TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. IV - Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Art. 79

Contratto di affitto d’azienda (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il fallimento non è causa di scioglimento del contratto di affitto d’azienda, ma entrambe le parti possono recedere entro sessanta giorni, corrispondendo alla controparte un equo indennizzo, che, nel dissenso tra le parti, è determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati. L’indennizzo dovuto dalla curatela è regolato dall’articolo 111, n. 1.

________________

(1) Articolo sostituito dall’art. 4 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito - Scioglimento del contratto per effetto del fallimento - Esclusione - Facoltà del curatore di esercitare il diritto di recesso.
L'articolo 79 L.F., in deroga al principio generale della sospensione dei contratti pendenti enunciato dall'articolo 72 L.F., stabilisce che il fallimento non è causa di scioglimento del contratto di affitto di azienda. Da ciò consegue che l'unico mezzo a disposizione del fallimento per non sottostare agli effetti della prosecuzione del contratto è quello di esercitare il diritto di recesso, il quale è un atto unilaterale recettizio che produce effetto dalla sua comunicazione e non dalla precedente dichiarazione di fallimento, così come del resto confermato dall'ultimo periodo dell'articolo 79 il quale attribuisce il beneficio della prededuzione all'indennizzo spettante alla controparte in conseguenza del recesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda - Rapporti pendenti - Facoltà di scioglimento del curatore - Effetti.
L'art. 104-bis, comma 5, l.f., nella parte in cui prevede che “ai rapporti pendenti al momento della retrocessione si applicano le disposizioni di cui alla sezione IV del Capo III del titolo II”, rende applicabile al contratto di affitto di azienda stipulato dal curatore gli effetti della disciplina dei rapporti pendenti all’atto della retrocessione dell’azienda (o dello scioglimento del contratto), consentendo al curatore di sciogliersi dai rapporti pendenti come se non fossero mai sorti a carico del fallimento, saldando l’effetto dell’irresponsabilità in capo al fallimento della maturazione dei debiti avvenuta dopo la dichiarazione di fallimento e sino all’avvenuto scioglimento. Tale norma (alla quale non si accompagna analoga norma nell’art. 79 l.f. per i contratti stipulati prima della dichiarazione di fallimento) costituisce espressione di un principio generale che, ove applicabile al disposto dell’art. 79 l.f., comporta per il contratto di affitto di azienda pre-stipulato dalla società fallita una irresponsabilità del curatore per i debiti sorti in prededuzione dalla dichiarazione di fallimento sino all’avvenuto diritto di recesso o, comunque, dei debiti nei confronti di questi vantati per effetto di contratti a prestazioni corrispettive reciprocamente ineseguiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito - Prededuzione - Rapporti contrattuali aziendali mulatti o proseguiti dall'affittuario - Prededuzione - Esclusione.
In base alla disposizione di cui all'art. 79 l.f., che regola la sorte del contratto di affitto di azienda pendente al momento della dichiarazione di fallimento, gli effetti della prededucibilità ex lege riguardano il solo indennizzo a favore dell’affittuario e non i debiti conseguenti ai rapporti contrattuali aziendali stipulati o proseguiti dall’affittuario per i quali, in assenza di una specifica disposizione derogatoria, deve farsi applicazione della disciplina dei rapporti pendenti da quando il curatore rientra in possesso dell’azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito - Prededuzione - Rapporti di lavoro pendenti - Scioglimento - Effetto retroattivo al momento della dichiarazione di fallimento.
Ove il curatore abbia esercitato il diritto di recesso dal contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito prima della dichiarazione di fallimento e abbia contestualmente o successivamente esercitato il potere di scioglimento dai relativi contratti aziendali ex art. 72 l.f., detto scioglimento opera retroattivamente dal momento in cui è intervenuto il fallimento, essendo i rapporti di lavoro tra quelli che sono sospesi all’atto della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Cessione o affitto d'azienda anteriori alla dichiarazione di fallimento - Trattamento del TFR maturato fino al trasferimento dell'azienda - Ammissione al passivo - Ratei maturati successivamente al trasferimento - Debito a carico del cessionario o affittuario.
Nell'ipotesi di fallimento del titolare dell'azienda, nel caso questa sia stata ceduta o affittata prima della dichiarazione di fallimento, il TFR maturato fino al momento del trasferimento dell'azienda potrà essere ammesso al passivo del fallimento, mentre dei ratei di TFR maturati successivamente a detto trasferimento risponderà il cessionario o affittuario dell'azienda, posto che l'inopponibilità del credito del lavoratore opera esclusivamente a favore del fallimento del concedente o affittante, mentre per il cessionario o affittuario il credito matura sino alla dichiarazione di recesso del concedente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Licenziamento - Mancato rispetto del termine per il preavviso - Indennità di preavviso.
