TITOLO III - Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo III - Dei provvedimenti immediati

Art. 173

Revoca dell’ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il commissario giudiziale, se accerta che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode, deve riferirne immediatamente al tribunale, il quale apre d’ufficio il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato, dandone comunicazione al pubblico ministero e ai creditori. La comunicazione ai creditori e' eseguita dal commissario giudiziale a mezzo posta elettronica certificata ai sensi dell'articolo 171, secondo comma. (2)

II. All’esito del procedimento, che si svolge nelle forme di cui all’articolo 15, il tribunale provvede con decreto e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza, reclamabile a norma dell’articolo 18.

III. Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche se il debitore durante la procedura di concordato compie atti non autorizzati a norma dell'articolo 167 o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento risulta che mancano le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 14 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
(2) Periodo aggiunto dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Proposta di concordato preventivo - Crediti oggetto di contestazione giudiziale - Inserimento in apposita classe - Necessità - Ragioni - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo, la sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale non preclude il loro doveroso inserimento in una delle classi omogenee previste dalla proposta, ovvero in apposita classe ad essi riservata, assolvendo tale adempimento, ricadente sul debitore ed oggetto di controllo critico sulla regolarità della procedura che il tribunale deve assolvere direttamente, ad una fondamentale esigenza di informazione dell'intero ceto creditorio: da un lato, infatti, tale omissione pregiudicherebbe gli interessi di coloro che al momento non dispongono ancora dell'accertamento definitivo dei propri diritti (ma che possono essere ammessi al voto, ex art. 176 l.fall., con previsione di specifico trattamento per l'ipotesi che le pretese siano confermate o modificate in sede giurisdizionale); dall'altro, essa altererebbe le previsioni del piano di soddisfacimento degli altri creditori certi, non consentendo loro di esprimere valutazioni prognostiche corrette e di atteggiarsi in modo pienamente informato circa il proprio voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva consentito l’omesso classamento dei crediti contestati soltanto perché, ad unilaterale giudizio del proponente, in relazione a tali crediti il rischio di soccombenza doveva ritenersi remoto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017, n. 5689.


Concordato preventivo - Divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicabilità al pagamento da parte del terzo pignorato - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, la norma di cui all'art. 168, comma 1, l.fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore "dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione", non può ritenersi legittimamente applicabile anche al pagamento del terzo pignorato effettuato in adempimento dell'ordinanza di assegnazione del credito. Il procedimento di concordato preventivo non prevede, di fatto, la possibilità di revocatorie o di azioni ai sensi dell'art. 44 l.fall., e nemmeno è fornito di un ufficio abilitato ad agire in tal senso, essendo applicabili, in virtù del richiamo di cui all'art. 169 l.fall., soltanto le disposizioni degli articoli da 55 a 63 della medesima legge, sicché il pagamento di un debito preconcordatario deve ritenersi in sé legittimo, in quanto atto di ordinaria amministrazione, purché non integri l'ipotesi di un atto "diretto a frodare le ragioni dei creditori", e, quindi, sanzionabile con la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173, comma 2, e revocabile in forza dell'art. 167, comma 2. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Concordato cd. "con riserva" - Pagamento non autorizzato di debito scaduto eseguito dopo il deposito della domanda - Inammissibilità della proposta - Automaticità - Esclusione - Accertamento della natura straordinaria, o meno, dell'atto e della frode alle ragioni dei creditori - Necessità.
Il pagamento non autorizzato di un debito scaduto eseguito in data successiva al deposito della domanda di concordato con riserva, non comporta, in via automatica, l'inammissibilità della proposta, dovendosi pur sempre valutare se detto pagamento costituisca, o meno, atto di straordinaria amministrazione ed, in ogni caso, se la violazione della regola della "par condicio" sia diretta a frodare le ragioni dei creditori, pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta negoziale formulata con la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2016, n. 7066.


Concordato preventivo – Pagamento dei crediti dei professionisti – Prima dell’ammissione alla procedura – Mancata autorizzazione – Illegittimità – Inammissibilità della domanda di concordato – Sussiste.
La funzionalità dei crediti dei professionisti alla procedura, e quindi la loro prededucibilità ex art.111 L.F., sorge soltanto a seguito dell’ammissione alla procedura di concordato; in mancanza, il pagamento deve essere qualificato come atto di straordinaria amministrazione, necessitante di autorizzazione, e quindi considerato alla stregua di un atto illegittimo, rilevante ex art.173 L.F. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 15 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Valutazione del tribunale sulla causa concreta - Valutazione di fatto, anche economica - Vizio di legittimità giuridica.
La valutazione del tribunale sulla causa concreta del concordato preventivo si risolve in un vaglio di compatibilità della proposta con il soddisfacimento delle ragioni creditorie in tempi ragionevoli nella quale è implicata una valutazione di fatto, anche economica, che può tradursi in un vizio di legittimità giuridica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 25 Luglio 2014.


Revoca del concordato - Modifica della proposta - Irrilevanza.
La modifica della proposta di concordato non è idonea, anche se presentata congiuntamente ad una eventuale rinuncia, ad escludere l’illiceità della condotta che porta alla revoca del concordato ai sensi dell’articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 08 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Abuso del diritto

Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Natura dilatoria - Fattispecie

Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Profili di inammissibilità per abuso del diritto - Fattispecie

Concordato preventivo - Concordato con continuità aziendale - Percentuale promessa ai creditori - Percentuale meramente indicativa - Inammissibilità
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Il diritto dell’imprenditore di regolare la sua situazione di crisi mediante procedure concorsuali alternative al fallimento incontra un limite invalicabile nell’abuso del diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’iniziativa del debitore deve considerarsi certamente dilatoria ove questi si limiti a riproporre la medesima domanda di concordato già dichiarata inammissibile o improponibile ovvero non omologata senza apportare modifica alcuna né alla proposta né al piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Una nuova proposta di concordato, pur presentando caratteri di novità rispetto ad alta precedente dichiarata inammissibile, improponibile o non omologata, può tuttavia essere ritenuta abusiva qualora: i) la nuova offerta per il completamento dei beni immobili non venga formulata “a corpo” ma sulla base di un computo metrico che potrebbe rivelarsi erroneo; ii) la proposta non sia chiara in ordine alla quantificazione degli interessi sui crediti privilegiati maturati nel corso della procedura; iii) la rinuncia agli interessi legali da parte di determinati istituti bancari risulti formulata in relazione alla prima procedura di concordato e non a quella oggetto della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale la misura della percentuale promessa ai creditori chirografari non può essere meramente indicativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 01 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Inganno portato a conoscenza dei creditori - Irrilevanza - Potere-dovere del giudice di revocare il concordato indipendentemente dalla presa di posizione dei creditori

Concordato preventivo - Atti di frode - Revoca del concordato - Voto favorevole dei creditori - Irrilevanza

Concordato preventivo - Rilevanza del compimento di atti di frode indipendentemente dalla disponibilità dei creditori ad approvare il concordato - Reintroduzione del giudizio di meritevolezza
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La rilevanza, ai fini e per gli effetti di cui all’articolo 173 LF, della natura fraudolenta degli atti posti in essere dal debitore e potenzialmente decettivi nei riguardi dei creditori, è ravvisabile anche nell’ipotesi in cui l’inganno effettivamente realizzato sia stato reso noto ai creditori prima del voto. Se, infatti, così non fosse, se cioè l’accertamento degli atti fraudolenti ad opera del commissario potesse essere superato dal voto dei creditori che, informati della frode, siano ugualmente disposti ad approvare la proposta concordataria, non si capirebbe perché il legislatore ricollega, invece, immediatamente alla scoperta degli atti in frode il potere-dovere del giudice di revocare l’ammissione al concordato e ciò senza la necessità di alcuna presa di posizione sul punto da parte dei creditori. Questo significa che il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato articolo 173, individuando in essi una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e, quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile alla prosecuzione della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’accertamento, ad opera del commissario giudiziale, di atti di occultamento o dissimulazione dell’attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più creditori, dell’esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore, determina la revoca dell’ammissione al concordato, a norma dell’articolo 173 L.F., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell’ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell’accertamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fatto che l’accertamento da parte del commissario di atti di frode possa determinare la revoca dell’ammissione al concordato preventivo, a norma dell’articolo 173 L.F., indipendentemente dalla circostanza che i creditori, debitamente informati di tali atti di frode, abbiano espresso voto favorevole, non vale ad reintrodurre il giudizio di meritevolezza che la riforma della legge fallimentare ha espunto dal novero dei presupposti per l’ammissione al concordato preventivo. La meritevolezza era, infatti, un requisito positivo di carattere generale, che implicava la necessità di un apprezzamento favorevole della pregressa condotta dell’imprenditore (sfortunato, ma onesto), nell’ottica di una procedura prevalentemente concepita come beneficio premiale. Era, quindi, nozione ben più ampia dell’assenza di atti di frode, non solo genericamente pregiudizievoli, ma che devono essere direttamente finalizzati, in esecuzione di un disegno preordinato, a trarre in inganno i creditori in vista dell’accesso alla procedura concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2014, n. 14552.


Concordato preventivo - Abuso dello strumento concordatario - Rinuncia alla domanda di concordato con riserva - Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento - Presentazione di nuova domanda di concordato con profili di inammissibilità.
Costituisce abuso dello strumento concordatario il comportamento del debitore che, in pendenza di ricorso per la dichiarazione di fallimento, rinunci alla domanda di concordato con riserva dopo aver ricevuto la convocazione in camera di consiglio ai sensi dell’articolo 173 L.F., e presenti una nuova domanda di concordato connotata da profili di inammissibilità, incompleta e corredata da una relazione attestatrice illogica e inidonea allo scopo di rappresentare i creditori la situazione effettiva della società e di giustificare il giudizio espresso sulla fattibilità della proposta concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Presentazione di nuova proposta di concordato - Abuso del diritto - Revoca del concordato.
Integra la fattispecie dell’abuso dello strumento concordatario la presentazione di una seconda proposta accompagnata da una relazione attestativa superficiale, incongrua e fondata su assunti non suscettibili di riscontro obiettivo, così da apparire complessivamente non credibile e del tutto inidonea allo scopo di rappresentare ai creditori la situazione effettiva della società e giustificare il giudizio di fattibilità che gli stessi sono chiamati ad esprimere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Potere di accertamento del tribunale in mancanza di opposizioni - Sussistenza

Concordato preventivo - Atti di frode commessi anteriormente alla procedura - Rilevanza ai fini della revoca o del diniego dell'omologazione - Requisiti - Situazioni idonee ad influire sul giudizio dei creditori scoperte dal commissario giudiziale - Fattispecie

Concordato preventivo - Atti di frode commessi anteriormente all'inizio della procedura - Comportamenti depauperativi finalizzati all'utilizzo dello strumento concordatario - Rilevanza ex articolo 173 L.F.
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Il tribunale può negare l'omologazione del concordato preventivo, anche qualora non siano state proposte opposizioni, ove emergano circostanze, quali, per esempio, la commissione di atti in frode ai creditori, che ai sensi dell'articolo 173 L.F. avrebbero comportato la revoca dell'ammissione. Il potere in questione è, infatti, espressione del doveroso controllo sulla regolarità della procedura, non limitato ai soli dati formali, ed espressione dei poteri officiosi del tribunale nelle tre fasi dell'ammissione, dell'eventuale revoca e dell'omologazione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La nozione di atto di frode commesso anteriormente alla procedura di concordato preventivo esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, tali cioè che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta e, dunque, situazioni che siano state accertate dal commissario giudiziale, cioè da lui scoperte, essendo prima ignorate dagli organi della procedura o dai creditori. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non siano da considerarsi atti di frode, ma semplici irregolarità contabili, non ostative, di per sé stesse, alla ammissione ed alla omologazione del concordato e delle quali non è stata evidenziata in modo puntuale una valenza decettiva per il ceto creditorio, comportamenti quali: l'intestazione del 99% delle quote ad una signora mai interessatasi dell'azienda; il ritardato deposito dei bilanci relativi agli anni di crisi dell'impresa; l'irregolare tenuta dei registri Iva, del registro degli acquisti, del registro dei corrispettivi e del registro riepilogativo; la vendita all'ingrosso sottocosto delle rimanenze di magazzino senza fatturazione e senza autorizzazione ex articolo 15 decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; la mancata adozione di provvedimenti conseguenti alla riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche se espressamente dichiarate dal proponente, possono assumere rilievo quali atti di frode idonei per la revoca del concordato o il diniego della omologazione, i comportamenti depauperati del patrimonio posti in essere dal debitore con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, così da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2014, n. 12533.


Concordato preventivo - Fase di pre-concordato - Atti di straordinaria amministrazione non autorizzati - Sanzione - Dichiarazione di improcedibilità del pre-concordato

Concordato preventivo - Atti di straordinaria amministrazione nel periodo di pre-concordato - Individuazione al di là dell'elenco di cui all'art. 167 l.fall. - Oggettiva indoneità dell'atto ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore - Dichiarazione di inammissibilità del concordato e pedissequa dichiarazione di fallimento - Revoca
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Il Tribunale, una volta informato del compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, può disporre la convocazione del debitore ed adottare un decreto di arresto del procedimento di pre-concordato, similmente a ciò che è previsto dall'art. 173 l.fall. per il caso di revoca del decreto di ammissione al concordato: infatti, come il compimento di un atto di straordinaria amministrazione privo di autorizzaazione ex art. 167 l.fall. conduce alla revoca del concordato, così il compimento di un atto di straordinaria amministrazione privo di autorizzazione ex art. 161, co. 6, l.fall. conduce alla dichiarazione di improcedibilità del pre-concordato. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

L'individuazione degli atti di straordinaria amministrazione che, qualora posti in essere non autorizzati nella pendenza del termine ex art. 161, co. 6, l.fall., determinano l'improcedibilità del pre-concordato, al di là dell'elenco esemplificativo e non tassativo dell'art. 167, co. 2, l.fall., va effettuata tenendo conto che essi debbono, in genere, essere idonei a produrre effetti simili a quelli che producono gli atti espressamente elencati. Di modo che la concreta riconducibilità dell'atto in discussione alla categoria - generale ma residuale - degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione viene a dipendere dalla oggettiva idoneità dell'atto ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone comunque la capacità di soddisfare le ragioni dei creditori, alla cui tutela la misura della preventiva autorizzazione è predisposta. Va pertanto revocata la sentenza dichiarativa di fallimento ed il precedente decreto con cui sia stata dichiarata l'inammissibilità del pre-concordato, con rimessione degli atti al Tribunale per il prosieguo, là dove risulti che la debitrice non ha posto in essere un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, bensì un atto di ordinaria amministrazione inidoneo ad incidere negativamente sul patrimonio della stessa. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Verifica di eventuali atti di frode - Necessità - Mancato avvio del procedimento previsto dall'articolo 173 L.F. - Irrilevanza.
Il tribunale è tenuto a verificare l'esistenza di atti di frode anche in sede di omologazione del concordato preventivo e ciò indipendentemente dal fatto che sia stato avviato il procedimento previsto dall'articolo 173 L.F. Il controllo di legittimità spettante al giudice si realizza, infatti, facendo applicazione di un unico e medesimo parametro nelle diverse fasi di ammissibilità, revoca e omologazione nelle quali si articola la procedura di concordato preventivo, ove il conferimento dell'efficacia giuridica al consenso espresso dai creditori richiede la verifica della persistenza fino all'omologa delle stesse condizioni di ammissibilità della procedura, seppure già scrutinate nella fase iniziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2014, n. 10778.


