Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 173 ∙ (Revoca dell'ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura )


Atti in frode
Tutte le MassimeCassazione
Atti in frodeTutela dell'interesse pubblicoInformazione ai creditoriL'intento fraudolentoProva degli atti in frodeAtti fraudolenti ed approvazione del concordato da parte dei creditori debitamente informati del commissario giudizialeAtti non adeguatamente e compiutamente esposti nella propostaAbuso del procedimentoRavvedimento postumoFormazione delle classiLa meritevolezzaAttestazione del professionistaIl commissario giudizialeAtti compiuti prima della domanda di concordatoIrregolarità contabili pregresseOccultamento di passivitàDissimulazione dell'attivoFondo rischiRiduzione di capitale socialeIndebiti prelievi dalle casse socialiSottovalutazione dei cespitiAtti e pagamenti non autorizzatiPagamento di crediti anterioriPagamento di crediti postergatiEscussione di garanzieOmesso doloso ribaltamento sui soci dei costi di funzionamento del consorzioLe scritture contabiliConflitto di interessiAzioni di responsabilitàAtti revocabiliPagamento dei professionistiRilevanza penaleRapporti pendentiConcordato con riservaContinuità aziendaleModifica della proposta di concordatoAccordo di ristrutturazione dei debitiMancanza delle condizioni di ammissibilitàLa fattibilitàIl TrustVincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c.Intestazione fiduciariaControllo del tribunaleControllo in sede di omologaAdunanza dei creditoriIl procedimentoLegittimazione del commissario giudizialePartecipazione dei creditoriEsecuzione del concordato e comportamento ostruzionistico del debitoreDiritto di difesa del debitoreGaranzie difensive al debitoreIl pubblico ministeroRevoca del concordato e permanenza in carica degli organi fino al passaggio in giudicato del provvedimentoRinuncia alla domanda di concordatoPresentazione di nuova domanda di concordatoReclamabilità del provvedimento di revocaRicorso per cassazioneDichiarazione di fallimento

Aspetti penalmente rilevanti
Utilizzo della procedura per il compimento di atti dissipativi o distrattivi del patrimonio
Piano congegnato in maniera frodatoriaManipolazione della realta' aziendaleAttivazione dell'azione penale prima che sia disposta la revoca del concordato ex art. 173 l.f.


Atti in frode

Concordato preventivo - Revoca dell’ammissione e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura - Natura dell'istituto - Sussistenza di un pregiudizio per la massa creditoria e una finalità dolosa decettiva
La fattispecie di cui all’art. 173 l.fall. si configura come ipotesi di illecito strutturante sulla falsariga di quelle penali, richiedendo non solo la condotta frodatoria (o comunque vietata), ma anche la sussistenza di un pregiudizio per la massa creditoria e una finalità dolosa decettiva. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 05 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Revoca dell’ammissione - Atti in frode - Stipula di un contratto in difetto della autorizzazione - Mancanza di danno
Non implica una condotta frodatoria la stipula di un contratto in difetto della autorizzazione ai sensi dell’art. 161, comma 7, l.fall., nel caso in cui la proposta contrattuale sia stata informalmente depositata prima del deposito della domanda di concordato e se alcuni giorni dopo tale domanda sia stata richiesta espressamente l’autorizzazione alla stipulazione del contratto, ove si rilevi che il mantenimento del contratto non abbia portato alcun danno, ma verosimilmente un vantaggio alla massa dei creditori, consentendo un’offerta di acquisto del ramo d’azienda sulla base della quale verrà disposta una gara competitiva, ai sensi dell’art. 163-bis l.fall.

Infatti, l’utilizzo dell’espressione “o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori” – di cui al terzo comma dell’art. 173 l.fall. – avvalora l’idea che il compimento di un atto non autorizzato di per sé non integri la fattispecie in assenza della finalità decettiva e di un concreto pregiudizio per i creditori. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 05 Gennaio 2018.


