Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 162 ∙ (Inammissibilità della proposta)


Tutte le MassimeCassazione
Modifica proposta, integrazione piano o documentazione
Termine per integrazione, natura e proroga
Nuova propostaDiscrezionalità del tribunaleIntegrazione della documentazioneIntegrazione della relazione di attestazioneModifica della propostaIntegrazione della proposta o del piano con continuità aziendaleProposte migliorative dopo il votoProposta di transazione fiscaleTermine e domanda di omologazione di accordo di ristrutturazione dei debiti

Valutazione di ammissibilità della proposta
Soglia del 20% dei crediti chirografari
Soddisfazione minima dei creditoriSoddisfazione percentuale e natura vincolante della indicazioneDiritto di difesa del debitoreDurata della proceduraLiquidazione intero patrimonio del debitoreFinanza nuovaSurplus rispetto alle stime attestateBuona fede e correttezzaAbuso del concordatoRelazione di attestazioneDocumentazioneAudizione del debitoreInformazione dei creditoriCrediti contestatiSindacato del tribunale sulle scritture contabili e sulla veridicità dei dati aziendaliSoglia del 20% dei crediti chirografari e sindacato del tribunale sulla fattibilitàSindacato del tribunale sulla fattibilitàSequestro finalizzato alla confisca e fattibilitàCausa concreta del concordatoFattibilità condizionataScissione e fusioneSindacato del tribunale sulla fattibilità e previsione di realizzoFattibilità e azioni revocatorieSindacato del tribunale sulla relazione di attestazioneSindacato del tribunale sulla documentazione prodottaSindacato del tribunale sulla formazione delle classiArtificiosa creazione di classiValutazione dei creditori sulla fattibilità economicaValutazione di fattibilità e garanzieFattibilità economica e stralcio degli interessiRuolo del pubblico ministero nel concordatoContratti in corso di esecuzione ex articolo 169 bis LFRinuncia alla domandaPresentazione di nuova domandaCrediti per Iva e ritenuteRegolamento di competenzaRevoca e diniego di omologazione del concordato, impugnazione

Concordato con riserva
Audizione del debitore
Abuso del dirittoDoveri informativiMancato deposito nei termini della proposta, del piano e della documentazioneImpugnazione del rigetto di istanza di proroga del termine

Procedimento prefallimentare
Inammissibilità della proposta
Dichiarazione di rigetto e impugnazioneConcordato con riserva e procedimento prefallimentareConcordato pieno e procedimento prefallimentareIstanza di fallimento del pubblico ministeroStato di insolvenza



Concordato preventivo – Precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato – Elemento ostativo alla ammissione al concordato – Esclusione – Formulazione della proposta di esclusiva competenza del debitore
La precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato non osta all'ammissione alla procedura, atteso che il disposto dell'ultimo periodo dell'art. 161 comma 7 legge fall. riguarda la diversa ipotesi dell'avvenuta presentazione di un piano di concordato (e non di semplice istanza di pre-concordato, come nel caso in esame) successivamente dichiarato inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta, 22 Ottobre 2019.


Concordato preventivo – Omologazione – Valutazione del tribunale – Soddisfacimento dei creditori – Comparazione tra il piano di concordato presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica modalità di soluzione della crisi – Esclusione – Eventualità del fallimento come elemento di comparazione
Il tribunale non è quindi chiamato ad omologare soltanto quel piano che assicuri in astratto la più alta percentuale di soddisfacimento dei creditori, poiché il giudizio di omologazione non ha soltanto tale obiettivo, ma deve anche assicurare, almeno in prospettiva, un effettivo superamento della situazione di crisi del debitore, nonché la fattibilità del piano nel suo insieme.

Neppure è corretto, come sempre preteso dall'opponente, effettuare in sede di omologa del piano una comparazione tra il piano di concordato concretamente presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica o astratta modalità di soluzione negoziata della crisi (magari aggiungendo o sottraendo alcune poste di attivo patrimoniale, come arbitrariamente preteso dall'opponente), poiché i parametri (alternativi) di riferimento ai quali ancorare la valutazione in esame sono rappresentati dal fallimento del proponente ovvero dalla concreta fattibilità di altri piani concorrenti ex art. 163-bis L.F., nel caso in esame non presentati.

Oltre a ciò, va ricordato che spetta unicamente al debitore la formulazione della proposta di concordato e dunque l'individuazione del contenuto e delle modalità del piano concordatario, laddove i creditori sono liberi di approvare o meno tale proposta, in base ad una loro individuale valutazione di convenienza, mentre al tribunale è sottratto ogni sindacato sul merito della scelta imprenditoriale attraverso cui il debitore intende soddisfare le pretese creditorie in armonia con le esigenze di continuità aziendale, fatta sempre salva la dimostrazione che il piano predisposto sia ispirato da volontà fraudolenta delle ragioni dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta, 22 Ottobre 2019.


Fallimento – Concordato preventivo – Mancata approvazione – Preconcordato – Nuova domanda – Inammissibilità
La presentazione di una semplice (senza contenuti) seconda domanda di preconcordato dopo la mancata approvazione della proposta di concordato presentata all’esito della prima procedura di preconcordato integra un inammissibile abuso del diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 19 Luglio 2019.


Fallimento - Sequestro preventivo - Impugnazione - Legittimazione del curatore
Rimessa alle Sezioni Unite Civili della Cassazione la questione  concernente la legittimazione del curatore fallimentare ad impugnare i provvedimenti in tema di sequestro preventivo, quando questo sia stato disposto prima della dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 16 Aprile 2019, n. 22602.


Concordato preventivo con riserva - Termine per presentare la proposta - Deposito della proposta - Documentazione ex art. 161 l.fall. - Integrazione successiva - Ammissibilità - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, il debitore che dopo la domanda di ammissione al concordato con riserva abbia presentato la relativa proposta senza la documentazione prescritta dall'art. 161 l.fall., può ancora avvalersi del termine di sessanta giorni accordato dal tribunale, ex art. 161, comma 6, l.fall., allo scopo di integrare la detta documentazione. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza della corte d'appello che aveva revocato il fallimento dichiarato dal tribunale dopo aver dichiarato inammissibile la proposta del debitore, depositata solo sette giorni dopo la domanda di concordato con riserva, in quanto priva della necessaria attestazione del professionista ex art. 161, comma 3, l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2019, n. 7577.


Domanda di concordato preventivo - Regolarità e attendibilità delle scritture contabili - Controllo del tribunale - Esclusione - Attestazione del professionista - Verifica completezza dati aziendali e criteri di giudizio - Ammissibilità
In tema di concordato preventivo, nel valutare l'ammissibilità della domanda, il tribunale non può controllare direttamente la regolarità ed attendibilità delle scritture contabili del proponente, ma soltanto svolgere un sindacato sulla corretta predisposizione dell'attestazione del professionista designato ai sensi dell'art. 161, comma 2, l.fall., in termini di completezza dei dati aziendali e di comprensibilità dei criteri di giudizio adottati, rientrando tale attività nella verifica della regolarità della procedura indispensabile per garantire la corretta formazione del consenso dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2019, n. 5653.


Concordato preventivo – Causa concreta – Contenuto fisso e predeterminabile – Esclusione – Percentuale fissa minima al di sotto della quale la proposta è inadatta a perseguire la causa concreta – Esclusione – Convenienza della proposta sotto il profilo della misura minimale del soddisfacimento previsto – Valutazione di competenza del giudice – Esclusione
La causa concreta della procedura di concordato preventivo, da intendersi come obiettivo specifico perseguito dal procedimento, non ha perciò un contenuto fisso e predeterminabile, essendo dipendente dal tipo di proposta formulata, pur se inserita nel generale quadro di riferimento finalizzato al superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, nel contempo, all'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori.

In questa prospettiva interpretativa non è possibile individuare una percentuale fissa minima al di sotto della quale la proposta concordataria possa ritenersi - secondo la disciplina applicabile ratione temporis -, di per sè, inadatta a perseguire la causa concreta a cui la procedura è volta.

Il Tribunale, dunque, deve avere riguardo a rilevare dati da cui emerga, in maniera eclatante, la manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, ivi compresa la soddisfazione in una qualche misura dei crediti rappresentati.

Una volta esclusa questa evenienza va lasciata al giudizio dei creditori, quali diretti interessati all'esito della procedura, la valutazione - sotto i diversi aspetti della plausibilità dell'esito e della convenienza della proposta - delle modalità di soddisfacimento dei crediti offerte dal debitore, ivi comprese la consistenza delle percentuali di pagamento previste.

Il che equivale a dire che non rientra nell'ambito della verifica della fattibilità riservata al giudice un sindacato sull'aspetto pratico-economico della proposta e quindi sulla convenienza della stessa, anche sotto il profilo della misura minimale del soddisfacimento previsto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3863.


Espropriazione forzata – Beni immobili – Sequestro penale o confisca – Prevalenza dell’interesse dell’aggiudicatario del bene
Nel caso di sequestro penale o confisca disposti ai sensi della L. 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere) su un bene immobile che è oggetto di espropriazione forzata, l'interesse dello Stato a confiscare il bene prevale, secondo quanto disposto dall'art. 1, comma 194, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, su quello del creditore a soddisfarsi sull'immobile, ma è sempre recessivo rispetto a quello del terzo che si sia reso aggiudicatario del bene, anche in via provvisoria, in data anteriore all'entrata in vigore della stessa legge n. 228 del 2012 (1 gennaio 2013). Ai tali fini è irrilevante la circostanza che l'Erario abbia proposto opposizione di terzo con ricorso depositato anteriormente all'aggiudicazione, qualora la procedura esecutiva non sia stata tempestivamente sospesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 08 Febbraio 2019, n. 3709.


Espropriazione forzata - Tutela dell'aggiudicatario - Interesse pubblico alla stabilità degli effetti delle vendite giudiziarie
Una delle componenti che concorre in modo significativo all'efficienza delle vendite giudiziarie è rappresentata dalla tutela dell'aggiudicatario. Infatti, la partecipazione ad un'asta giudiziaria sarà tanto più "appetibile", quanto minori siano le incertezze in ordine alla stabilità degli effetti dell'aggiudicazione. La prospettiva di un acquisto stabile e sicuro attira un più elevato numero di partecipanti all'asta e determina una più animata competitività nella gara, e quindi, si traduce, in ultima analisi, in un maggior ricavo in minor tempo.

Sebbene l'aggiudicatario non vanti sul bene espropriato un diritto soggettivo pieno, quanto piuttosto un'aspettativa, questa non è di mero fatto, bensì di diritto. Infatti, in capo all'aggiudicatario deve essere ravvisato un affidamento qualificato sulla stabilità della vendita giudiziaria, come si ricava dall'art. 187 bis disp. att. c.p.c. e dalla L. Fall., art. 18 (v. Sez. U, Sentenza n. 21110 del 28/11/2012, Rv. 624256).

Il favor legis di cui gode l'aggiudicatario, anche provvisorio, non trova la propria giustificazione nell'esigenza di tutela di una posizione giuridica individuale, bensì nell'interesse generale - di matrice pubblicistica - alla stabilità degli effetti delle vendite giudiziarie, quale momento essenziale per non disincentivare la partecipazione alle aste e quindi per garantire la fruttuosità delle stesse, in ossequio del principio costituzionale di ragionevole durata del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 08 Febbraio 2019, n. 3709.


Proposta di concordato preventivo - Irrisorietà della percentuale di soddisfacimento dei creditori - Sindacabilità da parte del giudice - Esclusione - Fondamento
Non rientra nell'ambito della verifica della fattibilità, riservata al giudice, il sindacato riguardante l'aspetto pratico-economico della proposta di concordato preventivo e la convenienza della stessa, neppure in ordine al profilo della misura minimale del soddisfacimento dei crediti rappresentati, in quanto si tratta di valutazioni che sono riservate ai creditori, e non è possibile individuare una percentuale fissa minima al di sotto della quale la proposta concordataria debba ritenersi inadatta a perseguire la causa concreta cui la procedura è volta consistente nel consentire il superamento della condizione di crisi dell'imprenditore e nel riconoscere agli aventi diritto la realizzazione del credito vantato in tempi ragionevolmente contenuti, sia pure per una minima consistenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3863.


Procedimento per l’ammissione al concordato preventivo – Accertamenti istruttori disposti dal Tribunale – Esercizio del diritto di difesa da parte del debitore
Qualora il Tribunale ritenga di porre a fondamento della pronuncia di inammissibilità della domanda di concordato preventivo le risultanze di un’attività istruttoria disposta di ufficio, e non ragioni connesse alla mera valutazione del contenuto della proposta, è tenuto a consentire al debitore proponente di esplicare le proprie potenzialità difensive, mettendolo in condizione di interloquire sulle risultanze dell’attività istruttoria cui è stato dato corso; ne consegue che, in mancanza di audizione del debitore prescritta dall’art. 162, comma 2, l. fall., si determina una lesione del diritto di difesa del debitore con conseguente nullità del decreto di inammissibilità della domanda di concordato preventivo. (massima ufficiale) Appello Genova, 23 Novembre 2018.


Reclamo avverso la sentenza di fallimento pronunciata ai sensi dell’art. 162 l. fall. – Previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato – Effetto devolutivo del reclamo
Il reclamo proposto dal debitore avverso la sentenza dichiarativa di fallimento che faccia seguito alla previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato, ha effetto devolutivo pieno; ne consegue che il giudice del reclamo risulta investito della cognizione circa la sussistenza dei presupposti per l’adozione del decreto di ammissione al concordato preventivo. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Novembre 2018.


Sequestro preventivo finalizzato alla confisca – Esecuzione immobiliare – Anteriorità della trascrizione del pignoramento – Liquidazione in sede esecutiva – Inopponibilità al terzo acquirente del vincolo penale

Acquisto in sede esecutiva – Indicazione del vincolo penale nell’avviso di vendita – Buona fede del terzo acquirente

Ai sensi dell'art. 2915 c.c., l'opponibilità del vincolo penale al terzo acquirente in sede esecutiva dipende dalla trascrizione del sequestro (ex art. 104 disp. att. c.p.p.), che deve essere antecedente a quella del pignoramento immobiliare, venendo così a rappresentare il presupposto per la confisca anche successivamente all'acquisto. Diversamente, se la trascrizione del sequestro è successiva, il bene deve ritenersi appartenente al terzo "pleno iure" con conseguente impossibilità della confisca posteriore all'acquisto. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

La mera indicazione della trascrizione del sequestro nel bando di vendita, non è elemento idoneo ad escludere la buona fede e consentire conseguentemente la confisca, poiché la buona fede, deve essere valutata rispetto al reato e non alle vicende del processo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 09 Novembre 2018, n. 51043.


Decreto di inammissibilità della domanda di concordato - Pendenza dei termini per l’impugnazione - Contestuale dichiarazione di fallimento - Ammissibilità - Fondamento
In pendenza del procedimento di concordato preventivo, il fallimento dell'imprenditore proponente può essere dichiarato contestualmente al decreto di inammissibilità della relativa domanda, ancorché non siano ancora decorsi i termini per impugnare quest'ultimo provvedimento, poiché l'effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo avverso la sentenza di fallimento riguarda anche la decisione sull'inammissibilità del concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Ottobre 2018, n. 27301.


Concordato preventivo – Modifica della proposta – Limite temporale – Rinuncia alla proposta

Concordato preventivo – Rinuncia alla proposta – Nuova proposta – Ammissibilità – Rapporto con le istanze di fallimento – Oggetto della valutazione del tribunale – Valutazione del carattere eventualmente dilatorio

La rinuncia alla proposta di concordato non soffre del limite temporale imposto alla sua modifica (prima del 2015 "l'inizio delle operazioni di voto" ex art. 175 legge fall., ora "quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori" ex art. 172, comma 2, legge fall.) in quanto destinata all'arresto dell'iter concordatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ragioni di economia processuale l'eventuale "nuova proposta" depositata contestualmente alla rinunzia della precedente può essere esaminata dal tribunale nel corso della stessa procedura concordataria, ove non pendano istanze di fallimento ovvero esse vengano desistite.

Nella persistenza di istanze di fallimento il tribunale è tenuto a valutare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi di cui agli artt. 1 e 5 legge fall. per l'apertura del fallimento, sia pure tenendo conto della nuova proposta del debitore, ove in ipotesi idonea a scongiurare o superare lo stato di insolvenza.

Il tribunale è comunque tenuto a valutare il carattere eventualmente dilatorio, e come tale abusivo, della nuova proposta; che in simile contesto è invece inammissibile una "nuova domanda" di concordato cd. con riserva, ex art. 161, comma 6, legge fall., potendo al più il debitore confidare sulla concessione del termine ex art. 162, comma 1, legge fall. per eventuali integrazioni della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2018, n. 27120.


Concordato preventivo - Controllo demandato al Tribunale in sede di omologazione - Valutazione della realizzabilità della causa concreta della proposta concordataria in tempi ragionevolmente contenuti - Inclusione - Valutazione dei termini di adempimento e dei rischi temporali connessi - Spettanza al ceto creditorio - Fattispecie
In sede di omologa del concordato preventivo, rientra nell'alveo del giudizio di fattibilità giuridica demandato al tribunale, la valutazione dell'effettiva realizzabilità della causa concreta della proposta concordataria attraverso la previsione di una soddisfazione in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti; viceversa, sono rimessi all'apprezzamento dei creditori la verosimiglianza dei termini di adempimento prospettati e i rischi temporali connessi alla liquidazione dell'attivo, trattandosi di aspetti concernenti la mera convenienza economica. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di rigetto del reclamo avverso il provvedimento con cui il giudice, nel dichiarare l'inammissibilità di un concordato preventivo liquidatorio, aveva valorizzato - ritenendolo incluso nel quadro delle valutazioni giuridiche consentite al collegio – l'aspetto dell'incompatibilità tra il tipo di procedura concordataria prescelto e la programmata persistenza di un contratto d'affitto di azienda alberghiera per ulteriori sei anni al cui spirare era procrastinata la dismissione del complesso di beni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Agosto 2018, n. 21175.


Procedure concorsuali – Consecuzione tra concordato preventivo e fallimento – Necessità dell’ammissione al concordato per il configurarsi della consecuzione – Esclusione
Il fenomeno della consecuzione tra procedure concorsuali può configurarsi anche nel caso in cui alla presentazione della domanda di concordato non abbia fatto seguito il decreto di ammissione alla relativa procedura. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2018.


Concordato preventivo - Omologazione - Formazione di classi di creditori - Omogeneità delle posizioni giuridiche e degli interessi economici - Esame congiunto dei detti criteri - Necessità - Valutazione in fatto riservata al giudice di merito - Sindacato in sede di legittimità - Limiti
In tema di concordato preventivo, ove intenda prevedere la suddivisione in classi, la proposta deve necessariamente conformarsi ai due criteri fissati dal legislatore nell'art. 160, comma 1, lett. c), l.fall., costituiti dall'omogeneità delle posizioni giuridiche (che riguardano la natura del credito, le sue qualità intrinseche, il carattere chirografario o privilegiato, l'eventuale esistenza di contestazioni, ovvero la presenza o meno di garanzie prestate da terzi o di un titolo esecutivo) e degli interessi economici (riferiti alla fonte e alla tipologia socio-economica del credito, ovvero al peculiare tornaconto vantato dal suo titolare). Rientra tra i compiti del tribunale - con un accertamento in fatto che non è sindacabile in sede di legittimità ove adeguatamente motivato - valutare congiuntamente i detti criteri al fine di verificare l'omogeneità dei crediti raggruppati, che non può essere affermata in termini di assoluta identità, essendo sufficiente la presenza di tratti principali comuni di importanza preponderante, che rendano di secondario rilievo quelli differenzianti, in modo da far apparire ragionevole una comune sorte satisfattiva per le singole posizioni costituite in classe. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2018, n. 9378.


Concordato preventivo - Termine ex art. 162, comma 1, l.fall. - Discrezionalità - Accordo di ristrutturazione ex art. 182-bis l. fall. - Applicabilità - Fondamento
La concessione del termine di cui all'art. 162, comma 1, l.fall., può essere disposta anche in favore del debitore che, sciogliendo la riserva formulata con il ricorso ex art. 161, comma 6, l.fall., alla scadenza del termine opti per il deposito non già della proposta di concordato preventivo, bensì della domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione ai sensi dell'art. 182-bis, comma 1, l.fall., in quanto detta ultima procedura riveste carattere concorsuale e si pone, nell'impianto normativo, in termini di interscambiabilità con il concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 2018, n. 9087.


Concordato preventivo – Attestazione – Integrazione e modifica – Mutamento dell’attestatore
L’imprenditore che propone istanza di concordato preventivo non può integrare la relazione dell’attestatore con quella di altro professionista o mutare la persona dell’attestatore quando non vi siano modifiche sostanziali della proposta o del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 07 Marzo 2018.


Concordato preventivo - Fattibilità economica - Inidoneità dell’attivo rispetto al soddisfacimento dei creditori - Sindacato del tribunale - Sussiste - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, mentre il sindacato del giudice relativo alla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità dello stesso con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, quale realizzabilità in concreto del piano proposto dal debitore, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una manifesta sua inettitudine a raggiungere gli obiettivi prefissati. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato inammissibile la proposta di concordato preventivo, rilevando la manifesta inidoneità dell'attivo, come stimato dal medesimo proponente, a consentire il pagamento dei creditori nella percentuale proposta, a causa dell'elevato ammontare delle spese di procedura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2018, n. 4790.


Fallimento a seguito di declaratoria d'inammissibilità della domanda di concordato - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Conseguenze - Riesame di tutte le questioni concernenti l'inammissibilità - Necessità - Ragioni
Nel caso di sentenza dichiarativa di fallimento che faccia seguito ad un provvedimento d’inammissibilità della domanda di concordato preventivo, l'effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo avverso tale sentenza riguarda anche la decisione sull'inammissibilità del concordato, sicché, ove il debitore abbia impugnato la declaratoria fallimentare, censurando, altresì, la sua mancata ammissione al concordato, il giudice adìto ai sensi degli artt. 18 e 162 l.fall., che dichiari la nullità della dichiarazione di fallimento, è tenuto a riesaminare le questioni concernenti l’ammissibilità della procedura concorsuale minore, avuto riguardo alla preferenza manifestata dall’ordinamento per le soluzioni concordate della crisi d’impresa e al coincidente interesse del reclamante a perseguirle. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2018, n. 1893.


Concordato preventivo - Fusione societaria - Tutela dei creditori - Opposizione
La tutela dei creditori partecipanti alla fusione è presidiata dallo strumento dell'opposizione di cui all'art. 2503 c.c., posto che il regime giuridico attualmente vigente non contempla (a differenza di quanto previsto nella legge delega per la riforma organica della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza) che, nell'ipotesi in cui il piano di concordato preventivo si fondi su un'operazione di fusione societaria, l'opposizione dei creditori possa essere proposta unicamente nella sede ove si svolge il controllo giudiziale della domanda concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Fusione societaria - Tutela dei creditori - Opposizione
Nel caso di concordato preventivo che si fondi su un'operazione di fusione societaria e la domanda di concordato sia presentata da una soltanto delle società, la relazione di attestazione deve prendere in considerazione anche la posizione delle altre società partecipanti alla fusione, il cui atteggiamento può influire sulla fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Fusione societaria - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari - Operatività in relazione alle società partecipanti alla fusione
Nel caso di concordato preventivo che si fondi su un'operazione di fusione societaria e la domanda di concordato sia presentata da una soltanto delle società, il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari di cui all'art. 168 l.fall. opera solo in relazione alla società che abbia presentato ricorso per concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018.


Trattamento dei crediti tributari e contributivi - Concordato liquidatorio - Pagamento dilazionato - È tale se previsto in epoca successiva all’omologazione del concordato - Conseguenze - Necessità di ricorrere al procedimento previsto dall’art. 182-ter  legge fallimentare - Concessione di un termine per il relativo adempimento - Ammissibilità
Anche nel caso di concordato liquidatorio, il pagamemto dei crediti tributari e previdenziali deve ritenersi dilazionato quando esso non è previsto subito dopo l’omologazione, ma al momento di ultimazione della liquidazione dei beni. In siffatta ipotesi, il proponente deve formulare la proposta di cui all’art. 182-ter l.fall.

Il tribunale, in sede di valutazione del piano, ove sussistono giustificati motivi, può concedere un termine per la formulazione della proposta di cui all’art. 182-ter, posto che la previsione che essa debba essere effettuata contestualmente al deposito del ricorso non è assistita da espressa sanzione di inammissibilità. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 16 Novembre 2017.


Crediti parti correlate - Postergazione - Inapplicabilità art. 2467 e 2497-quinquies c.c.

Modifica della proposta di concordato preventivo - Applicabilità del d.l. 83/2015 - Nuova proposta radicalmente nuova - Effetti notativi - Applicabilità della nuova disciplina

Ai crediti delle c.d. “parti correlate” riconducibili a finanziamenti soci e società infragruppo in favore della debitrice e sorti in data anteriore al 1° gennaio 2004 non sono applicabili le disposizioni relative alla postergazione di cui agli art. 2467 e 2497-quinquies c.c., in quanto il legislatore non ha previsto alcuna deroga dell’art. 11 dis. prel. c.c.

E’ dunque onere della società escussa dimostrare la presenza di ragioni ostative al riconoscimento del debito.

[Il tribunale, in mancanza della indicazione di ragioni ritiene impeditive alla esigibilità dei crediti in esame, ha ritenuto che gli stessi dovessero essere inclusi tra i chirografari ed ha quindi revocato il concordato ai sensi dell'art. 173. Legge fall. per il mancato raggiungimento della soglia minima di soddisfazione dei creditori chirografari. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata)

E’ applicabile la disciplina “medio tempore” introdotta dal d.l. 83/2015 che contiene nuove regole in tema di concordato preventivo laddove la proposta debba considerarsi radicalmente nuova rispetto alla precedente introdotta secondo la vecchia disciplina al fine di evitare una elusione della “ratio delle norme riformate”. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 10 Ottobre 2017.


Concordato preventivo – Sindacato del tribunale sulla causa concreta – Eventuale indisponibilità dell’immobile – Eventuale mancato rinnovo dell’autorizzazione amministrativa
Il sindacato del tribunale sulla effettiva realizzabilità della causa concreta della proposta di concordato preventivo può estendersi a fattori quali l’imminente scadenza del contratto di affitto di azienda, con conseguente eventuale indisponibilità dell’immobile ospitante la struttura aziendale, nonché l’eventualità del mancato rinnovo dell’accreditamento presso il servizio sanitario nazionale necessario per la prosecuzione dell’attività sanitaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Settembre 2017, n. 22691.


Fallimento - Sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca - Impugnazione - Oggetto del sequestro - Somme in giacenza sul conto corrente della procedura derivanti dall'attività di gestione degli organi fallimentari - Legittimazione del curatore - Sussistenza
Il curatore è legittimato all'impugnativa del provvedimento di sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca (nella specie per il reato di cui all'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000), nel caso in cui oggetto del sequestro siano le somme in giacenza sul conto corrente della procedura concorsuale derivanti dall'attività di gestione degli organi fallimentari, con l'avvertenza tuttavia che il giudice del gravame deve apprezzare nel caso concreto il diritto e l'interesse del curatore fallimentare all'impugnativa delle misure cautelari reali, avuto riguardo alla specialità delle norme fallimentari, da un lato, ed alla specialità delle norme penali dall'altro, formulando di volta in volta un giudizio di bilanciamento dei contrapposti interessi anche tenuto conto del principio della prevenzione.


["Proprio, cogliendo lo spunto incidentale del precedente n. 42469/16 questa Corte ha l'occasione di portare il ragionamento più in là, affermando con certezza la legittimazione all'impugnativa del curatore, in un caso, come quello in esame, in cui oggetto del sequestro sono proprio le somme in giacenza sul conto corrente della procedura concorsuale e derivanti dall'attività di gestione degli organi fallimentari. Peraltro, non basta a superare tale peculiare condizione (per la quale non constano precedenti) ed a fondare il difetto di legittimazione del curatore sulla base della considerazione che l'attivo sia riconducibile comunque ai soggetti indagati del reato tributario, perchè, anche se si superasse il criterio della prevenzione come ha inteso fare la sentenza Focarelli nel caso della confisca obbligatoria, non può non osservarsi che nella specie non è nota la composizione della massa attiva fallimentare, e cioè l'origine della giacenza del conto corrente: le somme acquisite potrebbero, ad esempio, essere il risultato del fruttuoso esperimento di azioni revocatorie fallimentari il cui presupposto è proprio la dichiarazione di fallimento o di azioni di responsabilità esercitate nell'interesse dei creditori sociali, in cui quindi il curatore non ha agito in surroga del fallito, bensì in rappresentanza dell'intera massa dei creditori sociali, casi entrambi nei quali è certamente da escludere il diritto di proprietà della società fallita o dell'indagato.

Peraltro, quanto all'interesse ad impugnare, l'idea secondo la quale l'interessato coincida sempre con l'indagato o con la società fallita è tutta da verificare in concreto, perchè, allorquando sui beni siano apposti plurimi vincoli, è ben possibile che l'indagato non abbia alcun interesse, mentre la curatela ne abbia molteplici, sicchè negarle seccamente la legittimazione, sulla base di una tralaticia applicazione del principio della sentenza Uniland finisce per negare la tutela all'avente diritto. Per contro, generalizzare la legittimazione del curatore all'impugnativa, negandola all'indagato o al legale rappresentante della società fallita pure conduce ad un diniego di tutela quando la curatela abbia dimostrato disinteresse per quell'azione giudiziale.

Ribadito che, nella specie, la curatela ha certamente la legittimazione ad impugnare il sequestro dei propri beni, va affermato il seguente principio di diritto: il giudice deve apprezzare nel caso concreto il diritto e l'interesse del curatore fallimentare all'impugnativa delle misure cautelari reali, avuto riguardo alla specialità delle norme fallimentari, da un lato, ed alle specialità delle norme penali dall'altro e formulando di volta in volta un giudizio di bilanciamento dei contrapposti interessi anche tenuto conto del principio della prevenzione."] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 27 Luglio 2017, n. 37439.


Concordato preventivo – Domanda presentata dopo l’assunzione in decisione di quella per la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità – Convocazione del debitore – Esclusione
L’inammissibilità della domanda di concordato preventivo depositata dopo l’assunzione in decisione di quella per la dichiarazione di fallimento può essere dichiarata senza previa audizione del proponente il concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 24 Luglio 2017.


Concordato Preventivo – Piano concordatario – Giudizio di fattibilità – Natura preventiva – Contenuto
Il giudizio di fattibilità del piano concordatario è rimesso all’apprezzamento del giudice, il giudizio di convenienza economica, invece, è riservato al ceto creditorio.
Il controllo esercitato dal Tribunale sulla correttezza della procedura risulta indispensabile al fine di permettere ai creditori di avere un quadro chiaro e completo dei rischi connessi alle operazioni contemplate nel piano per poi consentire loro di esprimersi in modo consapevole sulla convenienza della proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Milano, 12 Luglio 2017.