Concordato preventivo - Comportamento ingannevole del proponente - Omessa illustrazione ai creditori di fatti rilevanti per l’azione di responsabilità.
Costituisce comportamento ingannevole, rilevante ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 173 L.F., l’aver omesso di illustrare ai creditori circostanze relative a condotte tenute anteriormente alla presentazione della domanda di concordato idonee a giustificare un’azione di responsabilità nei confronti degli organi sociali e quindi una possibile diversa configurazione dell’attivo. (Nel caso di specie, la società aveva omesso di svalutare crediti vantati nei confronti di soggetti dichiarati falliti, aveva illegittimamente rivalutato un immobile e non si era attivata per il recupero di un credito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 14 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Continuità mediante affitto cessione dell'azienda - Obblighi informativi relativi alla affidabilità del contraente - Necessità

Concordato preventivo - Omessa informazione circa aspetti rilevanti del piano ai fini del voto - Applicazione dell'articolo 173 L.F.

Continuità aziendale - Omesso aggiornamento del piano concordatario circa l'effettivo utile di esercizio della società che prosegue l'attività di impresa per l'anno in corso al momento della domanda di concordato - Rilevanza

Bilancio civilistico e piano industriale - Rilevanza ai fini informativi

Continuità aziendale - Aggiornamento del piano - Necessità - Rilevanza della situazione della società che prosegue l'attività di impresa e che deve sostenere il concordato - Informazioni rilevanti per i creditori

Concordato preventivo - Informazioni circa azioni di responsabilità a carico degli amministratori - Procedimenti penali in corso e i possibili risvolti fiscali - Rilevanza ai fini della valutazione della convenienza della proposta

Concordato preventivo - Informazione ai creditori - Controllo di legalità del tribunale - Necessità

Continuità aziendale - Attestazione del professionista - Verifica del budget relativo all'anno in corso in cui l'attestazione è effettuata - Necessità

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Attestazione del professionista - Rilevanza ex articolo 173 L.F.

Concordato preventivo - Rilevanza delle informazioni per i creditori - Discrezionalità del proponente - Esclusione
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Nel concordato in continuità in cui il piano concordatario prevede l'esercizio dell'attività mediante affitto d'azienda e successiva cessione dell'azienda medesima, gli obblighi informativi di cui all'art.186-bis II co. lett. a) l.f. non possono riguardare solo la posizione del ricorrente, i costi e ricavi attesi non possono essere solo quelli derivati dal pendente contratto di affitto e dal corrispettivo della cessione, attesa la necessità che siano fornite ai creditori tutte le informazioni utili per considerare affidabile il contraente - prescelto dalla società proponente - nell'adempimento degli obblighi che si assume. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Rientra nella previsione di cui al terzo comma dell'art.173 l.f., il comportamento del proponente il concordato che omette di informare i creditori circa aspetti rilevanti del piano concordatario, significativi per l'espressione di un voto consapevole da parte dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Costituisce grave difetto informativo in un concordato con continuità aziendale l'omesso aggiornamento del piano concordatario e la mancata indicazione dell'effettivo utile di esercizio della società che prosegue l'attività d'impresa per l'anno in corso al momento della proposizione della domanda, quando notevolmente inferiore (nella specie del 98%) rispetto allo stimato nel piano concordatario. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Bilancio civilistico e il piano industriale sono documenti diversi e non omogenei tra loro e come tali non confrontabili, ma non sono  estranei l'uno all'altro, atteso che hanno la stessa matrice contabile ed il piano, continuamente supportato da reports e forecast periodici a verifica della validità delle assunzioni, deve costituire la traccia sulla quale sviluppare la gestione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale un piano non aggiornato e non rappresentativo della reale situazione della società che prosegue l'attività d'impresa e che deve sostenere il concordato non permette l'espressione di un consenso informato dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

E' dovere del proponente il concordato rappresentare ai creditori la sussistenza di azioni di responsabilità a carico degli amministratori e sindaci, di procedimenti penali in corso e di possibili risvolti fiscali dei comportamenti contestati agli ex amministratori quand'anche si tratti di contenzioso riferito a soggetti diversi dalla società proponente, poiché sono tematiche strettamente connesse alla realtà economica e finanziaria della società e/o del gruppo, tali da incidere nella valutazione da parte dei creditori della bontà e convenienza della proposta concordataria, soprattutto per le conseguenze economiche e finanziarie che dall''attività accertativa in corso - sia in ambito civile, penale e tributario - potrebbero sorgere a carico della proponente. L'omissione informativa rileva ex art.173 III co l.f.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

I creditori, per decidere consapevolmente, devono essere correttamente edotti dell'effettiva consistenza e della reale situazione economica e giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa e compete al tribunale, nel controllo di legalità ad esso demandato, una verifica rigorosa a che ai creditori siano stati forniti tutti gli elementi necessari per una corretta valutazione della proposta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L'attestazione del professionista nel concordato con continuità aziendale non è assolutamente adeguata a fornire una corretta informativa ai creditori se il professionista non ha verificato la tenuta del budget dell'anno in corso in cui l'attestazione è effettuata, rispetto al risultato d'esercizio che sta maturando ed attesta un piano industriale superato, smentito proprio nell'esercizio sociale in cui è redatto, senza dare in alcun modo conto delle dinamiche economiche e finanziarie effettivamente intervenute. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Significative lacune nell'attestazione del professionista integrano di per sé l'ipotesi di cui all'art.173 III co. l.f. ultima parte, mancando ab origine una condizione prescritta per l'ammissione al concordato, e precisamente non essendo stata prodotta un'attestazione plausibile circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano ex art.161 III co. l.f.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Non spetta al debitore proponente il concordato valutare ciò che è rilevante per il ceto creditorio e decidere quali aspetti rappresentare e quali sottendere atteso che, da una scelta discrezionale di questo tipo, potrebbe conseguire una differente prospettazione della reale condizione economico finanziaria dell'impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 08 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione - Impugnabilità - Reclamo - Ammissibilità - Esclusione - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti.
Il decreto di revoca dell'ammissione al concordato preventivo non è reclamabile - in analogia con quanto previsto, rispettivamente, dagli artt. 162, secondo comma, in caso di mancata ammissione alla procedura, e 179, primo comma, legge fall., per la mancata approvazione del concordato da parte dei creditori - ma può essere, impugnato con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. quando, essendo fondato sull'insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi per l'accesso alla procedura o sul difetto di giurisdizione, abbia carattere decisorio. Il predetto ricorso è, invece, inammissibile quando il decreto di revoca è inscindibilmente connesso ad una successiva e conseguenziale sentenza dichiarativa di fallimento, anche non contestuale, giacché, in tal caso, i vizi del decreto debbono essere fatti valere mediante l'impugnazione della sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2014, n. 9998.


Concordato preventivo - Revoca - Fatti accertati dal commissario giudiziale - Interpretazione - Accertamento di fatti individuati nella loro completezza e rilevanza in un momento successivo.

Concordato preventivo - Revoca - Dichiarazione di fallimento - Distinzione delle due fasi - Necessità.
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Nell'articolo 173 L.F., l'interpretazione letterale e sistematica del riferimento agli atti accertati dal commissario, non esaurisce il suo contenuto precettivo nel richiamo al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma ben può ricomprendere il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati, e che quindi può dirsi "accertato" dal commissario, in quanto individuato nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente. Il giudizio che riscontri la differenza rilevante tra quanto esposto nella proposta e quanto risultante dagli accertamenti del commissario integra un chiaro giudizio di fatto, sottratto al vaglio di legittimità, se congruamente motivato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La formulazione dell'articolo 173, comma 2, L.F. (il quale prevede che, posta la pronuncia di revoca dell'ammissione al concordato preventivo, il tribunale "su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza a norma dell'articolo 18") evidenzia la chiara distinzione tra le due fasi, di revoca e quella successiva ed eventuale di dichiarazione di fallimento, che richiede l'impulso del creditore o del pubblico ministero, in sintonia con quanto previsto dall'articolo 6 L.F. (Nel caso di specie, revocato il concordato preventivo, era stato dichiarato il fallimento sulla base di una istanza che era stata, però, in precedenza dichiarata inammissibile). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2014, n. 9050.


Postergazione ai sensi dell'articolo 2467 c.c. - Indice di liquidità di poco inferiore a 1 - Requisito della eccessiva sproporzione tra indebitamento e patrimonio netto - Insussistenza.

Concordato preventivo - Revoca - Pagamento preferenziale di un creditore mediante compensazione con il prezzo ricavato dalla vendita di un immobile - Fattispecie - Atti fraudolenti in danno dei creditori - Esclusione.
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Non ricorre il requisito della eccessiva sproporzione nel rapporto tra indebitamento e patrimonio netto di cui all'articolo 2467 c.c. qualora l'indice di liquidità dell'impresa (e cioè il raffronto della posizione di liquidità a breve termine dell'azienda con l'ammontare delle passività correnti) sia di poco inferiore, uguale o superiore a 1. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non costituisce elemento idoneo a provocare la revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173 L.F. il pagamento preferenziale di un creditore attuato mediante compensazione con il prezzo ricavato dalla vendita di un immobile qualora l'operazione sia stata resa palese ai creditori e nella proposta sia stato evidenziato che la vendita avrebbe consentito solamente l'incasso della differenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 18 Aprile 2014.


Concordato con riserva - Domanda di omologa di accordo di ristrutturazione dei debiti - Applicazione delle prescrizioni limitative e del controllo previsto dalle norme in tema di concordato con riserva - Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F...
Il richiamo contenuto nel terzo comma dell'articolo 182 bis L.F. agli effetti tipici che conseguono al deposito del ricorso per concordato con riserva di cui all'articolo 161, comma 6, L.F. deve intendersi riferito anche alle prescrizioni limitative e al controllo di vigilanza degli organi della procedura. Pertanto, qualora al deposito del ricorso per concordato con riserva faccia seguito la domanda di omologa di un accordo di ristrutturazione dei debiti, i limiti tipici della procedura del concordato con riserva e la vigilanza degli organi della procedura tramite il commissario giudiziale eventualmente nominato (ivi compresa la possibilità di evidenziare condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F.) spiegheranno i loro effetti e si protrarranno sino all'omologa dell'accordo di ristrutturazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 20 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Causa concreta - Percentuale minima di soddisfazione - Fattispecie.
L’offerta a creditori chirografari di pagamenti parziali nella misura del 4,08% e dell’1% dei loro crediti non consente di ritenere realizzata la causa concreta del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 06 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori - Condizioni

Concordato preventivo - Atto in frode ai creditori - Pagamento non autorizzato di energia elettrica e gas per evitare l'interruzione delle forniture - Revoca - Esclusione
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La possibilità di pagare i debiti sorti in epoca anteriore alla presentazione della domanda di concordato preventivo è espressamente prevista dall'articolo 182 quinques L.F. nella sola ipotesi di concordato in continuità ed a determinate condizioni, per cui deve escludersi che tali pagamenti possono essere effettuati al di fuori della citata previsione normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può considerarsi atto in frode ai creditori ai sensi dell'articolo 173 L.F. il pagamento non autorizzato di somministrazione di energia elettrica e gas riferibili al periodo anteriore al deposito del ricorso che sia stato effettuato allo scopo di evitare l'interruzione delle forniture e, quindi, l'arresto dell'attività dell'azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Busto Arsizio, 14 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Dichiarazione di fallimento - Proposta di concordato preventivo presentata nel corso di procedimento prefallimentare - Sub procedimento per la revoca del concordato - Decreto di convocazione delle parti - Avvertimento circa la possibile dichiarazione di fallimento - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Nel caso di proposta di concordato preventivo presentata nel corso di un procedimento prefallimentare, con conseguente riunione dei due procedimenti, non è necessario che il decreto di convocazione delle parti, emesso dal tribunale ai fini dell'instaurazione del sub procedimento di revoca del concordato, rechi l'indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 15, quarto comma, legge fall., atteso che, da un lato, il rinvio contenuto nell'art. 173, secondo comma, legge fall. alla menzionata norma deve intendersi nei limiti della compatibilità e, dall'altro, in siffatta ipotesi, il contraddittorio tra creditore istante e debitore si è già instaurato ed il debitore è già a conoscenza che, in caso di convocazione ex art. 173 legge fall., l'accertamento del tribunale e, correlativamente, l'ambito della sua difesa attengono ad una fattispecie più complessa di quella della sola revocabilità dell'ammissione al concordato, rappresentando la revoca uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Controllo del tribunale - Veridicità dei dati aziendali - Controllo sull'attendibilità delle scritture contabili - Esclusione - Documenti allegati al ricorso - Rilevanza - Sindacato giudiziale sulla stima degli elementi patrimoniali - Limiti.
Nella valutazione delle condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato preventivo, qualunque sia la sede in cui avvenga (ammissione ex art. 162, secondo comma; revoca ex art. 173, terzo comma; omologazione ex art. 180, terzo comma, legge fall.), al tribunale non è consentito il controllo sulla regolarità ed attendibilità delle scritture contabili, ma è permesso il sindacato sulla veridicità dei dati aziendali esposti nei documenti prodotti unitamente al ricorso (art. 161, secondo comma, lett. a, b, c, e d, legge fall.), sotto il profilo della loro effettiva consistenza materiale e giuridica, al fine di consentire ai creditori di valutare, sulla base di dati reali, la convenienza della proposta e la stessa fattibilità del piano. Resta, invece, precluso ogni sindacato sulla stima del valore degli elementi patrimoniali effettuata dal professionista attestatore, salvo il caso di incongruenza o illogicità della motivazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Revoca - Impossibilità di determinare l'esatta stima delle giacenze - Pretesa irrilevanza in ragione della proposta irrevocabile di acquisto da parte di un terzo - Insussistenza - Fondamento.
Ai fini della revoca di un concordato preventivo con cessione dei beni, l'esistenza di un'offerta irrevocabile di acquisto formulata da un terzo non rende irrilevante l'impossibilità, accertata dal tribunale, di determinare l'effettiva consistenza delle giacenze dell'impresa in concordato, atteso che, in caso d'inadempimento del terzo, la cui evenienza rientra tra gli elementi rimessi alla valutazione dei creditori, questi ultimi resterebbero cessionari di beni sulla cui veritiera consistenza non sarebbero stati informati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Fattibilità della proposta - Controllo del tribunale - Contenuto.

