente (credito dell’imprenditore concordante o credito di massa) sia, contestualmente, al rapporto di valuta corrente tra beneficiario e traente (debito concorsuale).

Secondo la prospettiva del traente in concordato, dunque, il traente riceve indirettamente il pagamento effettuato dal trattario, il quale è efficace nei confronti del traente in quanto l’imprenditore ammesso al concordato preventivo conserva l’amministrazione dei beni ed è quindi legittimato a ricevere pagamenti, direttamente o indirettamente.

Tuttavia, l’assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore concorsuale deve reputarsi inefficace, in quanto comporta violazione della par condicio creditorum, perché integra l'esecuzione di un pagamento di creditori concorsuali indipendentemente dall’ordine di graduazione previsto dal concordato e ciò per il solo fatto di essere in possesso di uno strumento di pagamento cartolare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Giugno 2018.


Concordato preventivo - Pagamenti di crediti - Difetto di autorizzazione del giudice delegato - Revoca dell'ammissione al concordato preventivo - Automaticità - Esclusione - Accertamento della frode alle ragioni dei creditori - Necessità
Il pagamento non autorizzato di un debito scaduto eseguito in data successiva al deposito della domanda di concordato preventivo, non integra in via automatica, ai sensi dell'art. 173, comma 3, l.fall., una causa di revoca del concordato, la quale consegue solo alla verifica, da compiersi ad opera del giudice di merito, che tale pagamento, non essendo ispirato al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, sia diretto a frodare le ragioni di questi ultimi, così pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11958.


Concordato preventivo – Atti di frode – Caratteristiche oggettive

Concordato preventivo – Atti di frode – Caratteristiche soggettive

Concordato preventivo – Atti di frode – Occultamento o di dissimulazione dell'attivo

Gli atti di frode vanno intesi, sul piano oggettivo, come "le condotte volte ad "occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l'idoneità a pregiudicare il consenso informato dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, e che non si identificano con quelle di cui alla L. Fall., artt. 64 e ss., inizialmente ignorate dagli organi della procedura e dai creditori e successivamente accertate nella loro sussistenza o anche solo nella loro completezza ed integrale rilevanza a fronte di una evidenziazione precedente del tutto inadeguata" (Cass. 29 luglio 2014, n. 17191, con riguardo all'esistenza di un credito di rilevante importo non dichiarato dalla società debitrice nelle sue scritture contabili).

Si intende, dunque, che gli atti di frode devono essere "accertati" dal commissario giudiziale: locuzione che è riferibile o al fatto successivamente scoperto, in quanto in precedenza ignoto ai creditori nella sua materialità; o al fatto comunque non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati (Cass. 18 aprile 2014, n. 9050). In entrambi i casi, si tratta di comportamenti del debitore che hanno una valenza decettiva, onde pregiudicano il consenso informato dei creditori (Cass. 15 ottobre 2013, n. 23387; 5 agosto 2011, n. 17038)" (cfr. Cass. n. 3409 del 2016. In senso sostanzialmente analogo, si vedano anche le più recenti Cass. n. 5689 del 2017 e Cass. n. 26429 del 2017).

Può, peraltro, precisarsi che "rientrano tra gli atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell'ammissione alla predetta procedura, ai sensi della L. Fall., art. 173, anche i fatti non adeguatamente e compiutamente esposti in sede di proposta concordataria o nei suoi allegati, indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza, e, quindi, anche ove questi ultimi siano stati resi edotti di quell'accertamento" (cfr. Cass. n. 25165 del 2016; Cass. n. 26429 del 2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Sul piano soggettivo, il comportamento del debitore in ordine agli atti di frode di cui all’art. 173 lgge fall. deve essere stato assunto con dolo, inteso come volontarietà del fatto (così ancora Cass. n. 23387/2013 e n. 17038/2011), consistente anche nella mera consapevolezza di aver taciuto nella proposta circostanze rilevanti ai fini dell'informazione dei creditori (cfr. Cass. n. 10778 del 2014; Cass. n. 9027 del 2016; Cass. n. 26429 del 2017).

In definitiva, gli atti di frode rilevanti ai fini della disciplina in discorso presuppongono: a) l'esistenza di un dato di fatto occultato afferente il patrimonio del debitore tale da alterare la percezione dei creditori, risultando una divergenza tra la situazione patrimoniale dell'impresa prospettata con la proposta di concordato e quella effettivamente riscontrata dal commissario giudiziale; b) il carattere doloso di detta divergenza, quale volontarietà del fatto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In definitiva, l'accertamento di atti di occultamento o di dissimulazione dell'attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più crediti, dell'esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore determina in sè - alla stregua dei principi finora esposti - la revoca dell'ammissione al concordato, e prescinde anche dal voto espresso dai creditori in adunanza ovvero dal fatto che questi ultimi siano stati poi resi edotti di quell'accertamento (cfr. Cass. 5689 del 2017; Cass. n. 25165 del 2016; Cass. n. 14552 del 2014). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Marzo 2018, n. 7379.


Concordato preventivo - Procedimento per la revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. - Qualità di parte del commissario giudiziale - Esclusione - Partecipazione attiva al procedimento - Ammissibilità - Modalità
Nel procedimento di revoca dell'ammissione al concordato preventivo ex art. 173 l. fall., il commissario giudiziale, ancorché non rivesta né in senso formale, né in senso sostanziale la qualità di parte, può partecipare al predetto procedimento, peraltro instaurato su sua segnalazione, nelle forme che ritenga più efficaci, eventualmente anche depositando una memoria difensiva e avvalendosi dell'assistenza tecnica di un difensore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2018, n. 5273.


Concordato preventivo - Procedimento per la revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. - Decreto di convocazione delle parti - Termine a difesa ex art. 15, comma 3, l. fall. - Necessità - Esclusione - Fondamento
Nell'ambito del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato preventivo, il tribunale non è tenuto, con il decreto di convocazione delle parti, a concedere il termine a difesa non inferiore a quindici giorni previsto dall'art. 15, comma 3, l. fall., sia in quanto il rinvio a tale disposizione contenuto nell'art. 173 l. fall. deve intendersi nei limiti della compatibilità, sia in quanto in tale ipotesi il contraddittorio tra creditore istante e debitore si è già instaurato, cosicché quest'ultimo è già a conoscenza della necessità di preparare la propria difesa anche in relazione alla possibile dichiarazione di fallimento, di cui la revoca del concordato costituisce uno dei presupposti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2018, n. 5273.


Concordato preventivo – Proposta concorrenti – Legittimazione – Mandatario alla gestione dei crediti – Esclusione

Concordato preventivo – Classi – Criteri di formazione – Collocamento in classi diverse di creditori con stessa posizione giuridica ed interessi economici omogenei – Esclusione

La proposta concorrente di concordato preventivo presuppone la titolarità in capo al proponente di crediti nei confronti del debitore, requisito, questo, che non può ritenersi sussistente in capo al soggetto incaricato della gestione dei crediti medesimi in forza di apposito mandato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo, i creditori aventi la stessa posizione giuridica ed interessi economici omogenei non possono essere collocati in classi diverse riservando loro un trattamento differente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 02 Febbraio 2018.


Concordato preventivo - Revoca dell’ammissione e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura - Natura dell'istituto - Sussistenza di un pregiudizio per la massa creditoria e una finalità dolosa decettiva
La fattispecie di cui all’art. 173 l.fall. si configura come ipotesi di illecito strutturante sulla falsariga di quelle penali, richiedendo non solo la condotta frodatoria (o comunque vietata), ma anche la sussistenza di un pregiudizio per la massa creditoria e una finalità dolosa decettiva. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 05 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Revoca dell’ammissione - Atti in frode - Stipula di un contratto in difetto della autorizzazione - Mancanza di danno
Non implica una condotta frodatoria la stipula di un contratto in difetto della autorizzazione ai sensi dell’art. 161, comma 7, l.fall., nel caso in cui la proposta contrattuale sia stata informalmente depositata prima del deposito della domanda di concordato e se alcuni giorni dopo tale domanda sia stata richiesta espressamente l’autorizzazione alla stipulazione del contratto, ove si rilevi che il mantenimento del contratto non abbia portato alcun danno, ma verosimilmente un vantaggio alla massa dei creditori, consentendo un’offerta di acquisto del ramo d’azienda sulla base della quale verrà disposta una gara competitiva, ai sensi dell’art. 163-bis l.fall.

Infatti, l’utilizzo dell’espressione “o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori” – di cui al terzo comma dell’art. 173 l.fall. – avvalora l’idea che il compimento di un atto non autorizzato di per sé non integri la fattispecie in assenza della finalità decettiva e di un concreto pregiudizio per i creditori. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 05 Gennaio 2018.


Fallimento - Anteriorità o posteriorità di operazione bancaria - Bonifico o bancogiro - Data contabile
Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso (o come in questo caso della domanda di concordato), è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto (Cass. 24 marzo 2000, n. 3519). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Dicembre 2017.


Concordato preventivo - Atto di frode - Nozione - Occultamento di situazioni idonee ad influire sul giudizio dei creditori
La nozione di atto di frode commesso anteriormente all'apertura della procedura di concordato esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, cioè tali che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa è negativa della proposta e, dunque, che esse siano state accertate dal commissario giudiziale, cioè da lui scoperte, essendo prima ignorate dagli organi della procedura o dai creditori (Cass. 4 giugno 2014, n. 12533). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Dicembre 2017.


Crediti parti correlate - Postergazione - Inapplicabilità art. 2467 e 2497-quinquies c.c.

Modifica della proposta di concordato preventivo - Applicabilità del d.l. 83/2015 - Nuova proposta radicalmente nuova - Effetti notativi - Applicabilità della nuova disciplina

Ai crediti delle c.d. “parti correlate” riconducibili a finanziamenti soci e società infragruppo in favore della debitrice e sorti in data anteriore al 1° gennaio 2004 non sono applicabili le disposizioni relative alla postergazione di cui agli art. 2467 e 2497-quinquies c.c., in quanto il legislatore non ha previsto alcuna deroga dell’art. 11 dis. prel. c.c.

E’ dunque onere della società escussa dimostrare la presenza di ragioni ostative al riconoscimento del debito.

[Il tribunale, in mancanza della indicazione di ragioni ritiene impeditive alla esigibilità dei crediti in esame, ha ritenuto che gli stessi dovessero essere inclusi tra i chirografari ed ha quindi revocato il concordato ai sensi dell'art. 173. Legge fall. per il mancato raggiungimento della soglia minima di soddisfazione dei creditori chirografari. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata)

E’ applicabile la disciplina “medio tempore” introdotta dal d.l. 83/2015 che contiene nuove regole in tema di concordato preventivo laddove la proposta debba considerarsi radicalmente nuova rispetto alla precedente introdotta secondo la vecchia disciplina al fine di evitare una elusione della “ratio delle norme riformate”. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 10 Ottobre 2017.


Concordato preventivo – Revoca ex art. 173 l.f. – Modifica – Esclusione – Reclamo ex art. 26 l.f.
Il decreto di revoca del concordato ai sensi dell’art. 173 l.fall., quantunque non abbia carattere decisorio, non è modificabile dalla autorità giudiziaria che lo ha emesso, ma è reclamabile ai sensi art. 26 l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 18 Settembre 2017.


Concordato preventivo - Sindacato sulla fattibilità del giudice di merito - Estensione oltre la verifica della idoneità della proposta concordataria a realizzare la "causa concreta" - Esclusione - Accertamento di una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari
Quantunque in sede di omologazione del concordato preventivo le corti di merito siano chiamate a verificare la fattibilità del concordato, il sindacato su tale punto, nei casi in cui si discuta della fattibilità economica, non può essere esteso oltre la verifica della idoneità della proposta concordataria a realizzare la "causa concreta" della procedura concorsuale, la quale si estrinseca nella finalità di assicurare il superamento della crisi attraverso "una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari " (Cass. S.U. n. 1521/2013; Cass. 11497/2014; Cass. 11423/2014; Cass. 6332/2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2017.


Concordato preventivo – Pendenza di procedimento per la dichiarazione di inammissibilità ex art. 173 l.f. – Presentazione di nuova domanda di concordato ex art. 161, co. 1, l.f. – Ammissibilità - Condizioni
Laddove venga proposto ricorso per concordato preventivo "con riserva" ex art. 161, comma 6, l.fall. in pendenza dell'udienza fissata per la declaratoria di inammissibilità della domanda concordataria e l'eventuale dichiarazione di fallimento, il debitore può depositare un nuovo ricorso ex art. 161, comma 1, l.fall. (corredato, dunque, "ab initio" dalla proposta, dal piano e dai documenti), dal quale potrebbe anche implicitamente desumersi la rinuncia alla pregressa domanda "con riserva", e sempre che la nuova domanda non si traduca in un abuso dello strumento concordatario (Cass. 31.03.2016 n. 6277). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Maggio 2017.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex art. 173 l.f. - Istanza di fallimento del PM - Rinuncia alla domanda di concordato - Irrilevanza
L'istanza di fallimento proposta dal pubblico ministero nell'ambito del procedimento di revoca del concordato preventivo ex art. 173 l.fall. non viene travolta dalla rinuncia alla domanda di concordato nel frattempo depositata dal debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Maggio 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Fattispecie
Configura un’ipotesi di abuso del processo la circostanza per cui il debitore, a seguito della chiusura dell’istruttoria prefallimentare, depositi ricorso per concordato preventivo in bianco, specificando di non svolgere attività commerciale e di non essere pertanto soggetto fallibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 27 Aprile 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Nozione
Atteso che la facoltà di disporre unilateralmente e potestativamente dei tempi del procedimento fallimentare non compete al debitore, questi commette abuso del processo quando, violando i canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, impiega gli strumenti processuali per realizzare finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l’ordinamento li ha predisposti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 27 Aprile 2017.


Concordato preventivo – Modifiche di cui al DL 83 del 2015 – Sindacato del tribunale – Fattibilità economica – Sussistenza
A seguito dell’introduzione, nel concordato liquidatorio, della percentuale minima di pagamento del venti per cento dell’ammontare complessivo dei creditori chirografari (art. 160, comma 4, legge fall.) e, con riferimento a tutti i tipi di concordato, dell’obbligo di assicurare un’utilità specifica ed economicamente valutabile (art. 161, comma 2, lett. e), la valutazione del giudice in ordine alla fattibilità del concordato preventivo  non è più limitata alla verifica della incompatibilità del piano con norme inderogabili (cd. fattibilità giuridica) od alla assoluta e manifesta inettitudine dello stesso a raggiungere gli obiettivi prefissati (cd. fattibilità economica); con le modifiche di cui al decreto legge n. 83 del 2015, sono stati, infatti, attribuiti al tribunale più penetranti poteri di indagine tra i quali, quello di verificare la fattibilità tout court del piano valutando tutti gli elementi a disposizione, senza alcun vincolo che non sia quello del canone del prudente apprezzamento di cui all’art. 116 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 26 Aprile 2017.


Concordato con continuità aziendale – Valutazione del tribunale – Condizioni di manifesta dannosità – Alea soggetta alla valutazione dei creditori – Distinzione
L’art. 186-bis, ultimo comma, legge fall. attribuisce al giudice il compito di verificare, ai sensi dell'art. 173 legge fall., che l'esercizio dell'impresa, per come ipotizzato nel piano, non risulti infine manifestamente dannoso per i creditori.

In proposito, va tuttavia precisato come l'alea, che circonda l'esecuzione del concordato con continuità aziendale e che è senza dubbio rimessa alla valutazione dei creditori, costituisce aspetto affatto differente dalla valutazione (di competenza del giudice) in ordine alla effettiva esistenza dei presupposti della soluzione concordataria proposta e di inesistenza delle condizioni di manifesta dannosità.

Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che la sentenza impugnata si sia posta in linea coi citati principi, nel momento in cui ha motivatamente espresso una valutazione di radicale manifesta inattitudine del piano concordatario in rapporto alla serie di elementi dettagliatamente riportati in motivazione, quali:
-opacità dei bilanci della società;
-andamento (indicato come "disastroso") della gestione antecedente a fronte di scelte gestorie, ipotizzate nel piano industriale, non caratterizzate da effettiva discontinuità quanto alla fondamentale ricerca dell'equilibrio tra costi e ricavi; e dunque nella consequenziale illogicità di una ipotesi di realizzazione di obiettivi ambiziosi come quelli indicati nella proposta;
-inesistenza di un surplus di risorse per far fronte a eventi suscettibili di incidere negativamente sugli ipotizzati flussi di cassa, essendo stata posta in motivata discussione l'idoneità del fondo rischi ed essendosi palesata l'erroneità di una non secondaria voce del conto economico quanto alle entrate prospettiche derivanti da pagamenti di soggetti esteri;
-insufficienza, rispetto a quanto prospettato nel piano industriale, del margine di incidenza di dati variabili normalmente correlati a una valutazione di equilibrio dell'impresa, atteso che finanche il margine prudenziale di riduzione del 10 % rispetto al valore stimato della produzione, indicato dal commissario giudiziale e in sentenza definito (senza specifica censura) come privo di "obiezioni da parte della reclamante", era da considerare generativo di una perdita netta di bilancio chiaramente incidente sul cd. business plan. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Aprile 2017, n. 9061.


Concordato preventivo - Violazione di norme procedimentali - Rinuncia alla domanda - Irrilevanza
La rinuncia alla domanda di concordato preventivo depositata successivamente alla violazione di norme procedimentali non impedisce la dichiarazione di inammissibilità della domanda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Marzo 2017.


Fallimento – Reclamo – Giudicato implicito – Nullità sentenza dichiarativa di fallimento
Il Tribunale che non si conformi al principio enunciato dalla Corte di Appello in sede di decisione del reclamo, si pone in evidente contrasto con il giudicato implicito ed in palese violazione del principio di chiusura del giudizio di rinvio qualora, come nel caso di specie, sostenga, diversamente dalle indicazioni fornite dalla Corte, che la presentazione della domanda ex art. 160 e 161, comma 6, l.f. successivamente alla conclusione dell’udienza prefallimentare costituisca ipotesi di tardiva presentazione della domanda di concordato (già definito abuso di diritto nella precedente sentenza di fallimento). (Francesco Innocenti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 06 Marzo 2017.


Concordato preventivo - Pagamenti intervenuti dopo la presentazione della domanda - Atti di straordinaria amministrazione - Estraneità degli atti rispetto agli scopi della procedura - Pagamenti di professionisti
Il pagamento delle spese sostenute per l'allestimento di atti necessari per avviare la procedura di concordato preventivo richiesti dalla legge e pur ragionevolmente propri di una prassi attinente al corredo della relativa domanda, può anche non costituire in sè atto di straordinaria amministrazione; tuttavia allorché l'esborso sia avvenuto dopo il deposito della domanda e senza autorizzazione giudiziale, senza distinguere prestazioni anteriori al ricorso e posteriori al suo deposito, correttamente è dichiarata la revoca dell'ammissione, ai sensi dell'art. 173 legge fall., ove sia dimostrata l'estraneità degli atti rispetto agli scopi della procedura, ovvero la superfluità o casualità, oltre che l'intento frodatorio.

[Nella specie, i pagamenti hanno riguardato non solo prestazioni rese dai professionisti ed attinenti al concordato, ma anche attività del tutto eccentriche, quali la difesa del liquidatore nel processo penale, nonchè crediti di un membro del collegio sindacale, dipendenti, fornitori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2017, n. 3317.


Fallimento - Accertamento del passivo - Credito del professionista che ha predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo - Revoca del concordato per atti di frode noti al professionista - Prededucibilità del credito - Esclusione - Fondamento
Il credito del professionista che ha predisposto la documentazione necessaria per l’ammissione al concordato preventivo non è prededucibile nel successivo fallimento, ove l’ammissione alla procedura minore sia stata revocata per atti di frode dei quali il professionista stesso sia stato a conoscenza, posto che, in tale ipotesi, non solo la prestazione svolta non è stata di alcuna utilità per la procedura, ma si è rivelata addirittura potenzialmente dannosa per i creditori, tenuto conto della erosione del patrimonio a disposizione della massa per effetto della continuazione dell’attività di impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Febbraio 2017, n. 3218.


Concordato preventivo – Informazione ai creditori – Omissione – Atti di frode – Riduzione di capitale sociale con attribuzione di beni ai soci receduti
Costituisce atto di frode rilevante per la revoca del concordato preventivo ai sensi dell’art. 173 legge fall. la mancata dettagliata informazione ai creditori di un’operazione di riduzione del capitale sociale posta in essere in relazione logico-temporale prossima alla rappresentazione in sede giudiziale della crisi che abbia notevolmente ridotto il patrimonio della società, non avendo a tal fine alcuna rilevanza la circostanza che nessuno dei creditori abbia impugnato la delibera di riduzione ai sensi dell’art. 2482 c.c. nei novanta giorni dalla pubblicazione nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 2017, n. 2773.


Concordato preventivo – Procedimento ex art. 173 l.f. – Provvedimento negativo – Natura decisoria – Esclusione
Non è autonomamente impugnabile il provvedimento con il quale il tribunale, a conclusione del procedimento ex art. 173 legge fall., non riconoscendo fondamento alla ragione di revoca dell’ammissione al concordato preventivo, definisce un conflitto insorto rispetto ad una mera fase endoconcordatizia, senza decidere su diritti o status né incidere su di essi.

La mancata impugnazione di detto provvedimento (che, nel caso di specie, non ha revocato il concordato in ragione del mancato deposito della cauzione di cui all’art. 163 legge fall.) non preclude, pertanto, la facoltà di proporre opposizione al concordato ex art. 180 legge fall. contestando i presupposti di omologabilità a contraddittorio pieno e con unicità della decisione finale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2017, n. 2234.


Concordato preventivo – Inammissibilità ex art. 162, comma 2, l.f. – Revoca ex art. 173 l.f. – Impugnabilità del decreto ex art. 111 Cost. – Esclusione

Concordato preventivo – Omologazione – Impugnabilità del decreto ex art. 111 Cost. – Esclusione – Reclamabilità ex art. 183 l.f.

Il decreto con cui il tribunale dichiara l'inammissibilità della proposta di concordato, ai sensi dell'art. 162, comma 2, legge fallim. (anche eventualmente a seguito della mancata approvazione della proposta, ai sensi dell'art. 179, comma 1) ovvero revoca l'ammissione alla procedura di concordato, ai sensi dell'art. 173, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, non è soggetto a ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. non avendo carattere decisorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il decreto con cui il tribunale definisce (in senso positivo o negativo) il giudizio di omologazione del concordato preventivo, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, ha carattere decisorio, ma, essendo reclamabile ai sensi dell'art. 183, comma 1, legge fallim., non è soggetto a ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., il quale è proponibile avverso il provvedimento della corte d'appello conclusivo del giudizio sull'eventuale reclamo.

(Le Sezioni unite hanno inoltre precisato che il principio di cui alla prima massima non comporta il rischio che la funzione nomofilattica del giudice di legittimità non abbia modo di esprimersi con riguardo agli istituti della inammissibilità della proposta di concordato e della revoca dell'ammissione alla procedura: essa, invero, trova comunque spazio allorché — come avviene normalmente — alle decisioni di inammissibilità o revoca consegua la sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, impugnabile, come si è visto, anche per motivi di censura relativi a quelle decisioni presupposte, con rimedi culminanti appunto nel ricorso per cassazione. Né è compromessa la tutela giurisdizionale dei diritti del debitore proponente, garantiti in ogni caso dall'intervento di un giudice, quello di merito, che è giudice al pari di quello di legittimità; ferma rimanendo la riproponibilità della domanda di concordato non essendosi prodotto alcun giudicato contrario.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Dicembre 2016, n. 27073.


Concordato preventivo – Atti non adeguatamente e compiutamente esposti nella proposta – Comportamento inaffidabile non conforme al principio di buona fede – Rilevanza ex art. 173 l.f.
Gli atti in frode, rilevanti per la revoca del concordato preventivo ai sensi dell’art. 173 legge fall., sono anche quelli non adeguatamente e compiutamente esposti nella proposta e nei suoi allegati, comportamento, questo, inaffidabile e non conforme al principio di buona fede, quanto meno soggettiva, capace di alterare la percezione dei fatti da parte dei creditori chiamati al voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2016, n. 25165.


Concordato preventivo – Atti in frode – Ravvedimento postumo del debitore – Irrilevanza
L'articolo 173 della legge fallimentare, nel prevedere la dichiarazione del fallimento nel corso della procedura nell’ipotesi in cui il debitore abbia commesso atti di frode, mira a paralizzare la portata decettiva del suo silenzio e, per questa ragione, non attribuisce alcun rilievo a più o meno sinceri ravvedimenti postumi, in tal modo evitando che la norma rimanga menomata nella sua efficacia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2016, n. 25164.


Concordato preventivo – Atti in frode – Azione di responsabilità
L'omessa indicazione, o peggio l'occultamento, da parte del debitore dei profili di responsabilità degli organi sociali, dell'ammontare dei danni arrecati, delle prospettive di accoglimento delle eventuali azioni di responsabilità e delle concrete possibilità di recupero, tenuto conto della capienza patrimoniale dei responsabili e delle spese legali necessarie per affrontare i relativi giudizi, possano costituire atti in frode ex art. 173 l.f. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 26 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Atti in frode - Individuazione - Criterio - Impatto che la condotta abbia avuto sulla causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa
La necessità di armonizzazione dei principi della norma di cui all’art. 173 legge fall. in tema di atti in fronde con il sistema vigente che ha visto la soppressione del requisito della meritevolezza passa per una soluzione che finisca per circoscrivere la sfera di applicabilità dell'art. 173, comma 1, legge fall. a quei soli comportamenti che, per gravità ed importanza, siano tali da rendere illegittimo il ricorso da parte dell'imprenditore al concordato preventivo ed il criterio per selezionare la rilevanza degli "altri atti di frode" non può che dipendere dall'impatto che la condotta in esame abbia avuto sulla causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 24 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Atti di frode - Rilievo da parte del tribunale in sede di omologa - Revoca ex articolo 173 l.f. - Approvazione dei creditori resi edotti del compimento degli atti di frode - Irrilevanza - Tentativo di frode - Evento di pericolo - Accertamento degli atti in frode in funzione preventiva - Rilevanza della mera potenzialità decettiva
Ove fatti di frode, che avrebbero condotto all’apertura di un procedimento ex art. 173 l. fall., vengano portati all’attenzione del tribunale da un creditore o da un interessato opponente in sede di giudizio di omologa, gli stessi costituiscono circostanze ostative all’omologa, perché tali circostanze potrebbero in ogni caso essere oggetto di rilievo officioso da parte dell’ufficio al fine della declaratoria di inammissibilità o revoca della proposta di concordato preventivo.

