Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 119 ∙ (Decreto di chiusura)


Natura definitiva del decreto che dispone la chiusura del fallimento
Tutte le MassimeCassazione
Procedimento
Chiusura del fallimento e discrezionalità degli organi fallimentari
Sospensione feriale dei termini

Impugnazioni
Modificabilità e revocabilità del decreto che rigetta la istanza di chiusura del fallimento
ReclamoDecorrenza del termine per il reclamoReclamo legittimazione del fallitoReclamo e oggetto della cognizione del giudiceImpugnazione del rigetto di istanza di fallimento successivo a chiusura della procedura a carico dello stesso imprenditoreNatura definitiva del decreto che dispone la chiusura del fallimentoRicorso per cassazione

Effetti
Chiusura della procedura e termine per la presentazione di domande di ammissione al passivo
Chiusura del fallimento e pendenza di giudizi di opposizione allo stato passivoChiusura del fallimento ed effetti sui processi in cui sia parte il curatoreChiusura del fallimento e istanza di esdebitazioneCreditore non ammesso e chiusura del fallimentoChiusura del fallimento e deposito di somme di danaro a garanzia di futuri crediti di impostaChiusura del fallimento e riacquisto da parte dei creditori del libero esercizio delle azioni verso il debitoreChiusura del fallimento e pendenza del termine per impugnare il rendiconto del curatoreChiusura del fallimento e definitività del ripartoChiusura del fallimento e revoca della dichiarazione di fallimentoRevoca della dichiarazione di fallimento e nuova istanza di fallimento Dichiarazione dei redditi relativa allo stato finale della proceduraChiusura del fallimento e decadenza degli organi fallimentariRiapertura del fallimentoRagionevole durata delle procedure fallimentari


Natura definitiva del decreto che dispone la chiusura del fallimento

Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - Domanda - Termine semestrale di decadenza - Procedure fallimentari - Definitività della loro chiusura - Portata - Decorrenza
In tema di irragionevole durata delle procedure fallimentari cui siano applicabili le modificazioni introdotte dai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007, il termine semestrale di decadenza per la proponibilità della domanda di equa riparazione decorre dalla data di definitività del decreto che dispone la loro chiusura, da individuarsi in quella dello spirare del termine per la proposizione del reclamo avverso tale provvedimento, senza che questo sia stato esperito, ovvero del suo definitivo rigetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Ottobre 2016, n. 21777.


Fallimento - Chiusura - Definitività del provvedimento - Decorso del termine per il reclamo di cui all'articolo 26 legge fall.
Nella disciplina anteriore così come quella successiva alle cd. novelle fallimentari, una decisione va considerata "definitiva" se sia insuscettibile di essere revocata, modificata o riformata dal medesimo giudice o da altro giudice chiamato a provvedere in grado successivo: pertanto, nelle procedure fallimentari giunte a compimento, tale situazione si verifica dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento non è più reclamabile in appello (Cass. 12 luglio 2011, n. 15251, in relazione a fattispecie ratione temporis disciplinata dalla legge fallimentare nel testo anteriore alle modifiche apportate dai d.lgs. 9 gennaio 2006 n. 5 e 12 settembre 2007 n. 169), e, quindi, nell'ipotesi in cui la decisione che conclude il processo presupposto sia stata depositata ma non notificata, la sua definitività si identifica, nella procedura fallimentare, con il decorso del termine di cui all'art. 26 legge fall. (Cass. 21 gennaio 2015, n. 1091, quanto a fattispecie ratione temporis disciplinate dalle modifiche apportate dai d.lgs. predetti; Cass. 2 settembre 2014, n. 18538). Qualora, pertanto, il reclamo sia stato proposto, la definitività della chiusura del fallimento va individuata nel momento in cui il decreto reso dalla corte d'appello divenga definitivo, per mancata impugnazione per cassazione o per rigetto del ricorso per cassazione. Non si tratta di efficacia retroattiva dell'art. 119 1.f., ma di applicazione dei principi generali sugli effetti delle impugnazioni e della definitività dei provvedimenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2015, n. 20292.