LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO II
Della società semplice
SEZIONE II
Dei rapporti tra i soci

Art. 2257

Amministrazione disgiuntiva
TESTO A FRONTE

I. Salvo diversa pattuizione, l'amministrazione della società spetta a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli altri.
II. Se l'amministrazione spetta disgiuntamente a più soci, ciascun socio amministratore ha diritto di opporsi all'operazione che un altro voglia compiere, prima che sia compiuta.
III. La maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili, decide sull'opposizione.

GIURISPRUDENZA

Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti con i terzi - Della società - Rappresentanza della società - In genere - Spettanza ai soci amministratori - Fondamento - Spendita del nome della società - Uso di formule sacramentali - Necessità - Esclusione - Fattispecie. .
Nelle società in nome collettivo, in base al combinato disposto degli artt. 2293, 2266 cod. civ., la rappresentanza dell'ente spetta, disgiuntamente, a ciascun socio e - salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo - si estende a tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale, in quanto la legge presume che la volontà dichiarata dal rappresentante nell'interesse della società corrisponda alla volontà sociale. A tal fine non è necessario che per manifestare il rapporto rappresentativo ("contemplatio domini") il socio amministratore usi formule sacramentali, ma è sufficiente che dalle modalità e dalle circostanze in cui ha svolto l'attività negoziale e dalla struttura e dall'oggetto del negozio, i terzi possano riconoscerne l'inerenza all'impresa sociale, sì da poter presumere che l'attività è espletata nella qualità di socio amministratore. (Nella specie, relativa ad un contratto con il quale era stato pattuito il subentro nella locazione di un esercizio commerciale, la S.C ha ritenuto che il comportamento della socia amministratrice fosse idoneo a portare a conoscenza della controparte il fatto che ella agiva in rappresentanza della società, in quanto costei era amministratrice unica della medesima, la s.n.c. era titolare del rapporto di locazione e l'oggetto del contratto ineriva all'impresa sociale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Novembre 2004, n. 21520.


Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti con i terzi - Rappresentanza della società - Spettanza - A ciascun socio disgiuntamente - Provenienza dell'atto da uno dei soci - Contestazione - Mancanza - Conseguenze - Procedimento civile - Citazione contenente la denominazione della società, pur non indicando la persona fisica che ne ha la rappresentanza in giudizio - Procura "ad litem" sottoscritta con firma leggibile - Nullità per assoluta incertezza del requisito di cui all'art. 163 n. 2 cod. proc. civ. - Configurabilità - Esclusione.

Procedimento civile - Difensori - Mandato alle liti (procura) - In genere - Società - Citazione contenente la denominazione della società, pur non indicando la persona fisica che ne ha la rappresentanza in giudizio - Procura "ad litem" sottoscritta con firma leggibile - Nullità per assoluta incertezza del requisito di cui all'art. 163 n. 2 cod. proc. civ. - Configurabilità - Esclusione.
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Nella società in nome collettivo, in base al combinato disposto di cui agli articoli 2293, 2266 e 2257 cod. civ. la rappresentanza, salvo diverse pattuizioni, spetta disgiuntamente a ciascuno dei soci, con la conseguenza che quando non ne sia contestata la provenienza da uno di essi, ancorché non individuato, l'atto compiuto deve ritenersi valido e idoneo a produrre i propri effetti. Ne consegue che non può a tale stregua considerarsi viziata da nullità per assoluta incertezza del requisito di cui all'art. 163 n. 2 cod. proc. civ. l'atto di citazione contenente la denominazione della società che, pur non indicando la persona fisica che ne ha la rappresentanza in giudizio, reca una leggibile sottoscrizione della procura alle liti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 Maggio 2004, n. 9927.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - Amministrazione - Principio dell'amministrazione disgiuntiva, ex art. 2257 cod. civ. - Applicabilità - Amministrazione congiuntiva - Sussistenza - Prova di pattuizione in tal senso - Necessità. .
In tema di società irregolare, in base al chiaro tenore letterale dell'art. 2257 cod. civ. - relativo alle società semplici ed applicabile ex art. 2297 del codice medesimo -, il potere di amministrazione disgiuntiva è derogabile solo mediante diversa pattuizione in concreto intervenuta, con la conseguenza che l'amministrazione deve ritenersi congiuntiva solo ove tale fatto positivo sia stato dimostrato e non anche se sia mancata la prova del fatto negativo, cioè dell'inesistenza di pattuizioni derogatrici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2004, n. 8538.