Fallimento - Anteriorità o posteriorità di operazione bancaria - Bonifico o bancogiro - Data contabile
Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso (o come in questo caso della domanda di concordato), è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto (Cass. 24 marzo 2000, n. 3519). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Dicembre 2017.


Concordato preventivo - Atto di frode - Nozione - Occultamento di situazioni idonee ad influire sul giudizio dei creditori
La nozione di atto di frode commesso anteriormente all'apertura della procedura di concordato esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, cioè tali che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa è negativa della proposta e, dunque, che esse siano state accertate dal commissario giudiziale, cioè da lui scoperte, essendo prima ignorate dagli organi della procedura o dai creditori (Cass. 4 giugno 2014, n. 12533). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Dicembre 2017.


Concordato preventivo - Criterio della migliore soddisfazione dei creditori - Clausola generale applicabile a tutte le tipologie di concordato - Regole di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore - Atti non autorizzati - Revoca e valutazione del disvalore oggettivo dell'atto non autorizzato - Valutazione della migliore soddisfazione dei creditori - Fattispecie
Il criterio della migliore soddisfazione dei creditori (solo di recente espressamente codificato, sempre con specifico riguardo al concordato con continuità aziendale, oltre che dall'articolo 182-quinquies, comma 4, legge fall., anche nel primo comma del medesimo articolo, nonché nell'art. 186-bis), individua una sorta di clausola generale applicabile in via analogica a tutte le tipologie di concordato, ivi compreso quello meramente liquidatorio, quale regola di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore ammesso alla procedura. Alla luce di tale criterio può agevolmente escludersi non solo che il compimento dell'atto non autorizzato conduca all'automatica revoca del concordato, ma anche che il disvalore oggettivo di tale atto (pregiudizio che esso arreca alla consistenza del patrimonio del debitore) sia ricavabile, sic et simpliciter, dalla violazione della regola della par condicio, essendo, per contro, ben possibile che il pagamento di crediti anteriori si risolva in un accrescimento, anziché in una diminuzione, della garanzia patrimoniale offerta ai creditori e tenda dunque all'obiettivo della loro migliore soddisfazione (si pensi, in via meramente esemplificativa, ai pagamenti di crediti di lavoro - che impedisce che sul capitale maturino ulteriormente interessi e rivalutazione monetaria - o ai pagamenti di utenze, eseguiti al fine di evitare l'interruzione dell'erogazione del servizio, di prestazioni di manutenzione, di spese legali sostenute per difendere i beni dalle pretese avanzate da terzi, che risultano volte, direttamente o indirettamente, conservare il valore del patrimonio aziendale, in modo da ricavarne un maggior prezzo in sede di liquidazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Pagamenti non autorizzati dal giudice delegato - Revoca ex articolo 173 l.f. - Presupposti - Frode ai creditori - Pregiudizio della possibilità di adempimento della proposta
I pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso al concordato preventivo in difetto di autorizzazione del giudice delegato non comportano l'automatica revoca, ai sensi dell'articolo 173, ultimo comma, legge fall. dell'ammissione alla procedura, la quale consegue solo all'accertamento, che va compiuto dal giudice del merito, che tali pagamenti sono diretti a frodare le ragioni dei creditori, in quando pregiudicano le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Atti in frode - Nozione - Attività del proponente volta ad alterare la percezione dei creditori - Fatto scoperto dal commissario giudiziale - Significato - Fatto accertato dal commissario nella sua completezza e rilevanza
Gli atti di frode di cui all'articolo 173 legge fall. non sono costituiti da tutti gli interventi sul patrimonio del debitore; ciò che rileva è " solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio" (Appello Milano 29 giugno 2011, Appello Venezia 24 novembre 2011, Appello Torino 21 maggio 2013, in www.ilcaso.it), con la ulteriore precisazione che “nell'interpretazione letterale e sistematica del riferimento agli atti accertati dal commissario, l'art. 173, comma 1, legge fall. non esaurisce il suo contenuto precettivo nel richiamo al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma ben può ricomprendere il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati, e che quindi può dirsi "accertato" dal commissario, in quanto individuato nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente” (in motivazione Cass. n. 9050/2014).