Concordato preventivo - Revoca del concordato ex articolo 173 L.F. - Attività di gran lunga superiori al fabbisogno concordatario - Irrilevanza di condotte omissive in ordine a voci del passivo e della eventuale erronea informazione dei creditori.

Concordato preventivo - Fattibilità giuridica della proposta - Compatibilità con norme inderogabili - Valutazione in concreto caso per caso.

Concordato preventivo - Trust - Compatibilità - Attività messe a disposizione da un terzo.
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In tema di fattibilità della proposta di concordato preventivo, rientrano nell'ambito del controllo riservato al tribunale la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del giudizio di fattibilità del piano, l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato, nonché l'eventuale inidoneità della medesima, se emergente prima facie, a soddisfare in qualche misura i crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora il valore delle attività messe a disposizione della procedura di concordato preventivo (nel caso di specie da un terzo) sia nettamente superiore al fabbisogno concordatario, deve essere esclusa la possibilità di ritenere che le condotte omissive poste in essere dal debitore possano portare ad una erronea informazione dei creditori o integrare la fattispecie della dolosa pretermissione di voci del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La fattibilità giuridica della proposta deve essere intesa nel senso della compatibilità della medesima a norme giuridiche inderogabili, da valutarsi tenendo conto del contenuto della proposta stessa e delle finalità perseguite; i margini di intervento del giudice chiamato alla verifica in questione non sono, pertanto, identificabili a priori ed in astratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora la proposta di concordato preventivo si fondi anche sul ricavato dalla liquidazione di beni costituiti in trust di proprietà di un terzo, non si pongono i problemi di compatibilità dell'istituto del trust con la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 15, lettera e) della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985 e quindi di sottrazione agli organi della procedura concorsuale dei beni che costituiscono la garanzia patrimoniale del debitore. (Nel caso di specie la proposta destinava alla soddisfazione dei creditori concordatari il 15% del ricavato dalla liquidazione dei beni costituiti in trust da un terzo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 17 Gennaio 2014.


Concordato Preventivo – Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 l.f. – Atti in frode ai creditori – Nozione – Controllo del tribunale..
La nozione di atto di frode, di cui all’art. 173 l.f., esige che la condotta del debitore abbia avuto caratteristiche decettive e cioè sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori. Di conseguenza, non può parlarsi di “atti di frode” quando il debitore ha fatto piena e corretta menzione di tali atti nella proposta concordataria. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata)

Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati all’art. 173 l.fall., ai fini della revoca dell’ammissione al concordato, è dato soltanto dallo loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento, in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Deve trattarsi, in sostanza, i comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possono completare le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata)

Il giudizio da parte degli organi della procedura non può sostituirsi alla valutazione negoziale e pragmatica, priva di criteri morali, che il legislatore della riforma pare aver riservato in via assoluta, al di là di ogni giudizio di meritevolezza, ai creditori. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 10 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Revoca - Pagamento di crediti anteriori - Intento fraudolento - Presupposto.
L'intento fraudolento costituisce il presupposto per la revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173 L.F. (Nel caso di specie, il debitore aveva eseguito pagamenti di crediti anteriori nella erronea convinzione che si trattasse di crediti prededucibili ex articolo 161, comma 7, L.F.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 03 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Atti di frode - Valutazione della corrispondenza dell'atto al piano - Valutazione dell’utilità per la soddisfazione dei creditori - Necessità - Pagamento di un debito concordatario - Atto di frode - Esclusione..
In materia di concordato preventivo, non è possibile ricondurre all’art. 173 L. Fall. una funzione sanzionatoria tale per cui il mero compimento di atti non autorizzati ex art. 167, comma 2 L. Fall. ovvero 161, comma 7, L. Fall. comporti inevitabilmente la sanzione della revoca dell’ammissione alla procedura, senza valutare caso per caso la corrispondenza dell’atto rispetto al piano proposto e quindi la sua utilità in funzione dell’obiettivo di soddisfacimento dei creditori. Ne consegue che il pagamento di un debito concordatario non possa ritenersi automaticamente fraudolento e, come tale, sempre sanzionabile con la revoca dell’ammissione della procedura, dovendosi invece valutarne l’eventuale configurabilità come atto diretto a frodare le ragioni creditorie o, piuttosto, la sua utilità rispetto al soddisfacimento delle stesse. (Eleonora Pagani) (riproduzione riservata) Tribunale Locri, 18 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Rapporti giuridici pendenti - Applicazione del principio della cristallizzazione della massa - Esclusione - Divieto di pagamento dei debiti pregressi - Esclusione..
Gli atti solutori di rapporti giuridici pendenti nei quali le prestazioni delle parti non sono ancora eseguite o compiutamente eseguite al momento della domanda di concordato non sono sottoposti al principio di cristallizzazione della massa al momento della pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle Imprese né alla consequenziale distinzione tra crediti anteriori e crediti posteriori alla stessa. Pertanto, tali atti non risultano soggetti al divieto di pagamento dei crediti pregressi e devono ritenersi legittimi pur in assenza di preventiva autorizzazione dell’impresa in concordato, in quanto costituenti atti di ordinaria amministrazione. (Eleonora Pagani) (riproduzione riservata) Tribunale Locri, 18 Dicembre 2013.


Revoca del concordato preventivo ex articolo 173 L.F. - Emissione di assegni per debiti anteriori incassati successivamente alla domanda di concordato..
Costituisce atto lesivo della par condicio creditorum ex articolo 173 L.F., rilevabile dal tribunale anche in sede di omologa del concordato preventivo, l'emissione di assegni effettuata in data anteriore alla domanda di concordato allo scopo di provvedere al pagamento di crediti anteriori qualora l'incasso dei titoli sia avvenuto dopo l'inizio della procedura in mancanza della necessaria autorizzazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Presentazione di una seconda proposta - Crediti maturati nella vigenza della prima domanda - Prededuzione - Necessità - Inammissibilità.

Concordato preventivo - Formazione delle classi - Crediti generati dalla responsabilità di cui all'articolo 2497 c.c. per attività di direzione e coordinamento di società - Responsabilità sussidiaria - Formazione di apposita classe - Necessità.
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Qualora ad una prima proposta di concordato preventivo che non abbia avuto esito positivo, ne faccia seguito una seconda, questa deve prevedere, pena la sua inammissibilità, il beneficio della prededuzione in favore dei crediti sorti nella vigenza del primo concordato e ciò a prescindere dalla esatta loro quantificazione.

La responsabilità derivante dall'attività di direzione e coordinamento di società di cui all'articolo 2497 c.c. ha natura sussidiaria, subordinata all’incapienza del patrimonio della società sottoposta; ne consegue che, nell'ambito del concordato della società preposta, i crediti generati da tale responsabilità devono essere collocati in apposita classe.
Tribunale Rimini, 26 Novembre 2013.


Concordato preventivo in continuità aziendale – Affitto d’azienda di imminente scadenza ed inalienabilità dell’ “accreditamento regionale” della struttura sanitaria proponente: Irrealizzabilità della causa concreta e declaratoria di inammissibilità – Conseguente rigetto dell’omologa..
Il controllo di legittimità del Tribunale, dopo la pronuncia delle S.U. n. 1521 del 23 gennaio 2013, è limitato al controllo sulla causa contrattuale. Nei casi di accertata impossibilità della causa concreta, che nel caso di specie emerge tanto con riferimento alla inalienabilità dell’accreditamento che alla inutilizzabilità a brevissimo termine di quel complesso immobiliare sulla cui continuativa ed ininterrotta gestione poggia l’attuazione del piano aziendale, il Tribunale non può che constatare la non fattibilità della proposta, non omologando il concordato. L’imminente indisponibilità dell’elemento logistico (immobile) che tiene in piedi la “continuità aziendale” è aspetto infatti che, lungi dal consegnarsi ad una valutazione di mera convenienza economica, assorbe il profilo causale della procedura, disallineandone aprioristicamente gli esiti ipotizzabili dall’obiettivo specifico del piano, che sta nel superamento della crisi e, in uno ad esso, nel soddisfacimento appropriato dei creditori. Come pure, una proposta che ambisca a “monetizzare” un accreditamento regionale (nello specifico, sanitario) frutto dell’esercizio ponderato della discrezionalità amministrativa del soggetto pubblico titolare dell’esercizio del potere è ipotesi priva delle precondizioni normative necessarie a sottometterla al vaglio di convenienza dei creditori. Sussiste dunque una ipotesi concordataria che è “ab origine” radicalmente priva di praticabilità giuridica, per l’incongruità dei meccanismi e degli strumenti all’uopo prescelti. (Vittoria Fiume) (riproduzione riservata)   Tribunale Siracusa, 15 Novembre 2013.


Pagamenti non autorizzati durante il preconcordato o post ammissione al concordato – Procedimento ex art. 173 l. fall. – Archiviazione – Condizioni..
Il pagamento di crediti anteriori al concordato in assenza della autorizzazione di cui all’art. 182-quinquies L.F. (peraltro applicabile solo al concordato in continuità) costituisce atto rilevante per la revoca del concordato ai sensi dell’art. 173 L.F., procedimento che può concludersi senza che si faccia luogo alla revoca qualora il debitore ponga in essere atti idonei alla restituzione delle somme erogate (Nel caso di specie, soggetti terzi hanno messo a disposizione dei creditori del concordato beni immobili che, in base a valutazioni peritali compiute dagli organi della procedura sono state ritenute adeguate a reintegrare il patrimonio sociale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 14 Novembre 2013.


Concordato preventivo – Atti fraudolenti compiuti prima del deposito della domanda – Disclosure e inapplicabilità dell’art. 173 L.F. – Rilevanza penale ex art. 236 L.F...
Gli atti “fraudolenti” compiuti prima del deposito della domanda, seppur non debitamente segnalati né in ricorso né nella relazione dell’attestatore ma comunque desumibili dalla documentazione allegata alla proposta, non possono dirsi “occultati” dal ricorrente e quindi non possono rilevare ex art. 173 L.F.
 
Tali atti possono comunque rilevare per gli aspetti penali e giustificare dunque la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, anche ai sensi dell’art. 236 L.F., a prescindere dall’apertura e dall’esito della procedura concordataria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 22 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Attività del commissario giudiziale - Disamina delle cause della crisi - Esclusione - Verifica delle poste patrimoniali e dei criteri gestionali che devono assicurare l'attivo concordatario..
L'attività del commissario giudiziale non ha ad oggetto la disamina dettagliata e minuziosa delle vicissitudini gestionali contabili che hanno portato il debitore alla situazione di crisi, bensì le verifiche in ordine alle poste patrimoniali ed ai criteri gestionali che dovrebbero assicurare l'attivo concordatario, così che i creditori possono valutare consapevolmente se le prospettive di soddisfacimento siano maggiori in sede concordataria piuttosto che in sede fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 15 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Revoca - Comportamenti del debitore anteriori alla domanda di concordato - Valenza decettiva pregiudizievole dell'espressione di un consenso informato da parte dei creditori..
I comportamenti del debitore anteriori alla presentazione della domanda di concordato sono rilevanti ai fini della revoca dell'ammissione alla procedura esclusivamente nel caso in cui abbiano valenza decettiva e siano, quindi, tali da pregiudicare l'espressione di un consenso informato da parte dei creditori. La rilevanza di detti comportamenti è, infatti, data dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo, in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Detta attitudine deve ricorrere, ai fini in questione, anche per gli "altri atti di frode" non espressamente presi in considerazione dalla norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Ottobre 2013, n. 23387.


Concordato preventivo - Revoca - Comportamenti del debitore anteriori alla domanda di concordato - Non obbligatorietà del deposito delle scritture contabili - Valutazione dei comportamenti anteriori esclusivamente sulla base della proposta e dei suoi allegati..
La condotta decettiva, idonea cioè ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento offerte dalla proposta di concordato preventivo, deve essere valutata solo con riferimento e sulla scorta della proposta e dei suoi allegati e non attraverso le scritture contabili, le quali, contrariamente a quanto previsto nel testo anteriore alla riforma del terzo comma dell'articolo 161 L.F., non devono necessariamente essere depositate con la domanda di concordato, trattandosi di documenti estranei ai documenti con il quale il debitore illustra al tribunale e soprattutto ai creditori la propria proposta di soluzione della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Ottobre 2013, n. 23387.


Domanda ex articolo 161, comma 6, L.F. - Natura del procedimento.

Concordato preventivo c.d. in bianco - Revoca del procedimento ex articolo 173 L.F. - Ammissibilità.

Concordato preventivo c.d. in bianco - Divieto di pagamento dei crediti pregressi - Compimento di atti di ordinaria amministrazione - Rapporti giuridici pendenti e divieto dei pagamenti di crediti pregressi.

