TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 15

Procedimento per la dichiarazione di fallimento
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il procedimento per la dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalità dei procedimenti in camera di consiglio.

II. Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il debitore ed i creditori istanti per il fallimento; nel procedimento interviene il pubblico ministero che ha assunto l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento.

III. Il decreto di convocazione e' sottoscritto dal presidente del tribunale o dal giudice relatore se vi e' delega alla trattazione del procedimento ai sensi del sesto comma. Il ricorso e il decreto devono essere notificati, a cura della cancelleria, all'indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall'Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti. L'esito della comunicazione e' trasmesso, con modalita' automatica, all'indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente. Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma dell'articolo 107, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, presso la sede risultante dal registro delle imprese. Quando la notificazione non puo' essere compiuta con queste modalita', si esegue con il deposito dell'atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso. L'udienza e' fissata non oltre quarantacinque giorni dal deposito del ricorso e tra la data della comunicazione o notificazione e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni.(1)

IV. Il decreto contiene l’indicazione che il procedimento è volto all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell’udienza per la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni tecniche. In ogni caso, il tribunale dispone che l’imprenditore depositi i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonché una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata; può richiedere eventuali informazioni urgenti.

V. I termini di cui al terzo e quarto comma possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato, se ricorrono particolari ragioni di urgenza. In tali casi, il presidente del tribunale può disporre che il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità non indispensabile alla conoscibilità degli stessi.

VI. Il tribunale può delegare al giudice relatore l’audizione delle parti. In tal caso, il giudice delegato provvede all’ammissione ed all’espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio.

VII. Le parti possono nominare consulenti tecnici.

VIII. Il tribunale, ad istanza di parte, può emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta l’istanza.

IX. Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro trentamila. Tale importo è periodicamente aggiornato con le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 1.

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(1) Comma sostituito dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La modifica si applica ai procedimenti introdotti dopo il 31 dicembre 2013 (art. 17, comma 3, D.L. cit.).

GIURISPRUDENZA

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Nomina del gestore della crisi – Competenza esclusiva – Sussistenza

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività
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In presenza dell’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.) regolarmente istituito nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma L. 3/2012 ed iscritto al relativo Registro, il debitore che intenda accedere alla procedura di Sovraindebitamento deve avvalersi di esso a pena di inammissibilità della domanda. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

A norma dell’art. 7 primo comma l. 27 gennaio 2012 n.3, l’organismo di composizione della crisi di cui all’art. 15 è quello che ha sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma l. 3/2012, con ciò espressamente indicando il legislatore un unico e specifico criterio di collegamento ai fini dell’individuazione della competenza territoriale di detto organismo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Va condiviso l’orientamento giurisprudenziale di merito - non constando precedenti di legittimità - in base al quale la sede dell’O.C.C. come quella del debitore deve essere quella principale ed effettiva, non potendosi ammettere una competenza diffusa dell’O.C.C. soggetto privato, che si estenda potenzialmente a tutto il territorio nazionale (anche per evitare il fenomeno del forum shopping), laddove invece l’O.C.C. soggetto pubblico, trattandosi normalmente di enti pubblici a base territoriale, ha inequivocabilmente competenza limitata ad un solo circondario del tribunale (in tal senso, Tribunale di Vicenza in composizione collegiale 29 aprile 2014).

(Fattispecie in cui è stata ritenuta inammissibile - per difetto di valida attestazione - la domanda di accesso alla procedura di Sovraindebitamento presentata al Tribunale di Rimini e corredata da attestazione del professionista nominato dall’O.C.C. Romagna, sul presupposto che l’O.C.C. Romagna, con sede effettiva in Forlì e sedi secondarie in Rimini, Ravenna, Ferrara, “integra una struttura con unica base decisionale, situata appunto in Forlì e dunque ricadente nell’ambito territoriale del Tribunale di Forlì, e non già un’associazione di più sedi territoriali circondariali, aventi ciascuna una propria autonomia e collegate, in forma consorziata, solo a determinati fini di tipo meramente gestionale e amministrativo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 19 Ottobre 2017.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Sospensione ex art. 20 della l. n. 44 del 1999 - Portata - Rilevanza sulla esigibilità dei singoli crediti attinti dal reato - Accertamento dello stato d'insolvenza - Doverosità - Conseguenze - Fattispecie.
La disciplina dettata dai primi quattro commi dell'art. 20 della l. n. 44 del 1999, mirando a realizzare, attraverso la sospensione dei termini sostanziali e processuali, rispettivamente, per il pagamento e per l’accertamento dei debiti pecuniari, un bilanciamento tra l'interesse dei creditori all'adempimento e l'esigenza di verificare il nesso eziologico tra la difficoltà dell'adempimento e la genesi criminale del debito, determina un'indubbia alterazione delle ordinarie relazioni civili, la cui operatività, pur trovando giustificazione nell'interesse pubblico alla tutela delle posizioni debitorie, deve ritenersi necessariamente circoscritta ad ipotesi tassative. Conseguentemente, la proposizione della domanda di elargizione delle provvidenze previste dalla legge in esame comporta il riconoscimento della sospensione prevista dall’art. 20, comma 1, con riguardo ai singoli crediti, ma non pregiudica il doveroso riscontro dello stato d'insolvenza di cui all'art. 5 l.fall., da valutarsi in relazione alla situazione generale dell'imprenditore, avendo riguardo alla sussistenza di altri inadempimenti o debiti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che, pur non negando la rilevanza della sospensione ad incidere sull’accertamento dello stato di insolvenza di una società, poi dichiarata fallita, ha ritenuto non provata l’applicabilità della sospensione ai crediti scaduti di detta società, nonché la capacità della stessa di far fronte con mezzi normali all’adempimento delle obbligazioni non colpite dalla predetta misura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2017, n. 1582.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Errata indicazione della data di convocazione - Nullità - Esclusione.
Il procedimento per la dichiarazione di fallimento disciplinato dall’art. 15 l.fall. è espressamente assoggettato (dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006) al principio della domanda, e ad esso, per tutto quanto non specificamente regolato dalla disposizione suddetta, si applicano le norme del codice di rito, secondo l'interpretazione datane dalla giurisprudenza. Pertanto, la notifica dell'istanza di fallimento, e del pedissequo decreto di convocazione, che contenga l'errata indicazione della data dell'udienza fissata per la comparizione del debitore, non dà luogo ad alcuna nullità qualora l'errore sia riconoscibile e la data esatta possa essere individuata con l'uso dell'ordinaria diligenza, occorrendo coniugare il diritto di difesa dell'imprenditore con le esigenze di specialità e di speditezza cui deve essere improntato il procedimento prefallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2017, n. 1338.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - Istanza di fallimento fondata su fideiussione sottoscritta dal “falsus procurator” - Ratifica implicita in assenza di specifiche contestazioni - Esclusione.
Le difese svolte, in sede di procedimento per la dichiarazione di fallimento, dal convenuto che, senza contestare specificamente la legittimazione attiva del ricorrente, si limiti a contrastare nel merito la pretesa del creditore fondata su di un negozio fideiussorio sottoscritto in nome e per conto del debitore, ma da soggetto privo di poteri rappresentativi, non sono idonee a ratificare l’attività del “falsus procurator”, in assenza di una chiara ed univoca volontà del debitore di far proprio tale contratto, incompatibile con la volontà di farne valere l’inefficacia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2017, n. 1158.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di incompetenza - Instaurazione del procedimento davanti al giudice competente - Modalità - Notificazione all'indirizzo PEC dell'imprenditore - Notifica presso il domicilio eletto - Esclusione.
Il tribunale che si dichiari incompetente sull’istanza di fallimento provvede, con decreto, all’immediata trasmissione degli atti al giudice competente ex art. 9-bis l.fall., il quale deve dare impulso al procedimento pronunciando, nelle forme prescritte dall’art. 15 l.fall., decreto di comparizione delle parti, notificato in via telematica, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell’imprenditore, non potendo trovare applicazione, nella specie, l’art. 125 disp. att. c.p.c., che prevede la notifica presso il domicilio eletto e riguarda una disciplina del tutto estranea al procedimento prefallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Gennaio 2017, n. 1035.


Fallimento - Dichiarazione - Comparizione del debitore che lamenti il mancato rispetto del termine ex art. 15, comma 3, l.fall. - Fissazione di nuova udienza - Ammissibilità - Fondamento.
Nell'ambito del procedimento prefallimentare, deve ritenersi consentita, in applicazione dell'art. 164, comma 3, c.p.c. ed in assenza di una previsione contraria o incompatibile dettata dalla disciplina speciale, la fissazione di una nuova udienza dopo la comparizione del debitore, il quale lamenti il mancato rispetto del termine di comparizione di cui all'art. 15, comma 3, l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26945.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Procedimento introdotto dal curatore per l'estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Esclusione - Sentenza di estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Reclamo - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Sussistenza - Fondamento.
A seguito delle modifiche alla legge fallimentare introdotte con il d.lgs. n. 169 del 2007, i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una società di persone o di un imprenditore apparentemente individuale non sono litisconsorti necessari nel procedimento di fallimento in estensione previsto dagli artt. 15 e 147 l.fall. promosso ad istanza del curatore, neppure ai fini della condanna alle spese processuali, che il presunto socio potrebbe reclamare nei confronti dello stesso curatore. I predetti creditori sono, invece, litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese, che, a norma dell'art. 148 l.fall., si intendono dichiarate anche nel fallimento dei singoli soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Ottobre 2016, n. 21430.


Fallimento - Notifica del ricorso e del decreto di convocazione a mezzo polizia giudiziaria - Inesistenza - Esclusione - Nullità - Sussistenza - Sanatoria - Configurabilità - Fondamento.
La notificazione tramite polizia giudiziaria del ricorso di fallimento e del decreto di convocazione non è inesistente, bensì nulla, in quanto non totalmente incompatibile con le regole della procedura prefallimentare, sicché il vizio resta sanato ove la notifica sia giunta a buon fine per aver raggiunto lo scopo di portare l'atto a conoscenza del destinatario, nonché, a maggior ragione, quando il debitore, informato del deposito del ricorso e della fissazione dell'udienza, si sia costituito ovvero sia comparso senza nulla eccepire innanzi al tribunale chiamato a pronunciarsi sulla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2016, n. 17444.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Iniziativa - Ricorso per dichiarazione di fallimento - Proposizione al solo scopo di ottenere la soddisfazione di un credito - Responsabilità processuale aggravata del ricorrente - Configurabilità.
La proposizione di un ricorso per dichiarazione di fallimento al solo fine di ottenere il più rapidamente possibile il soddisfacimento di un credito giustifica la condanna del ricorrente per responsabilità processuale aggravata ai sensi dell'art. 96, comma 3, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2016, n. 17078.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Notificazione del ricorso e del decreto di convocazione - Inosservanza del termine dilatorio ex art. 15, comma 3, l.fall., e mancata espressa abbreviazione ex art. 15, comma 5, l.fall. - Conseguenze - Nullità della "vocatio in ius" - Automaticità - Esclusione - Condizioni - Partecipazione all'udienza del debitore - Sanatoria della nullità - Fondamento.
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, il mancato rispetto del termine di quindici giorni che deve intercorrere tra la data di notifica del decreto di convocazione del debitore e la data dell'udienza (come previsto dalla nuova formulazione dell'art. 15, comma 3, l.fall.) e la sua mancata abbreviazione nelle forme rituali del decreto motivato sottoscritto dal presidente del tribunale, previste dall'art. 15, comma 5, l.fall., costituiscono cause di nullità astrattamente integranti la violazione del diritto di difesa, ma non determinano - ai sensi dell'art. 156 c.p.c., per il generale principio di raggiungimento dello scopo dell'atto - la nullità del decreto di convocazione se, il debitore, pur eccependo la nullità della notifica, abbia attivamente partecipato all'udienza, rendendo dichiarazioni in merito alle istanze di fallimento, senza formulare, in tale sede, rilievi o riserve in ordine alla ristrettezza del termine concessogli, né fornendo specifiche indicazioni del pregiudizio eventualmente determinatosi, sul piano probatorio, in ragione del minor tempo disponibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Luglio 2016, n. 14814.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Art. 15, comma 3, l.fall. - Testo risultante dal d.lgs. n. 169 del 2007 - Termine - Natura - Computo - Modalità.
Il termine di cui all'art. 15, comma 3, l.fall. - nel testo risultante dall'art. 2, comma 4, del d.lgs. n. 169 del 2007, ed applicabile alla fattispecie "ratione temporis" - ha natura dilatoria "a decorrenza successiva" e va computato, secondo il criterio generale di cui all'art. 155, comma 1, c.p.c., escludendo il giorno iniziale (data di notificazione del ricorso introduttivo e del relativo decreto di convocazione) e conteggiando quello finale (data dell'udienza di comparizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Luglio 2016, n. 14179.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Notifica del ricorso a mezzo PEC - Mancata previsione di una nuova notifica in caso di intrusione da parte di terzi nell'"account" di posta elettronica del resistente - Manifesta infondatezza della questione di costituzionalità - Ragioni - Onere del resistente di assicurarsi del corretto funzionamento della casella postale certificata - Contenuto.
In tema di notifica telematica del ricorso di fallimento, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 3, l.fall. - nel testo successivo alle modifiche apportate dall'art. 17 del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. nella l. n. 221 del 2012 - nella parte in cui non prevede una nuova notifica dell'avviso di convocazione in caso di accertata aggressione ad opera di esterni all'"account" di posta elettronica del resistente: quest'ultimo, infatti, tenuto per legge a munirsi di un indirizzo PEC, ha il dovere di assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata e di utilizzare dispositivi di vigilanza e di controllo, dotati di misure anti intrusione, oltre che di controllare prudentemente la posta in arrivo, ivi compresa quella considerata dal programma gestionale utilizzato come "posta indesiderata". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Luglio 2016, n. 13917.


Deposito domanda di concordato successivamente alla udienza ex art. 15 L.F. – Abuso del diritto – Insussistenza .
Non integra abuso del diritto il deposito di ricorso per concordato preventivo “in bianco” successivamente alla udienza ex art. 15 L.F. ed antecedentemente alla deliberazione del Collegio sulla istanza di fallimento. (Francesco Innocenti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 03 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Decreto reiettivo del reclamo avverso il rigetto della domanda di risoluzione - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Il decreto con cui la corte d'appello, in sede di reclamo avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza del creditore di risoluzione del concordato preventivo, confermi il predetto diniego, non è impugnabile con ricorso ex art. 111 Cost., attesa la sua inidoneità a precludere una rinnovazione della richiesta da parte del medesimo reclamante o di altri creditori insoddisfatti, mancando i profili di definitività necessari per rendere ammissibile il ricorso straordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2016, n. 2990.


Fallimento – Notifica del ricorso introduttivo – Diretta presso la sede legale non rinvenuta – Mancata riattivazione del procedimento notificatorio – Inesistenza della notifica: affermazione – Facoltà di rinotifica: esclusione – Rimessione in termini: esclusione – Improcedibilità del ricorso: sussiste.
La richiesta sostanzia una richiesta di rimessione in termini, che potrebbe essere accolta solamente laddove venisse dimostrata la non imputabilità a parte ricorrente del mancato perfezionamento della notifica. [Nella fattispecie, a seguito del cattivo esito della notifica presso la sede legale della società, l’istante non aveva provveduto a riattivare il procedimento chiedendo all’ufficiale giudiziario il deposito dell’atto presso la casa comunale. Il Giudice dichiarava pertanto l’improcedibilità del ricorso per dichiarazione di falliemento, per mancato perfezionamento della notifica ai sensi dell’art.15 L.F.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 02 Dicembre 2015.


Liquidazione coatta amministrativa – Istruttoria pre fallimentare – Prevenzione – Data di adozione del decreto ministeriale – Improcedibilità dell’istanza di fallimento.
Nei rapporti tra la procedura di liquidazione coatta amministrativa e quella fallimentare, in applicazione del criterio della prevenzione, occorre fare riferimento alla data di adozione del decreto ministeriale e non già a quelle successive di effettuazione degli adempimenti pubblicitari prescritti dall’art. 197 L.F.. (Giorgio Barbieri) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 03 Novembre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Notificazione telematica - Perfezionamento - Annotazioni effettuate dal cancelliere - Irrilevanza.
In tema di validità della notifica, effettuata in via telematica, di ricorso e decreto per la dichiarazione di fallimento, ciò che rileva, ai fini della validità della notificazione, è il perfezionamento del procedimento notificatorio previsto dalla norma di legge, verificabile attraverso la ricevuta di accettazione attestante la spedizione del messaggio di posta elettronica certificata nonché la ricevuta di consegna, comprovante che il messaggio medesimo è pervenuto alla casella di posta elettronica indicata dal destinatario. Nessuna rilevanza può, quindi, essere attribuita alla annotazione effettuata dal cancelliere che, affermando un esito incerto della notifica, abbia chiesto al creditore di utilizzare lo strumento notificatorio alternativo previsto dall'articolo 15, comma 3, legge fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2015, n. 22352.


Dichiarazione di fallimento - Presupposti - Stato d'insolvenza - Situazione irreversibile - Debiti accertati nel corso dell'istruttoria prefallimentare.
In tema di dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza dell'impresa, che esso presuppone, da intendersi come situazione irreversibile, e non già come una mera temporanea impossibilità di regolare l'adempimento delle obbligazioni assunte, può essere desunto, ai sensi dell'art. 15 ult. co. della L.F., dal complesso dei debiti, purché almeno pari all'ammontare stabilito, secondo il periodico aggiornamento previsto dal terzo comma dell'art. 1 L.F., dallo stesso art. 15 ult. co. L.F., accertati nel corso dell'istruttoria prefallimentare. Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2015.


Dichiarazione di fallimento - Opposizione - Accertamento della situazione d'insolvenza - Accertamento di fatti diversi da quelli che hanno fondato la dichiarazione di fallimento - Fatti anteriori alla pronuncia - Risultanze non contestate dello stato passivo - Acquisizione d'ufficio degli elementi rilevanti.
Nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento, l'accertamento della situazione di insolvenza, pur se va compiuto con riferimento alla data di dichiarazione del fallimento, può fondarsi anche su fatti diversi da quelli in base ai quali il fallimento è stato dichiarato, purché si tratti di fatti anteriori alla pronuncia, anche se conosciuti successivamente. La sussistenza della insolvenza può essere pure desunta dalle risultanze non contestate dello stato passivo mediante l'acquisizione, anche ufficiosa, degli elementi rilevanti (Sez. 1, Sentenza n. 5869 del 1993). Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2015.


Dichiarazione di fallimento - Opposizione - Accertamento dello stato d'insolvenza - Accertamento di fatti diversi da quelli che hanno fondato la dichiarazione di fallimento - Fatti anteriori alla pronuncia - Risultanze del fascicolo fallimentare.
L'accertamento dello stato di insolvenza, anche in sede di opposizione alla dichiarazione di fallimento, pur dovendo essere compiuto con riferimento alla data di dichiarazione del fallimento, può fondarsi anche su fatti diversi da quelli sulla base dei quali il fallimento è stato dichiarato, purché anteriori alla dichiarazione, anche se successivamente conosciuti e desunti da circostanze non contestate dello stato passivo, avendo il giudice il potere - dovere di riscontrare la sussistenza dei presupposti della dichiarazione di fallimento sulla base degli atti acquisiti al fascicolo fallimentare (Sez. 1, Sentenza n. 184 del 1988). Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2015.


Fallimento - Apertura della procedura - Istruzione probatoria - Poteri d'indagine officiosa spettanti al tribunale - Discrezionalità - Oggetto - Limitazione ai fatti dedotti dalle parti quali allegazioni difensive - Necessità - Fondamento - Condizioni - Fattispecie regolata dal d.lgs. n. 169 del 2007.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'art. 1, secondo comma, legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pone a carico del debitore l'onere di provare di essere esente dal fallimento, così gravandolo della dimostrazione del non superamento congiunto dei parametri ivi prescritti, mentre il potere di indagine officiosa è residuato in capo al tribunale, pur dopo l'abrogazione dell'iniziativa d'ufficio e tenuto conto dell'esigenza di evitare la pronuncia di fallimenti ingiustificati, potendo il giudice tuttora assumere informazioni urgenti, ex art. 15, quarto comma, legge fall., utilizzare i dati dei ricavi lordi in qualunque modo essi risultino e dunque a prescindere dalle allegazioni del debitore, ex art. 1, secondo comma, lettera b), legge fall., assumere mezzi di prova officiosi ritenuti necessari nel giudizio di impugnazione ex art. 18 legge fall.; tale ruolo di supplenza, volgendo a colmare le lacune delle parti, è però necessariamente limitato ai fatti da esse dedotti quali allegazioni difensive ma non è rimesso a presupposti vincolanti, richiedendo una valutazione del giudice di merito competente circa l'incompletezza del materiale probatorio, l'individuazione di quello utile alla definizione del procedimento, nonchè la sua concreta acquisibilità e rilevanza decisoria (nello stesso senso, Cass. 23 luglio 2010 n. 17281). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Le decisioni richiamano espressamente Cass. 23 luglio 2010 n.17281 che può essere estratta per esteso al link:
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/fal.php?id_cont=4693.php) Tribunale Rimini, 07 Maggio 2015.


Fallimento - Apertura della procedura - Istruzione probatoria - Poteri d'indagine officiosa spettanti al tribunale - Discrezionalità - Oggetto - Limitazione ai fatti dedotti dalle parti quali allegazioni difensive - Necessità - Fondamento - Condizioni - Fattispecie regolata dal d.lgs. n. 169 del 2007.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'art. 1, secondo comma, legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pone a carico del debitore l'onere di provare di essere esente dal fallimento, così gravandolo della dimostrazione del non superamento congiunto dei parametri ivi prescritti, mentre il potere di indagine officiosa è residuato in capo al tribunale, pur dopo l'abrogazione dell'iniziativa d'ufficio e tenuto conto dell'esigenza di evitare la pronuncia di fallimenti ingiustificati, potendo il giudice tuttora assumere informazioni urgenti, ex art. 15, quarto comma, legge fall., utilizzare i dati dei ricavi lordi in qualunque modo essi risultino e dunque a prescindere dalle allegazioni del debitore, ex art. 1, secondo comma, lettera b), legge fall., assumere mezzi di prova officiosi ritenuti necessari nel giudizio di impugnazione ex art. 18 legge fall.; tale ruolo di supplenza, volgendo a colmare le lacune delle parti, è però necessariamente limitato ai fatti da esse dedotti quali allegazioni difensive ma non è rimesso a presupposti vincolanti, richiedendo una valutazione del giudice di merito competente circa l'incompletezza del materiale probatorio, l'individuazione di quello utile alla definizione del procedimento, nonchè la sua concreta acquisibilità e rilevanza decisoria (nello stesso senso, Cass. 23 luglio 2010 n. 17281). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Le decisioni richiamano espressamente Cass. 23 luglio 2010 n.17281 che può essere estratta per esteso al link:
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/fal.php?id_cont=4693.php) Tribunale Rimini, 23 Aprile 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità.
Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Domenico Beraldi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 14 Aprile 2015.


Dichiarazione di fallimento - Convocazione del debitore - Notifica a mezzo pec di società posta in liquidazione - Disparità di trattamento - Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza - Dovere del tribunale di disporre la celere convocazione - Dovere dell'operatore economico di conformare la condotta a diligenza e correttezza.
È infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 15 L.F., per contrasto con gli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, nella parte in cui introduce la notifica del decreto di convocazione del debitore per mezzo della posta elettronica certificata anche per quelle società che siano già state poste in liquidazione all'epoca dell'entrata in vigore di detta modifica legislativa. Lo scopo della novella legislativa, infatti, quello di velocizzare le notifiche in ambito prefallimentare, svincolandole il più possibile dal mezzo cartaceo e dalle lungaggini che le caratterizzavano. Inoltre, l'obbligo del tribunale di disporre la previa convocazione del debitore viene assolto effettuando ogni ricerca per provvedere alla convocazione compatibilmente con le esigenze di speditezza ed operatività cui deve essere improntato il procedimento concorsuale, con la conseguenza che il tribunale, anche dopo la modifica dell'articolo 111 della Costituzione, ai fini del rispetto del contraddittorio, è esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di procedura civile, allorquando la situazione di oggettiva irreperibilità dell'imprenditore debba imputarsi a sua stessa negligenza ed a condotta non conforme agli obblighi di correttezza e quali un operatore economico deve attenersi. (Cass., 7 gennaio 2008, n. 32; Cass., ord. 8 febbraio 2011, n. 3062). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 09 Aprile 2015.