Contratti agrari - Impresa familiare coltivatrice - In genere - Poteri di rappresentanza - Applicabilità delle norme sulla società semplice. .
La famiglia coltivatrice integra un organismo collettivo finalizzato all'esercizio in comune di un'impresa agricola e disciplinata dalla regola dell'amministrazione disgiuntiva propria della società semplice, con la conseguenza che, nella mancanza di designazione di un comune rappresentante, ciascun membro ha il potere di rappresentare il gruppo nei confronti del concedente, il quale come può agire nei confronti di uno solo dei membri per la risoluzione del contratto, nonché nella fase del tentativo di conciliazione, allo stesso modo è tenuto ad effettuare al "denuntiatio" soltanto al rappresentante designato, in mancanza del quale, della stessa può dare legale comunicazione ad uno solo dei membri della famiglia insediata sul fondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2001, n. 8598.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Avviso di accertamento tributario - Notifica ad uno dei soci presso il suo domicilio - Validità.

Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Accertamento e riscossione - Avviso di accertamento - Notifica - Notifica ad uno dei soci presso il suo domicilio - Validità.
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La notifica di un avviso di accertamento tributario ad uno dei soci di una società di fatto nella veste di rappresentante della società, e nel suo domicilio, è validamente effettuata in quanto ciascun socio ne ha la rappresentanza e la notifica effettuata a mani del destinatario è valida a prescindere dal luogo in cui è effettuata; ne' la previsione di cui all'articolo 35 del d.P.R. n. 633 del 1972 - sull'obbligo della dichiarazione all'Ufficio IVA da cui risulti "la ditta, la denominazione o ragione sociale e il nome e cognome ... di almeno un rappresentante dell'ente, società o associazione" - esclude il potere dell'amministrazione finanziaria di notificare atti a chi è socio della società di fatto anche se non indicato nella dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Dicembre 1999, n. 13869.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Notifica ad uno dei soci, nel suo domicilio - Validità - Ragioni. .
La notifica di un atto giudiziario ad uno dei soci, e nel suo domicilio, di una società di fatto è valida perché ciascuno di essi ne ha la rappresentanza ed è legittimato a stare in giudizio per la stessa, mentre d' altro canto manca un sistema che dia pubblicità alla sede sociale di essa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 02 Febbraio 1999, n. 850.


Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti con i terzi - Rappresentanza della società - Spettanza - A ciascun socio disgiuntamente - Azione di un socio dinanzi a giudice straniero e di altro socio dinanzi a giudice nazionale - Diritto, spettante a ciascuno di essi, di far valere gli effetti nascenti dall'uno o dall'altro giudizio - Sussistenza. .
Nelle società in nome collettivo, in base al combinato disposto degli artt. 2293, 2266, 2257 cod. civ., la rappresentanza, sostanziale e processuale, dell'ente spetta, disgiuntamente, a ciascun socio, ed è, pertanto, irrilevante che, in un primo giudizio innanzi ad un giudice straniero, abbia agito uno di essi, mentre, in altro giudizio innanzi al giudice nazionale, si sia costituito un socio diverso. Ne consegue che ciascuno dei predetti soci potrà, del tutto legittimamente, far valere (nei limiti in cui ciò sia consentito) gli effetti nascenti dall'uno o dall'altro giudizio e, in particolare, l'effetto interruttivo del termine di prescrizione relativo al rapporto sostanziale, nascente dalla proposizione della domanda giudiziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 01 Ottobre 1997, n. 9558.


