Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 15 ∙ (Procedimento per la dichiarazione di fallimento)




Provvedimenti cautelari
In genere
Tutte le MassimeCassazione
Procedimento
Natura della domanda
Iniziativa ufficiosaIniziativa del pubblico ministeroSegnalazione di insolvenza al pubblico ministero

Procedimento
Delega al giudice delegatoLegittimazione del liquidatoreAstensione e ricusazione del giudiceRinvio d'ufficio dell'udienzaForma della richiesta di fallimentoPresentazione di successive richieste di fallimentoTermine di comparizioneAbbreviazione dei terminiSospensione feriale dei terminiErrata indicazione della data della udienzaInvito a depositare bilanci e situazione patrimoniale

Legittimazione
Litisconsorzio necessarioConvocazione dei soci illimitatamente responsabiliConnessione tra procedimentiDiritto di difesa e audizione del debitoreUdienza pubblicaAssistenza del difensore

Riassunzione del procedimento
Rinuncia alla richiesta di fallimentoPermanenza della richiesta di fallimentoDesistenza dalla richiesta di fallimentoQuestioni di competenzaRegolamento di competenza

Notificazioni e comunicazioni
Comunicazione del ricorso e del decreto di convocazione del debitore
Notifica e sanatoriaNotifica a mezzo PECNotifica mediante deposito presso la casa comunaleNotifica mediante polizia giudiziariaIrregolarità della notificaComunicazione del rinvio dell'udienzaNotifica a società cessata e cancellata dal registro impreseNotifica a società occultaNotifica al socio illimitatamete responsabileNotifica alla società incorporanteNotifica al liquidatore presso il domicilio eletto per la caricaNotifica e variazioni della rappresentanza o della sedeNotifica a a società con amministratore in custodia cautelareQuestioni di costitutzionalità

Istruttoria e oneri probatori
Onere della prova
Poteri istruttori del tribunalePrincipio di non contestazioneNomina di CTUPresunzione di veridicità dei bilanci depositati dal debitore

Oggetto del giudizio
Entità minima dei debiti risultanti dagli atti di istruttoria
Accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimentoAccertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, gruppo di societàAccertamento del credito e legittimazione del ricorrenteAccertamento di altri debiti verso terziAccertamento dell'ammontare minimo dei debiti scaduti e non pagatiAccertamento dello stato di insolvenzaEccezioni di nullità relativaEccezione di inadempimentoEstensione del fallimentoPronuncia sulle speseResponsabilità processuale aggravataCondanna alle spese del legale reppresentanteRiproposizione della istanza di fallimento e ne bis in idemNuova dichiarazione di fallimento

Provvedimenti cautelari
In genere
ProcedimentoLegittimazionePresuppostiEfficaciaRevoca degli amministratoriNomina custode giudiziarioCompenso amministratore giudiziarioNomina amministratore giudiziarioAmministrazione straordinariaAffitto di aziendaEsercizio provvisorio anticipatoConcordato preventivoProcedure di espropriazione pendentiImpugnazioneRicorso per cassazioneSequestro di prevenzione

Concordato preventivo e accordo di ristrutturazione
Rapporti con il concordato preventivo
Rapporti con accordo di ristrutturazione dei debitiRinuncia alla domanda di concordato preventivoRevoca del concordato preventivoRisoluzione del concordato preventivo

Altri casi
Fusione per incorporazione
Dichiarazione di insolvenza di società cooperativaSocietà in liquidazioneUsura




