LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE VI
Dell'assemblea

Art. 2379

Nullità delle deliberazioni
TESTO A FRONTE

I. Nei casi di mancata convocazione dell'assemblea, di mancanza del verbale e di impossibilità o illiceità dell'oggetto la deliberazione può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla sua iscrizione o deposito nel registro delle imprese, se la deliberazione vi è soggetta, o dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell'assemblea, se la deliberazione non è soggetta né a iscrizione né a deposito. Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l'oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili.
II. Nei casi e nei termini previsti dal precedente comma l'invalidità può essere rilevata d'ufficio dal giudice.
III. Ai fini di quanto previsto dal primo comma la convocazione non si considera mancante nel caso d'irregolarità dell'avviso, se questo proviene da un componente dell'organo di amministrazione o di controllo della società ed è idoneo a consentire a coloro che hanno diritto di intervenire di essere preventivamente avvertiti della convocazione e della data dell'assemblea. Il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione e il suo oggetto ed è sottoscritto dal presidente dell'assemblea, o dal presidente del consiglio d'amministrazione o del consiglio di sorveglianza e dal segretario o dal notaio.
IV. Si applicano, in quanto compatibili, il settimo e ottavo comma dell'articolo 2377.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Sentenza dichiarativa – Opposizione – Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento – Legittimazione – S.r.l. che ha domandato il proprio fallimento – Legittimazione del socio occulto o di fatto ad opporsi alla sentenza – Esclusione – Fondamento.
Il socio di una s.r.l. fallita, il cui amministratore abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione dell'istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa od annullata; a maggior ragione, dunque, un interesse a proporre reclamo non può essere riconosciuto al socio occulto, ossia a chi eserciti l’attività di direzione e coordinamento in modo illecito, approfittando ed abusando dei poteri di direzione, ed eludendo per fini propri i principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23579.


Società – Assemblea – Mancata convocazione del socio di minoranza – Invalidità della deliberazione – Sussiste  

Mancata partecipazione del sindaco o del collegio sindacale – Invalidità della deliberazione – Non sussiste
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L’art.2379 c.c., nel sanzionare la nullità delle deliberazioni assunte dall’assemblea in difetto di convocazione, tutela l’interesse di ciascun socio a prendere parte al processo di formazione della volontà della società e, più i particolare, di influire su di esso: per tale ragione, la deliberazione è nulla anche quando la convocazione sia stata omessa con riferimento ad un socio titolare di una partecipazione che non avrebbe comunque potuto influire sull’esito della votazione. Ciò che conta, ai fini della pronunzia di nullità, non è l’esito finale e la possibilità del socio escluso di influire sul voto medesimo, ma la possibilità del socio escluso di influire sulla discussione assembleare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art.2405 c.c., la violazione dell’obbligo di partecipazione è causa di decadenza del sindaco, ma non si ripercuote, di per sé, sulla validità delle deliberazioni assunte dall’assemblea o del consiglio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 17 Ottobre 2016.


Società - Bilancio - Impugnazione - Azione di nullità e di annullamento - Delibera di approvazione del bilancio - Proponibilità dopo che è intervenuta l’approvazione del bilancio successivo - Esclusione - Ratio - Mancanza di interesse ad agire - Dies a quo della preclusione delle impugnazioni - Approvazione del progetto di bilancio successivo - Pubblicazione - Irrilevanza.
Ai sensi del primo comma dell'art. 2434-bis cc., tanto le azioni di nullità che quelle di annullamento (artt. 2377 e 2379) non possono essere proposte nei confronti delle deliberazioni di approvazione del bilancio dopo che è intervernuta l'approvazione del bilancio dell'esercizio successivo. Il legislatore della riforma - riconoscendo all'impugnativa dei bilanci relativi ad esercizi "chiusi» una forte potenzialità destabilizzante sui rapporti esterni e su quelli endosocietari - ha, dunque, manifestato la volontà legislativa di impedire impugnazioni di mero disturbo: sì ritiene, infatti, che ove il vizio dedotto si sia ripercosso anche sul bilancio successivamente approvato sia sufficiente l'impugnativa di quest'ultimo, mentre, ove il vizio non abbia prodotto conseguenze negative sul bilancio successivo, esso costituirebbe soltanto un fatto storico che non ha avuto alcuna incidenza negativa sulla organizzazione della società.