(Nel caso di specie, il proponente aveva omesso di riferire dell'alienazione di un immobile di rilevante valore in data di poco precedente alla presentazione della domanda di concordato, omissione che oltre a privare i creditori di una somma rilevante, avrebbe potuto dar luogo ad azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo – Omessa informativa ai creditori dell’esistenza di causa passiva di usucapione avente ad oggetto un bene immobile di modesto valore economico – Qualificazione come atto in frode ex art. 173 l. fall. – Esclusione
Non integra atto in frode ex art. 173 l. fall., volto a condurre alla revoca dell’ammissione alla procedura di concordato, l’omessa informativa ai creditori dell’esistenza di un contenzioso civile avente ad oggetto la richiesta di pronuncia costitutiva di usucapione di un terreno di modesto valore economico, essendo detta omissione inidonea ad influire sulla genuina formazione del consenso dei creditori, sotto il profilo delle reali prospettive di soddisfacimento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 17 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Atti in frode - Nozione - Occultamento del patrimonio - Alterazione della percezione dei creditori
Gli atti in frode di cui all'articolo 173 L.F. sono individuabili in ogni attività posta in essere dal proponente il concordato allo scopo di occultare il patrimonio, in modo da alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore, influenzando il loro giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Atti scoperti dal commissario giudiziale - Estensione della nozione al fatto non adeguatamente esposto nella proposta e dei suoi allegati
Il richiamo al fatto scoperto dal commissario giudiziale contenuto nell'articolo 173, comma 1, L.F. non si riferisce soltanto al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma può comprendere anche il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati e che può dirsi "accertato" dal commissario giudiziale, in quanto individuato, nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente (Cass. 9050/2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Rilevanza - Tutela dell'interesse pubblico - Informazione dei creditori prima del voto - Irrilevanza - Inaffidabilità del debitore quale ostacolo all'ulteriore svolgimento della procedura
Non è condivisibile l'opinione secondo la quale la sanzione della revoca del concordato come conseguenza di una condotta che incida sul diritto all'informazione dei creditori non opererebbe nell'ipotesi in cui le circostanze omesse emergano prima del voto, in quanto l'intervento del commissario giudiziale consentirebbe di ripristinare il loro diritto alla completa informazione. Le condotte cosiddette frodatorie, secondo la previsione dell'articolo 173 L.F., in quanto idonee ad alterare la corretta informazione ai creditori, sono, infatti, astrattamente idonee ad assumere rilievo addirittura nella fase di concordato "in bianco", prima ancora che il proponente abbia compiutamente esposto ai creditori la propria proposta di concordato ed il piano funzionale alla sua realizzazione. La questione della revocabilità del concordato non può, pertanto, essere risolta con l'applicazione di principi meramente privatistici, per cui il voto dei creditori successivo ai chiarimenti del commissario giudiziale varrebbe a risolvere qualsiasi originaria asimmetria informativa. Si tratta di un tema ove vengono in rilievo principi anche di natura pubblicistica, per cui deve di necessità concludersi che il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato articolo 173, individuando in essi una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile allo svolgimento ulteriore della procedura. Cosicché l'accertamento ad opera del commissario giudiziale di atti di occultamento o dissimulazione dell'attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più crediti, dell'esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore determina la revoca dell'ammissione al concordato, a norma dell'articolo 173 L.F., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell'ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell'accertamento (Cass. 14552/2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Altri atti di frode - Rilevanza - Causazione o aggravamento della crisi
Il criterio per selezionare la rilevanza degli "altri atti di frode" menzionati dall'articolo 173 L.F. non può che dipendere dall'impatto che la condotta abbia avuto sulla causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa, per cui non vi è dubbio che una condotta di sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori abbia rilievo interruttivo della procedura quando risulti che detta condotta abbia aggravato la crisi è diminuito in misura rilevante l'attivo a disposizione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Condotte poste in essere anteriormente al ricorso - Rilevanza - Impatto delle condotte sulla causazione e sull'entità della crisi - Fattispecie
