Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 15 ∙ (Procedimento per la dichiarazione di fallimento)




Notificazioni e comunicazioni
Comunicazione del ricorso e del decreto di convocazione del debitore
Tutte le MassimeCassazione
Procedimento
Natura della domanda
Iniziativa ufficiosaIniziativa del pubblico ministeroSegnalazione di insolvenza al pubblico ministero

Procedimento
Delega al giudice delegatoLegittimazione del liquidatoreAstensione e ricusazione del giudiceRinvio d'ufficio dell'udienzaForma della richiesta di fallimentoPresentazione di successive richieste di fallimentoTermine di comparizioneAbbreviazione dei terminiSospensione dei procedimenti esecutiviSospensione feriale dei terminiErrata indicazione della data della udienzaInvito a depositare bilanci e situazione patrimoniale

Legittimazione
Litisconsorzio necessarioConvocazione dei soci illimitatamente responsabiliConnessione tra procedimentiDiritto di difesa e audizione del debitoreUdienza pubblicaAssistenza del difensore

Riassunzione del procedimento
Rinuncia alla richiesta di fallimentoPermanenza della richiesta di fallimentoDesistenza dalla richiesta di fallimentoQuestioni di competenzaRegolamento di competenza

Notificazioni e comunicazioni
Comunicazione del ricorso e del decreto di convocazione del debitore
Notifica e sanatoriaNotifica a mezzo PECNotifica mediante deposito presso la casa comunaleNotifica mediante polizia giudiziariaIrregolarità della notificaComunicazione del rinvio dell'udienzaNotifica a società cessata e cancellata dal registro impreseNotifica a società occultaNotifica al socio illimitatamete responsabileNotifica alla società incorporanteNotifica al liquidatore presso il domicilio eletto per la caricaNotifica e variazioni della rappresentanza o della sedeNotifica a a società con amministratore in custodia cautelareQuestioni di costitutzionalità

Istruttoria e oneri probatori
Onere della prova
Poteri istruttori del tribunalePrincipio di non contestazioneNomina di CTUPresunzione di veridicità dei bilanci depositati dal debitore

Oggetto del giudizio
Entità minima dei debiti risultanti dagli atti di istruttoria
Accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimentoAccertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, gruppo di societàAccertamento del credito e legittimazione del ricorrenteAccertamento di altri debiti verso terziAccertamento dell'ammontare minimo dei debiti scaduti e non pagatiAccertamento dello stato di insolvenzaEccezioni di nullità relativaEccezione di inadempimentoEstensione del fallimentoPronuncia sulle speseResponsabilità processuale aggravataCondanna alle spese del legale reppresentanteRiproposizione della istanza di fallimento e ne bis in idemNuova dichiarazione di fallimento

Provvedimenti cautelari
In genere
ProcedimentoLegittimazionePresuppostiEfficaciaRevoca degli amministratoriNomina custode giudiziarioCompenso amministratore giudiziarioNomina amministratore giudiziarioAmministrazione straordinariaAffitto di aziendaEsercizio provvisorio anticipatoConcordato preventivoProcedure di espropriazione pendentiImpugnazioneRicorso per cassazioneSequestro di prevenzione

Concordato preventivo e accordo di ristrutturazione
Rapporti con il concordato preventivo
Rapporti con accordo di ristrutturazione dei debitiRinuncia alla domanda di concordato preventivoRevoca del concordato preventivoRisoluzione del concordato preventivo

Altri casi
Fusione per incorporazione
Dichiarazione di insolvenza di società cooperativaSocietà in liquidazioneUsura




Notificazioni e comunicazioni
Comunicazione del ricorso e del decreto di convocazione del debitore

Revoca di sentenza dichiarativa di fallimento per ritenuta inesistenza della notifica del ricorso introduttivo - Rimessione al giudice di primo grado in applicazione analogica dell’art. 354 c.p.c. - Configurabilità
Il giudice del reclamo proposto avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, ove ravvisi l'inesistenza della notificazione del ricorso introduttivo depositato regolarmente in cancelleria, deve revocare il provvedimento impugnato e, in applicazione analogica dell'art. 354 c.p.c., rimettere la causa al primo giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3861.


Ricorso per la dichiarazione di fallimento - Decreto di fissazione dell’udienza - Omessa o inesistente notifica al fallendo - Concessione di nuovo termine per notificare - Ammissibilità - Ragioni
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza al debitore non è perentorio, non avendo il giudizio natura né impugnatoria né bifasica, cioè produttrice di effetti prodromici e preliminari suscettibili di stabilizzarsi in difetto di impugnazione. Pertanto il tribunale fallimentare, nell'ipotesi di omessa o inesistente notifica, in difetto di spontanea costituzione del fallendo, può concedere al ricorrente un nuovo termine entro il quale rinnovarla a pena di decadenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2018, n. 30538.


