TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 8

Stato d’insolvenza risultante in giudizio civile
Testo a fronte
TESTO A FRONTE



(abrogato) (1)



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(1) Articolo abrogato dall’art. 6 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Dichiarazione - Iniziativa del pubblico ministero - Notizia dell'insolvenza - Segnalazione del tribunale fallimentare - Potere-dovere ai sensi dell'art. 7, n. 2, legge fall. - Configurabilità - Portata - Contrasto con il principio di terzietà del giudice ex art. 111 Cost. - Insussistenza - Ragioni.
Il tribunale fallimentare, qualora il procedimento finalizzato alla dichiarazione di fallimento non si concluda con una decisione in rito, può, ai sensi dell'articolo 7 L.F., disporre la trasmissione degli atti al pubblico ministero affinché valuti se instare per la dichiarazione di fallimento, senza che ciò comporti alcuna violazione del principio di terzietà del giudice di cui all'articolo 111 Costituzione per il solo fatto che il tribunale sia chiamato una seconda volta a decidere sul fallimento dell'imprenditore a seguito di richiesta del pubblico ministero conseguente alla segnalazione da parte dello stesso giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2015, n. 5447.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e Consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - In genere - Società di fatto - Socio occulto - Estensione del fallimento - Iniziativa officiosa del tribunale - Necessità di una sollecitazione qualificata - Esclusione - Fattispecie. .
Nel procedimento di estensione del fallimento previsto dall'art. 147 legge fall., il tribunale esercita poteri officiosi rispetto ai quali l'istanza di estensione presentata da un creditore (Corte Cost. 16 luglio 1970, n. 142) o dal curatore o dallo stesso fallito (Corte Cost. 28 maggio 1975, n. 127) non è niente più che una sollecitazione ad attuare la regola della responsabilità illimitata dei soci nei fallimenti delle società a cui si riferisce il predetto art. 147, onde il tribunale può procedere anche in mancanza di una sollecitazione qualificata; ne' pertinente, si rivela, al riguardo, la disposizione di cui all'art. 8 legge fall., la cui disciplina dell'iniziativa d'ufficio - estesa, comunque, a tutte le ipotesi in cui il tribunale competente, nell'esercizio della sua ordinaria attività, acquisisca la conoscenza dell'insolvenza di un imprenditore ovvero gli indicati presupposti gli risultino dal rapporto di un altro giudice per situazioni emerse in un altro procedimento giurisdizionale - non esclude certamente la stessa quando i poteri officiosi del tribunale sono, come nell'ipotesi in esame, espressamente previsti. (Nella fattispecie la S.C. ha respinto il motivo di ricorso con cui si lamentava che il tribunale avesse dichiarato il fallimento del socio occulto su sollecitazione fatta per conto di un creditore, nel corso dell'adunanza di verificazione dei crediti, da un soggetto privo di valida procura). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2004, n. 11079.


Fallimento - Apertura (Dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - D'ufficio - Trasmissione da parte del G.D. al Tribunale della comunicazione di un curatore di un fallimento circa l'insolvenza di altra impresa - Obbligo ex art. 8 legge fall. - Sussistenza - Partecipazione alla decisione collegiale dichiarativa del fallimento dell'imprenditore segnalato come insolvente - Legittimità - Incompatibilità del giudice che ha trasmesso la segnalazione - Esclusione - Fondamento. .
L'iniziativa con la quale il giudice delegato ai fallimenti trasmette al Tribunale la comunicazione ricevuta nell'esercizio delle sue funzioni dal curatore di un fallimento, relativa all'insolvenza di un'impresa, costituisce una adempimento doveroso degli obblighi stabiliti dall'art. 8 legge fall., il quale conferisce all'iniziativa d'ufficio per la dichiarazione di fallimento un'apertura estesa a tutte le ipotesi in cui il tribunale competente, nell'esercizio della sua ordinaria attività, acquisisca la conoscenza dell'insolvenza di un imprenditore, senza ch'essa comporti una preventiva valutazione di merito in ordine alla fondatezza della notizia, trattandosi di un mero atto dovuto. Ne discende che, quandanche vi sia stato un preventivo, sommario esame della comunicazione da parte di quel giudice delegato, che l'abbia poi trasmessa al Tribunale il quale abbia dichiarato il fallimento dell'imprenditore, nella formazione collegiale composta con la presenza anche di quel giudice, va esclusa ogni ragione di incompatibilità del magistrato con la regiudicanda attinente all'accertamento dello stato d'insolvenza dell'impresa segnalata. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2002, n. 9483.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (Dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - D'ufficio - Dichiarazione d'ufficio di fallimento - Ammissibilità - Condizioni. .
Il Tribunale, a norma dell'art. 6 legge fall., non può dichiarare d'ufficio il fallimento in base alla conoscenza di uno stato di insolvenza in qualsiasi modo ricevuta. Tuttavia, le ipotesi dell'iniziativa d'ufficio non sono limitate ai casi in cui i presupposti per la dichiarazione di fallimento fossero già stati accertati su iniziativa di una parte interessata (come si verifica nei casi di conversione di altra procedura concorsuale alternativa al fallimento ovvero di annullamento della stessa, ovvero ancora nei casi di estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili), in quanto l'art. 8 legge fall. conferisce all'iniziativa d'ufficio un'apertura estesa a tutte le ipotesi in cui il tribunale competente, nell'esercizio della sua ordinaria attività, acquisisca la conoscenza di un'insolvenza di un imprenditore, ovvero gli indicati presupposti gli risultino dal rapporto di un altro giudice per situazioni emerse in un altro procedimento giurisdizionale. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 09 Marzo 1996, n. 1876.