LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VII
Della società a responsabilità limitata
SEZIONE II
Dei conferimenti e delle quote

Art. 2469

Trasferimento delle partecipazioni
TESTO A FRONTE

I. Le partecipazioni sono liberamente trasferibili per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell'atto costitutivo.
II. Qualora l'atto costitutivo preveda l'intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte, il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell'articolo 2473. In tali casi l'atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.

GIURISPRUDENZA

Società a responsabilità limitata - Quote - Trasferimento - Prelazione - Diritto di riscatto del socio pretermesso - Esclusione.
Il patto di prelazione inserito nello statuto di una società di capitali ed avente ad oggetto l'acquisto delle azioni sociali, poiché è preordinato a garantire un particolare assetto proprietario, ha efficacia reale, e, in caso di violazione, è opponibile anche al terzo acquirente (Cassazione civile, 23 luglio 2012, n. 12797). Tuttavia, tale efficacia reale, secondo la giurisprudenza e la dottrina maggioritaria che meritano condivisione, non importa anche il potere di riscatto da parte del prelazionario pretermesso. In altre parole, l’efficacia reale comporta di per sé l'opponibilità erga omnes della clausola ma nel solo senso della inefficacia rispetto alla società dell'atto di trasferimento eseguito in violazione della clausola: in questa prospettiva, la società potendo rifiutare di riconoscere quale socio l'acquirente della partecipazione il cui acquisto si sia verificato in violazione della clausola di prelazione (cfr. in tal senso, ad esempio, Trib. Milano 17 ottobre 1996; Trib. Milano, 26 febbraio 2015). Al contrario, - e salvo il caso di espressa previsione statutaria - l’efficacia reale non implica la configurabilità di un diritto del socio pretermesso di "riscattare" la partecipazione oggetto della cessione non preceduta da adeguata denuntiatio, e ciò poiché il diritto di riscatto costituisce un così intenso limite all'autonomia contrattuale ed al principio generale di cui all'art. 1379 c.c. che non può ravvisarsi in ipotesi diverse da quelle di prelazione legale in tal senso espressamente regolate dalla legge (retratto successorio, prelazione agraria, prelazione nell'ambito della locazione di immobili ad uso non abitativo) (così, Trib. Milano 17 dicembre 2012; Trib. Milano, 10 maggio 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Ottobre 2015.


Società di capitali - Compravendita di partecipazioni sociali - Vizi e difetti di qualità - Oggetto - Diritti ed obblighi trasferiti tramite la partecipazione - Valore economico - Esclusione - Dolo.
Il vizio ed il difetto di qualità in relazione alla compravendita di partecipazioni sociali, essendo queste attributive di un insieme di diritti ed obblighi in relazione a una società, può attenere, in via generale, unicamente alla qualità dei diritti e obblighi che in concreto la partecipazione sociale sia idonea ad attribuire. Non può riguardare, invece, il suo valore economico in quanto esso non attiene all'oggetto del contratto, ma alla sfera delle valutazioni motivazionali delle parti, in grado di assumere rilievo giuridico, come detto, solo ove, in relazione alla consistenza economica della partecipazione, siano state previste esplicite garanzie contrattuali, ovvero nel caso di dolo di un contraente, che renda annullabile il contratto. D'altra parte, è stato correttamente osservato che il patrimonio sociale appartiene alla società e non ai soci, i quali non sono titolari di un diritto reale sui beni sociali e subiscono, per effetto delle perdite del capitale sociale, solo un danno riflesso a causa della diminuzione del valore della loro partecipazione. In altre parole, le tutele apprestate dalla legge - sia nella fase genetica (vizi della volontà) sia in quella funzionale (ai fini dell'esatta e corretta esecuzione del contratto) - proteggono l'interesse del compratore rispetto a discrepanze che riguardano le partecipazioni compravendute, non il patrimonio sociale.