Nel caso in cui il datore di lavoro (e il curatore per essa) abbia intimato il licenziamento senza il rispetto del termine per il preavviso durante il periodo di CIGS o (a fortiori) al termine della stessa, spetta l’erogazione in favore del lavoratore dell’indennità di preavviso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratti pendenti - Affitto di azienda - Facoltà di recesso - Clausola negoziale più favorevole al curatore fallimentare rispetto alla previsione dell’art. 79 l. f. - Ammissibilità.
In riferimento a contratto di affitto d’azienda, è pienamente ammissibile e non inficiata da nullità la clausola contrattuale contenuta in un contratto di affitto d’azienda, la quale preveda un ampliamento della facoltà di recesso in favore della curatela fallimentare rispetto a quanto già previsto dall’art. 79 l. fall., non essendo tale previsione di carattere inderogabile, nel contesto di convenzioni concluse da impresa in crisi e in un’ottica di rafforzamento della tutela dei creditori in ipotesi di apertura del fallimento (fattispecie relativa a clausola contenuta nel contratto di affitto d’azienda del seguente tenore: “Nel caso in cui la locatrice, durante il periodo di durata dell’Affitto d’Azienda, dovesse essere sottoposta a fallimento, salvo quanto previsto dall’art. 79 l. fall., il solo curatore fallimentare godrà della facoltà di recedere dal contratto in qualsiasi momento, anche successivamente al termine previsto nella predetta norma, purché con preavviso di almeno tre mesi”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 24 Marzo 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda cd. ultratardiva - Credito sorto successivamente alla scadenza del termine - Credito di lavoro riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto di azienda - Ammissibilità..
E' ammissibile, anche se ultratardiva, la domanda di insinuazione per crediti di lavoro se il fatto generatore del credito che si vuole insinuare al passivo fallimentare è sorto in un momento successivo allo spirare del termine decadenziale essendo riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto d’azienda ed alla conseguente retrocessione dell’azienda e del rapporto di lavoro in capo al fallimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al curatore - Rapporti giuridici pendenti retroceduti con l'azienda - Facoltà di scioglimento ex artt. 72 ss. L.F. - Sussistenza..
In caso di retrocessione dell’azienda in affitto al curatore, spetta al curatore ogni decisione relativa ai rapporti giuridici pendenti retroceduti con l’azienda, con riferimento ai quali conserva la facoltà di sciogliersi da essi secondo le regole generali di cui agli artt. 72 e seguenti L.F., senza distinzione tra il rapporto d'affitto già in essere proseguito alla data del fallimento e quello concluso ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al curatore - Rapporti giuridici pendenti retroceduti con l'azienda - Subentro del curatore nel contratto - Effetti..
La decisione del curatore di non avvalersi della facoltà di sciogliersi dai contratti preesistenti alla dichiarazione di fallimento e di proseguire il rapporto, in quanto scelta necessitata e condizionata dall’inderogabile funzione propria della gestione concorsuale di assicurare quella finalità conservativa dei valori di funzionamento dell’azienda in grado di consentire una migliore liquidazione nell’interesse dei creditori concorrenti pregressi, non può produrre nella massa fallimentare effetti, per la massa stessa e per l’affittuario, differenziati nel caso in cui il curatore sia subentrato nel contratto rispetto a quando l’abbia concluso ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al fallimento - Responsabilità del fallimento per i crediti dei lavoratori c.c. - Esclusione..
Nel caso di retrocessione dell’azienda affittata, la regola della responsabilità tra cedente (l’originario affittuario) e cessionario (il concedente iniziale) circa i crediti dei lavoratori di cui all'art. 2560 c.c. non è applicabile al fallimento, anche in assenza della specifica deroga di cui all’art. 104 bis, comma 6, L.F., in quanto, in caso di cessazione di affitto (o di usufrutto), il soggetto a cui viene restituita l’azienda non è tecnicamente acquirente, poiché non vi è alcun riacquisto della proprietà dell’azienda, che è sempre rimasta in capo alla procedura, mentre l’originario affittuario ne ha avuto soltanto il godimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione - Applicazione della disciplina sui rapporti pendenti ai rapporti preesistenti nei quali l'affittuario sia subentrato e a quelli stipulati ex novo..
Il richiamo previsto dall’art. 104 l.f. alle disposizioni di cui alla sezione IV del Capo III del titolo II della legge fallimentare, e cioè gli artt. 72 e seguenti, comporta l’applicazione della disciplina degli effetti della retrocessione (per quanto riguarda il rapporto di lavoro relativamente ai rapporti economici) sia con riferimento ai rapporti contrattuali preesistenti all’affitto, nei quali l’affittuario sia subentrato, sia con riferimento a quelli stipulati ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Contratto di affitto di azienda – Contratto di locazione – Artt. 79 e 80 LF – Recesso del curatore – Equo indennizzo – Natura indennitaria (equitativa) – Commisurazione al danno emergente e al lucro cessante.

