LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VII
Della società a responsabilità limitata
SEZIONE III
Dell'amministrazione della società e dei controlli

Art. 2476

Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci
TESTO A FRONTE

I. Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo per l'amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l'atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.
II. I soci che non partecipano all'amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all'amministrazione.
III. L'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa da ciascun socio, il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In tal caso il giudice può subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione.
IV. In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l'accertamento dei fatti.
V. Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o transazione da parte della società, purché vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purché non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.
VI. Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei danni spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori.
VII. Sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.
VIII. L'approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale.

GIURISPRUDENZA

Società di capitali - Revoca dell'amministratore - Impugnazione della delibera - Legittimazione dell'amministratore - Limiti.
Il singolo amministratore che sia stato revocato può impugnare la relativa delibera non per quanto attiene alla validità della stessa, così da poter rimuovere la deliberazione di revoca all'esito del giudizio di merito o sospenderne gli effetti in via cautelare in un'ottica reintegratoria nell'ufficio, bensì solo per quanto attiene la possibilità di far valere la tutela risarcitoria per il caso della mancanza di adeguala motivazione e di giusta causa; egli è pertanto legittimato ad impugnare la deliberazione di revoca unicamente sotto il profilo della mancanza della giusta causa, ai soli fini risarcitori e non ripristinatori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Aprile 2018.


Tribunale delle imprese - Competenza - Connessione oggettiva e soggettiva - Azione di simulazione e revocatoria, azione di responsabilità degli amministratori - Incompetenza funzionale delle sezioni ordinarie - Esclusione.
L’eccezione di incompetenza funzionale (per connessione) delle sezioni ordinarie civili chiamate a decidere una azione di revocatoria ordinaria e simulazione nei confronti degli amministratori di società fallita è infondata, posto che tale giudizio e quello riguardante l'azione di responsabilità contro gli stessi amministratori, non hanno comunanza di titolo né di causa petendi e non si trovano in rapporto di pregiudizialità. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 15 Gennaio 2018.


Regolamento di competenza – Competenza arbitrale – Azione di impugnazione del bilancio e diritti indisponibili – Azione di responsabilità degli organi sociali e diritti disponibili.
L'attività degli arbitri ha natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario, sicchè lo stabilire se una controversia spetti alla cognizione dei primi o del secondo si configura come questione di competenza.

Le regole di verità, chiarezza e precisione del bilancio di società non solo sono imperative, ma, essendo dettate, oltre che a tutela dell'interesse di ciascun socio ad essere informato dell'andamento della gestione societaria al termine di ogni esercizio, anche dell'affidamento di tutti i soggetti che con la società entrano in rapporto, i quali hanno diritto a conoscere la situazione patrimoniale e finanziaria dell'ente, trascendono l'interesse del singolo ed attengono, pertanto, a diritti indisponibili.

L'azione di responsabilità nei confronti dei componenti degli organi sociali investe diritti patrimoniali disponibili, come si evince dall'esserne espressamente ammessa la rinunciabilità e la transigibilità e dunque, nulla osta alla sua arbitrabilità, neppure laddove, essa ai sensi dell'art. 2476 c.c., comma 3, sia promossa dal socio. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 06 Novembre 2017, n. 26300.


Società di capitali - Amministrazione assegnata a società di capitali - Liceità clausola statutaria - Nomina di gestore dell’attività dell’amministratore - Responsabilità per fatti illeciti - Solidarietà tra il gestore e l’amministratore società di capitali.
Deve ritenersi lecita la clausola statutaria che conferisce a una società di capitali la nomina di amministratore di s.r.l.

In tal caso, degli atti gestori pregiudizievoli risponde, oltre alla persona giuridica, in via solidale anche la persona fisica concretamente deputata al compimento degli atti gestori e concretamente autrice dei medesimi. La persona fisica è infatti direttamente soggetta alla disciplina di cui all’art. 2476 c.c.

Tale soluzione è confermata dalla vigenza di norme di derivazione europea come l’art. 5 del d. lgs. 240 del 1991 (di attuazione del regolamento comunitario sul Gruppo Europeo di interesse economico), espressione di un principio di imputazione intrinsecamente connesso alla nomina quale amministratore di una società, secondo cui la persona giuridica amministratrice esercita le relative funzioni attraverso un rappresentante da esso designato la cui nomina deve essere pubblicizzata insieme a quella del legale rappresentante e il quale “assume gli stessi obblighi e le stesse responsabilità civili e penali previsti a carico degli amministratori persone fisiche, ferma restando la responsabilità solidale della persona giuridica amministratore”.

Inoltre, la persona fisica concretamente deputata all’amministrazione, una volta che abbia concretamente esercitato funzioni gestorie entrando (in occasione e nell’esercizio di esse) a diretto contatto con la società amministrata e con i terzi, assume nei confronti della prima, unitamente all’amministratore, una posizione di garanzia che ingenera a suo carico una responsabilità contrattuale  essendo anche tale soggetto, in virtù del sottostante negozio di preposizione (qualificabile come mandato) stipulato con la persona giuridica amministratrice a favore di quella amministrata, a gestire con diligenza professionale quest’ultima. (Gianfranco Benvenuto) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 27 Marzo 2017.


Fallimento – Società a responsabilità limitata – Applicabilità dell'art. 146 l.f..
L’art. 146 legge fall. è applicabile anche alle società a responsabilità limitata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 08 Marzo 2017.


Società a responsabilità limitata - Azione sociale di responsabilità esercitata dal socio in veste di sostituto processuale - Attualità della qualità di socio - Necessità.
Nella società a responsabilità limitata, l’azione sociale di responsabilità di cui al terzo comma dell’articolo 2476 c.c. - con la quale il socio, indipendentemente dalla consistenza della partecipazione sociale, fa valere in nome proprio il diritto spettante alla persona giuridica - presuppone necessariamente la qualifica di socio, la quale non può essere riconosciuta a colui che sia in precedenza receduto dalla società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Gennaio 2017.


Società - Di capitali - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Istituto di credito - Amministratori - Concessione di credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza - Danno - Determinazione - Criteri.
Gli amministratori di un istituto di credito, ove abbiano concesso credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza, sono tenuti al risarcimento del danno attuale arrecato al patrimonio della banca e consistente, in ragione della svalutazione del portafoglio crediti e dei costi di gestione finalizzati al rientro, nella riduzione della sue capacità gestionali e di investimento, senza che sia, pertanto, necessario attendere l'esito infruttuoso delle azioni di cognizione e di esecuzione volte al recupero dei finanziamenti erogati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2016, n. 23632.


Società – Azione di responsabilità contro l’amministratore – Prova del danno e del nesso di causalità – Necessità – Sussiste

Mere irregolarità contabili – Fonte ex se di responsabilità dell’amministratore – Esclusione
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Nelle azioni di responsabilità, l’attore, ai fini della risarcibilità del preteso danno, deve non solo allegare l’inadempimento dell’amministratore, ma deve anche allegare e provare, sia pure riscorrendo a presunzioni, l’esistenza di un danno concreto, cioè del depauperamento del patrimonio sociale, di cui chiede il ristoro, e la riconducibilità ella lesione al fatto dell’amministratore inadempiente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La presenza di irregolarità contabili non implica di per sé e necessariamente una responsabilità civile a carico degli amministratori in quanto tale inadempimento non può dirsi, in assenza di altri elementi che devono essere allegati e provati dall’attore, causa di un danno per la società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 17 Ottobre 2016.


Società a responsabilità limitata – Potere del socio di convocazione dell’assemblea – Presupposti – Soci titolari di un terzo del capitale sociale – Limiti – Inerzia dell’organo gestorio.
L'attribuzione, di cui all’art. 2479 c.c., ai soci di società a responsabilità limitata, rappresentanti un terzo del capitale sociale, di sottoporre argomenti alla discussione dell'assemblea dei soci, comporta altresì, per via estensiva, il potere di convocazione diretta dell'assemblea su quegli stessi argomenti.
 
Il potere dei soci qualificati di convocare l’assemblea sussiste anche nel caso in cui lo statuto ne demanda la convocazione al solo organo gestorio, tenuto conto che la disposizione di cui all’art. 2479, comma 1, c.c. costituisce regola di garanzia inderogabile, e il rinvio ivi previsto all’atto costitutivo per la disciplina dei “modi di convocazione dell’assemblea” appare piuttosto riferibile alle sole modalità di convocazione in senso stretto, in quanto destinate ad assicurare la tempestiva comunicazione degli argomenti da trattare (mezzo di comunicazione, termini, ecc.), come denotato dalla disciplina contenuta nella seconda parte dello stesso primo comma, che regola appunto tali strette modalità per l’ipotesi di silenzio dell’atto costitutivo (Trib. Milano, 10 novembre 2014 che richiama, in termini, Trib. Milano 11 novembre 2013). D’altra parte, una volta esclusa la possibilità, per il socio di minoranza, di ricorrere al tribunale perché disponga la convocazione, ove lo statuto riservasse il potere di convocazione dell’assemblea all’organo gestorio, il socio di minoranza qualificata non avrebbe alcuno strumento di tutela a fronte dell’inerzia o dell’ostruzionismo dell’amministratore.

Il potere dei soci titolari di un terzo del capitale sociale di convocare l’assemblea trova tuttavia il proprio limite nell’inerzia dell’organo gestorio, sicchè la facoltà di procedere direttamente alla convocazione presuppone che il socio abbia sollecitato l’esercizio del relativo compito all’organo gestorio.

Deve pertanto escludersi che il socio possa avvalersi del potere in argomento in contrasto con la legittima attività dell’amministratore; per converso, però, una volta che il socio abbia convocato, a seguito del comportamento omissivo dell’organo gestorio, l’assemblea, gli amministratori non potranno procedere a revocare la convocazione medesima ovvero a convocare, in contrasto con quella convocata dal socio, una diversa assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 22 Settembre 2016.


Responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata – Legittimazione del curatore – Sussistenza.
In tema di responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata, la riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, che pur non prevede più il richiamo, negli artt. 2476 e 2487 c.c., agli artt. 2392, 2393 e 2394 c.c., e cioè alle norme in materia di società per azioni, non spiega alcuna rilevanza abrogativa sulla legittimazione del curatore della società a responsabilità limitata che sia fallita, all'esercizio della predetta azione ai sensi dell’art. 146 legge fall., in quanto per tale disposizione, riformulata dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 130, tale organo è abilitato all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità contro amministratori, organi di controllo, direttori generali e liquidatori di società, così confermandosi l'interpretazione per cui, anche nel testo originario, si riconosceva la legittimazione del curatore all'esercizio delle azioni comunque esercitabili dai soci o dai creditori nei confronti degli amministratori, indipendentemente dallo specifico riferimento agli artt. 2393 e 2394 c.c. Sicché, anche se si ritenesse che i creditori di società a responsabilità limitata non abbiano più l'azione ex art. 2393 c.c., nei confronti degli amministratori, rimarrebbe comunque esercitabile dal curatore fallimentare l'azione di responsabilità ex art. 2043 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Agosto 2016, n. 17359.