La norma di cui all'art. 2434-bis poggia la propria ratio sull'insussistenza di interesse ad agire per l'invalidazione dì un bilancio superato dall'approvazione del bilancio successivo, così da stabilizzare le delibere a fronte di iniziative tardive (Trib. Milano, 22 gennaio 2015; Trib. Milano, 23 settembre 2015).

Autorevole dottrina ha, altresì, chiarito che la norma in argomento ricollega la preclusione delle azioni alla «approvazione» del bilancio relativo all'esercizio successivo, con la conseguenza che l'individuazione del dies a quo a partire dal quale sono precluse le azioni di nullità e di annullamento è costituito dalla data della deliberazione assembleare di approvazione del progetto di bilancio successivo a quello impugnato, a nulla rilevando, invece, l'esecuzione della pubblicità di cui all'art. 2435. E, infatti, si ritiene che l'unica circostanza ad assumere valore è costituita dalla presenza di un nuovo bilancio fatto proprio dall'assemblea e volto a rappresentare, in modo aggiornato, la situazione patrimoniale e finanziaria della società ed il risultato economico dell'esercizio: tale rappresentazione supera tutti i bilanci precedentemente approvati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 26 Aprile 2016.


Società - Delibere - Impugnazione - Termine di decadenza valido per tutte le fattispecie di invalidità.
Il legislatore, mediante la formulazione del quarto e quinto comma dell’articolo 2391 c.c., che contempla tutti i casi di delibera non conforme alla legge o allo statuto, senza alcun richiamo alla norma specifica di cui all’articolo 2379 c.c., ha inteso introdurre un limite temporale entro il quale i soggetti legittimati possono far valere i vizi in questione; ogni violazione di legge o di statuto può, pertanto, essere fatta valere nel termine di decadenza di novanta giorni dalla pronuncia della delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Aprile 2016.


Società di capitali - Delibera assembleare - Impugnazione - Citazione - Illegittimità formale e sostanziale - Natura anche processuale del termine - Sospensione feriale dei termini.
L'impugnazione della deliberazione assembleare, da proporsi mediante citazione, rappresenta l'unico rimedio accordato al socio per far valere l'illegittimità del provvedimento, nel caso in cui ne contesti la validità sotto il profilo formale e sostanziale. Pertanto, il termine previsto dal codice civile per la proposizione dell'impugnazione assume natura, oltre che sostanziale, anche processuale, con la conseguenza che esso resta soggetto alla sospensione durante il periodo feriale a norma dell'articolo 1 della legge 7 ottobre 1969 n. 742. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Sentenza di annullamento - Delibere assembleari - Efficacia retroattiva - Passaggio in giudicato - Necessità.
Le sentenze di annullamento, ivi comprese quelle di delibere assembleari, hanno natura ed efficacia costitutiva, con la conseguenza che le stesse producono effetti retroattivi solo a seguito del passaggio in giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Annullamento di delibere assembleari - Efficacia retroattiva della sentenza di annullamento - Limiti dei rapporti medio tempore sorti.
La efficacia retroattiva delle sentenze di annullamento passate in giudicato incontra i limiti dei rapporti medio tempore sorti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Società di capitali – Statuto – Clausola di gradimento che demanda ad un soggetto terzo il preventivo gradimento per la nomina delle cariche sociali – Nullità ex art 2379 primo comma c.c. – Sussistenza – Delibera assembleare che introduce detta clausola nello statuto – Nullità per illiceità dell’oggetto.
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 2379 primo comma c.c., deve dichiararsi la nullità della delibera assembleare, con riferimento alla nomina delle cariche sociali nelle società cooperative, che introduce nello statuto una clausola che prevede il gradimento, da parte di un soggetto terzo estraneo alla compagine sociale, dei nominativi chiamati a ricoprire dette cariche; siffatta clausola è nulla in quanto viola il principio della libera espressione del diritto di voto e quello della inderogabilità della competenza assembleare per la nomina degli organi sociali, principio quest’ultimo rafforzato in materia di Banche di Credito Cooperativo dall’art. 33 del Testo Unico Bancario.

