TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 21

Revoca della dichiarazione di fallimento (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE


(abrogato)

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(1) Articolo abrogato, con effetto dal 16 luglio 2006, dall’art. 18 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, pubb. in Gazz. Uff. n. 12 del 16 gennaio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Revoca - Responsabilità - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Opposizione a fallimento - Inscindibilità tra le due domande - Conseguenze - Cognizione congiunta e competenza funzionale del giudice dell'opposizione - Configurabilità - Proposizione dell'azione risarcitoria in separato giudizio - Improponibilità.
L'opposizione alla dichiarazione di fallimento e l'azione di responsabilità aggravata, introdotta ai sensi dell'art. 96 c.p.c., con riguardo all'iniziativa assunta con l'istanza di fallimento, sono legate da un nesso d'interdipendenza da cui consegue la competenza funzionale, esclusiva ed inderogabile del giudice della predetta opposizione su entrambe e l'improponibilità in separato giudizio dell'azione risarcitoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2016, n. 7592.


Fallimento - Reclamo ex articolo 26 LF nella formulazione originaria - Principio dell'apparenza per l'identificazione del mezzo di impugnazione.
La necessità di impugnare con reclamo ex articolo 26 L.F., nella formulazione originaria, è applicazione del principio dell'apparenza, secondo il quale l'identificazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale va operata, a tutela dell'affidamento della parte, con riferimento esclusivo a quanto previsto dalla legge per le decisioni emesse secondo il rito in concreto adottato, con ciò venendo soddisfatte le medesime esigenze di tutela salvaguardate dal c.d. principio dell'apparenza, in riferimento alla qualificazione dell'azione (giusta od errata che sia) effettuata dal giudice.
(Nel caso di specie, è stato dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione del creditore avverso il provvedimento con il quale, in un fallimento vecchio rito, il giudice delegato, in sede di rendiconto, aveva posto a carico del creditore le spese del fallimento revocato. La S.C. ha rilevato che il provvedimento, sebbene emesso erroneamente dal giudice delegato e non dal tribunale ai sensi del vecchio testo dell'art. 21 l.f., era comunque reclamabile ex art. 26 l.f. in base al principio dell'apparenza e, dunque, andava sottoposto a tale rimedio e non già al ricorso per cassazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2015, n. 2948.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Compenso - Revoca del fallimento - Acconti sul compenso al curatore - Diritto del fallito "in bonis" di ripetere le somme liquidate - Esclusione - Diritto di agire nei confronti di chi ha colpevolmente dato causa al fallimento - Sussistenza

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Rendiconto del curatore - Fallimento - Revoca - Giudizio di rendiconto - Questione relativa al soggetto su cui deve gravare il compenso del curatore - Inammissibilità - Fondamento
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In caso di revoca del fallimento, l'imprenditore tornato "in bonis" non ha diritto di ripetere dal curatore le somme liquidate per acconti sul compenso nel corso della procedura, ma solo di agire, per ottenere il rimborso di quanto detratto dall'attivo, nei confronti del soggetto sul quale tali oneri devono gravare per avere colpevolmente dato causa al fallimento. (massima ufficiale)
 
La diversità temporale e funzionale esistente tra il procedimento di approvazione del conto, che ha per oggetto specifico il controllo della gestione del patrimonio effettuata dal curatore, e quello di liquidazione del compenso al curatore, che segue al primo e presuppone che l'operato del curatore sia stato esaminato ed approvato, esclude che nel procedimento di rendiconto possa introdursi la questione relativa all'individuazione del soggetto sul quale devono gravare le spese ed il compenso spettante al curatore, e ciò anche nel caso di revoca del fallimento, laddove tali oneri gravano su chi abbia colpevolmente dato causa alla sua apertura. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 20 Marzo 2014, n. 6553.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - In genere - Inesistenza della revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e del decreto di liquidazione coatta amministrativa - Legittimazione sostanziale e processuale del commissario - Esclusione - Condizioni - Accertamento in via principale e con efficacia di giudicato - Necessità - Effetti - Decorrenza.
Nel caso di ritenuta inesistenza della revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e del conseguente decreto di messa in stato di liquidazione coatta amministrativa della società, la legittimazione sostanziale e processuale del commissario liquidatore può essere esclusa soltanto per effetto dell'accertamento - compiuto, in via principale, quanto meno tra la società "in bonis" ed il Ministero competente, con l'intervento dello stesso commissario - dell'avvenuta emissione in carenza di potere dei menzionati provvedimenti. Tale accertamento deve risultare da una sentenza passata in giudicato, la quale, traducendosi nell'affermazione dell'inesistenza giuridica della procedura concorsuale, comporta la cessazione dei poteri rappresentativi e gestionali spettanti al commissario, senza peraltro che il venir meno della legittimazione di quest'ultimo implichi l'inesistenza degli atti legalmente compiuti nell'ambito della procedura e nei rapporti con i terzi, operando la predetta declaratoria con efficacia "ex nunc". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2014.