Società a responsabilità limitata – Azione di merito di revoca dell’amministratore – Legittimazione del socio – Esclusione.
Il socio di società a responsabilità limitata non dispone dell’azione di merito volta ad ottenere la revoca dell’amministratore, misura, questa, che può essere invece richiesta in via cautelare ai sensi dell’art. 2476, per gravi irregolarità, al fine di esercitare l’azione di merito di condanna dell’amministratore al risarcimento del danno patito dalla società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Agosto 2016.


Società - Di capitali - Società a responsabilità limitata - Organi sociali - Amministratore - Responsabilità per distrazione di beni - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
La natura contrattuale della responsabilità dell'amministratore sociale consente alla società che agisca per il risarcimento del danno, o al curatore in caso di sopravvenuto fallimento di quest'ultima, di allegare l'inadempimento dell'organo gestorio quanto alla giacenze di magazzino, restando a carico del convenuto l'onere di dimostrare l'utilizzazione delle merci nell'esercizio dell'attività di impresa. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che, attraverso l'esame del bilancio sociale, della relazione critica dei sindaci e delle divergenze esistenti con il bilancio fallimentare, aveva affermato la responsabilità dell'amministratore della società fallita quanto alla distrazione del magazzino contestatagli e da lui non convincentemente giustificata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016, n. 16952.


Società - Dichiarazione di recesso del socio - Natura recettizia - Efficacia immediata - Effetti.
La dichiarazione di recesso dalla società comunicata dal socio ha natura recettizia, alla stregua di quanto previsto dall’art. 1334 cod. civ., per cui la manifestazione della volontà di recedere è produttiva di effetti immediatamente nel momento in cui entra nella sfera di conoscenza della società, e non al termine della procedura di modificazione definitiva della compagine sociale, consistente nella liquidazione della quota mediante acquisto della stessa da un socio o dal terzo; il recesso trasforma, pertanto, il socio in un mero creditore nei confronti della società per il rimborso della quota. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Agosto 2016.


Società - Diritto di controllo del socio receduto - Modalità e i limiti.
Il socio receduto perde la propria legittimazione ad esercitare il diritto di controllo previsto dall’art. 2476, comma 2, cod. civ., ferma restando la possibilità del recedente di richiedere al tribunale, ai sensi dell’art. 2476, comma 3, cod. civ., la nomina di un esperto che, tramite relazione giurata, proceda alla determinazione del valore della quota al medesimo spettante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Agosto 2016.


Società a responsabilità limitata – Responsabilità dei soci che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi – Comportamenti rilevanti.
Nell’ambito della responsabilità dei soci che, ai sensi dell’art. 2476 c.c., abbiano  intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi, devono ricomprendersi non solo le ipotesi in cui i soci abbiano un qualche potere decisionale in ordine al compimento di un determinato atto di gestione della società, ma anche quelle in cui abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato tale atto, a prescindere dal fatto che ciò sia avvenuto in forza di un potere loro attribuito per legge o per statuto ovvero semplicemente di fatto ed anche solo in via occasionale e dunque anche nei casi in cui vi sia un impulso che il socio abbia comunque dato a livello decisionale al di fuori di formali procedimenti di decisione o di autorizzazione.

A tal fine, dovranno essere prese in considerazione tutte quelle manifestazioni di volontà espresse dai soci anche in forme non istituzionali e meramente ufficiose, ma tali in ogni caso da evidenziare l’ingerenza o anche l’influenza effettiva spiegata da costoro sugli amministratori, fermo restando che la condotta del socio può anche esplicarsi nel voto espresso nell’assemblea ovvero nel consenso manifestato alle decisioni assunte mediante consultazione scritta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 01 Giugno 2016.


Società a responsabilità limitata – Responsabilità dei soci che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi – Individuazione dell’elemento psicologico – Intenzionalità del decidere – Correttezza e buona fede.
Nell’individuazione dell’elemento psicologico della responsabilità dei soci di cui all’art. 2476 c.c., nella parte in cui richiede l’azione intenzionale dei medesimi, non è condivisibile l’interpretazione restrittiva per cui sarebbe richiesta l’intenzionalità dell’eventus damni, così da limitare l’applicazione della norma al solo caso in cui il socio abbia agito con dolo specifico, ossia con la coscienza e volontà di arrecare danno alla società, agli altri soci o ai terzi, apparendo preferibile la tesi che da rilievo all’intenzionalità del decidere.

Deva dunque trattarsi di atti o comportamenti posti in essere dai soci nella fase decisionale anche fuori dalle incombenze formalmente previste per legge o per statuto e tali da supportare intenzionalmente l'azione illegittima e dannosa poi posta in essere dagli amministratori; è inoltre sufficiente che vi sia la consapevolezza, frutto di conoscenza o di esigibile conoscibilità dell'antigiuridicità dell'atto e che, nonostante ciò, costui partecipi alla fase decisionale finalizzata al successivo compimento di quell'atto da parte dell'amministratore.

A tal riguardo, l'antigiuridicità dell'atto viene a configurarsi non solo quando l'atto deciso è contrario alla legge o all'atto costitutivo della società, ma anche quando l'atto, pur se di per sé lecito, è esercitato in modo abusivo, cioè con una finalità non riconducibile allo scopo pratico posto a fondamento del contratto sociale.

Oltre che al rispetto della legge e del principio generale del neminem laedere, i soci sono, pertanto, pur sempre tenuti ad osservare i doveri di correttezza e buona fede nei confronti della società, degli altri soci e dei terzi, dovendo quindi evitare di compiere o di concorrere a compiere un atto che, se pur astrattamente lecito, possa di fatto risultare dannoso per gli altri soci e nel contempo essere privo di un vantaggio apprezzabile per la società.

Spunti in tal senso si possono ricavare dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass., sez. I, 12 dicembre 2005, n. 27387; Cass., sez. I, 11 giugno 2003, n. 9353) che, seppur elaborata in materia di impugnazione di delibere di società per azioni, evidenzia un principio di fondo di generale applicazione in ordine alla buona fede in senso oggettivo (art. 1375 c.c.), alla cui osservanza deve essere improntata l'esecuzione del contratto di società; se è previsto ex art. 1375 c.c. che il contratto deve essere eseguito in buona fede, è allora evidente che tutte le determinazioni e decisioni dei soci, assunte formalmente o informalmente durante lo svolgimento del rapporto associativo, debbono essere considerate come veri e propri atti di esecuzione e devono conseguentemente essere valutate nell'ottica della tendenziale migliore attuazione del contratto sociale. Dunque, ai fini che qui rilevano, è da considerare antigiuridico anche un atto che in concreto si presenti espressione dell'inosservanza dell'obbligo di fedeltà allo scopo sociale e/o del dovere di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 01 Giugno 2016.


Società di capitali - Azione di responsabilità sociale promossa dai soci in sostituzione processuale della società - Successivo fallimento della società - Curatore quale unico soggetto legittimato alla prosecuzione.
In tema di azione di responsabilità sociale promossa nei confronti degli amministratori e dei sindaci di società a responsabilità limitata, ai sensi dell'art. 2476 c.c., comma 3, dai soci in sostituzione processuale della società, nel caso di suo successivo fallimento, ai sensi dell'art. 146, comma 2, lett. a), l legge fall., è il curatore fallimentare l'unico soggetto legittimato a proseguire l'azione. Sicchè, quando nel corso dell'appello riassunto nei confronti del fallimento della società, il curatore non abbia inteso proseguire l'azione, la causa deve essere dichiarata senz'altro improcedibile, per sopravvenuto difetto di legittimazione attiva dei soci.
(Facendo applicazione del suddetto principio, la Suprema Corte ha cassato il capo della sentenza impugnata relativo alla condanna dei sindaci al risarcimento del danno, poiché il giudizio di appello non poteva essere proseguito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2016, n. 11264.


Fidejussione - Estinzione - Liberazione del fidejussore per obbligazione futura - Fideiussione prestata dal socio di una società a responsabilità limitata in favore della stessa società con esonero del creditore dall'osservanza dell'art. 1956 c.c. - Aggravamento del rischio - Informazione in tal senso fornita dal fideiussore alla creditrice - Violazione da parte di quest'ultima degli obblighi di informazione nei confronti del fideiussore - Esclusione - Liberazione del fideiussore - Esclusione.
Il socio che abbia prestato fideiussione per ogni obbligazione futura di una società a responsabilità limitata, esonerando l'istituto bancario creditore dall'osservanza dell'onere impostogli dall'art. 1956 c.c., non può invocare, per ottenere la propria liberazione nonostante la sottoscritta clausola di esonero, la violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte del creditore per avere quest'ultimo concesso ulteriore credito alla società benché avvertito dallo stesso fideiussore della sopravvenuta inaffidabilità di quest'ultima a causa della condotta dell'amministratore. In tale situazione, infatti, per un verso, non è ipotizzabile alcun obbligo del creditore di informarsi a sua volta e di rendere edotto il fideiussore, già pienamente informato, delle peggiorate condizioni economiche del debitore e, per altro verso, la qualità di socio del fideiussore consente a quest'ultimo di attivarsi per impedire che continui la negativa gestione della società (mediante la revoca dell'amministratore) o per non aggravare ulteriormente i rischi assunti (mediante l'anticipata revoca della fideiussione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Febbraio 2016.


Azione di responsabilità del curatore fallimentare contro gli amministratori di società fallita in caso di condotta omissiva a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Responsabilità degli amministratori di società fallita che proseguono l’attività di impresa a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Liquidazione in via equitativa del risarcimento del danno a favore della curatela fallimentare: ammissibilità - Condanna in via solidale degli amministratori di società fallita al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento: ammissibilità .
Sussiste l’antigiuridicità delle condotte di mala gestio contestate dalla curatela del fallimento agli organi gestori della società fallita, i quali abbiano omesso la convocazione dell’assemblea dei soci per l’adozione di una delibera che disponga la trasformazione, ovvero la ricapitalizzazione della società, ovvero in difetto la messa in liquidazione, ogniqualvolta la perdita di esercizio abbia l’effetto di ridurre il capitale sociale al di sotto dei limiti di legge; la condotta omissiva degli amministratori della società fallita viola l’obbligo che l’art. 2447 c.c. impone, unitamente agli artt. 2485 e 2486 c.c., all’organo di gestione della società.