(Decisione resa in fattispecie in cui lo statuto di una Banca di Credito Cooperativo prevedeva che “I componenti del Consiglio di Amministrazione, il Presidente del Collegio Sindacale e i sindaci, compresi i supplenti, sono eletti dall’Assemblea tra i nominativi per i quali il Fondo di Garanzia dei depositanti del credito cooperativo avrà espresso il proprio preventivo gradimento. Il Direttore Generale è eletto dal Consiglio di Amministrazione tra i nominativi di gradimento del predetto Fondo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 12 Novembre 2014.


Società - Delibera assembleare - Abuso della deliberazione - Uso della regola di maggioranza non conforme ai limiti desumibili da principi impliciti o espressi nell'ordinamento - Perseguimento di interessi divergenti da quelli societari - Lesione dei diritti del singolo partecipante - Fattispecie in tema di scioglimento.
Nonostante non esista una norma che identifichi espressamente una fattispecie di abuso delle deliberazioni assembleari, tuttavia la stessa è ammissibile per indicare un uso della regola di maggioranza non conforme ai limiti della sua applicazione che siano desumibili da un principio implicito dell'ordinamento oppure da un enunciato normativo espresso da una clausola generale. La deliberazione di scioglimento di una società che sia stata adottata dai soci nelle forme legali e con le maggioranze prescritte, può essere invalidata, sotto il profilo dell'abuso o eccesso di potere, quando risulti arbitrariamente e fraudolentemente preordinata dai soci maggioritari al perseguimento di interessi divergenti da quelli societari ovvero alla lesione dei diritti del singolo partecipante (come nel caso in cui lo scioglimento sia indirizzato soltanto all'esclusione del socio); all'infuori di tali ipotesi, resta preclusa ogni possibilità di sindacato in sede giudiziaria sui motivi che hanno indotto la maggioranza alla suddetta decisione, non potendosi ritenere sussistente un interesse giuridicamente tutelato del socio alla conservazione del proprio status. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Giugno 2014.


Società - Deliberazioni assembleari - Abuso di potere - Condizioni.
L'abuso di potere è causa di annullamento delle deliberazioni assembleari quando la deliberazione: a) non trovi alcuna giustificazione nel'interesse della società e concreti una deviazione dell'atto dallo scopo economico pratico del contratto di società, per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto quello sociale; b) sia il risultato di un'intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza uti singuli in quanto rivolta al conseguimento di interessi extrasociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Giugno 2014.


Società di capitali – Impugnativa delibera assembleare – Sospensione esecuzione della deliberazione impugnata – Ammissibilità

Sospensiva esecuzione delibera assembleare – Natura – Misura cautelare tipica – Ambito applicazione – Delibere annullabili e delibere nulle – Sussistenza

Sospensiva esecuzione delibera assembleare – Presupposti – Fumus boni juris – Probabile esistenza vizio invalidante dedotto – Periculum in mora – Comparazione tra pregiudizio per opponente da esecuzione delibera invalida pregiudizio società per effetto sospensione di tale esecuzione

Sistema invalidità delibere – Esigenza salvaguardia certezza e stabilizzazione rapporti societari – Sussistenza

Delibere aumento e riduzione capitale sociale incidenti su aspetto organizzativo società e su quorum dell’assemblea – Pronunzia d’invalidità – Efficacia retroattiva – Limiti – Validità deliberazioni ulteriori adottate medio tempore ove non impugnate ex art. 2377, comma V, n. 2 – Sussistenza