Ai fini della revoca dell'ammissione al concordato preventivo, nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 173, comma 3, L.F. possono essere valutati anche comportamenti posti in essere prima della presentazione del ricorso, anche con riserva, ed il criterio per valutare la rilevanza degli atti di frode non può che dipendere dall'impatto che la condotta abbia avuto sulla causazione della crisi e sull'entità della medesima. (Nel caso di specie, è stata revocata la procedura di concordato, e successivamente dichiarato il fallimento, a causa del compimento di atti in frode costituiti da distrazione di liquidità e crediti, dal compimento di atti di straordinaria amministrazione non autorizzati, dalla emissione di ricevute bancarie per operazioni inesistenti, sopravvalutazione di rimanenze di esercizio, pagamenti di crediti anteriori ed anche in considerazione delle modalità decettive ed con le quali dette condotte sono state esposte della domanda di concordato e nel piano). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio, 02 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Inganno portato a conoscenza dei creditori - Irrilevanza - Potere-dovere del giudice di revocare il concordato indipendentemente dalla presa di posizione dei creditori
La rilevanza, ai fini e per gli effetti di cui all’articolo 173 LF, della natura fraudolenta degli atti posti in essere dal debitore e potenzialmente decettivi nei riguardi dei creditori, è ravvisabile anche nell’ipotesi in cui l’inganno effettivamente realizzato sia stato reso noto ai creditori prima del voto. Se, infatti, così non fosse, se cioè l’accertamento degli atti fraudolenti ad opera del commissario potesse essere superato dal voto dei creditori che, informati della frode, siano ugualmente disposti ad approvare la proposta concordataria, non si capirebbe perché il legislatore ricollega, invece, immediatamente alla scoperta degli atti in frode il potere-dovere del giudice di revocare l’ammissione al concordato e ciò senza la necessità di alcuna presa di posizione sul punto da parte dei creditori. Questo significa che il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato articolo 173, individuando in essi una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e, quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile alla prosecuzione della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Revoca del concordato - Voto favorevole dei creditori - Irrilevanza
L’accertamento, ad opera del commissario giudiziale, di atti di occultamento o dissimulazione dell’attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più creditori, dell’esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore, determina la revoca dell’ammissione al concordato, a norma dell’articolo 173 L.F., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell’ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell’accertamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Rilevanza del compimento di atti di frode indipendentemente dalla disponibilità dei creditori ad approvare il concordato - Reintroduzione del giudizio di meritevolezza
Il fatto che l’accertamento da parte del commissario di atti di frode possa determinare la revoca dell’ammissione al concordato preventivo, a norma dell’articolo 173 L.F., indipendentemente dalla circostanza che i creditori, debitamente informati di tali atti di frode, abbiano espresso voto favorevole, non vale ad reintrodurre il giudizio di meritevolezza che la riforma della legge fallimentare ha espunto dal novero dei presupposti per l’ammissione al concordato preventivo. La meritevolezza era, infatti, un requisito positivo di carattere generale, che implicava la necessità di un apprezzamento favorevole della pregressa condotta dell’imprenditore (sfortunato, ma onesto), nell’ottica di una procedura prevalentemente concepita come beneficio premiale. Era, quindi, nozione ben più ampia dell’assenza di atti di frode, non solo genericamente pregiudizievoli, ma che devono essere direttamente finalizzati, in esecuzione di un disegno preordinato, a trarre in inganno i creditori in vista dell’accesso alla procedura concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode commessi anteriormente alla procedura - Rilevanza ai fini della revoca o del diniego dell'omologazione - Requisiti - Situazioni idonee ad influire sul giudizio dei creditori scoperte dal commissario giudiziale - Fattispecie
La nozione di atto di frode commesso anteriormente alla procedura di concordato preventivo esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, tali cioè che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta e, dunque, situazioni che siano state accertate dal commissario giudiziale, cioè da lui scoperte, essendo prima ignorate dagli organi della procedura o dai creditori. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non siano da considerarsi atti di frode, ma semplici irregolarità contabili, non ostative, di per sé stesse, alla ammissione ed alla omologazione del concordato e delle quali non è stata evidenziata in modo puntuale una valenza decettiva per il ceto creditorio, comportamenti quali: l'intestazione del 99% delle quote ad una signora mai interessatasi dell'azienda; il ritardato deposito dei bilanci relativi agli anni di crisi dell'impresa; l'irregolare tenuta dei registri Iva, del registro degli acquisti, del registro dei corrispettivi e del registro riepilogativo; la vendita all'ingrosso sottocosto delle rimanenze di magazzino senza fatturazione e senza autorizzazione ex articolo 15 decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; la mancata adozione di provvedimenti conseguenti alla riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2014.


