TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. I - Del tribunale fallimentare


Art. 23

Poteri del tribunale fallimentare (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il tribunale che ha dichiarato il fallimento è investito dell’intera procedura fallimentare; provvede alla nomina ed alla revoca o sostituzione, per giustificati motivi, degli organi della procedura, quando non è prevista la competenza del giudice delegato; può in ogni tempo sentire in camera di consiglio il curatore, il fallito e il comitato dei creditori; decide le controversie relative alla procedura stessa che non sono di competenza del giudice delegato, nonché i reclami contro i provvedimenti del giudice delegato.

II. I provvedimenti del tribunale nelle materie previste da questo articolo sono pronunciati con decreto, salvo che non sia diversamente disposto.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 20 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Revoca - Natura decisoria del provvedimento - Esclusione - Impugnabilità - Esclusione.
Il provvedimento che dispone la revoca del curatore non ha natura decisoria, ma amministrativa ed ordinatoria e, come tale, non influisce su posizioni di diritto soggettivo, posto che la nomina e il mantenimento dell'ufficio rispondono all'esigenza, super individuale e non riconducibile esclusivamente al rapporto con i creditori, del corretto svolgimento e del buon esito della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 29 Giugno 2015.


Fallimento - Ufficio di curatore - Interesse super individuale - Natura ordinatoria e non decisoria del decreto di accoglimento o di rigetto dell'istanza di revoca - Ricorso straordinario per cassazione - Esclusione.
Anche dopo l'entrata in vigore della riforma della legge fallimentare è possibile affermare che la nomina a curatore del fallimento ed il mantenimento dell'incarico rispondono all'esigenza, super individuale e non riconducibile al mero rapporto con i creditori, del corretto svolgimento e del buon esito della procedura, non essendo configurabile una posizione giuridicamente rilevante del curatore alla quale corrisponde la natura meramente ordinatoria e non decisoria tanto del decreto di accoglimento o di rigetto dell'istanza di revoca dall'ufficio, quanto del provvedimento, di conferma o di riforma del decreto emesso dalla corte di appello in sede di reclamo. Deve, pertanto, essere escluso che contro detto provvedimento possa proposto ricorso straordinario per cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Fallimento - Curatore - Revoca - Giustificati motivi - Revoca per ragioni di mera convenienza od opportunità.
La clausola generale contenuta nell'articolo 23 L.F., che subordina la revoca del curatore a giustificati motivi (formula di significato ben più ampio di quella di "giusta causa"), rende palese che il provvedimento può essere assunto anche quando il curatore non risulta inadempiente ai propri specifici doveri e dunque anche per ragioni di mera convenienza od opportunità, sempre in vista del superiore interesse della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Fallimento - Curatore - Revoca - Richiesta proveniente dai creditori rappresentanti la maggioranza dei crediti ammessi - Motivazione - Valutazione del tribunale in ordine al requisito costituito dai giustificati motivi - Natura vincolante della volontà dei creditori - Esclusione.
L'articolo 23 L.F. trova applicazione anche nell'ipotesi in cui, ai sensi dell'articolo 37-bis L.F., introdotto dalla legge di riforma, sia avanzata una richiesta di sostituzione del curatore dai creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi. Non è pertanto sufficiente che costoro indichino le ragioni della richiesta, spettando in ogni caso al tribunale di valutare se esse integrino quei giustificati motivi in presenza dei quali può farsi luogo alla sostituzione. Va dunque escluso che la volontà espressa dai creditori sia vincolante per l'organo giudiziario e che questo sia tenuto unicamente a verificare la legittimità formale della richiesta: al contrario, spetterà in ogni caso al tribunale di verificare se le ragioni della medesima siano pertinenti alla migliore gestione della procedura e non funzionali al perseguimento di interessi diversi o di singoli creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Fallimento – Atti del fascicolo fallimentare – Diritto dei terzi alla consultazione – Presupposti..
I terzi, e tra questi il difensore nominato dal curatore, non hanno un diritto alla consultazione del fascicolo fallimentare, ma possono presentare istanza in tal senso al giudice delegato, che discrezionalmente valuterà il loro interesse in bilanciamento con le esigenze di segretezza, o anche solo riservatezza, della procedura; tale valutazione è soggetta a revisione in sede di reclamo al tribunale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 09 Giugno 2010.


