LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO II
Della società semplice
SEZIONE II
Dei rapporti tra i soci

Art. 2253

Conferimenti
TESTO A FRONTE

I. Il socio è obbligato a eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale.
II. Se i conferimenti non sono determinati, si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti eguali tra loro, quanto è necessario per il conseguimento dell'oggetto sociale.

GIURISPRUDENZA

Matrimonio - Comunione legale - Atto di straordinaria amministrazione - Atto di conferimento ex art. 2253 c.c. di un bene immobile in società personale - Mancanza del consenso dell'altro coniuge - Conseguenze - Fattispecie.
In regime di comunione legale tra i coniugi, l'atto di straordinaria amministrazione costituito dal conferimento ex art. 2253 c.c. di un bene immobile in società personale, posto in essere da un coniuge senza la partecipazione o il consenso dell'altro, è soggetto alla disciplina dell'art. 184, comma 1, c.c. e non è pertanto inefficace nei confronti della comunione, ma solamente esposto all'azione di annullamento da parte del coniuge non consenziente nel breve termine prescrizionale entro cui è ristretto l'esercizio di tale azione, decorrente dalla conoscenza effettiva dell'atto ovvero, in via sussidiaria, dalla trascrizione o dallo scioglimento della comunione; ne consegue che, finché l'azione di annullamento non venga proposta, l'atto è produttivo di effetti nei confronti dei terzi. (Nella specie, la S.C. ha riconosciuto la persistente efficacia dell'atto di conferimento del locale commerciale conteso, compiuto dal coniuge in favore di una società in nome collettivo, all'atto della sua regolarizzazione, senza la partecipazione della moglie, poiché quest'ultima non aveva esercitato l'azione di annullamento nel termine quinquennale di prescrizione di cui all'art. 184 c.c., decorrente dal decesso del coniuge e dal conseguente scioglimento della comunione legale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 Ottobre 2018, n. 25754.


Società  di capitali - Conferimenti - Versamento dei soci in conto di futuro aumento del capitale - Natura giuridica - Conferimenti atipici a titolo di mutuo - Ammissibilità - Interpretazione della volontà delle parti - Terminologià adottata nel bilancio - Rilevanza - Fondamento.
I versamenti effettuati dai soci della società in conto di futuro aumento di capitale, pur non determinando un incremento del capitale sociale e pur non attribuendo alle relative somme la condizione giuridica propria del capitale, hanno una causa che, di norma, è diversa da quella del mutuo essendo, invece, assimilabile a quella del capitale di rischio, con la conseguenza che anche tali versamenti vanno iscritti in bilancio non tra le passività ma come riserva nell'ambito del patrimonio netto.

Al fine di stabilire la natura del versamento effettuato dai soci e, quindi, di determinare l'esatta iscrizione della relativa posta in bilancio, si deve procedere ad un'interpretazione della volontà delle parti e, in difetto di una chiara manifestazione di volontà, dovranno essere considerati indici quali la terminologia adottata in bilancio, il modo in cui il rapporto è attuato in concreto e le finalità pratiche cui il finanziamento è diretto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina, 18 Novembre 2015.


Società - Di capitali - Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Conferimenti - In genere - Versamento dei soci in conto di futuro aumento del capitale - Natura giuridica - Conferimenti atipici a titolo di mutuo - Ammissibilità - Interpretazione della volontà delle parti - Terminologià adottata nel bilancio - Rilevanza - Fondamento. .
I versamenti effettuati dai soci della società in conto di futuro aumento di capitale, pur non determinando un incremento del capitale sociale e pur non attribuendo alle relative somme la condizione giuridica propria del capitale, hanno una causa che, di norma, è diversa da quella del mutuo ed è assimilabile invece a quella di capitale di rischio; ciò non esclude, tuttavia, che tra la società ed i soci possa essere convenuta l'erogazione di un capitale di credito e che, quindi, i soci possano effettuare versamenti in favore della società a titolo di mutuo. Lo stabilire poi, in concreto, la natura del versamento, è questione di interpretazione, che, in difetto di una chiara manifestazione di volontà, ben può essere ricavata dalla terminologia adottata nel bilancio, poiché questo è soggetto all'approvazione dei soci e le qualificazioni che i versamenti hanno ricevuto diventano determinanti per stabilire se si controverta, appunto, di un finanziamento o di un conferimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Agosto 2008, n. 21563.


