LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO II
Della società semplice
SEZIONE II
Dei rapporti tra i soci

Art. 2256

Uso illegittimo delle cose sociali
TESTO A FRONTE

I. Il socio non può servirsi, senza il consenso degli altri soci, delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a quelli della società.

GIURISPRUDENZA

Possesso - Detenzione - Acquisto, conservazione e perdita - Società di persone - Titolarità di un suolo - Costruzione di un edificio da parte dei soci - Conseguenze - Acquisto della proprietà da parte della società per accessione - Uso dell'edificio per fini personali da parte di un socio - Ammissibilità - Condizioni - Consenso di tutti i soci ex artt. 2256 e 2293 cod.civ. - Necessità - Acquisto del possesso da parte del socio - Esclusione - Conseguimento della semplice detenzione - Configurabilità - Atto di interversione della detenzione in possesso - Ammissibilità - Mera prosecuzione del godimento del bene conseguito con l'assenso di tutti i soci - Natura di "interversio possessionis" - Esclusione. .
La costruzione di un edificio da parte dei soci di una società in nome collettivo su di un terreno di proprietà di quest'ultima comporta, ai sensi dell'art. 934 cod.civ., l'acquisizione della proprietà dell'intero edificio da parte dell'ente (sia stato l'immobile costruito con denaro della società, ovvero dei soci, ipotesi, quest'ultima, legittimamente inquadrabile nell'istituto del conferimento sociale), che lo acquisisce al suo patrimonio, destinandolo al perseguimento degli scopi sociali ed alla garanzia dei propri debiti. Tale destinazione esclude, pertanto, che i singoli soci possano utilizzare il bene per fini personali, se non previo consenso di tutti i soci, ex artt. 2256, 2293 cod.civ., nel qual caso il socio, utilizzando il bene, non ne consegue il possesso, bensì la semplice detenzione, così che la (eventuale) trasformazione del titolo d'uso - da detenzione in possesso - potrà avvenire, in favore del socio, solo per effetto di un atto di interversione, senza che si possa, peraltro, legittimamente configurare in tali termini il semplice godimento del bene che si protragga per effetto del già prestato consenso degli altri soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Marzo 2000, n. 2487.


Società - Di capitali - Società per azioni - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Attribuzione al socio, verso corrispettivo, e per una durata determinata di un diritto di godimento sull'immobile sociale, per frazione spazio temporale, in base a convenzione collegata alla sottoscrizione delle azioni (cosiddetta multiproprietà azionaria) - Divieto di uso dei beni sociali ex art. 2256 cod. civ. - Ininfluenza - Fondamento - Carattere autonomo del diritto di godimento rispetto allo status di socio - Previsione statutaria di scopi sociali ulteriori al fine della realizzazione di utili - Requisito dello scopo di lucro ex art. 2247 cod. civ. - Sussistenza - Determinazione del corrispettivo da parte del Consiglio di amministrazione della società - Rimessione all'arbitrio di una delle parti - Esclusione - Durata del diritto di godimento - Requisito della limitazione nel tempo - Necessità - Coincidenza con la durata della società - Sufficienza.