Società di persone - Fallimento del socio illimitatamente responsabile - Esclusione di diritto - Compimento degli effetti - Revoca della dichiarazione di fallimento - Efficacia retroattiva - Responsabilità del socio per i debiti sociali - Sussistenza..
Se è vero che l'articolo 2288 c.c. - ritenuto dalla giurisprudenza applicabile a tutte le tipologie di società di persone - prevede l'esclusione di diritto del socio che sia stato dichiarato fallito, occorre tuttavia precisare che quest'ultimo risponde comunque dei debiti sociali sorti dopo la dichiarazione di fallimento che sia stata successivamente revocata. Infatti, fino a quando non si siano compiuti tutti gli effetti della situazione giuridica complessiva conseguente all'esclusione di diritto (liquidazione della quota del socio escluso o, nelle società di due soli soci, la liquidazione della società) il mancato completamento della loro normale sequenza, unitamente alla riconosciuta retroattività della sentenza di revoca del fallimento, investe l’intera vicenda ponendola nel nulla, come se non fosse mai venuta a giuridica esistenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 24 Marzo 2011.


Società semplice - Scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio - Fallimento del socio di società in nome collettivo - Scioglimento del rapporto sociale - Sussistenza - Revoca della dichiarazione di fallimento individuale - Effetti - Ripristino "ex tunc" del rapporto societario - Conseguenze - Responsabilità solidale del socio per le obbligazioni sociali - Condizioni - Assenza di fatti liquidatori preclusivi - Fondamento.
La dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile di società di persone determina la sua esclusione di diritto dalla società, ai sensi dell'art. 2288 cod. civ. - applicabile, come nella specie, ex art. 2293 cod. civ. alla società in nome collettivo - e tuttavia la revoca di tale dichiarazione di fallimento produce la reviviscenza della predetta qualità con effetti "ex tunc", quando lo scioglimento del vincolo sociale particolare, pur riferibile al momento dell'originaria dichiarazione di fallimento, non sia seguito dal completo esaurimento, ex art. 72 legge fallim., del rapporto societario pendente mediante la liquidazione della quota societaria stessa ovvero, per la società costituita da due soci, come nella specie, mediante la liquidazione della società, ex art. 2272 n. 4 cod. civ.; ne consegue che, non verificandosi alcuno dei predetti eventi, il socio risponde anche dei debiti della società sorti durante il periodo in cui egli è restato assoggettato al fallimento poi revocato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Marzo 2011, n. 6734.


Fallimento - Nullità della costituzione del giudice - Revoca - Salvezza degli effetti prodotti dalle domande di ammissione al passivo sulla prescrizione..
In presenza di revoca del fallimento, ancorché disposta per vizio attinente alla costituzione del giudice, la nullità che ne consegue non osta all’applicazione del principio per cui la revoca lascia salvi gli effetti prodotti dalle domande di ammissione al passivo sul decorso del termine di prescrizione dei relativi crediti, non rilevando in proposito il disposto dell’art. 21 l.fall., che si riferisce agli atti degli organi della procedura ma non a  quelli compiuti nei confronti di essa; né la revoca comporta l’estinzione della procedura fallimentare, con la conseguenza che trova applicazione la regola di cui al co. 2 dell’art. 2945 c.c., con la produzione dell’effetto interruttivo permanente della prescrizione, e non quella di cui al co. 3 della medesima norma, che fa salvo, nel caso di estinzione del processo, il solo effetto interruttivo istantaneo prodotto dalla domanda giudiziale. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 08 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Revoca del fallimento - Responsabilità - Responsabilità aggravata ex art. 96 cod. proc. civ. - Opposizione a fallimento - Inscindibilità tra le due domande - Conseguenze - Cognizione congiunta e competenza funzionale del giudice dell'opposizione - Configurabilità - Termini di impugnazione - Coincidenza - Applicazione del termine previsto per l'opposizione a fallimento - Fattispecie..
L'opposizione alla dichiarazione di fallimento e l'azione di responsabilità aggravata, introdotta ai sensi dell'art. 96 cod. proc. civ., con riguardo all'iniziativa assunta con l'istanza di fallimento, sono legate da un nesso d'interdipendenza da cui consegue la competenza funzionale, esclusiva ed inderogabile del giudice della predetta opposizione su entrambe e l'improponibilità in separato giudizio dell'azione risarcitoria. (Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia di secondo grado che aveva dichiarato inammissibile, in ordine ad entrambe le domande, l'impugnazione proposta oltre i termini, più ristretti, previsti per l'opposizione alla dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2010, n. 10230.


