LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE VI
Dell'assemblea

Art. 2378

Procedimento d'impugnazione
TESTO A FRONTE

I. L'impugnazione è proposta con atto di citazione davanti al tribunale del luogo dove la società ha sede.
II. Il socio o i soci opponenti devono dimostrarsi possessori al tempo dell'impugnazione del numero delle azioni previsto dal terzo comma dell'articolo 2377. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 111 del codice di procedura civile, qualora nel corso del processo venga meno a seguito di trasferimenti per atto tra vivi il richiesto numero delle azioni, il giudice, previa se del caso revoca del provvedimento di sospensione dell'esecuzione della deliberazione, non può pronunciare l'annullamento e provvede sul risarcimento dell'eventuale danno, ove richiesto.
III. Con ricorso depositato contestualmente al deposito, anche in copia, della citazione, l'impugnante può chiedere la sospensione dell'esecuzione della deliberazione. In caso di eccezionale e motivata urgenza, il presidente del tribunale, omessa la convocazione della società convenuta, provvede sull'istanza con decreto motivato, che deve altresì contenere la designazione del giudice per la trattazione della causa di merito e la fissazione, davanti al giudice designato, entro quindici giorni, dell'udienza per la conferma, modifica o revoca dei provvedimenti emanati con il decreto, nonché la fissazione del termine per la notificazione alla controparte del ricorso e del decreto.
IV. Il giudice designato per la trattazione della causa di merito, sentiti gli amministratori e sindaci, provvede valutando comparativamente il pregiudizio che subirebbe il ricorrente dalla esecuzione e quello che subirebbe la società dalla sospensione dell'esecuzione della deliberazione; può disporre in ogni momento che i soci opponenti prestino idonea garanzia per l'eventuale risarcimento dei danni. All'udienza, il giudice, ove lo ritenga utile, esperisce il tentativo di conciliazione eventualmente suggerendo le modificazioni da apportare alla deliberazione impugnata e, ove la soluzione appaia realizzabile, rinvia adeguatamente l'udienza.
V. Tutte le impugnazioni relative alla medesima deliberazione, anche se separatamente proposte ed ivi comprese le domande proposte ai sensi del quarto comma dell'articolo 2377, devono essere istruite congiuntamente e decise con unica sentenza. Salvo quanto disposto dal quarto comma del presente articolo, la trattazione della causa di merito ha inizio trascorso il termine stabilito nel sesto comma dell'articolo 2377.
VI. I dispositivi del provvedimento di sospensione e della sentenza che decide sull'impugnazione devono essere iscritti, a cura degli amministratori, nel registro delle imprese.

GIURISPRUDENZA

Società di capitali - Revoca dell'amministratore - Impugnazione della delibera - Legittimazione dell'amministratore - Limiti.
Il singolo amministratore che sia stato revocato può impugnare la relativa delibera non per quanto attiene alla validità della stessa, così da poter rimuovere la deliberazione di revoca all'esito del giudizio di merito o sospenderne gli effetti in via cautelare in un'ottica reintegratoria nell'ufficio, bensì solo per quanto attiene la possibilità di far valere la tutela risarcitoria per il caso della mancanza di adeguala motivazione e di giusta causa; egli è pertanto legittimato ad impugnare la deliberazione di revoca unicamente sotto il profilo della mancanza della giusta causa, ai soli fini risarcitori e non ripristinatori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Aprile 2018.


Mancata sospensione della delibera impugnata – Legittimità atti esecutivi – Art. 2378 c.c. – Modifica maggioranza .
Gli atti esecutivi adottati in funzione di una delibera impugnata che non sia stata oggetto di sospensione ex art. 2378 c.c., sono legittimi ancorché si tratti di una delibera modificativa della composizione della maggioranza. Tale legittimità resiste anche al sopravvenire dell’annullamento della libera impugnata. (Luciano Ferlisi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 28 Novembre 2017.