Proprietà - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Società per azioni - Attribuzione al socio, verso corrispettivo, e per una durata determinata, di un diritto di godimento sull'immobile sociale, per frazione spazio temporale, in base ad convenzione collegata alla sottoscrizione delle azioni (cosiddetta multiproprietà azionaria) - Divieto di uso dei beni sociali ex art. 2256 cod. civ. - Ininfluenza - Fondamento - Carattere autonomo del diritto di godimento rispetto allo status di socio - Previsione statutaria di scopi sociali ulteriori al fine della realizzazione di utili - Requisito dello scopo di lucro ex art. 2247 cod. civ. - Sussistenza - Determinazione del corrispettivo da parte del Consiglio di amministrazione della società - Rimessione all'arbitrio di una delle parti - Esclusione - Durata del diritto di godimento - Requisito della limitazione nel tempo - Necessità - Coincidenza con la durata della società - Sufficienza.
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Quando una società per azioni in base ad un rapporto nascente da convenzione con l'acquirente delle proprie azioni, autonomo dal (seppur collegato al) rapporto sociale cui da vita tale acquisto, attribuisce al socio, verso un corrispettivo periodico e per un periodo di lunga durata coincidente con quella della società, il diritto personale di godimento dell'immobile e dei servizi comuni per una determinata frazione spazio - temporale (cosiddetta multiproprietà azionaria) tale attribuzione traendo vita non dallo status sociale ma dalla separata convenzione fra la società e il socio non incontra il divieto posto dall'art. 2256 cod. civ. che impedisce al socio di servirsi del patrimonio sociale per fini estranei a quelli della società, riferendosi il detto divieto all'ipotesi in cui l'utilizzazione di tali cose non trovi titolo diverso dallo status sociale. Nè, qualora con la concessione del suddetto diritto di godimento la società non esaurisca i propri fini sociali, per essere gli stessi comprensivi anche dell'esercizio di imprese (generalmente, turistico alberghiere o di analoga natura, come nella specie) per la produzione di utili da ripartire fra i soci, può ritenersi insussistente lo scopo di lucro richiesto dell'art. 2247 cod civ. Inoltre non comporta rimessione del contenuto della prestazione all'arbitrio di una delle parti contraenti, la previsione contrattuale che (come nella specie) affida la determinazione del corrispettivo dovuto per il godimento dell'unità immobiliare al Consiglio di amministrazione della società, trattandosi di deliberazione soggetta al controllo dell'assemblea dei soci, (che sono anche le controparti della suddetta convenzione), cui spetta di evidenziare eventuali errori nella ripartizione degli utili e degli oneri e di chiederne la correzione. Infine, pur essendo essenziale, per la configurabilità di un diritto personale di godimento, la limitazione dello stesso nel tempo, la sussistenza del requisito non può in tale ipotesi essere valutata alla stregua dell'art. 1573 cod. civ., inapplicabile nella indicata fattispecie, e deve considerarsi positivamente verificata quando la durata di tale diritto sia fatta coincidere nella convenzione attributiva dello stesso, con quella della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Maggio 1997, n. 4088.


Procedimenti cautelari - Sequestro - Sequestro giudiziario - Controversia sulla proprietà o sul possesso di beni - Società personale irregolare - Socio - Controversia per essere stato estraniato dalla gestione sociale e privato dei poteri di disposizione ed utilizzazione dei beni sociali - Controversia sulla proprietà o sul possesso di beni - Configurabilità. .
La controversia sulla proprietà o sul possesso, in presenza della quale può essere autorizzato il sequestro giudiziario di un bene, ricorre non solo nell'ipotesi di esperimento delle azioni di rivendicazione, reintegrazione o manutenzione, ma anche nel caso in cui sia stata proposta, o debba proporsi, un'azione di contenuto diverso, purché essa implichi un statuizione sulla proprietà o anche soltanto sul possesso. Pertanto, con riguardo ad una società personale irregolare, cui sono applicabili le norme sulla società semplice - per le quali l'amministrazione spetta a ciascuno dei soci, che può opporsi alle operazioni che un altro socio voglia comprare (art. 2257 cod. civ.), ed il socio non può servirsi, senza il consenso degli altri, delle cose appartenenti al patrimoni sociale per fini estranei a quelli della società (art. 2256 cod. civ.) - è configurabile una controversia riflettendosi sulla proprietà e sul possesso, cautelativamente tutelabile con il sequestro giudiziario, quando uno dei soci lamenti di essere stato di fatto estraniato dalla gestione sociale e privato dei poteri di disposizione e di utilizzazione dei beni sociali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 1992, n. 12087.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandatari - Diritti e obblighi - Conto corrente di gestione stipulato con la società - Somme ricevute in esecuzione - Atti di disposizione della società su ordine dell'accomandatario - Uso illegittimo del denaro sociale - Esclusione.

Contratti bancari - Operazioni bancari in conto corrente - Esecuzione d'incarichi (conto corrente di corrispondenza) - In genere.
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Qualora il socio accomandatario di una societa in accomandita semplice abbia stipulato con la societa un contratto atipico di conto corrente di gestione, caratterizzato dallo svolgimento, da parte della stessa societa, di un servizio di cassa in relazione ad operazioni di pagamento e di riscossioni da effettuarsi per conto e su istruzioni del socio medesimo, gli Atti di disposizione delle somme ricevute in attuazione di tale contratto che siano stati posti in essere dalla societa su ordine del socio accomandatario, in qualita di terzo contraente, costituiscono adempimento di tale contratto e non gia un uso illegittimo, perche vietato dall'art 2256 cod civ, da parte dello stesso socio, di denaro sociale di cui egli aveva la disponibilita, come amministratore della societa. La citata norma non e, infatti, applicabile nelle ipotesi in cui la societa in accomandita semplice, avvalendosi della sua autonomia patrimoniale, sia entrata in rapporti contrattuali con uno dei soci e questi, pertanto, si trovi nei confronti di essi nella posizione di un terzo contraente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 1975, n. 52.