Fallimento – Conversione della procedura in amministrazione straordinaria – Competenza del tribunale che ha dichiarato il fallimento – Sussistenza.

Conversione di fallimento in amministrazione straordinaria – Gruppo di imprese – Gestione unitaria della crisi – Necessità.

Conversione di fallimento in amministrazione straordinaria – Ripartizione di competenza in ordine alla gestione delle procedura prima e dopo la conversione – Criteri.

Amministrazione straordinaria – Nomina degli organi amministrativi – Competenza in caso di conversione del fallimento in amministrazione straordinaria.
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Competente a disporre la conversione della procedura fallimentare in amministrazione straordinaria ai sensi del d.l. n. 347/2003, convertito con modifiche dalla l. n. 39/04, è il tribunale che ha dichiarato il fallimento della società già dichiarata fallita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sussiste l’opportunità della gestione unitaria dell’insolvenza nell’ambito del gruppo in considerazione dei collegamenti di natura economica, strategica e produttiva esistenti tra le singole imprese del gruppo e la società già dichiarata fallita che di esso fa parte atteso che tale modalità può favorire una dismissione delle attività nella loro organica composizione operativa e più proficuamente tutela l’interesse di ordine pubblico economico costituito dalla salvaguardia dei livelli occupazionali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Attesa la rilevanza dei due principi della unitarietà della gestione della amministrazione straordinaria e dell’investimento del tribunale fallimentare per tutto quanto concerne la definizione della procedura di fallimento, una ponderazione degli stessi impone che il tribunale che ha dichiarato il fallimento sia competente per tutto quanto concerne la definizione della procedura (rendicontazione del curatore, liquidazione del compenso e delle spese di procedura ecc.), mentre le attività successive alla conversione e pertinenti alla gestione della amministrazione straordinaria a cui afferisce l’impresa originariamente dichiarata fallita devono ritenersi spettanti al tribunale impegnato nella procedura madre. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Spetta al ministero competente la nomina degli organi amministrativi (commissario e comitato di sorveglianza) della società il cui fallimento viene convertito in amministrazione straordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 07 Giugno 2007.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Difensore della curatela nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento - Liquidazione del compenso - Competenza esclusiva del giudice delegato - Provvedimento di liquidazione emesso dal Tribunale fallimentare - Invalidità.
La liquidazione del compenso al difensore della curatela nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, a norma dell'art. 25 n. 7 R.D. 16 marzo 1942 n. 267 rientra nella competenza esclusiva del giudice delegato: è, pertanto, invalido il provvedimento di liquidazione emesso dal Tribunale, in quanto adottato nell'esercizio di funzioni di cui risulta investito un altro organo giurisdizionale dello stesso ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Novembre 1992, n. 12015.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Beni detenuti da terzi - Contestazione da parte del terzo dell'appartenenza del bene all'asse fallimentare - Decreto di acquisizione degli stessi al fallimento e provvedimento confermativo del Tribunale - Provvedimenti autonomi - Configurabilità - Tutela del terzo - Azione di nullità - Esperibilità.
Il decreto di acquisizione al fallimento di beni detenuti da terzi, ai sensi dell'art. 25 n. 2 legge fall., può essere emesso dal giudice delegato nel caso in cui il terzo non contesti l'appartenenza del bene all'asse fallimentare e non, invece, quando egli opponga un proprio diritto soggettivo, prospettato come incompatibile e prevalente rispetto all'espropriazione collettiva (nella specie, il terzo, presso cui la merce era stata costituita in pegno, invocava la disciplina speciale della legge 10 maggio 1938 n. 745, relativa ai monti di credito su pegno). In tale secondo ipotesi, il decreto di acquisizione che venga ugualmente emesso dal giudice delegato, e poi il provvedimento del tribunale che lo confermi in esito a reclamo, devono considerarsi abnormi, per carenza del relativo potere, con la conseguenza che compete al terzo una tutela cognitiva autonoma, sotto forma di azione di nullità, non il ricorso per cassazione "ex" art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Aprile 1992, n. 4214.