Società a responsabilità limitata – Delibera assembleare – Impugnazione – Successiva delibera sostitutiva – Accertamento di conformità – Natura incidentale

Delibera di modifica del quorum – Impugnazione – Mancata sospensione – Successiva delibera sostitutiva – Approvazione con nuovo quorum – Legittimità – Sussiste

Nullità per difetto convocazione – Impugnazione delibere assembleari – Efficacia sostitutiva delibera di ratifica – Verifica conformità a legge e statuto – Accertamento incidenter tantum
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In caso di impugnazione di delibera assembleare successivamente sostituita con altra delibera, il giudicante ha l’onere di estendere la propria indagine anche alla nuova deliberazione per stabilire se sia stata adottata in conformità alla legge e allo statuto.
Tale accertamento, da assegnare al giudice dell’impugnazione già instaurata ai fini di una legittima pronuncia in ordine alla cessazione della materia del contendere, è da qualificarsi come accertamento incidenter tantum, non suscettibile di passare in cosa giudicata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudizio di conformità della delibera successiva, affinché possa positivamente considerarsi sostitutiva, va effettuato anche con riferimento ai vizi contestati nel separato e autonomo giudizio di impugnazione della stessa, nella misura in cui tali vizi sono stati dedotti in modo sufficientemente puntuale nel procedimento di impugnazione della delibera sostituita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudizio di conformità va incentrato sulle delibere intervenute successivamente che hanno determinato la sostituzione di tutte le delibere antecedenti.
La delibera sostitutiva assunta con le maggioranze stabilite dalla impugnata delibera modificativa del quorum è legittima ove la delibera di modifica del quorum non sia stata sospesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 17 Novembre 2017.


Società a responsabilità limitata – Delibera assembleare – Impugnazione – Successiva delibera sostitutiva – Accertamento di conformità – Natura incidentale

Delibera di modifica del quorum – Impugnazione – Mancata sospensione – Successiva delibera sostitutiva – Approvazione con nuovo quorum – Legittimità – Sussiste

Nullità per difetto convocazione – Impugnazione delibere assembleari – Efficacia sostitutiva delibera di ratifica – Verifica conformità a legge e statuto – Accertamento incidenter tantum
.
In caso di impugnazione di delibera assembleare successivamente sostituita con altra delibera, il giudicante ha l’onere di estendere la propria indagine anche alla nuova deliberazione per stabilire se sia stata adottata in conformità alla legge e allo statuto. Tale accertamento, da assegnare al giudice dell’impugnazione già instaurata ai fini di una legittima pronuncia in ordine alla cessazione della materia del contendere, è da qualificarsi come accertamento incidenter tantum, non suscettibile di passare in cosa giudicata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudizio di conformità della delibera successiva, affinché possa positivamente considerarsi sostitutiva, va effettuato anche con riferimento ai vizi contestati nel separato e autonomo giudizio di impugnazione della stessa, nella misura in cui tali vizi sono stati dedotti in modo sufficientemente puntuale nel procedimento di impugnazione della delibera sostituita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudizio di conformità va incentrato sulle delibere intervenute successivamente che hanno determinato la sostituzione di tutte le delibere antecedenti. La delibera sostitutiva assunta con le maggioranze stabilite dalla impugnata delibera modificativa del quorum è legittima ove la delibera di modifica del quorum non sia stata sospesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 17 Novembre 2017.


Fallimento – Sentenza dichiarativa – Opposizione – Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento – Legittimazione – S.r.l. che ha domandato il proprio fallimento – Legittimazione del socio occulto o di fatto ad opporsi alla sentenza – Esclusione – Fondamento.
Il socio di una s.r.l. fallita, il cui amministratore abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione dell'istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa od annullata; a maggior ragione, dunque, un interesse a proporre reclamo non può essere riconosciuto al socio occulto, ossia a chi eserciti l’attività di direzione e coordinamento in modo illecito, approfittando ed abusando dei poteri di direzione, ed eludendo per fini propri i principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23579.


