LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 2248

Comunione a scopo di godimento
TESTO A FRONTE

I. La comunione costituita o mantenuta al solo scopo del godimento di una o più cose è regolata dalle norme del titolo VII del libro III.

GIURISPRUDENZA

Società - Costituzione di società semplici di mero godimento - Ammissibilità.
È legittima la costituzione di società semplici di mero godimento, le quali debbono, pertanto, essere iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Novembre 2016.


Società cd. di mero godimento – Nullità della società – Iscrizione nel Registro delle Imprese – Esclusione – Precisazioni..
Il mero godimento di beni di proprietà sociale  non può nel vigente sistema di diritto societario trovare spazio all’interno dello schema di alcun tipo sociale, non riconoscendosi in tale fenomeno quegli elementi essenziali richiesti dall’art. 2247 c.c. quali elementi costitutivi della società. Non sembra che tale conclusioni possa essere sovvertita dalla considerazione che il legislatore, in ripetuti interventi (a partire dall’art. 29, L. 27.12.1997, n. 449), abbia previsto agevolazioni fiscali in favore delle società di mero godimento di beni che si fossero trasformate in società semplici, con finalità di emersione di imponibile fiscale e di contrasto dell’uso elusivo dello schermo societario. Ciò per il carattere eccezionale delle norme in questione e per la loro conseguente inidoneità a scardinare il sistema delineato dagli artt. 2247 e 2248 c.c. Si ravvisa pertanto, nell’ipotesi di società avente quale oggetto sociale il mero godimento di beni, la nullità della società per illiceità dell’oggetto sociale, ai sensi dell’art. 1418 c.c., ravvisandosi un contrasto con una norma, seppure ricavata in via sistematica, di carattere imperativo concernente la stessa struttura della società.
Ma non può essere la nullità del contratto sociale e della società stessa ad impedire l’iscrizione di essa nel registro delle imprese, esulando dai compiti e poteri di controllo del conservatore di detto registro quello di rilevare profili di invalidità degli atti di cui si chiede l’iscrizione. Deve invece ritenersi che l’iscrizione, in presenza di una società costituita per il mero godimento di beni, vada negata in forza del controllo qualificatorio rimesso al conservatore dall’art. 11, 6° comma, lett. c), D.P.R. 7.12.1995, n. 581, in base al quale “prima di procedere all’iscrizione, l’ufficio accerta … la corrispondenza dell’atto o del fatto del quale si chiede l’iscrizione a quello previsto dalla legge”. Tale controllo qualificatorio, pur non consentendo un sindacato di validità dell’atto,  esige una verifica di conformità dell’atto costitutivo della società allo schema essenziale dell’art. 2247 c.c. al fine di accertarne la sussumibilità al modello legale per il quale è prevista l’iscrizione. Il particolare atteggiarsi dell’oggetto sociale, nel caso di specie, rivela pertanto la non sussumibilità della società allo schema di cui all’art. 2247 c.c., trattandosi di una fattispecie che il legislatore relega all’ambito dei rapporti di comunione. Dove la società sia stata comune iscritta, deve concludersi nel senso che non sussistevano le condizioni di legge necessarie per l’iscrizione della società nel registro delle imprese, dovendosi pertanto procedere alla cancellazione d’ufficio ai sensi dell’art. 2191 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese, 31 Marzo 2010.


Società - In genere - Differenze dalla comunione - Tipi di società - Indicazione negli atti e nella corrispondenza - Società semplice e comunione di godimento - Differenze. .
In tema di differenze tra società e comunione a scopo di godimento, mentre quest'ultima (espressamente disciplinata dall'art.2248 c.c.) postula una situazione giuridica di contitolarità (presupponendo, pertanto, la comproprietà del bene in capo a tutti coloro che vi partecipino) e si caratterizza per il fatto che oggetto del godimento (fine esclusivo della comunione) è il bene comune, nella società (che va istituita per contratto) rileva l'esercizio in comune di un'attività svolta a fine di lucro da parte di più soggetti, per l'esercizio della quale non è necessaria alcuna comunione di beni, che sono soltanto lo strumento attraverso il quale essa viene a realizzarsi e operare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2004, n. 6361.


Società - In genere - Differenze dalla comunione - Tipi di società - Indicazione negli atti e nella corrispondenza - Comunione di azienda - Sfruttamento diretto da parte di uno o più partecipanti - Qualificazione - Configurabilità di una impresa collettiva (società regolare o di fatto) - Sussistenza - Fondamento - Comunione a scopo di godimento e società - Differenze. .
Nel caso di comunione d'azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte dei partecipanti alla comunione, è configurabile l'esercizio di un'impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare o di fatto), non ostandovi l'art. 2248 cod. civ., che assoggetta alle norme degli artt. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento. L'elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società è infatti costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un'attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Febbraio 2001, n. 3028.


