LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO V
Dei poteri del giudice

Art. 113

Pronuncia secondo diritto
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme del diritto, salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità.

II. Il giudice di pace decide secondo equità le cause il cui valore non eccede millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalità di cui all'articolo 1342 del codice civile (1).



________________
(1) La Corte cost., con sentenza 6 luglio 2004, n. 206 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo comma nella parte in cui non prevede che il giudice di pace debba osservare i principi informatori della materia.

GIURISPRUDENZA

Poteri della Cassazione - "Ius superveniens" relativo a motivi di ricorso inammissibili - Applicabilità - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di legittimità non è ammessa l'applicazione d'ufficio dello "ius superveniens" ove i motivi di ricorso cui lo stesso attiene debbano essere dichiarati inammissibili, atteso che, in detta ipotesi, la disciplina sopravvenuta non potrebbe comunque determinare l'accoglimento del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 Settembre 2018, n. 23518.


Responsabilità dello Stato per violazione di Direttive europee - Condanna emessa dal giudice di pace secondo equità - Appello a motivi limitati - Ammissibilità.
E' ammissibile l'appello avverso la sentenza di condanna dello Stato italiano al risarcimento del danno derivante dalla violazione di una Direttiva europea, emessa dal giudice di pace nell'ambito di un giudizio di equità cd. necessaria, ai sensi dell'art. 113, comma 2, c.p.c., atteso che la ragione di impugnazione fondata sull'erronea applicazione della Direttiva rientra tra i motivi "limitati" di cui all'art. 339, comma 3, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2018, n. 17058.


Giudice di pace - Sentenza pronunciata secondo equità - Ammissibilità dell'appello - Esclusione - Rilievo d'ufficio - Configurabilità.
Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità possono, ai sensi dell'art. 339, comma 3 c.p.c., soltanto formare oggetto di ricorso per cassazione e sono, pertanto, inappellabili. L'inammissibilità dell'appello, attenendo ai presupposti dell'impugnazione, è rilevabile anche d'ufficio in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22256.


Avvocato - Onorari - Transazioni - Domanda di valore determinato e non presunto - Determinazione dell'onorario in favore dell'avvocato - Criteri di computo - Individuazione - Transazione in corso di causa - Irrilevanza.
Ai fini della liquidazione degli onorari professionali dovuti dal cliente in favore dell’avvocato, nel caso di transazione di una causa introdotta con domanda di valore determinato e, pertanto, non presunto in base ai criteri fissati dal codice di procedura civile, il valore della causa si determina avendo riguardo soltanto a quanto specificato nella domanda, considerata al momento iniziale della lite, restando irrilevante la somma realizzata dal cliente a seguito della transazione.  (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Gennaio 2017, n. 1666.


Controversia di valore non superiore ad euro 1.100,00 – Giudizio del Giudice di Pace “secondo equità” – Sempre sussistente a prescindere dal riferimento del GdP all’equità – Sussiste

Controversia di valore non superiore ad euro 1.100,00 – Giudizio del Giudice di Pace “secondo equità” – Sussiste – Clausola dell’avvocato che chieda un credito preciso “o quell'altra maggiore o minore somma che risulterà in corso di causa” – idoneità a modificare la competenza – Esclusione – Mera clausola di stile
.
Le sentenze del Giudice di Pace rese in controversie di valore non superiore a millecento euro devono sempre considerarsi pronunciate secondo equità, come previsto dall’art. 113, comma 2, c.p.c., a prescindere dal fatto che il giudicante abbia applicato norme di legge ritenute corrispondenti all’equità oppure abbia espressamente fatto riferimento a norme di diritto senza alcun riferimento all’equità: così Cass. n. 5287/2012; Cass. n. 4079/2005 e Cass. n. 19724/2011. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In una causa nella quale l'attore indica con precisione l'ammontare del suo credito e chiede che quell'ammontare gli sia attribuito dal giudice, la formula che nel gergo forense si suole aggiungere "o quell'altra maggiore o minore somma che risulterà in corso di causa" ha natura di un clausola di stile ed è inidonea ad influire sulla determinazione della competenza per valore, sicché quest'ultima resta delimitata dalla somma specificata, non potendo la controversia essere considerata di valore indeterminabile (Cass. n. 16318/2011. Si veda anche Cass. n. 7255/2011 e Cass. n. 24153/2010). Pertanto, affinché si possa ritenere che il giudizio instaurato abbia valore superiore a millecento euro (e che di conseguenza il Giudice di Pace non possa decidere secondo equità), non è sufficiente che l’attore abbia domandato la condanna del convenuto al pagamento di un specifico importo e, in via alternativa o subordinata, della maggiore o minore somma, bensì è necessario esaminare la fattispecie concreta ed interpretare la domanda proposta dalla parte, anche alla luce del contenuto complessivo dell’atto di citazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 07 Febbraio 2014.