Ricorso per dichiarazione di fallimento - Rigetto - Reclamo - Impugnazione con ricorso straordinario per cassazione del decreto emesso in sede di reclamo - Esclusione.
Il decreto di rigetto del reclamo proposto ai sensi dell'articolo 22 del decreto del tribunale che spinge la richiesta di dichiarazione di fallimento è privo di attitudine al giudicato e non può essere impugnato con ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost., posto che, oltre a non essere un provvedimento definitivo, non ha neppure natura decisoria su diritti soggettivi, non essendo il creditore portatore del diritto al fallimento del proprio debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2015, n. 6683.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Notifica della convocazione alle persone giuridiche - Deposito dell'atto presso la casa comunale - Questione di illegittimità costituzionale - Non manifesta infondatezza.
Si ritiene non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 15 L.F., con riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, creando un'irragionevole disparità di trattamento rispetto alle norme ed ai principi in tema di notifica alle persone giuridiche, dichiara eseguita la notifica dell'atto che non si sia potuto consegnare presso la sede della società con il solo deposito presso la casa comunale, incombente inidoneo alla conoscibilità dell'atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 01 Aprile 2015.


Fallimento - Dichiarazione - Iniziativa del pubblico ministero - Notizia dell'insolvenza - Segnalazione del tribunale fallimentare - Potere-dovere ai sensi dell'art. 7, n. 2, legge fall. - Configurabilità - Portata - Contrasto con il principio di terzietà del giudice ex art. 111 Cost. - Insussistenza - Ragioni.
Il tribunale fallimentare, qualora il procedimento finalizzato alla dichiarazione di fallimento non si concluda con una decisione in rito, può, ai sensi dell'articolo 7 L.F., disporre la trasmissione degli atti al pubblico ministero affinché valuti se instare per la dichiarazione di fallimento, senza che ciò comporti alcuna violazione del principio di terzietà del giudice di cui all'articolo 111 Costituzione per il solo fatto che il tribunale sia chiamato una seconda volta a decidere sul fallimento dell'imprenditore a seguito di richiesta del pubblico ministero conseguente alla segnalazione da parte dello stesso giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2015, n. 5447.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Accertamento del credito del ricorrente – Attività istruttoria – Esclusione.
In sede fallimentare il Tribunale può effettuare un accertamento solo incidentale della fondatezza della ragione di credito del ricorrente, essendo a tal fine inammissibile l’espletamento di attività istruttoria. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 11 Marzo 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Esistenza di debiti verso soggetti terzi e verso l'istante – Requisiti di insolvenza e legittimazione del ricorrente – Distinzione.
L'esistenza di altri ingenti debiti verso terzi è requisito che va valutato distintamente rispetto al requisito dell'esistenza del credito del ricorrente, dal momento che il primo rileva ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, mentre il secondo attiene alla legittimazione del creditore istante, per cui se questi non è legittimato viene a mancare comunque il presupposto per la dichiarazione di fallimento.

(Fattispecie in cui il Tribunale ha negato la legittimazione del ricorrente, il cui credito non è stato ritenuto sufficientemente provato, in presenza di debiti a bilancio per svariati milioni di euro in capo alla società di cui si chiedeva la dichiarazione di fallimento). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 11 Marzo 2015.


Istanza di fallimento - Oggetto della valutazione - Debiti verso soggetti diversi dall'istante - Esistenza del credito dell'istante - Distinzione.
L'esistenza di debiti verso soggetti diversi dall'istante per la dichiarazione di fallimento deve essere valutata distintamente rispetto al requisito dell'esistenza del credito dell'istante, nel senso che i primi rilevano ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, mentre il secondo attiene alla legittimazione del ricorrente, di guisa che se il ricorrente non è legittimato viene a mancare il presupposto per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Valutazione nel merito delle contestazioni del debitore alle ragioni dei creditori - Esclusione.
In sede di dichiarazione di fallimento, deve escludersi che rientri nei poteri del tribunale quello di valutare la fondatezza nel merito delle contestazioni mosse dal debitore alle ragioni dei propri creditori, atteso che, se si opinasse diversamente, la valutazione espressa dal tribunale in sede prefallimentare si risolverebbe in un giudizio prognostico sull'esito della lite da instaurare, espresso peraltro allo stato degli atti esistenti al momento della decisione sull'istanza di fallimento, e, dunque, soggetto ad essere privo della necessaria completezza delle ragioni difensive delle parti e degli elementi di prova fondanti la decisione sull'esistenza del credito, conseguentemente, caratterizzato da ampio margine di discrezionalità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2015.


Richiesta di fallimento - Credito del creditore istante non portato dal titolo definitivo e contestato sub judice dal debitore - Mancanza della prova del credito e della legittimazione del richiedente.
Dinanzi ad un credito non portato da titolo definitivo e contestato dal debitore, la cui contestazione è sub judice, il tribunale non può che rigettare l'istanza di fallimento in quanto è carente la prova dell'esistenza del credito che attribuisce all'istante la legittimazione ad attivare la procedura per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2015.


Trust - Ente con autonoma personalità - Esclusione - Funzione del trustee - Litisconsorte necessario nella dichiarazione di fallimento della società che abbia conferito in trust l'azienda - Esclusione.
Il trust non è un ente dotato di personalità giuridica, ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee, che è l'unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del diritto. Ne consegue che il trustee non è litisconsorte necessario, ad esempio, nel procedimento per la dichiarazione di fallimento della società che vi ha conferito l'intera sua azienda, comprensiva di crediti e di debiti, in quanto l'effetto proprio del trust non è quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2015, n. 3456.


Fallimento - Chiusura della procedura - Riacquisto del libero esercizio delle azioni verso il debitore - Istanza di fallimento - Qualificazione come domanda giudiziale - Esclusione - Contenuto meramente processuale

Fallimento - Presentazione di successiva istanza di fallimento prima della chiusura di precedente fallimento - Sindacato del tribunale
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L'articolo 120, comma 3, L.F., nella parte in cui subordina il riacquisto da parte dei creditori del libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti, si riferisce alle azioni individuali, tra le quali non rientra l'istanza di fallimento, la quale non può parificarsi ad una domanda giudiziale in senso proprio, per la specifica finalità dell'istanza ed i limiti della cognizione giudiziale, dai quali è escluso l'accertamento sul credito e che si sostanzia nel suo contenuto proprio di azione a contenuto meramente processuale, intesa a pervenire alla dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui, revocata la dichiarazione di fallimento non sia stato emesso il decreto di chiusura di cui all'articolo 119 L.F., la presentazione della successiva istanza di fallimento, basata su una prospettazione di fatti intervenuti rivelatori di insolvenza del debitore, non è di per sé preclusa, spettando al tribunale, in sede di decisione, verificare se sia stato medio tempore emesso il decreto di chiusura del primo fallimento, al fine di ritenere esaminabile nel merito la ricorrenza degli elementi costitutivi della pronuncia di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2015, n. 2673.


Concordato con riserva - Rinuncia alla domanda - Conseguenze - Dichiarazione di inammissibilità - Fallimento.
La rinuncia alla domanda di concordato effettuata nella fase di concordato con riserva di cui all'articolo 161, comma 6, L.F. e, quindi, prima della presentazione della documentazione e del piano, non impedisce la dichiarazione di inammissibilità della domanda medesima e, ove ne sia stata fatta richiesta, la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 29 Gennaio 2015.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di Fallimento - Stato d'insolvenza - Definitivo accertamento del credito - Necessità - Esclusione - Conseguenze - Credito portato da ordinanza ex art. 186 bis cod. proc. civ. - Sufficienza - Fondamento.
In tema di fallimento, poiché, ai sensi dell'art. 5 legge fall., lo stato d'insolvenza non presuppone il definitivo accertamento del credito in sede giudiziale né l'esecutività del titolo, per poter chiedere il fallimento è sufficiente un'ordinanza adottata ai sensi dell'art. 186 bis cod. proc. civ., la quale costituisce valido titolo esecutivo per la somma per la quale è emessa, conserva la sua efficacia in caso di estinzione del giudizio e definisce direttamente una parte del merito. Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2015, n. 576.


Ricorso di fallimento – Società in liquidazione – Stato d’insolvenza – Sussistenza – Fondamento

Ricorso di fallimento – Accertamento dei presupposti e onere probatorio a carico del debitore di cui all’art. 15 l. fall. – Mancata allegazione e conseguenze – Sussistenza
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Lo stato di liquidazione della società, secondo la tesi maggioritaria, impone di verificare il rapporto tra attivo e passivo ovvero se il primo appaia sufficiente a ripianare completamente la debitoria. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Per quanto concerne le poste attive della società fallenda: al fine di poter valutare i “crediti verso clienti” secondo il criterio normativo (art. 2426 n. 8 cod. civ.), ossia al valore del loro presumibile realizzo, vanno allegati dati certi e l’esito delle relative richieste di pagamento; per le scorte di magazzino occorre tener conto della loro storica formazione, della tipologia dei beni e del settore di appartenenza per valutarne la loro commerciabilità e le proposte di acquisto, specie se presentate successivamente al ricorso di fallimento, vanno ponderate nella loro attendibilità ed effettività. Per quanto concerne, invece, le poste passive: le transazioni, anche fiscali, vanno allegate e documentate nel loro regolare adempimento. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 03 Dicembre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Notifica a mezzo PEC del ricorso e del decreto di convocazione ex art. 15 L.F. – Indirizzi PEC “duplicati” assegnati contemporaneamente a più imprese – Mancata costituzione del debitore nel procedimento – Violazione del diritto di difesa e del principio del contradditorio – Nullità della sentenza di fallimento.
Il meccanismo vigente delle notifiche a mezzo PEC consente una verifica del loro esito di natura meramente “virtuale”, poiché il cancelliere individua l’indirizzo PEC – cui va notificato il ricorso ed il decreto di convocazione prefallimentare – ricavandolo automaticamente dal sistema, attraverso l’inserimento del solo codice fiscale del debitore. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)

È pacifica l’eventualità che presso l’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INIPEC) si trovino iscritte più imprese con il medesimo indirizzo PEC, anche se per una sola di esse tale indirizzo, risulta poi attivo. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)

Alcun controllo successivo è previsto, ai fini della verifica circa la reale corrispondenza tra il titolare dell’indirizzo PEC – cui si intendeva far pervenire quella notifica – e l’elemento identificativo (codice fiscale/partita IVA) del soggetto al quale essa risulta poi effettivamente recapitata. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)

Malgrado l’apparente “buon fine” della notifica ex art. 15 L.F. – pur documentata come “regolare”, attraverso la cd. attestazione di consegna pervenuta alla cancelleria – essa non può ritenersi validamente ed utilmente perfezionata, ai fini del suo scopo essenziale di instaurare il contradditorio nei confronti della società poi dichiarata fallita qualora la notifica a mezzo PEC abbia effettivamente raggiunto una società diversa da quella che ne doveva essere la destinataria, con conseguente nullità della notifica. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)

La notifica ex art. 15 L.F. pervenuta ad una società diversa da quella che ne doveva essere la destinataria e titolare del medesimo indirizzo PEC è nulla e non inesistente in presenza di chiarissime e rilevanti relazioni tra la notifica del ricorso-decreto ed il soggetto cui essa doveva pervenire come effettivo destinatario, insite nella corrispondenza letterale fra la PEC e la sua denominazione societaria, nell’iscrizione alla CCIAA su apposita iniziativa e nella relativa domanda per conseguire l’indirizzo PEC utilizzato ai fini della notifica. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)

Gli unici strumenti utili ai fini della sanatoria del vizio di nullità della notifica sono la rinnovazione dell’atto invalido, oppure la costituzione del debitore in giudizio. Il mero intervento di terzi estranei al contradditorio non può ottenere tale risultato sanante. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)

La notifica non può ritenersi avverata, né può ritenersi precluso al debitore avvalersi della nullità della notifica, anche nel caso in cui il debitore si sia sottratto alla notifica volontariamente o per colpevole negligenza, rendendosi irreperibile. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)

La nullità della notifica ex art. 15 L.F. determina la nullità della sentenza dichiarativa di fallimento, con conseguente rimessione degli atti al Tribunale ai sensi dell’art. 354 c.p.c.. (Carlo-Enrico Salodini) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 20 Ottobre 2014.


Dichiarazione di fallimento - Diritto di difesa del debitore - Onere di seguire lo sviluppo della procedura e di consultare le prove raccolte a suo carico - Sussistenza.
Nell’ambito del procedimento camerale e sommario che precede la dichiarazione di fallimento, il debitore, volta che sia stato informato dall’avvio della procedura e posto in condizione di svolgere le proprie difese, è onerato del compito di seguire lo sviluppo della procedura e di assumere ogni opportuna iniziativa in ordine alle eventuali informazioni richieste d’ufficio dal tribunale alla Guardia di Finanza sulle condizioni soggettive ed oggettive dell’impresa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Ottobre 2014, n. 21939.


Dichiarazione di fallimento - Deposito della domanda con modalità telematiche - Esclusione.
La domanda per la dichiarazione di fallimento contenuta nel ricorso depositato per via telematica è inammissibile, in quanto il deposito per via telematica del ricorso introduttivo del procedimento, in aperta violazione della regola di natura eccezionale contenuta nell'art. l6-bis, comma 1, del d.l. n. 179 del 2012, convertito con modificazioni nella legge n. 228 del 2012, non consente alcuna valida instaurazione del rapporto fra attore e giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Settembre 2014.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Reclamo - Rinunzia all’istanza da parte dell’unico creditore richiedente - Revoca della dichiarazione di fallimento.
La rinuncia da parte dell’unico creditore istante alla richiesta di fallimento importa la revoca della dichiarazione di fallimento anche nel caso in cui la rinuncia abbia luogo nel corso del procedimento di reclamo ex articolo 18 L.F.; l’istanza del creditore o del pubblico ministero deve, infatti, essere mantenuta ferma anche in sede di reclamo, atteso l’effetto devolutivo del gravame che implica la valutazione di tutte le questioni relative alla sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi, come pure della legittimazione ad agire del creditore, con la conseguenza che il venir meno dell’istanza di fallimento o la sua rinuncia anche in questa fase implica la revoca della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 01 Settembre 2014.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Ministero di un avvocato - Necessità - Avvocato non più legalmente esercente - Inesistenza del ricorso.
Il ricorso del creditore per la dichiarazione di fallimento richiede il ministero di un avvocato legalmente esercente ai sensi dell’art. 82 cod. proc. civ., con la conseguenza che ove il ricorso contenente l’istanza di fallimento sia stato presentato da un creditore con il patrocinio di un avvocato non più legalmente esercente (nella specie cancellato due anni prima del deposito dell’istanza) l’atto di parte è inesistente e la dichiarazione di fallimento pronunciata dietro tale istanza, in difetto di altri creditori istanti, deve essere revocata. (Barnaby Dosi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 21 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione di fallimento - Istanza del creditore o del pubblico ministero - Necessità.
Il tribunale, quando dichiara la risoluzione del concordato, non può dichiarare anche il fallimento del debitore in mancanza di apposita istanza da parte dei creditori o del pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 07 Agosto 2014.


Concordato con riserva - Preesistente procedimento per dichiarazione di fallimento - Inammissibilità della domanda di concordato - Presentazione di seconda domanda di concordato - Inammissibilità.
Quando il procedimento di concordato aperto con la domanda c.d. in bianco si sia innestato su un procedimento prefallimentare preesistente, dalla inammissibilità o improcedibilità della domanda di concordato non può che discendere la necessità di valutare immediatamente la fondatezza del ricorso di fallimento, il quale non può subire un’ulteriore sospensione anche nel caso in cui sia stata nel frattempo presentata una nuova e diversa domanda di concordato preventivo la quale deve, pertanto, ritenersi inammissibile sino a che il precedente procedimento concordatario sia stato definito con una pronuncia che non comprenda la dichiarazione di fallimento della società ma che ne disponga il ritorno in bonis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento - Abuso dello strumento concordatario.
Se è vero che il controllo del tribunale non si sovrappone alla valutazione di fattibilità e di veridicità dei dati aziendali contenuta nella relazione del professionista, è opportuno precisare che detto controllo e comunque deputato a garantire che l’accesso alla procedura di concordato preventivo non abbia intenti meramente dilatori. (Nel caso di specie, il debitore aveva presentato ricorso per concordato con riserva nell’immediatezza dell’udienza fissata per la dichiarazione di fallimento, allegando copia informale dei bilanci ed una situazione patrimoniale non aggiornata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 28 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Rapporto con la procedura per dichiarazione di fallimento - Precedenza all’esame della domanda di concordato - Presupposti - Abuso del diritto - Fattispecie.
In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e concordato preventivo, la precedenza all’esame della domanda di concordato presuppone che il diritto di ricorrere a detta procedura sia esercitato correttamente e secondo la funzione e nei limiti che lo caratterizzano. Rappresenta, pertanto, un vero e proprio limite alla possibilità di dare la precedenza all’esame della domanda di concordato il fatto che il debitore non abusi del proprio diritto, in quanto soltanto a chi eserciti le facoltà riservategli dall’ordinamento secondo la funzione loro propria possono essere riconosciute le conseguenze favorevoli connesse a quei diritti. La domanda giudiziale in generale e quindi anche il ricorso alla procedura concorsuale può essere sottoposta a sindacato da parte del giudice al fine di verificarne la natura abusiva, vale a dire la utilizzazione dello strumento processuale per fini diversi da quelli sui propri e in violazione dei principi di buona fede e correttezza che rappresentano delle vere e proprie clausole generali dell’ordinamento. (Nel caso di specie, la Corte ha revocato la dichiarazione di fallimento nonché quella di inammissibilità della domanda di concordato con riserva operate dal Tribunale di Treviso in ragione del fatto che il protrarsi della procedura di concordato avrebbe fatto decorrere il termine per la dichiarazione di fallimento dei soci illimitatamente responsabili (ex articolo 147 L.F.) di una società di persone trasformatasi in società a responsabilità limitata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 17 Luglio 2014.


Istanza di fallimento - Proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti - Priorità logica - Previo esame della proposta di accordo - Inammissibilità per genericità.
Qualora il tribunale, pur espressamente affermando che la presentazione di una proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti non impedisce il corso dell'istanza di fallimento a carico del proponente, dichiari l'inammissibilità per genericità della proposta  ex art. 182 bis L.F., procede di fatto ad esaminare preventivamente la proposta rispetto alla domanda di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2014, n. 15347.


Ricorso di fallimento – Presupposti – Legittimazione – Sussistenza.
L’esame della esistenza o inesistenza del credito vantato dal ricorrente è estraneo all’oggetto del procedimento, dal momento che l’oggetto del procedimento è solo quello – indicato dal comma 4 dell’art. 15 l.f. – relativo all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, e la valutazione del credito del ricorrente funge esclusivamente da presupposto di legittimazione alla presentazione del ricorso. E ciò è tanto più vero se si considera che comunque il creditore che ha chiesto il fallimento del proprio debitore è tenuto a presentare domanda di ammissione allo stato passivo, se vuole divenire creditore concorsuale. Non è pertanto neanche necessario che il creditore sia in possesso di un titolo esecutivo, essendo legittimato al ricorso anche il titolare di un credito non scaduto, sottoposto a condizione o contestato; le contestazioni pendenti sul credito posto a base della sentenza di fallimento non impediscono quindi che il tribunale conosca incidenter tantum del credito dell’istante per accogliere l’istanza di fallimento. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 25 Giugno 2014.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo - Art. 327, secondo comma, cod. proc. civ. - Applicabilità - Fondamento.
In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, sebbene l'art. 18, quarto comma, legge fall. richiami espressamente il solo art. 327, primo comma, cod. proc. civ., va ritenuta l'applicabilità anche del secondo comma della menzionata disposizione per ragioni riconnesse al rispetto del principio del contraddittorio, riferibile anche al procedimento prefallimentare. Ne consegue che, qualora il reclamo sia stato tardivamente proposto a causa di un vizio della notificazione del ricorso ex art. 15 legge fall., occorre distinguere l'ipotesi di inesistenza di quest'ultima - assistita da una presunzione "iuris tantum" di mancata conoscenza del procedimento, con onere per la controparte di fornire la prova contraria - da quella della sua nullità, rispetto alla quale spetta al reclamante l'onere di dimostrare di non averne avuto conoscenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2014, n. 14232.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Desistenza del creditore o del pubblico ministero - Rinuncia temporanea alla decisione del merito

Dichiarazione di fallimento - Preclusione derivante da precedenti decisioni di rigetto o di revoca del fallimento - Ne bis in idem - Esame delle circostanze del caso concreto e del contenuto del precedente provvedimento
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Nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, la desistenza da parte del creditore o del pubblico ministero dall'istanza consiste in una mera rinuncia a carattere temporaneo alla decisione del merito, per cui la pronuncia del giudice che ne consegue non può essere equiparata al rigetto che segue all'esame della istanza con richiesta di fallimento e dei suoi presupposti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La questione se la riproposizione dell’istanza di fallimento possa ritenersi preclusa da una precedente decisione di rigetto o di revoca del fallimento e, quindi, ogni riflessione sul principio del ne bis in idem con riguardo alla riproposizione di una domanda di fallimento già respinta con provvedimento divenuto formalmente inoppugnabile deve essere risolta avendo riguardo alle singole circostanze del caso concreto ed al contenuto del provvedimento in precedenza adottato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2014, n. 13909.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità.
Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Mario Rossi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 12 Giugno 2014.


Bilanciamento dei contrapposti interessi - Valutazione da effettuarsi dopo il deposito del piano.
Nell'ipotesi di contemporanea pendenza del procedimento per dichiarazione di fallimento e di quello per concordato preventivo, ove non sia ravvisabile un manifesto abuso dello strumento concordatario, la valutazione in ordine al bilanciamento tra l'interesse dei creditori al fallimento e quello del debitore all'accesso a soluzioni concordate della crisi può essere differita al momento del deposito del piano e della documentazione di cui all'articolo 161, commi 2 e 3 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 06 Giugno 2014.


Notificazione - Notificazione a mezzo pec - Apertura del messaggio da parte del destinatario - Irrilevanza - Fattispecie in tema di notifica dell'istanza di fallimento e relativo decreto di convocazione.
La trasmissione dell'atto per via telematica effettuata ai sensi dell'articolo 48 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 (come sostituito dall'art. 33, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235) equivale alla notificazione per mezzo del servizio postale, la quale si ha per eseguita al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario e ciò indipendentemente dalla "apertura" del messaggio. (Fattispecie in tema di notifica dell'istanza di fallimento e relativo decreto di convocazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 30 Maggio 2014.