Concordato preventivo c.d. in bianco - Finanziamenti infragruppo - Natura - Atti di straordinaria e di ordinaria amministrazione - Distinzione.
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A seguito del ricorso ex articolo 161 sesto comma, diretto ad ottenere la concessione di un termine per il deposito del piano e della proposta concordataria e della documentazione prevista dall’articolo 161 secondo e terzo comma, si apre un procedimento di natura concorsuale (che non è identificabile con il concordato preventivo), in quanto si svolge su tutto il patrimonio del debitore, su tutti i suoi beni, nell’interesse di tutti i creditori e sotto la sorveglianza dell’autorità giudiziaria. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Anche se l’articolo 173 L.F. non è direttamente applicabile all’ipotesi di ricorso per concordato preventivo c.d. in bianco, il tribunale può sempre procedere alla revoca del decreto di concessione del termine per la presentazione del piano, della proposta concordataria e della documentazione, in base all’articolo 161 ottavo comma, che prevede, in caso di violazione degli obblighi informativi da parte dell’imprenditore (e, a maggior ragione, in caso di violazione di obblighi sostanziali), l’instaurazione di un (sub)procedimento di revoca disciplinato dall’articolo 162, secondo e terzo comma. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

La procedura concorsuale iniziata a seguito della concessione del termine ex articolo 161 sesto comma, è caratterizzata da un momento conservativo del patrimonio del debitore (mediante il blocco delle azioni esecutive e cautelari) e da uno dinamico (consistente nella gestione prudente e provvisoria dell’impresa, finalizzata alla formulazione di una proposta di soddisfazione basata su un piano). Ne deriva che il divieto di pagamento dei crediti pregressi e la facoltà, per l’imprenditore, di compiere gli atti di ordinaria amministrazione (tra i quali rientrano anche l’adempimento dei contratti pendenti) vanno conciliati come segue: (a) il divieto di pagamento dei crediti pregressi sussiste in tutte quelle situazioni giuridiche che si sono definitivamente cristallizzate in un rapporto di credito/debito; (b) per i rapporti giuridici pendenti nei quali le prestazioni delle parti non sono ancora eseguite o compiutamente eseguite, laddove il rapporto prosegua non vi è – di regola – divieto di pagamento dei crediti anteriori, a meno che il rapporto sinallagmatico non sia caratterizzato da un contratto di durata dal quale sorgono coppie di prestazioni isolabili sotto il profilo funzionale ed economico (fattispecie che ricorre, ad es., nei contratti di somministrazione). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

I finanziamenti effettuati tra società appartenenti al medesimo gruppo involgono un delicato giudizio sulla corrispondenza dell’atto ai principi di corretta gestione imprenditoriale e societaria (articolo 2497 primo comma codice civile), sul bilanciamento degli interessi di tutte le società coinvolte (articolo 2497 ter), sugli eventuali vantaggi compensativi (articolo 2497 primo comma secondo periodo) e sulla certezza o sulla probabilità o possibilità che la società erogante riceva una seria ed incontestabile contropartita a seguito del finanziamento predetto. Pertanto, se – di regola – in una situazione economica e finanziaria fisiologica i predetti finanziamenti possono rientrare negli atti di ordinaria amministrazione, nell’ipotesi in cui una o tutte le società del gruppo si trovino in situazione di insolvenza, l’attività di trasferimento deve essere qualificata come di straordinaria amministrazione, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 161 settimo comma. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 09 Agosto 2013.


Concordato preventivo c.d. in bianco - Revoca del procedimento ex articolo 173 L.F. - Ammissibilità..
Anche se l’articolo 173 L.F. non è direttamente applicabile all’ipotesi di ricorso per concordato preventivo c.d. in bianco, il tribunale può sempre procedere alla revoca del decreto di concessione del termine per la presentazione del piano, della proposta concordataria e della documentazione, in base all’articolo 161 ottavo comma, che prevede, in caso di violazione degli obblighi informativi da parte dell’imprenditore (e, a maggior ragione, in caso di violazione di obblighi sostanziali), l’instaurazione di un (sub)procedimento di revoca disciplinato dall’articolo 162, secondo e terzo comma. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 09 Agosto 2013.


Concordato preventivo con cessione di beni - Revoca per atti in frode ai creditori - Rappresentazione non corretta della situazione patrimoniale dell'impresa - Volontarietà dei fatti - Disvalore della condotta in sito nella decettività della stessa..
La rappresentazione non corretta della situazione patrimoniale dell’impresa, dovuta all’omessa esposizione di passività esistenti per importi significativi, successivamente rilevate dal commissario giudiziale, può rientrare nella categoria degli “altri atti in frode”, sol che si ravvisi in base ad elementi univoci la volontarietà dei fatti costitutivi del comportamento fraudolento, atteso che il disvalore della condotta che determina la revoca del concordato preventivo è già insito nella decettività della stessa, cioè nella capacità di trarre in inganno i creditori, senza necessità che sia valorizzata la particolare finalità perseguita dal proponente. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 30 Luglio 2013.


Concordato preventivo con cessione di beni - Cessione di beni nella fase che precede l'apertura della procedura di concordato - Inammissibilità..
La cessione in fase anteriore all’apertura del concordato preventivo liquidatorio di beni indicati in inventario costituisce atto in frode ai sensi dell’art. 173, co. 3, l.f., indipendentemente dalla destinazione del ricavato alla soddisfazione di crediti asseritamente prededucibili, non potendo contemporaneamente il debitore indicare determinati beni fra quelli facenti parte dell’attivo da liquidare in sede concordataria e, nel contempo, anticipare la vendita degli stessi a data anteriore all’apertura della procedura onde soddisfare alcuni dei creditori. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata)

L’inidoneità del pagamento a ledere la par condicio creditorum, può assumere rilevanza al fine di escludere la natura straordinaria dell’atto e, dunque, la necessità dell’autorizzazione ex art. 167 l.f. ove compiuto successivamente all’apertura del concordato, ma non ne fa venir meno la natura fraudolenta quando i creditori non ne siano stati informati e ne sia conseguita una falsa rappresentazione della realtà esistente al momento del voto. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Marsala, 30 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori al deposito della domanda - Violazione rientrante nelle fattispecie di cui all'articolo 173 L.F. - Omologazione - Esclusione..
Non è omologabile il concordato preventivo laddove siano stati effettuati pagamenti di crediti anteriori alla presentazione della domanda senza l'autorizzazione del tribunale o del giudice delegato. La violazione in questione rientra nelle previsioni di cui all'articolo 173 L.F., norma che sanziona una serie di condotte accomunate dall'abuso del diritto da parte dell'imprenditore, posto che il pagamento dei crediti anteriori alla presentazione della domanda costituisce un atto idoneo a frodare le ragioni della massa soddisfacendo alcuni creditori a discapito di altri, con conseguente "uso abusivo e distorto degli effetti protettivi del deposito della domanda di cui all'articolo 161, comma 6, L.F., in quanto il divieto di azioni esecutive e cautelari per il tempo necessario per la preparazione di un piano ragionevole e fattibile viene in realtà asservito allo scopo di consentire all'imprenditore di scegliere a suo piacimento quali creditori soddisfare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 26 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Atti di frode - Procedimento di revoca ex articolo 173 L.F. - Esposizione di passività insussistenti - Distrazione dell'attivo - Occultamento - Alterazione della formazione della volontà dei creditori.

Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex art. 173 L.F. - Atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell’ammissione - Occultamento ai creditori chiamati al voto - Rilevanza.
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L'esposizione di passività insussistenti, se da un lato non produce una distrazione dell'attivo, dall'altro è comunque idonea ad alterare la formazione della volontà dei creditori, in quanto l'aumento fittizio del passivo li induce a ritenere del tutto svantaggiosa qualsiasi alternativa alla proposta di concordato e quindi ad alterare il percorso logico che conduce alla determinazione di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Gli atti di frode di cui all'articolo 173 L.F. non sono gli interventi sul patrimonio del debitore, ma solo l’attività di questi che nel proporre il concordato occulti tali interventi in modo tale da alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore ed influenzando, quindi, il loro giudizio. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 30 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Ammissibilità - Contenuto e limiti - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione..
In tema di concordato preventivo, il controllo del tribunale va effettuato sia verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria, consistente nel fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta, sia, infine, valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. Rientrano, dunque, nell'ambito di detto controllo, la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano; l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato; l'eventuale inidoneità della proposta, se emergente "prima facie", a soddisfare in qualche misura i diversi crediti rappresentati. Resta, invece, riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la fattibilità del piano e la sua convenienza economica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013, n. 13083.


Concordato preventivo - Atti di frode - Nozione - Irrilevanza di atti che siano stati portati a conoscenza dei creditori - Idoneità delle informazioni a consentire ai creditori di valutare appieno la proposta concordataria..
Non danno luogo alla revoca della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'articolo 173 L.F., scelte gestionali pregiudizievoli ai creditori o penalmente rilevanti che siano state poste in essere prima dell'ammissione alla procedura e che siano state rese palesi ai creditori con informazioni idonee a metterli in condizione di valutare appieno la proposta concordataria. La nozione di atto in fronte che assume rilievo quale presupposto per la revoca della procedura richiede, infatti, che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, tali cioè che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Maggio 2013.


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In assenza di opposizioni, il controllo giurisdizionale del tribunale in sede di omologa del concordato può attuarsi attraverso il procedimento incidentale previsto dall'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 19 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Pagamento anteriore all’omologazione del concordato – Fatto rilevante ex art. 173 l.f...
Il pagamento dei professionisti che hanno collaborato alla predisposizione della proposta e del piano concordatari, eseguito prima della omologazione del concordato può rilevare ai sensi dell’art. 173 l.f., trattandosi potenzialmente di atto in frode ai creditori, sotto il profilo della sottrazione di attivo ai creditori di grado poziore rispetto ai crediti dei professionisti, che di fatto potrebbero risultare preferiti, salvo che quanto intempestivamente ricevuto non venga restituito, non potendosi nel momento del pagamento valutare l’esistenza di liquidità sufficiente per escludere il danno ai creditori di grado poziore o di pari grado dei percipienti e la sicura utilità per la massa dell’opera dei professionisti, in uno con il nesso di adeguatezza funzionale rispetto alla procedura di concordato o fallimento, ed alla continuità tra le procedure (ragion per cui neppure possono essere autorizzati come eventuali atti di straordinaria amministrazione). (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità economica del piano riservato ai creditori..
Nel concordato preventivo pertiene esclusivamente ai creditori il giudizio di fattibilità economica del piano, inteso quale l'opinabile giudizio prognostico circa la realizzabilità in concreto dell'attivo prospettato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Abuso del diritto - Presentazione di domanda di pre-concordato dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze in ordine a precedente domanda di concordato o nel corso del procedimento ex art. 173 L.F. - Illegittimità..
Deve essere qualificato come illegittimo, e se attuato attraverso il ricorso ad uno strumento previsto dalla legge, quale abuso del diritto, qualsiasi condotta che tende ad impedire che un procedimento di concordato preventivo si concluda secondo le modalità previste dalla legge fallimentare, ovvero con una sentenza dichiarativa di fallimento che, in presenza di istanze provenienti dai creditori o dal pubblico ministero, faccia seguito al decreto di revoca. Tale deve essere considerata la presentazione di una domanda di pre-concordato (implicante revoca della precedente domanda di concordato) proposta subito dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze, oppure nel corso del procedimento instaurato ai sensi dell'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 01 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Revoca - Atti in frode ai creditori - Atti compiuti prima o dopo la presentazione del ricorso..
I fatti di frode che, ai sensi dell'articolo 173, L.F., assumono rilievo per la revoca del concordato preventivo sono quelli compiuti sia nella fase precedente alla presentazione del ricorso, sia in quella successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Atti in frode ai creditori - Nozione - Atti che carpiscono il consenso dei creditori prospettando una situazione non veritiera..
Gli "altri atti di frode" previsti dell'articolo 173, L.F. non sono necessariamente quelli da ritenersi tali da un punto di vista civilistico (contratti in frode alla legge, con causa o motivo illecito, simulati ovvero soggetti a revocatoria) o da un punto di vista penalistico (ipotesi previste dagli articoli 216 e seguenti L.F.) bensì quelli che, per quanto dotati di una portata interna alla procedura concorsuale, siano nondimeno finalizzati a frodare le ragioni del ceto creditorio, nel senso di inficiare il percorso formativo del consenso che i creditori sono chiamati ad esprimere sulla proposta. Si tratta, in sostanza, di quegli atti che consentono di prospettare ai creditori, al fine di ottenerne il consenso, una surrettizia, incongrua ed errata rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'impresa debitrice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Atti in frode ai creditori - Pagamenti non autorizzati effettuati ai creditori dopo l'apertura della procedura..
Sono da considerarsi atti di frode i pagamenti non autorizzati dagli organi della procedura di concordato preventivo effettuati dopo l'apertura della medesima in violazione della par condicio creditorum e ciò anche se realizzati attraverso la compensazione di debiti sorti anteriormente con crediti realizzati in pendenza di procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Attestazione della veridicità dei dati aziendali - Verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili - Necessità - Revoca del concordato ex articolo 173 l.f..
Tra le condizioni di ammissibilità rilevanti ex artt. 162 e 173 l.fall. rientra la relazione del professionista che attesta la veridicità dei dati aziendali. Conseguentemente, il tribunale può e deve dichiarare inammissibile la proposta di concordato preventivo a corredo della quale sia stata presentata una relazione che, pur contenendo la formale attestazione della veridicità dei dati aziendali, debba considerarsi sostanzialmente incompleta e per questo inattendibile. Ciò verifica, tra le altre ipotesi, quando il professionista che redige la relazione che accompagna la domanda di concordato preventivo non abbia svolto una verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Modifica della proposta prima dell'inizio delle operazioni di voto - Ammissibilità - Attivazione del procedimento di revoca ex art. 173 l.fall. - Modifica della proposta - Esclusione..
Prima dell'inizio delle operazioni di voto la proposta concordataria può essere modificata sempre che non sia stato in precedenza attivato il procedimento di revoca ex art. 173 l.fall. Una volta attivato il procedimento ex art. 173 l.fall. la procedura di concordato entra, infatti, in una fase di "limbo" durante la quale non possono essere invocate le norme che quella procedura caratterizzano. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta - Integrazione prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall. - Ammissibilità..
La relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta può essere integrata prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Revoca ex art. 173 l.fall. - Atti in frode - Indebiti prelievi dalle casse sociali - Specifica indicazione dell'ammontare complessivo, delle date, dell'autore e dei motivi dei singoli rilievi - Necessità..
Rientrano nella nozione di atti in frode gli indebiti prelievi dalle casse sociali quand'anche evidenziati nel ricorso, nel piano, nella proposta e nella relazione di fattibilità. Per sfuggire alla revoca del concordato ex art. 173 l.fall. non è sufficiente, infatti, che il debitore si limiti ad indicare nella predetta documentazione il quantum complessivo dei prelievi, essendo viceversa necessario indicare quando sono avvenuti i singoli prelievi, ad opera di chi e per quali motivi. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Abnorme o eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori - Violazione del presupposto della veridicità dei dati aziendali - Violazione degli obblighi di informazione dei creditori - Atti di frode - Fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi..
L'abnorme e comunque palesemente eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori, pur considerata una soglia di normale tollerabilità legata ad ineliminabili soggettività dell'attività di stima, inficia il presupposto della veridicità dei dati aziendali integrando, da un lato, la violazione di obblighi di informazione veridica del ceto creditorio e, dall'altro, la tipizzazione della fattispecie residuale e generica degli "altri atti di frode" se non quella tipica di fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Omessa indicazione nel ricorso e nell’attestazione che si tratta di concordato in continuità aziendale con la necessità di farsi carico nel budget concordatario della relativa prededuzione – Non fattibilità – Ammissione – Revoca (art. 173 l.f.)..
Non è fattibile il piano e va revocata l’ammissione al concordato preventivo della società che nel piano concordatario non ha fatto menzione della necessità di operare in continuità aziendale, né della conseguente necessità di eseguire pagamenti in prededuzione, non essendo possibile chiamare i creditori ad esprimersi su una proposta di tal fatta, a cagione della sua palese incompiutezza. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 12 Novembre 2012.


