LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO V
Dei poteri del giudice

Art. 112

Corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa; e non può pronunciare d'ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti.


GIURISPRUDENZA

Trust - Azione revocatoria - Legittimazione passiva dei beneficiari - Esclusione - legittimazione del trustee - Sussistenza - Rilevanza della eventuale diversa  previsione dell'atto di conferimento.
L'interesse alla corretta amministrazione del patrimonio in trust non integra una posizione di diritto soggettivo attuale in favore dei beneficiari ai quali siano attribuite dall'atto istitutivo soltanto facoltà, non connotate da realità, assoggettate a valutazioni discrezionali del trustee; conseguentemente, deve escludersi che i beneficiari non titolari di diritti attuali sui beni siano legittimati passivi e litisconsorti necessari nell'azione revocatoria avente ad oggetto i beni conferiti nel trust, spettando invece la legittimazione, oltre che al debitore, al trustee, in quanto unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi.

Il trustee è legittimato passivamente nell'azione revocatoria in funzione della sua titolarità di poteri di gestione sui beni, mentre i beneficiari non sono titolari di un diritto soggettivo attuale alla corretta amministrazione dei beni, a meno che l'atto di conferimento non stabilisca diversamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo -  Divieto di ius novorum con riguardo alle nuove eccezioni proponibili dal curatore - Esclusione - Riesame a cognizione piena del risultato della cognizione sommaria della verifica - Formulazione di eccezioni non sottoposte all'esame del giudice delegato.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo non opera, nonostante la sua natura impugnatoria, la preclusione di cui all'art. 345 c.p.c. in materia di ius novorum con riguardo alle nuove eccezioni proponibili dal curatore, in quanto il riesame, a cognizione piena, del risultato della cognizione sommaria proprio della verifica, demandata al giudice dell'opposizione, se esclude l'immutazione del thema disputandum e non ammette l'introduzione di domande riconvenzionali della curatela, non ne comprime tuttavia il diritto di difesa, consentendo, quindi, la formulazione di eccezioni non sottoposte all'esame del giudice delegato (Cass. n. 8929/2012, n. 3110/2015).

Nè incorre nella violazione dell'art. 112 c.p.c. il tribunale che, esercitando il proprio potere d'ufficio di accertare la fondatezza della domanda proposta, rigetti l'opposizione allo stato passivo proposta dal creditore, dovendo l'accertamento sull'esistenza del titolo dedotto in giudizio essere compiuto dal giudice ex officio in ogni stato e grado del processo, nell'ambito proprio di ognuna delle sue fasi, in base alle risultanze acquisite, nei limiti in cui tale rilievo non sia impedito o precluso in dipendenza di apposite regole processuali (Cass. n. 24972/2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 Marzo 2018, n. 5624.


Trasferimento d’azienda – Licenziamento del lavoratore – Retribuzioni pregresse ed indennità risarcitoria – Compatibilità.
In caso di accertato trasferimento d’azienda, il giudice non incorre in duplicazioni risarcitorie nell’accogliere il petitum del lavoratore licenziato teso ad ottenere la condanna del cedente e del cessionario d’azienda al pagamento dell’indennità risarcitoria di cui al comma 5 dell’art. 18 st. lav., oltre alle retribuzioni maturate dal licenziamento sino al ripristino del rapporto di lavoro, in quanto la prima tutela ha presupposto nella declaratoria di illegittimità del licenziamento, mentre la seconda poggia sull’accertata successione in capo al cessionario del rapporto di lavoro. (Lorenzo Tamos) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Marzo 2018.


Domanda di ripetizione degli interessi creditori non liquidati.
Non ricorre alcun vizio di ultrapetizione della sentenza di primo grado, che ha correttamente attribuito all’attrice gli interessi creditori maturati nel corso del rapporto, espressamente domandati in citazione (con formulazione inequivoca, e non diversamente interpretabile solo perché l’attrice non aveva lamentato che il CTU li avesse calcolati nella misura legale, anziché in base alle effettive previsioni contrattuali), oltre che implicitamente compresi nella domanda principale di “ripetizione dell’indebito, previa esatta determinazione del dare e dell’avere”, necessariamente riferita a tutte le somme illegittimamente trattenute dalla banca. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017.


