TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. IV - Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Art. 78

Conto corrente, mandato, commissione (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I contratti di conto corrente, anche bancario, e di commissione, si sciolgono per il fallimento di una delle parti.

II. Il contratto di mandato si scioglie per il fallimento del mandatario.

III. Se il curatore del fallimento del mandante subentra nel contratto, il credito del mandatario è trattato a norma dell’articolo 111, primo comma, n. 1), per l’attività compiuta dopo il fallimento.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 64 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Appalto di opere pubbliche - Associazione temporanea di imprese - Fallimento dell'impresa mandataria - Scioglimento del rapporto ex art. 78 l.fall. - Fondamento - Conseguenze.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, il fallimento della società capogruppo, costituita mandataria dell’altra, ai sensi dell'art. 23, comma 8, del d.lgs. n. 406 del 1991, determina lo scioglimento del rapporto di mandato, ai sensi dell'art. 78 l.fall., sicché l’impresa mandante è legittimata ad agire direttamente nei confronti del committente per la riscossione della quota dei crediti nascenti dall’appalto ad essa imputabile e la curatela è legittimata a riscuotere dall'amministrazione appaltatrice il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto solo per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati la cui realizzazione, in base all'accordo di associazione temporanea, era di sua spettanza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 2017, n. 973.


Clausola arbitrale – Fallimento di una delle parti contraenti – Scioglimento ex art.78 L.F. – Esclusione.
Il compromesso per arbitrato, anche irrituale, costituendo un atto negoziale riconducibile alla figura del mandato collettivo, o congiunto, e del mandato conferito nell’interesse anche di terzi, non è soggetto allo scioglimento nel caso di fallimento del mandante, non operando rispetto ad esso, la regola dettata dall’art. 78 Legge Fall. (cfr. in tal senso:  Cass. civile, sez. I, 17 febbraio 2010 n. 3803, in Giust. Civ. Mass. 2010, 2, 225; Cass. civile, Sez. III, 8 settembre 2006, n. 19298 in Giust. Civ. Mass. 2006, 9). (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 10 Febbraio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Versamento del TFR al fondo di previdenza complementare - Conferimento di somme da parte del lavoratore - Fallimento del datore di lavoro - Scioglimento del rapporto di delegazione - Legittimazione del lavoratore a richiedere al datore di lavoro le quote non versate al fondo - Sussistenza.
Al fine di individuare il soggetto legittimato a presentare domanda di ammissione allo stato passivo delle somme dirette al fondo di previdenza complementare si deve verificare il tipo di contratto di finanziamento con il quale il lavoratore ha inteso conferire le quote di TFR al fondo stesso.

L’art. 8 del D.Lgs. 252/2005, al comma 2, nel prevedere le forme di finanziamento del fondo di previdenza complementare, utilizza l’espressione “conferimento” di somme da parte del lavoratore, per cui la dizione atecnica di conferimento e la mancata previsione dello strumento tecnico-giuridico tramite il quale deve essere eseguito il finanziamento, inducono a ritenere che il legislatore abbia riservato alla volontà del lavoratore e del fondo di previdenza stabilire se utilizzare, quale strumento tecnico-giuridico per il finanziamento, la delegazione di pagamento, con incarico conferito dal lavoratore al proprio datore di lavoro di versare le quote di TFR al fondo ovvero prevedere la cessione del credito futuro alle quote di TFR direttamente al fondo.

La sentenza con la quale è stato dichiarato il fallimento del datore di lavoro determina, ai sensi dell’art. 78, comma 2, legge fall., lo scioglimento del contratto di delegazione per fallimento del mandatario, con la conseguenza che l’opponente consegue il diritto alla restituzione delle quote di TFR trattenute dal datore di lavoro non versate al fondo di previdenza complementare.

Nel caso di specie, il contratto di finanziamento utilizzato dal lavoratore era una delegazione di pagamento con la quale il lavoratore ha delegato il datore di lavoro a prelevare dalla retribuzione e dalla quota annuale del TFR i contributi previsti dagli accordi contrattuali e a provvedere al versamento secondo i termini che saranno stabiliti dal fondo previdenziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 15 Luglio 2015.


