LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO II
Della società semplice
SEZIONE V
Dello scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio

Art. 2286

Esclusione
TESTO A FRONTE

I. L'esclusione di un socio può avere luogo per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale, nonché per l'interdizione, l'inabilitazione del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici.
II. Il socio che ha conferito nella società la propria opera o il godimento di una cosa può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l'opera conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori.
III. Parimenti può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata alla società.

GIURISPRUDENZA

Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - Legittimazione dell'accomandante ad impugnare i contratti sociali - Esclusione - Fondamento.
Nelle società in accomandita semplice, il socio accomandante può far valere il suo interesse al potenziamento ed alla conservazione del patrimonio sociale esclusivamente con strumenti interni, quali l'azione di responsabilità contro il socio accomandatario, la richiesta di estromissione di quest'ultimo per gravi inadempienze, l'impugnativa del rendiconto, o la revoca per giusta causa dell'amministratore, mentre non è legittimato ad agire nei confronti dei terzi per far annullare o dichiarare nulli i negozi intercorsi fra questi ultimi e la società, non sussistendo un interesse proprio del socio accomandante, autonomo e distinto rispetto a quello della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Settembre 2016, n. 17691.


Società di persone - Violazione dei doveri inerenti al rapporto gestorio - Violazione degli obblighi del socio - Revoca per giusta causa della facoltà di amministrare - Esclusione dalla società - Presupposti.
Allorquando il socio amministratore compia atti contrastanti non solo con i doveri inerenti al rapporto gestorio, ma anche con gli obblighi ad esso incombenti quale socio, tali fatti ben possono costituire presupposto, oltre che per la revoca per giusta causa della facoltà di amministrare, anche per l'esclusione dalla società ai sensi dell'art. 2286, primo comma, c.c., quando si connotino in termini di gravità tale da compromettere il conseguimento dell'oggetto sociale (cfr. Cass. 30 gennaio 1980, n. 710; Cass. 17 gennaio 1956. n. 103); in proposito occorre precisare che la gravità delle inadempienze legittimanti l'esclusione del socio ricorre non solo quando le stesse siano di consistenza tale da impedire il perseguimento dell'oggetto sociale, ma anche quando le stesse abbiano inciso negativamente sulla situazione dell'ente, rendendo disagevole il raggiungimento dei fini sociali (cfr. Cass. 1 giugno 1991, n. 6200; Cass. 17 aprile 1982, n. 2344). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Febbraio 2013.


Società di persone - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - Ad opera degli altri soci - In genere - Esclusione del socio gravemente inadempiente - Durante la fase di liquidazione della società - Ammissibilità - Fondamento - Impossibilità di liquidazione della quota ex art. 2270, secondo comma, cod. civ. - Irrilevanza..
La messa in liquidazione della società di persone non osta all'applicazione dell'art. 2286 cod. civ., atteso che lo scioglimento della società determina soltanto il passaggio ad una nuova fase, nella quale la società permane come gruppo organizzato e i soci continuano ad essere titolari di diritti e obblighi, sicché i comportamenti di un socio in danno degli altri o della società nel suo complesso non possono restare, neppure in questa fase, privi di effetti giuridici, ai sensi e per gli effetti della citata disposizione codicistica. Ne consegue che il socio, colpevole di gravi inadempienze delle obbligazioni derivanti dalla legge o dal contratto sociale, può, anche durante lo stato di liquidazione, essere escluso dalla compagine, non rilevando, in senso contrario, la disposizione dell'art. 2270, secondo comma, cod. civ., che unicamente sancisce l'impossibilità per il creditore particolare del socio di ottenere la liquidazione della quota del suo debitore una volta deliberato lo scioglimento della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2012, n. 8860.


Società in nome collettivo - Recesso del socio per giusta causa - Comunicazione al registro imprese - Presupposti - Adozione di delibera dei soci - Non necessità..
Le modificazioni dell'atto costitutivo di società in nome collettivo derivanti dallo scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio per morte, recesso, o esclusione non devono necessariamente risultare da una delibera dei soci; l'amministratore della società ha, quindi, l'obbligo di richiedere l'iscrizione nel registro delle imprese della modificazione che sia conseguenza del recesso per giusta causa del socio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 03 Ottobre 2011.


Società in nome collettivo - Recesso del socio - Mancata comunicazione al registro imprese - Permanenza della responsabilità illimitata del socio - Richiesta di provvedimento cautelare nei confronti dell'amministratore della società - Periculum in mora - Sussistenza..
Poiché la mancata pubblicità del recesso del socio di società di persone comporta il permanere del regime di responsabilità illimitata del socio stesso, sussiste il requisito del periculum in mora perché in via cautelare si ordini all'amministratore di società di persone che non vi abbia provveduto di comunicare al registro delle imprese il recesso per giusta causa del socio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 03 Ottobre 2011.


