LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO IV
Dell'esercizio dell'azione

Art. 111

Successione a titolo particolare nel diritto controverso
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie.

II. Se il trasferimento a titolo particolare avviene a causa di morte, il processo è proseguito dal successore universale o in suo confronto.

III. In ogni caso il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo e, se le altre parti vi consentono, l'alienante o il successore universale può esserne estromesso.

IV. La sentenza pronunciata contro questi ultimi spiega sempre i suoi effetti anche contro il successore a titolo particolare ed è impugnabile anche da lui, salve le norme sull'acquisto in buona fede dei mobili e sulla trascrizione.


GIURISPRUDENZA

Improcedibilità ex art. 83 T.U.B. – Successione del rapporto a titolo particolare – Chiamata in causa ex art. 111, comma 3, c.p.c. – Applicabilità dell’art. 2560/2 c.c..
L’art.3 del D.L. n. 99/2017, che disciplina l’ambito della cessione di azienda definendone l’oggetto ed escludendo dal medesimo eventuali obblighi risarcitori, non prevede tuttavia alcuna espressa deroga all’art. 2560 comma 2 c.c., sicché quest’ultima norma continuerebbe a regolare i rapporti tra il cessionario ed i soggetti terzi, sommandosi ex lege alla responsabilità del cedente quella solidale del cessionario e determinandosi così la “strutturale dissociazione” tra l’oggetto del negozio di cessione, come designato dall’accordo contrattuale, ed il regime di responsabilità verso i terzi, derivando una limitazione di responsabilità per i debiti pregressi solo nei rapporti tra le parti del negozio e non già nei confronti dei terzi creditori (neppure quelli espressamente esclusi dal perimetro della cessione dall’art. 3 comma 1 lett. b) del D.L. 99/2017).

In base a quanto disposto dall’art. 111, comma 1, c.p.c., se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie, ma a tale prosecuzione osta l’art. 83, comma 3, del T.U.B.  In ogni caso, però, secondo quanto disposto dal terzo comma del medesimo articolo, il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo. (Emanuela Marsan) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 14 Marzo 2018.


Pendenza del processo esecutivo - Successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente - Legittimazione del cedente a proseguire nell’esecuzione - Sussistenza - Limiti.
In pendenza del processo esecutivo, la successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente non ha effetto sul rapporto processuale che, in virtù del principio stabilito dall'art. 111 c.p.c. - dettato per il giudizio contenzioso ma applicabile anche al processo esecutivo - continua tra le parti originarie; pertanto, in caso di cessione del diritto di credito per il quale è stato promossa espropriazione forzata, il cedente mantiene la legittimazione attiva (“ad causam”) a proseguire il processo, salvo che il cessionario si opponga. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15622.


Processo civile – Subentro di nuova banca all’istituto di credito convenuto a seguito di provvedimento legislativo – Estinzione del convenuto originario: esclusione – Successione a titolo particolare: affermazione.
Il provvedimento del 22 novembre 2015 n.180 con cui la Banca d’Italia ha disposto la cessione di tutti i diritti, le attività e le passività di CARIFE S.p.A. a favore della Nuova Cassa di Risparmio S.p.A. configura un fenomeno di cessione d’azienda che non ha potuto determinare, di per sé solo, l’estinzione della persona giuridica CARIFE S.p.A.
Nel caso della liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito, la cessione ad altra banca di diritti, aziende, attività e passività, rapporti giuridici, pur comportando un trasferimento della titolarità di un insieme di posizioni attive o passive, o anche dell’intera azienda, non fa venir meno la banca cedente. Medesima risoluzione si presenta anche quando sia il legislatore a disporre il subentro di un ente ad un altro.
Appare dunque necessaria la notifica del ricorso di riassunzione del processo ex art.303 c.p.c. nei confronti della parte originaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 28 Aprile 2017.


Banche e intermediari finanziari - Risoluzione - Cessione di azienda bancaria di ente in risoluzione - Cessione di attività e passività - Effetti sui giudizi pendenti - Successione a titolo particolare - Fattispecie relativa alla cessione di Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A..
In caso di cessione di azienda bancaria ai sensi dell'art. 43 del D.Lgs. n. 180 del 2015 (Risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento), che abbia ad oggetto attività e passività della banca in risoluzione, con riferimento ai giudizi pendenti in cui si parte la cedente, ove non si verifichi l'estinzione della banca cedente non si può parlare di cessione a titolo universale ai sensi dell'art. 110 c.p.c., trattandosi invece di successione a titolo particolare ex art. 111 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 28 Aprile 2017.


