TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 22

Gravami contro il provvedimento che respinge l’istanza di fallimento
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il tribunale, che respinge il ricorso per la dichiarazione di fallimento, provvede con decreto motivato, comunicato a cura del cancelliere alle parti.

II. Entro trenta giorni (1) dalla comunicazione, il creditore ricorrente o il pubblico ministero richiedente possono proporre reclamo contro il decreto alla corte d’appello (2) che, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con decreto motivato. Il debitore non può chiedere in separato giudizio la condanna del creditore istante alla rifusione delle spese ovvero al risarcimento del danno per responsabilità aggravata ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile.

III. Il decreto della corte d’appello (3) è comunicato a cura del cancelliere alle parti del procedimento di cui all’articolo 15.

IV. Se la corte d’appello (4) accoglie il reclamo del creditore ricorrente o del pubblico ministero richiedente, rimette d’ufficio gli atti al tribunale, per la dichiarazione di fallimento, salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari.

V. I termini di cui agli articoli 10 e 11 si computano con riferimento al decreto della corte d’appello (5).

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(1-5) Commi modificati dall’art. 2 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169 e che si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Domanda di fallimento – Rigetto – Reclamo – Notifica presso il domicilio reale – Nullità.
E’ nulla la notificazione del reclamo proposto avverso il decreto di rigetto dell’istanza di fallimento effettuata presso il domicilio reale dell'imprenditore anziché presso il domicilio eletto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2017, n. 1335.


Difetto di giurisdizione - Trasferimento sede legale all’estero - Insussistenza.
Al fine dell’individuazione del giudice straniero quale giudice avente giurisdizione per la dichiarazione di fallimento non è invero sufficiente che la società si sia trasferita all’estero perché ivi intenda o dichiari di proseguire la sua attività d’impresa, ma occorre che nel luogo estero ove essa ha trasferito la propria sede svolga altresì effettivamente ed in modo totalizzante o prevalente la sua attività d’impresa. (Alessandro Rimato) (riproduzione riservata) Appello Roma, 01 Agosto 2016.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Decreto reiettivo del reclamo avverso il rigetto della domanda di risoluzione - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Il decreto con cui la corte d'appello, in sede di reclamo avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza del creditore di risoluzione del concordato preventivo, confermi il predetto diniego, non è impugnabile con ricorso ex art. 111 Cost., attesa la sua inidoneità a precludere una rinnovazione della richiesta da parte del medesimo reclamante o di altri creditori insoddisfatti, mancando i profili di definitività necessari per rendere ammissibile il ricorso straordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2016, n. 2990.


Fallimento – Dichiarazione di fallimento a seguito di accoglimento di reclamo alla Corte d’Appello – Competenza del Tribunale – Natura assorbente della sentenza – Eccezioni del fallito – Relative a fatti già dedotti – Inammissibilità – Sussiste.
L’art.22 R.D. 267/42 regola un processo unico caratterizzato da due distinte fasi che si svolgono dinanzi a diversi organi giurisdizionali in posizione di parità sul piano ordina mentale: la prima fase rescindente dinanzi alla Corte d’Appello che si conclude con un provvedimento meramente cognitivo, la seconda fase rescissoria che si svolge dinanzi al Tribunale, la cui sentenza definisce l’intero giudizio, con il logico corollario che il decreto della Corte d’Appello è “assorbito” dalla sentenza del Tribunale. Questo ha il potere di emendare il mero errore materiale contenuto nel provvedimento che definisce la fase rescindente, correzione che può avvenire mediante la pronuncia del provvedimento rescissorio. Il resistente può dedurre nella seconda fase solo elementi di fatto sopravvenuti distinti rispetto a quelli dedotti nel precedente grado e nella precedente fase del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 16 Dicembre 2015.


Ricorso per dichiarazione di fallimento - Rigetto - Reclamo - Impugnazione con ricorso straordinario per cassazione del decreto emesso in sede di reclamo - Esclusione.
Il decreto di rigetto del reclamo proposto ai sensi dell'articolo 22 del decreto del tribunale che spinge la richiesta di dichiarazione di fallimento è privo di attitudine al giudicato e non può essere impugnato con ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost., posto che, oltre a non essere un provvedimento definitivo, non ha neppure natura decisoria su diritti soggettivi, non essendo il creditore portatore del diritto al fallimento del proprio debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2015, n. 6683.