L'accertamento di atti di occultamento o di dissimulazione dell'attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più crediti, dell'esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore determina la revoca dell'ammissione al concordato, a norma dell'art. 173 l. fall., e ciò indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e, quindi, anche nell'ipotesi in cui questi ultimi siano stati resi edotti di quell'accertamento.

Ciò che a tal fine rileva è il tentativo di frode posto in essere dall’imprenditore posto in essere all’atto del deposito della proposta di concordato, indipendentemente dal fatto che la stessa sia stata successivamente emendata da una integrazione con integrale disvelamento degli atti sottaciuti. Il tentativo di frode nei confronti dei creditori opera, infatti, alla stregua di una sorta di evento di pericolo, che colpisce anticipatamente l’imprenditore concordante indipendentemente dalla successiva rimozione delle circostanze che avrebbero condotto alla revoca della proposta.

Ne consegue che l’esistenza o l’accertamento di atti in frode da parte del commissario giudiziale non vale a eliminare la loro valenza potenzialmente decettiva, negli stessi termini della consumazione di un reato o evento di “pericolo” (se non di “attentato”), ovvero con funzione “generalpreventiva” e questo ancorché i creditori abbiano votato favorevolmente la proposta medesima; la soglia di attenzione dell’ordinamento per gli atti in frode è, pertanto, anticipata a un momento anche di mera potenziale decettività, e può essere rilevata dal tribunale indipendentemente dall’avvenuta approvazione del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Revoca ex art. 173 l.f. - Consorzio - Omesso doloso ribaltamento sui soci dei costi di funzionamento del consorzio - Mancata dolosa enunciazione di debiti di rilevante importo rispetto all’ammontare totale delle passività
Costituiscono atti di frode e legittimano la revoca dell'ammissione al concordato, ai sensi dell'art. 173 L.F., l’omesso doloso ribaltamento sui soci dei costi di funzionamento della Società consortile proponente il concordato (che dissimula così parte dell’attivo costituito dai relativi crediti verso i soci) e la mancata dolosa enunciazione di debiti di rilevante importo rispetto all’ammontare totale delle passività (che determina così una sottostima del fabbisogno concordatario), in quanto condotte che, scoperte ed accertate dal Commissario, hanno valenza potenzialmente decettiva per la loro idoneità a pregiudicare il consenso informato dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Appello Catania, 24 Ottobre 2016.


Concordato preventivo - Utilizzo della procedura per il compimento di atti dissipativi o distrattivi del proprio patrimonio - Approvazione dei creditori e omologa del tribunale - Irrilevanza
Mediante il concordato preventivo, l'imprenditore può compiere atti dissipativi o distrattivi del proprio patrimonio, rilevanti ai sensi dell'art. 216 l.f. (richiamato dall'art. 236 l.f.) nonostante il piano sia stato approvato dai creditori e omologato dal tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 06 Ottobre 2016.


Concordato preventivo - Applicazione dell’articolo 236 l.f. - Fatti commessi attraverso la procedura - Piano congegnato in maniera frodatoria - Distorsione delle finalità della normativa concordataria
L'art. 236 l.f., nel prevedere l'applicazione degli artt. 223 e 224 legge fall. "nel caso di concordato preventivo", si riferisce non solo ai fatti commessi ante procedura, ma - com'è desumibile dallo stesso tenore letterale della norma - anche ai fatti commessi "attraverso la procedura", indebitamente piegata a fini illeciti.

Perché ciò si verifichi occorre, però, che il piano sia congegnato in maniera frodatoria, per la realizzazione di interessi diversi da quelli sottesi alla normativa concordataria, pensata e voluta dal legislatore per favorire il risanamento delle imprese o la loro liquidazione a condizione che ciò avvenga nel rispetto dei principi che sovrintendono all'esercizio dell'attività imprenditoriale e alla definizione concordata delle crisi, con la conseguenza che l'imprenditore, il quale si rivolga al ceto creditorio per coinvolgere i creditori nella gestione della propria crisi, anche attraverso la rinuncia, totale o parziale, ai loro crediti, debba farlo in maniera trasparente e attraverso la rappresentazione della reale situazione aziendale, per consentire ai creditori l'espressione di un voto consapevole e al tribunale l'adempimento della sua funzione di verifica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 06 Ottobre 2016.


Concordato preventivo - Carattere frodatorio del piano - Accertamento in concreto - Manipolazione della realtà aziendale - Frode - Caratteristiche
Il carattere frodatorio del piano va accertato in concreto e deve consistere in una chiara e indiscutibile manipolazione della realtà aziendale, tale da falsare il giudizio dei creditori e orientarli in maniera presumibilmente diversa rispetto a quella che sarebbe conseguita alla corretta rappresentazione della situazione aziendale. La "frode" non può consistere, quindi, in una diversa lettura dei dati esposti nel piano da parte dei soggetti cui è demandata la funzione di verifica, ma presuppone una rappresentazione non veritiera della realtà aziendale, attuata attraverso la volontaria pretermissione - nel piano - di cespiti rilevanti (beni strumentali, crediti, ecc.), attraverso l'indicazione di attività o l'esposizione di passività inesistenti, ovvero in presenza di qualunque altro comportamento obbiettivamente idoneo ad ingannare i creditori e che legittimerebbe la revoca del concordato, ex art. 173 legge fall.

L'indicazione legislativa contenuta nella norma suddetta costituisce, infatti, valido riferimento per giungere non solo alla risoluzione del concordato preventivo, ma anche per punire, sub specie di distrazione o dissipazione, condotte che tradiscono, in modo indiscutibile e non congetturale, lo spirito e la funzione degli istituti di "risoluzione della crisi d'impresa", pensati dal legislatore per favorire la salvaguardia di valori aziendali inevitabilmente compromessi dal fallimento e non certo per consentire all'imprenditore di avvantaggiarsi, a danno dei creditori, delle "crisi" cui ha dato luogo; sempreché, ovviamente, le condotte censurate determinino una distrazione o dissipazione di attività aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 06 Ottobre 2016.


Concordato preventivo - Compimento di atti distorsivi o dissipativi del patrimonio - Attivazione della giurisdizione penale prima che sia disposta la revoca del concordato ex art. 173 l.f.
La giurisdizione penale può attivarsi prima che sia disposta, da parte degli organi fallimentari, la "revoca" del concordato, ex art. 173 l.f. in ragione della tendenziale autosufficienza della giurisdizione penale, che le consente di risolvere ogni questione da cui dipenda la decisione (art. 2 cod. proc. pen.). E poiché nello specifico del concordato preventivo l'art. 236 legge fall. fa salva espressamente l'applicabilità degli artt. 223 e 224, ne consegue che ogni condotta rivolta a commettere i reati previsti dalle norme suddette, in qualunque momento posta in essere (prima dell'ammissione alla procedura concordataria, durante lo svolgimento della procedura o dopo la revoca del provvedimento di ammissione), diviene perseguibile dal giudice penale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 06 Ottobre 2016.


Finanziamenti dei soci - Rimborso - Postergazione - Condizioni - Estensione della regola a finanziamenti erogati da soggetti in posizione di influenza o vicinanza
Condizione sufficiente per l’estensione della regola della postergazione al finanziamento ai sensi dell’articolo 2467 c.c. è costituita dalla sussistenza di una posizione di influenza o di vicinanza dei soci di vertice alla gestione del soggetto che finanzia ed a quella del soggetto finanziato.

(Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che dovesse essere applicata la regola della postergazione al finanziamento erogato da una società terza che, benché non sia socia quella finanziata, appartiene al medesimo gruppo, con identità di interessi economici perseguiti e coordinamento dei processi decisionali relativi ad entrambe.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 22 Settembre 2016.


Concordato preventivo – Contemporanea pendenza delle due procedure – Corso di un autonomo procedimento prefallimentare – Esclusione – Riunione – Necessità – Rapporto di specularità di procedure dirette a regolare la medesima situazione di crisi
Durante la pendenza di una procedura di concordato, non può ammettersi il corso di un autonomo procedimento prefallimentare, che si concluda con la dichiarazione di fallimento, indipendentemente dal verificarsi di uno degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 legge fall.

Il rapporto tra concordato preventivo e fallimento si atteggia, infatti, come un fenomeno di consequenzialità (eventuale, del fallimento, all'esito negativo della procedura di concordato) che determina un'esigenza di coordinamento fra i due procedimenti e che impone la necessità di esaminare dapprima la domanda di concordato e, solo nel caso di mancata apertura dello stesso, quella di fallimento.

Sul piano strettamente processuale, detto rapporto si configura in termini di c.d. continenza per specularità, atteso che la domanda di concordato e l’istanza o la richiesta di fallimento sono iniziative tra loro incompatibili ma dirette a regolare la medesima situazione di crisi: ne consegue che i relativi procedimenti vanno riuniti ai sensi dell'art. 273 c.p.c. se pendenti dinanzi al medesimo ufficio giudiziario, mentre, nell'ipotesi in cui essi pendano dinanzi ad uffici giudiziari diversi, deve trovare applicazione il disposto dell'art. 39, comma 2, c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Luglio 2016.


Concordato preventivo - Rinuncia anteriormente all'udienza ex articolo 173 l.f. - Preclusione della trattazione dell'istanza di fallimento presentata del pubblico ministero - Esclusione
La rinuncia alla domanda di concordato da parte del debitore anteriormente all’udienza fissata ex art. 173 l.f. ed il conseguente venir meno della procedura concordataria, non precludono la trattazione della istanza di fallimento presentata dal PM (nel caso di specie successivamente al deposito della rinuncia da parte del proponente) nell’ambito del sub procedimento finalizzato alla revoca e, previa concessione dei termini di cui all’art.15 l. f., la dichiarazione di fallimento del medesimo debitore. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Rinuncia alla domanda -  Accettazione delle controparti - Esclusione
La rinuncia alla domanda di concordato si sostanzia in una rinuncia agli atti, non richiede accettazione delle controparti e determina l’improcedibilità della procedura. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Revoca ex art. 173 l.f. - Consorzio - Omesso doloso ribaltamento sui soci dei costi di funzionamento del consorzio - Mancata dolosa enunciazione di debiti di rilevante importo rispetto all’ammontare totale delle passività
Costituiscono atti di frode e legittimano la revoca dell'ammissione al concordato, ai sensi dell'art. 173 L.F., l’omesso doloso ribaltamento sui soci dei costi di funzionamento della Società consortile proponente il concordato (che dissimula così parte dell’attivo costituito dai relativi crediti verso i soci) e la mancata dolosa enunciazione di debiti di rilevante importo rispetto all’ammontare totale delle passività (che determina così una sottostima del fabbisogno concordatario), in quanto condotte che, scoperte ed accertate dal Commissario, hanno valenza potenzialmente decettiva per la loro idoneità a pregiudicare il consenso informato dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Maggio 2016.


Concordato preventivo – Atti in frode – Prova
Non occorre che il livello probatorio della frode rilevate ai sensi dell’art. 173 L.F. attinga il criterio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, bastando al contrario il criterio civilistico, indubbiamente soddisfatto, del più probabile che non. (Lucio De Benedictis) (riproduzione riservata) Appello Bari, 12 Maggio 2016.


Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo
Le lesione delle regole che attengono alla legittimità informativa verso i creditori e alla strutturazione giuridica della proposta ex art. 160 legge fall. costituiscono aspetto inerente la fattibilità giuridica della procedura concorsuale e sono rimesse alla cognizione e valutazione del tribunale fallimentare. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Disciplina - Natura negoziale - Presenza di evidenti riflessi pubblicistici - Tutela di interessi di soggetti non aderenti - Revoca dell'ammissione del debitore alla procedura per il compimento di atti fraudolenti - Ratio
I connotati di natura negoziale riscontrabili nella disciplina dell'istituto del concordato preventivo non escludono evidenti manifestazioni di riflessi pubblicistici, suggeriti dall'avvertita esigenza di tener conto anche degli interessi di soggetti ipoteticamente non aderenti alla proposta, ma comunque esposti agli effetti di una sua non condivisa approvazione, ed attuati mediante la fissazione di una serie di regole processuali inderogabili, finalizzate alla corretta formazione dell'accordo tra debitore e creditori, nonché con il potenziamento dei margini di intervento del giudice in chiave di garanzia.

La revoca dell'ammissione al concordato preventivo, per avere il debitore occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode - revoca contemplata dalla art. 173 legge fall., in modo sostanzialmente invariato rispetto al regime anteriore alla riforma - già per il carattere ufficioso da cui è connotata, non appare riducibile ad una dialettica di tipo meramente negoziale, ma pienamente invece s'iscrive nel novero degli interventi del giudice in chiave di garanzia cui sopra s'è fatto cenno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Atti fraudolenti posti in essere dal debitore - Espressione del voto in base ad una falsa rappresentazione della realtà - Irrilevanza - Rilevanza del comportamento fraudolento del debitore indipendentemente dalla consumazione della frode
La fraudolenza degli atti posti in essere dal debitore, se implica, come già detto, una loro potenzialità decettiva nei riguardi dei creditori, non per questo assume rilievo, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato, solo ove l'inganno dei creditori si sia effettivamente realizzato e si possa quindi dimostrare che, in concreto, i creditori medesimi hanno espresso il loro voto in base ad una falsa rappresentazione della realtà. Quel che rileva è il comportamento fraudolento del debitore, non l'effettiva consumazione della frode. Se così non fosse, se cioè l'accertamento degli atti fraudolenti ad opera del commissario potesse essere superato dal voto dei creditori, preventivamente resi edotti della frode e disposti ugualmente ad approvare la proposta concordataria, non si capirebbe perchè il legislatore ricollega invece immediatamente alla scoperta degli atti in frode il potere - dovere del giudice di revocare l'ammissione al concordato. E ciò senza la necessità di alcuna presa di posizione sul punto dei creditori, ormai resi edotti della realtà della situazione venuta alla luce, e senza dare spazio alcuno a possibili successive loro valutazioni in proposito (come, sul piano sistematico, risulta oggi confermato anche dall'applicabilità dell'istituto della revoca per atti fraudolenti sin dalla fase ancora embrionale della procedura, in caso di domanda di concordato con riserva di successiva presentazione della proposta e del piano, a norma della L. Fall., art. 161, comma 6, novellato dal D.L. n. 69 del 2013, art. 82, comma 1, lett. b, convertito con L. n. 98 del 2013).

Il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato art. 173 e ciò indipendentemente dalla eventuale approvazione del concordato da parte dei creditori, individuando in tali atti una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile allo svolgimento ulteriore della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca - Procedimento - Contestazione effettuata per la prima volta nel decreto emesso all'esito del procedimento - Violazione del diritto al contraddittorio - Sussistenza
Costituisce violazione del diritto al contraddittorio la contestazione relativa al compimento di un atto in frode ai creditori effettuata per la prima volta con il provvedimento che conclude il procedimento previsto dall'articolo 173 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Procedimento - Contestazione di ulteriori e diversi atti in frode - Attivazione di un nuovo procedimento ex articolo 173 l.f. - Necessità
Il compimento di atti in frode ai creditori deve essere contestato esclusivamente nell'ambito del procedimento a ciò predisposto previsto dall'articolo 173 legge fall., una volta concluso il quale, eventuali ulteriori addebiti possono essere contestati esclusivamente nell'ambito di un nuovo e distinto procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Reclamo avverso la dichiarazione di fallimento - Contestazione nell'ambito del giudizio di reclamo di atti in frode non contestati nell'ambito del procedimento ex articolo 173 l.f. - Esclusione
Qualora nell'ambito del procedimento previsto dall'articolo 173 legge fall. non sia stata data al debitore la possibilità di difendersi in ordine alla contestazione del compimento di un atto in frode, e sia stato, quindi, violato il principio del contraddittorio, tale contestazione non potrà essere effettuata nell'ambito del giudizio di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento pronunciata a seguito della revoca del concordato, in quanto ciò priverebbe il debitore di un grado di giudizio, dovendosi configurare il "nuovo addebito" come una sorta di nuova causa petendi. Infatti, ancorché non sussistano preclusioni istruttorie nella fase di reclamo ex articolo 18 legge fall., il debitore risulta certamente pregiudicato dal fatto di non aver potuto pienamente esercitare il proprio diritto di difesa sin dal primo grado del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Compimento di atti in frode rilevanti per la revoca del concordato ex articolo 173 l.f. - Omessa indicazione di un credito e svalutazione di un credito correttamente indicato - Distinzione - Valutazione di convenienza della proposta di competenza dei creditori
A proposito dell'accertamento di atti in frode rilevanti per la revoca del concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173 legge fall., occorre precisare che un conto è omettere di indicare la sussistenza di un potenziale credito, altro è indicarlo e svalutarlo, in quanto nel primo caso vi è certamente atto in frode, mentre nel secondo si pone esclusivamente una questione di valutazione circa la convenienza economica del concordato, valutazione che spetta ai creditori che siano stati adeguatamente informati. (Nel caso di specie, la questione riguardava l'indicazione di un credito di regresso, correttamente indicato ma del quale era stata prospettata la non realizzabilità). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Concordato cd. "con riserva" - Pagamento non autorizzato di debito scaduto eseguito dopo il deposito della domanda - Inammissibilità della proposta - Automaticità - Esclusione - Accertamento della natura straordinaria, o meno, dell'atto e della frode alle ragioni dei creditori - Necessità
Il pagamento non autorizzato di un debito scaduto eseguito in data successiva al deposito della domanda di concordato con riserva, non comporta, in via automatica, l'inammissibilità della proposta, dovendosi pur sempre valutare se detto pagamento costituisca, o meno, atto di straordinaria amministrazione ed, in ogni caso, se la violazione della regola della "par condicio" sia diretta a frodare le ragioni dei creditori, pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta negoziale formulata con la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2016, n. 7066.


Concordato preventivo - Provvedimento di omologazione - Impugnazione con ricorso straordinario ex articolo 111 Cost. - Questione di ammissibilità - Natura definitiva del provvedimento - Questione di massima particolare importanza - Rimessione alle Sezioni Unite della Corte di cassazione
La Prima sezione civile della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione se sia opportuno precisare il concetto di definitività del provvedimento che pronuncia l'inammissibilità della proposta concordataria in relazione alla circostanza se detta definitività sussista anche qualora l'impugnazione avverso la pronuncia in questione verta su vizi del procedimento concordatario in sé che non investono direttamente la proposta in quanto tale, essendo a ciò connessa l'ulteriore questione se il proponente possa ripresentare la medesima proposta concordataria o debba presentarne comunque una diversa; in detta ipotesi, la Corte si chiede se corrisponda al principio costituzionale del giusto processo imporre al richiedente il concordato di presentare una nuova domanda, dando così corso ad una nuova ulteriore procedura, gravosa quanto a tempi e costi, quando in sede di ricorso per cassazione sarebbe possibile decidere in ordine alla esistenza o meno del prospettato vizio di carattere procedimentale e definire così la questione.

In tale contesto, [si legge nell'ordinanza] potrebbe apparire opportuna una valutazione comparativa delle diverse ipotesi di cui agli articoli 162, 173, 179 e 180 legge fall. in relazione alle diverse fattispecie concrete che, in assenza di dichiarazione di fallimento, potrebbero dar luogo al ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost.

Nel caso di specie, il ricorrente ha proposto ricorso straordinario per cassazione ex articolo 111 Cost. avverso il provvedimento con il quale il Tribunale ha dichiarato inammissibile il concordato preventivo per mancato raggiungimento delle maggioranze, deducendo la nullità del voto espresso da un creditore perché manifestato e comunicato da soggetti non legittimati e non nelle forme previste dall'articolo 174 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2016, n. 3472.


Concordato preventivo - Compensazione tra crediti ante procedura e crediti sorti in corso di procedura - Divieto di pagamento di crediti anteriori
Poiché dopo l'ammissione alla procedura di concordato preventivo non sono consentiti pagamenti lesivi della par condicio creditorum, se non con le modalità espressamente previste da apposite norme, deve escludersi la ammissibilità della compensazione tra crediti sorti anteriormente alla procedura - e come tali soggetti al concorso - e crediti sorti nel corso della procedura a favore della proponente il concordato. (Nel caso di specie, la società in concordato vantava un credito a titolo di penale per il tardivo rilascio di un bene concesso a titolo precario ed in custodia ad un creditore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 23 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 l.f. - Partecipazione del creditore - Condizioni - Limiti
L'interesse del creditore, il quale dalla soluzione concordataria ritiene di conseguire un soddisfacimento maggiore rispetto a quello conseguibile in caso di apertura della procedura fallimentare, legittima il creditore stesso a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento emessa ai sensi dell'articolo 173, comma 2, legge fall. o ad intervenire ad adiuvandum nel giudizio di impugnazione proposto in via principale dal fallito. Tale potere di azione va però riconosciuto al creditore sulla base della regola generale dettata dall'articolo 18, comma 1, legge fall., che attribuisce la legittimazione a "qualunque interessato", indipendentemente dal fatto che questi abbia partecipato all'istruttoria prefallimentare, e non già quale soggetto titolare di un proprio diritto, distinto da quello del debitore, da far valere nel subprocedimento che si instaura a seguito dell'iniziativa assunta dal commissario giudiziale ai sensi del primo comma dell'articolo 173 citato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 l.f. - Partecipazione necessaria del creditore - Esclusione
Il debitore ammesso al concordato, titolare della situazione giuridica di cui si controverte ed al quale unicamente può imputarsi la commissione degli atti di frode, è il solo effettivo destinatario della pronuncia e, in quanto tale, il solo soggetto cui va riconosciuta la qualità di parte necessaria nella fase del subprocedimento di cui all'articolo 173 legge fall. di revoca del concordato preventivo; i creditori, invece, non possono vantare alcun diritto alla prosecuzione del concordato, essendo solo portatori di un interesse mediato e indiretto alla pronuncia, interesse che non basta a qualificarli quali litisconsorti necessari del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Criterio della migliore soddisfazione dei creditori - Clausola generale applicabile a tutte le tipologie di concordato - Regole di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore - Atti non autorizzati - Revoca e valutazione del disvalore oggettivo dell'atto non autorizzato - Valutazione della migliore soddisfazione dei creditori - Fattispecie
Il criterio della migliore soddisfazione dei creditori (solo di recente espressamente codificato, sempre con specifico riguardo al concordato con continuità aziendale, oltre che dall'articolo 182-quinquies, comma 4, legge fall., anche nel primo comma del medesimo articolo, nonché nell'art. 186-bis), individua una sorta di clausola generale applicabile in via analogica a tutte le tipologie di concordato, ivi compreso quello meramente liquidatorio, quale regola di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore ammesso alla procedura. Alla luce di tale criterio può agevolmente escludersi non solo che il compimento dell'atto non autorizzato conduca all'automatica revoca del concordato, ma anche che il disvalore oggettivo di tale atto (pregiudizio che esso arreca alla consistenza del patrimonio del debitore) sia ricavabile, sic et simpliciter, dalla violazione della regola della par condicio, essendo, per contro, ben possibile che il pagamento di crediti anteriori si risolva in un accrescimento, anziché in una diminuzione, della garanzia patrimoniale offerta ai creditori e tenda dunque all'obiettivo della loro migliore soddisfazione (si pensi, in via meramente esemplificativa, ai pagamenti di crediti di lavoro - che impedisce che sul capitale maturino ulteriormente interessi e rivalutazione monetaria - o ai pagamenti di utenze, eseguiti al fine di evitare l'interruzione dell'erogazione del servizio, di prestazioni di manutenzione, di spese legali sostenute per difendere i beni dalle pretese avanzate da terzi, che risultano volte, direttamente o indirettamente, conservare il valore del patrimonio aziendale, in modo da ricavarne un maggior prezzo in sede di liquidazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Pagamenti non autorizzati dal giudice delegato - Revoca ex articolo 173 l.f. - Presupposti - Frode ai creditori - Pregiudizio della possibilità di adempimento della proposta
I pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso al concordato preventivo in difetto di autorizzazione del giudice delegato non comportano l'automatica revoca, ai sensi dell'articolo 173, ultimo comma, legge fall. dell'ammissione alla procedura, la quale consegue solo all'accertamento, che va compiuto dal giudice del merito, che tali pagamenti sono diretti a frodare le ragioni dei creditori, in quando pregiudicano le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Classi - Criteri di formazione - Regola generale della pluralità di crediti suddivisi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei - Formazione di classi formate da un solo creditore - Inammissibilità della proposta
È inammissibile la proposta di concordato la quale preveda la formazione di due classi su tre composte da un solo creditore, senza che siano state indicate le ragioni che giustificano la deroga alla regola generale, desumibile dall'articolo 160 legge fall., della formazione della classe mediante l'inserimento di una pluralità di crediti suddivisi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 11 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Obbligo di trasmettere le scritture contabili e fiscali obbligatorie - Termine perentorio - Esclusione - Violazione - Procedimento di revoca ex art. 173 l.f.
La mancata ottemperanza all’obbligo di trasmettere le scritture contabili e fiscali obbligatorie su copia informatica o supporto analogico, fermo restando che il termine di legge non può essere qualificato quale perentorio ma è comunque espressione della necessità di una pronta trasmissione al commissario dei dati e delle informazioni da parte del debitore in concordato, autorizza il commissario a relazionare al tribunale anche nella prospettiva di una possibile attivazione del procedimento di cui all’art. 173 l. fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Fase esecutiva - Comportamento ostruzionistico del debitore - Applicazione dell'articolo 173 l.f. - Limiti di applicazione della disposizione - Applicazione ai comportamenti ostruzionistici tenuti dal debitore nella fase antecedente l'omologazione
L’art. 185 legge fall., nel prevedere una serie di rimedi al comportamento ostruzionistico tenuto dal debitore nella fase esecutiva di un concordato in cui ad essere omologata sia stata una proposta concorrente, fa salvo quanto previsto dall’art. 173 legge fall. Tuttavia, poiché quest’ultima norma non può avere applicazione nella fase esecutiva del concordato, ma soltanto nella fase che va dalla presentazione della domanda (anche in bianco) all’omologazione, è gioco forza riferire il riferimento al procedimento incidentale di arresto della procedura contenuto nell’art. 185 legge fall. ai comportamenti ostruzionistici tenuti dal debitore nella fase antecedente all’omologazione, e tra questi rientra a pieno titolo la mancata ottemperanza all’obbligo di trasmissione delle scritture contabili e fiscali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Diniego della omologazione - Ammissibilità del ricorso straordinario ex articolo 111 Cost. - Esclusione - Natura non definitiva
Il provvedimento di diniego della omologazione del concordato preventivo che non sia seguito dalla sentenza di fallimento non è impugnabile con ricorso straordinario ex articolo 111 Cost., in quanto non dotato di natura decisoria, se non nel caso in cui il diniego dell'omologazione dipenda da ragioni che escludono una consequenziale declaratoria di fallimento (quali ad esempio l'esclusione della qualità di imprenditore commerciale o l'assenza dello stato di insolvenza, o il difetto di giurisdizione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Gennaio 2016, n. 653.