Concordato preventivo - Sindacato sulla fattibilità del giudice di merito - Estensione oltre la verifica della idoneità della proposta concordataria a realizzare la "causa concreta" - Esclusione - Accertamento di una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari
Quantunque in sede di omologazione del concordato preventivo le corti di merito siano chiamate a verificare la fattibilità del concordato, il sindacato su tale punto, nei casi in cui si discuta della fattibilità economica, non può essere esteso oltre la verifica della idoneità della proposta concordataria a realizzare la "causa concreta" della procedura concorsuale, la quale si estrinseca nella finalità di assicurare il superamento della crisi attraverso "una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari " (Cass. S.U. n. 1521/2013; Cass. 11497/2014; Cass. 11423/2014; Cass. 6332/2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2017.


Concordato preventivo - Istanza di fallimento del pubblico ministero - Rinuncia alla proposta concordataria - Difetto di istanze di fallimento - Irrilevanza
Nel concordato preventivo, ai sensi della art. 162 l.fall., a seguito della sua partecipazione necessaria, il pubblico ministero, ove rilevi la sussistenza di uno stato d'insolvenza del debitore istante, può legittimamente richiedere al tribunale il fallimento del proponente, senza che rilevino le scansioni e le vicende del procedimento concordatario, come la rinuncia alla proposta concordataria, e ciò anche in difetto di convergenti istanze da parte del ceto creditorio volte alla dichiarazione dell'insolvenza del debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2017, n. 14156.


Concordato fallimentare – Falcidia dei crediti privilegiati – Relazione giurata – Necessità
La relazione giurata ex art. 160, comma 2, l.fall., che deve necessariamente preesistere a quella dell’attestatore di cui all’art. 161, comma 3, l.fall., della quale costituisce anterius logico e giuridico, è un presupposto necessario per la falcidia dei diritti di prelazione ed alla sua mancanza non è possibile porre rimedio mediante la concessione da parte del tribunale del termine di cui all’art. 162, comma 2, l.fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 24 Maggio 2017.


Concordato preventivo – Pendenza di procedimento per la dichiarazione di inammissibilità ex art. 173 l.f. – Presentazione di nuova domanda di concordato ex art. 161, co. 1, l.f. – Ammissibilità - Condizioni
Laddove venga proposto ricorso per concordato preventivo "con riserva" ex art. 161, comma 6, l.fall. in pendenza dell'udienza fissata per la declaratoria di inammissibilità della domanda concordataria e l'eventuale dichiarazione di fallimento, il debitore può depositare un nuovo ricorso ex art. 161, comma 1, l.fall. (corredato, dunque, "ab initio" dalla proposta, dal piano e dai documenti), dal quale potrebbe anche implicitamente desumersi la rinuncia alla pregressa domanda "con riserva", e sempre che la nuova domanda non si traduca in un abuso dello strumento concordatario (Cass. 31.03.2016 n. 6277). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Maggio 2017.


Concordato preventivo – Condizioni di ammissibilità – Veridicità dei dati aziendali
Tra le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato preventivo rientra, ai sensi dell’art. 162, comma 2, legge fall. anche la veridicità dei dati aziendali esposti nei documenti prodotti unitamente al ricorso; ne consegue che se nel corso della procedura emerge che siffatta condizione mancava al momento del deposito della proposta, il tribunale così come dovrebbe revocare ex art. 173, comma 3, legge fall. l'ammissione al concordato, parimenti deve negarne l'omologazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Fattispecie
Configura un’ipotesi di abuso del processo la circostanza per cui il debitore, a seguito della chiusura dell’istruttoria prefallimentare, depositi ricorso per concordato preventivo in bianco, specificando di non svolgere attività commerciale e di non essere pertanto soggetto fallibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 27 Aprile 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Nozione
Atteso che la facoltà di disporre unilateralmente e potestativamente dei tempi del procedimento fallimentare non compete al debitore, questi commette abuso del processo quando, violando i canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, impiega gli strumenti processuali per realizzare finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l’ordinamento li ha predisposti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 27 Aprile 2017.


Concordato preventivo – Modifiche di cui al DL 83 del 2015 – Sindacato del tribunale – Fattibilità economica – Sussistenza
A seguito dell’introduzione, nel concordato liquidatorio, della percentuale minima di pagamento del venti per cento dell’ammontare complessivo dei creditori chirografari (art. 160, comma 4, legge fall.) e, con riferimento a tutti i tipi di concordato, dell’obbligo di assicurare un’utilità specifica ed economicamente valutabile (art. 161, comma 2, lett. e), la valutazione del giudice in ordine alla fattibilità del concordato preventivo  non è più limitata alla verifica della incompatibilità del piano con norme inderogabili (cd. fattibilità giuridica) od alla assoluta e manifesta inettitudine dello stesso a raggiungere gli obiettivi prefissati (cd. fattibilità economica); con le modifiche di cui al decreto legge n. 83 del 2015, sono stati, infatti, attribuiti al tribunale più penetranti poteri di indagine tra i quali, quello di verificare la fattibilità tout court del piano valutando tutti gli elementi a disposizione, senza alcun vincolo che non sia quello del canone del prudente apprezzamento di cui all’art. 116 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 26 Aprile 2017.


Concordato preventivo – Professionista attestatore – Requisiti – Indipendenza – Fattispecie
Lo svolgimento di qualsiasi attività libero professionale in favore della società proponente il concordato costituisce motivo di incompatibilità con l’ufficio di professionista attestatore, in quanto la norma, laddove prevede che "in ogni caso" il professionista attestatore non deve aver svolto attività professionale in favore del proponente il concordato, esclude ogni eccezione e non consente alcun margine di valutazione.

Allo stesso modo, non può assumere detto incarico colui che condivida uno studio professionale con il professionista incaricato dal debitore di assisterlo in occasione della presentazione della domanda di concordato e sia, pertanto, a suo volta creditore.

La violazione dell'indipendenza del professionista attestatore è un vizio radicale, che impedisce al professionista di svolgere in maniera adeguata la propria funzione, di essere ed apparire una figura di garanzia nell'interesse, oltre che del proponente il concordato, di ogni singolo creditore e dell'intera procedura. La sanzione, anche a tutela degli interessi pubblicistici sottesi alla procedura, non può pertanto essere diversa dall'inammissibilità della proposta di concordato preventivo ex art. 162, comma 2, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Aprile 2017, n. 9927.


Concordato preventivo – Richiesta di fallimento del pubblico ministero – Applicazione dell’art. 7 l.f. – Esclusione
La richiesta di fallimento del pubblico ministero, contemplata nell'ultimo periodo del secondo comma dell'art. 162 legge fall., trova dunque la sua compiuta disciplina nell'ambito della procedura di concordato preventivo e non è disciplinata dall'art. 7 legge fallim., che si riferisce alla diversa ipotesi in cui la richiesta del pubblico ministero introduca un autonomo procedimento prefallimentare (l'autonomia della previsione della richiesta di fallimento del pubblico ministero nell'ambito della procedura di concordato preventivo, rispetto alla previsione di cui all'art. 7, è stata già affermata da questa Corte, con riguardo alla revoca del concordato ai sensi dell'art. 173, nella sentenza 24 aprile 2014, n. 9271). Peraltro la richiamata disciplina di cui all'art. 162 è conforme alla ratio dell'art. 7, in quanto il pubblico ministero apprende dell'insolvenza appunto nel corso di un distinto procedimento, quello di concordato, del quale viene informato ai sensi dell'art. 161, quinto comma.

Pertanto, alla richiesta di fallimento formulata dal pubblico ministero ai sensi dell'art. 162, secondo comma, legge fall. quale conseguenza dell'inammissibilità della proposta di concordato preventivo, non si applica il disposto dell'art. 7, alla cui ratio, peraltro, anche la specifica disciplina della richiesta in questione si conforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Aprile 2017, n. 9574.


Concordato preventivo - Sopravvenuta dichiarazione del fallimento - Inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione
La sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta l'inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione del concordato preventivo e comunque l'improcedibilità del separato giudizio di omologazione in corso, perché l'eventuale giudizio di reclamo ex art. 18 legge fall. assorbe l'intera controversia relativa alla crisi dell'impresa, mentre il giudicato sul fallimento preclude in ogni caso il concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Aprile 2017, n. 9146.


Concordato preventivo – Veridicità dei dati aziendali – Mancava al momento del deposito della proposta – Nuova attestazione di veridicità – Irrilevanza – Revoca del concordato
Tra le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato preventivo rientra, ai sensi dell'art. 162, comma 2, legge fall., anche la veridicità dei dati aziendali esposti nei documenti prodotti unitamente al ricorso; sicché quando nel corso della procedura emerge che siffatta condizione mancava al momento del deposito della proposta, il tribunale può revocare ex art. 173, terzo comma, legge fall. l'ammissione al concordato, restando irrilevante la nuova attestazione di veridicità dei suddetti dati resa dal professionista designato dal proponente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2017, n. 7975.


Proposta di concordato basato sulla continuità aziendale ex art. 186-bis l.f. – Integrazione – Mancato deposito di integrazione della relazione attestativa ex art. 186-bis co. 2 l.f. – Inammissibilità della domanda di concordato – Sussistenza
In caso di integrazione della proposta concordataria e/o del piano imperniati sulla continuità aziendale ex art. 186-bis l.f., la domanda di concordato deve considerarsi inammissibile ove non sia accompagnata dal deposito di una integrazione della relazione del professionista di cui all’art. 186-bis co. 2 l. fall., attestante che “la prosecuzione dell’attività di impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori”. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Milano, 22 Marzo 2017.


Concordato preventivo - Violazione di norme procedimentali - Rinuncia alla domanda - Irrilevanza
La rinuncia alla domanda di concordato preventivo depositata successivamente alla violazione di norme procedimentali non impedisce la dichiarazione di inammissibilità della domanda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Marzo 2017.


Concordato preventivo – Scopo di differire la dichiarazione di fallimento – Abuso del processo – Utilizzo di strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate
La domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile in quanto integra gli estremi di un abuso del processo; il quale abuso in generale ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017.


Proposta di concordato preventivo - Crediti oggetto di contestazione giudiziale - Inserimento in apposita classe - Necessità - Ragioni - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, la sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale non preclude il loro doveroso inserimento in una delle classi omogenee previste dalla proposta, ovvero in apposita classe ad essi riservata, assolvendo tale adempimento, ricadente sul debitore ed oggetto di controllo critico sulla regolarità della procedura che il tribunale deve assolvere direttamente, ad una fondamentale esigenza di informazione dell'intero ceto creditorio: da un lato, infatti, tale omissione pregiudicherebbe gli interessi di coloro che al momento non dispongono ancora dell'accertamento definitivo dei propri diritti (ma che possono essere ammessi al voto, ex art. 176 l.fall., con previsione di specifico trattamento per l'ipotesi che le pretese siano confermate o modificate in sede giurisdizionale); dall'altro, essa altererebbe le previsioni del piano di soddisfacimento degli altri creditori certi, non consentendo loro di esprimere valutazioni prognostiche corrette e di atteggiarsi in modo pienamente informato circa il proprio voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva consentito l’omesso classamento dei crediti contestati soltanto perché, ad unilaterale giudizio del proponente, in relazione a tali crediti il rischio di soccombenza doveva ritenersi remoto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017, n. 5689.


Fallimento – Reclamo – Giudicato implicito – Nullità sentenza dichiarativa di fallimento
Il Tribunale che non si conformi al principio enunciato dalla Corte di Appello in sede di decisione del reclamo, si pone in evidente contrasto con il giudicato implicito ed in palese violazione del principio di chiusura del giudizio di rinvio qualora, come nel caso di specie, sostenga, diversamente dalle indicazioni fornite dalla Corte, che la presentazione della domanda ex art. 160 e 161, comma 6, l.f. successivamente alla conclusione dell’udienza prefallimentare costituisca ipotesi di tardiva presentazione della domanda di concordato (già definito abuso di diritto nella precedente sentenza di fallimento). (Francesco Innocenti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 06 Marzo 2017.


Concordato preventivo liquidatorio – Mancata assicurazione del pagamento del 20% dei crediti chirografari – Inammissibilità
La proposta concordataria che rappresenti in linea di massima il trattamento offerto ai crediti ma non esprima un impegno serio e vincolante circa il pagamento di quanto meno il 20% ai crediti chirografari è inammissibile, mancando l’assicurazione richiesta dall’ultimo comma dell’art.160 legge fall. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 02 Marzo 2017.


Concordato preventivo – Attestazione di fattibilità  inadeguata – Inammissibilità della domanda
L’attestazione di fattibilità del professionista a mente dell’art. 161 comma 3, legge fall. che contenga riflessioni che denotano incertezze circa il reperimento delle liquidità indispensabili per il pagamento dei creditori chirografari non risulta sorretta da argomentazioni coerenti ed è quindi inadeguata, rendendo inammissibile la domanda di concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 02 Marzo 2017.


Concordato preventivo – Sindacato del giudice – Fattibilità giuridica ed economica – Limiti – Valutazione dei creditori
Per poter ammettere il debitore al concordato preventivo, il giudice è tenuto a una verifica diretta del presupposto di fattibilità del piano, con la precisazione che mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi.

Tanto vuol dire che non è vero affatto che il controllo di fattibilità economica sia in sé vietato (v. Sez. I, n. 11497/2014 e, da ultimo Sez. I, n. 26329-2016), e che nella prospettiva funzionale è sempre sindacabile la proposta concordataria ove totalmente implausibile.

In altre parole, riservata ai creditori è solo la valutazione di convenienza di una proposta plausibile, rispetto all'alternativa fallimentare, oltre che, ovviamente, la specifica realizzabilità della singola percentuale di soddisfazione per ciascuno di essi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2017, n. 4915.


Concordato preventivo – Soddisfazione dei creditori chirografari – Percentuale del 3% – Ricorso a finanza esterna
È legittima la previsione di pagamento dei creditori chirografari mediante una percentuale del tre per cento del credito vantato, qualora detta soddisfazione avvenga con finanza esterna sulla quale nella diversa ipotesi di fallimento detti creditori non potrebbero fa conto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 16 Febbraio 2017.


Concordato preventivo - Domanda di concordato con riserva proposta successivamente ad altra domanda dichiarata inammissibile - Esame dell'eventuale istanza di fallimento - Divieto di azioni esecutive o cautelari di cui all'art. 168 l.fall. - Fatto ostativo - Esclusione - Fondamento
Nel caso in cui, all’esito della declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, venga presentata una nuova proposta di concordato con riserva, non è di ostacolo all’esame dell’istanza di fallimento eventualmente formulata la previsione dell’art. 168 l.fall., atteso che, da un lato, tale norma si riferisce alle sole azioni esecutive o cautelari, tra le quali non rientra il ricorso per dichiarazione di fallimento, e, dall’altro, perché l'art. 162, comma 2, l.fall., consentendo al tribunale di dichiarare senz'altro il fallimento del debitore, si limita a subordinare la relativa pronuncia ad un'istanza del creditore o alla richiesta del Pubblico Ministero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2017.


Concordato preventivo – Inammissibilità ex art. 162, comma 2, l.f. – Revoca ex art. 173 l.f. – Impugnabilità del decreto ex art. 111 Cost. – Esclusione

Concordato preventivo – Omologazione – Impugnabilità del decreto ex art. 111 Cost. – Esclusione – Reclamabilità ex art. 183 l.f.

Il decreto con cui il tribunale dichiara l'inammissibilità della proposta di concordato, ai sensi dell'art. 162, comma 2, legge fallim. (anche eventualmente a seguito della mancata approvazione della proposta, ai sensi dell'art. 179, comma 1) ovvero revoca l'ammissione alla procedura di concordato, ai sensi dell'art. 173, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, non è soggetto a ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. non avendo carattere decisorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il decreto con cui il tribunale definisce (in senso positivo o negativo) il giudizio di omologazione del concordato preventivo, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, ha carattere decisorio, ma, essendo reclamabile ai sensi dell'art. 183, comma 1, legge fallim., non è soggetto a ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., il quale è proponibile avverso il provvedimento della corte d'appello conclusivo del giudizio sull'eventuale reclamo.

(Le Sezioni unite hanno inoltre precisato che il principio di cui alla prima massima non comporta il rischio che la funzione nomofilattica del giudice di legittimità non abbia modo di esprimersi con riguardo agli istituti della inammissibilità della proposta di concordato e della revoca dell'ammissione alla procedura: essa, invero, trova comunque spazio allorché — come avviene normalmente — alle decisioni di inammissibilità o revoca consegua la sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, impugnabile, come si è visto, anche per motivi di censura relativi a quelle decisioni presupposte, con rimedi culminanti appunto nel ricorso per cassazione. Né è compromessa la tutela giurisdizionale dei diritti del debitore proponente, garantiti in ogni caso dall'intervento di un giudice, quello di merito, che è giudice al pari di quello di legittimità; ferma rimanendo la riproponibilità della domanda di concordato non essendosi prodotto alcun giudicato contrario.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Dicembre 2016, n. 27073.


Concordato preventivo – Cessione dei beni – Fattibilità giuridica del piano – Sequestro preventivo di beni ex d.lgs. 231 del 2001 – Cessazione del vincolo cautelare – Competenza del giudice penale
In tema di concordato preventivo con cessione totale dei beni, la fattibilità giuridica del piano costituisce presupposto di ammissibilità della proposta; ne consegue che quando a carico della società proponente sia stato disposto un sequestro preventivo di beni destinato alla confisca secondo il regime di cui al d.lgs. 231 del 2001, è sempre necessario ottenere dal giudice penale la cessazione del vincolo cautelare, in mancanza, restando sottratto al giudice della procedura concorsuale ogni potere di sindacare la legittimità del provvedimento, la proposta va dichiarata senz'altro inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2016.


Concordato preventivo – Ricorso per concordato con riserva – Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento – Situazione contabile e gestionale inattendibile – Abuso dello strumento concordatario
Integra la fattispecie dell’abuso dello strumento concordatario la presentazione di ricorso per concordato con riserva ex art. 161, comma 6, legge fall. quando sia pendente il procedimento per dichiarazione di fallimento nell’ambito del quale sia emersa una situazione di totale inattendibilità della documentazione contabile e gestionale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 14 Dicembre 2016.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Pagamento dei creditori privilegiati – Moratoria ultra annuale – Consenso del creditore
Nel concordato con continuità aziendale è ammissibile la previsione di una moratoria ultra annuale nel pagamento dei creditori privilegiati che vi consentano espressamente e che, in ragione di ciò, devono essere collocati in apposita classe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 01 Dicembre 2016.


Concordato preventivo - Inammissibilità - Dichiarazione di fallimento - Previo deposito del decreto di inammissibilità del concordato - Necessità
È nulla la sentenza dichiarativa di fallimento emessa in conseguenza della pronuncia ex art. 162, comma 2, l.fall. sulla domanda di concordato preventivo ed in difetto del previo deposito del decreto di sua inammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Novembre 2016, n. 24144.


Concordato preventivo - Attestazione di veridicità dei dati aziendali e di fattibilità giuridica del concordato - Integrazione - Concessione di un termine - Ammissibilità
E’ ammissibile la concessione di un termine per la integrazione della attestazione di veridicità dei dati aziendali e di fattibilità giuridica del concordato preventivo con funzionalità della  prosecuzione dell’attività di impresa al miglior soddisfacimento dei creditori, quando essa sia carente, salvo il caso che detta attestazione sia ab origine del tutto non idonea allo scopo. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Appello Catania, 10 Novembre 2016.


Concordato preventivo – Abuso – Indici rivelatori – Rinuncia alla domanda di concordato
Sono fatti rivelatori dell’utilizzo abusivo dello strumento concordatario, che ne impediscono l’omologazione anche nel caso in cui sia stata raggiunta la maggioranza dei creditori, l’omessa indicazione di poste debitorie che riducono notevolmente la prospettiva di soddisfazione dei creditori chirografari, il tentativo di prelievo, posto in essere nel corso della procedura, di somme ingenti dai conti dell’impresa ed infine la rinuncia alla domanda di concordato preventivo quando sia pendente il procedimento per dichiarazione di fallimento e tale facoltà sia esercitata in violazione del dovere di correttezza e buona fede per finalità diverse da quelle per le quali è concessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 10 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Causa concreta - Sindacato del tribunale - Equilibrio finanziario - Persistenza della causa concreta - Fattibilità giuridica del piano
Costituisce la causa concreta della procedura concordataria in continuità diretta il miglior soddisfacimento dei creditori per mezzo della fuoriuscita dell’impresa dallo stato di crisi in condizione di persistente operatività. In fase di ammissione elementi centrali oggetto di valutazione sono il piano e l’attestazione. L’equilibrio finanziario si pone come obiettivo del piano e l’attestazione, che ha un orizzonte temporale coincidente con quello del piano, il fulcro dell’analisi del Tribunale.

In fase di omologa,  il Tribunale, per mezzo del commissario, ha a disposizione per la sua valutazione anche l’ulteriore elemento del periodo di continuità aziendale, svolta durante la pendenza della procedura. Potrà effettuate la propria valutazione non soltanto verificando la correttezza dell’analisi prognostica del piano, ma anche tenendo in considerazione i risultati medio tempore verificatesi che ben potranno costituire elemento di prova della prognosi formulata in sede di ammissione della procedura.
Questo accertamento, che si concretizza nella verifica della persistenza della causa concreta della domanda concordataria, costituisce sindacato sulla fattibilità giuridica del piano e non sul merito riservato ai creditori.

Conseguentemente il ritrovato equilibrio finanziario costituisce pre requisito per ottenere l’omologa stessa di una proposta concordataria con continuità aziendale diretta, procedura che non potrebbe neppure ottenere l’omologa se non venisse accertato dal Tribunale, con l’ausilio del commissario giudiziale, l’attualità o la potenzialità (nel rispetto del termine del piano) dello stesso e della sostenibilità del debito complessivo generato dalla continuità. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 14 Ottobre 2016.


Concordato preventivo - Valutazione di fattibilità del piano - Rilevanza del fattore tempo - Consenso informato - Necessità che la proposta esponga i tempi di esecuzione come altamente probabili
La valutazione della fattibilità del piano di concordato preventivo non può prescindere dal fattore tempo che ne costituisce un presupposto logico giuridico essenziale; pertanto, allo scopo di garantire al creditore la possibilità di prestare un consenso informato, è necessario che la proposta al ceto chirografario possa effettivamente esporre i tempi di esecuzione non già come possibili ma, se non proprio certi, come altamente probabili, valutazione, questa, che il tribunale potrà compiere sulla base della relazione del commissario giudiziale prevista dall’articolo 172 legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 22 Settembre 2016.


Concordato preventivo – Fattibilità giuridica – Valutazione del giudice – Oggetto
Nel concordato preventivo, al giudice compete di verificare la fattibilità giuridica del concordato e quindi esprimere un giudizio negativo in ordine all'ammissibilità quando determinate modalità attuative risultino incompatibili con norme inderogabili, mentre, laddove entrino in discussione gli aspetti relativi alla fattibilità economica, di ogni rischio si fanno esclusivo carico i creditori, una volta che vi sia stata corretta informazione sul punto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Settembre 2016.


Concordato preventivo – Oggetto della proposta – Regolazione della crisi – Indicazione delle modalità di soddisfacimento dei crediti – Necessità – Valutazione dei creditori – Informazione – Necessità
La proposta di concordato preventivo deve necessariamente avere ad oggetto la regolazione della crisi, la quale a sua volta può assumere concretezza soltanto attraverso le indicazioni delle modalità di soddisfacimento dei crediti (in esse comprese quindi le relative percentuali ed i tempi di adempimento), rispetto alla quale la relativa valutazione (sotto i diversi aspetti della verosimiglianza dell'esito e della sua convenienza) è rimessa al giudizio dei creditori, in quanto diretti interessati. Giudizio che presuppone che i creditori ricevano una puntuale informazione circa i dati, le verifiche interne e le connesse valutazioni, incombenti che assumono un ruolo centrale nello svolgimento della procedura in questione ed al cui soddisfacimento sono per l'appunto deputati a provvedere dapprima il professionista attestatore, in funzione dell'ammissibilità al concordato (art. 161 l.f.), e quindi il commissario giudiziale prima dell'adunanza per il voto (art. 172 l.f.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 14 Settembre 2016.


Concordato preventivo – Fattibilità giuridica e fattibilità economica – Sindacato del giudice – Causa concreta – Fattispecie – Illogicità della relazione dell’attestatore
Nel concordato preventivo, il giudice deve controllare la legittimità del giudizio di fattibilità della proposta concordataria, competendo, invece, esclusivamente ai creditori la valutazione della probabilità di successo economico del piano e dei relativi rischi.

Il controllo, da effettuarsi in tutte le fasi in cui si articola la procedura, si attua verificando l'effettiva realizzabilità della causa concreta, da intendersi come obiettivo specifico perseguito dal procedimento, priva di contenuto fisso e predeterminabile, essendo dipendente dal tipo di proposta formulata, pur se inserita nel generale quadro di riferimento finalizzato, da un lato, al superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, e dall'altro, all'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori.

(In una fattispecie di concordato con cessione dei beni, la Corte di merito aveva confermato il decreto impugnato, la cui prognosi negativa in ordine all'esito della nuova proposta concordataria si fondava sulla ritenuta manifesta inadeguatezza ed illogicità della relazione dell'attestatore, il quale aveva omesso di spiegare perché un piano, fondato sulla cessione dei beni agli stessi soggetti che non erano stati in grado di acquistarli nel corso di un precedente concordato, potesse trovare realizzazione pochi mesi dopo l'esito negativo di quest'ultimo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2016.


Concordato preventivo – Relazione dell’attestatore – Acritico recepimento di dati indicati dal proponente – Mancanza di valutazioni su elementi fondamentali
Il professionista deve non soltanto verificare, valutare ed attestare, ma anche riferire le proprie fonti conoscitive e i controlli effettuati specificamente, per giungere alle proprie conclusioni.

(Nel caso di specie, la Corte d'appello aveva condotto la valutazione della relazione, concludendo per la non rispondenza della stessa al tipo ed agli obiettivi di legge, dopo un'approfondita disamina delle verifiche e delle valutazioni effettuate, riscontrando che in gran parte, i dati utilizzati dal professionista erano stati semplicemente recepiti da quanto indicato dalla società debitrice, ovvero da contratti da questa stipulati in vista del concordato, che fondamentali valutazioni erano state espresse in forma dubitativa, o in forma apodittica, e che nessun elemento di giudizio era stato fornito per porre i creditori in grado di valutare l'effettiva realizzabilità dei crediti, costituenti la voce principale del fabbisogno concordatario.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2016.


Concordato preventivo – Contemporanea pendenza delle due procedure – Corso di un autonomo procedimento prefallimentare – Esclusione – Riunione – Necessità – Rapporto di specularità di procedure dirette a regolare la medesima situazione di crisi
Durante la pendenza di una procedura di concordato, non può ammettersi il corso di un autonomo procedimento prefallimentare, che si concluda con la dichiarazione di fallimento, indipendentemente dal verificarsi di uno degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 legge fall.

Il rapporto tra concordato preventivo e fallimento si atteggia, infatti, come un fenomeno di consequenzialità (eventuale, del fallimento, all'esito negativo della procedura di concordato) che determina un'esigenza di coordinamento fra i due procedimenti e che impone la necessità di esaminare dapprima la domanda di concordato e, solo nel caso di mancata apertura dello stesso, quella di fallimento.

Sul piano strettamente processuale, detto rapporto si configura in termini di c.d. continenza per specularità, atteso che la domanda di concordato e l’istanza o la richiesta di fallimento sono iniziative tra loro incompatibili ma dirette a regolare la medesima situazione di crisi: ne consegue che i relativi procedimenti vanno riuniti ai sensi dell'art. 273 c.p.c. se pendenti dinanzi al medesimo ufficio giudiziario, mentre, nell'ipotesi in cui essi pendano dinanzi ad uffici giudiziari diversi, deve trovare applicazione il disposto dell'art. 39, comma 2, c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Luglio 2016.


Legittimazione del PM alla domanda di fallimento ex art. 7 n. 1 l.f. - Rinuncia alla domanda di concordato preventivo
La legittimazione del pubblico ministero alla richiesta di fallimento ex art. 7 n. 1 legge fall. sussiste anche nel caso in cui l’indagine penale riguardi soggetti diversi dall’imprenditore, con la precisazione che detta legittimazione sussiste anche nel caso in cui vi sia rinuncia alla domanda di concordato preventivo con conseguente perdita di legittimazione dell’organo inquirente ai sensi degli artt. 162, 173, 179 e 180 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 14 Luglio 2016.


Concordato preventivo - Relazione del professionista attestatore - Integrazione - Inammissibilità
E’ inammissibile la integrazione della relazione del professionista che, ai sensi dell’ art. 161 comma 3 l.f., attesta la veridicità dei dati aziendali, la fattibilità giuridica del concordato preventivo e, nel caso di cui all’art. 186 bis l.f., la funzionalità della continuità aziendale al miglior soddisfacimento dei creditori, quando (come nel caso di specie) essa non si accompagna ad una modifica della proposta o del piano ma supplisce unicamente alla originaria inidoneità allo scopo della stessa attestazione, determinando una rimessione in termini dell’attestatore per le omissioni già verificatesi. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 14 Luglio 2016.


Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento - Mancata omologazione di concordato preventivo per difetto di causa - Dichiarazione di fallimento
L'art. 180 l.f. prevede che il Tribunale debba controllare definitivamente i requisiti di ammissibilità già delibati a norma dell'art. 162 l.f. in fase di ammissione, ivi compreso il profilo della «fattibilità del piano» di cui all'art. 161 l.f. e non vi è dubbio che a tale espressione non possa non essere attribuito quantomeno il significato di controllo circa l'effettiva realizzabilità della proposta concordataria, tale non essendo necessariamente ogni proposta che venga approvata dalla maggioranza dei creditori.

Il Tribunale, investito del giudizio di omologa ex art. 180 l.f., in presenza di espressa opposizione all'omologazione da parte di un creditore dissenziente, è legittimato a rivedere ha rivisto in senso negativo i requisiti di ammissibilità del piano concordatario, tra cui è prevista dall'art. 161 l.f. la sua concreta fattibilità, in quanto nella fattispecie concreta non si poneva tanto la questione di poter pagare i creditori chirografari solo nella misura del 3,10% del loro credito anziché nella misura del 15% promessa nel piano, ma appunto di non poterli pagare affatto: ciò innegabilmente confligge in modo insuperabile con la causa concreta dell'istituto giuridico del concordato preventivo prevista dalla legge. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 11 Luglio 2016.


