LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 2249

Tipi di società
TESTO A FRONTE

I. Le società che hanno per oggetto l'esercizio di un'attività commerciale devono costituirsi secondo uno dei tipi regolati nei capi III e seguenti di questo titolo.
II. Le società che hanno per oggetto l'esercizio di un'attività diversa sono regolate dalle disposizioni sulla società semplice, a meno che i soci abbiano voluto costituire la società secondo uno degli altri tipi regolati nei capi III e seguenti di questo titolo.
III. Sono salve le disposizioni riguardanti le società cooperative e quelle delle leggi speciali che per l'esercizio di particolari categorie di imprese prescrivono la costituzione della società secondo un determinato tipo.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Società e consorzi - Società commerciali - Fallimento - Assoggettabilità - Attività commerciale - Effettivo esercizio - Necessità - Esclusione - Differenza dall'imprenditore commerciale individuale - Fattispecie.
Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale sono assoggettabili al fallimento indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall'inizio del concreto esercizio dell'attività d'impresa, al contrario di quanto avviene per l'imprenditore commerciale individuale. Sicché, mentre quest'ultimo è identificato dall'esercizio effettivo dell'attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l'assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile per l'impresa non collettiva stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva attribuito la qualità di impresa commerciale alla società nel cui oggetto sociale erano compresi l'acquisto, la vendita, la permuta e l'edificazione di immobili in genere). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2016, n. 25730.


Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - In genere - Società semplice esercente l'attività di gestione immobiliare relativa alla locazione di immobili di proprietà - Assoggettabilità alla disciplina in materia di IVA - Condizioni - Sistematicità ed abitualità di detta attività - Necessità - Conseguenze - Risarcimento dei danni - Liquidazione - Detrazione delle somme pagate a titolo di IVA - Necessità. .
Anche l'attività di gestione immobiliare esercitata da una società semplice consistente nella locazione di immobili di proprietà deve essere considerata esercizio di impresa ai sensi dell'art. 4 del d.P.R. n. 633 del 1972 (con conseguente assoggettabilità alla disciplina in materia di IVA), se rimane accertato che tale attività sia stata realizzata con i caratteri della sistematicità e dell'abitualità. Ne consegue che correttamente il giudice di merito, nel liquidare il danno patito da siffatta società e consistito nei compensi erogati a terzi per il restauro degli immobili, non tiene conto di quanto pagato dalla società danneggiata a titolo di IVA, trattandosi di importo che la stessa danneggiata può detrarre dal proprio debito d'imposta avente ad oggetto il versamento dell'IVA riscossa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 Gennaio 2010, n. 75.


Società - Di persone fisiche - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Partecipazione di società personale in altra società personale - Ammissibilità - Fondamento. .
È ammissibile la partecipazione di una società di persone (nella specie, società in nome collettivo) in un'altra società di persone (nella specie, di fatto), in quanto non sussistono, nell'ordinamento, norme o principi sull'attività d'impresa collettiva, esercitata nella forma di società personale, che precludano tale partecipazione. Non possono, infatti, ritenersi di ostacolo né il disposto dell'art. 2295, n. 1, cod. civ., laddove richiede l'indicazione nell'atto costitutivo di elementi d'identificazione riferibili solo a persone fisiche, perchè esso esprime soltanto l'esigenza che i soci siano identificati con precisione, né il sistema di amministrazione e di responsabilità personale dei soci della società partecipante, in quanto non costituisce un'anomalia l'esposizione degli altri soci, allorché la partecipazione in questione sia decisa dal singolo socio amministratore, alla responsabilità illimitata per le obbligazioni della società partecipata, potendo essi tutelarsi con la scelta del sistema di amministrazione e prevedendo il consenso della maggioranza per l'assunzione di partecipazioni sociali; né infine l'addotta inutilità di una siffatta partecipazione mediata dei soci, ovvero la circostanza che la società partecipata sia stata costituita per scrittura, idonea o no all'iscrizione nel registro delle imprese, non influenzando tali profili l'esistenza, ma solo la disciplina della società personale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Maggio 2009, n. 11134.


Contratti in genere - Contratto preliminare (compromesso) - In genere (nozione, caratteri, distinzione) - Preliminare di società - Mancata determinazione degli elementi essenziali del tipo di società prescelto - Conseguenze - Incoercibilità ex art. 2932 cod.civ. - Nullità - Fondamento.