Concordato preventivo – Irregolarità contabili pregresse – Rilevanza ai fini della revoca dell’ammissione ex art. 173 l. fall. – Esclusione – Condizioni – Esposizione corretta nella domanda di concordato – Sufficienza
In riferimento ad operazioni gestorie potenzialmente pregiudizievoli poste in essere dall’organo amministrativo anteriormente alla presentazione del concordato, va escluso il carattere decettivo del comportamento del debitore, ai fini dell’art. 173 l. fall., ogni qual volta egli abbia dato conto in merito a dette operazioni in sede di ammissione al concordato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 24 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Concordato Fiera Roma S.r.l. - Continuità diretta - Apporto di finanza esterna - Concordato sottoposto a condizione del verificarsi di eventi futuri ed incerti - Valutazione dell'asseveratore - Giudizio di verosimiglianza sulla futura realizzabilità degli eventi
Nell'ipotesi in cui la proposta di concordato preventivo preveda, come condizione per la riuscita del piano, l'avverarsi di eventi futuri ed incerti, questi dovranno essere compiutamente valutati dall'asseveratore, il quale dovrà esprimere un giudizio di verosimiglianza in ordine al fatto che quegli eventi possono in futuro realmente realizzarsi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Sindacato del giudice - Limitazione alla fattibilità giuridica - Presupposto - Attestazione del professionista - Caratteristiche - Prognosi seria di adempimento - Formulazione di motivata idoneità del piano al raggiungimento dei risultati esposti dal debitore - Manifestazione dell'iter logico tecnico, metodologico e giuridico - Necessità
La limitazione del sindacato del giudice al solo profilo della fattibilità giuridica del piano e la devoluzione ai creditori del giudizio circa la sua fattibilità economica presuppongono e richiedono la sussistenza di una idonea preventiva attestazione di realizzabilità del piano nell'ambito della quale al professionista viene domandata una valutazione che, pur espressa secondo la propria perizia ed esperienza e pur articolandosi in una congettura, deve tuttavia esprimere una prognosi seria di adempimento nel raffronto tra le componenti essenziali del programma e la situazione economico-patrimoniale dell'impresa. Il giudizio da lui espresso si risolve, pertanto, in una formulazione di motivata idoneità del piano al raggiungimento di risultati esposti dal debitore ed in un'analisi di dettaglio che dia conto dei criteri usati, con la precisazione che, come per la veridicità dei dati aziendali, anche nella prognosi di fattibilità l'esperto deve indicare in modo non generico i tempi e i modi di raggiungimento del risultato prospettato e gli strumenti di verifica dell'obiettivo, rendendo manifesto l'iter logico tecnico, metodologico e giuridico seguito nei riscontri documentali, nelle sue attestazioni, nei suoi giudizi professionali e nelle sue conclusioni, non potendo egli limitarsi a recepire acriticamente i dati contabili dell'imprenditore ma dovendo effettuare una dinamica approfondita delle conclusioni valutative espresse nel piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Attestazione del professionista - Caratteristiche
Nell'ambito di un concordato preventivo incentrato sulla cessione dei beni, il punto focale dell'attestazione del professionista è rappresentato dalla stima del presumibile valore di realizzo dei beni da liquidare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Creazione di una classe di creditori finalizzata alla precostituzione di un gruppo a priori assenziente - Abuso - Violazione del principio generale di buona fede - Uso deviato della facoltà che la legge riconosce al proponente il concordato
La creazione di una classe di creditori finalizzata alla precostituzione di un gruppo a priori assenziente (specie se si tratta di creditori che originariamente non avrebbero avuto diritto di voto) costituisce fattispecie ascrivibile all'abuso del diritto quale violazione del principio generale di buona fede, in quanto diretta ad un uso deviato della facoltà che la legge riconosce al debitore proponente il piano concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Articolo 160 L.F. - Deroga al principio della parità di trattamento dei creditori - Formazione delle classi - Destinazione di beni ad alcuni creditori soltanto - Illegittimità
Se è vero che l'articolo 160 legge fall., nella misura in cui consente un trattamento differenziato per le varie classi di creditori, comporta una deroga all'articolo 2741 c.c., è altrettanto vero che il prevedere una ripartizione percentualmente differenziata di un'unica massa attiva non significa destinare determinati beni esclusivamente ad alcuni creditori o secondo un meccanismo del tutto sovrapponibile a quello del privilegio ipotecario o speciale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Informazione dei creditori - Rilevanza - Modalità e momenti di espressione nell'ambito del procedimento di concordato
L'informazione dei creditori, la quale assume nella costruzione generale dell'istituto concordatario valore essenziale, giacché il voto dei creditori è idoneo a condizionare la minoranza dissenziente, può valere quale pilastro dello strumento a condizione che si tratti di un voto informato, trova plurime sedi di espressione nel procedimento di concordato; essa viene in primo luogo fornita dal proponente ed attuata mediante la trasmissione della proposta ai creditori da parte del commissario giudiziale secondo le indicazioni fornite dal tribunale quando pronuncia il provvedimento di ammissione; una successiva informazione "terza" viene poi assicurata dal commissario giudiziale nella relazione ex articolo 172 legge fall. ed una ulteriore informazione dei creditori può aver luogo in sede di adunanza ex articolo 175 legge fall., alla quale il proponente deve obbligatoriamente presenziare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Atti in frode - Nozione - Attività del proponente volta ad alterare la percezione dei creditori - Fatto scoperto dal commissario giudiziale - Significato - Fatto accertato dal commissario nella sua completezza e rilevanza
Gli atti di frode di cui all'articolo 173 legge fall. non sono costituiti da tutti gli interventi sul patrimonio del debitore; ciò che rileva è " solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio" (Appello Milano 29 giugno 2011, Appello Venezia 24 novembre 2011, Appello Torino 21 maggio 2013, in www.ilcaso.it), con la ulteriore precisazione che “nell'interpretazione letterale e sistematica del riferimento agli atti accertati dal commissario, l'art. 173, comma 1, legge fall. non esaurisce il suo contenuto precettivo nel richiamo al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma ben può ricomprendere il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati, e che quindi può dirsi "accertato" dal commissario, in quanto individuato nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente” (in motivazione Cass. n. 9050/2014).
(Nel caso di specie, il proponente aveva omesso di riferire dell'alienazione di un immobile di rilevante valore in data di poco precedente alla presentazione della domanda di concordato, omissione che oltre a privare i creditori di una somma rilevante, avrebbe potuto dar luogo ad azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Informazione dei creditori - Modalità - Chiarezza dell'esposizione - Semplice consegna della contabilità e di documentazione - Insufficienza
In tema di atti in frode ai creditori rilevanti per la revoca del concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173 legge fall., va precisato che l'obbligo di disclosure grava sul proponente il concordato e non sull'attestatore e che tale obbligo non può ritenersi assolto semplicemente perché la circostanza emerge dalla documentazione contabile della società, in quanto l'informazione dovuta ai creditori si basa su una chiara esposizione in ordine a circostanze rilevanti e non può di certo essere affidata alla semplice consegna delle scritture contabili e di documentazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Crediti contestati - Valutazione del tribunale - Accertamento - Esclusione - Facoltà di disporne l'esclusione ai fini del voto
Nell'ambito della procedura di concordato preventivo, il potere del tribunale in ordine ai crediti contestati non può esplicarsi in un accertamento degli stessi ma è limitato alla facoltà di disporre la esclusione del creditore dal voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Crediti contestati - Potere di accertamento del tribunale - Crediti muniti di titolo esecutivo - Esclusione
Nel concordato preventivo, le contestazioni in ordine ai crediti che possono essere prese in esame dal tribunale solo esclusivamente relative a quei crediti che non siano già provvisti di titolo esecutivo, crediti il cui definitivo accertamento compete al giudice investito della contestazione secondo le normali regole di competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Ammissione al voto dei crediti contestati - Credito accertato con sentenza di primo grado provvisoriamente esecutiva
Deve essere ammesso al voto del creditore il cui credito, pur contestato, sia stato accertato con sentenza di primo grado provvisoriamente esecutiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Causa concreta - Impossibilità di pagamento di una minima percentuale ai creditori chirografari - Revoca
Deve essere revocata ai sensi dell'articolo 173 legge fall. l'ammissione al concordato preventivo qualora emerga l'esistenza di un credito che impedisca una sia pur minima soddisfazione dei creditori chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Credito vantato dalla società controllante - Postergazione
Il fatto che il principale credito chirografario sia vantato dalla società che controlla quella ammessa alla procedura di concordato impone di considerare il credito della prima come credito da finanziamento suscettibile di postergazione a norma dell'articolo 2467 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Crediti postergati - Distinzione dei creditori chirografari - Necessità
Comporta la violazione delle regole di formazione delle classi dei creditori la proposta di concordato che collochi nell'unica classe di creditori chirografari anche il credito da finanziamento soci postergato ai sensi dell'articolo 2467 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Atti di frode ex articolo 173 legge fall. - Pagamento di un credito postergato del socio di un significativo credito di società partecipata - Mancanza di adeguata disclosure al fine di consentire l'espressione di un voto informato - Rilevanza
Il pagamento di crediti (nella specie, di un credito postergato del socio e di un significativo credito di società partecipata) nell'imminenza del deposito della domanda di concordato preventivo, che non siano adeguatamente giustificati alla luce della situazione economico finanziaria della debitrice nè dalla controprestazione, che non siano stati oggetto di adeguata disclosure da parte della debitrice al momento della presentazione della domanda di concordato o della formulazione della proposta ai creditori, costituiscono atti in frode ai creditori rilevanti ai sensi dell'articolo 173 legge fall., norma che sanziona non la meritevolezza del debitore, bensì l'abuso informativo, consistente nel non avere questi messo a disposizione dei creditori i dati che essi avrebbero potuto valutare ai fini dell'espressione del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 30 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Revoca - Omissioni informative dolose - Fattispecie
Va revocata l'ammissione al concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173 legge fall. nell'ipotesi in cui la proposta si presti a gravi censure sotto il profilo delle informazioni dovute ai creditori, soprattutto nel caso in cui i fatti idonei ad influire sul loro giudizio siano stati scoperti dal commissario giudiziale e la condotta omissiva presenti forti elementi indiziari di intenzionalità. (Nel caso di specie, le omissioni informative oggetto di indagine hanno riguardato: stipula di patti parasociali e conseguenti obblighi di indennizzo, impegno all'acquisto di pacchetto azionario, pignoramento di quote di partecipazioni societarie, l'accordo tra i soci di conversione dei finanziamenti in capitale sociale, modifiche al piano industriale). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 30 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Rinuncia alla domanda - Legittimazione ex art. 173 l.f. del pubblico ministero alla richiesta di fallimento - Caducazione
La rinuncia alla domanda di concordato fa venir meno la speciale legittimazione del pubblico ministero a presentare la richiesta di fallimento di cui all'articolo 173 legge fall., norma, questa, la quale presuppone la diversa fattispecie della pendenza della procedura concordataria e del procedimento di revoca dell'ammissione del debitore a detta procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca - Comunicazione al pubblico ministero - Legittimazione alla presentazione dell'istanza di fallimento - Esclusione
La comunicazione al pubblico ministero prevista dall'articolo 173, comma 2, legge fall., così come quella di cui all'articolo 161 legge fall. che il tribunale dispone senza alcun preventivo vaglio, non sono riconducibili alla segnalazione del giudice civile di cui all'art. 7 legge fall. che legittima il pubblico ministero alla presentazione della richiesta di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Irregolarità contabili pregresse – Rilevanza ai fini della revoca dell’ammissione ex art. 173 l. fall. – Esclusione – Condizioni – Esposizione corretta della situazione patrimoniale aggiornata – Sufficienza
Il tema relativo a presunte irregolarità contabili pregresse, ove non sia posta in discussione la completezza e veridicità della situazione economico-patrimoniale aggiornata al momento del deposito del piano concordatario ed ivi esposta, esula completamente dal tema della ‘frode ai creditori’ ex art. 173 l. fall. (sul punto cfr. Cass. 23 giugno 2011 n.13818).

La fattispecie di cui all’art. 173 l. fall. presuppone che il comportamento decettivo del debitore avvenga e perduri nell’ambito della proposta risultando a tal fine irrilevante che l’atto gestorio eventualmente negligente sia superato dal deposito e dalla offerta in visione ai creditori di una situazione aggiornata veritiera. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 27 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Compiti del perito attestatore – Ricerca di comportamenti o di situazioni suscettibili di responsabilità degli organi sociali – Esclusione
Il professionista attestatore, ferma l’esigenza di verificare ed attestare la veridicità dei dati aziendali, non ha tuttavia il dovere di spingersi ad analizzare fenomeni pregressi ed eventualmente comportanti la responsabilità degli organi amministrativi della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 27 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Compiti del Commissario Giudiziale – Novella dell’art. 172 l. fall. introdotta dal D.L. 83/2015 convertito nella L. 132/2015 – Obbligo di indicare le utilità delle azioni risarcitorie esperibili in caso di fallimento – Fattispecie integrante le previsioni rivelanti ex art. 173 l. fall. – Esclusione
Non è affatto chiaro che la modifica dell’art. 172 l. fall. operata dalla ‘miniriforma’ del 2015 incida su un evento rilevante ex art. 173 l. fall., posto che l’esigenza che il commissario giudiziale illustri comparativamente le utilità che una procedura fallimentare potrebbe apportare attraverso azioni risarcitorie e revocatorie, sembra giustificare un’esigenza di completezza informativa prodromica al più corretto esercizio del voto (che infatti con la riforma è necessariamente palese, se favorevole); ma non vale ex se ad introdurre un caso di frode che, sia pure a fronte di un oscillante dibattito, e ferma la eventuale configurabilità dell’abuso concordatario, presuppone un comportamento ‘scorretto’ del debitore nell’ambito interno del procedimento di concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 27 Ottobre 2015.


Postergazione - Crediti derivanti da forniture effettuate dal socio in periodo di squilibrio - Natura postergata - Sussistenza - Fattispecie
Ha natura postergata ex articolo 2467 c.c. il credito derivante da prestazioni di beni o di servizi effettuate dal socio in un periodo in cui la società versava in situazione di squilibrio finanziario, tanto che sarebbe stato ragionevole un conferimento, ovvero in una situazione di eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto.
(Nel caso di specie, i) le forniture che hanno dato origine al credito - che il tribunale ha ritenuto costituisse un finanziamento indiretto effettuato dai soci - erano state effettuate in un periodo in cui i soci avevano deliberato la messa in liquidazione della società, dando atto della perdita del capitale al di sotto del minimo di legge nonché di precedenti confronti informali sulla questione, ed avevano, inoltre, affittato d'azienda ad un terzo; oltre al fatto che le forniture erano quantitativamente di gran lunga superiori rispetto a quelle dell'anno precedente; ii) il piano prevedeva l'ipotesi alternativa dell'apporto di finanza esterna per l'ipotesi in cui al credito in questione fosse stata riconosciuta la natura postergata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Trasformazione da società di persone in società a responsabilità limitata in pendenza del procedimento prefallimentare - Apertura del concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 legge fall. - Convocazione del socio per la dichiarazione di fallimento in estensione - Esclusione
Nel caso in cui una società di persone (nella specie in accomandita semplice) si trasformi in società a responsabilità limitata in pendenza del procedimento per dichiarazione di fallimento e venga poi ammessa alla procedura di concordato preventivo, il tribunale non è tenuto a convocare il socio accomandatario, qualora questi sia già stato convocato in sede prefallimentare, nell'ambito del procedimento per la revoca del concordato e conseguente dichiarazione di fallimento ai sensi dell’art. 173, comma 2, legge fall., allo scopo di dichiarare il suo fallimento in estensione ex articolo 147 legge fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Ottobre 2015, n. 21487.


Concordato Preventivo – Atti in frode – Omissione di informativa circa l’avvenuta escussione di fideiussione prestate dalla debitrice in favore di terzi – Carattere decettivo dell’omissione – Rilevanza ex art. 173 l. fall. – Sussistenza – Indicazione nel piano del mero rilascio delle fideiussioni – Insufficienza
Costituisce atto in frode rilevante ex art. 173 l. fall. ai fini della revoca dell’ammissione alla procedura il fatto che la società debitrice abbia omesso di informare i creditori che in data precedente al deposito della proposta di concordato le fideiussioni prestate a favore degli Istituti Bancari a garanzia di obbligazioni di soggetti terzi, correttamente esposte, erano state già escusse per rilevanti importi.

Ciò che si imputa alla debitrice è infatti la mancata informazione del ceto creditorio di un dato sicuramente rilevante in sede di valutazione della proposta, essendo influente ai fini dell’esercizio del diritto di voto, conoscere le pretese creditorie già avanzate dalle banche a fronte di fideiussioni meramente indicate nel piano. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 13 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Mancanza dei presupposti di ammissibilità - Revoca ex articolo 173 l.f. - Mancata previsione di posta passiva - Fondo rischi - Mancata menzione nell'attestazione
Deve essere revocata, ai sensi dell'articolo 173 legge fall., indipendentemente dalla configurabilità di atti di frode, l'ammissione dell'impresa al concordato preventivo nell'ipotesi in cui il piano, a fronte di una possibile posta passiva di rilevante entità, non preveda un adeguato fondo rischi e l'attestazione di cui all'articolo 161 legge fall. non menzioni la pretesa (nel caso di specie erariale) all'origine della citata eventuale passività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 17 Settembre 2015.


Concordato preventivo – Vendita di bene compiuta dopo l’ammissione alla procedura senza autorizzazione ex art. 167 l. fall. – Prezzo congruo posto a disposizione degli organi della procedura – Qualificazione come atto in frode ex art. 173 l. fall. – Esclusione – Revoca dell’ammissione al concordato – Non sussiste
La vendita di un bene senza preventiva autorizzazione del giudice delegato ai sensi dell’art. 167 l. fall., a prezzo congruo ed acquisibile dagli organi della procedura, non integra gli estremi dell’atto in frode ex art. 173 l. fall. e non comporta quindi la revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo (cfr. Corte di Appello di Torino 15 luglio 2009, Fall., 2010, 248).

(Fattispecie in cui il Commissario Giudiziale, dopo l’ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo, riscontrava l’avvenuta vendita di un autocarro senza preventiva autorizzazione ex art. 167 l. fall., a prezzo superiore alla stima indicata nella proposta e nel piano, con il ricavato mantenuto a disposizione della procedura). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 17 Luglio 2015.


Concordato preventivo – Omessa informativa ai creditori dell’esistenza di causa passiva di usucapione avente ad oggetto un bene immobile di modesto valore economico – Qualificazione come atto in frode ex art. 173 l. fall. – Esclusione
Non integra atto in frode ex art. 173 l. fall., volto a condurre alla revoca dell’ammissione alla procedura di concordato, l’omessa informativa ai creditori dell’esistenza di un contenzioso civile avente ad oggetto la richiesta di pronuncia costitutiva di usucapione di un terreno di modesto valore economico, essendo detta omissione inidonea ad influire sulla genuina formazione del consenso dei creditori, sotto il profilo delle reali prospettive di soddisfacimento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 17 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Scadenza del termine di cui all'articolo 10 l.f. - Abuso dello strumento concordatario - Esclusione
La presentazione della domanda di concordato preventivo in prossimità della scadenza del termine di cui all'articolo 10 legge fall., oltre il quale non è più possibile dichiarare il fallimento, non è di per sé elemento sufficiente per configurare l'abuso dello strumento concordatario, tanto più quando nel ricorso sia espressa la volontà di assicurare il soddisfacimento concorsuale dei creditori con la liquidazione del patrimonio immobiliare.

È comunque ipotizzabile un’interpretazione ragionevole (costituzionalmente orientata al rispetto dell’art. 3 della Costituzione) del combinato disposto degli artt. 10 e 161 legge fall., secondo cui la presentazione dell’istanza di concordato, durante la pendenza del termine previsto dall’art. 10 legge fall., sospende il termine annuale per la dichiarazione di fallimento fino alla definizione della procedura di concordato, tenuto conto del rilievo che: 1) la finalità perseguita dall’art. 10 è realizzata anche dall’instaurazione nel termine annuale del procedimento di liquidazione concorsuale alternativo e prevalente rispetto alla dichiarazione di fallimento; 2) in caso contrario, l’evidenziata prevalenza generale del concordato rispetto al fallimento verrebbe meno, in assenza di un’espressa previsione derogatoria; 3) l’art. 162, comma 2, legge fall., nel prevedere la dichiarazione di fallimento all’esito del procedimento di concordato preventivo, non richiama l’art. 10. (Paola Cuzzocrea) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Omologa del Tribunale - Revoca da parte della Corte d'appello - Proposizione di ricorso per cassazione - Immediata esecutività - Esclusione - Obbligo per il Tribunale di dichiarare il fallimento - Esclusione - Coordinamento tra la procedura fallimentare e concordataria - Preferenza di quest'ultima
In caso di revoca dell'omologa del concordato preventivo, pronunciata dalla Corte d'appello su reclamo ex art. 182 l.fall., con rimessione degli atti al Tribunale per i provvedimenti di competenza, qualora la debitrice concordataria abbia impugnato il provvedimento della Corte d'appello con ricorso per Cassazione, il Tribunale non è obbligato a dichiarare il fallimento, dovendosi ritenere che la decisione resa in sede di reclamo non sia esecutiva sino al suo passaggio in giudicato. Per un verso, infatti, non è possibile formulare un principio di carattere generale vigente per tutti i procedimenti camerali quando si discute di efficacia dei provvedimenti ancora soggetti ad impugnazione; per altro verso, l'analisi della peculiare disciplina legale degli effetti del decreto di omologazione del concordato preventivo induce a considerare che gli effetti del rimedio impugnatorio debbano essere ricostruiti in analogia con quanto stabilito dalla giurisprudenza con riferimento alla revoca della sentenza dichiarativa di fallimento. L'equiparazione operata dall'art. 180 l.fall. tra gli effetti - provvisoriamente esecutivi - della decisione di omologa del concordato preventivo e quelli della sentenza dichiarativa di fallimento impone di confrontarsi con la giurisprudenza di Cassazione in materia di esecutività della decizione di revoca della sentenza di fallimento, assunta in sede di reclamo, ed induce a ritenere che la stessa ratio, ossia la tutela dei creditori (meglio realizzata dall'ipotesi concordataria in continuità, che, oltre ad essere stata accettata dalla maggioranza di essi, è per sua stessa natura più conveniente dell'ipotesi liquidatoria fallimentare), possa giustificare la non esecutività del provvedimento emesso dalla Corte d'appello fino alla definitività della decisione sul reclamo stesso.

La superiore conclusione non è revocata in dubbio dalla pronuncia delle Sez. Un. n. 9953/2015, ove si è affermato che, al verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l.fall., il fallimento dell'imprenditore può essere dichiarato, su istanza del creditore o del pubblico ministero, con sentenza contestuale al decreto di revoca-inammissibilità-insuccesso-diniego di omologa della procedura concordataria. A tali eventi non è infatti parificabile il rigetto dell'omologa ex art. 182 l.fall., sia perché in siffatta ipotesi è stato impugnato davanti alla Corte d'appello un decreto di omologazione che ha dato pieno ingresso alla procedura concordataria, e non vi ha, invece, posto fine; sia perché è impossibile una contestualità tra la decisione che pone fine alla procedura concordataria e la dichiarazione di fallimento, anzi affidate ad organi giudiziari distinti. La pendenza del ricorso per Cassazione, che mantiene in vita il procedimento di concordato preventivo, impone dunque un coordinamento con la parallela procedura pre-fallimentare affidato al Tribunale, il quale - tenuto conto della grande convenienza della proposta di concordato rispetto a quella liquidatoria, del fatto che i rapporti del liquidatore giudiziale danno conto di un'esecuzione del concordato conforme alla prognosi della proposta, del fatto che la dichiarazione di fallimento determinerebbe la morte del concordato anche nell'ipotesi in cui il ricorso per Cassazione venisse accolto, del fatto che nessun pregiudizio può derivare ai creditori o al fallito dall'attesa dell'esito del ricorso per Cassazione - ritiene di non avere la discrezionalità per aprire un fallimento, e pertanto non può che rigettare la richiesta di fallimento per improcedibilità. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto, 16 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Pagamenti non autorizzati di crediti anteriori al ricorso - Impegno alle ripristino delle somme erogate - Integrazione della relazione di attestazione a fronte della modifica delle condizioni di fattibilità
Nell'ipotesi in cui il debitore ammesso al concordato preventivo effettui pagamenti non autorizzati di debiti anteriori alla presentazione del ricorso, è possibile soprassedere alla immediata apertura del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato ex art. 173 L.F. qualora, dopo aver fornito le proprie giustificazioni, il debitore si impegni ad effettuare, prima della adunanza dei creditori, il ripristino delle somme erogate e depositi un'integrazione dell'attestazione per far fronte alla conseguente modifica delle condizioni di fattibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 13 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Revoca - Omessa informazione sulla rinuncia ad azione risarcitoria nei confronti degli ex amministratori - Prescrizione - Natura decettiva - Sussistenza
Il silenzio, tenuto dal debitore concordatario, in ordine all'adozione di una delibera di rinuncia ad intraprendere un'azione giudiziaria nei confronti degli ex amministratori costituisce omissione con portata decettiva rilevante per la revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173 legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Luglio 2015.


Finanziamenti dei soci - Postergazione - Eccessivo squilibrio dell'indebitamento - Situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento - Indagine - Criteri - Patrimonio netto rettificato
E nel patrimonio netto rettificato e rivalutato, più che nei meri dati di bilancio, che va ricercato il senso delle nozioni di eccessivo squilibrio usata dal legislatore, posto che è in tali poste rettificate che risiede la garanzia per i creditori terzi di vedere soddisfatte le proprie ragioni in sede di liquidazione, tenuto conto che trattasi di una stima della reale consistenza patrimoniale nota a qualsiasi intermediario finanziario impegnato in una valutazione della solidità patrimoniale della società in sede di istruttoria del fido; con la precisazione che la stima non può limitarsi ad una disamina statica, ma deve porsi anche in un'ottica liquidatoria futura (essendo la norma rivolta alla tutela dei creditori terzi rispetto ai creditori soci), dovendosi quindi valutare anche, su un ragionevole orizzonte temporale, se l'impresa possa prospetticamente operare in condizioni di equilibrio economico finanziario, venendo meno le quali anche l'attuale equilibrio potrebbe apparire del tutto effimero ed apparente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Luglio 2015.