Società di persone - Liquidazione - Revoca del liquidatore - Legittimazione del socio escluso - Esclusione - Natura patrimoniale dell'azione ex articolo 2275 c.c. - Esclusione..
Il socio escluso dalla società con delibera mai impugnata non è legittimato a richiedere la revoca del liquidatore ai sensi dell'articolo 2275 c.c. Egli non può nemmeno agire in via surrogatoria, ex articolo 2900 c.c., in sostituzione dei soci in quanto l'azione ex articolo 2275 c.c. non mira a tutelare un diritto di credito o un diritto reale del socio, bensì l'interesse dei soci alla corretta gestione della società durante la fase della liquidazione, a prescindere da eventuali diritti di credito del socio nei confronti della società. Detta azione non ha quindi contenuto prettamente patrimoniale né, d'altronde, la eventuale inerzia del liquidatore può, di per sé sola, considerarsi motivo di diminuzione della garanzia patrimoniale idoneo a giustificare la surroga del creditore della società nei confronti del socio, potendo il creditore agire nei confronti della società per la tutela del proprio diritto di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 08 Agosto 2011.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Norme applicabili - In genere.

Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - In genere - Esclusione del socio accomandatario - Applicabilità degli artt. 2286 e 2287 cod. civ. - Fondamento.

Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - In genere - Opposizione del socio espulso - Legittimazione passiva - Società - Notificazione dell'azione a tutti i soci - Equipollenza - Condizioni.
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All'esclusione dell'accomandatario di società in accomandita semplice sono applicabili gli art. 2286 e 2287 cod. civ. disciplinanti le cause ed il procedimento di esclusione dei soci di società di persone, in virtù del rinvio contenuto negli artt. 2315 e 2293 cod. civ., non ravvisandosi incompatibilità né con l'art. 2318 cod. civ., che attribuisce solo agli accomandatari la facoltà di diventare amministratori della società, ma non esclude la nomina di terzi, né con il regime giuridico della nomina e della revoca degli amministratori medesimi, previsto dall'art. 2319 cod. civ., in quanto non incidente sul perdurare del rapporto sociale. (massima ufficiale)

Nel giudizio di opposizione avverso l'espulsione del socio di una società di persone, la legittimazione passiva compete esclusivamente alla società, in persona del legale rappresentante, anche se è consentita, come modalità equipollente d'instaurazione del contraddittorio, la citazione di tutti i soci, notificata nel termine di decadenza previsto dall'art. 2287 cod.civ. Ne consegue che la citazione tempestiva soltanto di alcuni dei soci non impedisce la decadenza dall'azione, non essendo ravvisabile un'ipotesi di litisconsorzio necessario. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2009, n. 8570.


Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Scioglimento - In genere - Estinzione del precedente soggetto e nascita di un nuovo soggetto giuridico - Esclusione - Mera modifica del'oggetto sociale - Continuità degli effetti degli atti compiuti - Sussistenza - Fattispecie. .
La messa in liquidazione di una società non determina un mutamento della personalità giuridica della stessa, nè tantomeno la sostituzione di un soggetto di diritto ad un altro, ma semplicemente la modifica dell'oggetto sociale, che, per effetto della liquidazione, è ora diretto alla liquidazione dell'attivo ed alla sua ripartizione tra i soci, previa soddisfazione dei creditori sociali; pertanto, vi è continuità tra la società prima e dopo la messa in liquidazione, sì che gli atti compiuti prima di essa continuano a produrre effetti e ad essere giuridicamente vincolanti nei confronti della società. (Sulla base dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito, la quale - ritenendo esistente un nuovo soggetto giuridico in virtù della messa in liquidazione di una s.n.c. - aveva dichiarato cessata la materia del contendere in ordine all'impugnazione di una delibera assembleare di utilizzo del finanziamento del socio dissenziente a copertura delle perdite e di una delibera di aumento del capitale, nonchè in ordine alla domanda del socio di revoca dell'amministratore e di risarcimento del danno dal medesimo cagionato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Dicembre 2008, n. 29776.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento del rapporto sociale limitatamete a un socio - In genere - Liquidazione della quota in favore del socio uscente o degli eredi del socio defunto - Legittimazione passiva nel giudizio - Spettanza esclusiva alla società - Citazione dei soli soci - Sufficienza - Limiti. .
La domanda di liquidazione della quota di una società di persone (o di fatto) da parte del socio receduto o escluso, ovvero degli eredi del socio defunto, fa valere un'obbligazione non degli altri soci, ma della società medesima quale unico soggetto passivamente legittimato. Il contraddittorio nei confronti della società può ritenersi regolarmente instaurato anche nel caso in cui non sia convenuta la società, ma siano citati in giudizio tutti i suoi soci, solo se risulti accertato, attraverso l'interpretazione della domanda e con apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito, che l'attore abbia proposto l'azione nei confronti della società per far valere il proprio credito nei suoi confronti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2006, n. 12125.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio - Recesso del socio - Società con due soli soci - Dissidio tra gli stessi determinato da grave inadempimento di uno dei due - Rimedi - Recesso del socio adempiente o esclusione di quello inadempiente - Ammissibilità - Scioglimento della società ex art. 2272 n. 2 cod. civ. - Condizioni - Accertamento del giudice di merito riguardo alla giusta causa di recesso o all'idoneità del dissidio a rendere impossibile la persistenza della società - Necessità. .
Nelle società di persone composte da due soli soci, il dissidio tra questi imputabile al comportamento di uno dei due gravemente inadempiente agli obblighi contrattuali ovvero ai doveri di fedeltà, lealtà, diligenza o correttezza inerenti alla natura fiduciaria del rapporto societario, rileva come giusta causa di recesso del socio adempiente o, in alternativa, di esclusione del socio inadempiente, ma non può costituire causa di scioglimento della società ai sensi dell'art. 2272, n. 2, cod. civ., giacchè detto dissidio non è tale da rendere "impossibile" il conseguimento dell'oggetto sociale, essendo eliminabile mediante uno dei due rimedi predetti. Ne consegue che, allorquando uno dei due soci receda dalla società adducendo quale giusta causa l'insanabile dissidio imputabile all'altro socio, l'accertamento giudiziario dell'imputabilità o meno del dissidio, e conseguentemente della sussistenza o meno di una giusta causa di recesso, non può ritenersi precluso, giacchè tale dissidio non può costituire di per sè causa di scioglimento della società, e il giudice di merito non può ritenere irrilevanti gli accertamenti inerenti alla sussistenza della dedotta giusta causa di recesso ovvero alla idoneità del dissidio (se non imputabile ad alcuno) a rendere impossibile il perseguimento dei fini sociali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Settembre 2004, n. 18243.