Concordato preventivo – Omologa – Assenza di opposizioni da parte dei creditori – Parere sfavorevole del commissario giudiziale ex art. 180 l. f. – Potere di sindacato del tribunale – Art. 173 l. f. – Fattibilità del piano di concordato – Rigetto della richiesta di omologa..
Il Tribunale può rigettare la richiesta di omologa del concordato preventivo, anche in assenza di formali opposizioni da parte dei creditori, laddove venga riscontrata in questa fase la mancata persistenza dei presupposti e dei requisiti di ammissibilità alla procedura, sulla base dell’attività di verifica condotta dal commissariogiudiziale, espressa nel parere ex art. 180, secondo comma. Deve negarsi, pertanto, che in sede di omologazione il controllo giudiziale si risolva in un mero riscontro dell’esito delle votazioni, ma si ammette anzi la legittimità del potere di sindacato del Tribunale sul requisito di fattibilità del piano di concordato, pur in assenza di opposizioni all’omologazione, anche alla luce del disposto di cui all’art. 173 l. fall.. (Valentina Pettirossi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 26 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Esposizione di credito in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Occultamento fraudolento di passività - Erronea rappresentazione della situazione debitoria - Vizio della formazione del consenso dei creditori - Esclusione..
Perché, nell'ambito del concordato preventivo, ricorrano le ipotesi dell'occultamento fraudolento di passività di cui all'articolo 173, legge fallimentare, o dell'erronea rappresentazione della situazione debitoria tale da viziare la formazione del consenso dei creditori e da imporre l'emendamento del piano iniziale, occorre che le problematiche emerse comportino una radicale manifesta inadeguatezza del piano, in quanto, al di fuori di tale ipotesi-limite, l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete esclusivamente ai creditori. A tal fine, non è, quindi, sufficiente che taluno affermi l'esistenza di un proprio credito nei confronti dell'imprenditore ammesso al concordato e da questo non esposto nella domanda o esposto in misura inferiore alla pretesa o in chirografo anziché in privilegio, occorre, infatti che tale credito, sulla scorta di una sommaria delibazione, appaia di probabile fondatezza, poiché altrimenti, in caso di crediti contestati, sarebbe sufficiente avanzare qualsiasi pretesa, anche la più peregrina, per bloccare qualsiasi procedura di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Esposizione di credito contestato in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Disamina della doglianza in sede di adunanza dei creditori - Corretta informazione del ceto creditorio..
La disamina, in sede di adunanza dei creditori, delle doglianze esposte da chi lamenti l'esposizione del proprio credito in misura inferiore a quella pretesa e senza riconoscimento del privilegio, è idonea a soddisfare le esigenze di corretta informazione del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Interessi pubblicistici alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza - Sussistenza - Potere interdittivo del tribunale sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Sussistenza in fase di ammissione al concordato - Finalità di consentire il voto ai creditori alle sole soluzioni contrattuali dotate di plausibilità giuridica ed economica.

Concordato preventivo - Natura prodromica, rispetto al giudizio riservato ai creditori, del potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano.

Concordato preventivo - Potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Giudizio di omologazione - Assenza di opposizioni - Sussistenza.

Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità del piano riservato al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori - Rischio di manovre fraudolente o truffaldine.
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Se è vero che nella regolazione dell'insolvenza e della crisi d’impresa intervengono, unitamente agli interessi privatistici dei creditori, anche rilevanti interessi pubblicistici dello Stato alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza, anche attraverso il ricorso a soluzioni negoziali rimesse all'autonomia privata del debitore e dei creditori, allora è necessario riconoscere al tribunale, già in sede di giudizio di ammissione al concordato, un potere interdittivo in ordine alla verifica di fattibilità giuridica ed economica del piano, così da fare in modo che siano sottoposte alla volontà negoziale dei creditori solo quelle soluzioni contrattuali dell’insolvenza e della crisi di impresa che siano dotate di plausibilità giuridica ed economica e tali da consentire ai creditori una corretta valutazione della convenienza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano di concordato preventivo è prodromico rispetto al giudizio di convenienza riservato ai creditori, i quali vengono così posti in condizione di esprimere un consenso informato sui citati aspetti di fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere di controllo della fattibilità giuridica ed economica del piano deve essere riconosciuto al tribunale non solo nella fase di ammissione alla procedura di concordato preventivo ma anche in quella di omologa ed anche in assenza di opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La soluzione interpretativa che, nel concordato preventivo, vorrebbe demandare il giudizio sulla fattibilità del piano esclusivamente al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori comporta il rischio che la maggioranza del ceto creditorio avalli manovre fraudolente o truffaldine dell'imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Procedimento - Rinuncia agli atti del proponente - Applicazione dell'articolo 306 c.p.c. - Dichiarazione di estinzione del giudizio subordinata all'accettazione delle parti costituite..
Al procedimento di concordato preventivo è applicabile l'articolo 306 c.p.c., il quale subordina la dichiarazione di estinzione del giudizio all'accettazione della rinunzia delle parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione. La mancata dichiarazione di estinzione del procedimento di concordato pendente comporta che la domanda di concordato presentata dopo la rinuncia si configura o come modifica della proposta iniziale o come nuova domanda la quale, andando a sovrapporsi ad un diverso procedimento concordatario ancora pendente, dovrà essere dichiarata inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 02 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Procedimento - Modifica della proposta intervenuta successivamente all'attivazione del procedimento di revoca di cui all'articolo 173 l.f. - Inammissibilità..
La modifica della proposta di concordato preventivo presentata successivamente all'attivazione del giudizio di revoca di cui all'articolo 173, legge fallimentare deve considerarsi inammissibile soprattutto nel caso in cui l'attivazione del procedimento ex art. 173 si fondi sulla commissione di atti di frode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 02 Ottobre 2012.


Concordato preventivo – Nuova proposta – Modifica – Tratti differenziali..
Qualora il proponente non rinunci alla proposta di concordato preventivo, ma vi apporti modifiche integrative che rientrino nella medesima logica inizialmente adottata per l’uscita della crisi, non può parlarsi di nuova proposta, bensì di modifica della stessa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Modifica della proposta concordataria – Revoca – Rapporti..
La qualificazione come modifica e non quale nuova proposta determina che l’iter procedimentale concordatario originato dal ricorso e la fase incidentale di possibile revoca ex art. 173 l.f. che nello stesso può innestarsi, non subiscono soluzioni di continuità. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Nuova proposta – Revoca – Rapporti..
Una nuova proposta concordataria (rectius: la rinuncia alla precedente) non ha il potere e l’effetto di caducare la fase procedimentale indisponibile di revoca ex art. 173 l.f. né per la proponente né per l’Ufficio decidente stesso. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Revoca – Indisponibilità – Elementi confermativi – Pubblico Ministero..
L’indisponibilità del procedimento ex art. 173 l.f. è confermata dalla funzione di carattere pubblicistico svolta dal P.M., il cui potere è riferito ad un interesse indisponibile. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Mancanza di classamento – Proposizione di una nuova proposta – Abuso..
La mancanza di classamento (a fronte della palese disomogeneità di interessi e qualificazioni giuridiche), quale artificio per impedire la piena espansione del divieto ex art. 160 II comma l.f., e la proposizione di una nuova proposta di concordato, quale espediente per far recedere il subprocedimento ex art. 173 l.f., sostanziano un abuso dello strumento concordatario. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Veridicità e correttezza dell'informazione ai creditori - Valutazione del tribunale - Esercizio di voto consapevole - Convenienza della proposta e fattibilità del piano..
Nel concordato preventivo la valutazione da parte del tribunale di veridicità e di correttezza dell'informativa offerta ai creditori deve essere posta in relazione con le informazioni a questi utili per esercitare un voto consapevole, con riguardo in particolare alla convenienza della proposta ed alla fattibilità del piano. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Informazione ai creditori - Omessa informazione su poste attive e passive della società - Atti di frode - Rilevanza in ordine all'adeguatezza e fattibilità del piano - Necessità..
Nel concordato preventivo se le omesse informazioni nelle poste attive e passive della società, evidenziate dal commissario con relazione ex art. 173 l.f., non sono qualificabili come atti di frode e non sono di rilevanza tale da incidere sull'adeguatezza del piano, in quanto riguardano aspetti non fondamentali, non potrà essere disposta la revoca dell’ammissione al concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Poteri del tribunale - Valutazione della convenienza della proposta - Esclusione - Valutazione della persistenza delle condizioni di ammissibilità della procedura e della fattibilità del piano - Sussistenza - Esercizio ex officio di detti poteri in sede di omologa..
Se, dopo l'emanazione del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, deve ritenersi precluso al tribunale il sindacato sulla convenienza della proposta di concordato preventivo - valutazione che ora spetta esclusivamente ai creditori - al tribunale compete invece la verifica delle condizioni di ammissibilità della procedura, ivi compresa la fattibilità del piano e la mancanza di gravi fatti fraudolenti i quali, anche in assenza di opposizione, ne possono comportare la revoca. Detti poteri di controllo possono essere esercitati in qualunque momento e quindi anche nella fase di omologa, con la precisazione che, per quanto riguarda i fatti indicati dall'articolo 173, legge fallimentare (condotte fraudolente, mancanza di condizioni di ammissibilità, ivi compresa la fattibilità), la cognitio causae del tribunale è di natura officiosa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo di destinazione su beni immobili allo scopo di evitare l'aggressione dei creditori prima della presentazione della domanda di concordato - Fattibilità - Esclusione..
Non può ritenersi fattibile il piano di concordato preventivo qualora il debitore, prima di depositare la domanda, abbia costituito sui propri beni immobili un vincolo di destinazione ai sensi dell'articolo 2645 ter c.c. allo scopo, dichiarato, di evitare che l'aggressione disordinata del patrimonio dell'impresa in crisi possa comportare una dispersione di valore in danno dei creditori ed impedire un'equa distribuzione degli effetti dell'insolvenza. (Nel caso di specie, il tribunale - sulla scorta di quanto riferito dal commissario giudiziale - ha revocato l'ammissione alla procedura ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare, evidenziando, tra le varie ragioni poste a fondamento del provvedimento di revoca, che l'atto costitutivo del vincolo destinava i beni immobili esclusivamente al soddisfacimento dei creditori che avrebbero aderito al concordato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 13 Marzo 2012.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Esclusione - Valutazioni di competenza del tribunale ai fini della revoca - Atti di frode con valenza decettiva - Condotte abusive in violazione del principio di buona fede - Manifesta inidoneità del piano - Sussistenza..
Nel concordato preventivo, al tribunale non compete la valutazione di convenienza della proposta e di fattibilità del piano, le quali competono, invece, esclusivamente ai creditori. Il tribunale è tuttavia garante della trasparenza della procedura e, ai fini della revoca del concordato, può valutare eventuali atti di frode con valenza decettiva, eventuali condotte di tipo abusivo tenute dal debitore in violazione del principio di buona fede ed in ogni caso la manifesta l'inidoneità del piano a perseguire i propri obiettivi, con la precisazione che queste valutazioni potranno dal tribunale essere effettuate anche successivamente alla fase di ammissione alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 23 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Revoca ai sensi dell'articolo 173 L.F. - Recupero di finanziamento agevolato - Fattispecie..
  Tribunale Benevento, 21 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Revoca ex articolo 173 L.F. - Unicità del procedimento - Garanzia di difesa in ordine ad eventuali richieste di fallimento - Necessità.

