LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE VI
Dell'assemblea

Art. 2377

Annullabilità delle deliberazioni
TESTO A FRONTE

I. Le deliberazioni dell'assemblea, prese in conformità della legge e dell'atto sostitutivo, vincolano tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti . II. Le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale.
III. L'impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto con riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l'uno per mille del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il cinque per cento nelle altre; lo statuto può ridurre o escludere questo requisito. Per l'impugnazione delle deliberazioni delle assemblee speciali queste percentuali sono riferite al capitale rappresentato dalle azioni della categoria.
IV. I soci che non rappresentano la parte di capitale indicata nel comma precedente e quelli che, in quanto privi di voto, non sono legittimati a proporre l'impugnativa hanno diritto al risarcimento del danno loro cagionato dalla non conformità della deliberazione alla legge o allo statuto.
V. La deliberazione non può essere annullata:
1) per la partecipazione all'assemblea di persone non legittimate, salvo che tale partecipazione sia stata determinante ai fini della regolare costituzione dell'assemblea a norma degli articoli 2368 e 2369;
2) per l'invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto invalido o l'errore di conteggio siano stati determinanti ai fini del raggiungimento della maggioranza richiesta;
3) per l'incompletezza o l'inesattezza del verbale, salvo che impediscano l'accertamento del contenuto, degli effetti e della validità della deliberazione.
VI. L'impugnazione o la domanda di risarcimento del danno sono proposte nel termine di novanta giorni dalla data della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro novanta giorni dall'iscrizione o, se è soggetta solo a deposito presso l'ufficio del registro delle imprese, entro novanta giorni dalla data di questo.
VII. L'annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli amministratori, il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione a prendere i conseguenti provvedimenti sotto la propria responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.
VIII. L'annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto. In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento dell'eventuale danno.
IX. Restano salvi i diritti acquisiti dai terzi sulla base della deliberazione sostituita.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Sentenza dichiarativa – Opposizione – Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento – Legittimazione – S.r.l. che ha domandato il proprio fallimento – Legittimazione del socio occulto o di fatto ad opporsi alla sentenza – Esclusione – Fondamento.
Il socio di una s.r.l. fallita, il cui amministratore abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione dell'istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa od annullata; a maggior ragione, dunque, un interesse a proporre reclamo non può essere riconosciuto al socio occulto, ossia a chi eserciti l’attività di direzione e coordinamento in modo illecito, approfittando ed abusando dei poteri di direzione, ed eludendo per fini propri i principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23579.


Condominio negli edifici - Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazioni - Delibera impugnata - Sostituzione con altra conforme alla legge - Applicabilità dell'art. 2377 c.c. - Sussistenza - Effetti - Cessazione della materia del contendere - Configurabilità - Sussistenza.
In tema di impugnazione delle delibere condominiali, ai sensi dell'art. 2377 c.c. - dettato in tema di società di capitali ma, per identità di "ratio", applicabile anche in materia di condominio - la sostituzione della delibera impugnata con altra adottata dall'assemblea in conformità della legge, facendo venir meno la specifica situazione di contrasto fra le parti, determina la cessazione della materia del contendere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Agosto 2017, n. 20071.


Fallimento – Richiesta di autofallimento della società – Legittimazione al reclamo da parte del scoio – Esclusione – Fattispecie in tema di socio fallito.
Il socio di una società fallita, la quale abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre reclamo contro la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione dell'istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa od annullata (Cass. nn. 23089/14, 19923/06).

Detto principio trova applicazione anche nel caso in cui il reclamo sia proposto da un socio dichiarato fallito il quale, benché rappresentato in assemblea dal curatore, è comunque legittimato all'impugnazione delle delibere societarie nei casi consentiti dalla legge ai soggetti privi del diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2017, n. 2957.


Società per azioni - Organi sociali - Assemblea dei soci - Costituzione - Indicazione nominativa dei soci partecipanti all'assemblea - Necessità - Ragioni - Foglio allegato al verbale - Possibilità - Mancanza - Conseguenze - Annullabilità della delibera.
L’indicazione nominativa dei partecipanti e dei votanti ad un’assemblea di società per azioni consente di verificare se i voti siano stati validamente espressi dai soggetti a ciò legittimati ed è, quindi, necessaria per ricostruire la genesi del processo deliberativo ed accertare la validità delle determinazioni assunte. Ne consegue che, ove manchi la relativa documentazione (anche in foglio separato, purché “allegato” al verbale, in modo da farne parte integrante, e cioè richiamato ovvero allo stesso materialmente unito), la delibera è annullabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2017, n. 603.


Condominio negli edifici (nozione, distinzioni) - Azioni giudiziarie - In genere - Decreto ingiuntivo ex art. 63 disp. att. c.c. - Requisiti - Preesistenza della delibera di approvazione dello stato di ripartizione delle spese - Successiva sostituzione di detta delibera con altra, ex art. 2377, comma 8, c.c. - Conseguenze - Fattispecie in tema di consorzi volontari tra proprietari di immobili.
La delibera di approvazione dello stato di ripartizione delle spese, sulla cui base l'amministratore può ottenere ingiunzione di pagamento immediatamente esecutiva, giusta l'art. 63 disp. att. c.c., deve necessariamente precedere la proposizione del ricorso ex art. 633 c.p.c., sicché, ove, nella pendenza del giudizio di opposizione, detta delibera sia sostituita con altra, adottata ai sensi dell'art. 2377, attuale ultimo comma, c.c. (norma di portata generale, applicabile - come nella specie - anche ai consorzi volontari tra proprietari di immobili), la sanatoria che ne discende consegue non già ad una convalida, con effetti retroattivi, dell'originaria deliberazione ma ad una rinnovazione di questa, inidonea - per ciò stesso - ad essere sottesa a quel decreto ingiuntivo, siccome formalmente assunta successivamente alla sua pronunzia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Dicembre 2016, n. 24957.