Dichiarazione di fallimento - Rapporto con il procedimento di concordato preventivo - Superamento del principio di prevenzione e facoltà del debitore di presentare una nuova domanda di concordato alternativa al fallimento - Sussistenza - Riserva in decisione in ordine alla dichiarazione di fallimento

Rapporto tra procedimento per dichiarazione di fallimento del concordato preventivo - Pendenza della procedura di concordato - Abuso dello strumento processuale - Impedimento alle iniziative recuperatorie del curatore e incidenza negativa sul principio della ragionevole durata del processo
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L’eliminazione dall’articolo 160 L.F. dell’inciso che prevedeva la possibilità per l’imprenditore di proporre il concordato preventivo “fino a che il suo fallimento non è dichiarato” ha determinato il superamento del principio di prevenzione che correlava le due procedure, posponendo la pronuncia di fallimento al previo esaurimento della soluzione concordataria della crisi dell’impresa. Si è, quindi, formato nella giurisprudenza di legittimità l’orientamento secondo cui la facoltà per il debitore di proporre una procedura concorsuale alternativa al suo fallimento non rappresenta un fatto impeditivo alla relativa dichiarazione (Cass. 18190/2012 e 19214/2009), ma una semplice esplicazione del diritto di difesa del debitore, che non potrebbe comunque “disporre unilateralmente e potestativamente dei tempi del procedimento fallimentare”, venendo così a paralizzare le iniziative recuperatorie del curatore (Cass. 10383/1997) e ad incidere negativamente sul principio costituzionale della ragionevole durata del processo (Cass. 1521/2013). Sulla base di tali principi, non può ritenersi in assoluto preclusa al debitore la possibilità di presentare una nuova domanda di concordato fino a che il fallimento non viene dichiarato, mentre la mera riserva in decisione della causa per la declaratoria di esso non può ritenersi, mancando una norma esplicita in tal senso, il termine ultimo per la proposizione di nuove istanze. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non tutte le nuove domande di concordato debbono necessariamente produrre l’effetto di procrastinare la declaratoria del fallimento onde dar corso alla procedura concordataria, ma solo quelle che, sulla base della valutazione del tribunale che deve decidere sulla causa trattenuta in decisione, risultano, seppure all’esito di un esame sommario, non essere esplicazione dell’abusivo uso dello strumento processuale da parte del debitore, con la precisazione che l’abuso è ravvisabile ogni qualvolta la nuova domanda possa produrre l’effetto di paralizzare le iniziative recuperatorie del curatore, ad esempio per il decorso dei termini oltre i quali le azioni non possono più essere esercitate, o possa incidere negativamente sul principio costituzionale della ragionevole durata del processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pendenza di istanze di fallimento - Audizione del debitore nell'ambito della procedura per dichiarazione di fallimento - Ammissibilità.
Qualora il tribunale intenda procedere alla dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, può procedere all'audizione del deditore nell'ambito di eventuali istanze di fallimento, data la stretta connessione tra i due procedimenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2014.


Dichiarazione di fallimento - Accertamento del credito vantato dal creditore istante - Contemporanea pendenza di giudizio ordinario - Irrilevanza - Facoltà del giudice investito dell'istanza di fallimento di procedere all'accertamento incidenter tantum.
Ai fini della dichiarazione di fallimento, la sussistenza del credito vantato dal creditore istante rileva sia in ordine alla legittimazione di quest'ultimo, ai sensi dell'articolo 6 L.F., sia in ordine all'accertamento dello stato di insolvenza e, poiché la legge non richiede che tale credito sia stato accertato con efficacia di giudicato, spetta al giudice investito della istanza di fallimento effettuare l'accertamento in via incidentale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2014, n. 11421.


Concordato preventivo - Ammissione - Decreto d'inammissibilità - Audizione del debitore ex art. 162 legge fall. - Esperimento dell'incombente anche nel procedimento ex art. 15 legge fall. - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, la dichiarazione di inammissibilità della domanda di ammissione alla procedura avanzata dal debitore può essere inclusa nella sentenza di fallimento. Ne consegue che l'audizione del proponente, prevista dall'art. 162 legge fall., può coincidere con quella relativa ad eventuali istanze di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2014.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Ammissione d’ufficio di mezzi istruttori.
Nonostante l’abolizione dell’iniziativa d’ufficio, il procedimento per dichiarazione di fallimento conserva indubbi tratti pubblicistici, confermati dalla conservazione in capo al tribunale del potere di disporre mezzi istruttori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 20 Maggio 2014.


Dichiarazione di fallimento - Estensione al socio occulto - Litisconsorzio necessario del creditore istante nella richiesta di fallimento della società.
In ipotesi di estensione del fallimento al socio occulto di società, il creditore che abbia chiesto il fallimento della società è litisconsorte necessario esclusivamente nel giudizio di reclamo proposto ex articolo 18 L.F. avverso la pronuncia di estensione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2014, n. 10795.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità.
Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Mario Rossi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 15 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Inammissibilità - Pendenza di istanza di fallimento - Diritto di difesa del debitore nei modi previsti dall'articolo 15 LF.
Il tribunale, qualora rilevi la inammissibilità della proposta di concordato preventivo e il pubblico ministero abbia presentato istanza di fallimento, deve portare a conoscenza del debitore il contenuto dell'istanza con le modalità prescritte dall'articolo 15 L.F. poiché, in difetto, la sentenza dichiarativa del fallimento non potrà che essere annullata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento - Rapporto tra le due procedure - Principio della prevalenza del concordato preventivo sul fallimento - Funzione preventiva del concordato attraverso una soluzione alternativa basata sull'accordo del debitore con la maggioranza dei creditori - Contrasto con la sentenza delle Sezioni unite n. 1521 del 2013..
La prima sezione della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione relativa al rapporto tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento, affermando che la sentenza delle Sezioni unite n. 1521 del 2013, non si sarebbe limitata a negare che l'esame della domanda di concordato condizioni quello della richiesta di fallimento, ma, valutando il rapporto tra le due procedure nel loro complesso, abbia negato che l'apertura della seconda sia condizionata all'esaurimento della soluzione concordata della crisi.
Il Collegio è, invece, dell'avviso che la pendenza della procedura di concordato preventivo precluda la possibilità di dichiarare il fallimento e che, più in generale, il principio della prevalenza della procedura di concordato non possa dirsi superato per effetto della eliminazione dell'inciso contenuto nell'articolo 160 L.F., secondo il quale all'imprenditore veniva concessa la facoltà di proporre il concordato preventivo fino a che il suo fallimento non fosse stato dichiarato.
Non può, infatti, escludersi, prosegue la Corte, che il principio della prevalenza sul fallimento del concordato preventivo sia altrimenti ricavabile dal sistema, il quale attribuisce al secondo la funzione di prevenire il fallimento attraverso una soluzione alternativa basata sull'accordo del debitore con la maggioranza dei creditori. Tale funzione preventiva comporta che, prima di dichiarare il fallimento, debba essere esaminata l'eventuale domanda di concordato, per far luogo, poi, alla dichiarazione del fallimento solo in caso di mancata apertura della procedura minore. Inoltre, una volta aperta quest'ultima ai sensi dell'articolo 163 L.F., il fallimento non potrà più essere dichiarato sino alla conclusione di essa in senso negativo, ossia con la mancata approvazione ai sensi dell'articolo 169, il rigetto ai sensi dell'articolo 180, ultimo comma, ovvero la revoca dell'ammissione ai sensi dell'articolo 173.
La Corte afferma, quindi, che, allorché sia pendente anche la domanda di concordato, l'istanza (o richiesta) di fallimento non è sospesa ai sensi dell'articolo 295 c.p.c., in quanto manca il rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le due domande e che, in tal caso, non è nemmeno corretto parlare di temporanea improcedibilità della domanda di fallimento, dato che nulla osta ad una decisione di rigetto. Semplicemente il fallimento non potrà essere dichiarato sino all'esito negativo della domanda di concordato.
La Corte precisa, poi, che la regola della temporanea non dichiarabilità del fallimento non trova applicazione con riguardo alle fasi di impugnazione dei provvedimenti che pongono fine alla prospettiva concordataria, per cui non è necessario attendere l'esito dell'impugnazione per dichiarare il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 2014, n. 9476.


Concordato con riserva - Domanda di omologa di accordo di ristrutturazione dei debiti - Applicazione delle prescrizioni limitative e del controllo previsto dalle norme in tema di concordato con riserva - Condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F...
Il richiamo contenuto nel terzo comma dell'articolo 182 bis L.F. agli effetti tipici che conseguono al deposito del ricorso per concordato con riserva di cui all'articolo 161, comma 6, L.F. deve intendersi riferito anche alle prescrizioni limitative e al controllo di vigilanza degli organi della procedura. Pertanto, qualora al deposito del ricorso per concordato con riserva faccia seguito la domanda di omologa di un accordo di ristrutturazione dei debiti, i limiti tipici della procedura del concordato con riserva e la vigilanza degli organi della procedura tramite il commissario giudiziale eventualmente nominato (ivi compresa la possibilità di evidenziare condotte rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F.) spiegheranno i loro effetti e si protrarranno sino all'omologa dell'accordo di ristrutturazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 20 Marzo 2014.


Sentenza dichiarativa di fallimento di società estinta – Omessa notifica istanza di fallimento al domicilio del liquidatore – Nullità.
La circostanza che la società possa essere dichiarata fallita ancorché estinta, purché entro l’anno da tale evento, non vale affatto, di per sé, a prorogare la domiciliazione della società, ove la cancellazione sia stata preceduta da messa in liquidazione, nomina di liquidatore nella persona di soggetto diverso dal precedente legale rappresentante e contestuale indicazione della sede della liquidazione presso il liquidatore medesimo, in luogo diverso da quello ove in precedenza la società aveva sede. Ne consegue che la notifica dell’istanza fallimentare debba essere eseguita alla società in persona del liquidatore presso il domicilio di quest’ultimo, pena la nullità della sentenza, poiché emessa in violazione dell’obbligo di consentire al fallendo di conoscere l’istanza e di congruamente esercitare il proprio diritto di difesa. (Mara Biaggio) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 20 Marzo 2014.


Ricorso per dichiarazione di fallimento - Soglie di fallibilità - Elementi presuntivi dai quali presumere il mancato superamento - Fattispecie - Rigetto della richiesta di fallimento..
Il fatto che l'ultimo bilancio depositato risalente a cinque anni prima del ricorso per dichiarazione di fallimento evidenzi valori inferiori alle soglie di fallibilità, con un conto economico privo di ricavi, indicativo della sostanziale inattività della società, unitamente alla circostanza che il credito fatto valere dal ricorrente risale ad una sentenza pronunciata sette anni prima e che l'amministratore, deceduto da circa tre anni, non si sia costituito, sono elementi che consentono oggettivamente di presumere che nell'ultimo triennio la società non abbia operato, non abbia effettuato acquisizioni di attivo tali da superare la soglia di € 300.000 di attivo patrimoniale e che, in mancanza di prova positiva in ordine all'esistenza di debiti per importo superiore di euro 500.000, consentono di respingere la richiesta di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Dichiarazione di fallimento - Proposta di concordato preventivo presentata nel corso di procedimento prefallimentare - Sub procedimento per la revoca del concordato - Decreto di convocazione delle parti - Avvertimento circa la possibile dichiarazione di fallimento - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Nel caso di proposta di concordato preventivo presentata nel corso di un procedimento prefallimentare, con conseguente riunione dei due procedimenti, non è necessario che il decreto di convocazione delle parti, emesso dal tribunale ai fini dell'instaurazione del sub procedimento di revoca del concordato, rechi l'indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 15, quarto comma, legge fall., atteso che, da un lato, il rinvio contenuto nell'art. 173, secondo comma, legge fall. alla menzionata norma deve intendersi nei limiti della compatibilità e, dall'altro, in siffatta ipotesi, il contraddittorio tra creditore istante e debitore si è già instaurato ed il debitore è già a conoscenza che, in caso di convocazione ex art. 173 legge fall., l'accertamento del tribunale e, correlativamente, l'ambito della sua difesa attengono ad una fattispecie più complessa di quella della sola revocabilità dell'ammissione al concordato, rappresentando la revoca uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Compagnia di assicurazione - Valutazione dello stato di insolvenza - Elementi rilevanti - Marcato sbilanciamento tra attivo del passivo - Inadeguatezza delle riserve accantonate.

Compagnia di assicurazione - Valutazione dello stato di insolvenza - Valore di avviamento dell'azienda - Irrilevanza - Valutazione dell'insolvenza con riferimento alla situazione esistente prima del decreto che ne ha disposto la liquidazione coatta.
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Nella valutazione dell'insolvenza di una compagnia assicurativa, assumono rilievo determinante elementi quali: i) un marcato sbilanciamento tra attivo e passivo, nonostante si tratti di condizione che potrebbe essere superata da circostanze obiettive che giustificano la prospettiva di un futuro andamento favorevole; ii) il fatto che l'impresa, a casa dell'inadeguatezza delle riserve accantonate, si trovi costretta a pagare gli indennizzi utilizzando la liquidità rinveniente dai premi raccolti, la quale deve, invece, essere destinata a coprire rischi non ancora maturati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dell'esistenza dello stato di insolvenza di un'impresa assicurativa, è irrilevante l'eventuale cospicuo valore di avviamento dell'azienda, in quanto trattasi di valore realizzabile esclusivamente con la alienazione dell'azienda, la quale presuppone la sua messa in liquidazione. Con riferimento a questo specifico aspetto, pertanto, la valutazione di insolvenza della compagnia deve essere effettuata con riferimento alla situazione esistente nel periodo anteriore al decreto che ne ha disposto la liquidazione coatta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 Gennaio 2014, n. 1645.


Dichiarazione di fallimento - Stato di insolvenza - Ruolo impugnato e non sospeso - Fallimento cd. “Fiscale” - Rilevanza.
La sola impugnazione del ruolo, data la sua natura di titolo esecutivo, in difetto di sospensiva, non consente di giustificare il mancato pagamento del tributo con l’avvenuta contestazione dello stesso e di escludere, quindi, che l’inadempimento possa considerarsi atto sintomatico di una situazione di insolvenza ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 5 della legge fallimentare.

Anche la sentenza della Corte costituzionale n. 89 del 1992, con la quale il giudice delle leggi ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 97, comma 3, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nella parte in cui prevede la dichiarazione di fallimento, a richiesta dell’Intendente di Finanza, del debitore di imposta che sia imprenditore commerciale, per morosità o rate di imposta di importo superiore a L. 500.000, ancorché iscritte a ruolo in via provvisoria per la pendenza di ricorsi dinnanzi alle commissioni tributarie, non ha affatto espunto dal nostro ordinamento il fallimento c.d. fiscale. Essa ha infatti non ha negato, in qualche modo rilevanza al mancato pagamento di un’imposta iscritta a ruolo al fine della dichiarazione di fallimento ex art. 5 della legge fallimentare, ma si è limitata a dichiarare la illegittimità, per contrasto con l’art. 24 della Costituzione, della norma in questione, soltanto perché questa non consentiva all’imprenditore commerciale, prima della dichiarazione una adeguata difesa. (Domenico Barbalace) (riproduzione riservata)
Appello Catanzaro, 13 Gennaio 2014.


Fallimento - Audizione dell'imprenditore - Conferimento dell'azienda della società debitrice in un "trust" liquidatorio - Integrazione del contraddittorio nei confronti del "trust" - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il "trust" non è un ente dotato di personalità giuridica, ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al "trustee", che è l'unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del diritto. Ne consegue che esso non è litisconsorte necessario nel procedimento per la dichiarazione di fallimento della società che vi ha conferito l'intera sua azienda, comprensiva di crediti e di debiti, provvedendo successivamente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, in quanto l'effetto proprio del "trust" non è quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2014, n. 10105.


Concordato preventivo - Esame di istanza di fallimento - Ammissibilità - Diritto del debitore di proporre una procedura concorsuale alternativa - Sussistenza - Rapporto tra richiesta di fallimento e concordato con il server - Ipotesi di precedenza accordata alla dichiarazione di fallimento..
E' ammissibile l’esame dell’istanza di fallimento da parte del tribunale, con potenziale accoglimento della stessa, pur in pendenza della procedura concordataria ovvero del termine concesso ex art. 161, sesto comma, l.fall.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La facoltà per il debitore di proporre una procedura concorsuale alternativa al suo fallimento non rappresenta un fatto impeditivo alla relativa dichiarazione, ma una semplice esplicazione del diritto di difesa del debitore, che non potrebbe comunque "disporre unilateralmente e potestativamente dei tempi del procedimento fallimentare", venendo così a paralizzare le iniziative recuperatorie del curatore e ad incidere negativamente sul principio costituzionale della ragionevole durata del processo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La pendenza della procedura concordataria, anche nella forma di concordato con riserva, non rappresenta un ostacolo assoluto alla dichiarazione di fallimento, che pertanto non è impedita dal divieto generale di cui all’art. 168, primo comma, l. fall., quand'anche tale eventualità deve ritenersi assolutamente eccezionale, per le ipotesi in cui la domanda di concordato  alternativamente: i) non sia rituale e completa, ai sensi degli artt. 160 e 161 L.Fall.; ii) configuri una evidente forma di abuso dello strumento concordatario, anche attraverso condotte penalmente sanzionabili; iii) pregiudichi, definitivamente e in concreto, una più proficua liquidazione fallimentare, in danno della massa dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Possono valutarsi elementi che impongono l’esercizio del potere/dovere del tribunale di procedere all’esame dell’istanza di fallimento, pur in pendenza di procedura concordataria: la durata della procedura prefallimentare, l’allegazione da parte del Pubblico ministero di condotte distrattive addebitate agli amministratori, la cancellazione della società eseguita in presenza di rimanenze attive (es. immobili non liquidati) e la prossimità del compimento del termine di cui all’art. 10 l.fall.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 22 Novembre 2013.


Dichiarazione di fallimento - Onere dell'imprenditore di produrre i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi - Produzione di copie estratte dal registro delle imprese - Necessità..
In sede di procedimento per dichiarazione di fallimento, l'imprenditore deve provvedere al deposito dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi producendone le copie estratte dal Registro delle imprese, posto che i bilanci ivi depositati sono gli unici che consentono una attendibile ricostruzione dello stato patrimoniale economico e finanziario dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore, 21 Novembre 2013.


Concordato con riserva - Abuso del diritto - Fattispecie..
È ravvisabile un abuso nel ricorso al concordato preventivo con riserva previsto dall'articolo 161, comma 6, L.F. qualora l'imprenditore depositi il ricorso producendo copie inattendibili dei bilanci, ometta la produzione della delibera dell'organo di gestione prevista dall'articolo 152 L.F. e rinunci a spiegare qualsiasi difesa nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento pendente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore, 21 Novembre 2013.


Fallimento - Procedimento - Istanza di fallimento rivolta contro più imprenditori - Trattazione in unico procedimento - Ammissibilità - Ragioni.
La trattazione in un unico procedimento dell'istanza di fallimento rivolta verso una pluralità di imprenditori deve ritenersi ammissibile in applicazione dei principi generali in materia di connessione, compatibili con la disciplina del procedimento camerale e, in particolare, con quella dettata dall'art. 15 legge fall., ferma restando la necessità che, all'esito dell'unitario procedimento, gli eventuali fallimenti dichiarati restino distinti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2013.


Concordato preventivo con riserva - Contemporanea pendenza del procedimento per dichiarazione di fallimento - Discrezionalità del giudice limitata alla determinazione ed alla proroga dei termini per il deposito del piano..
In tema di rapporti tra procedimento per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo con riserva, la normativa dettata dall'articolo 161 L.F. attribuisce al giudice un potere discrezionale esclusivamente in ordine alla determinazione dei termini per il deposito del piano ma soggetto al vincolo dell'esercizio del diritto del debitore a coltivare l'ipotesi concordataria. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 08 Novembre 2013.


Provvedimenti del giudice civile - Sentenza - Contenuto - Motivazione - Pluralità di argomentazioni - Inammissibilità di una domanda, o di un capo di essa o di un motivo di gravame - Motivazione anche sul merito - "Potestas iudicandi" - Insussistenza - Motivo di ricorso per cassazione solo sotto tale secondo profilo - Inammissibilità - Fattispecie..
Qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della "potestas iudicandi" sul relativo merito, proceda poi comunque all'esame di quest'ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta "ad abundantiam", su tale ultimo aspetto. (Nella specie, una società trasferita all'estero aveva censurato la sentenza reiettiva del reclamo da essa proposto avverso la sua dichiarazione di fallimento per avere, tra l'altro, ritenuto possibile una siffatta declaratoria in assenza della notifica, nei suoi confronti, del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza prefallimentare, malgrado tale decisione di rigetto fosse stata preceduta da una valutazione di inammissibilità, per asserita genericità, dello stesso motivo di reclamo, successivamente non investita dal proposto ricorso per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Ottobre 2013, n. 24469.


Concordato preventivo - Audizione dell'imprenditore in sede prefallimentare - Successiva domanda di ammissione al concordato preventivo - Espletamento di una c.t.u. - Nuova audizione - Necessità - Fondamento..
La disposizione contenuta nell'articolo 162 L.F., anche nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 169/2007, esige l'audizione del debitore ed anche la contestazione di eventuali circostanze, ostative all'ammissione al concordato, che siano state acquisite d'ufficio o emergano dagli elementi offerti dai creditori o dal pubblico ministero: è necessario, cioè, che sussista una corrispondenza tra i fatti emersi nel corso delle indagini e la contestazione dei fatti al debitore, qualunque possa essere la fonte di cognizione -acquisizione d'ufficio, dichiarazioni di privati, allegazioni del PM- e indipendentemente dal grado e dalla gravità della fonte stessa. Tali necessità inderogabili di tutela del diritto di difesa può ritenersi soddisfatta ogni qualvolta il debitore sia stato posto in condizione di svolgere le opportune contro deduzioni: non può, quindi, ritenersi soddisfatta detta condizione nel caso in cui al debitore che sia già stato sentito sulle istanza di fallimento proposte nei suoi confronti, non sia data la possibilità di contro dedurre sulle risultanze della consulenza di ufficio successivamente disposta dal tribunale al fine di deliberare la proposta di concordato avanzata pochi giorni prima dopo la sua audizione in sede prefallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2013, n. 22089.


Fallimento - Iniziativa - Procedimento prefallimentare - Domanda di parte - Necessità - Desistenza dell'unico creditore istante anteriore alla pubblicazione della sentenza di fallimento ma prodotta solo in sede di reclamo avverso quest'ultima - Rilevanza - Conseguenze - Revoca del fallimento.
Il nuovo procedimento per la dichiarazione di fallimento, non prevedendo alcuna iniziativa d'ufficio, suppone, affinché il giudice possa pronunciarsi nel merito, che la domanda proposta dal soggetto a tanto legittimato sia mantenuta ferma, cioè non rinunciata, per tutta la durata del procedimento stesso, derivandone, quindi, che la desistenza dell'unico creditore istante intervenuta anteriormente alla pubblicazione della sentenza di fallimento, pur se depositata solo in sede di reclamo avverso quest'ultima, determina la carenza di legittimazione di quel creditore e la conseguente revoca della menzionata sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Settembre 2013, n. 21478.


Ricorso per dichiarazione di fallimento – Credito assistito da fideiussione – Obbligo preventiva escussione garanti – Insussistenza..
Del tutto priva di fondamento è la deduzione secondo cui, essendo i crediti di cui al ricorso assistiti da garanzia fideiussoria, il creditore per poter chiedere il fallimento avrebbe dovuto prima escutere negativamente i fideiussori, posto che nessuna disposizione impone al creditore siffatto oneroso obbligo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 27 Agosto 2013.


Ricorso di fallimento – Credito assistito da fideiussione – Obbligo preventiva escussione garanti – Insussistenza..
Del tutto priva di fondamento è la deduzione secondo cui, essendo i crediti di cui al ricorso assistiti da garanzia fideiussoria, il creditore per poter chiedere il fallimento avrebbe dovuto prima escutere negativamente i fideiussori, posto che nessuna disposizione impone al creditore siffatto oneroso obbligo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 27 Agosto 2013.


Dichiarazione di fallimento - Reclamo avverso il provvedimento che respinge l'istanza - Poteri officiosi della corte d'appello - Verifica dei presupposti dello stato di insolvenza e del superamento del limite di cui all'articolo 15, comma 9, L.F...
La corte d'appello, adita in sede di reclamo avverso il provvedimento del tribunale che respinge la domanda di fallimento, può disporre accertamenti officiosi volti ad accertare l'esistenza dello stato di insolvenza ed il superamento del limite di euro 30.000 di cui all'articolo 15, comma 9, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 02 Agosto 2013.