Conto corrente bancario - Apertura di credito regolata in conto garantita da pegno - Collegato conto anticipi fatture - Scioglimento del conto corrente per fallimento del correntista - Esposizioni del conto anticipi addebitate sul conto ordinario dopo la sentenza dichiarativa di fallimento - Estensione della prelazione pignoratizia - Esclusione - Fondamento.
Il fallimento del correntista, determinando "ipso iure" lo scioglimento del contratto di conto corrente bancario e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti, impedisce l'estensione della prelazione pignoratizia da lui concessa alla banca per un'apertura di credito regolata sul medesimo conto anche al credito per le esposizioni del collegato conto anticipi affluite sul primo dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, inefficace rivelandosi, rispetto ai creditori, ogni addebito (o accredito) ivi eseguito successivamente ad essa, indipendentemente dalla sua lesività per la massa; nè rileva, in contrario, che gli addebiti per l'utilizzazione (nei limiti sanciti dalla descritta garanzia) dell'apertura di credito siano già stati effettuati, prima della suddetta pronuncia, con l'iscrizione della somma nel conto anticipi, poiché la natura di mera evidenza contabile provvisoria di quest'ultima esclude qualsivoglia assimilazione tra addebiti del conto anticipi e del conto ordinario, il secondo costituendo un atto ulteriore produttivo di effetti ben diversi da quelli nascenti dal primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Agosto 2013, n. 19325.


Fallimento - Posizione fatta valere dal curatore non strettamente coincidente con quelle rinvenute nel patrimonio del fallito - Eccezione di arbitrato - Fondatezza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa a contratto d'appalto seguito da ulteriori negozi anche con terzi.

Arbitrato - Appalto - Successivo fallimento dell'appaltatore - Posizione fatta valere dal curatore, non strettamente coincidente con quelle rinvenute nel patrimonio del fallito - Eccezione di arbitrato fondata sul contratto originario - Successive modifiche dell'appalto e nuove pattuizioni anche con terzi - Competenza giurisdizionale sulle azioni del curatore - Sussistenza - Ragioni.
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Deve essere affermata la competenza dell'autorità giurisdizionale ed escluso, quindi, il fondamento dell'eccezione di arbitrato, qualora la posizione fatta valere dal curatore non sia strettamente rinvenuta nel patrimonio del fallito (nella specie, per un contratto di appalto contenente clausola compromissoria), bensì abbia carattere autonomo, proprio della rappresentanza della massa (avendo il lavoratore chiesto l'escussione di crediti inerenti a detto rapporto, ma successivamente oggetto di nuovi negozi, conclusi anche con terzi e ritenuti simulati ovvero revocabili), non potendosi rinvenire quella continuità di funzionamento del meccanismo negoziale presidiato dalla clausola compromissoria, tanto più che il deferimento di una controversia al giudizio degli arbitri comporta una deroga alla giurisdizione ordinaria e, quindi, in caso di dubbio in ordine alla sua portata, deve preferirsene un'interpretazione restrittiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 2013, n. 1543.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Associazione temporanea di imprese - Società capogruppo in amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa - Subentro ad essa del commissario straordinario - Somma pagate al commissario dall'ente appaltante - Credito di massa prededucibile - Condizioni - Fondamento.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, qualora la società capogruppo e mandataria sia sottoposta ad amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa, il nominato commissario, in deroga a quanto previsto dagli articoli 77, 78 ed 81 legge fall., deve considerarsi subentrato nell'ATI, assumendo la medesima posizione contrattuale già facente capo alla predetta società "in bonis", tanto nei rapporti con l'ente appaltante che in quelli con le imprese mandanti. Ne consegue che il credito corrispondente alle somme complessivamente versate da detto ente alla mandataria per lavori eseguiti e fatturati (ancorché anteriormente all'inizio della procedura) da una delle imprese mandanti, di cui quest'ultima abbia chiesto l'ammissione al passivo della prima, deve qualificarsi come credito di massa (ed essere collocato in prededuzione) nella sola misura concernente i pagamenti effettuati al commissario dopo la data di inizio della descritta procedura, trovando esso titolo non nel contratto di appalto stipulato dall'ATI con l'ente pubblico, bensì nel mandato conferito alla capogruppo dalle partecipanti all'associazione, ed essendo sorto in capo alla mandataria, "in parte qua", il corrispondente obbligo di trasferire alle mandanti gli importi riscossi in nome e per conto loro contestualmente alla ricezione dei menzionati pagamenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2012, n. 21981.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Giudizio di reclamo - Natura giuridica del procedimento - Oralità della trattazione - Unica udienza - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Procura speciale conferita dall'amministratore della società - Sopravvenuto fallimento sociale - Effetti - Scioglimento del mandato - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
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Il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, disciplinato dall'art.18 legge fall. - nel testo, "ratione temporis" vigente, riformato dalla legge n.169 del 2007 - deve essere coordinato con la precedente fase, di natura contenziosa ed a trattazione camerale, volta ad assicurare l'attuazione di esigenze di snellezza e celerità; esso si articola in una fase di costituzione delle parti che si conclude in un'unica udienza a trattazione orale, ove ciascuna, pur in una sequenza semplificata, è ammessa ad illustrare le proprie difese ed anche a replicare a quelle avverse, senza che però tale dialettica contempli la facoltà delle parti di depositare ulteriori memorie e consenta l'applicazione delle disposizioni di cui agli artt.189 e 190 cod. proc. civ., essendo semmai consentito al giudice, d'ufficio, acquisire eventuali informazioni per completare il quadro istruttorio ed anche graduare la tempistica del procedimento, secondo un temperato principio inquisitorio sopravvissuto alla citata riforma e la intrinseca flessibilità del modello camerale. (massima ufficiale)