Condominio negli edifici - Appartamento sito all'ultimo piano - Eliminazione delle cause di umidità provenienti dal solaio di copertura - Modalità - Corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
Non sussiste violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato qualora, relativamente ad una domanda di condanna all'esecuzione dei lavori di ripristino del soffitto di un appartamento sito all'ultimo piano dell'edificio in condominio, fondata sulla lesione del diritto di proprietà configurata in concreto da pregiudizi cagionati al soffitto dall'umidità, il giudice, a seguito degli accertamenti compiuti dal consulente tecnico, alle precisazioni ed alle istanze formulate dalle parti in corso di causa, pronunzi la condanna all'esecuzione dei lavori necessari per eliminare l'umidità determinata non dalle infiltrazioni di acqua provenienti dal solaio di copertura, ma dalla condensa connessa al difettoso isolamento termico del solaio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Giugno 2017, n. 16252.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Proposizione di reclamo ai sensi dell’art. 630 c.p.c. – Erroneità per difetto di presupposti – Conseguente valutazione, da parte del giudice, della sussistenza di motivi legittimanti l’esperibilità dell’opposizione agli atti esecutivi – Effetti relativi al derivante regime impugnatorio – Individuazione.
L’impugnazione di un provvedimento giurisdizionale deve essere proposta nelle forme previste dalla legge per la domanda così come è stata qualificata dal giudice (anche se tale qualificazione sia erronea), e non come le parti ritengano che debba essere qualificata. Ne consegue che ove il tribunale qualifichi come "reclamo" ai sensi dell’art. 630 c.p.c. l’impugnazione proposta avverso un provvedimento del giudice dell’esecuzione, e lo dichiari inammissibile ritenendo che nella specie si sarebbe dovuta proporre l’opposizione agli atti esecutivi, la relativa decisione è impugnabile con l’appello e non col ricorso per cassazione, non potendo applicarsi il principio dell’inappellabilità, previsto per le decisioni sull’opposizione agli atti esecutivi, ad un caso in cui quest’ultima è stata ritenuta dal giudice mai proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2017, n. 9362.


Opposizione allo stato passivo - Onere del curatore di riproporre un'eccezione in senso stretto accolta nella fase sommaria - Esclusione - Fattispecie in tema di prescrizione presuntiva.
Il curatore non ha l’onere di riproporre nel giudizio di opposizione allo stato passivo un’eccezione in senso stretto, come quella di prescrizione presuntiva, già sollevata ed accolta nella fase sommaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Marzo 2017, n. 6522.


Spese giudiziali civili - Liquidazione - Criteri di liquidazione degli onorari e delle spese - Distinzione tra i diversi gradi di giudizio - Necessità - Fondamento.
In tema di spese giudiziali, il giudice deve liquidare in modo distinto spese ed onorari in relazione a ciascun grado del giudizio, poichè solo tale specificazione consente alle parti di controllare i criteri di calcolo adottati e di conseguenza le ragioni per le quali sono state eventualmente ridotte le richieste presentate nelle note spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Settembre 2016, n. 19623.


Obbligazioni pecuniarie - Interessi - Attribuzione - Espressa domanda di parte - Necessità.
In tema di obbligazioni pecuniarie, gli interessi, contrariamente a quanto avviene nell'ipotesi di somma di danaro dovuta a titolo di risarcimento del danno di cui essi integrano una componente necessaria, hanno fondamento autonomo rispetto al debito al quale accedono, sicché gli stessi - siano corrispettivi, compensativi o moratori - possono essere attribuiti, in applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., soltanto su espressa domanda della parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Settembre 2016, n. 18292.


Conto corrente - Violazioni di norme imperative - Nullità - Contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta - Elementi già acquisiti al giudizio - Rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio.
La nullità delle clausole del contratto di conto corrente conseguente a violazioni di norme imperative (come ad esempio, clausole in cui è stato previsto un tasso d’interesse usurario o la capitalizzazione con qualsiasi periodicità degli interessi a debito o la commissione di massimo scoperto o l’anticipazione non contrattualizzata della valuta) qualora vi sia stata contestazione anche per ragioni diverse sul titolo posto a fondamento della richiesta di interessi, può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio, purché basata su elementi già acquisiti al giudizio, senza che ciò si traduca in una violazione dei principi della domanda e del contraddittorio. (Antonio Volanti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 22 Marzo 2016.


