TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 9

Competenza (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il fallimento è dichiarato dal tribunale del luogo dove l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa.

II. Il trasferimento della sede intervenuto nell’anno antecedente all’esercizio dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza. (1)

III. L’imprenditore, che ha all’estero la sede principale dell’impresa, può essere dichiarato fallito nella Repubblica italiana anche se è stata pronunciata dichiarazione di fallimento all’estero. (1)

IV. Sono fatte salve le convenzioni internazionali e la normativa dell’Unione europea. (2)

V. Il trasferimento della sede dell’impresa all’estero non esclude la sussistenza della giurisdizione italiana, se è avvenuto dopo il deposito del ricorso di cui all’articolo 6 o la presentazione della richiesta di cui all’articolo 7. (2)

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(1) Comma sostituito dall’art. 7 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) Comma inserito dall’art. 7 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Dichiarazione - Competenza - Sede principale dell’impresa - Residenza e luogo di svolgimento dell'attività del socio - Irrilevanza.
Ai sensi dell’art. 9 l.f., competente per la dichiarazione di fallimento è il luogo dove l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa, ossia ove si svolge effettivamente l’attività direttiva ed amministrativa e vengono dunque individuate e decise le scelte strategiche cui dare seguito, restando, pertanto, irrilevante l'indagine sul luogo di residenza e di attività del socio, trattandosi di soggetto giuridico distinto. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 19 Dicembre 2017.


Fallimento - Dichiarazione - Competenza - S.d.f. occulta.
La competenza per territorio in relazione all’istanza di fallimento di una s.d.f. occulta va individuata in riferimento al luogo in cui la stessa ha assunto le scelte direttive e strategiche di gestione delle società eterodirette. Trattandosi di sdf occulta, in quanto tale priva di una sua sede legale, secondo una presunzione iuris tantum, tale luogo va fatto coincidere con quello in cui hanno sede le società eterodirette, salvo che tale presunzione non superata attraverso la prova di una diversa sede effettiva. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 19 Dicembre 2017.


Insolvenza transfrontaliera - Dichiarazione di fallimento all'estero di società - Effetti immediati negli altri Stati membri ex Regolamento CE n. 1346 del 2000 - Conseguenze - Apertura di concorrente procedura di insolvenza principale - Esclusione.
Ai sensi dell'art. 16 del Regolamento CE n. 1346 del 2000, la decisione di apertura della procedura d'insolvenza da parte di un giudice di uno Stato membro che si sia ritenuto competente, quale giudice dello Stato nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, è riconosciuta in tutti gli altri Stati membri non appena produca effetto in quello in cui è adottata, senza che ai giudici di tali altri Stati sia consentito di sottoporla a valutazione. Ne consegue che le eventuali procedure aperte successivamente in un altro Stato membro, nel cui territorio il debitore possiede una dipendenza, sono procedure secondarie. (Nella specie, la S.C., a seguito della sopravvenuta dichiarazione di fallimento in Lussemburgo di una società per azioni intervenuta nelle more di analogo giudizio pendente in Italia, ha ritenuto inammissibile, per carenza di interesse, il regolamento di giurisdizione proposto dal fallimento). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Novembre 2017, n. 27280.


Fallimento – Dichiarazione – Competenza territoriale – Competenza del pubblico ministero richiedente – Irrilevanza

Fallimento – Dichiarazione – Competenza territoriale – Istanza di fallimento proposta dal pubblico ministero diverso da quello applicato alla sede del tribunale competente – Dichiarazione resa dal PM in udienza di voler far propria la volontà espressa dal PM che ha proposto l’istanza
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In tema di competenza territoriale per la dichiarazione di fallimento, non è rilevante la competenza del pubblico ministero richiedente, bensì quella del tribunale, della quale soltanto si occupa la legge fallimentare, radicandola (art. 9) nel luogo in cui l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa.

Dal disposto dell’art. 7 l.fall., si trae solo che il pubblico ministero è legittimato alla richiesta per dichiarazione di fallimento in tutti i casi nei quali abbia istituzionalmente appreso la "notizia decoctionis", a prescindere dal luogo in cui il reato è stato commesso ed il procedimento penale conseguentemente avviato.

Non può dunque costituire ostacolo alla procedibilità della richiesta di declaratoria di fallimento il fatto che essa sia stata indirizzata ad un tribunale diverso da quello presso il quale il pubblico ministero richiedente esercita le sue funzioni nell'ambito dei procedimenti penali a norma dell'art. 51 c.p.p. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di istanza di fallimento proposta da pubblico ministero diverso da quello applicato alla sede del tribunale competente per la dichiarazione ai sensi dell’art. 9 l.fall.,  non è nulla né efficace la dichiarazione resa dal pubblico ministero in udienza di voler far propria la volontà espressa dal pubblico ministero che ha proposto l’istanza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2017, n. 20400.


Fallimento – Smaltimento di rifiuti – Responsabilità del curatore del fallimento – Esclusione – Dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi – Esclusione – Curatore destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato – Esclusione.
Nel caso in cui la produzione di rifiuti sia connessa all’esercizio di una attività imprenditoriale di stoccaggio finalizzato al recupero, la curatela fallimentare non può essere destinataria, a titolo di responsabilità di posizione, di ordinanze sindacali dirette alla tutela dell'ambiente per effetto del precedente comportamento omissivo o commissivo dell'impresa fallita, non subentrando la curatela negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità del fallito e non sussistendo, per tal via, alcun dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti.

E’, pertanto, esclusa una responsabilità del curatore del fallimento quale soggetto obbligato allo smaltimento dei rifiuti prodotti dal fallito, o quale destinatario degli obblighi ripristinatori di cui all’art. 192, comma 3, TUA, non essendo il curatore né l’autore della condotta di abbandono incontrollato del rifiuto, né l’avente causa a titolo universale del soggetto inquinatore, posto che la società dichiarata fallita conserva la propria soggettività giuridica e rimane titolare del proprio patrimonio, attribuendosi la facoltà di disposizione al medesimo curatore.

Deve, inoltre, escludersi che il curatore possa ritenersi destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato dei beni ove egli ometta di inventariare tali beni, ovvero, dopo averli inventariati, decida di abbandonarli in quanto beni di nessun valore e fonti di ingentissimi costi per il loro trattamento e smaltimento.

Appare, pertanto, principio acquisito quello secondo cui il curatore del fallimento non può ritenersi né produttore, ancorché come avente causa del fallito, né detentore qualificato (in caso di mancata inventariazione o abbandono dei rifiuti) a termini dell’art. 188 TUA. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 08 Giugno 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Giurisdizione – Trasferimento di sede non seguito dal trasferimento effettivo dell'attività imprenditoriale.
L'istanza di fallimento presentata nei confronti di una società di capitali, già costituita in Italia, che abbia trasferito la sede legale all'estero dopo il manifestarsi della crisi d'impresa rientra nella giurisdizione del giudice italiano se il trasferimento di sede non sia stato seguito dal trasferimento effettivo dell'attività imprenditoriale, sì da risolversi in un atto meramente formale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di incompetenza - Instaurazione del procedimento davanti al giudice competente - Modalità - Notificazione all'indirizzo PEC dell'imprenditore - Notifica presso il domicilio eletto - Esclusione.
Il tribunale che si dichiari incompetente sull’istanza di fallimento provvede, con decreto, all’immediata trasmissione degli atti al giudice competente ex art. 9-bis l.fall., il quale deve dare impulso al procedimento pronunciando, nelle forme prescritte dall’art. 15 l.fall., decreto di comparizione delle parti, notificato in via telematica, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell’imprenditore, non potendo trovare applicazione, nella specie, l’art. 125 disp. att. c.p.c., che prevede la notifica presso il domicilio eletto e riguarda una disciplina del tutto estranea al procedimento prefallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Gennaio 2017, n. 1035.