Provvedimenti cautelari
In genere

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Misure cautelari – Presupposti – Vendite immobiliari e costituzione di trust – Atti già compiuti – Inidoneità a dimostrare il periculum in mora – Fattispecie.
La circostanza che l'imprenditore abbia posto in essere atti quali vendite immobiliari, costituzione di trust o, tramite iniziative di terzi, iscrizioni di ipoteche giudiziali, non è sufficiente, qualora tali atti siano già stati compiuti, a dimostrare un contegno in atto tale da far concretamente presumere che la sua prosecuzione o attuazione possa pregiudicare la concreta fruttuosità della invocata sentenza di fallimento, tanto più se si considera che, al fine di prevenire il pericolo in questione, (cioè la possibilità che vengono poste in essere attività distruttive o depauperative del patrimonio dell'impresa per il tempo necessario alla pronuncia di fallimento) possono senz'altro essere utilizzate le comuni misure cautelari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 03 Dicembre 2012.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Misure cautelari – Presupposti.
Le misure cautelari previste dall’articolo 15, legge fallimentare richiedono la contestuale presenza (e la relativa dimostrazione) di due presupposti, vale a dire: 1) il fumus boni iuris, da intendersi come la probabile sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi necessari per la dichiarazione di fallimento a norma degli artt. 1 e 15 legge fallimentare; 2) il periculum in mora, vale a dire il rischio che, nelle more del procedimento prefallimentare, possa essere lesa la capacità produttiva (“... a tutela... dell’impresa...”) oppure l’integrità fisica e/o giuridica (e quindi, il valore) dell’azienda (“... a tutela del patrimonio...”) del debitore resistente, a mezzo, se del caso, di atti di distrazione dell’attivo ovvero di assunzione di nuovi debiti, e che, per l’effetto, in caso di successivo fallimento, sia impedita o resa più difficile, incerta o lunga o dispendiosa la liquidazione concorsuale e, quindi, l’an e/o il quantum di soddisfazione delle ragioni creditorie insinuate al passivo. Tali misure, peraltro, non essendo tipizzate dalla legge, possono assumere il contenuto più vario, da modulare in base alle esigenze del caso concreto, e consistere, tra l’altro, nel sequestro conservativo dei beni o dell’azienda del debitore, al fine di rendere inopponibili (mediante conferma della misura nella sentenza di fallimento) alla massa dei creditori gli eventuali atti di disposizione successivamente compiuti dallo stesso prima del fallimento, ovvero nel sequestro giudiziario dei beni o dell’azienda del debitore, al fine di evitarne (fino alla probabile apprensione del curatore) la dispersione materiale, ovvero ancora nella pronuncia di provvedimenti quali la sostituzione dell’imprenditore con un amministratore di tipo giudiziale o l’affiancamento dell’imprenditore con un custode, cui ogni decisione di straordinaria amministrazione debba essere sottoposta per l’approvazione, ovvero la semplice inibizione di compiere atti di straordinaria amministrazione o la necessità per l’imprenditore di munirsi di autorizzazione del tribunale per compiere determinate attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 03 Dicembre 2012.


Dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Tutela dell'attivo fallimentare - Inibitoria del pagamento di somme dovute all'impresa - Ammissibilità.
Il tribunale può, ai sensi dell'ottavo comma dell'articolo 15 della legge fallimentare ed allo scopo di evitare la dispersione dell'attivo fallimentare, inibire il pagamento di somme dovute all'impresa della quale è stata chiesta la dichiarazione di fallimento per tutto il tempo necessario alla conclusione del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Novembre 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Confisca del "capitale sociale" - Art. 2 ter della legge n. 575 del 1965 - Oggetto - Quote di partecipazione dell'indiziato - Estensione al patrimonio della società - Esclusione - Conseguenze in tema di fallimento.
In tema di fallimento della società di capitali, la confisca del "capitale sociale", disposta ai sensi dell'art. 2 ter della legge n. 575 del 1965, deve intendersi riferita alle quote di partecipazione dell'indiziato di mafia, non al patrimonio sociale, cosicché essa non interferisce con la dichiarazione di fallimento della società; neppure rileva, agli effetti della dichiarazione di fallimento della società, che il creditore sociale non dimostri la propria buona fede nell'acquisto del titolo sui beni aziendali, in quanto tale stato soggettivo incide esclusivamente sui conflitti interni alla procedura di confisca, mentre i beni aziendali non sono colpiti in modo diretto da questa, al pari della società in sé considerata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2012, n. 8238.


Concordato preventivo - Provvedimenti cautelari a tutela del patrimonio dell'impresa ex articolo 15 legge fallimentare - Applicazione analogica - Esclusione.
L'adozione di provvedimenti cautelari a tutela del patrimonio o dell'impresa di cui all'articolo 15, legge fallimentare ha la funzione di assicurare la temporanea conservazione del patrimonio dell'impresa in vista del fallimento o del rigetto della relativa istanza e non sono suscettibili di applicazione analogica al procedimento per concordato preventivo. In considerazione di ciò, il fatto che l'impresa cui detti provvedimenti si riferiscono abbia presentato domanda di concordato preventivo avanti ad un determinato tribunale non determina la competenza funzionale di quest'ultimo a conoscere procedimento cautelare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 02 Febbraio 2012.