Finanziamenti dei soci - Postergazione - Predisposizione del piano concordatario - Differenziazione rispetto ai creditori chirografari - Creazione di apposita classe - Necessità
Il creditore postergato non può essere inserito nel piano di concordato di cui facciano parte anche altri creditori chirografari in posizione indifferenziata rispetto ad essi, ossia senza che il postergato venga inserito in apposita classe che ne preveda e rispetti il trattamento disomogeneo rispetto agli altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Creditori postergati - Trattamento - Divieto di alterazione delle cause legittime di prelazione
È illegittima una proposta di concordato che destini parte delle risorse dell'attivo concordatario al pagamento dei creditori postergati in danno dei chirografari, senza che un'eventuale approvazione maggioritaria della stessa, con o senza classi, possa valere a sanare il vulnus all'articolo 2467 c.c., traducendosi una tale proposta in una violazione del disposto dell'articolo 160, comma 2, legge fall, a mente del quale in nessun caso il trattamento stabilito per ciascuna classe può avere l'effetto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione, disposizione nella quale ben può farsi rientrare l'articolo 2467 c.c., inteso come una forma di privilegio in negativo o anti-privilegio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Concordato con riserva - Affidamento di incarichi professionali - Predisposizione della domanda di concordato e del piano - Atti di ordinaria amministrazione - Autorizzazione - Necessità - Esclusione
Tra gli atti di gestione ordinaria che l'impresa, ai sensi dell'articolo 161, comma 7, L.F. può compiere senza autorizzazione alcuna da parte del tribunale, rientra anche l'affidamento di incarichi professionali, purché connotati dai requisiti di pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità perseguite dall'impresa stessa, come la messa a punto della proposta concordataria e del piano ed il soddisfacimento di indefettibili esigenze amministrative. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Giugno 2015.


Revoca del concordato preventivo ex articolo 173 L.F. - Illegittimità dei pagamenti tramite bonifici ordinati prima della domanda di concordato ma eseguiti successivamente
I pagamenti di crediti anteriori ordinati con bonifico precedentemente alla data di pubblicazione del ricorso nel registro imprese ovvero effettuati tramite addebito automatico RID costituiscono atti rilevanti ai fini della revoca della procedura qualora siano ricevuti dal beneficiario dopo l’inizio della procedura, poiché il pagamento di un debito concordatario, quale adempimento di una obbligazione pecuniaria, rileva quale fatto estintivo del credito e, dunque, nel momento in cui è ricevuto dal destinatario, rimanendo del tutto irrilevante il momento dell’ordine di pagamento. Non si procede tuttavia alla revoca qualora sia intervenuto il riaccredito a favore della società in concordato delle somme indebitamente corrisposte a terzi. (Pier Giorgio Cecchini) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 18 Giugno 2015.


Revoca del concordato preventivo ex articolo 173 L.F. - Legittimità dei pagamenti tramite assegni emessi prima della domanda di concordato anche se incassati successivamente
I pagamenti di crediti anteriori effettuati con assegni emessi precedentemente alla data di pubblicazione del ricorso nel registro imprese non costituiscono atti rilevanti ai fini della revoca della procedura quand’anche l'incasso dei titoli sia avvenuto dopo l'inizio della procedura, in quanto gli assegni costituiscono mezzi di pagamento. (Pier Giorgio Cecchini) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 18 Giugno 2015.


Concordato preventivo - Atti in frode - Mancata indicazione di un credito successivamente prescritto - Irrilevanza - Fattispecie
Deve escludersi che sia ravvisabile un atto in frode, rilevante per la revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173 legge fall., nella mancata indicazione da parte degli amministratori di un credito qualora la condotta da loro posta in essere non avrebbe potuto avere alcuna incidenza sulla esigenza di garantire ai creditori una scelta consapevole di adesione alla proposta di concordato, sia perché, laddove non prescritto, il credito sarebbe comunque rientrato nell’attivo oggetto di cessione secondo la proposta, sia perché, essendosi comunque detto credito prescritto prima della concreta possibilità di dichiarare il fallimento, esso non avrebbe potuto essere riscosso ed entrare a far parte della massa attiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 17 Giugno 2015.


Concordato preventivo - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori - Esiguità degli importi e pronta ricostituzione - Revoca del procedimento - Esclusione
L'esiguità degli importi utilizzati per il pagamento non autorizzato di crediti anteriori al deposito della domanda di concordato unitamente alla loro pronta ricostituzione consentono di ritenere insussistenti l'elemento soggettivo e l'evento dannoso che giustificano la revoca del procedimento di concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 26 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo - Dichiarabilità del fallimento - Esaurimento della procedura di concordato - Necessità
In pendenza di un procedimento di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, il fallimento dell'imprenditore, su istanza di un creditore o su richiesta del pubblico ministero, può essere dichiarato soltanto quando ricorrono gli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l. fall. e cioè, rispettivamente, quando la domanda di concordato sia stata dichiarata inammissibile, quando sia stata revocata l'ammissione alla procedura, quando la proposta di concordato non sia stata approvata e quando, all'esito del giudizio di omologazione, sia stato respinto il concordato; la dichiarazione di fallimento, peraltro, non sussistendo un rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le procedure, non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell'esito negativo del concordato preventivo. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo ordinario o con riserva - Improcedibilità del procedimento prefallimentare - Esclusione - Impedimento temporaneo alla dichiarabilità del fallimento - Dichiarazione di rigetto - Ammissibilità
La pendenza di una domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, non rende improcedibile il procedimento prefallimentare iniziato su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, né ne consente la sospensione, ma impedisce temporaneamente soltanto la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dagli arti. 162, 173, 179 e 180 I. fall.; il procedimento, pertanto, può essere istruito e può concludersi con un decreto di rigetto. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Domanda presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa ma con lo scopo di differire la dichiarazione di fallimento - Abuso del processo - Inammissibilità
La domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile in quanto integra gli estremi di un abuso del processo, che ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo - Dichiarabilità del fallimento - Esaurimento della procedura di concordato - Necessità
In pendenza di un procedimento di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, il fallimento dell'imprenditore, su istanza di un creditore o su richiesta del pubblico ministero, può essere dichiarato soltanto quando ricorrono gli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 I. fall. e cioè, rispettivamente, quando la domanda di concordato sia stata dichiarata inammissibile, quando sia stata revocata l'ammissione alla procedura, quando la proposta di concordato non sia stata approvata e quando/ all'esito del giudizio di omologazione, sia stato respinto il concordato; la dichiarazione di fallimento, peraltro, non sussistendo un rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le procedure, non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell'esito negativo del concordato preventivo. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo ordinario o con riserva - Improcedibilità del procedimento prefallimentare - Esclusione - Impedimento temporaneo alla dichiarabilità del fallimento - Dichiarazione di rigetto - Ammissibilità
La pendenza di una domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, non rende improcedibile il procedimento prefallimentare iniziato su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, né ne consente la sospensione, ma impedisce temporaneamente soltanto la dichiarazione di fallimento sino ai verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 1. fall.; il procedimento, pertanto, può essere istruito e può concludersi con un decreto di rigetto. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Domanda presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa ma con lo scopo di differire la dichiarazione di fallimento - Abuso del processo - Inammissibilità
La domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile in quanto integra gli estremi di un abuso del processo, che ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Azione di responsabilità sociale - Occultamento del potenziale attivo che ne potrebbe derivare - Occultamento - Esclusione
L'attivo potenziale che potrebbe derivare dall'esercizio dell'azione di responsabilità sociale non può essere oggetto di occultamento, considerata l'assenza del previo accertamento di un danno effettivo che ne determini profili di concretezza di cui qualsiasi attivo, per essere oggetto di occultamento, deve essere connotato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 30 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Azione di responsabilità - Accertamento del commissario giudiziale - Valutazione di convenienza riservata ai creditori
Rientra fra i compiti primari e fondamentali del commissario giudiziale quello di evidenziare in modo analitico e chiaro le eventuali responsabilità in capo ad amministratori, sindaci e revisori della società in concordato per violazione di norme inerenti le rispettive cariche; ciò al fine di rendere edotti i creditori di tutti i fatti rilevanti per consentire loro l'espressione di un voto consapevole, anche con riferimento alle diverse discipline che regolano le azioni di responsabilità verso gli organi sociali nel concordato preventivo da un lato e nel fallimento dall'altro. Ne consegue che il mancato avvio di una azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, o la semplice omissione di notizie su possibili loro responsabilità, non costituisce, una legittima causa di interruzione della procedura ai sensi dell'articolo 173 L.F., in quanto spetterà ai creditori esprimersi sulla convenienza della proposta formulata dal debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 30 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Modifiche tardive al piano - Incidenza sui tempi di liquidazione e sulla sua fruttuosità e quindi sulla fattibilità economica del concordato - Rilevanza - Necessità della valutazione dei creditori - Insufficienza della relazione predisposta dal commissario giudiziale - Aggiornamento della relazione dell'attestatore - Necessità
Le variazioni del piano concordatario le quali, pur non comportando un mutamento della percentuale di soddisfacimento offerta ai creditori, attengono alle modalità di attuazione del piano concordatario incidendo non solo sui tempi della liquidazione, ma anche sulla fruttuosità della stessa, e quindi sulla fattibilità economica del concordato, non possono considerarsi indifferenti per i creditori, i quali devono essere adeguatamente ragguagliati in ordine alle prospettive temporali ed economiche di realizzazione del piano, per la cui valutazione non può ritenersi sufficiente la relazione predisposta dal commissario giudiziale, essendo, invece, necessario un aggiornamento della relazione redatta ai sensi dell'articolo 161, comma 3, L.F. dal professionista attestatore designato dal debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Modifiche tardive alla proposta - Trasformazione del piano - Revoca della proposta originaria
Le modifiche alla proposta di concordato apportate dal debitore dopo il compimento delle operazioni di voto che siano di portata non trascurabile e che implicano una trasformazione del piano, configurano una revoca della proposta originaria la quale, benché approvata dai creditori, non può essere posta a base del provvedimento di omologazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Carenze informative - Esposizione di dati sulla correttezza delle precedenti gestioni - Esistenza di atti di frode - Compito dell'attestatore - Limiti
Con riferimento ad eventuali carenze informative nella predisposizione della domanda di concordato e del piano, va precisato che non spetta all'attestatore predisporre dati sulla correttezza delle precedenti gestioni, sull'esistenza di atti di frode rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F. o su eventuali azioni revocatorie o risarcitorie esercitabili, a meno che le stesse non siano esposte come parte integrante del piano. Tali aspetti dovranno, infatti, essere oggetto delle indagini del commissario giudiziale e della sua relazione ex articolo 172 L.F., onde consentire ai creditori di valutare quali possono essere gli scenari alternativi all'approvazione del concordato ed i loro effetti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Pagamenti eseguiti in favore dei professionisti dopo il deposito del concordato in bianco - Prededucibilità - Autorizzazione - Necessità - Violazione - Conseguenze
I pagamenti eseguiti in favore dei professionisti dopo il deposito del ricorso per concordato “in bianco” non possono ritenersi prededucibili sino alla definitiva ammissione della società alla procedura di concordato preventivo.

I pagamenti di crediti professionali incaricati di predisporre il piano concordatario sono soggetti ad autorizzazione.

L'atto posto in essere  prima della ammissione alla procedura costituisce atto di straordinaria amministrazione, illegittimo e, pertanto, rilevante ex art. 173 legge fallimentare.

Il riconoscimento della prededucibilità dei crediti dei professionisti che hanno redatto il piano di concordato preventivo è subordinato alla effettiva funzionalità della prestazione per la procedura concorsuale in quanto il fine a cui è rivolta la procedura concorsuale è il recupero aziendale ma anche la soddisfazione dei creditori.

E' inammissibile il concordato laddove siano stati eseguiti, senza autorizzazione, pagamenti a favore dei professionisti incaricati di predisporre il piano concordatario (pagamento eseguito tra il periodo di presentazione della domanda di concordato in bianco e deposito del piano e del progetto) trattandosi di atti in frode e quindi illegittimi. (Arturo Pardi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 15 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Presupposto di ammissibilità della proposta - Soggezione al controllo del giudice a prescindere dalla attestazione del professionista - Sussistenza - Contenuti - Sindacato sulla compatibilità del piano con norme inderogabili (fattibilità giuridica) - Sussistenza piena e incondizionata - Sindacato sulla concreta realizzabilità del piano (fattibilità economica) - Limiti - Assoluta e manifesta inettitudine del piano al perseguimento degli obbiettivi prefissati - Superamento della crisi mediante una minimale soddisfazione dei creditori chirografari in tempi ragionevoli - Necessità

Concordato preventivo - Attestazione del professionista sulla fattibilità della proposta - Controllo di legittimità del giudice - Sussistenza - Controllo giudiziale di merito sulle probabilità di successo del piano e sui rischi inerenti - Insussistenza - Spettanza ai creditori - Controllo del giudice  sulla completezza e correttezza dell'informazione dei creditori ai fini del voto - Sussistenza

La fattibilità del piano è uno dei presupposti di ammissibilità della proposta di concordato preventivo, sulla cui esistenza il giudice è tenuto a pronunciarsi, a prescindere dalle valutazioni espresse al riguardo dal professionista designato dal debitore. Tale sindacato non incontra limiti con riguardo alla cosiddetta fattibilità giuridica - intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili - mentre ai fini della cosiddetta fattibilità economica - intesa come concreta realizzabilità del piano - esso resta circoscritto al riscontro dell'eventuale manifesta ed assoluta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi in concreto prefissati, in relazione alle modalità indicate dal proponente per il superamento della crisi, mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari, in tempi ragionevoli. (Paola Vella) (riproduzione riservata)

Il dovere del giudice di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato non resta escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano e la sua convenienza, tenuto conto dei rischi inerenti. A tal fine il giudice è però chiamato a verificare la completezza ed affidabilità dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato ed i documenti ad essa allegati, per assicurare una consapevole espressione del loro voto. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto manifestamente inadeguata la relazione del professionista che non consentiva di individuare l'attivo ricavabile in caso di liquidazione, a causa di una estrema prudenza nelle valutazioni, di una stima solo atomistica dei beni, piuttosto che del complesso aziendale funzionante, ed infine della mancanza di qualsivoglia riferimento alla possibilità di esperire eventuali azioni risarcitorie o revocatorie). (Paola Vella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015, n. 5107.


Concordato preventivo - Attestazione del professionista sulla fattibilità della proposta - Controllo di legittimità del giudice - Sussistenza - Controllo giudiziale di merito sulle probabilità di successo del piano e sui rischi inerenti - Insussistenza - Spettanza ai creditori - Controllo del giudice sulla completezza e correttezza dell'informazione dei creditori ai fini del voto - Sussistenza
Il dovere del giudice di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato non resta escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano e la sua convenienza, tenuto conto dei rischi inerenti. A tal fine il giudice è però chiamato a verificare la completezza ed affidabilità dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato ed i documenti ad essa allegati, per assicurare una consapevole espressione del loro voto. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto manifestamente inadeguata la relazione del professionista che non consentiva di individuare l'attivo ricavabile in caso di liquidazione, a causa di una estrema prudenza nelle valutazioni, di una stima solo atomistica dei beni, piuttosto che del complesso aziendale funzionante, ed infine della mancanza di qualsivoglia riferimento alla possibilità di esperire eventuali azioni risarcitorie o revocatorie). (Paola Vella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Azione di responsabilità promossa dal creditore nei confronti degli amministratori e dei sindaci di società sottoposta a concordato preventivo con cessione dei beni - Ammissibilità - Natura giuridica autonoma e non surrogatoria dell’azione - Legittimazione attiva del creditore sociale e non del Commissario giudiziale o del Liquidatore

Rito societario - Mutamento in rito ordinario a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n 71 del 2008 - Preclusioni e decadenze già maturate interpretazione

Non è improcedibile o inammissibile l’azione di responsabilità promossa dal singolo creditore di una società ammessa alla procedura concorsuale del concordato preventivo con cessione dei beni non essendo di ciò impeditiva la previsione di cui all’art 184 L.Fall. che disciplina l’effetto vincolante esdebitatorio del concordato preventivo nei confronti di tutti i creditori. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

L’azione di responsabilità non altera la par condicio creditorum in quanto ha finalità risarcitorie solo nei riguardi del singolo amministratore soggetto distinto dalla società e privo di poteri di rivalsa nei confronti della stessa. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

L’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo non implica un giudizio di meritevolezza dell’operato dei singoli amministratori come si desume anche dalla previsione di cui all’art 173 L.Fall. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

Il vincolo derivante dal concordato preventivo non fa venir meno la qualità di creditore della società del singolo creditore come si desume dalla previsione dell’ultima parte dell’art 184 L.Fall. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

L’azione di cui all’art 2394 c.c. ha natura autonoma e non surrogatoria rispetto all’azione prevista dagli artt 2392 e 2393 c.c. e pertanto, l’instaurazione della procedura di concordato preventivo non determina la carenza di interesse in capo al singolo creditore;
L’azione di responsabilità di cui all’art 2394 c.c. può essere esperita dal singolo creditore ai sensi della previsione di cui all’art 2394 bis c.c. non comportando la procedura la perdita della capacità processuale in capo agli organi sociali in favore del Commissario Giudiziale ovvero del Liquidatore. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

A seguito della pronuncia della sentenza n 71 del 2008 della Corte Costituzionale in presenza di cause connesse ordinarie con altre sottoposte al rito societario il procedimento prosegue per tutte nelle forme del rito ordinario salve le decadenze e le preclusioni maturate, intendendosi per tali quelle già verificatesi con riguardo al giudizio nel quale prosegue il procedimento. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi di sentenza non definitiva che abbia deciso rigettandole solo questioni preliminari senza concessione dei termini di cui all’art 183 comma VI c.p.c. il Giudice al quale viene rimesso il giudizio ha l’obbligo e non la facoltà di concederli se richiesto dalle parti ancora all’udienza di precisazione delle conclusioni. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 12 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Natura decettiva della domanda - Completa ricostruzione dei rapporti negoziali relativi alle posizioni creditorie erroneamente individuate - Omessa o falsa rappresentazione dei dati aziendali - Esclusione
Ciò che connota la natura decettiva della domanda di concordato (e che ne determina l'inammissibilità per difetto dei requisiti di cui all'articolo 161, comma 1, lett. a e b L.F. è l'omessa o la falsa rappresentazione dei dati aziendali sui quali si fondano la relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa, l'analisi e la stima delle attività e la formazione dell'elenco nominativo dei creditori. Per converso, nessuna valenza decettiva può configurarsi qualora il piano concordatario presenti un'esatta ricognizione di tali dati che sia comprensiva della completa ricostruzione dei rapporti negoziali dai quali scaturiscono le posizioni creditorie, ivi comprese quelle che siano state, in ipotesi, erroneamente individuate come tali; in tal caso, infatti, la proposta contiene tutte le informazioni necessarie affinché gli altri creditori che ne sono destinatari possano verificare la correttezza dell'effettiva convenienza ed esprimere una consapevole e regolare accettazione della stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Legittimazione del pubblico ministero all'istanza di fallimento - Presupposti
La legittimazione del pubblico ministero a proporre istanza di fallimento nell'ambito del procedimento di concordato preventivo può ritenersi sussistente solamente in presenza di una domanda di concordato ritenuta inammissibile (art. 162 L.F.), di una procedura di concordato preventivo revocata (art. 173 L.F.), non approvata (art. 179 L.F.) o non omologata (art. 180 L.F.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 10 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Legittimazione del pubblico ministero alla richiesta di fallimento - Ipotesi previste dall'articolo 173 L.F. - Distinzione rispetto alla legittimazione di cui all'articolo 7 L.F.
La legittimazione del pubblico ministero alla richiesta di fallimento nell'ambito delle ipotesi contemplate dall'articolo 173 L.F. non è riconducibile a quella prevista dall'articolo 7 L.F. (Cass. n. 4209/2012). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 10 Dicembre 2014.


Fallimento - Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. - Reclamo ex art. 26 l. fall. - Ammissibilità - Esclusione - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti
Il decreto di revoca dell'ammissione al concordato preventivo non è autonomamente reclamabile - in analogia con quanto previsto, rispettivamente, dagli artt. 162, secondo comma, in caso di mancata ammissione alla procedura, e 179, primo comma, legge fall., per la mancata approvazione del concordato da parte dei creditori - ogni qualvolta ad esso non faccia seguito la dichiarazione di fallimento, trattandosi di decisione priva di contenuto intrinsecamente decisorio, attesa la proponibilità di una nuova proposta di concordato; detto decreto peraltro può essere impugnato con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. quando, essendo fondato sull'insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi per l'accesso alla procedura o sul difetto di giurisdizione, abbia carattere decisorio. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 17 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode compiuti dal debitore prima del deposito della domanda - Conseguenze
La scoperta di eventuali atti di frode compiuti dal debitore prima del deposito della domanda di concordato impedisce l'apertura del concordato stesso e, se scoperti successivamente, ne determina la revoca ai sensi dell'articolo 173 L.F. o il diniego dell'omologa ai sensi dell'articolo 180 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 04 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Omessa dichiarazione del compimento di atti pregiudizievoli per i creditori - Atto di frode
Il silenzio nella formulazione del piano e della proposta di concordato preventivo in ordine alla appropriazione, avvenuta prima del deposito della domanda, di una ingente somma di denaro costituisce atto di frode ai sensi dell'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 04 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 L.F. - Procedimento - Diritto di difesa del debitore - Applicazione “in quanto compatibili” delle forme previste dall’articolo 15 L.F. - Possibili sbocco del procedimento nella richiesta di fallimento - Eventualità nota al debitore sin dal momento della presentazione della domanda di concordato
Il principio secondo il quale il sub procedimento per la revoca del concordato preventivo previsto dall’articolo 173 L.F. si svolge nelle forme di cui all’articolo 15 L.F. deve intendersi nei limiti della compatibilità con le norme del procedimento di concordato, nell’ambito del quale il debitore ha già formalizzato il rapporto processuale innanzi al tribunale e dove il creditore ed il pubblico ministero possono formulare istanza di fallimento direttamente all’udienza fissata per la revoca dell’ammissione. In sostanza, dopo l’ammissione del debitore al concordato preventivo, deve ritenersi già instaurato il rapporto processuale tra il debitore ed il tribunale ed è nell’ambito di tale rapporto che si apre il sub procedimento di cui all’articolo 173, il cui eventuale sbocco nella dichiarazione di fallimento deve ritenersi noto al debitore sin dal momento della proposizione della domanda di concordato. In questo senso depone la possibilità, prevista dall’articolo 173, comma 2, che l’istanza di fallimento sia proposta in occasione dell’udienza. Pertanto, ove all’udienza fissata ai sensi dell’articolo 173, comma 2, venga proposta istanza di fallimento, potrà tutt’al più essere concesso al debitore che lo richieda un termine a difesa, in analogia con quanto previsto dall’articolo 15, comma 4, soprattutto nel caso in cui la domanda di concordato è stata proposta deducendo uno stato di crisi e non di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Nozione - Occultamento del patrimonio - Alterazione della percezione dei creditori
Gli atti in frode di cui all'articolo 173 L.F. sono individuabili in ogni attività posta in essere dal proponente il concordato allo scopo di occultare il patrimonio, in modo da alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore, influenzando il loro giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Atti scoperti dal commissario giudiziale - Estensione della nozione al fatto non adeguatamente esposto nella proposta e dei suoi allegati
Il richiamo al fatto scoperto dal commissario giudiziale contenuto nell'articolo 173, comma 1, L.F. non si riferisce soltanto al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma può comprendere anche il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati e che può dirsi "accertato" dal commissario giudiziale, in quanto individuato, nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente (Cass. 9050/2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Rilevanza - Tutela dell'interesse pubblico - Informazione dei creditori prima del voto - Irrilevanza - Inaffidabilità del debitore quale ostacolo all'ulteriore svolgimento della procedura
Non è condivisibile l'opinione secondo la quale la sanzione della revoca del concordato come conseguenza di una condotta che incida sul diritto all'informazione dei creditori non opererebbe nell'ipotesi in cui le circostanze omesse emergano prima del voto, in quanto l'intervento del commissario giudiziale consentirebbe di ripristinare il loro diritto alla completa informazione. Le condotte cosiddette frodatorie, secondo la previsione dell'articolo 173 L.F., in quanto idonee ad alterare la corretta informazione ai creditori, sono, infatti, astrattamente idonee ad assumere rilievo addirittura nella fase di concordato "in bianco", prima ancora che il proponente abbia compiutamente esposto ai creditori la propria proposta di concordato ed il piano funzionale alla sua realizzazione. La questione della revocabilità del concordato non può, pertanto, essere risolta con l'applicazione di principi meramente privatistici, per cui il voto dei creditori successivo ai chiarimenti del commissario giudiziale varrebbe a risolvere qualsiasi originaria asimmetria informativa. Si tratta di un tema ove vengono in rilievo principi anche di natura pubblicistica, per cui deve di necessità concludersi che il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato articolo 173, individuando in essi una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile allo svolgimento ulteriore della procedura. Cosicché l'accertamento ad opera del commissario giudiziale di atti di occultamento o dissimulazione dell'attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più crediti, dell'esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore determina la revoca dell'ammissione al concordato, a norma dell'articolo 173 L.F., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell'ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell'accertamento (Cass. 14552/2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Esposizione dell'attivo - Informazione dei creditori - Azione di responsabilità - Rilevanza
La possibilità di esperire azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore della società, nonché dell'esperto contabile che abbia negligentemente redatto la perizia in sede di trasformazione da società di persone a società a responsabilità limitata, costituiscono voci attive del patrimonio del debitore che debbono essere indicate nel piano concordatario, in quanto idonee ad influire sul giudizio dei creditori e ad influenzarne il voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Trasformazione di società di persone in società a responsabilità limitata - Atti in frode
Costituisce atto in frode ai creditori ai sensi dell'articolo 173, comma 3, L.F. l'utilizzo dello strumento del concordato preventivo nell'ambito di un disegno articolato ed attuato mediante una serie di atti posti in essere con lo scopo di traghettare i soci della società di persone oltre la linea della propria responsabilità personale. (Nel caso di specie, era stata posta in essere una trasformazione della società in nome collettivo in società a responsabilità limitata e la perizia resa dall'esperto contabile in sede di trasformazione aveva sopravvalutato un bene immobile, i crediti ed il magazzino). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato "in bianco" - Tutela della garanzia patrimoniale nella fase preconcordataria - Applicazione dell'articolo 173 L.F.
La soluzione che consente di presidiare il principio della garanzia patrimoniale di cui all'articolo 2740 c.c. nella fase preconcordataria che intercorre tra la domanda di concordato "in bianco" di cui all'articolo 161, comma 6, L.F. e il deposito del piano deve essere individuata nella possibilità di inquadramento della gestione nel novero delle condotte che, in quanto sussumibili nell'articolo 173 L.F., determinano l'immediato arresto della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Altri atti di frode - Rilevanza - Causazione o aggravamento della crisi
Il criterio per selezionare la rilevanza degli "altri atti di frode" menzionati dall'articolo 173 L.F. non può che dipendere dall'impatto che la condotta abbia avuto sulla causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa, per cui non vi è dubbio che una condotta di sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori abbia rilievo interruttivo della procedura quando risulti che detta condotta abbia aggravato la crisi è diminuito in misura rilevante l'attivo a disposizione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Obblighi informativi del proponente - Pendenza di azione di responsabilità ex artt. 2394 c.c. e 2407 c.c. - Omissione - Atto in frode ex art. 173 l. fall.
Rientra negli obblighi informativi che incombono sulla società proponente il concordato - la cui violazione integra atto in frode ex art. 173 l. fall. - l’informazione circa la pendenza di un’azione di responsabilità ex art. 2394 c.c. e 2407 c.c. promossa da un creditore a carico degli amministratori della stessa, tenuto conto che in caso di fallimento il curatore potrebbe agire a favore della massa facendo valere le medesime ragioni di responsabilità nei confronti degli organi sociali, con prospettive di possibile recupero di attivo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 08 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Condotte poste in essere anteriormente al ricorso - Rilevanza - Impatto delle condotte sulla causazione e sull'entità della crisi - Fattispecie
Ai fini della revoca dell'ammissione al concordato preventivo, nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 173, comma 3, L.F. possono essere valutati anche comportamenti posti in essere prima della presentazione del ricorso, anche con riserva, ed il criterio per valutare la rilevanza degli atti di frode non può che dipendere dall'impatto che la condotta abbia avuto sulla causazione della crisi e sull'entità della medesima. (Nel caso di specie, è stata revocata la procedura di concordato, e successivamente dichiarato il fallimento, a causa del compimento di atti in frode costituiti da distrazione di liquidità e crediti, dal compimento di atti di straordinaria amministrazione non autorizzati, dalla emissione di ricevute bancarie per operazioni inesistenti, sopravvalutazione di rimanenze di esercizio, pagamenti di crediti anteriori ed anche in considerazione delle modalità decettive ed con le quali dette condotte sono state esposte della domanda di concordato e nel piano). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio, 02 Ottobre 2014.


