Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 119 ∙ (Decreto di chiusura)


Reclamo
Tutte le MassimeCassazione
Procedimento
Chiusura del fallimento e discrezionalità degli organi fallimentari
Sospensione feriale dei termini

Impugnazioni
Modificabilità e revocabilità del decreto che rigetta la istanza di chiusura del fallimento
ReclamoDecorrenza del termine per il reclamoReclamo legittimazione del fallitoReclamo e oggetto della cognizione del giudiceImpugnazione del rigetto di istanza di fallimento successivo a chiusura della procedura a carico dello stesso imprenditoreNatura definitiva del decreto che dispone la chiusura del fallimentoRicorso per cassazione

Effetti
Chiusura della procedura e termine per la presentazione di domande di ammissione al passivo
Chiusura del fallimento e pendenza di giudizi di opposizione allo stato passivoChiusura del fallimento ed effetti sui processi in cui sia parte il curatoreChiusura del fallimento e istanza di esdebitazioneCreditore non ammesso e chiusura del fallimentoChiusura del fallimento e deposito di somme di danaro a garanzia di futuri crediti di impostaChiusura del fallimento e riacquisto da parte dei creditori del libero esercizio delle azioni verso il debitoreChiusura del fallimento e pendenza del termine per impugnare il rendiconto del curatoreChiusura del fallimento e definitività del ripartoChiusura del fallimento e revoca della dichiarazione di fallimentoRevoca della dichiarazione di fallimento e nuova istanza di fallimento Dichiarazione dei redditi relativa allo stato finale della proceduraChiusura del fallimento e decadenza degli organi fallimentariRiapertura del fallimentoRagionevole durata delle procedure fallimentari


Reclamo

Fallimento - Decreto di chiusura - Reclamo - Termine - Applicabilità dell'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ. - Esclusione - Limiti
In tema di chiusura del fallimento, l'inapplicabilità, con riferimento al termine per la proposizione del reclamo avverso il corrispondente decreto, della disciplina dettata dall'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ., deriva dalla peculiarità del procedimento fallimentare, nella specie giustificabile con la natura di procedimento incidentale da riconoscersi al reclamo endofallimentare, sicchè la "conoscenza del processo" di cui alla citata norma va riferita alla conoscenza del procedimento fallimentare, conseguendone, pertanto, che quella disposizione potrebbe fondatamente essere invocata solo dal creditore che non abbia ricevuto l'avviso di cui all'art. 92 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2013, n. 9321.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - In genere - Reclamo - Creditori che hanno proposto insinuazione tardiva - Legittimazione - Condizioni - Deduzione e prova d'interesse concreto al soddisfacimento con l'esecuzione concorsuale - Necessità
Ai fini della legittimazione a proporre reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento da parte del creditore del fallito, la posizione di coloro che hanno proposto insinuazione tardiva oppure opposizione allo stato passivo e i cui relativi giudizi siano pendenti al momento dell'emanazione del decreto di chiusura non comporta l'assunzione della qualità di concorrenti nella procedura e, quindi, non determina di per sé una loro legittimazione al reclamo sulla base di tale posizione qualificata. I soggetti in questione, tuttavia, non possono considerarsi del tutto estranei alla procedura, proprio perché ne fanno comunque parte attraverso i subprocedimenti in corso ancorché la loro posizione di creditori della massa non sia stata ancora accertata e ciò comporta che, ai fini della loro legittimazione all'impugnazione del provvedimento di chiusura, occorre accertare l'interesse in concreto che essi hanno a contrastare tale provvedimento e, quindi, a soddisfare il proprio credito attraverso l'esecuzione concorsuale anziché a mezzo dell'azione individuale, che tali soggetti possono esperire nei confronti del fallito tornato "in bonis" e, dunque, dopo la chiusura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Agosto 2011, n. 17308.