Società – Società per azioni – Voto di lista – Società non quotate – Clausola statutaria relativa alla nomina degli amministratori – Interpretazione – Metodo d’Hont
 
Società – Società per azioni – Voto di lista – Società non quotate – Clausola statutaria relativa alla nomina degli amministratori – Metodo d’Hont – Divieto di somma dei quozienti
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E’ una clausola che prevede l’elezione del consiglio di amministrazione secondo il metodo proporzionale c.d. d’Hont quella secondo la quale «[l]’intero consiglio di amministrazione viene nominato sulla base di liste presentate dai soci e nelle quali i candidati devono essere indicati mediante un numero progressivo (…). Ogni lista dovrà contenere un numero di candidati non superiore al numero di consiglieri previsto» nello statuto. «Avranno diritto a presentare le liste soltanto i soci che – da soli o insieme ad altri soci- rappresentino almeno il 10% delle azioni aventi il diritto di voto nell’assemblea ordinaria. (…) Ogni avente diritto al voto potrà votare una sola lista. All’elezione dei membri del consiglio di amministrazione si procederà come segue: a) il numero complessivo dei voti ottenuti da ciascuna lista sarà diviso per ciascun numero progressivo assegnato ai candidati indicati nella lista stessa; b) i quozienti così ottenuti saranno assegnati progressivamente ai candidati delle rispettive liste, nell’ordine in esse previsto, e sarà stilata un’unica graduatoria decrescente; c) risulteranno eletti coloro che avranno ottenuto i quozienti più elevati». (Rolandino Guidotti) (Barbara Verri) (riproduzione riservata)

In presenza di detta clausola statutaria ai fini della redazione delle graduatoria finale rivolta a determinare gli eletti –e quindi gli  amministratori che risultano vincitori– non possono essere sommati i quozienti che il medesimo amministratore, indicato in più liste, ha ottenuto in liste diverse perché se così si facesse non solo si elimina il principio delle liste concorrenti ma, andando contro il principio di democrazia interna, si falserebbe la stessa volontà di chi quelle liste ha presentato, in quanto il quoziente realizzato da ogni candidato all’interno di liste diverse dipende proprio dalla posizione di questi nella lista presentata. La sommatoria dei quozienti comporta quindi una violazione del significato del sistema a liste contrapposte e non risulta maggiormente democratico ma al contrario modifica la volontà espressa dai soci presentatori di ogni singola lista, perché permette di falsare il significato della posizione attribuita ad ogni candidato nella lista; è necessario quindi lasciar distinti i diversi quozienti risultanti dai voti di ciascuna lista che non possono essere mai sommati. (Rolandino Guidotti) (Barbara Verri) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 12 Settembre 2017.


Procedimento ex art.2378 co. 3 c.c. – Applicabilità alle società cooperative

Termini per la proposizione del ricorso ex art. 2378 co. 3 c.c. – Necessaria pendenza del giudizio di merito – Non necessaria contestualità con l’iscrizione a ruolo del giudizio di merito

Procedimento ex art.2378 co.3 c.c. – Periculum in mora – Necessaria valutazione del pregiudizio che subirebbe la società dalla sospensione della delibera impugnata
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Benché nel nostro ordinamento non sia più previsto, a seguito dell’abolizione del cd. rito societario avvenuta con il d.lgs. 69/2009, uno strumento cautelare tipico per la sospensione delle deliberazioni dell’assemblea di società cooperativa, è applicabile anche alle società cooperative, stante l’espresso meccanismo di rinvio previsto dall’art. 2519 c.c., lo strumento impugnatorio di cui all’art. 2378 co. 3 c.c., espressamente previsto per le società per azioni; sarebbe, invero, del tutto irragionevole escludere l’applicabilità dell’art. 2378, co. 3 c.c., e rinvenire nella tutela d’urgenza ex art. 700 c.p.c. l’unico strumento finalizzato alla sospensiva, poiché detta tutela ha carattere del tutto residuale, essendo ammissibile solo ove non sussistano i presupposti di fatto e di diritto per accedere a diversi rimedi. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata)

L’istanza di cui all’art. 2378 co. 3 c.c. può essere proposta anche non contestualmente all’introduzione del giudizio, ma in un momento successivo; invero, il riferimento, nell’art. 2378 co. 3 c.c. alla contestualità tra il deposito del ricorso ed il deposito della citazione, va inteso nel senso che il legislatore ha inteso correlare la proposizione dell’istanza cautelare alla pendenza del giudizio di merito. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata)