Società - Di capitali - Società cooperative - Capitale sociale - Partecipazione dei soci - Esclusione del socio - Da parte degli altri soci e degli amministratori - Impugnazioni - Opposizione ex art. 2527 cod. civ. - Unico rimedio accordato al socio escluso per far valere l'illegittimità del provvedimento di esclusione. .
In tema di società cooperative, avverso la delibera di esclusione del socio, l'opposizione prevista dall'art. 2527, terzo comma, cod. civ. rappresenta l'unico rimedio accordato al socio escluso per far valere l'illegittimità del provvedimento, anche nel caso in cui se ne contesti la regolarità; spirato il termine, di trenta giorni dalla comunicazione, stabilito a pena di decadenza per l'esperimento di tale mezzo di tutela, eventuali vizi del provvedimento non possono essere più dedotti dalla parte o rilevati dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Luglio 2004, n. 13407.


Società - Di capitali - Società cooperative - Capitale sociale - Partecipazione dei soci - Esclusione del socio - Da parte degli altri soci e degli amministratori - Impugnazioni - Sindacato del giudice - Criteri - Fattispecie. .
In tema di espulsione del socio dalla cooperativa, l'apprezzamento della sussistenza dei gravi motivi non è rimesso alla esclusiva discrezionalità degli organi associativi, giacché rientra tra i compiti del giudice del merito, adito in sede di opposizione avverso la deliberazione di esclusione, riscontrare l'effettiva sussistenza della causa di esclusione, posta a fondamento della detta deliberazione, e la sua inclusione fra quelle previste dalla legge o dallo statuto, nonché accertare la congruità della motivazione adottata a sostegno della ritenuta gravità. (Sulla base dell'enunciato principio, la Corte ha annullato, per vizio di motivazione, la sentenza impugnata, che aveva negato che ricorresse una grave inadempienza, legittimante il provvedimento di esclusione ai sensi degli artt. 2527 e 2286 cod. civ., nel comportamento del socio di una cooperativa edilizia, avente quale scopo sociale la costruzione di alloggi per i soci, il quale non aveva effettuato il pagamento delle quote di spesa su di lui gravanti, deliberate dall'organo assembleare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Ottobre 2002, n. 14665.