Concordato preventivo - Revoca ex articolo 173 L.F. - Nozione di atti di frode - Atto scoperto dal commissario giudiziale che pregiudica la valutazione dei creditori.
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Nonostante il procedimento per la revoca del concordato preventivo ex articolo 173, legge fallimentare sia unico e non frazionabile e la dichiarazione di fallimento assunta all'esito di detto procedimento non richieda l'instaurazione di procedimenti distinti, deve comunque essere garantita al debitore la possibilità di difendersi sia in ordine alla richiesta di revoca del concordato sia in ordine alla dichiarazione di fallimento mediante adeguata conoscenza delle relative iniziative (nel caso di specie, la Corte d'appello ha revocato il fallimento dichiarato all'esito di un procedimento ex articolo 173 L.F. perché al debitore non è stata data la possibilità di difendersi in ordine ad una richiesta di fallimento del Pubblico ministero). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'atto di frode che assume rilievo ai fini della revoca dell'ammissione al concordato preventivo nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 173, legge fallimentare è quello che sia stato scoperto dal commissario di giudiziale e che, come tale, pregiudichi la possibilità riconosciuta ai creditori di compiere le loro valutazioni in ordine alla convenienza della proposta avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 24 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale - Fattibilità del piano - Sussistenza - Controllo attraverso l'attività di verifica del commissario giudiziale - Contenuto del controllo sulla fattibilità del piano..
Nell'ambito del concordato preventivo, il tribunale mantiene, anche nella fase di omologazione, un potere di controllo finalizzato all'accertamento della perduranza di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato, controllo condotto non più sulla base della documentazione prodotta dalla ricorrente, bensì di tutta l'attività di verifica compiuta su impulso del commissario giudiziale dopo la presentazione del ricorso ed a seguito del decreto di ammissione alla procedura. Il tribunale, in particolare, conserva un potere di controllo sulla fattibilità del piano, il quale deve essere coerente con la proposta, serio e concretamente realizzabile sulla base delle risorse presenti nel patrimonio aziendale e di quelle realizzabili un'attività liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 11 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Mancanza delle condizioni previste - Revoca del procedimento - Potere del tribunale - Sussistenza..
Nel procedimento di concordato preventivo il tribunale può, in qualunque momento, revocare la procedura nell'ipotesi in cui, all'esito degli accertamenti del commissario giudiziale, siano accertati atti in frode o emerga la mancanza delle condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato; il tribunale potrà esercitare tale potere anche nella fase di omologazione ed anche se non vengono proposte opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Revoca della procedura - Fatti commessi prima del deposito della domanda - Preordinazione al conseguimento di ingiusti vantaggi mediante il procedimento di concordato - Irrilevanza..
Le condotte che, in base al primo comma dell'articolo 173, legge fallimentare, assumono rilievo per la revoca del concordato sono quelle poste in essere nel periodo precedente al deposito della domanda di ammissione alla procedura e la loro rilevanza, ai fini della revoca, è indipendente dall'eventuale fine ingannevole preordinato a conseguire ingiusti vantaggi mediante la procedura concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Indicazione nella domanda di concordato - Potere del tribunale di riesaminare la rilevanza di fatti nel procedimento ex articolo 173, legge fallimentare - Sussistenza..
La circostanza che eventuali atti di frode siano indicati dal debitore nella domanda di concordato preventivo non esclude che il tribunale, nell'ambito del procedimento di riesame di cui all'articolo 173, legge fallimentare, li possa successivamente diversamente valutare e qualificare alla luce delle verifiche eseguite dal commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Valutazione della convenienza - Dovere del tribunale di assicurare ai creditori informazioni corrette e trasparenti..
Nell'ambito del procedimento di concordato preventivo, il tribunale deve fare in modo che i creditori siano posti in condizione di esprimere una adesione consapevole, ricevendo informazioni corrette, trasparenti e complete, cosicché possano esprimersi in ordine alla convenienza della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Contenuto la proposta - Mancata indicazione di fatti rilevanti per l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Impossibilità per i creditori di effettuare la valutazione comparativa di convenienza..
La mancata indicazione nella domanda di concordato preventivo di circostanze che giustificano l'esperimento di un'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori impedisce ai creditori di esprimere una valutazione comparativa di convenienza della proposta di concordato rispetto al fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Voto espresso dal creditore controllato dal proponente - Abuso di voto - Violazione dei principi di correttezza e buona fede..
Nell'ambito del concordato preventivo, il voto espresso da un creditore totalmente controllato dalla società proponente ed altresì ammesso ad un concordato preventivo subordinato all'omologa di quello della società controllante, rappresenta una forma di abuso di voto in violazione dei principi di correttezza e buona fede che, ai sensi degli articoli 1175 e 1375 c.c., disciplinano ogni esplicazione dell'autonomia dei privati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Voto dei creditori - Conflitto di interessi - Formazione di una classe costituita dal creditore in conflitto - Incidenza sulla formazione della maggioranza delle classi - Aggravamento del conflitto..
Nel concordato preventivo, il conflitto di interessi che riguardi i creditori aventi diritto al voto non può essere eliminato mediante la creazione di apposite classi costituite dai singoli creditori in conflitto; questa soluzione, infatti, non fa altro che aggravare il conflitto di interessi perché consente a tali creditori di incidere sull'esito del concordato concorrendo alla formazione della maggioranza per classi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Di concordato preventivo - Conflitto di interessi tra proponente, finanziatori e investitori - Rilevanza - Procedimento di cui all'articolo 173 l.f...
Una situazione di potenziale conflitto di interessi tra chi propone il concordato e chi vi partecipa in veste di finanziatore e di investitore può dar luogo a dubbi e perplessità che debbono essere tenuti in debito conto ma che possono assumere concreto rilievo solo qualora si tramutino in fatti rilevanti per l'attivazione del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato di cui all'articolo 173, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione - Richiesta di fallimento del pubblico ministero - Sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 6 e 7 l.f. - Esclusione..
La facoltà, prevista dall'articolo 173, legge fallimentare, per il pubblico ministero di chiedere il fallimento nell'ambito del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato preventivo è autonoma e distinta dall'atto d'impulso previsto dagli articoli 6 e 7 della medesima legge e prescinde dalla sussistenza dei requisiti da dette norme richiesti. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Tribunale Bassano del Grappa, 07 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Comportamento atto ad ingannare i creditori sulla reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Pregiudizio della possibilità di compiere valutazioni di competenza sulla effettiva consistenza dell'attivo del passivo - Omissione di informazioni rilevanti.

Concordato preventivo - Atti di frode - Atti accertati dal commissario - Individuazione - Pregiudizio alla formazione del consenso dei creditori.

Concordato preventivo - Atti di frode - Atti resi noti dal debitore della proposta di concordato - Concordato quale risultato utile delle manovre effettuate in danno dei creditori - Rilevanza - Sussistenza.
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La "frode", che costituisce elemento caratterizzante di tutti i comportamenti che, ai sensi dell'art. 173 l.f., possono condurre alla revoca dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo, deve intendersi quale comportamento che ha in sé l'attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, pregiudicando la possibilità per i creditori di compiere le valutazioni di competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Tale comportamento si può concretizzare nell'omissione, in sede di domanda di ammissione alla procedura, di informazioni rilevanti - individuate e indicate soltanto dal commissario giudiziale nella sua relazione - affinché i creditori possano esprimere un consenso informato alla proposta. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

Per fatti "accertati" dal commissario, ossia non resi "noti" dal proponente, si intendono anche quelle operazioni (quali pagamenti preferenziali o atti di distrazione a favore di terzi) che, pur risultando annotate nelle scritture contabili - peraltro non depositate -non sono state rappresentate nella domanda dal proponente, così consapevolmente e volontariamente pregiudicando la formazione di un consenso informato dei creditori, in violazione di un "obbligo di informazione" che, nello spirito del nuovo concordato, deve ritenersi posto a carico dell'imprenditore. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

Anche ove il debitore abbia reso note ai creditori alcune delle manovre effettuate in loro danno prima della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo si può riscontrare un "abuso del diritto" ( che conduce anch'esso alla revoca dell'ammissione al concordato), qualora da una valutazione complessiva della condotta tenuta dall'imprenditore emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato, il quale così costituirebbe "il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio immanente nell'ordinamento". (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 30 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Accertamento della fattibilità dell'accordo intervenuto tra debitore e creditori - Esclusione - Verifica delle condizioni di ammissibilità della procedura e dell'assenza dei fatti o atti idonei a dare impulso al procedimento di revoca ex art. 173 legge fall. - Doverosità - Fondamento..
In tema di giudizio di omologazione del concordato preventivo, nel perimetro di controllo (di legittimità anche sostanziale) demandato al tribunale non rientra il potere-dovere di accertare la fattibilità dell'accordo intervenuto tra il debitore proponente ed i creditori, in quanto essi, se informati, sin dall'inizio e durante le fasi successive, in modo veritiero e trasparente sulla situazione aziendale e sulle ragioni di sostegno del piano concordatario, ben possono accordare a quest'ultimo preferenza, rispetto alla liquidazione concorsuale; ne consegue che di tale scelta consapevole il tribunale, verificando la persistenza delle stesse condizioni di ammissibilità della procedura e l'assenza di fatti di revoca ex art. 173 legge fall., deve limitarsi a prendere atto. (Nella specie il commissario giudiziale, costituendosi senza però svolgere rituale opposizione, aveva evidenziato, nel suo parere motivato, il "deficit" del fabbisogno concordatario ed il tribunale, su tale rilievo, aveva respinto la proposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Omologazione del concordato - Regime conseguente alla nuova legge fallimentare - Vizi genetici della proposta concordataria - Radicale e manifesta inadeguatezza del piano di risanamento - Possibilità di accertamento da parte del giudice - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie..
In tema di omologazione del concordato preventivo, sebbene, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, al giudice sia precluso il giudizio sulla convenienza economica della proposta, non per questo gli è affidata una mera funzione di controllo della regolarità formale della procedura, dovendo, invece, egli intervenire, anche d'ufficio ed in difetto di opposizione ex art. 180 legge fall., sollevando le eccezioni di merito, quale quella di nullità, ex art. 1421 cod. civ.; in particolare, se è vero che l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete ai soli creditori, ove sussista, invece, un vero e proprio vizio genetico della causa, accertabile in via preventiva in ragione della totale ed evidente inadeguatezza del piano, non rilevata nella relazione del professionista attestatore, il giudice deve procedere ad un controllo di legittimità sostanziale, trattandosi di vizio non sanabile dal consenso dei creditori e così svolgendo il predetto giudice una funzione di tutela dell'interesse pubblico, evitando forme di abuso del diritto nella utilizzazione impropria della procedura. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto che l'omessa considerazione, nella proposta di concordato, di un ingente credito privilegiato, di radice causale anteriore alla detta proposta, operasse come causa di impossibilità dell'oggetto, così alterando l'ipotesi prospettata di soddisfacimento delle obbligazioni sociali, su cui confidava il consenso del ceto creditorio, dovendosi perciò rigettare la domanda di omologazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2011, n. 18864.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 LF - Pronuncia della sentenza di fallimento - Necessità..
Dal tenore dell’art. 173, comma 2, legge fallimentare, emerge chiaramente che, a conclusione del procedimento di revoca dell’ammissione al concordato preventivo, e se ne sussistono i presupposti processuali e sostanziali, viene emessa la sentenza di fallimento senza ulteriori adempimenti processuali, in quanto l’accertamento del tribunale e correlativamente l’ambito di difesa del debitore, attengono ad una fattispecie complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell’ammissione al concordato. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Agosto 2011.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 LF - Unicità e non frazionabilità del procedimento..
Il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato preventivo e la conseguente  dichiarazione di fallimento è unico, non frazionabile in autonomi sub-procedimenti di cui peraltro non si avverte la necessità, stante la complementarietà delle questioni trattate e la possibilità per la debitrice di difendersi compiutamente nell’ambito del procedimento prefallimentare. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Agosto 2011.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 LF - Provvedimento di revoca e omessa pronuncia di fallimento - Reclamabilità - Esclusione - Ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost...
Qualora il tribunale, provveda alla revoca del concordato senza contestualmente dichiarare il fallimento, il decreto non sarà autonomamente reclamabile ma impugnabile mediante il ricorso per Cassazione di cui all'articolo 111 Cost.. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Agosto 2011.


Concordato preventivo – Decreto di ammissione alla procedura – Richiesta di revoca – Insussistenza dei presupposti – Rigetto..
Gli atti fraudolenti posti in essere dall'imprenditore, ammesso al concordato preventivo, ai danni del ceto creditorio o di alcuni dei creditori, in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale, se non incidono sull'attendibilità della proposta non legittimano un provvedimento di revoca, mentre soltanto i creditori, in tale sede, informati dal commissario giudiziale, potranno sanzionare l'imprenditore non accettando la proposta concordataria. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 15 Luglio 2011.


Concordato preventivo – Comportamenti distrattivi o depauperativi finalizzati all'ammissione alla procedura – Prova – Insussistenza – Abuso del diritto – Inconfigurabilità..
Costituisce abuso dello strumento concordatario, di cui non sussiste prova nel caso di specie, il comportamento distrattivo o depauperativo posto in essere dal debitore al solo preordinato scopo di chiedere l'ammissione alla procedura di concordato preventivo e costringere i creditori ad accettare una proposta costruita in modo tale da apparire migliore rispetto alla prospettiva fallimentare. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 15 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Uso strumentale della facoltà di formare le classi - Abuso del procedimento - Fattispecie - Inammissibilità della proposta.

Concordato preventivo - Convenienza della proposta e fattibilità del piano - Distinzione - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Sussistenza.
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Si concreta in un abuso del procedimento, strumentale al raggiungimento della maggioranza delle classi, la formazione di una classe composta da un solo creditore, il quale in base al criterio della omogeneità degli interessi economici, andrebbe collocato in altra classe. (Nella specie, la maggioranza era stata raggiunta proprio grazie al voto della classe in questione, composta dallo studio professionale che assisteva il proponente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede di omologazione, il tribunale può e deve verificare la persistenza delle condizioni di ammissibilità del concordato preventivo e quindi dell'attuabilità del piano. Premesso che i requisiti della convenienza e della fattibilità debbono essere tenuti distinti, si osserva, infatti, che mentre il legislatore ha "privatizzato" il requisito della convenienza, la cui valutazione è rimessa al solo ceto creditorio, giacché ha previsto espressamente che possa essere valutata dal tribunale solo a seguito di ricorso di un creditore appartenente ad una classe dissenziente, ha, invece, rimesso al tribunale, come ribadito dall'articolo 173, legge fallimentare, la valutazione dei requisiti di ammissibilità e quindi anche della fattibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 05 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Atti di frode - Individuazione - Idoneità ad influenzare l'adesione dei creditori al concordato - Fattispecie - Irrilevanza..
Alla luce dell'orientamento espresso dalla sentenza della Corte di Cassazione 23 giugno 2011, n. 13818 (sul punto si veda anche Tribunale di Mantova, 22 giugno 2011) in ordine ai criteri che consentono di individuare gli atti di frode per la revoca della procedura di concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare, tali non possono essere considerati eventuali atti distrattivi compiuti dall'imprenditore in epoca precedente l'inizio della procedura di concordato e non indicati nella relativa proposta qualora i creditori abbiano dato la loro adesione sulla base della relazione di cui all'articolo 161, comma 2, e di quella illustrativa del commissario giudiziale ex articolo 172, legge fallimentare, purché in detti documenti siano analiticamente descritti lo stato patrimoniale attivo e quello passivo e le operazioni contestate risultino ormai cristallizzate nella contabilità sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 02 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Procedimento - Natura incidentale nell'ambito della procedura fallimentare - Sospensione impropria - Conseguenze.

Concordato preventivo - Revoca della procedura ex articolo 173 LF - Modifiche la domanda - Esclusione.