Sussiste la responsabilità degli amministratori della società fallita che non abbiano posto in essere alcuna di tali condotte “conservative”, ma hanno invece continuato l’attività di impresa, anche dopo l’azzeramento del capitale sociale, ponendo in essere atti gestori che hanno determinato l’aumento delle perdite della società. La responsabilità degli amministratori emerge anche ragionando a contrario: qualora, infatti, gli amministratori avessero messo in liquidazione la società, o comunque questa fosse stata trasformata o ancora “ricapitalizzata” quando il capitale sociale si era azzerato non si sarebbero manifestate le perdite registrate dai bilanci della società fallita. Se la gestione dell’impresa non fosse proseguita sino al momento dell’apertura del concorso dei creditori, ma fosse cessata prima, la perdita di patrimonio sociale non si sarebbe verificata o, in ogni caso, si sarebbe verificata in misura ridotta. Ne deriva la responsabilità dell’organo gestorio della società fallita.

E’ ammissibile la liquidazione del risarcimento del danno in via equitativa, prendendo come parametro di riferimento le perdite registrate dai bilanci di esercizio della società fallita, predisposti dall’organo amministrativo, ed approvati dai soci.

Gli amministratori vanno condannati, in solido tra loro, al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento, non rilevando la più o meno breve permanenza di ciascun soggetto all’interno dell’organo amministrativo della società, posto che tale circostanza ha rilievo unicamente nei rapporti interni tra i debitori solidali, risultando invece inopponibile alla curatela fallimentare. (Alessandro Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 30 Ottobre 2015.


Società a responsabilità limitata - Amministratore - Revoca - Inaudita altera parte, ex art. 2476, comma 2, c.c..
In presenza di gravi condotte gestionali, quali gli indebiti bonifici di somme disposti dall’amministratore a favore di se stesso e a valere sul conto corrente sociali, la funzione cautelare integrata dalla revoca giudiziale dell’organo gestorio ex art. 2476, 2 comma, c.c., può trovare utile svolgimento solo se la misura invocata venga assunta prima inaudita altera parte, così da privare l’amministratore della legittimazione ad operare sul conto corrente sociale prima dell’instaurarsi del contraddittorio. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 28 Ottobre 2015.


Azione di responsabilità sociale promossa dalla curatela – Cass. Civ. SS. UU. N. 9100/2015 – Persistente applicabilità criterio risarcimento danno correlato alla differenza tra attivo e passivo – Fattispecie.
Anche dopo la rimeditazione di cui alla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 9100 del 2015, continua a rendersi applicabile il criterio del risarcimento del danno correlato alla differenza tra attivo e passivo, ove ne sussistano, in concreto, i presupposti (nella specie, la Corte d’Appello Etnea ha ritenuto applicabile il suindicato principio tenuto conto delle seguenti circostanze: il mancato deposito dei bilanci e delle scritture contabili, l’omessa tenuta della contabilità per tutta la durata della società sino al fallimento; la specifica tipologia della maggior parte dei crediti ammessi al passivo, costituiti da debiti verso l’erario, gli istituti previdenziali ed i lavoratori, che depongono per la sussistenza di una completa spoliazione degli utili societari e dell’aggravarsi del passivo imputabile all’organo amministrativo, l’ammanco di merce e la chiusura della sede sociale). (Paolo Calabretta) (riproduzione riservata) Appello Catania, 30 Giugno 2015.


Società a responsabilità limitata - Amministratore - Autodeterminazione del compenso - Responsabilità dell'amministratore - Sussistenza.
Costituisce una grave irregolarità, rilevante ai fini del disposto di cui all’art. 2476, comma 3, c.c. la condotta dell’amministratore che proceda autonomamente alla determinazione del proprio compenso (anche se nella fattispecie a titolo di provvigioni di agenzia); e la condotta non può essere giustificata neppure dal fatto che l’andamento economico della società sia stato migliore rispetto alle precedenti gestioni perché in mancanza dell’autoattribuzione delle provvigioni sarebbe stato in ogni caso superiore. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 12 Giugno 2015.


Responsabilità degli amministratori - Gestione della crisi di impresa - Osservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo - Discrimine tra la condotta diligente e la mala gestio - Giudizio ex post sull'esito di una strategia aziendale - Esclusione - Verifica della ponderazione dei profili di rischio.
Il parametro di valutazione dell’operato degli amministratori di una società a responsabilità limitata deve conformarsi al canone normativo dell’osservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società, ai sensi dell’art. 2476, comma 1, cod. civ. Conseguentemente non è corretto ravvisare una responsabilità per mala gestio dell’amministratore ogni volta che, alla stregua di un giudizio ex post, le sue scelte di strategia aziendale si siano rivelate errate, perché il discrimine tra la condotta diligente e la mala gestio dell’amministratore non può sostanziarsi nella verifica ex post dei rischi connessi ad una scelta imprenditoriale alla prova dei fatti è risultata perdente. Occorre invece accertare se l’amministratore, prima di prendere una certa decisione gestionale, abbia approfonditamente ed adeguatamente ponderato tutti i possibili e prevedibili profili di rischio ad essa connessi, ed abbia a tal fine apprezzato altresì tutti i dati e gli elementi di valutazione concretamente acquisibili nel caso specifico. (Nel caso di specie è stata rigettata la misura cautelare richiesta dalla curatela nei confronti degli amministratori di una s.r.l. fallita dopo un piano attestato ex art. 67, lett. d non andato a buon fine dopo un ampio periodo di esecuzione in cui anche il sistema bancario lo aveva attuato con concessione anche di nuova finanza). (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 29 Maggio 2015.


Società - Azione di responsabilità per danni diretti promossa dal socio nei confronti dell’Amministratore Unico di società a responsabilità limitata a ristretta partecipazione sociale - Azione aquiliana - Onere della prova - Nozione di danno diretto.
E’ astrattamente configurabile l’ipotesi di danno diretto al patrimonio del socio di s.r.l. quando, all’esito di accertamento fiscale eseguito dalla guardia di finanza, che abbia ritenuto l’esistenza di costi indeducibili esposti dalla società, vengano applicate al socio della stessa, a base ristretta di partecipazione (due soci), sanzioni amministrative sul presupposto dell’intervenuta percezione di utili d’impresa non dichiarati dal parte del medesimo.
Nel caso indicato il danno prospettato, qualora esistente, incide direttamente sul patrimonio del socio che  può contestare l’accertamento induttivo indipendentemente da distinte iniziative assunte o meno dalla medesima società.
Non è, peraltro, accoglibile la domanda proposta ex art 2476 comma VI c.c. per mancanza di prova effettiva del danno, qualora il socio non provi di aver dovuto corrispondere l’importo della sanzione amministrativa a lui comminata, ovvero non abbia provato che in concreto non ha percepito utile di sorta.
E’ onere dell’attore provare la specifica condotta esclusiva colposa o dolosa dell’amministratore tenuto conto che il bilancio nel quale sono stati esposti i costi è approvato dall’assemblea con il voto determinante dello stesso socio all’epoca di maggioranza. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 25 Maggio 2015.


Società di capitali - Fallimento - Azione di responsabilità promossa dal curatore nei confronti dell'amministratore - Individuazione e liquidazione del danno risarcibile - Allegazione degli specifici inadempimenti - Necessità - Mancanza di scritture contabili della società - Liquidazione del danno nella differenza tra passivo e attivo - Allegazione delle ragioni che non hanno permesso l'accertamento di specifici effetti dannosi riconducibili alla condotta dell'amministratore.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento di una società di capitali nei confronti dell'amministratore della stessa, l'individuazione e la liquidazione del danno risarcibile dev'essere operata avendo riguardo agli specifici inadempimenti dell'amministratore, che l'attore ha l'onere di allegare, onde possa essere verificata l'esistenza di un rapporto di causalità tra tali inadempimenti ed il danno di cui si pretende il risarcimento.

Nelle predette azioni la mancanza di scritture contabili della società, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, di per sè sola non giustifica che il danno da risarcire sia individuato e liquidato in misura corrispondente alla differenza tra il passivo e l'attivo accertati in ambito fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato soltanto al fine della liquidazione equitativa del danno, ove ricorrano le condizioni perchè si proceda ad una liquidazione siffatta, purché siano indicate le ragioni che non hanno permesso l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore e purché il ricorso a detto criterio si presenti logicamente plausibile in rapporto alle circostanze del caso concreto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Maggio 2015, n. 9100.


Società di capitali - Responsabilità di amministratori e liquidatori - Irregolarità o omissioni nella tenuta delle scritture contabili e dei libri sociali - Prova del danno conseguente - Necessità.
A fondare la responsabilità degli amministratori e dei liquidatori non possono mai valere, di per sé, le irregolarità o omissioni nella tenuta delle scritture e dei libri della società laddove non risulti che, per effetto delle stesse, si siano prodotti danni al patrimonio sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Febbraio 2015.


Fallimento - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori ex art. 146 l.f. - Oggettiva difficoltà di individuare le operazioni non coerenti con il fine conservativo - Onere della prova

Fallimento - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori ex art. 146 l.f. - Capitalizzazione dei costi accessori al contratto di leasing finanziario - Rilevazione in conto economico dei canoni come costi di periodo
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In presenza di una oggettiva difficoltà di individuare le singole operazioni non coerenti con il fine conservativo, l’onere di allegazione si potrà ritenere assolto quando la curatela abbia dedotto che la perdita del capitale sociale risalga ad un momento antecedente alla dichiarazione di fallimento o alla formale messa in stato di liquidazione della società ed abbia allegato che gli amministratori abbiano proseguito nella gestione del patrimonio sociale causando un danno pari alla maggior perdita registrata rispetto al momento in cui la società avrebbe dovuto cessare di operare in un’ottica di going concern. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata)

La capitalizzazione di costi accessori ad un contratto di leasing  finanziario in seno al bilancio sociale del locatario (redatto secondo i principi contabili nazionali) costituisce una falsa rappresentazione di attivo. La corretta contabilizzazione di tale operazione secondo il metodo patrimoniale, ex art. 2427 c.c., vede, infatti, la sola rilevazione in conto economico dei canoni corrisposti come costi di periodo e mai l’iscrizione nell’attivo dello stato patrimoniale delle immobilizzazioni e dei relativi ammortamenti. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 22 Gennaio 2015.