Fallimento – Chiusura del fallimento – Reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento – Inammissibilità. (07/09/2010)
E’ inammissibile il reclamo proposto avverso il decreto ex art. 119, legge fallimentare qualora il ricorrente non abbia dedotto l'insussistenza di una delle ipotesi di chiusura del fallimento, limitandosi, ad esempio, a censurare  tale decreto perché illegittimo e causa di grave  pregiudizio agli interessi della reclamante creditrice di elevati importi. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 14 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - In genere - Reclamo - Creditore non ammesso al passivo - Legittimazione - Condizioni - Interesse - Sussistenza - Necessità - Fattispecie
Ai fini della sussistenza della legittimazione a proporre reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento da parte del creditore del fallito, non ammesso al passivo, che faccia valere la pendenza di un giudizio di opposizione allo stato passivo come causa ostativa della chiusura e deduca la mancanza dei presupposti di cui all'art. 118, 2° comma, legge fall., occorre accertare l'interesse in concreto che esso ha a contrastare detto provvedimento, come causa ostativa alla chiusura nella prospettiva dell'esito favorevole di causa dal medesimo promossa - nella specie, petizione ereditaria in via ordinaria di beni già ripartiti tra i creditori ammessi - perché comunque non potrebbe beneficiare di un eventuale ulteriore riparto, mentre d'altro canto il rimedio ai sensi dell'art. 119, secondo comma legge fall. è esperibile soltanto per contestare la sussistenza, in concreto, di una delle ipotesi previste dall'art. 118 legge fall., in presenza delle quali, invece, gli organi fallimentari non hanno nessun potere discrezionale di protrarre la procedura e quindi differirne la chiusura, a cui non osta pertanto l'opposizione allo stato passivo, nè la dichiarazione tardiva di credito. (Nella specie, la S.C. ha escluso la legittimazione ad agire del creditore che si è limitato a contestare l'effettiva consistenza della massa senza niente dedurre in ordine alla sussistenza di una massa attiva sulla quale potersi eventualmente soddisfare in caso di permanenza della procedura e di accoglimento della sua opposizione allo stato passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2006, n. 26927.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - In genere - Reclamo - Creditore non ammesso al passivo - Legittimazione - Esclusione - Prospettiva di esito favorevole di causa promossa in via ordinaria - Irrilevanza - Fondamento - Potere discrezionale degli organi fallimentari di protrarre la procedura in presenza delle ipotesi contemplate dall' art. 118 legge fallimentare - Esclusione - Opposizione allo stato passivo o dichiarazione tardiva di credito - Ostacolo alla chiusura - Esclusione
Il creditore del fallito, non ammesso al passivo, non è legittimato a reclamare avverso il decreto di chiusura della procedura nella prospettiva dell'esito favorevole di causa dal medesimo promossa - nella specie petizione ereditaria in via ordinaria di beni già ripartiti tra i creditori ammessi - perché comunque non potrebbe beneficiare di un eventuale ulteriore riparto, mentre d'altro canto il rimedio ai sensi dell'art. 119 secondo comma legge fallimentare è esperibile soltanto per contestare la sussistenza, in concreto, di una delle ipotesi previste dall'art. 118 legge fall., in presenza delle quali, invece, gli organi fallimentari non hanno nessun potere discrezionale di protrarre la procedura e quindi differirne la chiusura, a cui non osta pertanto ne' l'opposizione allo stato passivo, ne' la dichiarazione tardiva di credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 2001, n. 3819.


Fallimento - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - Decreto della Corte di Appello confermativo della chiusura disposta in primo grado - Ricorribilità per Cassazione ex art. 111 Cost. - Vizi di motivazione - Deducibilità - Limiti
Il provvedimento pronunciato dalla Corte di Appello ai sensi dell'art. 119, comma secondo della legge fallimentare a seguito di reclamo avverso il provvedimento di chiusura del fallimento disposto dal Tribunale, se confermativo della chiusura dichiarata in primo grado, assume natura decisoria e definitiva ed è, pertanto, impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. In tale ambito, peraltro, il ricorso è proponibile solo per violazione di legge, in cui rientra anche l'inosservanza dell'obbligo della motivazione su questioni di fatto, la quale si configura non solo quando la motivazione manchi del tutto, con conseguente nullità della pronuncia per difetto della forma richiesta, ma anche in presenza di una motivazione apparente, cioè non idonea a rivelare la "ratio decidendi" ovvero di argomentazioni tra loro inconciliabili o perplesse o incomprensibili e che tali vizi emergano dallo stesso provvedimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Giugno 1999, n. 6580.