Interesse società stabilizzazione organizzazione – Interesse socio denunziante travolgimento effetti delibera aumento di capitale, a cautela interessi patrimoniali (in termini di diluizione partecipazione) o amministrativi (in termini di quota di capitale vantata, ai fini della partecipazione assembleare) – Comparazione – Necessità – Diritti amministrativi socio – Pericolo incombente – Necessità
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L’art. 2378, commi 3° e 4°, c.c. stabilisce che il presidente del tribunale o il giudice istruttore (quale magistrato designato per la trattazione della causa di merito), sentiti gli amministratori ed i sindaci, possono sospendere, su richiesta di chi propone l’impugnazione, l’esecuzione della deliberazione impugnata. Tale norma prevede una misura cautelare tipica finalizzata a tutelare la fruttuosità dell’azione di annullamento proposta, e cioè ad evitare che l’attore possa ricevere pregiudizio durante le more del processo volto alla invalidazione della delibera assembleare ex artt. 2377 e 2378 c.c. La norma, benché non sia espressamente richiamata dall’art. 2379, ult. comma, c.c., trova senz’altro applicazione, oltre che alla delibere annullabili, anche alle delibere nulle, nel senso che, pur in difetto di una specifica previsione normativa, l’impugnante può chiedere la sospensione della deliberazione anche nel caso in cui l’impugnazione è volta ad ottenerne non già la pronuncia di annullamento, quanto piuttosto la declaratoria di nullità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La sospensiva configura misura cautelare tipica, i cui presupposti sono a livello di fumus la probabilità del vizio invalidante dedotto ed a livello periculum in mora, quello accertato attraverso la comparazione tra il pregiudizio che illegittimamente l’opponente potrebbe subire per effetto dell’esecuzione di una delibera invalida e quello che, legittimamente, potrebbe patire la società per effetto della sospensione di tale esecuzione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La dottrina prevalente e la giurisprudenza di legittimità ritengono, quanto alle delibere di aumento e riduzione del capitale sociale che abbiano inciso sull’aspetto organizzativo della società e sui quorum dell’assemblea, che la relativa pronunzia d’invalidità – anche ritenendone l’efficacia retroattiva (il che è invero fonte di particolare dubbio) – non potrebbe comunque inficiare la validità delle deliberazioni ulteriori adottate medio tempore sul presupposto della prima, ove non impugnate ai sensi dell’art. 2377, comma V, n. 2. Ed infatti, come la "sospensione dell'esecuzione della deliberazione" (art 2378 c.c., comma 3), disposta dal giudice, rende illegittimi gli altri di esecuzione che vengano ciò nonostante posti in essere, così la mancanza di un provvedimento di sospensione comporta la legittimità degli atti esecutivi, ancorchè relativi a una delibera annullabile. E tale legittimità resiste al sopravvenire dell'annullamento: in caso contrario l'istituto della sospensione non avrebbe alcun senso, visto che gli effetti giuridici sarebbero i medesimi sia che l'impugnante abbia ottenuto la sospensione della delibera, sia che non l'abbia ottenuta. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

In linea di principio, tra l’interesse della società a veder stabilizzata la sua organizzazione e quello del socio denunziante, a veder travolti gli effetti della delibera di aumento di capitale, a cautela di propri interessi patrimoniali (in termini di diluizione della sua partecipazione) o amministrativi (in termini di quota di capitale vantata, ai fini della partecipazione assembleare), prevale il primo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Ai fini della concessione della sospensiva, per essere rilevante ai fini della comparazione richiesta il pericolo della lesione delle prerogative amministrative del socio – derivante dall’annacquamento della quota – dev’essere imminente ed irreparabile. Il socio ha comunque la possibilità di una nuova richiesta di sospensione del deliberato - da ritenersi sempre ammissibile in corso di causa e non necessariamente al momento dell’introduzione del giudizio - al momento del materializzarsi del rischio, del caso doppiata da quella riguardante l’autonoma impugnativa della decisione ulteriore adottata, ai sensi del citato art. 2377, comma 5, n. 2 c.c.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 14 Maggio 2014.