Revoca del concordato - Istanza di revoca - Rigetto - Reclamabilità del provvedimento di rigetto - Esclusione
Il decreto di cui all’articolo 173 L.F., con il quale viene rigettata la richiesta di revoca del concordato, non è autonomamente reclamabile, atteso il carattere meramente ordinatorio del provvedimento, il quale non provvede sulla revoca e non implica, pertanto, alcuna decisione in ordine alla omologazione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bari, 30 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori - Atto in frode - Rilevanza della buona fede - Esclusione
Il pagamento di crediti anteriori al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dalla legge costituisce atto in frode ai creditori, rilevante ai fini di cui all’articolo 173 L.F. indipendentemente dall’indagine sull’elemento psicologico dell’eventuale buona fede nell’esecuzione dei pagamenti, in quanto il legislatore ha ritenuto che nei pagamento di un credito pregresso sia implicita la frode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 18 Settembre 2014.


Concordato con continuità aziendale - Cessazione dell’attività di impresa - Revoca del concordato ai sensi dell’articolo 173 L.F.
Nel concordato con continuità aziendale, così come in quello di natura mista che preveda anche la liquidazione di determinati cespiti, l’eventuale cessazione dell’attività di impresa determina un nuovo caso di revoca ex art. 173 l.f., della procedura che, fatta salva l’ipotesi della modifica della proposta o del piano di concordato, non corrisponderebbe più alla sua funzione ed al tipo legale oggetto di specifica disciplina. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Concordato con riserva - Preesistente procedimento per dichiarazione di fallimento - Inammissibilità della domanda di concordato - Presentazione di seconda domanda di concordato - Inammissibilità
Quando il procedimento di concordato aperto con la domanda c.d. in bianco si sia innestato su un procedimento prefallimentare preesistente, dalla inammissibilità o improcedibilità della domanda di concordato non può che discendere la necessità di valutare immediatamente la fondatezza del ricorso di fallimento, il quale non può subire un’ulteriore sospensione anche nel caso in cui sia stata nel frattempo presentata una nuova e diversa domanda di concordato preventivo la quale deve, pertanto, ritenersi inammissibile sino a che il precedente procedimento concordatario sia stato definito con una pronuncia che non comprenda la dichiarazione di fallimento della società ma che ne disponga il ritorno in bonis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Stima del patrimonio ceduto i creditori - Destinazione dell’eccedenza a creditori diversi a quelli imposti dall’ordine delle cause di prelazione - Inammissibilità
L’indicazione di un valore di mercato attestato dal professionista non autorizza il debitore che cede ai creditori il proprio patrimonio a destinare eventuali risorse aggiuntive a creditori diversi da quelli che vanno soddisfatti prioritariamente, secondo l’ordine di cui agli articoli 2751 e seguenti c.c.; se, infatti, così non fosse, anche nelle proposte concordatarie che sono caratterizzate dalla previsione della cessione dei beni senza indicazione del soggetto acquirente (soggetto che deve quindi essere necessariamente individuato tramite una procedura competitiva attraverso i principi che governano le vendite in sede fallimentare), si finirebbe per qualificare come c.d. finanza nuova quella parte di prezzo integrante un quid pluris rispetto al valore stimato dall’attestatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Informazioni ai creditori - Entità e natura del passivo - Documentazione allegata alla proposta - Relazione del commissario giudiziale - Ammissione provvisoria dei crediti ai fini del voto
L’informazione ai creditori sull’entità e natura del passivo è affidata alla documentazione allegata alla proposta di concordato nonché alla relazione del commissario giudiziale sulla scorta della verifica dei crediti ed è completata, senza necessità di ulteriori comunicazione, dai risultati dell’ammissione provvisoria dei crediti ai fini del voto. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Inganno portato a conoscenza dei creditori - Irrilevanza - Potere-dovere del giudice di revocare il concordato indipendentemente dalla presa di posizione dei creditori
La rilevanza, ai fini e per gli effetti di cui all’articolo 173 LF, della natura fraudolenta degli atti posti in essere dal debitore e potenzialmente decettivi nei riguardi dei creditori, è ravvisabile anche nell’ipotesi in cui l’inganno effettivamente realizzato sia stato reso noto ai creditori prima del voto. Se, infatti, così non fosse, se cioè l’accertamento degli atti fraudolenti ad opera del commissario potesse essere superato dal voto dei creditori che, informati della frode, siano ugualmente disposti ad approvare la proposta concordataria, non si capirebbe perché il legislatore ricollega, invece, immediatamente alla scoperta degli atti in frode il potere-dovere del giudice di revocare l’ammissione al concordato e ciò senza la necessità di alcuna presa di posizione sul punto da parte dei creditori. Questo significa che il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato articolo 173, individuando in essi una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e, quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile alla prosecuzione della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Revoca del concordato - Voto favorevole dei creditori - Irrilevanza
L’accertamento, ad opera del commissario giudiziale, di atti di occultamento o dissimulazione dell’attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più creditori, dell’esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore, determina la revoca dell’ammissione al concordato, a norma dell’articolo 173 L.F., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell’ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell’accertamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Rilevanza del compimento di atti di frode indipendentemente dalla disponibilità dei creditori ad approvare il concordato - Reintroduzione del giudizio di meritevolezza
Il fatto che l’accertamento da parte del commissario di atti di frode possa determinare la revoca dell’ammissione al concordato preventivo, a norma dell’articolo 173 L.F., indipendentemente dalla circostanza che i creditori, debitamente informati di tali atti di frode, abbiano espresso voto favorevole, non vale ad reintrodurre il giudizio di meritevolezza che la riforma della legge fallimentare ha espunto dal novero dei presupposti per l’ammissione al concordato preventivo. La meritevolezza era, infatti, un requisito positivo di carattere generale, che implicava la necessità di un apprezzamento favorevole della pregressa condotta dell’imprenditore (sfortunato, ma onesto), nell’ottica di una procedura prevalentemente concepita come beneficio premiale. Era, quindi, nozione ben più ampia dell’assenza di atti di frode, non solo genericamente pregiudizievoli, ma che devono essere direttamente finalizzati, in esecuzione di un disegno preordinato, a trarre in inganno i creditori in vista dell’accesso alla procedura concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Revoca - Autonoma reclamabilità del provvedimento - Esclusione
Il provvedimento di revoca del concordato reso ai sensi dell'articolo 173 L.F. non è autonomamente reclamabile, nonostante il gravame non sia espressamente escluso come invece stabilito dall'articolo 162 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13 Giugno 2014.


Presentazione di nuova proposta di concordato - Abuso del diritto - Revoca del concordato
Integra la fattispecie dell’abuso dello strumento concordatario la presentazione di una seconda proposta accompagnata da una relazione attestativa superficiale, incongrua e fondata su assunti non suscettibili di riscontro obiettivo, così da apparire complessivamente non credibile e del tutto inidonea allo scopo di rappresentare ai creditori la situazione effettiva della società e giustificare il giudizio di fattibilità che gli stessi sono chiamati ad esprimere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Potere di accertamento del tribunale in mancanza di opposizioni - Sussistenza
Il tribunale può negare l'omologazione del concordato preventivo, anche qualora non siano state proposte opposizioni, ove emergano circostanze, quali, per esempio, la commissione di atti in frode ai creditori, che ai sensi dell'articolo 173 L.F. avrebbero comportato la revoca dell'ammissione. Il potere in questione è, infatti, espressione del doveroso controllo sulla regolarità della procedura, non limitato ai soli dati formali, ed espressione dei poteri officiosi del tribunale nelle tre fasi dell'ammissione, dell'eventuale revoca e dell'omologazione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode commessi anteriormente alla procedura - Rilevanza ai fini della revoca o del diniego dell'omologazione - Requisiti - Situazioni idonee ad influire sul giudizio dei creditori scoperte dal commissario giudiziale - Fattispecie
La nozione di atto di frode commesso anteriormente alla procedura di concordato preventivo esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, tali cioè che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta e, dunque, situazioni che siano state accertate dal commissario giudiziale, cioè da lui scoperte, essendo prima ignorate dagli organi della procedura o dai creditori. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non siano da considerarsi atti di frode, ma semplici irregolarità contabili, non ostative, di per sé stesse, alla ammissione ed alla omologazione del concordato e delle quali non è stata evidenziata in modo puntuale una valenza decettiva per il ceto creditorio, comportamenti quali: l'intestazione del 99% delle quote ad una signora mai interessatasi dell'azienda; il ritardato deposito dei bilanci relativi agli anni di crisi dell'impresa; l'irregolare tenuta dei registri Iva, del registro degli acquisti, del registro dei corrispettivi e del registro riepilogativo; la vendita all'ingrosso sottocosto delle rimanenze di magazzino senza fatturazione e senza autorizzazione ex articolo 15 decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; la mancata adozione di provvedimenti conseguenti alla riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode commessi anteriormente all'inizio della procedura - Comportamenti depauperativi finalizzati all'utilizzo dello strumento concordatario - Rilevanza ex articolo 173 L.F.
Anche se espressamente dichiarate dal proponente, possono assumere rilievo quali atti di frode idonei per la revoca del concordato o il diniego della omologazione, i comportamenti depauperati del patrimonio posti in essere dal debitore con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, così da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Fase di pre-concordato - Atti di straordinaria amministrazione non autorizzati - Sanzione - Dichiarazione di improcedibilità del pre-concordato
Il Tribunale, una volta informato del compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, può disporre la convocazione del debitore ed adottare un decreto di arresto del procedimento di pre-concordato, similmente a ciò che è previsto dall'art. 173 l.fall. per il caso di revoca del decreto di ammissione al concordato: infatti, come il compimento di un atto di straordinaria amministrazione privo di autorizzaazione ex art. 167 l.fall. conduce alla revoca del concordato, così il compimento di un atto di straordinaria amministrazione privo di autorizzazione ex art. 161, co. 6, l.fall. conduce alla dichiarazione di improcedibilità del pre-concordato. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Atti di straordinaria amministrazione nel periodo di pre-concordato - Individuazione al di là dell'elenco di cui all'art. 167 l.fall. - Oggettiva indoneità dell'atto ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore - Dichiarazione di inammissibilità del concordato e pedissequa dichiarazione di fallimento - Revoca
L'individuazione degli atti di straordinaria amministrazione che, qualora posti in essere non autorizzati nella pendenza del termine ex art. 161, co. 6, l.fall., determinano l'improcedibilità del pre-concordato, al di là dell'elenco esemplificativo e non tassativo dell'art. 167, co. 2, l.fall., va effettuata tenendo conto che essi debbono, in genere, essere idonei a produrre effetti simili a quelli che producono gli atti espressamente elencati. Di modo che la concreta riconducibilità dell'atto in discussione alla categoria - generale ma residuale - degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione viene a dipendere dalla oggettiva idoneità dell'atto ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone comunque la capacità di soddisfare le ragioni dei creditori, alla cui tutela la misura della preventiva autorizzazione è predisposta. Va pertanto revocata la sentenza dichiarativa di fallimento ed il precedente decreto con cui sia stata dichiarata l'inammissibilità del pre-concordato, con rimessione degli atti al Tribunale per il prosieguo, là dove risulti che la debitrice non ha posto in essere un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, bensì un atto di ordinaria amministrazione inidoneo ad incidere negativamente sul patrimonio della stessa. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Utilizzo del trust di scopo e del vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Destinazione della c.d. “finanza esterna” - Interessi meritevoli di tutela
Sia l’istituto del trust di scopo che il vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. possono concorrere positivamente a garantire i creditori concordatari circa l’effettiva destinazione della c.d. “finanza esterna” promessa da soggetti terzi al fine di consentire un soddisfacimento non irrisorio dei creditori chirografari e la fattibilità del concordato (caso nel quale il trust è stato istituito su partecipazioni societarie ed il vincolo di destinazione su alcuni beni immobili). (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Verifica di eventuali atti di frode - Necessità - Mancato avvio del procedimento previsto dall'articolo 173 L.F. - Irrilevanza
Il tribunale è tenuto a verificare l'esistenza di atti di frode anche in sede di omologazione del concordato preventivo e ciò indipendentemente dal fatto che sia stato avviato il procedimento previsto dall'articolo 173 L.F. Il controllo di legittimità spettante al giudice si realizza, infatti, facendo applicazione di un unico e medesimo parametro nelle diverse fasi di ammissibilità, revoca e omologazione nelle quali si articola la procedura di concordato preventivo, ove il conferimento dell'efficacia giuridica al consenso espresso dai creditori richiede la verifica della persistenza fino all'omologa delle stesse condizioni di ammissibilità della procedura, seppure già scrutinate nella fase iniziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2014, n. 10778.


Concordato preventivo - Comportamento ingannevole del proponente - Omessa illustrazione ai creditori di fatti rilevanti per l’azione di responsabilità
Costituisce comportamento ingannevole, rilevante ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 173 L.F., l’aver omesso di illustrare ai creditori circostanze relative a condotte tenute anteriormente alla presentazione della domanda di concordato idonee a giustificare un’azione di responsabilità nei confronti degli organi sociali e quindi una possibile diversa configurazione dell’attivo. (Nel caso di specie, la società aveva omesso di svalutare crediti vantati nei confronti di soggetti dichiarati falliti, aveva illegittimamente rivalutato un immobile e non si era attivata per il recupero di un credito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 14 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Continuità mediante affitto cessione dell'azienda - Obblighi informativi relativi alla affidabilità del contraente - Necessità
Nel concordato in continuità in cui il piano concordatario prevede l'esercizio dell'attività mediante affitto d'azienda e successiva cessione dell'azienda medesima, gli obblighi informativi di cui all'art.186-bis II co. lett. a) l.f. non possono riguardare solo la posizione del ricorrente, i costi e ricavi attesi non possono essere solo quelli derivati dal pendente contratto di affitto e dal corrispettivo della cessione, attesa la necessità che siano fornite ai creditori tutte le informazioni utili per considerare affidabile il contraente - prescelto dalla società proponente - nell'adempimento degli obblighi che si assume. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Omessa informazione circa aspetti rilevanti del piano ai fini del voto - Applicazione dell'articolo 173 L.F.
Rientra nella previsione di cui al terzo comma dell'art.173 l.f., il comportamento del proponente il concordato che omette di informare i creditori circa aspetti rilevanti del piano concordatario, significativi per l'espressione di un voto consapevole da parte dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Continuità aziendale - Omesso aggiornamento del piano concordatario circa l'effettivo utile di esercizio della società che prosegue l'attività di impresa per l'anno in corso al momento della domanda di concordato - Rilevanza
Costituisce grave difetto informativo in un concordato con continuità aziendale l'omesso aggiornamento del piano concordatario e la mancata indicazione dell'effettivo utile di esercizio della società che prosegue l'attività d'impresa per l'anno in corso al momento della proposizione della domanda, quando notevolmente inferiore (nella specie del 98%) rispetto allo stimato nel piano concordatario. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Continuità aziendale - Aggiornamento del piano - Necessità - Rilevanza della situazione della società che prosegue l'attività di impresa e che deve sostenere il concordato - Informazioni rilevanti per i creditori
Nel concordato con continuità aziendale un piano non aggiornato e non rappresentativo della reale situazione della società che prosegue l'attività d'impresa e che deve sostenere il concordato non permette l'espressione di un consenso informato dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Informazioni circa azioni di responsabilità a carico degli amministratori - Procedimenti penali in corso e i possibili risvolti fiscali - Rilevanza ai fini della valutazione della convenienza della proposta
E' dovere del proponente il concordato rappresentare ai creditori la sussistenza di azioni di responsabilità a carico degli amministratori e sindaci, di procedimenti penali in corso e di possibili risvolti fiscali dei comportamenti contestati agli ex amministratori quand'anche si tratti di contenzioso riferito a soggetti diversi dalla società proponente, poiché sono tematiche strettamente connesse alla realtà economica e finanziaria della società e/o del gruppo, tali da incidere nella valutazione da parte dei creditori della bontà e convenienza della proposta concordataria, soprattutto per le conseguenze economiche e finanziarie che dall'attività accertativa in corso - sia in ambito civile, penale e tributario - potrebbero sorgere a carico della proponente. L'omissione informativa rileva ex art.173 III co l.f.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Informazione ai creditori - Controllo di legalità del tribunale - Necessità
I creditori, per decidere consapevolmente, devono essere correttamente edotti dell'effettiva consistenza e della reale situazione economica e giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa e compete al tribunale, nel controllo di legalità ad esso demandato, una verifica rigorosa a che ai creditori siano stati forniti tutti gli elementi necessari per una corretta valutazione della proposta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Continuità aziendale - Attestazione del professionista - Verifica del budget relativo all'anno in corso in cui l'attestazione è effettuata - Necessità
L'attestazione del professionista nel concordato con continuità aziendale non è assolutamente adeguata a fornire una corretta informativa ai creditori se il professionista non ha verificato la tenuta del budget dell'anno in corso in cui l'attestazione è effettuata, rispetto al risultato d'esercizio che sta maturando ed attesta un piano industriale superato, smentito proprio nell'esercizio sociale in cui è redatto, senza dare in alcun modo conto delle dinamiche economiche e finanziarie effettivamente intervenute. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Attestazione del professionista - Rilevanza ex articolo 173 L.F.
Significative lacune nell'attestazione del professionista integrano di per sé l'ipotesi di cui all'art.173 III co. l.f. ultima parte, mancando ab origine una condizione prescritta per l'ammissione al concordato, e precisamente non essendo stata prodotta un'attestazione plausibile circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano ex art.161 III co. l.f.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Provvedimento di revoca - Permanenza in carica degli organi della procedura sino al passaggio in giudicato - Dovere di procedere al compimento degli atti di natura esecutiva e alla liquidazione dei compensi dei professionisti
In ipotesi di revoca del concordato, trattandosi di provvedimento reclinabile, gli organi della procedura restano in ogni caso in carica fino al passaggio in giudicato della decisione e sono comunque tenuti a porre in essere gli atti necessari, anche di natura esecutiva, finalizzati alla conclusione della procedura ed a provvedere alla liquidazione delle spese sostenute e dei compensi dei professionisti nominati nel corso della procedura (fattispecie in cui la reclamante pretendeva lo svincolo in proprio favore delle somme depositate ex art. 163 l. fall. censurando il comportamento del commissario giudiziale che aveva chiesto ed ottenuto dal giudice delegato l’autorizzazione al pagamento dei propri coadiutori). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 06 Maggio 2014.


Postergazione ai sensi dell'articolo 2467 c.c. - Indice di liquidità di poco inferiore a 1 - Requisito della eccessiva sproporzione tra indebitamento e patrimonio netto - Insussistenza.

Concordato preventivo - Revoca - Pagamento preferenziale di un creditore mediante compensazione con il prezzo ricavato dalla vendita di un immobile - Fattispecie - Atti fraudolenti in danno dei creditori - Esclusione.

Non ricorre il requisito della eccessiva sproporzione nel rapporto tra indebitamento e patrimonio netto di cui all'articolo 2467 c.c. qualora l'indice di liquidità dell'impresa (e cioè il raffronto della posizione di liquidità a breve termine dell'azienda con l'ammontare delle passività correnti) sia di poco inferiore, uguale o superiore a 1. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non costituisce elemento idoneo a provocare la revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173 L.F. il pagamento preferenziale di un creditore attuato mediante compensazione con il prezzo ricavato dalla vendita di un immobile qualora l'operazione sia stata resa palese ai creditori e nella proposta sia stato evidenziato che la vendita avrebbe consentito solamente l'incasso della differenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 18 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Revoca - Fatti accertati dal commissario giudiziale - Interpretazione - Accertamento di fatti individuati nella loro completezza e rilevanza in un momento successivo.
Nell'articolo 173 L.F., l'interpretazione letterale e sistematica del riferimento agli atti accertati dal commissario, non esaurisce il suo contenuto precettivo nel richiamo al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma ben può ricomprendere il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati, e che quindi può dirsi "accertato" dal commissario, in quanto individuato nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente. Il giudizio che riscontri la differenza rilevante tra quanto esposto nella proposta e quanto risultante dagli accertamenti del commissario integra un chiaro giudizio di fatto, sottratto al vaglio di legittimità, se congruamente motivato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Revoca - Dichiarazione di fallimento - Distinzione delle due fasi - Necessità.
La formulazione dell'articolo 173, comma 2, L.F. (il quale prevede che, posta la pronuncia di revoca dell'ammissione al concordato preventivo, il tribunale "su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza a norma dell'articolo 18") evidenzia la chiara distinzione tra le due fasi, di revoca e quella successiva ed eventuale di dichiarazione di fallimento, che richiede l'impulso del creditore o del pubblico ministero, in sintonia con quanto previsto dall'articolo 6 L.F. (Nel caso di specie, revocato il concordato preventivo, era stato dichiarato il fallimento sulla base di una istanza che era stata, però, in precedenza dichiarata inammissibile). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2014.


Concordato con riserva - Domanda di omologa di accordo di ristrutturazione dei debiti - Applicazione delle prescrizioni limitative e del controllo previsto dalle norme in tema di concordato con riserva - Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F..
Il richiamo contenuto nel terzo comma dell'articolo 182 bis L.F. agli effetti tipici che conseguono al deposito del ricorso per concordato con riserva di cui all'articolo 161, comma 6, L.F. deve intendersi riferito anche alle prescrizioni limitative e al controllo di vigilanza degli organi della procedura. Pertanto, qualora al deposito del ricorso per concordato con riserva faccia seguito la domanda di omologa di un accordo di ristrutturazione dei debiti, i limiti tipici della procedura del concordato con riserva e la vigilanza degli organi della procedura tramite il commissario giudiziale eventualmente nominato (ivi compresa la possibilità di evidenziare condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F.) spiegheranno i loro effetti e si protrarranno sino all'omologa dell'accordo di ristrutturazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 20 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Causa concreta - Percentuale minima di soddisfazione - Fattispecie
L’offerta a creditori chirografari di pagamenti parziali nella misura del 4,08% e dell’1% dei loro crediti non consente di ritenere realizzata la causa concreta del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 06 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Procedimento di revoca dell'ammissione ex art. 173 legge fall. - Qualità di parte del commissario giudiziale - Esclusione - Fondamento - Legittimazione ad impugnare - Insussistenza
Il commissario giudiziale del concordato preventivo non è parte in senso formale o sostanziale del subprocedimento di revoca, aperto d'ufficio dal tribunale ai sensi dell'art. 173 legge fall. (nella formulazione introdotta dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169), come palesato dal fatto che la norma non prevede alcuna comunicazione nei suoi confronti, pur non precludendone la partecipazione; ne deriva che il medesimo non è nemmeno legittimato ad impugnare il provvedimento con il quale la corte d'appello abbia riformato il decreto di revoca dell'ammissione al concordato preventivo emesso dal tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2014, n. 4183.