Appalto - Ausiliari dell'appaltatore - Diritti verso il committente - Fallimento dell'appaltatore - Richiesta del curatore di pagamento di quanto contrattualmente dovuto - Cessione ai dipendenti dei crediti vantati dal fallito verso il committente con atti successivi al fallimento - Dovere del giudice di valutare d'ufficio detti atti - Sussistenza.
Richiesto dal Fallimento il pagamento di quanto dovuto in ragione del contratto d'appalto, e risultando che, con verbali di conciliazione ex art. 411 c.p.c. successivi alla dichiarazione di fallimento, il fallito ha ceduto ai dipendenti, a soddisfazione dei crediti retributivi da questi vantati, i crediti che il primo aveva nei confronti dell'appaltante, diffidato dai lavoratori ex art. 1676 c.c., il giudice deve provvedere d'ufficio a valutare detti verbali, al fine di accertare positivamente l'esistenza del credito residuo del fallimento nei confronti dell'ente appaltante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Implicita - Interpretazione e qualificazione giuridica della domanda - Poteri del giudice di merito - Considerazione del contenuto sostanziale della domanda - Necessità - Fattispecie.
Il giudice del merito, nell'indagine diretta all'individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto ad uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti nei quali esse sono contenute, ma deve, per converso, avere riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere, come desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentate dalla parte istante, mentre incorre nel vizio di omesso esame ove limiti la sua pronuncia alla sola prospettazione letterale della pretesa, trascurando la ricerca dell'effettivo suo contenuto sostanziale. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, che aveva ritenuto nuova, perché specificamente formulata solo in sede di opposizione allo stato passivo, la domanda di ammissione di un credito in prededuzione, senza considerare che l'istante, pur non avendo adottato un linguaggio tecnico-giuridico ineccepibile, aveva comunque chiesto "la restituzione dell'integrale importo depositato ammontante ad euro ...", e che l'art. 111-bis l.fall. prevede l'eccezionale esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni prededucibili non contestate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 118.


Lavoro subordinato – Superamento del periodo di comporto – Riammissione al servizio – Comportamento acquiescente della volontà di non voler esercitare il potere di recesso – Sussistenza – Licenziamento intimato due mesi dopo la riammissione – Illegittimità

Preclusioni processuali – Corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato ex art. 112 c.p.c. – Risarcimento conseguente a licenziamento illegittimo – Domanda di condanna proposta dal lavoratore – Petitum limitato in primo grado alle cinque mensilità ex art. 18 St. Lav. – Richiesta in appello di tutte le retribuzioni perse successivamente alla data del licenziamento – Domanda nuova – Sussistenza – Inammissibilità
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Deve ritenersi illegittimo il licenziamento intimato dal datore per asserito superamento del periodo di comporto, ogni qual volta la riammissione in servizio dopo il periodo di malattia  integri comportamento acquiescente della volontà di non volersi avvalere del potere di recesso.

(Fattispecie in cui la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva dichiarato la illegittimità del recesso datoriale in presenza di una chiara volontà del datore di voler continuare ad avvalersi delle presentazioni del lavoratore, recesso esercitato a distanza di due mesi dalla riammissione in servizio, a nulla rilevando i successivi eventi rappresentati dalla fruizione di ferie e di un ulteriore periodo di riposo per ragioni di salute). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Costituisce domanda nuova in appello, come tale inammissibile ai sensi dell'art. 437 c.p.c., la richiesta del lavoratore di condanna del datore di lavoro al pagamento di tutte le retribuzioni maturate successivamente alla data del licenziamento dichiarato illegittimo dal primo giudice, ove egli sia limitato in primo grado a chiedere la liquidazione del danno nella misura minima di cinque mensilità (cfr. Cass. 1995/6253). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 14 Ottobre 2015, n. 20722.


Accertamento del passivo - Caratteristiche - Principio dispositivo.
Il giudizio di accertamento del passivo dinanzi al giudice delegato si muove nell'ambito delle deduzioni delle parti, trattandosi pur sempre giudizio civile informato al principio dispositivo e, dunque, soggetto alle regole dell'articolo 112 c.p.c., così come espressamente previsto dall'articolo 95, comma 3, legge fall. nella parte in cui esplicita che il giudice decide nei limiti delle conclusioni formulate ed avuto riguardo alle eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d'ufficio e a quelle formulate dagli altri interessati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Ottobre 2015.