Concordato preventivo – Formazione delle classi – Classe monosoggettiva
La natura monosoggettiva delle classi non è in sé ragione di inammissibilità. (Oreste Cagnasso) (riproduzione riservata) Appello Torino, 30 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Inammissibilità - Audizione del debitore - Necessità - Rapporto con il procedimento per dichiarazione di fallimento
Ove sia stata presentata proposta di concordato preventivo cd. "in bianco" ai sensi dell'art. 161, comma 6, legge fall., va rispettato l'obbligo di audizione del debitore ex art. 162, comma 2, legge fall. per consentire allo stesso di svolgere le proprie difese prima della pronuncia di inammissibilità, salvo che, inserendosi la proposta nell'ambito della procedura prefallimentare, il debitore sia stato comunque sentito in relazione alla proposta ed abbia avuto modo di svolgere le sue difese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 2016, n. 12957.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Decreto d'inammissibilità - Fallimento - Dichiarazione a seguito di declaratoria d'inammissibilità della domanda di concordato - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Conseguenze - Riesame di tutte le questioni concernenti l'inammissibilità - Possibilità - Condizioni
Nel caso in cui la sentenza dichiarativa di fallimento faccia seguito ad un provvedimento di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, l'effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo avverso la sentenza di fallimento riguarda anche la decisione sull'inammissibilità del concordato, perché parte inscindibile di un unico giudizio sulla regolazione concorsuale della stessa crisi, sicché, ove il debitore abbia impugnato la dichiarazione di fallimento, censurando innanzitutto la decisione del tribunale sulla sua mancata ammissione al concordato, il giudice del reclamo, adìto ai sensi degli artt. 18 e 162 l.fall., è tenuto a riesaminare, anche avvalendosi dei poteri officiosi previsti dall'art. 18, comma 10, l.fall., tutte le questioni concernenti detta ammissibilità, pur attinenti a fatti non allegati da alcuno nel corso del procedimento innanzi al giudice di primo grado, né da quest'ultimo rilevati d'ufficio, ed invece dedotti per la prima volta nel giudizio di reclamo ad opera del curatore del fallimento o delle altre parti ivi costituite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 2016, n. 12964.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano condizionata al verificarsi di evento futuro ed incerto - Inammissibilità
È inammissibile il piano di concordato preventivo condizionato al verificarsi di un evento incerto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 01 Giugno 2016.


Illegittima degradazione a chirografo dei crediti assistiti da privilegio ipotecario – Violazione delle cause di prelazione – Ricorrenza – Nuova finanza – Esclusione
Non sussiste la fattibilità giuridica della proposta di concordato preventivo allorquando vi osti la violazione delle cause di prelazione con riferimento anche solo a uno dei creditori. La nuova finanza per essere tale, e dunque allocabile senza alcun vincolo, deve avere il carattere dell’autonomia rispetto al patrimonio del debitore; ne segue che l’apporto del terzo si sottrae al divieto di alterazione della graduazione dei crediti privilegiati solo allorché risulti neutrale rispetto allo stato patrimoniale della società. (Giuseppe Dell'Anna Misurale) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 12 Maggio 2016.


Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo
I vizi della domanda di concordato sulla cui base è stata dichiarata l’inammissibilità di una proposta possono essere rilevati anche nel caso in cui siano già contenuti in una precedente prima proposta di concordato, dichiarata inammissibile per altri motivi, poiché non è prevista dall’ordinamento alcuna preclusione in tal senso, né tale ipotesi può essere ricondotta agli effetti di un ipotetico giudicato, formandosi il giudicato di rigetto sulle sole ragioni che hanno fondato la pronuncia o su quanto con essa risulta assolutamente incompatibile. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016.


Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo
Le lesione delle regole che attengono alla legittimità informativa verso i creditori e alla strutturazione giuridica della proposta ex art. 160 legge fall. costituiscono aspetto inerente la fattibilità giuridica della procedura concorsuale e sono rimesse alla cognizione e valutazione del tribunale fallimentare. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016.


Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo
La reiezione del concordato senza effetti decisori (che si hanno solo ove si neghi la sussistenza dei requisiti sostanziali di accesso – ad es. la natura di impresa commerciale fallibile - o la giurisdizione), qualora non sia immediatamente seguita da sentenza dichiarativa di fallimento, esaurisce in sé i propri effetti, senza che l’originaria domanda, ormai respinta, possa assumere ex novo un qualche rilievo giuridico. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016.


Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo
Il diritto di proporre il concordato, per il singolo imprenditore, è necessariamente unico e resta inscindibile in una pluralità di contestuali domande di esercizio di esso da parte del medesimo soggetto: sicché la reiezione di una proposta consente la proposizione di un’altra fino a quando non sia dichiarato il fallimento, ma non permette, nel caso di esito sfavorevole anche di tale ultima domanda, di impugnare il susseguente fallimento per ragioni afferenti ad altra precedente e già conclusa (in senso negativo) iniziativa. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Convocazione del pubblico ministero all'udienza ex articolo 162 l.f. - Legittimazione alla richiesta di fallimento - Notizia dell'insolvenza nell'ambito del procedimento penale
Il pubblico ministero, convocato nel procedimento di concordato preventivo all'udienza prevista dall'articolo 162 legge fall. può chiedere il fallimento dell'imprenditore qualora abbia avuto notizia dell'insolvenza nell'ambito di un procedimento penale ex art. 7, n. 1, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 14 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Imposta sul valore aggiunto - IVA - Falcidia - Ammissibilità - Presupposti
L’articolo 4, paragrafo 3, TUE nonché gli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare a un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell’imposta sul valore aggiunto attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 07 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Concordato con riserva - Termine per la presentazione della proposta, del piano e dell’ulteriore documentazione - Natura perentoria - Istanza di proroga - Rigetto - Impugnabilità in cassazione
In presenza di una domanda di concordato preventivo con riserva, il provvedimento del tribunale che abbia rigettato l'istanza di proroga del termine per il deposito della proposta, del piano e della documentazione di cui ai commi secondo e terzo dell'art. 161 legge fall., resta insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Concordato con riserva - Mancata presentazione della proposta, del piano e dell’ulteriore documentazione - Inammissibilità della domanda - Deposito di nuova domanda di concordato - Ammissibilità
Respinta l'istanza di proroga e scaduto il termine concesso ex art. 161, comma 6, legge fall., la domanda di concordato deve essere dichiarata inammissibile dal tribunale, ai sensi dell'art. 162, comma 2, legge fall.; va, tuttavia, fatta salva la facoltà per il proponente, in pendenza dell'udienza fissata per la dichiarazione di inammissibilità, ovvero anche per l'esame di eventuali istanze di fallimento, di depositare una nuova domanda di concordato, ai sensi del primo comma dell'art. 161 legge fall. (corredata della proposta, del piano e dei documenti), dalla quale si desuma la rinuncia a quella con riserva, sempre che la nuova domanda non si traduca in un abuso dello strumento concordatario. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Pendenza della procedura di concordato - Presentazione di nuova autonoma domanda - Volontà del proponente di rinunciare a quella in precedenza depositata
Poiché rispetto al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può che essere unico, qualora la procedura di concordato sia pendente non è configurabile un'ulteriore domanda di ammissione avente carattere di autonomia (Cass. 495/015), a meno che da quest'ultima non si desuma l'inequivoca volontà del proponente (pur se non espressa con formule sacramentali) di rinunciare a quella in precedenza depositata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Concordato misto - Scissione parziale - Esdebitazione totale della società scissa che prosegue l'attività - Violazione dell'articolo 2506-quater c.c. - Sussistenza
Costituisce violazione dell'articolo 2506-quater c.c., ed è quindi carente del requisito della fattibilità giuridica, la proposta di concordato misto che preveda, da una parte, la liquidazione di determinati beni mediante attribuzione di essi alla società scissionaria e, dall'altra parte, il ritorno in bonis e la totale esdebitazione, quale immediato effetto della scissione, della società scissa in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Scissione - Esdebitazione totale della società scissa in continuità - Violazione dell'articolo 2740 c.c. - Sussistenza
Viola l'art. 2740 c.c. una proposta concordataria che preveda l'esdebitazione totale a favore della società scissa, in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale, ed il ritorno in bonis della stessa sin dal momento della conclusione dell'operazione di scissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Concordato misto - Devoluzione ai creditori solo di una parte dei proventi della continuità aziendale - Violazione del requisito della fattibilità giuridica - Sussistenza
Viola il requisito requisito della fattibilità giuridica la proposta di concordato misto che preveda la devoluzione in favore della procedura e, dunque, dei creditori, solo di una parte dei proventi derivanti dalla continuità aziendale, dal momento che una tale previsione contrasta con la ratio stessa dell'istituto, finalizzato, da un lato, a consentire il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, dall'altro, il soddisfacimento dei creditori, come emerge dalla necessità che la relazione del professionista incaricato attesti che la prosecuzione dell'attività sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori rispetto alla alternativa liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Provvedimento di omologazione - Impugnazione con ricorso straordinario ex articolo 111 Cost. - Questione di ammissibilità - Natura definitiva del provvedimento - Questione di massima particolare importanza - Rimessione alle Sezioni Unite della Corte di cassazione
La Prima sezione civile della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione se sia opportuno precisare il concetto di definitività del provvedimento che pronuncia l'inammissibilità della proposta concordataria in relazione alla circostanza se detta definitività sussista anche qualora l'impugnazione avverso la pronuncia in questione verta su vizi del procedimento concordatario in sé che non investono direttamente la proposta in quanto tale, essendo a ciò connessa l'ulteriore questione se il proponente possa ripresentare la medesima proposta concordataria o debba presentarne comunque una diversa; in detta ipotesi, la Corte si chiede se corrisponda al principio costituzionale del giusto processo imporre al richiedente il concordato di presentare una nuova domanda, dando così corso ad una nuova ulteriore procedura, gravosa quanto a tempi e costi, quando in sede di ricorso per cassazione sarebbe possibile decidere in ordine alla esistenza o meno del prospettato vizio di carattere procedimentale e definire così la questione.

In tale contesto, [si legge nell'ordinanza] potrebbe apparire opportuna una valutazione comparativa delle diverse ipotesi di cui agli articoli 162, 173, 179 e 180 legge fall. in relazione alle diverse fattispecie concrete che, in assenza di dichiarazione di fallimento, potrebbero dar luogo al ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost.

Nel caso di specie, il ricorrente ha proposto ricorso straordinario per cassazione ex articolo 111 Cost. avverso il provvedimento con il quale il Tribunale ha dichiarato inammissibile il concordato preventivo per mancato raggiungimento delle maggioranze, deducendo la nullità del voto espresso da un creditore perché manifestato e comunicato da soggetti non legittimati e non nelle forme previste dall'articolo 174 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2016, n. 3472.


Concordato preventivo - Classi - Criteri di formazione - Regola generale della pluralità di crediti suddivisi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei - Formazione di classi formate da un solo creditore - Inammissibilità della proposta
È inammissibile la proposta di concordato la quale preveda la formazione di due classi su tre composte da un solo creditore, senza che siano state indicate le ragioni che giustificano la deroga alla regola generale, desumibile dall'articolo 160 legge fall., della formazione della classe mediante l'inserimento di una pluralità di crediti suddivisi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 11 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Entrata in vigore del D.L. 83/2015 - Modifica della proposta - Nuova proposta di concordato - Distinzione - Disciplina applicabile
La modifica di una proposta di concordato preventivo introdotto con ricorso depositato anteriormente all'entrata in vigore del D.L. 83/2015 deve essere attentamente valutata onde verificare se la stessa si risolva in una semplice modifica ovvero dia luogo ad una nuova domanda di concordato che, come tale, dovrà essere regolata dalla nuova disciplina. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 11 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Obbligo di integrale pagamento di Iva e ritenute - Norma eccezionale di carattere sostanziale - Incidenza sull'ordine delle cause di prelazione e sui criteri di formazione delle classi - Esclusione
L'obbligo di pagamento integrale dell'Iva e delle ritenute d'acconto operate e non versate costituisce norma eccezionale di carattere sostanziale dettata dall'articolo 182-ter legge fall. e, come tale, non comporta alcuna alterazione dell'ordine delle cause legittime di prelazione nè viene in rilievo per l'applicazione del principio che impone la formazione delle classi secondo posizione giuridiche ed interessi economici omogenei. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 04 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Rinuncia alla domanda - Fissazione dell'udienza ex articolo 162, comma 2, l.f. - Richiesta di fallimento del pubblico ministero - Concessione di termine a difesa e fissazione di nuova udienza - Necessità
Nel concordato preventivo, nell'ipotesi in cui il tribunale fissi udienza di comparizione delle parti ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 162, comma 2 legge fall., e il ricorrente, prima di tale udienza, abbia dichiarato di rinunciare alla domanda di concordato, il tribunale deve concedere al debitore un termine per controdeduzioni, mediante la fissazione di una successiva udienza per consentirgli di replicare alla istanza di fallimento formulata in detta sede dal pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 03 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Diniego della omologazione - Ammissibilità del ricorso straordinario ex articolo 111 Cost. - Esclusione - Natura non definitiva
Il provvedimento di diniego della omologazione del concordato preventivo che non sia seguito dalla sentenza di fallimento non è impugnabile con ricorso straordinario ex articolo 111 Cost., in quanto non dotato di natura decisoria, se non nel caso in cui il diniego dell'omologazione dipenda da ragioni che escludono una consequenziale declaratoria di fallimento (quali ad esempio l'esclusione della qualità di imprenditore commerciale o l'assenza dello stato di insolvenza, o il difetto di giurisdizione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Gennaio 2016, n. 653.


Concordato preventivo - Requisito del pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Interpretazione del termine assicurare
Il quarto comma del novellato articolo 160 legge fall. deve essere letto nel senso che in ogni caso il debitore deve proporre fondatamente il pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari laddove per fondatamente deve intendersi una prospettazione a metà strada fra il concetto di garanzia e quello della ragionevole previsione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 08 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Requisito del pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Poteri di verifica del tribunale - Oggetto
Per effetto dell'introduzione del requisito del pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari, il potere del tribunale è limitato alla verifica che la proposta contenga l'assicurazione di detto soddisfacimento sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obiettivo, trattandosi di una verifica della conformità della proposta al modello normativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 08 Gennaio 2016.


Fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Proposta di concordato preventivo - Inammissibilità ex art. 162 legge fall. - Successiva dichiarazione di fallimento su richiesta del P.M. - Convocazione del debitore - Necessità - Esclusione - Limiti
Il sub-procedimento diretto alla declaratoria di fallimento, che si apre all'esito della dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, si inserisce nell'ambito di una procedura unitaria, nella quale il debitore ha già formalizzato il rapporto processuale innanzi al tribunale e il cui eventuale sbocco nella dichiarazione di fallimento deve essergli noto sin dal momento della proposizione della domanda, soprattutto dopo avere preso conoscenza del decreto ex art. 162, comma 2, legge fall., cui consegue la trasmissione degli atti al pubblico ministero. In tale contesto, salva l'ipotesi in cui la parte pubblica non adduca, in sede di richiesta e a dimostrazione dello stato di insolvenza, elementi ulteriori rispetto a quelli già acquisiti al procedimento, non è necessaria l'ulteriore convocazione in camera di consiglio del debitore ai fini della dichiarazione di fallimento, potendo questi predisporre comunque i mezzi di difesa più adeguati al caso, tenuto conto delle esigenze proprie dei procedimenti concorsuali (presentazione di memorie, istanze di convocazione personale e simili), per contrastare l'eventuale richiesta di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 21 Dicembre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell’imprenditore - Concordato preventivo - Istanza in pendenza di procedura fallimentare - Audizione del fallendo in camera di consiglio - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
Il debitore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo in pendenza della procedura fallimentare a suo carico, non deve essere sentito in camera di consiglio per l'esercizio del suo diritto di difesa qualora ne sia stata già disposta l'audizione prima della dichiarazione di fallimento, ed abbia avuto la possibilità di svolgere tutte le difese nel corso della procedura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 21 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Concordato Fiera Roma S.r.l. - Continuità diretta - Apporto di finanza esterna - Concordato sottoposto a condizione del verificarsi di eventi futuri ed incerti - Valutazione dell'asseveratore - Giudizio di verosimiglianza sulla futura realizzabilità degli eventi
Nell'ipotesi in cui la proposta di concordato preventivo preveda, come condizione per la riuscita del piano, l'avverarsi di eventi futuri ed incerti, questi dovranno essere compiutamente valutati dall'asseveratore, il quale dovrà esprimere un giudizio di verosimiglianza in ordine al fatto che quegli eventi possono in futuro realmente realizzarsi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Dicembre 2015.


Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Variazione del piano concordatario – Modifiche che comportano la rettifica dell’attivo e del passivo – Aggiornamento della attestazione – Necessità – Sufficienza dei rilievi effettuati dal Commissario Giudiziale ai fini della veridicità dei dati e fattibilità del piano – Esclusione
Ove in sede di adunanza dei creditori il debitore proponga una modifica sostanziale del piano, facendo propri i rilievi del commissario giudiziale e quindi rettificando parzialmente i dati contabili dell’attivo e riformulando l'intero passivo (con degradazione in chirografo di un grado di creditori privilegiati), la nuova proposta deve ritenersi inammissibile quando non accompagnata dal deposito di una relazione integrativa di quella già depositata ai sensi dell'articolo 161, 3° c., l. fall.

Il carattere sostanziale della modifica deve infatti essere individuato non tanto facendo ricorso a categorie di carattere processual-civilistico (quali l’emendatio e la mutatio libelli), ma piuttosto andando a verificare se la variazione apportata comprometta la correlazione tra l'idoneità informativa delle verifiche e dei giudizi in precedenza effettuati dall’attestatore e la nuova consistenza del piano e della proposta.

E’ compito dell’attestatore, quale figura di garanzia della genuinità e dell’affidabilità dei piani di risanamento concorsuali, integrare la propria relazione ogni volta in cui muti l’oggetto del concordato, senza che possano a ciò supplire le indagini compiute dal Commissario Giudiziale, che all’interno della relazione di cui all’ art. 172 l. fall. si limita a illustrare e criticare il piano e la proposta concordataria al fine di completare il novero delle informazioni offerte alla massa dei creditori per esercitare un voto informato e consapevole, ma non attesta alcunchè in merito alla veridicità dei dati forniti dall’imprenditore e alla fattibilità del piano. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 04 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Sindacato del giudice - Limitazione alla fattibilità giuridica - Presupposto - Attestazione del professionista - Caratteristiche - Prognosi seria di adempimento - Formulazione di motivata idoneità del piano al raggiungimento dei risultati esposti dal debitore - Manifestazione dell'iter logico tecnico, metodologico e giuridico - Necessità
La limitazione del sindacato del giudice al solo profilo della fattibilità giuridica del piano e la devoluzione ai creditori del giudizio circa la sua fattibilità economica presuppongono e richiedono la sussistenza di una idonea preventiva attestazione di realizzabilità del piano nell'ambito della quale al professionista viene domandata una valutazione che, pur espressa secondo la propria perizia ed esperienza e pur articolandosi in una congettura, deve tuttavia esprimere una prognosi seria di adempimento nel raffronto tra le componenti essenziali del programma e la situazione economico-patrimoniale dell'impresa. Il giudizio da lui espresso si risolve, pertanto, in una formulazione di motivata idoneità del piano al raggiungimento di risultati esposti dal debitore ed in un'analisi di dettaglio che dia conto dei criteri usati, con la precisazione che, come per la veridicità dei dati aziendali, anche nella prognosi di fattibilità l'esperto deve indicare in modo non generico i tempi e i modi di raggiungimento del risultato prospettato e gli strumenti di verifica dell'obiettivo, rendendo manifesto l'iter logico tecnico, metodologico e giuridico seguito nei riscontri documentali, nelle sue attestazioni, nei suoi giudizi professionali e nelle sue conclusioni, non potendo egli limitarsi a recepire acriticamente i dati contabili dell'imprenditore ma dovendo effettuare una dinamica approfondita delle conclusioni valutative espresse nel piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Attestazione del professionista - Caratteristiche
Nell'ambito di un concordato preventivo incentrato sulla cessione dei beni, il punto focale dell'attestazione del professionista è rappresentato dalla stima del presumibile valore di realizzo dei beni da liquidare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Creazione di una classe di creditori finalizzata alla precostituzione di un gruppo a priori assenziente - Abuso - Violazione del principio generale di buona fede - Uso deviato della facoltà che la legge riconosce al proponente il concordato
La creazione di una classe di creditori finalizzata alla precostituzione di un gruppo a priori assenziente (specie se si tratta di creditori che originariamente non avrebbero avuto diritto di voto) costituisce fattispecie ascrivibile all'abuso del diritto quale violazione del principio generale di buona fede, in quanto diretta ad un uso deviato della facoltà che la legge riconosce al debitore proponente il piano concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Articolo 160 L.F. - Deroga al principio della parità di trattamento dei creditori - Formazione delle classi - Destinazione di beni ad alcuni creditori soltanto - Illegittimità
Se è vero che l'articolo 160 legge fall., nella misura in cui consente un trattamento differenziato per le varie classi di creditori, comporta una deroga all'articolo 2741 c.c., è altrettanto vero che il prevedere una ripartizione percentualmente differenziata di un'unica massa attiva non significa destinare determinati beni esclusivamente ad alcuni creditori o secondo un meccanismo del tutto sovrapponibile a quello del privilegio ipotecario o speciale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Informazione dei creditori - Rilevanza - Modalità e momenti di espressione nell'ambito del procedimento di concordato
L'informazione dei creditori, la quale assume nella costruzione generale dell'istituto concordatario valore essenziale, giacché il voto dei creditori è idoneo a condizionare la minoranza dissenziente, può valere quale pilastro dello strumento a condizione che si tratti di un voto informato, trova plurime sedi di espressione nel procedimento di concordato; essa viene in primo luogo fornita dal proponente ed attuata mediante la trasmissione della proposta ai creditori da parte del commissario giudiziale secondo le indicazioni fornite dal tribunale quando pronuncia il provvedimento di ammissione; una successiva informazione "terza" viene poi assicurata dal commissario giudiziale nella relazione ex articolo 172 legge fall. ed una ulteriore informazione dei creditori può aver luogo in sede di adunanza ex articolo 175 legge fall., alla quale il proponente deve obbligatoriamente presenziare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità economica - Sopravvalutazione dei beni - Conseguente impossibilità di soddisfacimento anche in misura minima dei creditori chirografari - Mancanza dei presupposti per l'ammissione alla procedura
Non vi è dubbio che il tema dell'effettivo valore dei beni ceduti alla massa dei creditori con lo scopo di realizzare la causa del concordato preventivo inerisca la cd. Fattibilità economica del piano ed in quanto tale sia devoluto alle valutazioni che la massa dei creditori esprime con il voto, favorevole o sfavorevole, alla proposta. Tuttavia, qualora il commissario abbia l'evidenza di una sopravvalutazione dei beni di entità significativa e comunque tale da determinare una prognosi di impossibilità di soddisfacimento anche in misura minima dei creditori chirografari, il tribunale non può che prendere atto della mancanza dei presupposti per l'ammissione della debitrice alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 30 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Modificazione della proposta concordataria – Produzione in corso di procedura della relazione ex art. 160 secondo comma l. fall. – Ammissibilità
Va ritenuto legittimo il deposito in corso di procedura della relazione ex art. 160 secondo comma l. fall. a fronte della intervenuta modificazione della domanda; così come la domanda può essere modificata ex art. 175 l. fall. sino all’inizio delle operazioni di voto ed analogamente deve dirsi per la possibilità di modificare o depositare una relazione di attestazione supplettiva, ai sensi di quanto disposto dall’ultimo periodo dell’art. 161 terzo comma l. fall. introdotto dalla riforma del 2012, così deve ritenersi che analoga possibilità di deposito successivo o integrativo debba concedersi per la relazione ex art. 160 secondo comma l. fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 27 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Valutazione della proposta – Fattibilità giuridica e fattibilità economica – Significato – Attribuzione
La fattibilità della proposta di concordato non afferisce alla convenienza, ma alla probabilità basilare del suo adempimento.

Avendo tolto all’ufficio la valutazione di meritevolezza e di convenienza, il legislatore ha scelto di lasciare al giudice un controllo sulla fattibilità della definizione dell’insolvenza proposta dal debitore, che potrà essere in sé più o meno conveniente, come giudicheranno i creditori in piena coerenza con la fisionomia negoziale dell’operazione concordataria, ma che comunque non deve andare avanti se non è concretamente fattibile.

Tenere nelle mani del Tribunale la valutazione della fattibilità economica non significa introdurre una surrettizia valutazione di convenienza, di cui restano padroni i creditori, ma significa salvaguardare lo scopo essenziale della procedura. In assenza di una seria prospettiva di adempimento del concordato, la crisi d’impresa non viene definita, ma soltanto procrastinata e questo non si può ammettere. E per questa ragione il giudice, privato del ruolo di garante della convenienza, deve restare garante della fattibilità, intesa come nucleo essenziale della prognosi di adempimento. (Carlo Di Nanni) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 14 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Giudizio di omologazione – Opposizione c.d. semplice – Comparazione tra le procedure della tempistica di liquidazione – Convenienza della proposta – Sindacato da parte del Tribunale – Inammissibilità
Nel giudizio di omologazione, in assenza di opposizione “qualificata” dei creditori ex art. 180 quarto comma l. fall. va escluso il sindacato del Tribunale in merito alla questione se la procedura concordataria consenta tempi di liquidazione più solleciti di quelli di una procedura fallimentare, attenendo detta questione al giudizio di convenienza del concordato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 01 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Scadenza del termine di cui all'articolo 10 l.f. - Abuso dello strumento concordatario - Esclusione
La presentazione della domanda di concordato preventivo in prossimità della scadenza del termine di cui all'articolo 10 legge fall., oltre il quale non è più possibile dichiarare il fallimento, non è di per sé elemento sufficiente per configurare l'abuso dello strumento concordatario, tanto più quando nel ricorso sia espressa la volontà di assicurare il soddisfacimento concorsuale dei creditori con la liquidazione del patrimonio immobiliare.

È comunque ipotizzabile un’interpretazione ragionevole (costituzionalmente orientata al rispetto dell’art. 3 della Costituzione) del combinato disposto degli artt. 10 e 161 legge fall., secondo cui la presentazione dell’istanza di concordato, durante la pendenza del termine previsto dall’art. 10 legge fall., sospende il termine annuale per la dichiarazione di fallimento fino alla definizione della procedura di concordato, tenuto conto del rilievo che: 1) la finalità perseguita dall’art. 10 è realizzata anche dall’instaurazione nel termine annuale del procedimento di liquidazione concorsuale alternativo e prevalente rispetto alla dichiarazione di fallimento; 2) in caso contrario, l’evidenziata prevalenza generale del concordato rispetto al fallimento verrebbe meno, in assenza di un’espressa previsione derogatoria; 3) l’art. 162, comma 2, legge fall., nel prevedere la dichiarazione di fallimento all’esito del procedimento di concordato preventivo, non richiama l’art. 10. (Paola Cuzzocrea) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Omologa del Tribunale - Revoca da parte della Corte d'appello - Proposizione di ricorso per cassazione - Immediata esecutività - Esclusione - Obbligo per il Tribunale di dichiarare il fallimento - Esclusione - Coordinamento tra la procedura fallimentare e concordataria - Preferenza di quest'ultima
In caso di revoca dell'omologa del concordato preventivo, pronunciata dalla Corte d'appello su reclamo ex art. 182 l.fall., con rimessione degli atti al Tribunale per i provvedimenti di competenza, qualora la debitrice concordataria abbia impugnato il provvedimento della Corte d'appello con ricorso per Cassazione, il Tribunale non è obbligato a dichiarare il fallimento, dovendosi ritenere che la decisione resa in sede di reclamo non sia esecutiva sino al suo passaggio in giudicato. Per un verso, infatti, non è possibile formulare un principio di carattere generale vigente per tutti i procedimenti camerali quando si discute di efficacia dei provvedimenti ancora soggetti ad impugnazione; per altro verso, l'analisi della peculiare disciplina legale degli effetti del decreto di omologazione del concordato preventivo induce a considerare che gli effetti del rimedio impugnatorio debbano essere ricostruiti in analogia con quanto stabilito dalla giurisprudenza con riferimento alla revoca della sentenza dichiarativa di fallimento. L'equiparazione operata dall'art. 180 l.fall. tra gli effetti - provvisoriamente esecutivi - della decisione di omologa del concordato preventivo e quelli della sentenza dichiarativa di fallimento impone di confrontarsi con la giurisprudenza di Cassazione in materia di esecutività della decizione di revoca della sentenza di fallimento, assunta in sede di reclamo, ed induce a ritenere che la stessa ratio, ossia la tutela dei creditori (meglio realizzata dall'ipotesi concordataria in continuità, che, oltre ad essere stata accettata dalla maggioranza di essi, è per sua stessa natura più conveniente dell'ipotesi liquidatoria fallimentare), possa giustificare la non esecutività del provvedimento emesso dalla Corte d'appello fino alla definitività della decisione sul reclamo stesso.