Dichiarazione di fallimento – Procedimento – Società già cancellata dal registro delle imprese – Convocazione e notifica – Modalità
In caso di società già cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere notificato, ai sensi della L. Fall., art. 15, comma 3, nel testo successivo alle modifiche apportate dal D.L. n. 179 del 2012, art. 17, conv. con modif. nella L. n. 221 del 2012, all'indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata in precedenza comunicato al registro delle imprese, ovvero, nel caso in cui non risulti possibile - per qualsiasi ragione - la notifica a mezzo PEC, direttamente presso la sua sede risultante dal registro delle imprese (Cass. 17946/2016, 26333/2016, 602/2017). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 Novembre 2017.


Notifica del ricorso di fallimento alle società ex art. 15, comma 3, l.fall. - Specialità della disciplina - Conseguenze - Applicabilità delle disciplina codicistica delle notificazioni agli irreperibili - Esclusione
L’art. 15, comma 3, l.fall. (nel testo novellato dall'art. 17 del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif. in l. n. 221 del 2012), nel prevedere che la notificazione del ricorso per la dichiarazione di fallimento alla società può essere eseguita tramite PEC all’indirizzo della stessa e, in caso di esito negativo, presso la sua sede legale come risultante dal registro delle imprese, oppure, qualora neppure questa modalità sia andata a buon fine, mediante deposito dell'atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro, introduce una disciplina speciale semplificata che, coniugando la tutela del diritto di difesa del debitore con le esigenze di celerità e speditezza intrinseche al procedimento concorsuale, esclude l’applicabilità della disciplina ordinaria prevista dall’art. 145 c.p.c. per le ipotesi di irreperibilità del destinatario della notifica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Agosto 2017, n. 19688.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica al debitore collettivo – Modalità – Illegittimità costituzionale per disparità di trattamento – Esclusione – Ratio
La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 15, comma 3, (come sostituito dal D.L. n. 179 del 2012), il quale stabilisce che alla notifica del ricorso per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore collettivo e del decreto di fissazione dell'udienza debba procedere la cancelleria all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) risultante dal registro delle imprese ovvero dall'indice nazionale degli indirizzi PEC ovvero, qualora ciò risulti impossibile o abbia avuto esito negativo, il creditore istante a mezzo di ufficiale giudiziario, il quale dovrà accedere presso la sede legale con successivo deposito nella casa comunale, ove il destinatario non sia li reperito.

L'asserita irragionevole disparità di trattamento rispetto alle modalità richieste per la notifica ordinaria a persona giuridica dall'art. 145 cod. proc. civ. - che, per l'evenienza del mancato reperimento del destinatario presso la sede legale, impone di dare notizia dei prescritti incombenti e consente, alternativamente, la notifica alla persona fisica del legale rappresentante - è esclusa dalla diversità delle fattispecie a confronto, che ne giustifica, in termini di ragionevolezza, la diversa disciplina.

A differenza dell'evocato art. 145, esclusivamente finalizzato ad assicurare alla persona giuridica l'effettivo esercizio del diritto di difesa in relazione agli atti ad essa indirizzati, la contestata disposizione si propone di coniugare la stessa finalità di tutela del diritto di difesa dell'imprenditore collettivo con le esigenze di celerità e speditezza proprie del procedimento concorsuale, prevedendo che il tribunale sia esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità quando la situazione di irreperibilità debba imputarsi all'imprenditore.

