LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 2247

Contratto di società
TESTO A FRONTE

I. Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili.

GIURISPRUDENZA

Società - Costituzione di società semplici di mero godimento - Ammissibilità.
È legittima la costituzione di società semplici di mero godimento, le quali debbono, pertanto, essere iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Novembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Holding - Società di fatto - Fallibilità - Condizioni - Insolvenza relativa ai debiti assunti - Obbligazioni risarcitorie ex art. 2497 c.c. - Spendita del nome - Irrilevanza.
La società di fatto "holding" esiste come impresa commerciale per il solo fatto di essere stata costituita tra i soci per l'effettivo esercizio dell'attività di direzione e coordinamento di altre società ed è, pertanto, autonomamente fallibile, a prescindere dalla sua esteriorizzazione mediante la spendita del nome, ove sia insolvente per i debiti assunti, ivi comprese le obbligazioni risarcitorie derivanti dall'abuso sanzionato dall'art. 2497 c.c., nonché al danno così arrecato all'integrità patrimoniale delle società eterodirette e, di riflesso, ai loro creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2016.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Termine per la dichiarazione di fallimento - "Dies a quo" - Individuazione - Società non iscritte nel registro delle imprese - Applicabilità - Modalità - Conoscenza dei terzi - Onere della prova - A carico del resistente.
Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e si applica anche alle società non iscritte nel registro, nei confronti delle quali, tuttavia, il bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche, impone d'individuare il "dies a quo" nel momento in cui la cessazione dell'attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o, comunque, sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata. L'onere di fornire la prova di tali circostanze spetta al resistente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2016.


Società – S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Amministratori – Rappresentanza – Limiti ai poteri

S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Liquidazione – Società di fatto in liquidazione

Partecipazione di società di capitali a società di persone – Società di fatto holding – Fallimento – Estensione – Soci illimitatamente responsabili – Società occulta – Art. 147 comma 5 l. fall. – Responsabilità da eterodirezione

Fallimento – Soggetti – Società di fatto – Partecipazioni di società – Affectio societatis – Vincolo sociale – Comune intento sociale – Prova – Prova a favore – Prova contraria

Imprenditore individuale – Imprenditore occulto – Società occulta – Estensione fallimento – Applicazione estensiva
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Non può ammettersi che la società di capitali che abbia svolto attività di impresa, operando in società di fatto con altri, possa in seguito sottrarsi alle eventuali conseguenze negative derivanti dal suo agire (ivi compreso il fallimento per ripercussione nel caso in cui sia accertata l’insolvenza della società di fatto) in forza di una violazione di legge perpetrata dai suoi amministratori non rispettando le disposizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Quand’anche si volesse aderire all’opposta opinione, secondo cui il mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. comporta l’invalidità o l’inefficacia dell’assunzione della partecipazione o del vincolo associativo, il fenomeno non resterebbe irrilevante per l’ordinamento, in quanto non varrebbe a determinare la caducazione retroattiva dell’esistenza dell’ente, attesa la disciplina peculiare del contratto di società, espressa dall’art. 2332 c.c., ritenuto applicabile anche alle società di persone. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Come è stato correttamente rilevato in dottrina, l’art. 147 l. fall. non si presta all’estensione al dominus (società o persona fisica) dell’insolvenza del gruppo di società organizzate verticalmente e da questi utilizzate in via strumentale, ma piuttosto all’estensione ad un gruppo orizzontale di società, non soggetto ad attività di direzione e coordinamento, che partecipano, eventualmente anche insieme a persone fisiche, e controllano una società di persone (la c.d. supersocietà di fatto). (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

La prova della sussistenza di tale società deve essere fornita in via rigorosa, in primo luogo attraverso la dimostrazione del comune intento sociale perseguito, che deve essere conforme, e non contrario, all’interesse dei soci. Il fatto che le singole società perseguano invece l’interesse delle persone fisiche che ne hanno il controllo (anche solo di fatto) costituisce, piuttosto, prova contraria all’esistenza della supersocietà di fatto e, viceversa, prova a favore dell’esistenza di una holding di fatto, nei cui confronti il curatore potrà eventualmente agire in responsabilità e che potrà eventualmente essere dichiarata autonomamente fallita, ove ne sia accertata l’insolvenza a richiesta di un creditore. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Il riferimento all’imprenditore individuale contenuto nell’art. 147, 5° comma l. fall. valenza meramente indicativa dello “stato dell’arte” dell’epoca in cui la norma, pur eccezionale, è stata concepita, che non può essere di ostacolo ad una sua interpretazione estensiva, tenuto conto del mutato contesto nel quale essa deve attualmente trovare applicazione, ne adegui la portata in senso evolutivo, includendovi fattispecie non ancora prospettabili alla data della sua emanazione. Un’interpretazione che conducesse all’affermazione dell’applicabilità della norma al solo caso (di fallimento dell’imprenditore individuale) in essa espressamente considerato, risulterebbe in contrasto col principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 2016, n. 10507.