Concordato preventivo - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori - Condizioni
La possibilità di pagare i debiti sorti in epoca anteriore alla presentazione della domanda di concordato preventivo è espressamente prevista dall'articolo 182 quinquies L.F. nella sola ipotesi di concordato in continuità ed a determinate condizioni, per cui deve escludersi che tali pagamenti possono essere effettuati al di fuori della citata previsione normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 14 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Atto in frode ai creditori - Pagamento non autorizzato di energia elettrica e gas per evitare l'interruzione delle forniture - Revoca - Esclusione
Non può considerarsi atto in frode ai creditori ai sensi dell'articolo 173 L.F. il pagamento non autorizzato di somministrazione di energia elettrica e gas riferibili al periodo anteriore al deposito del ricorso che sia stato effettuato allo scopo di evitare l'interruzione delle forniture e, quindi, l'arresto dell'attività dell'azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 14 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori
Il pagamento effettuato nel corso della procedura di concordato preventivo di crediti sorti anteriormente senza la previa autorizzazione del tribunale costituisce atto in frode ai creditori e ciò indipendentemente dal fatto che lo stesso venga eseguito con l'intento di frodare i creditori, poiché il legislatore ha ritenuto di presumere ed essere implicita la frode nel pagamento di un credito pregresso al di fuori delle ipotesi consentite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 06 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Dichiarazione di fallimento - Proposta di concordato preventivo presentata nel corso di procedimento prefallimentare - Sub procedimento per la revoca del concordato - Decreto di convocazione delle parti - Avvertimento circa la possibile dichiarazione di fallimento - Necessità - Esclusione - Fondamento
Nel caso di proposta di concordato preventivo presentata nel corso di un procedimento prefallimentare, con conseguente riunione dei due procedimenti, non è necessario che il decreto di convocazione delle parti, emesso dal tribunale ai fini dell'instaurazione del sub procedimento di revoca del concordato, rechi l'indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 15, quarto comma, legge fall., atteso che, da un lato, il rinvio contenuto nell'art. 173, secondo comma, legge fall. alla menzionata norma deve intendersi nei limiti della compatibilità e, dall'altro, in siffatta ipotesi, il contraddittorio tra creditore istante e debitore si è già instaurato ed il debitore è già a conoscenza che, in caso di convocazione ex art. 173 legge fall., l'accertamento del tribunale e, correlativamente, l'ambito della sua difesa attengono ad una fattispecie più complessa di quella della sola revocabilità dell'ammissione al concordato, rappresentando la revoca uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Controllo del tribunale - Veridicità dei dati aziendali - Controllo sull'attendibilità delle scritture contabili - Esclusione - Documenti allegati al ricorso - Rilevanza - Sindacato giudiziale sulla stima degli elementi patrimoniali - Limiti
Nella valutazione delle condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato preventivo, qualunque sia la sede in cui avvenga (ammissione ex art. 162, secondo comma; revoca ex art. 173, terzo comma; omologazione ex art. 180, terzo comma, legge fall.), al tribunale non è consentito il controllo sulla regolarità ed attendibilità delle scritture contabili, ma è permesso il sindacato sulla veridicità dei dati aziendali esposti nei documenti prodotti unitamente al ricorso (art. 161, secondo comma, lett. a, b, c, e d, legge fall.), sotto il profilo della loro effettiva consistenza materiale e giuridica, al fine di consentire ai creditori di valutare, sulla base di dati reali, la convenienza della proposta e la stessa fattibilità del piano. Resta, invece, precluso ogni sindacato sulla stima del valore degli elementi patrimoniali effettuata dal professionista attestatore, salvo il caso di incongruenza o illogicità della motivazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Revoca - Impossibilità di determinare l'esatta stima delle giacenze - Pretesa irrilevanza in ragione della proposta irrevocabile di acquisto da parte di un terzo - Insussistenza - Fondamento
Ai fini della revoca di un concordato preventivo con cessione dei beni, l'esistenza di un'offerta irrevocabile di acquisto formulata da un terzo non rende irrilevante l'impossibilità, accertata dal tribunale, di determinare l'effettiva consistenza delle giacenze dell'impresa in concordato, atteso che, in caso d'inadempimento del terzo, la cui evenienza rientra tra gli elementi rimessi alla valutazione dei creditori, questi ultimi resterebbero cessionari di beni sulla cui veritiera consistenza non sarebbero stati informati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento di debiti anteriori - Introduzione del principio di “miglior soddisfacimento dei creditori” - Effetti - Intento del legislatore di favorire la soluzione concordataria
L’orientamento interpretativo che preclude tout court qualsiasi pagamento di debiti anteriori al concordato deve essere rivisto alla luce del criterio di “miglior soddisfacimento dei creditori”, il quale individua una sorta di clausola generale (introdotta nel concordato preventivo con continuità aziendale dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 agli articoli 182 quinquies, commi 1 e 4, e 186 bis L.F.) applicabile a tutte le tipologie di concordato quale criterio di scrutinio della legittimità degli atti del debitore in pendenza della decisione del tribunale sull’ammissibilità della proposta. Detto criterio dovrebbe orientare l’interprete verso una maggiore flessibilità delle opzioni interpretative, in direzione del favor che il legislatore ha indubbiamente espresso negli ultimi anni verso la soluzione della crisi d’impresa mediante il ricorso allo strumento concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento di debiti anteriori - Introduzione del principio di “miglior soddisfacimento dei creditori” - Incremento patrimoniale - Pagamenti coerenti con il piano concordatario e produttivi di maggiori utilità economiche - Revoca del concordato - Esclusione
Interpretando la nozione di “miglior soddisfacimento dei creditori” circoscrivendola alla sola ipotesi di incremento della garanzia patrimoniale offerta dal debitore, il cui patrimonio, benché oggetto della segregazione prevista dall’articolo 45 L.F., continua ad essere da lui gestito, è possibile ritenere che i pagamenti di debiti anteriori effettuati dopo il deposito della proposta, se coerenti con la percentuale prevista dal piano concordatario e produttivi di maggiori utilità economiche per tutti i creditori, non necessitano di autorizzazione, in quanto atti di ordinaria amministrazione non suscettibili di diminuire la garanzia patrimoniale ma di accrescerla e neppure potrebbero integrare ipotesi di atti diretti a frodare le ragioni dei creditori ai sensi dell’articolo 173, comma 4, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Fattibilità della proposta - Controllo del tribunale - Contenuto.
In tema di fattibilità della proposta di concordato preventivo, rientrano nell'ambito del controllo riservato al tribunale la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del giudizio di fattibilità del piano, l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato, nonché l'eventuale inidoneità della medesima, se emergente prima facie, a soddisfare in qualche misura i crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 17 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Revoca del concordato ex articolo 173 L.F. - Attività di gran lunga superiori al fabbisogno concordatario - Irrilevanza di condotte omissive in ordine a voci del passivo e della eventuale erronea informazione dei creditori.
Qualora il valore delle attività messe a disposizione della procedura di concordato preventivo (nel caso di specie da un terzo) sia nettamente superiore al fabbisogno concordatario, deve essere esclusa la possibilità di ritenere che le condotte omissive poste in essere dal debitore possano portare ad una erronea informazione dei creditori o integrare la fattispecie della dolosa pretermissione di voci del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 17 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Fattibilità giuridica della proposta - Compatibilità con norme inderogabili - Valutazione in concreto caso per caso.
La fattibilità giuridica della proposta deve essere intesa nel senso della compatibilità della medesima a norme giuridiche inderogabili, da valutarsi tenendo conto del contenuto della proposta stessa e delle finalità perseguite; i margini di intervento del giudice chiamato alla verifica in questione non sono, pertanto, identificabili a priori ed in astratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 17 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Trust - Compatibilità - Attività messe a disposizione da un terzo.
Qualora la proposta di concordato preventivo si fondi anche sul ricavato dalla liquidazione di beni costituiti in trust di proprietà di un terzo, non si pongono i problemi di compatibilità dell'istituto del trust con la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 15, lettera e) della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985 e quindi di sottrazione agli organi della procedura concorsuale dei beni che costituiscono la garanzia patrimoniale del debitore. (Nel caso di specie la proposta destinava alla soddisfazione dei creditori concordatari il 15% del ricavato dalla liquidazione dei beni costituiti in trust da un terzo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 17 Gennaio 2014.


Concordato Preventivo – Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 l.f. – Atti in frode ai creditori – Nozione – Controllo del tribunale.
La nozione di atto di frode, di cui all’art. 173 l.f., esige che la condotta del debitore abbia avuto caratteristiche decettive e cioè sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori. Di conseguenza, non può parlarsi di “atti di frode” quando il debitore ha fatto piena e corretta menzione di tali atti nella proposta concordataria. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 10 Gennaio 2014.


Concordato Preventivo – Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 l.f. – Atti in frode ai creditori – Nozione – Controllo del tribunale.
Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati all’art. 173 l.fall., ai fini della revoca dell’ammissione al concordato, è dato soltanto dallo loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento, in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Deve trattarsi, in sostanza, i comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possono completare le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 10 Gennaio 2014.


Concordato Preventivo – Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 l.f. – Atti in frode ai creditori – Nozione – Controllo del tribunale.
Il giudizio da parte degli organi della procedura non può sostituirsi alla valutazione negoziale e pragmatica, priva di criteri morali, che il legislatore della riforma pare aver riservato in via assoluta, al di là di ogni giudizio di meritevolezza, ai creditori. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 10 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Revoca - Pagamento di crediti anteriori - Intento fraudolento - Presupposto
L'intento fraudolento costituisce il presupposto per la revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173 L.F. (Nel caso di specie, il debitore aveva eseguito pagamenti di crediti anteriori nella erronea convinzione che si trattasse di crediti prededucibili ex articolo 161, comma 7, L.F.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 03 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Valutazione della corrispondenza dell'atto al piano - Valutazione dell’utilità per la soddisfazione dei creditori - Necessità - Pagamento di un debito concordatario - Atto di frode - Esclusione.
In materia di concordato preventivo, non è possibile ricondurre all’art. 173 L. Fall. una funzione sanzionatoria tale per cui il mero compimento di atti non autorizzati ex art. 167, comma 2 L. Fall. ovvero 161, comma 7, L. Fall. comporti inevitabilmente la sanzione della revoca dell’ammissione alla procedura, senza valutare caso per caso la corrispondenza dell’atto rispetto al piano proposto e quindi la sua utilità in funzione dell’obiettivo di soddisfacimento dei creditori. Ne consegue che il pagamento di un debito concordatario non possa ritenersi automaticamente fraudolento e, come tale, sempre sanzionabile con la revoca dell’ammissione della procedura, dovendosi invece valutarne l’eventuale configurabilità come atto diretto a frodare le ragioni creditorie o, piuttosto, la sua utilità rispetto al soddisfacimento delle stesse. (Eleonora Pagani) (riproduzione riservata) Tribunale Locri, 18 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Rapporti giuridici pendenti - Applicazione del principio della cristallizzazione della massa - Esclusione - Divieto di pagamento dei debiti pregressi - Esclusione.
Gli atti solutori di rapporti giuridici pendenti nei quali le prestazioni delle parti non sono ancora eseguite o compiutamente eseguite al momento della domanda di concordato non sono sottoposti al principio di cristallizzazione della massa al momento della pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle Imprese né alla consequenziale distinzione tra crediti anteriori e crediti posteriori alla stessa. Pertanto, tali atti non risultano soggetti al divieto di pagamento dei crediti pregressi e devono ritenersi legittimi pur in assenza di preventiva autorizzazione dell’impresa in concordato, in quanto costituenti atti di ordinaria amministrazione. (Eleonora Pagani) (riproduzione riservata) Tribunale Locri, 18 Dicembre 2013.


Revoca del concordato preventivo ex articolo 173 L.F. - Emissione di assegni per debiti anteriori incassati successivamente alla domanda di concordato.
Costituisce atto lesivo della par condicio creditorum ex articolo 173 L.F., rilevabile dal tribunale anche in sede di omologa del concordato preventivo, l'emissione di assegni effettuata in data anteriore alla domanda di concordato allo scopo di provvedere al pagamento di crediti anteriori qualora l'incasso dei titoli sia avvenuto dopo l'inizio della procedura in mancanza della necessaria autorizzazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo – Comportamenti del debitore anteriori alla domanda di concordato pregiudizievoli del consenso informato da parte dei creditori – Omessa informativa nella domanda di concordato – Revoca dell’ammissione ex art 173 l. fall. – Fondatezza
Va condiviso l’orientamento giurisprudenziale per cui gli atti di frode ex art. 173 l. fall., nella sua nuova formulazione, non possono più essere individuati semplicemente negli atti di cui agli artt. 64 ss l. fall., ovvero comunque in comportamenti volontari idonei a pregiudicare le aspettative di soddisfacimento del ceto creditorio, ma esigono che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, cioè situazioni che, da un lato, se conosciute avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta e che, dall’altro lato, siano state accertate dal commissario giudiziale cioè da lui ‘scoperte’ essendo prima ignorate dagli organi della procedura e dai creditori; in altri termini, in tanto i comportamenti del debitore anteriori alla presentazione della domanda di concordato possono essere valutati ai fini della revoca dell’ammissione al concordato, in quanto abbiano una valenza decettiva e quindi siano tali da pregiudicare un consenso informato dei creditori.

(Fattispecie in cui il debitore, anteriormente alla presentazione della domanda di concordato c.d. con riserva, poneva in essere una serie di transazioni e scritture private integranti datio in solutum per circa 11 milioni di euro, astrattamente revocabili, accertate successivamente dal Commissario Giudiziale ma di cui il debitore non faceva menzione nella domanda di ammissione alla procedura). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Cass. 2013/23387, citata nel decreto in commento, si può leggere per esteso in questa Rivista:
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/cri.php?id_cont=9645.php) Tribunale Rimini, 28 Novembre 2013.


Concordato preventivo – Comportamenti del debitore anteriori alla domanda di concordato pregiudizievoli del consenso informato da parte dei creditori – Omessa informativa nella domanda di concordato – Indicazione delle operazioni pregiudizievoli nelle scritture contabili – Irrilevanza
E’ irrilevante che le operazioni anteriori alla domanda di concordato ed astrattamente revocabili siano individuabili attraverso l’esame delle scrittura contabili, giacchè queste ultime, anche in considerazione della loro particolare complessità, non rappresentano lo strumento con il quale il debitore porta a conoscenza dei creditori tutti gli elementi rilevanti ai fini dell’espressione del loro consenso sulla proposta di concordato, ma rappresentano l’oggetto dell’attività di verifica che il Commissario deve svolgere sui dati risultanti dalla proposta e dai suoi allegati; il silenzio della proposta su fatti e circostanze non può, pertanto, essere reso irrilevante dalla relativa annotazione nelle scrittura contabili (cfr Cass. 2013/23387). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 28 Novembre 2013.


Concordato preventivo in continuità aziendale – Affitto d’azienda di imminente scadenza ed inalienabilità dell’ “accreditamento regionale” della struttura sanitaria proponente: Irrealizzabilità della causa concreta e declaratoria di inammissibilità – Conseguente rigetto dell’omologa.
Il controllo di legittimità del Tribunale, dopo la pronuncia delle S.U. n. 1521 del 23 gennaio 2013, è limitato al controllo sulla causa contrattuale. Nei casi di accertata impossibilità della causa concreta, che nel caso di specie emerge tanto con riferimento alla inalienabilità dell’accreditamento che alla inutilizzabilità a brevissimo termine di quel complesso immobiliare sulla cui continuativa ed ininterrotta gestione poggia l’attuazione del piano aziendale, il Tribunale non può che constatare la non fattibilità della proposta, non omologando il concordato. L’imminente indisponibilità dell’elemento logistico (immobile) che tiene in piedi la “continuità aziendale” è aspetto infatti che, lungi dal consegnarsi ad una valutazione di mera convenienza economica, assorbe il profilo causale della procedura, disallineandone aprioristicamente gli esiti ipotizzabili dall’obiettivo specifico del piano, che sta nel superamento della crisi e, in uno ad esso, nel soddisfacimento appropriato dei creditori. Come pure, una proposta che ambisca a “monetizzare” un accreditamento regionale (nello specifico, sanitario) frutto dell’esercizio ponderato della discrezionalità amministrativa del soggetto pubblico titolare dell’esercizio del potere è ipotesi priva delle precondizioni normative necessarie a sottometterla al vaglio di convenienza dei creditori. Sussiste dunque una ipotesi concordataria che è “ab origine” radicalmente priva di praticabilità giuridica, per l’incongruità dei meccanismi e degli strumenti all’uopo prescelti. (Vittoria Fiume) (riproduzione riservata)   Tribunale Siracusa, 15 Novembre 2013.


Pagamenti non autorizzati durante il preconcordato o post ammissione al concordato – Procedimento ex art. 173 l. fall. – Archiviazione – Condizioni.
Il pagamento di crediti anteriori al concordato in assenza della autorizzazione di cui all’art. 182-quinquies L.F. (peraltro applicabile solo al concordato in continuità) costituisce atto rilevante per la revoca del concordato ai sensi dell’art. 173 L.F., procedimento che può concludersi senza che si faccia luogo alla revoca qualora il debitore ponga in essere atti idonei alla restituzione delle somme erogate (Nel caso di specie, soggetti terzi hanno messo a disposizione dei creditori del concordato beni immobili che, in base a valutazioni peritali compiute dagli organi della procedura sono state ritenute adeguate a reintegrare il patrimonio sociale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 14 Novembre 2013.


Concordato preventivo – Atti fraudolenti compiuti prima del deposito della domanda – Disclosure e inapplicabilità dell’art. 173 L.F. – Rilevanza penale ex art. 236 L.F..
Gli atti “fraudolenti” compiuti prima del deposito della domanda, seppur non debitamente segnalati né in ricorso né nella relazione dell’attestatore ma comunque desumibili dalla documentazione allegata alla proposta, non possono dirsi “occultati” dal ricorrente e quindi non possono rilevare ex art. 173 L.F. Tribunale Padova, 22 Ottobre 2013.


Concordato preventivo – Atti fraudolenti compiuti prima del deposito della domanda – Disclosure e inapplicabilità dell’art. 173 L.F. – Rilevanza penale ex art. 236 L.F..
Tali atti possono comunque rilevare per gli aspetti penali e giustificare dunque la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, anche ai sensi dell’art. 236 L.F., a prescindere dall’apertura e dall’esito della procedura concordataria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 22 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Attività del commissario giudiziale - Disamina delle cause della crisi - Esclusione - Verifica delle poste patrimoniali e dei criteri gestionali che devono assicurare l'attivo concordatario.
L'attività del commissario giudiziale non ha ad oggetto la disamina dettagliata e minuziosa delle vicissitudini gestionali contabili che hanno portato il debitore alla situazione di crisi, bensì le verifiche in ordine alle poste patrimoniali ed ai criteri gestionali che dovrebbero assicurare l'attivo concordatario, così che i creditori possono valutare consapevolmente se le prospettive di soddisfacimento siano maggiori in sede concordataria piuttosto che in sede fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 15 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Revoca - Comportamenti del debitore anteriori alla domanda di concordato - Valenza decettiva pregiudizievole dell'espressione di un consenso informato da parte dei creditori.
I comportamenti del debitore anteriori alla presentazione della domanda di concordato sono rilevanti ai fini della revoca dell'ammissione alla procedura esclusivamente nel caso in cui abbiano valenza decettiva e siano, quindi, tali da pregiudicare l'espressione di un consenso informato da parte dei creditori. La rilevanza di detti comportamenti è, infatti, data dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo, in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Detta attitudine deve ricorrere, ai fini in questione, anche per gli "altri atti di frode" non espressamente presi in considerazione dalla norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Ottobre 2013, n. 23387.


Concordato preventivo - Revoca - Comportamenti del debitore anteriori alla domanda di concordato - Non obbligatorietà del deposito delle scritture contabili - Valutazione dei comportamenti anteriori esclusivamente sulla base della proposta e dei suoi allegati.
La condotta decettiva, idonea cioè ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento offerte dalla proposta di concordato preventivo, deve essere valutata solo con riferimento e sulla scorta della proposta e dei suoi allegati e non attraverso le scritture contabili, le quali, contrariamente a quanto previsto nel testo anteriore alla riforma del terzo comma dell'articolo 161 L.F., non devono necessariamente essere depositate con la domanda di concordato, trattandosi di documenti estranei ai documenti con il quale il debitore illustra al tribunale e soprattutto ai creditori la propria proposta di soluzione della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Ottobre 2013, n. 23387.


Concordato preventivo c.d. in bianco - Revoca del procedimento ex articolo 173 L.F. - Ammissibilità.
Anche se l’articolo 173 L.F. non è direttamente applicabile all’ipotesi di ricorso per concordato preventivo c.d. in bianco, il tribunale può sempre procedere alla revoca del decreto di concessione del termine per la presentazione del piano, della proposta concordataria e della documentazione, in base all’articolo 161 ottavo comma, che prevede, in caso di violazione degli obblighi informativi da parte dell’imprenditore (e, a maggior ragione, in caso di violazione di obblighi sostanziali), l’instaurazione di un (sub)procedimento di revoca disciplinato dall’articolo 162, secondo e terzo comma. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 09 Agosto 2013.


Concordato preventivo c.d. in bianco - Divieto di pagamento dei crediti pregressi - Compimento di atti di ordinaria amministrazione - Rapporti giuridici pendenti e divieto dei pagamenti di crediti pregressi.
La procedura concorsuale iniziata a seguito della concessione del termine ex articolo 161 sesto comma, è caratterizzata da un momento conservativo del patrimonio del debitore (mediante il blocco delle azioni esecutive e cautelari) e da uno dinamico (consistente nella gestione prudente e provvisoria dell’impresa, finalizzata alla formulazione di una proposta di soddisfazione basata su un piano). Ne deriva che il divieto di pagamento dei crediti pregressi e la facoltà, per l’imprenditore, di compiere gli atti di ordinaria amministrazione (tra i quali rientrano anche l’adempimento dei contratti pendenti) vanno conciliati come segue: (a) il divieto di pagamento dei crediti pregressi sussiste in tutte quelle situazioni giuridiche che si sono definitivamente cristallizzate in un rapporto di credito/debito; (b) per i rapporti giuridici pendenti nei quali le prestazioni delle parti non sono ancora eseguite o compiutamente eseguite, laddove il rapporto prosegua non vi è – di regola – divieto di pagamento dei crediti anteriori, a meno che il rapporto sinallagmatico non sia caratterizzato da un contratto di durata dal quale sorgono coppie di prestazioni isolabili sotto il profilo funzionale ed economico (fattispecie che ricorre, ad es., nei contratti di somministrazione). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 09 Agosto 2013.


Concordato preventivo con cessione di beni - Revoca per atti in frode ai creditori - Rappresentazione non corretta della situazione patrimoniale dell'impresa - Volontarietà dei fatti - Disvalore della condotta in sito nella decettività della stessa.
La rappresentazione non corretta della situazione patrimoniale dell’impresa, dovuta all’omessa esposizione di passività esistenti per importi significativi, successivamente rilevate dal commissario giudiziale, può rientrare nella categoria degli “altri atti in frode”, sol che si ravvisi in base ad elementi univoci la volontarietà dei fatti costitutivi del comportamento fraudolento, atteso che il disvalore della condotta che determina la revoca del concordato preventivo è già insito nella decettività della stessa, cioè nella capacità di trarre in inganno i creditori, senza necessità che sia valorizzata la particolare finalità perseguita dal proponente. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 30 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori al deposito della domanda - Violazione rientrante nelle fattispecie di cui all'articolo 173 L.F. - Omologazione - Esclusione.
Non è omologabile il concordato preventivo laddove siano stati effettuati pagamenti di crediti anteriori alla presentazione della domanda senza l'autorizzazione del tribunale o del giudice delegato. La violazione in questione rientra nelle previsioni di cui all'articolo 173 L.F., norma che sanziona una serie di condotte accomunate dall'abuso del diritto da parte dell'imprenditore, posto che il pagamento dei crediti anteriori alla presentazione della domanda costituisce un atto idoneo a frodare le ragioni della massa soddisfacendo alcuni creditori a discapito di altri, con conseguente "uso abusivo e distorto degli effetti protettivi del deposito della domanda di cui all'articolo 161, comma 6, L.F., in quanto il divieto di azioni esecutive e cautelari per il tempo necessario per la preparazione di un piano ragionevole e fattibile viene in realtà asservito allo scopo di consentire all'imprenditore di scegliere a suo piacimento quali creditori soddisfare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 26 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Atti di frode - Procedimento di revoca ex articolo 173 L.F. - Esposizione di passività insussistenti - Distrazione dell'attivo - Occultamento - Alterazione della formazione della volontà dei creditori.
L'esposizione di passività insussistenti, se da un lato non produce una distrazione dell'attivo, dall'altro è comunque idonea ad alterare la formazione della volontà dei creditori, in quanto l'aumento fittizio del passivo li induce a ritenere del tutto svantaggiosa qualsiasi alternativa alla proposta di concordato e quindi ad alterare il percorso logico che conduce alla determinazione di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 30 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex art. 173 L.F. - Atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell’ammissione - Occultamento ai creditori chiamati al voto - Rilevanza.
Gli atti di frode di cui all'articolo 173 L.F. non sono gli interventi sul patrimonio del debitore, ma solo l’attività di questi che nel proporre il concordato occulti tali interventi in modo tale da alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore ed influenzando, quindi, il loro giudizio. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 30 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Ammissibilità - Contenuto e limiti - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione.
In tema di concordato preventivo, il controllo del tribunale va effettuato sia verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria, consistente nel fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta, sia, infine, valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. Rientrano, dunque, nell'ambito di detto controllo, la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano; l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato; l'eventuale inidoneità della proposta, se emergente "prima facie", a soddisfare in qualche misura i diversi crediti rappresentati. Resta, invece, riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la fattibilità del piano e la sua convenienza economica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013, n. 13083.


Concordato preventivo - Atti di frode - Nozione - Irrilevanza di atti che siano stati portati a conoscenza dei creditori - Idoneità delle informazioni a consentire ai creditori di valutare appieno la proposta concordataria.
Non danno luogo alla revoca della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'articolo 173 L.F., scelte gestionali pregiudizievoli ai creditori o penalmente rilevanti che siano state poste in essere prima dell'ammissione alla procedura e che siano state rese palesi ai creditori con informazioni idonee a metterli in condizione di valutare appieno la proposta concordataria. La nozione di atto in fronte che assume rilievo quale presupposto per la revoca della procedura richiede, infatti, che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, tali cioè che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Maggio 2013.