Società di capitali – Azione di annullamento di delibera assembleare – Legittimazione attiva della società – Esclusione – Legittimazione passiva del socio – Esclusione.
Deve escludersi in radice che la società sia legittimata a chiedere l’annullamento di deliberazioni assunte dalla propria assemblea: i soggetti legittimati a proporre il giudizio sono quelli indicati dagli artt.2377 e 2479 ter c.c., e non già la società, la quale è solo legittimata passiva nel giudizio di impugnazione, propri perché da essa promana la manifestazione di volontà che è oggetto dell’impugnazione, e sarebbe quindi inammissibile attribuirle la legittimazione ad insorgere giudizialmente contro la sua stessa volontà.
Il socio di una società per azioni non è legittimato a resistere all’azione d’impugnazione di una delibera assembleare ex art.2377 c.c., spettando la legittimazione passiva alla sola società. L’intervento del socio per resistere all’impugnazione di delibera da altri proposta viene qualificato come intervento adesivo dipendente, e da questa posizione processuale non deriva il diritto all’autonoma impugnazione della sentenza. Gli effetti della sentenza di annullamento sono infatti, per il socio, riflessi e non diretti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 10 Ottobre 2016.


Società di capitali – Recesso del socio – Conflitto tra società e socio – Ricorso al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota – Ammissibilità.
Non appare condivisibile l'orientamento giurisprudenziale secondo il quale, qualora sussista un conflitto tra la società e il socio sul diritto di quest'ultimo di recedere, non è ammissibile ricorrere al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota previsto dall'art. 2473 c.c., in quanto procedimento avente natura di volontaria giurisdizione (così App. Torino, 18 ottobre 2010. Trib.  Salerno, 13 ottobre 2009).

La circostanza che il giudizio introdotto dalla richiesta del socio di nomina dell'esperto per la valutazione della partecipazione del recedente si svolga in sede di volontaria giurisdizione non implica l'impossibilità, per l'organo giudicante, di valutare incidentalmente la legittimità del recesso medesimo, né tale valutazione è impedita dalla circostanza che gli amministratori non abbiano proceduto alla preventiva, rispetto alla deliberazione che giustifica il recesso, determinazione del valore della liquidazione delle azioni (Trib. Roma, 30 aprile 2014). Sostenere, al contrario, che il socio che intenda recedere dalla società non possa intraprendere la speciale procedura di cui all'ultimo comma della disposizione codicistica richiamata ove manchi la preventiva determinazione del valore delle azioni da parte degli amministratori, significherebbe mortificare eccessivamente la posizione soggettiva vantata dal recedente e procrastinare il soddisfacimento del diritto soggettivo ad una corretta determinazione del valore della propria liquidazione.

Più precisamente, sostenere che, in mancanza della preventiva determinazione degli amministratori, non potendosi configurare alcuna contestazione in senso proprio, non potrebbe ricorrersi al tribunale per la designazione dell'esperto bensì percorrere la strada dell'impugnativa della delibera (come invece richiesto da una parte della dottrina e della giurisprudenza), costituisce un rimedio che non tutelerebbe i soci che non possiedono una partecipazione legittimante per l'impugnativa (art. 2377, terzo comma, c.c.) i quali, dunque, rimarrebbero del tutto privi di tutela. D'altra parte, appare del tutto evidente come l'inadempimento della società (attraverso i propri amministratori) all’obbligo di determinare il valore della partecipazione non può ridondare a vantaggio della stessa società ed aggravare la posizione del socio recedente, da una parte precludendogli la possibilità di richiedere, in sede di volontaria giurisdizione, la nomina dell'esperto e, dall'altra, imponendogli di intraprendere una strada assai più gravosa come quella costituita da un ordinario giudizio di cognizione.

Al contrario, deve ritenersi che la posizione del socio recedente possa essere tutelata in modo più soddisfacente non già attraverso l'asserita previa impugnativa della delibera, ma attraverso il ricorso al tribunale ai sensi dell'art. 2437, sesto comma, c.c.: tale rimedio può essere, dunque richiesto non solo in caso di contestazione in senso tecnico (ossia in caso di contrasto positivamente ingenerato da una scorretta determinazione operata dall'organo amministrativo), ma anche nelle ipotesi di totale (asserito) inadempimento degli amministratori. Ove, cioè, questi non ottemperino all'obbligo di determinare il valore di liquidazione delle azioni si verifica, comunque, una situazione di conflitto obiettivo tra l'interesse del socio ad esercitare il diritto di recesso ed il comportamento inerte serbato dagli amministratori che, sostanzialmente, equivale alla contestazione del diritto di recesso del socio stesso (in questi termini, Trib. Roma, 13 dicembre 2007; Trib. Santa Maria Capua Vetere, 15 gennaio 2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Luglio 2016.