Concordato Preventivo – Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 l.f. – Atti in frode ai creditori – Nozione – Controllo del tribunale.
La nozione di atto di frode, di cui all’art. 173 l.f., esige che la condotta del debitore abbia avuto caratteristiche decettive e cioè sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori. Di conseguenza, non può parlarsi di “atti di frode” quando il debitore ha fatto piena e corretta menzione di tali atti nella proposta concordataria. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 10 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Valutazione della corrispondenza dell'atto al piano - Valutazione dell’utilità per la soddisfazione dei creditori - Necessità - Pagamento di un debito concordatario - Atto di frode - Esclusione.
In materia di concordato preventivo, non è possibile ricondurre all’art. 173 L. Fall. una funzione sanzionatoria tale per cui il mero compimento di atti non autorizzati ex art. 167, comma 2 L. Fall. ovvero 161, comma 7, L. Fall. comporti inevitabilmente la sanzione della revoca dell’ammissione alla procedura, senza valutare caso per caso la corrispondenza dell’atto rispetto al piano proposto e quindi la sua utilità in funzione dell’obiettivo di soddisfacimento dei creditori. Ne consegue che il pagamento di un debito concordatario non possa ritenersi automaticamente fraudolento e, come tale, sempre sanzionabile con la revoca dell’ammissione della procedura, dovendosi invece valutarne l’eventuale configurabilità come atto diretto a frodare le ragioni creditorie o, piuttosto, la sua utilità rispetto al soddisfacimento delle stesse. (Eleonora Pagani) (riproduzione riservata) Tribunale Locri, 18 Dicembre 2013.


Concordato preventivo con cessione di beni - Revoca per atti in frode ai creditori - Rappresentazione non corretta della situazione patrimoniale dell'impresa - Volontarietà dei fatti - Disvalore della condotta in sito nella decettività della stessa.
La rappresentazione non corretta della situazione patrimoniale dell’impresa, dovuta all’omessa esposizione di passività esistenti per importi significativi, successivamente rilevate dal commissario giudiziale, può rientrare nella categoria degli “altri atti in frode”, sol che si ravvisi in base ad elementi univoci la volontarietà dei fatti costitutivi del comportamento fraudolento, atteso che il disvalore della condotta che determina la revoca del concordato preventivo è già insito nella decettività della stessa, cioè nella capacità di trarre in inganno i creditori, senza necessità che sia valorizzata la particolare finalità perseguita dal proponente. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 30 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex art. 173 L.F. - Atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell’ammissione - Occultamento ai creditori chiamati al voto - Rilevanza.
Gli atti di frode di cui all'articolo 173 L.F. non sono gli interventi sul patrimonio del debitore, ma solo l’attività di questi che nel proporre il concordato occulti tali interventi in modo tale da alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore ed influenzando, quindi, il loro giudizio. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 30 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Atti di frode - Nozione - Irrilevanza di atti che siano stati portati a conoscenza dei creditori - Idoneità delle informazioni a consentire ai creditori di valutare appieno la proposta concordataria.