Contratto di affitto di azienda – Contratto di locazione – Artt. 79 e 80 LF – Recesso del curatore – Equo indennizzo – Natura indennitaria (equitativa) – Obbligo di corresponsione dei canoni – Natura contrattuale.

Contratto di affitto di azienda – Contratto di locazione – Artt. 79 e 80 LF – Recesso del curatore – Transazione – Equo indennizzo – Obbligo di corresponsione dei canoni – Onnicomprensività.
.
L’equo indennizzo contemplato dall’art. 79 LF in riferimento alla facoltà concessa al curatore di recedere anticipatamente dal contratto di affitto d’azienda, analogamente all’equo indennizzo previsto dall’art. 80, comma 2, LF per il recesso dal contratto di locazione, appare avere natura indennitaria (equitativa) e non risarcitoria, costituendo il corrispettivo dell’esercizio della facoltà di recesso concessa dalla legge. Pertanto, tale indennizzo dev’essere commisurato al danno emergente, relativo al pregiudizio derivante dall’interruzione delle lavorazioni in corso, dalle eventuali penalità da pagare a terzi e dall’entità degli investimenti effettuati, e al lucro cessante, derivante dal mancato incasso degli utili netti che possono maturare nel periodo rimanente di vigenza del contratto (ma non dell’avviamento, che è una qualità intrinseca dell’azienda non indennizzabile, non rientrando fra le consistenze d’inventario dei beni materiali e immateriali ex artt. 2561 e 256 c.c. e non essendovi una previsione analoga a quella in materia di locazioni a favore del conduttore), essendo rimessa in primis all’accordo delle parti la determinazione del quantum, previa autorizzazione del comitato dei creditori e, in caso di superamento della soglia di valore, previa informazione al giudice delegato (salvo il suo intervento in caso di disaccordo). (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata)

L’indennizzo equitativo ex artt. 79 e 80 LF dev’essere tenuto distinto dai canoni dovuti per l’occupazione del bene, attesa la netta distinzione dei relativi titoli, l’uno di tipo indennitario, volto a ristorare il locatore per l’anticipata risoluzione del contratto, l’altro di natura contrattuale, scaturente dallo stesso negozio di locazione e relativo a somme ancora dovute dal fallimento per il protrarsi dell’occupazione del bene. Sotto tale profilo la lieve differenza lessicale introdotta dal legislatore della riforma, tanto nell’art. 79, quanto nell’art. 80 LF, (in precedenza l’indennizzo era definito “giusto compenso”), non appare aver mutato la sua predetta natura. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata)

Pur dovendo nettamente distinguersi fra indennizzo per il recesso anticipato e canoni di locazione dovuti per il godimento dei beni, le parti possono, in sede di determinazione dell’equo indennizzo nella loro autonomia contrattuale, decidere con valenza transattiva di ogni eventuale controversia, ricomprendendo tutti i danni subiti dal conduttore, comprensivi anche del diritto alla restituzione di importi già versati a titolo di canoni anticipati e prevedendo la rinunzia ad ogni indennizzo e altra pretesa. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 03 Maggio 2013.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione di credito fondata su titoli diversi ed alternativi - Ammissibilità.