Concordato preventivo - Contratti pendenti - Contratto di consorzio in forma societaria - Scioglimento - Ammissibilità.
Tra i contratti pendenti di cui può essere autorizzato lo scioglimento ai sensi dell’art. 169-bis, comma 1, legge fall. (così come modificato dall’art. 8 del d.l. n. 83 del 2015 convertito in l. n. 6 del 2015) rientra anche – con riferimento al singolo rapporto sociale – il contratto di consorzio costituito in forma societaria. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 18 Gennaio 2016.


Impresa familiare - Fallimento del titolare - Estensione agli altri componenti - Condizioni - Esistenza di una società di fatto - Accertamento - Necessità - Fondamento.

Fallimento del titolare - Estensione agli altri componenti - Condizioni - Esistenza di una società di fatto - Accertamento - Necessità - Fondamento.
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Ai fini dell'estensione del fallimento del titolare dell'impresa familiare agli altri componenti della stessa è necessario il positivo accertamento dell'effettiva costituzione di una società di fatto, attraverso l'esame del comportamento assunto dai familiari nelle relazioni esterne all'impresa, al fine di valutare se vi sia stata la spendita del "nomen" della società o quanto meno l'esteriorizzazione del vincolo sociale, l'assunzione delle obbligazioni sociali ovvero un complessivo atteggiarsi idoneo ad ingenerare nei terzi un incolpevole affidamento in ordine all'esistenza di un vincolo societario, mentre non assume rilievo univoco né la qualificazione dei familiari come collaboratori dell'impresa familiare, né l'eventuale condivisione degli utili, trattandosi d'indicatori equivoci rispetto agli elementi indefettibili della figura societaria costituiti dal fondo comune e dalla "affectio societatis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2010, n. 14580.


Società cd. di mero godimento – Nullità della società – Iscrizione nel Registro delle Imprese – Esclusione – Precisazioni..
Il mero godimento di beni di proprietà sociale  non può nel vigente sistema di diritto societario trovare spazio all’interno dello schema di alcun tipo sociale, non riconoscendosi in tale fenomeno quegli elementi essenziali richiesti dall’art. 2247 c.c. quali elementi costitutivi della società. Non sembra che tale conclusioni possa essere sovvertita dalla considerazione che il legislatore, in ripetuti interventi (a partire dall’art. 29, L. 27.12.1997, n. 449), abbia previsto agevolazioni fiscali in favore delle società di mero godimento di beni che si fossero trasformate in società semplici, con finalità di emersione di imponibile fiscale e di contrasto dell’uso elusivo dello schermo societario. Ciò per il carattere eccezionale delle norme in questione e per la loro conseguente inidoneità a scardinare il sistema delineato dagli artt. 2247 e 2248 c.c. Si ravvisa pertanto, nell’ipotesi di società avente quale oggetto sociale il mero godimento di beni, la nullità della società per illiceità dell’oggetto sociale, ai sensi dell’art. 1418 c.c., ravvisandosi un contrasto con una norma, seppure ricavata in via sistematica, di carattere imperativo concernente la stessa struttura della società.
Ma non può essere la nullità del contratto sociale e della società stessa ad impedire l’iscrizione di essa nel registro delle imprese, esulando dai compiti e poteri di controllo del conservatore di detto registro quello di rilevare profili di invalidità degli atti di cui si chiede l’iscrizione. Deve invece ritenersi che l’iscrizione, in presenza di una società costituita per il mero godimento di beni, vada negata in forza del controllo qualificatorio rimesso al conservatore dall’art. 11, 6° comma, lett. c), D.P.R. 7.12.1995, n. 581, in base al quale “prima di procedere all’iscrizione, l’ufficio accerta … la corrispondenza dell’atto o del fatto del quale si chiede l’iscrizione a quello previsto dalla legge”. Tale controllo qualificatorio, pur non consentendo un sindacato di validità dell’atto,  esige una verifica di conformità dell’atto costitutivo della società allo schema essenziale dell’art. 2247 c.c. al fine di accertarne la sussumibilità al modello legale per il quale è prevista l’iscrizione. Il particolare atteggiarsi dell’oggetto sociale, nel caso di specie, rivela pertanto la non sussumibilità della società allo schema di cui all’art. 2247 c.c., trattandosi di una fattispecie che il legislatore relega all’ambito dei rapporti di comunione. Dove la società sia stata comune iscritta, deve concludersi nel senso che non sussistevano le condizioni di legge necessarie per l’iscrizione della società nel registro delle imprese, dovendosi pertanto procedere alla cancellazione d’ufficio ai sensi dell’art. 2191 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese, 31 Marzo 2010.