Amministrazione straordinaria - Provvedimenti cautelari e conservativi dell'impresa ex articolo 15, comma 8, L.F. - Ammissibilità.
Un'interpretazione costituzionalmente orientata, unitamente alla necessità di evitare una disparità di trattamento tra due fattispecie del tutto simili, consentono di ritenere applicabile l'istituto di cui al comma 8 dell'articolo 15 della legge fallimentare anche alla procedura di amministrazione straordinaria, alla quale è connaturata la prospettiva di risanamento e conservazione dei valori aziendali che ha ispirato la recente riforma della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 02 Agosto 2011.


Provvedimenti cautelari e conservativi dell'impresa ex articolo 15, comma 8, L.F. - Tutela della par condicio creditorum - Tutela del programma di risanamento dell'azienda - Inibitoria agli istituti bancari di trattenere le somme affluite o affluende sui conti correnti dell'impresa - Autorizzazione all'utilizzo di dette somme per la continuazione dell'attività - Ammissibilità.
Al fine di porre in essere una misura conservativa che tuteli la par condicio creditorum, impedendo ad alcuni creditori di soddisfarsi in pregiudizio degli altri, e che tuteli il patrimonio aziendale anche in vista dell'ammissione dell'impresa all'amministrazione straordinaria e della attuazione del relativo programma di risanamento, è possibile, nell'ambito dei provvedimenti cautelari o conservativi previsti dall'articolo 15, comma 8, legge fallimentare, inibire a determinati istituti bancari di incamerare per qualsivoglia titolo, ragione o causa le somme affluite o affluende sui conti correnti dell'impresa o comunque di disporre o di beneficiare delle somme stesse, comunque acquisite o acquisende a deconto o a compensazione dell'esposizione debitoria maturata nei loro confronti, disponendo altresì che le somme a tale titolo affluite o affluende sui conti vengano utilizzate per le spese necessarie alla continuazione dell'attività sotto il controllo del nominando commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 02 Agosto 2011.


Dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari - Natura - Applicazione delle norme sul procedimento cautelare uniforme.
I provvedimenti cautelari di cui all’art. 15, legge fallimentare, possono essere inquadrati tra le misure cautelari c.d extravaganti in quanto non disciplinate direttamente dal c.p.c. ma da legge speciale e sono sottoposti, in quanto compatibili, ex art. 669 quaterdecies c.p.c., alle norme sul procedimento cautelare uniforme. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 06 Luglio 2011.


Dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari - Domanda cautelare proposta unitamente al ricorso per fallimento - Pronuncia inaudita altera parte - Ammissibilità.
Per il caso di domanda cautelare ex art. 15, legge fallimentare, proposta unitamente al ricorso per fallimento, il tribunale può emanare la cautela richiesta anche con decreto inaudita altera parte ogni qual volta l’instaurazione del contraddittorio possa effettivamente pregiudicare l’attuazione del provvedimento richiesto, al quale conseguirà la fissazione di una udienza nel termine non superiore di quindici giorni per la conferma modifica o revoca del provvedimento concesso. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 06 Luglio 2011.


Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Nomina di amministratore giudiziale con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione - Potere dell'amministratore giudiziale di scioglimento della società e nomina dei liquidatori.
Qualora, mediante i provvedimenti cautelari previsti dall'articolo 15, legge fallimentare, sia stata disposta, con riferimento agli articoli 2409 c.c. e 92 disp. att. c.c., la nomina di un amministratore giudiziale con il compito di salvaguardare i valori aziendali nell'interesse dei creditori fino alla conclusione del procedimento di cui all'articolo 182 bis, legge fallimentare, o di concordato preventivo, si deve ritenere che a detto amministratore siano attribuiti anche i poteri spettanti all'assemblea di scioglimento della società e di nomina dei liquidatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 24 Giugno 2011.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Caratteristiche del procedimento e presupposti - Sequestro giudiziario dell'azienda - Nomina di custode giudiziario - Conferimento di poteri per il compimento di atti di gestione - Iscrizione nel registro delle imprese - Necessità.
Nell'ambito dei provvedimenti cautelari o conservativi previsti dall'articolo 15, comma 8, legge fallimentare, il tribunale può disporre il sequestro giudiziario dell'azienda, nominare il custode giudiziario e conferire altresì a quest'ultimo il potere di compiere gli atti di gestione che spettano all'organo amministrativo; il provvedimento di nomina del custode con la descrizione dei poteri a lui conferiti dovrà essere iscritto nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Aprile 2011.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Periculum in mora - Fattispecie - Tutela dei diritti dei lavoratori - Prosecuzione del trattamento CIG.
Il periculum in mora che giustifica l'adozione dei provvedimenti cautelari o conservativi di cui all'articolo 15, comma 8, legge fallimentare può essere individuato nella necessità di tutelare i diritti dei lavoratori per consentire la prosecuzione del trattamento della Cassa integrazione guadagni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Aprile 2011.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Adozione di provvedimenti cautelari o conservativi - Atipicità - Misure a carattere conservativo, inibitorio, anticipatorio, innovativo - Criticità delle misure anticipatorie di effetti diversi da quelli prodotti dalla sentenza di fallimento - Misure sospensive di azioni esecutive individuali - Ammissibilità - Condizioni.
Alla espressione “provvedimenti cautelari o conservativi” contenuta nell'art. 15, comma 8, legge fallimentare, sembrerebbe potersi riconoscere una connotazione tipologica di largo spettro, correlata alla riconosciuta atipicità delle misure cautelari di stampo prefallimentare, prevedendosi, accanto a misure di carattere tradizionalmente conservativo (sequestro conservativo o giudiziario), anche misure di carattere inibitorio (impedimento di atti dispositivi diretti ad alterare la par condicio creditorum o l’ordine di sospensione di pagamenti impartito sia al debitore fallendo che al terzo pignorato nell’espropriazione presso terzi), di carattere anticipatorio (sospensione di azioni esecutive in corso o del compimento di specifici atti esecutivi o sequestro giudiziario del ramo di azienda affittato a terzi nei sei mesi antecedenti il deposito del ricorso per dichiarazione di fallimento), e persino di carattere innovativo, in quanto esplicanti effetti addirittura ultronei (come la revoca degli amministratori e la sostituzione con amministratori giudiziali) rispetto a quelli consegnati alla dichiarazione di fallimento, non destinata ex sé ad incidere sulla governance dell’impresa. Premesso che tra tutte le categorie tipologiche sopra enunciate solo l’ultima potrebbe tradire la vocazione di strumentalità propria di queste misure cautelari atipiche, essendo stata revocata in dubbio la possibilità di ottenere, in via anticipatoria, effetti giuridici diversi da quelli che conseguirebbero alla decisione di merito (la sentenza di fallimento), deve, invece, ritenersi possibile l’adozione di misure sospensive di azioni esecutive individuali, la cui valutazione di ammissibilità deve condursi partendo dall’obbiettivo che esse perseguono costituito dalla “tutela del patrimonio o dell’impresa”, intesa come impedimento di una potenziale disgregazione aziendale o patrimoniale dell’imprenditore, e dalla provvisorietà (o non ultrattività) loro attribuita dal legislatore che ne ha limitato l’efficacia alla durata del procedimento per dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 03 Marzo 2011.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari e conservativi a tutela dell’impresa e del patrimonio – Competenza – Natura – Presupposti.
I provvedimenti cautelari o conservativi che, ad istanza di parte, il tribunale può adottare a tutela dell’impresa debitrice o del suo patrimonio nell’ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, sono di competenza del collegio e sono riconducibili, quanto ai presupposti per la loro emanazione, ai provvedimenti cautelari di natura atipica regolati dall’art. 700 cod. proc. civ.; ne  consegue che essi si devono fondare sui requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora consistenti, il primo, nella verosimile fondatezza della domanda in base agli elementi di diritto e di fatto che vengono rappresentati ed il secondo nella possibilità che, per il tempo necessario ad istruire la richiesta di fallimento e giungere all’emissione della sentenza, appaia verosimile la lesione della par condicio creditorum. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Febbraio 2009, n. 0.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari e conservativi ex art. 15, comma 8, cod. proc. civ. – Natura – Contenuto.
I provvedimenti interinali di cui all’art. 15, comma ottavo, legge fall., la cui natura può considerarsi affine al procedimento disciplinato dall’art. 2409 cod. civ., possono avere il contenuto più vario, che può dal tribunale essere modulato in base alle esigenze. Essi potranno, quindi, variare dal sequestro conservativo dei beni del debitore o dell’azienda, a provvedimenti più incisivi e meno invasivi nei confronti della vita imprenditoriale, come la sostituzione dell’imprenditore con un amministratore di tipo giudiziale o l’affiancamento dell’imprenditore con un custode, cui ogni decisione di straordinaria amministrazione debba essere sottoposta per l’approvazione; potranno altresì consistere nella semplice inibizione di compiere atti di straordinaria amministrazione, sino a comportare la necessità per l’imprenditore di munirsi dell’autorizzazione del tribunale per compiere determinate attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Febbraio 2009, n. 0.