Concordato preventivo - Revoca della procedura - Falsa rappresentazione della realtà - Inganno potenzialmente idoneo a ledere gli interessi dei creditori - Esistenza in concreto del pregiudizio - Irrilevanza.
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La procedura concordataria si pone come un procedimento incidentale nell'ambito della procedura fallimentare e da' luogo ad una sospensione impropria della stessa la quale riprende se la procedura concordataria viene meno. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)

La procedura ex art. 173, legge fallimentare rende inoperante la procedura di concordato preventivo con la conseguenza che non possono essere introdotte modifiche a proposte che riguardino una procedura che non é in corso. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
 
Ai fini della revoca della procedura di concordato preventivo é condizione sufficiente una falsa rappresentazione della realtà chi si sostanzi in un inganno potenzialmente idoneo a ledere gli interessi dei creditori senza che si debba indagare sull'esistenza o meno in concreto del pregiudizio. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 29 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Procedimento ex articolo 173, legge fallimentare per la revoca dell'ammissione - Diritto di difesa del debitore - Indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Apertura di procedimento distinto - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfacimento dei creditori - Non necessità - Funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano - Indicazione ai creditori delle prospettive plausibili - Accettazione da parte dei creditori del rischio di un diverso esito della liquidazione.

Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Sufficienza - Adeguatezza nel merito - Esclusione - Fondamento - Prevalente natura privatistica del concordato - Conseguenze - Decreto di "rigetto" del ricorso - Ricorribilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Procedimento di revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare - Potere del giudice di valutare la fattibilità del piano - Esclusione valutazione del commissario giudiziale - Rilevanza per i creditori al fine di esprimere un giudizio di convenienza sulla proposta.

Concordato preventivo - Atti di frode - Definizione ed individuazione - Attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Comportamenti volti a pregiudicare la valutazione di competenza dei creditori - Alterazione della percezione della reale situazione del debitore.

Concordato preventivo - Abuso del diritto - Abuso dello strumento concordatario - Garanzie inesistenti - Inammissibilità del concordato.
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Nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare, la formale conoscenza da parte del debitore dell'esistenza di un'iniziativa per la dichiarazione di fallimento è sufficiente ad integrare la "indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento" richiesta dall'articolo 15, comma 4, legge fallimentare quale monito in ordine al possibile esito della procedura e invito ad esercitare il diritto di difesa, posto che dal tenore del secondo comma dell'articolo 173 emerge chiaramente che alla conclusione del procedimento di revoca dell'ammissione viene emessa, se ne sussistano i presupposti processuali e sostanziali, sentenza di fallimento, senza ulteriori adempimenti procedurali. Non è dunque corretta la tesi secondo la quale la presenza di iniziative per la dichiarazione di fallimento comporta che debba farsi luogo a procedimenti distinti; è vero invece che l'accertamento del tribunale e correlativamente l'ambito della difesa del debitore attengono ad una fattispecie più complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell'ammissione al concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il debitore non ha l'onere di indicare la percentuale di soddisfacimento che, in esito alla liquidazione, i creditori otterranno, anche se è condivisibile l'opinione secondo la quale tale indicazione, come quella relativa ai possibili tempi della liquidazione, sono necessarie al fine della determinatezza e piena intelligibilità della proposta di concordato. Questo, tuttavia, non significa che, in mancanza di esplicita assunzione di un'obbligazione in tal senso, detta percentuale costituisca oggetto dell'obbligazione che il proponente si assume, in quanto ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessario che il concordato assuma quanto meno la forma del concordato misto nel quale la cessione dei beni è accompagnata dall'impegno a garantire ai creditori una percentuale minima di soddisfacimento. In realtà, oggetto dell'obbligazione può essere, e tale è in difetto di diversa ed inequivoca assunzione di responsabilità, unicamente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, assumendo l'indicazione della percentuale unicamente una funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano di concordato. In altri termini, il proponente, ovviamente sulla base di dati concretamente apprezzabili, indica ai creditori la prospettiva che ritiene plausibile e questi, approvando la proposta, condividono la valutazione e quindi accettano il rischio di un diverso esito della liquidazione comparandone la complessiva convenienza con riferimento alle alternative praticabili (esecuzione singolare o collettiva in sede fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007 che è caratterizzato da una prevalente natura contrattuale, e dal decisivo rilievo della volontà dei creditori e del loro consenso informato, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 legge fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione - inquadrabile nel tipo effettivo richiesto dal legislatore, dunque aggiornata e con la motivazione delle verifiche effettuate, della metodologia e dei criteri seguiti - possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori, dovendo il giudice astenersi da un'indagine di merito, in quanto riservata, da un lato, alla fase successiva ed ai compiti del commissario giudiziale e, dall'altro, ai poteri di cui è investito lo stesso tribunale, nella fase dell'omologazione, in presenza di un'opposizione, alle condizioni di cui all'art. 180 legge fall. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione, con rinvio, del decreto con cui il tribunale aveva "rigettato" la domanda di ammissione alla procedura di concordato, in realtà pronunciandone l'inammissibilità, con valutazioni sul merito della fattibilità del piano concordatario e con modalità decisorie, dalle quali è conseguita l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.). (conf. Cass. 21860/2010) (massima ufficiale)

Il principio secondo il quale, nell'ambito del concordato preventivo, il giudice, nel valutare la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano, si deve astenere da un'indagine di merito, salvo il caso in cui siano proposte opposizioni e con i limiti di cui all'art. 180 legge fallimentare, è applicabile anche in sede di riesame della proposta ex art. 173 legge fallimentare e ciò anche se, in questo caso, il tribunale dispone del conforto dell'apporto conoscitivo e valutativo del commissario giudiziale. Tale apporto, infatti, non è destinato al giudice ma alla platea dei creditori che possono così comparare la proposta e le valutazioni dell'esperto attestatore con la relazione di un organo investito di una pubblica funzione. Resta, infatti, insuperabile il rilievo secondo cui il tribunale è privo del potere di valutare d'ufficio il merito della proposta, in quanto tale potere appartiene solo ai creditori così che solo in caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilità, denunciabile attraverso l'opposizione alla omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, può intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale è quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa del tutto inattuabile, invece e per quanto concerne i creditori, nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare di cui si discute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati dall'art. 173, comma 1, legge fallimentare, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato e della dichiarazione di fallimento nel corso della procedura, è dato dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Si tratta, in sostanza, di comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possano compiere le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Questa è, quindi, la connotazione tutti gli altri indefiniti comportamenti dell'imprenditore per poter essere definiti atti di frode. E', allora, possibile concludere affermando che nessun intervento sul patrimonio del debitore è di per sé qualificabile come atto di frode ma solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio. Ogni diversa interpretazione della norma in esame non farebbe altro che reintrodurre il requisito della meritevolezza apertamente ripudiato dal legislatore della riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Vi è abuso dello strumento concordatario in violazione del principio di buona fede laddove emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato preventivo, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, in modo da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. In presenza di una tale condotta, il concordato non è ammissibile in quanto rappresenterebbe il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio della buona fede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011, n. 13818.


Concordato preventivo - Atti di frode rilevanti ai fini della revoca del procedimento - Definizione - Connotato etico della condotta del debitore - Irrilevanza - Atti di frode che traggono in inganno il ceto creditorio - Rilevanza..
Il concetto di atto di frode, nel disposto dell’art. 173, legge fallimentare, ultima parte del primo comma, deve essere letto alla luce della complessiva impostazione e finalità del concordato preventivo riformato, per cui in sede di procedimento ex art. 173 citato, esattamente come in sede di ammissione al concordato preventivo, la condotta del debitore non può essere valutata nel suo connotato etico; pertanto, gli atti di frode che rilevano, commessi dal debitore in epoca anteriore all’apertura della procedura, sono unicamente quelli destinati ad incidere sull’ammissibilità della proposta concordataria, ovvero quelli che traggono in inganno il ceto creditorio con riguardo alle aspettative di soddisfo e che in generale sono idonei ad influenzare la volontà dei creditori in sede di voto. (Laura de Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Atti fraudolenti commessi dal debitore in danno di alcuni creditori - Rilevanza penale - Incidenza sulla attendibilità della proposta e sulla espressione del voto dei creditori - Distinzione..
Gli atti fraudolenti commessi dal debitore ammesso al concordato preventivo ai danni di alcuni creditori in epoca anteriore all'apertura della procedura, quand’anche possano comportare una responsabilità penale dei soggetti che li hanno posti in essere, se non hanno influenzato l’ammissibilità del concordato, o se non incidono - rispetto ai creditori- sull’attendibilità della proposta concordataria, ovvero non sono idonei a condizionare il voto dei creditori, non legittimano un provvedimento di revoca dell’ammissione al concordato ai sensi dell'art. 173, legge fallimentare. (Laura de Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Controllo del tribunale sulla fattibilità del piano - Subprocedimento previsto dall'articolo 173, legge fallimentare - Ammissibilità..
Poiché è pacifico che il procedimento previsto dall'articolo 173, legge fallimentare può essere instaurato nel corso di tutta la procedura di concordato, ivi compreso il giudizio di omologa, e che è altresì evidente il fatto che detto procedimento ha anche ad oggetto il caso in cui "in qualunque momento risulta che manchino le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato", è allora possibile affermare che il tribunale può esercitare un controllo d'ufficio sull'attuabilità del piano anche in sede di omologa nell'ambito e per le motivazioni previste dal citato articolo 173. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 06 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Condotte di natura fraudolenta antecedenti la presentazione della domanda - Rilevanza ostativa alla prosecuzione della procedura - Distinzione - Ratio - Impatto della condotta fraudolenta nella causa azione ed entità della crisi - Rilevanza - Sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori - Diminuzione della garanzia patrimoniale del debitore - Prossimità della sottrazione al momento di manifestazione della crisi - Disvalore sociale della condotta fraudolenta..
Non tutte le condotte fraudolente antecedenti alla presentazione della domanda di concordato preventivo sono di per sè stesse ostative alla prosecuzione della procedura. La individuazione delle condotte a tal fine rilevanti deriva dalla armonizzazione della soppressione del requisito della meritevolezza, nonché di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato che il testo previgente dell'articolo 160, legge fallimentare ancorava a requisiti di natura etica, con la previsione dell'attuale articolo 173, legge fallimentare, ove il legislatore ha comunque mantenuto la rilevanza ostativa di fatti quali l’occultamento di parte dell'attivo e l'esposizione di passività inesistenti, o la commissione di "altri atti di frode". L'armonizzazione dei principi sopra indicati porta, quindi, necessariamente a circoscrivere la sfera di applicabilità del primo comma del citato articolo 173 a quei soli comportamenti che per gravità ed importanza siano tali da rendere illegittimo il ricorso da parte dell'imprenditore ad un istituto che gli assicura, a differenza del fallimento, il beneficio dell'esdebitazione, oltre che il dimezzamento delle pene previste per i reati previsti dagli articoli 216 e seguenti, legge fallimentare. In tale prospettiva, il criterio per selezionare la rilevanza degli "altri atti di frode" non può che dipendere dall'impatto che la condotta abbia avuto nella causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa. Appare difficile, infatti, poter sostenere che la condotta risoltasi nella sottrazione fraudolenta di risorse destinate al soddisfacimento dei creditori non osti alla prosecuzione della procedura (e prima ancora, per ragioni di economia, all'apertura) quando risulti che essa abbia causato o concausato la crisi, o dilatato in maniera significativa il passivo, con corrispondente diminuzione delle prospettive di soddisfacimento dei creditori. In una logica di questo tipo assumeranno, quindi, rilievo diversi elementi, quali soprattutto l'entità della diminuzione della garanzia patrimoniale del debitore, da considerarsi in rapporto alle dimensioni del dissesto, ed anche la maggiore o minore prossimità della sottrazione al momento di manifestazione della crisi e il maggiore o minor disvalore sociale della condotta fraudolenta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Aprile 2011.


Concordato preventivo - Garanzia del commissario giudiziale della veridicità dei dati aziendali - Compito del tribunale - Verifica della documentazione prodotta dal debitore - Verifica della motivazione del professionista attestatore - Presupposto per la successiva verifica critica demandata al commissario giudiziale - Potere del tribunale di sovrapporsi alla valutazione del commissario di fattibilità del piano - Esclusione..
Se è vero che la veridicità dei dati aziendali deve essere garantita soprattutto dal commissario giudiziale, sulla base della documentazione prodotta dal debitore, sarà allora compito del tribunale verificare che la relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa sia aggiornata e che contenga effettivamente una dettagliata esposizione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria; il tribunale dovrà altresì verificare che lo stato analitico ed estimativo delle attività possa considerarsi tale e che la relazione del professionista attestante la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano sia adeguatamente motivata con indicazione delle verifiche effettuate, della metodologie e dei criteri seguiti per pervenire all'attestazione di veridicità dei dati aziendali ed alla conclusione di fattibilità del piano. Solo in tal modo il commissario giudiziale potrà essere messo in condizione di valutare criticamente detta documentazione e conseguentemente elaborare una relazione idonea a rendere possibile, da parte dei creditori chiamati a votare la proposta, la percezione quanto più esatta possibile della realtà imprenditoriale, della natura e delle dimensioni della crisi e di come la si intenda affrontare. Il compito del tribunale si sostanzia pertanto nel controllo, nei termini indicati, della documentazione allegata al piano, non potendo sovrapporsi alla valutazione di fattibilità contenuta nella relazione del professionista e senza che possa effettuare accertamenti in ordine alla veridicità dei dati aziendali che la legge riserva esclusivamente al commissario giudiziale, reagendo alla mancanza di veridicità con il prevedere, su denunzia obbligatoria da parte del commissario giudiziale, la sanzione della immediata revoca del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2010.


Concordato preventivo – Successivo fallimento – Credito professionale – Attività prestata nel diretto interesse di persone fisiche – Ammissione al passivo – Esclusione..
Il credito professionale maturato per l’assistenza resa all’amministratore di società in concordato preventivo allo scopo di resistere alle contestazioni mossegli dal commissario giudiziale in relazione a presunti suoi atti di frode, posti in essere in danno della massa dei creditori, non trova collocazione nel passivo del successivo fallimento, trattandosi di attività inutile, o persino dannosa, per i creditori. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Ottobre 2010.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca dell'ammissione di cui all'articolo 173 l.f. - Attivabilità fino alla definitività del decreto di omologazione del concordato - Sussiste..
In tema di concordato preventivo, si deve ritenere che il procedimento di cui all'articolo 173, legge fallimentare, possa essere attivato in qualunque momento fino alla definitività del decreto  di omologazione e ciò nonostante la norma sia posta nella sezione dei provvedimenti immediati susseguenti all'ammissione alla procedura. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Luglio 2010.