La specialità e la complessità degli interessi (comuni ad una pluralità di operatori economici, ed anche di natura pubblica in ragione delle connotazioni soggettive del debitore e della dimensione oggettiva del debito), che il legislatore del 2012 ha inteso tutelare, segnano l'innegabile diversità tra il descritto procedimento speciale e quello ordinario di notifica. Inoltre, la norma denunciata garantisce adeguatamente il diritto di difesa, nella sua declinazione di conoscibilità, da parte del debitore, dell'attivazione del procedimento fallimentare a suo carico, proprio in ragione del predisposto duplice meccanismo di ricerca della società. Questa, infatti, ai fini della sua partecipazione al giudizio, viene notiziata prima presso l'indirizzo PEC, del quale è obbligata a dotarsi e che è tenuta a mantenere attivo durante la vita dell'impresa, in forza di un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina delle comunicazioni telematiche dell'ufficio giudiziario e che consente di giungere ad una conoscibilità effettiva dell'atto da notificare equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari (ufficiale giudiziario e agente postale). Solo a fronte della non utile attivazione di tale primo meccanismo segue la notificazione presso l'indirizzo della sede legale, da indicare obbligatoriamente nel registro delle imprese, la cui funzione è assicurare un sistema organico di pubblicità legale che renda conoscibili ed opponibili ai terzi i dati concernenti l'impresa e le sue principali vicende. In caso di esito negativo del duplice meccanismo di notifica, il deposito dell'atto introduttivo della procedura fallimentare presso la casa comunale ragionevolmente si pone come conseguenza immediata e diretta della violazione, da parte dell'imprenditore collettivo, di obblighi impostigli per legge (Corte Costituzionale nella sentenza n. 146 depositata il 16 giugno 2016). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Aprile 2017, n. 10132.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica al debitore del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza – Attestazione della impossibilità di eseguire la notifica a mezzo PEC – Allegazione del messaggio ritrasmesso dal gestore della posta elettronica certificata attestante l'esito negativo dell'invio – Non necessità – Attestazione del cancelliere
L’art. 15, comma 3, legge fall. nel disporre che "quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, art. 107, comma 1, presso la sede risultante dal registro delle imprese", non prevede particolari modalità attestative circa l'impossibilità di eseguire la notifica a mezzo PEC, nè richiede la specifica allegazione del messaggio ritrasmesso dal gestore della posta elettronica certificata attestante l'esito negativo dell'invio, ben potendo l'esito della notifica essere attestato dal cancelliere al quale sia stato affidato il compito di procedere alla notifica in via telematica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 28 Marzo 2017, n. 8014.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica di ricorso e decreto al debitore – Notifica a mezzo PEC all’indirizzo comunicato dall’imprenditore – Erroneità – Irrilevanza
La notifica telematica del ricorso di fallimento e del decreto ex art. 15, comma 3, legge fall., nel testo successivo alle modifiche apportate dall'art.17 del d.l. 179 del 2012, convertito dalla l. 221/2012, si perfeziona nel momento in cui perviene all'indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario, precedentemente comunicato dal medesimo al momento della sua iscrizione nel registro delle imprese, ai sensi dell'art.16, comma 6, del d.l. 185/2008, convertito dalla l. 2/2009 e dell'art.5, comma 1, del d.l. 179/2012, convertito dalla l. 221/2012, salva la prova che l'indirizzo Pec risultante dal detto registro sia erroneo per fatto non imputabile all'imprenditore che ha effettuato la comunicazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Gennaio 2017, n. 31.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Notificata al debitore - Specialità del procedimento di notifica - Diversità rispetto a quello ordinario - Ratio
La specialità e la complessità degli interessi tutelati dal legislatore del fallimento - comuni a una pluralità di operatori economici, e anche di natura pubblica in ragione delle connotazioni soggettive del debitore e della dimensione oggettiva del debito - giustificano e caratterizzano la diversità tra il procedimento ordinario di notifica e quello speciale con il quale il debitore viene informato della domanda di fallimento e della fissazione della relativa udienza.
 
La norma, contenuta nell’articolo 15 legge fall., garantisce, infatti, adeguatamente il diritto di difesa, nella declinazione di conoscibilità, da parte del debitore, dell'attivazione del procedimento fallimentare a suo carico, proprio in ragione del predisposto duplice meccanismo di ricerca della società, la quale viene notiziata prima presso l'indirizzo PEC, del quale è obbligata a dotarsi e che è tenuta a mantenere attivo durante la vita dell'impresa in forza di un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina delle comunicazioni telematiche dell'ufficio giudiziario, tale da raggiungere una conoscibilità effettiva dell'atto da notificare equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari; quindi, in caso di inutile attivazione di tale primo meccanismo, mediante notificazione presso l'indirizzo della sede legale, da indicare obbligatoriamente nel registro delle imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2016, n. 26333.


Fallimento - Dichiarazione - Fusione per incorporazione - Requisiti - Valutazione con riferimento alla società incorporante - Effetti della fusione - Confusione tra i patrimoni
I requisiti di fallibilità nei confronti di società incorporata nell’ambito di un’operazione di fusione vanno accertati con riferimento alla società incorporante, la quale assume i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione.