Fallimento – Società di fatto occulta tra S.r.l. unipersonale e impresa individuale – Volontà negoziale dei soci – Realizzazione dell’oggetto sociale – Partecipazione ai guadagni ed alle perdite – Necessità..
L’esistenza di un sistema di finanziamento di una società a responsabilità limitata unipersonale da parte dell’impresa individuale esercitata dal titolare della prima, unitamente al costante rapporto di collaborazione tra le due imprese, volto al conseguimento di risultati patrimoniali comuni, non sono elementi sufficienti a far ritenere l’esistenza di una società di fatto tra le suddette due imprese ove manchi la prova della volontà negoziale dei soci di costituire detta società, della realizzazione dell’oggetto sociale attraverso un fondo comune e della partecipazione ai guadagni ed alle perdite. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 23 Marzo 2010, n. 0.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - Prova - Prova scritta - Mancanza - Irrilevanza - Possibilità di provare con ogni mezzo lo svolgimento in comune di un'attività economica - Sussistenza - Responsabilità solidale dei soci verso i terzi - Esteriorizzazione del vincolo sociale - Sufficienza - Accertamento del giudice di merito - Sindacabilità in sede di legittimità - Esclusione. .
La mancanza della prova scritta del contratto di costituzione di una società di fatto o irregolare (non richiesta dalla legge ai fini della sua validità) non impedisce al giudice del merito l'accertamento "aliunde", mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni semplici, dell'esistenza di una struttura societaria, all'esito di una rigorosa valutazione (quanto ai rapporti tra soci) del complesso delle circostanze idonee a rivelare l'esercizio in comune di una attività imprenditoriale, quali il fondo comune costituito dai conferimenti finalizzati all'esercizio congiunto di un'attività economica, l'alea comune dei guadagni e delle perdite e l'"affectio societatis", cioè il vincolo di collaborazione in vista di detta attività nei confronti dei terzi; peraltro, è sufficiente a far sorgere la responsabilità solidale dei soci, ai sensi dell'art. 2297 cod. civ., l'esteriorizzazione del vincolo sociale, ossia l'idoneità della condotta complessiva di taluno dei soci ad ingenerare all'esterno il ragionevole affidamento circa l'esistenza della società. Tali accertamenti, risolvendosi nell'apprezzamento di elementi di fatto, non sono censurabili in sede di legittimità, se sorrette da motivazioni adeguate ed immuni da vizi logici o giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 2010, n. 5961.


ONLUS – Organizzazione non lucrativa – Oggetto dell’attività – Attività commerciale o industriale – Esclusione – Disciplina della concorrenza – Applicabilità – Esclusione – Fattispecie..
La disciplina della concorrenza non è applicabile all’attività svolta in via principale da una ONLUS, la quale non può avere come oggetto principale lo svolgimento di attività commerciale o industriale; nei confronti di tale tipo di enti non è pertanto applicabile la disciplina in tema di concorrenza sleale se non con riferimento ad attività connesse ed aventi carattere secondario ed accessorio allo scopo non lucrativo che le caratterizza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 08 Marzo 2010.