Accertamento del passivo - Eccezione in senso stretto - Eccezione revocatoria - Rilievo officioso - Esclusione.
L'eccezione revocatoria rientra tra le eccezioni in senso stretto sottratte al rilievo officioso del giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Ottobre 2015.


Spese processuali – Liquidazione – Istanza della parte – Necessità – Chiarimenti.
Nel caso di liquidazione delle spese giudiziali a carico della parte soccombente, si prescinde totalmente da qualsiasi rilievo della formulazione di una domanda da parte sia del difensore della parte sia della parte stessa suo tramite, essendo la statuizione sulle spese secondo la tariffa professionale mero amminicolo del compiuto riconoscimento della tutela attribuita alla parte vittoriosa, se del caso disponibile solo attraverso il potere di compensazione. Allorquando, viceversa, il difensore proponga azione giudiziale contro il cliente, intesa ad ottenere l'accertamento del dovuto per le sue prestazioni e la conseguente condanna al pagamento di quanto liquidato in relazione ad esse, fa parte degli oneri di articolazione della domanda giudiziale la deduzione di quanto giustificato a tale titolo e, dunque, è onere del difensore richiedere nell'ambito del dovuto il riconoscimento del rimborso forfettario previsto dalla tariffa professionale, che eventualmente, ai sensi dell'art. 2233, primo comma, c.c. il giudice sia chiamato ad applicare per la liquidazione. È necessario, dunque, che il difensore attore formuli espressa richiesta di riconoscimento del rimborso come elemento della domanda proposta. Può cioè affermarsi che: “Il rimborso forfettario delle spese generali ai sensi dell'art. 14 delle disposizioni generali della tariffa professionale forense, approvata con d.m. 8 aprile 2004, n. 127, non può essere liquidato d'ufficio nel procedimento speciale disciplinato dalla legge 13 giugno 1942, n. 794, occorrendo, in tale procedimento, apposita domanda con cui il professionista chieda, in applicazione dei principi previsti dagli artt. 99 e 112 cod. proc. civ., la corresponsione in proprio favore del suddetto compenso”. (Cass. n. 24081 del 2010; conf. Cass. n. 4748 del 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 27 Agosto 2015, n. 17212.


Divorzio – Accordi negoziali – Clausola di trasferimento di immobile – Validità.
La clausola di trasferimento di un immobile tra i coniugi, contenuta nei verbali di separazione o recepita dalla sentenza di divorzio congiunto o, ancora, sulla base di conclusioni uniformi – come è accaduto nel caso di specie – è valida tra le parti e nei confronti dei terzi, essendo soddisfatta l’esigenza della forma scritta. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 2014, n. 18066.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione - Azione di inefficacia ex art. 44 legge fall. - Condanna alla restituzione dei beni trasferiti o dell'equivalente - Domanda espressa - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
La pronuncia di inefficacia di atti depauperativi del patrimonio del fallito contiene, quale conseguenza implicita e senza necessità di una corrispondente richiesta espressa, l'obbligo di restituire i beni ceduti o, se sia materialmente impossibile la restituzione, quello di corrispondere l'equivalente pecuniario del loro valore. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, a fronte di una domanda di pagamento del controvalore di beni conseguente all'invocata inefficacia, ex art. 44 legge fall., dell'avvenuta loro cessione, aveva ritenuto viziata da ultrapetizione la condanna alla restituzione di questi ultimi disposta, invece, in prime cure). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2014, n. 17196.


Successioni - Diritto di abitazione sulla casa familiare ex art. 540 cod. civ. - Spettanza al coniuge separato senza addebito - Esclusione - Condizioni.
Il diritto reale di abitazione sulla casa familiare non spetta al coniuge separato, ancorché senza addebito, nell’ipotesi in cui la cessazione della convivenza, a seguito del regime di separazione personale, abbia interrotto il legame dell’immobile con la destinazione a residenza familiare. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 12 Giugno 2014.