Operata e divenuta opponibile la fusione, la confusione tra i patrimoni delle società partecipanti diviene definitiva ed irreversibile, per cui la dichiarazione di fallimento non potrebbe avere come scopo la separazione della massa dell’incorporata, non potendosi ripristinare ex post lo status quo ante la fusione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Dicembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Fusione per incorporazione - Instaurazione del contraddittorio - Notifica del ricorso in data anteriore alla pubblicazione del progetto di fusione
Nell’ipotesi di domanda di fallimento nei confronti di società incorporata nell’ambito di un’operazione di fusione, il contraddittorio può ritenersi validamente instaurato nei confronti della società incorporata qualora il ricorso e decreto di fissazione dell’udienza siano stati notificati prima della pubblicazione del progetto di fusione, posto che la modificazione del soggetto giuridico, in quanto avvenuta in corso di procedimento, comporta la prosecuzione dello stesso nei confronti del soggetto che ne prosegue rapporti sostanziali e processuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Dicembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Fusione per incorporazione - Requisiti - Stato d’insolvenza - Valutazione con riferimento alla società incorporante
Ai fini della dichiarazione di fallimento di società incorporata nell’ambito di un’operazione di fusione, lo stato di insolvenza deve essere valutato con riferimento alla solvibilità della società incorporante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Dicembre 2016.


Procedimento civile - Notificazioni a mezzo PEC - Soggetto esercente attività di impresa - Obbligo di munirsi di casella postale certificata - Onere di controllo, manutenzione e assistenza
E’ onere della parte che eserciti l'attività d'impresa, normativamente obbligata (D.L. 29 novembre 2008, n. 185, art. 16, comma 6 convertito nella L. 28 gennaio 2009, n. 2; L. 28 gennaio 2009, n. 2; D.L. n. 179 del 2012, art. 5 convertito nella L. n. 221 del 2012) a munirsi di un indirizzo PEC, assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata, se del caso delegando tale controllo, manutenzione o assistenza a persone esperte del ramo, senza che tali problematiche possano integrare materia rilevante ai fini di un sospetto di illegittimità costituzionale della relativa disciplina. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 Luglio 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Notifica telematica del ricorso e del provvedimento di fissazione dell’udienza - Notifica a mezzo PEC - Sequenza procedimentale stabilita dalla legge - Ricevuta di consegna all’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario a annotazione del cancelliere sull’attivazione del meccanismo sostitutivo previsto dall’articolo 15 l.f. - Irrilevanza
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, ai fini del perfezionamento della notifica telematica del ricorso, prevista dall'art. 15, comma 3, l.fall. nel testo successivo alle modifiche apportate dal D.L. n. 179 del 2012, art. 17 convertito nella L. n. 221 del 2012 - occorre aver riguardo unicamente alla sequenza procedimentale stabilita dalla legge e, quindi, dal lato del mittente, alla ricevuta di accettazione, che prova l'avvenuta spedizione di un messaggio di posta elettronica certificata, e, dal lato del destinatario, alla ricevuta di avvenuta consegna, la quale, a sua volta, dimostra che il messaggio di posta elettronica certificata è pervenuto all'indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento dell'avvenuta consegna tramite un testo leggibile dal mittente, mentre non ha rilievo l'annotazione con la quale il cancelliere, prima ancora della ricevuta di avvenuta consegna, abbia invitato il creditore istante ad attivare il meccanismo sostitutivo previsto dal citato art. 15. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 Luglio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Convocazione del debitore - Persone giuridiche - Irreperibilità - Diritto di difesa - Notifica a mezzo PEC - Notificazione presso la sede legale dell’impresa collettiva - Deposito presso la casa comunale
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 15, comma terzo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituito dall’art. 17, comma 1, lettera a), del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

A differenza della disposizione di cui all’evocato art. 145 cod. proc. civ. – esclusivamente finalizzata all’esigenza di assicurare alla persona giuridica l’effettivo esercizio del diritto di difesa in relazione agli atti ad essa indirizzati ad alle connesse procedure – il riformulato art. 15 della così detta legge fallimentare (come emerge dalla relazione di accompagnamento dell’art. 17 del d.l. n. 179 del 2012, il cui testo, in parte qua, non è stato oggetto di modifiche in sede di conversione) si propone di «coniugare» quella stessa finalità di tutela del diritto di difesa dell’imprenditore (collettivo) «con le esigenze di celerità e speditezza cui deve essere improntato il procedimento concorsuale». E, a tal fine appunto, prevede che «il tribunale è esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità quando la situazione di irreperibilità deve imputarsi all’imprenditore medesimo». La specialità e la complessità degli interessi (comuni ad una pluralità di operatori economici, ed anche di natura pubblica in ragione delle connotazioni soggettive del debitore e della dimensione oggettiva del debito), che il legislatore del 2012 ha inteso tutelare con l’introdotta semplificazione del procedimento notificatorio nell’ambito della procedura fallimentare, segnano, dunque, l’innegabile diversità tra il suddetto procedimento e quello ordinario di notifica ex art. 145 cod. proc. civ.