Relativamente al periculum in mora, va osservato che la regola di giudizio formulata dall’art. 2378 co. 4 c.c., non costituisce applicazione pedissequa del generale principio secondo cui nel procedimento cautelare il presupposto del pericolo debba essere parametrato sul solo ricorrente. A mente del citato art. 2378 co.4 c.c., infatti, il giudice deve procedere ad una comparazione tra il pregiudizio che subirebbe l’istante dalla esecuzione della delibera e quello che subirebbe la società dalla sospensione della sua esecuzione, dovendosi effettuare un bilanciamento tra l’interesse ad agire in via cautelare del socio e quello a resistere della società: tale meccanismo derogatorio evidenzia l’attenzione del legislatore all’opportunità di salvaguardare la stabilità degli atti della società adottante il provvedimento, che viene ritenuta essenziale per il buon funzionamento dell’impresa collettiva sul mercato. In ragione del dettato normativo, pertanto, l’interesse della società alla continuità e alla stabilizzazione dell’organizzazione dell’impresa costituisce parte integrante e determinante della suddetta valutazione comparativa. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 23 Febbraio 2017.


Società per azioni - Organi sociali - Assemblea dei soci - Costituzione - Indicazione nominativa dei soci partecipanti all'assemblea - Necessità - Ragioni - Foglio allegato al verbale - Possibilità - Mancanza - Conseguenze - Annullabilità della delibera.
L’indicazione nominativa dei partecipanti e dei votanti ad un’assemblea di società per azioni consente di verificare se i voti siano stati validamente espressi dai soggetti a ciò legittimati ed è, quindi, necessaria per ricostruire la genesi del processo deliberativo ed accertare la validità delle determinazioni assunte. Ne consegue che, ove manchi la relativa documentazione (anche in foglio separato, purché “allegato” al verbale, in modo da farne parte integrante, e cioè richiamato ovvero allo stesso materialmente unito), la delibera è annullabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2017, n. 603.


Società cooperativa - Ricorso cautelare ante causam per la sospensione di delibera del consiglio di amministrazione - Omessa proposizione dell’azione di nullità o di annullamento - Inammissibilità.
Il provvedimento di sospensione della delibera (funzionale a conseguire anticipatamente parte degli effetti dell’azione di nullità di cui all’articolo 2378 c.c.) può essere adottato dal presidente del tribunale o dal giudice istruttore solo nel caso in cui sia stata proposta, nelle forme del processo ordinario di cognizione, l’impugnazione avverso la deliberazione di cui venga assunta la contrarietà alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto e ciò in quanto il terzo comma dell’articolo 2378 c.c. prevede espressamente che il ricorso cautelare debba essere depositato contestualmente al deposito anche in copia della citazione; deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile il ricorso ante causam ex articolo 700 c.p.c. che non sia accompagnato dalla proposizione della menzionata azione di nullità o di annullamento della delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Agosto 2016.


Società di capitali - Delibera assembleare - Impugnazione - Citazione - Illegittimità formale e sostanziale - Natura anche processuale del termine - Sospensione feriale dei termini.
L'impugnazione della deliberazione assembleare, da proporsi mediante citazione, rappresenta l'unico rimedio accordato al socio per far valere l'illegittimità del provvedimento, nel caso in cui ne contesti la validità sotto il profilo formale e sostanziale. Pertanto, il termine previsto dal codice civile per la proposizione dell'impugnazione assume natura, oltre che sostanziale, anche processuale, con la conseguenza che esso resta soggetto alla sospensione durante il periodo feriale a norma dell'articolo 1 della legge 7 ottobre 1969 n. 742. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Società – Deliberazioni assembleari – Approvazione del bilancio d’esercizio – Aumento di capitale – Istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione delle deliberazioni – Inammissibilità.
Va respinta la richiesta di sospensione della delibera di approvazione del bilancio in quanto inammissibile, avendo essa natura dichiarativa e di mero accertamento e come tale non suscettibile di esecuzione.

La rimozione della delibera ex art.2482 ter c.c., con efficacia retroattiva, nel caso di accertata sussistenza dei vizi fondanti l’impugnazione è compito del solo giudice di merito, non di quello della cautela. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Maggio 2015.