Dichiarazione di fallimento - Regolamento di competenza ex art. 45 c.p.c. - Esperibilità - Fondamento - Art. 9 ter l.fall. - Impedimento - Esclusione.
In tema di fallimento, il regolamento di competenza di ufficio è esperibile, in applicazione analogica dell'art. 45 cod. proc. civ., in presenza di un conflitto di competenza sia reale positivo che meramente virtuale, attesa l'inderogabilità della previsione dell'art. 9 l.fall. e la conseguente rilevabilità di ufficio ed in ogni tempo della sua violazione, cui non osta l'eventuale avvenuta pronuncia, in uno dei due giudizi, della sentenza di fallimento, anche se divenuta cosa giudicata. Né, in contrario, può invocarsi l'art. 9 ter l.fall., che, nell'enunciare il principio della prevenzione quale criterio per l'individuazione del giudice innanzi al quale deve proseguire la procedura ove il fallimento sia stato dichiarato da più tribunali, postula che questi ultimi siano tutti ugualmente competenti ex art. 9 l.fall., sicché è inutilizzabile se quello pronunciatosi per primo abbia affermato la propria competenza in relazione ad una sede dell'impresa non corrispondente a quella principale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Settembre 2016, n. 19343.


Sovraindebitamento - Giudice competente - Trasferimento della sede o della residenza - Applicazione analogica delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 2, l.f. - Esclusione.
L’interpretazione delle disposizioni di cui agli articoli 9 e 14-ter della legge n. 3/2012 non consente di ritenere applicabile in via analogica l’articolo 9, comma 2, legge fall., né di affermare che eventuali trasferimenti di residenza (o di sede) attuati in funzione strumentale possono determinare una declaratoria di incompetenza del tribunale presso il quale il debitore ha trasferito la propria residenza (o sede) se non quando emergano o siano stati provati elementi dai quali ricavare il carattere fittizio del trasferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 28 Settembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Conflitto di competenza - Conservazione degli atti compiuti - Trasmigrazione del procedimento avanti il tribunale competente.
Il principio di conservazione degli atti compiuti nel corso di una procedura fallimentare aperta sulla base di una sentenza di fallimento emessa da tribunale incompetente si rinviene nella trasmigrazione del processo avanti il giudice competente, senza che sia pronunciata la revoca del fallimento. In tale ipotesi, opera, infatti, il principio per cui la risoluzione del conflitto positivo di competenza territoriale tra due tribunali fallimentari e la conseguente individuazione, quale giudice competente, di un tribunale diverso da quello che per primo ha dichiarato il fallimento, non comportano la cassazione della relativa sentenza e la caducazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento, ma solo la prosecuzione del procedimento avanti al tribunale ritenuto competente, presso il quale la procedura prosegue con le sole modifiche necessarie (sostituzione del giudice delegato) o ritenute opportune (sostituzione del curatore), avuto riguardo al principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla pronuncia del giudice incompetente, enunciato dall'art. 9-bis legge fall. (introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 8), ma desumibile anche dal sistema e dai principi informatori della legge fallimentare, nel testo anteriormente vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016.


Difetto di giurisdizione - Trasferimento sede legale all’estero - Insussistenza.
Al fine dell’individuazione del giudice straniero quale giudice avente giurisdizione per la dichiarazione di fallimento non è invero sufficiente che la società si sia trasferita all’estero perché ivi intenda o dichiari di proseguire la sua attività d’impresa, ma occorre che nel luogo estero ove essa ha trasferito la propria sede svolga altresì effettivamente ed in modo totalizzante o prevalente la sua attività d’impresa. (Alessandro Rimato) (riproduzione riservata) Appello Roma, 01 Agosto 2016.


Concordato preventivo – Ricorso ex art. 161 comma 6 l.f. – Competenza territoriale – Trasferimento sede sociale.
Il Giudice territorialmente competente si individua con riferimento al luogo ove è ubicato il centro decisionale ed amministrativo della società ricorrente, risultando inconferente il trasferimento della sede legale di questa nell’anno anteriore al deposito del ricorso ex art. 161, c. 6 l. fall. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 20 Luglio 2016.


Concordato preventivo – Competenza per territorio del tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale a decidere sulla domanda di concordato – Inderogabilità – Esclusione.
L'art. 161 legge fall. non stabilisce l'inderogabilità della competenza territoriale del tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale a decidere sulla domanda di concordato. Pertanto, il tribunale che sia competente a decidere sull'istanza di fallimento ai sensi dell'art. 9, comma 2, legge fall., non può declinare la propria competenza territoriale rispetto alla sola domanda di concordato, ma è tenuto a disporre la riunione dei due procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Luglio 2016.


Fallimento – Dichiarazione – Impresa con sede all’estero con sede secondaria in Italia – Rappresentante autorizzato a stare in giudizio ai sensi dell’art. 77 c.p.c. – Mancanza di procura generale o riconducibile allo specifico settore.
Difetta la giurisdizione del giudice italiano per la dichiarazione di fallimento dell’impresa con sede all’estero che abbia in Italia un rappresentante autorizzato a stare in giudizio ai sensi dell’art. 77 c.p.c. nell’ipotesi in cui al rappresentante non sia stata conferita una procura generale, bensì limitata ad affari determinati, sicché soltanto in relazione a tali affari vale il criterio di collegamento stabilito dall'art. 3 l. 218/1995, e resta a carico dell'attore l'onere di provare l'esistenza di un rapporto institorio generale o di settore riconducibile al procedimento per dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 28 Giugno 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Trasferimento della sede all'estero - Competenza territoriale - Presunzione della coincidenza del centro di interessi dell'impresa con la sede legale - Onere della prova contraria - Facoltà del giudice di desumere argomenti di prova dal contegno delle parti nel processo.
Ai sensi dell'art. 3, paragrafo 1, del Regolamento CE 29 maggio 2000, n. 1346/2000, competenti ad aprire la procedura di insolvenza sono i giudici dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, dovendosi presumere - per le società e le persone giuridiche - che il centro degli interessi coincida, fino a prova contraria, con il luogo in cui si trova la sede statutaria, sicché quando risulti accertata una discrepanza tra sede legale e sede effettiva, è l'ubicazione di quest'ultima a dover prevalere ed a costituire il criterio determinante della giurisdizione (Cass., sez. un., 6 febbraio 2015, n. 2243, m. 634145).

Benchè non gravi sulla società nei cui confronti sia presentata un'istanza di fallimento, bensì sui creditori istanti, la dimostrazione che il centro effettivo dei propri interessi coincida con l'ubicazione della sua sede legale, è comunque consentito al giudice, ai sensi dell'art. 116 c.p.c., comma 2, - applicabile al procedimento prefallimentare - al fine di vincere la presunzione di corrispondenza tra sede effettiva e sede legale della società stessa, di desumere argomenti di prova dal contegno delle parti nel processo (Cass., sez. un., 11 marzo 2013, n. 5945, m. 625477). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Maggio 2016, n. 10925.


