TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 7

Iniziativa del pubblico ministero (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il pubblico ministero presenta la richiesta di cui al primo comma dell’articolo 6:

1) quando l’insolvenza risulta nel corso di un procedimento penale, ovvero dalla fuga, dalla irreperibilità o dalla latitanza dell’imprenditore, dalla chiusura dei locali dell’impresa, dal trafugamento, dalla sostituzione o dalla diminuzione fraudolenta dell’attivo da parte dell’imprenditore;

2) quando l’insolvenza risulta dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 5 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Procedimento - Istanza del pubblico ministero - Legittimazione ex art. 7 l.f. - Allegazione e prova - Necessità.
L'Ufficio del pubblico ministero, quando propone un'istanza di fallimento, non può limitarsi a "spendere" la propria qualità soggettiva, ma deve anche allegare e dimostrare che la propria iniziativa è correlata ad una delle situazioni legittimanti espressamente previste dall'art. 7 l.fall.

Nel caso di specie, è accaduto che il P.M. istante, fatto salvo l'inserimento nell'intestazione del ricorso introduttivo del mero numero di un non meglio qualificato procedimento e il riferimento ad "annotazioni" della Guardia di Finanza, ha omesso qualunque allegazione specifica concernente il collegamento tra la chiesta declaratoria di fallimento e una delle situazioni tipizzate dall'art. 7 l.fall., così mancando di illustrare ante omnia, com'era onerato di fare, la propria legittimazione ad agire: ciò che il Tribunale ha il potere di rilevare officiosamente, trattandosi della necessaria verifica delle condizioni dell'azione, che devono riscontrarsi, al più tardi, al momento della decisione (giurisprudenza pacifica). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 12 Dicembre 2017.


Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Nomina del gestore della crisi – Competenza esclusiva – Sussistenza

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività
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In presenza dell’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.) regolarmente istituito nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma L. 3/2012 ed iscritto al relativo Registro, il debitore che intenda accedere alla procedura di Sovraindebitamento deve avvalersi di esso a pena di inammissibilità della domanda. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

A norma dell’art. 7 primo comma l. 27 gennaio 2012 n.3, l’organismo di composizione della crisi di cui all’art. 15 è quello che ha sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma l. 3/2012, con ciò espressamente indicando il legislatore un unico e specifico criterio di collegamento ai fini dell’individuazione della competenza territoriale di detto organismo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Va condiviso l’orientamento giurisprudenziale di merito - non constando precedenti di legittimità - in base al quale la sede dell’O.C.C. come quella del debitore deve essere quella principale ed effettiva, non potendosi ammettere una competenza diffusa dell’O.C.C. soggetto privato, che si estenda potenzialmente a tutto il territorio nazionale (anche per evitare il fenomeno del forum shopping), laddove invece l’O.C.C. soggetto pubblico, trattandosi normalmente di enti pubblici a base territoriale, ha inequivocabilmente competenza limitata ad un solo circondario del tribunale (in tal senso, Tribunale di Vicenza in composizione collegiale 29 aprile 2014).

(Fattispecie in cui è stata ritenuta inammissibile - per difetto di valida attestazione - la domanda di accesso alla procedura di Sovraindebitamento presentata al Tribunale di Rimini e corredata da attestazione del professionista nominato dall’O.C.C. Romagna, sul presupposto che l’O.C.C. Romagna, con sede effettiva in Forlì e sedi secondarie in Rimini, Ravenna, Ferrara, “integra una struttura con unica base decisionale, situata appunto in Forlì e dunque ricadente nell’ambito territoriale del Tribunale di Forlì, e non già un’associazione di più sedi territoriali circondariali, aventi ciascuna una propria autonomia e collegate, in forma consorziata, solo a determinati fini di tipo meramente gestionale e amministrativo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 19 Ottobre 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Competenza territoriale – Competenza del pubblico ministero richiedente – Irrilevanza

Fallimento – Dichiarazione – Competenza territoriale – Istanza di fallimento proposta dal pubblico ministero diverso da quello applicato alla sede del tribunale competente – Dichiarazione resa dal PM in udienza di voler far propria la volontà espressa dal PM che ha proposto l’istanza
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In tema di competenza territoriale per la dichiarazione di fallimento, non è rilevante la competenza del pubblico ministero richiedente, bensì quella del tribunale, della quale soltanto si occupa la legge fallimentare, radicandola (art. 9) nel luogo in cui l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa.

Dal disposto dell’art. 7 l.fall., si trae solo che il pubblico ministero è legittimato alla richiesta per dichiarazione di fallimento in tutti i casi nei quali abbia istituzionalmente appreso la "notizia decoctionis", a prescindere dal luogo in cui il reato è stato commesso ed il procedimento penale conseguentemente avviato.

Non può dunque costituire ostacolo alla procedibilità della richiesta di declaratoria di fallimento il fatto che essa sia stata indirizzata ad un tribunale diverso da quello presso il quale il pubblico ministero richiedente esercita le sue funzioni nell'ambito dei procedimenti penali a norma dell'art. 51 c.p.p. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di istanza di fallimento proposta da pubblico ministero diverso da quello applicato alla sede del tribunale competente per la dichiarazione ai sensi dell’art. 9 l.fall.,  non è nulla né efficace la dichiarazione resa dal pubblico ministero in udienza di voler far propria la volontà espressa dal pubblico ministero che ha proposto l’istanza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2017, n. 20400.


Fallimento – Dichiarazione – Istanza di fallimento del pubblico ministero – Estensione della legittimazione del p.m. alla richiesta in tutti i casi in cui abbia istituzionalmente appreso la notitia decoctionis.
La ratio della art. 7 legge fall., una volta venuto meno il potere del tribunale di dichiarare officiosamente il fallimento, è chiaramente nel senso di estendere la legittimazione del p.m. alla presentazione della richiesta in tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la notitia decoctionis (Cass. 10679 del 2014; 23391 del 2016).

Ne consegue che il riferimento contenuto al comma 1, n. 1) del citato articolo, al riscontro della notitia decoctionis "nel corso di un procedimento penale", non deve essere interpretato nel senso riduttivo, non essendo necessaria la preventiva iscrizione di una notitia criminis nel registro degli indagati a carico del fallendo (Cass. n. 8977 del 2016) o di terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 Maggio 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Istanza di fallimento del pubblico ministero – Mancata partecipazione all’udienza – Rinuncia all’istanza – Esclusione.
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, quando l'iniziativa sia stata assunta dal pubblico ministero, affinché il giudice possa pronunciarsi nel merito è sufficiente che il ricorso sia stato ritualmente notificato all'imprenditore, sicché è irrilevante la mancata partecipazione della parte pubblica all'udienza prefallimentare, non potendosi trarre da tale condotta alcuna volontà, anche solo implicita, di rinunciare desistere all'istanza presentata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Maggio 2017.