Dichiarazione di fallimento - Legittimazione attiva - Credito del richiedente inferiore ad euro 30.000 - Irrilevanza..
La minima entità del credito vantato non influisce sulla legittimazione alla presentazione dell’istanza di fallimento, né integra la causa di esclusione della fallibilità di cui all’art. 15 ultimo comma l.f., secondo cui non si fa luogo al fallimento “se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore ad euro trentamila”. Il tenore della norma è chiaro nel riferire l’esclusione della fallibilità all’ipotesi in cui l’entità complessiva dei debiti scaduti e non pagati – e non il solo debito verso il creditore istante – sia inferiore ad Euro 30.000,00. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 24 Luglio 2013.


Ricorso di fallimento – Accertamento dei presupposti e onere probatorio a carico del debitore di cui all’art. 15 l. fall. – Mancata allegazione e conseguenze – Potere di indagine del Tribunale – Sussistenza..
Permane un ampio potere di indagine officioso in capo allo stesso organo giudicante (v. Corte cost. 1° luglio 2009, n. 198), atteso che “significative parti della complessiva normativa in materia” valgono a smentire l’assunto secondo il quale “la vigente disciplina attribuirebbe in via esclusiva al fallendo la prova della sua non assoggettabilità al fallimento, vietando al giudice la possibilità di acquisire aliunde, o tramite l’apporto probatorio delle altre parti del procedimento gli elementi necessari per verificare la sussistenza dei requisiti richiesti” (v. Cass. 5 novembre 2010, n. 22546). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’onere del ricorrente circa la dimostrazione del presupposto oggettivo per la dichiarazione di fallimento deve essere indubbiamente valutato sempre alla luce del disposto di cui all’art. 15 l.f. là dove prevede che il debitore deve depositare i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi nonché atti da cui risulti una situazione economica aggiornata, e, conferendo un ampio potere di indagine officioso allo stesso organo giudicante, che il tribunale può comunque chiedere informazioni urgenti, potendosi a tal fine avvalere, evidentemente, di ogni organo pubblico a ciò competente. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Depone in senso sfavorevole alla società debitrice il mancato deposito presso il registro delle imprese, prima da parte dell’amministratore e poi da parte dei liquidatori, dei bilanci d’esercizio, la cui circostanza è invero altamente sintomatica del superamento in negativo, per la società in liquidazione circa il rapporto tra l’attivo e il passivo. La mancata produzione dei bilanci stessi, non può che risolversi in danno al debitore, salvo che la prova dell’inammissibilità del fallimento non possa desumersi da documenti altrettanto significativi (v. Cass. 28 giugno 2012, n. 11007; Cass. 31 maggio 2012, n. 8769). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Appello Catanzaro, 22 Luglio 2013.


Fallimento – Chiusura dell’istruttoria prefallimentare e rimessione al Collegio del procedimento per la decisione – Deposito in corso di istruttoria prefallimentare di domanda di concordato con riserva ex art. 161, 6° co. l.f. – Istanza del debitore di rimessione in istruttoria per attendere il deposito di proposta, piano e documentazione – Infondatezza – Decisione sull'istanza di fallimento – Precedenza – Abuso del diritto – Sussistenza – Accesso alla procedura di concordato preventivo – Preclusione..
Nel bilanciamento tra iniziative riconducibili all'autonomia negoziale delle parti (concordato preventivo) ed esigenze di natura pubblicistica al cui soddisfacimento è finalizzata la procedura fallimentare, il tribunale -in presenza di ricorso contenente domanda di concordato con riserva depositato nel corso dell’istruttoria prefallimentare ma non ancora integrato alla data di rimessione del procedimento al Collegio, non essendo scaduto il termine concesso ex art. 161, 6° co. l.f.- trovandosi nell'impossibilità di valutare la serietà e la concreta attuabilità del piano, non è tenuto a rimettere in istruttoria il procedimento, ma deve dare la precedenza alla decisione sulle istanze di fallimento, precludendo al debitore di coltivare l'ammissione al concordato preventivo quando il ricorso allo strumento concordatario si configuri come forma di abuso del diritto, ed emergano, a seguito di istruttoria d'ufficio o su segnalazione del creditore, elementi fattuali concreti indicativi di situazioni illecite o illegittime o comunque dannose per la massa dei creditori, non neutralizzabili neanche dallo strumento offerto dal nuovo secondo comma dell'art. 69 bis l.f. (1) (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 19 Luglio 2013.


Ammissione procedura concorsuale – Auto fallimento ex art. 6 l. fall. – Interpretazione – Sussistenza..
Il mancato rispetto delle forme previste dalla legge fallimentare per la richiesta da parte del debitore del proprio fallimento non costituisce un vizio tale da incidere sulla validità della sentenza con cui sia stata poi accolta tale richiesta, salvo il caso in cui si sostanzi nella mancata sottoscrizione della medesima richiesta da parte del debitore o di un suo procuratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 18 Luglio 2013.


Dichiarazione di fallimento - Pregiudizio alla possibilità di cessione dell'azienda - Esercizio provvisorio limitato all'adempimento degli ordinativi in corso..
Qualora la pur momentanea interruzione dell'attività di impresa possa pregiudicarne l'avviamento e la possibilità di far luogo alla cessione dell'azienda nel suo complesso e non vi sia rischio di pregiudizio delle ragioni dei creditori, è possibile autorizzare l'esercizio provvisorio limitatamente all'adempimento degli ordinativi in corso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 09 Luglio 2013.


Dichiarazione di fallimento e concordato preventivo - Rapporti tra le due procedure - Pregiudizialità - Esclusione - Permanenza del rapporto di conseguenzialità in ogni fase del procedimento di concordato fino alla omologazione..
Il rapporto di pregiudizialità logica tra il procedimento per dichiarazione di fallimento e quello di concordato preventivo deve essere escluso (il rapporto tra le due procedure si configura, infatti, quale fenomeno di conseguenzialità e di assorbimento determinante una mera esigenza di coordinamento tra i procedimenti) non soltanto nella fase preparatoria della domanda di concordato, ma in ogni fase successiva del procedimento, anche di avvenuta ammissione, fino alla sua cessazione per effetto della omologazione ai sensi dell'articolo 181 L.F. Soltanto con la formazione di tale giudicato, infatti, una volta che sia stato definitivamente rimosso lo stato di crisi, viene meno il presupposto per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 09 Luglio 2013.


Fallimento e procedure concorsuali - Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali - Introduzione da parte del legislatore delegato di una disposizione che esclude la possibilità della dichiarazione d'ufficio del fallimento - Asserito contrasto col tenore letterale e logico della legge di delega, in cui mancherebbero corrispondenti principi e criteri direttivi - Asserita esorbitanza dai limiti imposti al legislatore delegato dalla legge di delega - Insussistenza - Adeguamento, in base al principio espresso del "necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti", al tendenziale principio del ne procedat iudex ex officio dell'ordinamento processuale civile - Non fondatezza della questione..
Il nostro ordinamento processuale civile è, sia pure in linea tendenziale e non senza qualche eccezione, ispirato dal principio ne procedat judex ex officio (sentenza n. 123 del 1970), così da escludere che in capo all’organo giudicante siano allocati anche significativi poteri di impulso processuale. Sebbene più volte la Corte abbia chiarito che, in particolari e transitorie ipotesi, siffatta allocazione non può considerarsi di per sé violativa di parametri costituzionali (sentenze n. 148 del 1996 e n. 46 del 1995), non può, tuttavia, disconoscersi che, nonostante ciò non costituisca una necessità finalizzata ad assicurarne la congruità costituzionale, risponde ad un criterio di coerenza interno al sistema rimuovere le ipotesi normative che si contrappongano al ricordato principio tendenziale. In questo modo, infatti, ha operato il legislatore delegato in materia di procedure concorsuali, provvedendo sia a modificare l’art. 6 legge fall., rimuovendo la possibilità che il fallimento fosse dichiarato d’ufficio, sia, in occasione dell’adozione dei successivi decreti correttivi, ad espungere dal testo della legge fallimentare le residue fattispecie nelle quali la dichiarazione di fallimento interveniva in assenza di un’istanza proveniente da soggetto diverso dall’organo decidente. In particolare, ci si riferisce al decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell’articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80). 3.4. Non vi è dubbio che, così operando, il legislatore delegato, lungi dal violare la delega a lui conferita, ha, viceversa, dato attuazione al precetto affidatogli di procedere al coordinamento della disciplina delle procedure concorsuali con uno dei principi del nostro sistema processuale. E’, pertanto, non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell’articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), sollevata, in riferimento agli artt. 76 e 77 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Milano, sezione fallimentare, con ordinanza in data 31 maggio 2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 09 Luglio 2013, n. 184.


Dichiarazione di fallimento - Fallimento in estensione - Procedimento contenzioso con parti contrapposte - Assistenza tecnica - Necessità..
Il procedimento avanti il tribunale per l'estensione della dichiarazione di fallimento ai sensi dell'articolo 147 L.F. richiede l'assistenza tecnica della parte in quanto è caratterizzato dalla presenza di parti contrapposte in posizione antagonista, trae origine da una vera e propria domanda analoga a quella prevista dall'articolo 6 L.F. ed è destinato a concludersi con un provvedimento idoneo ad incidere su diritti fondamentali della persona. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 03 Luglio 2013.


Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Ammissione del debitore alla procedura di concordato - Improcedibilità della domanda di fallimento.

Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Sospensione del procedimento per dichiarato di fallimento - Regolamento di competenza - Esclusione.
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In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, in caso di ammissione del debitore alla seconda procedura e di contestuale presentazione di un'istanza di fallimento, l'unica soluzione alternativa alla sospensione impropria è quella di dichiarare improcedibile la domanda di fallimento, ai sensi dell'articolo 168 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il provvedimento che dispone la sospensione del procedimento per dichiarazione di fallimento per effetto dell'ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo non è impugnabile con regolamento di competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 Giugno 2013, n. 14684.


Concordato preventivo e dichiarazione di fallimento – Contemporanea pendenza dei due procedimenti – Preclusione alla dichiarazione di fallimento..
In tema di rapporti tra il procedimento per la dichiarazione di fallimento e la domanda di concordato preventivo con riserva, il Tribunale dopo la presentazione del ricorso ex art. 161, VI comma, L. fall., non può svolgere alcuna valutazione, neanche in termini di strumentalità del ricorso stesso, ma è vincolato ad assumere solo il provvedimento con il quale fissa il termine per l’integrazione della domanda con la necessaria documentazione. (Antonietta Platania) (riproduzione riservata) Appello Caltanissetta, 22 Maggio 2013.


Dichiarazione di fallimento - Limite dei debiti scaduti non pagati di cui all'ultimo comma dell'articolo 15 L.F. - Credito di Equitalia con iscrizione ipotecaria basata su ruoli esecutivi..
Il limite eccettuativo di cui all’ultimo comma dell’art. 15 L.F. deve essere valutato con riferimento alla debitoria di cui sia stata accertata l’esistenza, in qualsiasi modo, nel corso dell’istruttoria prefallimentare, anche oltre il credito azionato nel ricorso di fallimento. Nel caso di specie, il credito di cui è portatrice Equitalia che ha iscritto ipoteca deriva da ruoli esecutivi insoddisfatti e costituiscono titolo per l’accensione della garanzia. Tale ultimo debito deve considerarsi sussistente, dal momento che essa non è stata cancellata, essendo ovvio che, nel caso che fosse stato estinto, il concessionario avrebbe dovuto provvedervi. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 08 Maggio 2013.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Giudice delegato che abbia autorizzato il curatore a proporre istanza per la dichiarazione di fallimento in estensione - Successiva partecipazione del medesimo giudice al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso - Possibilità - Esclusione - Fattispecie successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e 169 del 2007..
Il giudice delegato che abbia autorizzato il curatore, ex art. 25, primo comma, n. 6, legge fall. (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", risultante dalle modifiche apportategli dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169), a richiedere, alla stregua dell'art. 147, quarto comma, della medesima legge, l'estensione del fallimento in danno del socio accomandante asseritamente ingeritosi nell'amministrazione della società in accomandita semplice, non può, poi, partecipare al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso, trovando anche in tal caso piena e diretta applicazione il secondo comma del suddetto art. 25, la cui chiara portata precettiva impedisce a quel giudice di trattare i giudizi che abbia autorizzato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2013, n. 10732.


Fallimento e procedure concorsuali - Cooperativa mutualistica - Dichiarazione d'insolvenza - Limite di euro trentamila dei debiti scaduti e non pagati - Applicabilità - Esclusione..
La dichiarazione d’insolvenza di una società cooperativa esclusivamente mutualistica, a norma dell’art. 195 della legge fallimentare, non è impedita dalla circostanza che l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare sia complessivamente inferiore a euro trentamila, non applicandosi in tal caso l’art. 15, ultimo comma, della legge medesima. Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9681.


Fallimento e procedure concorsuali - Dichiarazione di fallimento - Istanza del p.m. a seguito di segnalazione del tribunale - Ammissibilità..
E' legittima la dichiarazione di fallimento intervenuta su istanza del pubblico ministero, inoltrata a seguito di segnalazione compiuta dal tribunale nell’ambito di procedura prefallimentare. Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013, n. 9409.


Dichiarazione di fallimento - Segnalazione al pubblico ministero proveniente nel corso di un procedimento prefallimentare - Significato letterale della disposizione - Previsioni di limiti alla segnalazione proveniente dal giudice della istruttoria prefallimentare - Esclusione..
La formulazione di carattere generale della norma di cui all'articolo 7, L.F., nella parte in cui prevede il potere di iniziativa del pubblico ministero per la dichiarazione di fallimento anche nell'ipotesi in cui l'insolvenza risulti dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile, riconduce il potere di iniziativa del pubblico ministero alla detta segnalazione senza la previsione di eccezioni nè limiti di sorta e non consente dunque di escludere dalla relativa previsione le eventuali segnalazioni effettuate nell'ambito di procedure prefallimentari, le quali certamente rientrano nel novero dei procedimenti civili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento - Trasmissione degli atti al pubblico ministero da parte del giudice prefallimentare - Contenuto decisorio - Esclusione - Violazione dei principi di terzietà e imparzialità del giudice - Esclusione..
La trasmissione degli atti al pubblico ministero della "notitia decoctionis" effettuata dal giudice fallimentare non ha alcun contenuto decisorio, nemmeno come esito di una deliberazione sommaria, il che esclude qualsiasi coincidenza tra il contenuto della segnalazione al pubblico ministero e l'oggetto della successiva istruttoria conseguente all'iniziativa di quest'ultimo. In tale ipotesi, non è, quindi, neppure astrattamente configurabile una violazione dei principi di terzietà e imparzialità del giudice, intesi come sua equidistanza dall'oggetto del giudizio e dalle parti, anche perché l'iniziativa del pubblico ministero è del tutto autonoma ed è conseguente alla sua libera determinazione ed altrettanto libero ed autonomo risulta il successivo giudizio del tribunale immesso in un nuovo e diverso procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento - Potere di iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del giudice di un procedimento civile - Intento di favorire un ampio flusso informativo alla procura della Repubblica - Interesse pubblico alla tempestiva instaurazione di una procedura concorsuale - Sussistenza..
La ratio della disposizione di cui all'articolo 7, n. 2 L.F., la quale prevede il potere del pubblico ministero di proporre istanza di fallimento quando l'insolvenza risulti dalla segnalazione del giudice che l'abbia rilevata nel corso di un procedimento civile, deve essere individuata nell'intento di favorire quanto più possibile un ampio flusso informativo alla Procura della Repubblica in ragione dell'interesse pubblico alla tempestiva instaurazione di una procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013.


Procedimento prefallimentare - Provvedimenti cautelari o conservativi del tribunale - Reclamo ai sensi dell'articolo 669 terdecies c.p.c. - Esclusione..
I provvedimenti cautelari o conservativi adottati dal tribunale nel corso del procedimento fallimentare ai sensi dell'articolo 15, comma 8, L.F. non possono essere impugnati con lo strumento del reclamo di cui all'articolo 669 terdecies c.p.c. La disciplina dei provvedimenti cautelari in sede fallimentare è, infatti, incompatibile con quella del procedimento cautelare uniforme e, in particolare, con quella del reclamo cautelare di cui al citato articolo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Pendenza di domanda di concordato preventivo - Sospensione - Esclusione - Rapporto tra le due procedure - Consequenzialità logica..
Il procedimento per la dichiarazione di fallimento non può essere sospeso a causa della pendenza di una domanda di concordato preventivo in quanto tra le due procedure esiste un rapporto di consequenzialità logica e non procedimentale, che determina una mera esigenza di coordinamento tra i due procedimenti. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 11 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento – Presupposti – Accertamento – Valori di bilancio – Valore delle immobilizzazioni materiali – Criterio del costo storico – Valore di mercato – Esclusione..
Nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, al fine di verificare l'esistenza dei presupposti per la dichiarazione dif allimento, il valore delle immobilizzazioni materiali da prendere in considerazione deve essere quello determinato secondo il criterio di cui all'articolo 2426, comma 1, n. 1 c.c. del costo di acquisto o di produzione e non quello del valore di mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 08 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento e concordato preventivo - Contemporanea pendenza dei due procedimenti - Modalità di trattazione congiunta - Valutazione della domanda di concordato - Dichiarazione di fallimento in caso di inammissibilità..
Nell'ipotesi di contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di ammissione al concordato preventivo, il tribunale provvederà alla trattazione congiunta dei due procedimenti e vaglierà la sussistenza dei requisiti di ammissibilità della domanda di concordato anche alla luce del materiale proveniente dal creditore istante per la dichiarazione di fallimento decidendo prima sulla domanda di concordato; in caso di inammissibilità o di mancata omologazione della stessa, valuterà la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 20 Marzo 2013.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità..
Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Marzo 2013.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Provvedimento reso inaudita altera parte - Fissazione dell'udienza di comparizione delle parti ex art. 669 sexies - Rinvio all'udienza prefallimentare per la modifica o revoca del provvedimento - Esclusione..
In caso di provvedimento cautelare ex art. 15, comma 8, l. fall., reso dal Tribunale inaudita altera parte, è necessario fissare  ex art. 669 sexies, comma 2, c.p.c., l’udienza di verifica entro un termine non superiore a 15 giorni, assegnando un termine di otto giorni per la notifica del ricorso unitamente al pedissequo decreto. Anche se sulla base dell’erronea interpretazione dell’art. 15, comma 8, l. fall., si volesse rinviare all’udienza prefallimentare, per la conferma o revoca del provvedimento cautelare, andrebbero comunque rispettati i termini rigorosi prescritti dall’art. 669 sexies, comma 2, c.p.c. onerando la curatela ricorrente della notifica dell’istanza e del decreto fissando all’uopo un determinato termine. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Marzo 2013.


Concordato preventivo e dichiarazione di fallimento - Rapporto tra i due procedimenti - Favore per la soluzione concordataria - Ipotesi in cui il tribunale può impedire al debitore di coltivare la domanda di concordato..
In tema di rapporti tra procedimento per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, va osservato che il tribunale può precludere al debitore la facoltà (ampiamente riconosciuta - ed oggi anzi incentivata - dall’ordinamento) di coltivare l’ammissione al concordato preventivo, dando invece la precedenza all’istanza di fallimento proposta dal creditore (o dal p.m.), solo laddove la domanda di ammissione a concordato preventivo, alternativamente: i) non sia rituale e completa, ai sensi degli artt. 160 e 161 L.Fall.; ii) configuri una evidente forma di abuso dello strumento concordatario, anche attraverso condotte penalmente sanzionabili (ad es. bancarotta fraudolenta per distrazione, ex art. 216 n. 1 L.Fall., ovvero bancarotta semplice ex art. 217 n. 3 e 4 L.Fall., per aver compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento, ovvero aggravato il proprio dissesto astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento); iii) pregiudichi, definitivamente e in concreto, una più proficua liquidazione fallimentare, in danno della massa dei creditori (ad es. per il consolidamento di un’ipoteca, o la maturazione medio tempore della prescrizione di eventuali azioni di massa esperibili dal curatore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Febbraio 2013.


Concordato preventivo con riserva - Rapporto con il procedimento per dichiarazione di fallimento - Favore per la soluzione concordataria - Margine di discrezionalità del tribunale limitato all'interno di una forbice temporale predeterminata..
Il favore del legislatore per la soluzione concordataria rispetto a quella della dichiarazione di fallimento si manifesta in modo ancora più marcato nel concordato con riserva, nell'ambito del quale il debitore può beneficiare di un apposito spatium deliberandi anche nell'ipotesi in cui sia già pendente un procedimento prefallimentare. Il tribunale, infatti conserva margini di discrezionalità solo all'interno di una forbice temporale predeterminata, posto che il sistema normativo delineato dall'articolo 161 L.Fall. si limita a prevedere una contrazione da 120 a 60 giorni del termine massimo da fissare in prima battuta al debitore che presenti domanda di concordato con riserva, senza escludere la possibilità di una successiva proroga di ulteriori 60 giorni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Febbraio 2013.


Concordato preventivo con riserva - Rifiuto del termine richiesto dal debitore - Situazioni di particolare gravità con implicazioni di carattere penale..
A fronte di una domanda di concordato preventivo con riserva ex articolo 161, comma 7, L.Fall., il tribunale può rifiutare la concessione del termine qualora emergano situazioni di particolare gravità, specie con evidenti implicazioni di carattere penale; non a caso il quinto comma dell'articolo 161 citato prevede (anche con riferimento al ricorso di cui al sesto comma), accanto alla pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese, anche la sua comunicazione al pubblico ministero, evidentemente in vista di una eventuale richiesta di fallimento ex art. 7 L.Fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Febbraio 2013.


Concordato preventivo con riserva - Rapporto con il procedimento per dichiarazione di fallimento - Interpretazione dell'ultimo comma dell'articolo 161 - Concessione di un termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento..
In tema di rapporti tra procedimento per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, qualora venga presentata domanda di “concordato con riserva” ex art. 161, comma 6, L.Fall., l'inciso “fermo quanto disposto dall'articolo 22, primo comma" deve essere interpretato non già nel senso che, in caso di pendenza di procedimento prefallimentare, la fissazione del termine possa avvenire solo dopo l'adozione del provvedimento di rigetto dell'istanza di fallimento (che altrimenti si conferirebbe a quel semplice inciso una eclatante portata in termini di "pregiudizialità inversa", del procedimento prefallimentare rispetto al concordato preventivo), bensì nel senso che può essere concesso un termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento ex art. 22, primo comma, L.Fall. (ed anche in pendenza di reclamo ai sensi del successivo secondo comma, che infatti non è espressamente richiamato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Febbraio 2013.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Oneri del creditore richiedente - Titolo esecutivo - Mancanza - Effetti.
Nel nuovo procedimento prefallimentare, il creditore privato deve dimostrare, prima di tutto, la sua legittimazione ovvero la titolarità di una pretesa incontestata o portata da un titolo esecutivo, giudiziale o negoziale, poi l’insolvenza del debitore che abbia le caratteristiche dimensionali per essere sottoposto a fallimento, con la conseguenza che laddove la pretesa creditoria dedotta con l’istanza non sia assistita da titolo esecutivo e risulti contestata, la legittimazione dell’asserito creditore risulta incerta e l’istanza deve essere rigettata. (Barnaby Dosi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 04 Febbraio 2013.


Dichiarazione di fallimento – Legittimazione – Necessità di un titolo giudiziale esecutivo – Esclusione..
Per dare impulso al procedimento per dichiarazione di fallimento non è necessaria l’esistenza di un titolo giudiziale esecutivo, quale il decreto ingiuntivo non opposto o provvisoriamente esecutivo, e neppure l’esistenza di un titolo giudiziale. L’art. 6 L.F. si limita, infatti, a prevedere che il fallimento sia dichiarato su ricorso “di uno o più creditori”, senza richiedere la necessità della previa esistenza di un titolo giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Gennaio 2013.