La cessione delle partecipazioni sociali (azioni o quote) è un atto di disposizione patrimoniale che non ha per oggetto direttamente i beni sociali, poiché il bene mobile trasferito è dato dalla partecipazione sociale stessa, la quale esprime l'insieme dei diritti patrimoniali ed amministrativi che qualificano, secondo la tipica disciplina legale, lo status di socio. Quindi, la differente consistenza dei beni patrimoniali della società non incide sull'oggetto del contratto, o sulla qualità della partecipazione, e la sopravvenienza di passività o la minusvalenza di cespiti attivi, per effetto dei quali il valore del patrimonio sociale risulti diminuito, non possono costituire un vizio rilevante ai sensi della disposizione prevista dall'art. 1490 c.c., qualora l'alienante non abbia espressamente assunto la garanzia circa la consistenza del patrimonio sociale (cfr., Tribunale Milano, 10 maggio 2006, n. 5414, ma anche Trib. Roma, 19 settembre 2011, Tribunale Milano, 14 settembre 1992 secondo il quale il valore dei beni sociali non è rilevante ai fini della cessione della partecipazione sociale, con la conseguenza che il minor valore di essi rispetto al previsto non costituisce vizio rilevante ai sensi dell'art. 1490 c.c. salvo che l'alienante non abbia espressamente assunto la garanzia del valore del patrimonio aziendale).

Al di fuori dell'ipotesi del dolo, il cedente risponde solo se ha assunto una conferente garanzia sul valore economico della partecipazione ceduta. In tutti gli altri casi va ribadita l'irrilevanza delle maggiori passività pregresse o delle minori attività, scoperte dall'acquirente successivamente al perfezionamento del contratto di cessione di quote, con conseguente perdita di valore delle stesse. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 05 Ottobre 2015.


Società di capitali - Compravendita di partecipazioni sociali - Garanzie - Situazione della quota ceduta - Situazione patrimoniale della società - Oggetto e distinzione.
In linea di massima, si possono individuare due tipi di garanzie: una relativa alla quota sociale oggetto del trasferimento (c.d. nomen verum) e una connessa alla situazione patrimoniale della società, le cui azioni/quote sono oggetto di cessione (c.d. nomen bonum); con riferimento alla prima, il cedente è tenuto solo a garantire che la partecipazione societaria ceduta è di sua proprietà e che ne può liberamente diporre, in assenza di vincoli, pesi o legami di sorta. Diverso è il discorso in relazione alla seconda garanzia, ricollegata al fatto che la partecipazione ceduta rappresenti effettivamente una determinata percentuale del capitale sociale e quel determinato valore economico, risultante dal bilancio (o, comunque, da una situazione patrimoniale) ad una certa data. In altre parole, questa seconda tipologia di clausole tende ad assicurare la consistenza patrimoniale e la capacità reddituale dell'impresa.

Così, il cedente può assumere anche detta ulteriore e distinta garanzia in ordine alla consistenza quantitativa e qualitativa della partecipazione ceduta, sulla base della situazione patrimoniale ad una determinata data; in tali casi il cedente è tenuto a dare due fondamentali garanzie: una relativa all'effettiva consistenza delle poste attive ed all'inesistenza di passività ulteriori e l'altra relativa alla corretta valutazione, in base ai principi contabili generalmente applicati, delle poste attive e passive inserite nel bilancio di riferimento.

L'interprete deve sempre partire dal dato contrattuale al fine di verificare l'assunzione o meno, da parte del cedente, di una garanzia in ordine all'effettivo valore della partecipazione, così da rendere lo stesso - per così dire - immune dall'incidenza negativa di sopravvenienze passive, purché riferite a periodi precedenti al perfezionamento della cessione.

Gli eventi relativi alla consistenza e alla redditività della società potrebbero incidere sul valore di mercato delle azioni, quale può risultare dal bilancio, dallo stato patrimoniale, e da ogni altro elemento che influisca sul loro valore ovvero sulla adeguatezza del prezzo pattuito e, quindi, in definitiva sulla convenienza economica dell'operazione di cessione, ma la corrispondenza o meno del valore del bene venduto al prezzo pattuito non attiene alle qualità intrinseche (essenziali o promesse) previste dall'art. 1497 c.c., in quanto la misura del prezzo pattuito è normalmente irrilevante, a meno che non siano invocati i presupposti che consentano la rescissione per lesione ultra dimidium ovvero l'errore sul prezzo è causa di annullabilità del contratto solo qualora sia consistito in errore sulla qualità del bene.