Concordato preventivo – Richiesta di fallimento del pubblico ministero – Applicazione dell’art. 7 l.f. – Esclusione.
La richiesta di fallimento del pubblico ministero, contemplata nell'ultimo periodo del secondo comma dell'art. 162 legge fall., trova dunque la sua compiuta disciplina nell'ambito della procedura di concordato preventivo e non è disciplinata dall'art. 7 legge fallim., che si riferisce alla diversa ipotesi in cui la richiesta del pubblico ministero introduca un autonomo procedimento prefallimentare (l'autonomia della previsione della richiesta di fallimento del pubblico ministero nell'ambito della procedura di concordato preventivo, rispetto alla previsione di cui all'art. 7, è stata già affermata da questa Corte, con riguardo alla revoca del concordato ai sensi dell'art. 173, nella sentenza 24 aprile 2014, n. 9271). Peraltro la richiamata disciplina di cui all'art. 162 è conforme alla ratio dell'art. 7, in quanto il pubblico ministero apprende dell'insolvenza appunto nel corso di un distinto procedimento, quello di concordato, del quale viene informato ai sensi dell'art. 161, quinto comma.

Pertanto, alla richiesta di fallimento formulata dal pubblico ministero ai sensi dell'art. 162, secondo comma, legge fall. quale conseguenza dell'inammissibilità della proposta di concordato preventivo, non si applica il disposto dell'art. 7, alla cui ratio, peraltro, anche la specifica disciplina della richiesta in questione si conforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 Aprile 2017, n. 9574.


Dichiarazione di fallimento – Iniziativa – Legittimazione del pubblico ministero – Ampliamento a tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la notitia decoctionis.
La volontà legislativa che emerge dalla lettura delle ipotesi alternative previste dall’art. 7, comma 1, n. 1, legge fall. una volta venuta meno la possibilità di dichiarare il fallimento d'ufficio, è chiaramente nel senso di ampliare la legittimazione del pubblico ministero alla presentazione della richiesta per dichiarazione di fallimento a tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la notitia decoctionis; e tale soluzione interpretativa trova conforto sia nella previsione dell’art. 7, comma 1, n. 2, legge fall., che si riferisce al procedimento civile senza limitazioni di sorta, sia nella Relazione allo schema di D.Lgs. di riforma delle procedure concorsuali, che fa riferimento a qualsiasi notitia decoctionis emersa nel corso di un procedimento penale.

Si tratta invero di indirizzo, inaugurato da Cass. 9260/2011, poi ripreso e completato da ulteriori arresti. Così Cass. 17903/2015 ha valorizzato l'atto di responsabilità con cui il pubblico ministero può anche limitarsi a far proprie le segnalazioni del giudice civile remittente, competendo poi al giudice che dichiara l'insolvenza l'autonoma responsabilità di dar conto dei rispettivi presupposti e così nettamente distinguendo l'iniziativa per un verso e la decisione del tribunale, per l'altro. E Cass. 8977/2016 ha ricostruito la notitia decoctionis, come compatibile con una fonte che sia anche solo l'indagine svolta nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore, con atti di approfondimento, sul piano investigativo, successivi alla formulazione delle richieste in sede penale, essendo sufficiente che "quegli approfondimenti non costituiscano una nuova e arbitraria iniziativa d'indagine, ma si caratterizzino come uno sviluppo di essa, collegato strettamente alle sue risultanze, per quanto non complete, già acquisite nel corso dell'indagine penale".

Si tratta dunque di un catalogo che esprime un'univoca direzione ermeneutica in ordine alla nozione di procedimento penale, non coincidente con il processo penale in senso stretto, cioè il mero segmento processuale in cui sia stata già esercitata l'azione penale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 Aprile 2017, n. 8903.


Fallimento – Dichiarazione – Istanza del pubblico ministero – Legittimazione – Notizia appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore – Approfondimento sul piano investigativo dopo che il pubblico ministero abbia formulato le proprie richieste in sede penale.
Il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore, ai sensi dell’art. 7, n. 1, legge fall. anche se la notitia decoctionis, da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore medesimo, sia stata approfondita, sul piano investigativo, dopo che siano già state formulate le proprie richieste in sede penale, ove quegli approfondimenti non costituiscano una nuova e arbitraria iniziativa d'indagine, ma si caratterizzino come uno sviluppo di essa, collegato strettamente alle sue risultanze, per quanto non complete, già acquisite nel corso dell'indagine penale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 22 Marzo 2017, n. 739.


Fallimento - Iniziativa - Istanza del pubblico ministero - Interpretazione - Fondamento - Fattispecie.
Il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore anche se la "notitia decoctionis" sia stata da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi dall'imprenditore medesimo. Invero, la volontà legislativa che emerge dalla lettura delle ipotesi alternative previste dall'art. 7, comma 1, n. 1, l.fall., una volta venuta meno la possibilità di dichiarare il fallimento d'ufficio, è chiaramente nel senso di ampliare la legittimazione del P.M. alla presentazione della richiesta per dichiarazione di fallimento a tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la "notitia decoctionis"; e tale soluzione interpretativa trova conforto sia nella previsione dell'art. 7, comma 1, n. 2, l.fall., che si riferisce al procedimento civile senza limitazioni di sorta, sia nella Relazione allo schema di decreto legislativo di riforma delle procedure concorsuali, che fa riferimento a qualsiasi "notitia decoctionis" emersa nel corso di un procedimento penale. (Nella specie, la S.C., confermando la sentenza di merito, ha ritenuto la legittimazione del P.M. a richiedere il fallimento di una società della cui insolvenza aveva appreso nel corso di un procedimento penale pendente a carico di un terzo privo di cariche sociali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 Novembre 2016, n. 23391.