Società - In genere - Differenze dalla comunione - Tipi di società - Indicazione negli atti e nella corrispondenza - Preliminare di società - Mancata determinazione degli elementi essenziali del tipo di società prescelto - Conseguenze - Incoercibilità ex art. 2932 cod.civ. - Nullità - Fondamento.
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Il contratto preliminare di società, che non identifichi il tipo di società da costituire, è nullo per indeterminatezza dell'oggetto, a nulla valendo che sia stato specificato trattarsi di società a base personale; a tale insufficiente specificazione, infatti, non potrebbe comunque sopperire il giudice ex art. 2932 cod. civ., potendo tale pronuncia tenere luogo del contratto, ma non sostituirsi alle parti nella definizione del contenuto negoziale incompleto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2008, n. 16597.


Società - Trasformazione - Effetti - In genere - Nascita di un nuovo soggetto giuridico - Esclusione - Mutazione formale dell'organizzazione societaria - Configurabilità anche in caso di trasformazione regressiva - Conseguenze - Riduzione del soggetto a persona fisica - Esclusione. .
Il principio secondo cui la trasformazione di una società di persone in società di capitali non dà luogo ad un nuovo ente, ma integra una mera mutazione formale di un'organizzazione, che sopravvive alla vicenda della trasformazione senza soluzione di continuità, trova applicazione anche al fenomeno inverso (trasformazione, c.d. regressiva, di società di capitali in società di persone), ed anche ai mutamenti intervenuti nell'ambito di ognuno dei due tipi di società, come nell'ipotesi di trasformazione di una società in accomandita semplice in una società che, essendo rimasta ferma l'identità e l'integrità dell'impresa commerciale già gestita nella forma precedente, deve qualificarsi come irregolare, ancorché nel relativo atto sia stata qualificata "semplice", dovendo escludersi, in ogni caso, la possibilità di equiparare il soggetto risultante dalla trasformazione ad una persona fisica, in quanto tale assimilazione comporterebbe uno stravolgimento dei principi che regolano la diversità dei soggetti di diritto e dei relativi statuti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 23 Aprile 2007, n. 9569.


Lavoro - Lavoro subordinato - Diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - In genere - Collegamento economico - Funzionale tra più società - Configurabilità di un unico centro di imputazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie. .
Qualora tra più società vi sia un collegamento economico-funzionale è da ravvisare un unico centro di imputazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti quando si accerti l'utilizzazione contemporanea delle prestazioni lavorative da parte delle varie società titolari delle distinte imprese. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la logicità e l'adeguatezza della motivazione della sentenza impugnata con la quale era stata rilevata la sussistenza di un caso di collegamento societario desumibile dall'unicità della gestione aziendale e della coincidenza del centro di imputazione, risultanti da molteplici e concorrenti elementi probatori congruamente valutati, fra i quali l'inserimento del lavoratore ricorrente nelle poste economiche passive delle due società e la congiunta gestione delle sorti del rapporto di lavoro del medesimo, oltre che sulla scorta della considerazione delle due società - all'esterno - come un unico datore di lavoro). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 14 Marzo 2006, n. 5496.