 
In assenza di opposizioni, il controllo giurisdizionale del tribunale in sede di omologa del concordato può attuarsi attraverso il procedimento incidentale previsto dall'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 19 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Pagamento anteriore all’omologazione del concordato – Fatto rilevante ex art. 173 l.f..
Il pagamento dei professionisti che hanno collaborato alla predisposizione della proposta e del piano concordatari, eseguito prima della omologazione del concordato può rilevare ai sensi dell’art. 173 l.f., trattandosi potenzialmente di atto in frode ai creditori, sotto il profilo della sottrazione di attivo ai creditori di grado poziore rispetto ai crediti dei professionisti, che di fatto potrebbero risultare preferiti, salvo che quanto intempestivamente ricevuto non venga restituito, non potendosi nel momento del pagamento valutare l’esistenza di liquidità sufficiente per escludere il danno ai creditori di grado poziore o di pari grado dei percipienti e la sicura utilità per la massa dell’opera dei professionisti, in uno con il nesso di adeguatezza funzionale rispetto alla procedura di concordato o fallimento, ed alla continuità tra le procedure (ragion per cui neppure possono essere autorizzati come eventuali atti di straordinaria amministrazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità economica del piano riservato ai creditori.
Nel concordato preventivo pertiene esclusivamente ai creditori il giudizio di fattibilità economica del piano, inteso quale l'opinabile giudizio prognostico circa la realizzabilità in concreto dell'attivo prospettato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Abuso del diritto - Presentazione di domanda di pre-concordato dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze in ordine a precedente domanda di concordato o nel corso del procedimento ex art. 173 L.F. - Illegittimità.
Deve essere qualificato come illegittimo, e se attuato attraverso il ricorso ad uno strumento previsto dalla legge, quale abuso del diritto, qualsiasi condotta che tende ad impedire che un procedimento di concordato preventivo si concluda secondo le modalità previste dalla legge fallimentare, ovvero con una sentenza dichiarativa di fallimento che, in presenza di istanze provenienti dai creditori o dal pubblico ministero, faccia seguito al decreto di revoca. Tale deve essere considerata la presentazione di una domanda di pre-concordato (implicante revoca della precedente domanda di concordato) proposta subito dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze, oppure nel corso del procedimento instaurato ai sensi dell'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 01 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Revoca - Atti in frode ai creditori - Atti compiuti prima o dopo la presentazione del ricorso.
I fatti di frode che, ai sensi dell'articolo 173, L.F., assumono rilievo per la revoca del concordato preventivo sono quelli compiuti sia nella fase precedente alla presentazione del ricorso, sia in quella successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Atti in frode ai creditori - Nozione - Atti che carpiscono il consenso dei creditori prospettando una situazione non veritiera.
Gli "altri atti di frode" previsti dell'articolo 173, L.F. non sono necessariamente quelli da ritenersi tali da un punto di vista civilistico (contratti in frode alla legge, con causa o motivo illecito, simulati ovvero soggetti a revocatoria) o da un punto di vista penalistico (ipotesi previste dagli articoli 216 e seguenti L.F.) bensì quelli che, per quanto dotati di una portata interna alla procedura concorsuale, siano nondimeno finalizzati a frodare le ragioni del ceto creditorio, nel senso di inficiare il percorso formativo del consenso che i creditori sono chiamati ad esprimere sulla proposta. Si tratta, in sostanza, di quegli atti che consentono di prospettare ai creditori, al fine di ottenerne il consenso, una surrettizia, incongrua ed errata rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'impresa debitrice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Atti in frode ai creditori - Pagamenti non autorizzati effettuati ai creditori dopo l'apertura della procedura.
Sono da considerarsi atti di frode i pagamenti non autorizzati dagli organi della procedura di concordato preventivo effettuati dopo l'apertura della medesima in violazione della par condicio creditorum e ciò anche se realizzati attraverso la compensazione di debiti sorti anteriormente con crediti realizzati in pendenza di procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Attestazione della veridicità dei dati aziendali - Verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili - Necessità - Revoca del concordato ex articolo 173 l.f.
Tra le condizioni di ammissibilità rilevanti ex artt. 162 e 173 l.fall. rientra la relazione del professionista che attesta la veridicità dei dati aziendali. Conseguentemente, il tribunale può e deve dichiarare inammissibile la proposta di concordato preventivo a corredo della quale sia stata presentata una relazione che, pur contenendo la formale attestazione della veridicità dei dati aziendali, debba considerarsi sostanzialmente incompleta e per questo inattendibile. Ciò verifica, tra le altre ipotesi, quando il professionista che redige la relazione che accompagna la domanda di concordato preventivo non abbia svolto una verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Modifica della proposta prima dell'inizio delle operazioni di voto - Ammissibilità - Attivazione del procedimento di revoca ex art. 173 l.fall. - Modifica della proposta - Esclusione.
Prima dell'inizio delle operazioni di voto la proposta concordataria può essere modificata sempre che non sia stato in precedenza attivato il procedimento di revoca ex art. 173 l.fall. Una volta attivato il procedimento ex art. 173 l.fall. la procedura di concordato entra, infatti, in una fase di "limbo" durante la quale non possono essere invocate le norme che quella procedura caratterizzano. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta - Integrazione prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall. - Ammissibilità.
La relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta può essere integrata prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Revoca ex art. 173 l.fall. - Atti in frode - Indebiti prelievi dalle casse sociali - Specifica indicazione dell'ammontare complessivo, delle date, dell'autore e dei motivi dei singoli rilievi - Necessità.
Rientrano nella nozione di atti in frode gli indebiti prelievi dalle casse sociali quand'anche evidenziati nel ricorso, nel piano, nella proposta e nella relazione di fattibilità. Per sfuggire alla revoca del concordato ex art. 173 l.fall. non è sufficiente, infatti, che il debitore si limiti ad indicare nella predetta documentazione il quantum complessivo dei prelievi, essendo viceversa necessario indicare quando sono avvenuti i singoli prelievi, ad opera di chi e per quali motivi. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Abnorme o eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori - Violazione del presupposto della veridicità dei dati aziendali - Violazione degli obblighi di informazione dei creditori - Atti di frode - Fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi.
L'abnorme e comunque palesemente eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori, pur considerata una soglia di normale tollerabilità legata ad ineliminabili soggettività dell'attività di stima, inficia il presupposto della veridicità dei dati aziendali integrando, da un lato, la violazione di obblighi di informazione veridica del ceto creditorio e, dall'altro, la tipizzazione della fattispecie residuale e generica degli "altri atti di frode" se non quella tipica di fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo – Omologa – Assenza di opposizioni da parte dei creditori – Parere sfavorevole del commissario giudiziale ex art. 180 l. f. – Potere di sindacato del tribunale – Art. 173 l. f. – Fattibilità del piano di concordato – Rigetto della richiesta di omologa.
Il Tribunale può rigettare la richiesta di omologa del concordato preventivo, anche in assenza di formali opposizioni da parte dei creditori, laddove venga riscontrata in questa fase la mancata persistenza dei presupposti e dei requisiti di ammissibilità alla procedura, sulla base dell’attività di verifica condotta dal commissariogiudiziale, espressa nel parere ex art. 180, secondo comma. Deve negarsi, pertanto, che in sede di omologazione il controllo giudiziale si risolva in un mero riscontro dell’esito delle votazioni, ma si ammette anzi la legittimità del potere di sindacato del Tribunale sul requisito di fattibilità del piano di concordato, pur in assenza di opposizioni all’omologazione, anche alla luce del disposto di cui all’art. 173 l. fall.. (Valentina Pettirossi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 26 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Esposizione di credito in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Occultamento fraudolento di passività - Erronea rappresentazione della situazione debitoria - Vizio della formazione del consenso dei creditori - Esclusione.
Perché, nell'ambito del concordato preventivo, ricorrano le ipotesi dell'occultamento fraudolento di passività di cui all'articolo 173, legge fallimentare, o dell'erronea rappresentazione della situazione debitoria tale da viziare la formazione del consenso dei creditori e da imporre l'emendamento del piano iniziale, occorre che le problematiche emerse comportino una radicale manifesta inadeguatezza del piano, in quanto, al di fuori di tale ipotesi-limite, l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete esclusivamente ai creditori. A tal fine, non è, quindi, sufficiente che taluno affermi l'esistenza di un proprio credito nei confronti dell'imprenditore ammesso al concordato e da questo non esposto nella domanda o esposto in misura inferiore alla pretesa o in chirografo anziché in privilegio, occorre, infatti che tale credito, sulla scorta di una sommaria delibazione, appaia di probabile fondatezza, poiché altrimenti, in caso di crediti contestati, sarebbe sufficiente avanzare qualsiasi pretesa, anche la più peregrina, per bloccare qualsiasi procedura di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Esposizione di credito contestato in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Disamina della doglianza in sede di adunanza dei creditori - Corretta informazione del ceto creditorio.
La disamina, in sede di adunanza dei creditori, delle doglianze esposte da chi lamenti l'esposizione del proprio credito in misura inferiore a quella pretesa e senza riconoscimento del privilegio, è idonea a soddisfare le esigenze di corretta informazione del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Interessi pubblicistici alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza - Sussistenza - Potere interdittivo del tribunale sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Sussistenza in fase di ammissione al concordato - Finalità di consentire il voto ai creditori alle sole soluzioni contrattuali dotate di plausibilità giuridica ed economica.
Se è vero che nella regolazione dell'insolvenza e della crisi d’impresa intervengono, unitamente agli interessi privatistici dei creditori, anche rilevanti interessi pubblicistici dello Stato alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza, anche attraverso il ricorso a soluzioni negoziali rimesse all'autonomia privata del debitore e dei creditori, allora è necessario riconoscere al tribunale, già in sede di giudizio di ammissione al concordato, un potere interdittivo in ordine alla verifica di fattibilità giuridica ed economica del piano, così da fare in modo che siano sottoposte alla volontà negoziale dei creditori solo quelle soluzioni contrattuali dell’insolvenza e della crisi di impresa che siano dotate di plausibilità giuridica ed economica e tali da consentire ai creditori una corretta valutazione della convenienza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Natura prodromica, rispetto al giudizio riservato ai creditori, del potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano.
Il potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano di concordato preventivo è prodromico rispetto al giudizio di convenienza riservato ai creditori, i quali vengono così posti in condizione di esprimere un consenso informato sui citati aspetti di fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Giudizio di omologazione - Assenza di opposizioni - Sussistenza.
Il potere di controllo della fattibilità giuridica ed economica del piano deve essere riconosciuto al tribunale non solo nella fase di ammissione alla procedura di concordato preventivo ma anche in quella di omologa ed anche in assenza di opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità del piano riservato al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori - Rischio di manovre fraudolente o truffaldine.
La soluzione interpretativa che, nel concordato preventivo, vorrebbe demandare il giudizio sulla fattibilità del piano esclusivamente al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori comporta il rischio che la maggioranza del ceto creditorio avalli manovre fraudolente o truffaldine dell'imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Procedimento - Rinuncia agli atti del proponente - Applicazione dell'articolo 306 c.p.c. - Dichiarazione di estinzione del giudizio subordinata all'accettazione delle parti costituite.
Al procedimento di concordato preventivo è applicabile l'articolo 306 c.p.c., il quale subordina la dichiarazione di estinzione del giudizio all'accettazione della rinunzia delle parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione. La mancata dichiarazione di estinzione del procedimento di concordato pendente comporta che la domanda di concordato presentata dopo la rinuncia si configura o come modifica della proposta iniziale o come nuova domanda la quale, andando a sovrapporsi ad un diverso procedimento concordatario ancora pendente, dovrà essere dichiarata inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 02 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Procedimento - Modifica della proposta intervenuta successivamente all'attivazione del procedimento di revoca di cui all'articolo 173 l.f. - Inammissibilità.
La modifica della proposta di concordato preventivo presentata successivamente all'attivazione del giudizio di revoca di cui all'articolo 173, legge fallimentare deve considerarsi inammissibile soprattutto nel caso in cui l'attivazione del procedimento ex art. 173 si fondi sulla commissione di atti di frode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 02 Ottobre 2012.


Concordato preventivo – Nuova proposta – Modifica – Tratti differenziali.
Qualora il proponente non rinunci alla proposta di concordato preventivo, ma vi apporti modifiche integrative che rientrino nella medesima logica inizialmente adottata per l’uscita della crisi, non può parlarsi di nuova proposta, bensì di modifica della stessa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Modifica della proposta concordataria – Revoca – Rapporti.
La qualificazione come modifica e non quale nuova proposta determina che l’iter procedimentale concordatario originato dal ricorso e la fase incidentale di possibile revoca ex art. 173 l.f. che nello stesso può innestarsi, non subiscono soluzioni di continuità. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Revoca – Indisponibilità – Elementi confermativi – Pubblico Ministero.
L’indisponibilità del procedimento ex art. 173 l.f. è confermata dalla funzione di carattere pubblicistico svolta dal P.M., il cui potere è riferito ad un interesse indisponibile. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Mancanza di classamento – Proposizione di una nuova proposta – Abuso.
La mancanza di classamento (a fronte della palese disomogeneità di interessi e qualificazioni giuridiche), quale artificio per impedire la piena espansione del divieto ex art. 160 II comma l.f., e la proposizione di una nuova proposta di concordato, quale espediente per far recedere il subprocedimento ex art. 173 l.f., sostanziano un abuso dello strumento concordatario. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Informazione ai creditori - Omessa informazione su poste attive e passive della società - Atti di frode - Rilevanza in ordine all'adeguatezza e fattibilità del piano - Necessità.
Nel concordato preventivo se le omesse informazioni nelle poste attive e passive della società, evidenziate dal commissario con relazione ex art. 173 l.f., non sono qualificabili come atti di frode e non sono di rilevanza tale da incidere sull'adeguatezza del piano, in quanto riguardano aspetti non fondamentali, non potrà essere disposta la revoca dell’ammissione al concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Poteri del tribunale - Valutazione della convenienza della proposta - Esclusione - Valutazione della persistenza delle condizioni di ammissibilità della procedura e della fattibilità del piano - Sussistenza - Esercizio ex officio di detti poteri in sede di omologa.
Se, dopo l'emanazione del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, deve ritenersi precluso al tribunale il sindacato sulla convenienza della proposta di concordato preventivo - valutazione che ora spetta esclusivamente ai creditori - al tribunale compete invece la verifica delle condizioni di ammissibilità della procedura, ivi compresa la fattibilità del piano e la mancanza di gravi fatti fraudolenti i quali, anche in assenza di opposizione, ne possono comportare la revoca. Detti poteri di controllo possono essere esercitati in qualunque momento e quindi anche nella fase di omologa, con la precisazione che, per quanto riguarda i fatti indicati dall'articolo 173, legge fallimentare (condotte fraudolente, mancanza di condizioni di ammissibilità, ivi compresa la fattibilità), la cognitio causae del tribunale è di natura officiosa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Fallimento - Apertura (Dichiarazione) di Fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Revoca del concordato preventivo comunicata al P.M. - Richiesta di fallimento - Legittimazione - Sussistenza - Fondamento
Il pubblico ministero è legittimato a formulare la richiesta di fallimento a seguito della comunicazione del decreto con il quale il tribunale abbia revocato l'ammissione al concordato preventivo, essendo egli, nel sistema della legge, informato sia della domanda di concordato ai fini dell'intervento nella procedura e dell'eventuale richiesta di fallimento (art. 161 legge fall.), sia della procedura d'ufficio per la revoca dell'ammissione al concordato (art. 173 legge fall.), onde è anche il naturale e legittimo destinatario della comunicazione dell'esito di tale procedimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 2012, n. 4209.


Concordato preventivo - Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo di destinazione su beni immobili allo scopo di evitare l'aggressione dei creditori prima della presentazione della domanda di concordato - Fattibilità - Esclusione.
Non può ritenersi fattibile il piano di concordato preventivo qualora il debitore, prima di depositare la domanda, abbia costituito sui propri beni immobili un vincolo di destinazione ai sensi dell'articolo 2645 ter c.c. allo scopo, dichiarato, di evitare che l'aggressione disordinata del patrimonio dell'impresa in crisi possa comportare una dispersione di valore in danno dei creditori ed impedire un'equa distribuzione degli effetti dell'insolvenza. (Nel caso di specie, il tribunale - sulla scorta di quanto riferito dal commissario giudiziale - ha revocato l'ammissione alla procedura ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare, evidenziando, tra le varie ragioni poste a fondamento del provvedimento di revoca, che l'atto costitutivo del vincolo destinava i beni immobili esclusivamente al soddisfacimento dei creditori che avrebbero aderito al concordato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 13 Marzo 2012.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Esclusione - Valutazioni di competenza del tribunale ai fini della revoca - Atti di frode con valenza decettiva - Condotte abusive in violazione del principio di buona fede - Manifesta inidoneità del piano - Sussistenza.
Nel concordato preventivo, al tribunale non compete la valutazione di convenienza della proposta e di fattibilità del piano, le quali competono, invece, esclusivamente ai creditori. Il tribunale è tuttavia garante della trasparenza della procedura e, ai fini della revoca del concordato, può valutare eventuali atti di frode con valenza decettiva, eventuali condotte di tipo abusivo tenute dal debitore in violazione del principio di buona fede ed in ogni caso la manifesta l'inidoneità del piano a perseguire i propri obiettivi, con la precisazione che queste valutazioni potranno dal tribunale essere effettuate anche successivamente alla fase di ammissione alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 23 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Revoca ex articolo 173 L.F. - Unicità del procedimento - Garanzia di difesa in ordine ad eventuali richieste di fallimento - Necessità.
Nonostante il procedimento per la revoca del concordato preventivo ex articolo 173, legge fallimentare sia unico e non frazionabile e la dichiarazione di fallimento assunta all'esito di detto procedimento non richieda l'instaurazione di procedimenti distinti, deve comunque essere garantita al debitore la possibilità di difendersi sia in ordine alla richiesta di revoca del concordato sia in ordine alla dichiarazione di fallimento mediante adeguata conoscenza delle relative iniziative (nel caso di specie, la Corte d'appello ha revocato il fallimento dichiarato all'esito di un procedimento ex articolo 173 L.F. perché al debitore non è stata data la possibilità di difendersi in ordine ad una richiesta di fallimento del Pubblico ministero). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 24 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Revoca ex articolo 173 L.F. - Nozione di atti di frode - Atto scoperto dal commissario giudiziale che pregiudica la valutazione dei creditori.
L'atto di frode che assume rilievo ai fini della revoca dell'ammissione al concordato preventivo nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 173, legge fallimentare è quello che sia stato scoperto dal commissario di giudiziale e che, come tale, pregiudichi la possibilità riconosciuta ai creditori di compiere le loro valutazioni in ordine alla convenienza della proposta avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 24 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale - Fattibilità del piano - Sussistenza - Controllo attraverso l'attività di verifica del commissario giudiziale - Contenuto del controllo sulla fattibilità del piano.
Nell'ambito del concordato preventivo, il tribunale mantiene, anche nella fase di omologazione, un potere di controllo finalizzato all'accertamento della perduranza di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato, controllo condotto non più sulla base della documentazione prodotta dalla ricorrente, bensì di tutta l'attività di verifica compiuta su impulso del commissario giudiziale dopo la presentazione del ricorso ed a seguito del decreto di ammissione alla procedura. Il tribunale, in particolare, conserva un potere di controllo sulla fattibilità del piano, il quale deve essere coerente con la proposta, serio e concretamente realizzabile sulla base delle risorse presenti nel patrimonio aziendale e di quelle realizzabili un'attività liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 11 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Mancanza delle condizioni previste - Revoca del procedimento - Potere del tribunale - Sussistenza.
Nel procedimento di concordato preventivo il tribunale può, in qualunque momento, revocare la procedura nell'ipotesi in cui, all'esito degli accertamenti del commissario giudiziale, siano accertati atti in frode o emerga la mancanza delle condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato; il tribunale potrà esercitare tale potere anche nella fase di omologazione ed anche se non vengono proposte opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Revoca della procedura - Fatti commessi prima del deposito della domanda - Preordinazione al conseguimento di ingiusti vantaggi mediante il procedimento di concordato - Irrilevanza.
Le condotte che, in base al primo comma dell'articolo 173, legge fallimentare, assumono rilievo per la revoca del concordato sono quelle poste in essere nel periodo precedente al deposito della domanda di ammissione alla procedura e la loro rilevanza, ai fini della revoca, è indipendente dall'eventuale fine ingannevole preordinato a conseguire ingiusti vantaggi mediante la procedura concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Indicazione nella domanda di concordato - Potere del tribunale di riesaminare la rilevanza di fatti nel procedimento ex articolo 173, legge fallimentare - Sussistenza.
La circostanza che eventuali atti di frode siano indicati dal debitore nella domanda di concordato preventivo non esclude che il tribunale, nell'ambito del procedimento di riesame di cui all'articolo 173, legge fallimentare, li possa successivamente diversamente valutare e qualificare alla luce delle verifiche eseguite dal commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Contenuto la proposta - Mancata indicazione di fatti rilevanti per l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Impossibilità per i creditori di effettuare la valutazione comparativa di convenienza.
La mancata indicazione nella domanda di concordato preventivo di circostanze che giustificano l'esperimento di un'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori impedisce ai creditori di esprimere una valutazione comparativa di convenienza della proposta di concordato rispetto al fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Voto dei creditori - Conflitto di interessi - Formazione di una classe costituita dal creditore in conflitto - Incidenza sulla formazione della maggioranza delle classi - Aggravamento del conflitto.
Nel concordato preventivo, il conflitto di interessi che riguardi i creditori aventi diritto al voto non può essere eliminato mediante la creazione di apposite classi costituite dai singoli creditori in conflitto; questa soluzione, infatti, non fa altro che aggravare il conflitto di interessi perché consente a tali creditori di incidere sull'esito del concordato concorrendo alla formazione della maggioranza per classi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Di concordato preventivo - Conflitto di interessi tra proponente, finanziatori e investitori - Rilevanza - Procedimento di cui all'articolo 173 l.f..
Una situazione di potenziale conflitto di interessi tra chi propone il concordato e chi vi partecipa in veste di finanziatore e di investitore può dar luogo a dubbi e perplessità che debbono essere tenuti in debito conto ma che possono assumere concreto rilievo solo qualora si tramutino in fatti rilevanti per l'attivazione del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato di cui all'articolo 173, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione - Richiesta di fallimento del pubblico ministero - Sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 6 e 7 l.f. - Esclusione.
La facoltà, prevista dall'articolo 173, legge fallimentare, per il pubblico ministero di chiedere il fallimento nell'ambito del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato preventivo è autonoma e distinta dall'atto d'impulso previsto dagli articoli 6 e 7 della medesima legge e prescinde dalla sussistenza dei requisiti da dette norme richiesti. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Tribunale Bassano del Grappa, 07 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Comportamento atto ad ingannare i creditori sulla reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Pregiudizio della possibilità di compiere valutazioni di competenza sulla effettiva consistenza dell'attivo del passivo - Omissione di informazioni rilevanti.
La "frode", che costituisce elemento caratterizzante di tutti i comportamenti che, ai sensi dell'art. 173 l.f., possono condurre alla revoca dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo, deve intendersi quale comportamento che ha in sé l'attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, pregiudicando la possibilità per i creditori di compiere le valutazioni di competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Tale comportamento si può concretizzare nell'omissione, in sede di domanda di ammissione alla procedura, di informazioni rilevanti - individuate e indicate soltanto dal commissario giudiziale nella sua relazione - affinché i creditori possano esprimere un consenso informato alla proposta. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 30 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Atti accertati dal commissario - Individuazione - Pregiudizio alla formazione del consenso dei creditori.
Per fatti "accertati" dal commissario, ossia non resi "noti" dal proponente, si intendono anche quelle operazioni (quali pagamenti preferenziali o atti di distrazione a favore di terzi) che, pur risultando annotate nelle scritture contabili - peraltro non depositate - non sono state rappresentate nella domanda dal proponente, così consapevolmente e volontariamente pregiudicando la formazione di un consenso informato dei creditori, in violazione di un "obbligo di informazione" che, nello spirito del nuovo concordato, deve ritenersi posto a carico dell'imprenditore. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 30 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Atti resi noti dal debitore della proposta di concordato - Concordato quale risultato utile delle manovre effettuate in danno dei creditori - Rilevanza - Sussistenza.
Anche ove il debitore abbia reso note ai creditori alcune delle manovre effettuate in loro danno prima della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo si può riscontrare un "abuso del diritto" ( che conduce anch'esso alla revoca dell'ammissione al concordato), qualora da una valutazione complessiva della condotta tenuta dall'imprenditore emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato, il quale così costituirebbe "il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio immanente nell'ordinamento". (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 30 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Accertamento della fattibilità dell'accordo intervenuto tra debitore e creditori - Esclusione - Verifica delle condizioni di ammissibilità della procedura e dell'assenza dei fatti o atti idonei a dare impulso al procedimento di revoca ex art. 173 legge fall. - Doverosità - Fondamento.
In tema di giudizio di omologazione del concordato preventivo, nel perimetro di controllo (di legittimità anche sostanziale) demandato al tribunale non rientra il potere-dovere di accertare la fattibilità dell'accordo intervenuto tra il debitore proponente ed i creditori, in quanto essi, se informati, sin dall'inizio e durante le fasi successive, in modo veritiero e trasparente sulla situazione aziendale e sulle ragioni di sostegno del piano concordatario, ben possono accordare a quest'ultimo preferenza, rispetto alla liquidazione concorsuale; ne consegue che di tale scelta consapevole il tribunale, verificando la persistenza delle stesse condizioni di ammissibilità della procedura e l'assenza di fatti di revoca ex art. 173 legge fall., deve limitarsi a prendere atto. (Nella specie il commissario giudiziale, costituendosi senza però svolgere rituale opposizione, aveva evidenziato, nel suo parere motivato, il "deficit" del fabbisogno concordatario ed il tribunale, su tale rilievo, aveva respinto la proposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Omologazione del concordato - Regime conseguente alla nuova legge fallimentare - Vizi genetici della proposta concordataria - Radicale e manifesta inadeguatezza del piano di risanamento - Possibilità di accertamento da parte del giudice - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
In tema di omologazione del concordato preventivo, sebbene, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, al giudice sia precluso il giudizio sulla convenienza economica della proposta, non per questo gli è affidata una mera funzione di controllo della regolarità formale della procedura, dovendo, invece, egli intervenire, anche d'ufficio ed in difetto di opposizione ex art. 180 legge fall., sollevando le eccezioni di merito, quale quella di nullità, ex art. 1421 cod. civ.; in particolare, se è vero che l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete ai soli creditori, ove sussista, invece, un vero e proprio vizio genetico della causa, accertabile in via preventiva in ragione della totale ed evidente inadeguatezza del piano, non rilevata nella relazione del professionista attestatore, il giudice deve procedere ad un controllo di legittimità sostanziale, trattandosi di vizio non sanabile dal consenso dei creditori e così svolgendo il predetto giudice una funzione di tutela dell'interesse pubblico, evitando forme di abuso del diritto nella utilizzazione impropria della procedura. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto che l'omessa considerazione, nella proposta di concordato, di un ingente credito privilegiato, di radice causale anteriore alla detta proposta, operasse come causa di impossibilità dell'oggetto, così alterando l'ipotesi prospettata di soddisfacimento delle obbligazioni sociali, su cui confidava il consenso del ceto creditorio, dovendosi perciò rigettare la domanda di omologazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2011, n. 18864.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 LF - Pronuncia della sentenza di fallimento - Necessità.
Dal tenore dell’art. 173, comma 2, legge fallimentare, emerge chiaramente che, a conclusione del procedimento di revoca dell’ammissione al concordato preventivo, e se ne sussistono i presupposti processuali e sostanziali, viene emessa la sentenza di fallimento senza ulteriori adempimenti processuali, in quanto l’accertamento del tribunale e correlativamente l’ambito di difesa del debitore, attengono ad una fattispecie complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell’ammissione al concordato. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Agosto 2011.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 LF - Unicità e non frazionabilità del procedimento.
Il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato preventivo e la conseguente  dichiarazione di fallimento è unico, non frazionabile in autonomi sub-procedimenti di cui peraltro non si avverte la necessità, stante la complementarietà delle questioni trattate e la possibilità per la debitrice di difendersi compiutamente nell’ambito del procedimento prefallimentare. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Agosto 2011.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 LF - Provvedimento di revoca e omessa pronuncia di fallimento - Reclamabilità - Esclusione - Ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost..
Qualora il tribunale, provveda alla revoca del concordato senza contestualmente dichiarare il fallimento, il decreto non sarà autonomamente reclamabile ma impugnabile mediante il ricorso per Cassazione di cui all'articolo 111 Cost.. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Agosto 2011.