Legittimazione del PM alla domanda di fallimento ex art. 7 n. 1 l.f. - Rinuncia alla domanda di concordato preventivo.
La legittimazione del pubblico ministero alla richiesta di fallimento ex art. 7 n. 1 legge fall. sussiste anche nel caso in cui l’indagine penale riguardi soggetti diversi dall’imprenditore, con la precisazione che detta legittimazione sussiste anche nel caso in cui vi sia rinuncia alla domanda di concordato preventivo con conseguente perdita di legittimazione dell’organo inquirente ai sensi degli artt. 162, 173, 179 e 180 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 14 Luglio 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, n. 1, l.fall. - Interpretazione - Acquisizione della "notitia decoctionis" - Modalità - Fattispecie.
Il P.M. è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore, ai sensi dell'art. 7, n. 1, l.fall., anche se la "notitia decoctionis", da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore medesimo, sia stata approfondita, sul piano investigativo, dopo che siano già state formulate le proprie richieste in sede penale, ove quegli approfondimenti non costituiscano una nuova e arbitraria iniziativa d'indagine, ma si caratterizzino come uno sviluppo di essa, collegato strettamente alle sue risultanze, per quanto non complete, già acquisite nel corso dell'indagine penale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto legittima l'iniziativa del P.M., intrapresa a seguito di indagini della Guardia di finanza sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società ricorrente ed espletate, in epoca successiva all'esercizio dell'azione penale, sulla base della documentazione acquisita e delle indicazioni ricevute dal proprio consulente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Maggio 2016, n. 8977.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Iniziativa del pubblico ministero - Poteri di impulso del pubblico ministero - Disponibilità - Esclusione.
Deve dubitarsi del fatto che il pubblico ministero possa rinunciare alla iniziativa avviata, non essendo assimilabili i poteri di impulso a tale organo attribuiti nei processi civili (e fra essi di quello diretto all’apertura del fallimento) a quelli delle parti private, dal momento che il pubblico ministero agisce per dovere d’ufficio e nell’interesse pubblico, a differenza delle altre parti, che perseguono interessi individuali e privati. Il Pubblico Ministero è, infatti, parte del processo solo in senso formale e non può disporre degli interessi d’indole generale, dei quali la legge gli affida la tutela. Egli, pertanto, una volta esercitata l’azione, non può rinunziarvi, spettando unicamente al giudice decidere sulla stessa, senza che eventuali ripensamenti del pubblico ministero possano vincolarlo nel momento della decisione e senza neppure che siano vincolanti le conclusioni da lui formulate. (Nel caso di specie, il pubblico ministero aveva chiesto l'accoglimento del reclamo avverso la dichiarazione di fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Convocazione del pubblico ministero all'udienza ex articolo 162 l.f. - Legittimazione alla richiesta di fallimento - Notizia dell'insolvenza nell'ambito del procedimento penale.
Il pubblico ministero, convocato nel procedimento di concordato preventivo all'udienza prevista dall'articolo 162 legge fall. può chiedere il fallimento dell'imprenditore qualora abbia avuto notizia dell'insolvenza nell'ambito di un procedimento penale ex art. 7, n. 1, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 14 Aprile 2016.


Dichiarazione di fallimento – Incompetenza territoriale ex art. 9 legge fallimentare – Preventiva dichiarazione di fallimento presso il Tribunale del luogo dove si trova la sede legale – Tenuta delle scritture contabili e luogo delle attività di liquidazione come indici della sede effettiva – Conflitto positivo di competenza territoriale.
E’ competente a dichiarare il fallimento il Tribunale del luogo dove si trova la sede effettiva dell’impresa ed è irrilevante che il fallimento sia stato precedentemente dichiarato dal Tribunale del luogo dove si trova la sede legale.
Sono indici della collocazione della sede effettiva:
il luogo dove si tengono le assemblee dei soci;
il luogo della residenza del liquidatore, dovendosi ritenere che il luogo in cui si svolge il potere direttivo di un’impresa in liquidazione coincide con il luogo dove risiede il liquidatore medesimo;
la circostanza che presso il domicilio del liquidatore si trovino le scritture contabili e i libri sociali, per cui anche le attività amministrative ancillari a quella propriamente direttiva si deve presumere si svolgano presso la sede effettiva e non presso la sede legale. (Fabio Cesare) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Marzo 2016.


Fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Proposta di concordato preventivo - Inammissibilità ex art. 162 legge fall. - Successiva dichiarazione di fallimento su richiesta del P.M. - Convocazione del debitore - Necessità - Esclusione - Limiti.
Il sub-procedimento diretto alla declaratoria di fallimento, che si apre all'esito della dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, si inserisce nell'ambito di una procedura unitaria, nella quale il debitore ha già formalizzato il rapporto processuale innanzi al tribunale e il cui eventuale sbocco nella dichiarazione di fallimento deve essergli noto sin dal momento della proposizione della domanda, soprattutto dopo avere preso conoscenza del decreto ex art. 162, comma 2, legge fall., cui consegue la trasmissione degli atti al pubblico ministero. In tale contesto, salva l'ipotesi in cui la parte pubblica non adduca, in sede di richiesta e a dimostrazione dello stato di insolvenza, elementi ulteriori rispetto a quelli già acquisiti al procedimento, non è necessaria l'ulteriore convocazione in camera di consiglio del debitore ai fini della dichiarazione di fallimento, potendo questi predisporre comunque i mezzi di difesa più adeguati al caso, tenuto conto delle esigenze proprie dei procedimenti concorsuali (presentazione di memorie, istanze di convocazione personale e simili), per contrastare l'eventuale richiesta di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 21 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca - Comunicazione al pubblico ministero - Legittimazione alla presentazione dell'istanza di fallimento - Esclusione.
La comunicazione al pubblico ministero prevista dall'articolo 173, comma 2, legge fall., così come quella di cui all'articolo 161 legge fall. che il tribunale dispone senza alcun preventivo vaglio, non sono riconducibili alla segnalazione del giudice civile di cui all'art. 7 legge fall. che legittima il pubblico ministero alla presentazione della richiesta di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione d'ufficio - Questione di costituzionalità .
E' rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 137 e 186 del regio decreto 16 marzo 1942 n° 267, in relazione agli articoli 3, 35 primo comma, 38 secondo comma, 41 primo comma, della Costituzione, laddove esso non prevede che, a seguito della pronuncia di risoluzione del concordato preventivo ad iniziativa di uno o più creditori, il tribunale possa dichiarare d’ufficio il fallimento dell’imprenditore, qualora non vi sia domanda in tal senso da parte dei creditori, del pubblico ministero o dello stesso debitore. (Luciano Varotti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 28 Ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Istanza di fallimento presentata dal pubblico ministero - Mancata comparizione all'udienza - Desistenza.
Qualora il fallimento sia stato chiesto del pubblico ministero, la sua mancata comparizione all'udienza fissata ai sensi dell'articolo 15 legge fall. configura un'ipotesi di desistenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Genova, 22 Ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Istanza del pubblico ministero - Notizia dell'insolvenza appresa nel corso di indagini - Ampliamento della legittimazione del pubblico ministero.
Il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore anche se la notizia della decozione si sia stata da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi dall'imprenditore medesimo. Invero, la volontà legislativa che emerge dalla lettura delle ipotesi alternative previste dall'articolo 7, comma 1, n. 1 legge fall, una volta venuta meno la possibilità di dichiarare il fallimento d'ufficio, e chiaramente nel senso di ampliare la legittimazione del pubblico ministero alla presentazione della richiesta per dichiarazione di fallimento a tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la notizia decoctionis; e tale soluzione interpretativa trova confronto sia nella previsione dell'articolo 7, comma 1, n. 2, legge fall., che si riferisce al procedimento civile senza limitazioni di sorta, sia nella relazione dello schema di decreto legislativo di riforma delle procedure concorsuali, che fa riferimento a qualsiasi notizia decozione emersa nel corso di un procedimento penale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015.