Società a responsabilità limitata - Amministratore - Conflitto di interessi - Revoca.
Deve essere revocato, ai sensi dell’art. 2476, comma 3°, c.c. l’amministratore di società a responsabilità limitata che compie atti in conflitto di interessi con la società arrecando danno a quest’ultima.

La permanenza della condotta illecita dell’amministratore giustifica – sotto il profilo del periculum in mora – la misura più radicale delle revoca dell’amministratore stesso. (segnalazione Rolandino Guidotti)
Tribunale Bologna, 16 Gennaio 2015.


Responsabilità degli amministratori - Azione di responsabilità dei creditori sociali - Natura extracontrattuale - Fondamento - Società a responsabilità limitata - Applicazione analogica delle norme dettate in tema di società per azioni.
L'azione di responsabilità spettante ai creditori sociali ai sensi dell’art. 2394 c.c. costituisce conseguenza dell’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, la cui natura extracontrattuale presuppone l'assenza di un preesistente vincolo obbligatorio tra le parti ed un comportamento dell’amministratore funzionale ad una diminuzione del patrimonio sociale di entità tale da rendere lo stesso inidoneo per difetto ad assolvere la sua funzione di garanzia generica (art. 2740 c.c.), con conseguente diritto del creditore sociale di ottenere, a titolo di risarcimento, l’equivalente della prestazione che la società non è più in grado di compiere (cfr., Cass. 22 ottobre 1998, n. 10488; Cass. 28 novembre 1984, n. 6187; Cass. 10 giugno 1981, n. 3755). Tale impianto è stato confermato dalla giurisprudenza anche a seguito dell’entrata in vigore della nuova disciplina del c.d. diritto societario (cfr. Cassazione civile, sez. I, 21 luglio 2010, n. 17121; cfr., altresì, da ultimo, Trib. Milano, sez. VIII, 18 gennaio 2011, n. 501). Infatti, se pure è vero che l’azione a tutela dei creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione del patrimonio sociale non è contemplata dal novellato art. 2476 c.c., è altrettanto vero che tale azione è, comunque, prevista dall’art. 2394 c.c. con riferimento alle società per azioni. Inoltre, l’art. 2394 bis c.c. prevede espressamente che le azioni di cui agli articoli precedenti (e dunque sia l’azione sociale che l’azione dei creditori sociali) siano esercitate, in caso di fallimento, dal curatore. Ebbene, tali norme, dettate per le società per azioni, devono ritenersi applicabili alle società a responsabilità limitata essendo autorizzata la loro applicazione analogica dall’art. 12 disp. prel. c.c. il quale impone di applicare le disposizioni che regolino casi simili o materie analoghe, quali sono, appunto, quelle di cui agli artt. 2392 e 2394 c.c. La disciplina della responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali nella società per azioni trova, infatti, la stessa ratio nella società a responsabilità limitata: in caso contrario, quest’ultima costituirebbe l’unico tipo societario che prevede la responsabilità limitata senza alcun contrappeso in termini di responsabilità verso i creditori sociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Responsabilità degli amministratori - Causa di scioglimento della società - Automatica cessazione di qualsiasi attività - Esclusione - Prosecuzione di attività relative a contratti in essere - Natura eccezionale fino alla nomina dei liquidatori.
Il verificarsi di una causa di scioglimento della società non comporta di per sé automaticamente la cessazione di qualsiasi attività da parte della società, a maggior ragione se si tratta di attività in corso di esecuzione sulla base di contratti in essere; quindi, pur evidentemente non potendosi ritenere che gli amministratori possano continuare ad impegnare la società in nuove attività, preordinate in modo autonomo al conseguimento di utile sociale, si deve ritenere che, pur in presenza di una causa di scioglimento della società, gli amministratori possano, eccezionalmente e fino al passaggio di consegne con i liquidatori (art. 2487-bis c.c.), compiere quelle attività che siano strettamente e direttamente finalizzate alla conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio, rischiando in contrario, in caso di immediato e totale arresto dell’attività sociale, di esporre la società ad azioni risarcitorie da parte di committenti o in genere delle controparti di contratti in essere. Peraltro dal combinato disposto dagli artt. 2485, comma 1, e 2486, comma 1, c.c. è evidente che questa eccezionale prorogatio dei poteri gestori in capo agli amministratori non può essere di durata illimitata o rimessa all’iniziativa dell’amministratore, ma è ragionevolmente ipotizzabile solo in relazione al tempo strettamente necessario per provvedere alla nomina del liquidatore, previa convocazione senza indugio di apposita assemblea, così come imposto all’amministratore dall’art. 2487 c.c.: detto articolo prevede che la convocazione dell’assemblea debba avvenire contestualmente all’accertamento della causa di scioglimento, accertamento che appunto deve avvenire senza indugio al pari della iscrizione ex art. 2484, comma 3, c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Società a responsabilità limitata - Responsabilità dei soci - Caratteristiche e finalità - Gestione di fatto della società - Corrispondenza con il potere di amministrazione attribuito il socio.
In tema di responsabilità del socio di società di capitali, è possibile aderire all’interpretazione più estensiva della norma di cui all'articolo 2476, comma 7, c.c. coerentemente con la ratio sottesa all’innovazione legislativa, finalizzata ad evitare l’elusione delle responsabilità in capo ai soggetti che di fatto gestiscano la società o comunque ne influenzino la gestione; infatti, non viene in tale contesto posto in crisi il generale principio della non responsabilità del socio per le obbligazioni sociali, in quanto tale responsabilità serve a garantire la necessaria correlazione tra l’attribuzione di un potere e la responsabilità di chi ne sia investito facendo sì che il socio risponda, in solido con gli amministratori, del modo in cui ha esercitato il potere di amministrazione attribuitogli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Società a responsabilità limitata - Responsabilità del socio - Responsabilità dell'amministratore di fatto - Distinzione - Responsabilità per voto nell'assemblea e per consenso manifestato alle decisioni assunte mediante consultazione scritta - Elemento psicologico - Rilevanza.
La responsabilità del socio ex art. 2476, comma 7, c.c. non è sussumibile in quella dell’amministratore di fatto (essendo l’amministratore di fatto, che non necessariamente è anche socio della società, colui che si è ingerito sistematicamente e non occasionalmente nella gestione sociale); ai fini della applicazione della disciplina in argomento appare allora necessario prendere in considerazione tutte quelle manifestazioni di volontà espresse dai soci anche in forme non istituzionali e meramente ufficiose, ma tali in ogni caso da evidenziare l’ingerenza o anche l’influenza effettiva spiegata da costoro sugli amministratori. Nessun dubbio, poi, sussiste in ordine alla circostanza che la condotta del socio possa anche esplicarsi nel voto espresso nell’assemblea ovvero nel consenso manifestato alle decisioni assunte mediante consultazione scritta (art. 2479, comma 3, c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Società responsabilità limitata - Responsabilità del socio - Caratteristiche - Elemento intenzionale - Riferimento alla condotta dannosa indipendentemente dal danno - Atti o comportamenti posti in essere anche fuori dalle incombenze formalmente previste per legge o per statuto - Antigiuridicità dell'atto - Atto lecito esercitato in modo abusivo con finalità non riconducibile allo scopo pratico posto a fondamento del contratto sociale - Principio generale del neminem laedere - Esecuzione del contratto secondo buona fede.
In tema di responsabilità del socio di società a responsabilità limitata ai sensi dell'articolo 2476, comma 7, c.c. appare preferibile la tesi che ricollega il sorgere della responsabilità alla intenzionalità della decisione con riferimento non al danno bensì all'atto compiuto, ossia alla condotta dannosa posta in essere dall’amministratore in concorso con il socio. L’intenzionalità è, quindi, costituita dalla piena coscienza di compiere quell’atto decisionale o autorizzatorio potenzialmente dannoso e, in definitiva, dalla riferibilità psicologica dell’atto al socio.

Dunque deve trattarsi di atti o comportamenti, posti in essere dai soci nella fase decisionale anche fuori dalle incombenze formalmente previste per legge o per statuto e tali da supportare intenzionalmente l’azione illegittima e dannosa poi posta in essere dagli amministratori; inoltre è sufficiente che vi sia la consapevolezza, frutto di conoscenza o di esigibile conoscibilità, da parte del socio dell’antigiuridicità dell’atto e che, nonostante ciò, costui partecipi alla fase decisionale finalizzata al successivo compimento di quell’atto da parte dell’amministratore. L’antigiuridicità dell’atto viene a configurarsi non solo quando l’atto deciso è contrario alla legge o all’atto costitutivo della società, ma anche quando l’atto, pur se di per sé lecito, è esercitato in modo abusivo, cioè con una finalità non riconducibile allo scopo pratico posto a fondamento del contratto sociale.

Pertanto, oltre che al rispetto della legge e del principio generale del neminem laedere, i soci sono pur sempre tenuti ad osservare i doveri di correttezza e buona fede nei confronti della società, degli altri soci e dei terzi e devono comunque evitare di compiere o di concorrere a compiere un atto che, se pur astrattamente lecito, possa di fatto risultare dannoso per gli altri soci, p.es. di minoranza, e nel contempo essere privo di un vantaggio apprezzabile per la società (spunti in tal senso si possono ricavare dalla giurisprudenza di legittimità: Cassazione civile, sez. I, 12 dicembre 2005, n. 27387; Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2003, n. 9353; che, seppur elaborata in materia di impugnazione di delibere di società per azioni, evidenzia un principio di fondo di generale applicazione in ordine alla buona fede in senso oggettivo (art. 1375 c.c.), alla cui osservanza deve essere improntata l’esecuzione del contratto di società.

Se, ai sensi 1375 c.c. il contratto deve essere eseguito in buona fede, è evidente che tutte le determinazioni e decisioni dei soci, assunte formalmente o informalmente durante lo svolgimento del rapporto associativo, debbono essere considerate come veri e propri atti di esecuzione e devono conseguentemente essere valutate nell’ottica della tendenziale migliore attuazione del contratto sociale. Dunque, ai fini che qui rilevano, è da considerare antigiuridico anche un atto che in concreto si presenti espressione dell’inosservanza dell’obbligo di fedeltà allo scopo sociale e/o del dovere di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Azione sociale di responsabilità - Pluralità di convenuti - Litisconsorzio facoltativo - Conseguenze - Pendenza della singola causa al momento della notifica di ciascun atto di citazione - Introduzione della competenza della sezione specializzata per la proprietà industriale - Applicabilità ad una sola di tali cause - Attrazione dell'intero giudizio - Sussistenza - Fondamento.
L'azione sociale di responsabilità cumulativamente promossa contro una pluralità di convenuti riguarda un'obbligazione risarcitoria solidale a loro carico e dà luogo ad un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo originario, sicché le relative cause, benché istruite e trattate congiuntamente in un procedimento formalmente unitario, sono scindibili e mantengono una propria autonomia, così da poter risultare pendenti, ai fini previsti dall'art. 5 cod. proc. civ., in momenti differenti per la diversa data di notifica a ciascuno di essi dell'atto introduttivo del giudizio. Ne consegue che, qualora la notificazione ad uno di loro sia avvenuta vigente il d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, che ha attribuito l'azione alle sezioni specializzate previste dall'art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168, la causa appartiene alla competenza funzionale di queste ultime, che si estende, ai sensi dell'art. 3, ultimo comma, del d.lgs. n. 168 cit., alle cause connesse, ivi comprese quelle precedentemente introdotte. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2014, n. 23117.