Preclusioni processuali – Corrispondenza fra chiesto e pronunciato – Decadenza dalla possibilità di rilevare un vizio della relazione del CTU – Nullità relativa per mancanza di contratto quadro..
Il regime di preclusioni introdotto nel rito civile ordinario opera non solo nell’interesse delle parti, in attuazione del principio di parità e al fine di garantire il diritto di difesa e il contraddittorio, ma anche nell’interesse pubblico all’ordinato e celere andamento del processo; sicché, la tardività delle domande, delle eccezioni, delle allegazioni e richieste deve essere rilevata d’ufficio dal Giudice, indipendentemente dall’atteggiamento processuale della  parte legittimata alla contestazione oppure dall’eventuale accettazione del contraddittorio. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

Il processo deve riflettere, nella dinamica concreta, la scansione prevista dal codice e il Giudice deve controllare e garantire che le fasi del giudizio siano in linea con le prescrizioni normative, in punto di termini e di conformità del contenuto degli atti difensivi al modello delineato dal Legislatore; del pari, ha il dovere di rilevare le difformità e le preclusioni. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

La difesa della convenuta, non  redigendo la prima memoria prevista dal 6° comma dell’art. 183 c.p.c., omette di definire il thema decidendum  dal lato delle eccezioni e delle domande riconvenzionali già proposte nella comparsa costitutiva, sicché la specificazione del fatto costitutivo delle domande  riconvenzionali non può intervenire nella successiva memoria prevista dalla norma citata per le repliche alle domande e/o eccezioni di controparte e per le richieste istruttorie. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

L’eccezione di un vizio procedimentale riferito al perito, in termini di omessa convocazione delle parti  per l’esame di ulteriore documentazione, ove non sollevata neanche nei verbali delle udienze successive alle operazioni peritali, deve ritenersi tardiva se formulata solo nella comparsa conclusionale (cfr, tra le altre, Cass. Sez. II, 14.02.2013 n. 3716). (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

In ordine  alla questione che attiene alla nullità relativa - che cioè solo l’investitore può far valere per mancanza del contratto quadro ai sensi dell’art. 23 TUF  (D. Lgs. 58/98 e successive modificazioni e integrazioni) - e in particolare se la  invalidità travolga necessariamente tutti i negozi d’investimento “a valle del contratto” oppure solo quelli espressamente indicati dall’investitore in veste d’attore, è fondamentale applicare il principio  della domanda e di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, secondo cui l’attività cognitiva e valutativa non può che riguardare i profili indicati dagli attori nell’atto di citazione e quelli indicati dalla convenuta nella comparsa costitutiva. Quando  la convenuta non abbia depositato la prima memoria prevista dal 6° comma dell’art.183 c.p.c.,  non possono prendersi in considerazione i profili indicati nella seconda memoria. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 09 Aprile 2014.


Art. 15 Reg. 2201/2003 – Trasferimento del processo per ragioni di «opportunità» – Ruolo delle parti – Condizioni legittimanti l’istituto..
L’art. 15 del Reg. 2201/2003 prevede, eccezionalmente, il trasferimento delle competenze a una autorità giurisdizionale più adatta a trattare il caso. Si tratta di una forma di dismissione discrezionale della competenza sulla scia della dottrina anglo-sassone del forum non conveniens che istituisce una sorta di translatio iudicii internazionale. L’istituto ha carattere del tutto eccezionale e, invero, costituisce infatti una previsione inedita nel panorama ordinamentale: al punto da dovere essere considerato di applicazione del tutto residuale sulla base di elementi di particolare rilevanza e, soprattutto, allorché il trasferimento del processo sia opportuno. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Febbraio 2014.


Domanda di ammissione al passivo con riserva - Riserva atipica - Idoneità ai fini della interruzione della prescrizione - Sussistenza - Fondamento.
La richiesta di ammissione al passivo con riserva, in ipotesi di riserva atipica, non determina la nullità della domanda, bensì la sua infondatezza e non incide sull'idoneità dell'atto ai fini della interruzione della prescrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2013, n. 25286.