Società - Bilancio - Impugnazione - Azione di nullità e di annullamento - Delibera di approvazione del bilancio - Proponibilità dopo che è intervenuta l’approvazione del bilancio successivo - Esclusione - Ratio - Mancanza di interesse ad agire - Dies a quo della preclusione delle impugnazioni - Approvazione del progetto di bilancio successivo - Pubblicazione - Irrilevanza.
Ai sensi del primo comma dell'art. 2434-bis cc., tanto le azioni di nullità che quelle di annullamento (artt. 2377 e 2379) non possono essere proposte nei confronti delle deliberazioni di approvazione del bilancio dopo che è intervernuta l'approvazione del bilancio dell'esercizio successivo. Il legislatore della riforma - riconoscendo all'impugnativa dei bilanci relativi ad esercizi "chiusi» una forte potenzialità destabilizzante sui rapporti esterni e su quelli endosocietari - ha, dunque, manifestato la volontà legislativa di impedire impugnazioni di mero disturbo: sì ritiene, infatti, che ove il vizio dedotto si sia ripercosso anche sul bilancio successivamente approvato sia sufficiente l'impugnativa di quest'ultimo, mentre, ove il vizio non abbia prodotto conseguenze negative sul bilancio successivo, esso costituirebbe soltanto un fatto storico che non ha avuto alcuna incidenza negativa sulla organizzazione della società.

La norma di cui all'art. 2434-bis poggia la propria ratio sull'insussistenza di interesse ad agire per l'invalidazione dì un bilancio superato dall'approvazione del bilancio successivo, così da stabilizzare le delibere a fronte di iniziative tardive (Trib. Milano, 22 gennaio 2015; Trib. Milano, 23 settembre 2015).

Autorevole dottrina ha, altresì, chiarito che la norma in argomento ricollega la preclusione delle azioni alla «approvazione» del bilancio relativo all'esercizio successivo, con la conseguenza che l'individuazione del dies a quo a partire dal quale sono precluse le azioni di nullità e di annullamento è costituito dalla data della deliberazione assembleare di approvazione del progetto di bilancio successivo a quello impugnato, a nulla rilevando, invece, l'esecuzione della pubblicità di cui all'art. 2435. E, infatti, si ritiene che l'unica circostanza ad assumere valore è costituita dalla presenza di un nuovo bilancio fatto proprio dall'assemblea e volto a rappresentare, in modo aggiornato, la situazione patrimoniale e finanziaria della società ed il risultato economico dell'esercizio: tale rappresentazione supera tutti i bilanci precedentemente approvati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 26 Aprile 2016.


Società di capitali - Delibera assembleare - Impugnazione - Citazione - Illegittimità formale e sostanziale - Natura anche processuale del termine - Sospensione feriale dei termini.
L'impugnazione della deliberazione assembleare, da proporsi mediante citazione, rappresenta l'unico rimedio accordato al socio per far valere l'illegittimità del provvedimento, nel caso in cui ne contesti la validità sotto il profilo formale e sostanziale. Pertanto, il termine previsto dal codice civile per la proposizione dell'impugnazione assume natura, oltre che sostanziale, anche processuale, con la conseguenza che esso resta soggetto alla sospensione durante il periodo feriale a norma dell'articolo 1 della legge 7 ottobre 1969 n. 742. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Società di capitali - Società per azioni - Deliberazioni assembleari - Impugnazione - Conflitto di interessi - Configurabilità - Esclusione.
Con riferimento al conflitto di interessi, la costante giurisprudenza di legittimità (cfr. Cassazione civile, sez. I, 12 dicembre 2005, n. 27387) ha osservato che sussiste conflitto di interessi tra socio e società quando il primo si trovi nella condizione di essere portatore -con riferimento a una specifica delibera- di un duplice e contrapposto interesse: da una parte il proprio interesse di socio e dall'altra l'interesse della società, e questa duplicità di interessi è tale per cui il socio non può realizzare l'uno se non sacrificando l'altro. In particolare, l'interesse sociale si configura come l'insieme degli interessi comuni dei soci, in quanto parti del contratto di società, concretizzantesi nell'interesse alla produzione del lucro, alla massimizzazione del profitto sociale (inteso come massimizzazione del valore globale delle azioni o delle quote), al controllo della gestione dell'attività sociale, alla distribuzione dell'utile, alla alienabilità della propria partecipazione sociale, alla determinazione della durata del proprio investimento, e, quindi, allo scioglimento della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2015.


Società di capitali - Società per azioni - Deliberazioni assembleari - Impugnazione - Conflitto di interessi - Configurabilità - Esclusione.
Ai fini dell'annullamento della delibera assembleare di una società di capitali per conflitto di interessi, è essenziale che la delibera sia idonea a ledere l'interesse sociale, mentre è irrilevante che essa (senza pregiudicare nel contempo tali interessi) consenta al socio di raggiungere anche un interesse proprio (cfr., Cassazione civile sez. I, 21 marzo 2000, n. 3312; Cassazione civile sez. I, 21 dicembre 1994, n. 11017; Cassazione civile sez. I, 4 maggio 1991, n. 4927). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2015.