Fallimento - Dichiarazione - Competenza per territorio - Principio dell'unitarietà della procedura fallimentare ex art. 9 bis l.fall. - Ambito di applicazione - Delimitazione - Estensione analogica al conflitto relativo a fallimento non ancora dichiarato - Esclusione - Conseguenze - Regolamento di ufficio anche oltre il termine di venti giorni ex art. 9 bis cit. - Esperibilità.
Il principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla sentenza pronunciata dal giudice poi dichiarato incompetente, desumibile dall'art. 9 bis l.fall., non può analogicamente applicarsi, in difetto di "eadem ratio", al conflitto di competenza relativo ad una procedura fallimentare non ancora iniziata, sicché, ove il tribunale dichiari la propria incompetenza a pronunciarsi sul ricorso di fallimento e trasmetta gli atti al tribunale ritenuto competente, quest'ultimo, se, a sua volta, si ritenga incompetente, può richiedere d'ufficio il regolamento di competenza anche oltre il termine di venti giorni stabilito dall'articolo predetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Aprile 2016, n. 6423.


Dichiarazione di fallimento – Incompetenza territoriale ex art. 9 legge fallimentare – Preventiva dichiarazione di fallimento presso il Tribunale del luogo dove si trova la sede legale – Tenuta delle scritture contabili e luogo delle attività di liquidazione come indici della sede effettiva – Conflitto positivo di competenza territoriale.
E’ competente a dichiarare il fallimento il Tribunale del luogo dove si trova la sede effettiva dell’impresa ed è irrilevante che il fallimento sia stato precedentemente dichiarato dal Tribunale del luogo dove si trova la sede legale.
Sono indici della collocazione della sede effettiva:
il luogo dove si tengono le assemblee dei soci;
il luogo della residenza del liquidatore, dovendosi ritenere che il luogo in cui si svolge il potere direttivo di un’impresa in liquidazione coincide con il luogo dove risiede il liquidatore medesimo;
la circostanza che presso il domicilio del liquidatore si trovino le scritture contabili e i libri sociali, per cui anche le attività amministrative ancillari a quella propriamente direttiva si deve presumere si svolgano presso la sede effettiva e non presso la sede legale. (Fabio Cesare) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Marzo 2016.


Giurisdizione civile - Straniero - Istanza di fallimento contro società italiana che ha trasferito la sede all'estero - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Condizioni.
L'istanza di fallimento presentata nei confronti di una società di capitali, già costituita in Italia, che abbia trasferito la sede legale all'estero dopo il manifestarsi della crisi d'impresa rientra nella giurisdizione del giudice italiano solo se il trasferimento di sede non sia stato seguito dal trasferimento effettivo dell'attività imprenditoriale, sì da risolversi in un atto meramente formale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Febbraio 2016, n. 3059.


Fallimento - Società a responsabilità limitata, totalitariamente partecipata da "holding" belga, con sede statutaria e produttiva in Italia - Procedura di insolvenza principale in Francia - Avvio di procedura secondaria in Italia - Possibilità - Condizione.
L'apertura nei confronti di una società a responsabilità limitata con sede statutaria e struttura produttiva in Italia (ma facente parte di un gruppo di imprese totalitariamente partecipate da una "holding" finanziaria di diritto belga) di una procedura di insolvenza principale, operata dal giudice francese, ai sensi del Regolamento CE 29 maggio 2000, n. 1346/2000, in base all'individuazione in Francia del suo centro di interessi principali, non osta a che il giudice italiano apra successivamente, verso la medesima società, una procedura di insolvenza secondaria, purché detta società sia qualificabile come "dipendenza". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Ottobre 2015, n. 22093.


Dichiarazione di fallimento - Istanza presentata nei confronti di società costituita in Italia che abbia trasferito la sede all'estero - Giurisdizione del giudice italiano - Fittizietà del trasferimento - Fattispecie.
Sussiste la giurisdizione del giudice italiano con riferimento all'istanza di fallimento presentata nei confronti di una società costituita in Italia, la quale abbia trasferito la propria sede legale all'estero, quando risulti che il trasferimento fosse preordinato a sottrarre la società al rischio di una possibile imminente dichiarazione di fallimento, piuttosto che il frutto di una scelta dettata da effettive ragioni imprenditoriali.

Sono indici sintomatici della fittizietà e strumentalità del trasferimento, tra gli altri: il non effettivo esercizio di attività imprenditoriale nella nuova sede (Cass. S.U. 20144/20011); la realizzazione del trasferimento in una data vicina alla presentazione dell’istanza di fallimento e, dunque, quando la situazione di insolvenza sia già ampiamente in atto (Cass. S.U. 20144/20011); la difficoltà di notificare l'istanza di fallimento presso la sede legale; l’esclusiva collocazione in Italia dei creditori (Cass. S.U. n. 19978/14); la scadenza dei crediti azionati anteriore al trasferimento; il mantenimento della partita IVA in Italia.

(Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che il trasferimento della sede legale della società resistente all'estero si sia risolto in un atto meramente formale e che la resistente non abbia in alcun modo dimostrato che al trasferimento all'estero della sede legale abbia fatto seguito anche il trasferimento dell'effettivo esercizio di un'attività imprenditoriale. La società, infatti, non era stata cancellata dal Registro delle Imprese, risultava attiva ed aveva una unità locale in altra città italiana; pochi mesi prima aveva depositato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, ivi affermando di avere la sede legale in Italia ed indicando come esclusivo creditore una società italiana; inoltre, nel mese di giugno 2015 (quindi cinque mesi dopo il trasferimento all’estero), la società aveva emesso le buste paga di alcuni dipendenti riportando nell'intestazione un indirizzo in Italia). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 15 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Inammissibilità - Ragioni - Fattispecie.
Allo stato attuale della legislazione, non può ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese, posto che: i) la competenza territoriale del tribunale fallimentare stabilita dagli articoli 9, 161 e 195 L.F. ha natura inderogabile; ii) il concordato deve riguardare individualmente le singole società del gruppo; iii) il concordato preventivo della società non si estende ai soci illimitatamente responsabili, i quali beneficiano soltanto dell'effetto esdebitatorio, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, L.F. unicamente per i debiti sociali, non per quelli personali di ciascuno di loro; iv) in presenza di un concordato di diverse società legate da rapporti di controllo, anche ove soggette a direzione unitaria, occorre tenere distinte le masse attive e passive, le quali conservano la loro autonomia giuridica, dovendo restare separate le posizioni debitorie e creditorie delle singole società; v) sul piano procedimentale, le maggioranze per l'approvazione del concordato devono essere calcolate in riferimento alle singole imprese del gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2015, n. 20559.