Associazioni riconosciute - Impugnazione di delibere - Applicazione delle norme dettate in materia di società di capitali - Assenza di un termine per la proposizione dell'impugnazione - Applicazione del termine di prescrizione quinquennale.
Pur essendo vero che, per giurisprudenza costante, in materia di invalidità delle deliberazioni assunte da un organo dell’associazione, si applicano, nei limiti della compatibilità, quelle disposizioni codicistiche, dettate in materia di società di capitali, che disciplinano i singoli vizi che afferiscono alle deliberazioni dell’assemblea, va rilevato che l’art. 23 c.c., a differenza dell’art. 24 c.c. in materia di impugnazione di delibere di esclusione, non prevede alcun termine per la proposizione dell’impugnazioni di delibere dell’assemblea o di altro organo dell’ente, per cui deve applicarsi la prescrizione quinquennale, dettata in generale per le domande di annullamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Associazioni riconosciute - Impugnazione di delibere - Procedimento - Applicazione alle ipotesi di nullità ed anche a quelle di annullabilità.
L’art. 23, comma 1, c.c. prevede una speciale forma di annullabilità e delinea la procedura che l’interessato deve seguire al fine di impugnare la delibera che egli ritiene viziata: tale procedura -come parallelamente avviene in materia di impugnazione delle deliberazioni, siano esse nulle o annullabili, assunte dalle assemblee di società di capitali (art. 2378 c.c.)- ben si attaglia sia alle ipotesi di nullità della deliberazione che a quelle di annullabilità (cfr. Cass. 1498/78 proprio sulla applicabilità dell’art. 23 c.c. con riferimento ad entrambe le fattispecie di invalidità). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Associazioni riconosciute - Impugnazione di delibere - Inesistenza - Applicazione del procedimento di cui all'articolo 23 c.c..
La riforma del diritto societario intervenuta nel 2004 (e l’evoluzione giurisprudenziale intervenuta sul punto) ha, da una parte, manifestato l’intenzione di eliminare la categoria, di creazione giurisprudenziale, dell’inesistenza dell’atto, codificando le ipotesi in passato ad essa riconducibili come cause di nullità ed ha, dall’altra parte, evidenziato il carattere tassativo dei vizi sanzionati con la nullità stessa, categoria ridotta ad ipotesi eccezionali, con tutti gli effetti conseguenti in tema di interpretazione ed applicazione; ne consegue che, nell’ambito del mutato quadro normativo di riferimento, anche la deliberazione nulla costituisce un atto giuridico, comunque esistente, che andrà eventualmente rimosso dall’autorità giurisdizionale sulla base di una istanza promossa, per le associazioni, dall’interessato con il procedimento previsto dall’art. 23 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Sentenza di annullamento - Delibere assembleari - Efficacia retroattiva - Passaggio in giudicato - Necessità.
Le sentenze di annullamento, ivi comprese quelle di delibere assembleari, hanno natura ed efficacia costitutiva, con la conseguenza che le stesse producono effetti retroattivi solo a seguito del passaggio in giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Annullamento di delibere assembleari - Efficacia retroattiva della sentenza di annullamento - Limiti dei rapporti medio tempore sorti.
La efficacia retroattiva delle sentenze di annullamento passate in giudicato incontra i limiti dei rapporti medio tempore sorti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Diritti indisponibili – Impugnazione della delibera di approvazione del bilancio – Non compromettibilità in arbitri – Bilancio illecito – Funzione pubblicistica del bilancio.
La funzione del bilancio è quella di rappresentare non solo ai soci, ma anche ai terzi ed in particolare ai creditori, la situazione della società. La clausola arbitrale non può, pertanto, essere invocata nel giudizio in cui un socio ha impugnato il bilancio, allegando la violazione non di norme disposte nel suo interesse, ma di norme relative alla redazione del bilancio stesso e cioè la violazione di principi di veridicità, precisione e chiarezza. (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)

La funzione del bilancio consiste non soltanto nel misurare gli utili e le perdite dell'impresa al termine dell'esercizio, ma anche nel fornire ai soci ed al mercato tutte le informazioni che il legislatore ha ritenuto al riguardo di prescrivere. (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)

Nella disciplina legale del bilancio d'esercizio delle società il principio di chiarezza non è affatto subordinato a quello di correttezza e veridicità del bilancio medesimo, ma è dotato di autonoma valenza essendo obiettivo fondamentale del legislatore quello di garantire non solo la veridicità e correttezza dei risultati contabili, ma anche la più ampia trasparenza dei dati di bilancio che a quei risultati conducono. (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)

Il bilancio è illecito non soltanto quando la violazione determini una divaricazione tra il risultato effettivo dell'esercizio o la rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della società e quello del quale il bilancio dà contezza, ma anche in tutti i casi in cui dal bilancio non sia possibile desumere l'intera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle singole poste iscritte (Cass. 4874/06). (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 30 Maggio 2014.