La superiore conclusione non è revocata in dubbio dalla pronuncia delle Sez. Un. n. 9953/2015, ove si è affermato che, al verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l.fall., il fallimento dell'imprenditore può essere dichiarato, su istanza del creditore o del pubblico ministero, con sentenza contestuale al decreto di revoca-inammissibilità-insuccesso-diniego di omologa della procedura concordataria. A tali eventi non è infatti parificabile il rigetto dell'omologa ex art. 182 l.fall., sia perché in siffatta ipotesi è stato impugnato davanti alla Corte d'appello un decreto di omologazione che ha dato pieno ingresso alla procedura concordataria, e non vi ha, invece, posto fine; sia perché è impossibile una contestualità tra la decisione che pone fine alla procedura concordataria e la dichiarazione di fallimento, anzi affidate ad organi giudiziari distinti. La pendenza del ricorso per Cassazione, che mantiene in vita il procedimento di concordato preventivo, impone dunque un coordinamento con la parallela procedura pre-fallimentare affidato al Tribunale, il quale - tenuto conto della grande convenienza della proposta di concordato rispetto a quella liquidatoria, del fatto che i rapporti del liquidatore giudiziale danno conto di un'esecuzione del concordato conforme alla prognosi della proposta, del fatto che la dichiarazione di fallimento determinerebbe la morte del concordato anche nell'ipotesi in cui il ricorso per Cassazione venisse accolto, del fatto che nessun pregiudizio può derivare ai creditori o al fallito dall'attesa dell'esito del ricorso per Cassazione - ritiene di non avere la discrezionalità per aprire un fallimento, e pertanto non può che rigettare la richiesta di fallimento per improcedibilità. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto, 16 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Pagamenti non autorizzati di crediti anteriori al ricorso - Impegno alle ripristino delle somme erogate - Integrazione della relazione di attestazione a fronte della modifica delle condizioni di fattibilità
Nell'ipotesi in cui il debitore ammesso al concordato preventivo effettui pagamenti non autorizzati di debiti anteriori alla presentazione del ricorso, è possibile soprassedere alla immediata apertura del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato ex art. 173 L.F. qualora, dopo aver fornito le proprie giustificazioni, il debitore si impegni ad effettuare, prima della adunanza dei creditori, il ripristino delle somme erogate e depositi un'integrazione dell'attestazione per far fronte alla conseguente modifica delle condizioni di fattibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 13 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfazione minima dei creditori chirografari - Causa concreta del concordato - Fissazione del limite a priori nella misura percentuale del 5% - Accertamento della misura di soddisfazione offerta in base al caso concreto - Necessità
Non è condivisibile l'opinione che, per ragioni di certezza e necessità di tutela degli eventuali creditori dissenzienti, afferma l'esistenza del vizio di causa del concordato che proponga la soddisfazione dei creditori chirografari in misura inferiore al 5%; la valutazione della sussistenza della causa del concordato in relazione all'entità della percentuale di soddisfacimento offerta ai creditori chirografari deve, infatti, essere apprezzata in concreto, sulla base delle peculiarità dello specifico regolamento negoziale e dell'assetto di interessi effettivamente perseguito dalle parti. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto di poter escludere il deficit causale in questione in ragione dell'assenza di migliori prospettive in ambito fallimentare e del fatto che la classe di creditori per la quale è stato previsto il pagamento nella misura del 4% - valutata dal commissario nel 2,4% - è costituita da istituti di credito aliunde garantiti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfazione dei creditori chirografari - Causa concreta del concordato - Apprezzamento in concreto - Necessità
L'idoneità della percentuale di soddisfazione offerta ai creditori chirografari a soddisfare la causa concreta del concordato deve essere apprezzata in concreto, sulla base delle peculiarità dello specifico regolamento negoziale e dell'assetto di interessi effettivamente perseguito dalle parti; non può, pertanto, condividersi l'interpretazione secondo la quale il vizio di causa in questione sarebbe ravvisabile tutte le volte in cui la soddisfazione dei suddetti creditori sia inferiore al 5%. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Luglio 2015.


Concordato preventivo – Soci illimitatamente responsabili – Efficacia remissoria del concordato con riferimento ai soli debiti sociali – Sussistenza – Apporto al concordato di beni immobili personali dei soci – Estraneità dei soci alla procedura – Qualificazione come finanza esterna – Ammissibilità
In relazione ad una proposta di concordato presentata da società in nome collettivo, l’apporto di liquidità ottenibile dalla vendita di immobili messi a disposizione dei soci illimitatamente responsabili deve intendersi come ‘finanza esterna’, considerato che l’art. 184 l. fall. - che estende a detti soci l’efficacia remissoria del concordato preventivo – si riferisce ai debiti sociali, nel senso che il pagamento della percentuale concordataria ha effetto liberatorio nei loro confronti, senza con ciò determinare l’estensione della procedura al patrimonio dei soci, che resta estraneo ad essa (v. Tribunale di Rovigo 8 luglio 2014; Cass. 30 agosto 2001 n. 11343). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 18 Giugno 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo - Dichiarabilità del fallimento - Esaurimento della procedura di concordato - Necessità
In pendenza di un procedimento di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, il fallimento dell'imprenditore, su istanza di un creditore o su richiesta del pubblico ministero, può essere dichiarato soltanto quando ricorrono gli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l. fall. e cioè, rispettivamente, quando la domanda di concordato sia stata dichiarata inammissibile, quando sia stata revocata l'ammissione alla procedura, quando la proposta di concordato non sia stata approvata e quando, all'esito del giudizio di omologazione, sia stato respinto il concordato; la dichiarazione di fallimento, peraltro, non sussistendo un rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le procedure, non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell'esito negativo del concordato preventivo. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo ordinario o con riserva - Improcedibilità del procedimento prefallimentare - Esclusione - Impedimento temporaneo alla dichiarabilità del fallimento - Dichiarazione di rigetto - Ammissibilità
La pendenza di una domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, non rende improcedibile il procedimento prefallimentare iniziato su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, né ne consente la sospensione, ma impedisce temporaneamente soltanto la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dagli arti. 162, 173, 179 e 180 I. fall.; il procedimento, pertanto, può essere istruito e può concludersi con un decreto di rigetto. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Domanda presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa ma con lo scopo di differire la dichiarazione di fallimento - Abuso del processo - Inammissibilità
La domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile in quanto integra gli estremi di un abuso del processo, che ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo - Dichiarabilità del fallimento - Esaurimento della procedura di concordato - Necessità
In pendenza di un procedimento di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, il fallimento dell'imprenditore, su istanza di un creditore o su richiesta del pubblico ministero, può essere dichiarato soltanto quando ricorrono gli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 I. fall. e cioè, rispettivamente, quando la domanda di concordato sia stata dichiarata inammissibile, quando sia stata revocata l'ammissione alla procedura, quando la proposta di concordato non sia stata approvata e quando/ all'esito del giudizio di omologazione, sia stato respinto il concordato; la dichiarazione di fallimento, peraltro, non sussistendo un rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le procedure, non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell'esito negativo del concordato preventivo. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Pendenza di procedimento di concordato preventivo ordinario o con riserva - Improcedibilità del procedimento prefallimentare - Esclusione - Impedimento temporaneo alla dichiarabilità del fallimento - Dichiarazione di rigetto - Ammissibilità
La pendenza di una domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, non rende improcedibile il procedimento prefallimentare iniziato su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, né ne consente la sospensione, ma impedisce temporaneamente soltanto la dichiarazione di fallimento sino ai verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 1. fall.; il procedimento, pertanto, può essere istruito e può concludersi con un decreto di rigetto. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Domanda presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa ma con lo scopo di differire la dichiarazione di fallimento - Abuso del processo - Inammissibilità
La domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile in quanto integra gli estremi di un abuso del processo, che ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Prevenzione del fallimento con soluzioni alternative della crisi - Accentuazione del carattere negoziale - Ridimensionamento del connotati pubblicistici - Informazione dei creditori - Valutazione di convenienza della proposta e della fattibilità economica del piano - Fattibilità giuridica - Idoneità ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura
Dopo la riforma, il concordato preventivo non solo ha mantenuto la funzione di prevenire il fallimento attraverso una soluzione alternativa della crisi, ma tale funzione viene svolta con un accentuato carattere negoziale dell'istituto e con un ridimensionamento dei connotati pubblicistici: è affidata perciò soltanto ai creditori, sia pure sulla base di un'informazione la cui correttezza e completezza è controllata dal tribunale, la valutazione di convenienza della proposta di concordato e della fattibilità economica del relativo piano, restando consentita al tribunale solo la valutazione della fattibilità giuridica, anche sotto il profilo della idoneità ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015, n. 9935.


Concordato preventivo - Inidoneità della proposta a soddisfare le finalità della procedura concorsuale nel caso di soddisfacimento irrisorio dei creditori
La previsione di una percentuale irrisoria promessa a favore dei creditori equivale ad un pagamento inconsistente ed impedisce la omologazione del piano concordatario anche tenendo conto dei tempi previsti e della difficoltà di realizzazione dell'attivo immobiliare nella attuale congiuntura economica. (Nel caso in questione la previsione oscillava da un minimo di euro 1.49 ad un massimo di euro 1.75). (Arturo Pardi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 04 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Previsione di realizzo dei crediti - Valutazione spettante ai creditori sulla base delle informazioni fornite dal commissario giudiziale
Il giudizio sulla attendibilità della previsione di realizzo dei crediti (quanto a solvibilità dei crediti, garanzie prestate, pendenza di eventuali controversie e in genere l'esistenza di altre circostanze idonee ad impedirne o ritardare la riscossione) spetta esclusivamente ai creditori, i quali esprimeranno il loro giudizio sulla base delle informazioni fornite dal commissario giudiziale in ordine all'osservanza da parte del debitore del principio di prudenza dell'esposizione dei dati aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 30 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Azione di responsabilità sociale - Occultamento del potenziale attivo che ne potrebbe derivare - Occultamento - Esclusione
L'attivo potenziale che potrebbe derivare dall'esercizio dell'azione di responsabilità sociale non può essere oggetto di occultamento, considerata l'assenza del previo accertamento di un danno effettivo che ne determini profili di concretezza di cui qualsiasi attivo, per essere oggetto di occultamento, deve essere connotato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 30 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Azione di responsabilità - Accertamento del commissario giudiziale - Valutazione di convenienza riservata ai creditori
Rientra fra i compiti primari e fondamentali del commissario giudiziale quello di evidenziare in modo analitico e chiaro le eventuali responsabilità in capo ad amministratori, sindaci e revisori della società in concordato per violazione di norme inerenti le rispettive cariche; ciò al fine di rendere edotti i creditori di tutti i fatti rilevanti per consentire loro l'espressione di un voto consapevole, anche con riferimento alle diverse discipline che regolano le azioni di responsabilità verso gli organi sociali nel concordato preventivo da un lato e nel fallimento dall'altro. Ne consegue che il mancato avvio di una azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, o la semplice omissione di notizie su possibili loro responsabilità, non costituisce, una legittima causa di interruzione della procedura ai sensi dell'articolo 173 L.F., in quanto spetterà ai creditori esprimersi sulla convenienza della proposta formulata dal debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 30 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Modifiche tardive al piano - Incidenza sui tempi di liquidazione e sulla sua fruttuosità e quindi sulla fattibilità economica del concordato - Rilevanza - Necessità della valutazione dei creditori - Insufficienza della relazione predisposta dal commissario giudiziale - Aggiornamento della relazione dell'attestatore - Necessità
Le variazioni del piano concordatario le quali, pur non comportando un mutamento della percentuale di soddisfacimento offerta ai creditori, attengono alle modalità di attuazione del piano concordatario incidendo non solo sui tempi della liquidazione, ma anche sulla fruttuosità della stessa, e quindi sulla fattibilità economica del concordato, non possono considerarsi indifferenti per i creditori, i quali devono essere adeguatamente ragguagliati in ordine alle prospettive temporali ed economiche di realizzazione del piano, per la cui valutazione non può ritenersi sufficiente la relazione predisposta dal commissario giudiziale, essendo, invece, necessario un aggiornamento della relazione redatta ai sensi dell'articolo 161, comma 3, L.F. dal professionista attestatore designato dal debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Modifiche tardive alla proposta - Trasformazione del piano - Revoca della proposta originaria
Le modifiche alla proposta di concordato apportate dal debitore dopo il compimento delle operazioni di voto che siano di portata non trascurabile e che implicano una trasformazione del piano, configurano una revoca della proposta originaria la quale, benché approvata dai creditori, non può essere posta a base del provvedimento di omologazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Rinuncia alla domanda - Limiti - Rinuncia successiva alla omologa del concordato - Inammissibilità
La rinuncia alla domanda di concordato preventivo, la quale si traduce sostanzialmente in un abbandono della relativa proposta, atteggiandosi come revoca della stessa, non è ammissibile volta che il concordato sia stato omologato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Criticità in ordine alla convenienza economica del piano - Riflessi sulla attestazione - Limiti
Eventuali criticità del piano di concordato preventivo, quali la mancanza di concrete manifestazioni di interesse all'acquisto dei beni, incertezza ed aleatorietà delle vendite all'asta e le tempistiche di incasso di crediti erariali, costituiscono ordinarie premesse per qualsiasi giudizio di convenienza riservato ai creditori e non condizioni tali da rendere l'attestazione una mera congettura di astratta probabilità di successo del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Carenze informative - Esposizione di dati sulla correttezza delle precedenti gestioni - Esistenza di atti di frode - Compito dell'attestatore - Limiti
Con riferimento ad eventuali carenze informative nella predisposizione della domanda di concordato e del piano, va precisato che non spetta all'attestatore predisporre dati sulla correttezza delle precedenti gestioni, sull'esistenza di atti di frode rilevanti ai sensi dell'articolo 173 L.F. o su eventuali azioni revocatorie o risarcitorie esercitabili, a meno che le stesse non siano esposte come parte integrante del piano. Tali aspetti dovranno, infatti, essere oggetto delle indagini del commissario giudiziale e della sua relazione ex articolo 172 L.F., onde consentire ai creditori di valutare quali possono essere gli scenari alternativi all'approvazione del concordato ed i loro effetti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità economica - Giudizio del tribunale - Manifesta ed assoluta inattitudine del piano
Il tribunale può esprimere un giudizio negativo sulla fattibilità economica del concordato preventivo con cessione dei beni solamente nei casi estremi di manifesta ed assoluta inattitudine del piano a realizzare in concreto le sue finalità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Probabile ricavato dalla liquidazione dei beni - Valutazione - Incertezza - Effetti sulla causa concreta del concordato - Valutazione riservata ai creditori
Nel concordato preventivo, una volta che non si possa escludere che il ricavato dalla liquidazione dei beni sia in linea con quanto stimato dal tecnico della società - trattandosi di ipotesi più o meno probabile e comunque possibile - non può in radice escludersi la sussistenza della causa concreta del concordato preventivo e la scelta se dar credito ad essa piuttosto che a quella più riduttiva dell'esperto della procedura compete ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Illeciti penalmente rilevanti commessi prima della domanda - Dichiarazione di fallimento - Necessità - Esclusione
Eventuali esigenze di repressione di illeciti commessi prima della presentazione della domanda di concordato preventivo non richiedono necessariamente la dichiarazione di fallimento del proponente, in quanto i fatti per i quali è in corso un procedimento penale possono essere inquadrati nello schema della bancarotta anche in caso di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Finanza terza - Vincolo di destinazione - Revocatoria dell'atto istitutivo del vincolo - Irrealizzabilità della proposta
È irrealizzabile e, quindi, non fattibile, la proposta di concordato preventivo di una società a responsabilità limitata che si fondi anche sulla finanza esterna fornita dai soci mediante vincolo di destinazione dei propri beni qualora il creditore particolare dei soci abbia manifestato l'intenzione di proporre azione revocatoria dell'atto istitutivo del vincolo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Accertamento tecnico eseguito dal c.t.u. nominato dal giudice delegato - Prognosi di impossibilità di soddisfacimento dei creditori chirografari - Questione attinente la fattibilità giuridica del concordato
Qualora, sulla base di un accertamento tecnico eseguito da un consulente tecnico d'ufficio nominato dal giudice delegato, sia possibile esprimere una prognosi di impossibilità di soddisfacimento dei creditori chirografari, il tema del valore dei beni ceduti alla massa dei creditori incide direttamente sulla cosiddetta fattibilità giuridica del concordato e, come tale, rientra nella sfera di cognizione del tribunale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità giuridica - Criterio di valutazione delle poste attive o passive
La questione se la valutazione economica di poste attive o passive debba avvenire secondo determinati criteri economico-giuridici non può, di per sé sola, concretare la violazione di norme imperative che assumono rilievo ai fini del giudizio di fattibilità giuridica del piano concordatario, in quanto si tratta di mere valutazioni del proponente che restano al di fuori del perimetro valutativo riservato al tribunale circoscritto alla verifica della contrarietà a norme imperative delle modalità di attuazione del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Catania, 20 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Mancanza della relazione di attestazione - Integrazione mediante concessione del termine di cui all'articolo 162, comma 2 L.F. - Esclusione
La relazione dell'attestatore è un requisito di ammissibilità della domanda di concordato preventivo, la cui mancanza non può essere sanata attraverso la concessione del termine di cui all'articolo 162, comma 2, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 15 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Ricorso - Carenza iniziale del corredo documentale - Integrazione mediante concessione del termine di cui all'articolo 162, comma 2, L.F. - Esclusione
Il termine di cui all'articolo 162, comma 2, L.F., che il tribunale può concedere al debitore per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti, può essere utilizzato per provvedere ad una integrazione documentale ma non per supplire ad una carenza iniziale del corredo documentale che deve accompagnare il ricorso per concordato preventivo il quale deve essere sin dall'origine corredato della documentazione prescritta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 15 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Finanzia esterna - Mancanza di un impegno dei finanziatori - Fattibilità - Esclusione
Non supera il vaglio di fattibilità demandato al tribunale la proposta di concordato preventivo che si fondi essenzialmente sul rapporto di finanzia esterna in ordine alla quale i finanziatori non abbiano assunto alcun impegno. (Nel caso di specie, l'afflusso di finanzia esterna avrebbe dovuto avvenire mediante sottoscrizione di un aumento di capitale, deliberato dalla società debitrice ma non ancora sottoscritto dai soci). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 15 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Pendenza di istanza di fallimento - Rapporti tra le procedure - Esaurimento della procedura di concordato e dichiarazione del fallimento
In tema di rapporti tra la procedura di concordato preventivo e quella per dichiarazione di fallimento, non vi possono essere dubbi sul fatto che il fallimento, in presenza di istanze di creditori o del pubblico ministero, può essere dichiarato a seguito di esito negativo della domanda di concordato che sia stata dichiarata inammissibile ai sensi dell'articolo 162 L.F., non omologata ai sensi dell'articolo 180 L.F. o revocata ai sensi dell'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 15 Aprile 2015.


Concordato preventivo – Crediti per IVA e per ritenute d'acconto operate e non versate – Falcidia – Ammissibilità
Sulla base di quanto ha statuito la Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la recentissima sentenza ECLI:EU:C:2016:206 del 7 aprile 2016 non è incompatibile con l'ordinamento italiano una falcidia dell'IVA in sede concordataria ed a maggior ragione, lo stesso ragionamento deve valere per le "ritenute" citate nell'art. 182-ter, non avendo esse neppure quel rilievo Europeo che aveva portato la Cassazione a escludere la falcidiabilità concordataria dell'IVA. Da ciò consegue che la non falcidiabilità di IVA e ritenute deve essere confinata nell'ambito della transazione fiscale, e dunque la legittimità della falcidia in assenza di transazione fiscale che è solo facoltativa. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno, 13 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Attestazione - Sostituzione - Inammissibilità
L'attestazione del piano concordatario, nella sua forma idonea ad assolvere lo scopo previsto dalla legge, deve essere depositata al momento della domanda di concordato ed il disposto di cui all'articolo 162, comma 1, L.F. deve essere interpretato nel senso che il tribunale possa consentire esclusivamente una integrazione del piano e la produzione di nuovi documenti, ma non la sostituzione di una attestazione che si sia rivelata ab origine inidonea. La possibilità, prevista dall'articolo 175 L.F., di modifica della proposta fino al momento della votazione, non depone in senso contrario a quanto affermato perché in tal caso il deposito di una nuova attestazione si rende necessario come conseguenza della modifica della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 20 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Pagamento integrale di Iva e ritenute - Violazione - Questione attinente la fattibilità giuridica della proposta - Sindacato del tribunale - Sussistenza
La violazione della norma che prescrive il pagamento integrale dei crediti per iva e ritenute operate e non versate è questione che attiene non alla convenienza economica ma alla fattibilità giuridica della proposta di concordato e, come tale, rientra nel sindacato demandato al tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 17 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Presupposto di ammissibilità della proposta - Soggezione al controllo del giudice a prescindere dalla attestazione del professionista - Sussistenza - Contenuti - Sindacato sulla compatibilità del piano con norme inderogabili (fattibilità giuridica) - Sussistenza piena e incondizionata - Sindacato sulla concreta realizzabilità del piano (fattibilità economica) - Limiti - Assoluta e manifesta inettitudine del piano al perseguimento degli obbiettivi prefissati - Superamento della crisi mediante una minimale soddisfazione dei creditori chirografari in tempi ragionevoli - Necessità
La fattibilità del piano è uno dei presupposti di ammissibilità della proposta di concordato preventivo, sulla cui esistenza il giudice è tenuto a pronunciarsi, a prescindere dalle valutazioni espresse al riguardo dal professionista designato dal debitore. Tale sindacato non incontra limiti con riguardo alla cosiddetta fattibilità giuridica - intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili - mentre ai fini della cosiddetta fattibilità economica - intesa come concreta realizzabilità del piano - esso resta circoscritto al riscontro dell'eventuale manifesta ed assoluta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi in concreto prefissati, in relazione alle modalità indicate dal proponente per il superamento della crisi, mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari, in tempi ragionevoli. (Paola Vella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Attestazione del professionista sulla fattibilità della proposta - Controllo di legittimità del giudice - Sussistenza - Controllo giudiziale di merito sulle probabilità di successo del piano e sui rischi inerenti - Insussistenza - Spettanza ai creditori - Controllo del giudice sulla completezza e correttezza dell'informazione dei creditori ai fini del voto - Sussistenza
Il dovere del giudice di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato non resta escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano e la sua convenienza, tenuto conto dei rischi inerenti. A tal fine il giudice è però chiamato a verificare la completezza ed affidabilità dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato ed i documenti ad essa allegati, per assicurare una consapevole espressione del loro voto. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto manifestamente inadeguata la relazione del professionista che non consentiva di individuare l'attivo ricavabile in caso di liquidazione, a causa di una estrema prudenza nelle valutazioni, di una stima solo atomistica dei beni, piuttosto che del complesso aziendale funzionante, ed infine della mancanza di qualsivoglia riferimento alla possibilità di esperire eventuali azioni risarcitorie o revocatorie). (Paola Vella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano concordatario - Esperimento ed esito di azioni revocatorie - Valutazione prognostica riservata ai creditori
In tema di valutazione della fattibilità del piano concordatario, l'ipotesi di avveramento del c.d. worst case rappresentato dal mancato pagamento dei creditori chirografari per effetto dell'accoglimento delle azioni revocatorie, implica una valutazione prognostica in ordine alla fattibilità della proposta con specifico riferimento alla misura di soddisfacimento dei crediti, valutazione di esclusiva competenza dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano concordatario - Scissione societaria - Eventualità di opposizione di valutazione dei relativi effetti - Valutazione prognostica riservata ai creditori
In tema di valutazione della fattibilità del piano concordatario da eseguirsi mediante scissione societaria, l'ipotesi di una eventuale opposizione alla scissione ex articolo 2503 c.c. e dei suoi effetti, implica una valutazione prognostica in ordine alla fattibilità della proposta riservata ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Rinuncia alla domanda - Ammissibilità fino alla chiusura della procedura - Limiti - Abuso del diritto
Il ricorrente, tanto nell'ipotesi di deposito contestuale della proposta e del piano, quanto nel caso di concordato cd. con riserva, può rinunciare liberamente alla domanda di concordato preventivo fino alla chiusura della procedura (ossia sino al decreto di omologa). L'esercizio di tale facoltà, così come per qualsiasi diritto soggettivo, trova però un limite nell'istituto di carattere generale dell'abuso del diritto, il quale si concretizza in tutti quei casi in cui "il titolare di un diritto soggettivo, pur in assenza di divieti formali, lo eserciti con modalità non necessarie ed irrispettose del dovere di correttezza e buona fede, causando uno sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte contrattuale, ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali quei poteri o facoltà furono attribuiti" (Cass. 20106/2009). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 25 Febbraio 2015.


Strumenti di composizione della crisi aziendale - Deviazione dalla loro funzione tipica - Abuso del diritto - Modalità di utilizzo tali da determinare un sacrificio sproporzionato ed ingiustificato alle ragioni dei creditori
Con riferimento all'area degli strumenti di composizione della crisi aziendale, può ravvisarsi abuso del diritto ogni qualvolta gli istituti creati dal legislatore per far fronte alla crisi d'impresa vengano deviati dalla loro funzione tipica, come, ad esempio, "quando le facoltà riconosciute dal legislatore siano svolte con modalità tali da determinare un sacrificio sproporzionato ed ingiustificato delle ragioni dei creditori, dilatando in modo abnorme la durata del procedimento e gli effetti dell'automatic stay" (Trib. Milano 4.10.2012). In tal senso la previsione di cui all'art. 161, co. 9, L.Fall., la quale impedisce per un biennio la riproposizione di una domanda di preconcordato qualora alla prima non abbia fatto seguito l'ammissione, costituisce un'esplicita e paradigmatica positivizzazione dei limiti che il legislatore ha voluto porre all'utilizzo abusivo dello strumento, ma non esaurisce di certo le possibili ipotesi di condotte abusive, la cui individuazione e valutazione non può che essere demandata all'attività interpretativa del giudice. (Nel caso di specie, il ricorrente, a fronte della nomina del commissario giudiziale e delle importanti lacune all'attestazione rilevate dal tribunale, anziché provvedere alle integrazioni richieste, ha presentato, dopo soli sei giorni, dichiarazione di rinunzia con contestuale nuova domanda di preconcordato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 25 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Previsione di pagamento dei creditori mediante obbligazione con scadenza a 15 anni - Inaffidabilità di previsione e attestazione circa il valore dei titoli e la concreta possibilità di adempimento
La previsione di pagamento dei creditori mediante obbligazioni con scadenza fino a 15 anni dall'emissione rende oggettivamente impossibile e comunque non ragionevolmente affidabile ogni previsione e correlata attestazione circa il valore dei titoli e la concreta possibilità dell'emittente di rimborsarle alla scadenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari - Prestazione in luogo dell'adempimento - Inammissibilità
È inammissibile la proposta concordataria che preveda il soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari con modalità diverse da quelle indicate dall'articolo 1227 c.c. e rapportabili invece alla fattispecie della prestazione in luogo dell'adempimento di cui all'articolo 1197 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità giuridica - Rilevabilità d'ufficio
La fattibilità giuridica del piano concordatario costituisce imprescindibile condizione di ammissibilità del concordato, la cui mancanza, comportando l'impossibilità di dare esecuzione alla proposta, può e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice, indipendentemente dalle eventuali preclusioni già verificatesi a carico delle parti. (Nel caso di specie, la Cassazione ha cassato la sentenza della corte di merito, la quale aveva omesso di pronunciarsi sulla questione concernente la fattibilità giuridica del concordato, ritenendone erroneamente precluso l'esame in quanto tardivamente sollevata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Pendenza della procedura di concordato preventivo - Revoca della proposta originaria e presentazione di una nuova proposta - Esclusione - Necessità di audizione del debitore prima che il tribunale dichiari l'inammissibilità della seconda proposta - Insussistenza
In tema di concordato preventivo, l'ammissione alla procedura impedisce la proposizione di una ulteriore ed autonoma domanda di concordato rispetto a quella originaria, poiché, rispetto al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza, il concordato non può che essere unico, sicché, a seguito della rinuncia alla prima domanda di concordato e della presentazione di una nuova proposta, il tribunale non è tenuto, a norma dell'art. 162 legge fall., a sentire il debitore prima di dichiarare l'inammissibilità di quest'ultima e contestualmente pronunciare, ove il P.M. ne abbia formulato la richiesta, l'eventuale fallimento del proponente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2015, n. 495.


Concordato preventivo - Opposizione - Sindacato del tribunale sulla fattibilità economica
In presenza di opposizioni, il sindacato del tribunale si estende necessariamente alle singole contestazioni mosse dagli opponenti e, poiché l'accentuato carattere negoziale della procedura non consente di ritenere che l'avvenuta approvazione della proposta limiti il diritto dei singoli dissenzienti di contestare la fattibilità, anche economica, del piano concordatario, non vi è ragione di limitare il potere dovere del tribunale di spingersi ad un tale esame di merito laddove vi siano opposizioni espressamente fondate su detto rilievo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 19 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Sindacato del tribunale sulla fattibilità economica - Oggetto - Manifesta non attitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati
Con riferimento alla fattibilità economica della proposta, il tribunale, pure in presenza di opposizioni, deve verificare se sussista un meno la assoluta, manifesta non attitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obiettivi prefissati, ossia a realizzare la causa concreta del concordato, individuabile caso per caso con riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minima soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 19 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Durata del piano concordatario - Sindacabilità del tribunale - Applicazione analogica della legge Pinto - Rischi di realizzabilità del piano in funzione della durata
La ragionevole durata di un piano concordatario può essere dedotta in via analogica dell'articolo 2 bis della legge n. 89 del 2001, la quale fissa in sei anni la durata della procedura di esecuzione concorsuale, fatte salve ipotesi particolari che dovranno essere sorrette da adeguata motivazione e presidiate da misure dirette a prevenire eventuali rischi che possono compromettere la realizzazione del programma concordatario in un arco di tempo particolarmente lungo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 31 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfazione - Assunzione di garanzia - Esclusione
Nel caso di concordato con cessione dei beni, l’indicazione della percentuale di soddisfazione dei creditori non comporta l’assunzione di alcuna garanzia in tal senso. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale - Potere-dovere di rilevare eventuali carenze informative - Incongruenze o contraddizioni emergenti dal piano o dalla relazione del professionista - Sussistenza
Se è vero che il giudizio sull'attendibilità della previsione di realizzo dei crediti - in relazione alla solvibilità dei debitori, alle garanzie prestate, alla pendenza di eventuali controversie ed all'esistenza di altre circostanze idonee ad impedirne o ritardarne la riscossione - spetta in linea di principio al commissario giudiziale, nell'ambito della verifica che egli è tenuto a compiere, a seguito dell'apertura della procedura, in ordine all'osservanza da parte del debitore del principio di prudenza nell'esposizione dei dati aziendali, ai fini della predisposizione della relazione da sottoporre ai creditori, ai sensi della L. Fall., artt. 172 e 175, ciò non esclude tuttavia il potere-dovere del tribunale (e della corte d'appello in sede di reclamo) di rilevare eventuali carenze informative della documentazione sottoposta al suo esame, ovvero incongruenze o contraddizioni emergenti dal piano stesso e dalla relazione del professionista attestatore, dovendo esso procedere, ai fini dell'ammissione alla procedura, ad una delibazione in ordine alla correttezza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte a sostegno del giudizio di fattibilità del piano, nonché in ordine alla coerenza complessiva delle conclusioni finali prospettate, alla possibilità giuridica di dare esecuzione alla proposta di concordato o all'inidoneità prima facie della stessa a soddisfare in qualche misura i crediti rappresentati, nel rispetto dei termini di adempimento previsti.

Tale delibazione si configura d'altronde come un momento imprescindibile del controllo demandato al tribunale tanto ai fini dell'ammissione alla procedura quanto ai fini dell'omologazione e della revoca, il quale, come ripetutamente affermato dalla Corte, non è limitato alla completezza ed alla congruità logica della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla compatibilità delle relative modalità di attuazione con norme inderogabili e con la causa concreta dell'accordo, avente come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore ed il riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minimale consistenza del credito vantato in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti (cfr. Cass., Sez. Un., 23 gennaio 2013, n. 1521; Cass., Sez. 1, 23 maggio 2014, n. 11497; 31 gennaio 2014, n. 2130).