Dichiarazione di fallimento - Competenza territoriale - Tribunale del luogo ove si trova la sede effettiva - Presunzione di coincidenza con la sede legale - Valutazione al momento del deposito del ricorso e irrilevanza di ogni successivo trasferimento.
Ai sensi dell'art. 9 legge fall, la competenza a provvedere in ordine all'istanza di fallimento spetta inderogabilmente al tribunale del luogo in cui l'impresa debitrice ha la sua sede effettiva, che si presume fino a prova contraria coincidente con la sede legale, e la cui individuazione deve aver luogo con riguardo al momento del deposito in cancelleria del relativo ricorso, restando irrilevante, per il principio della perpetuatio jurisdictionis, ogni successivo trasferimento; qualora si tratti di società, è pertanto competente, fino a prova contraria, il tribunale del luogo in cui è posta la sede risultante dal registro delle imprese, dovendosi ritenere inefficace la delibera di trasferimento della sede sociale eventualmente adottata dall'assemblea in epoca anteriore al deposito dell'istanza di fallimento, qualora, la predetta data, non sia stata ancora iscritta nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Competenza territoriale - Trasferimento della sede nell'anno anteriore all'istanza di fallimento - Irrilevanza.
A seguito della riforma del 2006, ai fini dell'individuazione del tribunale territorialmente competente alla dichiarazione di fallimento, a norma dell'articolo 9, comma 2, legge fall., come sostituito dall'articolo 7 del decreto legislativo 9 gennaio 2006 n. 5, è irrilevante l'accertamento dell'effettività della sede legale dell'impresa che abbia trasferito la propria sede nell'anno anteriore all'istanza di fallimento, permanendo la competenza del giudice del luogo in cui l'impresa aveva sede e la cui si è trasferita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015.


Fallimento e concordato preventivo - Rapporto tra i procedimenti - Contemporanea pendenza avanti giudici diversi di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento e di procedura di concordato - Regolamento d'ufficio della competenza - Conseguenze.
Qualora la sentenza dichiarativa di fallimento sia stata impugnata con reclamo, allegando sia l'incompetenza del tribunale che l'ha pronunziata sia la mancata instaurazione del contraddittorio, e qualora il diverso tribunale innanzi al quale pende una procedura di concordato preventivo abbia chiesto, ritenendosi competente, il regolamento d'ufficio della competenza, ricorrono le condizioni per l'applicazione analogica dell'art. 48 c.p.c.; ne consegue la nullità della sentenza se la corte di appello dichiara la sospensione del processo solo dopo avere pronunziato sulle questioni diverse da quella della competenza e successivamente, in sede di regolamento, viene dichiarata l'incompetenza del tribunale che ha emesso la sentenza di fallimento. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Società - Trasferimento della sede statutaria prima della proposizione di domanda di apertura di una procedura di insolvenza - Presunzione di coincidenza del centro degli interessi principali della società presso la nuova sede statutaria - Luogo dell'amministrazione principale - Riconoscibilità da parte dei terzi - Luogo dell'amministrazione principale presso luogo diverso dalla sede - Superamento della presunzione - Valutazione globale di tutti gli elementi - Individuazione del centro effettivo di direzione e controllo.
Nel caso di trasferimento della sede statutaria di una società debitrice prima della proposizione di una domanda di apertura di una procedura d'insolvenza, si presume che il centro degli interessi principali di tale società si trovi presso la nuova sede statutaria della medesima, la Corte di giustizia della Unione Europea ha con chiarezza indicato che, per individuare il centro degli interessi principali di una società debitrice, l'art. 3, n. 1, seconda frase, del regolamento n. 1346/2000 dev'essere interpretato nel senso che tale centro degli interessi - da intendere con riferimento al diritto dell'Unione - s'individua privilegiando il luogo dell'amministrazione principale della società, come determinabile sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi. Pertanto, qualora gli organi direttivi e di controllo di una società si trovino presso la sua sede statutaria ed in quel luogo le decisioni di gestione di tale società siano assunte in maniera riconoscibile dai terzi, la presunzione introdotta dalla menzionata disposizione del regolamento non è superabile; viceversa, laddove il luogo dell'amministrazione principale della società non si trovi presso la sua sede statutaria, la presenza di valori sociali nonchè l'esistenza di attività di gestione degli stessi in uno stato membro diverso da quello della sede statutaria di tale società possono essere considerate elementi sufficienti a superare detta presunzione, a condizione che una valutazione globale di tutti gli elementi rilevanti consenta di stabilire che, sempre in maniera riconoscibile dai terzi, il centro effettivo di direzione e di controllo della società stessa, nonché della gestione dei suoi interessi, è situato in tale altro stato membro (così Corte giustizia Unione Europea 20 ottobre 2011, n. 396/09). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Aprile 2015.


Società - Trasferimento della sede - Procedura di insolvenza - Presunzione di corrispondenza della sede con quella ufficiale statutaria - Accertamento di situazione diversa da quella reale - Assenza di attività sul territorio dello Stato membro in cui è formalmente collocata la sede sociale.
L'esistenza di una situazione reale, diversa da quella che si ritiene corrispondere alla collocazione ufficiale della sede statutaria, può anche consistere nel fatto che la società non svolge alcuna attività sul territorio dello Stato membro in cui è formalmente collocata la sua sede sociale (cfr., Corte giustizia Comunità Europee 2 maggio 2006, n. 341/04). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Aprile 2015.


Società - Trasferimento della sede - Procedura di insolvenza - Presunzione di corrispondenza della sede con quella ufficiale statutaria - Accertamento di situazione diversa da quella reale - Competenza del giudice italiano - Criteri.
Spetta al giudice italiano la giurisdizione con riguardo all'istanza di fallimento presentata nei confronti di società di capitali, già costituita in Italia che, dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa, abbia trasferito all'estero la sede legale, nel caso in cui i soci, chi impersona l'organo amministrativo ovvero chi ha maggiormente operato per la società, siano cittadini italiani senza collegamenti significativi con lo stato straniero: circostanze che, unitamente alla difficoltà di notificare l'istanza di fallimento nel luogo indicato come sede legale, lasciavano chiaramente intendere come la delibera di trasferimento fosse preordinata allo scopo di sottrarre la società dal rischio di una prossima probabile dichiarazione di fallimento (Cass., sez. un., 20 luglio 2011, n. 15880; ed in termini sostanzialmente analoghi, con riferimento ad un fittizio trasferimento della sede sociale in uno stato extracomunitario, Cass., sez. un., 3 ottobre 2011, n. 20144). La presunzione di coincidenza del centro degli interessi principali con il luogo della sede statutaria, stabilita dall'art. 3, par. 1, del citato regolamento n. 1346/2000 del 29 maggio 2000, deve infatti considerarsi vinta allorché nella nuova sede non sia effettivamente esercitata attività economica, né sia stato spostato presso di essa il centro dell'attività direttiva, amministrativa e organizzativa dell'impresa (Cass., sez. un., 18 maggio 2009, n. 11398). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Aprile 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Società in liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Società in liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza – Mancato deposito dei bilanci di esercizio
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Quando la società debitrice è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 l.f., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’uguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto non è più richiesto che la società in liquidazione disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (Riccardo Cammarata) (riproduzione riservata)

Depone senza dubbio in senso sfavorevole alla società debitrice il mancato deposito presso il registro delle imprese, prima da parte dell’amministratore e poi da parte del liquidatore, dei bilanci di esercizio sin dal 2012, circostanza questa, invero, già di per sé altamente sintomatica del superamento in negativo, per la società in liquidazione, del rapporto tra l’attivo e il passivo. (Riccardo Cammarata) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 19 Marzo 2015.