Concordato preventivo – Società per azioni a totale partecipazione pubblica – Raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani – Ammissibilità – Attività inquadrabile nel modello privati stitico – Assenza di poteri di ingerenza dell’ente pubblico – Attività a favore di terzi. (09/04/2010).
E’ assoggettabile a procedura concorsuale - e può quindi essere ammessa al concordato preventivo - la società per azioni interamente partecipata da capitale pubblico e che utilizzi risorse pubbliche per lo svolgimento della propria attività qualora la sua sfera d’azione sia riconducibile al diritto privato secondo uno schema comunque inquadrabile nel modello previsto dal codice civile. (Nella specie, il potere di indirizzo riconosciuto all’ente pubblico è limitato all’espletamento del servizio nel territorio di riferimento, gli enti locali non hanno alcun potere di ingerenza nella gestione complessiva della società e di verifica del bilancio e non esercitano comunque un potere analogo a quello esercitato dall’ente pubblico sui propri servizi; l’oggetto sociale ammette infine l’espletamento dell’attività a favore di terzi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 08 Marzo 2010.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Elementi sintomatici della società di fatto - Obiettivo conferimento di beni o servizi e comune intenzione collaborativa a scopo imprenditoriale - Sufficienza - Compimento di opera unica e mancanza di atto scritto - Irrilevanza - Fondamento. .
La società di fatto prescinde dalle qualità o capacità personali dei contraenti e si fonda sul concorso di un elemento oggettivo (conferimento di beni o servizi in un fondo comune) ed uno soggettivo (comune intenzione dei contraenti di collaborare per conseguire risultati comuni nell'esercizio collettivo di una attività imprenditoriale), ricorrendo i quali la stessa non è esclusa dal fatto che il fine degli associati consista nel compimento di una opera unica, purché di obiettiva complessità (cosiddette società occasionali), ovvero dalla mancanza di un atto scritto, potendo la sua costituzione risultare da manifestazioni esteriori della attività di gruppo, quando esse, per la loro sintomaticità e concludenza, evidenzino la esistenza della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 25 Febbraio 2010, n. 4588.


Fallimento e procedure concorsuali – Consorzi – Assoggettabilità – Requisiti – Prevalenza della sostanza sulla forma – Rilevanza del modulo organizzativo – Autonomia gestionale e patrimoniale – Assenza di poteri autoritativi degli enti pubblici partecipanti – Rilevo dell’attività concretamente svolta – Rilevanza di eventuali interessi pubblici protetti. .
La qualificazione di un soggetto come pubblico o privato, al fine di stabilire se lo stesso sia o meno assoggettabile a procedura concorsuale, impone una valutazione di prevalenza della sostanza rispetto alla forma giuridica esteriore. In quest’ottica, è irrilevante la circostanza della partecipazione all’ente – nella specie un consorzio – di enti pubblici locali, dovendosi invece avere riguardo al modulo organizzativo e di funzionamento adottato e ritenere prevalente la natura privatistica qualora l’ente utilizzi la struttura di una persona giuridica privata, con gestione ispirata a criteri di economicità, con autonomia negoziale, gestionale, contabile, finanziaria e patrimoniale e senza che l’ente pubblico possa incidere sull’attività della società con poteri autoritativi o discrezionali. Nel condurre la valutazione in questione, assume poi rilievo determinante l’attività concretamente svolta ove sia interamente indirizzata al libero mercato e, nell’ottica di un approccio che dia rilievo all’aspetto funzionale piuttosto che a quello tipologico, alla natura degli interessi protetti che la cui rilevanza pubblica, potrebbe giustificare la deroga alla disciplina privatistica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 15 Febbraio 2010.


Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposte ipotecarie - Base imponibile - In genere - Immobile strumentale ad impresa individuale - Continuazione dell'impresa fra gli eredi dell'imprenditore in forma di società di fatto - Decesso di uno dei coeredi - Successione nella quota di società di fatto e non nella quota dell'immobile - Sussistenza - Conseguenze - Assoggettabilità ad imposte ipotecarie e catastali - Esclusione.

Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta sulle successioni e donazioni - Imposta sulle successioni - Base imponibile - Determinazione del valore venale - Beni immobili o diritti immobiliari - Immobile strumentale ad impresa individuale - Continuazione dell'impresa fra gli eredi dell'imprenditore in forma di società di fatto - Decesso di uno dei coeredi - Successione nella quota di società di fatto e non nella quota dell'immobile - Sussistenza - Conseguenze - Assoggettabilità ad imposte ipotecarie e catastali - Esclusione.

Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposte catastali - In genere - Immobile strumentale ad impresa individuale - Continuazione dell'impresa fra gli eredi dell'imprenditore in forma di società di fatto - Decesso di uno dei coeredi - Successione nella quota di società di fatto e non nella quota dell'immobile - Sussistenza - Conseguenze - Assoggettabilità ad imposte ipotecarie e catastali - Esclusione.
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L'art. 77, terzo comma, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, nel testo applicabile "ratione temporis", ha introdotto una presunzione di appartenenza alla società di fatto dei beni immobili di proprietà dei soci, ove utilizzati nell'esercizio dell'impresa, facendo così prevalere, sul criterio formale dell'appartenenza, quello dell'uso strumentale effettivo ed esclusivo del bene. Pertanto, nel caso in cui gli eredi di un imprenditore abbiano continuato a gestire l'impresa individuale di quest'ultimo in società di fatto, la morte di uno di essi comporta la caduta in successione non già della quota indivisa degli immobili già strumentali all'esercizio dell'impresa individuale, ma della quota della società di fatto spettante al coerede defunto, con la conseguenza che, in sede di liquidazione dell'imposta sulle successioni, non sono dovute le imposte ipotecarie e catastali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 26 Febbraio 2009, n. 4609.


Tributi erariali diretti - Accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - In genere - Esercizio dell'attività imprenditoriale in forma societaria - Criteri di identificazione - Apparenza del vincolo sociale verso terzi - Sufficienza - Esclusione - Esistenza degli elementi costitutivi di cui all'art. 2247 cod. civ. - Necessità - Fattispecie. .
In materia tributaria, perchè un'attività imprenditoriale possa qualificarsi come societaria sono necessari - oltre al requisito dell'apparenza del vincolo societario nei confronti di terzi, quale indice rivelatore della reale esistenza della società - gli elementi richiesti dall'art. 2247 cod. civ. per la sussistenza di una società di fatto, e cioè l'intenzionale esercizio in comune fra i soci di un'attività commerciale, anche occasionale, a scopo di lucro ed il conferimento a tal fine dei necessari beni e servizi. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che non aveva valorizzato gli elementi presuntivi indicati dall'amministrazione ai fini dell'accertamento del reddito IRPEF-ILOR derivante da società di fatto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 13 Novembre 2008, n. 27088.


Contratti in genere - Contratto preliminare (compromesso) - In genere (nozione, caratteri, distinzione) - Preliminare di società - Mancata determinazione degli elementi essenziali del tipo di società prescelto - Conseguenze - Incoercibilità ex art. 2932 cod.civ. - Nullità - Fondamento.

Società - In genere - Differenze dalla comunione - Tipi di società - Indicazione negli atti e nella corrispondenza - Preliminare di società - Mancata determinazione degli elementi essenziali del tipo di società prescelto - Conseguenze - Incoercibilità ex art. 2932 cod.civ. - Nullità - Fondamento.
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Il contratto preliminare di società, che non identifichi il tipo di società da costituire, è nullo per indeterminatezza dell'oggetto, a nulla valendo che sia stato specificato trattarsi di società a base personale; a tale insufficiente specificazione, infatti, non potrebbe comunque sopperire il giudice ex art. 2932 cod. civ., potendo tale pronuncia tenere luogo del contratto, ma non sostituirsi alle parti nella definizione del contenuto negoziale incompleto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2008, n. 16597.


Tributi erariali diretti - Imposta sul reddito delle persone fisiche (I.R.P.E.F.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - Base imponibile - Redditi prodotti in forma associata - Associazione in partecipazione - Differenze dalla società di persone - Imputabilità degli utili prodotti in forma associata a fini fiscali al solo associante - Sussistenza - Esclusione. .
In tema di imposte sui redditi delle persone fisiche e giuridiche, gli utili di impresa prodotti ed accertati per l'attività commerciale della associazione in partecipazione vanno, interamente ed esclusivamente, imputati all'associante, non essendo applicabili all'associazione in partecipazione i principi di imputazione del reddito propri delle società di persone, che implicano la presenza di un autonomo patrimonio comune, sulla base delle indicazioni di cui all'art. 5 del d.P.R. n. 917 del 1986. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 Giugno 2008, n. 16445.