Società di capitali – Impugnativa delibera assembleare – Sospensione esecuzione della deliberazione impugnata – Ammissibilità

Sospensiva esecuzione delibera assembleare – Natura – Misura cautelare tipica – Ambito applicazione – Delibere annullabili e delibere nulle – Sussistenza

Sospensiva esecuzione delibera assembleare – Presupposti – Fumus boni juris – Probabile esistenza vizio invalidante dedotto – Periculum in mora – Comparazione tra pregiudizio per opponente da esecuzione delibera invalida pregiudizio società per effetto sospensione di tale esecuzione

Sistema invalidità delibere – Esigenza salvaguardia certezza e stabilizzazione rapporti societari – Sussistenza

Delibere aumento e riduzione capitale sociale incidenti su aspetto organizzativo società e su quorum dell’assemblea – Pronunzia d’invalidità – Efficacia retroattiva – Limiti – Validità deliberazioni ulteriori adottate medio tempore ove non impugnate ex art. 2377, comma V, n. 2 – Sussistenza

Interesse società stabilizzazione organizzazione – Interesse socio denunziante travolgimento effetti delibera aumento di capitale, a cautela interessi patrimoniali (in termini di diluizione partecipazione) o amministrativi (in termini di quota di capitale vantata, ai fini della partecipazione assembleare) – Comparazione – Necessità – Diritti amministrativi socio – Pericolo incombente – Necessità
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L’art. 2378, commi 3° e 4°, c.c. stabilisce che il presidente del tribunale o il giudice istruttore (quale magistrato designato per la trattazione della causa di merito), sentiti gli amministratori ed i sindaci, possono sospendere, su richiesta di chi propone l’impugnazione, l’esecuzione della deliberazione impugnata. Tale norma prevede una misura cautelare tipica finalizzata a tutelare la fruttuosità dell’azione di annullamento proposta, e cioè ad evitare che l’attore possa ricevere pregiudizio durante le more del processo volto alla invalidazione della delibera assembleare ex artt. 2377 e 2378 c.c. La norma, benché non sia espressamente richiamata dall’art. 2379, ult. comma, c.c., trova senz’altro applicazione, oltre che alla delibere annullabili, anche alle delibere nulle, nel senso che, pur in difetto di una specifica previsione normativa, l’impugnante può chiedere la sospensione della deliberazione anche nel caso in cui l’impugnazione è volta ad ottenerne non già la pronuncia di annullamento, quanto piuttosto la declaratoria di nullità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La sospensiva configura misura cautelare tipica, i cui presupposti sono a livello di fumus la probabilità del vizio invalidante dedotto ed a livello periculum in mora, quello accertato attraverso la comparazione tra il pregiudizio che illegittimamente l’opponente potrebbe subire per effetto dell’esecuzione di una delibera invalida e quello che, legittimamente, potrebbe patire la società per effetto della sospensione di tale esecuzione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La dottrina prevalente e la giurisprudenza di legittimità ritengono, quanto alle delibere di aumento e riduzione del capitale sociale che abbiano inciso sull’aspetto organizzativo della società e sui quorum dell’assemblea, che la relativa pronunzia d’invalidità – anche ritenendone l’efficacia retroattiva (il che è invero fonte di particolare dubbio) – non potrebbe comunque inficiare la validità delle deliberazioni ulteriori adottate medio tempore sul presupposto della prima, ove non impugnate ai sensi dell’art. 2377, comma V, n. 2. Ed infatti, come la "sospensione dell'esecuzione della deliberazione" (art 2378 c.c., comma 3), disposta dal giudice, rende illegittimi gli altri di esecuzione che vengano ciò nonostante posti in essere, così la mancanza di un provvedimento di sospensione comporta la legittimità degli atti esecutivi, ancorchè relativi a una delibera annullabile. E tale legittimità resiste al sopravvenire dell'annullamento: in caso contrario l'istituto della sospensione non avrebbe alcun senso, visto che gli effetti giuridici sarebbero i medesimi sia che l'impugnante abbia ottenuto la sospensione della delibera, sia che non l'abbia ottenuta. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