Concordato preventivo – Società in liquidazione – Proposta – Modifica – Legittimazione dei liquidatori – Illegittimità. (03/08/2010).
E’ illegittima la modifica di una proposta concordataria, originariamente presentata sulla base di una delibera del C.d.A., formulata dai liquidatori di una società in liquidazione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Luglio 2010.


Concordato preventivo – Atti di frode – Consilium fraudis – Pregiudizio alle possibilità di soddisfacimento dei creditori – Necessità. (22/06/2010).
Per atti di frode (art. 173, legge fallimentare) debbono intendersi tutti gli atti diretti a causare o aggravare il dissesto, ossia atti che comportino accrescimento del passivo o diminuzione dell’attivo, senza alcuna giustificazione attinente all’attività imprenditoriale esercitata, compiuti dal debitore con la consapevolezza di arrecare pregiudizio ai creditori, riducendo le loro possibilità di soddisfacimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Dissimulazione o sottrazione dell’attivo – Definizione – Intestazione fiduciaria – Vendite simulate..
La dissimulazione o sottrazione dell’attivo - che può essere addotta a causa di annullamento del procedimento di concordato preventivo - è ravvisabile in qualunque attività preordinata ad occultare beni mobili o immobili, ovvero a sottrarre ai creditori beni destinati alla massa fallimentare, anche con l’utilizzo di strumenti giuridici quali l’intestazione fiduciaria o la vendita simulata, al fine di convincere i creditori medesimi ad accettare una percentuale inferiore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Dissimulazione o sottrazione dell’attivo – Atti compiuti dopo l’omologazione – Annullamento del concordato..
I fatti di distrazione o di dissimulazione dell’attivo scoperti prima dell’apertura della procedura di concordato preventivo e fino all’omologa del medesimo giustificano la revoca o il diniego dell’omologa, mentre gli stessi fatti che vengano scoperti successivamente integrano i presupposti per l’annullamento del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - In genere - Omesso deposito del fondo per le spese di procedura - Conseguenze - Regime intermedio conseguente al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n.169 del 2007 - Dichiarazione di fallimento d'ufficio - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
In tema di concordato preventivo, quando il debitore non esegue il deposito delle somme necessarie allo svolgimento della procedura, ai sensi dell'art. 163, terzo comma, della legge fall. (nel testo, "ratione temporis" vigente, conseguente alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore all'ulteriore novella di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento d'ufficio, istituto la cui abrogazione è stata disposta, in via generale e con norma programmatica, dal citato d.lgs. n. 5 del 2006, che, modificando l'art. 6 della legge fall., ha tacitamente abrogato, per incompatibilità, le disposizioni di cui agli artt.162 e 163 della legge fall. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha anche negato che, nel predetto regime intermedio, la relazione del commissario giudiziale, che nella specie dava atto dell'omesso versamento del fondo spese da parte del debitore ammesso al concordato, potesse fungere da rituale istanza di fallimento dell'imprenditore, trattandosi di soggetto non legittimato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2009, n. 18236.


Concordato preventivo – Revoca per atti fraudolenti – Procedimento – Parere e impulso del commissario giudiziale – Necessità.

Concordato preventivo – Revoca per atti fraudolenti – Poteri di esame del Tribunale – Riesame della fattibilità del piano – Esclusione.
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Nell’ambito del procedimento di revoca del concordato preventivo previsto dall’art. 173 legge fall., pur non essendo prevista una vera e propria domanda di apertura, perché tale procedimento possa iniziare è necessaria una denuncia-dichiarazione del commissario giudiziale in ordine a fatti fraudolenti per i quali il Tribunale possa d’ufficio iniziare il procedimento medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
 
L’art. 173 legge fall. non prevede, quale causa di revoca del concordato preventivo, il riesame da parte del Tribunale delle condizioni di fattibilità dell’originario piano concordatario e ciò in considerazione della natura eminentemente privatistica del nuovo concordato preventivo, nel quale è consentito all’imprenditore di modificare le condizioni della proposta fino all’adunanza dei creditori ed all’inizio delle operazioni di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 21 Luglio 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, legge fall. - Interpretazione alla luce dell'art. 111 Cost. - Conseguenze - Iniziativa del P.M. in esito a segnalazione del tribunale fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
In tema di fallimento, l'esigenza di assicurare la terzietà e l'imparzialità del tribunale fallimentare, emergente da un'interpretazione sistematica della legge fallimentare (così come modificata dal d.lgs. 9 gennaio 2009, n. 5) ed in particolare degli artt. 6 e 7, letti alla luce del novellato art. 111 Cost., porta ad escludere che l'iniziativa del P.M. ai fini della dichiarazione di fallimento possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, in tal senso deponendo, oltre alla soppressione del potere di aprire d'ufficio il fallimento ed alla riduzione dei margini d'intervento del giudice nel corso della procedura, anche il n. 2 dell'art. 7 cit., che limita il potere di segnalazione del giudice civile all'ipotesi in cui l'insolvenza risulti, nei riguardi di soggetti diversi da quelli destinatari dell'iniziativa, in un procedimento diverso da quello rivolto alla dichiarazione di fallimento, nonché dagli interventi correttivi del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, che hanno reso totalmente estranea al sistema l'ingerenza dell'organo giudicante sulla nascita o l'ultrattività della procedura. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stata dichiarata nulla la dichiarazione di fallimento intervenuta ad iniziativa del P.M., al quale il tribunale fallimentare aveva trasmesso gli atti a seguito della desistenza del creditore dalla propria istanza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4632.


Concordato preventivo – Compimento di operazioni idonee a recare pregiudizio alle ragioni di futuri creditori – Atti di frode ex art. 173 legge fall. – Esclusione.

Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Giudizio di merito del tribunale – Sussistenza.
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Il compimento di operazioni astrattamente idonee a determinare un pregiudizio ai creditori dell’impresa non rivestono il carattere degli di frode di cui all’art. 173 legge fall. se giustificate da ragionevoli valutazioni gestionali e compiute in epoca non sospetta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell’ambito del concordato preventivo, al tribunale compete il giudizio di fattibilità del piano proposto dal debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mondovì, 17 Dicembre 2008.


Concordato preventivo – Atti di frode di cui all’art. 173 legge fall. – Rilevanza ai fini dell’interruzione della procedura di concordato – Idoneità a trarre in inganno i creditori – Necessità..
Gli atti di frode che, ai sensi dell’art. 173 legge fall., possono portare alla interruzione della procedura di concordato preventivo sono solo quelli idonei a trarre in inganno i creditori e ad influenzare la manifestazione del voto. (In considerazione di questo principio, il Tribunale ha ritenuto che non comportassero l’arresto della procedura atti di frode commessi prima dell’apertura del procedimento di concordato dei quali i creditori erano stati compiutamente informati tramite la relazione del commissario giudiziale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 04 Dicembre 2008.


Concordato preventivo – Rappresentazione di un attivo superiore a quello effettivo Atto fraudolento – Sottrazione e dissimulazione dell’attivo – Annullamento del concordato..
Il debitore che chiede di essere ammesso alla procedura di concordato preventivo e rappresenta ai creditori un attivo diverso e significativamente superiore a quello effettivamente a disposizione della procedura, compie un atto fraudolento, assimilabile ad un atto di sottrazione o dissimulazione dell’attivo, in quanto vizia geneticamente l’accordo che sorregge il concordato, che può costituire presupposto per l'annullamento del concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Settembre 2008.


Concordato preventivo – Dissimulazione dell’attivo – Ingiustificata svalutazione di crediti – Diritto di opzione sull’acquisto dell’azienda – Arresto della procedura – Presupposti – Sussistenza..
Integra la fattispecie della dissimulazione dell’attivo e giustifica pertanto l’arresto della procedura di concordato preventivo ai sensi dell’art. 173 legge fallim. il fatto che la proposta contenga una ingiustificata svalutazione di un credito di rilevante entità (in teoria azionabile nella sua interezza una volta approvato il concordato) nonché la presenza di un diritto di opzione a favore dell’affittuaria dell’azienda tale da ostacolare il trasferimento delle azioni all’assuntore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Aprile 2008.


Concordato preventivo – Omesso deposito della cauzione – Dichiarazione di inammissibilità – Dichiarazione di fallimento – Previa audizione del debitore – Irrilevanza..
Per far luogo alla dichiarazione d'ufficio del fallimento, quale conseguenza, normativamente sancita, dell'inammissibilità del concordato preventivo per mancato deposito della somma occorrente per la procedura (art. 163, comma 2, l. fall.), non è necessario procedere ad una nuova convocazione del debitore, già sentito nella fase di esame della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo ex art. 162 l. fall. (nel testo risultante dalla sentenza della Corte cost. n. 110 del 27 giugno 1972) perché egli, nell'essere ammesso al concordato si assoggetta consapevolmente alle conseguenze che ne derivano, tra cui la dichiarazione di fallimento, se ricorrono i presupposti di legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 13 Febbraio 2008, n. 0.


Concordato preventivo – Dichiarazione di inammissibilità – Applicazione della normativa di cui al d.lgs. 5/2006 – Dichiarazione di fallimento – Applicazione della normativa di cui al d.lgs. 169/2007..
La revoca ex art. 173 l. fall. dell’ammissione al concordato preventivo il cui procedimento sia iniziato dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 5/2006 è regolata dall’art. 173 nella formulazione vigente sino al 31.12.2007, in quanto l’art. 22 del d.lgs. 169/2007 dispone che le norme del correttivo si applicano solo “..alle procedure concorsuali aperte successivamente alla sua entrata in vigore [1 gennaio 2008]”. La conseguente sentenza di fallimento e il relativo procedimento sono invece regolati dalla normativa risultante dall’ultima modifica, posto che lo stesso art. 22 d.lgs. 169/2007 dispone che le norme del correttivo si applicano “..ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 13 Febbraio 2008, n. 0.


Concordato preventivo - Arresto della procedura per atti di frode - Tutela di interessi pubblicistici - Garanzia della correttezza delle informazioni ai creditori.

Concordato preventivo - Funzione sanzionatoria dell'art. 173 l. fall. - Applicazione - Limiti - Prova per presunzioni - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Accertamento della fattibilità del piano - Rilevanza delle informazioni date ai creditori - Accettazione del rischio da parte dei creditori.
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L'arresto della procedura di concordato preventivo, in conseguenza dell'accertamento di fatti rilevanti ai sensi dell'art. 173 l. fall., può avvenire in qualunque momento e quindi anche nel corso del procedimento di omologazione, senza che il potere del tribunale incontri un limite nel voto favorevole della maggioranza dei creditori, giacché la norma mira a soddisfare esigenze di carattere pubblicistico ed a garantire sia la correttezza delle informazioni fornite ai creditori sia della condotta tenuta dall'impreditore in esecuzione del piano, nonché ad evitare un uso distorto ed egoistico della procedura concorsuale, assicurando che siano represse e sanzionate condotte fraudolentemente lesive dell'interesse dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La funzione sanzionatoria della norma di cui all'art. 173, ult. comma l. fall. e la gravità delle conseguenze che ne derivano ne consentono l'applicazione solo nel caso in cui al condotta fraudolenta dell'imprenditore si possa ritenere positivamente accertata, anche in via presuntiva, purché nei limiti dell'art. 2729 cod. civ. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'accertamento del tribunale in ordine alla fattibilità del piano presentato in sede di concordato preventivo ed alla possibile incidenza di sopravvenienze passive e di fatti nuovi deve essere condotta tenuto conto delle situazioni rappresentate ed illustrate dal commissario ai creditori in adunanza, dovendosi ritenere che detti creditori, proprio perché approfonditamente informati dell'incertezza dei possibili esiti della liquidazione, ne abbiano accettato il rischio, perlomeno nei limiti tracciati dalle previsioni e valutazioni effettuiate dalla società ricorrente e dal commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 25 Ottobre 2007.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento nel corso della procedura - Peggioramento delle condizioni successivo alla approvazione dei creditori - Significativo scostamento dalle prospettive di realizzazione..
Affinché il tribunale possa esercitare il potere di arresto della procedura di cui all'art. 173, ult. comma l. fall., e quindi rigetti la domanda di omologazione all'esito di una valutazione di non fattibilità del piano che prescinda da opposizioni presentate da altri soggetti, devono sussistere due condizioni: i) che il peggioramento delle prospettive di attuazione del piano concordatario deve essersi verificato in epoca successiva alla approvazione della proposta da parte dei creditori (in tali casi è necessario tutelare l'interesse dei creditori pregiudicati dal fatto di essersi espressi in relazione ad una proposta non più valida ed attuale); ii) che lo scostamento dalle prospettive di realizzazione della proposta, rispetto a quelle sulle quali si è imperniata l'approvazione, deve essere significativo e non di scarsa rilevanza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Ottobre 2007.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di fallimento - Nel corso della procedura di concordato - Stato di insolvenza - Accertamento - Necessità - Esclusione..
In tema di dichiarazione di fallimento nel corso della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'art. 173 legge fallimentare, non è necessaria una nuova indagine ai fini dell'accertamento del presupposto oggettivo, in quanto lo stato di insolvenza è contenuto nel provvedimento di ammissione al concordato e non si differenzia da quello richiesto per il fallimento, se non sotto il profilo che nel primo l'insolvenza non deve essere tale da impedire una prognosi favorevole in ordine al pagamento dei creditori almeno nei tempi e nelle misure minime previste dalla legge. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2007, n. 16215.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento nel corso della procedura - Distrazione delle risorse della società - Impedimento all'ammissione al concordato - Dichiarazione di fallimento - Necessità..
L'abolizione, ai fini della ammissione al concordato preventivo, del requisito della meritevolezza dell'impreditore non comporta l'abrogazione implicita dell'art. 173 l. fall., né, dunque, l'indifferenza della vicenda concordataria di fronte a violazioni del dovere di correttezza così gravi come quelle delineate dalla norma in discorso. Tale disposizione costituisce, infatti, un'applicazione del principio della buona fede che deve costituire il modello di comportamento del debitore nell'adempimento delle obbligazioni e che trova fondamento costituzionale negli inderogabili doveri di solidarietà sociale tutelati dall'art. 2 della Costituzione. Tale conclusione trova conferma nel fatto che il legislatore, una volta introdotta la riforma del 2005, non ha poi espunto la norma dal sistema concorsuale in occasione della novella organica del 2006, sicché si deve presumere che la permanenza di tale disposizione sia frutto di una precisa scelta che preclude ogni interpretazione volta ad affermarne l'abrogazione implicita. Tribunale Milano, 19 Luglio 2007.