Nel caso di specie, la sentenza impugnata aveva rilevato che i creditori non erano stati informati dell'avvenuta cessione del marchio utilizzato dalla ricorrente per la commercializzazione dei propri prodotti, la cui indisponibilità avrebbe impedito di assicurare la continuità aziendale asseritamente perseguita dalla proposta, facendo in tal modo apparire irragionevole la prospettiva di una realizzazione integrale dei crediti vantati nei confronti dei franchisees. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) (1) Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2014, n. 22045.


Concordato preventivo - Fattibilità economica e fattibilità giuridica - Prognosi di certa impossibilità di soddisfacimento dei creditori chirografari - Valutazione attinente la fattibilità giuridica
In linea di principio, non v’è dubbio che il tema dell’effettivo valore dei beni ceduti alla massa dei creditori con lo scopo di realizzare la causa del concordato preventivo (la soluzione/gestione della crisi attraverso il soddisfacimento di tutti i creditori in un lasso di tempo ragionevolmente breve) inerisca alla cd. fattibilità economica del piano e sia, quindi, devoluto alle valutazioni che la massa dei creditori esprime con il voto, favorevole o sfavorevole, alla proposta (Cass., Sezioni Unite, n. 1521/13). Tuttavia qualora il commissario abbia l’evidenza di una sopravvalutazione dei beni di entità significativa, e comunque tale da determinare una prognosi di certa impossibilità di soddisfacimento dei creditori chirografari, e sia in grado di dimostrarla previo ricorso all’accertamento tecnico eseguito da un c.t.u. di cui abbia chiesto ed ottenuto la nomina da parte del giudice delegato, il tribunale, verificato che gli accertamenti degli organi della procedura non si prestino a rilievi di incoerenza (e per fare vanno considerate anche le eventuali deduzioni e contestazioni del debitore), non può che prendere atto del fatto che, in questa ipotesi, il tema del valore dei beni ceduti alla massa dei creditori incide direttamente sulla cd. fattibilità giuridica del concordato e, come tale, rientra nella sua sfera di cognizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Concordato con riserva - Precedente domanda di accordo di ristrutturazione omologato non adempiuto - Abuso del diritto - Inammissibilità - Trasmissione atti al PM
Costituisce abuso del diritto e va dichiarato inammissibile il ricorso per concordato preventivo ex art. 161, comma 6, L.F. successivamente all’omologazione di un accordo di ristrutturazione omologato e non adempiuto. (Giovanni Noschese) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 30 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Offerta di pagamento in denaro ai creditori chirografari - Percentuale minima del 5% - Inammissibilità
Quando la proposta di concordato preventivo prevede la soddisfazione in denaro dei creditori chirografari, la percentuale minima offerta, al di sotto della quale il pagamento diviene inconsistente e, quindi, motivo di inammissibilità della proposta stessa, deve essere individuata nella misura fissa del 5%. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 03 Settembre 2014.


Concordato con riserva - Preesistente procedimento per dichiarazione di fallimento - Inammissibilità della domanda di concordato - Presentazione di seconda domanda di concordato - Inammissibilità
Quando il procedimento di concordato aperto con la domanda c.d. in bianco si sia innestato su un procedimento prefallimentare preesistente, dalla inammissibilità o improcedibilità della domanda di concordato non può che discendere la necessità di valutare immediatamente la fondatezza del ricorso di fallimento, il quale non può subire un’ulteriore sospensione anche nel caso in cui sia stata nel frattempo presentata una nuova e diversa domanda di concordato preventivo la quale deve, pertanto, ritenersi inammissibile sino a che il precedente procedimento concordatario sia stato definito con una pronuncia che non comprenda la dichiarazione di fallimento della società ma che ne disponga il ritorno in bonis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Deroga alla par condicio creditorum ed all’ordine delle cause legittime di prelazione - Finanza terza - Necessità
La deroga alla par condicio creditorum ed all’ordine delle cause legittime di prelazione è ammissibile soltanto quando il piano concordatario sottostante alla proposta sia imperniato, oltre che su una liquidazione dell’intero patrimonio del debitore (che si riveli incapiente con riferimento ai creditori privilegiati), anche sulla messa a disposizione dei creditori di risorse finanziarie esterne al patrimonio del debitore, risorse che in quanto tali possono essere allocate liberamente, senza quindi che sia obbligatorio garantire il soddisfacimento integrale e progressivo dei privilegiati generali prima dei chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Stima del patrimonio ceduto i creditori - Destinazione dell’eccedenza a creditori diversi a quelli imposti dall’ordine delle cause di prelazione - Inammissibilità
L’indicazione di un valore di mercato attestato dal professionista non autorizza il debitore che cede ai creditori il proprio patrimonio a destinare eventuali risorse aggiuntive a creditori diversi da quelli che vanno soddisfatti prioritariamente, secondo l’ordine di cui agli articoli 2751 e seguenti c.c.; se, infatti, così non fosse, anche nelle proposte concordatarie che sono caratterizzate dalla previsione della cessione dei beni senza indicazione del soggetto acquirente (soggetto che deve quindi essere necessariamente individuato tramite una procedura competitiva attraverso i principi che governano le vendite in sede fallimentare), si finirebbe per qualificare come c.d. finanza nuova quella parte di prezzo integrante un quid pluris rispetto al valore stimato dall’attestatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Rapporto con la procedura per dichiarazione di fallimento - Precedenza all’esame della domanda di concordato - Presupposti - Abuso del diritto - Fattispecie
In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e concordato preventivo, la precedenza all’esame della domanda di concordato presuppone che il diritto di ricorrere a detta procedura sia esercitato correttamente e secondo la funzione e nei limiti che lo caratterizzano. Rappresenta, pertanto, un vero e proprio limite alla possibilità di dare la precedenza all’esame della domanda di concordato il fatto che il debitore non abusi del proprio diritto, in quanto soltanto a chi eserciti le facoltà riservategli dall’ordinamento secondo la funzione loro propria possono essere riconosciute le conseguenze favorevoli connesse a quei diritti. La domanda giudiziale in generale e quindi anche il ricorso alla procedura concorsuale può essere sottoposta a sindacato da parte del giudice al fine di verificarne la natura abusiva, vale a dire la utilizzazione dello strumento processuale per fini diversi da quelli sui propri e in violazione dei principi di buona fede e correttezza che rappresentano delle vere e proprie clausole generali dell’ordinamento. (Nel caso di specie, la Corte ha revocato la dichiarazione di fallimento nonché quella di inammissibilità della domanda di concordato con riserva operate dal Tribunale di Treviso in ragione del fatto che il protrarsi della procedura di concordato avrebbe fatto decorrere il termine per la dichiarazione di fallimento dei soci illimitatamente responsabili (ex articolo 147 L.F.) di una società di persone trasformatasi in società a responsabilità limitata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 17 Luglio 2014.


Concordato preventivo con riserva - Rinuncia alla domanda - Decorso del termine concesso dal tribunale - Inammissibilità
La rinuncia del debitore alla domanda di concordato preventivo con riserva è inammissibile quando sia trascorso il termine concesso dal tribunale per il deposito del concordato cd. pieno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Presentazione di una seconda domanda di concordato pendente un’istanza di fallimento - Rinuncia ad avvalersi del termine concesso ex articolo 161, comma 6, L.F. - Abuso del diritto - Inammissibilità
Deve essere dichiarato inammissibile, per contrarietà ai principi di buona fede e correttezza, il ricorso presentato dalla parte che, dopo aver rinunciato ad avvalersi del termine concesso ai sensi dell’articolo 161, comma 6, L.F., presenti una seconda domanda di concordato caratterizzata da gravi lacune quali la mancata descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta nonché dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività di impresa. Va in proposito precisato che, pur essendo riconosciuta al debitore la facoltà di proporre una procedura concorsuale alternativa al suo fallimento, la legge non consente allo stesso di disporre unilateralmente di tale potestà relativamente ai tempi del procedimento fallimentare e di paralizzare, quindi, l’iniziativa delle altre parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Convenienza della proposta - Ammissibilità - Presupposti
L'art. 180, quinto comma, legge fall., nella formulazione dettata dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, estende il sindacato del giudice alla convenienza della proposta, indipendentemente dalla proposizione di opposizioni, soltanto nel caso di concordato con classi e di dissenso di una o più classi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2014.


Concordato preventivo – Risoluzione
La proposta di concordato che indichi la percentuale di soddisfazione dei creditori e il tempo entro il quale gli stessi verranno soddisfatti deve qualificarsi come proposta di cessione con garanzia e, pertanto, qualsiasi sensibile inadempimento nei tempi e nella percentuale del pagamento dei crediti integra gli estremi di un inadempimento di non scarsa importanza che legittima la risoluzione del concordato (nel caso di specie era previsto il pagamento del 34% dei crediti chirografari in un tempo di circa due anni).

Il dies a quo per la decorrenza del termine di decadenza di cui all’art. 186 l.f., non può essere individuato nell’ultimo atto di liquidazione in quanto tale fase deve ancora essere seguita dal riparto delle somme tra i creditori.

Il concordato preventivo che non riesca ad assicurare una percentuale non simbolica di soddisfazione dei creditori chirografari integra l’inadempimento di non scarsa importanza che ne giustifica la risoluzione.

Laddove sia proposta, oltre alla domanda di risoluzione del concordato, anche quella di fallimento, il Tribunale può, con la medesima sentenza, accogliere entrambe le domande. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Indicazione della percentuale di soddisfazione dei creditori e del tempo necessario - Concordato in garanzia
La proposta di concordato che indichi la percentuale di soddisfazione dei creditori e il tempo entro il quale gli stessi verranno soddisfatti deve qualificarsi come proposta di cessione con garanzia e, pertanto, qualsiasi sensibile inadempimento nei tempi e nella percentuale del pagamento dei crediti integra gli estremi di un inadempimento di non scarsa importanza che legittima la risoluzione del concordato (nel caso di specie era previsto il pagamento del 34% dei crediti chirografari in un tempo di circa due anni). (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 26 Giugno 2014.


Concordato con riserva - Doveri informativi - Inadempimento - Omessa indicazione delle attività compiute per la predisposizione della domanda di concordato - Inidoneità
La mancata indicazione, nell’ambito dei doveri informativi di cui all’articolo 161, comma 8, L.F., delle attività compiute per la predisposizione della domanda di concordato, lascia presumere che il ricorrente sia inidoneo alla predisposizione della proposta e del piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 19 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Abuso dello strumento concordatario - Rinuncia alla domanda di concordato con riserva - Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento - Presentazione di nuova domanda di concordato con profili di inammissibilità
Costituisce abuso dello strumento concordatario il comportamento del debitore che, in pendenza di ricorso per la dichiarazione di fallimento, rinunci alla domanda di concordato con riserva dopo aver ricevuto la convocazione in camera di consiglio ai sensi dell’articolo 173 L.F., e presenti una nuova domanda di concordato connotata da profili di inammissibilità, incompleta e corredata da una relazione attestatrice illogica e inidonea allo scopo di rappresentare i creditori la situazione effettiva della società e di giustificare il giudizio espresso sulla fattibilità della proposta concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Concessione al debitore di un termine per l'integrazione del piano e la produzione di nuovi documenti - Potere discrezionale del tribunale - Mancata corrispondenza tra la richiesta di chiarimenti e il provvedimento di inammissibilità del concordato - Irrilevanza
La concessione al proponente il concordato di un termine non superiore a 15 giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti costituisce non un dovere ma una facoltà (espressione della condizione di favore che il legislatore ha inteso riconoscere alle procedure concorsuali minori) di cui il tribunale può a sua discrezione avvalersi quando ritenga che le lacune riscontrate, per la loro entità e consistenza, possano essere agevolmente colmate, in modo da consentire il superamento del vaglio dell'ammissibilità e di dar seguito alla proposta. Pertanto, rispetto all'esercizio di tale potere, il debitore non è titolare di alcun diritto, mentre resta fermo l'obbligo a suo carico di corredare la richiesta di concordato di tutta la documentazione necessaria, in conformità a quanto prescritto dall'articolo 161 L.F. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto infondata la censura di nullità del provvedimento con il quale il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta di concordato per aspetti diversi da quelli esposti nella richiesta di chiarimenti al debitore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Funzione dei creditori di valutare la convenienza della proposta - Completezza ed affidabilità della documentazione prodotta - Necessità - Fattispecie in tema di omessa indicazione di diritti personali sui beni del debitore e della omessa identificazione del successore nella titolarità dell'impresa
Il presupposto per il corretto esercizio del nuovo compito assegnato ai creditori di valutare la convenienza economica della proposta di concordato senza l'intervento tutorio del giudice deve essere individuato nella completezza e nell'affidabilità della documentazione prodotta (illustrata ed interpretata dal professionista attestatore e, quindi, dal commissario giudiziale), posto che solo una puntuale conoscenza della situazione realmente esistente può consentir loro di esprimere consapevolmente il giudizio che sono chiamati a formulare. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto insufficiente la documentazione prodotta sotto il profilo della mancata indicazione di titolari di diritti personali sui beni del debitore e per omessa identificazione del successore nella titolarità dell'impresa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2014.


Rapporto tra procedimento per dichiarazione di fallimento del concordato preventivo - Pendenza della procedura di concordato - Abuso dello strumento processuale - Impedimento alle iniziative recuperatorie del curatore e incidenza negativa sul principio della ragionevole durata del processo
Non tutte le nuove domande di concordato debbono necessariamente produrre l’effetto di procrastinare la declaratoria del fallimento onde dar corso alla procedura concordataria, ma solo quelle che, sulla base della valutazione del tribunale che deve decidere sulla causa trattenuta in decisione, risultano, seppure all’esito di un esame sommario, non essere esplicazione dell’abusivo uso dello strumento processuale da parte del debitore, con la precisazione che l’abuso è ravvisabile ogni qualvolta la nuova domanda possa produrre l’effetto di paralizzare le iniziative recuperatorie del curatore, ad esempio per il decorso dei termini oltre i quali le azioni non possono più essere esercitate, o possa incidere negativamente sul principio costituzionale della ragionevole durata del processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Verifica della fattibilità - Controllo sulla fattibilità giuridica - Ammissibilità - Controllo sulla fattibilità economica - Limiti - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto sia l'incapacità della proponente di formalizzare l'acquisto, promessole da terzi, degli immobili su cui si basava il piano concordatario e dei quali assumeva di aver già pagato il prezzo, sia la verosimile mancata formalizzazione delle garanzie promesse da terzi, sia l'inattendibilità della valutazione dei menzionati immobili, collocati in zona agricola). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2014, n. 11497.


Concordato preventivo - Pendenza di istanze di fallimento - Audizione del debitore nell'ambito della procedura per dichiarazione di fallimento - Ammissibilità
Qualora il tribunale intenda procedere alla dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, può procedere all'audizione del deditore nell'ambito di eventuali istanze di fallimento, data la stretta connessione tra i due procedimenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Verifica della fattibilità - Controllo sulla fattibilità giuridica - Ammissibilità - Controllo sulla fattibilità economica - Limiti - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva espresso dubbi in ordine alla possibilità della società affittuaria dell'azienda della debitrice di produrre risultati imprenditoriali sufficienti ad assicurare il pagamento dei canoni d'affitto occorrenti al soddisfacimento del fabbisogno concordatario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Decreto d'inammissibilità - Audizione del debitore ex art. 162 legge fall. - Esperimento dell'incombente anche nel procedimento ex art. 15 legge fall. - Ammissibilità - Fondamento
In tema di concordato preventivo, la dichiarazione di inammissibilità della domanda di ammissione alla procedura avanzata dal debitore può essere inclusa nella sentenza di fallimento. Ne consegue che l'audizione del proponente, prevista dall'art. 162 legge fall., può coincidere con quella relativa ad eventuali istanze di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Previsione di minor realizzo dell'attivo sulla base della relazione del commissario giudiziale - Previsione di incapienza per i creditori chirografari - Svuotamento della c.d. causa concreta del concordato
La previsione di minor realizzo dell'attivo effettuata sulla base della relazione del commissario giudiziale e tale da prevedere, con agevole prognosi ex ante, la totale incapienza del ceto chirografario comporta lo svuotamento della c.d. causa concreta del concordato preventivo, consistente nell'idoneità del piano a consentire da un lato la regolazione dello stato di crisi dell'imprenditore e dall'altro il soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Vaglio da parte del tribunale delle argomentazioni dell'attestatore
Il tribunale ha pieno titolo per sindacare la correttezza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dall'attestatore a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano e la coerenza complessiva delle conclusioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Fattibilità economica - Consenso informato dei creditori - Controllo del tribunale - Oggetto
Malgrado la pretesa riserva delle questioni inerenti la fattibilità economica al solo consenso informato dei creditori, persiste il controllo del tribunale, se: 1) l'attestazione, pur non fornendo una rappresentazione non infedele del nucleo dei fatti sottesi alla prognosi di fattibilità, trae conclusioni manifestamente incoerenti con tali premesse; e 2) lo scostamento tra i dati previsionali dell'attestatore e una ragionevole previsione su quelle premesse di fatto e di entità tale da lasciare presumere ex ante il mancato soddisfacimento anche ipotetico e parziale dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Fattibilità economica - Valutazione dei creditori - Limiti - Valutazione del tribunale
Se è vero che di massima le prognosi e valutazioni formulate dall’attestatore attengono alla fattibilità economica e che il giudizio di fattibilità economica spetta di massima ai soli creditori, tuttavia appaiono esistere prognosi e valutazioni che il tribunale legittimamente può sottoporre a verifica perché formulate: 1) assumendo dati di fatto falsi; 2) tacendo dati di fatto veri, rilevanti secondo un canone di normalità ai fini del giudizio prognostico; 3) discostandosi in modo manifestamente incoerente da una pur genuina rappresentazione del quadro delle circostanze fattuali. Sulla base di queste premesse, la linea di confine tra la manifesta irrealizzabilità, di fronte alla quale “non c’è da effettuare valutazioni o da assumere rischi di sorta” e il giudizio di fattibilità che “fisiologicamente presenta margini di opinabilità ed implica possibilità di errore, che a sua volta si traduce in un fattore rischio per gli interessati” passa dunque lungo lo spartiacque segnato dalla rappresentazione veritiera, non irrealistica del quadro delle circostanze fattuali e dalla non manifesta incoerenza e irragionevolezza delle conclusioni rispetto alle premesse di fatto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Inammissibilità - Pendenza di istanza di fallimento - Diritto di difesa del debitore nei modi previsti dall'articolo 15 LF
Il tribunale, qualora rilevi la inammissibilità della proposta di concordato preventivo e il pubblico ministero abbia presentato istanza di fallimento, deve portare a conoscenza del debitore il contenuto dell'istanza con le modalità prescritte dall'articolo 15 L.F. poiché, in difetto, la sentenza dichiarativa del fallimento non potrà che essere annullata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione - Impugnabilità - Reclamo - Ammissibilità - Esclusione - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti
Il decreto di revoca dell'ammissione al concordato preventivo non è reclamabile - in analogia con quanto previsto, rispettivamente, dagli artt. 162, secondo comma, in caso di mancata ammissione alla procedura, e 179, primo comma, legge fall., per la mancata approvazione del concordato da parte dei creditori - ma può essere, impugnato con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. quando, essendo fondato sull'insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi per l'accesso alla procedura o sul difetto di giurisdizione, abbia carattere decisorio. Il predetto ricorso è, invece, inammissibile quando il decreto di revoca è inscindibilmente connesso ad una successiva e conseguenziale sentenza dichiarativa di fallimento, anche non contestuale, giacché, in tal caso, i vizi del decreto debbono essere fatti valere mediante l'impugnazione della sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2014, n. 9998.


Concordato preventivo - Facoltà del tribunale di assegnare un termine per l'integrazione della domanda e la produzione di nuovi documenti - Possibilità di supplire a carenze iniziali del corredo documentale del ricorso per concordato - Esclusione - Fattispecie in tema di attestazione ex articolo 160, comma 2, L.F.
Il potere del tribunale di assegnare, ai sensi dell'articolo 162 L.F., un termine per l'integrazione della domanda e la produzione di nuovi documenti deve essere inteso nel senso che è possibile integrare produzioni documentali ma non supplire ad una carenza iniziale della documentazione che deve accompagnare il ricorso ex artt. 160 e 161 L.F., dovendo quest'ultimo sin dall'origine essere accompagnato, qualora sia prevista la soddisfazione non integrale dei crediti assistiti da privilegio, pegno o ipoteca, dalla relazione giurata volta corroborare la previsione del piano dei requisiti richiesti dall'articolo 162, comma 2, L.F. affinché si possa procedere alla falcidia dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca. (Nel caso di specie, il Tribunale ha dichiarato l'inammissibilità del concordato preventivo in quanto la attestazione ex articolo 160, comma 2, L.F. prendeva in considerazione soltanto i beni immobili e non i mobili). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 08 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Formulazione della proposta - Configurazione di un privilegio non previsto dalla legge - Diritto di veto sulle decisioni degli oneri della procedura - Esclusione
L'attuale normativa in tema di concordato preventivo non consente al proponente di configurare l'attribuzione ad un creditore di un privilegio su determinati beni che non sia espressamente previsto dalla legge.

Il proponente il concordato preventivo non può formulare un piano che preveda un diritto di veto sulle decisioni che potranno essere prese dagli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 06 Maggio 2014.


Fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Proposta di concordato preventivo - Inammissibilità ex art. 162 legge fall. - Successiva dichiarazione di fallimento su richiesta del P.M. - Convocazione del debitore - Necessità - Esclusione - Limiti
Il sub-procedimento diretto alla declaratoria di fallimento, che si apre all'esito della dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, si inserisce nell'ambito di una procedura unitaria, nella quale il debitore ha già formalizzato il rapporto processuale innanzi al tribunale e il cui eventuale sbocco nella dichiarazione di fallimento deve essergli noto sin dal momento della proposizione della domanda, soprattutto dopo avere preso conoscenza del decreto ex art. 162, secondo comma, legge fall., cui consegue la trasmissione degli atti al pubblico ministero. In tale contesto, salva l'ipotesi in cui la parte pubblica non adduca, in sede di richiesta e a dimostrazione dello stato di insolvenza, elementi ulteriori rispetto a quelli già acquisiti al procedimento, non è necessaria l'ulteriore convocazione in camera di consiglio del debitore ai fini della dichiarazione di fallimento, potendo questi predisporre comunque i mezzi di difesa più adeguati al caso, tenuto conto delle esigenze proprie dei procedimenti concorsuali (presentazione di memorie, istanze di convocazione personale e simili), per contrastare l'eventuale richiesta di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 2014, n. 9730.


Contratti in corso di esecuzione - Previsione nell'ambito della proposta di concordato - Necessità.
La facoltà di scioglimento o sospensione dei contratti in corso di esecuzione di cui all'articolo 169 bis L.F. comporta che il debitore, nello strutturare la proposta concordataria, debba prendere posizione sulle sorti dei contratti in corso, in quanto la scelta in ordine alla prosecuzione o allo scioglimento ha ricadute sul trattamento dei crediti che ne derivano e può incidere profondamente sulla fattibilità del piano: nel caso di prosecuzione ad esempio il debitore deve valutare la presenza di risorse che gli consentano di adempiere regolarmente al contratto, mentre nel caso di scioglimento, dovrà considerare tra le passività da strutturare l'indennizzo da scioglimento del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 07 Aprile 2014.


Contratti in corso di esecuzione - Parte integrante della proposta di concordato - Vaglio di veridicità e fattibilità del professionista attestatore - Necessità - Verifica del tribunale di conformità e funzionalità dello scioglimento alla soluzione concordataria presentata dall'imprenditore.
L'ipotesi della prosecuzione o dello scioglimento dei contratti di cui all'articolo 169 bis L.F. deve essere valutata dal proponente e gli effetti che ne conseguono devono formare oggetto del vaglio di veridicità e fattibilità del professionista attestatore nell'ambito della propria relazione ai sensi dell'articolo 161, comma 3, L.F., mentre al tribunale spetta la verifica di conformità e di funzionalità dello scioglimento dei contratti alla soluzione concordataria in concreto presentata, fino al possibile diniego dell'ammissione alla procedura ai sensi dell'articolo 162 L.F., laddove lo scioglimento o la prosecuzione siano palesemente in contraddizione con tale soluzione o con la sua sostenibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 07 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Indicazione dei tempi di soddisfacimento - Giudizio di convenienza riservata ai creditori
In assenza di previsioni legislative, la specificazione dei tempi di soddisfacimento nel concordato preventivo attiene al giudizio di convenienza riservato ai creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 14 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Causa concreta - Percentuale minima di soddisfazione - Fattispecie
L’offerta a creditori chirografari di pagamenti parziali nella misura del 4,08% e dell’1% dei loro crediti non consente di ritenere realizzata la causa concreta del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 06 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Controllo del tribunale - Veridicità dei dati aziendali - Controllo sull'attendibilità delle scritture contabili - Esclusione - Documenti allegati al ricorso - Rilevanza - Sindacato giudiziale sulla stima degli elementi patrimoniali - Limiti
Nella valutazione delle condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato preventivo, qualunque sia la sede in cui avvenga (ammissione ex art. 162, secondo comma; revoca ex art. 173, terzo comma; omologazione ex art. 180, terzo comma, legge fall.), al tribunale non è consentito il controllo sulla regolarità ed attendibilità delle scritture contabili, ma è permesso il sindacato sulla veridicità dei dati aziendali esposti nei documenti prodotti unitamente al ricorso (art. 161, secondo comma, lett. a, b, c, e d, legge fall.), sotto il profilo della loro effettiva consistenza materiale e giuridica, al fine di consentire ai creditori di valutare, sulla base di dati reali, la convenienza della proposta e la stessa fattibilità del piano. Resta, invece, precluso ogni sindacato sulla stima del valore degli elementi patrimoniali effettuata dal professionista attestatore, salvo il caso di incongruenza o illogicità della motivazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Procedimento - Rinuncia alla domanda prima del termine per le dichiarazioni di voto - Estinzione.
La rinuncia intervenuta prima della scadenza del termine fissato per la comunicazione delle dichiarazioni di voto comporta l’estinzione del procedimento di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 15 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Mancata approvazione - Per mancato raggiungimento delle prescritte maggioranze - Constatazione del relativo profilo da parte del giudice delegato - Facoltà di interloquire del debitore - Esclusione
L'art. 179 l. fall. non prevede che, prima della dichiarazione di fallimento quale effetto del mancato raggiungimento delle maggioranze richieste per l'approvazione del concordato preventivo, il debitore sia chiamato ad interloquire anche nei riguardi del provvedimento del giudice delegato che di quel mancato raggiungimento dà atto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2013, n. 18629.


Concordato preventivo in continuità aziendale – Affitto d’azienda di imminente scadenza ed inalienabilità dell’ “accreditamento regionale” della struttura sanitaria proponente: Irrealizzabilità della causa concreta e declaratoria di inammissibilità – Conseguente rigetto dell’omologa.
Il controllo di legittimità del Tribunale, dopo la pronuncia delle S.U. n. 1521 del 23 gennaio 2013, è limitato al controllo sulla causa contrattuale. Nei casi di accertata impossibilità della causa concreta, che nel caso di specie emerge tanto con riferimento alla inalienabilità dell’accreditamento che alla inutilizzabilità a brevissimo termine di quel complesso immobiliare sulla cui continuativa ed ininterrotta gestione poggia l’attuazione del piano aziendale, il Tribunale non può che constatare la non fattibilità della proposta, non omologando il concordato. L’imminente indisponibilità dell’elemento logistico (immobile) che tiene in piedi la “continuità aziendale” è aspetto infatti che, lungi dal consegnarsi ad una valutazione di mera convenienza economica, assorbe il profilo causale della procedura, disallineandone aprioristicamente gli esiti ipotizzabili dall’obiettivo specifico del piano, che sta nel superamento della crisi e, in uno ad esso, nel soddisfacimento appropriato dei creditori. Come pure, una proposta che ambisca a “monetizzare” un accreditamento regionale (nello specifico, sanitario) frutto dell’esercizio ponderato della discrezionalità amministrativa del soggetto pubblico titolare dell’esercizio del potere è ipotesi priva delle precondizioni normative necessarie a sottometterla al vaglio di convenienza dei creditori. Sussiste dunque una ipotesi concordataria che è “ab origine” radicalmente priva di praticabilità giuridica, per l’incongruità dei meccanismi e degli strumenti all’uopo prescelti. (Vittoria Fiume) (riproduzione riservata)   Tribunale Siracusa, 15 Novembre 2013.


Concordato preventivo con riserva - Omesso deposito del piano e della documentazione nel termine fissato - Assenza di istanze o richieste di fallimento - Inammissibilità della procedura di concordato con riserva -  Proponibilità della domanda di concordato.
Il tribunale, a fronte del mancato deposito della proposta, del piano e della documentazione prescritta dall’art. 160, commi 2 e 3, L.Fall. entro il termine fissato ai sensi dell'articolo 161, comma 6, deve convocare il debitore in camera di consiglio e, in mancanza di istanze o richieste di fallimento, dichiarare semplicemente “inammissibile” la procedura di concordato con riserva, come si desume dal combinato disposto degli artt. 161, comma 6, e 162, comma 2, L.Fall., nonchè  dell’art. 161, comma 9, L.Fall., il quale in tal caso esplicitamente esclude, per i due anni successivi, l’ammissibilità di “altra domanda ai sensi del medesimo sesto comma” (concordato con riserva), ferma restando, dunque, la proponibilità di una vera e propria domanda di concordato preventivo, completa di tutti i suoi elementi, ex art. 161, commi 1, 2 e 3, L.Fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 08 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Termine di cinque anni per la liquidazione dei beni - Valutazione da parte dei creditori.
La proposta di concordato preventivo che prevede un termine di cinque anni per la liquidazione dei beni deve essere sottoposta al voto dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Audizione dell'imprenditore in sede prefallimentare - Successiva domanda di ammissione al concordato preventivo - Espletamento di una c.t.u. - Nuova audizione - Necessità - Fondamento.
La disposizione contenuta nell'articolo 162 L.F., anche nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 169/2007, esige l'audizione del debitore ed anche la contestazione di eventuali circostanze, ostative all'ammissione al concordato, che siano state acquisite d'ufficio o emergano dagli elementi offerti dai creditori o dal pubblico ministero: è necessario, cioè, che sussista una corrispondenza tra i fatti emersi nel corso delle indagini e la contestazione dei fatti al debitore, qualunque possa essere la fonte di cognizione -acquisizione d'ufficio, dichiarazioni di privati, allegazioni del PM- e indipendentemente dal grado e dalla gravità della fonte stessa. Tali necessità inderogabili di tutela del diritto di difesa può ritenersi soddisfatta ogni qualvolta il debitore sia stato posto in condizione di svolgere le opportune contro deduzioni: non può, quindi, ritenersi soddisfatta detta condizione nel caso in cui al debitore che sia già stato sentito sulle istanza di fallimento proposte nei suoi confronti, non sia data la possibilità di contro dedurre sulle risultanze della consulenza di ufficio successivamente disposta dal tribunale al fine di deliberare la proposta di concordato avanzata pochi giorni prima dopo la sua audizione in sede prefallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2013, n. 22089.