Compromesso e arbitrato - Clausola compromissoria contenuta dello statuto della società - Azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore di fatto - Compromettibilità.
Qualora la clausola compromissoria contenuta nello statuto della società devolva alla cognizione arbitrale ogni controversia promossa nei confronti degli amministratori, sindaci e liquidatori che abbia ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale, nella competenza degli arbitri rientrano anche le controversie risarcitorie promosse nei confronti del c.d. amministratore di fatto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Settembre 2014.


Società - Controllo giudiziario previsto dall'art. 2409 cod. civ. in caso di gravi irregolarità nella gestione delle società per azioni - Possibilità di utilizzo da parte dei collegi sindacali delle società a responsabilità limitata aventi finalità diverse dalle attività sportive o correlate..
Va dichiarata la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2409 e 2476 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Tivoli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 07 Maggio 2014, n. 116.


Società - Controllo giudiziario previsto dall'art. 2409 cod. civ. in caso di gravi irregolarità nella gestione delle società per azioni - Possibilità di utilizzo da parte dei collegi sindacali delle società a responsabilità limitata aventi finalità diverse dalle attività sportive o correlate..
Va dichiarata la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2409 e 2476 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Tivoli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 07 Maggio 2014, n. 116.


Potere di controllo del socio di s.r.l. – Inapplicabilità dell’art. 2476 c.c. al socio di S.p.A. – Trasformazione di s.r.l. in S.p.A. – Effetti – Venire meno del diritto di controllo ex art. 2476 c.c. – Tutela cautelare d’urgenza – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Inammissibilità.

Recesso del socio di s.r.l. – Art. 2473 c.c. – Effetti – Venir meno dello status socio.
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Nel caso in cui la s.r.l. sia ritualmente trasformata in S.p.A., va esclusa la titolarità in capo al socio del diritto di cui all’art. 2476 c.c. e va, pertanto, dichiarato inammissibile il ricorso ex art. 700 c.p.c. diretto a far valere giudizialmente tale diritto. (Pasquale Barbieri) (riproduzione riservata)

Il recesso è atto unilaterale recettizio giuridicamente efficace dal momento in cui, con qualsiasi mezzo, la società prende atto della volontà del socio, con la conseguenza che da tale momento il socio perde il relativo status e la legittimazione ad esercitare i diritti sociali.  (Pasquale Barbieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro, 26 Febbraio 2014.


Azione responsabilità nelle s.r.l. – Inapplicabilità dell’art. 2393 bis cod. civ. – Notificazione al Presidente del collegio sindacale – Insussistenza.

Azione responsabilità nelle s.r.l. – Inapplicabilità e/o incompatibilità dell’art. 2393 bis cod. civ. – Inapplicabilità e/o incompatibilità dell’art. 2477, comma 4, cod. civ..

Azione responsabilità nelle s.r.l. – Fatti compiuti ante riforma delle società – Giudizio intrapreso dopo riforma delle società – Applicabilità dell’art. 2476 cod. civ. novellato – Sussistenza.

Risarcimento del danno per fatto illecito e responsabilità contrattuale – Prescrizione – Decorrenza.

Responsabilità del Collegio sindacale – Nomina fittizia e/o abusiva – Onere della prova – Rimedi e condizioni.
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A differenza di quanto previsto per le s.p.a. dall’art. 2393 bis c.c., per le s.r.l. il codice non prevede alcunché circa la necessità della notifica alla società anche in persona del Presidente del Collegio Sindacale, il che comporta che nelle s.r.l. è sufficiente, ai fini della regolare instaurazione del contraddittorio nei confronti della società, che quest’ultima sia evocata in giudizio in persona del suo legale rappresentante. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Nelle s.r.l. è prevista la possibilità per ciascun socio, indipendentemente dalla entità della partecipazione sociale, di esercitare l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori e, con riguardo alla incompatibilità della previsione di cui all’art. 2393 bis, comma 3, c.c. con il regime della s.r.l.; norma, quest’ultima, che non può essere recuperata attraverso il rinvio alle disposizioni sulla s.p.a., stabilito dall’art. 2477, comma 4, nei casi in cui è obbligatoria la nomina del collegio sindacale nella s.r.l. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

I fatti in cognizione si sono verificati in epoca anteriore all’1.1.2004, data di entrata in vigore della riforma del diritto societario, ma, ai fini della legittimazione del socio all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci occorre far riferimento alle norme processuali in vigore all’epoca della proposizione del giudizio, agosto 2008, ovvero all’art. 2476 c.c. come modificato dalla riforma del diritto societario. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

La prescrizione del diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, così come quello dipendente da responsabilità contrattuale, non può iniziare a decorrere prima del verificarsi del danni di cui si chiede il risarcimento (Cass. n. 26020/2011) ma piuttosto dal momento in cui la produzione del danno si manifesta, all’esterno, divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile (Cass. n. 12666/2003, n. 12699/2010). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il sindaco (sul quale gravava l’onere della prova contraria, anche indiziaria, per vincere la presunzione semplice di effettività della nomina) non ha comprovato documentalmente l’irregolarità del procedimento di iscrizione della sua nomina di sindaco nel Registro delle Imprese, non avendo prodotto la richiesta con i relativi allegati; e non ha assunto nessuna iniziativa avverso l’uso indebito ed illecito che assume sia stato fatto del suo nome. Data la gravità del comportamento che sarebbe stato serbato dai soggetti che hanno richiesto l’iscrizione della sua nomina, uso abusivo del nome altrui, falsificazione della firma altrui, era lecito attendersi una immediata reazione, rivolta a stigmatizzare e neutralizzare adeguatamente la condotta illecita che si assume serbata dall’amministratore, con la presentazione di una denunzia-querela per i delitti di cui agli artt. 494 e 485 c.p., e con il parallelo esercizio di un’azione civile per la cancellazione ex tunc dell’iscrizione della nomina. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Appello Campobasso, 15 Febbraio 2014.


Azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore di SRL – Natura sociale dell’azione – Legittimazione sostitutiva del socio – Litisconsorzio necessario tra società e socio – Sussistenza.

Revoca cautelare dell’amministratore della SRL – Presupposti – Gravi irregolarità nella gestione della società – Danno effettivo o danno potenziale quale conseguenza di tali irregolarità – Natura conservativa o anticipatoria della misura cautelare – Strumentalità della misura rispetto all’azione di responsabilità o all’azione di revoca dell’amministratore.

Responsabilità dell’amministratore di SRL nei confronti del socio – Azione individuale – Danno diretto – Sussistenza – Danno riflesso – Esclusione.

