Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 162 ∙ (Inammissibilità della proposta)


Dichiarazione di rigetto e impugnazione
Tutte le MassimeCassazione
Modifica proposta, integrazione piano o documentazione
Termine per integrazione, natura e proroga
Nuova propostaDiscrezionalità del tribunaleIntegrazione della documentazioneIntegrazione della relazione di attestazioneModifica della propostaIntegrazione della proposta o del piano con continuità aziendaleProposte migliorative dopo il votoProposta di transazione fiscaleTermine e domanda di omologazione di accordo di ristrutturazione dei debiti

Valutazione di ammissibilità della proposta
Soglia del 20% dei crediti chirografari
Soddisfazione minima dei creditoriSoddisfazione percentuale e natura vincolante della indicazioneDiritto di difesa del debitoreDurata della proceduraLiquidazione intero patrimonio del debitoreFinanza nuovaSurplus rispetto alle stime attestateBuona fede e correttezzaAbuso del concordatoRelazione di attestazioneDocumentazioneAudizione del debitoreInformazione dei creditoriCrediti contestatiSindacato del tribunale sulle scritture contabili e sulla veridicità dei dati aziendaliSoglia del 20% dei crediti chirografari e sindacato del tribunale sulla fattibilitàSindacato del tribunale sulla fattibilitàSequestro finalizzato alla confisca e fattibilitàCausa concreta del concordatoFattibilità condizionataScissione e fusioneSindacato del tribunale sulla fattibilità e previsione di realizzoFattibilità e azioni revocatorieSindacato del tribunale sulla relazione di attestazioneSindacato del tribunale sulla documentazione prodottaSindacato del tribunale sulla formazione delle classiArtificiosa creazione di classiValutazione dei creditori sulla fattibilità economicaValutazione di fattibilità e garanzieFattibilità economica e stralcio degli interessiRuolo del pubblico ministero nel concordatoContratti in corso di esecuzione ex articolo 169 bis LFRinuncia alla domandaPresentazione di nuova domandaCrediti per Iva e ritenuteRegolamento di competenzaRevoca e diniego di omologazione del concordato, impugnazione

Concordato con riserva
Audizione del debitore
Abuso del dirittoDoveri informativiMancato deposito nei termini della proposta, del piano e della documentazioneImpugnazione del rigetto di istanza di proroga del termine

Procedimento prefallimentare
Inammissibilità della proposta
Dichiarazione di rigetto e impugnazioneConcordato con riserva e procedimento prefallimentareConcordato pieno e procedimento prefallimentareIstanza di fallimento del pubblico ministeroStato di insolvenza


Dichiarazione di rigetto e impugnazione

Concordato preventivo - Sopravvenuta dichiarazione del fallimento - Inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione
La sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta l'inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione del concordato preventivo e comunque l'improcedibilità del separato giudizio di omologazione in corso, perché l'eventuale giudizio di reclamo ex art. 18 legge fall. assorbe l'intera controversia relativa alla crisi dell'impresa, mentre il giudicato sul fallimento preclude in ogni caso il concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Aprile 2017, n. 9146.


Concordato preventivo - Inammissibilità - Dichiarazione di fallimento - Previo deposito del decreto di inammissibilità del concordato - Necessità
È nulla la sentenza dichiarativa di fallimento emessa in conseguenza della pronuncia ex art. 162, comma 2, l.fall. sulla domanda di concordato preventivo ed in difetto del previo deposito del decreto di sua inammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Novembre 2016, n. 24144.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Decreto d'inammissibilità - Fallimento - Dichiarazione a seguito di declaratoria d'inammissibilità della domanda di concordato - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Conseguenze - Riesame di tutte le questioni concernenti l'inammissibilità - Possibilità - Condizioni
Nel caso in cui la sentenza dichiarativa di fallimento faccia seguito ad un provvedimento di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, l'effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo avverso la sentenza di fallimento riguarda anche la decisione sull'inammissibilità del concordato, perché parte inscindibile di un unico giudizio sulla regolazione concorsuale della stessa crisi, sicché, ove il debitore abbia impugnato la dichiarazione di fallimento, censurando innanzitutto la decisione del tribunale sulla sua mancata ammissione al concordato, il giudice del reclamo, adìto ai sensi degli artt. 18 e 162 l.fall., è tenuto a riesaminare, anche avvalendosi dei poteri officiosi previsti dall'art. 18, comma 10, l.fall., tutte le questioni concernenti detta ammissibilità, pur attinenti a fatti non allegati da alcuno nel corso del procedimento innanzi al giudice di primo grado, né da quest'ultimo rilevati d'ufficio, ed invece dedotti per la prima volta nel giudizio di reclamo ad opera del curatore del fallimento o delle altre parti ivi costituite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 2016, n. 12964.