Concordato preventivo - Valutazione da parte del giudice della relazione del professionista - Inidoneità - Inammissibilità della proposta.
Il giudizio in ordine alla inidoneità della relazione resa dal professionista attestatore ai sensi dell'articolo 161, comma 3, L.F. rientra nell'ambito del sindacato del tribunale ed è di per sé sufficiente a fondare la dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo. (Nel caso di specie, il professionista attestatore non ha spiegato il motivo per cui un piano fondato sulla cessione dei medesimi assets ai medesimi soggetti che non sono stati in grado di acquistarli nel corso di un precedente concordato potesse trovare realizzazione a distanza di pochi mesi dall'esito negativo della prima procedura). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2013.


Concordato preventivo - Approvazione - Mancata formulazione da parte del giudice di osservazioni critiche - Irrilevanza - Facoltà del proponente di integrare la proposta - Sussistenza.
La mancata formulazione da parte del giudice nel corso dell'udienza camerale di osservazioni critiche in ordine alla proposta non preclude al proponente di richiedere, nel proprio interesse, un termine per integrarla in relazione ad eventuali profili di inammissibilità che potrebbero pur sempre emergere in sede di decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2013.


Inammissibilità della proposta di concordato preventivo - Concessione di un termine per apportare integrazioni al piano - Facoltà discrezionale del giudice - Mancato esercizio - Incensurabilità in sede di legittimità.
La facoltà prevista dall'articolo 162, comma 1, L.F. di concedere un termine per l'integrazione della proposta ha natura discrezionale ed il suo mancato esercizio non necessita di motivazione e tanto meno è incensurabile in sede di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2013.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità - Requisiti - Riconoscimento ai creditori di una sia pur minima percentuale del credito - Realizzazione del piano in tempi ragionevolmente contenuti.
Nell'ambito del giudizio di fattibilità del concordato preventivo riservato al giudice rientra anche il controllo in ordine al riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minima parte del credito da essi vantato nonché in ordine alla circostanza che tale riconoscimento e quindi la realizzazione del piano concordatario abbia luogo in tempi ragionevolmente contenuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 13 Giugno 2013.


Concordato preventivo - Termine per l'esecuzione del piano - Termine ragionevolmente contenuto - Concordati di natura liquidatoria.
Il concordato preventivo deve portare alla soddisfazione dei creditori nella misura prevista in un termine ragionevolmente contenuto che per le procedure di natura liquidatoria non può superare quello indicato dal legislatore per i concordati con continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 13 Giugno 2013.


Concordato preventivo - Falcidia dei crediti Iva e per ritenute - Inammissibilità.
È inammissibile la proposta di concordato preventivo che prevede la falcidia del credito Iva e per ritenute in violazione dell'articolo 182 ter L.F., il quale esprime un principio di carattere generale e comunque applicabile ad ogni proposta concordataria con o senza transazione fiscale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 11 Giugno 2013.


Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Sospensione del procedimento per dichiarato di fallimento - Regolamento di competenza - Esclusione.
Il provvedimento che dispone la sospensione del procedimento per dichiarazione di fallimento per effetto dell'ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo non è impugnabile con regolamento di competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Giugno 2013.


Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Ammissione del debitore alla procedura di concordato - Improcedibilità della domanda di fallimento.
In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, in caso di ammissione del debitore alla seconda procedura e di contestuale presentazione di un'istanza di fallimento, l'unica soluzione alternativa alla sospensione impropria è quella di dichiarare improcedibile la domanda di fallimento, ai sensi dell'articolo 168 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Giugno 2013.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Ammissibilità - Contenuto e limiti - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione.
In tema di concordato preventivo, il controllo del tribunale va effettuato sia verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria, consistente nel fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta, sia, infine, valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. Rientrano, dunque, nell'ambito di detto controllo, la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano; l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato; l'eventuale inidoneità della proposta, se emergente "prima facie", a soddisfare in qualche misura i diversi crediti rappresentati. Resta, invece, riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la fattibilità del piano e la sua convenienza economica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013, n. 13083.


Concordato preventivo - Potere del giudice di censurare la mancata formazione delle classi - Abuso del diritto - Uso strumentale da parte del debitore della procedura - Nullità ex articolo 1418 c.c..
Il potere del giudice di censurare la mancata formazione di classi può giustificarsi solamente quando la scelta del debitore si concreti in un vero e proprio abuso del diritto in ambito concorsuale, ipotesi, questa, riscontrabile solamente in casi limite, nei quali l'uso strumentale della procedura concordataria da parte del debitore assume rilevanza casuale genetica tale da determinare la nullità del contratto ex articolo 1418 c.c. rilevabile anche d'ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Contenuto - Verifica dell'idoneità della documentazione a fornire elementi di giudizio ai creditori circa la convenienza della proposta - Ammissibilità - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione - Causa concreta del piano - Rilevanza.
In tema di concordato preventivo, il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il menzionato controllo di legittimità - che deve svolgersi in tutte le fasi del concordato preventivo - non è limitato alla completezza, alla congruità logica e alla coerenza complessiva della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla sua compatibilità con le norme inderogabili e con la causa in concreto dell'accordo, il quale ha come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e l'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro. Con particolare riguardo al concordato preventivo con cessione di beni, il controllo di legittimità consiste nella verifica dell'idoneità della documentazione a fornire elementi di giudizio ai creditori circa la convenienza della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11014.


Fallimento – Concordato preventivo – Debito per IVA – Obbligo di pagamento integrale – Sussistenza – Ordine pubblico economico internazionale – Transazione fiscale – Irrilevanza.
Il debito per IVA va sempre pagato per intero nel concordato preventivo, a prescindere dalla presenza o meno di una transazione fiscale, atteso che la norma che lo prevede va considerata di natura inderogabile, come è confermato dalla disciplina della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, e ciò anche con finanza di terzi, posto che il pagamento al 100% dell’IVA deve integrare una previsione del piano concordatario, restando perciò indifferente alla provenienza della finanza occorrente. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Pendenza di domanda di concordato preventivo - Sospensione - Esclusione - Rapporto tra le due procedure - Consequenzialità logica.
Il procedimento per la dichiarazione di fallimento non può essere sospeso a causa della pendenza di una domanda di concordato preventivo in quanto tra le due procedure esiste un rapporto di consequenzialità logica e non procedimentale, che determina una mera esigenza di coordinamento tra i due procedimenti. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 11 Aprile 2013.


Concordato preventivo – Società di capitali – Delibera dell’amministratore – Necessità – Concessione di un termine per la regolarizzazione – Ammissibilità.
Se con il ricorso ex art. 161, comma 6, L.F. la società di capitali non allega la delibera dall'amministratore nelle forme previste dal quarto comma dell'art. 152 L.F. può essere concesso dal Tribunale un termine per la regolarizzazione, in applicazione del principio generale espresso dall’art. 182 c.p.c.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 14 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Presentazione di più domande di concordato di contenuto diverso - Ammissibilità - Presentazione di domande identiche o con differenziazioni marginali con il fine di procrastinare il vaglio dell'istanza di fallimento - Inammissibilità - Abuso dello strumento concordatario.
Nulla vieta all’imprenditore in crisi che non sia stato capace una prima volta di incontrare l’interesse dei propri creditori di ripresentare una differente proposta che abbia effettivo carattere innovativo, prevedendo, ad esempio, una diversa formazione dell’attivo, ove eventualmente siano fatti confluire altri cespiti o finanziamenti ottenuti da terzi, un diverso contenuto satisfattivo del ceto creditorio in termini percentuali, differenti tempistiche di pagamento ovvero nuove forme di garanzia dei pagamenti già prospettati. Per contro non corrisponde a un interesse né dell’ordinamento, nel cui ambito anche al procedimento fallimentare deve essere assicurata una ragionevole durata, né del ceto creditorio perdere tempo a esaminare successive proposte concordatarie che abbiano identico contenuto, si differenzino per aspetti del tutto marginali e siano inidonee a mutare in concreto il quadro, giuridico e/o economico, già qualificato come inadeguato o insoddisfacente; una domanda di tal fatta, non perseguendo alcun interesse sostanziale se non quello di procrastinare il vaglio dell’istanza di fallimento, costituirebbe un chiaro abuso dello strumento processuale a disposizione dell’imprenditore in crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 12 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità economica del piano riservato ai creditori.
Nel concordato preventivo pertiene esclusivamente ai creditori il giudizio di fattibilità economica del piano, inteso quale l'opinabile giudizio prognostico circa la realizzabilità in concreto dell'attivo prospettato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Limiti al controllo del tribunale sulla fattibilità economica del piano - Riclassificazione dell'attivo - Inammissibilità della valutazione della fattibilità.
È illegittimo il giudizio del tribunale, posto a fondamento della decisione di inammissibilità del concordato preventivo, nel quale entrino in discussione aspetti relativi alla fattibilità economica del piano, trattandosi di giudizio prognostico che presenta fisiologicamente margini di opinabilità ed implica possibilità di errore e, quindi, profili di rischio del quale devono farsi carico esclusivamente i creditori dopo che siano stati correttamente informati. (Nel caso di specie è stata riformata la decisione del tribunale, il quale, discostandosi dalla valutazione espressa dal professionista attestatore, aveva proceduto autonomamente ad una riclassificazione e riduzione dell'attivo ed aveva ritenuto invendibili determinati cespiti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 27 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Abuso del diritto - Presentazione di domanda di pre-concordato dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze in ordine a precedente domanda di concordato o nel corso del procedimento ex art. 173 L.F. - Illegittimità.
Deve essere qualificato come illegittimo, e se attuato attraverso il ricorso ad uno strumento previsto dalla legge, quale abuso del diritto, qualsiasi condotta che tende ad impedire che un procedimento di concordato preventivo si concluda secondo le modalità previste dalla legge fallimentare, ovvero con una sentenza dichiarativa di fallimento che, in presenza di istanze provenienti dai creditori o dal pubblico ministero, faccia seguito al decreto di revoca. Tale deve essere considerata la presentazione di una domanda di pre-concordato (implicante revoca della precedente domanda di concordato) proposta subito dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze, oppure nel corso del procedimento instaurato ai sensi dell'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 01 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Controllo del giudice sulla fattibilità della proposta di concordato - Controllo nelle diverse fasi del procedimento - Contenuto della proposta - Verifica dell'effettiva realizzabilità della causa concreta - Significato - Finalità della procedura.
Il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite Civili della Corte di cassazione:
Il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando tale giudizio escluso dall’attestazione del professionista, mentre resta riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il controllo di legittimità del giudice si realizza facendo applicazione di un unico e medesimo parametro nelle diverse fasi di ammissibilità, revoca ed omologazione in cui si articola la procedura di concordato preventivo, verificando l'effettiva realizzabilità della causa concreta della procedura di concordato; quest'ultima, la quale deve essere intesa come obiettivo specifico perseguito dal procedimento, non ha contenuto fisso e predeterminabile, essendo dipendente dal tipo di proposta formulata, ma deve comunque essere finalizzata, da un lato, al superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, dall'altro, all'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Valutazione del professionista attestatore - Controllo del giudice - Prevalenza - Potere del giudice di discostarsi dal giudizio espresso dal professionista - Sussistenza.
Benché, nel concordato preventivo, al professionista attestatore sia demandato il compito di certificare la veridicità dei dati forniti dall'imprenditore e di esprimere una valutazione in ordine alla fattibilità del piano dallo stesso proposto, occorre precisare che il controllo del giudice su questi aspetti non è di secondo grado, destinato cioè a realizzarsi soltanto sulla completezza e congruità logica della motivazione offerta dal professionista anche sotto il profilo del collegamento effettivo tra i dati riscontrati ed il giudizio espresso; il giudice può, infatti, discostarsi dal giudizio espresso dal professionista, così come potrebbe fare a fronte di non condivise valutazioni di un suo ausiliario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Convenienza della proposta - Distinzione - Fattibilità giuridica e fattibilità economica - Distinzione e contenuti - Giudizio di fattibilità giuridica riservato al giudice - Giudizio di fattibilità economica riservato ai creditori.
Premesso che la fattibilità del piano di concordato non deve essere confusa con la convenienza della proposta (vale a dire con il giudizio di merito certamente sottratto al tribunale e riservato ai creditori), occorre precisare che la fattibilità, intesa come una prognosi circa la possibilità di realizzazione della proposta nei termini prospettati, implica una ulteriore distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica. La verifica della fattibilità giuridica spetta sicuramente al giudice, il quale dovrà esprimere un giudizio negativo sull'ammissibilità della proposta quando le sue modalità attuative risultino incompatibili con norme inderogabili. È, invece, di competenza esclusiva dei creditori il giudizio in ordine alla fattibilità economica del concordato, posto che questa valutazione consiste in un giudizio prognostico che comporta margini di opinabilità e possibilità di errore che si traducono inevitabilmente in un fattore di rischio per i soggetti interessati; è quindi ragionevole, in coerenza con l'impianto generale dell'istituto del concordato preventivo, che di tale rischio si facciano esclusivo carico i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Individuazione dei margini di intervento del giudice - Causa concreta del concordato - Variabilità del contenuto della proposta - Valutazione delle concrete modalità proposte dal debitore - Contenuto necessario della proposta - Superamento della crisi e soddisfazione dei creditori.
Allo scopo di individuare i margini di intervento del giudice nell'ambito a lui riservato della valutazione della fattibilità giuridica del concordato, occorre individuare la causa concreta del procedimento di concordato sottoposto al suo esame, intendendosi per causa concreta le modalità attraverso le quali, per effetto ed in attuazione della proposta del debitore, le parti del procedimento intendono realizzare la composizione dei rispettivi interessi. Poiché, tuttavia, il legislatore non ha inteso predeterminare il contenuto della proposta e non è, quindi, possibile stabilire con una previsione generale ed astratta i margini dell'intervento del giudice, si dovrà tener conto delle concrete modalità proposte dal debitore per la composizione della propria esposizione debitoria, fermo restando che la proposta di concordato deve necessariamente avere ad oggetto il superamento della crisi e la soddisfazione in qualche misura dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Controllo del giudice sulla fattibilità - Completezza e regolarità della documentazione - Scopo dell'informazione ai creditori - Accertamento della fattibilità giuridica della proposta - Valutazione della effettiva idoneità alla regolazione della crisi ed alla soddisfazione dei creditori - Termini di adempimento della proposta - Rilevanza ai fini del giudizio di fattibilità del concordato.
Nel concordato preventivo, il controllo del giudice sulla fattibilità del concordato deve essere effettuato verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria di fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta (si pensi, a titolo esemplificativo, alla cessione di beni altrui), sia infine valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura consistente nella regolazione della crisi e nella soddisfazione almeno parziale dei creditori nel rispetto dei termini di adempimento previsti, profilo, quest'ultimo, che incide sulla valutazione della proposta nel suo complesso e di conseguenza sul giudizio di fattibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Giudizio di fattibilità esercitabili dal giudice - Correttezza della indicazione della misura della percentuale offerta ai creditori - Esclusione impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli che ne impediscono la liquidazione o ne alterino il valore.
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, non rientra nell'ambito del giudizio di fattibilità esercitabile dal giudice un sindacato sull'aspetto pratico ed economico della proposta e, quindi, sulla correttezza della indicazione della misura di soddisfacimento percentuale offerta ai creditori. In questo tipo di concordato, infatti, la percentuale di pagamento eventualmente prospettata non è vincolante, non essendo prescritta da alcuna disposizione ed essendo al contrario sufficiente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscono la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, fatta ovviamente salva la possibilità che il debitore assuma una specifica obbligazione in tal senso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Convenienza economica - Giudizio riservato ai creditori - Necessità di una puntuale informazione - Oggetto - Compito del professionista attestatore e del commissario giudiziale.
Affinché i creditori possano esprimere il giudizio loro riservato sulla convenienza economica della proposta di concordato, concorrendo così a garantire il giusto esito della procedura, è necessario che essi ricevano una puntuale informazione circa i dati, le verifiche interne e le connesse valutazioni, incombenti, questi, che assumono un ruolo centrale nello svolgimento della procedura ed ai quali debbono provvedere dapprima il professionista attestatore (rispetto al quale il d.l. 83 del 2012, oltre a sottolinearne la necessaria indipendenza, ha introdotto pesanti sanzioni nel caso di falsità nelle attestazioni o nelle relazioni), in funzione dell'ammissibilità al concordato, e successivamente il commissario giudiziale prima dell'adunanza dei creditori ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale nella fase di ammissione - Adeguatezza delle informazioni - Completezza e coerenza.
È compito del tribunale esercitare un controllo nella fase di ammissione sull’adeguatezza delle informazioni contenute nella proposta di concordato preventivo nel duplice senso della completezza e della coerenza rispetto alla proposta. A tale fine, il tribunale verifica l’adeguatezza quantitativa dei dati, la coerenza rispetto ad essi del piano sotteso alla proposta di concordato nonché l’adeguatezza logico-informativa dell’attestazione, indagando se il professionista abbia svolto concretamente il ruolo ad esso affidato dalla legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 22 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Attestazione della veridicità dei dati aziendali - Verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili - Necessità - Revoca del concordato ex articolo 173 l.f.
Tra le condizioni di ammissibilità rilevanti ex artt. 162 e 173 l.fall. rientra la relazione del professionista che attesta la veridicità dei dati aziendali. Conseguentemente, il tribunale può e deve dichiarare inammissibile la proposta di concordato preventivo a corredo della quale sia stata presentata una relazione che, pur contenendo la formale attestazione della veridicità dei dati aziendali, debba considerarsi sostanzialmente incompleta e per questo inattendibile. Ciò verifica, tra le altre ipotesi, quando il professionista che redige la relazione che accompagna la domanda di concordato preventivo non abbia svolto una verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta - Integrazione prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall. - Ammissibilità.
La relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta può essere integrata prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Abnorme o eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori - Violazione del presupposto della veridicità dei dati aziendali - Violazione degli obblighi di informazione dei creditori - Atti di frode - Fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi.
L'abnorme e comunque palesemente eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori, pur considerata una soglia di normale tollerabilità legata ad ineliminabili soggettività dell'attività di stima, inficia il presupposto della veridicità dei dati aziendali integrando, da un lato, la violazione di obblighi di informazione veridica del ceto creditorio e, dall'altro, la tipizzazione della fattispecie residuale e generica degli "altri atti di frode" se non quella tipica di fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Modifiche introdotte dalla l. 7 agosto 2012, n. 134 - Potere di controllo d'ufficio del tribunale sulla fattibilità - Istanza di parte - Necessità - Conseguenze.
Le modifiche apportate alla disciplina del concordato preventivo dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, inducono a ritenere che il potere di controllo d’ufficio del tribunale sulla fattibilità del concordato possa aver luogo solo su istanza di parte e che, conseguentemente, in presenza del voto favorevole della maggioranza dei crediti e delle classi ed in mancanza di opposizioni, devono ritenersi sussistenti i presupposti di legge per l'omologa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 26 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Esposizione di credito in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Occultamento fraudolento di passività - Erronea rappresentazione della situazione debitoria - Vizio della formazione del consenso dei creditori - Esclusione.
Perché, nell'ambito del concordato preventivo, ricorrano le ipotesi dell'occultamento fraudolento di passività di cui all'articolo 173, legge fallimentare, o dell'erronea rappresentazione della situazione debitoria tale da viziare la formazione del consenso dei creditori e da imporre l'emendamento del piano iniziale, occorre che le problematiche emerse comportino una radicale manifesta inadeguatezza del piano, in quanto, al di fuori di tale ipotesi-limite, l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete esclusivamente ai creditori. A tal fine, non è, quindi, sufficiente che taluno affermi l'esistenza di un proprio credito nei confronti dell'imprenditore ammesso al concordato e da questo non esposto nella domanda o esposto in misura inferiore alla pretesa o in chirografo anziché in privilegio, occorre, infatti che tale credito, sulla scorta di una sommaria delibazione, appaia di probabile fondatezza, poiché altrimenti, in caso di crediti contestati, sarebbe sufficiente avanzare qualsiasi pretesa, anche la più peregrina, per bloccare qualsiasi procedura di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Esposizione di credito contestato in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Disamina della doglianza in sede di adunanza dei creditori - Corretta informazione del ceto creditorio.
La disamina, in sede di adunanza dei creditori, delle doglianze esposte da chi lamenti l'esposizione del proprio credito in misura inferiore a quella pretesa e senza riconoscimento del privilegio, è idonea a soddisfare le esigenze di corretta informazione del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Interessi pubblicistici alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza - Sussistenza - Potere interdittivo del tribunale sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Sussistenza in fase di ammissione al concordato - Finalità di consentire il voto ai creditori alle sole soluzioni contrattuali dotate di plausibilità giuridica ed economica.

Concordato preventivo - Natura prodromica, rispetto al giudizio riservato ai creditori, del potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano.

Concordato preventivo - Potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Giudizio di omologazione - Assenza di opposizioni - Sussistenza.

Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità del piano riservato al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori - Rischio di manovre fraudolente o truffaldine.

Se è vero che nella regolazione dell'insolvenza e della crisi d’impresa intervengono, unitamente agli interessi privatistici dei creditori, anche rilevanti interessi pubblicistici dello Stato alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza, anche attraverso il ricorso a soluzioni negoziali rimesse all'autonomia privata del debitore e dei creditori, allora è necessario riconoscere al tribunale, già in sede di giudizio di ammissione al concordato, un potere interdittivo in ordine alla verifica di fattibilità giuridica ed economica del piano, così da fare in modo che siano sottoposte alla volontà negoziale dei creditori solo quelle soluzioni contrattuali dell’insolvenza e della crisi di impresa che siano dotate di plausibilità giuridica ed economica e tali da consentire ai creditori una corretta valutazione della convenienza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano di concordato preventivo è prodromico rispetto al giudizio di convenienza riservato ai creditori, i quali vengono così posti in condizione di esprimere un consenso informato sui citati aspetti di fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere di controllo della fattibilità giuridica ed economica del piano deve essere riconosciuto al tribunale non solo nella fase di ammissione alla procedura di concordato preventivo ma anche in quella di omologa ed anche in assenza di opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La soluzione interpretativa che, nel concordato preventivo, vorrebbe demandare il giudizio sulla fattibilità del piano esclusivamente al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori comporta il rischio che la maggioranza del ceto creditorio avalli manovre fraudolente o truffaldine dell'imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Opera del tribunale di valutare la completezza della relazione sulla veridicità dei dati e sulla fattibilità del piano - Sussistenza.
Non vi sono dubbi che, nel quadro normativo anteriore all'entrata in vigore della riforma di cui al decreto-legge n. 83 del 2012, il tribunale possa e debba dichiarare inammissibile la proposta di concordato preventivo a corredo della quale sia stata presentata una relazione che, pur contenendo la formale attestazione della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano concordatario, sia sostanzialmente incompleta ed inattendibile per aver omesso di prendere in considerazione accadimenti sicuramente rilevanti ai fini della prognosi in ordine all'adempimento del concordato preventivo alla cui formulazione la attestazione sulla fattibilità del piano è finalizzata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 08 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Dovere del commissario giudiziale di vagliare la relazione attestativa sotto il profilo della veridicità dei dati e della fattibilità del piano - Potere del tribunale di rilevare le carenze della relazione che incidono sul giudizio di fattibilità del piano - Sussistenza.
Il potere dovere del commissario giudiziale di vagliare la relazione attestativa sotto il profilo della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano concordatario non esime il tribunale dal rilevare, già nel corso del procedimento destinato alla valutazione dell'ammissibilità della proposta di concordato preventivo ed anche d'ufficio, gli eventuali difetti di completezza della predetta relazione o degli altri documenti presentati dal debitore, di difetti che siano tali da inficiare la plausibilità del giudizio prognostico con essa formulato sulla fattibilità del piano, al fine di consentire al debitore di porvi rimedio, se possibile, nel termine di cui all'articolo 162, comma 1, legge fallimentare o, in mancanza, di definire il procedimento con la dichiarazione di inammissibilità della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 08 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Procedimento - Rinuncia agli atti del proponente - Applicazione dell'articolo 306 c.p.c. - Dichiarazione di estinzione del giudizio subordinata all'accettazione delle parti costituite.
Al procedimento di concordato preventivo è applicabile l'articolo 306 c.p.c., il quale subordina la dichiarazione di estinzione del giudizio all'accettazione della rinunzia delle parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione. La mancata dichiarazione di estinzione del procedimento di concordato pendente comporta che la domanda di concordato presentata dopo la rinuncia si configura o come modifica della proposta iniziale o come nuova domanda la quale, andando a sovrapporsi ad un diverso procedimento concordatario ancora pendente, dovrà essere dichiarata inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 02 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Procedimento - Modifica della proposta intervenuta successivamente all'attivazione del procedimento di revoca di cui all'articolo 173 l.f. - Inammissibilità.
La modifica della proposta di concordato preventivo presentata successivamente all'attivazione del giudizio di revoca di cui all'articolo 173, legge fallimentare deve considerarsi inammissibile soprattutto nel caso in cui l'attivazione del procedimento ex art. 173 si fondi sulla commissione di atti di frode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 02 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Sussistenza - Necessità di garantire i creditori l'esercizio di un voto consapevole - Valutazione negativa del commissario giudiziale in ordine alla fattibilità - Sottoposizione della proposta al voto dei creditori - Non necessità.
Se è vero che il giudice non è più chiamato a sindacare la convenienza del concordato, egli è tuttavia tenuto a controllare che la proposta sia redatta in modo coerente, completo e compatibile con i fatti, in modo da consentire ai destinatari di accettarla o respingerla con cognizione di causa. In tale prospettiva, l'esame dei requisiti di ammissione non può prescindere dai contenuti concreti, non perché questi debbano soggiacere al gradimento del tribunale, ma perché occorre garantire ai creditori la possibilità di manifestare la loro opinione al riguardo in un quadro chiaro e realistico. Da ciò consegue che non vi è alcuna ragione di sottoporre la proposta al voto dei creditori qualora, sulla scorta dei controlli eseguiti dal commissario giudiziale, emerga la non fattibilità del piano che sia stata malamente attestata dal professionista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 28 Settembre 2012.