Il diritto di difesa, nella sua declinazione di conoscibilità, da parte del debitore, dell’attivazione del procedimento fallimentare a suo carico, è adeguatamente garantito dalla norma denunciata, proprio in ragione del predisposto duplice meccanismo di ricerca della società. Questa, infatti, ai fini della sua partecipazione al giudizio, viene notiziata prima presso il suo indirizzo di PEC, del quale è obbligata a dotarsi, ex art.16 del d.l., 29 novembre 2008, n. 185, ed è tenuta a mantenere attivo durante la vita dell’impresa; dunque, in forza di un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina complessiva che regola le comunicazioni telematiche da parte dell’ufficio giudiziario e che, come tale, consente di giungere ad una conoscibilità effettiva dell’atto da notificare, in modo sostanzialmente equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari (ufficiale giudiziario e agente postale).
Solo a fronte della non utile attivazione di tale primo meccanismo segue la notificazione presso la sede legale dell’impresa collettiva: ossia, presso quell’indirizzo da indicare obbligatoriamente nell’apposito registro ex l. 29 dicembre 1993 n. 580, la cui funzione è proprio quella di assicurare un sistema organico di pubblicità legale, sì da rendere conoscibili – e perciò opponibili ai terzi, nell’interesse dello stesso imprenditore – i dati concernenti l’impresa e le principali vicende che la riguardano.
Per cui, in caso di esito negativo di tale duplice meccanismo di notifica, il deposito dell’atto introduttivo della procedura fallimentare presso la casa comunale ragionevolmente si pone come conseguenza immediata e diretta della violazione, da parte dell’imprenditore collettivo, dei descritti obblighi impostigli dalla legge.
Ciò anche alla luce del principio, più volte enunciato dalla Corte di cassazione (seppur con riferimento al testo previgente dell’art. 15 della legge fallimentare), per cui esigenze di compatibilità tra il diritto di difesa e gli obiettivi di speditezza e operatività, ai quali deve essere improntato il procedimento concorsuale, giustificano che il tribunale resti esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di rito, allorquando la situazione di irreperibilità dell’imprenditore debba imputarsi alla sua stessa negligenza e a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico (sezione sesta, sentenze n. 3062 del 2011, n. 32 del 2008).
Va conclusivamente poi considerato che il sistema, nel quale si inserisce la disposizione censurata, non è privo di ulteriori correttivi a tutela della effettività del diritto di difesa dell’imprenditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 18 Maggio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Cessazione dell’esercizio dell’impresa - Applicazione dell’articolo 10 L.F. all’ipotesi di trasferimento dell’impresa all’estero - Procedimento prefallimentare - Necessità di notificazione del ricorso al debitore intenzionalmente o colpevolmente irreperibile - Sussiste
Va ribadito il principio per il quale nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'avvenuta procedimentalizzazione del giudizio e delle attività di trattazione ed istruttoria, a seguito della riforma di cui al d.lgs. del 9 gennaio 2006, n. 5, 'ed al d.lgs. del 12 settembre 2007, n. 169, implica che la notificazione al debitore del ricorso e del decreto di convocazione all'udienza sia la regola anche quando il debitore, rendendosi irreperibile, si sia sottratto volontariamente o per colpevole negligenza al procedimento, restando la notificazione un adempimento indefettibile (Sez. 1, n. 10954/2014, in una fattispecie nella quale la S.C. ha confermato la sentenza di revoca del fallimento di una società trasferita in Bulgaria che, nel procedimento ex art. 15 legge fall., non aveva ricevuto alcuna notifica, né in Italia né all'estero). (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Gennaio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Cessazione dell’esercizio dell’impresa - Applicazione dell’articolo 10 L.F. all’ipotesi di trasferimento dell’impresa all’estero - Procedimento prefallimentare - Nullità della notifica nei confronti del sostituito - Sussiste - Necessità della rinnovazione della notifica nei confronti del nuovo amministratore - Sussiste
Nel caso di trasferimento di una società all’estero con contestuale nomina di nuovo amministratore, la notificazione è da effettuarsi nei confronti di quest’ultimo, considerandosi nulla l’eventuale notificazione, una volta avvenuto il trasferimento, nei confronti del sostituito.
Tale nullità, in caso di mancata comparizione del debitore in sede prefallimentare, deve essere rilevata dal tribunale che ne dispone la rinnovazione. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Gennaio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Convocazione del debitore - Comunicazione del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza - Modalità - Comunicazione tramite ufficiale di polizia giudiziaria - Ammissibilità
Con riguardo alla notifica del ricorso per fallimento, l'articolo 15, comma 15, legge fall. consente al presidente del tribunale, in presenza di particolari ragioni d'urgenza, non solo di abbreviare i termini di convocazione del debitore ma anche di disporre che il ricorso ed il decreto di fissazione dell'udienza siano portati a conoscenza del destinatario con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità che non sia indispensabile a rendere quegli atti conoscibili. E' quindi valida la comunicazione al debitore del decreto di convocazione avvenuta, in base a quanto disposto con specifico provvedimento del presidente del tribunale, per il tramite di un ufficiale di polizia giudiziaria, anziché nelle forme della notifica di cui all'articolo 136 e seguenti c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Convocazione del debitore - Notifica a mezzo pec di società posta in liquidazione - Disparità di trattamento - Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza - Dovere del tribunale di disporre la celere convocazione - Dovere dell'operatore economico di conformare la condotta a diligenza e correttezza
È infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 15 L.F., per contrasto con gli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, nella parte in cui introduce la notifica del decreto di convocazione del debitore per mezzo della posta elettronica certificata anche per quelle società che siano già state poste in liquidazione all'epoca dell'entrata in vigore di detta modifica legislativa. Lo scopo della novella legislativa, infatti, quello di velocizzare le notifiche in ambito prefallimentare, svincolandole il più possibile dal mezzo cartaceo e dalle lungaggini che le caratterizzavano. Inoltre, l'obbligo del tribunale di disporre la previa convocazione del debitore viene assolto effettuando ogni ricerca per provvedere alla convocazione compatibilmente con le esigenze di speditezza ed operatività cui deve essere improntato il procedimento concorsuale, con la conseguenza che il tribunale, anche dopo la modifica dell'articolo 111 della Costituzione, ai fini del rispetto del contraddittorio, è esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di procedura civile, allorquando la situazione di oggettiva irreperibilità dell'imprenditore debba imputarsi a sua stessa negligenza ed a condotta non conforme agli obblighi di correttezza e quali un operatore economico deve attenersi. (Cass., 7 gennaio 2008, n. 32; Cass., ord. 8 febbraio 2011, n. 3062). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 09 Aprile 2015.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Notifica della convocazione alle persone giuridiche - Deposito dell'atto presso la casa comunale - Questione di illegittimità costituzionale - Non manifesta infondatezza
Si ritiene non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 15 L.F., con riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, creando un'irragionevole disparità di trattamento rispetto alle norme ed ai principi in tema di notifica alle persone giuridiche, dichiara eseguita la notifica dell'atto che non si sia potuto consegnare presso la sede della società con il solo deposito presso la casa comunale, incombente inidoneo alla conoscibilità dell'atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 01 Aprile 2015.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
Il meccanismo vigente delle notifiche a mezzo PEC consente una verifica del loro esito di natura meramente “virtuale”, poiché il cancelliere individua l’indirizzo PEC – cui va notificato il ricorso ed il decreto di convocazione prefallimentare – ricavandolo automaticamente dal sistema, attraverso l’inserimento del solo codice fiscale del debitore. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
È pacifica l’eventualità che presso l’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INIPEC) si trovino iscritte più imprese con il medesimo indirizzo PEC, anche se per una sola di esse tale indirizzo, risulta poi attivo. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
Alcun controllo successivo è previsto, ai fini della verifica circa la reale corrispondenza tra il titolare dell’indirizzo PEC – cui si intendeva far pervenire quella notifica – e l’elemento identificativo (codice fiscale/partita IVA) del soggetto al quale essa risulta poi effettivamente recapitata. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
Malgrado l’apparente “buon fine” della notifica ex art. 15 L.F. – pur documentata come “regolare”, attraverso la cd. attestazione di consegna pervenuta alla cancelleria – essa non può ritenersi validamente ed utilmente perfezionata, ai fini del suo scopo essenziale di instaurare il contradditorio nei confronti della società poi dichiarata fallita qualora la notifica a mezzo PEC abbia effettivamente raggiunto una società diversa da quella che ne doveva essere la destinataria, con conseguente nullità della notifica. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
La notifica ex art. 15 L.F. pervenuta ad una società diversa da quella che ne doveva essere la destinataria e titolare del medesimo indirizzo PEC è nulla e non inesistente in presenza di chiarissime e rilevanti relazioni tra la notifica del ricorso-decreto ed il soggetto cui essa doveva pervenire come effettivo destinatario, insite nella corrispondenza letterale fra la PEC e la sua denominazione societaria, nell’iscrizione alla CCIAA su apposita iniziativa e nella relativa domanda per conseguire l’indirizzo PEC utilizzato ai fini della notifica. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
Gli unici strumenti utili ai fini della sanatoria del vizio di nullità della notifica sono la rinnovazione dell’atto invalido, oppure la costituzione del debitore in giudizio. Il mero intervento di terzi estranei al contradditorio non può ottenere tale risultato sanante. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
La notifica non può ritenersi avverata, né può ritenersi precluso al debitore avvalersi della nullità della notifica, anche nel caso in cui il debitore si sia sottratto alla notifica volontariamente o per colpevole negligenza, rendendosi irreperibile. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento
La nullità della notifica ex art. 15 L.F. determina la nullità della sentenza dichiarativa di fallimento, con conseguente rimessione degli atti al Tribunale ai sensi dell’art. 354 c.p.c.. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo - Art. 327, secondo comma, cod. proc. civ. - Applicabilità - Fondamento
In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, sebbene l'art. 18, quarto comma, legge fall. richiami espressamente il solo art. 327, primo comma, cod. proc. civ., va ritenuta l'applicabilità anche del secondo comma della menzionata disposizione per ragioni riconnesse al rispetto del principio del contraddittorio, riferibile anche al procedimento prefallimentare. Ne consegue che, qualora il reclamo sia stato tardivamente proposto a causa di un vizio della notificazione del ricorso ex art. 15 legge fall., occorre distinguere l'ipotesi di inesistenza di quest'ultima - assistita da una presunzione "iuris tantum" di mancata conoscenza del procedimento, con onere per la controparte di fornire la prova contraria - da quella della sua nullità, rispetto alla quale spetta al reclamante l'onere di dimostrare di non averne avuto conoscenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2014, n. 14232.