Ne consegue che sono insussistenti i presupposti della disciplina codicistica - anche per ciò che attiene alla disciplina della decadenza e della prescrizione - quando si tratti di garanzia fornita per le sopravvenienze passive della società che, seppure relative a fatti avvenuti prima della conclusione del contratto, si potranno manifestare anche a distanza di anni, senza che l'acquirente ne avesse potuto avere conoscenza prima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 05 Ottobre 2015.


Tribunale delle imprese - Competenza - Controversia relativa ad un atto di cessione di quote di una  s.n.c. e di quote di una s.r.l..
Rientra nella competenza del Tribunale delle imprese, ai sensi dell’art. 4 del d.l. 24 gennaio 2012 n. 1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27, la controversia relativa all’inadempimento di un contratto con il quale una parte abbia trasferito all’altra parte contrattuale una quota pari all’1 % del capitale sociale di una S.a.s. e una quota pari al 10 % del capitale sociale di una s.r.l. a fronte dell’accollo da parte degli acquirenti dell’accollo del debito derivante da un contratto di mutuo nei confronti di un istituto di credito. In una simile ipotesi la causa prevalente di tale accordo va infatti ravvisata nella parte avente ad oggetto l’alienazione delle quote di s.r.l., tenuto conto della maggiore entità di esse rispetto a quelle della s.a.s. parimenti alienate e, conseguentemente del loro maggior valore economico. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 08 Maggio 2015.


Cessione di quote sociali - Competenza esclusiva del tribunale delle imprese ai sensi dell’art. 3 comma 2 lett. b) Dlv. 168/03 nel testo introdotto con L. 27/012.
La domanda giudiziale, avente per oggetto la risoluzione di un contratto (patto di garanzia e manleva) stipulato tra cedente e cessionario, contestualmente alla stipula tra i medesimi di un (diverso e separato) atto di cessione di quote sociali di una società responsabilità limitata, è domanda avente per oggetto un contratto idoneo a produrre taluno degli effetti di cui all’art. 3 comma 2 lett. b) Dlv. 168/03, nel testo introdotto con L. 27/012, relativamente ad uno dei soggetti considerati dalla norma (cause relative ad ogni altro negozio avente ad oggetto le partecipazioni sociali o i diritti inerenti), sicché rientra nella competenza esclusiva del Tribunale delle Imprese. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 23 Gennaio 2015.


Società - Società a responsabilità limitata - Trasferimento della partecipazione - Efficacia - Mancata iscrizione nel libro soci - Irrilevanza nei rapporti tra le parti - Contratto in frode ai terzi - Divieto di carattere generale - Esclusione - Intestazione fiduciaria delle partecipazioni societarie - Validità della cessione delle quote.
Il trasferimento della quota della società a responsabilità limitata è valido ed efficace inter partes indipendentemente dalla sua iscrizione nel libro dei soci (ora, a seguito dell'abolizione del libro dei soci, dal deposito nel registro delle imprese), la quale è invece necessaria unicamente affinché il trasferimento sia efficace anche nei confronti della società e dei terzi.

Non esiste nell'ordinamento una norma che sancisca in via generale (come per la frode alla legge) l'invalidità del contratto in frode dei terzi, per il quale, invece, l'ordinamento accorda rimedi specifici, correlati alle varie ipotesi di pregiudizio che essi possano risentire dall'altrui attività negoziale.

La perdurante intestazione fiduciaria delle partecipazioni societarie sia prima che dopo la cessione delle stesse non comporta l'illiceità del trasferimento, in quanto nessuna norma di legge sancisce il divieto di intestazione fiduciaria delle quote di una società a responsabilità limitata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2014, n. 5407.