Qualora l'imprenditore abbia conferito ad un terzo una procura speciale con poteri di rappresentanza sostanziale e processuale, il sopravvenuto fallimento del mandante non priva il mandatario, ai sensi dell'art.78 legge fall. - anche nella formulazione assunta dalla norma a seguito del d.lgs. n.5 del 2006, applicabile "ratione temporis" -, del potere di compiere le attività che il fallito stesso, come tale, avrebbe potuto ancora esercitare in proprio posto che lo scioglimento del contratto di mandato, per effetto del fallimento, si riferisce solo ai rapporti giuridici che sono gestiti dall'organo fallimentare nell'interesse della massa, mentre tale contratto sopravvive tra le parti originarie, per ogni altra attività giuridica attinente alla sfera personale del fallito e dunque non esclude, in capo al predetto procuratore speciale, la legittimazione alla impugnazione avverso la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2010, n. 20836.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento di società mandante - Pagamento effettuato alla società capogruppo mandataria - Inefficacia nei confronti del fallimento della mandante - Fondamento..
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, ai sensi degli artt. 23 e 25 del d.lgs. n. 406 del 1991, qualora intervenga il fallimento di una delle società mandanti, i pagamenti per lavori eseguiti in antecedenza vanno effettuati nei confronti della curatela fallimentare, con obbligo dell'amministrazione, che abbia invece pagato alla mandataria, di rinnovare tale adempimento; il fallimento della mandante, invero, pur non comportando lo scioglimento del contratto d'appalto, alla cui esecuzione resta obbligato il mandatario, determina invece, ex art. 78 legge fall. (nel testo anteriore al d.lgs. n.5 del 2006, applicabile "ratione temporis"), lo scioglimento del rapporto di mandato e la conseguente venuta meno, nei suoi confronti, dei poteri di gestione e rappresentanza già in capo alla mandataria capogruppo, nè è invocabile la irrevocabilità del mandato, stabilita nell'interesse non del mandatario ma dell'amministrazione appaltante che, in base alla citata disciplina, può proseguire il rapporto di appalto solo con un'impresa diversa da quella fallita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Luglio 2010, n. 17926.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Appalto pubblico stipulato da associazione temporanea tra due imprese - Fallimento dell'impresa capogruppo - Scioglimento del mandato e dell'appalto - Conseguenze - Crediti derivanti dall'esecuzione dell'appalto - Azione nei confronti del committente - Legittimazione diretta dell'impresa mandante - Limiti - Crediti maturati successivamente al fallimento - Azionabilità in via autonoma - Fondamento - Prosecuzione del rapporto tra l'impresa mandante ed il committente - Successione nell'appalto - Configurabilità - Esclusione.