Fallimento – Reclamo ex art. 18 L.F. – Cancellazione dal Registro delle Imprese – Dichiarazione di fallimento oltre l’anno della cancellazione dal registro delle Imprese – Inapplicabilità dell’art. 10 L.F. – Giurisdizione italiana.
L’imprenditore individuale e collettivo può essere dichiarato fallito oltre l’anno dalla cancellazione dal Registro delle Imprese qualora la cancellazione sia la conseguenza del trasferimento all’estero della società e non la conseguenza della effettiva cessazione dell’esercizio dell’attività di impresa.

L’art. 10 LF. a mente del quale l’imprenditore non può essere dichiarato fallito non oltre un anno dalla cancellazione dal Registro delle Imprese ha come necessario presupposto la corrispondenza tra la cancellazione e la cessazione di attività dell’impresa.

Sussiste la giurisdizione italiana allorquando il trasferimento della sede sociale in altro Stato, anche se anteriore all’stanza di fallimento, abbia carattere fittizio o fraudolento e sia attuato dopo il manifestarsi della crisi dell’impresa. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 27 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Competenza per territorio - Rilevabilità d'ufficio fino alla decisione.
Nel procedimento di concordato preventivo, la questione della competenza per territorio può essere rilevata d'ufficio fino alla decisione del collegio all'esito dell'udienza di cui all'art. 180 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 21 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Trasferimento della sede nell'anno anteriore - Presunzione di coincidenza della sede effettiva con quella di provenienza.
È applicabile anche alla procedura di concordato preventivo il principio per cui, in ipotesi di trasferimento della sede legale, l'individuazione del tribunale competente a dichiarare il fallimento soggiace il diverso principio per cui la presunzione di coincidenza della sede effettiva con quella legale opera con riguardo alle sede legale precedente (cioè di provenienza) e non a quella successiva di destinazione, tutte le volte in cui il mutamento della sede legale è stato deciso nell'anno anteriore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 21 Gennaio 2015.


Dichiarazione di fallimento - Fusione per incorporazione - Trasferimento della sede - Irrilevanza.
Il principio della irrilevanza del trasferimento della sede dell’impresa avvenuto nell’anno antecedente la richiesta della dichiarazione di fallimento di cui all’articolo 9 L.F. è applicabile anche nell’ipotesi di fusione per incorporazione qualora l’operazione persegua in realtà lo scopo di allontanare la società incorporata dal luogo dove aveva operato, ritardandone in tal modo l’emergere dello stato di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 22 Settembre 2014.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Trasferimento della sede sociale all’estero - Presunzione di coincidenza del centro di interessi principali dell’impresa, di norma coincidente con la sede legale della società - Giurisdizione italiana - Inapplicabilità

Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Trasferimento della sede sociale all’estero - Trasferimento fittizio - Onere della prova

Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Trasferimento fittizio della sede sociale all’estero - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Art. 10 l.f. - Inapplicabilità
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Ai sensi dell’art. 9 co 5 LF il trasferimento della sede sociale all’esterno non esclude la sussistenza della giurisdizione italiana se intervenuto dopo il deposito dell’istanza di fallimento mentre, in ipotesi in cui il trasferimento della sede sia precedente al deposito dell’istanza di fallimento, competente a decidere sulla procedura di insolvenza ai sensi del Regolamento  CE n 1346/2000 è il giudice dello stato membro ove si trovi il centro di interessi principali dell’impresa, di norma coincidente con la sede legale della società, presunzione che può tuttavia essere superata quando vi siano elementi idonei a far ritenere che la sede legale, trasferita in uno stato membro, sia meramente formale e fittizia e non coincidente con il luogo in cui la società eserciti in concreto la propria attività. (Vincenzo Cannarozzo e Andrea De Benetti) (riproduzione riservata)

E’ pacifico che spetti al debitore dare prova di avere effettivamente trasferito la propria attività imprenditoriale all’estero e di aver svolto in quella sede in concreto attività di impresa, al fine di escludere il carattere fittizio dell’operazione in presenza di una situazione di indebitamento della società. (Vincenzo Cannarozzo e Andrea De Benetti) (riproduzione riservata)

La natura fittizia del trasferimento non comporta né il venir meno della giurisdizione né determina come effetto della cancellazione il decorso del termine di cui all’art. 10 LF e ciò in quanto né la cessazione dell’attività né il trasferimento della sede sociale risultano effettivamente intervenuti. (Vincenzo Cannarozzo e Andrea De Benetti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 21 Maggio 2014.


Procedure concorsuali – Eccezioni di incompetenza territoriale – Regime ordinario ex art. 38 terzo comma c.p.c. – Procedure concorsuali – Applicabilità – Eccezione sollevata per la prima volta in sede di udienza ex art 173 l. fall. – Tardività – Sussistenza.
Il regime della competenza territoriale previsto dall’art. 9 l. fall. - e quindi dall’art. 161 primo comma l. fall. che in tema di concordato preventivo ricalca la disposizione del citato art. 9 l. fall. – pur avendo carattere inderogabile soggiace alla disciplina prevista dall’art. 38 terzo comma c.p.c., nella nuova formulazione dettata dalla legge 69/2009, applicabile non soltanto ai processi di cognizione ordinaria ma anche ai processi di tipo camerale, almeno allorchè questi siano utilizzati dal legislatore per la tutela giurisdizionale di diritti (Cass. 2002/14139). Deve quindi ritenersi che l’obbligo di eccepire l’incompetenza territoriale inderogabile entro la prima udienza di trattazione sia applicabile anche alle controversie in materia di procedure concorsuali, vertendo queste sulla tutela giurisdizionale di diritti.  Ne consegue l’irretrattabilità e l’insindacabilità della competenza del giudice davanti al quale l’incompetenza non sia stata eccepita o rilevata d’ufficio nel corso della prima udienza di trattazione, con la conseguenza che sia la procedura di concordato preventivo che le eventuali istanze di fallimento restano radicate innanzi al tribunale adìto.

(Fattispecie in cui la questione di incompetenza territoriale non veniva eccepita all’udienza fissata per l’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo, bensì soltanto all’udienza successiva fissata per i provvedimenti di cui all’art. 173 l. fall.). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Si segnala in tal senso Cass. 5257/2012, espressamente richiamata nella decisione in commento in
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/fal.php?id_cont=8298.php) Tribunale Rimini, 28 Novembre 2013.


Procedura di insolvenza - Sede dell'impresa - Coincidenza tra sede legale ed effettiva - Presunzione iuris tantum - Superamento della presunzione - Requisiti..
La presunzione iuris tantum di coincidenza della sede effettiva con la sede legale dell'impresa non può dirsi superata in caso di mera presenza di uffici, personale, stabilimenti o sedi secondarie in una località diversa dalla sede legale, anche quando agli stessi siano riferibili rilevanti impegni negoziali ed economici, ove, tuttavia, non risulti una netta preminenza di dette iniziative fuori sede rispetto al complesso delle attività imprenditoriali. Parimenti, non valgono ai fini del superamento della medesima presunzione né la stipulazione in altro luogo di contratti di locazione, fornitura dell'energia elettrica e del servizio telefonico, trattandosi di attività preparatorie e interne, come tali inidonee ad evidenziare il trasferimento di sede, né la riunione in altro luogo dell'assemblea dei soci o del consiglio di amministrazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 03 Aprile 2013.