Contratti in genere - Rappresentanza - Contratto concluso dal falso rappresentante (rappresentanza senza poteri) - Ratifica - Forma - Compravendita immobiliare - Atto scritto - Necessità - Fattispecie relativa a condotte pretesamente ratificatorie consistenti nell'incasso del prezzo, nella consegna dell'immobile e in comunicazione scritta per l'esecuzione di pratica di condono edilizio.
Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti con i terzi - Rappresentanza della società - Norma attributiva della rappresentanza a ciascuno dei soci - Derogabilità - Rappresentanza congiuntiva - Prevista da clausola iscritta nel registro delle imprese - Stipulazione del contratto da parte di uno solo dei rappresentanti - Conseguenze - Inefficacia e non annullabilità - Ratifica ex art. 1399 cod. civ. - Ammissibilità.
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La ratifica del contratto di vendita immobiliare concluso da un soggetto privo di idoneo potere rappresentativo richiede la forma scritta "ad substantiam", poiché l'art. 1399 cod. civ. impone per la ratifica la medesima forma prescritta per il contratto cui essa si riferisce. (Nella specie la S.C., in riferimento a vendita immobiliare compiuta a nome di una società di persone da un solo socio amministratore in violazione di clausola dell'atto costitutivo richiedente una rappresentanza congiuntiva, ha ritenuto giustificata l'esclusione, da parte del giudice di merito, di un valore di ratifica all'incameramento del prezzo e alla consegna dell'immobile, rappresentanti mere operazioni e non negozi giuridici, ma ha annullato la sentenza impugnata per l'omesso esame della eventuale idoneità al fine in questione di una comunicazione scritta agli acquirenti - asseritamente proveniente da un subentrato amministratore unico - inerente allo svolgimento di una pratica di condono edilizio necessaria ai fini della formalizzazione notarile della compravendita). (massima ufficiale)

Nel caso di atto stipulato a nome di una società in nome collettivo da uno solo dei soci amministratori, in violazione della clausola dell'atto costitutivo (regolarmente iscritta nel registro delle imprese a norma dell'art. 2298, primo comma, cod. civ.), la quale, legittimamente derogando alla disciplina del codice civile attributiva del potere di amministrazione e di rappresentanza a ciascuno dei soci, preveda per talune categorie di atti che il potere rappresentativo sia esercitato congiuntamente da determinati soci, non è configurabile una mera causa di annullabilità del contratto ai sensi dell'art. 1425 cod. civ. ma, trova applicazione il principio, secondo cui il contratto posto in essere da chi sia privo del potere di rappresentare il soggetto in nome del quale esso è stipulato costituisce un negozio giuridico inefficace nei confronti dell'interessato, fin quando, eventualmente, questi lo ratifichi, manifestando inequivocabilmente la volontà di rendere operante nei propri confronti l'atto concluso dal "falsus procurator". (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. II, 11 Marzo 1997, n. 2174.


Contratti agrari - Impresa familiare coltivatrice - In genere - Rappresentanza sostanziale e processuale della famiglia - Mancata designazione del rappresentante - Amministrazione disgiuntiva dei singoli componenti - Risoluzione del contratto - Azione del concedente nei confronti di uno solo dei componenti - Integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri - Esclusione.

Procedimento civile - Litisconsorzio - In genere - Impresa familiare coltivatrice - Rappresentanza sostanziale e processuale - Mancata designazione del rappresentante - Amministrazione disgiuntiva dei singoli componenti - Risoluzione del contratto - Azione del concedente nei confronti di uno solo dei componenti - Integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri - Esclusione.
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Alla famiglia coltivatrice, equiparabile alla società semplice, si applica il principio della amministrazione disgiuntiva da parte di tutti i partecipanti, con la conseguenza che quando non vi sia stata la nomina del rappresentante, ai sensi dell'art. 48 legge 3 maggio 1982 n. 203, ciascuno dei suoi componenti può agire anche sul piano processuale in nome e per conto della famiglia nei confronti del concedente, con effetti per gli altri familiari ed il concedente può agire nei confronti di uno solo dei componenti per la risoluzione del contratto senza necessità, nell'uno come nell'altro caso, di integrazione del contraddittorio nei confronti dei componenti della famiglia rimasti estranei al giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Ottobre 1996, n. 8655.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - Rappresentanza giudiziale - Legittimazione di ciascuno dei soci ad agire o a resistere in giudizio per la società - Necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri soci - Esclusione. .
L'impresa a carattere individuale, anche se più ne siano i titolari o i soci di fatto, non è un soggetto distinto da questi, ai quali spetta disgiuntamente l'amministrazione e la rappresentanza in giudizio, come si desume dagli artt. 2297, 2257 e 2266 cod. civ., con la conseguenza che ciascuno di essi è legittimato a stare in giudizio, senza necessità che il contraddittorio venga integrato nei confronti degli altri soci solidalmente coobbligati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Aprile 1996, n. 3301.