Impresa - In genere - Appalto pubblico stipulato da associazione temporanea tra due imprese - Fallimento dell'impresa capogruppo - Scioglimento del mandato e dell'appalto - Conseguenze - Crediti derivanti dall'esecuzione dell'appalto - Azione nei confronti del committente - Legittimazione diretta dell'impresa mandante - Limiti - Crediti maturati successivamente al fallimento - Azionabilità in via autonoma - Fondamento - Prosecuzione del rapporto tra l'impresa mandante ed il committente - Successione nell'appalto - Configurabilità - Esclusione.
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In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, il fallimento dell'impresa capogruppo, costituita mandataria dell'altra ai sensi dell'art. 23, comma ottavo, del d.lgs. 19 dicembre 1991, n. 406, determina lo scioglimento del rapporto di mandato, ai sensi dell'art. 78 della legge fall., con la conseguenza che l'impresa mandante è legittimata ad agire direttamente nei confronti del committente per la riscossione della quota dei crediti nascenti dall'appalto ad essa imputabile, ma tale azione non comprende i crediti maturati dopo il fallimento, il quale determina anche lo scioglimento dell'appalto, escludendo la configurabilità di una successione dell'impresa mandante nel relativo rapporto, la cui prosecuzione in via di mero fatto dà luogo ad un diverso rapporto, che attribuisce all'impresa mandante un titolo diretto per azionare nei confronti del committente i crediti originati dal suo apporto esclusivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 2010, n. 3810.


Impugnazioni civili - Impugnazioni in generale - Legittimazione all’impugnazione - In genere - Ricorso per cassazione - Procura alle liti - Conferimento da parte di procuratore di società dichiarata fallita - Inammissibilità del ricorso - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Procura speciale conferita dall'amministratore della società - Sopravvenuto fallimento sociale - Effetti - Scioglimento del mandato - Sussistenza - Conferimento dal procuratore di procura speciale alle liti per il giudizio di cassazione - Inammissibilità.
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È inammissibile il ricorso per cassazione proposto sulla base di una procura alle liti conferita dal procuratore di una società dichiarata fallita successivamente al rilascio della procura in favore del rappresentante, ma anteriormente al conferimento della procura alle liti, in quanto, ai sensi dell'art. 78 della legge fall., il sopravvenuto fallimento determina l'automatico scioglimento dei rapporti di mandato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2009, n. 19209.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Imprese di assicurazione - Rapporto di agenzia - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Dalla pubblicazione del decreto di apertura della procedura concorsuale - Conseguenze - Indennità di mancato preavviso - Insinuazione al passivo del credito dell'agente - Esclusione - Fondamento..
L'assoggettamento dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, determinando la risoluzione di diritto del rapporto di agenzia e la sua ricostituzione con l'impresa cessionaria del portafoglio, ai sensi dell'art. 6 del decreto-legge 26 settembre 1978, n. 576, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 1978, n. 738 (applicabile nella specie "ratione temporis"), esclude il diritto dell'agente all'indennità sostitutiva del preavviso ed alle altre indennità di cui agli artt. 26 e 27 dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, prevalendo la disciplina speciale dettata dall'art. 6 cit. su quella di cui all'art. 2119 cod. civ., in quanto l'indennità di preavviso è correlata al recesso dal contratto per volontà delle parti, che postula l'astratta possibilità di prosecuzione del rapporto, mentre le altre indennità rappresentano il corrispettivo del valore d'avviamento di cui ordinariamente si giova la preponente per effetto del mantenimento del portafoglio, ed al tempo stesso il ristoro del pregiudizio che la sua perdita può procurare all'agente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2009, n. 19210.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione..
Con riguardo ad un mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Luglio 2009, n. 15797.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo ad un mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Luglio 2009, n. 15797.