Società cooperativa – Banca popolare – Deliberazione di esclusione del socio – Clausola statutaria che prevede il riesame da parte del collegio dei probiviri con effetto vincolante – Ammissibilità .
La clausola dello statuto di una società cooperativa (nella specie, una banca popolare) che prevede che un organo, diverso dal consiglio d’amministrazione, possa riesaminare, su ricorso del socio escluso, la deliberazione di esclusione, con effetto vincolante nei confronti della società è valida e non contrasta con il divieto di delega delle competenze in materia di ammissione ed esclusione del socio previsto dall’art. 2544 c.c.. (Andrea Zorzi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 09 Aprile 2015.


Società cooperativa – Banca popolare – Deliberazione di esclusione del socio – Riesame da parte del collegio dei probiviri – Effetti – Effetti del ricorso all’autorità giudiziaria – Preclusione – Esclusione.
L’impugnazione della deliberazione di esclusione del socio di cooperativa (nella specie, una banca popolare) dinanzi all’autorità giudiziaria non esclude che il socio possa ricorrere, anche successivamente all’impugnazione, all’organo eventualmente previsto dallo statuto, quale il collegio dei probiviri. Nel caso in cui lo statuto preveda che la decisione divenga definitiva solo per effetto della decisione dei provibiri, l’accoglimento del ricorso del socio priva di effetto la decisione del consiglio d’amministrazione. (Andrea Zorzi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 09 Aprile 2015.


Sentenza di annullamento - Delibere assembleari - Efficacia retroattiva - Passaggio in giudicato - Necessità.
Le sentenze di annullamento, ivi comprese quelle di delibere assembleari, hanno natura ed efficacia costitutiva, con la conseguenza che le stesse producono effetti retroattivi solo a seguito del passaggio in giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Annullamento di delibere assembleari - Efficacia retroattiva della sentenza di annullamento - Limiti dei rapporti medio tempore sorti.
La efficacia retroattiva delle sentenze di annullamento passate in giudicato incontra i limiti dei rapporti medio tempore sorti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti tra soci - Esclusione del socio - Delibera assembleare assunta con il voto di società partecipante rappresentata da "falsus procurator" - Annullabilità - Applicazione analogica dell'art. 2377 cod. civ. - Voto invalido per difetto di rappresentanza - Ratifica - Ammissibilità - Accertamento del giudice di merito - Eccezione di parte - Necessità.
La deliberazione assembleare di esclusione del socio da una società personale, assunta con il voto di una società partecipante rappresentata da un "falsus procurator", è viziata da annullabilità, in quanto il diritto di partecipare all'assemblea è tutelato dalla legge in funzione dell'interesse individuale dei soci ed il contrasto con norme, anche cogenti, rivolte alla tutela di tale interesse determina un'ipotesi di mera annullabilità, in applicazione analogica dell'art. 2377 cod. civ.; il voto così espresso, invalido per vizio di rappresentanza, è peraltro suscettibile di ratifica, proveniente dalla medesima società legittimamente rappresentata, ai sensi dell'art. 1399 cod. civ., restando compito esclusivo del giudice del merito accertare l'integrazione della fattispecie sanante, su eccezione della parte interessata a farla valere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 2015, n. 1727.


Società - Delibera assembleare - Abuso della deliberazione - Uso della regola di maggioranza non conforme ai limiti desumibili da principi impliciti o espressi nell'ordinamento - Perseguimento di interessi divergenti da quelli societari - Lesione dei diritti del singolo partecipante - Fattispecie in tema di scioglimento.
Nonostante non esista una norma che identifichi espressamente una fattispecie di abuso delle deliberazioni assembleari, tuttavia la stessa è ammissibile per indicare un uso della regola di maggioranza non conforme ai limiti della sua applicazione che siano desumibili da un principio implicito dell'ordinamento oppure da un enunciato normativo espresso da una clausola generale. La deliberazione di scioglimento di una società che sia stata adottata dai soci nelle forme legali e con le maggioranze prescritte, può essere invalidata, sotto il profilo dell'abuso o eccesso di potere, quando risulti arbitrariamente e fraudolentemente preordinata dai soci maggioritari al perseguimento di interessi divergenti da quelli societari ovvero alla lesione dei diritti del singolo partecipante (come nel caso in cui lo scioglimento sia indirizzato soltanto all'esclusione del socio); all'infuori di tali ipotesi, resta preclusa ogni possibilità di sindacato in sede giudiziaria sui motivi che hanno indotto la maggioranza alla suddetta decisione, non potendosi ritenere sussistente un interesse giuridicamente tutelato del socio alla conservazione del proprio status. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Giugno 2014.


Società - Deliberazioni assembleari - Abuso di potere - Condizioni.
L'abuso di potere è causa di annullamento delle deliberazioni assembleari quando la deliberazione: a) non trovi alcuna giustificazione nel'interesse della società e concreti una deviazione dell'atto dallo scopo economico pratico del contratto di società, per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto quello sociale; b) sia il risultato di un'intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza uti singuli in quanto rivolta al conseguimento di interessi extrasociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Giugno 2014.