Non danno luogo alla revoca della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'articolo 173 L.F., scelte gestionali pregiudizievoli ai creditori o penalmente rilevanti che siano state poste in essere prima dell'ammissione alla procedura e che siano state rese palesi ai creditori con informazioni idonee a metterli in condizione di valutare appieno la proposta concordataria. La nozione di atto in fronte che assume rilievo quale presupposto per la revoca della procedura richiede, infatti, che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, tali cioè che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Atti in frode ai creditori - Nozione - Atti che carpiscono il consenso dei creditori prospettando una situazione non veritiera.
Gli "altri atti di frode" previsti dell'articolo 173, L.F. non sono necessariamente quelli da ritenersi tali da un punto di vista civilistico (contratti in frode alla legge, con causa o motivo illecito, simulati ovvero soggetti a revocatoria) o da un punto di vista penalistico (ipotesi previste dagli articoli 216 e seguenti L.F.) bensì quelli che, per quanto dotati di una portata interna alla procedura concorsuale, siano nondimeno finalizzati a frodare le ragioni del ceto creditorio, nel senso di inficiare il percorso formativo del consenso che i creditori sono chiamati ad esprimere sulla proposta. Si tratta, in sostanza, di quegli atti che consentono di prospettare ai creditori, al fine di ottenerne il consenso, una surrettizia, incongrua ed errata rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'impresa debitrice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Revoca ex articolo 173 L.F. - Nozione di atti di frode - Atto scoperto dal commissario giudiziale che pregiudica la valutazione dei creditori.
L'atto di frode che assume rilievo ai fini della revoca dell'ammissione al concordato preventivo nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 173, legge fallimentare è quello che sia stato scoperto dal commissario di giudiziale e che, come tale, pregiudichi la possibilità riconosciuta ai creditori di compiere le loro valutazioni in ordine alla convenienza della proposta avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 24 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Indicazione nella domanda di concordato - Potere del tribunale di riesaminare la rilevanza di fatti nel procedimento ex articolo 173, legge fallimentare - Sussistenza.
La circostanza che eventuali atti di frode siano indicati dal debitore nella domanda di concordato preventivo non esclude che il tribunale, nell'ambito del procedimento di riesame di cui all'articolo 173, legge fallimentare, li possa successivamente diversamente valutare e qualificare alla luce delle verifiche eseguite dal commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Definizione ed individuazione - Attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Comportamenti volti a pregiudicare la valutazione di competenza dei creditori - Alterazione della percezione della reale situazione del debitore.
Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati dall'art. 173, comma 1, legge fallimentare, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato e della dichiarazione di fallimento nel corso della procedura, è dato dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Si tratta, in sostanza, di comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possano compiere le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Questa è, quindi, la connotazione tutti gli altri indefiniti comportamenti dell'imprenditore per poter essere definiti atti di frode. E', allora, possibile concludere affermando che nessun intervento sul patrimonio del debitore è di per sé qualificabile come atto di frode ma solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio. Ogni diversa interpretazione della norma in esame non farebbe altro che reintrodurre il requisito della meritevolezza apertamente ripudiato dal legislatore della riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode rilevanti ai fini della revoca del procedimento - Definizione - Connotato etico della condotta del debitore - Irrilevanza - Atti di frode che traggono in inganno il ceto creditorio - Rilevanza.