Concordato preventivo – Domanda di concordato "con riserva" – Pendenza del reclamo avverso la reiezione dell'istanza di fallimento – Rapporti – Sospensione – Esclusione – Definizione del reclamo nel merito – Necessità..
Dovendosi escludere la possibilità di sospensione del procedimento di reclamo avverso il decreto reiettivo dell'istanza di fallimento in caso di presentazione di domanda di concordato, non configurandosi un rapporto di pregiudizialità tra le procedure, la trattazione contestuale dei due procedimenti autonomi deve avvenire nel rispetto della priorità al concordato riconosciuta dalla legge fallimentare e dalla logica ed essere affidata all'organo giudiziario che, secondo l'impianto della legge fallimentare, sovrintende alle modalità di definizione delle crisi d'impresa. Si deve pertanto ritenere, per i casi in cui il Tribunale sia investito della domanda di concordato e la Corte d'appello delle propaggini del procedimento pre-fallimentare (casi per cui manca una soluzione normativa), che la pronuncia sul merito del reclamo si imponga in ogni caso, poiché, in caso di conferma del rigetto dell'istanza di fallimento, non viene pregiudicata la possibilità per l'impresa debitrice di percorrere la soluzione concordataria; mentre, in caso di accoglimento, il carattere vincolante della decisione è temperato dal potere attribuito al Tribunale, al quale siano rimessi gli atti per la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 22, co. 4, l.fall., di tener conto della situazione sopravvenuta in modo da realizzare in quella sede il coordinamento tra le due procedure. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Trento, 18 Giugno 2013.


Concordato preventivo con riserva - Rifiuto del termine richiesto dal debitore - Situazioni di particolare gravità con implicazioni di carattere penale..
A fronte di una domanda di concordato preventivo con riserva ex articolo 161, comma 7, L.Fall., il tribunale può rifiutare la concessione del termine qualora emergano situazioni di particolare gravità, specie con evidenti implicazioni di carattere penale; non a caso il quinto comma dell'articolo 161 citato prevede (anche con riferimento al ricorso di cui al sesto comma), accanto alla pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese, anche la sua comunicazione al pubblico ministero, evidentemente in vista di una eventuale richiesta di fallimento ex art. 7 L.Fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Febbraio 2013.


Concordato preventivo con riserva - Rapporto con il procedimento per dichiarazione di fallimento - Interpretazione dell'ultimo comma dell'articolo 161 - Concessione di un termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento..
In tema di rapporti tra procedimento per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, qualora venga presentata domanda di “concordato con riserva” ex art. 161, comma 6, L.Fall., l'inciso “fermo quanto disposto dall'articolo 22, primo comma" deve essere interpretato non già nel senso che, in caso di pendenza di procedimento prefallimentare, la fissazione del termine possa avvenire solo dopo l'adozione del provvedimento di rigetto dell'istanza di fallimento (che altrimenti si conferirebbe a quel semplice inciso una eclatante portata in termini di "pregiudizialità inversa", del procedimento prefallimentare rispetto al concordato preventivo), bensì nel senso che può essere concesso un termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento ex art. 22, primo comma, L.Fall. (ed anche in pendenza di reclamo ai sensi del successivo secondo comma, che infatti non è espressamente richiamato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Febbraio 2013.


Concordato preventivo con riserva - Sopravvenuta istanza di fallimento - Proroga nella misura massima del termine per la presentazione del piano e della documentazione - Ammissibilità.

Concordato preventivo con riserva - Pendenza di procedimento fallimentare - Interpretazione dell'articolo 161, comma 10, L.F. - Concessione del termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento.
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Non è preclusa dalla sopravvenuta presentazione di istanza di fallimento la concessione di una proroga, nella misura massima di sessanta giorni, del termine concesso ai sensi dell'articolo 161, comma 6, L.F. a fronte di ricorso per concordato preventivo con riserva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’inciso iniziale dell’art. 161, co. 10, L.F. «fermo quanto disposto dall’articolo 22, primo comma» deve essere interpretato non già nel senso che in caso di pendenza di procedimento prefallimentare la fissazione del termine possa avvenire solo dopo l’adozione del provvedimento di rigetto dell’istanza di fallimento, bensì nel senso che può essere concesso un termine superiore a quello minimo di sessanta giorni solo in caso di rigetto dell’istanza di fallimento ex art. 22, comma 1, L.F. ed anche in pendenza di reclamo ai sensi del successivo secondo comma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Terni, 28 Gennaio 2013.