Società di capitali - Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Conferimenti - Versamento dei soci in conto di futuro aumento del capitale - Natura giuridica - Conferimenti atipici a titolo di mutuo - Ammissibilità - Interpretazione della volontà delle parti - Terminologià adottata nel bilancio - Rilevanza - Fondamento.
I versamenti effettuati dai soci della società in conto di futuro aumento di capitale, pur non determinando un incremento del capitale sociale e pur non attribuendo alle relative somme la condizione giuridica propria del capitale, hanno una causa che, di norma, è diversa da quella del mutuo ed è assimilabile invece a quella di capitale di rischio; ciò non esclude, tuttavia, che tra la società ed i soci possa essere convenuta l'erogazione di un capitale di credito e che, quindi, i soci possano effettuare versamenti in favore della società a titolo di mutuo. Lo stabilire poi, in concreto, la natura del versamento, è questione di interpretazione, che, in difetto di una chiara manifestazione di volontà, ben può essere ricavata dalla terminologia adottata nel bilancio, poiché questo è soggetto all'approvazione dei soci e le qualificazioni che i versamenti hanno ricevuto diventano determinanti per stabilire se si controverta, appunto, di un finanziamento o di un conferimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Agosto 2008, n. 21563.


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  Cassazione civile, sez. V, tributaria, 15 Maggio 2002, n. 7039.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti tra soci - Conferimenti - In genere - Versamento del socio in conto capitale - Acquisizione al patrimonio sociale - Conseguenze - Utilizzazione delle relative somme - Espressione della volontà sociale determinatasi nei modi previsti dalla legge - Necessità - Determinazione degli amministratori - Sufficienza - Esclusione.

Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti tra soci - Conferimenti - In genere - Versamenti del socio alla società - Natura - Diritto alla restituzione - Configurabilità - Condizioni - Interpretazione della reale intenzione dei soggetti del relativo rapporto da parte del giudice di merito - Necessità - Attribuzione di valore preminente alla qualificazione emergente dalla registrazione contabile della relativa operazione - Ammissibilità - Condizioni.
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Con il versamento in conto capitale, l'entità pecuniaria che ne forma l'oggetto fuoriesce dal patrimonio del soggetto che vi provvede ed entra a far parte del patrimonio della società (dotato di alterità giuridica rispetto al patrimonio dei singoli soci) e può essere utilizzato soltanto in conformità alla volontà sociale determinatasi nei modi previsti dalla legge; ne consegue che per la distrazione di somme costituenti oggetto di tale versamento nelle società di persone, non è sufficiente una determinazione degli amministratori, giacché la volontà riferibile a tale tipo di società è governata dal principio della collegialità e, nell'ambito di questo, dal principio dell'unanimità, con le sole eccezioni previste dalla legge. (massima ufficiale)