Fallimento - Dichiarazione - Iniziativa del pubblico ministero - Notizia dell'insolvenza - Segnalazione del tribunale fallimentare - Potere-dovere ai sensi dell'art. 7, n. 2, legge fall. - Configurabilità - Portata - Contrasto con il principio di terzietà del giudice ex art. 111 Cost. - Insussistenza - Ragioni.
Il tribunale fallimentare, qualora il procedimento finalizzato alla dichiarazione di fallimento non si concluda con una decisione in rito, può, ai sensi dell'articolo 7 L.F., disporre la trasmissione degli atti al pubblico ministero affinché valuti se instare per la dichiarazione di fallimento, senza che ciò comporti alcuna violazione del principio di terzietà del giudice di cui all'articolo 111 Costituzione per il solo fatto che il tribunale sia chiamato una seconda volta a decidere sul fallimento dell'imprenditore a seguito di richiesta del pubblico ministero conseguente alla segnalazione da parte dello stesso giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2015, n. 5447.


Fallimento - Procedimento - Incompatibilità del giudice che abbia trasmesso gli atti al pubblico ministero affinché valuti se richiedere il fallimento - Esclusione.
Non sussiste alcuna incompatibilità, in sede di decisione sul ricorso per fallimento, del magistrato che in precedenza abbia trasmesso gli atti al pubblico ministero affinché valuti se instare per la dichiarazione di fallimento. La natura neutra e non decisoria di tale segnalazione ex art. 7, n. 2, legge fall. all'esito della mera delibazione di elementi sintomatici dell'insolvenza emersi nell'ambito di un ordinario giudizio di cognizione, non è tale da condizionare la successiva imparzialità di giudizio ed esigere quindi il dovere di astensione a pena di violazione del principio di terzietà del giudice ex art. 111 Cost. (Cass., sez. unite, 18 aprile 2013, n. 9409); nè tanto meno si tratta di duplicazione di accertamento in due diversi gradi di giudizio (Cass, sez. unite, 15 giugno 2012, n. 9857). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Legittimazione del pubblico ministero all'istanza di fallimento - Presupposti.
La legittimazione del pubblico ministero a proporre istanza di fallimento nell'ambito del procedimento di concordato preventivo può ritenersi sussistente solamente in presenza di una domanda di concordato ritenuta inammissibile (art. 162 L.F.), di una procedura di concordato preventivo revocata (art. 173 L.F.), non approvata (art. 179 L.F.) o non omologata (art. 180 L.F.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 10 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Legittimazione del pubblico ministero alla richiesta di fallimento - Ipotesi previste dall'articolo 173 L.F. - Distinzione rispetto alla legittimazione di cui all'articolo 7 L.F..
La legittimazione del pubblico ministero alla richiesta di fallimento nell'ambito delle ipotesi contemplate dall'articolo 173 L.F. non è riconducibile a quella prevista dall'articolo 7 L.F. (Cass. n. 4209/2012). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 10 Dicembre 2014.


Fallimento - Poteri d’iniziativa d’ufficio - Esclusione - Funzione integrativa del tribunale di disporre mezzi istruttori .
Nel procedimento fallimentare i poteri di iniziativa d’ufficio devono essere considerati espunti dall’ordinamento una volta abrogata la disposizione contenuta nell’art. 6 L.F. ante riforma, relativa all’iniziativa di ufficio per la dichiarazione di fallimento che di tali poteri costituiva l’antecedente logico e giuridico. Riprova ne è che, allo stato, il potere del tribunale di disporre d’ufficio “accertamenti necessari” e “mezzi istruttori” è esercitabile soltanto nel contraddittorio tra le parti (salve le informazioni urgenti) quale misura integrativa dei mezzi di prova rimessi alle parti stesse (commi 4 e 6 dell’art. 15 L.F.) ovvero di elementi comunque già acquisiti agli atti. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 14 Novembre 2014.


Fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Proposta di concordato preventivo - Inammissibilità ex art. 162 legge fall. - Successiva dichiarazione di fallimento su richiesta del P.M. - Convocazione del debitore - Necessità - Esclusione - Limiti.
Il sub-procedimento diretto alla declaratoria di fallimento, che si apre all'esito della dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, si inserisce nell'ambito di una procedura unitaria, nella quale il debitore ha già formalizzato il rapporto processuale innanzi al tribunale e il cui eventuale sbocco nella dichiarazione di fallimento deve essergli noto sin dal momento della proposizione della domanda, soprattutto dopo avere preso conoscenza del decreto ex art. 162, secondo comma, legge fall., cui consegue la trasmissione degli atti al pubblico ministero. In tale contesto, salva l'ipotesi in cui la parte pubblica non adduca, in sede di richiesta e a dimostrazione dello stato di insolvenza, elementi ulteriori rispetto a quelli già acquisiti al procedimento, non è necessaria l'ulteriore convocazione in camera di consiglio del debitore ai fini della dichiarazione di fallimento, potendo questi predisporre comunque i mezzi di difesa più adeguati al caso, tenuto conto delle esigenze proprie dei procedimenti concorsuali (presentazione di memorie, istanze di convocazione personale e simili), per contrastare l'eventuale richiesta di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 2014, n. 9730.


Fallimento - Iniziativa - Istanza del pubblico ministero - Segnalazione dell'insolvenza da parte del giudice civile - Atto neutro - Iniziativa per la dichiarazione di fallimento da parte del pubblico ministero - Valutazioni di sua spettanza.
La segnalazione ex art. 7, n. 2, legge fall. effettuata dal giudice che ha rilevato l'insolvenza dell'imprenditore in un procedimento civile è un atto neutro, privo di contenuto decisorio e assunto "prima facie", mentre la valutazione della sussistenza di una situazione di insolvenza tale da giustificare l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento compete al P.M., che può eseguire, ove lo ritenga necessario, ulteriori accertamenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2013.


Istanza di fallimento - Legittimazione del pubblico ministero - Insolvenza risultante dagli atti di procedimento penale pendente nei confronti degli amministratori..
Il pubblico ministero è legittimato, ai sensi dell'articolo 7 L.F., a proporre istanza di fallimento di una società qualora la situazione di dissesto della medesima emerga nel corso di un procedimento penale pendente avente ad oggetto anche la condotta distrattiva addebitata agli amministratori pro tempore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02 Luglio 2013.


Fallimento e procedure concorsuali - Dichiarazione di fallimento - Istanza del p.m. a seguito di segnalazione del tribunale - Ammissibilità..
E' legittima la dichiarazione di fallimento intervenuta su istanza del pubblico ministero, inoltrata a seguito di segnalazione compiuta dal tribunale nell’ambito di procedura prefallimentare. Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013, n. 9409.