In linea di principio, tra l’interesse della società a veder stabilizzata la sua organizzazione e quello del socio denunziante, a veder travolti gli effetti della delibera di aumento di capitale, a cautela di propri interessi patrimoniali (in termini di diluizione della sua partecipazione) o amministrativi (in termini di quota di capitale vantata, ai fini della partecipazione assembleare), prevale il primo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Ai fini della concessione della sospensiva, per essere rilevante ai fini della comparazione richiesta il pericolo della lesione delle prerogative amministrative del socio – derivante dall’annacquamento della quota – dev’essere imminente ed irreparabile. Il socio ha comunque la possibilità di una nuova richiesta di sospensione del deliberato - da ritenersi sempre ammissibile in corso di causa e non necessariamente al momento dell’introduzione del giudizio - al momento del materializzarsi del rischio, del caso doppiata da quella riguardante l’autonoma impugnativa della decisione ulteriore adottata, ai sensi del citato art. 2377, comma 5, n. 2 c.c.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 14 Maggio 2014.


Impugnativa delle delibere del consiglio di amministrazione – Invalidità – Decadenza – Decorrenza – Dies a quo.
In tema di impugnazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, l’art. 2388, comma IV, c.c., richiamando gli artt. 2377 e 2378 c.c. e non l’art. 2379 c.c., ha inteso uniformare il regime di invalidità delle delibere consiliari riconoscendo quale unica causa invalidante la non conformità alla legge o allo statuto e, altresì, introdurre un chiaro e netto limite temporale di novanta giorni, decorrenti dalla delibera, entro cui i soggetti legittimati possono farla valere, al fine di contemperare le esigenze di tutela degli azionisti con quelle di stabilità e certezza dell’attività gestoria. (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Aprile 2014.


Impugnativa delle delibere del consiglio di amministrazione - Invalidità - Decadenza - Decorrenza - Dies a quo

Fondi comuni immobiliari di investimento - Sottovalutazione del patrimonio - Danno patrimoniale al quotista - Evento specifico che incida sulla consistenza reale del patrimonio - Necessità
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In tema di impugnazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, l’art. 2388, comma IV, c.c., richiamando gli artt. 2377 e 2378 c.c. e non l’art. 2379 c.c., ha inteso uniformare il regime di invalidità delle delibere consiliari riconoscendo quale unica causa invalidante la non conformità alla legge o allo statuto e, altresì, introdurre un chiaro e netto limite temporale di novanta giorni, decorrenti dalla delibera, entro cui i soggetti legittimati possono farla valere, al fine di contemperare le esigenze di tutela degli azionisti con quelle di stabilità e certezza dell’attività gestoria. (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata)

La sottovalutazione del patrimonio immobiliare del fondo non è causa di per sé di un danno in termini di diminuzione del patrimonio del quotista, in quanto il patrimonio immobiliare del fondo ha una consistenza immutata, a prescindere dalla sua eventuale errata valorizzazione; conseguentemente, in mancanza di un evento specifico che incida sulla consistenza reale (e non sulla valorizzazione contabile) del detto patrimonio, il quotista non può lamentare un danno patrimoniale né chiedere l'accertamento della responsabilità di chi l'avrebbe causato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Aprile 2014.


Controversie societarie previste dall’art. 3 del d. lgs. 168/2003 – Procedimenti di volontaria giurisdizione – Competenza della Sezione Specializzata in materia di impresa – Sussistenza. .
Nell’ambito dei procedimenti attribuiti alla sezione specializzata in materia di impresa di cui all’art. 3, comma 2, del d. lgs. 27 giugno 2003, n. 168, novellato dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 rientrano anche quelli di volontaria giurisdizione, stante la portata generale ed onnicomprensiva della norma. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2013.