Diritti indisponibili – Impugnazione della delibera di approvazione del bilancio – Non compromettibilità in arbitri – Bilancio illecito – Funzione pubblicistica del bilancio.
La funzione del bilancio è quella di rappresentare non solo ai soci, ma anche ai terzi ed in particolare ai creditori, la situazione della società. La clausola arbitrale non può, pertanto, essere invocata nel giudizio in cui un socio ha impugnato il bilancio, allegando la violazione non di norme disposte nel suo interesse, ma di norme relative alla redazione del bilancio stesso e cioè la violazione di principi di veridicità, precisione e chiarezza. (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)

La funzione del bilancio consiste non soltanto nel misurare gli utili e le perdite dell'impresa al termine dell'esercizio, ma anche nel fornire ai soci ed al mercato tutte le informazioni che il legislatore ha ritenuto al riguardo di prescrivere. (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)

Nella disciplina legale del bilancio d'esercizio delle società il principio di chiarezza non è affatto subordinato a quello di correttezza e veridicità del bilancio medesimo, ma è dotato di autonoma valenza essendo obiettivo fondamentale del legislatore quello di garantire non solo la veridicità e correttezza dei risultati contabili, ma anche la più ampia trasparenza dei dati di bilancio che a quei risultati conducono. (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)

Il bilancio è illecito non soltanto quando la violazione determini una divaricazione tra il risultato effettivo dell'esercizio o la rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della società e quello del quale il bilancio dà contezza, ma anche in tutti i casi in cui dal bilancio non sia possibile desumere l'intera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle singole poste iscritte (Cass. 4874/06). (Maria Diletta Camicia) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 30 Maggio 2014.


Società di capitali – Impugnativa delibera assembleare – Sospensione esecuzione della deliberazione impugnata – Ammissibilità

Sospensiva esecuzione delibera assembleare – Natura – Misura cautelare tipica – Ambito applicazione – Delibere annullabili e delibere nulle – Sussistenza

Sospensiva esecuzione delibera assembleare – Presupposti – Fumus boni juris – Probabile esistenza vizio invalidante dedotto – Periculum in mora – Comparazione tra pregiudizio per opponente da esecuzione delibera invalida pregiudizio società per effetto sospensione di tale esecuzione

Sistema invalidità delibere – Esigenza salvaguardia certezza e stabilizzazione rapporti societari – Sussistenza

Delibere aumento e riduzione capitale sociale incidenti su aspetto organizzativo società e su quorum dell’assemblea – Pronunzia d’invalidità – Efficacia retroattiva – Limiti – Validità deliberazioni ulteriori adottate medio tempore ove non impugnate ex art. 2377, comma V, n. 2 – Sussistenza

Interesse società stabilizzazione organizzazione – Interesse socio denunziante travolgimento effetti delibera aumento di capitale, a cautela interessi patrimoniali (in termini di diluizione partecipazione) o amministrativi (in termini di quota di capitale vantata, ai fini della partecipazione assembleare) – Comparazione – Necessità – Diritti amministrativi socio – Pericolo incombente – Necessità
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L’art. 2378, commi 3° e 4°, c.c. stabilisce che il presidente del tribunale o il giudice istruttore (quale magistrato designato per la trattazione della causa di merito), sentiti gli amministratori ed i sindaci, possono sospendere, su richiesta di chi propone l’impugnazione, l’esecuzione della deliberazione impugnata. Tale norma prevede una misura cautelare tipica finalizzata a tutelare la fruttuosità dell’azione di annullamento proposta, e cioè ad evitare che l’attore possa ricevere pregiudizio durante le more del processo volto alla invalidazione della delibera assembleare ex artt. 2377 e 2378 c.c. La norma, benché non sia espressamente richiamata dall’art. 2379, ult. comma, c.c., trova senz’altro applicazione, oltre che alla delibere annullabili, anche alle delibere nulle, nel senso che, pur in difetto di una specifica previsione normativa, l’impugnante può chiedere la sospensione della deliberazione anche nel caso in cui l’impugnazione è volta ad ottenerne non già la pronuncia di annullamento, quanto piuttosto la declaratoria di nullità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La sospensiva configura misura cautelare tipica, i cui presupposti sono a livello di fumus la probabilità del vizio invalidante dedotto ed a livello periculum in mora, quello accertato attraverso la comparazione tra il pregiudizio che illegittimamente l’opponente potrebbe subire per effetto dell’esecuzione di una delibera invalida e quello che, legittimamente, potrebbe patire la società per effetto della sospensione di tale esecuzione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La dottrina prevalente e la giurisprudenza di legittimità ritengono, quanto alle delibere di aumento e riduzione del capitale sociale che abbiano inciso sull’aspetto organizzativo della società e sui quorum dell’assemblea, che la relativa pronunzia d’invalidità – anche ritenendone l’efficacia retroattiva (il che è invero fonte di particolare dubbio) – non potrebbe comunque inficiare la validità delle deliberazioni ulteriori adottate medio tempore sul presupposto della prima, ove non impugnate ai sensi dell’art. 2377, comma V, n. 2. Ed infatti, come la "sospensione dell'esecuzione della deliberazione" (art 2378 c.c., comma 3), disposta dal giudice, rende illegittimi gli altri di esecuzione che vengano ciò nonostante posti in essere, così la mancanza di un provvedimento di sospensione comporta la legittimità degli atti esecutivi, ancorchè relativi a una delibera annullabile. E tale legittimità resiste al sopravvenire dell'annullamento: in caso contrario l'istituto della sospensione non avrebbe alcun senso, visto che gli effetti giuridici sarebbero i medesimi sia che l'impugnante abbia ottenuto la sospensione della delibera, sia che non l'abbia ottenuta. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