Lavori pubblici realizzati prima della dichiarazione di fallimento - Pagamento successivo alla predetta dichiarazione - Azione di inefficacia - Competenza funzionale del tribunale fallimentare - Sussistenza.
In tema di dichiarazione di inefficacia di pagamenti, effettuati dopo la dichiarazione di fallimento e per lavori pubblici effettuati dall'impresa fallita in epoca anteriore  , sussiste la competenza funzionale a conoscere dell'azione in capo al tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 24 legge fall., in forza della quale il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, eccezion fatta per le azioni reali immobiliari, a prescindere dalla circostanza che i rapporti oggetto della predetta competenza siano preesistenti o successivi alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Crediti del fallito - Pagamento ad un terzo - Adempimento successivo alla pubblicazione della sentenza dichiarativa - Disciplina del pagamento al creditore apparente - Non configurabilità - Inefficacia - Sussistenza - Fattispecie.
In tema di pagamenti spettanti al fallito, l'inefficacia degli stessi, se effettuati dopo la dichiarazione di fallimento ed a soggetti diversi dalla curatela, è conseguenza automatica dell'indisponibilità del patrimonio del fallito, valevole "erga omnes" e senza rilevanza dello stato soggettivo del "solvens".(Nella fattispecie, la S.C. ha affermato il principio in caso di pagamento a mani del mandatario della società fallita  , dopo che il contratto di mandato si era sciolto, statuendo la non applicabilità della disciplina del pagamento al creditore apparente, dovendo escludersi oltretutto la buona fede del "solvens" dopo la avvenuta pubblicazione della sentenza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Associazione temporanea di imprese - Appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita mandataria - Fallimento della stessa - Scioglimento del contratto rispetto alla mandataria - Sussistenza - Conseguenze - Riscossione dei corrispettivi per lavori successivi - Legittimazione della curatela - Esclusione.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società costituita capogruppo   come mandataria dell'altra, ai sensi del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406 (fatto salvo dall'art.81 legge fall.), il contratto si intende risolto, senza che rilevi una diversa volontà della stazione appaltante, che potrebbe solo proseguire il rapporto con altra impresa di gradimento ed in alternativa al recesso; l'irrevocabilità del mandato, prevista all'art.23 del predetto d.lgs.406 del 1991, è inoltre stabilita non nell'interesse del mandatario bensì della stazione appaltante pubblica ed è regola che, ex art.1723, secondo comma, cod. civ., si applica al mandato "in rem propriam" ma solo al caso del fallimento del mandante. (Nella fattispecie la S.C., confermando la decisione della corte d'appello, ha negato, in forza del predetto principio e scioltosi comunque anche il rapporto di mandato ex art.78 legge fall., la legittimazione della curatela della società mandataria ad esigere alcun credito per i lavori eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Conto corrente bancario - Dichiarazione di fallimento del correntista - Risoluzione del contratto - Pagamenti effettuati dalla banca - Inefficacia.
Con riguardo a contratto di conto corrente bancario la dichiarazione di fallimento del correntista comporta la risoluzione del contratto a norma dell'art. 78 legge fallimentare, con la conseguente Estinzione degli obblighi della banca per l'esecuzione del mandato inerente al conto corrente, nonché l'acquisizione alla massa del fallimento dei relativi accreditamenti, restando salva a norma dell'art. 42, secondo comma, legge fallimentare la detrazione delle sole spese per la tenuta e conservazione del conto corrente ma non dei pagamenti eseguiti dalla banca per conto del correntista successivamente al suo fallimento ed al conseguente venir meno della sua disponibilità delle somme depositate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 1988, n. 407.