Società – Deliberazioni assembleari – Approvazione del bilancio d’esercizio – Aumento di capitale – Istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione delle deliberazioni – Inammissibilità.
L’utile accesso al rimedio della sospensione ex at.2378 c.c. è ipotizzabile solo in relazione a quelle deliberazioni che richiedano un’attività esecutiva e che non siano state già interamente eseguite.
La delibera di approvazione del bilancio di esercizio non necessita di alcuna attività esecutiva e risulta pertanto insuscettibile di sospensione.
Esaurita, con la sottoscrizione ed il versamento dell’intero aumento di capitale deliberato, l’esecuzione della delibera ex art.2482 ter c.c., l’istanza di sospensione non può più trovare ingresso. La rimozione della delibera con efficacia retroattiva è compito del solo giudice di merito, non di quello della cautela. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 25 Luglio 2013.


Clausola compromissoria statutaria – Nullità delibera – Giurisdizione del Giudice Ordinario – Sussistenza.

Interesse ad agire – Impugnazione delibera approvazione bilancio – Violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza – Pregiudizio – Rilevanza della qualità di socio.
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Il carattere altamente controverso dei limiti di disponibilità del diritto, non consente di deferire ad arbitri la decisione circa la radicale nullità per illiceità dell’oggetto di una delibera di approvazione del bilancio. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Ferma la necessità di verificare in concreto la sussistenza del requisito dell’interesse in capo a chi impugni una delibera approvativa di bilancio denunciando un vizio di chiarezza del bilancio medesimo, la qualità di socio – ovvero di soggetto direttamente interessato alle sorti della società, in grado di leggerne l’andamento dal di dentro ed in chiave prospettica, rispetto ai pregressi accadimenti e alle già verificate vicende societarie – costituisce il parametro fondamentale rispetto al quale misurare il grado di effettività dell’eventuale violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza che presiedono la redazione del bilancio di esercizio. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Il socio ha interesse ad agire se l’invalidità del bilancio gli impedisce di conoscere chiaramente la reale situazione della società o il valore della sua partecipazione, ovvero se il bilancio non è conforme ai principi di chiarezza, verità e correttezza, compromettendo effettivamente, così, la funzione informativa del bilancio, anche se non è detto che esista un pregiudizio per il patrimonio del ricorrente. L’interesse del socio (ma anche del terzo) è, infatti, quello di una corretta informazione sulla gestione sociale, che non coincide unicamente con la corretta evidenziazione del risultato di esercizio, ma anche con l’effettiva rappresentazione della situazione patrimoniale della società. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola, 06 Giugno 2013.


Esclusione del socio - Istanza cautelare - Necessaria instaurazione del giudizio di merito..
In virtù delle previsioni dell’art. 2287 c.c. l’istanza cautelare è proponibile solo previa instaurazione del giudizio di merito ed a conclusioni analoghe si perverrebbe pur a voler ritenere applicabile la disciplina dell’art. 2378 c.c., richiamata dall’art. 2479 ter c.c. In entrambi i casi vale infatti la regola dell’incidentalità del ricorso cautelare. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 08 Aprile 2013.


Registro imprese - Società cooperative - Provvedimenti cautelari ex articolo 700 c.p.c. - Richiesta di sospensione dell’iscrizione di delibera ritenuta illegittima - Legittimazione attiva della società - Esclusione.
Ai sensi dell’articolo 2377, comma 2, c.c. le deliberazioni assembleari non conformi alla legge o allo statuto possono essere impugnate esclusivamente dai soci assenti, dissenzienti o astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale ma non dalla società, la quale non è, pertanto, legittimata a richiedere in via cautelare e d’urgenza ai sensi dell’articolo 700 c.p.c. la sospensione della procedura di iscrizione (o, se già avvenuta, la sua cancellazione) della delibera che abbia disposto la revoca degli organi amministrativi e di controllo della società cooperativa e provveduto alla loro sostituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Luglio 2012.


Procedimento sommario - Impugnazione di delibere assembleari - Impugnazione di delibera dell'assemblea degli obbligazionisti - Giudice monocratico..
Può trovare applicazione il procedimento sommario di cui all'art. 702 bis c.p.c. in ipotesi di impugnazione di delibera dell'assemblea degli obbligazionisti, trattandosi di controversia in cui il tribunale giudica in composizione monocratica. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Novembre 2010.