Contratti in genere - Contratti collegati - Collegamento negoziale - Nozione - Effetti - Accertamento riservato al giudice di merito - Incensurabilità in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie in tema di collegamento tra preliminare di cessione di quote sociali e patto parasociale di opzione. .
Il collegamento negoziale, il quale costituisce espressione dell'autonomia contrattuale prevista dall'art. 1322 cod. civ., è un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico complesso, che viene realizzato non già per mezzo di un autonomo e nuovo contratto, ma attraverso una pluralità coordinata di contratti, i quali conservano una loro causa autonoma, anche se ciascuno è concepito, funzionalmente e teleologicamente, come collegato con gli altri, sì che le vicende che investono un contratto possono ripercuotersi sull'altro, seppure non necessariamente in funzione di condizionamento reciproco, ben potendo accadere che uno soltanto dei contratti sia subordinato all'altro, e non anche viceversa, e non necessariamente in rapporto di principale ad accessorio. Accertare la natura, l'entità, le modalità e le conseguenze del collegamento negoziale realizzato dalle parti rientra nei compiti esclusivi del giudice di merito, il cui apprezzamento non è sindacabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la sentenza impugnata, la quale, pur ravvisando un collegamento negoziale tra il contratto preliminare di cessione delle quote sociali, concluso tra i soci di maggioranza di una società ed un terzo, anche per persona da nominare, ed un patto parasociale con cui il terzo si era impegnato ad accettare l'opzione di cessione delle quote di un socio di minoranza, aveva ritenuto che tale obbligo non fosse venuto meno per il fatto che le quote di maggioranza erano state intestate ad un soggetto diverso dal promittente acquirente, in quanto il patto parasociale costituiva un regolamento contrattuale autonomo e distinto dal preliminare, che individuava l'obbligato all'acquisto proprio nella persona del promittente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Giugno 2007, n. 13164.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Apparenza della società - Presupposti - Rilevanza ai fini della responsabilità - Affidamento dei terzi di buona fede - Conoscenza della insussistenza di società tra le parti - Onere della prova. .
La società di fatto, sebbene inesistente nella realtà, può apparire esistente di fronte ai terzi quando due o più persone operino nel mondo esterno in modo da determinare l'insorgere dell'opinione ragionevole che essi agiscano come soci e del conseguente legittimo affidamento circa l'esistenza della societa stessa: in tale ipotesi, a tutela della buona fede dei terzi, è sufficiente che il soggetto che abbia trattato col socio apparente provi un comportamento che, secondo l'apprezzamento insindacabile del giudice di merito, sia idoneo a designare la società come titolare del rapporto. In tal caso incombe sulla società apparente la prova che controparte fosse consapevole dell'inesistenza del vincolo sociale e quindi non meritevole di tutela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Aprile 2006, n. 9250.


Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti tra soci - In genere - Azione giudiziaria nei confronti della società - Instaurazione del contraddittorio nei confronti dei soci - Sufficienza - Fondamento - Distinzione della volontà e dell'interesse della società da quello dei soci - Esclusione - Fattispecie in tema di annullamento della cessione di quote tra i soci. .
Nelle società di persone, l'unificazione della collettività dei soci (che si manifesta con l'attribuzione alla società di un nome, di una sede, di un'amministrazione e di una rappresentanza) e l'autonomia patrimoniale del complesso dei beni destinati alla realizzazione degli scopi sociali (che si riflette nell'insensibilità, più o meno assoluta, di fronte alle vicende dei soci e nell'ordine, più o meno rigoroso, imposto ai creditori sociali nella scelta dei beni da aggredire) costituiscono un congegno giuridico volto a consentire alla pluralità (dei soci) una unitarietà di forme di azione e non valgono anche a dissolvere tale pluralità nell'unicità esclusiva di un "ens tertium". Pertanto, mentre sul piano sostanziale va esclusa, nei rapporti interni, una volontà od un interesse della società distinto e potenzialmente antagonista a quello dei soci, sul piano processuale è sufficiente, ai fini di una rituale instaurazione del contraddittorio nei confronti della società, la presenza in giudizio di tutti i soci, facendo poi stato la pronuncia, nei confronti di questi emessa, anche nei riguardi della società stessa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che la proposizione della domanda di annullamento di un atto di cessione delle quote sociali intervenuto tra i soci di una società in nome collettivo richiedesse l'instaurazione del contraddittorio anche nei confronti della società). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2006, n. 7886.


Società - In genere - Differenze dalla comunione - Tipi di società - Indicazione negli atti e nella corrispondenza - Comunione di azienda - Sfruttamento diretto da parte di uno o più partecipanti - Qualificazione - Configurabilità di una impresa collettiva (società regolare o di fatto) - Sussistenza - Fondamento - Comunione a scopo di godimento e società - Differenze. .
Nel caso di comunione d'azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte dei partecipanti alla comunione, è configurabile l'esercizio di un'impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare o di fatto), non ostandovi l'art. 2248 cod. civ., che assoggetta alle norme degli artt. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento. L'elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società è infatti costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un'attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Febbraio 2001, n. 3028.