Fallimento — Concordato preventivo — Rigetto dell’omologazione — Reclamo — Annullamento del rigetto — Rimessione al tribunale per l’omologazione del concordato – Opportunità — Analogia con art. 22 l.f...
La Corte d’Appello che accoglie il reclamo contro il diniego di omologazione deve rimettere l’intera decisione sull’omologazione al Tribunale, per un principio di economia processuale e di ragionevolezza, oltre che di praticità gestionale, in applicazione analogica dell’art. 22, co. 4, l.f.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Ottobre 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Confisca del "capitale sociale" - Art. 2 ter della legge n. 575 del 1965 - Oggetto - Quote di partecipazione dell'indiziato - Estensione al patrimonio della società - Esclusione - Conseguenze in tema di fallimento..
In tema di fallimento della società di capitali, la confisca del "capitale sociale", disposta ai sensi dell'art. 2 ter della legge n. 575 del 1965, deve intendersi riferita alle quote di partecipazione dell'indiziato di mafia, non al patrimonio sociale, cosicché essa non interferisce con la dichiarazione di fallimento della società; neppure rileva, agli effetti della dichiarazione di fallimento della società, che il creditore sociale non dimostri la propria buona fede nell'acquisto del titolo sui beni aziendali, in quanto tale stato soggettivo incide esclusivamente sui conflitti interni alla procedura di confisca, mentre i beni aziendali non sono colpiti in modo diretto da questa, al pari della società in sé considerata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2012, n. 8238.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Rigetto dell'istanza di fallimento - Reclami - Domanda di condanna del debitore istante al pagamento delle spese processuali - Avanzata dal debitore in sede di reclamo - Ammissibilità - Fondamento - Decreto emanato in detta sede dalla corte di appello - Condanna del creditore alla rifusione delle spese processuali - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del ricorso di fallimento - Reclamo - Domanda di condanna del debitore istante al pagamento delle spese processuali - Avanzate dal debitore in sede di reclamo - Ammissibilità - Fondamento - Decreto emanato nella detta sede dalla corte di appello - Condanna del creditore alla rifusione delle spese processuali - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Rigetto dell'istanza di fallimento - In genere - Portata - Attitudine al giudicato - Esclusione - Efficacia - Mera preclusione di fatto - Conseguenze - Ricorribilità per cassazione del decreto della corte d'appello emesso ex art. 22 legge fallim. dopo la riforma del d.lgs. n. 169 del 2007 - Inammissibilità - Reiterabilità dell'istanza di fallimento - Configurabilità.
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In sede di reclamo avverso il decreto di rigetto del ricorso di fallimento, il debitore può chiedere la condanna del creditore istante al pagamento delle spese processuali, essendogli solo precluso, ai sensi dell'art. 22 legge fall., introdurre tale domanda in separato giudizio; ne consegue a pronuncia della corte d'appello, in detta sede, incide, nella parte in cui regola le spese, su un diritto soggettivo e, pertanto, è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale)

Il provvedimento della corte d'appello che, in sede di reclamo, confermi o revochi il decreto di rigetto di una istanza di fallimento, ai sensi dell'art. 22 legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, è privo di attitudine al giudicato, né ha natura decisoria, essendo configurabile una mera preclusione di fatto, in ordine al credito fatto valere ed allo stato d'insolvenza del debitore e non precludendo la presentazione di un nuovo ricorso nei medesimi sensi di quello respinto sin dal primo grado; pertanto, avverso tale provvedimento non è ammissibile il ricorso per cassazione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2010, n. 25818.