Acquisto obbligazioni Lehman brothers - Domanda giudiziale di nullità per mancanza del contratto quadro - Eccepita sua inammissibilità per abuso processuale dell'investitore dovuto all'esercizio selettivo dell'azione - Esclusione - Imputazione della nullità al mancato rispetto degli obblighi di forma ex art. 23 TUF da parte della banca - Insuperabilità del principio della domanda (art. 99 c.p.c.) e di quello della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.)..
La banca che invoca l’abuso processuale dell'investitore per aver esercitato in via selettiva un’azione di nullità non si sottrae ad una duplice contestazione.
La prima è che è proprio l’intermediario, cioè il soggetto che assume una qualifica professionale, ad aver dato per primo causa alla nullità ex art. 23 t.u.f. non stipulando per iscritto il contratto di intermediazione finanziaria, ma espletando servizi di intermediazione finanziaria in via di fatto. È evidente come l’art. 23 t.u.f. impedisca l’espletamento di servizi di intermediazione finanziaria, in assenza della preventiva stipulazione di un contratto scritto. Pertanto l’intermediario, che – sebbene a conoscenza dell’obbligo di stipulare per iscritto il contratto di intermediazione finanziaria – presta di fatto servizi di investimento imputet sibi ogni ed eventuale conseguenza che sul piano processuale può scaturire dall’inosservanza dell’onere formale.
La seconda è che l’invocazione di effetti restitutori limitati – riferibili alla mancanza di un contratto quadro – è conseguenza dell’applicazione del principio della domanda (art. 99 c.p.c.) e di quello di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato (art. 112 c.p.c.). Anche in tale caso andare a sindacare il comportamento della parte che a fronte di una domanda di nullità (o di inadempimento) invochi solo limitati effetti restitutori risarcitori) non corrisponde all’impianto della normativa processuale generale, quanto meno in assenza di parametri specifici che spetta al legislatore fornire e sono pertanto insuscettibili di essere inquadrati nell’ambito di una concretizzazione in via giurisprudenziale, che, oltretutto, sarebbe inevitabilmente foriera di disarmonie applicative. (Andrea Bulgarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 02 Agosto 2013.


Sentenza - Ultra ed extra petita - Domanda ex art. 2932 cod. civ. - Pronuncia di condanna a contrarre - Extrapetizione - Configurabilità - Esclusione - Fondamento..
La sentenza di condanna ad un "facere" (nella specie, consistente nel trasferire al fiduciante la titolarità anche formale della quota societaria intestata al fiduciario) è diversa da quella costitutiva, prevista dall'art. 2932 cod. civ., perché, a differenza di quest'ultima, non produce di per se stessa l'effetto traslativo invocato dalla parte, ma impone alla controparte di svolgere l'attività negoziale necessaria alla produzione di quell'effetto; tuttavia, la condanna a contrarre non eccede i limiti della cognizione del giudice adito con la domanda di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di contrarre, ponendosi rispetto a questa come minore a maggiore, onde non incorre nel vizio di extrapetizione il giudice di merito che, sull'istanza formulata ai sensi dell'art. 2932 cod. civ., pronunci condanna allo svolgimento dell'attività negoziale necessaria alla produzione del richiesto effetto traslativo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2013.


Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Pagamento eseguito, in forza di tale titolo, dal debitore prima dell'apertura di una procedura concorsuale nei suoi confronti - Domanda di ripetizione delle relative somme - Implicita inclusione nella richiesta di improseguibilità del giudizio di opposizione formulata dagli organi della procedura - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
In caso di inefficacia del decreto ingiuntivo a causa della dichiarazione di fallimento o della sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa del debitore ingiunto, sopravvenute nelle more del giudizio di opposizione, che impongono al creditore opposto di partecipare al concorso con gli altri creditori mediante domanda di ammissione al passivo, il pagamento ricevuto dal creditore in forza della provvisoria esecuzione di quel decreto non trova più alcuna giustificazione, né nel titolo, divenuto inefficace, né nel credito, contestato e non accertato. In tal caso, la domanda di ripetizione di ciò che sia stato corrisposto dall'imprenditore insolvente deve considerarsi implicita nella richiesta degli organi della procedura di declaratoria di improseguibilità dell'azione di pagamento nei confronti di quest'ultimo, posto che una siffatta istanza, se accolta, determina di per sé l'esigenza di ripristino della situazione patrimoniale antecedente, indipendentemente dall'accertata esistenza di un indebito oggettivo. (In applicazione di tale principio, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha escluso che la domanda di restituzione formulata dal commissario liquidatore al momento del suo intervento nel processo fosse da considerarsi nuova). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2013, n. 3401.


Nullità - Dichiarazione d'ufficio del giudice ex articolo 1421 c.c. - Coordinamento con il principio della domanda - Conseguenze..
Il potere del Giudice di dichiarare d’ufficio la nullità ex art. 1421 cod. civ. va coordinato con il principio della domanda fissato dagli artt. 99 e 112 c.p.c., con la conseguenza che soltanto se sia in contestazione l’applicazione o l’esecuzione di un atto la cui validità rappresenti un elemento costitutivo della domanda, il giudice è tenuto a rilevare, in qualsiasi stato e grado del giudizio, indipendentemente dall’attività assertiva delle parti, l’eventuale nullità dell’atto stesso, mentre, qualora il tema verta direttamente sulla illegittimità di questo, una diversa ragione di nullità non può essere rilevata d’ufficio, trattandosi di domanda nuova e diversa da quella ab origine proposta dalla parte nell’esercizio del suo diritto di azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 06 Febbraio 2013.