Strumenti cautelari per il socio in caso di azione individuale di responsabilità nei confronti dell’amministratore di SRL – Revoca e/o decadenza dell’amministratore – Esclusione.
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L’attenuazione del nesso di strumentalità necessaria ed il venir meno della necessaria fase di merito - conseguenti alla inserzione dei nuovi commi 6 e 7 nell'art. 669-octies c.p.c., attuata dal D.L. n. 35/2005, convertito in L. n. 80/2005 - non elimina la possibilità che venga instaurato un processo di cognizione avente ad oggetto la domanda (di merito), con la conseguente necessità, per chi invoca la tutela cautelare, di indicare specificamente l'azione di merito cui il ricorso è strumentale ai sensi dell’art. 125 cpc. E’ sufficiente una prospettazione dei fatti costitutivi e delle richieste che faccia individuare implicitamente la tutela che s’intende azionare in sede di merito. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La conseguenza dell’omessa indicazione dell’azione di merito va rinvenuta in una pronunzia di rito che rigetti l’istanza, non apparendo applicabile alla fattispecie il meccanismo della rinnovazione integrazione dell’atto introduttivo previsto dall’art. 164 cpc. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2476 c.c., comma 3 c.c., prevede la legittimazione sostitutiva del socio a promuovere l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore di Srl. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’azione prevista da tale norma è azione di tipo sociale. Infatti l’amministratore risponde nei confronti della società, della correttezza e legittimità della sua attività di gestione; può dirsi, più precisamente, che la società sia creditrice dell’adempimento dell’obbligo gestorio nei riguardi di chi l’amministra e, quindi, di quello risarcitorio nei casi in cui l’attività non sia svolta nel rispetto della legge e dello statuto, provocando danni all’ente. Nei suddetti termini, un’interpretazione dell’art. 2476 che voglia essere conforme al dettato Costituzionale e, segnatamente, ai diritti contemplati dall’art. 24 della Carta, non può che imporre il riconoscimento alla società della legittimazione ad agire per tutela dei crediti appena evidenziati. D’altra parte, è prevista espressamente che l’azione di cui si discute sia oggetto di rinunzia o transazione da parte della società ( salva deroga statutaria); ciò costituisce conferma di un potere dispositivo, che altrimenti non può giustificarsi se non quale contraltare di una legittimazione sostanziale e processuale della società nei confronti del suo amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2476, comma 3°cit., ove prevede la possibilità di richiedere la revoca cautelare dell’amministratore di Srl, è tuttora oggetto di due lettura; una, per cui tale misura sarebbe strumentale all’azione sociale di responsabilità, tale per cui la richiesta potrebbe essere proposta solo in caso di gravi irregolarità di gestione che abbiano già provocato un danno al patrimonio sociale. Altra lettura è invece nel senso che l’azione (cautelare) di revoca (anticipata) dell’amministratore costituisca, in realtà, una misura tipica volta non a cautelare il proficuo esercizio dell’azione sociale di responsabilità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Di fronte al medesimo fatto, doloso o colposo, costituente “inosservanza da parte degli amministratori ai doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società” ex art. 2476, comma 1°, c.c. ovvero espressione o sintomo di “gravi irregolarità nella gestione”, il singolo socio, in nome proprio e nell’interesse esclusivo della società, potrebbe quindi promuovere (secondo una delle interpretazioni riportate) l’azione di responsabilità sociale, chiedendo, prima ovvero in corso di causa, le misure cautelari, tipiche (la revoca) o atipiche, che sono strumentali alla conservazione dello status quo o del credito azionato; viceversa (secondo l’altra impostazione) proporre l’azione di revoca dell’amministratore incolpato, per la sua rimozione anticipata dalla carica ricoperta, se del caso promuovendone la revoca cautelare (o provvisoria), quale misura tipicamente anticipatoria degli effetti della decisione di merito, e cioè la revoca definitiva, durante il giudizio di merito ma, a ben vedere, anche prima della sua proposizione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L'azione individuale del socio è da collegare all'avverbio "direttamente" contenuto sia nell’art. 2476, comma 6, che nell’art. 2395, delimitandosi l'ambito della sua esperibilità solo ai pregiudizi che si verifichino nel patrimonio del socio quale conseguenza immediata e diretta (non riflessa) del comportamento colposo o doloso dell’amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il socio che intenda agire con l’azione risarcitoria diretta nei confronti dell’amministratore della società cui partecipa, deve poter chiedere una misura (atipica) volta a cautelare il suo credito, con funzione latu sensu conservativa. Più segnatamente, oltre al rimedio tipico diretto a cautelare la garanzia offerta dal patrimonio del suo debitore, rispetto ad eventuali atti di dispersione e/o distrazione (il sequestro conservativo), si può immaginare che questi possa invocare ed ottenere un provvedimento che lo sottragga dal rischio del perpetuarsi di condotte gestorie che gli arrechino danni diretti. Tuttavia detta misura non può consistere nella decadenza qui richiesta. Ad avviso del giudicante quest’ultima, così come la revoca cautelare, integra la natura di rimedio nella disponibilità della sola società, che ha un rapporto di mandato con l’amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La revoca e la decadenza costituiscono misure che – pur in ipotesi con diversa natura (costitutiva o dichiarativa) – mirano a conseguire (o accertare) l’effetto della risoluzione (scioglimento) di detto rapporto, che appunto esiste solo tra la società e l’organo di gestione. Ciò in coerenza con il dettato normativo di cui all’art. 2475 c.c. (e, in questo caso, anche con quello statutario) secondo cui il potere di nomina e di revoca degli amministratori è rimesso ala decisione assunta da tutti i soci, secondo lo schema di cui agli artt. 2479 e 2479 bis. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2382 c.c. individua nell’interdizione (anche temporanea) dagli uffici direttivi di persone giuridiche una causa d’immediata ed automatica decadenza dell’amministratore. Pertanto, al verificarsi di una tale condizione di decadenza, i soci dovrebbero piuttosto adottare le decisioni di (presa d’atto e) sostituzione dell’organo decaduto, secondo gli schemi decisionali stabiliti dalla legge o dallo statuto. In ipotesi d’impossibilità di addivenire alla decisione, del caso per l’inerzia dell’organo gestionale nel provvedere alla convocazione, o procedere in nome proprio ma nell’interesse della società con gli strumenti cautelari previsti dall’art. 2476 c.c. ovvero a sollecitare l’accertamento giudiziale del verificarsi eventuale di una causa di scioglimento della società (per sua impossibilità di funzionamento). Ad ogni modo (l’accertamento del) la decadenza non può costituire oggetto di una domanda cautelare da parte del socio uti singulus, perché ciò vorrebbe significare il poter per questi di ottenere in via d’urgenza di più di quanto gli sarebbe possibile conseguire con l’azione di merito. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 07 Novembre 2013.


Società a responsabilità limitata - Legittimazione della società all'esercizio dell'azione di responsabilità di cui all'articolo 2476 c.c. - Sussistenza - Fondamento.

Commissario giudiziale - Legittimazione all'esercizio in sede civile dell'azione di responsabilità derivante dai fatti penalmente rilevanti di cui all'articolo 236 L.F. - Sussistenza.
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Nella società a responsabilità limitata, la legittimazione della società all'esercizio dell'azione di responsabilità di cui all'articolo 2476 c.c. deriva direttamente dal primo comma di quest'ultima norma, secondo il quale gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo; nonostante la mancata espressa previsione della facoltà di esercitare l'azione, si deve, infatti, ritenere che all'attribuzione del diritto sostanziale non possa che conseguire il riconoscimento dello strumento processuale dell'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1)

Se il commissario giudiziale ha facoltà di costituirsi, in luogo dei creditori, parte civile nel processo penale relativo ai reati di cui all'articolo 236 L.F., allo stesso modo egli, in luogo ed in rappresentanza dei creditori, potrà far valere in sede civile, a titolo di illecito extra contrattuale ex articolo 2043 c.c., il danno patrimoniale derivante da fatti anche omissivi di amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori astrattamente sussumibili sotto la previsione dell'articolo 236 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Napoli, 25 Luglio 2013.


Società a responsabilità limitata - Legittimazione della società all'esercizio dell'azione di responsabilità di cui all'articolo 2476 c.c. - Sussistenza - Fondamento..
Nella società a responsabilità limitata, la legittimazione della società all'esercizio dell'azione di responsabilità di cui all'articolo 2476 c.c. deriva direttamente dal primo comma di quest'ultima norma, secondo il quale gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo; nonostante la mancata espressa previsione della facoltà di esercitare l'azione, si deve, infatti, ritenere che all'attribuzione del diritto sostanziale non possa che conseguire il riconoscimento dello strumento processuale dell'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 25 Luglio 2013.


Commissario giudiziale - Legittimazione all'esercizio in sede civile dell'azione di responsabilità derivante dai fatti penalmente rilevanti di cui all'articolo 236 L.F. - Sussistenza..
Se il commissario giudiziale ha facoltà di costituirsi, in luogo dei creditori, parte civile nel processo penale relativo ai reati di cui all'articolo 236 L.F., allo stesso modo egli, in luogo ed in rappresentanza dei creditori, potrà far valere in sede civile, a titolo di illecito extra contrattuale ex articolo 2043 c.c., il danno patrimoniale derivante da fatti anche omissivi, di amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori astrattamente sussumibili sotto la previsione dell'articolo 236 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 25 Luglio 2013.


Consultazione documentazione tramite professionisti di fiducia – Tutela riservatezza e segretezza società.

Società – Diritto del socio di estrarre copia della documentazione – Modalità.

Diritto del socio ad ottenere la consultazione in termini ragionevoli – Divieto degli amministratori di procrastinare la consultazione senza giustificato motivo – Ratio della norma.
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L’esibizione al socio può avvenire anche tramite professionista di sua fiducia- purché si tratti di un dottore commercialista o un ragioniere commercialista o un revisore dei conti, figure professionali in cui alla competenza tecnica si accompagnano doveri deontologici, quali la riservatezza e il segreto professionale, al fine di garantire l’interesse della società a che le notizie e le informazioni relative all’attività sociale non vengano diffuse all’esterno. (Daniel Porcu) (riproduzione riservata)

Il socio richiedente la consultazione della documentazione sociale ha facoltà di estrazione di copia della stessa a proprie spese. (Daniel Porcu) (riproduzione riservata)

L’art. 2476, secondo comma, c.c. tutela il diritto del socio di minoranza alla consultazione dei libri e dei documenti in maniera effettiva e reale e non consente certo che l’organo amministrativo possa, come invece avvenuto nel caso in esame, limitare l’esercizio di tale diritto procrastinando arbitrariamente a suo piacimento e senza alcuna seria e concreta giustificazione i tempi di consultazione della documentazione. (Daniel Porcu) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 10 Luglio 2013.


Società a responsabilità limitata - Denunzia al tribunale - Controllo giudiziale di cui all'articolo 2409 c.c. - Attivazione da parte dei sindaci - Esclusione..
I sindaci di una società a responsabilità limitata non possono attivare il procedimento di controllo giudiziario sulle società di cui all'articolo 2409 c.c. e ciò anche se si versa in ipotesi di società a responsabilità limitata con unico socio o con capitale sociale tale da rendere obbligatorio il collegio sindacale. (Nel caso di specie, i sindaci avevano attivato il procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. chiedendo la revoca dell'amministratore unico della società e la nomina di un amministratore giudiziario, previa eventuale ispezione dell'amministrazione della società stessa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 13 Marzo 2013.


Trust - Sostituzione del trustee - Ricorso in via cautelare - Ammissibilità..
Poiché l'istituto del trust non prevede una disposizione analoga a quella dell'articolo 2476 c.c. per la revoca in via cautelare dell'amministratore di società a responsabilità limitata, per la sostituzione del trustee può farsi ricorso, ricorrendone le condizioni, allo strumento cautelare di cui all'articolo 700 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Gennaio 2013.


Società cooperative - Responsabilità limitata - Azione di responsabilità ex articolo 2476 c.c. - Controllo giudiziario ex articolo 2545-quinquesdecies c.c. - Natura alternativa dei due rimedi - Esclusione.
I rimedi dell'azione di responsabilità ex art 2476 c.c. e del controllo giudiziario ai sensi dell'art. 2545-quinquesdecies c.c., pur presentando, come è ovvio, elementi di interferenza, non sono tra loro sovrapponibili, operando su versanti del tutto distinti e, eventualmente, complementari. Il primo rimedio, infatti, ha natura e carattere risarcitorio, tanto che nell'ambito del relativo procedimento non è consentito al giudice adottare provvedimenti atipici a tutela della corretta gestione societaria allorquando le irregolarità riscontrate non siano di gravità tale da determinare la revoca dell'amministratore e, comunque, non è consentito nominare un amministratore in luogo di quello revocato. Inoltre, anche l'adozione del provvedimento cautelare di revoca dell'amministratore si inserisce nell'ambito di un procedimento finalizzato esclusivamente all'emanazione di una sentenza di condanna del rappresentante dell'organo gestorio al risarcimento del danno patito dalla società, con la conseguenza che la revoca può essere disposta solo allorquando il ricorrente dimostri l'esistenza, a carico della società, di un danno che l'ulteriore prosecuzione dell'attività gestoria da parte dell'amministratore nelle more del giudizio di merito possa accrescere. Al contrario, il procedimento di cui all'art. 2409 c.c. non ha finalità sanzionatoria delle gravi irregolarità della gestione, anche solo potenzialmente, dannose per la società, ma risulta funzionale alla eliminazione, attraverso l'attività di un pubblico ufficiale di nomina giudiziale, delle irregolarità riscontrate non rimosse dall'amministratore anche nel caso in cui esse non siano a questi personalmente imputabili. In definitiva, i rimedi contenuti nell'art. 2476, comma 3, c.c. non sono sovrapponibili a quelli recati dal precedente art. 2409 c.c., si che, in mancanza didisposizione di legge che ponga i rimedi medesimi in termini di sicura alternatività, e di non sussistenza di profili di incompatibilità di quello previsto dalla citata disposizione in materia dì società a responsabilità limitata con la disciplina caratterizzante le società cooperative, deve affermarsi la coesistenza degli stessi in riferimento alle "cooperative s.r.l.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Novembre 2012.