Cassazione (ricorso per) - Legittimazione - Attiva - Parte dei precedenti gradi di giudizio o suo successore a titolo universale o particolare - Liquidatore nella procedura di concordato preventivo - Qualità di successore - Esclusione.
La legittimazione al ricorso per cassazione di un soggetto che non ha partecipato al grado precedente del giudizio può essere riconosciuta soltanto se egli sia un successore, a titolo universale o particolare, nel diritto controverso; non possiede la qualità di successore a titolo particolare il liquidatore nella procedura di concordato preventivo, il quale subentra soltanto nella gestione dei beni ceduti e, più in generale, nelle questioni attinenti alla liquidazione ed al carattere concorsuale del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Gennaio 2017, n. 681.


Estromissione - Ammissibilità in via generale del’istituto - Esclusione.
Sebbene in astratto l’istituto dell’estromissione si sostanzi nell’uscita dal processo di una parte, come osservato da autorevole dottrina, se l’estromissione è pronunciata con sentenza difficilmente può distinguersi da una pronuncia assolutoria, mentre se è pronunciata con ordinanza nel corso del giudizio appare quantomeno dubbio che essa realizzi un’autentica uscita dal processo, poiché si deve ritenere che l’emananda sentenza produca effetti anche nei confronti dell’estromesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Novembre 2016.


Azienda - Cessione - Successione a titolo particolare - Applicazione delle norme dettate dall’art. 111 c.p.c. - Cessione del ramo d'azienda.
Nel caso di trasferimento d’azienda, nelle controversie aventi ad oggetto rapporti compresi in quell’azienda, il soggetto cessionario assume la veste di successore a titolo particolare con applicazione delle norme dettate dall’art. 111 c.p.c. Anche il trasferimento del ramo d’azienda da una società all’altra configura una successione a titolo particolare nei rapporti preesistenti, successione che, sul piano processuale, determina una prosecuzione del processo in corso tra le parti originarie, ai sensi dell’art. 111 c.p.c. (Francesco Micaletto) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 24 Novembre 2016.


Assicurazione - Veicoli (circolazione-assicurazione obbligatoria) - Risarcimento del danno - Azione diretta nei confronti dell'assicurato - Procedimenti concorsuali a carico dell'assicuratore (effetti) - Società di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa - Impresa designata - Successione a titolo particolare nel processo - Conseguenze - Possibilità di avvalersi della prescrizione già eccepita dalla prima - Sussistenza.
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, la successione "ope legis" dell'impresa designata dal Fondo di garanzia vittime della strada alla società assicuratrice posta in liquidazione coatta amministrativa determina una successione a titolo particolare nel diritto controverso, ex art. 111, comma 3, c.p.c., per effetto della quale l'impresa designata può avvalersi anche dell'eccezione di prescrizione già proposta dalla società assicuratrice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Ottobre 2016, n. 21454.


Fallimento - Interruzione - Riassunzione - Posizione curatela - Validità ed efficacia attività processuale precedente - Preclusioni.
Tutti gli atti processuali posti in essere prima della pronunzia di fallimento restano validi ed efficaci anche nei confronti del fallimento, pur potendo quest’ultimo costituirsi ed esercitare il proprio diritto di difesa con prove idonee a contrastare i risultati di quelle già espletate, seppure con i limiti legati alla fase processuale in cui si verifica l’effetto interruttivo. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 03 Ottobre 2016.