Impugnativa delle delibere del consiglio di amministrazione – Invalidità – Decadenza – Decorrenza – Dies a quo.
In tema di impugnazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, l’art. 2388, comma IV, c.c., richiamando gli artt. 2377 e 2378 c.c. e non l’art. 2379 c.c., ha inteso uniformare il regime di invalidità delle delibere consiliari riconoscendo quale unica causa invalidante la non conformità alla legge o allo statuto e, altresì, introdurre un chiaro e netto limite temporale di novanta giorni, decorrenti dalla delibera, entro cui i soggetti legittimati possono farla valere, al fine di contemperare le esigenze di tutela degli azionisti con quelle di stabilità e certezza dell’attività gestoria. (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Aprile 2014.


Impugnativa delle delibere del consiglio di amministrazione - Invalidità - Decadenza - Decorrenza - Dies a quo

Fondi comuni immobiliari di investimento - Sottovalutazione del patrimonio - Danno patrimoniale al quotista - Evento specifico che incida sulla consistenza reale del patrimonio - Necessità
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In tema di impugnazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, l’art. 2388, comma IV, c.c., richiamando gli artt. 2377 e 2378 c.c. e non l’art. 2379 c.c., ha inteso uniformare il regime di invalidità delle delibere consiliari riconoscendo quale unica causa invalidante la non conformità alla legge o allo statuto e, altresì, introdurre un chiaro e netto limite temporale di novanta giorni, decorrenti dalla delibera, entro cui i soggetti legittimati possono farla valere, al fine di contemperare le esigenze di tutela degli azionisti con quelle di stabilità e certezza dell’attività gestoria. (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata)

La sottovalutazione del patrimonio immobiliare del fondo non è causa di per sé di un danno in termini di diminuzione del patrimonio del quotista, in quanto il patrimonio immobiliare del fondo ha una consistenza immutata, a prescindere dalla sua eventuale errata valorizzazione; conseguentemente, in mancanza di un evento specifico che incida sulla consistenza reale (e non sulla valorizzazione contabile) del detto patrimonio, il quotista non può lamentare un danno patrimoniale né chiedere l'accertamento della responsabilità di chi l'avrebbe causato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Aprile 2014.


Società e associazioni - Organi collegiali - Discussione di argomenti non inseriti all'ordine del giorno - Onere di contestazione dei componenti non tempestivamente informati - Discussione nel merito - Sanatoria del vizio di errata convocazione dell'organo - Fattispecie - Abbandono della seduta prima della votazione.
Comporta la sanatoria del vizio afferente la convocazione dell'organo collegiale il comportamento assunto dai componenti (nella specie consiglio direttivo Confapi) che, al momento della discussione della proposta del presidente di adottare una determinata decisione, non hanno evidenziato l'incompletezza dell'ordine del giorno. Infatti, in ipotesi di discussione su un argomento non indicato nell'ordine del giorno, il soggetto che partecipa ai lavori dell'organo collegiale ha l'onere di dichiarare di non essere adeguatamente informato su quello specifico argomento e di richiedere all'assemblea di soprassedere alla relativa discussione. Egli non può dapprima partecipare ai lavori entrando nel merito della vicenda per poi successivamente, in sede di impugnativa della deliberazione, far valere il vizio afferente alla convocazione, poiché un tale comportamento costituisce violazione del divieto, di ordine generale, di venire contro factum proprium che, a sua volta, è espressione del divieto di abusare di un proprio diritto attraverso un uso strumentale di esso. (Nel caso di specie, il consiglio direttivo aveva provveduto all'avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del direttore generale dell'associazione nonché alla revoca e sostituzione del medesimo; il Tribunale di Roma, in prima istanza e quindi in sede di reclamo, rilevava che i consiglieri, i quali avevano addotto di non essere stati adeguatamente informati degli argomenti all'ordine del giorno e di non aver pertanto avuto il tempo di ponderare la gravità delle conseguenze e degli effetti della decisione proposta, avevano partecipato alla discussione omettendo far rilevare di non essere stati adeguatamente informati ed avevano infine abbandonato la seduta, in segno di protesta, poco prima della votazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 28 Febbraio 2014.