In linea di principio, tra l’interesse della società a veder stabilizzata la sua organizzazione e quello del socio denunziante, a veder travolti gli effetti della delibera di aumento di capitale, a cautela di propri interessi patrimoniali (in termini di diluizione della sua partecipazione) o amministrativi (in termini di quota di capitale vantata, ai fini della partecipazione assembleare), prevale il primo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Ai fini della concessione della sospensiva, per essere rilevante ai fini della comparazione richiesta il pericolo della lesione delle prerogative amministrative del socio – derivante dall’annacquamento della quota – dev’essere imminente ed irreparabile. Il socio ha comunque la possibilità di una nuova richiesta di sospensione del deliberato - da ritenersi sempre ammissibile in corso di causa e non necessariamente al momento dell’introduzione del giudizio - al momento del materializzarsi del rischio, del caso doppiata da quella riguardante l’autonoma impugnativa della decisione ulteriore adottata, ai sensi del citato art. 2377, comma 5, n. 2 c.c.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 14 Maggio 2014.


Impugnativa delle delibere del consiglio di amministrazione – Invalidità – Decadenza – Decorrenza – Dies a quo.
In tema di impugnazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, l’art. 2388, comma IV, c.c., richiamando gli artt. 2377 e 2378 c.c. e non l’art. 2379 c.c., ha inteso uniformare il regime di invalidità delle delibere consiliari riconoscendo quale unica causa invalidante la non conformità alla legge o allo statuto e, altresì, introdurre un chiaro e netto limite temporale di novanta giorni, decorrenti dalla delibera, entro cui i soggetti legittimati possono farla valere, al fine di contemperare le esigenze di tutela degli azionisti con quelle di stabilità e certezza dell’attività gestoria. (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Aprile 2014.


Impugnativa delle delibere del consiglio di amministrazione - Invalidità - Decadenza - Decorrenza - Dies a quo

Fondi comuni immobiliari di investimento - Sottovalutazione del patrimonio - Danno patrimoniale al quotista - Evento specifico che incida sulla consistenza reale del patrimonio - Necessità
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In tema di impugnazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, l’art. 2388, comma IV, c.c., richiamando gli artt. 2377 e 2378 c.c. e non l’art. 2379 c.c., ha inteso uniformare il regime di invalidità delle delibere consiliari riconoscendo quale unica causa invalidante la non conformità alla legge o allo statuto e, altresì, introdurre un chiaro e netto limite temporale di novanta giorni, decorrenti dalla delibera, entro cui i soggetti legittimati possono farla valere, al fine di contemperare le esigenze di tutela degli azionisti con quelle di stabilità e certezza dell’attività gestoria. (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata)

La sottovalutazione del patrimonio immobiliare del fondo non è causa di per sé di un danno in termini di diminuzione del patrimonio del quotista, in quanto il patrimonio immobiliare del fondo ha una consistenza immutata, a prescindere dalla sua eventuale errata valorizzazione; conseguentemente, in mancanza di un evento specifico che incida sulla consistenza reale (e non sulla valorizzazione contabile) del detto patrimonio, il quotista non può lamentare un danno patrimoniale né chiedere l'accertamento della responsabilità di chi l'avrebbe causato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Aprile 2014.


Condominio - Delibera assembleare - Sostituzione della delibera impugnata ex articolo 2377 c.c. - Principio di carattere generale - Applicazione alle delibere condominiali - Cessazione della materia del contendere.
La disposizione dell’art. 2377, ult. comma, c.c., secondo cui l’annullamento della deliberazione assembleare non può avere luogo se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge o dell’atto costitutivo, benché dettata con riferimento alle società per azioni, esprime un principio di carattere generale ed è perciò applicabile anche alle assemblee dei condomini di edifici, con la conseguenza che nel giudizio di impugnazione di una deliberazione assembleare del condominio si verifica la “cessazione della materia del contendere” quando risulti che l’assemblea dei condomini, regolarmente riconvocata, abbia validamente deliberato sugli stessi argomenti della deliberazione impugnata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Aprile 2014.


Società e associazioni - Organi collegiali - Discussione di argomenti non inseriti all'ordine del giorno - Onere di contestazione dei componenti non tempestivamente informati - Discussione nel merito - Sanatoria del vizio di errata convocazione dell'organo - Fattispecie - Abbandono della seduta prima della votazione.
Comporta la sanatoria del vizio afferente la convocazione dell'organo collegiale il comportamento assunto dai componenti (nella specie consiglio direttivo Confapi) che, al momento della discussione della proposta del presidente di adottare una determinata decisione, non hanno evidenziato l'incompletezza dell'ordine del giorno. Infatti, in ipotesi di discussione su un argomento non indicato nell'ordine del giorno, il soggetto che partecipa ai lavori dell'organo collegiale ha l'onere di dichiarare di non essere adeguatamente informato su quello specifico argomento e di richiedere all'assemblea di soprassedere alla relativa discussione. Egli non può dapprima partecipare ai lavori entrando nel merito della vicenda per poi successivamente, in sede di impugnativa della deliberazione, far valere il vizio afferente alla convocazione, poiché un tale comportamento costituisce violazione del divieto, di ordine generale, di venire contro factum proprium che, a sua volta, è espressione del divieto di abusare di un proprio diritto attraverso un uso strumentale di esso. (Nel caso di specie, il consiglio direttivo aveva provveduto all'avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del direttore generale dell'associazione nonché alla revoca e sostituzione del medesimo; il Tribunale di Roma, in prima istanza e quindi in sede di reclamo, rilevava che i consiglieri, i quali avevano addotto di non essere stati adeguatamente informati degli argomenti all'ordine del giorno e di non aver pertanto avuto il tempo di ponderare la gravità delle conseguenze e degli effetti della decisione proposta, avevano partecipato alla discussione omettendo far rilevare di non essere stati adeguatamente informati ed avevano infine abbandonato la seduta, in segno di protesta, poco prima della votazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 28 Febbraio 2014.