Dichiarazione di fallimento - Segnalazione al pubblico ministero proveniente nel corso di un procedimento prefallimentare - Significato letterale della disposizione - Previsioni di limiti alla segnalazione proveniente dal giudice della istruttoria prefallimentare - Esclusione..
La formulazione di carattere generale della norma di cui all'articolo 7, L.F., nella parte in cui prevede il potere di iniziativa del pubblico ministero per la dichiarazione di fallimento anche nell'ipotesi in cui l'insolvenza risulti dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile, riconduce il potere di iniziativa del pubblico ministero alla detta segnalazione senza la previsione di eccezioni nè limiti di sorta e non consente dunque di escludere dalla relativa previsione le eventuali segnalazioni effettuate nell'ambito di procedure prefallimentari, le quali certamente rientrano nel novero dei procedimenti civili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento - Trasmissione degli atti al pubblico ministero da parte del giudice prefallimentare - Contenuto decisorio - Esclusione - Violazione dei principi di terzietà e imparzialità del giudice - Esclusione..
La trasmissione degli atti al pubblico ministero della "notitia decoctionis" effettuata dal giudice fallimentare non ha alcun contenuto decisorio, nemmeno come esito di una deliberazione sommaria, il che esclude qualsiasi coincidenza tra il contenuto della segnalazione al pubblico ministero e l'oggetto della successiva istruttoria conseguente all'iniziativa di quest'ultimo. In tale ipotesi, non è, quindi, neppure astrattamente configurabile una violazione dei principi di terzietà e imparzialità del giudice, intesi come sua equidistanza dall'oggetto del giudizio e dalle parti, anche perché l'iniziativa del pubblico ministero è del tutto autonoma ed è conseguente alla sua libera determinazione ed altrettanto libero ed autonomo risulta il successivo giudizio del tribunale immesso in un nuovo e diverso procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013.


Dichiarazione di fallimento - Potere di iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del giudice di un procedimento civile - Intento di favorire un ampio flusso informativo alla procura della Repubblica - Interesse pubblico alla tempestiva instaurazione di una procedura concorsuale - Sussistenza..
La ratio della disposizione di cui all'articolo 7, n. 2 L.F., la quale prevede il potere del pubblico ministero di proporre istanza di fallimento quando l'insolvenza risulti dalla segnalazione del giudice che l'abbia rilevata nel corso di un procedimento civile, deve essere individuata nell'intento di favorire quanto più possibile un ampio flusso informativo alla Procura della Repubblica in ragione dell'interesse pubblico alla tempestiva instaurazione di una procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013.


Concordato preventivo con riserva - Rifiuto del termine richiesto dal debitore - Situazioni di particolare gravità con implicazioni di carattere penale..
A fronte di una domanda di concordato preventivo con riserva ex articolo 161, comma 7, L.Fall., il tribunale può rifiutare la concessione del termine qualora emergano situazioni di particolare gravità, specie con evidenti implicazioni di carattere penale; non a caso il quinto comma dell'articolo 161 citato prevede (anche con riferimento al ricorso di cui al sesto comma), accanto alla pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese, anche la sua comunicazione al pubblico ministero, evidentemente in vista di una eventuale richiesta di fallimento ex art. 7 L.Fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Febbraio 2013.


Dichiarazione di fallimento - Natura di procedimento civile - Dovere del tribunale fallimentare di segnalare al pubblico ministero l'insolvenza dell'imprenditore.

Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Trasmissione al pubblico ministero della notizia decoctionis - Natura decisoria dell'atto - Esclusione - Interesse pubblico alla eliminazione dei focolai di insolvenza - Valutazione estemporanea del tribunale fallimentare - Pregiudizio della valutazione decisoria - Esclusione.
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Il tribunale fallimentare che abbia rilevato l'insolvenza nel corso di un procedimento per dichiarazione di fallimento ex articolo 15, legge fallimentare - anche se definito per desistenza del creditore istante - deve essere considerato, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 7, legge fallimentare, giudice civile e, come tale, ove rilevi l'insolvenza dell'imprenditore, deve farne segnalazione al pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La trasmissione al pubblico ministero delle notizia decoctionis emersa nel corso del procedimento per dichiarazione di fallimento non è un atto avente contenuto decisorio, neppure come precipitato di una cognizione di tipo sommario e non incide né direttamente, né indirettamente sui diritti di alcuno, mentre il giudice che a ciò provvede non fa altro che esercitare il potere-dovere di denuncia di fatti che prima facie gli appaiono potenzialmente lesivi dell'interesse pubblico ad eliminare dal sistema economico i focolai di insolvenza. La segnalazione della notizia decoctionis in questione è, quindi, un atto "neutro", privo di specifica valenza procedimentale o decisoria, il cui impulso riposa su una valutazione estemporanea, che non vincola nessuno, e la valutazione decisoria del tribunale non è tecnicamente pregiudicata dall'avvenuta segnalazione, perché il tribunale, all'esito dell'istruttoria prefallimentare, può rigettare con decreto la richiesta del pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2012, n. 9781.


Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare - Violazione del principio di terzietà del giudice - Esclusione.

Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare - Natura di procedimento civile.
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Non può in alcun modo equipararsi la dichiarazione d'ufficio di fallimento alla segnalazione di circostanze da cui emerge lo stato di insolvenza effettuata dal tribunale fallimentare a seguito di un procedimento per dichiarazione di fallimento estinto per desistenza dei creditori; in tale circostanza, infatti, il tribunale si mantiene in posizione di terzietà in quanto non pone in essere alcun accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, ma si limita a segnalare l'emersione di circostanze indicative dello stato di insolvenza affinché il pubblico ministero, in via del tutto autonoma, possa valutare la sussistenza dei presupposti per richiedere il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nessuna norma consente di escludere il procedimento per dichiarazione di fallimento dal novero dei "procedimenti civili" di cui all'articolo 7, comma 1 n. 2, legge fallimentare, mentre nella relazione illustrativa allo schema del decreto legislativo di riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali è espressamente detto che la soppressione della dichiarazione di fallimento d'ufficio risulta bilanciata dall'iniziativa del pubblico ministero su segnalazione qualificata proveniente dal giudice al quale risulti l'insolvenza nel corso di un qualsiasi procedimento civile e ciò anche nei casi di rinuncia al ricorso per dichiarazione di fallimento da parte dei creditori istanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 10 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Partecipazione del pubblico ministero - Legittimazione alla presentazione di istanza di fallimento - Sussistenza..
Nell'ambito del procedimento di concordato preventivo, il pubblico ministero che si opponga all'ammissione al concordato è legittimato a presentare istanza di fallimento ai sensi dell'articolo 7 della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 16 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Partecipazione del pubblico ministero - Legittimazione a contraddire sulla domanda - Sussistenza..
Il pubblico ministero, in quanto parte del procedimento concordatario ai sensi dell'articolo 161, ultimo comma, legge fallimentare, ha piena facoltà di contraddire sulla domanda di concordato preventivo, soprattutto nel caso in cui detto organo si sia fatto promotore, ai sensi dell'articolo 7, legge fallimentare, della richiesta di fallimento o della dichiarazione di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Segnalazione del tribunale fallimentare - Principi di terzietà ed imparzialità del tribunale fallimentare - Violazione..
L'esigenza di assicurare la terzietà ed imparzialità del tribunale fallimentare, emergente dalla lettura costituzionalmente orientata (articolo 111 Cost.) degli articoli 6 e 7, legge fallimentare, porta ad escludere che l'iniziativa del pubblico ministero per la dichiarazione di fallimento possa essere assunta su segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare. Qualora, infatti, la segnalazione al pubblico ministero promani dallo stesso tribunale fallimentare, acquisita in esito all'istruttoria prefallimentare conclusasi con un non luogo provvedere per desistenza del creditore ricorrente, detta iniziativa è evidentemente frutto di una valutazione discrezionale del tribunale a seguito della quale il pubblico ministero svolge un ruolo di impulso meramente formale, in quanto trasmette al tribunale fallimentare un dato (l'insolvenza dell'imprenditore) che il tribunale ha già ben conosciuto e conosce. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione - Richiesta di fallimento del pubblico ministero - Sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 6 e 7 l.f. - Esclusione..
La facoltà, prevista dall'articolo 173, legge fallimentare, per il pubblico ministero di chiedere il fallimento nell'ambito del procedimento di revoca dell'ammissione al concordato preventivo è autonoma e distinta dall'atto d'impulso previsto dagli articoli 6 e 7 della medesima legge e prescinde dalla sussistenza dei requisiti da dette norme richiesti. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Tribunale Bassano del Grappa, 07 Ottobre 2011.


Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Criterio della prevenzione.

Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Preclusioni.

Concordato preventivo – Domanda di concordato – Modificabilità della domanda – Limite ultimo.

Concordato preventivo – Fase preliminare di ammissibilità alla procedura – Giudizio del Tribunale – Natura – Giudizio di fattibilità dell’esperto – Contenuto.
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Benché sia stato soppresso l’inciso del vecchio testo dell’art. 160 l.fall., la domanda di concordato preventivo deve essere trattata con precedenza rispetto ad una domanda di fallimento, attesa la funzione dell’istituto, volto a prevenire la dichiarazione di fallimento mediante il componimento del dissesto previsto nel piano di ristrutturazione dei debiti. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Il principio della prevenzione della domanda di concordato su quella di fallimento non può essere sovvertito dalla circostanza secondo la quale la prima sia stata depositata in pendenza dell’iniziativa, ex art. 7, l.fall., del P.M. in esito ad un precedente rigetto di una prima proposta di concordato, atteso che gli artt. 160 e ss. l.fall. non prevedono alcuna preclusione in ordine alla presentazione della domanda, fintanto che il tribunale non abbia dichiarato il fallimento del debitore. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

L’art. 175, secondo comma, l.fall. prevede esplicitamente che la proposta di concordato preventivo possa essere modificata, anche dopo l’ammissione alla procedura, fino all’inizio delle operazioni di voto nell’adunanza dei creditori, ponendo perciò come limite estremo di modificabilità della domanda la decisione dei creditori di approvazione o meno della proposta, in linea con la natura eminentemente contrattuale che connota il nuovo concordato preventivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In sede di giudizio di ammissibilità alla procedura di concordato preventivo, il Tribunale non ha alcun potere di addivenire ad una valutazione nel merito dell’adeguatezza e della convenienza dello stesso per i creditori, laddove il giudizio di fattibilità del piano effettuato dall’esperto appaia idoneo – sotto il profilo della logicità, coerenza, completezza e congruenza - ad assicurare una corretta informazione dei creditori e non riproduca in maniera generica e acritica le previsioni del piano di ristrutturazione, ma operi un vaglio sotto il profilo tanto fattuale che logico. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 10 Maggio 2011.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Competenza - Sede principale dell'impresa - Identificazione - Luogo in cui è svolta l'attività amministrativa e direttiva - Coincidenza con la sede legale - Presunzione semplice.

Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare - Iniziativa ufficiosa - Esclusione - Autonomia del pubblico ministero - Sussistenza - Violazione dei principi di terzietà e di imparzialità - Esclusione.
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Ai sensi dell'articolo 9, legge fallimentare la competenza a dichiarare lo stato di insolvenza spetta al giudice del luogo in cui l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa, la quale si identifica con quello in cui si svolge prevalentemente l'attività amministrativa e direttiva, luogo che coincide, di regola, con la sede legale, a meno che non emergano prove univoche tali da smentire la suddetta presunzione; è, quindi, irrilevante il trasferimento della sede legale della società quando ad essa non corrisponda un reale trasferimento del centro direzionale dell'attività dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La segnalazione dell'insolvenza di cui al n. 2 dell'articolo 7, legge fallimentare può provenire anche dal tribunale fallimentare che l'abbia rilevata nel corso del procedimento aperto per la dichiarazione di fallimento e che si sia chiuso prima della sentenza dichiarativa per desistenza degli istanti. La procedura che porta alla dichiarazione di fallimento costituisce "procedimento civile" a tutti gli effetti e va escluso che l'iniziativa del pubblico ministero assunta a seguito di segnalazione del giudice fallimentare comporti una sorta di iniziativa ufficiosa. Il pubblico ministero, infatti, valuta in completa autonomia la portata della segnalazione ed autonomamente decide se prendere o meno l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento; egli potrà quindi decidere di non intraprendere alcuna iniziativa o di intraprenderla sottoponendo al tribunale fallimentare fatti diversi ed ulteriori rispetto a quelli acquisiti nell'ambito del procedimento estinto. E’ quindi sbagliato sostenere che il giudice fallimentare che dichiara il fallimento dopo aver segnalato al PM l'insolvenza viene meno ai propri doveri di terzietà ed imparzialità poiché esso non si è affatto auto investito del procedimento, posto che la relativa istanza promana da un organo ad esso esterno del tutto svincolato da detta iniziativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Brescia, 02 Maggio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Previa richiesta al tribunale di copia di istanza di fallimento desistita - Atto di investigazione connesso a procedimento penale - Trasmissione della predetta copia da parte del giudice già titolare dell'istruttoria prefallimentare definita - Natura di segnalazione della "notitia decoctionis" ai sensi dell'art. 7, n. 2, legge fall. - Inconfigurabilità - Conseguenze - Partecipazione del giudice al collegio decidente sulla successiva richiesta di fallimento presentata dallo stesso P.M. - Violazione del divieto di fallimento d'ufficio - Esclusione - Fondamento..
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, non sussiste il diritto del debitore, già convocato ai sensi dell'art. 15 legge fall. avanti al giudice ed ivi presente con l'assistenza tecnica del difensore, ad ottenere, chiusa l'istruttoria, una nuova convocazione per essere sentito personalmente, salvo che alleghi fatti sopravvenuti decisivi; infatti, il diritto al contraddittorio e di difesa del debitore non può ritenersi pregiudicato qualora egli stesso, convocato all'udienza prefallimentare, non abbia chiesto di essere sentito personalmente, affidandosi all'assistenza tecnica dei suoi difensori. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo a fattispecie in cui il legale rappresentante della società fallenda, all'udienza in cui era comparso, non aveva chiesto di essere sentito, ed i suoi difensori non avevano domandato alcun rinvio per esame della documentazione versata in atti ed anzi avevano formulato istanza di decisione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2011, n. 9260.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, n. 1, legge fall. - Legittimazione all'iniziativa - Condizioni - Emersione dell'insolvenza solo in casi di procedimento penale - Esclusione - Desumibilità anche da condotte non riconducibili a reato ovvero in relazione a procedimenti penali non aperti - Configurabilità - Fondamento..
In tema di iniziativa del P.M. per la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art.7, n. 1, legge fall., la doverosità della sua richiesta può fondarsi dalla risultanza dell'insolvenza, alternativamente, sia dalle notizie proprie di un procedimento penale pendente, sia dalle condotte, del tutto autonome indicate in tal modo dalla congiunzione "ovvero" di cui alla norma che non sono necessariamente esemplificative nè di fatti costituenti reato nè della pendenza di un procedimento penale, che può anche mancare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2011, n. 9260.