Concordato preventivo - Provvedimento di omologazione - Impugnazione con ricorso straordinario ex articolo 111 Cost. - Questione di ammissibilità - Natura definitiva del provvedimento - Questione di massima particolare importanza - Rimessione alle Sezioni Unite della Corte di cassazione
La Prima sezione civile della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione se sia opportuno precisare il concetto di definitività del provvedimento che pronuncia l'inammissibilità della proposta concordataria in relazione alla circostanza se detta definitività sussista anche qualora l'impugnazione avverso la pronuncia in questione verta su vizi del procedimento concordatario in sé che non investono direttamente la proposta in quanto tale, essendo a ciò connessa l'ulteriore questione se il proponente possa ripresentare la medesima proposta concordataria o debba presentarne comunque una diversa; in detta ipotesi, la Corte si chiede se corrisponda al principio costituzionale del giusto processo imporre al richiedente il concordato di presentare una nuova domanda, dando così corso ad una nuova ulteriore procedura, gravosa quanto a tempi e costi, quando in sede di ricorso per cassazione sarebbe possibile decidere in ordine alla esistenza o meno del prospettato vizio di carattere procedimentale e definire così la questione.

In tale contesto, [si legge nell'ordinanza] potrebbe apparire opportuna una valutazione comparativa delle diverse ipotesi di cui agli articoli 162, 173, 179 e 180 legge fall. in relazione alle diverse fattispecie concrete che, in assenza di dichiarazione di fallimento, potrebbero dar luogo al ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost.

Nel caso di specie, il ricorrente ha proposto ricorso straordinario per cassazione ex articolo 111 Cost. avverso il provvedimento con il quale il Tribunale ha dichiarato inammissibile il concordato preventivo per mancato raggiungimento delle maggioranze, deducendo la nullità del voto espresso da un creditore perché manifestato e comunicato da soggetti non legittimati e non nelle forme previste dall'articolo 174 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2016, n. 3472.


Concordato preventivo - Diniego della omologazione - Ammissibilità del ricorso straordinario ex articolo 111 Cost. - Esclusione - Natura non definitiva
Il provvedimento di diniego della omologazione del concordato preventivo che non sia seguito dalla sentenza di fallimento non è impugnabile con ricorso straordinario ex articolo 111 Cost., in quanto non dotato di natura decisoria, se non nel caso in cui il diniego dell'omologazione dipenda da ragioni che escludono una consequenziale declaratoria di fallimento (quali ad esempio l'esclusione della qualità di imprenditore commerciale o l'assenza dello stato di insolvenza, o il difetto di giurisdizione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Gennaio 2016, n. 653.


Concordato preventivo - Omologa del Tribunale - Revoca da parte della Corte d'appello - Proposizione di ricorso per cassazione - Immediata esecutività - Esclusione - Obbligo per il Tribunale di dichiarare il fallimento - Esclusione - Coordinamento tra la procedura fallimentare e concordataria - Preferenza di quest'ultima
In caso di revoca dell'omologa del concordato preventivo, pronunciata dalla Corte d'appello su reclamo ex art. 182 l.fall., con rimessione degli atti al Tribunale per i provvedimenti di competenza, qualora la debitrice concordataria abbia impugnato il provvedimento della Corte d'appello con ricorso per Cassazione, il Tribunale non è obbligato a dichiarare il fallimento, dovendosi ritenere che la decisione resa in sede di reclamo non sia esecutiva sino al suo passaggio in giudicato. Per un verso, infatti, non è possibile formulare un principio di carattere generale vigente per tutti i procedimenti camerali quando si discute di efficacia dei provvedimenti ancora soggetti ad impugnazione; per altro verso, l'analisi della peculiare disciplina legale degli effetti del decreto di omologazione del concordato preventivo induce a considerare che gli effetti del rimedio impugnatorio debbano essere ricostruiti in analogia con quanto stabilito dalla giurisprudenza con riferimento alla revoca della sentenza dichiarativa di fallimento. L'equiparazione operata dall'art. 180 l.fall. tra gli effetti - provvisoriamente esecutivi - della decisione di omologa del concordato preventivo e quelli della sentenza dichiarativa di fallimento impone di confrontarsi con la giurisprudenza di Cassazione in materia di esecutività della decizione di revoca della sentenza di fallimento, assunta in sede di reclamo, ed induce a ritenere che la stessa ratio, ossia la tutela dei creditori (meglio realizzata dall'ipotesi concordataria in continuità, che, oltre ad essere stata accettata dalla maggioranza di essi, è per sua stessa natura più conveniente dell'ipotesi liquidatoria fallimentare), possa giustificare la non esecutività del provvedimento emesso dalla Corte d'appello fino alla definitività della decisione sul reclamo stesso.