Società a responsabilità limitata - Revoca dell'amministratore - Richiesta avanzata prima dell'esercizio dell'azione - Presupposti - Nomina di curatore speciale - Necessità .
Nel caso in cui al momento dell'esercizio dell'azione sociale di responsabilità, ovvero della richiesta di revoca dell'amministratore avanzata prima dell'esercizio dell'azione, la persona fisica che il socio assume abbia cagionato pregiudizio al patrimonio sociale per violazione dei doveri ad essa incombenti ex art. 2476, comma 1, c.c., sia ancora titolare (in base alla specifica regola statutaria) del potere di rappresentanza sostanziale della società (artt. 2475 e 2475-bis c.c.), da esercitarsi anche nel processo relativo a tali azioni (di merito e cautelare), è necessario, in funzione della valida instaurazione del rapporto processuale anche nei confronti della società (litisconsorte necessario), che prima dell'inizio del processo ovvero del procedimento relativo alle azioni stesse alla persona giuridica venga nominato curatore speciale ex art. 78, comma 2, c.p.c.: e ciò in ragione dell'evidente ed attuale conflitto di interessi fra rappresentante (l'amministratore che sia anche dotato del potere di rappresentanza della società) e rappresentato (la società). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Novembre 2012.


Società a responsabilità limitata Azione sociale di responsabilità come presupposto dell'azione cautelare - Esclusione.
L'esercizio dell'azione sociale di responsabilità non costituisce presupposto processuale per l'esercizio dell'azione cautelare specificamente "vicaria" di quella di merito, dal momento che, non contenendo l'art. 2476, comma 3, c.c., una norma di legge processuale speciale, non vi è ragione per escludere, nella sussistenza dei presupposti di natura sostanziale previsti dalla stessa disposizione, l'adozione dello specifico provvedimento cautelare da essa contemplato anche prima dell'esercizio dell'azione sociale di responsabilità da parte del socio, ai sensi dell'art. 669-ter c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Novembre 2012.


Potere di controllo del socio di s.r.l. – Art. 2476 c.c. – Inapplicabilità dell’art. 2476 c.c. al socio di s.p.a. – Trasformazione di s.r.l. in s.p.a. – Effetti – Venire meno del diritto di controllo ex art. 2476 c.c. – Tutela cautelare d’urgenza – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Rigetto..
In tema di potere di controllo da parte del socio di s.r.l. che non partecipa all’amministrazione, l’art 2476 c.c. dispone che egli abbia diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di fiducia, i libri sociali e i documenti relativi all’amministrazione, mentre un’analoga disposizione e un analogo potere non sono previsti per le s.p.a.. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la s.r.l. sia ritualmente trasformata in s.p.a., va esclusa la titolarità in capo al socio del diritto di cui all’art. 2476 c.c. e pertanto va rigettato il ricorso ex art. 700 c.p.c. diretto a far valere giudizialmente tale diritto. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 15 Settembre 2012.


Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità contro gli amministratori - Legittimazione della società - Sussistenza..
La previsione, di cui al terzo comma dell'articolo 2476 c.c., della legittimazione in capo a ciascun socio dell'azione di responsabilità contro gli amministratori di società a responsabilità limitata non consente di escludere la legittimazione concorrente della società a promuovere detta azione, dovendosi considerare la posizione processuale del socio come quella di un sostituto processuale, che agisce per far ottenere alla società il risarcimento del danno dalla stessa patito e viene rimborsato degli oneri sostenuti; non appare, quindi, logico escludere che con la posizione del sostituto conviva, con pieni poteri processuali, anche la posizione della società sostituita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 19 Luglio 2012.


Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità contro gli amministratori - Azione promossa dalla società - Delibera dell'assemblea - Necessità..
L'azione di responsabilità promossa dalla società nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata deve essere autorizzata dall'assemblea dei soci con apposita delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 19 Luglio 2012.


Società di capitali – Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci ex art. 2476 comma 1 c.c. – Natura del provvedimento..
In tema di società di capitali, in materia di responsabilità degli amministratori e controllo dei soci, il provvedimento emesso a seguito della tutela invocata ex art. 2476, comma 3 cod. civ. ha natura squisitamente cautelare cosicché la sua emanazione presuppone l’accertamento della esistenza di gravi irregolarità di gestione incidenti sul rapporto fiduciario posto alla base del conferimento dell’incarico gestorio e tali da arrecare un danno potenziale od attuale alla società. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 31 Maggio 2012.


Costituzione in trust di partecipazioni in società di capitali - Rispetto delle norme societarie che regolano la legittimazione all'esercizio dei diritti sociali - Necessità - Inscindibilità del voto dalla quota sociale.

Segregazione di quota sociale in trust - Iscrizione nel registro delle imprese - Necessità.
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La costituzione in trust di partecipazioni in società di capitali deve avvenire nel rispetto delle norme societarie che regolano la legittimazione all'esercizio dei diritti sociali e non può, pertanto, violare la regola, desumibile dagli articoli 2468, commi 2 e 3, 2476, comma 7, 2479, 2479 bis del codice civile, della inscindibilità del voto dalla quota sociale, in base alla quale il diritto di voto spetta soltanto al socio, il quale può delegarne il mero esercizio alle condizioni previste dall'articolo 2479 bis, comma 2, c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche ammettendo che l'atto di segregazione della quota sociale in trust possa essere sussunto nel concetto di trasferimento della quota sociale (articolo 2469 c.c.), certo sarebbe che esso, per essere efficace, dovrebbe comunque essere iscritto nel registro delle imprese (articolo 2470 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca, 24 Aprile 2012.


Società a responsabilità limitata - Diritto del socio l'informazione - Violazione - Impugnazione di delibera assembleare adottata in violazione del diritto di informazione - Ammissibilità - Onere di allegazione e della prova..
Il socio di società a responsabilità limitata del quale venga violato il diritto all'informazione previsto dall'articolo 2476, comma 2, c.c. può richiedere, ai sensi dell'articolo 2479 ter c.c., la declaratoria di invalidità della delibera assembleare qualora dimostri che la documentazione fornita soltanto in ritardo dalla società avrebbe consentito, se ottenuta tempestivamente, una piena conoscenza della realtà economica e patrimoniale della società necessaria per l'adozione della delibera impugnata. A tal fine, il socio deve allegare e provare il nesso concreto ed effettivo tra il mancato o ritardato accesso agli atti sociali e il contenuto della delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 13 Marzo 2012.


Società - Azione di responsabilità dei creditori - Prescrizione quinquennale - Decorrenza - Possibilità per i creditori di venire a conoscenza dell'incapienza del patrimonio - Significato di incapienza - Distinzione dallo stato di insolvenza - Onere della prova..
L'azione di responsabilità dei creditori sociali nei confronti degli organi della società è soggetta a prescrizione quinquennale, la quale decorre dal momento in cui i creditori sono oggettivamente in grado di venire a conoscenza dell'insufficienza del patrimonio sociale ai fini della soddisfazione dei loro crediti. Tale incapienza, consistente nell'incidenza delle passività sulle attività, non corrisponde alla perdita integrale del capitale sociale, che può verificarsi anche in presenza di un pareggio tra attivo e passivo, né allo stato di insolvenza di cui all'articolo 5, legge fallimentare; essa consiste in una condizione di squilibrio patrimoniale più grave e definitiva, la cui emersione non coincide necessariamente con la dichiarazione di fallimento, potendo essere anteriore o posteriore. L'onere di dimostrare che l'insufficienza del patrimonio sociale si è manifestata ed è divenuta conoscibile prima della dichiarazione di fallimento grava sull'amministratore o sul sindaco che eccepisce la prescrizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Febbraio 2012.


Società - Responsabilità di amministratori e soci - Responsabilità solidale dei soci che hanno deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società - Applicazione ratione temporis..
L'articolo 2476, comma 7, c.c., che ha introdotto una forma di responsabilità anche per i singoli soci che, con il proprio comportamento, avallano l'atto esecutivo posto in essere dall'amministratore, è applicabile esclusivamente alle fattispecie formatesi successivamente al 1 gennaio 2004, data di entrata in vigore della modifica legislativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Febbraio 2012.


Società - Collegio sindacale - Dovere di vigilanza - Operazioni straordinarie - Potere di valutare la correttezza delle scelte degli amministratori - Esclusione - Verifica di conformità alla legge delle scelte - Sussistenza - Richiesta di integrazione della documentazione a verifica sostanziale delle informazioni necessarie a valutare la correttezza dell'operazione..
Benché non possa ritenersi compito del collegio sindacale verificare la correttezza delle valutazioni poste in essere dagli amministratori, si deve tuttavia ritenere che rientri nei poteri e dei doveri dei sindaci verificare che le valutazioni predisposte a supporto di operazioni straordinarie siano conformi ai criteri dettati dal legislatore, verifica, questa, che può essere condotta attraverso richieste di integrazione della documentazione posta a supporto di dette operazioni. Va, inoltre, precisato che la vigilanza del collegio non deve limitarsi alla verifica dell'esistenza fisica dei documenti relativi all'operazione straordinaria, ma deve estendersi alla idoneità dei medesimi a fornire quel livello minimo di qualità e quantità informativa necessarie a valutare la correttezza dell'intera operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Febbraio 2012.


Società a responsabilità limitata - Azione sociale di responsabilità - Esercizio da parte del curatore - Legittimazione del singolo socio - Intervento adesivo - Facoltà di proseguire l'azione rinunciata dal curatore - Esclusione..
La legittimazione a promuovere l'azione sociale di responsabilità che l'articolo 2476, comma 3, c.c. riconosce a ciascun socio, quale che sia l'entità della sua partecipazione al capitale sociale, ha natura derivativa rispetto a quella della società. Qualora, pertanto, detta azione venga esercitata dal curatore ai sensi dell'articolo 146, legge fallimentare, il singolo socio potrà tutt'al più svolgere nello stesso giudizio una domanda adesiva e non potrà subentrare nella posizione del curatore che abbia rinunciato a proseguire il giudizio in conseguenza di un intervenuto accordo transattivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 10 Febbraio 2012.