Dichiarazione di fallimento – Revoca del fallimento – Responsabilità – Responsabilità del creditore procedente ex art. 21 della legge fall. – Natura processuale – Applicazione dell'art. 96 cod. proc. civ. – Conseguenze – Scissione tra accertamento della responsabilità e prova del danno – Inammissibilità – Cognizione congiunta del giudice fallimentare – Necessità – Conseguenze – Domanda di condanna generica – Inammissibilità. (15/06/2010).
La responsabilità prevista dall'art. 21, terzo comma, della legge fall. (abrogato dall'art. 18 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, ma applicabile nella specie "ratione temporis"), in caso di revoca della dichiarazione di fallimento pronunciata in difetto delle condizioni di legge, costituisce applicazione dell'art. 96 cod. proc. civ. e, avendo natura processuale, non ammette scissione tra l'accertamento della responsabilità aggravata del creditore istante e la prova del danno che ne è conseguito, in quanto la relativa congiunta cognizione è affidata inderogabilmente al giudice dell'opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento. Ne consegue che è inammissibile la domanda di condanna generica al risarcimento del danno da liquidarsi in separato giudizio. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2009, n. 17155.


Fallimento e procedure concorsuali - Istanza di fallimento presentata da avvocato privo di mandato - Revoca - Responsabilità aggravata dell'istante - Sussistenza - Concorso con la fallita..
Costituisce causa di revoca del fallimento la sua apertura per effetto di istanza proposta da legali investiti di una procura limitata alla proposizione del ricorso per decreto ingiuntivo; la stessa revoca, inoltre, configura titolo per la responsabilità aggravata, ai sensi dell’art.96 cod. proc. civ., a carico di tali anomali istanti, eventualmente in concorso, come nella specie, con la società fallita che si sia resa irreperibile e non abbia partecipato all’istruttoria prefallimentare, evitando così di segnalare che il credito, nel frattempo, era stato estinto per pagamento. (Fonte CED Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2008, n. 28226.


Revoca della dichiarazione di fallimento – Responsabilità dell'istante – Assoggettabilità alla disciplina ex art. 96 cod. proc. civ. – Sussistenza – Concorso con azione di responsabilità ai sensi dell'art. 2043 cod. civ. – Configurabilità – Esclusione – Fondamento. (15/06/2010).
In tema di revoca della dichiarazione di fallimento pronunciata in difetto delle condizioni di legge, la relativa responsabilità del creditore istante trova la propria disciplina specifica nell'art. 21, comma terzo, della legge fall. (vigente all'epoca dei fatti) e costituisce comunque applicazione dell'art. 96 cod. proc. civ., che regola tutti i casi di responsabilità risarcitoria per atti o comportamenti processuali, ponendosi con carattere di specialità rispetto all'art. 2043 cod. civ. e senza che sia configurabile un concorso, anche alternativo, tra i due tipi di responsabilità; in caso di istanza di fallimento proposta dal difensore munito di procura rilasciata per un processo diverso - nella specie per il solo esercizio dell'azione monitoria - la sua attività processuale non si riflette sulla parte e resta riferibile, in coerenza con l'art. 1711 cod. civ., esclusivamente alla sua responsabilità. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2008, n. 28226.


Fallimento – Revoca – Compenso del legale del fallimento – Liquidazione degli oneri della massa – Necessità..
Il giudice delegato dovrà provvedere alla liquidazione degli oneri gravanti sulla massa anche nel caso in cui il fallimento venga revocato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Settembre 2008.


Revoca del fallimento – Spese – Imposizione a carico dell'erario – Attività difensiva svolta in favore della procedura – Richiesta di liquidazione degli onorari rivolta agli organi fallimentari – Inammissibilità – Azione ordinaria o procedimento speciale nei confronti dell'Amministrazione dello Stato – Necessità. .
In caso d'intervenuta sentenza di revoca del fallimento, in assenza di colpa del creditore istante e di imposizione a carico dell'erario delle spese della procedura, nella vigenza dell'art. 21, secondo comma, legge fall., attualmente abrogato dall'art. 18 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, l'avvocato che abbia svolto prestazioni professionali in favore della procedura stessa non può richiedere la liquidazione degli onorari agli organi preposti al fallimento, ma deve proporre un'azione ordinaria o avvalersi di rimedi procedimentali speciali previsti dall'ordinamento, per richiedere il pagamento delle proprie spettanze all'Amministrazione dello Stato, tenuta al rimborso. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. III, 17 Aprile 2008, n. 10099.