Società a responsabilità limitata - Impugnazione di delibera assembleare - Legittimazione passiva del socio - Esclusione.
Il principio per cui il socio di una società per azioni non è legittimato a resistere all'azione di impugnazione di una delibera assembleare ex articolo 2377 c.c., spettando la legittimazione passiva alla sola società e dovendo, per specifica disposizione di legge, il socio non impugnante e non parte in causa, sottostare all'eventuale annullamento della deliberazione, va applicato anche all'analoga azione promossa nei confronti di una delibera di una società a responsabilità limitata. In dette ipotesi, l'intervento del socio per resistere all'impugnazione di delibera da altri proposta viene, infatti, qualificato come intervento adesivo dipendente e da questa posizione processuale non deriva il diritto all'autonoma impugnazione della sentenza, così come è precluso al socio il rimedio dell'opposizione di terzo ordinaria, in quanto per il socio gli effetti della sentenza di annullamento sono riflessi e non diretti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Gennaio 2014.


Società a responsabilità limitata - Verbale di assemblea - Modalità di voto segreto - Esclusione - Violazione - Annullabilità della deliberazione.
Dalla norma di cui all’articolo 2375 c.c. si ricava che non possono adottarsi modalità di voto dalle quali non si possa evincere come il singolo socio abbia votato, come ad esempio in caso di adozione di un sistema di votazione segreto; inoltre, l'applicabilità dell'art. 2377 n. 3 c.c. rende manifesta la volontà del legislatore di sanzionare con l'annullabilità della deliberazione il mancato rispetto della norma afferente alle modalità di verbalizzazione dei risultati delle votazioni, sempre che, ovviamente, la violazione impedisca l'accertamento del contenuto, degli effetti e della validità della deliberazione stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Febbraio 2013.


Registro imprese - Società cooperative - Provvedimenti cautelari ex articolo 700 c.p.c. - Richiesta di sospensione dell’iscrizione di delibera ritenuta illegittima - Legittimazione attiva della società - Esclusione.
Ai sensi dell’articolo 2377, comma 2, c.c. le deliberazioni assembleari non conformi alla legge o allo statuto possono essere impugnate esclusivamente dai soci assenti, dissenzienti o astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale ma non dalla società, la quale non è, pertanto, legittimata a richiedere in via cautelare e d’urgenza ai sensi dell’articolo 700 c.p.c. la sospensione della procedura di iscrizione (o, se già avvenuta, la sua cancellazione) della delibera che abbia disposto la revoca degli organi amministrativi e di controllo della società cooperativa e provveduto alla loro sostituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Luglio 2012.


Società - Impugnazione di delibera assembleare - Consiglio di amministrazione - Legittimazione del singolo amministratore - Limiti - Tutela di interessi connessi all'incarico di amministratore - Azione di responsabilità..
Fermo il principio in base al quale quando le società sono rette da un consiglio di amministrazione la legittimazione ad impugnare le delibere assembleari spetta al consiglio nella sua collegialità e non ai singoli componenti, precisato che sussiste la legittimazione al impugnativa anche del singolo amministratore nel caso in cui si tratti di tutelare interessi a lui personali connessi all'incarico rivestito, come avviene nel caso di revoca anticipata del mandato, o in quello di approvazione dell'azione di responsabilità nei suoi confronti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Aprile 2012.


Società cooperative - Circolazione delle azioni soggetta a particolari vincoli - Impugnazione di delibera assembleare - Legittimazione dei soci che rappresentino l'uno per mille del capitale sociale - Esclusione..
La disposizione dell'articolo 2377 c.c., in base alla quale le delibere assembleari di società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio possono essere impugnate da soci che rappresentino, anche congiuntamente, l'uno per mille del capitale sociale non è applicabile a quelle società per le quali vi siano limiti alla circolazione delle azioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 10 Gennaio 2012.


Pignoramento di quote di S.r.l. - Legittimazione del socio pignorato ad impugnare le deliberazioni assembleari invalide - Sussistenza - Legittimazione concorrente del creditore pignoratizio - Sussistenza - Esercizio da parte del creditore pignoratizio dei diritti amministrativi indicati dall’art. 2352 c.c...
Spettano sia al socio sia al creditore pignoratizio i diritti amministrativi diversi da quelli previsti dall’art. 2352 c.c.. Per quanto, infatti, la dottrina non sia univoca sull’applicabilità dell’art. 2352 c.c. alla titolarità disgiunta del diritto di impugnare le delibere assembleari ex art. 2377 c.c., non pare si possa dubitare che in caso di azione di nullità essa competa ad entrambe le parti del rapporto dominicale. (Raffaella Argenzio) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 14 Settembre 2011.


