TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 210

Liquidazione dell'attivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il commissario ha tutti i poteri necessari per la liquidazione dell'attivo, salve le limitazioni stabilite dall'autorità che vigila sulla liquidazione.

II. In ogni caso per la vendita degli immobili e per la vendita dei mobili in blocco occorrono l'autorizzazione dell'autorità che vigila sulla liquidazione e il parere del comitato di sorveglianza.

III. Nel caso di società con soci a responsabilità limitata il presidente del tribunale può, su proposta del commissario liquidatore, ingiungere con decreto ai soci a responsabilità limitata e ai precedenti titolari delle quote o delle azioni di eseguire i versamenti ancora dovuti, quantunque non sia scaduto il termine stabilito per il pagamento.


GIURISPRUDENZA

Liquidazione coatta amministrativa - In materia bancaria - Azione dei commissari finalizzata al soddisfacimento delle ragioni dei creditori - Interesse pubblico - Esclusione .
Da quanto previsto, in linea generale, per le procedure di vendita nell’ambito della liquidazione coatta amministrativa, dall’art. 210, comma 1, della legge fallimentare dettata dal R.D. n. 267 del 1942 - ai sensi del quale “il commissario ha tutti i poteri necessari per la liquidazione dell’attivo, salve le limitazioni stabilite dall’autorità che vigila sulla liquidazione” - e, nella specifica materia bancaria, dai commi 1 e 3 dell’art. 90 T.U.B. - in base ai quali “i commissari liquidatori hanno tutti i poteri occorrenti per realizzare l’attivo” e per la massimizzazione dello stesso - emerge come l’azione dei commissari sia finalizzata al soddisfacimento più pieno delle ragioni dei creditori (e, ove residui un attivo finale, degli azionisti) e, dunque, unicamente alla realizzazione dell’interesse di una specifica categoria di soggetti (ovvero i creditori inseriti nell’elenco formato attraverso la procedura di accertamento del passivo ex art. 85 TUB), la cui tutela costituisce la ratio della disciplina e lo scopo che permea tutte le operazioni di liquidazione.

Tale interesse, che, come detto, appartiene ad una schiera circoscritta di soggetti, non appare configurare, se non a costo di una forzatura, un “interesse pubblico” propriamente inteso, né poter tantomeno fondare una qualificazione in senso pubblicistico dei commissari liquidatori incaricati di perseguirlo.

Né tale attività, in quanto svolta - coerentemente con la finalizzazione della stessa alla tutela dei creditori - mediante operazioni aventi la forma di negozi giuridici privatistici volti al perseguimento del miglior realizzo dell’attivo, unitamente alla fisionomia impressa all’organo liquidatore dalla normativa di riferimento, può essere ritenuta di natura pubblicistica, non costituendo espressione di poteri pubblicistici in senso proprio e non presentando profili di discrezionalità in senso tecnico.

[Nel caso di specie, rappresentato dalla cessione da parte dell’organo liquidatorio di singole attività o singoli beni e partecipazioni ancora detenuti dalla banca, già posta in liquidazione coatta amministrativa, non viene in rilievo, almeno direttamente, l’interesse pubblico alla stabilità del sistema bancario e alla tutela dei risparmiatori, che presiede l’azione delle competenti autorità nella precedente fase dell’accertamento della situazione di crisi della banca e dell’adozione delle misure straordinarie e degli aiuti pubblici volti a farvi fronte, quanto, piuttosto, la normale attività giuridica privatistica dei professionisti chiamati a massimizzare, come anticipato, l’interesse dei creditori e a svolgere il loro compito secondo gli ordinari canoni di diligenza professionale.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
T.A.R. Lazio, 31 Gennaio 2018.


Liquidazione coatta amministrativa - In materia bancaria - Azione dei commissari - Caratteristiche - Interesse pubblico - Esclusione - Posizioni di interesse legittimo in capo ai destinatari della attività dei commissari - Esclusione - Qualifica di pubblici ufficiali - Limiti.
Se, dunque, sotto il profilo oggettivo, l’analisi della consistenza e della finalità dei poteri attribuiti agli organi liquidatori della liquidazione coatta amministrativa è inidonea a configurare, in capo ai destinatari della relativa attività, posizioni di interesse legittimo, sotto il profilo soggettivo deve evidenziarsi che i commissari liquidatori – proprio in ragione della finalità delle loro attività e dei poteri conferiti - non assumono, se non ai limitati fini connessi all’assolvimento di determinati obblighi, quale quello di denuncia di fatti suscettibili di essere qualificati come reati, la qualifica di pubblici ufficiali, non agendo altrimenti quali organi della Banca d’Italia (pur essendo da essa nominati ai sensi dell’art. 81 del T.U.B). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) T.A.R. Lazio, 31 Gennaio 2018.