La superiore conclusione non è revocata in dubbio dalla pronuncia delle Sez. Un. n. 9953/2015, ove si è affermato che, al verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l.fall., il fallimento dell'imprenditore può essere dichiarato, su istanza del creditore o del pubblico ministero, con sentenza contestuale al decreto di revoca-inammissibilità-insuccesso-diniego di omologa della procedura concordataria. A tali eventi non è infatti parificabile il rigetto dell'omologa ex art. 182 l.fall., sia perché in siffatta ipotesi è stato impugnato davanti alla Corte d'appello un decreto di omologazione che ha dato pieno ingresso alla procedura concordataria, e non vi ha, invece, posto fine; sia perché è impossibile una contestualità tra la decisione che pone fine alla procedura concordataria e la dichiarazione di fallimento, anzi affidate ad organi giudiziari distinti. La pendenza del ricorso per Cassazione, che mantiene in vita il procedimento di concordato preventivo, impone dunque un coordinamento con la parallela procedura pre-fallimentare affidato al Tribunale, il quale - tenuto conto della grande convenienza della proposta di concordato rispetto a quella liquidatoria, del fatto che i rapporti del liquidatore giudiziale danno conto di un'esecuzione del concordato conforme alla prognosi della proposta, del fatto che la dichiarazione di fallimento determinerebbe la morte del concordato anche nell'ipotesi in cui il ricorso per Cassazione venisse accolto, del fatto che nessun pregiudizio può derivare ai creditori o al fallito dall'attesa dell'esito del ricorso per Cassazione - ritiene di non avere la discrezionalità per aprire un fallimento, e pertanto non può che rigettare la richiesta di fallimento per improcedibilità. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto, 16 Luglio 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Decreto d’inammissibilità - Consequenziale dichiarazione di fallimento - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento.

Impugnazioni civile - Cassazione (ricorso per) - In genere - Concordato preventivo - Decreto d'inammissibilità - Consequenziale dichiarazione di fallimento - Impugnazione autonoma ex art. 111 Cost - Condizioni - Inammissibilità - Fondamento

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con cui sia stata dichiarata l'inammissibilità della domanda di ammissione al concordato preventivo, nel caso in cui non possa attribuirsi alla pronuncia del giudice fallimentare un contenuto intrinsecamente decisorio, per essere la stessa inscindibilmente connessa ad una successiva e consequenziale pronuncia di fallimento. (Nell'enunciare tale principio, la S.C. ha precisato che nella specie, essendo stato dichiarato il fallimento in accoglimento di un'istanza precedentemente proposta dai creditori, non assumeva alcun rilievo il venir meno del nesso di consequenzialità tra le due pronunce, derivante dalle modificazioni introdotte dall'art. 6 del d.lgs. n. 5 del 2006, che, abrogando implicitamente l'art. 162, secondo comma, della legge fall., poi espressamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007, hanno escluso la possibilità di dichiarare d'ufficio il fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2010, n. 8186.


Concordato preventivo – Domanda di omologazione presentata dopo l’entrata in vigore del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 – Disciplina applicabile – Impugnazione – Potere del tribunale di valutare il merito della proposta – Insussistenza.
Al provvedimento di rigetto della domanda di omologazione del concordato preventivo depositata dopo l’entrata in vigore del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 si applica la nuova disciplina introdotta dal citato decreto legge; il provvedimento di rigetto è quindi impugnabile con reclamo alla corte d’appello ed il tribunale non ha facoltà di verificare se i beni ceduti siano o meno sufficienti al pagamento dei debiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2008, n. 13088.