Dichiarazione di fallimento – Credito privo di accertamento giudiziale – Delibazione sommaria ed incidentale sulla qualità di creditore – Necessità – Distinzione dall’indagine sulla esistenza dello stato di insolvenza..
A fronte della contestazione dell’esistenza del credito sulla base del quale il creditore intende dare impulso al procedimento per dichiarazione di fallimento, se il credito non è già stato giudizialmente accertato, il tribunale, per valutarne la legittimazione attiva, dovrà compiere una delibazione sommaria ed incidentale sulla qualità di creditore del ricorrente, delibazione che deve essere tenuta distinta dall’indagine sull’esistenza dello stato di insolvenza. Infatti, dopo la soppressione dell’iniziativa d’ufficio, l’esistenza di debiti della società convenuta nei confronti di soggetti diversi dal ricorrente e la loro incidenza sulla manifestazione dello stato d’insolvenza vanno valutate distintamente rispetto al requisito dell’esistenza del credito del ricorrente: i primi rilevano ai fini della valutazione dell’insolvenza, mentre il secondo rileva ai fini della legittimazione del ricorrente medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Gennaio 2013.


Dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Tutela dell'attivo fallimentare - Inibitoria del pagamento di somme dovute all'impresa - Ammissibilità..
Il tribunale può, ai sensi dell'ottavo comma dell'articolo 15 della legge fallimentare ed allo scopo di evitare la dispersione dell'attivo fallimentare, inibire il pagamento di somme dovute all'impresa della quale è stata chiesta la dichiarazione di fallimento per tutto il tempo necessario alla conclusione del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Novembre 2012.


Domanda di fallimento – Accordo di ristrutturazione dei debiti – Valutazione del tribunale sull’idoneità dell’accordo a rimuovere l’insolvenza – Procedimento..
Perchè la stipula di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis, legge fallimentare possa comportare l’archiviazione della domanda di fallimento pendente, occorre che il debitore richieda l’omologa dell’accordo e il tribunale, riuniti i procedimenti di omolgazione e per dichiarazione di fallimento, ritenga che l’accordo sia effettivamente in grado di rimuovere l’insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 02 Agosto 2012.


Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e per concordato preventivo - Rapporti e interferenze - Preferenza della procedura concordataria - Condizioni - Limiti - Criteri..
In tema di rapporti e interferenze tra procedimento per dichiarazione di fallimento e domanda di ammissione a concordato preventivo, sulla scorta della più recente elaborazione giurisprudenziale, sembra doversi affermare che il tribunale possa precludere al debitore la facoltà (ampiamente riconosciuta ed oggi anzi incentivata dall’ordinamento) di coltivare la prospettiva concordataria, dando invece la precedenza all’istanza di fallimento proposta dal creditore (o dal p.m.), solo laddove la domanda di ammissione a concordato preventivo: a) non sia rituale e completa, ai sensi degli artt. 160 e 161, legge fallimentare; b) ovvero configuri una evidente forma di abuso dello strumento concordatario, anche attraverso condotte penalmente sanzionabili (ad es. bancarotta fraudolenta per distrazione, ex art. 216 n. 1, legge fallimentare, ovvero bancarotta semplice ex art. 217 nn. 3 e 4, legge fallimentare, per aver compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento, ovvero aggravato il proprio dissesto astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento); c) ovvero pregiudichi definitivamente, e in concreto, una più proficua liquidazione fallimentare, in danno della massa dei creditori (ad es., per il consolidamento di un’ipoteca, o la prescrizione di possibili azioni di massa esperibili dal curatore, che venissero medio tempore a maturare). Non pare, invece, che il dato processuale della contemporanea pendenza dei due procedimenti consenta una dilatazione degli ordinari poteri di controllo del tribunale, in particolare quanto a fattibilità della proposta concordataria, né, tantomeno, una riesumazione dei poteri giudiziali di vaglio della meritevolezza e convenienza del concordato, secondo la originaria formulazione dell’art. 162, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 18 Luglio 2012.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Domanda di concordato preventivo con riserva - Inapplicabilità ratione temporis..
La domanda di concordato preventivo con riserva prevista dal comma 6 dell'articolo 161, legge fallimentare è applicabile alle procedure di concordato preventivo introdotte dal trentesimo giorno successivo a quello della legge di conversione del d.l. 22 giugno 2012, n. 83. (Nel caso di specie, il debitore aveva presentato la domanda di concordato, peraltro avanti al tribunale incompetente, nel corso del procedimento per dichiarazione di fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Accertamento dello stato di insolvenza - Non contestazione del debitore - Effetti in materia di diritti non disponibili - Al momento di prova ex art. 116 c.p.c...
Sebbene la non contestazione della parte alla quale i fatti si riferiscano non produca gli effetti di relevatio ab onere probandi quando siano relativi, come nel caso di specie, a diritti indisponibili - e peraltro non siano vincolanti per il giudice neppure nel caso di  risultanze che la smentiscano quando si riferisca a diritti disponibili -, la condotta non contestativa della difesa, dovendosi parificare la contestazione generica alla non contestazione, e quella del legale  rappresentante, che ha ammesso all’udienza lo stato d’insolvenza in cui versa la società, sono pur sempre utilizzabili come argomento di prova ex art. 116 c.p.c e costituiscono riscontro degli indici dello stato d’insolvenza della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Insolvenza - Dichiarazione - Competenza territoriale - Emissioni di obbligazioni in Lussemburgo - Determinazione della competenza in base al centro principale degli interessi – Center of main interest..
L'emissione di obbligazioni in Lussemburgo non impedisce che il centro principale degli interessi di una società sia localizzato in altro Stato, i giudici del quale saranno competenti per la pronuncia della dichiarazione di insolvenza ai sensi dell'articolo 3 del Regolamento CE del 29 maggio 2000, n. 1346. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 03 Luglio 2012.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Differimento per consentire il ricorso a procedure concorsuali alternative - Valutazione del giudice - Necessità..
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, non sussiste un diritto del debitore, convocato avanti al giudice, ad ottenere il differimento della trattazione per consentire il ricorso a procedure concorsuali alternative, in quanto l’esercizio di tali iniziative riconducibili all’autonomia privata, dev’essere oggetto di bilanciamento, ad opera del giudice, con le esigenze di tutela degli interessi pubblicistici al cui soddisfacimento la procedura fallimentare è tuttora finalizzata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 20 Giugno 2012.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Domanda di concordato preventivo con riserva di integrazione - Valutazione del giudice - Bilanciamento degli interessi negoziali e pubblicistici..
La nuova norma inserita dall’art. 33 d.l. 22 giugno 2012, n. 83, la quale consente all’imprenditore di depositare il solo ricorso per concordato preventivo, riservandosi d’integrarlo con la proposta, il piano e la documentazione, quando venga utilizzata nel corso di un procedimento prefallimentare, non solo non preclude, ma comporta la necessità di un vaglio da parte del tribunale delle esigenze di tutela della massa dei creditori al fine di operare un bilanciamento degli interessi riconducibili all’autonomia negoziale con quelli pubblicistici peculiari della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 20 Giugno 2012.


Dichiarazione di fallimento - Natura di procedimento civile - Dovere del tribunale fallimentare di segnalare al pubblico ministero l'insolvenza dell'imprenditore.

Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Trasmissione al pubblico ministero della notizia decoctionis - Natura decisoria dell'atto - Esclusione - Interesse pubblico alla eliminazione dei focolai di insolvenza - Valutazione estemporanea del tribunale fallimentare - Pregiudizio della valutazione decisoria - Esclusione.
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Il tribunale fallimentare che abbia rilevato l'insolvenza nel corso di un procedimento per dichiarazione di fallimento ex articolo 15, legge fallimentare - anche se definito per desistenza del creditore istante - deve essere considerato, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 7, legge fallimentare, giudice civile e, come tale, ove rilevi l'insolvenza dell'imprenditore, deve farne segnalazione al pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La trasmissione al pubblico ministero delle notizia decoctionis emersa nel corso del procedimento per dichiarazione di fallimento non è un atto avente contenuto decisorio, neppure come precipitato di una cognizione di tipo sommario e non incide né direttamente, né indirettamente sui diritti di alcuno, mentre il giudice che a ciò provvede non fa altro che esercitare il potere-dovere di denuncia di fatti che prima facie gli appaiono potenzialmente lesivi dell'interesse pubblico ad eliminare dal sistema economico i focolai di insolvenza. La segnalazione della notizia decoctionis in questione è, quindi, un atto "neutro", privo di specifica valenza procedimentale o decisoria, il cui impulso riposa su una valutazione estemporanea, che non vincola nessuno, e la valutazione decisoria del tribunale non è tecnicamente pregiudicata dall'avvenuta segnalazione, perché il tribunale, all'esito dell'istruttoria prefallimentare, può rigettare con decreto la richiesta del pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2012, n. 9781.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - In genere - Sentenza di nullità della dichiarazione di fallimento - Per vizi di natura processuale - Portata - Limiti - Attinenza al rapporto processuale - Conseguenze - Inidoneità al giudicato sostanziale - Nuova dichiarazione di fallimento sulla base dei medesimi elementi di fatto - Preclusione - Insussistenza..
La sentenza che pronuncia la nullità della dichiarazione di fallimento per vizi di natura processuale ha una portata limitata al rapporto processuale in cui è emessa e, quindi, ancorché definitiva, non è idonea ad assumere l'autorità del giudicato in senso sostanziale. Ne consegue che tale sentenza non osta all'emissione di una nuova dichiarazione di fallimento nei confronti dello stesso soggetto e sulla base di una rivalutazione dei medesimi elementi di fatto. Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2012, n. 8863.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Confisca del "capitale sociale" - Art. 2 ter della legge n. 575 del 1965 - Oggetto - Quote di partecipazione dell'indiziato - Estensione al patrimonio della società - Esclusione - Conseguenze in tema di fallimento..
In tema di fallimento della società di capitali, la confisca del "capitale sociale", disposta ai sensi dell'art. 2 ter della legge n. 575 del 1965, deve intendersi riferita alle quote di partecipazione dell'indiziato di mafia, non al patrimonio sociale, cosicché essa non interferisce con la dichiarazione di fallimento della società; neppure rileva, agli effetti della dichiarazione di fallimento della società, che il creditore sociale non dimostri la propria buona fede nell'acquisto del titolo sui beni aziendali, in quanto tale stato soggettivo incide esclusivamente sui conflitti interni alla procedura di confisca, mentre i beni aziendali non sono colpiti in modo diretto da questa, al pari della società in sé considerata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2012, n. 8238.


Fallimento – Domanda di concordato preventivo – Ricorsi pendenti – Pendenza congiunta – Regime processuale..
Il procedimento per la dichiarazione di fallimento e quello per l’ammissione al concordato preventivo debbono essere trattati congiuntamente, affinché il Tribunale possa vagliare la sussistenza dei requisiti di ammissibilità della domanda di concordato anche alla luce del materiale probatorio proveniente dal creditore istante per la dichiarazione di fallimento, decidere prima sulla domanda di concordato e, in caso di inammissibilità o mancata omologazione di quest’ultima, valutare la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare - Violazione del principio di terzietà del giudice - Esclusione.

Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare - Natura di procedimento civile.
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Non può in alcun modo equipararsi la dichiarazione d'ufficio di fallimento alla segnalazione di circostanze da cui emerge lo stato di insolvenza effettuata dal tribunale fallimentare a seguito di un procedimento per dichiarazione di fallimento estinto per desistenza dei creditori; in tale circostanza, infatti, il tribunale si mantiene in posizione di terzietà in quanto non pone in essere alcun accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, ma si limita a segnalare l'emersione di circostanze indicative dello stato di insolvenza affinché il pubblico ministero, in via del tutto autonoma, possa valutare la sussistenza dei presupposti per richiedere il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nessuna norma consente di escludere il procedimento per dichiarazione di fallimento dal novero dei "procedimenti civili" di cui all'articolo 7, comma 1 n. 2, legge fallimentare, mentre nella relazione illustrativa allo schema del decreto legislativo di riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali è espressamente detto che la soppressione della dichiarazione di fallimento d'ufficio risulta bilanciata dall'iniziativa del pubblico ministero su segnalazione qualificata proveniente dal giudice al quale risulti l'insolvenza nel corso di un qualsiasi procedimento civile e ciò anche nei casi di rinuncia al ricorso per dichiarazione di fallimento da parte dei creditori istanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 10 Aprile 2012.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Misure cautelari – Presupposti – Vendite immobiliari e costituzione di trust – Atti già compiuti – Inidoneità a dimostrare il periculum in mora – Fattispecie.

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Misure cautelari – Presupposti.
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La circostanza che l'imprenditore abbia posto in essere atti quali vendite immobiliari, costituzione di trust o, tramite iniziative di terzi, iscrizioni di ipoteche giudiziali, non è sufficiente, qualora tali atti siano già stati compiuti, a dimostrare un contegno in atto tale da far concretamente presumere che la sua prosecuzione o attuazione possa pregiudicare la concreta fruttuosità della invocata sentenza di fallimento, tanto più se si considera che, al fine di prevenire il pericolo in questione, (cioè la possibilità che vengono poste in essere attività distruttive o depauperative del patrimonio dell'impresa per il tempo necessario alla pronuncia di fallimento) possono senz'altro essere utilizzate le comuni misure cautelari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le misure cautelari previste dall’articolo 15, legge fallimentare richiedono la contestuale presenza (e la relativa dimostrazione) di due presupposti, vale a dire: 1) il fumus boni iuris, da intendersi come la probabile sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi necessari per la dichiarazione di fallimento a norma degli artt. 1 e 15 legge fallimentare; 2) il periculum in mora, vale a dire il rischio che, nelle more del procedimento prefallimentare, possa essere lesa la capacità produttiva (“... a tutela... dell’impresa...”) oppure l’integrità fisica e/o giuridica (e quindi, il valore) dell’azienda (“... a tutela del patrimonio...”) del debitore resistente, a mezzo, se del caso, di atti di distrazione dell’attivo ovvero di assunzione di nuovi debiti, e che, per l’effetto, in caso di successivo fallimento, sia impedita o resa più difficile, incerta o lunga o dispendiosa la liquidazione concorsuale e, quindi, l’an e/o il quantum di soddisfazione delle ragioni creditorie insinuate al passivo. Tali misure, peraltro, non essendo tipizzate dalla legge, possono assumere il contenuto più vario, da modulare in base alle esigenze del caso concreto, e consistere, tra l’altro, nel sequestro conservativo dei beni o dell’azienda del debitore, al fine di rendere inopponibili (mediante conferma della misura nella sentenza di fallimento) alla massa dei creditori gli eventuali atti di disposizione successivamente compiuti dallo stesso prima del fallimento, ovvero nel sequestro giudiziario dei beni o dell’azienda del debitore, al fine di evitarne (fino alla probabile apprensione del curatore) la dispersione materiale, ovvero ancora nella pronuncia di provvedimenti quali la sostituzione dell’imprenditore con un amministratore di tipo giudiziale o l’affiancamento dell’imprenditore con un custode, cui ogni decisione di straordinaria amministrazione debba essere sottoposta per l’approvazione, ovvero la semplice inibizione di compiere atti di straordinaria amministrazione o la necessità per l’imprenditore di munirsi di autorizzazione del tribunale per compiere determinate attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 30 Marzo 2012.


Dichiarazione di fallimento - Iniziativa - Assistenza tecnica - Necessità - Spese sostenute dal creditore - Prededuzione con rango chirografario..
A seguito delle innovazioni introdotte dalla riforma della legge fallimentare (la quale ha sostanzialmente abrogato l'iniziativa d'ufficio e dettagliatamente procedimentalizzato la fase prefallimentare ex articolo 15, legge fallimentare, iscrivendola tra i procedimenti in camera di consiglio ed istituzionalizzando, con l'articolo 22, la pronuncia sulle spese e sulla responsabilità processuale ex articolo 96 c.p.c.) è risultato prevalente l'orientamento giurisprudenziale che esige la difesa tecnica ai fini dell'iniziativa per la dichiarazione di fallimento. Deve pertanto essere superato l'orientamento che negava l'ammissione al passivo delle spese processuali sostenute dal creditore nel corso dell'istruttoria fallimentare in ragione della facoltatività della nomina del difensore di fiducia, spese che, conseguentemente, sono da mettersi in prededuzione sia pur con collocazione chirografaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 22 Marzo 2012.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Soglia minima di euro 30.000 per la dichiarazione di fallimento - Rilevanza dei crediti risultanti dalle informazioni richieste d'ufficio dal tribunale e dall'istruttoria prefallimentare..
Ai fini del raggiungimento della soglia di euro 30.000 di cui all'articolo 15, ultimo comma, legge fallimentare si tiene conto non solo degli importi dei crediti di cui all'istanza di fallimento ma anche di quelli risultanti dalle informazioni richieste d'ufficio dal tribunale ai sensi del quarto comma dello stesso articolo ed anche delle prove disposte dal tribunale o dal giudice delegato su istanza di parte o di ufficio (articolo 15, comma 6). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 14 Febbraio 2012.


Procedimento crediti verso di fallimento - Disconoscimento di scrittura privata a procedimento incidentale di verificazione - Non necessità..
Le disposizioni di cui agli articoli 214 e seguenti c.p.c., relative al riconoscimento ed alla verificazione della scrittura privata, non sono applicabili nel procedimento per dichiarazione di fallimento, il quale ha carattere sommario camerale, investe materie sottratte al potere dispositivo delle parti, tende al riscontro dei presupposti per l'instaurazione della procedura concorsuale, senza un preciso accertamento delle obbligazioni facenti carico all'imprenditore. Qualora, pertanto, il debitore disconosca la firma sul documento sul quale si fonda il credito dell'istante, il tribunale non può far luogo ad una causa pregiudiziale, da decidersi con efficacia in giudicato, ai sensi dell'articolo 34 c.p.c., ma deve limitarsi a valutare in termini di probabilità la sussistenza del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 14 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Provvedimenti cautelari a tutela del patrimonio dell'impresa ex articolo 15 legge fallimentare - Applicazione analogica - Esclusione..
L'adozione di provvedimenti cautelari a tutela del patrimonio o dell'impresa di cui all'articolo 15, legge fallimentare ha la funzione di assicurare la temporanea conservazione del patrimonio dell'impresa in vista del fallimento o del rigetto della relativa istanza e non sono suscettibili di applicazione analogica al procedimento per concordato preventivo. In considerazione di ciò, il fatto che l'impresa cui detti provvedimenti si riferiscono abbia presentato domanda di concordato preventivo avanti ad un determinato tribunale non determina la competenza funzionale di quest'ultimo a conoscere procedimento cautelare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 02 Febbraio 2012.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Prova del credito vantato nei confronti del debitore - Credito risultante da contro-dichiarazione di negozio simulato - Data certa - Non necessità..
L'articolo 2704 c.c. prescrive la data certa della scrittura al fine di renderla opponibile ai terzi. Tale requisito non è però richiesto qualora la scrittura venga prodotta nei confronti dell'altra parte che l’ha sottoscritta al fine di far valere, nell'ambito di un procedimento per dichiarazione di fallimento, un credito risultante da una contro-dichiarazione di un negozio simulato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 13 Dicembre 2011.


Ricorso per fallimento - Contemporanea pendenza di domanda di concordato preventivo - Provvedimenti cautelari - Ordine di deposito sul libretto vincolato all'ordine del tribunale fallimentare di somme dovute al fallito..
  Tribunale Benevento, 01 Dicembre 2011.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Nomina di CTU - Rispetto del contraddittorio - Comunicazione dell'inizio delle operazioni peritali - Deposito di osservazioni scritte delle parti..
Qualora, nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, il tribunale provveda, ai sensi dell'articolo 198 c.p.c., alla nomina di un CTU, le attività di quest'ultimo devono svolgersi nel pieno rispetto del contraddittorio comunicando alle parti giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni e consentendo alle medesime di depositare le proprie osservazioni scritte nel termine di dieci giorni dal deposito della relazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 29 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Revoca ex articolo 173 L.F. - Unicità del procedimento - Garanzia di difesa in ordine ad eventuali richieste di fallimento - Necessità.

Concordato preventivo - Revoca ex articolo 173 L.F. - Nozione di atti di frode - Atto scoperto dal commissario giudiziale che pregiudica la valutazione dei creditori.
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Nonostante il procedimento per la revoca del concordato preventivo ex articolo 173, legge fallimentare sia unico e non frazionabile e la dichiarazione di fallimento assunta all'esito di detto procedimento non richieda l'instaurazione di procedimenti distinti, deve comunque essere garantita al debitore la possibilità di difendersi sia in ordine alla richiesta di revoca del concordato sia in ordine alla dichiarazione di fallimento mediante adeguata conoscenza delle relative iniziative (nel caso di specie, la Corte d'appello ha revocato il fallimento dichiarato all'esito di un procedimento ex articolo 173 L.F. perché al debitore non è stata data la possibilità di difendersi in ordine ad una richiesta di fallimento del Pubblico ministero). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'atto di frode che assume rilievo ai fini della revoca dell'ammissione al concordato preventivo nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 173, legge fallimentare è quello che sia stato scoperto dal commissario di giudiziale e che, come tale, pregiudichi la possibilità riconosciuta ai creditori di compiere le loro valutazioni in ordine alla convenienza della proposta avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 24 Novembre 2011.


Concordato preventivo – Concordato preventivo con cessione dei beni – Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento – Esame preventivo della proposta di concordato –  Necessità..
Laddove in pendenza della procedura fallimentare venga depositata una proposta di concordato preventivo si rende necessaria l'attuazione di un coordinamento, mediante misure interne all'ufficio fallimentare, affinché il tribunale decida contestualmente sulla proposta di concordato e sulla domanda di fallimento, dando la precedenza all'esame della proposta di concordato. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 17 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Contemporanea pendenza di procedimento predicazione di fallimento - Esame prioritario della domanda di concordato - Necessità..
La domanda di concordato preventivo deve essere esaminata per prima rispetto al procedimento per dichiarazione di fallimento già pendente e ciò in quanto la prima procedura ha funzione alternativa e preventiva rispetto alla seconda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Contemporanea pendenza di istanze di fallimento - Dichiarazione di inammissibilità della proposta - Verifica dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Presentazione di una nuova proposta - Esclusione.

Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Improcedibilità di precedente proposta - Possibilità di reiterare la prima proposta - Ammissibilità - Conclusione del procedimento di cui all'articolo 162, comma 2 L.F. - Necessità.
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Il tenore letterale del secondo comma dell'articolo 162, legge fallimentare è tale da far ritenere che alla dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato segua necessariamente l'esame delle istanze di fallimento, di quelle preesistenti alla proposta dichiarata inammissibile e di quelle sopraggiunte e comunque pendenti al momento della dichiarazione di inammissibilità; in presenza dei relativi presupposti, potrà, pertanto, essere dichiarato il fallimento, senza che possa essere presentata una nuova proposta di concordato prima della conclusione del procedimento di cui alla citata norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui la presentazione di una nuova proposta di concordato comporti l'improcedibilità di una precedente proposta, non può escludersi in linea generale la possibilità di reiterare la prima proposta qualora la successiva venga dichiarata inammissibile. La possibilità di reiterare la prima domanda sarà tuttavia consentita qualora non venga dichiarato il fallimento all'esito del procedimento di cui all'articolo 162, comma 2, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Genova, 20 Ottobre 2011.


Amministrazione straordinaria - Provvedimenti cautelari e conservativi dell'impresa ex articolo 15, comma 8, L.F. - Ammissibilità.