Società - Trasformazione - Effetti - In genere - Nascita di un nuovo ente - Esclusione - Mera mutazione formale di un'organizzazione - Ammissibilità - Applicazione di tale principio - Ambito - Anche in caso di trasformazione di società in accomandita semplice in società irregolare - Fondamento. .
Il principio in forza del quale la trasformazione di una società non dà luogo ad un nuovo ente, ma integra mera mutazione formale di un'organizzazione che sopravvive alla vicenda senza soluzione di continuità, trova applicazione non solo nell'ipotesi contemplata dall'art. 2498 cod. civ. (trasformazione di società di persone in società di capitali), ma anche nel caso di trasformazione di società in accomandita semplice in società irregolare - così dovendosi qualificare una società semplice di tipo commerciale - ferma restando l'identità e l'integrità dell'impresa commerciale da essa gestita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Gennaio 1999, n. 89.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - Ad opera degli altri soci - Procedimento - Delibera di esclusione - Necessaria contestuale convocazione di tutti i soci - Esclusione - Raccolta delle singole manifestazioni di volontà dei soci idonei a formare la maggioranza richiesta ex art. 2287 cod. civ. - Sufficienza - Fondamento - Previsione dell'organo e del metodo assembleare nelle società di persone fisiche - Esclusione..
Nella disciplina legale delle società di persone manca la previsione dell'organo e del metodo assembleare, con la conseguenza che, dovendosi adottare la delibera di esclusione di un socio (per la quale è richiesta la maggioranza dei soci non computandosi tra questi quello da escludere), non è necessario che siano consultati tutti i soci, ne' che essi manifestino contestualmente la propria volontà attraverso una delibera unitaria, essendo sufficiente raccogliere le singole volontà idonee a formare la richiesta maggioranza e comunicare la delibera di esclusione al socio escluso, affinché egli sia posto in condizione di esercitare la facoltà di opposizione dinanzi al tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 1998, n. 153.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Cause - In genere - Dissidio tra i soci - Ricomprensione - Condizioni. .
Il dissidio tra i soci, benché non annoverato espressamente dall'art. 2272 cod. civ. tra le cause di scioglimento delle società personali, può risolversi in quella generale contemplata dal n. 2 del citato articolo, quando il conflitto tra i soci sia tale da rendere "impossibile" il conseguimento dell'oggetto sociale anche qualora si tratti di rapporti fra socio accomandante e socio accomandatario (nella specie, relativamente all'approvazione del bilancio). Tuttavia non può considerarsi tale il conflitto causato da "gravi inadempienze" di uno dei soci, dal momento che in detta ipotesi i contrasti tra i soci possono essere eliminati estromettendo quello inadempiente a norma dell'art. 2286 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 1996, n. 6410.


Società - Di capitali - Società cooperative - Capitale sociale - Partecipazione dei soci - Esclusione del socio - Da parte degli altri soci e degli amministratori - Impugnazioni - Gravi inadempienze alle obbligazioni derivanti per il socio dalla legge e dal contratto sociale - Accertamento. .
La fattispecie tipica del procedimento di opposizione all'esclusione, previsto in tema di società cooperative dall'art. 2527 cod. civ., ma modellato in base allo scioglimento del rapporto sociale previsto per le società in genere dagli artt. 2286 e 2287 cod. civ., tende all'accertamento della sussistenza o meno delle "gravi inadempienze" alle obbligazioni derivanti per il socio dalla legge o dal contratto sociale, sicché è incentrata sulla singola posizione del socio illegittimamente escluso, per il quale costituisce l'unico rimedio, ed è del tutto distinta dall'ipotesi di delibere nulle per impossibilità o illiceità dell'oggetto (art. 2379 cod. civ.), che tutelano l'interesse generale dei soci o della società in quanto dirette ad impedire una deviazione dallo scopo perseguito dal rapporto societario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Marzo 1996, n. 2690.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - In genere - Esclusione del socio per gravi inadempienze ex artt. 2286 e 2287 cod. civ. carattere speciale delle anzidette norme rispetto a quelle generali sulla risoluzione ex art. 1453 cod. civ. - Differenze - Conseguenze. .
Nelle società di persone, le norme sull'esclusione del socio "per gravi inadempienze", di cui agli artt. 2286 e 2287 cod. civ., hanno carattere speciale e sostituiscono quelle generali sulla risoluzione per inadempimento dei contratti con prestazioni corrispettive, di cui agli artt. 1453 e segg. cod.civ., le quali ultime non sono applicabili al contratto di società sia per la mancanza di interessi contrapposti tra il socio e l'ente sociale, sia per le diverse finalità cui esse sono preposte. Infatti, la risoluzione mette nel nulla il rapporto contrattuale nei confronti della parte inadempiente, con gli effetti restitutori di cui all'art. 1458 cod.civ., e, nel caso le parti in contratto siano soltanto due, elimina del tutto il rapporto con i reciproci obblighi restitutori delle parti di cui alla citata disposizione di legge; l'esclusione del socio comporta, invece, soltanto lo scioglimento del vincolo sociale limitatamente al socio inadempiente, con il diritto di quest'ultimo esclusivamente ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota, ma non anche, di per sè, lo scioglimento della società, neppure nel caso in cui i soci siano soltanto due, perché, in tale ipotesi, la società si scioglie solo se, nel termine di sei mesi, non venga ripristinata la pluralità di soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Dicembre 1995, n. 12487.