Notificazione - Notificazione a mezzo pec - Apertura del messaggio da parte del destinatario - Irrilevanza - Fattispecie in tema di notifica dell'istanza di fallimento e relativo decreto di convocazione
La trasmissione dell'atto per via telematica effettuata ai sensi dell'articolo 48 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 (come sostituito dall'art. 33, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235) equivale alla notificazione per mezzo del servizio postale, la quale si ha per eseguita al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario e ciò indipendentemente dalla "apertura" del messaggio. (Fattispecie in tema di notifica dell'istanza di fallimento e relativo decreto di convocazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 30 Maggio 2014.


Sentenza dichiarativa di fallimento di società estinta – Omessa notifica istanza di fallimento al domicilio del liquidatore – Nullità
La circostanza che la società possa essere dichiarata fallita ancorché estinta, purché entro l’anno da tale evento, non vale affatto, di per sé, a prorogare la domiciliazione della società, ove la cancellazione sia stata preceduta da messa in liquidazione, nomina di liquidatore nella persona di soggetto diverso dal precedente legale rappresentante e contestuale indicazione della sede della liquidazione presso il liquidatore medesimo, in luogo diverso da quello ove in precedenza la società aveva sede. Ne consegue che la notifica dell’istanza fallimentare debba essere eseguita alla società in persona del liquidatore presso il domicilio di quest’ultimo, pena la nullità della sentenza, poiché emessa in violazione dell’obbligo di consentire al fallendo di conoscere l’istanza e di congruamente esercitare il proprio diritto di difesa. (Mara Biaggio) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 20 Marzo 2014.