Liquidazione coatta amministrativa - In materia bancaria - Attività dei commissari liquidatori - Interesse pubblico - Esclusione - Soggezione alle istruzioni e direttive della Banca d’Italia o necessità della previa autorizzazione della stessa per il compimento di talune operazioni - Adozione di atti aventi carattere autoritativo e discrezionale, strumentali alla cura di interessi pubblici - Esclusione - Perseguimento dell’interesse al miglior realizzo dell’attivo vantato dai creditori come tale estraneo ad ambiti pubblicistici.
A ricondurre l’attività dei commissari liquidatori della liquidazione coatta amministrativa nell’orbita pubblicistica non valgono neppure la soggezione alle istruzioni e direttive della Banca d’Italia o la necessità della previa autorizzazione della stessa per il compimento di talune operazioni: il potere della Banca d’Italia, che si configura come un potere di vigilanza, indirizzo e di supervisione, lascia, infatti, sussistere in capo ai commissari spazi decisionali assai ampi, che non si traducono, in ogni caso, nell’adozione di atti aventi carattere autoritativo e discrezionale, strumentali alla cura di interessi pubblici, ma sono volti a perseguire, come già ricordato, unicamente l’interesse al miglior realizzo dell’attivo vantato dai creditori, come tale estraneo ad ambiti pubblicistici.

Non può, infine, operarsi una estensione della natura pubblicistica del procedimento di messa in liquidazione coatta amministrativa ai successivi atti posti in essere dai liquidatori, venendo in rilievo segmenti del tutto distinti, in cui diversi sono i soggetti e la natura dei poteri esercitati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
T.A.R. Lazio, 31 Gennaio 2018.


Liquidazione coatta amministrativa – Vendita di beni immobili – Ipoteche e pignoramenti – Cancellazione – Competenza – Autorità di Vigilanza .
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, avuto riguardo al fatto che la vendita degli immobili si inserisce in un fenomeno liquidatorio forzoso, si applica la norma di cui all'art. 2878 n. 7 c.c., il cui preciso riferimento al provvedimento che trasferisce all'acquirente il diritto espropriato, consente all'autorità di vigilanza di ordinare la cancellazione delle ipoteche (e dei pignoramenti) all'atto della vendita, così come fa nel decreto di trasferimento il giudice delegato (o il giudice dell'esecuzione), ai sensi dell'art. 586 cc, senza necessità però di rivolgersi all'autorità giudiziaria soltanto per la cancellazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Giugno 2000.


Persona giuridica - Associazioni non riconosciute - Scioglimento - Liquidazione del patrimonio - Disciplina ex artt. 30 cod. civ. e da 11 a 21 disp. att. cod. civ. - Applicabilità - Esclusione - Conseguenze - Esercizio di azioni giudiziali individuali di creditori fino al momento dell'estinzione - Ammissibilità..
Alle associazioni non riconosciute - le quali, pur prive di personalità giuridica, individuano un autonomo centro di imputazione di interessi, secondo la normativa posta dagli artt. 36, 37 e 38 cod. civ., e quindi costituiscono, sotto tale profilo, distinti soggetti a personalità giuridica limitata - non trova applicazione, in via analogica, la speciale disciplina contemplata dall'art. 30 cod. civ. e dagli artt. Da 11 a 21 disp. Att. Cod. civ. per la liquidazione del patrimonio delle persone giuridiche, atteso che tale particolare procedura (per la quale l'art. 16 cit. Richiama, in quanto applicabili, talune Disposizioni dettate, dalla legge fallimentare, per la liquidazione coatta amministrativa, tra cui il divieto di azioni esecutive individuali) presuppone un sistema di pubblicità legale, quale il registro delle persone giuridiche, su cui vanno annotate le decisioni del liquidatore e che giustifica la previsione di termini di decadenza per le opposizioni dei creditori con decorrenza dalle annotazioni. Consegue quindi che, ove si proceda alla liquidazione del patrimonio di un'associazione non riconosciuta, la quale non può ritenersi estinta finché sia titolare di rapporti giuridici, non possa farsi applicazione della disciplina suddetta e non sussista, quindi, alcun ostacolo allo Esercizio di azioni giudiziali individuali di creditori della associazione medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 07 Luglio 1987, n. 5925.