Concordato preventivo – Decreto di ammissione alla procedura – Richiesta di revoca – Insussistenza dei presupposti – Rigetto.
Gli atti fraudolenti posti in essere dall'imprenditore, ammesso al concordato preventivo, ai danni del ceto creditorio o di alcuni dei creditori, in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale, se non incidono sull'attendibilità della proposta non legittimano un provvedimento di revoca, mentre soltanto i creditori, in tale sede, informati dal commissario giudiziale, potranno sanzionare l'imprenditore non accettando la proposta concordataria. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 15 Luglio 2011.


Concordato preventivo – Comportamenti distrattivi o depauperativi finalizzati all'ammissione alla procedura – Prova – Insussistenza – Abuso del diritto – Inconfigurabilità.
Costituisce abuso dello strumento concordatario, di cui non sussiste prova nel caso di specie, il comportamento distrattivo o depauperativo posto in essere dal debitore al solo preordinato scopo di chiedere l'ammissione alla procedura di concordato preventivo e costringere i creditori ad accettare una proposta costruita in modo tale da apparire migliore rispetto alla prospettiva fallimentare. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 15 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Uso strumentale della facoltà di formare le classi - Abuso del procedimento - Fattispecie - Inammissibilità della proposta.
Si concreta in un abuso del procedimento, strumentale al raggiungimento della maggioranza delle classi, la formazione di una classe composta da un solo creditore, il quale in base al criterio della omogeneità degli interessi economici, andrebbe collocato in altra classe. (Nella specie, la maggioranza era stata raggiunta proprio grazie al voto della classe in questione, composta dallo studio professionale che assisteva il proponente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Convenienza della proposta e fattibilità del piano - Distinzione - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Sussistenza.
In sede di omologazione, il tribunale può e deve verificare la persistenza delle condizioni di ammissibilità del concordato preventivo e quindi dell'attuabilità del piano. Premesso che i requisiti della convenienza e della fattibilità debbono essere tenuti distinti, si osserva, infatti, che mentre il legislatore ha "privatizzato" il requisito della convenienza, la cui valutazione è rimessa al solo ceto creditorio, giacché ha previsto espressamente che possa essere valutata dal tribunale solo a seguito di ricorso di un creditore appartenente ad una classe dissenziente, ha, invece, rimesso al tribunale, come ribadito dall'articolo 173, legge fallimentare, la valutazione dei requisiti di ammissibilità e quindi anche della fattibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Individuazione - Idoneità ad influenzare l'adesione dei creditori al concordato - Fattispecie - Irrilevanza.
Alla luce dell'orientamento espresso dalla sentenza della Corte di Cassazione 23 giugno 2011, n. 13818 (sul punto si veda anche Tribunale di Mantova, 22 giugno 2011) in ordine ai criteri che consentono di individuare gli atti di frode per la revoca della procedura di concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare, tali non possono essere considerati eventuali atti distrattivi compiuti dall'imprenditore in epoca precedente l'inizio della procedura di concordato e non indicati nella relativa proposta qualora i creditori abbiano dato la loro adesione sulla base della relazione di cui all'articolo 161, comma 2, e di quella illustrativa del commissario giudiziale ex articolo 172, legge fallimentare, purché in detti documenti siano analiticamente descritti lo stato patrimoniale attivo e quello passivo e le operazioni contestate risultino ormai cristallizzate nella contabilità sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 02 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Revoca della procedura ex articolo 173 LF - Modifiche la domanda - Esclusione.
La procedura ex art. 173, legge fallimentare rende inoperante la procedura di concordato preventivo con la conseguenza che non possono essere introdotte modifiche a proposte che riguardino una procedura che non é in corso. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Revoca della procedura - Falsa rappresentazione della realtà - Inganno potenzialmente idoneo a ledere gli interessi dei creditori - Esistenza in concreto del pregiudizio - Irrilevanza.
Ai fini della revoca della procedura di concordato preventivo é condizione sufficiente una falsa rappresentazione della realtà chi si sostanzi in un inganno potenzialmente idoneo a ledere gli interessi dei creditori senza che si debba indagare sull'esistenza o meno in concreto del pregiudizio. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Procedimento ex articolo 173, legge fallimentare per la revoca dell'ammissione - Diritto di difesa del debitore - Indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Apertura di procedimento distinto - Esclusione.
Nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare, la formale conoscenza da parte del debitore dell'esistenza di un'iniziativa per la dichiarazione di fallimento è sufficiente ad integrare la "indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento" richiesta dall'articolo 15, comma 4, legge fallimentare quale monito in ordine al possibile esito della procedura e invito ad esercitare il diritto di difesa, posto che dal tenore del secondo comma dell'articolo 173 emerge chiaramente che alla conclusione del procedimento di revoca dell'ammissione viene emessa, se ne sussistano i presupposti processuali e sostanziali, sentenza di fallimento, senza ulteriori adempimenti procedurali. Non è dunque corretta la tesi secondo la quale la presenza di iniziative per la dichiarazione di fallimento comporta che debba farsi luogo a procedimenti distinti; è vero invece che l'accertamento del tribunale e correlativamente l'ambito della difesa del debitore attengono ad una fattispecie più complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell'ammissione al concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Sufficienza - Adeguatezza nel merito - Esclusione - Fondamento - Prevalente natura privatistica del concordato - Conseguenze - Decreto di "rigetto" del ricorso - Ricorribilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007 che è caratterizzato da una prevalente natura contrattuale, e dal decisivo rilievo della volontà dei creditori e del loro consenso informato, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 legge fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione - inquadrabile nel tipo effettivo richiesto dal legislatore, dunque aggiornata e con la motivazione delle verifiche effettuate, della metodologia e dei criteri seguiti - possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori, dovendo il giudice astenersi da un'indagine di merito, in quanto riservata, da un lato, alla fase successiva ed ai compiti del commissario giudiziale e, dall'altro, ai poteri di cui è investito lo stesso tribunale, nella fase dell'omologazione, in presenza di un'opposizione, alle condizioni di cui all'art. 180 legge fall. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione, con rinvio, del decreto con cui il tribunale aveva "rigettato" la domanda di ammissione alla procedura di concordato, in realtà pronunciandone l'inammissibilità, con valutazioni sul merito della fattibilità del piano concordatario e con modalità decisorie, dalle quali è conseguita l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.). (conf. Cass. 21860/2010) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare - Potere del giudice di valutare la fattibilità del piano - Esclusione valutazione del commissario giudiziale - Rilevanza per i creditori al fine di esprimere un giudizio di convenienza sulla proposta.
Il principio secondo il quale, nell'ambito del concordato preventivo, il giudice, nel valutare la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano, si deve astenere da un'indagine di merito, salvo il caso in cui siano proposte opposizioni e con i limiti di cui all'art. 180 legge fallimentare, è applicabile anche in sede di riesame della proposta ex art. 173 legge fallimentare e ciò anche se, in questo caso, il tribunale dispone del conforto dell'apporto conoscitivo e valutativo del commissario giudiziale. Tale apporto, infatti, non è destinato al giudice ma alla platea dei creditori che possono così comparare la proposta e le valutazioni dell'esperto attestatore con la relazione di un organo investito di una pubblica funzione. Resta, infatti, insuperabile il rilievo secondo cui il tribunale è privo del potere di valutare d'ufficio il merito della proposta, in quanto tale potere appartiene solo ai creditori così che solo in caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilità, denunciabile attraverso l'opposizione alla omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, può intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale è quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa del tutto inattuabile, invece e per quanto concerne i creditori, nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare di cui si discute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Definizione ed individuazione - Attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Comportamenti volti a pregiudicare la valutazione di competenza dei creditori - Alterazione della percezione della reale situazione del debitore.
Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati dall'art. 173, comma 1, legge fallimentare, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato e della dichiarazione di fallimento nel corso della procedura, è dato dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Si tratta, in sostanza, di comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possano compiere le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Questa è, quindi, la connotazione tutti gli altri indefiniti comportamenti dell'imprenditore per poter essere definiti atti di frode. E', allora, possibile concludere affermando che nessun intervento sul patrimonio del debitore è di per sé qualificabile come atto di frode ma solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio. Ogni diversa interpretazione della norma in esame non farebbe altro che reintrodurre il requisito della meritevolezza apertamente ripudiato dal legislatore della riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Abuso del diritto - Abuso dello strumento concordatario - Garanzie inesistenti - Inammissibilità del concordato.
Vi è abuso dello strumento concordatario in violazione del principio di buona fede laddove emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato preventivo, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, in modo da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. In presenza di una tale condotta, il concordato non è ammissibile in quanto rappresenterebbe il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio della buona fede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode rilevanti ai fini della revoca del procedimento - Definizione - Connotato etico della condotta del debitore - Irrilevanza - Atti di frode che traggono in inganno il ceto creditorio - Rilevanza.
Il concetto di atto di frode, nel disposto dell’art. 173, legge fallimentare, ultima parte del primo comma, deve essere letto alla luce della complessiva impostazione e finalità del concordato preventivo riformato, per cui in sede di procedimento ex art. 173 citato, esattamente come in sede di ammissione al concordato preventivo, la condotta del debitore non può essere valutata nel suo connotato etico; pertanto, gli atti di frode che rilevano, commessi dal debitore in epoca anteriore all’apertura della procedura, sono unicamente quelli destinati ad incidere sull’ammissibilità della proposta concordataria, ovvero quelli che traggono in inganno il ceto creditorio con riguardo alle aspettative di soddisfo e che in generale sono idonei ad influenzare la volontà dei creditori in sede di voto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Atti fraudolenti commessi dal debitore in danno di alcuni creditori - Rilevanza penale - Incidenza sulla attendibilità della proposta e sulla espressione del voto dei creditori - Distinzione.
Gli atti fraudolenti commessi dal debitore ammesso al concordato preventivo ai danni di alcuni creditori in epoca anteriore all'apertura della procedura, quand’anche possano comportare una responsabilità penale dei soggetti che li hanno posti in essere, se non hanno influenzato l’ammissibilità del concordato, o se non incidono - rispetto ai creditori- sull’attendibilità della proposta concordataria, ovvero non sono idonei a condizionare il voto dei creditori, non legittimano un provvedimento di revoca dell’ammissione al concordato ai sensi dell'art. 173, legge fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Controllo del tribunale sulla fattibilità del piano - Subprocedimento previsto dall'articolo 173, legge fallimentare - Ammissibilità.
Poiché è pacifico che il procedimento previsto dall'articolo 173, legge fallimentare può essere instaurato nel corso di tutta la procedura di concordato, ivi compreso il giudizio di omologa, e che è altresì evidente il fatto che detto procedimento ha anche ad oggetto il caso in cui "in qualunque momento risulta che manchino le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato", è allora possibile affermare che il tribunale può esercitare un controllo d'ufficio sull'attuabilità del piano anche in sede di omologa nell'ambito e per le motivazioni previste dal citato articolo 173. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 06 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Condotte di natura fraudolenta antecedenti la presentazione della domanda - Rilevanza ostativa alla prosecuzione della procedura - Distinzione - Ratio - Impatto della condotta fraudolenta nella causa azione ed entità della crisi - Rilevanza - Sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori - Diminuzione della garanzia patrimoniale del debitore - Prossimità della sottrazione al momento di manifestazione della crisi - Disvalore sociale della condotta fraudolenta.
Non tutte le condotte fraudolente antecedenti alla presentazione della domanda di concordato preventivo sono di per sè stesse ostative alla prosecuzione della procedura. La individuazione delle condotte a tal fine rilevanti deriva dalla armonizzazione della soppressione del requisito della meritevolezza, nonché di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato che il testo previgente dell'articolo 160, legge fallimentare ancorava a requisiti di natura etica, con la previsione dell'attuale articolo 173, legge fallimentare, ove il legislatore ha comunque mantenuto la rilevanza ostativa di fatti quali l’occultamento di parte dell'attivo e l'esposizione di passività inesistenti, o la commissione di "altri atti di frode". L'armonizzazione dei principi sopra indicati porta, quindi, necessariamente a circoscrivere la sfera di applicabilità del primo comma del citato articolo 173 a quei soli comportamenti che per gravità ed importanza siano tali da rendere illegittimo il ricorso da parte dell'imprenditore ad un istituto che gli assicura, a differenza del fallimento, il beneficio dell'esdebitazione, oltre che il dimezzamento delle pene previste per i reati previsti dagli articoli 216 e seguenti, legge fallimentare. In tale prospettiva, il criterio per selezionare la rilevanza degli "altri atti di frode" non può che dipendere dall'impatto che la condotta abbia avuto nella causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa. Appare difficile, infatti, poter sostenere che la condotta risoltasi nella sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori non osti alla prosecuzione della procedura (e prima ancora, per ragioni di economia, all'apertura) quando risulti che essa abbia causato o concausato la crisi, o dilatato in maniera significativa il passivo, con corrispondente diminuzione delle prospettive di soddisfacimento dei creditori. In una logica di questo tipo assumeranno, quindi, rilievo diversi elementi, quali soprattutto l'entità della diminuzione della garanzia patrimoniale del debitore, da considerarsi in rapporto alle dimensioni del dissesto, ed anche la maggiore o minore prossimità della sottrazione al momento di manifestazione della crisi e il maggiore o minor disvalore sociale della condotta fraudolenta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Aprile 2011.


Concordato preventivo - Garanzia del commissario giudiziale della veridicità dei dati aziendali - Compito del tribunale - Verifica della documentazione prodotta dal debitore - Verifica della motivazione del professionista attestatore - Presupposto per la successiva verifica critica demandata al commissario giudiziale - Potere del tribunale di sovrapporsi alla valutazione del commissario di fattibilità del piano - Esclusione.
Se è vero che la veridicità dei dati aziendali deve essere garantita soprattutto dal commissario giudiziale, sulla base della documentazione prodotta dal debitore, sarà allora compito del tribunale verificare che la relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa sia aggiornata e che contenga effettivamente una dettagliata esposizione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria; il tribunale dovrà altresì verificare che lo stato analitico ed estimativo delle attività possa considerarsi tale e che la relazione del professionista attestante la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano sia adeguatamente motivata con indicazione delle verifiche effettuate, della metodologie e dei criteri seguiti per pervenire all'attestazione di veridicità dei dati aziendali ed alla conclusione di fattibilità del piano. Solo in tal modo il commissario giudiziale potrà essere messo in condizione di valutare criticamente detta documentazione e conseguentemente elaborare una relazione idonea a rendere possibile, da parte dei creditori chiamati a votare la proposta, la percezione quanto più esatta possibile della realtà imprenditoriale, della natura e delle dimensioni della crisi e di come la si intenda affrontare. Il compito del tribunale si sostanzia pertanto nel controllo, nei termini indicati, della documentazione allegata al piano, non potendo sovrapporsi alla valutazione di fattibilità contenuta nella relazione del professionista e senza che possa effettuare accertamenti in ordine alla veridicità dei dati aziendali che la legge riserva esclusivamente al commissario giudiziale, reagendo alla mancanza di veridicità con il prevedere, su denunzia obbligatoria da parte del commissario giudiziale, la sanzione della immediata revoca del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2010.


Concordato preventivo – Successivo fallimento – Credito professionale – Attività prestata nel diretto interesse di persone fisiche – Ammissione al passivo – Esclusione.
Il credito professionale maturato per l’assistenza resa all’amministratore di società in concordato preventivo allo scopo di resistere alle contestazioni mossegli dal commissario giudiziale in relazione a presunti suoi atti di frode, posti in essere in danno della massa dei creditori, non trova collocazione nel passivo del successivo fallimento, trattandosi di attività inutile, o persino dannosa, per i creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Ottobre 2010.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca dell'ammissione di cui all'articolo 173 l.f. - Attivabilità fino alla definitività del decreto di omologazione del concordato - Sussiste.
In tema di concordato preventivo, si deve ritenere che il procedimento di cui all'articolo 173, legge fallimentare, possa essere attivato in qualunque momento fino alla definitività del decreto  di omologazione e ciò nonostante la norma sia posta nella sezione dei provvedimenti immediati susseguenti all'ammissione alla procedura. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Luglio 2010.


Concordato preventivo – Società in liquidazione – Proposta – Modifica – Legittimazione dei liquidatori – Illegittimità. (03/08/2010)
E’ illegittima la modifica di una proposta concordataria, originariamente presentata sulla base di una delibera del C.d.A., formulata dai liquidatori di una società in liquidazione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Luglio 2010.


Concordato preventivo – Atti di frode – Consilium fraudis – Pregiudizio alle possibilità di soddisfacimento dei creditori – Necessità. (22/06/2010)
Per atti di frode (art. 173, legge fallimentare) debbono intendersi tutti gli atti diretti a causare o aggravare il dissesto, ossia atti che comportino accrescimento del passivo o diminuzione dell’attivo, senza alcuna giustificazione attinente all’attività imprenditoriale esercitata, compiuti dal debitore con la consapevolezza di arrecare pregiudizio ai creditori, riducendo le loro possibilità di soddisfacimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Dissimulazione o sottrazione dell’attivo – Definizione – Intestazione fiduciaria – Vendite simulate.
La dissimulazione o sottrazione dell’attivo - che può essere addotta a causa di annullamento del procedimento di concordato preventivo - è ravvisabile in qualunque attività preordinata ad occultare beni mobili o immobili, ovvero a sottrarre ai creditori beni destinati alla massa fallimentare, anche con l’utilizzo di strumenti giuridici quali l’intestazione fiduciaria o la vendita simulata, al fine di convincere i creditori medesimi ad accettare una percentuale inferiore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - In genere - Omesso deposito del fondo per le spese di procedura - Conseguenze - Regime intermedio conseguente al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n.169 del 2007 - Dichiarazione di fallimento d'ufficio - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo, quando il debitore non esegue il deposito delle somme necessarie allo svolgimento della procedura, ai sensi dell'art. 163, terzo comma, della legge fall. (nel testo, "ratione temporis" vigente, conseguente alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore all'ulteriore novella di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento d'ufficio, istituto la cui abrogazione è stata disposta, in via generale e con norma programmatica, dal citato d.lgs. n. 5 del 2006, che, modificando l'art. 6 della legge fall., ha tacitamente abrogato, per incompatibilità, le disposizioni di cui agli artt.162 e 163 della legge fall. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha anche negato che, nel predetto regime intermedio, la relazione del commissario giudiziale, che nella specie dava atto dell'omesso versamento del fondo spese da parte del debitore ammesso al concordato, potesse fungere da rituale istanza di fallimento dell'imprenditore, trattandosi di soggetto non legittimato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2009, n. 18236.


Concordato preventivo – Revoca per atti fraudolenti – Procedimento – Parere e impulso del commissario giudiziale – Necessità.
Nell’ambito del procedimento di revoca del concordato preventivo previsto dall’art. 173 legge fall., pur non essendo prevista una vera e propria domanda di apertura, perché tale procedimento possa iniziare è necessaria una denuncia-dichiarazione del commissario giudiziale in ordine a fatti fraudolenti per i quali il Tribunale possa d’ufficio iniziare il procedimento medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 21 Luglio 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, legge fall. - Interpretazione alla luce dell'art. 111 Cost. - Conseguenze - Iniziativa del P.M. in esito a segnalazione del tribunale fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di fallimento, l'esigenza di assicurare la terzietà e l'imparzialità del tribunale fallimentare, emergente da un'interpretazione sistematica della legge fallimentare (così come modificata dal d.lgs. 9 gennaio 2009, n. 5) ed in particolare degli artt. 6 e 7, letti alla luce del novellato art. 111 Cost., porta ad escludere che l'iniziativa del P.M. ai fini della dichiarazione di fallimento possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, in tal senso deponendo, oltre alla soppressione del potere di aprire d'ufficio il fallimento ed alla riduzione dei margini d'intervento del giudice nel corso della procedura, anche il n. 2 dell'art. 7 cit., che limita il potere di segnalazione del giudice civile all'ipotesi in cui l'insolvenza risulti, nei riguardi di soggetti diversi da quelli destinatari dell'iniziativa, in un procedimento diverso da quello rivolto alla dichiarazione di fallimento, nonché dagli interventi correttivi del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, che hanno reso totalmente estranea al sistema l'ingerenza dell'organo giudicante sulla nascita o l'ultrattività della procedura. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stata dichiarata nulla la dichiarazione di fallimento intervenuta ad iniziativa del P.M., al quale il tribunale fallimentare aveva trasmesso gli atti a seguito della desistenza del creditore dalla propria istanza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4632.


Concordato preventivo – Compimento di operazioni idonee a recare pregiudizio alle ragioni di futuri creditori – Atti di frode ex art. 173 legge fall. – Esclusione.
Il compimento di operazioni astrattamente idonee a determinare un pregiudizio ai creditori dell’impresa non rivestono il carattere degli di frode di cui all’art. 173 legge fall. se giustificate da ragionevoli valutazioni gestionali e compiute in epoca non sospetta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 17 Dicembre 2008.


Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Giudizio di merito del tribunale – Sussistenza.
Nell’ambito del concordato preventivo, al tribunale compete il giudizio di fattibilità del piano proposto dal debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 17 Dicembre 2008.


Concordato preventivo – Atti di frode di cui all’art. 173 legge fall. – Rilevanza ai fini dell’interruzione della procedura di concordato – Idoneità a trarre in inganno i creditori – Necessità.
Gli atti di frode che, ai sensi dell’art. 173 legge fall., possono portare alla interruzione della procedura di concordato preventivo sono solo quelli idonei a trarre in inganno i creditori e ad influenzare la manifestazione del voto. (In considerazione di questo principio, il Tribunale ha ritenuto che non comportassero l’arresto della procedura atti di frode commessi prima dell’apertura del procedimento di concordato dei quali i creditori erano stati compiutamente informati tramite la relazione del commissario giudiziale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 04 Dicembre 2008.


Concordato preventivo – Dissimulazione dell’attivo – Ingiustificata svalutazione di crediti – Diritto di opzione sull’acquisto dell’azienda – Arresto della procedura – Presupposti – Sussistenza.
Integra la fattispecie della dissimulazione dell’attivo e giustifica pertanto l’arresto della procedura di concordato preventivo ai sensi dell’art. 173 legge fallim. il fatto che la proposta contenga una ingiustificata svalutazione di un credito di rilevante entità (in teoria azionabile nella sua interezza una volta approvato il concordato) nonché la presenza di un diritto di opzione a favore dell’affittuaria dell’azienda tale da ostacolare il trasferimento delle azioni all’assuntore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Aprile 2008.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento nel corso della procedura - Peggioramento delle condizioni successivo alla approvazione dei creditori - Significativo scostamento dalle prospettive di realizzazione.
Affinché il tribunale possa esercitare il potere di arresto della procedura di cui all'art. 173, ult. comma l. fall., e quindi rigetti la domanda di omologazione all'esito di una valutazione di non fattibilità del piano che prescinda da opposizioni presentate da altri soggetti, devono sussistere due condizioni: i) che il peggioramento delle prospettive di attuazione del piano concordatario deve essersi verificato in epoca successiva alla approvazione della proposta da parte dei creditori (in tali casi è necessario tutelare l'interesse dei creditori pregiudicati dal fatto di essersi espressi in relazione ad una proposta non più valida ed attuale); ii) che lo scostamento dalle prospettive di realizzazione della proposta, rispetto a quelle sulle quali si è imperniata l'approvazione, deve essere significativo e non di scarsa rilevanza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Ottobre 2007.


Concordato preventivo - Arresto della procedura per atti di frode - Tutela di interessi pubblicistici - Garanzia della correttezza delle informazioni ai creditori.
L'arresto della procedura di concordato preventivo, in conseguenza dell'accertamento di fatti rilevanti ai sensi dell'art. 173 l. fall., può avvenire in qualunque momento e quindi anche nel corso del procedimento di omologazione, senza che il potere del tribunale incontri un limite nel voto favorevole della maggioranza dei creditori, giacché la norma mira a soddisfare esigenze di carattere pubblicistico ed a garantire sia la correttezza delle informazioni fornite ai creditori sia della condotta tenuta dall'impreditore in esecuzione del piano, nonché ad evitare un uso distorto ed egoistico della procedura concorsuale, assicurando che siano represse e sanzionate condotte fraudolentemente lesive dell'interesse dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Ottobre 2007.


Concordato preventivo - Funzione sanzionatoria dell'art. 173 l. fall. - Applicazione - Limiti - Prova per presunzioni - Ammissibilità.
La funzione sanzionatoria della norma di cui all'art. 173, ult. comma l. fall. e la gravità delle conseguenze che ne derivano ne consentono l'applicazione solo nel caso in cui al condotta fraudolenta dell'imprenditore si possa ritenere positivamente accertata, anche in via presuntiva, purché nei limiti dell'art. 2729 cod. civ. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Ottobre 2007.


Concordato preventivo - Accertamento della fattibilità del piano - Rilevanza delle informazioni date ai creditori - Accettazione del rischio da parte dei creditori.
L'accertamento del tribunale in ordine alla fattibilità del piano presentato in sede di concordato preventivo ed alla possibile incidenza di sopravvenienze passive e di fatti nuovi deve essere condotta tenuto conto delle situazioni rappresentate ed illustrate dal commissario ai creditori in adunanza, dovendosi ritenere che detti creditori, proprio perché approfonditamente informati dell'incertezza dei possibili esiti della liquidazione, ne abbiano accettato il rischio, perlomeno nei limiti tracciati dalle previsioni e valutazioni effettuiate dalla società ricorrente e dal commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Ottobre 2007.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento nel corso della procedura - Distrazione delle risorse della società - Impedimento all'ammissione al concordato - Dichiarazione di fallimento - Necessità.
L'abolizione, ai fini della ammissione al concordato preventivo, del requisito della meritevolezza dell'impreditore non comporta l'abrogazione implicita dell'art. 173 l. fall., né, dunque, l'indifferenza della vicenda concordataria di fronte a violazioni del dovere di correttezza così gravi come quelle delineate dalla norma in discorso. Tale disposizione costituisce, infatti, un'applicazione del principio della buona fede che deve costituire il modello di comportamento del debitore nell'adempimento delle obbligazioni e che trova fondamento costituzionale negli inderogabili doveri di solidarietà sociale tutelati dall'art. 2 della Costituzione. Tale conclusione trova conferma nel fatto che il legislatore, una volta introdotta la riforma del 2005, non ha poi espunto la norma dal sistema concorsuale in occasione della novella organica del 2006, sicché si deve presumere che la permanenza di tale disposizione sia frutto di una precisa scelta che preclude ogni interpretazione volta ad affermarne l'abrogazione implicita. Tribunale Milano, 19 Luglio 2007.