Domanda giudiziale - Interpretazione - Ricerca della reale volontà delle parte - Riferimento all'intero contenuto dell'atto..
La domanda giudiziale deve essere interpretata con riferimento alla reale volontà della parte avuto riguardo alla finalità perseguita, quale emergente non solo in modo formale dalla formulazione letterale delle conclusioni assunte nell’atto introduttivo, ma anche implicitamente ed indirettamente dall’intero contenuto dell’atto che la contiene e dallo scopo pratico perseguito dall’istante nel ricorrere all’autorità giudiziaria. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Ottobre 2012.


Giudizio di risoluzione contrattuale – Nullità del contratto – Rilevabilità d’Ufficio – Potere del Giudice – Sussiste..
Il giudice di merito ha il potere di rilevare, dai fatti allegati e provati o emergenti ex actis, ogni forma di nullità non soggetta a regime speciale e, provocato il contraddittorio sulla questione, deve rigettare la domanda di risoluzione, volta ad invocare la forza del contratto. Pronuncerà con efficacia idonea al giudicato sulla questione di nullità ove, anche a seguito di rimessione in termini, sia stata proposta la relativa domanda. Nell'uno e nell'altro caso dovrà disporre, se richiesto, le restituzioni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 Settembre 2012, n. 14828.


Domanda giudiziale - Mutatio libelli - Indicazione di una realtà fattuale diversa - Semplice individuazione delle nomine juris - Qualificazione giuridica della fattispecie..
Si ha violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 c.p.c. e modifica della causa petendi, solo con l’indicazione di una realtà fattuale diversa da quella inizialmente prospettata; viceversa, l’individuazione del nomen iuris delle fattispecie azionate e la loro esatta qualificazione, spetta pacificamente al Giudice come suo potere-dovere in base al principio iura novit curia, con la conseguenza che il Giudice può applicare una norma di legge diversa da quella invocata senza incorrere nel vizio di ultrapetizione, ove rimangano inalterati petitum e causa petendi. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 10 Maggio 2012.


Impugnazioni civili – Cassazione – Ricorso – Violazione dell’art. 112 C.P.C. – Formulazione del quesito di diritto – Necessità. .
La Corte di cassazione, in parziale dissonanza dalla precedente pronuncia della seconda Sezione, n. 16941 del 20 giugno 2008, ha precisato che il motivo di ricorso per cassazione, con il quale venga denunciata la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., deve concludersi in ogni caso con la formulazione del quesito di diritto, previsto dall’art. 366 bis cod. proc. civ.. (fonte: CED – Corte di Cassazione). Cassazione civile, sez. III, 23 Febbraio 2009, n. 4329.


Domanda giudiziale – Corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato – Potere del giudice di qualificazione giuridica del fatto – Pronuncia basata su norma giuridica diversa da quella invocata dall’istante..
Il principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato postulato dall’art. 112 c.p.c., non osta a che il Giudice renda una pronuncia in base ad una norma giuridica diversa da quella invocata dall’istante, id est l’art. 2051 c.c. in luogo dell’art. 2043 c.c., laddove la pronuncia si fondi su fatti ritualmente allegati e provati, essendovi solo il divieto di attribuire alla parte un bene della vita diverso da quello richiesto. (gm) Tribunale Reggio Emilia, 22 Gennaio 2009, n. 0.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Interpretazione e qualificazione giuridica - Regole di ermeneutica contrattuale - Applicabilità - Fattispecie relativa all'applicazione del principio di conservazione degli effetti degli atti giuridici..
La domanda giudiziale è una dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici tutelati dall'ordinamento, e pertanto il suo contenuto è definibile anche attraverso l'applicazione (in via analogica) delle regole di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ritenendo applicabile il generale principio di conservazione degli atti giuridici, contenuto nell'art. 1367 cod. civ., anche alla domanda giudiziale di riassunzione, aveva ritenuto che la stessa privata, della parte inammissibile, per la parte residua restasse ammissibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 Luglio 2005, n. 15299.