Regolamento Europeo n. 1346/2000 - Giurisdizione con riguardo all'istanza di fallimento presentata nei confronti di società di capitali, già costituita in Italia che, dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa, abbia trasferito all'estero la sede legale..
La Corte di giustizia dell'Unione Europea, pur ribadendo che, nel caso di trasferimento della sede statutaria di una società debitrice prima della proposizione di una domanda di apertura di una procedura d'insolvenza, si presume che il centro degli interessi principali di tale società si trovi presso la nuova sede statutaria della medesima, ha con chiarezza indicato che, per individuare il centro degli interessi principali di una società debitrice, l'art. 3, n. 1, seconda frase, del citato regolamento n. 1346/2000 dev'essere interpretato nel senso che tale centro degli interessi - da intendere con riferimento al diritto dell'Unione - s'individua privilegiando il luogo dell'amministrazione principale della società, come determinabile sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi. Pertanto, qualora gli organi direttivi e di controllo di una società si trovino presso la sua sede statutaria ed in quel luogo le decisioni di gestione di tale società siano assunte in maniera riconoscibile dai terzi, la presunzione introdotta dalla menzionata disposizione del regolamento non è superabile; ma, viceversa, laddove il luogo dell'amministrazione principale della società non si trovi presso la sua sede statutaria, la presenza di valori sociali nonché l'esistenza di attività di gestione degli stessi in uno stato membro diverso da quello della sede statutaria di tale società possono essere considerate elementi sufficienti a superare detta presunzione, a condizione che una valutazione globale di tutti gli elementi rilevanti consenta di stabilire che, sempre in maniera riconoscibile dai terzi, il centro effettivo di direzione e di controllo della società stessa, nonché della gestione dei suoi interessi, è situato in tale altro stato membro. In questa logica l'esistenza di una situazione reale, diversa da quella che si ritiene corrispondere alla collocazione ufficiale della sede statutaria, può anche consistere nel fatto che la società non svolge alcuna attività sul territorio dello stato membro in cui è formalmente collocata la sua sede sociale (si veda, in argomento, Corte giustizia Comunità Europee 2 maggio 2006, n. 341/04). Ne consegue che spetta al giudice italiano la giurisdizione con riguardo all'istanza di fallimento presentata nei confronti di società di capitali, già costituita in Italia che, dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa, abbia trasferito all'estero la sede legale, nel caso in cui i soci, chi impersona l'organo amministrativo ovvero chi ha maggiormente operato per la società, siano cittadini italiani senza collegamenti significativi con lo stato straniero: circostanze che, unitamente alla difficoltà di notificare l'istanza di fallimento nel luogo indicato come sede legale, lasciano chiaramente intendere come la delibera di trasferimento fosse preordinata allo scopo di sottrarre la società dal rischio di una prossima probabile dichiarazione di fallimento (Cass., sez. un., 20 luglio 2011, n. 15880; ed in termini sostanzialmente analoghi, con riferimento ad un fittizio trasferimento della sede sociale in uno stato extracomunitario, Cass., sez. un., 3 ottobre 2011, n. 20144). La presunzione di coincidenza del centro degli interessi principali con il luogo della sede statutaria, stabilita dall'art. 3, par. 1, del citato regolamento n. 1346/2000 del 29 maggio 2000, deve infatti considerarsi vinta allorché nella nuova sede non sia effettivamente esercitata attività economica, né sia stato spostato presso di essa il centro dell'attività direttiva, amministrativa e organizzativa dell'impresa (Cass., sez. un., 18 maggio 2009, n. 11398). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 Marzo 2013, n. 5945.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Competenza del tribunale - Rilevanza della sede effettiva delle società..
La competenza del tribunale per la domanda di concordato di società appartenenti allo stesso gruppo deve ritenersi esistente anche nel caso in cui alcune delle società abbiano la sede legale nel circondario di altro tribunale qualora risulti che la loro sede effettiva si trovi in realtà nel circondario del tribunale al quale è presentata la domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Novembre 2012.


Dichiarazione di fallimento – Presentazione di domanda di concordato con riserva avanti a tribunale incompetente – Effetti..
Qualora avanti a tribunale competente ai sensi dell’art. 9, legge fallimentare sia pendente un ricorso per dichiarazione di fallimento, la domanda di concordato con riserva ai sensi del sesto comma dell’art. 161, legge fallimentare presentata avanti a diverso tribunale palesemente incompetente non impedisce la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 27 Settembre 2012.


Dichiarazione di fallimento - Giurisdizione del giudice italiano - Società avente sede statutaria all'estero - Individuazione del centro principale dei propri interessi - Modalità - Fattispecie.

Ricerca di fallimento - Individuazione di una società di fatto tra gli amministratori delle società debitrici - Violazione del diritto di difesa - Iniziativa d'ufficio del tribunale - Esclusione.
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Deve affermarsi la giurisdizione del tribunale fallimentare italiano per la dichiarazione di fallimento di una società che pur avendo sede statutaria all'estero abbia il centro principale dei propri interessi in Italia dove aveva luogo l'amministrazione, venivano tenuti i rapporti con i clienti e con le banche e dove, agli occhi dei terzi, la società è apparsa operare ed avere gli organi direttivi e di controllo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non vi è violazione del diritto di difesa nè può essere individuata una iniziativa ufficiosa nell'ipotesi in cui il tribunale individui l'esistenza e dichiari il fallimento della società di fatto tra determinate persone fisiche convocate sulla base di ricorsi formalmente diretti alla dichiarazione di fallimento di altre società, soprattutto qualora nel corpo di detti ricorsi sia stato comunque postulata l'esistenza di una società irregolare facente capo a detti soggetti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 10 Settembre 2012.


Insolvenza - Dichiarazione - Competenza territoriale - Emissioni di obbligazioni in Lussemburgo - Determinazione della competenza in base al centro principale degli interessi – Center of main interest..
L'emissione di obbligazioni in Lussemburgo non impedisce che il centro principale degli interessi di una società sia localizzato in altro Stato, i giudici del quale saranno competenti per la pronuncia della dichiarazione di insolvenza ai sensi dell'articolo 3 del Regolamento CE del 29 maggio 2000, n. 1346. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 03 Luglio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Configurabilità - Fondamento - Limiti - Decadenza maturata nel giudizio di primo grado - Fondamento - Fattispecie relativa all'eccezione d'incompetenza territoriale..
Al reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento non si applicano, per la sua specialità, i limiti previsti in tema di appello dagli artt. 342 e 345 cod. proc. civ. ed il relativo procedimento è quindi caratterizzato da un effetto devolutivo pieno, pur attenendo ad un provvedimento decisorio, emesso all'esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio e suscettibile di acquistare autorità di cosa giudicata; tuttavia, tale effetto devolutivo non può estendersi all'ipotesi in cui si sia già verificata una decadenza da una eccezione nel corso del primo grado di giudizio ed, in particolare, da quella d'incompetenza ex art. 9 legge fall., poiché ciò sarebbe contrario al principio costituzionale di celerità dei giudizi, che, qualora si ammettesse la possibilità di sollevare l'eccezione d'incompetenza anche in fase di gravame, sarebbero suscettibili, se l'eccezione fosse fondata, di ricominciare "ex novo" innanzi al giudice competente, con dispendio di tempo e attività giudiziaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2012, n. 5257.