Al fine di accertare se il versamento del socio alla società possa ritenersi effettuato per un titolo che ne giustifichi la restituzione al di fuori dell'ipotesi di liquidazione, occorre accertare quale sia stata la reale intenzione dei soggetti (socio e società) tra i quali il rapporto si è instaurato, verificando, secondo le regole interpretative della volontà negoziale, se tra le parti sia intercorso un rapporto di finanziamento inquadrabile nello schema del mutuo, o se sia intervenuto un contratto atipico di conferimento di capitale (inteso come capitale di rischio, in senso economico, e non come capitale nominale, in senso giuridico); in tale attività ermeneutica il giudice di merito può attribuire valore prevalente alla classificazione contabile con cui l'operazione è stata registrata nei libri della società, giacché la considerazione di una pluralità di elementi ermeneuticamente rilevanti non esclude la selezione di essi in base alla rispettiva valenza e quindi la collocazione di uno o alcuni di essi in posizione di preminenza nell'iter formativo del convincimento del giudice, con la conseguenza che deve ritenersi corretta la prevalenza accordata al dato letterale emergente dalla classificazione contabile, ove esso sia esente da lacune o ambiguità. (Fattispecie relativa a società di persone). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2000, n. 9471.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti tra soci - Partecipazione ai guadagni e alle perdite - In genere - Socio d'opera - Presunzione di eguale obbligo di conferimento e di uguale partecipazione agli utili - Configurabilità - Esclusione. .
La presunzione di eguale obbligo di conferimento del socio della società semplice e di eguale partecipazione del medesimo alla società, stabilita, in mancanza di patto contrario, dagli artt. 2253 e 2263 cod. civ., è esclusa per il socio d'opera la cui quota,in considerazione della particolare natura della prestazione d'opera, di per se variabile, perché, tra l'altro, legata a fattori personali destinati a modificarsi nel tempo, deve essere determinata dal giudice, ai sensi dell'art. 2263 cod. civ., con un giudizio equitativo che sappia tener conto degli elementi che di volta in volta caratterizzano la fattispecie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Agosto 1995, n. 8468.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - Costituzione - Contratto costitutivo - Conferimento di beni immobili - Mancanza - Forma scritta - Necessità - Esclusione. .
Il contratto costitutivo di società in nome collettivo, che non abbia per oggetto il conferimento di beni immobili, può essere concluso anche oralmente, essendo il documento scritto richiesto solo in funzione dell'eventuale iscrizione della società nel registro delle imprese (art. 2296 cod. civ.). Tale documento è, pertanto, superfluo per le società irregolari, alle quali si applica, in forza del rinvio di cui all'art. 2293 cod. civ., la disposizione del precedente art. 2251, secondo il quale il contratto di società (personali) non è soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 1992, n. 4569.


Contratti agrari - Diritto di prelazione e di riscatto - In genere - Conferimento del fondo rustico in società di capitali - Diritto di prelazione e riscatto a favore del coltivatore - Sussistenza - Esclusione. .
Il conferimento del fondo rustico in società di capitali, quale atto traslativo diretto ad acquisire lo "status" di socio in correlazione della quota contestualmente sottoscritta, non implica i diritti di prelazione e riscatto in favore del coltivatore, atteso che l'art. 8 secondo comma della legge 26 maggio 1965 n. 590, sull'esclusione dei diritti medesimi nel caso di permuta, va riferito ad ogni ipotesi in cui l'immobile sia trasferito dietro un corrispettivo costituito non da denaro, ma da altro bene determinato ed infungibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 01 Agosto 1991, n. 8458.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Quota di partecipazione - In genere - Obbligo di conferimento - Debito verso la società - Durata - Prescrizione - Decorrenza - Data della cessazione del rapporto sociale - Rilevanza - Richiesta di adempimento fatta dal curatore del fallimento ex art. 150 della legge fallimentare - Influenza - Esclusione..
L'Obbligo di conferimento, assunto dal socio di una società in accomandita semplice con l'atto costitutivo, integra un debito verso la società, non verso gli altri soci, che persiste per tutta la durata del rapporto sociale. Ne consegue che il diritto della società di pretendere l'adempimento di tale debito, anche quando venga esercitato dal curatore del fallimento con la speciale procedura monitoria contemplata dall'art. 150 della legge fallimentare, è soggetto a prescrizione solo a partire dalla data della cessazione del rapporto sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 1988, n. 3324.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti tra soci - Conferimenti - In genere - Inadempimento di un socio - Risarcimento del danno - Attribuzione diretta agli altri soci - Inammissibilità - Società composta da due soggetti - Domanda di risarcimento di uno dei soci - Esame della stessa sotto il profilo implicito di richiesta a favore della società - Obbligatorietà..
Il risarcimento del danno conseguente all'inadempienza di un socio di una società di persone circa i conferimenti promessi spetta alla stessa società e non può essere attribuito direttamente agli altri soci; tuttavia, nel caso di una società composta di due soli soggetti, la richiesta di accertamento dell'inadempimento del contratto sociale formulata da uno dei soci nei confronti dell'unico altro socio, non può formalisticamente prendersi in esame come domanda diretta ad ottenere un risarcimento personale a favore dell'istante, ma va esaminata anche sotto il profilo implicito subordinato della richiesta di risarcimento a favore della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 14 Marzo 1983, n. 1885.