Giudice di Pace – Pronuncia secondo equità – Cause di valore non superiore ad euro 1.100,00 – Implicita pronuncia di equità anche nel silenzio del giudicante – Sussiste.

Causa dinanzi al giudice di Pace – Oggetto della domanda specificato mediante indicazione del credito – Clausola “o quella maggiore o minore risultante” – Mera clausola di stile – Sussiste.
.
Le sentenze del Giudice di Pace rese in controversie di valore non superiore a millecento euro devono sempre considerarsi pronunciate secondo equità, come previsto dall’art. 113, comma 2, c.p.c., a prescindere dal fatto che il giudicante abbia applicato norme di legge ritenute corrispondenti all’equità oppure abbia espressamente fatto riferimento a norme di diritto senza alcun riferimento all’equità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In una causa nella quale l'attore indica con precisione l'ammontare del suo credito e chiede che quell'ammontare gli sia attribuito dal giudice, la formula che nel gergo forense si suole aggiungere "o quell'altra maggiore o minore somma che risulterà in corso di causa" ha natura di un clausola di stile ed è inidonea ad influire sulla determinazione della competenza per valore, sicché quest'ultima resta delimitata dalla somma specificata, non potendo la controversia essere considerata di valore indeterminabile”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 06 Febbraio 2014.


Cassazione civile – Motivi del ricorso – Violazione di norme di diritto – D.M. – Natura di atto amministrativo – Conseguenze – Principio "iura novit curia" – Inapplicabilità – Mancata acquisizione del decreto in corso di giudizio di merito – Produzione nel giudizio di legittimità ex art. 372 cod. proc. civ. – Inammissibilità – Produzione nel corso del giudizio di merito – Indicazione generica nella narrativa del ricorso – Sufficienza – Esclusione – Fondamento - Art. 366, primo comma, n. 6, cod. proc. civ. – Indicazione della fase in cui il documento è stato prodotto – Necessità..
La natura di atti meramente amministrativi dei decreti ministeriali (nella specie, il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 23 gennaio 2004, attuativo del divieto di procedere all'aggiornamento dell'indennità di confine) rende ad essi inapplicabile il principio "iura novit curia" di cui all'art. 113 cod. proc. civ., da coordinarsi, sul piano ermeneutico, con il disposto dell'art. 1 delle preleggi (che non comprende, appunto, i detti decreti tra le fonti del diritto), con la conseguenza che, in assenza di qualsivoglia loro produzione nel corso del giudizio di merito, deve ritenersene inammissibile l'esibizione, ex art. 372 cod. proc. civ., in sede di legittimità, dovendosi comunque escludere, ove invece gli atti e i documenti siano stati prodotti nel corso del giudizio di merito, la sufficienza della loro generica indicazione nella narrativa che precede la formulazione dei motivi, attesa la necessità della "specifica" indicazione della documentazione posta a fondamento del ricorso, ai sensi dell'art. 366, primo comma, n. 6, cod. proc. civ., che richiede la precisa individuazione della fase di merito in cui la stessa sia stata prodotta. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Aprile 2009, n. 9941.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Interpretazione e qualificazione giuridica - Regole di ermeneutica contrattuale - Applicabilità - Fattispecie relativa all'applicazione del principio di conservazione degli effetti degli atti giuridici..
La domanda giudiziale è una dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici tutelati dall'ordinamento, e pertanto il suo contenuto è definibile anche attraverso l'applicazione (in via analogica) delle regole di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ritenendo applicabile il generale principio di conservazione degli atti giuridici, contenuto nell'art. 1367 cod. civ., anche alla domanda giudiziale di riassunzione, aveva ritenuto che la stessa privata, della parte inammissibile, per la parte residua restasse ammissibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 Luglio 2005, n. 15299.