Fallimento - Dichiarazione - Presenza nel collegio giudicante del giudice che ha segnalato al p.m. l'insolvenza - Ammissibilità.

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Dimidiazione d'ufficio dei termini ex art. 15, comma 5, l.f. - Ammissibilità.
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Le recenti modifiche alla legge fallimentare non prevedono che il giudice che ha segnalato al pubblico ministero l'insolvenza non possa far parte del collegio investito della dichiarazione di fallimento, né tale divieto può ritenersi introdotto in considerazione delle incompatibilità - dettate in ambiti diversi - previste dall'art. 25, comma 2, legge fallimentare, nella novellata formulazione e dall'art. 111 della Costituzione nella sua attuale formulazione. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che la dimidiazione dei termini prevista dal quinto comma dell'art. 15 della legge fallimentare possa essere ammessa solamente ad istanza di parte e non d'ufficio. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)
Appello Trieste, 18 Aprile 2011.


Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Segnalazione del tribunale fallimentare - Legittimità..
Deve ritenersi legittimo che l’iniziativa del P.M., ai fini della dichiarazione di fallimento, possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, ben potendo ritenersi che il procedimento civile di cui all’art. 7, n. 2, l.fall. possa consistere anche nel procedimento rivolto alla dichiarazione di fallimento chiusosi con decreto d’improcedibilità. Ed infatti: a) non pare possibile parificare “l’iniziativa d’ufficio” alla “segnalazione” al P.M., dal momento che, una volta effettuata la segnalazione, è solo quest’ultimo che valuta la notizia pervenuta e decide autonomamente se sussistono i presupposti per dar corso alla presentazione dell’istanza di fallimento; b) non sussistono elementi testuali o sistematici per affermare che il procedimento fallimentare non è un procedimento civile, come tale rientrante nella previsione dell’art. 7, n. 2, l.fall.; c) la legittimazione alla segnalazione da parte del giudice civile non può dipendere “dall’oggetto o dall’attività” dallo stesso svolta nel procedimento giudiziario, cosicché non può distinguersi il caso in cui lo stato d’insolvenza riguardi “il debitore” e quello in cui riguardi invece “soggetto diverso da quello destinatario dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento”. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 08 Febbraio 2011.


Dichiarazione di fallimento - Istanza del pubblico ministero a seguito di segnalazione del giudice del procedimento per dichiarazione di fallimento - Ammissibilità - Natura di procedimento civile del procedimento per dichiarazione di fallimento - Sussistenza - Autonomia del pubblico ministero - Perché sta del giudice - Sussistenza..
La soppressione dell'iniziativa d'ufficio in capo al giudice non impedisce che la procedura per dichiarazione di fallimento possa essere promossa dal pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare. Il procedimento per dichiarazione di fallimento deve, infatti, essere considerato un “procedimento civile” ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 7, legge fallimentare, posto che il rito camerale che lo caratterizza assicura il rispetto del contraddittorio, lo svolgimento di un'adeguata attività probatoria, la possibilità di avvalersi della difesa tecnica e la facoltà di impugnare la decisione, senza considerare che il provvedimento che conclude il procedimento è idoneo ad acquisire stabilità di giudicato. Depone, poi, a favore di questa impostazione la Relazione Illustrativa dello schema di decreto legislativo di riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali, nel quale è scritto che "la soppressione della dichiarazione di fallimento d'ufficio risulta bilanciata dall'affidamento al pubblico ministero del potere di dare corso all'istanza di fallimento su segnalazione qualificata proveniente dal giudice al quale, nel corso di un qualsiasi procedimento civile, risulti l’insolvenza di un imprenditore; quindi anche nei casi di rinuncia (cd desistenza) al ricorso per dichiarazione di fallimento da parte dei creditori istanti". Va, inoltre, rilevato che il potere di segnalare l'insolvenza al pubblico ministero non determina la carenza di terzietà del giudice, posto che vi è una ontologica diversità tra la segnalazione da parte del giudice fallimentare al pubblico ministero, atto, questo, privo di per sé di alcuna efficacia, e la valutazione del tutto libera ed autonoma del pubblico ministero, il quale ha pur sempre il potere di verificare se sussistono o meno i presupposti per proporre l'istanza di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 18 Gennaio 2011.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Notifica dell'istanza e del decreto del tribunale - Notifica a mezzo polizia giudiziaria - Nullità - Costituzione in giudizio della parte - Sanatoria.

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Tassatività dei casi previsti dall'articolo 7 l.f.- Nozione di procedimento penale.

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Casi previsti dall'articolo sette, n. 1 l.f. - Interpretazione del termine "ovvero" - Rilievo dell'insolvenza che emerga dalla pendenza di un procedimento penale nel quale è parte dell'imprenditore - Necessità.
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Deve ritenersi inesistente la notificazione dell'istanza di fallimento proposta dal pubblico ministero e del relativo decreto del tribunale di fissazione dell'udienza che sia stata eseguita non dall'ufficiale giudiziario ma dalla polizia giudiziaria. La costituzione in giudizio della parte è comunque idonea a sanare detto vizio, sia pure con effetto ex nunc. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sulla base del combinato disposto degli articoli 6 e 7, legge fallimentare e del principio di tassatività di cui all'articolo 69 c.p.c., che regola l'azione del pubblico ministero nel processo civile, si desume che il potere di iniziativa di tale organo è limitato ai soli casi espressamente previsti dalla legge e non è, quindi, illimitato. Detto potere non è, infatti, accompagnato né da un generale potere di controllo sugli imprenditori né dall'attribuzione di poteri inquisitori sul regolare andamento delle imprese. L'iniziativa del pubblico ministero nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento è, pertanto, subordinata alla ricorrenza delle ipotesi espressamente previste dal citato articolo 7, con la precisazione che per "procedimento penale" si intende non solo l'insieme degli atti costituenti il vero e proprio processo penale ma anche gli atti che lo precedono nell'ambito delle indagini preliminari, così che il pubblico ministero può presentare la richiesta di cui all'articolo 6, legge fallimentare nel corso di entrambe le fasi di cui si compone il procedimento in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di interpretazione dell'articolo 7, legge fallimentare e con particolare riferimento alla funzione del termine "ovvero", è preferibile l'opinione secondo la quale l'elencazione di cui al n. 1 di detta norma indica i soli casi di manifestazione dell'insolvenza rilevabili in sede penale. E’ affetta da nullità la dichiarazione di fallimento emessa dal tribunale sulla base di istanza di fallimento formulata dal pubblico ministero in difetto del presupposto di cui al citato n. 1, costituito dalla necessità che l’insolvenza emerga dalla pendenza di un procedimento penale nel quale sia parte l'imprenditore di cui si chiede il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 02 Dicembre 2010.