Clausola compromissoria statutaria – Nullità delibera – Giurisdizione del Giudice Ordinario – Sussistenza.

Interesse ad agire – Impugnazione delibera approvazione bilancio – Violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza – Pregiudizio – Rilevanza della qualità di socio.
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Il carattere altamente controverso dei limiti di disponibilità del diritto, non consente di deferire ad arbitri la decisione circa la radicale nullità per illiceità dell’oggetto di una delibera di approvazione del bilancio. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Ferma la necessità di verificare in concreto la sussistenza del requisito dell’interesse in capo a chi impugni una delibera approvativa di bilancio denunciando un vizio di chiarezza del bilancio medesimo, la qualità di socio – ovvero di soggetto direttamente interessato alle sorti della società, in grado di leggerne l’andamento dal di dentro ed in chiave prospettica, rispetto ai pregressi accadimenti e alle già verificate vicende societarie – costituisce il parametro fondamentale rispetto al quale misurare il grado di effettività dell’eventuale violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza che presiedono la redazione del bilancio di esercizio. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Il socio ha interesse ad agire se l’invalidità del bilancio gli impedisce di conoscere chiaramente la reale situazione della società o il valore della sua partecipazione, ovvero se il bilancio non è conforme ai principi di chiarezza, verità e correttezza, compromettendo effettivamente, così, la funzione informativa del bilancio, anche se non è detto che esista un pregiudizio per il patrimonio del ricorrente. L’interesse del socio (ma anche del terzo) è, infatti, quello di una corretta informazione sulla gestione sociale, che non coincide unicamente con la corretta evidenziazione del risultato di esercizio, ma anche con l’effettiva rappresentazione della situazione patrimoniale della società. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola, 06 Giugno 2013.


Società per azioni – Assemblea – Partecipazione e diritto al voto –  Illegittima esclusione del socio – Validità delle deliberazioni – Annullabilità. .
L'illegittima esclusione da parte del presidente dell'assemblea di società per azioni del diritto di intervento del socio o dell'avente diritto al voto non influisce sulla validità della costituzione dell'assemblea, bensì sulla formazione della volontà della medesima e può, quindi, dar luogo ad una ipotesi non di nullità ma di annullabilità delle deliberazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Novembre 2010.


Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Contenuto delle modificazioni - Riduzione del capitale - Per perdite - Solo Delibera di azzeramento e reintegrazione del capitale sociale - Adozione sulla base di situazione patrimoniale non aggiornata e assunta calcolando le perdite al lordo delle riserve - Nullità della deliberazione - Ragioni e fondamento - Fattispecie.
In tema di società, le regole dettate dagli artt. 2446 e 2447 cod. civ., prevedenti, ai fini della riduzione del capitale sociale, le modalità con cui le disponibilità della società possono essere intaccate e la necessità del previo deposito della situazione patrimoniale aggiornata, sono strumentali alla tutela, non solo dell'interesse dei soci, ma anche dei terzi; è pertanto nulla la delibera di azzeramento e di reintegrazione del capitale sociale che sia stata adottata in base ad una situazione patrimoniale della società non aggiornata, e assunta sulla base di una determinazione delle perdite al lordo delle riserve. (Enunciando il principio di cui in massima, in un caso nel quale la delibera era stata adottata in base all'ultimo bilancio, redatto un anno prima, senza che risultasse se fosse stata o meno depositata la relazione sulla situazione patrimoniale, la Corte, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha precisato che il grado di aggiornamento della situazione va valutato in relazione a ciascun caso concreto, e che detta situazione patrimoniale può, eventualmente, essere anche surrogata dall'ultimo bilancio di esercizio, purché questo sia riferibile ad una data recente rispetto a quella di convocazione dell'assemblea, sempre che "medio tempore" non siano sopravvenuti fatti significativi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2007.