LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VII
Della società a responsabilità limitata
SEZIONE III
Dell'amministrazione della società e dei controlli

Art. 2475-ter

Conflitto di interessi
TESTO A FRONTE

I. I contratti conclusi dagli amministratori che hanno la rappresentanza della società in conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi, con la medesima possono essere annullati su domanda della società, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo.
II. Le decisioni adottate dal consiglio di amministrazione con il voto determinante di un amministratore in conflitto di interessi con la società, qualora le cagionino un danno patrimoniale, possono essere impugnate entro novanta giorni dagli amministratori e, ove esistenti, dai soggetti previsti dall'articolo 2477. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della decisione.

GIURISPRUDENZA

Società a responsabilità limitata - Conflitto di interessi - Contratti conclusi dagli amministratori - Interpretazione del termine «contratti» - Contratti a prestazione unilaterale - Fideiussione.
Nel termine «contratti» utilizzato dalla norma di cui all'art. 2475-ter c.c. (la quale introduce, per le società a responsabilità limitata, una disposizione rispondente al principio generale sancito dall'art. 1394 c.c. in materia contrattuale disponendo che i contratti conclusi dagli amministratori che hanno la rappresentanza della società in conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi, con la medesima possono essere annullati su domanda della società, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo) devono ritenersi ricompresi tanto i contratti sinallagmatici quanto i contratti a prestazione unilaterale, ai quali è riconducibile il contratto di fideiussione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Aprile 2017.


Società a responsabilità limitata - Conflitto di interessi - Contratti conclusi dagli amministratori - Amministratore portatore di un interesse in conflitto con la società - Possibilità di influire sul contenuto negoziale dell'atto.
L'art. 2575-ter c.c. presuppone che l'amministratore, portatore di un interesse in conflitto con la società, abbia la possibilità di influire sul contenuto negoziale dell'atto, così che, al contrario, ove egli si sia limitato a recepire all'interno del contenuto negoziale la volontà dei soci cristallizzatasi in una decisione della società, verrebbe meno la ratio che giustifica l'applicazione della norma, soluzione, questa, che appare  d'altra parte coerente con la norma di ordine generale di cui all'art. 1395 c.c., che esclude l'annullabilità del contratto con sé stesso se il contenuto del contratto è stato predeterminato dal rappresentato.

In questo senso è anche la giurisprudenza concorde di legittimità secondo cui, quanto al profilo dei rapporti esterni, se la società agisce a mezzo dei suoi amministratori, l'integrazione del potere statutario di rappresentanza - delimitato dall'oggetto sociale - può pervenire dall'assemblea dei soci; sebbene, infatti, questa non si identifichi con la società, tuttavia resta titolare del potere di assumere le decisioni concernenti la vita sociale, eventualmente sottoposte ad essa dagli amministratori, perché l'assemblea è l'organo capace di esprimere le scelte dell'impresa sociale, onde la sua determinazione non può restare irrilevante ai fini del valore verso i terzi dell'atto poi compiuto dagli amministratori che quel volere eseguano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 03 Aprile 2017.


Società – Contratto concluso dall’amministratore in conflitto d’interessi – Azione di annullamento – Necessità di un danno concreto per la società – Non sussiste .
L‘art.2475ter c.c. distingue tra una fattispecie destinata a produrre effetti “esterni” alla società in via immediata, quali appunto i negozi conclusi con terzi, da una fattispecie “interna” alla compagine societaria, quale la partecipazione dell’amministratore in conflitto di interessi all’assunzione della decisione in relazione alla quale sussiste la situazione di conflitto: dunque, reputando opportuno (quale scelta di politica legislativa) di limitare l’impugnabilità della delibera del consiglio d’amministrazione all’ipotesi del danno procurato o del pericolo attuale di danno determinato dalla delibera medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 11 Febbraio 2016.