Concordato preventivo – Annullamento e risoluzione – Accertamento dello stato di insolvenza – Dichiarazione di fallimento – Impulso del creditore o del pubblico ministero – Necessità – Trasmissione degli atti al pubblico ministero..
Con la pronuncia che dichiara la risoluzione o l’annullamento del concordato preventivo, il tribunale potrà dichiarare il fallimento solo in presenza di apposita istanza in tal senso presentata da un creditore o dal pubblico ministero; in mancanza di tale atto di impulso, ove dovesse ritenere la sussistenza dello stato di insolvenza, il tribunale dovrà trasmettere gli atti al pubblico ministero ai sensi dell’art. 7, ultimo comma legge fallimentare per consentire al medesimo di richiedere il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Iniziativa del pubblico ministero – Segnalazione del giudice del procedimento per dichiarazione di fallimento – Ammissibilità..
Il venir meno della possibilità per il tribunale fallimentare di dichiarare d’ufficio il fallimento non esclude che il medesimo tribunale segnali al pubblico ministero l’eventuale sussistenza delle condizioni per la dichiarazione di fallimento, costituendo detta attività, in presenza di un quadro indiziario di decozione, un vero e proprio potere-dovere del giudice e ciò anche nel caso di intervenuta desistenza dell’unico creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 07 Ottobre 2009.


Amministrazione straordinaria – Apertura d’ufficio della procedura di estensione del fallimento alla controllante – Violazione dei principi di terzietà ed imparzialità del giudice – Esclusione – Questione di incostituzionalità – Manifesta infondatezza..
Deve ritenersi manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità della norma di cui all'art.3 D.Lgs 270/99 che consente (diversamente dall'attuale disciplina del fallimento) l'apertura d'ufficio della procedura di amministrazione straordinaria, per asserita violazione dell'art. 111 Cost., ossia per violazione dei principi di "terzietà" e imparzialità del giudice, qualora non vi sia stata un'apertura officiosa della procedura di amministrazione straordinaria ex art. 3 D.lgs 270/99, sulla base di una "notizia decoctionis" comunque acquisita, ma l'apertura della procedura c.d. "madre", nel cui ambito si inserisce l'estensione, sia avvenuta su ricorso di altra società del gruppo, ed il Tribunale, investito della prima procedura, si sia limitato ad instaurare d'ufficio la procedura di "estensione" alla controllante, alla luce delle risultanze della relazione del Commissario Giudiziale, così utilizzando uno strumento previsto dalla legge in funzione del perseguimento dell'interesse della procedura "madre". (fg) Tribunale Udine, 09 Luglio 2009.


Concordato preventivo – Inammissibilità – Dichiarazione di fallimento su istanza del pubblico ministero – Legittimazione – Sussistenza..
Poiché nell’ambito della procedura di concordato preventivo il pubblico ministero è parte necessaria ai sensi dell’art. 162 legge fall., sussiste la sua legittimazione a richiedere la declaratoria di fallimento del soggetto proponente il concordato, essendo tale iniziativa del tutto svincolata dai limiti imposti dal non richiamato art. 7 legge fall.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 01 Giugno 2009, n. 0.


Fallimento e procedure concorsuali – Istanza di fallimento – Desistenza del creditore ricorrente – Segnalazione dell’insolvenza al pubblico ministero da parte del tribunale – Ammissibilità – Violazione del divieto di iniziativa d’ufficio – Esclusione..
Il Tribunale fallimentare è legittimato alla segnalazione di cui all'art. 7 n. 2 legge fall. in esito all'estinzione per desistenza di una precedente istanza di fallimento, non potendo accomunarsi l’iniziativa d’ufficio alla mera segnalazione al Pubblico Ministero di una situazione da cui potrebbe risultare la sussistenza dell’insolvenza di un imprenditore, atteso che in questo secondo caso è il Pubblico Ministero che autonomamente vaglia la notizia pervenuta e valuta se proporre o meno l’istanza. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Marzo 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, legge fall. - Interpretazione alla luce dell'art. 111 Cost. - Conseguenze - Iniziativa del P.M. in esito a segnalazione del tribunale fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
In tema di fallimento, l'esigenza di assicurare la terzietà e l'imparzialità del tribunale fallimentare, emergente da un'interpretazione sistematica della legge fallimentare (così come modificata dal d.lgs. 9 gennaio 2009, n. 5) ed in particolare degli artt. 6 e 7, letti alla luce del novellato art. 111 Cost., porta ad escludere che l'iniziativa del P.M. ai fini della dichiarazione di fallimento possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, in tal senso deponendo, oltre alla soppressione del potere di aprire d'ufficio il fallimento ed alla riduzione dei margini d'intervento del giudice nel corso della procedura, anche il n. 2 dell'art. 7 cit., che limita il potere di segnalazione del giudice civile all'ipotesi in cui l'insolvenza risulti, nei riguardi di soggetti diversi da quelli destinatari dell'iniziativa, in un procedimento diverso da quello rivolto alla dichiarazione di fallimento, nonché dagli interventi correttivi del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, che hanno reso totalmente estranea al sistema l'ingerenza dell'organo giudicante sulla nascita o l'ultrattività della procedura. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stata dichiarata nulla la dichiarazione di fallimento intervenuta ad iniziativa del P.M., al quale il tribunale fallimentare aveva trasmesso gli atti a seguito della desistenza del creditore dalla propria istanza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4632.


Dichiarazione di fallimento – Iniziativa del Pubblico Ministero – Segnalazione del tribunale fallimentare a seguito di desistenza del creditore istante – Nullità – Sussistenza..
E’ affetta da nullità assoluta la sentenza dichiarativa di fallimento emessa su istanza del Pubblico Ministero cui la segnalazione di insolvenza sia stata effettuata dal tribunale fallimentare che sia venuto a trovarsi nell’impossibilità di procedere in ragione della desistenza dell’unico creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Novembre 2007.