Impresa avente sede nel territorio dell'Unione Europea - Dichiarazione di fallimento - Individuazione del giudice competente a centro d'interessi principali del debitore - Presunzione di coincidenza con la sede statutaria. .
L'individuazione del giudice fornito di giurisdizione per la dichiarazione di fallimento di una impresa avente sede nel territorio dell'Unione Europea deve essere operata sulla base delle disposizioni dettate dal regolamento CE 29 maggio 2000, n. 1346, in base al quale sarà competente il giudice dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, dovendosi presumere, fino a prova contraria, che l'ubicazione di siffatto centro d'interessi coincida con la sede statutaria ossia con il luogo in cui il debitore gestisce i suoi interessi in modo abituale e riconoscibile dai terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Novembre 2011.


Dichiarazione di fallimento - Competenza - Sede legale dell'impresa - Coincidenza con il centro degli interessi principali del debitore - Presunzione juris tantum - Giudizio comparativo con interessi contrapposti di altri soggetti a sede dell'attività economica - Coincidenza con il luogo in cui vengono adottate le decisioni essenziali concernenti la direzione dell'impresa..
Al fine di individuare la giurisdizione, la coincidenza tra la sede legale dell'impresa ed il centro degli interessi principali del debitore, di cui all'articolo 3 del regolamento UE n. 1346/2000, rappresenta soltanto una presunzione juris tantum,  posto che, ai fini del giudizio comparativo, per la localizzazione degli interessi prevalenti del debitore, vanno tenuti in considerazione anche gli interessi contrapposti distinti di altri soggetti; si deve pertanto ritenere che il criterio della "sede dell'attività economica" coincida con quello della sede direttiva e amministrativa della società, vale a dire con il "luogo in cui vengono adottate le decisioni essenziali concernenti la direzione generale" e nel quale sono svolte "le funzioni di amministratore centrale" (Corte di giustizia, 28 giugno 2007, causa C-73/06). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Luglio 2011.


Fallimento – Competenza – Residenza anagrafica dell’imprenditore – Irrilevanza ai fini della dichiarazione di fallimento..
Non assume alcun rilievo - ai fini della  competenza territoriale per la dichiarazione di fallimento - la residenza anagrafica dell'imprenditore, ma va piuttosto individuata la sede ove egli svolga effettivamente l‘attività d’impresa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Aprile 2011.


Fallimento - Dichiarazione - Trasferimento della sede dell'impresa in paese extracomunitario - Irrilevanza del trasferimento avvenuto nell'anno anteriore alla richiesta di fallimento..
Ove la sede dell'impresa venga trasferita in un paese extracomunitario, non potrà essere applicata la disciplina del regolamento CE n. 1346/2000 (incentrata sul concetto di COMI – Center of Main Interest). Qualora, tuttavia, il trasferimento di sede abbia avuto luogo nell'anno anteriore alla richiesta di fallimento, si potrà far ricorso all'art. 9, comma 2, legge fallimentare, il quale stabilisce la irrilevanza di detto trasferimento ai fini della competenza per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 07 Febbraio 2011.


Competenza civile - Regolamento di competenza - Conflitto (regolamento d'ufficio) - Competenza del tribunale a dichiarare il fallimento - Trasferimento della sede dell'imprenditore nell'anno antecedente all'iniziativa - Irrilevanza - Fattispecie. .
Ai fini della competenza del tribunale a dichiarare il fallimento, a norma del nuovo art. 9, comma 2, della legge fall., non rileva il trasferimento della sede dell'imprenditore intervenuto nell'anno antecedente all'esercizio dell'iniziativa per la dichiarazione di fallimento (principio enunciato su un regolamento di competenza d'ufficio nel quale la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza dichiarativa di fallimento emessa dal tribunale che di fatto aveva erroneamente attribuito rilevanza al trasferimento infrannuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2010, n. 17583.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione di fallimento - Sede legale e sede effettiva - Presunzione juris tantum - Onere di allegazione del creditore istante..
Nel procedimento per dichiarazione di fallimento, il creditore istante che affermi la non coincidenza tra la sede legale dell'impresa e quella effettiva, ha l'onere di allegare la sussistenza di elementi tali che consentono di superare la presunzione “iuris tantum” della suddetta coincidenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 06 Luglio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Revoca del fallimento - Responsabilità - Responsabilità aggravata ex art. 96 cod. proc. civ. - Opposizione a fallimento - Inscindibilità tra le due domande - Conseguenze - Cognizione congiunta e competenza funzionale del giudice dell'opposizione - Configurabilità - Termini di impugnazione - Coincidenza - Applicazione del termine previsto per l'opposizione a fallimento - Fattispecie..
L'opposizione alla dichiarazione di fallimento e l'azione di responsabilità aggravata, introdotta ai sensi dell'art. 96 cod. proc. civ., con riguardo all'iniziativa assunta con l'istanza di fallimento, sono legate da un nesso d'interdipendenza da cui consegue la competenza funzionale, esclusiva ed inderogabile del giudice della predetta opposizione su entrambe e l'improponibilità in separato giudizio dell'azione risarcitoria. (Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia di secondo grado che aveva dichiarato inammissibile, in ordine ad entrambe le domande, l'impugnazione proposta oltre i termini, più ristretti, previsti per l'opposizione alla dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2010, n. 10230.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - Società - Termine per la dichiarazione di fallimento - Decorrenza dalla cancellazione dal registro delle imprese - Sopravvenuto decreto di cancellazione della cancellazione ex art. 2191 cod. civ. - Conseguenze - Presunzione di continuazione della società - Fondamento..
In tema di dichiarazione di fallimento di una società, ai fini del rispetto del termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, previsto dall'art. 10 legge fall., l'iscrizione nel registro delle imprese del decreto con cui il giudice del registro, ai sensi dell'art. 2191 cod. civ., ordina la cancellazione della pregressa cancellazione della società già iscritta nello stesso registro, fa presumere sino a prova contraria la continuazione delle attività d'impresa, atteso che il rilievo, di regola, solo dichiarativo della pubblicità, se avvenuta in assenza delle condizioni richieste dalla legge, comporta che la iscrizione del decreto, emanato ex art. 2191 cod. civ., determina solo la opponibilità ai terzi della insussistenza delle condizioni che avevano dato luogo alla cancellazione della società alla data in cui questa era stata iscritta e, di conseguenza, la stessa cancellazione, con effetto retroattivo, della estinzione della società, per non essersi questa effettivamente verificata; nè è di ostacolo a tale conclusione l'estinzione della società per effetto della cancellazione dal registro delle imprese, a norma dell'art. 2495 cod. civ., introdotto dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, atteso che la legge di riforma non ha modificato la residua disciplina della pubblicità nel registro delle imprese. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Aprile 2010, n. 8426.


Dichiarazione di fallimento - Trasferimento della sede - Trasferimento quale effetto di fusione o incorporazione - Volontà elusiva - Applicazione dell’articolo 9 L.F..
La regola, contenuta nell’articolo 9 L.F., della irrilevanza del trasferimento della sede dell’impresa che abbia avuto luogo nell’anno anteriore alla richiesta di fallimento non può essere applicato ad ogni decisione societaria che comporti lo spostamento della sede dell’impresa, come nel caso degli atti di fusione o di incorporazione. Tuttavia, la citata disposizione deve essere applicata quando la fusione o l’incorporazione mascherino, in realtà, la volontà di elusione della norma e quindi il trasferimento della sede non sia un mero effetto di scelte di carattere sostanziale ma lo scopo reale dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2010, n. 8056.