Provvedimenti cautelari e conservativi dell'impresa ex articolo 15, comma 8, L.F. - Tutela della par condicio creditorum - Tutela del programma di risanamento dell'azienda - Inibitoria agli istituti bancari di trattenere le somme affluite o affluende sui conti correnti dell'impresa - Autorizzazione all'utilizzo di dette somme per la continuazione dell'attività - Ammissibilità.
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Un'interpretazione costituzionalmente orientata, unitamente alla necessità di evitare una disparità di trattamento tra due fattispecie del tutto simili, consentono di ritenere applicabile l'istituto di cui al comma 8 dell'articolo 15 della legge fallimentare anche alla procedura di amministrazione straordinaria, alla quale è connaturata la prospettiva di risanamento e conservazione dei valori aziendali che ha ispirato la recente riforma della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Al fine di porre in essere una misura conservativa che tuteli la par condicio creditorum, impedendo ad alcuni creditori di soddisfarsi in pregiudizio degli altri, e che tuteli il patrimonio aziendale anche in vista dell'ammissione dell'impresa all'amministrazione straordinaria e della attuazione del relativo programma di risanamento, è possibile, nell'ambito dei provvedimenti cautelari o conservativi previsti dall'articolo 15, comma 8, legge fallimentare, inibire a determinati istituti bancari di incamerare per qualsivoglia titolo, ragione o causa le somme affluite o affluende sui conti correnti dell'impresa o comunque di disporre o di beneficiare delle somme stesse, comunque acquisite o acquisende a deconto o a compensazione dell'esposizione debitoria maturata nei loro confronti, disponendo altresì che le somme a tale titolo affluite o affluende sui conti vengano utilizzate per le spese necessarie alla continuazione dell'attività sotto il controllo del nominando commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 02 Agosto 2011.


Dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari - Natura - Applicazione delle norme sul procedimento cautelare uniforme.

Dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari - Domanda cautelare proposta unitamente al ricorso per fallimento - Pronuncia inaudita altera parte - Ammissibilità.
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I provvedimenti cautelari di cui all’art. 15, legge fallimentare, possono essere inquadrati tra le misure cautelari c.d extravaganti in quanto non disciplinate direttamente dal c.p.c. ma da legge speciale e sono sottoposti, in quanto compatibili, ex art. 669 quaterdecies c.p.c., alle norme sul procedimento cautelare uniforme. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)

Per il caso di domanda cautelare ex art. 15, legge fallimentare, proposta unitamente al ricorso per fallimento, il tribunale può emanare la cautela richiesta anche con decreto inaudita altera parte ogni qual volta l’instaurazione del contraddittorio possa effettivamente pregiudicare l’attuazione del provvedimento richiesto, al quale conseguirà la fissazione di una udienza nel termine non superiore di quindici giorni per la conferma modifica o revoca del provvedimento concesso. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 06 Luglio 2011.


Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Nomina di amministratore giudiziale con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione - Potere dell'amministratore giudiziale di scioglimento della società e nomina dei liquidatori..
Qualora, mediante i provvedimenti cautelari previsti dall'articolo 15, legge fallimentare, sia stata disposta, con riferimento agli articoli 2409 c.c. e 92 disp. att. c.c., la nomina di un amministratore giudiziale con il compito di salvaguardare i valori aziendali nell'interesse dei creditori fino alla conclusione del procedimento di cui all'articolo 182 bis, legge fallimentare, o di concordato preventivo, si deve ritenere che a detto amministratore siano attribuiti anche i poteri spettanti all'assemblea di scioglimento della società e di nomina dei liquidatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 24 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Procedimento ex articolo 173, legge fallimentare per la revoca dell'ammissione - Diritto di difesa del debitore - Indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Apertura di procedimento distinto - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfacimento dei creditori - Non necessità - Funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano - Indicazione ai creditori delle prospettive plausibili - Accettazione da parte dei creditori del rischio di un diverso esito della liquidazione.

Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Sufficienza - Adeguatezza nel merito - Esclusione - Fondamento - Prevalente natura privatistica del concordato - Conseguenze - Decreto di "rigetto" del ricorso - Ricorribilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Procedimento di revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare - Potere del giudice di valutare la fattibilità del piano - Esclusione valutazione del commissario giudiziale - Rilevanza per i creditori al fine di esprimere un giudizio di convenienza sulla proposta.

Concordato preventivo - Atti di frode - Definizione ed individuazione - Attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Comportamenti volti a pregiudicare la valutazione di competenza dei creditori - Alterazione della percezione della reale situazione del debitore.

Concordato preventivo - Abuso del diritto - Abuso dello strumento concordatario - Garanzie inesistenti - Inammissibilità del concordato.
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Nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare, la formale conoscenza da parte del debitore dell'esistenza di un'iniziativa per la dichiarazione di fallimento è sufficiente ad integrare la "indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento" richiesta dall'articolo 15, comma 4, legge fallimentare quale monito in ordine al possibile esito della procedura e invito ad esercitare il diritto di difesa, posto che dal tenore del secondo comma dell'articolo 173 emerge chiaramente che alla conclusione del procedimento di revoca dell'ammissione viene emessa, se ne sussistano i presupposti processuali e sostanziali, sentenza di fallimento, senza ulteriori adempimenti procedurali. Non è dunque corretta la tesi secondo la quale la presenza di iniziative per la dichiarazione di fallimento comporta che debba farsi luogo a procedimenti distinti; è vero invece che l'accertamento del tribunale e correlativamente l'ambito della difesa del debitore attengono ad una fattispecie più complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell'ammissione al concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il debitore non ha l'onere di indicare la percentuale di soddisfacimento che, in esito alla liquidazione, i creditori otterranno, anche se è condivisibile l'opinione secondo la quale tale indicazione, come quella relativa ai possibili tempi della liquidazione, sono necessarie al fine della determinatezza e piena intelligibilità della proposta di concordato. Questo, tuttavia, non significa che, in mancanza di esplicita assunzione di un'obbligazione in tal senso, detta percentuale costituisca oggetto dell'obbligazione che il proponente si assume, in quanto ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessario che il concordato assuma quanto meno la forma del concordato misto nel quale la cessione dei beni è accompagnata dall'impegno a garantire ai creditori una percentuale minima di soddisfacimento. In realtà, oggetto dell'obbligazione può essere, e tale è in difetto di diversa ed inequivoca assunzione di responsabilità, unicamente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, assumendo l'indicazione della percentuale unicamente una funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano di concordato. In altri termini, il proponente, ovviamente sulla base di dati concretamente apprezzabili, indica ai creditori la prospettiva che ritiene plausibile e questi, approvando la proposta, condividono la valutazione e quindi accettano il rischio di un diverso esito della liquidazione comparandone la complessiva convenienza con riferimento alle alternative praticabili (esecuzione singolare o collettiva in sede fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007 che è caratterizzato da una prevalente natura contrattuale, e dal decisivo rilievo della volontà dei creditori e del loro consenso informato, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 legge fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione - inquadrabile nel tipo effettivo richiesto dal legislatore, dunque aggiornata e con la motivazione delle verifiche effettuate, della metodologia e dei criteri seguiti - possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori, dovendo il giudice astenersi da un'indagine di merito, in quanto riservata, da un lato, alla fase successiva ed ai compiti del commissario giudiziale e, dall'altro, ai poteri di cui è investito lo stesso tribunale, nella fase dell'omologazione, in presenza di un'opposizione, alle condizioni di cui all'art. 180 legge fall. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione, con rinvio, del decreto con cui il tribunale aveva "rigettato" la domanda di ammissione alla procedura di concordato, in realtà pronunciandone l'inammissibilità, con valutazioni sul merito della fattibilità del piano concordatario e con modalità decisorie, dalle quali è conseguita l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.). (conf. Cass. 21860/2010) (massima ufficiale)

Il principio secondo il quale, nell'ambito del concordato preventivo, il giudice, nel valutare la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano, si deve astenere da un'indagine di merito, salvo il caso in cui siano proposte opposizioni e con i limiti di cui all'art. 180 legge fallimentare, è applicabile anche in sede di riesame della proposta ex art. 173 legge fallimentare e ciò anche se, in questo caso, il tribunale dispone del conforto dell'apporto conoscitivo e valutativo del commissario giudiziale. Tale apporto, infatti, non è destinato al giudice ma alla platea dei creditori che possono così comparare la proposta e le valutazioni dell'esperto attestatore con la relazione di un organo investito di una pubblica funzione. Resta, infatti, insuperabile il rilievo secondo cui il tribunale è privo del potere di valutare d'ufficio il merito della proposta, in quanto tale potere appartiene solo ai creditori così che solo in caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilità, denunciabile attraverso l'opposizione alla omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, può intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale è quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa del tutto inattuabile, invece e per quanto concerne i creditori, nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare di cui si discute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati dall'art. 173, comma 1, legge fallimentare, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato e della dichiarazione di fallimento nel corso della procedura, è dato dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Si tratta, in sostanza, di comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possano compiere le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Questa è, quindi, la connotazione tutti gli altri indefiniti comportamenti dell'imprenditore per poter essere definiti atti di frode. E', allora, possibile concludere affermando che nessun intervento sul patrimonio del debitore è di per sé qualificabile come atto di frode ma solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio. Ogni diversa interpretazione della norma in esame non farebbe altro che reintrodurre il requisito della meritevolezza apertamente ripudiato dal legislatore della riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Vi è abuso dello strumento concordatario in violazione del principio di buona fede laddove emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato preventivo, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, in modo da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. In presenza di una tale condotta, il concordato non è ammissibile in quanto rappresenterebbe il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio della buona fede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011, n. 13818.


Accordi di ristrutturazione dei debiti - Divieto di prosecuzione del procedimento per dichiarazione di fallimento - Esclusione.

Accordi di ristrutturazione dei debiti - Contemporanea pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento - Presupposti - Natura irreversibile della crisi.

Accordi di ristrutturazione dei debiti - Genericità della proposta - Omessa indicazione dei creditori - Inadeguatezza della relazione del professionista - Fattispecie.
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La presentazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti non impedisce l'inizio o la prosecuzione di un procedimento per dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi di contemporanea pendenza dei procedimenti di ristrutturazione dei debiti e per dichiarazione di fallimento, si potrà far luogo alla dichiarazione di fallimento solo qualora la crisi in cui versa il debitore sia irreversibile, dovendosi altrimenti dar corso alla prima procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

È inammissibile una proposta di ristrutturazione dei debiti eccessivamente generica, nella quale non vengono indicati in modo specifico i creditori e nella quale la relazione del professionista contenga riserve sui dati di bilancio e non si esprima in modo convincente sulla sua fattibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 21 Giugno 2011.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Convocazione dell'imprenditore - Formalità - Riforma della legge fallimentare - Procedimentalizzazione della fase prefallimentare - Rispetto delle norme processuali anche in tema di comunicazione degli atti - Necessità - Violazione - Nullità.

Fallimento - Mancata notificazione - Incoerenze rispetto agli obblighi di correttezza - Disciplina delle spese di reclamo.
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Nella vigenza della disciplina del procedimento per dichiarazione di fallimento anteriore alla riforma in vigore dal 16 luglio 2006, si riteneva che, prima della dichiarazione di fallimento, il tribunale fallimentare dovesse disporre la comparizione in camera di consiglio dell'imprenditore, effettuando, a tal fine, ogni ricerca per provvedere alla notificazione dell'avviso di convocazione; tuttavia, onde assicurare la compatibilità tra il suo diritto di difesa e le esigenze di speditezza ed operatività caratteristiche del procedimento, il tribunale poteva evitare l'adempimento di ulteriori formalità, sia pure normalmente previste dal codice di rito, quando la situazione di irreperibilità dell'imprenditore fosse imputabile a sua negligenza o condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico. Tali principi non sono più applicabili nel regime attualmente vigente a seguito dell'intervenuta procedimentalizzazione della fase prefallimentare, di cui sicuro indice è costituito dalla definizione degli adempimenti processuali e dalla formalizzazione dell'attività di trattazione ed istruttorie delle parti, la quale impone il rispetto delle norme processuali anche in tema di modalità di comunicazione degli atti, norme derogabili soltanto nella ricorrenza di particolari ragioni d'urgenza ed a seguito di decreto motivato del presidente del tribunale ex art. 15, comma 5, legge fallimentare. (Nel caso di specie, è stata dichiarata la nullità della sentenza di fallimento, come conseguenza della nullità del decreto di convocazione dell'imprenditore, a causa del mancato completamento delle formalità di notificazione prescritte dagli articoli 140 e 143 c.p.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’accertata tenuta di una condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico, da parte della società fallita reclamante, integra giusta causa per la compensazione tra le parti delle spese del procedimento di reclamo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 20 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Nuova proposta - Contemporanea pendenza di ricorso per ricerca di fallimento - Esame preliminare della nuova proposta - Necessità..
Qualora sia presentata una nuova proposta di concordato preventivo in seguito al rigetto da parte del tribunale della precedente domanda, l'esame della seconda proposta si pone come preliminare anche in presenza di un'istanza di fallimento, atteso che la domanda di concordato - secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito - deve essere trattata per prima, conformemente alla funzione dell'istituto, volto a prevenire la dichiarazione di fallimento mediante il concordato componimento del dissesto, previsto nel piano di ristrutturazione dei debiti. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Pendenza di istanza di fallimento - Principio della prevenzione della domanda di concordato - Istanza di fallimento presentata dal pubblico ministero..
Il principio della prevenzione della domanda di concordato su quella di fallimento non può essere sovvertito dalla circostanza che la domanda di concordato sia stata depositata in pendenza della richiesta di fallimento del pubblico ministero in esito al precedente rigetto da parte del tribunale della prima e meno favorevole proposta di concordato, atteso che gli artt. 160 e ss., legge fallimentare non prevedono alcuna preclusione di sorta alla presentazione di una nuova domanda di concordato fintanto che il tribunale non abbia dichiarato il fallimento del debitore. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Dichiarazione di fallimento - Superamento delle soglie di fallibilità - Onere della prova - Mancato deposito del bilancio - Conseguenze - Elementi di prova deducibili da altre circostanze..
Qualora le ridotte dimensioni dell’impresa risultino da altre circostanze, l’omesso deposito del bilancio (rilevante sotto altri profili) non comporta di per sé il mancato assolvimento da parte dell’imprenditore dell’onere di provare di essere al di sotto delle soglie di fallibilità di cui all'articolo 1, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 09 Maggio 2011.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Caratteristiche del procedimento e presupposti - Sequestro giudiziario dell'azienda - Nomina di custode giudiziario - Conferimento di poteri per il compimento di atti di gestione - Iscrizione nel registro delle imprese - Necessità.

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Periculum in mora - Fattispecie - Tutela dei diritti dei lavoratori - Prosecuzione del trattamento CIG.
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Nell'ambito dei provvedimenti cautelari o conservativi previsti dall'articolo 15, comma 8, legge fallimentare, il tribunale può disporre il sequestro giudiziario dell'azienda, nominare il custode giudiziario e conferire altresì a quest'ultimo il potere di compiere gli atti di gestione che spettano all'organo amministrativo; il provvedimento di nomina del custode con la descrizione dei poteri a lui conferiti dovrà essere iscritto nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il periculum in mora che giustifica l'adozione dei provvedimenti cautelari o conservativi di cui all'articolo 15, comma 8, legge fallimentare può essere individuato nella necessità di tutelare i diritti dei lavoratori per consentire la prosecuzione del trattamento della Cassa integrazione guadagni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 29 Aprile 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Istanza di audizione personale successiva alla convocazione ex art. 15 legge fall. - Diritto del debitore ad una nuova audizione personale - Esclusione - Fondamento..
In tema di iniziativa per la dichiarazione di fallimento da parte del P.M., la notizia relativa all'insolvenza, acquisita dallo stesso P.M. a seguito di trasmissione, richiesta da tale organo al tribunale, di copia di istanza di fallimento desistita, non integra una segnalazione da parte dello stesso tribunale fallimentare, ai sensi dell'art.7 n. 2 legge fall., trattandosi, da un lato, di un atto di indagine investigativa e, dall'altro, di mero adempimento comunicatorio, non effettuato "motu proprio" e, dunque, non esplicativo di alcun potere decisionale da parte del giudice autore della predetta trasmissione; ne consegue che la partecipazione del predetto magistrato al collegio chiamato a decidere sulla richiesta di fallimento, poi depositata dal P.M. non realizza alcuna violazione del divieto d'iniziativa d'ufficio, ora posto dall'art. 6 legge fall., restando estranea alla fattispecie ogni valutazione critica sulla violazione dei principi di terzietà ed imparzialità del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2011, n. 9260.


Fallimento - Dichiarazione - Presenza nel collegio giudicante del giudice che ha segnalato al p.m. l'insolvenza - Ammissibilità.

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Dimidiazione d'ufficio dei termini ex art. 15, comma 5, l.f. - Ammissibilità.
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Le recenti modifiche alla legge fallimentare non prevedono che il giudice che ha segnalato al pubblico ministero l'insolvenza non possa far parte del collegio investito della dichiarazione di fallimento, né tale divieto può ritenersi introdotto in considerazione delle incompatibilità - dettate in ambiti diversi - previste dall'art. 25, comma 2, legge fallimentare, nella novellata formulazione e dall'art. 111 della Costituzione nella sua attuale formulazione. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che la dimidiazione dei termini prevista dal quinto comma dell'art. 15 della legge fallimentare possa essere ammessa solamente ad istanza di parte e non d'ufficio. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)
Appello Trieste, 18 Aprile 2011.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese - Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Nomina di commissario giudiziale con potere di gestione dell'impresa in sostituzione degli organi societari - Ammissibilità - Compimento di atti di straordinaria amministrazione - Autorizzazione del tribunale - Necessità..
Con riferimento ad imprese soggette alla procedura di amministrazione straordinaria di cui alla legge n. 270 del 1999, è ammissibile l'adozione di provvedimenti cautelari previsti dall'articolo 15, comma 8, legge fallimentare, con i quali venga nominato in via provvisoria un commissario giudiziale al quale venga affidata la gestione dell'impresa anche in sostituzione degli organi societari e con potere di compiere, previa autorizzazione del tribunale, atti di straordinaria amministrazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Aprile 2011.


Dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari - Nomina di amministratore giudiziario - Rappresentanza processuale del legale rappresentante della società - Esclusione..
La nomina di un amministratore giudiziario ex art. 15, comma 8, legge fallim., comporta il venir meno di ogni rappresentanza processuale del legale rappresentante della società sospeso dalla carica anche ai fini della presentazione di una istanza di ammissione all’amministrazione straordinaria, alla stregua di quanto accade in caso di fallimento, salva soltanto la legittimazione ad intervenire per le questioni dalle quali può dipendere un’imputazione di bancarotta a carico del fallito o nei casi previsti dalla legge come per la proposizione del reclamo avverso la sentenza di fallimento oppure per la presentazione di un concordato fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 09 Marzo 2011.


Fallimento - Importo dei debiti inferiore ad euro 30.000 - Impossibilità di far luogo alla dichiarazione di fallimento - Crediti da lavoro subordinato - Intervento del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.S. - Presupposti - Sussistenza..
Tra i datori di lavoro non soggetti a procedure concorsuali di cui all’art.1, comma 2, D.Lgvo n.80/92 (che regola l’intervento del Fondo di garanzia dell’I.N.P.S. per il pagamento dei crediti di lavoro non corrisposti), devono ritenersi ricompresi anche quegli imprenditori per i quali non si possa far luogo alla dichiarazione di fallimento perchè l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare è inferiore ad euro trentamila (art. 15, comma 9, legge fallimentare). (Alessandro Gnani) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 08 Marzo 2011.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Adozione di provvedimenti cautelari o conservativi - Atipicità - Misure a carattere conservativo, inibitorio, anticipatorio, innovativo - Criticità delle misure anticipatorie di effetti diversi da quelli prodotti dalla sentenza di fallimento - Misure sospensive di azioni esecutive individuali - Ammissibilità - Condizioni..
Alla espressione “provvedimenti cautelari o conservativi” contenuta nell'art. 15, comma 8, legge fallimentare, sembrerebbe potersi riconoscere una connotazione tipologica di largo spettro, correlata alla riconosciuta atipicità delle misure cautelari di stampo prefallimentare, prevedendosi, accanto a misure di carattere tradizionalmente conservativo (sequestro conservativo o giudiziario), anche misure di carattere inibitorio (impedimento di atti dispositivi diretti ad alterare la par condicio creditorum o l’ordine di sospensione di pagamenti impartito sia al debitore fallendo che al terzo pignorato nell’espropriazione presso terzi), di carattere anticipatorio (sospensione di azioni esecutive in corso o del compimento di specifici atti esecutivi o sequestro giudiziario del ramo di azienda affittato a terzi nei sei mesi antecedenti il deposito del ricorso per dichiarazione di fallimento), e persino di carattere innovativo, in quanto esplicanti effetti addirittura ultronei (come la revoca degli amministratori e la sostituzione con amministratori giudiziali) rispetto a quelli consegnati alla dichiarazione di fallimento, non destinata ex sé ad incidere sulla governance dell’impresa. Premesso che tra tutte le categorie tipologiche sopra enunciate solo l’ultima potrebbe tradire la vocazione di strumentalità propria di queste misure cautelari atipiche, essendo stata revocata in dubbio la possibilità di ottenere, in via anticipatoria, effetti giuridici diversi da quelli che conseguirebbero alla decisione di merito (la sentenza di fallimento), deve, invece, ritenersi possibile l’adozione di misure sospensive di azioni esecutive individuali, la cui valutazione di ammissibilità deve condursi partendo dall’obbiettivo che esse perseguono costituito dalla “tutela del patrimonio o dell’impresa”, intesa come impedimento di una potenziale disgregazione aziendale o patrimoniale dell’imprenditore, e dalla provvisorietà (o non ultrattività) loro attribuita dal legislatore che ne ha limitato l’efficacia alla durata del procedimento per dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 03 Marzo 2011.


Fallimento - Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Notifica del ricorso e del decreto di convocazione - Termine dilatorio di quindici giorni rispetto all'udienza camerale - Giorni liberi o meno – Ritiro dell'atto da parte del notificando - Scadenza il sabato e sua considerazione come festivo, ai fini della proroga - Rimessione della questione alle sezioni unite..
In sede di esame del ricorso avverso la sentenza della corte d’appello di revoca del fallimento, pronunciata per omesso rispetto del termine di quindici giorni - fissato dall’art. 15, comma 3, legge fallim. e nella specie altresì indicato dal tribunale - che deve intercorrere tra la notifica del ricorso e del decreto, da un lato, e l’udienza camerale, dall’altro, la questione circa la natura, se perentoria od ordinatoria, di detto termine, è stata rimessa all’esame delle Sezioni Unite, avuto riguardo al dubbio sul carattere di liberi o meno dei predetti giorni e sulla proroga o meno della scadenza del periodo, ai fini del ritiro dell’atto da parte del notificando, se ricadente in giorno di sabato quale eventualmente festivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011, n. 5144.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Mancato raggiungimento delle soglie dimensionali - Onere incombente sull'imprenditore del quale viene chiesto il fallimento..
Nel procedimento per dichiarazione di fallimento grava sull'imprenditore del quale il fallimento viene chiesto l'onere di mostrare il mancato raggiungimento delle soglie dimensionali di cui all'articolo 1, legge fallimentare, senza che alcun contrario onere, anche di sola allegazione (peraltro assolto con la stessa presentazione dell'istanza di fallimento), possa ritenersi gravante sul creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 01 Marzo 2011.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese - Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Ammissibilità.

Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Richiesta formulata dal debitore - Ammissibilità.

Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese - Fumus boni iuris - Finalità di conservazione del patrimonio dell'impresa mediante prosecuzione dell'attività - Predisposizione di un piano di risanamento ex articolo 182 bis l.f..

Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Contenuto - Inibitoria delle azioni esecutive individuali - Esclusione - Nomina di amministratore giudiziario con potere di gestione ordinaria e straordinaria - Finalità di conservazione del patrimonio aziendale.
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La nozione dei provvedimenti cautelari previsti dall'articolo 15, comma 8, legge fallimentare, è compatibile con la disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, stante la stretta connessione tra detta procedura concorsuale e il fallimento e l'esigenza, comune ad entrambe le procedure, di impedire condotte di distrazione o dissipazione del patrimonio aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I provvedimenti cautelari di cui all'articolo 15, comma 8, legge fallimentare possono essere richiesti anche dal debitore, il quale è tenuto a salvaguardare la garanzia patrimoniale a tutela del soddisfacimento dei propri creditori e a non ritardare il fallimento nel caso di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fumus boni iuris per la concessione dei provvedimenti cautelari di cui all'articolo 15, comma 8, legge fall. nell'ambito della procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi deve essere valutato con riferimento al carattere non irreversibile della crisi e nella finalità perseguita da detta procedura di conservazione del patrimonio produttivo dell'impresa insolvente mediante la prosecuzione, la riattivazione e la riconversione dell'attività imprenditoriale. Il fumus può pertanto essere ravvisato nella oggettiva situazione di tensione finanziaria e nella predisposizione di un piano di risanamento dell'impresa mediante la procedura di cui all'articolo 182 bis, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il contenuto dei provvedimenti cautelari di cui all'articolo 15, comma 8, legge fall., non delineato dal legislatore, deve essere determinato in modo coerente alla funzione attribuita tali a provvedimenti, che è quella di garantire la conservazione del patrimonio del debitore in vista della dichiarazione di insolvenza. In quest'ottica, non può essere disposta l'inibitoria delle azioni esecutive e cautelari di carattere individuale, misura, questa, che si sostanzia in una anticipazione degli effetti della dichiarazione di fallimento o degli effetti ricollegati all'attuazione di determinati incombenti stabiliti dalla legge (articoli 168 e 182 bis, legge fallimentare) qualora gli stessi non risultino ancora eseguiti neppure nella forma provvisoria di cui all'articolo 182 bis, comma 6, legge fallimentare, e ciò tenuto anche conto del fatto che la inibitoria in questione sacrificherebbe eccessivamente i diritti dei creditori che verrebbero ad essere privati del proprio diritto di azione. Nell'ambito di tali misure cautelari, potrà invece essere adottato un provvedimento con contenuto analogo a quello previsto dall'articolo 2409 c.c., avente natura cautelare provvisoria, che preveda la nomina di un amministratore giudiziale con il compito di salvaguardare i valori aziendali nell'interesse dei creditori fino alla conclusione dell'eventuale procedimento ex articolo 182 bis, legge fallimentare, o della dichiarazione di insolvenza. La nomina dell'amministratore giudiziale dovrà essere preceduta dalla sospensione del corrispondente potere dell'organo amministrativo, potere che non potranno essere limitato alle attività connesse alla realizzazione del piano di ristrutturazione ed alle operazioni all'uopo necessarie, ma che, tenuto conto anche del possibile diverso esito del procedimento verso la dichiarazione di insolvenza, in funzione della quali provvedimenti cautelari devono ritenersi ammissibile, dovranno estendersi alla gestione ed amministrazione ordinaria e straordinaria con la finalità di conservare l'integrità del patrimonio aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 04 Febbraio 2011.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Accertamento del tribunale - Valutazione della fondatezza delle contestazioni mosse dal debitore alle ragioni dei creditori - Esclusione.
Nel nuovo procedimento prefallimentare si deve escludere che rientri nei poteri del tribunale quello di valutare la fondatezza nel merito della contestazioni mosse dal debitore alle ragioni di propri creditori, posto che in sede prefallimentare la valutazione espressa dal tribunale si risolverebbe in un giudizio prognostico sull’esito della lite, espresso peraltro allo stato degli atti esistenti al momento della decisione sull’istanza di fallimento e dunque privo della necessaria completezza delle ragioni difensive delle parti e degli elementi di prova fondanti la decisione sull’esistenza del credito; giudizio che, conseguentemente, risulterebbe caratterizzato da un ampio margine di discrezionalità. (Barnaby Dosi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Gennaio 2011.


Dichiarazione di fallimento - Presupposti - Mancato pagamento di un credito contestato - Rilevanza - Volontaria inadempienza.
Il mancato pagamento di un credito contestato non è ex sé indice dello stato di dissesto, atteso che l’imprenditore che non adempie al pagamento di un credito contestato non può essere considerato insolvente, in quanto il pagamento è da ricollegarsi ad una volontaria inadempienza e non ad una impotenza patrimoniale. (Barnaby Dosi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Gennaio 2011.


Ricorso per dichiarazione di fallimento – Assistenza tecnica del difensore – Necessità..
Deve ritenersi inammissibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento sottoscritto senza l'assistenza tecnica di un difensore, tenuto conto dei vari richiami operati dall'art.15 l.f. ad atti - quali il deposito di memorie e la formulazione di istanze istruttorie - che sottendono alla presenza di un difensore e valutato che l'art.22 l.f. consente di ritenere che nel procedimento possano essere liquidate le spese di lite. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 27 Gennaio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento giudiziario - In genere - Procedimento - Istanza del commissario liquidatore - Legittimati al contraddittorio ex artt. 195 e 15 legge fallim. - Soggetti investiti della legale rappresentanza alla data dell'insolvenza - Poteri processuali del commissario governativo - Configurabilità - Conseguenze - Fattispecie..
Nel procedimento per la dichiarazione dello stato di insolvenza di una società, su richiesta, ai sensi dell'art. 202 legge fallim., del commissario liquidatore della liquidazione coatta amministrativa, il contraddittorio, per l'esercizio del diritto di difesa, deve essere instaurato, ex artt.195 e 15 legge fallim., nei confronti dell'organo che aveva la rappresentanza legale dell'ente stesso alla data cui si fa risalire detta insolvenza, nella specie dichiarata avendo riguardo al momento della messa in liquidazione della società; ne consegue che, in caso di previo commissariamento governativo, legittimato al contraddittorio è solo il commissario governativo alla predetta epoca investito della carica, la quale comprende, di regola, tra i poteri di gestione ordinaria, le medesime prerogative degli amministratori, ivi inclusa la piena rappresentanza processuale. (Affermando detto principio, la S.C. ha escluso la necessità di convocazione altresì dell'ultimo legale rappresentante della società prima del suo commissariamento, nonchè del commissario governativo che aveva preceduto, nella carica, quello in essere all'epoca della riferita insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2010, n. 24547.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento giudiziario - In genere - Procedimento - Istanza del commissario liquidatore - Legittimati al contraddittorio ex artt. 195 e 15 legge fallim. - Soggetti investiti della legale rappresentanza alla data dell'insolvenza - Poteri processuali del commissario governativo - Configurabilità - Conseguenze - Fattispecie. .
Nel procedimento per la dichiarazione dello stato di insolvenza di una società, su richiesta, ai sensi dell'art. 202 legge fallim., del commissario liquidatore della liquidazione coatta amministrativa, il contraddittorio, per l'esercizio del diritto di difesa, deve essere instaurato, ex artt. 195 e 15 legge fallim., nei confronti dell'organo che aveva la rappresentanza legale dell'ente stesso alla data cui si fa risalire detta insolvenza, nella specie dichiarata avendo riguardo al momento della messa in liquidazione della società; ne consegue che, in caso di previo commissariamento governativo, legittimato al contraddittorio è solo il commissario governativo alla predetta epoca investito della carica, la quale comprende, di regola, tra i poteri di gestione ordinaria, le medesime prerogative degli amministratori, ivi inclusa la piena rappresentanza processuale. (Affermando detto principio, la S.C. ha escluso la necessità di convocazione altresì dell'ultimo legale rappresentante della società prima del suo commissariamento, nonchè del commissario governativo che aveva preceduto, nella carica, quello in essere all'epoca della riferita insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2010, n. 22547.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Potere officioso di indagine del tribunale - Ratio..
Nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, l'organo giudicante ha un ampio potere di indagine officioso, il cui prudente e consapevole uso è di per se strumento idoneo ad evitare la possibilità che siano dichiarati fallimenti che, date le caratteristiche del debitore, sarebbero ingiustificati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 18 Novembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Società inserita in un gruppo di società collegate o controllate da un'unica società "holding" - Accertamento dell'insolvenza - Criterio dell'autonomia delle situazioni di ciascuna società - Configurabilità - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - In genere - Contraddittorio - Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e dei suoi soci illimitatamente responsabili - Oggetto delle contestazioni - Esistenza della società, partecipazione ad essa e stato di insolvenza della società - Sufficienza - Modalità operative della società ovvero sussistenza di altri soci - Necessità di contestazione - Esclusione - Fondamento.
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Ai fini della dichiarazione di fallimento di una società, che sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate ovvero controllate da un'unica società "holding", l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, poichè, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti. (massima ufficiale)

In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di fatto e dei suoi soci illimitatamente responsabili, l'attuazione del diritto di difesa posto dall'art. 15 legge fall. richiede che l'instaurazione del contraddittorio coinvolga i presupposti essenziali della dichiarazione stessa ed abbia carattere preventivo rispetto alla pronuncia, essendo sufficiente che ai predetti soci sia contestata l'esistenza della società, la loro partecipazione ad essa e lo stato di insolvenza della società; non è invece indispensabile che sia anche contestato loro il modo con cui la società ha in concreto operato, nè l'eventuale sussistenza di altri soci. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 18 Novembre 2010, n. 23344.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Sussistenza dei parametri di fallibilità - Onere della prova gravante sul debitore - Produzione dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi - Necessità..
Non potendo il tribunale fondare il proprio giudizio su dati fiscali non ufficiali, in quanto non prodotti ai competenti uffici tributari, si deve ritenere che i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi costituiscano la base documentale imprescindibile per la dimostrazione che il debitore ha l'onere di fornire al fine di sottrarsi alla dichiarazione di fallimento, sicchè la loro mancata produzione non può che risolversi in danno del debitore stesso, a meno che la prova dell'inammissibilità del fallimento non possa desumersi da documenti altrettanto significativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 11 Novembre 2010.


Dichiarazione di fallimento - Esistenza di debiti scaduti e non pagati per un ammontare superiore ad euro 30.000 - Rilevabilità d'ufficio..
La sussistenza del requisito indicato dall'articolo 15, comma 9, legge fallimentare, relativo alla esistenza di debiti scaduti e non pagati per un ammontare superiore ad euro 30.000, costituisce un'eccezione in senso lato rilevabile d'ufficio dal giudice del procedimento per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 11 Novembre 2010.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pronuncia sulle spese - Necessità - Fallimento richiesto dal debitore o dal pubblico ministero - Esclusione..
Nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, la necessità di una pronuncia sulle spese deriva sia dall'articolo 22, comma 2, seconda parte, legge fallimentare, secondo il quale il debitore non può chiedere in separato giudizio la condanna del creditore istante alla rifusione delle spese ovvero al risarcimento del danno da responsabilità aggravata ex articolo 96, c.p.c., sia dalla natura del procedimento prefallimentare, che la corte di cassazione ha definito a cognizione piena è non sommaria, con parti contrapposte e caratterizzato da un procedimento minuziosamente disegnato quanto al contraddittorio ed al diritto di difesa, fermo restando che non si deve far luogo alla pronuncia sulle spese quando la richiesta del fallimento proviene dal debitore o dal pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 11 Novembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Termine per la dichiarazione di fallimento - Art. 10 legge fall. - Legittimazione a contraddire nel procedimento - Spettanza - Al liquidatore sociale - Fondamento.

Società - Di capitali - Società per azioni - Scioglimento - Liquidazione - Liquidatori - Cancellazione della società - In genere - Art. 2495 cod. civ., come modificato dal d.lgs. n. 6 del 2003 - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetti - Estinzione immediata della società - Configurabilità - Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Contraddittorio - Con il liquidatore sociale - Necessità - Conseguenze - Legittimazione a reclamare la sentenza di fallimento - Sussistenza - Fattispecie.
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In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art.2495 cod. civ. (novellato dal d.lgs. n. 6 del 2003), nondimeno entro il termine di un anno da tale evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10 legge fall., che la società sia dichiarata fallita se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento, tenuto conto che, in generale, tale mezzo di impugnazione è esperibile, ex art. 18 legge fall., da parte di chiunque vi abbia interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22547.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Notificazione del ricorso e del decreto di convocazione - Necessità - Negligenza nella condotta del debitore irreperibile - Rilevanza - Esclusione - Formalità - Notificazione - Derogabilità - Presupposti. .
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'avvenuta procedimentalizzazione del giudizio e delle attività di trattazione ed istruttoria, a seguito della riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 e del d.lgs. n. 169 del 2007, implica che la notificazione al debitore del ricorso e del decreto di convocazione all'udienza (come previsto dalla nuova formulazione dell'art. 15, terzo comma, legge fall.) sia la regola anche quando il debitore si sia sottratto volontariamente o per colpevole negligenza al procedimento, rendendosi irreperibile; il quinto comma dell'articolo citato permette tuttavia, con una previsione analoga a quella di cui all'art. 151 cod. proc. civ., che il presidente del tribunale, in sede di abbreviazione dei termini per la notifica e per le memorie, possa disporre che il ricorso ed il decreto predetti, se ricorrono particolari ragioni di urgenza, siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità non indispensabile alla conoscibilità degli stessi. Ne consegue che è valida la comunicazione al debitore del decreto di convocazione avvenuta, come ordinato con specifico provvedimento del presidente del tribunale, per il tramite di un ufficiale di polizia giudiziaria, e non nelle forme della notifica di cui agli artt. 136 e s. cod. proc. civ.. (massima ufficiale)  Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2010, n. 22151.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Applicazione delle norme di tutela delle vittime delle richieste di estorsione e dell'usura - Ammissibilità - Sospensione della pronuncia di fallimento per il periodo di 300 giorni - Valutazione discrezionale del giudice della procedura - Proroga della sospensione - Inammissibilità..
La legge numero 44 del 1999, concernente il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura, è applicabile in via analogica anche alle cause fallimentari, nell'ambito delle quali potrà essere disposta una proroga di trecento giorni al fine di impedire temporaneamente la pronuncia della dichiarazione di fallimento. L'applicazione della norma non è automatica né vincolata al parere del Prefetto, ma rimessa alla valutazione discrezionale del giudice della procedura; inoltre, in ragione della natura eccezionale della disposizione, la sospensione non potrà essere prorogata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 20 Settembre 2010.


Istanza di fallimento - Ricorso del creditore - Rinunzia - Ammissibilità - Fondamento - Istanza di fallimento - Accettazione del debitore - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
La rinuncia all'istanza di fallimento non richiede alcuna forma di accettazione del debitore, atteso che il ricorso del creditore persegue un interesse autonomo rivolto esclusivamente alla tutela privatistica del proprio diritto di credito così come risulta confermato anche dalla esclusione della dichiarazione d'ufficio del fallimento ai sensi dell'art. 6 nella nuova formulazione introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006. (Nella fattispecie, nel provvedimento impugnato era stata affermata la validità di una rinuncia tacita, effettuata mediante la mancata comparizione del creditore all'udienza successiva a quella in cui era stato accettato il pagamento del credito mediante assegni "salvo buon fine"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18620.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - In genere - Istruzione probatoria - Poteri d'indagine officiosa spettanti al tribunale - Discrezionalità - Oggetto - Limitazione ai fatti dedotti dalle parti quali allegazioni difensive - Necessità - Fondamento - Condizioni - Fattispecie regolata dal d.lgs. n. 169 del 2007..
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'art. 1, secondo comma, legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pone a carico del debitore l'onere di provare di essere esente dal fallimento, così gravandolo della dimostrazione del non superamento congiunto dei parametri ivi prescritti, mentre il potere di indagine officiosa è residuato in capo al tribunale, pur dopo l'abrogazione dell'iniziativa d'ufficio e tenuto conto dell'esigenza di evitare la pronuncia di fallimenti ingiustificati, potendo il giudice tuttora assumere informazioni urgenti, ex art. 15, quarto comma, legge fall., utilizzare i dati dei ricavi lordi in qualunque modo essi risultino e dunque a prescindere dalle allegazioni del debitore, ex art. 1, secondo comma, lettera b), legge fall., assumere mezzi di prova officiosi ritenuti necessari nel giudizio di impugnazione ex art. 18 legge fall.; tale ruolo di supplenza, volgendo a colmare le lacune delle parti, è però necessariamente limitato ai fatti da esse dedotti quali allegazioni difensive ma non è rimesso a presupposti vincolanti, richiedendo una valutazione del giudice di merito competente circa l'incompletezza del materiale probatorio, l'individuazione di quello utile alla definizione del procedimento, nonchè la sua concreta acquisibilità e rilevanza decisoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17281.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Notificazione del ricorso e del decreto di convocazione - Inosservanza del termine dilatorio ex art. 15, terzo comma, della legge fall. e mancata espressa abbreviazione ex art. 15, quinto comma, legge fall. - Conseguenze - Nullità della "vocatio in ius" - Automaticità - Esclusione - Condizioni - Partecipazione all'udienza del debitore - Sanatoria della nullità - Configurabilità - Fondamento. .
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, il mancato rispetto del termine di quindici giorni che deve intercorrere tra la data di notifica del decreto di convocazione del debitore e la data dell'udienza (come previsto dalla nuova formulazione dell'art. 15, terzo comma, legge fall.) e la sua mancata abbreviazione nelle forme rituali del decreto motivato sottoscritto dal Presidente del Tribunale, previste dall'art. 15, quinto comma, legge fallimentare, costituiscono cause di nullità astrattamente integranti la violazione del diritto di difesa, ma non determinano - ai sensi dell'art. 156 cod. proc. civ., per il generale principio di raggiungimento dello scopo dell'atto - la nullità del decreto di convocazione se, il debitore abbia attivamente partecipato all'udienza, rendendo dichiarazioni in merito alle istanze di fallimento, senza formulare, in tale sede, rilievi o riserve in ordine alla ristrettezza del termine concessogli, né fornendo specifiche indicazioni del pregiudizio eventualmente determinatosi, sul piano probatorio, in ragione del minor tempo disponibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2010, n. 16757.


Fallimento e concordato preventivo – Contemporanea pendenza dei due procedimenti – Presentazione di una nuova proposta di concordato – Previa decisione delle istanze di fallimento – Necessità. (29/06/2010).
In caso di contemporanea pendenza del procedimento di concordato preventivo e di quello per dichiarazione di fallimento, qualora la proposta di concordato venga respinta, il tribunale potrà procedere all’esame di una eventuale nuova proposta di concordato solo dopo aver deciso sull’istanza di fallimento già presentata e su quelle eventualmente sopraggiunte; depone in tale senso la struttura del procedimento previsto dagli artt. 162, comma 2, 179 e 175 della legge fallimentare, con particolare riferimento alla disposizione che non consente la modifica della proposta di concordato dopo che abbia avuto luogo l’adunanza dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 18 Giugno 2010, n. 0.


Fallimento – Imprese soggette – In genere – Requisiti dimensionali dell’imprenditore – Onere della prova – Qualità di piccolo imprenditore ex art. 2083 Cod. Civ. – Irrilevanza. (05/10/2010).
La Corte ha precisato che, secondo il principio di c.d. prossimità della prova, è onere del debitore provare di essere esente dal fallimento e che oggi la figura dell’imprenditore fallibile è affidata a parametri soggettivi, restando indifferente la qualifica di piccolo imprenditore di cui all’art. 2083 cod. civ. Inoltre, ha evidenziato che ciò non esclude, ai sensi dell’art. 15, comma 6, legge fall., la verifica officiosa dei requisiti da parte del tribunale fallimentare, il quale può assumere informazioni, utili al completamento del bagaglio istruttorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, 28 Maggio 2010, n. 13086.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - In genere - Onere della prova a carico del creditore - Limiti - Poteri officiosi di indagine del tribunale - Sussistenza - Fondamento.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, l'onere, posto a carico del creditore, di provare la sussistenza del proprio credito e la qualità di imprenditore in capo al debitore, non esclude, ai sensi dell'art. 15 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, la sussistenza di spazi residuati di verifica officiosa da parte del tribunale, che può assumere informazioni urgenti, utili al completamento del bagaglio istruttorio e non esclusivamente strumentali all'adozione di un'eventuale misura cautelare, in quanto il procedimento, pur essendo espressione di giurisdizione oggettiva perché incide su diritti soggettivi, consacrando il potere dispositivo delle parti, nel contempo tutela interessi di carattere generale ed ha attenuato, ma senza eliminarlo, il suo carattere inquisitorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2010.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi – Nomina di custode giudiziario cui sottoporre le decisioni a carattere straordinario – Fumus boni juris – Fattispecie. (31/08/2010).
Nell'ambito dei provvedimenti cautelari o conservativi previsti dall'articolo 15, comma 8, legge fallimentare, il tribunale può provvedere alla nomina di un custode giudiziario dell'impresa da affiancare all'amministratore della medesima ed al quale dovranno essere sottoposte tutte le decisioni di straordinaria amministrazione sino alla conclusione del procedimento per dichiarazione di fallimento. (Nel caso di specie, il tribunale ha ravvisato la presenza del fumus boni juris negli atti a carattere distrattivo posti in dal legale rappresentante nell'ambito di altra procedura fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 10 Maggio 2010.


Dichiarazione di fallimento - Presupposti - Verifica della sussistenza di una ragione di credito - Titolo esecutivo - Necessità - Esclusione..
Il giudizio per la dichiarazione di fallimento non comporta un accertamento del diritto del creditore istante ma solo la verifica incidenter tantum della sussistenza di una ragione di credito, anche non assistita da titolo esecutivo, come presupposto per la legittimazione processuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 28 Aprile 2010.


Fallimento – Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Provvedimenti cautelari ex art. 15 l.f. – Dichiarazione di stato di insolvenza – Estinzione per assorbimento nella sentenza. (31/08/2010).
Il provvedimento cautelare pronunciato ex art. 15 l.f. nelle more del giudizio per la dichiarazione di stato di insolvenza, avente ad oggetto l’affitto d’azienda, deve considerarsi estinto  con la sentenza che dichiara lo stato di insolvenza a norma della legge 270/1999, in quanto naturalmente  assorbito dalla nomina del commissario giudiziale cui va affidata, in via esclusiva, la gestione dell’azienda. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Istanza del creditore – Requisiti di fallibilità – Onere della prova – Soddisfazione. (28/09/2010).
Ai fini dell’assolvimento dell’onere della prova in tema di dichiarazione di fallimento è sufficiente che il creditore istante alleghi e dimostri che il resistente sia un imprenditore commerciale e che il debito scaduto superi la soglia di Euro  30.000,00. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Contemporanea pendenza di ricorso per dichiarazione di fallimento – Decisione preliminare sulla domanda di concordato – Necessità. (22/06/2010).
In caso di contemporanea pendenza della procedura di concordato preventivo e di quella per dichiarazione di fallimento, il tribunale è tenuto a pronunziarsi prima sulla domanda di concordato e ciò indipendentemente dal fatto che questa sia stata proposta prima o dopo la richiesta di fallimento e il fallimento potrà essere dichiarato solo dopo che sia stata respinta la domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Contemporanea pendenza di ricorso per dichiarazione di fallimento – Principio del contraddittorio – Applicazione anche nei confronti di tutte le parti interessate – Ultima difesa al debitore. (22/06/2010).
In caso di contemporanea pendenza della procedura di concordato preventivo e di quella per dichiarazione di fallimento, così come, ai sensi dell’art. 15, legge fallimentare, deve essere data al debitore la possibilità di difendersi in ordine alla sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 1 e 5, allo stesso modo dovrà essere concessa ai creditori istanti o al pubblico ministero la possibilità di interloquire sulla domanda di concordato per dedurne eventuali ragioni di inammissibilità; solo in tal modo potrà essere attuato - secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata (artt. 24 e 11 Cost.) - un pieno contraddittorio tra le parti che fanno valere contrapposte pretese, fermo restando che al debitore spetterà comunque l’ultima difesa prima della decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa – Revoca degli amministratori di società – Effetti e contenuto del provvedimento – Reclamo avverso la sentenza di fallimento. .
La revoca disposta in via cautelare dal tribunale, nel corso di un procedimento prefallimentare, di tutti gli amministratori della società reclamante – compreso il presidente del consiglio d’amministrazione, che di tale società ha la rappresentanza legale – possiede, in considerazione della sua essenziale provvisorietà e nonostante il nomen iuris attribuitole dal primo giudice, il contenuto e gli effetti di una sospensione, la quale cessa per effetto della sentenza di fallimento impugnata. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 31 Marzo 2010, n. 0.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza – Provvedimenti cautelari di cui all’art. 15 legge fall. – Applicabilità – Contenuto atipico – Fattispecie. (22/06/2010).
I provvedimenti conservativi che, in base all’art. 15, comma 8, legge fallimentare, sono adottabili a tutela del patrimonio o dell’impresa, possono essere pronunciati anche nell’ambito del procedimento volto a dichiarare l’insolvenza delle grandi imprese in crisi di cui al d.lgs. n. 270/1999. Detti provvedimenti, che possono anche essere emessi inaudita altera parte, hanno natura atipica ed il loro contenuto è rimesso alla discrezionalità del giudice al fine di poter rispondere nel modo più opportuno alle esigenze del caso specifico; sarà quindi possibile i) disporre il sequestro giudiziario dell’azienda con nomina di un custode e, ove necessario, conferire a questi il potere di compiere atti di competenza dell’organo amministrativo; ii) nominare un curatore speciale per atti urgenti; iii) inibire atti di gestione, sospendere gli amministratori in carica o nominare amministratori giudiziari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vibo Valentia, 19 Marzo 2010.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Audizione del debitore – Attività delegabile al giudice relatore – Legittimità. (20/07/2010).
Nell'ambito del giudizio per dichiarazione di fallimento, l’incombente relativo all'audizione delle parti può legittimamente essere delegato dal collegio al giudice relatore, senza che ciò comporti alcuna lesione del diritto alla difesa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 03 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Notificazione del ricorso e del decreto di convocazione - Inosservanza del termine dilatorio ex art. 15, terzo comma, della legge fall. - Conseguenze - Nullità della "vocatio in ius" - Dichiarazione da parte del giudice - Condizioni - Tempestiva deduzione ad opera della parte - Specificazione delle ragioni d'invalidità - Necessità - Omissione - Conseguenze - Sanatoria della nullità - Configurabilità..
La regola, dettata dall'art. 157 cod. proc. civ., secondo cui l'obbligo del giudice di esaminare l'eccezione di nullità relativa di un atto processuale presuppone che la medesima sia stata dedotta dalla parte, oltre che tempestivamente, con la specificazione delle ragioni d'invalidità, costituisce un principio generale, applicabile a tutti i processi speciali di cognizione, ivi compreso il procedimento per la dichiarazione di fallimento. Ne consegue che la nullità della "vocatio in ius" derivante dall'inosservanza del termine dilatorio di comparazione previsto dall'art. 15, terzo comma, della legge fall., resta sanata nel caso in cui il debitore non l'abbia specificamente dedotta nella memoria di costituzione, difendendosi nel merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2010, n. 1098.