Fallimento - Liquidazione dell'altro - Vendita di immobili - Modalità. Presentazione di seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione - Sospensione della vendita - Competenza - Limiti temporali.
In tema di vendita immobiliare in sede fallimentare, la presentazione di una seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione, tale da far ritenere il prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto e concretamente realizzabile, può essere presa in considerazione ai fini della sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, l.f. (la quale può essere disposta, per ottenere una migliore liquidazione), oltre che dal giudice delegato, dal tribunale in sede di reclamo, anche dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario, trovando unico limite nel decreto di trasferimento della proprietà del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 1991, n. 486.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Operazioni di liquidazione dell'attivo - Contestazione della legittimità in correlazione e posizioni di diritto soggettivo - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
A differenza dei provvedimenti del giudice delegato al fallimento in tema di operazioni di liquidazione dell'attivo, ivi compreso quello che dispone la vendita con incanto, che hanno carattere ordinatorio, i provvedimenti resi dal tribunale fallimentare, su reclamo avverso i detti decreti, per risolvere contestazioni insorte sulla legittimità di tali operazioni in correlazione a posizioni di diritto soggettivo, assumono carattere decisorio, oltre che definitivo, e sono, pertanto, impugnabili con ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 cost.. Pertanto deve riconoscersi carattere decisorio al provvedimento del tribunale fallimentare in ordine al reclamo di un creditore ipotecario, che abbia chiesto la sospensione della vendita con incanto e la revoca del relativo provvedimento del giudice delegato deducendo il diritto (nella specie, ex art. 30 del R.d. 29 luglio 1927 n. 1443), ad assumere in via esclusiva quale creditore ipotecario l'iniziativa della procedura liquidatoria della società titolare di concessione mineraria per la captazione di acque minerali, con conseguente contestazione del potere degli organi della procedura di provvedere alla vendita delle attività inventariate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 1990, n. 9737.


Rivendicazione - Identificazione dei fondi - Controversia in ordine ad una porzione di beni immobili espropriati in danno di un fallito ed aggiudicati a due distinti soggetti - Accertamento della proprietà rispettiva da parte del giudice - Criteri.
Qualora due aggiudicatari di beni immobili, espropriati in danno di un fallito, controvertano in ordine ad una porzione dei beni medesimi, sostenendo entrambi che la stessa va ricompresa nell'oggetto del trasferimento disposto in loro rispettivo favore, il giudice del merito adito con Azione di rivendica ed accertamento della proprietà può e deve procedere all'interpretazione di detti titoli, al fine di stabilirne l'esatta portata e di individuare i beni che ne formano oggetto, facendo ricorso, in caso d'insufficienza o contraddittorietà degli elementi in essi contenuti, agli altri Atti della procedura espropriativa e, in particolare, ai provvedimenti di vendita ed ai relativi bandi. Ove poi la relativa indagine non consenta di pervenire a risultati certi ed univoci in ordine all'estensione ed ai limiti dell'effetto traslativo, i dati emergenti dagli Atti anzidetti dovranno da detto giudice essere coordinati ed integrati con tutti gli altri elementi utili al fine dell'esatta individuazione dei beni trasferiti (estremi catastali, soggetti e proprietà confinanti, consistenza oggettiva della proprietà immobiliare in capo al fallito ed a suoi danti causa) desumibili dagli Atti di provenienza degli immobili, e, in generale, da qualsiasi altra fonte di prova acquisita al processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Luglio 1988, n. 4732.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Decreti del giudice delegato - Carattere ordinatorio - Provvedimenti del tribunale resi in sede di reclamo - Carattere decisorio - Configurabilità - Condizioni - Ricorso per cassazione ex art. 11 cost. - Ammissibilità.
Mentre i decreti del giudice delegato al fallimento in tema di operazioni di liquidazione dell'attivo, ivi incluso quello che dispone la vendita di un bene, hanno carattere ordinatorio, i provvedimenti resi dal tribunale fallimentare, su reclamo avverso detti decreti, per risolvere contestazioni insorte sulla legittimità di tali operazioni in correlazione a posizioni di diritto soggettivo (nella specie, quella del creditore titolare di garanzia ipotecaria che denunciava la mancata notificazione del decreto di vendita), assumono carattere decisorio, oltre che definitivo, e sono pertanto impugnabili con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 1985, n. 2252.