Fallimento – Dichiarazione di – Competenza – Trasferimento di sede legale all’estero – Fittizietà – Fattispecie – Elementi indiziari..
Deve ritenersi fittizio il trasferimento di sede all’estero anche nel caso in cui la società sia stata cancellata dal registro delle imprese italiano ed iscritta in quello dello stato estero, abbia presentato un bilancio conforme alla legislazione di quello stato, abbia ivi effettuato alcuni pagamenti ed istituito un ufficio con personale dipendente. Non si può infatti affermare che al trasferimento all’estero della sede legale abbia fatto seguito l’esercizio di attività imprenditoriale ed il trasferimento del centro dell’attività direttiva, amministrativa ed organizzativa qualora la società non svolga nello stato di destinazione alcuna reale attività, la compagine sociale sia ancora interamente italiana, la società svolga di fatto in Italia buona parte della sua attività, la struttura allestita all’estero sia poco più che un ufficio di rappresentanza con un unico dipendente part-time a dispetto di un considerevole volume d’affari e si rivelino, infine, inconsistenti le motivazioni addotte per giustificare il trasferimento della sede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 26 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento – Dichiarazione di – Competenza – Trasferimento di sede legale all’estero – Fittizietà – Cancellazione dal registro imprese – Irrilevanza. .
Ove il trasferimento all’estero della sede della società dovesse rivelarsi fittizio, non potrà darsi rilievo alla circostanza della cancellazione da oltre un anno dal registro delle imprese ed applicarsi l’art. 10, legge fallimentare, dovendosi, invece, concludere per la perdurante operatività dell’impresa in Italia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 26 Marzo 2010, n. 0.


Amministrazione straordinaria – Applicazione delle norme del fallimento – Richiamo espresso – Necessità – Competenza per territorio – Trasferimenti di sede avvenuti nell’anno anteriore – Applicazione dell’art. 9 bis legge fall. – Esclusione..
Le norme che disciplinano la procedura fallimentare non possono essere applicate alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al D.Lgs 270/99 ("Prodi bis"), se non espressamente richiamate. Il fallimento e l'amministrazione straordinaria "Prodi bis" sono infatti procedure concorsuali connotate da finalità ed esigenze proprie, hanno una diversa disciplina speciale, sicchè - al di fuori dei richiami espressi (ed eventualmente di lacune normative) - nulla giustifica un'applicazione analogica della normativa dell'una all'altra procedura. Va pertanto ritenuta l'inapplicabilità alla procedura di cui al D.Lgs 270/99 ("Prodi bis") dell'art. 9 legge fall. il quale, pur ponendo al primo comma la regola generale (comune alla "Prodi bis") della competenza per territorio del Tribunale ove si trova la sede "principale" della società insolvente, in via di eccezione, dispone che i trasferimenti avvenuti nell'anno anteriore sono irrilevanti ai fini della competenza territoriale, in quanto ritenuti, con presunzione legale, fittizi. (fg) Tribunale Udine, 09 Luglio 2009, n. 0.


Giurisdizione civile – Insolvenza transfrontaliera – Fallimento di società – Regolamento CE n. 1346/2000 – Competenza ad aprire la procedura di insolvenza – Giudice del centro di interessi della società – Presunzione "iuris tantum" di coincidenza della sede legale con la sede effettiva – Trasferimento della sede all'estero anteriormente al deposito dell'istanza di fallimento – Carattere fittizio – Conseguenze – Giurisdizione del giudice italiano – Sussistenza. (29/06/2010).
Ai sensi dell'art. 3, paragrafo 1, del Regolamento CE 29 maggio 2000, n. 1346/2000, relativo alle procedure di insolvenza, competenti ad aprire la procedura di insolvenza sono i giudici dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, presumendosi - per le società e le persone giuridiche - che il centro degli interessi coincida, fino a prova contraria, con il luogo in cui si trova la sede statutaria; ove però, anteriormente alla presentazione dell'istanza di fallimento, la società abbia trasferito all'estero la propria sede legale, e tale trasferimento appaia fittizio, non avendo ad esso fatto seguito l'esercizio di attività economica nella nuova sede, né lo spostamento presso di essa del centro dell'attività direttiva, amministrativa ed organizzativa dell'impresa, permane la giurisdizione del giudice italiano a dichiarare il fallimento. (Principio affermato dalla S.C. in riferimento ad una fattispecie in cui la società, già avente sede in Italia, aveva trasferito la propria sede legale in Spagna nell'imminenza della presentazione dell'istanza di fallimento, quando la situazione d'insolvenza era già ampiamente in atto, senza che tale trasferimento trovasse riscontro nell'iscrizione nel registro delle imprese dello stato estero). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Maggio 2009, n. 11398.


Giurisdizione civile - Straniero (giurisdizione sullo) - In genere - Istanza di fallimento nei confronti di società con sede in Italia - Successivo trasferimento della sede legale in Stato extracomunitario - Giurisdizione del giudice italiano - Sussistenza - Fondamento - Condizioni. .
Spetta al giudice italiano la giurisdizione con riguardo all'istanza di fallimento presentata nei confronti di società di capitali, già costituita in Italia e che, dopo il deposito del predetto atto (costituente l'inizio del procedimento, ex art. 9 legge fall.), abbia trasferito all'estero, in Stato extracomunitario (nella specie, in Angola), la sede legale; in considerazione del principio della "perpetuatio iurisdictionis", ex art. 5 cod. proc. civ., rileva, infatti, solo il trasferimento avvenuto prima del deposito del ricorso, e sempre che difetti la prova del suo carattere fittizio o strumentale. (CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Febbraio 2009, n. 3057.


Fallimento e procedure concorsuali - Trasferimento all'estero in paese extra UE - Atto anteriore all'istanza di fallimento - Fittizietà del trasferimento - Giurisdizione italiana..
Il trasferimento all’estero, in un Paese esterno all’Unione Europea, non preclude la dichiarazione di fallimento della società da parte di un tribunale italiano, quando il mutamento di sede sia avvenuto anche prima del deposito, in Italia, del ricorso per la dichiarazione di fallimento, purchè sia provata la fittizietà del trasferimento o comunque la non decorrenza di almeno un anno dalla cancellazione. (Le S.U. ribadiscono, anche dopo la riforma fallimentare del 2006-2007, il principio per cui – salvo deroghe per convenzioni internazionali o per normativa UE - la giurisdizione domestica in materia concorsuale resta tendenzialmente inderogabile). (Fonte: CED – Suprema Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Ottobre 2008, n. 25038.


Dichiarazione di fallimento – Competenza per territorio – Luogo di effettivo svolgimento dell’attività – Società in liquidazione – Sede della liquidazione..
Ai fini della competenza territoriale per la dichiarazione di fallimento si deve avere riguardo alla sede effettiva della società, intendendosi per tale quella di effettivo svolgimento dell’attività di impresa. In mancanza di prova contraria, il luogo di effettivo svolgimento dell’attività corrisponde con la sede legale e, qualora la società sia in liquidazione, per radicare la competenza in luogo diverso da quello della sede legale è necessario dimostrare che l’esercizio dell’attività, anche di natura liquidatoria, si svolge altrove. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 06 Marzo 2008.