Concordato preventivo – Revoca ex art. 173 legge fall. – Misure cautelari a tutela del patrimonio dell’impresa – Nomina di amministratore giudiziario – Ammissibilità. .
Nell’ambito del procedimento di revoca del concordato preventivo ex art. 173 legge fallimentare, allo scopo di evitare atti di distrazione del patrimonio o comunque tali da danneggiare i creditori o pregiudicare la par condicio dei medesimi, è possibile disporre la misura cautelare della nomina di un amministratore giudiziario che si sostituisca all’amministratore della società con poteri di ordinaria e, previa autorizzazione del tribunale, di straordinaria amministrazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 10 Dicembre 2009.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Misure cautelari – Anticipazione degli effetti di procedure diverse dal fallimento – Esclusione..
I provvedimenti cautelari o conservativi previsti dall’art. 15, comma 8, legge fallimentare hanno la funzione di assicurare la temporanea conservazione del patrimonio dell’impresa in vista del fallimento o del rigetto della relativa istanza e non possono essere utilizzati per anticipare gli effetti connessi alla instaurazione di procedure concorsuali diverse come quella di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 20 Novembre 2009, n. 0.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Misure cautelari – Finalità – Sospensione di procedura esecutiva – Esclusione – Esonero del terzo pignorato dall’obbligo di pagamento – Gestione del conto – Ammissibilità..
Il giudice del procedimento per dichiarazione di fallimento può adottare misure urgenti di carattere atipico al fine di tutelare la par condicio creditorum e di evitare l’ulteriore deterioramento delle condizioni economiche e finanziarie; in ipotesi di pignoramento presso terzi, detto giudice, non potendo disporre la sospensione della procedura esecutiva essendo tale provvedimento di competenza del giudice dell’esecuzione, può tuttavia esonerare temporaneamente il terzo dall’obbligo di pagamento in favore del creditore delle somme pignorate ed affidare la gestione del conto sul quale dette somme si trovano ad un organo terzo che proceda ai pagamenti essenziali per il funzionamento temporaneo dell’attività di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 20 Novembre 2009, n. 0.


Fallimento e concordato preventivo – Contemporanea pendenza dei due procedimenti – Principio della consecuzione della procedura concorsuale – Automatica conversione del concordato nel fallimento – Esclusione – Necessaria valutazione del vantaggio conseguibile dai creditori per effetto della procedura di concordato – Condizioni. (27/07/2010).
In seguito alle recenti riforme della legge fallimentare, che hanno modificato il presupposto oggettivo del concordato preventivo ed escluso la conversione automatica ed ufficiosa in fallimento nei casi di inammissibilità della proposta, di sopravvenuto accertamento di circostanze negative da parte del commissario giudiziale o di mancata approvazione o omologazione del concordato, può considerarsi ormai definitivamente tramontato il cosiddetto principio della consecuzione della procedura concorsuale, secondo cui il concordato preventivo si convertiva automaticamente e senza alcuna soluzione di continuità in fallimento. Da ciò consegue che la mera presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo non comporta sempre e comunque l'obbligo di dichiarare l'improcedibilità delle istanze di fallimento pendenti, dovendo infatti il tribunale, prima di accertare la regolarità formale della domanda di concordato e la sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 160 e 161, legge fallimentare, valutare se l'accoglimento della proposta comporterà un maggiore vantaggio per i creditori rispetto alla soluzione fallimentare: solo in questo caso potrà dichiarare l'improcedibilità delle istanze di fallimento ed accogliere la domande di ammissione alla procedura di concordato. Pertanto, quando il concordato si fonda sullo stato di insolvenza e la relativa domanda venga depositata nel corso dell'istruttoria prefallimentare o ad istruttoria chiusa, la prevalenza della procedura di concordato rispetto al fallimento è giustificata solo se la proposta concordataria è finalizzata a conseguire due, alternativi, obiettivi: (i) la conservazione imprenditoriale e la ripresa dell'attività produttiva, oppure (ii) il soddisfacimento dei creditori mediante un modello tipicamente liquidatorio che deve, però, sostanziarsi in un programma economicamente più vantaggioso rispetto a quello conseguibile con la liquidazione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 04 Novembre 2009.


Fallimento – Dichiarazione di fallimento – Procedimento – Audizione dell’imprenditore – Art. 15 della legge fall., nel testo riformato dal d.lgs. n. 5 del 2006 – Svolgimento secondo le modalità dei procedimenti in camera di consiglio – Instaurazione del contraddittorio – Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza – Necessità – Omessa notifica o mancato rispetto del termine – Conseguenze – Nullità del ricorso – Esclusione – Rinnovazione della notifica eseguita spontaneamente dalla parte – Efficacia sanante. (01/06/2010).
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, divenuto - per effetto delle modifiche all'art. 15 della legge fall. introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006, nel testo "ratione temporis" applicabile - un procedimento a cognizione piena, il rapporto cittadino-giudice si instaura con il deposito del ricorso, mentre la successiva fase, che si perfeziona con la notifica al convenuto del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza, è finalizzata esclusivamente all'instaurazione del contraddittorio: pertanto, in caso di omissione della notifica o mancato rispetto del termine assegnato per il suo compimento, non ne deriva, in difetto di espressa sanzione, la nullità del ricorso stesso, ma solo la necessità di assicurare l'effettiva instaurazione del contraddittorio, realizzabile mediante l'ordine di rinnovazione della notifica emesso dal giudice, in applicazione dell'art. 162, primo comma, cod. proc. civ., o mediante la costituzione spontanea del resistente, ovvero ancora, come nella specie, attraverso la rinnovazione della notifica eseguita spontaneamente dalla parte. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2009, n. 22926.


Accordi di ristrutturazione – Pendenza del procedimento per dichiarazione di fallimento – Pregiudizialità – Sussistenza..
Il procedimento di omologazione dell’accordo di ristrutturazione può essere riunito a quello per dichiarazione di fallimento in considerazione del rapporto di pregiudizialità che li lega, posto che l’attitudine dell’accordo al superamento dello stato di crisi potrebbe escludere il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Ottobre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Adozione di provvedimenti cautelari a tutela del patrimonio o dell’impresa ex art. 15 legge fallimentare – Applicazione analogica – Esclusione..
Il disposto dell’art. 15, comma 8, legge fallimentare, il quale consente al tribunale investito della richiesta di fallimento l’adozione di provvedimenti d’urgenza a tutela del patrimonio o dell’impresa, non è applicabile in via analogica al procedimento per concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 09 Ottobre 2009, n. 0.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Iniziativa del pubblico ministero – Segnalazione del giudice del procedimento per dichiarazione di fallimento – Ammissibilità..
Il venir meno della possibilità per il tribunale fallimentare di dichiarare d’ufficio il fallimento non esclude che il medesimo tribunale segnali al pubblico ministero l’eventuale sussistenza delle condizioni per la dichiarazione di fallimento, costituendo detta attività, in presenza di un quadro indiziario di decozione, un vero e proprio potere-dovere del giudice e ciò anche nel caso di intervenuta desistenza dell’unico creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 07 Ottobre 2009.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Desistenza dei creditori istanti – Pronuncia sulle spese di lite – Necessità..
Al procedimento per dichiarazione di fallimento deve ritenersi applicabile, in via analogica, l’art. 306 cod. proc. civ., con la conseguenza che a fronte della dichiarazione di desistenza dei creditori istanti il giudice, oltre a dichiarare l’estinzione del giudizio, deve pronunciarsi in ordine alla domanda di rifusione delle spese di lite in favore del resistente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 16 Settembre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - In genere - Omesso deposito del fondo per le spese di procedura - Conseguenze - Regime intermedio conseguente al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n.169 del 2007 - Dichiarazione di fallimento d'ufficio - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
In tema di concordato preventivo, quando il debitore non esegue il deposito delle somme necessarie allo svolgimento della procedura, ai sensi dell'art. 163, terzo comma, della legge fall. (nel testo, "ratione temporis" vigente, conseguente alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore all'ulteriore novella di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento d'ufficio, istituto la cui abrogazione è stata disposta, in via generale e con norma programmatica, dal citato d.lgs. n. 5 del 2006, che, modificando l'art. 6 della legge fall., ha tacitamente abrogato, per incompatibilità, le disposizioni di cui agli artt.162 e 163 della legge fall. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha anche negato che, nel predetto regime intermedio, la relazione del commissario giudiziale, che nella specie dava atto dell'omesso versamento del fondo spese da parte del debitore ammesso al concordato, potesse fungere da rituale istanza di fallimento dell'imprenditore, trattandosi di soggetto non legittimato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2009, n. 18236.


Ricorso per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa – Sospensione della vendita di beni pignorati – Ammissibilità. .
Nell’ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, è possibile disporre, ai sensi dell’art. 15, comma 8, legge fallimentare, la sospensione della vendita dei beni pignorati in una procedura esecutiva qualora appaia opportuno evitare la vendita di beni necessari alla prosecuzione dell’attività per consentire la presentazione di un piano che potrebbe facilitare l’accesso dei lavoratori agli ammortizzatori sociali ed appaia altresì opportuno preservare la par condicio creditorum in vista di un eventuale accertamento dello stato di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)(1) Tribunale Busto Arsizio, 28 Luglio 2009.


Amministrazione straordinaria – Apertura d’ufficio della procedura di estensione del fallimento alla controllante – Violazione dei principi di terzietà ed imparzialità del giudice – Esclusione – Questione di incostituzionalità – Manifesta infondatezza..
Deve ritenersi manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità della norma di cui all'art.3 D.Lgs 270/99 che consente (diversamente dall'attuale disciplina del fallimento) l'apertura d'ufficio della procedura di amministrazione straordinaria, per asserita violazione dell'art. 111 Cost., ossia per violazione dei principi di "terzietà" e imparzialità del giudice, qualora non vi sia stata un'apertura officiosa della procedura di amministrazione straordinaria ex art. 3 D.lgs 270/99, sulla base di una "notizia decoctionis" comunque acquisita, ma l'apertura della procedura c.d. "madre", nel cui ambito si inserisce l'estensione, sia avvenuta su ricorso di altra società del gruppo, ed il Tribunale, investito della prima procedura, si sia limitato ad instaurare d'ufficio la procedura di "estensione" alla controllante, alla luce delle risultanze della relazione del Commissario Giudiziale, così utilizzando uno strumento previsto dalla legge in funzione del perseguimento dell'interesse della procedura "madre". (fg) Tribunale Udine, 09 Luglio 2009.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Provvedimenti cautelari – Tutela del patrimonio dell’impresa e della sua capacità produttiva – Revoca dei componenti del consiglio di amministrazione – Nomina di amministratore con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione – Ammissibilità..
I provvedimenti cautelari o conservativi che il tribunale può adottare ai sensi dell’art. 15, comma 8, legge fallimentare possono avere il contenuto più vario e consistere nella revoca dei componenti del consiglio di amministrazione della società della quale è chiesta la dichiarazione di fallimento e nella nomina di un amministratore con funzione di conservazione dell’integrità del patrimonio aziendale e della capacità produttiva dell’impresa, con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 23 Giugno 2009.


Fallimento e procedure concorsuali - Istanza di fallimento – Desistenza del creditore ricorrente – Segnalazione dell’insolvenza al P.M. da parte del giudice - Inammissibilità..
Il tribunale investito di un’istanza di fallimento non può procedere alla segnalazione dell’insolvenza del debitore al Pubblico Ministero – parte del procedimento, ai sensi dell’art. 7 n. 2 legge fall. -, ponendosi tale iniziativa in contrasto con la posizione di imparzialità e terzietà che il giudice deve assumere e che perderebbe ove tale sollecitazione si traducesse nella richiesta di fallimento del medesimo Pubblico Ministero; ne consegue che, in caso di rinuncia del creditore all’istanza presentata, l’abrogazione dell’iniziativa d’ufficio, disposta dal d.lgs. n. 5 del 2006 ed estesa a tutti gli istituti concorsuali dal d.lgs. n. 169 del 2007, comporta l’estinzione del procedimento, divenuto a pieno titolo processo di parti. (fonte: CED – Corte di Cassazione). Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4632.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari e conservativi a tutela dell’impresa e del patrimonio – Competenza – Natura – Presupposti..
I provvedimenti cautelari o conservativi che, ad istanza di parte, il tribunale può adottare a tutela dell’impresa debitrice o del suo patrimonio nell’ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, sono di competenza del collegio e sono riconducibili, quanto ai presupposti per la loro emanazione, ai provvedimenti cautelari di natura atipica regolati dall’art. 700 cod. proc. civ.; ne  consegue che essi si devono fondare sui requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora consistenti, il primo, nella verosimile fondatezza della domanda in base agli elementi di diritto e di fatto che vengono rappresentati ed il secondo nella possibilità che, per il tempo necessario ad istruire la richiesta di fallimento e giungere all’emissione della sentenza, appaia verosimile la lesione della par condicio creditorum. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Febbraio 2009, n. 0.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari e conservativi ex art. 15, comma 8, cod. proc. civ. –Reclamabilità – Esclusione..
I provvedimenti cautelari o conservativi di cui all’art. 15, comma ottavo, legge fall. pur essendo riconducibili, quanto a presupposti, ai procedimenti cautelari di cui all’art. 700 cod. proc. civ., non sono tuttavia assoggettabili a reclamo e ciò in considerazione del fatto che la loro efficacia interinale è limitata alla durata dell’istruttoria prefallimentare, di gran lunga ridotta rispetto a quella di un giudizio ordinario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Febbraio 2009, n. 0.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari e conservativi ex art. 15, comma 8, cod. proc. civ. – Natura – Contenuto..
I provvedimenti interinali di cui all’art. 15, comma ottavo, legge fall., la cui natura può considerarsi affine al procedimento disciplinato dall’art. 2409 cod. civ., possono avere il contenuto più vario, che può dal tribunale essere modulato in base alle esigenze. Essi potranno, quindi, variare dal sequestro conservativo dei beni del debitore o dell’azienda, a provvedimenti più incisivi e meno invasivi nei confronti della vita imprenditoriale, come la sostituzione dell’imprenditore con un amministratore di tipo giudiziale o l’affiancamento dell’imprenditore con un custode, cui ogni decisione di straordinaria amministrazione debba essere sottoposta per l’approvazione; potranno altresì consistere nella semplice inibizione di compiere atti di straordinaria amministrazione, sino a comportare la necessità per l’imprenditore di munirsi dell’autorizzazione del tribunale per compiere determinate attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Febbraio 2009, n. 0.


Dichiarazione di fallimento – Procedimento – Accertamento dello stato di insolvenza – Nomina di consulente tecnico d’ufficio – Ammissibilità..
Nell’ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, il giudice relatore può disporre una consulenza tecnica d’ufficio volta ad accertare l’effettiva sussistenza dello stato di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 04 Febbraio 2009.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio dell’impresa insolvente – Nomina di un amministratore giudiziario delle società che hanno spogliato il patrimonio – Ammissibilità..
Poiché l'art. 15 della legge fallimentare consente l'adozione di provvedimenti cautelari di qualsiasi natura (anche atipici), in analogia a quanto previsto dalla normativa in materia di società, appare anche possibile nominare un amministratore giudiziario delle società attraverso le quali, nell'imminenza del fallimento sono stati posti in essere una serie di atti volti a spogliare il patrimonio della società e dei soci in danno dei creditori. Tribunale Udine, 11 Luglio 2008.


Fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Desistenza del creditore istante - Iniziativa istruttoria officiosa del tribunale - Rinnovazione dell'audizione - Necessità - Esclusione - Limiti - Fattispecie anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006.
In tema di procedimento officioso per la dichiarazione di fallimento, allorchè il debitore sia stato già sentito dal tribunale a norma dell'art. 15 legge fall., ove alla desistenza dal ricorso dell'unico creditore ricorrente segua un'iniziativa istruttoria del tribunale volta alla ricerca di prove sugli elementi della fallibilità, non occorre rinnovare la convocazione nè comunicare tali provvedimenti, essendo sufficiente, ai fini della tutela del diritto di difesa, che il debitore sia già stato posto nella condizione di chiarire tempestivamente al giudice ogni elemento utile per valutare la sua situazione e restando a suo carico l'onere di seguire gli sviluppi del procedimento; ne consegue che, in una fattispecie regolata dall'art. 6 legge fall. ed anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 (con il quale è venuto meno il potere d'ufficio del tribunale nell'iniziare il predetto procedimento), va confermata la sentenza che non ha disposto l'ulteriore convocazione del debitore per una nuova emergenza processuale, non avendo essa evidenziato fatti significativi, in relazione ai presupposti della fallibilità soggettivi ed oggettivi, positivi e negativi, posteriori all'inizio dell'unica istruttoria e sconosciuti al debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2008, n. 6191.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Notifica del ricorso al legale rappresentante – Nullità – Omesso avviso del deposito del piego presso l’ufficio postale..
Deve essere dichiarata la nullità della notifica del ricorso per dichiarazione di fallimento - e quindi della sentenza dichiarativa - qualora la notifica, non riuscita alla sede della società, venga effettuata al legale rappresentante della stessa ma al numero civico errato e per di più mediante deposito del plico presso l’ufficio postale omettendo l’invio della raccomandata con avviso di ricevimento con al quale si da avviso al destinatario del compimento delle formalità eseguite e del deposito del piego. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Settembre 2007.


Fallimento – Notificazione del ricorso e del decreto di convocazione – Competenza dell’ufficiale giudiziario – Sussistenza – Violazione – Inesistenza..
Il termine “notificazione” di cui al terzo comma dell’art. 15 della legge fallimentare deve essere inteso in senso giuridico di notificazione effettuata per il tramite di ufficiale giudiziario. Pertanto, ove tale formalità venga eseguita da soggetti diversi (nella specie ufficiali di PG) la stessa è inesistente e comporta la nullità di tutti gli atti del procedimento e della relativa sentenza di fallimento nonchè la rimessione degli atti al primo giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Maggio 2007.


Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - In genere - Previa comparizione del debitore - Necessità - Notificazione della convocazione in camera di consiglio - Presso domicilio eletto in sede di istruttoria prefallimentare - Esclusione - Fondamento.
Il decreto di chiusura del fallimento produce le conseguenze previste dall'art. 120 legge fall., e cioè la cessazione degli effetti dinamici del procedimento concorsuale, collegati in modo diretto alla sua pendenza, oltre a quelli strumentali. La nomina del difensore e la domiciliazione presso di esso effettuate in sede di istruttoria prefallimentare dall'imprenditore poi fallito e successivamente ritornato "in bonis " a seguito di chiusura della procedura hanno una valenza endoconcorsuale e non possono estendersi al caso, meramente ipotetico, di riapertura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Dicembre 2006, n. 26688.


Ricorso di fallimento - Onere della prova a carico del creditore -  Contenuto..
Gli accertamenti previsti dall’art. 15 l.f. nel testo novellato possono essere disposti solo ove il creditore alleghi quantomeno un principio di prova in ordine alla sussistenza dello stato di insolvenza altrimenti la decisione verrebbe a fondarsi su fatti del tutto diversi rispetto a quelli dedotti con l’effetto di reintrodurre in modo surrettizio l’officiosità nella iniziativa del fallimento. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Novembre 2006.


Fallimento – Ricorso per dichiarazione di fallimento – Decreto di fissazione di udienza ex art. 15 l.f...
  Tribunale Mantova, 14 Settembre 2006.


Sentenza di riapertura - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Proponibilità - Censure di nullità del procedimento per omessa convocazione del debitore e degli altri soggetti tenuti a risentire gli effetti della riapertura - Ammissibilità - Fondamento - Idoneità della pronunzia di riapertura a pregiudicare la posizione del debitore rispetto al provvedimento di chiusura - Conseguenze - Convocazione del debitore - Necessità.
L'esplicita previsione di non impugnabilità della sentenza di riapertura del fallimento , contenuta nell'art. 121 della legge fallimentare, posta in relazione alla qualificazione formale dell'atto e alla sua idoneità a produrre in via definitiva, attesane la non revocabilità, riflessi pregiudizievoli per il debitore e per gli altri soggetti tenuti a risentirne gli effetti, rende ammissibile il ricorso straordinario contro la stessa, a norma dell'art. 111 Cost., derivando inoltre dalla detta idoneità pregiudizievole che i soggetti nei cui confronti la riapertura venga disposta debbano essere, pena la nullità del procedimento, preventivamente informati della relativa istanza e posti in condizione di esercitare il loro diritto di difesa mediante l'instaurazione del contraddittorio , non rilevando, in contrario, la mancanza di una espressa previsione normativa circa l'obbligatoria convocazione dei soggetti sopraindicati, tenuto conto per un verso delle indicazioni della giurisprudenza costituzionale riguardo agli articoli 15 e 147 della stessa legge fallimentare, e per altro verso, direttamente, del diritto di difesa garantito dall'art. 24 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Agosto 1997, n. 8172.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Previa convocazione - Per successive istanze da parte di altri creditori - Necessità - Esclusione.
Nel procedimento camerale e sommario che precede la dichiarazione di fallimento, una volta che il debitore sia stato informato dello avvio della procedura nei suoi confronti e sia stato posto in condizione di svolgere le sue difese, non è necessario che egli sia nuovamente convocato ed avvertito ogni qualvolta si aggiungano istanze di fallimento da parte di altri creditori, avendo egli l'Onere di seguire lo sviluppo della procedura e di assumere ogni opportuna iniziativa in ordine sia alle eventuali informazioni richieste d'ufficio dal tribunale sulle condizioni soggettive ed oggettive dell'impresa, sia alle eventuali ulteriori pretese creditorie inserite nel coacervo delle istanze e delle prove a suo carico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Agosto 1990, n. 7757.