Fallimento - Affitto di ramo d'azienda - Obbligo della curatela di pagamento dei canoni - Prededuzione.
.
E' del tutto legittimo che il ricorrente in opposizione allo stato passivo prospetti a fondamento della pretesa svolta nei confronti della curatela diversi titoli, tra loro alternativi; è, pertanto, infondata la eccezione di nullità che deduca l’incertezza della domanda così proposta. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata)

La curatela non è liberata dall'obbligo di corrispondere i canoni relativi ad un contratto di affitto di ramo di azienda per il periodo successivo alla cessione dell'azienda e sino alla liberazione dei locali. Al momento della scadenza del contratto, la curatela è, infatti, tenuta a restituire la cosa locata dovendo altrimenti pagarne i canoni, credito che va senz'altro ammesso in prededuzione, in quanto sorto in occasione, oltre che in funzione, della procedura concorsuale. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 14 Luglio 2011.


Fallimento - Contratti pendenti - Affitto di azienda comunicazione di recesso del curatore - Atto negoziale recettizio.

Fallimento - Contratti pendenti - Affitto di azienda - Termine per la comunicazione di recesso - Perentorietà.
.
Poiché l'atto negoziale con il quale il curatore, ai sensi dell'articolo 79, legge fallimentare, comunica il recesso dal contratto di affitto di azienda ha indiscutibilmente natura recettizia, la comunicazione deve pervenire al destinatario nel termine di 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ha natura perentoria il termine di 60 giorni previsto dall'articolo 79, legge fallimentare, concesso al curatore per recedere dal contratto di affitto di azienda pendente alla data di dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 07 Luglio 2011.


Liquidazione coatta amministrativa - Società fiduciarie - Rivendica e restituzione di beni e valori gestiti nell'interesse dei clienti - Indicazione della specie e quantità dei beni - Sufficienza - Rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991 - Principio della doppia separazione patrimoniale - Applicabilità - Sussistenza - Inosservanza - Conseguenze - Criterio di proporzionalità ex art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996 - Applicabilità - Esclusione.
In tema di liquidazione coatta amministrativa di società finanziaria, l'azione di rivendica e restituzione di beni e valori mobiliari gestiti dalla società per conto e nell'interesse dei clienti, pur non richiedendo una specifica individuazione dei beni rivendicati, in quanto la natura fungibile degli stessi fa apparire sufficiente l'indicazione della loro specie e quantità, presuppone comunque l'avvenuto rispetto del principio della doppia separazione patrimoniale (applicabile anche alle fattispecie anteriori all'entrata in vigore della legge n. 1 del 1991), il quale implica non solo la separazione tra il patrimonio della società e quello dei clienti, ma anche, all'interno di quest'ultimo, la reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente, onde evitare che, per effetto dell'accoglimento della rivendica proposta da un fiduciante, restino pregiudicate le ragioni degli altri, il cui diritto al controvalore andrebbe soddisfatto in prededuzione, ai sensi dell'art. 79, secondo comma, della legge fall. In caso di mancato rispetto del predetto principio, all'attore non residua che un diritto di credito, destinato a concorrere con gli altri crediti vantati da terzi verso l'intermediario, non trovando applicazione, per i rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991, il criterio di proporzionalità introdotto dall'art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996, la cui applicabilità non può essere fatta neppure discendere dall'art. 718 cod. civ., il quale, imponendo di evitare un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che pregiudichi il diritto dei condividenti di ottenere una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello del complesso da dividere, prevede un criterio meno rigidamente quotistico di quello risultante dall'applicazione dell'art. 91 del d.lgs. n. 385 del 1993, richiamato dall'art. 34 cit.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2008, n. 23560.