Concordato preventivo – Procedimento pendente – Nuova domanda autonoma – Procedura separata – Inammissibilità.
Allorché sia già pendente una procedura di concordato preventivo non è configurabile un’autonoma domanda successiva – che dia luogo ad una nuova e separata procedura – perché, con riguardo al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza, il concordato non può che essere unico, e dunque, unica la relativa procedura ed il suo esito. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Nuova proposta – Modifica – Tratti differenziali.
Qualora il proponente non rinunci alla proposta di concordato preventivo, ma vi apporti modifiche integrative che rientrino nella medesima logica inizialmente adottata per l’uscita della crisi, non può parlarsi di nuova proposta, bensì di modifica della stessa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Modifica della proposta concordataria – Revoca – Rapporti.
La qualificazione come modifica e non quale nuova proposta determina che l’iter procedimentale concordatario originato dal ricorso e la fase incidentale di possibile revoca ex art. 173 l.f. che nello stesso può innestarsi, non subiscono soluzioni di continuità. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Nuova proposta – Revoca – Rapporti.
Una nuova proposta concordataria (rectius: la rinuncia alla precedente) non ha il potere e l’effetto di caducare la fase procedimentale indisponibile di revoca ex art. 173 l.f. né per la proponente né per l’Ufficio decidente stesso. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Reati fallimentari – Giudizio di fattibilità – Irrilevanza – Indisponibilità.
I reati fallimentari nulla hanno in comune con il giudizio di fattibilità, il quale non incide su fattispecie di rilevanza penale ormai compiute e riguardo alle quali, stante la obbligatorietà dell’azione penale e la funzione svolta dal P.M. nell’ambito del concordato preventivo, nessuno può recedere: né l’Ufficio, né l’abdicazione alla proposta. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Mancanza di classamento – Proposizione di una nuova proposta – Abuso.
La mancanza di classamento (a fronte della palese disomogeneità di interessi e qualificazioni giuridiche), quale artificio per impedire la piena espansione del divieto ex art. 160 II comma l.f., e la proposizione di una nuova proposta di concordato, quale espediente per far recedere il subprocedimento ex art. 173 l.f., sostanziano un abuso dello strumento concordatario. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Pagamento in percentuale non irrisoria dei creditori chirografari - Necessità.
Tra i requisiti di ammissibilità di una proposta di concordato preventivo vi è la prevedibilità del pagamento in percentuale non irrisoria dei creditori chirografari. Ciò emerge dall'impianto della legge, la quale prevede la possibilità di falcidia delle classi dei creditori ma non la loro pretermissione e rimanda l'approvazione del concordato proprio al voto dei creditori chirografari. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 27 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Valutazione del tribunale sulla fattibilità della proposta - Limiti - Condizioni - Valutazione dell'effettiva sussistenza dei dati e della idoneità delle poste attive a soddisfare i creditori chirografari - Necessità.
Al tribunale non compete il giudizio sulla fattibilità in concreto del concordato preventivo, quel giudizio prognostico sull’effettiva capacità delle attività cedute a far fronte al passivo; il giudice è, tuttavia, tenuto a verificare l’effettiva sussistenza di tali dati e la loro idoneità a soddisfare almeno in minima parte i creditori chirografari. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che buona parte del valore attribuito agli immobili non fosse effettivamente realizzabile ed ha altresì sottolineato l'omissione nella proposta delle poste attive ricavabili da azioni recuperatoria e revocatorie di atti di cessione d’immobili e partecipazioni). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 27 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Valutazione del tribunale della effettiva capacità delle attività cedute a soddisfare i creditori - Rischio di realizzo dei beni immobili in situazione di crisi di mercato.
Nel compiere la valutazione dell'effettiva capacità delle attività cedute a soddisfare i creditori del concordato, il tribunale non può ignorare il rischio di realizzo dei beni immobili derivante dalle attuali condizioni di crisi del mercato, le quali fanno transitare l'alea da un profilo di fattibilità ad un profilo di ammissibilità, posto che il rischio in questione costituisce un dato oggettivo. (Antonio Pezzano - Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 27 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Modifiche ante operazioni di voto – Modifiche non radicalmente innovative – Ammissibilità.
Laddove il debitore, motivandone le ragioni e lasciando immutato l'originario impianto concordatario di ristrutturazione della propria situazione debitoria, apporti, prima dell'inizio delle operazioni di voto, delle modifiche alla proposta concordataria, deve ritenersi, nel silenzio assoluto della legge al riguardo, che le modifiche apportate - purché non siano innovative al punto da impedire ai creditori di fare affidamento sull'assetto originario per essere variate le caratteristiche fondamentali della proposta - non possano condurre a configurare una proposta nuova rispetto a quella originaria, potendo quindi, tali modifiche, essere definite de plano dal giudice delegato, senza bisogno né di una nuova relazione dell'esperto, né di un nuovo vaglio di ammissibilità da parte del tribunale. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Poteri del tribunale - Valutazione della convenienza della proposta - Esclusione - Valutazione della persistenza delle condizioni di ammissibilità della procedura e della fattibilità del piano - Sussistenza - Esercizio ex officio di detti poteri in sede di omologa.
Se, dopo l'emanazione del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, deve ritenersi precluso al tribunale il sindacato sulla convenienza della proposta di concordato preventivo - valutazione che ora spetta esclusivamente ai creditori - al tribunale compete invece la verifica delle condizioni di ammissibilità della procedura, ivi compresa la fattibilità del piano e la mancanza di gravi fatti fraudolenti i quali, anche in assenza di opposizione, ne possono comportare la revoca. Detti poteri di controllo possono essere esercitati in qualunque momento e quindi anche nella fase di omologa, con la precisazione che, per quanto riguarda i fatti indicati dall'articolo 173, legge fallimentare (condotte fraudolente, mancanza di condizioni di ammissibilità, ivi compresa la fattibilità), la cognitio causae del tribunale è di natura officiosa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Accertamento della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano - Valutazione del tribunale - Esclusione.
In sede di ammissione alla procedura di concordato preventivo, al tribunale non compete il sindacato su un accertamento della veridicità dei dati aziendali essendo tale valutazione, unitamente a quella di fattibilità del piano, riservata al professionista attestatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per l'approvazione del concordato preventivo - Decreto del tribunale fallimentare con il quale viene fissata l'audizione del debitore per i provvedimenti ex art. 162 legge fall. - Regolamento di competenza - Inammissibilità - Fondamento
È inammissibile il regolamento di competenza avverso il decreto del tribunale fallimentare, con il quale, dato atto del mancato raggiungimento della maggioranza richiesta dall'art. 177 legge fall. per l'approvazione del concordato preventivo, venga fissata l'audizione del debitore con riserva di ogni provvedimento ex art. 162 legge fall., avendo tale decreto mera natura ordinatoria e non di sentenza implicita sulla competenza territoriale per l'eventuale dichiarazione di fallimento, e non essendo, quindi, idoneo a pregiudicare la relativa questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Giugno 2012, n. 9802.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutarne la fattibilità - Distinzione tra proposta e piano - Conseguenze.
Nel procedimento di concordato preventivo, il potere del tribunale di valutare la fattibilità dell'accordo non può avere ad oggetto la fattibilità del piano, il quale che deve essere tenuto distinto dalla proposta che costituisce l'oggetto dell'incontro delle volontà del debitore e dei creditori. Al piano non potranno, pertanto, essere riferiti eventuali vizi genetici del negozio concordatario in quanto esso altro non è che lo strumento per l'adempimento del concordato la sua fattibilità potrà avere rilievo esclusivamente nell'ambito dell'eventuale giudizio di risoluzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 29 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Creazione di classi in maniera artificiosa allo scopo di ottenere il consenso - Inammissibilità.
La proposta di concordato deve considerarsi inammissibile anche quando la creazione di classi in maniera artificiosa miri semplicemente a rendere la stessa più facilmente approvabile, mediante la formazione del consenso nella maggioranza delle classi, onde aggirare il principio fissato dall'art. 177, comma 1, LF, sulle maggioranze necessarie per l'approvazione del concordato. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Sindacato del tribunale sulla convenienza e fattibilità della proposta - Esclusione - Controllo del parere dell'esperto in relazione ai requisiti richiesti dalla legge - Corretta informazione dei creditori.
Nonostante la giurisprudenza sul punto non sia concorde, è preferibile ritenere che il tribunale - esclusa la sindacabilità della convenienza e fattibilità della proposta - mantenga un potere di controllo non tanto della legittimità sostanziale del piano proposto, quanto della rispondenza del parere espresso dall'esperto ai requisiti voluti dalla legge, essendo volto alla tutela della corretta informazione dei creditori. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Modifica della proposta originaria - Nuovo vaglio di ammissibilità - Necessità.
Qualora, dopo il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, il debitore modifichi l’originaria proposta apportandovi elementi di novità tali da farne una proposta sostanzialmente diversa da quella originaria, il tribunale deve procedere ad un nuovo vaglio di ammissibilità ai sensi degli artt. 160 e ss legge fallimentare. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Inammissibilità della proposta - Esame dei ricorsi per dichiarazione di fallimento - Esercizio del diritto di difesa.
Alla declaratoria di inammissibilità della proposta di concordato deve seguire l’esame dei ricorsi per dichiarazione di fallimento pendenti al momento del deposito della proposta e, ove il debitore avesse già esercitato il diritto di difesa, il tribunale deve conseguentemente dichiarare il fallimento. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare l'ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta - Sussistenza - Effettiva realizzabilità della proposta di mandata ai creditori.
Nel concordato preventivo il tribunale può stigmatizzare esclusivamente ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta la cui realizzabilità spetta esclusivamente alla libera valutazione di convenienza e di affidabilità del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 26 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale sulla fattibilità - Esclusione.
Nell'ambito del procedimento di concordato preventivo, deve escludersi che il sindacato del tribunale, in sede di omologa, debba estendersi anche alla fattibilità del piano attraverso la verifica dell'iter logico con il quale il professionista, nella relazione ex articolo 161, legge fallimentare, è giunto ad affermare tale fattibilità, al fine di verificare la serietà delle garanzie offerte dal debitore con la sufficienza dei beni ceduti per la realizzazione del piano, essendo un siffatto controllo in contrasto con il dettato normativo dal quale si ricava che il legislatore ha inteso dare una netta prevalenza alla natura contrattuale e privatistica del concordato, la quale dà decisivo rilievo al consenso dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Dicembre 2011.


Concordato preventivo – Omologazione – Valutazione di fattibilità del Commissario – Rigetto – Limiti del controllo – Opportunità di rimessione alle S.U..
La legittimità della valutazione negativa dei Giudici di merito in ordine alla fattibilità del piano concordatario sulla previsione di fattibilità di un concordato con cessione integrale dei beni pone in rilievo l’orientamento prevalente contrario alla sindacabilità nel merito della proposta rispetto ad un orientamento che ha inteso ridimensionare la valenza contrattuale dell’adesione dei creditori ritenendo prevalente il rilievo d’ufficio di una causa di nullità assoluta. Valutando che tale causa di nullità assoluta si configura come impossibilità dell’oggetto e quindi rientra nell’ambito della stessa fattibilità e risulta dissonante rispetto alla precedente linea giurisprudenziale, emerge l’opportunità di vagliare l’ipotesi di rimessione dell’esame alle S.U. (1) (Biancamaria Sparano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Contemporanea pendenza di istanze di fallimento - Dichiarazione di inammissibilità della proposta - Verifica dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Presentazione di una nuova proposta - Esclusione.
Il tenore letterale del secondo comma dell'articolo 162, legge fallimentare è tale da far ritenere che alla dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato segua necessariamente l'esame delle istanze di fallimento, di quelle preesistenti alla proposta dichiarata inammissibile e di quelle sopraggiunte e comunque pendenti al momento della dichiarazione di inammissibilità; in presenza dei relativi presupposti, potrà, pertanto, essere dichiarato il fallimento, senza che possa essere presentata una nuova proposta di concordato prima della conclusione del procedimento di cui alla citata norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 20 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Improcedibilità di precedente proposta - Possibilità di reiterare la prima proposta - Ammissibilità - Conclusione del procedimento di cui all'articolo 162, comma 2 L.F. - Necessità.
Nell'ipotesi in cui la presentazione di una nuova proposta di concordato comporti l'improcedibilità di una precedente proposta, non può escludersi in linea generale la possibilità di reiterare la prima proposta qualora la successiva venga dichiarata inammissibile. La possibilità di reiterare la prima domanda sarà tuttavia consentita qualora non venga dichiarato il fallimento all'esito del procedimento di cui all'articolo 162, comma 2, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 20 Novembre 2011.


Concordato preventivo – Concordato preventivo con cessione dei beni – Radicale e manifesta inadeguatezza del piano concordatario – Proposta priva di causa – Inammissibilità.
E' inammissibile, per vizio genetico rilevabile ex officio senza necessità di attendere le verifiche del commissario giudiziale, la proposta concordataria con finalità esclusivamente liquidatorie che appaia ictu oculi priva di causa giustificatrice data la radicale e manifesta inadeguatezza del piano in essa contenuto. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 17 Novembre 2011.


Concordato preventivo – Concordato preventivo con cessione dei beni – Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento – Potenziale sottrazione di risorse – Abuso dello strumento concordatario – Configurabilità.
E' configurabile un abuso dello strumento concordatario quando la proposta di concordato sia finalizzata a sottrarre, almeno potenzialmente, risorse ai creditori rispetto a quelle, maggiori, conseguibili attraverso la dichiarazione di fallimento. (Nel caso di specie alcuni creditori avevano richiesto, ai sensi dell'art. 147, comma 2. l. fall., che venisse pronunciato anche il fallimento dell'ex socio accomandatario della s.a.s. -trasformata in s.r.l. senza il consenso di cui all'art. 2500 quinquies c.c.-, con possibilità quindi di ottenere, in ipotesi, ulteriori risorse costituite dal patrimonio personale di quest'ultimo). (1) (Raffella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 17 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Inadeguatezza del giudizio espresso dal professionista attestatore - Inammissibilità della proposta.
Deve essere dichiarata inammissibile la proposta di concordato qualora il giudizio di fattibilità espresso dal professionista attestatore non sia sorretto da adeguata e convincente motivazione in ordine ad un aspetto essenziale del piano e tale giudizio contrasti in modo evidente con le risultanze della documentazione allegata e la normativa applicabile al caso di specie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 16 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale - Fattibilità del piano - Sussistenza - Controllo attraverso l'attività di verifica del commissario giudiziale - Contenuto del controllo sulla fattibilità del piano.
Nell'ambito del concordato preventivo, il tribunale mantiene, anche nella fase di omologazione, un potere di controllo finalizzato all'accertamento della perduranza di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato, controllo condotto non più sulla base della documentazione prodotta dalla ricorrente, bensì di tutta l'attività di verifica compiuta su impulso del commissario giudiziale dopo la presentazione del ricorso ed a seguito del decreto di ammissione alla procedura. Il tribunale, in particolare, conserva un potere di controllo sulla fattibilità del piano, il quale deve essere coerente con la proposta, serio e concretamente realizzabile sulla base delle risorse presenti nel patrimonio aziendale e di quelle realizzabili un'attività liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 11 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Potere di controllo del tribunale - Veridicità della proposta e fattibilità del piano - Esclusione - Controllo di legittimità - Garanzia che la soluzione negoziale della crisi persegua interessi meritevoli di tutela.
Il controllo del tribunale in sede di ammissibilità della proposta di concordato, se da una parte non può limitarsi ad un mero controllo formale della documentazione allegata, dall'altra non può certo invadere la competenza del controllo effettuato dal professionista attestatore e dal commissario giudiziale, avente ad oggetto i controlli tecnici sulla veridicità della proposta e sulla fattibilità del piano. Il controllo del tribunale deve essere svolto in ossequio alla ratio legis sottesa all'istituto del concordato preventivo, la quale ha come scopo la regolazione negoziale delle difficoltà economiche e finanziarie dell'impresa nonché l'esaltazione della dimensione pattizia dell'istituto, con riduzione dello spazio di intervento dell'autorità giudiziaria, alla quale resta tuttavia affidata una essenziale funzione di garanzia volta ad assicurare un controllo di legalità sul procedimento di formazione del consenso dei creditori e sulla corretta formazione delle classi. In considerazione di questi principi, si ritiene che il controllo del tribunale debba essere letto alla luce degli interessi pubblici sottesi a tutte le procedure fallimentari, consistenti nella tutela di una libera iniziativa economica privata che non sia contrasto con l'utilità sociale. Il controllo del tribunale deve, pertanto, consistere in una valutazione di legittimità intesa a verificare che la proposta ed il relativo piano, nonché i documenti allegati, siano funzionali al raggiungimento di un interesse meritevole di tutela ovvero alla definizione della situazione di crisi in cui versa l'impresa tramite la stipulazione di un accordo con i creditori, accordo che, per svolgere la suddetta funzione, deve essere sufficientemente completo per poter essere sottoposto al vaglio tecnico del commissario giudiziale e quindi al “consenso informato” da parte dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 26 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Deposito di domanda incompleta - Successivo deposito della documentazione e della attestazione ex articolo 161, L.F. - Ammissibilità.
Vista la nuova formulazione dell'art. 162, comma 1, legge fall., qualora motivi d'urgenza ex artt.168 o 167 legge fall. lo richiedano, è possibile depositare un domanda di concordato preventivo ove ancora non completa di ogni documentazione, e quindi ove difetti anche l' attestazione ex art.161 legge fall.. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 24 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Omologazione del concordato - Regime conseguente alla nuova legge fallimentare - Vizi genetici della proposta concordataria - Radicale e manifesta inadeguatezza del piano di risanamento - Possibilità di accertamento da parte del giudice - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
In tema di omologazione del concordato preventivo, sebbene, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, al giudice sia precluso il giudizio sulla convenienza economica della proposta, non per questo gli è affidata una mera funzione di controllo della regolarità formale della procedura, dovendo, invece, egli intervenire, anche d'ufficio ed in difetto di opposizione ex art. 180 legge fall., sollevando le eccezioni di merito, quale quella di nullità, ex art. 1421 cod. civ.; in particolare, se è vero che l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete ai soli creditori, ove sussista, invece, un vero e proprio vizio genetico della causa, accertabile in via preventiva in ragione della totale ed evidente inadeguatezza del piano, non rilevata nella relazione del professionista attestatore, il giudice deve procedere ad un controllo di legittimità sostanziale, trattandosi di vizio non sanabile dal consenso dei creditori e così svolgendo il predetto giudice una funzione di tutela dell'interesse pubblico, evitando forme di abuso del diritto nella utilizzazione impropria della procedura. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto che l'omessa considerazione, nella proposta di concordato, di un ingente credito privilegiato, di radice causale anteriore alla detta proposta, operasse come causa di impossibilità dell'oggetto, così alterando l'ipotesi prospettata di soddisfacimento delle obbligazioni sociali, su cui confidava il consenso del ceto creditorio, dovendosi perciò rigettare la domanda di omologazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2011, n. 18864.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Sufficienza - Adeguatezza nel merito - Esclusione - Fondamento - Prevalente natura privatistica del concordato - Conseguenze - Decreto di "rigetto" del ricorso - Ricorribilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007 che è caratterizzato da una prevalente natura contrattuale, e dal decisivo rilievo della volontà dei creditori e del loro consenso informato, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 legge fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione - inquadrabile nel tipo effettivo richiesto dal legislatore, dunque aggiornata e con la motivazione delle verifiche effettuate, della metodologia e dei criteri seguiti - possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori, dovendo il giudice astenersi da un'indagine di merito, in quanto riservata, da un lato, alla fase successiva ed ai compiti del commissario giudiziale e, dall'altro, ai poteri di cui è investito lo stesso tribunale, nella fase dell'omologazione, in presenza di un'opposizione, alle condizioni di cui all'art. 180 legge fall. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione, con rinvio, del decreto con cui il tribunale aveva "rigettato" la domanda di ammissione alla procedura di concordato, in realtà pronunciandone l'inammissibilità, con valutazioni sul merito della fattibilità del piano concordatario e con modalità decisorie, dalle quali è conseguita l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.). (conf. Cass. 21860/2010) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare - Potere del giudice di valutare la fattibilità del piano - Esclusione valutazione del commissario giudiziale - Rilevanza per i creditori al fine di esprimere un giudizio di convenienza sulla proposta.
Il principio secondo il quale, nell'ambito del concordato preventivo, il giudice, nel valutare la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano, si deve astenere da un'indagine di merito, salvo il caso in cui siano proposte opposizioni e con i limiti di cui all'art. 180 legge fallimentare, è applicabile anche in sede di riesame della proposta ex art. 173 legge fallimentare e ciò anche se, in questo caso, il tribunale dispone del conforto dell'apporto conoscitivo e valutativo del commissario giudiziale. Tale apporto, infatti, non è destinato al giudice ma alla platea dei creditori che possono così comparare la proposta e le valutazioni dell'esperto attestatore con la relazione di un organo investito di una pubblica funzione. Resta, infatti, insuperabile il rilievo secondo cui il tribunale è privo del potere di valutare d'ufficio il merito della proposta, in quanto tale potere appartiene solo ai creditori così che solo in caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilità, denunciabile attraverso l'opposizione alla omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, può intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale è quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa del tutto inattuabile, invece e per quanto concerne i creditori, nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare di cui si discute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Abuso del diritto - Abuso dello strumento concordatario - Garanzie inesistenti - Inammissibilità del concordato.
Vi è abuso dello strumento concordatario in violazione del principio di buona fede laddove emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato preventivo, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, in modo da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. In presenza di una tale condotta, il concordato non è ammissibile in quanto rappresenterebbe il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio della buona fede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfacimento dei creditori - Non necessità - Funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano - Indicazione ai creditori delle prospettive plausibili - Accettazione da parte dei creditori del rischio di un diverso esito della liquidazione.
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il debitore non ha l'onere di indicare la percentuale di soddisfacimento che, in esito alla liquidazione, i creditori otterranno, anche se è condivisibile l'opinione secondo la quale tale indicazione, come quella relativa ai possibili tempi della liquidazione, sono necessarie al fine della determinatezza e piena intelligibilità della proposta di concordato. Questo, tuttavia, non significa che, in mancanza di esplicita assunzione di un'obbligazione in tal senso, detta percentuale costituisca oggetto dell'obbligazione che il proponente si assume, in quanto ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessario che il concordato assuma quanto meno la forma del concordato misto nel quale la cessione dei beni è accompagnata dall'impegno a garantire ai creditori una percentuale minima di soddisfacimento. In realtà, oggetto dell'obbligazione può essere, e tale è in difetto di diversa ed inequivoca assunzione di responsabilità, unicamente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, assumendo l'indicazione della percentuale unicamente una funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano di concordato. In altri termini, il proponente, ovviamente sulla base di dati concretamente apprezzabili, indica ai creditori la prospettiva che ritiene plausibile e questi, approvando la proposta, condividono la valutazione e quindi accettano il rischio di un diverso esito della liquidazione comparandone la complessiva convenienza con riferimento alle alternative praticabili (esecuzione singolare o collettiva in sede fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011.


Concordato preventivo – Domanda di concordato – Modificabilità della domanda – Limite ultimo.
L’art. 175, secondo comma, l.fall. prevede esplicitamente che la proposta di concordato preventivo possa essere modificata, anche dopo l’ammissione alla procedura, fino all’inizio delle operazioni di voto nell’adunanza dei creditori, ponendo perciò come limite estremo di modificabilità della domanda la decisione dei creditori di approvazione o meno della proposta, in linea con la natura eminentemente contrattuale che connota il nuovo concordato preventivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 10 Maggio 2011.


Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Criterio della prevenzione.
Benché sia stato soppresso l’inciso del vecchio testo dell’art. 160 l.fall., la domanda di concordato preventivo deve essere trattata con precedenza rispetto ad una domanda di fallimento, attesa la funzione dell’istituto, volto a prevenire la dichiarazione di fallimento mediante il componimento del dissesto previsto nel piano di ristrutturazione dei debiti. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 10 Maggio 2011.


Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Preclusioni.
Il principio della prevenzione della domanda di concordato su quella di fallimento non può essere sovvertito dalla circostanza secondo la quale la prima sia stata depositata in pendenza dell’iniziativa, ex art. 7, l.fall., del P.M. in esito ad un precedente rigetto di una prima proposta di concordato, atteso che gli artt. 160 e ss. l.fall. non prevedono alcuna preclusione in ordine alla presentazione della domanda, fintanto che il tribunale non abbia dichiarato il fallimento del debitore. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 10 Maggio 2011.


Concordato preventivo – Fase preliminare di ammissibilità alla procedura – Giudizio del Tribunale – Natura – Giudizio di fattibilità dell’esperto – Contenuto.
In sede di giudizio di ammissibilità alla procedura di concordato preventivo, il Tribunale non ha alcun potere di addivenire ad una valutazione nel merito dell’adeguatezza e della convenienza dello stesso per i creditori, laddove il giudizio di fattibilità del piano effettuato dall’esperto appaia idoneo - sotto il profilo della logicità, coerenza, completezza e congruenza - ad assicurare una corretta informazione dei creditori e non riproduca in maniera generica e acritica le previsioni del piano di ristrutturazione, ma operi un vaglio sotto il profilo tanto fattuale che logico. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 10 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Giudizio di ammissibilità - Fattibilità del piano attestata dal professionista a idoneità sotto il profilo della logicità, coerenza completezza e congruenza - Potere del tribunale di valutazione nel merito del piano - Esclusione.
Il giudizio di ammissibilità del concordato preventivo va effettuato in relazione alla fattibilità del piano di ristrutturazione dei debiti prospettato dalla società ricorrente, non avendo il tribunale alcun potere di addivenire ad una valutazione nel merito dell'adeguatezza e della convenienza dello stesso per i creditori, ove il giudizio di fattibilità del piano effettuato dall'esperto appaia idoneo - sotto il profilo della logicità, coerenza, completezza e congruenza - ad assicurare una corretta informazione dei creditori, non riproducendo in maniera generica e acritica le previsioni del piano di ristrutturazione, ma vagliandole sotto il profilo fattuale e logico. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Giudizio del tribunale sulla fattibilità del piano - Esclusione.
Non compete al Tribunale un giudizio di fattibilità del piano concordatario, né in sede di ammissione né in sede di omologazione, riguardando la praticabilità del piano e l’attuazione della proposta formulata dall’imprenditore un giudizio riservato esclusivamente ai creditori, come si evince dalla previsione dell’art. 186, legge fallimentare che attribuisce esclusivamente ai creditori il diritto di chiedere la risoluzione del concordato per inadempimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Febbraio 2011.


Concordato preventivo - Modifica della proposta - Concessione di un secondo termine - Ammissibilità.
Ai sensi dell’art. 162 legge. fall., è concedibile una seconda volta il termine al proponente per rettificare un piano di concordato preventivo. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 09 Novembre 2010.


Concordato preventivo - Continuazione dell'impresa - Pagamento dei debiti in un determinato arco temporale - Giudizio di convenienza e valutazione del rischio - Valutazione del tribunale - Esclusione - Espressione del voto dei creditori.
Nel concordato preventivo, il cui piano preveda la continuazione dell’impresa ed il pagamento dei debiti in un arco temporale non breve (nella specie otto anni), volta che il giudizio di fattibilità espresso dal professionista attestatore appaia logico e congruo, spetta esclusivamente ai creditori la valutazione di convenienza in ordine al fattore rischio connesso alla proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 09 Novembre 2010.


Concordato preventivo - Controllo del giudice - Controllo sulla fattibilità del piano anche in sede di omologa - Assenza di opposizioni - Sussistenza.
Nel procedimento di concordato preventivo, il controllo del giudice può avere ad oggetto la verifica della fattibilità del piano e ciò sia nella fase di apertura del procedimento sia in quella di omologazione, ove il controllo sulla fattibilità del piano da parte del tribunale può aver luogo anche in assenza di opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Concordato preventivo - Ammissione - Potere di controllo del tribunale - Controllo sulla fattibilità del piano - Esclusione - Valutazione del tribunale in ordine alla serietà delle garanzie offerte o alla sufficienza dei beni ceduti per la realizzazione del piano - Esclusione - Prevalenza della natura contrattuale e privatistica del concordato.
Non è condivisibile l'orientamento secondo il quale il tribunale è tenuto ad accertare non solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda di concordato preventivo ma anche la fattibilità del piano, sia pure attraverso un controllo della regolarità e della completezza dei dati aziendali esposti ed attraverso una puntuale verifica dell'iter logico attraverso il quale il professionista attestatore giunge ad affermare la fattibilità del piano, e ciò al fine di verificare la serietà delle garanzie offerte dal debitore o la sufficienza dei beni ceduti per la realizzazione del piano stesso. Detto orientamento giurisprudenziale è infatti in contrasto con il dettato normativo dal quale si ricava che il legislatore ha inteso dare una netta prevalenza alla natura contrattuale e privatistica del concordato, nell'ambito del quale è attribuito decisivo rilievo al consenso dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2010.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compito di garantire la veridicità dei dati - Funzione di garantire ai creditori un consenso informato - Sussistenza - Estensione del sindacato del tribunale all'accertamento della veridicità dei dati - Esclusione.
Dalla complessa attività che nel nuovo concordato preventivo la legge demanda al commissario giudiziale si ricava che questi è l'organo cui è affidato il compito di garantire che i dati sottoposti alla valutazione dei creditori siano completi, attendibili e veritieri, così che gli stessi possano decidere con cognizione di causa sulla base di elementi che corrispondono alla realtà. L'attribuzione al commissario giudiziale del compito di mettere in condizione i creditori di esprimere in relazione alla proposta di concordato un consenso informato e non viziato da una falsa rappresentazione della realtà ed il fatto che allo stesso sia a tal fine richiesto l'espletamento di numerose indagini che possono richiedere anche l'ausilio di esperti (che richiederebbero al tribunale, se espletate in sede di ammissione al concordato, una complessa e non prevista istruttoria), porta ad escludere che il tribunale, in detta sede, possa estendere il suo sindacato all'accertamento della veridicità dei dati aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2010.


Concordato preventivo - Garanzia del commissario giudiziale della veridicità dei dati aziendali - Compito del tribunale - Verifica della documentazione prodotta dal debitore - Verifica della motivazione del professionista attestatore - Presupposto per la successiva verifica critica demandata al commissario giudiziale - Potere del tribunale di sovrapporsi alla valutazione del commissario di fattibilità del piano - Esclusione.
Se è vero che la veridicità dei dati aziendali deve essere garantita soprattutto dal commissario giudiziale, sulla base della documentazione prodotta dal debitore, sarà allora compito del tribunale verificare che la relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa sia aggiornata e che contenga effettivamente una dettagliata esposizione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria; il tribunale dovrà altresì verificare che lo stato analitico ed estimativo delle attività possa considerarsi tale e che la relazione del professionista attestante la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano sia adeguatamente motivata con indicazione delle verifiche effettuate, della metodologie e dei criteri seguiti per pervenire all'attestazione di veridicità dei dati aziendali ed alla conclusione di fattibilità del piano. Solo in tal modo il commissario giudiziale potrà essere messo in condizione di valutare criticamente detta documentazione e conseguentemente elaborare una relazione idonea a rendere possibile, da parte dei creditori chiamati a votare la proposta, la percezione quanto più esatta possibile della realtà imprenditoriale, della natura e delle dimensioni della crisi e di come la si intenda affrontare. Il compito del tribunale si sostanzia pertanto nel controllo, nei termini indicati, della documentazione allegata al piano, non potendo sovrapporsi alla valutazione di fattibilità contenuta nella relazione del professionista e senza che possa effettuare accertamenti in ordine alla veridicità dei dati aziendali che la legge riserva esclusivamente al commissario giudiziale, reagendo alla mancanza di veridicità con il prevedere, su denunzia obbligatoria da parte del commissario giudiziale, la sanzione della immediata revoca del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2010.


Concordato preventivo - Ammissibilità della proposta - Potere del tribunale - Limiti - Verifica dell'idoneità della relazione del professionista.
Nel concordato preventivo, il tribunale, rilevata la completezza della documentazione presentata a corredo del ricorso, può ritenere inammissibile la proposta soltanto quando la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano presenti lacune e contraddizioni tali da risultare evidentemente inidonea a fornire le necessarie informazioni in ordine all'effettiva possibilità che si realizzino le condizioni in esso previste. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 18 Ottobre 2010.


Concordato preventivo - Ammissione - Potere di verifica del tribunale - Controllo sulla regolarità della documentazione - Adeguatezza della relazione del professionista a fornire elementi di valutazione per i creditori - Necessità coerenza logico argomentativa della relazione - Funzione di veicolo del consenso - Tribunale quale garante di corretto interscambio delle informazioni.
Nel procedimento di concordato preventivo, oggetto del controllo del tribunale in sede di ammissione alla procedura non è la convenienza della proposta, né la fattibilità del piano, bensì la legittimità sostanziale della proposta, intendendosi con tale locuzione l'accertamento della presenza non nominale, ma concreta, dei presupposti sostanziali (si pensi allo stato di crisi) e documentali per l'ammissione alla procedura. Tale controllo, quindi, non può fermarsi alla mera constatazione della presenza della documentazione di legge, ma può spingersi a verificare la completezza e la regolarità della medesima. Ciò si traduce, con particolare riferimento all'attestazione, nel riscontro della sussistenza degli elementi necessari a far sì che la relazione del professionista assolva alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori. Questo controllo, quindi, se non potrà attingere al profilo del merito della valutazione del professionista, ben potrà invece verificare la coerenza e la competenza logico-argomentativa del discorso asseverativo dell’attestatore, valutando se detto discorso risulti immune da carenze e/o vizi logici tali da pregiudicare elementi rilevanti ai fini sopra indicati. Tale verifica assolve allo scopo di accertare che la proposta concordataria abbia la stabilità e la coerenza necessarie per veicolare sulla stessa il consenso consapevole ed informato del ceto creditorio e risulta del tutto coerente con il ruolo che la nuova procedura concordataria assegna al tribunale: quello di garante di un corretto interscambio delle informazioni necessarie ad eliminare eventuali asimmetrie informative ed a consentire ai creditori - tramite il voto in adunanza - di esprimere con pienezza di informazioni quella valutazione di convenienza che di fatto ad essi solo è rimessa e che il tribunale può operare unicamente nella residuale ipotesi del cram down. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Settembre 2010.


Concordato preventivo - Ammissione - Potere del tribunale di valutazione nel merito della proposta - Limiti - Esame critico della documentazione - Ammissibilità.
In sede di ammissione al concordato preventivo, il tribunale non ha facoltà di valutare in profondità il merito del piano e la sua fattibilità in termini generali e ciò in quanto il giudice, di regola, è parzialmente privo delle cognizioni tecniche necessarie e perché la fase di ammissione, estremamente celere, non consente l'inserimento di fasi incidentali, quali le perizie di indagine o ricostruttive. Questo, tuttavia, non significa che il tribunale, al fine di consentire la legittima formazione del consenso dei creditori, non possa eseguire un controllo in ordine alla sussistenza dei presupposti per la domanda di concordato, accertando la completezza ed esaustività della documentazione e riscontrando negativamente un piano immotivato, apodittico, incomprensibile od incoerente, chiedendone eventualmente l'integrazione e, in caso di omissione, decretandone l'inammissibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Agosto 2010.