Sequestro conservativo avente ad oggetto partecipazioni detenute da società lussemburghesi – Giurisdizione italiana – Sussistenza – criteri di collegamento..
Sussiste, ai sensi dell’articolo 10 legge 218/95, la giurisdizione italiana in relazione al ricorso per sequestro conservativo di partecipazioni societarie detenute da società lussemburghesi in società italiane, trattandosi di provvedimento cautelare che deve essere eseguito in Italia. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 15 Novembre 2012.


Società a responsabilità limitata - Controversia in ordine alla proprietà delle quote - Tutela cautelare - Richiesta di restituzione della società - Inammissibilità - Sequestro giudiziario..
Qualora vi sia controversia in ordine alla proprietà di quote di società a responsabilità limitata, il mezzo idoneo alla tutela dell'avviamento e degli altri valori aziendali relativi all'attività esercitata dalla società è il sequestro giudiziario di cui all'articolo 670 c.p.c. e non il ricorso ex articolo 700 c.p.c. con il quale si chieda l'immediata restituzione della società o eventualmente l'affidamento della stessa a custode che provveda alla sua gestione temporanea, ciò anche in considerazione del fatto che la titolarità delle quote non già di per sé diritto alla gestione della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Partecipazioni sociali - Intestazione fiduciaria - Regolamentazione del diritto di prelazione sui trasferimenti delle partecipazioni - Rilevanza del rapporto fiduciario - Esclusione..
Il rapporto che caratterizza l'intestazione fiduciaria di partecipazioni societarie è qualificabile come mandato senza rappresentanza e regola i rapporti interni tra fiduciaria e fiduciante, con la conseguenza che tale rapporto non rileva nei confronti della società e degli altri soci per i quali il soggetto cui imputare diritti e obblighi societari deve essere esclusivamente il mandante. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che avesse la propria ragion d'essere la disposizione statutaria che escludeva l'intestazione a società fiduciaria o la reintestazione della partecipazione da parte della stessa agli effettivi proprietari dall'obbligo di seguire le procedure volte a garantire l'esercizio del diritto di prelazione.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Aprile 2012.


Società di capitali – Intestazione fiduciaria delle quote – Rilevanza del rapporto fiduciario nei confronti della società – Eslcusione – Revocazione di credito del fiduciario ammesso al passivo – Esclusione – Fattispecie..
Nell’ipotesi di intestazione fiduciaria di quote sociali, la società, che è soggetto terzo rispetto ai soci, è tenuta a considerare la sola situazione risultante dall’interposizione, ossia a considerare socio il fiduciario e ciò indipendentemente dalla sorte e dell’adempimento o meno del pactum fiduciae, tanto che il diritto di recesso può essere esercitato dal solo fiduciario e neppure la revoca del mandato da parte del fiduciante può avere effetti verso la società se non quando sia seguito della effettiva intestazione delle quote in capo al fiduciante. (Nel caso di specie, il Tribunale ha quindi rigettato la domanda di revocazione della ammissione al passivo del credito del fiduciario ritenendo irrilevante l’esito del giudizio volto ad ottenere il riconoscimento della qualità di socio in capo al fiduciante). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 25 Maggio 2011.


Società - Di capitali - Società a responsabilità limitata - Capitale sociale - Conferimenti - Quota - Trasferimento - Acquisto o pegno delle proprie quote - Diritto di prelazione - Intestazione fiduciaria - Retrocessione - Prelazione - Diritto - Esclusione - Fondamento. .
La clausola di prelazione prevista dallo statuto di una società a responsabilità limitata è dettata nell'interesse dei soci che intendono garantirsi contro il rischio di mutamento della compagine sociale; peraltro, in caso di retrocessione di quote oggetto di intestazione fiduciaria non vi è, dal punto di vista sostanziale, mutamento nelle persone dei soci, operando il fiduciante nell'interesse e secondo le istruzioni del mandante; pertanto, il fiduciante, che sia titolare di proprie quote, non può invocare il diritto di prelazione, in quanto il trasferimento delle quote al mandante fa parte del "pactum fiduciae". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Maggio 2007, n. 10121.