Provvedimenti del giudice civile - Sentenza - Contenuto - Motivazione - Pluralità di argomentazioni - Inammissibilità di una domanda, o di un capo di essa o di un motivo di gravame - Motivazione anche sul merito - "Potestas iudicandi" - Insussistenza - Motivo di ricorso per cassazione solo sotto tale secondo profilo - Inammissibilità - Fattispecie.
Qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della "potestas iudicandi" sul relativo merito, proceda poi comunque all'esame di quest'ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta "ad abundantiam", su tale ultimo aspetto. (Nella specie, una società trasferita all'estero aveva censurato la sentenza reiettiva del reclamo da essa proposto avverso la sua dichiarazione di fallimento per avere, tra l'altro, ritenuto possibile una siffatta declaratoria in assenza della notifica, nei suoi confronti, del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza prefallimentare, malgrado tale decisione di rigetto fosse stata preceduta da una valutazione di inammissibilità, per asserita genericità, dello stesso motivo di reclamo, successivamente non investita dal proposto ricorso per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Ottobre 2013, n. 24469.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - In genere - Istruzione probatoria - Poteri d'indagine officiosa spettanti al tribunale - Discrezionalità - Oggetto - Limitazione ai fatti dedotti dalle parti quali allegazioni difensive - Necessità - Fondamento - Condizioni - Fattispecie regolata dal d.lgs. n. 169 del 2007.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'art. 1, secondo comma, legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pone a carico del debitore l'onere di provare di essere esente dal fallimento, così gravandolo della dimostrazione del non superamento congiunto dei parametri ivi prescritti, mentre il potere di indagine officiosa è residuato in capo al tribunale, pur dopo l'abrogazione dell'iniziativa d'ufficio e tenuto conto dell'esigenza di evitare la pronuncia di fallimenti ingiustificati, potendo il giudice tuttora assumere informazioni urgenti, ex art. 15, quarto comma, legge fall., utilizzare i dati dei ricavi lordi in qualunque modo essi risultino e dunque a prescindere dalle allegazioni del debitore, ex art. 1, secondo comma, lettera b), legge fall., assumere mezzi di prova officiosi ritenuti necessari nel giudizio di impugnazione ex art. 18 legge fall.; tale ruolo di supplenza, volgendo a colmare le lacune delle parti, è però necessariamente limitato ai fatti da esse dedotti quali allegazioni difensive ma non è rimesso a presupposti vincolanti, richiedendo una valutazione del giudice di merito competente circa l'incompletezza del materiale probatorio, l'individuazione di quello utile alla definizione del procedimento, nonchè la sua concreta acquisibilità e rilevanza decisoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17281.


Fallimento – Dichiarazione di fallimento – Procedimento – Audizione dell’imprenditore – Art. 15 della legge fall., nel testo riformato dal d.lgs. n. 5 del 2006 – Svolgimento secondo le modalità dei procedimenti in camera di consiglio – Instaurazione del contraddittorio – Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza – Necessità – Omessa notifica o mancato rispetto del termine – Conseguenze – Nullità del ricorso – Esclusione – Rinnovazione della notifica eseguita spontaneamente dalla parte – Efficacia sanante. (01/06/2010)
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, divenuto - per effetto delle modifiche all'art. 15 della legge fall. introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006, nel testo "ratione temporis" applicabile - un procedimento a cognizione piena, il rapporto cittadino-giudice si instaura con il deposito del ricorso, mentre la successiva fase, che si perfeziona con la notifica al convenuto del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza, è finalizzata esclusivamente all'instaurazione del contraddittorio: pertanto, in caso di omissione della notifica o mancato rispetto del termine assegnato per il suo compimento, non ne deriva, in difetto di espressa sanzione, la nullità del ricorso stesso, ma solo la necessità di assicurare l'effettiva instaurazione del contraddittorio, realizzabile mediante l'ordine di rinnovazione della notifica emesso dal giudice, in applicazione dell'art. 162, primo comma, cod. proc. civ., o mediante la costituzione spontanea del resistente, ovvero ancora, come nella specie, attraverso la rinnovazione della notifica eseguita spontaneamente dalla parte. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2009, n. 22926.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Notifica del ricorso al legale rappresentante – Nullità – Omesso avviso del deposito del piego presso l’ufficio postale.
Deve essere dichiarata la nullità della notifica del ricorso per dichiarazione di fallimento - e quindi della sentenza dichiarativa - qualora la notifica, non riuscita alla sede della società, venga effettuata al legale rappresentante della stessa ma al numero civico errato e per di più mediante deposito del plico presso l’ufficio postale omettendo l’invio della raccomandata con avviso di ricevimento con al quale si da avviso al destinatario del compimento delle formalità eseguite e del deposito del piego. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Settembre 2007.


Fallimento – Notificazione del ricorso e del decreto di convocazione – Competenza dell’ufficiale giudiziario – Sussistenza – Violazione – Inesistenza.
Il termine “notificazione” di cui al terzo comma dell’art. 15 della legge fallimentare deve essere inteso in senso giuridico di notificazione effettuata per il tramite di ufficiale giudiziario. Pertanto, ove tale formalità venga eseguita da soggetti diversi (nella specie ufficiali di PG) la stessa è inesistente e comporta la nullità di tutti gli atti del procedimento e della relativa sentenza di fallimento nonchè la rimessione degli atti al primo giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Maggio 2007.