Fallimento - Opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - Legittimazione dell'amministratore di società di capitali - Legittimazione all'impugnazione - Qualità di parte - Necessità.
L'articolo 18 legge fall., attribuendo a qualunque interessato la facoltà di proporre opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, consente di riconoscere la relativa legittimazione, iure proprio, anche all'amministratore di una società di capitali, il quale, pur non essendo direttamente assoggettato al fallimento, in virtù dell'autonoma soggettività giuridica di cui è dotata la società, è portatore di un interesse concreto ed attuale alla rimozione della relativa pronuncia, per gli effetti che possono derivarne a suo carico sia sul piano morale che su quello patrimoniale, in relazione all'eventuale contestazione di reati o alla proposizione di azioni di responsabilità, per i quali sia tenuto a rispondere personalmente, nonché alle particolari restrizioni previste nei suoi confronti del combinato disposto degli articoli 49 e 146 legge fall. Tale interesse, pur consentendogli non solo di proporre opposizione alla dichiarazione di fallimento emessa nei confronti della società, ma anche di spiegare intervento nel giudizio di opposizione promosso da quest'ultima, per sostenere le ragioni da essa fatte valere, non gli attribuisce tuttavia, nel caso in cui non sia stato egli stesso a promuovere il giudizio, la posizione di soggetto legittimato ad impugnare la relativa sentenza: qualora vi abbia partecipato, il suo intervento è infatti riconducibile non già al primo, ma al secondo comma dell'articolo 105 c.p.c. e gli consente pertanto di aderire all'impugnazione proposta dalla società fallita, ma non di impugnare autonomamente la sentenza emessa nei confronti di quest'ultima, dove essa non abbia esercitato la relativa facoltà o abbia prestato acquiescenza alla sentenza impugnata; nel caso in cui non abbia partecipato al giudizio, la sua legittimazione all'impugnazione non è invece ricollegabile agli articoli 110 e 111 c.p.c., non rivestendo egli la qualità di successore a titolo universale o particolare della società fallita, con la conseguenza che trova applicazione la regola generale secondo cui la qualità di parte legittimata a proporre appello o ricorso per cassazione, come a resistervi, spetta esclusivamente ai soggetti che abbiano formalmente assunto la veste di parte nel primo precedente grado di giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19727.


Azione revocatoria fallimentare - Pagamenti - Diritto controverso - Inefficacia dell'atto - Diritto di credito - Subentro del cessionario nel diritto controverso ex articolo 111 c.p.c. - Esclusione.
Nell'azione revocatoria fallimentare che abbia ad oggetto un pagamento, il diritto controverso va identificato con la inefficacia dell'atto e non con il diritto di credito che venga eventualmente fatto oggetto di cessione, con la conseguenza che il cessionario non può subentrare nel diritto controverso ai sensi dell'articolo 111 c.p.c.. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2014, n. 25660.


Azione revocatoria fallimentare - Revocatoria di contratto di locazione stipulato anteriormente al fallimento - Vendita forzata dell'immobile locato - Intervento dell'aggiudicatario - Inammissibilità - Fondamento - Interesse del curatore alla prosecuzione del giudizio - Sussistenza - Ragioni.
Il trasferimento dell'immobile oggetto di contratto di locazione stipulato in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, e per la cui revoca il curatore abbia agito nei confronti del conduttore, non determina una successione ex art. 111 cod. proc. civ. dell'aggiudicatario, atteso che con la vendita forzata dell'immobile si trasferisce la locazione (nei limiti di opponibilità previsti dall'art. 2923 cod. civ.), ma non anche il diritto di farne dichiarare l'inefficacia. Ne consegue l'inammissibilità dell'intervento dell'aggiudicatario nel giudizio promosso dal curatore ex art. 67 legge fall., dovendosi ritenere che l'interesse di quest'ultimo a proseguire il giudizio non venga meno poiché la pronuncia di inefficacia (i cui effetti retroagiscono al momento della proposizione della domanda giudiziale, rendendo inopponibile alla massa il contratto di locazione ed il canone pattuito) costituisce il presupposto perché la curatela possa pretendere il riconoscimento, a titolo di danni, del pagamento di una somma idonea a compensare il fallimento del mancato godimento del bene, senza alcuna necessaria correlazione con il canone pattuito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2014, n. 16652.


Assegnazione somme in sede di pignoramento presso terzi - Affitto d’azienda e conseguente successione a titolo particolare nel rapporto - Possibilità per il creditore di precettare anche il cessionario affittante - Sussiste..
Ottenuta l’assegnazione di una somma in sede di pignoramento presso terzi, il creditore può precettare non solo il debitor debitoris, ma anche il suo avente causa a titolo particolare (nel caso di specie, affittuario d’azienda). (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 10 Febbraio 2014.