Concordato preventivo - Requisito della fattibilità del piano - Valutazione del tribunale - Necessità - Sussistenza.
E' inammissibile la proposta di concordato preventivo accompagnata da un piano che nella valutazione del tribunale non presenti il requisito di fattibilità. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 22 Luglio 2010.


Concordato preventivo - Risanamento - Realizzazione del piano in un arco temporale molto lungo - Realizzazione condizionata al verificarsi di eventi non conoscibili - Fattibilità - Esclusione.
Non è fattibile un piano di risanamento che preveda un arco temporale lunghissimo e sia condizionato dal verificarsi di plurimi accadimenti e da possibili fatti nuovi  sopravvenienti ignoti e/o inconoscibili. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 22 Luglio 2010.


Concordato Preventivo - Attestazione dell'esperto ai sensi dell'articolo 161,comma 3,l.f. - Relazione del commissario di cui all'articolo 172 l.f.- Possibile equivalenza tra tali valutazioni - Sussiste.
Nel concordato preventivo, qualora tra la relazione del professionista attestatore e quella del commissario giudiziale vi siano discrepanze, la valutazione del tribunale dovrà basarsi sulla oggettività dei rilievi operati dai due soggetti, superando così le eventuali divergenze che dipendano da semplici opinioni professionali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Luglio 2010.


Concordato preventivo – Presentazione di nuova ed autonoma proposta – Rinuncia alla proposta già pendente – Nuova audizione dell'imprenditore – Esclusione – Unicità della procedura e della valutazione dello stato di insolvenza – Sussistenza. (07/09/2010)
Allorché sia già pendente una procedura di concordato non è configurabile un'autonoma domanda successiva che dia luogo ad una nuova e separata procedura che riprenda dal suo inizio con l'audizione del debitore. Con riguardo al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può, infatti, che essere unico e unica, dunque, la relativa procedura e il suo esito. Deve pertanto escludersi che ove il debitore ammesso al concordato preventivo presenti eventuali proposte di concordato modificative di quella originaria, il tribunale sia tenuto a disporre una nuova audizione dell'imprenditore medesimo. (Nel caso di specie, la Corte d'Appello ha ritenuto che il tribunale non fosse tenuto a convocare nuovamente il debitore che aveva presentato una nuova domanda di concordato preventivo rinunciando espressamente alla domanda precedentemente proposta ed ancora pendente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 14 Luglio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Procedimento – Inammissibilità della proposta – Dichiarazione di fallimento – Diritto alla difesa del debitore – Nuova convocazione – Esclusione. (07/09/2010)
Qualora il tribunale intenda dichiarare il fallimento ai sensi del secondo comma dell'articolo 162, legge fallimentare, non è tenuto, al fine di assicurare il diritto alla difesa, a convocare nuovamente il debitore, in quanto il diritto alla difesa di quest'ultimo ha già avuto modo di esplicarsi nell'ambito del procedimento di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 14 Luglio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Contenuto della relazione del professionista – Fattibilità del piano – Ambito ed estensione del giudizio del tribunale. (07/09/2010)
Nell'ambito del procedimento di concordato preventivo, il giudizio del tribunale deve mirare ad un temperamento di opposte esigenze in quanto inteso, da un lato, a non frustrare l’esplicarsi di una libera dinamica economica attraverso la soluzione giudizialmente concordata del dissesto e, dall'altro lato, ad impedire, sulla base di un'attestazione seria ed affidabile che la legge espressamente prescrive, il passaggio alla fase della votazione e della formazione del consenso di proposte prive di quei requisiti di serietà e di fattibilità. In quest'ottica, assume rilievo determinante la relazione del professionista di cui all'articolo 161, comma 3, legge fallimentare, dovendo detta attestazione contenere un vaglio tale da poter essere successivamente verificato e da poter giustificare un'eventuale giudizio di responsabilità nei confronti del professionista. L'analisi del professionista deve, infatti, presentare quale requisito minimo oggetto del giudizio di ammissibilità la analitica esplicitazione dei controlli contabili effettuati, dei criteri utilizzati, delle ragioni per cui, al motivato vaglio tecnico proprio della scienza aziendale di cui l'esperto e istituzionale conoscitore, i dati possono essere ritenuti ragionevolmente verificati. In ordine al requisito di fattibilità, la circostanza che il giudizio su di esso abbia indefettibilmente natura prognostica non esclude che l'analisi del professionista debba essere ancorata all'esposizione di una serie di elementi di fatto, di natura contabile, economica e finanziaria, idonei a fondare un giudizio, se non di sicura, almeno di probabile realizzabilità del piano e dei suoi risultati in termini di soddisfacimento dei creditori. La valutazione giudiziale di ammissibilità del concordato non deve quindi estendersi ad una approfondita disamina della fondatezza delle valutazioni espresse dall'esperto, ma può e deve consistere in una sorta di giudizio sul giudizio, che tende non già a ripercorrere criticamente gli stessi accertamenti e valutazioni ma a verificare se il percorso critico valutativo sia stato effettuato e congruamente motivato, in modo da consentire l'assunzione di responsabilità di cui si è detto. (Nel caso di specie, il Tribunale prima e la Corte di Appello poi hanno ritenuto che la proposta di concordato non fosse ammissibile in quanto mancava nella relazione del professionista una vera e propria attestazione di veridicità dei dati aziendali - intesa quale attestazione di effettiva e verificata corrispondenza tra di elementi contabili esposti dalla società debitrice della proposta e la realtà attuale – ed anche perchè la relazione in questione conteneva riserve tali da mettere in dubbio la realizzabilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 14 Luglio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Poteri di controllo del tribunale – Controllo della fattibilità del piano – Sussistenza. (15/06/2010)
Nel concordato preventivo il tribunale ha il potere di verificare la fattibilità del piano proposto nel senso della idoneità della proposta a realizzare le complesse ipotesi di cui all’art. 160, legge fallimentare attraverso strumenti astrattamente idonei e giuridicamente leciti: si tratta di un vaglio che deve essere fatto la prima volta con l’ammissione alla procedura e successivamente in sede di omologa. L’unico elemento di valutazione che, con la recente riforma, è stato sottratto al tribunale è costituito dal requisito della convenienza, valutazione che ora rientra nella discrezionalità del ceto creditorio che la esprime attraverso la votazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 26 Maggio 2010.


Concordato preventivo – Inammissibilità della proposta – Integrazioni e nuovi documenti – Potere discrezionale del giudice – Onere del proponente. (31/08/2010)
Il tenore letterale della norma di cui all’art. 161, comma 1, legge fallimentare, che prevede la possibilità di apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti, evidenzia che si è in presenza di un potere discrezionale del giudice: potere che lo facultizza ma non lo obbliga a disporre la descritta integrazione, essendo onere dello stesso proponente quello di formulare fin dall’origine la sua proposta in modo conforme a quanto previsto dall’art. 161 l. fall., alla cui inosservanza è correlata la sanzione dell'inammissibilità della stessa proposta concordataria. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 19 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell’imprenditore - Concordato preventivo - Istanza in pendenza di procedura fallimentare - Audizione del fallendo in camera di consiglio - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
Il debitore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo in pendenza della procedura fallimentare a suo carico, non deve essere sentito in camera di consiglio per l'esercizio del suo diritto di difesa qualora ne sia stata già disposta l'audizione prima della dichiarazione di fallimento, ed abbia avuto la possibilità di svolgere tutte le difese nel corso della procedura. (Nella specie la Corte ha ritenuto pienamente garantito il diritto di difesa alla società dichiarata fallita che, dopo essere stata convocata e sentita in camera di consiglio in ordine all'istanza di concordato, era stata autorizzata al deposito di memoria difensiva per illustrare le ragioni della validità della sua proposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 2010, n. 11113.


Concordato preventivo – Acquisizione di beni necessari al soddisfacimento dei creditori – Fattibilità del piano – Eventualità di azioni revocatorie – Irrilevanza – Verifica in concreto della praticabilità delle vendite – Necessità. (03/06/2010)
Nel concordato preventivo, il rischio meramente potenziale di azioni revocatorie relative ai beni che dovrebbero pervenire alla procedura per costituirne parte dell’attivo liquidabile a favore dei creditori non è di per sé sufficiente a formulare una prognosi negativa della fattibilità del piano, dovendosi verificare in concreto la possibilità di alienazione di detti beni dando corso alle operazioni di vendita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Proposta che preveda lo stralcio degli interessi – Eccezione di inammissibilità della proposta – Rilievo d’ufficio – Esclusione – Eccezione dei creditori – Necessità. (03/06/2010)
Poiché spetta ai creditori la valutazione comparativa tra la proposta di concordato preventivo e le alternative realizzabili con il fallimento, ad essi spetta di eccepire l’eventuale inammissibilità della proposta che prospetti lo stralcio degli interessi, con la conseguenza che la relativa eccezione non è rilevabile d’ufficio dal giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Integrazione del piano e produzione di nuovi documenti – Termine – Proroga – Ammissibilità. (22/06/2010)
Il termine di quindici giorni che, ai sensi dell’art. 162, legge fallimentare, il tribunale può concedere al debitore «per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti», non è previsto a pena di decadenza, per cui può essere prolungato o reiterato, specie quando ciò sia giustificato dall’esigenza di assicurare il contraddittorio su questioni rilevate d’ufficio dal tribunale o sollevate dalle parti intervenute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Contemporanea pendenza di ricorso per dichiarazione di fallimento – Decisione preliminare sulla domanda di concordato – Necessità. (22/06/2010)
In caso di contemporanea pendenza della procedura di concordato preventivo e di quella per dichiarazione di fallimento, il tribunale è tenuto a pronunziarsi prima sulla domanda di concordato e ciò indipendentemente dal fatto che questa sia stata proposta prima o dopo la richiesta di fallimento e il fallimento potrà essere dichiarato solo dopo che sia stata respinta la domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Contemporanea pendenza di ricorso per dichiarazione di fallimento – Principio del contraddittorio – Applicazione anche nei confronti di tutte le parti interessate – Ultima difesa al debitore. (22/06/2010)
In caso di contemporanea pendenza della procedura di concordato preventivo e di quella per dichiarazione di fallimento, così come, ai sensi dell’art. 15, legge fallimentare, deve essere data al debitore la possibilità di difendersi in ordine alla sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 1 e 5, allo stesso modo dovrà essere concessa ai creditori istanti o al pubblico ministero la possibilità di interloquire sulla domanda di concordato per dedurne eventuali ragioni di inammissibilità; solo in tal modo potrà essere attuato - secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata (artt. 24 e 11 Cost.) - un pieno contraddittorio tra le parti che fanno valere contrapposte pretese, fermo restando che al debitore spetterà comunque l’ultima difesa prima della decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Procedimento di ammissione – Poteri del tribunale – Correttezza dei criteri di formazione delle classi – Valutazione della convenienza – Esclusione. (22/06/2010)
In sede di ammissione alla procedura di concordato preventivo, a norma dell’art. 162, legge fallimentare, il tribunale deve verificare esclusivamente la sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 160, commi 1 e 2, e 161, nonché, ove siano previste diverse classi di creditori, la correttezza dei criteri di formazione delle stesse ai sensi dell’art. 163, comma 1. In detta sede, il tribunale non potrà quindi valutare la convenienza della proposta, essendo tale valutazione riservata ai creditori e da loro espressa mediante il voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Trattamenti differenziati tra creditori – Omessa suddivisione in classi – Inammissibilità. (22/06/2010)
In sede di ammissione al concordato preventivo, il tribunale deve procedere d’ufficio alla valutazione di correttezza dei criteri di formazione delle classi (art. 163, comma 1, legge fallimentare) sicchè la previsione di trattamenti differenziati in mancanza di suddivisione in classi, ovvero la suddivisione in classi non collegata a trattamenti differenziati e la non corretta formazione delle classi sono cause di inammissibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Procedimento di ammissione alla procedura – Indagine del tribunale – Veridicità dei dati e fattibilità del piano – Esclusione – Funzione della relazione del professionista attestatore. (22/06/2010)
In sede di ammissibilità della proposta di concordato preventivo, il tribunale non opera una valutazione sulla veridicità dei datti e sulla fattibilità del piano, aspetti, questi, che, in questa prima fase, sono attestati dalla relazione professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3, lett. d), legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Previsione di garanzie – Non necessità – Valutazione del loro contenuto e dell’affidabilità – Giudizio di convenienza affidato ai creditori – Validità delle clausole di garanzia – Indagine del tribunale – Ammissibilità. (22/06/2010)
La nuova disciplina del concordato preventivo non prevede la necessità di garanzie di adempimento della proposta, per cui la prestazione o meno di garanzie, la specie o il contenuto di esse, la misura di copertura dell’onere concordatario che realizzano, la loro affidabilità e serietà costituiscono tutti elementi attinenti il merito della proposta e che riguardano la «convenienza» del concordato, la cui valutazione spetta esclusivamente ai creditori in sede di voto e non al tribunale. Il tribunale se non potrà valutare dette garanzie sotto il profilo dell’affidabilità e della convenienza, potrà tuttavia verificare d’ufficio la legittimità delle clausole che le prevedono e la loro validità sub specie di eventuali cause di inesistenza o di nullità dei negozi costitutivi delle medesime e dichiarare eventualmente inammissibile la domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Decreto d’inammissibilità - Consequenziale dichiarazione di fallimento - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento.

Impugnazioni civile - Cassazione (ricorso per) - In genere - Concordato preventivo - Decreto d'inammissibilità - Consequenziale dichiarazione di fallimento - Impugnazione autonoma ex art. 111 Cost - Condizioni - Inammissibilità - Fondamento

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con cui sia stata dichiarata l'inammissibilità della domanda di ammissione al concordato preventivo, nel caso in cui non possa attribuirsi alla pronuncia del giudice fallimentare un contenuto intrinsecamente decisorio, per essere la stessa inscindibilmente connessa ad una successiva e consequenziale pronuncia di fallimento. (Nell'enunciare tale principio, la S.C. ha precisato che nella specie, essendo stato dichiarato il fallimento in accoglimento di un'istanza precedentemente proposta dai creditori, non assumeva alcun rilievo il venir meno del nesso di consequenzialità tra le due pronunce, derivante dalle modificazioni introdotte dall'art. 6 del d.lgs. n. 5 del 2006, che, abrogando implicitamente l'art. 162, secondo comma, della legge fall., poi espressamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007, hanno escluso la possibilità di dichiarare d'ufficio il fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2010, n. 8186.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Legali del liquidatore e della procedura - Assistenza tecnica prestata nel giudizio di risoluzione del concordato - Competenze professionali - Decreto di liquidazione - Reclamo - Legittimazione del P.M. - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, il P.M. non è legittimato a proporre reclamo, ai sensi degli artt. 26 e 164 della legge fall., avverso il decreto di liquidazione delle competenze professionali spettanti ai difensori del liquidatore e della procedura per l'attività prestata nel giudizio di risoluzione del concordato, non essendo detta legittimazione ricollegabile né al suo intervento nella procedura, il quale, pur essendo previsto dall'art. 162 della legge fall. a garanzia dell'interesse generale al corretto ingresso e svolgimento della procedura esdebitatoria, non costituisce espressione di un potere d'azione, tale da abilitarlo all'impugnazione ai sensi degli artt. 70, primo comma, n. 1 e 72, primo comma, cod. proc. civ., né all'art. 740 cod. proc. civ., non trattandosi di decreto emesso all'esito di un procedimento camerale nel quale sia richiesto il suo parere, né infine all'art. 11, quinto comma, della legge n. 319 del 1980, non essendo la funzione del difensore equiparabile a quella degli ausiliari del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2010, n. 7953.


Concordato preventivo – Attestazione del piano – Funzione di garanzia – Esclusione di verifiche di merito da parte del tribunale – Attestazione della veridicità dei dati – Assunzione di responsabilità del professionista – Illustrazione delle verifiche compiute – Necessità. (26/05/2010)
L’interpretazione dell’art. 161, comma 3, legge fallimentare suggerisce di valorizzare la fondamentale funzione di garanzia che la relazione dell’attestatore assume nell’ambito del procedimento a fronte della scelta di esimere il tribunale, ai fini dell’ammissione, da ogni verifica nel merito. In considerazione di ciò, il professionista dovrà attestare, con chiara ed inequivoca assunzione di responsabilità, la veridicità dei dati aziendali, così come esposti nella situazione patrimoniale prodotta e posti alla base del piano, nonché la fattibilità del piano stesso, illustrando congruamente, al fine di consentire al tribunale il controllo sulla completezza e logicità dell’iter argomentativo, le verifiche compiute in ordine alla suddetta veridicità dei dati (con riferimento ovviamente sia alle poste passive che alle poste attive) e gli elementi di fatto e le valutazioni che il professionista ha ritenuto idonee a dimostrare con ragionevole certezza - benché con i limiti propri di un giudizio prognostico - l’attuabilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Attestazione del piano – Relazione del professionista – Osservanza delle regole tecniche contabili richieste – Rinvio a verifica svolte dal professionista – Motivazione – Rinvio ad altri elaborati – Produzione – Necessità. (26/10/2010)
Il professionista che, ai sensi dell’art. 161, comma 3, legge fallimentare, attesta il piano concordatario, deve svolgere tutte le verifiche che, secondo le regole tecniche della revisione contabile e delle discipline che rilevano in ordine alla concreta articolazione della proposta concordataria, siano necessarie ai fini dell’attestazione richiesta, ossia ai fini della sua idoneità ad assicurare, secondo una valutazione ex ante, la ragionevole certezza dell’attuazione del piano. Non può, quindi, ritenersi ammissibile, in sede di attestazione, l’utilizzo di formule generiche volte a delimitare la portata dell’attestazione stessa, e quindi della responsabilità ad essa connessa, mediante il semplice rinvio ad alcune verifiche, pur concretamente svolte dall’attestatore, ma che omettano qualunque motivazione sulla ritenuta adeguatezza delle stesse in seguito ad un loro vaglio critico e prive di assunzione di responsabilità in ordine al loro recepimento. In ogni caso, qualora la relazione faccia riferimento, come detto con le necessarie verifiche ed assunzione di responsabilità, ad altri elaborati peritali, piani attestati o ad altri analoghe relazioni, di tali documenti dovrà necessariamente essere effettuata la produzione in giudizio al fine di porre i destinatari interessati al piano e gli organi di controllo nelle condizioni di vagliarne criticamente il loro contenuto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Offerte di acquisto – Valorizzazione di crediti – Due diligence – Necessità. (26/05/2010)
Qualora l’attuabilità del piano concordatario si fondi anche su offerte di acquisto dei beni dell’impresa, la verifica dei valori esposti non può prescindere dall’analisi delle garanzie o quanto meno della solidità patrimoniale degli offerenti, valutazione, questa da effettuarsi mediante adeguata due diligence anche con riferimento ai crediti di maggiore entità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n.5 del 2006 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Configurabilità - Adeguatezza nel merito - Esclusione.
In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 169 del 2007, il controllo del tribunale, ai sensi dell'art. 163 della legge fall., ha per oggetto la completezza e la regolarità della documentazione, senza che possa valutarne l'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2009, n. 22927.


Concordato preventivo – Poteri del Tribunale nella fase di ammissione – Natura e contenuto.
Non è condivisibile l’assunto secondo cui la sfera di indagine del Tribunale, nella fase di ammissione alla procedura di concordato preventivo, sarebbe limitata alla sola verifica della correttezza formale e documentale della proposta, dovendo tale organo verificare se sussistano i presupposti di ammissibilità alla procedura, come si desume dal contenuto dell’art. 162 legge fall., dalla modifica operata al primo comma dell’art. 163 legge fall. nonché dalla norma di chiusura di cui all’art. 173 legge fall., esercitando, a tal fine, un sindacato non meno ampio di quello consentito in sede di omologazione ma solo più sommario. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 01 Giugno 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Natura del controllo esercitato dal Tribunale – Oggetto.
Il controllo di fattibilità del piano non può travalicare i limiti connessi ai definitivamente espunti giudizi di convenienza e/o meritevolezza imprenditoriale ma deve avere ad oggetto la completezza e la trasparenza di tutti i dati che formano oggetto della proposta concordataria e che non possono essere limitati ai soli elementi contabili. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 01 Giugno 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Dichiarazione del tribunale di apertura della procedura, previo positivo riscontro dei presupposti per l'ammissione – Classi di creditori – Valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi – Omessa previsione – Irragionevolezza – Questione di costituzionalità – Non manifesta infondatezza.
E’ rilevante e non manifestamente infondata - per violazione dell'art. 3 Costituzione - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 163, primo comma, in relazione all'art. 162, secondo comma e all'art. 160, primo comma, lett. c) (come modificati dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), nella parte in cui non prevede che il tribunale dichiara aperta la procedura di concordato preventivo previa valutazione anche della correttezza della mancata suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei. Tribunale Biella, 23 Aprile 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, legge fall. - Interpretazione alla luce dell'art. 111 Cost. - Conseguenze - Iniziativa del P.M. in esito a segnalazione del tribunale fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di fallimento, l'esigenza di assicurare la terzietà e l'imparzialità del tribunale fallimentare, emergente da un'interpretazione sistematica della legge fallimentare (così come modificata dal d.lgs. 9 gennaio 2009, n. 5) ed in particolare degli artt. 6 e 7, letti alla luce del novellato art. 111 Cost., porta ad escludere che l'iniziativa del P.M. ai fini della dichiarazione di fallimento possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, in tal senso deponendo, oltre alla soppressione del potere di aprire d'ufficio il fallimento ed alla riduzione dei margini d'intervento del giudice nel corso della procedura, anche il n. 2 dell'art. 7 cit., che limita il potere di segnalazione del giudice civile all'ipotesi in cui l'insolvenza risulti, nei riguardi di soggetti diversi da quelli destinatari dell'iniziativa, in un procedimento diverso da quello rivolto alla dichiarazione di fallimento, nonché dagli interventi correttivi del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, che hanno reso totalmente estranea al sistema l'ingerenza dell'organo giudicante sulla nascita o l'ultrattività della procedura. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stata dichiarata nulla la dichiarazione di fallimento intervenuta ad iniziativa del P.M., al quale il tribunale fallimentare aveva trasmesso gli atti a seguito della desistenza del creditore dalla propria istanza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4632.


Concordato preventivo – Verifiche preliminari da parte del Tribunale – Oggetto e natura – Relazione del professionista quale strumento informativo – Formazione del consenso dei creditori – Criteri.
Nell’ambito della procedura di concordato preventivo, il Tribunale deve verificare in limine e nei limiti della sommarietà della fase ma con poteri non meno ampi di quelli spettanti in sede di omologazione, la completezza e la regolarità della documentazione quale strumento informativo capace di assicurare stabilità e coerenza alla proposta concordataria e di veicolare sulla stessa il consenso consapevole del ceto creditorio, nonché la veridicità e la fattibilità del piano, operata secondo criteri e metodologie di valutazione comunemente censite dalla scienza aziendale per il governo delle crisi di impresa, il cui erroneo e/o incompleto utilizzo comporta la inammissibilità della proposta. (mb) Tribunale Bologna, 17 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Controllo del tribunale – Verifica della sussistenza dei presupposti – Sussistenza.
Anche a seguito delle modifiche apportate dal D.Lgs. 169/07, nel concordato preventivo, il controllo del Tribunale, pur non essendo un controllo di merito e/o di meritevolezza, non é comunque più circoscritto nei limiti della verifica della "completezza e regolarità della documentazione" prodotta, come prima disposto dall'art. 163, 1 comma, legge fall., ma é esteso alla verifica della sussistenza dei "presupposti" di cui agli artt. 160, commi 1 e 2 e 161 legge fall., come disposto dal novellato art. 162 (applicabile alle domande di concordato proposte dopo l’1 gennaio 2008). Al Tribunale spetta oltre che un controllo di stretta legittimità, anche un controllo in ordine al presupposto di ammissibilità della "fattibilità" del piano di concordato proposto, inteso come concreta idoneità della proposta concordataria a realizzare le varie ipotesi dell'art. 160 l.f. attraverso strumenti astrattamente idonei e giuridicamente leciti. Tribunale Udine, 19 Novembre 2008.


Concordato preventivo – Giudizio di ammissibilità – Oggetto del controllo del tribunale – Rispondenza dei dati attestati dal professionista – Informazione sulla situazione economica – Sufficienza dei mezzi offerti – Necessità.
Nel regime cd. intermedio, in sede di verifica delle condizioni di ammissibilità del concordato preventivo, il tribunale, sia pure nell’ambito di una funzione di garanzia, deve orientarsi al controllo della regolarità formale della proposta ed alla verifica della completezza della documentazione di supporto. Sotto il primo profilo, il controllo verte sull’accertamento della rispondenza con tutti gli elementi acquisiti dei dati considerati ed attestati da professionista qualificato; sotto il secondo profilo, il controllo deve tendere ad accertare che risulti fornita un’adeguata informazione sulla situazione economica con indicazione analitica della sufficienza dei mezzi offerti rispetto agli obiettivi perseguiti. Con riferimento alla relazione, il tribunale, pur senza sovrapporre il proprio giudizio a quello del professionista, alla cui responsabilità è affidata l’attestazione di veridicità e di fattibilità, deve pur sempre procedere alla verifica della serietà dei criteri adottati per esprimere le attestazioni di sua competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 02 Settembre 2008.


Rigetto della proposta di concordato – Mezzi di gravame – Esclusione – Impugnazione della sentenza di fallimento – Motivi attinenti all’ammissibilità del concordato – Ammissibilità.
Anche nel cd. regime intermedio che precede il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento si possono far valere motivi attinenti alla ammissibilità della proposta di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 02 Settembre 2008.


Concordato preventivo – Poteri del tribunale – Giudizio di fattibilità del piano – Sussistenza – Analiticità della relazione del professionista – Indicazione delle verifiche svolte e delle motivazioni a sostegno della fattibilità del piano – Necessità.
Nel procedimento per concordato preventivo, ancor più dopo le modifiche apportate dal cd. decreto correttivo n. 169/2007, è possibile sostenere che al tribunale competa di esprimere un giudizio di merito sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano e che tale giudizio non potrà che essere negativo qualora la relazione redatta dal professionista ai sensi dell’art. 161 legge fall. non si presenti come analitica e completa e non sia sostenuta dall’indicazione specifica delle attività compiute, dei relativi dati e delle motivazioni che devono sorreggere il giudizio di fattibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Giugno 2008.


Concordato preventivo – Domanda di omologazione presentata dopo l’entrata in vigore del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 – Disciplina applicabile – Impugnazione – Potere del tribunale di valutare il merito della proposta – Insussistenza.
Al provvedimento di rigetto della domanda di omologazione del concordato preventivo depositata dopo l’entrata in vigore del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 si applica la nuova disciplina introdotta dal citato decreto legge; il provvedimento di rigetto è quindi impugnabile con reclamo alla corte d’appello ed il tribunale non ha facoltà di verificare se i beni ceduti siano o meno sufficienti al pagamento dei debiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2008, n. 13088.


Concordato preventivo – Modifiche introdotte dal cd. decreto correttivo – Poteri di controllo del tribunale in ordine alla veridicità dei dati esposti ed alla fattibilità del piano – Sussistenza.
Nella fase di ammissione del concordato preventivo, al tribunale fallimentare compete un controllo di merito sulla veridicità dei dati esposti e sulla fattibilità del piano. L’esistenza di tale controllo è stata vieppiù confermata dalle modifiche apportate dal d. lgs. n. 169/2007 posto che i) all’art. 162 legge fall. è prescritto che il tribunale, decidendo in sede di ammissione, deve verificare i presupposti previsti dall’art. 161, tra i quali la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano; ii) nell’art. 163 è stato abrogato l’inciso «verificata la completezza e la regolarità della documentazione», cui la dottrina e la giurisprudenza contrarie riconducevano, sul piano letterale, la volontà normativa di restringere il campo d’indagine del tribunale alla sola correttezza formale e documentale della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Aprile 2008.


Concordato preventivo – Verifica della corretta formazione delle classi – Fattibilità del piano – Rispetto della posizione giuridica – Omogeneità degli interessi.
Nel concordato preventivo il tribunale valuta la formazione delle classi verificando che le stesse siano coerenti con il piano e funzionali alla sua fattibilità e verificando altresì il rispetto della posizione giuridica dei creditori privilegiati nonchè l’omogeneità degli interessi economici quale parametro di aggregazione all’interno di ciascuna classe. Tribunale Milano, 16 Aprile 2008, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di fallimento - Nel corso della procedura di concordato - Stato di insolvenza - Accertamento - Necessità - Esclusione.
In tema di dichiarazione di fallimento nel corso della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'art. 173 legge fallimentare, non è necessaria una nuova indagine ai fini dell'accertamento del presupposto oggettivo, in quanto lo stato di insolvenza è contenuto nel provvedimento di ammissione al concordato e non si differenzia da quello richiesto per il fallimento, se non sotto il profilo che nel primo l'insolvenza non deve essere tale da impedire una prognosi favorevole in ordine al pagamento dei creditori almeno nei tempi e nelle misure minime previste dalla legge. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2007, n. 16215.


Concordato preventivo – Poteri del tribunale nelle fasi di ammissione e omologazione – Natura.
Nel procedimenti di concordato preventivo, il tribunale, al momento dell’ammissione, ove la proposta non contenga la suddivisone in classi dei creditori deve limitarsi a controllare soltanto la regolarità e la completezza della documentazione; allo stesso modo, nella fase della omologazione, in mancanza di classi e di opposizioni di merito e qualora siano state raggiunte le maggioranze di legge, resta precluso al tribunale ogni indagine relativa alla fattibilità e alla convenienza del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 01 Marzo 2007, n. 0.


Concordato preventivo – Chiusura della procedura per mancato raggiungimento delle maggioranze – Dichiarazione di fallimento d’ufficio – Esclusione.
Il Tribunale, in caso di mancata approvazione da parte dei creditori della proposta di concordato preventivo, non può dichiarare il fallimento del debitore, dovendosi ritenere implicitamente abrogate le disposizioni di cui agli artt. 179 e 162 ultimo comma L.F. a seguito della novella degli articoli 6 e 7 che ha soppresso l’iniziativa d’ufficio nella dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Febbraio 2007.


Concordato preventivo - Approvazione - Possibilità per il debitore di migliorare le proprie offerte - Esclusione
In tema di concordato preventivo, dopo la manifestazione di voto da parte dei creditori ai sensi dell'art. 175 legge fallimentare, e in caso di mancata approvazione della proposta di concordato, il debitore non ha più la possibilità di formulare proposte migliorative della originaria offerta, dovendosi definitivamente escludere ogni ulteriore sviluppo della procedura concordataria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 1999, n. 13582.