Il concetto di atto di frode, nel disposto dell’art. 173, legge fallimentare, ultima parte del primo comma, deve essere letto alla luce della complessiva impostazione e finalità del concordato preventivo riformato, per cui in sede di procedimento ex art. 173 citato, esattamente come in sede di ammissione al concordato preventivo, la condotta del debitore non può essere valutata nel suo connotato etico; pertanto, gli atti di frode che rilevano, commessi dal debitore in epoca anteriore all’apertura della procedura, sono unicamente quelli destinati ad incidere sull’ammissibilità della proposta concordataria, ovvero quelli che traggono in inganno il ceto creditorio con riguardo alle aspettative di soddisfo e che in generale sono idonei ad influenzare la volontà dei creditori in sede di voto. (Laura de Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Condotte di natura fraudolenta antecedenti la presentazione della domanda - Rilevanza ostativa alla prosecuzione della procedura - Distinzione - Ratio - Impatto della condotta fraudolenta nella causa azione ed entità della crisi - Rilevanza - Sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori - Diminuzione della garanzia patrimoniale del debitore - Prossimità della sottrazione al momento di manifestazione della crisi - Disvalore sociale della condotta fraudolenta.
Non tutte le condotte fraudolente antecedenti alla presentazione della domanda di concordato preventivo sono di per sè stesse ostative alla prosecuzione della procedura. La individuazione delle condotte a tal fine rilevanti deriva dalla armonizzazione della soppressione del requisito della meritevolezza, nonché di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato che il testo previgente dell'articolo 160, legge fallimentare ancorava a requisiti di natura etica, con la previsione dell'attuale articolo 173, legge fallimentare, ove il legislatore ha comunque mantenuto la rilevanza ostativa di fatti quali l’occultamento di parte dell'attivo e l'esposizione di passività inesistenti, o la commissione di "altri atti di frode". L'armonizzazione dei principi sopra indicati porta, quindi, necessariamente a circoscrivere la sfera di applicabilità del primo comma del citato articolo 173 a quei soli comportamenti che per gravità ed importanza siano tali da rendere illegittimo il ricorso da parte dell'imprenditore ad un istituto che gli assicura, a differenza del fallimento, il beneficio dell'esdebitazione, oltre che il dimezzamento delle pene previste per i reati previsti dagli articoli 216 e seguenti, legge fallimentare. In tale prospettiva, il criterio per selezionare la rilevanza degli "altri atti di frode" non può che dipendere dall'impatto che la condotta abbia avuto nella causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa. Appare difficile, infatti, poter sostenere che la condotta risoltasi nella sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori non osti alla prosecuzione della procedura (e prima ancora, per ragioni di economia, all'apertura) quando risulti che essa abbia causato o concausato la crisi, o dilatato in maniera significativa il passivo, con corrispondente diminuzione delle prospettive di soddisfacimento dei creditori. In una logica di questo tipo assumeranno, quindi, rilievo diversi elementi, quali soprattutto l'entità della diminuzione della garanzia patrimoniale del debitore, da considerarsi in rapporto alle dimensioni del dissesto, ed anche la maggiore o minore prossimità della sottrazione al momento di manifestazione della crisi e il maggiore o minor disvalore sociale della condotta fraudolenta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Aprile 2011.


Concordato preventivo – Atti di frode – Consilium fraudis – Pregiudizio alle possibilità di soddisfacimento dei creditori – Necessità. (22/06/2010)
Per atti di frode (art. 173, legge fallimentare) debbono intendersi tutti gli atti diretti a causare o aggravare il dissesto, ossia atti che comportino accrescimento del passivo o diminuzione dell’attivo, senza alcuna giustificazione attinente all’attività imprenditoriale esercitata, compiuti dal debitore con la consapevolezza di arrecare pregiudizio ai creditori, riducendo le loro possibilità di soddisfacimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Atti di frode di cui all’art. 173 legge fall. – Rilevanza ai fini dell’interruzione della procedura di concordato – Idoneità a trarre in inganno i creditori – Necessità.
Gli atti di frode che, ai sensi dell’art. 173 legge fall., possono portare alla interruzione della procedura di concordato preventivo sono solo quelli idonei a trarre in inganno i creditori e ad influenzare la manifestazione del voto. (In considerazione di questo principio, il Tribunale ha ritenuto che non comportassero l’arresto della procedura atti di frode commessi prima dell’apertura del procedimento di concordato dei quali i creditori erano stati compiutamente informati tramite la relazione del commissario giudiziale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 04 Dicembre 2008.