Trasferimento d'azienda - Successione nei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive che non abbiano carattere personale e ineriscano l'esercizio dell'azienda - Necessità di specifica menzione - Esclusione - Facoltà del successore a titolo particolare di intervenire nel processo - Sussistenza..
Il trasferimento d'azienda comporta, a norma dell'articolo 2558 c.c, salvo patto contrario, la cessione “ipso iure” dei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive che non abbiano carattere personale, ineriscano l’esercizio dell'azienda e non siano ancora esauriti; detto evento (in quanto mirante a garantire il mantenimento della funzionalità economica dell'azienda) sancisce cioè che il trasferimento avviene secondo un meccanismo di attrazione dei contratti nella circolazione dell'azienda e costituisce un effetto naturale del contratto di trasferimento stesso nel senso che si verifica indipendentemente dalla volontà delle parti che rileva soltanto per escluderlo. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che il conferimento d’impresa individuale in società di persone comportasse ipso iure la successione della società nel rapporto relativo a un contratto di compravendita, senza specifica menzione del contenzioso in essere e con facoltà del successore a titolo particolare di intervenire nel processo ai sensi dell'articolo 111 c.p.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 19 Novembre 2012.


Espropriazione per pubblica utilità – Mancato utilizzo del bene espropriato – Retrocessione – Efficacia..
La domanda di retrocessione del bene espropriato per pubblica utilità, che presuppone che l’opera pubblica non sia stata realizzata nel termine di legge, con ciò facendo sorgere in capo al soggetto che ha subito l’espropriazione un diritto potestativo alla restituzione del bene, va trascritta ai sensi dell’art. 2652 n. 2 c.c., con gli effetti di cui all’art. 2644 c.c., giacché mira ad ottenere una sentenza, in luogo del consenso non prestato dalla PA, che realizzi la causa del contratto di trasferimento della proprietà non stipulato dalla pubblica amministrazione. Ne consegue che, qualora in pendenza del giudizio di retrocessione il terzo estraneo al processo abbia acquistato il diritto di proprietà e abbia trascritto il proprio titolo, la sentenza che accoglie la domanda di retrocessione non è opponibile al terzo se essa domanda di retrocessione non sia stata trascritta, in virtù del disposto dell’art. 111 c.p.c., il quale, nel disciplinare la successione a titolo particolare nel diritto controverso, fa salve le norme sulla trascrizione. (Stefano De Luca Musella) (riproduzione riservata) Appello Roma, 08 Novembre 2012.


Processo civile – Procedura esecutiva – Applicabilità dell'art. 111 c.p.c. – Esclusione – Processo civile – Procedura esecutiva – Cessione del credito – Difetto di legittimazione e tempestività dell'eccezione – Sussistenza..
L'art. 111 c.p.c. è inapplicabile alla procedura esecutiva e, in caso di cessione del credito e di tempestiva eccezione sollevata dal debitore esecutato, il procedimento esecutivo deve essere sospeso per carenza di legittimazione attiva del cedente anche in caso di tardiva costituzione (ossia successiva al sollevamento di detta eccezione) del cessionario (conforme Cass. 9211/2001). (cdr) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 11 Settembre 2009.


Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso - Conseguenze - Omologazione del concordato - Chiusura del fallimento - Improcedibilità delle azioni revocatorie - Esclusione - Prosecuzione del giudizio tra le parti originarie - Esclusione - Interruzione del giudizio - Condizioni - Trasferimento subordinato all'esecuzione del concordato - Decreto di accertamento - Necessità.
In tema di concordato fallimentare con assunzione, qualora la relativa proposta contempli la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento, conseguente al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non determina l'improcedibilità delle predette azioni, verificandosi una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso ; in tal caso, tuttavia, non è consentita la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ai sensi dell'art. 111, primo comma, cod. proc. civ., in quanto la chiusura della procedura, comportando il venir meno della legittimazione processuale del curatore, impone di far luogo all'interruzione del processo. Peraltro, nel caso in cui il trasferimento sia subordinato alla completa esecuzione del concordato, producendosi l'effetto traslativo soltanto a seguito del decreto con cui il giudice delegato, ai sensi dell'art. 136 della legge fall., procede al relativo accertamento, è a tale provvedimento che dev'essere ricollegata la perdita della legittimazione processuale del curatore, restando fino ad allora vincolate tutte le attività all'interesse dei creditori, e permanendo in carica gli organi del fallimento ai fini della sorveglianza sull'adempimento del concordato. In ogni caso, perché abbia luogo l'interruzione, è necessario che l'evento sia dichiarato dal procuratore costituito o risulti negli altri modi previsti dall'art. 300 cod. proc. civ., proseguendo altrimenti il processo legittimamente nei confronti del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2007, n. 4766.