Società - Di capitali - Società per azioni - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Scopo di lucro - Requisito essenziale - Sussistenza - Delibera assembleare escludente lo scopo di lucro - Ammissibilità - Esclusione - Incidenza della delibera sulla causa del contratto sociale - Esclusione - Mancata impugnazione della delibera - Conseguenze - Successiva delibera dell'assemblea straordinaria "ripristinatoria" dello scopo di lucro - Validità - Consenso unanime dei soci - Necessità - Esclusione. .
Il principio di autonomia negoziale è applicabile al contratto di società di capitali, con i limiti derivanti dalla circostanza che l'art. 2249, cod. civ., nel prevedere che le società aventi ad oggetto l'esercizio di attività commerciali devono costituirsi secondo i tipi di legge, non consente l'adozione di clausole statutarie incompatibili con il tipo di società prescelto; ne consegue che, costituendo lo scopo di lucro un elemento essenziale e caratterizzante il tipo della società per azioni, l'assemblea straordinaria della società non può deliberare la sostituzione dello scopo lucrativo con uno scopo non lucrativo, mediante l'introduzione del divieto di distribuzione degli utili, al di fuori delle tassative ipotesi nelle quali è espressamente consentita l'utilizzazione del tipo della s.p.a. per uno scopo non lucrativo e del procedimento di trasformazione della società in società cooperativa; peraltro, la delibera dell'assemblea straordinaria di una s.p.a. che sostituisca, a livello statutario, allo scopo di lucro soggettivo uno scopo mutualistico, non incide sulla causa del contratto di società e neppure dà vita ad una società di tipo mutualistico e, benché illegittima, se sia stata adottata con la maggioranza stabilita per la modifica dello statuto della società e non sia stata impugnata, comporta l'utilizzazione della società per uno scopo diverso da quello inerente alla sua forma giuridica, sicchè la successiva delibera che modifica la precedente, ripristinando lo scopo di lucro, a sua volta, neppure incide sulla causa del contratto di società e, conseguentemente, avendo ad oggetto una modificazione dello statuto, può validamente essere adottata con le maggioranze stabilite a questo fine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 2005, n. 7536.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Quota di partecipazione - In genere - Società - Tipi - Autonomia privata - Deroga - Pattuizioni - Limiti - Società in accomandita semplice - Clausola statutaria - Perdite - Partecipazione dei soci accomandanti oltre la quota di capitale conferito - Configurabilità - Esclusione - Fondamento. .
Poiché nella società in accomandita semplice, caratterizzata dalla presenza di due categorie di soci (gli accomandatari - che possono essere investiti del potere amministrativo - illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali; gli accomandanti - privi di potere amministrativo - responsabili solo nei limiti della quota di capitale conferito), il regime della partecipazione alle perdite, per il richiamo compiuto dall'art. 2315 cod. civ. alla disciplina relativa alla società in nome collettivo, che, ai sensi dell'art. 2293 cod. civ., a sua volta rinvia all'art. 2280 cod. civ. in materia di società semplice, è correlato alla responsabilità per le obbligazioni sociali, è nulla la clausola statutaria che nei rapporti interni fra i soci preveda la partecipazione degli accomandanti alle perdite oltre la quota di capitale conferito, atteso che l'art. 2249 cod. civ., nel prevedere che le società aventi ad oggetto l'esercizio di attività commerciali devono costituirsi secondo i tipi di legge, deroga in materia societaria al principio di cui all'art. 1322 cod. civ. - che consente di porre in essere anche contratti non appartenenti ai tipi legali - vietando all'autonomia privata, che è libera di esplicarsi limitatamente alla disciplina contenuta in norme di natura dispositiva o suppletiva, pattuizioni statutarie che, modificando l'assetto organizzativo o il regime della responsabilità, siano incompatibili con il tipo di società prescelto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003, n. 2481.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Società occulta - Requisiti - Partecipazione di tutti i "soci" all'esercizio dell'attività societaria in vista del risultato unitario, e determinazione dei conferimenti a costituire un patrimonio comune - Necessità..
La mancata esteriorizzazione del rapporto societario costituisce il presupposto indispensabile perché possa legittimamente predicarsi, da parte del giudice, la esistenza di una società occulta, ma ciò non toglie che si richieda pur sempre la partecipazione di tutti i soci all'esercizio della attività societaria in vista di un risultato unitario, secondo le regole dell'ordinamento interno, e che i conferimenti siano diretti a costituire un patrimonio "comune", sottratto alla libera disponibilità dei singoli partecipi (art. 2256 cod. civ.) ed alle azioni esecutive dei loro creditori personali (art. 2270 e 2305 stesso codice), l'unica particolarità della peculiare struttura collettiva "de qua" consistendo nel fatto che le operazioni sono compiute da chi agisce non già in nome della compagine sociale (vale a dire del gruppo complessivo dei soci), ma in nome proprio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 1998, n. 366.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Società occulta avente oggetto commerciale - Oggetto sociale determinato o determinabile - Elemento essenziale dell'atto costitutivo - Configurabilità..
Costituisce elemento essenziale dell'atto costitutivo di una società occulta avente oggetto commerciale, ai sensi dell'art. 2295 n. 5 cod. civ., in relazione agli art. 2249, primo comma, e 2297 stesso codice, l'oggetto sociale, che deve essere determinato o determinabile (art. 1346 cod. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 1995, n. 1106.