Società - Delibera assembleare di approvazione del bilancio - Impugnazione - Nullità per violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza del bilancio - Arbitrato - Esclusione..
Non è compromettibile in arbitri la controversia che abbia ad oggetto l'impugnazione di delibera assembleare di approvazione del bilancio nella quale si deducano vizi che comporterebbero la nullità della delibera per violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza del bilancio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Dicembre 2010.


Società - Delibera di approvazione del bilancio - Approvazione dei risultati della gestione - Distribuzione di utili e ripianamento di perdite - Esclusione - Domanda cautelare di sospensione - Esclusione..
La delibera di approvazione del bilancio che abbia esclusivamente un contenuto dichiarativo di scienza dei risultati della gestione dell'esercizio sociale e non disponga distribuzione di utili o ripianamenti di perdite non è di per sé suscettibile di esecuzione, con la conseguenza che la domanda cautelare di sospensione della delibera che presenti tali caratteristiche dovrà essere respinta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Dicembre 2010.


Società per azioni – Assemblea – Partecipazione e diritto al voto –  Illegittima esclusione del socio – Validità delle deliberazioni – Annullabilità. .
L'illegittima esclusione da parte del presidente dell'assemblea di società per azioni del diritto di intervento del socio o dell'avente diritto al voto non influisce sulla validità della costituzione dell'assemblea, bensì sulla formazione della volontà della medesima e può, quindi, dar luogo ad una ipotesi non di nullità ma di annullabilità delle deliberazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Novembre 2010.


Società per azioni – Assemblea – Partecipazione e diritto al voto – Deposito delle azioni – Riforma del diritto societario – Autonomia statutaria – Fattispecie..
Il decreto legislativo numero 6 del 2003, che ha riformato la disciplina delle società di capitali e cooperative, ha eliminato la norma inderogabile che consentiva l'intervento in assemblea esclusivamente agli azionisti che avessero provveduto al deposito delle azioni presso la sede legale della società o presso le aziende di credito indicate nell'avviso di convocazione. La nuova normativa consente, infatti, l'intervento in assemblea agli azionisti cui spetta il diritto di voto secondo le disposizioni previste dalla legge o dallo statuto, consentendo così alle parti di regolamentare la fattispecie con apposita disposizione statutaria. (Nel caso di specie, è stata ritenuta illegittima l'esclusione dal voto di un socio che non aveva provveduto al deposito delle azioni, posto che lo statuto della società consentiva la partecipazione all'assemblea e l'esercizio del voto alternativamente a coloro che avessero provveduto al deposito o che fossero titolari di azioni nominative regolarmente iscritti nel libro soci da almeno cinque giorni liberi prima di quello fissato per l'assemblea). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Novembre 2010.


Società – Impugnazione di delibera assembleare – Sostituzione della delibera invalida – Regolamento delle spese – Regola generale – Margine di discrezionalità del giudice – Contenuto – Limiti..
L’art. 2377 codice civile, nella parte in cui stabilisce che qualora la delibera impugnata venga sostituita “il giudice provvede sulle spese ponendole di norma a carico della società”, ha inteso prescindere dall’esame della cd. soccombenza virtuale al fine di dar rilievo al risultato, ottenuto dall’impugnazione, di ristabilire la legalità, stabilendo che le spese dovessero essere sopportate dalla società che ha posto in essere la delibera sostituita. Tuttavia, la locuzione “di norma” utilizzata dal legislatore lascia al giudice un margine di discrezionalità costituito dalla possibilità di disporre la parziale compensazione delle spese ove, senza alcuna necessità di esaminare il merito della vicenda per accertare la soccombenza virtuale, ricorrano comunque giusti motivi per operare la compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trento, 23 Dicembre 2009.


Società – Impugnazione di delibera assembleare – Sostituzione della delibera invalida – Regolamento delle spese – Regola generale – Margine di discrezionalità del giudice – Contenuto – Limiti..
L’art. 2377 codice civile, nella parte in cui stabilisce che qualora la delibera impugnata venga sostituita “il giudice provvede sulle spese ponendole di norma a carico della società”, ha inteso prescindere dall’esame della cd. soccombenza virtuale al fine di dar rilievo al risultato, ottenuto dall’impugnazione, di ristabilire la legalità, stabilendo che le spese dovessero essere sopportate dalla società che ha posto in essere la delibera sostituita. Tuttavia, la locuzione “di norma” utilizzata dal legislatore lascia al giudice un margine di discrezionalità costituito dalla possibilità di disporre la parziale compensazione delle spese ove, senza alcuna necessità di esaminare il merito della vicenda per accertare la soccombenza virtuale, ricorrano comunque giusti motivi per operare la compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trento, 23 Dicembre 2009.


Società per azioni - Organi sociali - Assemblea dei soci - Deliberazioni - Invalide - Nullità ed annullabilità - Presupposti rispettivi.
In tema di invalidità delle deliberazioni dell'assemblea delle società per azioni, si ha un'inversione dei criteri regolatori del diritto negoziale, in quanto per esse vige il principio in virtù del quale la regola generale è quella dell'annullabilità (art. 2377 cod. civ.), mentre la previsione della nullità è limitata ai soli casi, disciplinati dall'art. 2379 cod. civ., di impossibilità o illiceità dell'oggetto, che ricorrono quando il contenuto della deliberazione contrasta con norme dettate a tutela degli interessi generali, che trascendono l'interesse del singolo socio, dirette ad impedire deviazioni dallo scopo economico-pratico del rapporto di società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2007.