Società a responsabilità limitata - Diritto del socio di consultare la documentazione contabile - Sussistenza - Modalità - Specifica indicazione - Necessità..
Ai sensi dell'articolo 2476, comma 2, c.c. il socio di società a responsabilità limitata ha diritto di consultare, personalmente o a mezzo di consulente da lui designato, la documentazione contabile specificamente indicata relativa alla società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 23 Gennaio 2012.


Società - Formazione fittizia del capitale - Illecito ex articolo 2632 c.c. - Sopravvalutazione rilevante del patrimonio della società - Rilevanza in sede civile ex articolo 2043 c.c...
Integra la fattispecie dell'illecito penale prevista dall'articolo 2632 c.c. il comportamento degli amministratori e dei soci che pongono in essere un fittizio aumento del capitale sociale mediante sopravvalutazione rilevante del patrimonio della società (nel caso di specie la sopravvalutazione ha riguardato il valore di un software) in occasione della sua trasformazione da società a responsabilità limitata in società per azioni. Detto comportamento comporta comunque un danno per la società e per i suoi creditori rilevante sotto il profilo dell'articolo 2043 c.c., in quanto viola il dovere di tutela del capitale sociale nella sua fondamentale funzione di garanzia; il danno causato può ritenersi coincidente con le perdite maturate negli anni di esercizio dell'attività che la società non avrebbe dovuto svolgere e non avrebbe svolto se i suddetti soggetti non lo avessero consentito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Fallimento - Azione di responsabilità del curatore - Azione sociale di responsabilità - Azione dei creditori sociali - Legittimazione - Sussistenza..
Ai sensi degli articoli 2394 bis c.c. e 146, legge fallimentare, il curatore fallimentare può esperire sia l'azione sociale di responsabilità sia l'azione spettante ai creditori sociali ai sensi degli articoli 2393 e 2394 c.c. nonché l'azione di responsabilità per fatti illeciti di cui all'articolo 2043 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Distrazioni poste in essere dagli amministratori - Mancanza di specifici poteri interdittivi dei sindaci - Responsabilità - Esclusione..
In mancanza di specifici poteri interdittivi, deve escludersi la responsabilità dei sindaci in ordine alle distrazioni effettuate dall'amministratore mediante prelievi ingiustificati dai conti correnti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Responsabilità dei sindaci - Mancato rilievo dell'inesistenza del capitale sociale - Mancata adozione di opportune iniziative - Sopravvalutazione dell'unico cespite..
Rilevano ai fini della responsabilità dei sindaci di cui all'articolo 2407 c.c. il mancato rilievo dell'inesistenza della garanzia costituita dal capitale della società e l'omissione di opportune iniziative dirette a rimuovere tale situazione, tanto più grave quanto più risulti evidente la mancanza di corrispondenza alla realtà di una spropositata rivalutazione del valore di un cespite che costituisce l'intero attivo patrimoniale della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Dovere di vigilanza e controllo dei sindaci - Inerzia dei sindaci di fronte a comportamenti censurabili posti in essere prima del loro insediamento..
Il dovere dell'organo di controllo di vigilare sull'esistenza e la permanenza delle condizioni per il corretto svolgimento dell'attività sociale deve essere osservato immediatamente, al momento dell'accettazione dell'incarico, e la eventuale   inerzia dei sindaci nell'assolvere ai compiti di vigilanza non può ritenersi giustificata dall'anteriorità al loro insediamento di comportamenti censurabili posti in essere dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Revoca di amministratore di S.r.l. - Potere di revoca assembleare dell’amministratore nelle S.r.l. - Mancanza di norma specifica - Irrilevanza - Amministratore nominato con decisione dei soci a tempo indeterminato - Revocabilità - Sussistenza di una giusta causa - Non necessità..
Il fatto che l'articolo 2476 c.c. preveda la revoca degli amministratori di società a responsabilità limitata, in via strumentale rispetto all'azione di responsabilità, non esclude che il potere di revoca sia esercitato dalla collettività dei soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 14 Settembre 2011.


Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità del socio ex art. 2476, comma 3, c.c. - Litisconsorzio necessario della società..
La società è litisconsorte necessario nella causa avente ad oggetto l’azione sociale di responsabilità esercitata dal socio ai sensi dell’art. 2476, comma 3, c.c. (come espressamente previsto nell’ipotesi, analoga, disciplinata dall’art. 2393 bis c.c., vertendosi in un’ipotesi di legittimazione straordinaria ad agire, cumulativa e non privativa della legittimazione spettante al titolare del diritto). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 06 Settembre 2011.


Società a responsabilità limitata - Diritto del socio di consultare i libri sociali e i documenti relativi alla amministrazione - Sussistenza - Diritto di estrarre copia dei documenti - Sussistenza - Limiti - Modalità..
Il diritto del socio di consultare i libri sociali (2476, comma 2, c.c.) comprende anche il diritto di ottenere estratti di detti documenti; la loro consultazione può inoltre aver luogo anche con l'ausilio di un professionista di fiducia, dovendosi tale facoltà intendere come aggiuntiva e non come alternativa a quella di estrarne la copia. Per quanto, invece, riguarda il diritto del socio di estrarre copia dei documenti relativi alla amministrazione della società, il contemperamento con il diritto della società alla riservatezza può essere ottenuto consentendo l'estrazione di copia non di tutta quanta la documentazione bensì solamente di quella che sia stata consultata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29 Agosto 2011.


Società a responsabilità limitata - Diritto al controllo del socio di minoranza - Diritto di esame dei libri e della documentazione - Eccezioni opponibili da parte della società..
L'articolo 2476, comma 2, c.c. riconosce al socio di minoranza un diritto potestativo di controllo che si esplica nel potere di chiedere in visione i libri e tutta la documentazione afferenti la gestione della società, la quale non può opporre al socio contestazioni di sorta se non quella relativa alla eventuale assenza della titolarità del diritto del richiedente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 10 Giugno 2011.


Società a responsabilità limitata - Diritto al controllo del socio di minoranza - Ingiustificato procrastinarsi nel diritto - Danno irreparabile - Periculum in mora - Sussistenza - Rimedio costituito dall'ordine di esibizione in sede giudiziale - Inadeguatezza..
L'ingiustificato procrastinarsi del diritto del socio di minoranza a prendere visione ex articolo 2476, comma 2, c.c. della documentazione afferente alla gestione della società integra di per sè il periculum in mora che giustifica il ricorso al procedimento cautelare; il ritardo in questione, infatti, lede direttamente il diritto di controllo del socio sull'amministrazione della società nonchè l'esercizio dei poteri ad esso connessi, i quali si esplicano sia nello svolgimento dei rapporti sociali sia attraverso la proposizione di eventuali azioni giudiziarie. Tale diritto non ha una connotazione esclusivamente patrimoniale, poichè il danno che ne deriva, una volta verificatosi, diviene irreparabile ed al mancato esercizio del potere di controllo del socio non è possibile porre rimedio mediante l'ordine di esibizione previsto dall'articolo 210 c.p.c., strumento, questo, utilizzabile esclusivamente in sede giudiziale e che non ha assolutamente carattere esplorativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 10 Giugno 2011.


Società a responsabilità limitata - Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci - Richiesta in sede cautelare di revoca degli amministratori - Strumentalità al giudizio di responsabilità - Allegazione - Produzione di un danno..
Il rimedio cautelare della revoca degli amministratori, esperibile sia in corso di causa sia prima dell'introduzione del giudizio di merito, è un rimedio strumentale esclusivamente ad un giudizio di responsabilità degli amministratori. Il socio che azioni questo rimedio deve, pertanto, allegare non solo le gravi irregolarità di gestione ma anche il "fumus" che tali gravi irregolarità abbiano prodotto un danno il cui risarcimento verrà richiesto nel giudizio di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 28 Dicembre 2010.


Società a responsabilità limitata – Amministratori sprovvisti di delega – Diritto all'informazione ed all'accesso autonomo e diretto ai dati dell'impresa – Sussistenza..
Se è vero che nelle società a responsabilità limitata  il diritto all'informazione, e quindi l'accesso alla documentazione sociale, è  espressamente previsto solo per il socio,  questo non significa che analogo diritto non competa ad ogni amministratore, anche se sfornito di delega. Deve, infatti, ritenersi che  la carica di amministratore  implichi necessariamente la facoltà di acquisire direttamente ed in piena autonomia ogni informazione e dato relativo all'impresa, non essendo immaginabile lo svolgimento di un simile incarico disgiunto dalla approfondita conoscenza  di tali informazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 20 Dicembre 2010.


Società a responsabilità limitata – Azione di responsabilità del socio nei confronti degli amministratori – Esercizio in via surrogatoria – Esclusione..
L’azione di responsabilità di cui all’art. 2476, codice civile, non può essere esercitata in via surrogatoria, in quanto trattasi di azione che, in considerazione del profilo personalistico che caratterizza le società a responsabilità limitata, può essere esercitata solo dal socio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 22 Marzo 2010.


Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori – Prova del danno – Mancanza di elementi di contabilità – Liquidazione in via equitativa – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Ammissibilità..
Quando ricorrono condizioni quali la totale mancanza di documentazione contabile relativa alla società ed alle convocazioni dell’assemblea, la mancata approvazione e deposito dei bilanci relativi a più anni ed il legale rappresentante della società abbia stipulato due contratti di cessione di azienda a prezzo irrisorio che hanno di fatto depauperato la società, è possibile ritenere provato il nesso di causalità tra la condotta degli amministratori ed altresì il danno da questi provocato per la liquidazione del quale è possibile far uso del criterio della differenza tra attivo e passivo fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Ottobre 2009.


Società a responsabilità limitata – Diritto del socio di consultare i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione – Limitazione alla sola visione – Esclusione – Diritto di estrarre copia della documentazione controllata – Sussistenza.

Società a responsabilità limitata – Diritto del socio di consultare i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione – Diritto di accedere al magazzino al fine della verifica delle situazioni dichiarate con quella reale – Esclusione.
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Il diritto del socio di consultare i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione (2476, comma 2, c.c.) comprende anche il diritto di estrarre copia della documentazione controllata non solo in relazione ai documenti particolarmente complessi ed importanti nella vita sociale, ma anche a documenti relativi a rapporti continuativi o contrattuali complessi o che implicano la valutazione di professionisti di diversi settori ovvero che riportino lo svolgimento di attività collegiali. (Giuseppe Contigiani) (riproduzione riservata)

Il diritto del socio di consultare i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione non si estende alla possibilità di accedere al magazzino al fine della verifica delle situazioni dichiarate con quella reale fermo restando la possibilità per il socio di apprendere altrimenti elementi idonei a tale verifica. (Giuseppe Contigiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata, 26 Settembre 2007.