Azienda - In genere (nozione) - Comunione incidentale di azienda - Sfruttamento diretto da parte di uno o più partecipanti - Qualificazione - Esercizio rispettivamente di impresa individuale o collettiva - Comunione a scopo di godimento - Esclusione - Azienda facente parte di patrimonio ereditario - Sfruttamento congiunto da parte degli eredi - Mera amministrazione di un bene ereditario - Esclusione - Configurabilità di una società di fatto - Sussistenza - Conseguenze - Assunzione da parte degli eredi della responsabilità per l'attività della società - Irrilevanza delle limitazioni di responsabilità ricollegate alla qualità di eredi.

Successioni "Mortis Causa" - Coeredità (comunione ereditaria) - In genere - Azienda facente parte del patrimonio ereditario -Sfruttamento congiunto da parte degli eredi - Mera amministrazione di un bene ereditario - Esclusione - Configurabilità di una società di fatto - Sussistenza - Conseguenze - Assunzione da parte degli eredi della responsabilità per l'attività della società - Irrilevanza delle limitazioni di responsabilità ricollegate alla qualità di eredi.
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Nel caso di comunione incidentale di azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte di uno o più partecipanti alla comunione, è configurabile l'esercizio di un'impresa individuale o collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare di fatto), non ostandovi l'art. 2248 cod. civ., che assoggetta alle norme degli artt. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento. Pertanto, nel caso in cui più eredi esercitino, congiuntamente ed in via di fatto, lo sfruttamento diretto dell'azienda già appartenuta al "de cuius", deve escludersi la configurabilità di una mera amministrazione di beni ereditari in regime di comunione incidentale di godimento e si è, invece, in presenza dell'esercizio di attività imprenditoriale da parte di una società di fatto, con l'ulteriore conseguenza che, in ordine alla responsabilità per i debiti contratti nell'esercizio di tale attività, restano prive di rilievo la qualità successoria delle persone anzidette e le eventuali limitazioni di responsabilità ad essa correlate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Novembre 1999, n. 13291.


Azienda - Cessione - In genere - Imprenditore individuale - Cessione ad un terzo di una quota ideale dell'azienda - Conseguenze - Comunione di godimento - Configurabilità - Esclusione - Società di fatto - Configurabilità - Successiva alienazione della quota - Dimostrazione - Prova per testi - Ammissibilità. .
L'acquisto da parte di un terzo di una quota ideale dell'azienda, già gestita, a scopo di profitto, dall'originario imprenditore individuale, determina fra le parti, in difetto di espressa pattuizione contraria, l'insorgere non già della comunione di godimento di cui l'art. 2248 cod. civ. - la quale non è configurabile nel caso in cui l'oggetto di comune utilizzazione sia costituito non dai vari beni che costituiscono l'azienda, ma da questa stessa, secondo la sua strumentale destinazione all'esercizio dell'impresa -, bensì di una società di fatto, col corollario che la successiva alienazione della quota è suscettibile di dimostrazione anche attraverso la prova testimoniale, in applicazione delle norme che disciplinano la società irregolare e con esclusione dell'applicabilità dell'art. 2556 cod. civ. che impone la prova scritta per il trasferimento della proprietà o del godimento dell'azienda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 1993, n. 4053.


Proprietà - Azioni a difesa della proprietà - Rivendicazione - In genere (nozione, differenze dell'azione di regolamento dei confini e distinzione) - Distruzione della cosa rivendicata, in epoca anteriore al giudizio - Azione esperibile. .
Poiché l'azione di rivendicazione ha per oggetto la restituzione della "eadem res" che l'attore afferma essere posseduta o detenuta dal convenuto, nel caso in cui la cosa sia venuta a mancare per distruzione della stessa ("interitus rei") o per altra causa, già prima del processo, è esperibile soltanto l'azione personale di risarcimento dei danni diretta ad ottenere il valore pecuniario della cosa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Febbraio 1992, n. 1207.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Azienda facente parte di un patrimonio ereditario - Comunione tra i successori del de cuius - Configurabilità - Condizioni - Trasformazione in società di fatto - Condizioni - Conseguenze - Morte di un socio - Disciplina applicabile..
L'azienda facente parte di un patrimonio ereditario Forma oggetto di comunione solo se è operante il fine del semplice godimento in comune fra i successori dell'azienda relitta dal de cujus secondo la consistenza di essa al momento dell'apertura della successione, ma se detta azienda viene esercitata in comune dagli eredi con finalità speculative, l'originaria comunione incidentale si trasforma in una società, sia pure di fatto, e le vicende del rapporto sono regolate dalla disciplina delle società e non da quella dello scioglimento della comunione, con la conseguenza che la morte di un socio resta disciplinata - quanto alle conseguenze - dalla normativa dell'art. 2284 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 Giugno 1983, n. 4355.