Rigetto dell'istanza di fallimento – Reclamo – Accoglimento – Obbligo del tribunale di dichiarare il fallimento – Fatti sopravvenuti – Rilevanza – Limiti. (03/08/2010).
Nell'ipotesi cui la corte di appello accolga il reclamo previsto dall'articolo 22, legge fallimentare contro il provvedimento che respinge l'istanza di fallimento, il tribunale è tenuto a dichiarare il fallimento salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari, posto che la dichiarazione automatica di fallimento è esclusa dall'articolo 22 citato esclusivamente in presenza di fatti sopravvenuti al decreto di rinvio che determinano il venir meno di alcuni presupposti incontestabilmente accertati dal giudice d'impugnazione. (Nel caso di specie il tribunale ha ritenuto di non poter rimettere in discussione l'accertamento del giudice all'emittente sui presupposti per la dichiarazione di fallimento in estensione del socio occulto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 23 Luglio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Fase esecutiva – Risoluzione ed annullamento – Disposizioni transitorie – Applicabilità – Tempus regit actum. (03/08/2010).
La fase esecutiva del concordato preventivo, per espresso dettato normativo, deve considerarsi estranea alla procedura concordataria in senso proprio che, appunto, si chiude con l’omologa. Ne consegue che le disposizioni transitorie che hanno dato attuazione temporale alle intervenute Riforme attengono solo a questa, e non anche alla fase esecutiva, regolata dalla legge vigente al momento secondo il principio del tempus regit actum. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 31 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento – Dichiarazione di – Competenza – Trasferimento di sede legale all’estero – Fittizietà – Fattispecie – Elementi indiziari..
Deve ritenersi fittizio il trasferimento di sede all’estero anche nel caso in cui la società sia stata cancellata dal registro delle imprese italiano ed iscritta in quello dello stato estero, abbia presentato un bilancio conforme alla legislazione di quello stato, abbia ivi effettuato alcuni pagamenti ed istituito un ufficio con personale dipendente. Non si può infatti affermare che al trasferimento all’estero della sede legale abbia fatto seguito l’esercizio di attività imprenditoriale ed il trasferimento del centro dell’attività direttiva, amministrativa ed organizzativa qualora la società non svolga nello stato di destinazione alcuna reale attività, la compagine sociale sia ancora interamente italiana, la società svolga di fatto in Italia buona parte della sua attività, la struttura allestita all’estero sia poco più che un ufficio di rappresentanza con un unico dipendente part-time a dispetto di un considerevole volume d’affari e si rivelino, infine, inconsistenti le motivazioni addotte per giustificare il trasferimento della sede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 26 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Ricorso del creditore - Atto di desistenza - Effetti - Provvedimento del tribunale - Archiviazione - Fondamento..
In tema di fallimento, l'atto di desistenza proveniente dal creditore che abbia proposto la relativa istanza determina l'adozione, da parte del tribunale fallimentare, di un decreto di archiviazione, in quanto la necessità del decreto di rigetto sussiste solo nei confronti di un'istanza che continui ad essere effettivamente coltivata e che sia ritenuta priva di fondamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2009, n. 21834.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Natura contenziosa – Decisione di rigetto – Efficacia di giudicato – Efficacia inter partes – Limiti..
Nonostante l’accentuazione della natura contenziosa del procedimento per dichiarazione di fallimento renda plausibile il riconoscimento degli effetti del giudicato alla relativa decisione, con la conseguenza che al rigetto dell’istanza, divenuto irretrattabile, segue una preclusione inter partes alla sua riproposizione, occorre precisare che il giudicato così formatosi può riguardare esclusivamente la situazione allo stato degli atti ed investire il provvedimento e gli accertamenti effettuati dal tribunale su quanto costituisce il presupposto logico-giuridico della decisione. Deve pertanto ritenersi ammissibile la riproposizione dell’istanza di fallimento da parte del medesimo creditore o del pubblico ministero sulla scorta di fatti nuovi o di fatti non allegati alla precedente richiesta, nonché la riproposizione del ricorso da parte di altri creditori, con l’ulteriore precisazione che, in ogni caso, il giudicato non può investire una pronunzia che abbia ad oggetto le regole del processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 18 Giugno 2009.


Fallimento – Parametri dimensionali – Eccezione in senso stretto – Onere della prova..
Nel sistema della legge fallimentare l’imprenditore commerciale è soggetto in linea generale ad essere dichiarato fallito come si evince dalla formulazione letterale della prima parte dell’art. 1, comma 1, l.f. e la sottrazione a tale principio viene a configurarsi come eccezione in senso tecnico da formularsi da parte del debitore interessato il quale pertanto è tenuto a provare gli elementi fondativi della situazione esimente fatta valere, con la conseguenza che l’attività di indagine del giudice non può prestarsi a supplire l’onere gravante sull’interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Giugno 2007.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - In genere - Rigetto dell'istanza per la riapertura del fallimento - Reclamo - Decreto della corte di appello di accoglimento del reclamo proposto dal creditore - Remissione degli atti al tribunale per la dichiarazione di fallimento - Effetti meramente processuali - Ricorribilità in cassazione - Esclusione.
Il decreto camerale, con il quale la corte d'appello, a norma dell'art 22, secondo comma, della legge fall., accoglie il reclamo avverso il decreto del tribunale di rigetto dell'istanza di riapertura del fallimento e dispone la rimessione degli atti al tribunale per la relativa pronuncia, non è autonomamente impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art 111 della Costituzione (che, se proposto, va dichiarato inammissibile), trattandosi di provvedimento non definitivo ma ordinatorio, in quanto produttivo di effetti interinali meramente processuali, che si inserisce in un procedimento complesso il cui momento conclusivo è rappresentato dalla sentenza di riapertura di fallimento, non soggetta a gravame, secondo quanto disposto dall'art. 121 legge fall., ma ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2006, n. 26831.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - Opposizione - Reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità.
La norma ricavabile dal combinato disposto degli artt. 3 legge 7 ottobre 1969 n. 742 e 92 R.D. 30 gennaio 1941 n. 12, secondo cui le controversie relative "alla dichiarazione ed alla revoca dei fallimenti" sono sottratte al regime di sospensione in periodo feriale, non si applica alla proposizione del reclamo contro il provvedimento del tribunale fallimentare che dichiari chiuso il fallimento, che resta invece soggetto alla sospensione dei termini nel predetto periodo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Marzo 1995, n. 3586.