TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 209

Formazione dello stato passivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Salvo che le leggi speciali stabiliscano un maggior termine, entro novanta giorni dalla data del provvedimento di liquidazione, il commissario forma l'elenco dei crediti ammessi o respinti e delle domande indicate nel secondo comma dell'articolo 207 accolte o respinte, e lo deposita nella cancelleria del luogo dove l'impresa ha la sede principale. Il commissario trasmette l'elenco dei crediti ammessi o respinti a coloro la cui pretesa non sia in tutto o in parte ammessa a mezzo posta elettronica certificata ai sensi dell'articolo 207, quarto comma. Col deposito in cancelleria l'elenco diventa esecutivo. (1)

II. Le impugnazioni, le domande tardive di crediti e le domande di rivendica e di restituzione sono disciplinate dagli articoli 98, 99, 101 e 103, sostituiti al giudice delegato il giudice istruttore ed al curatore il commissario liquidatore.

III. Restano salve le disposizioni delle leggi speciali relative all'accertamento dei crediti chirografari nella liquidazione delle imprese che esercitano il credito.

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(1) Comma sostituito dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Procedure concorsuali – Società cooperativa ammessa alla procedura di Liquidazione Coatta Amministrativa – Effetti per i creditori – Domanda di condanna proposta nell’ambito di un giudizio civile ordinario – Improcedibilità – Sussistenza.
Se nel corso di un giudizio civile risarcitorio la società cooperativa convenuta entra in procedura di liquidazione coatta amministrativa le relative domande di condanna diventano improcedibili, posto che tutti i i creditori, senza eccezione alcuna, devono sottostare alla verificazione dei crediti ex art. 209 l. fall. ed essere fatti valere in via amministrativa innanzi al commissario liquidatore nella fase di formazione dello stato passivo, salvo restando il successivo intervento del giudice ordinario sulle eventuali opposizioni ed impugnazioni dello stato passivo (conforme, Cass. sez. un. 13.11.1997 n.11216 in Fallimento, 1998, 1135). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 19 Aprile 2016.


Procedure concorsuali – Procedura di Liquidazione Coatta Amministrativa – Effetti per i creditori – Giudizio civile pendente – Pronuncia di compensazione – Inammissibilità – Necessità di insinuazione del credito nella procedura – Sussistenza.
Non può essere pronunciata in sede civile, ai sensi e per gli effetti dell’art. 56 l. fall., la compensazione di un credito vantato dalla società ammessa alla procedura di liquidazione coatta amministrativa con un controcredito della parte in bonis, specie se tale credito, come quello vantato dalla società attrice, sia illiquido, dovendo ancora essere determinato nel suo esatto ammontare, stante la sua natura risarcitoria.

Merita adesione l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui la regola per la quale le posizioni creditorie verso il fallito o l’impresa assoggettata alla procedura di liquidazione coatta amministrativa siano tutelabili esclusivamente nelle forme previste dagli artt. 92 e 209 l. fall. opera anche qualora sia chiesta la compensazione del credito con altro credito azionato in giudizio dal curatore fallimentare o dal commissario liquidatore, poiché la compensazione può essere riconosciuta soltanto in sede fallimentare o nell’ambito della procedura di liquidazione coatta amministrativa e, anche quando sia stata dedotta solo in via di eccezione, presuppone comunque l’accertamento del debito del fallito o dell’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa (vedi Cass. 4 settembre 2014 n.18691; Cass. 30 luglio 2009 n. 17749; Cass. 2008/7967; Cass. 2008/5063; Cass. 2007/13769; Cass. 2005/453). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 19 Aprile 2016.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Stato passivo - Opposizioni - Impresa assicuratrice - Rapporto di agenzia - Risoluzione di diritto a seguito dell'assoggettamento a liquidazione - Conseguenze - Diritto dell'agente all'indennità di fine rapporto - Sussistenza - Diritto alle indennità supplementare e aggiuntiva - Esclusione.
L'assoggettamento dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, determinando la risoluzione di diritto del rapporto di agenzia con il riconoscimento a carico della liquidazione della sola indennità di fine rapporto, ai sensi dell'art. 6, comma 1, del d.l. n. 576 del 1978, conv., con modif., dalla l. n. 738 del 1978, esclude il diritto dell'agente ad insinuarsi al passivo per l'indennità aggiuntiva e di preavviso di cui, rispettivamente, agli artt. 12, comma 4, e 13 dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, così come per tutte le indennità che la disciplina collettiva ricollega all'ipotesi di scioglimento del rapporto per volontà delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2016, n. 4410.


Società cooperative - Scioglimento - Cause - Atto dell'autorità - Liquidazione coatta amministrativa per scioglimento di società cooperativa ex art. 2545 septiesdecies c.c. - Giudizio d'appello pendente - Improcedibilità - Esclusione - Prosecuzione del giudizio nei confronti del commissario liquidatore - Ragioni.
Lo scioglimento d'ufficio della società cooperativa, disposto, ai sensi dell'art. 2545 septiesdecies c.c., pendente, nei suoi confronti, un giudizio di appello, non comporta l'improcedibilità del gravame, ma - in applicazione delle norme dettate per la liquidazione coatta amministrativa, ivi compreso l'art. 96, comma 2, n. 3, l.fall., nel testo introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 - la sua prosecuzione e decisione nei confronti del nominato commissario liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2016, n. 1083.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Esame delle domande di insinuazione al passivo - Concentrazione presso un solo organo pubblico - Conseguenze - Applicazione della disciplina fallimentare relativa ai crediti prededucibili - Esclusione - Fondamento.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa tutti i diritti di credito, compresi quelli prededucibili, sono tutelabili in via dichiarativa esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201, 207 e 209 l.fall., atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo (appartenente al complesso della P.A.) delle domande di accertamento del passivo e, perciò, anche di quelle di coloro che accampino un titolo di credito prededucibile, senza che tale quadro possa ritenersi mutato alla luce della nuova previsione dell'art. 111-bis l.fall. (introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), la cui previsione - di carattere eccezionale e non automaticamente applicabile alla liquidazione coatta amministrativa - consente l'esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni di credito prededucibile non contestate, ma il cui pagamento deve essere autorizzato (ai sensi dell'art. 111-bis, comma 4, l.fall.), e di quelle sorte a titolo di compenso a favore degli incaricati della procedura, che ricevono suggello con un provvedimento del giudice delegato ex art. 25 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2015, n. 16844.


Arbitrato - Contratto stipulato dal fallito "in bonis" - Possibilità per il curatore di disconoscere la clausola compromissoria - Esclusione - Credito vantato nei confronti di soggetto sottoposto a procedura concorsuale - Validità della clausola compromissoria - Esclusione - Fondamento - Liquidazione Coatta Amministrativa - Liquidazione - Formazione dello Stato Passivo.
La regola secondo la quale il curatore, che subentri in un contratto stipulato dal fallito contenente una clausola compromissoria, non può disconoscere tale clausola, ancorché configuri un patto autonomo, e, se il fallimento sia stato dichiarato dopo che gli arbitri siano stati già nominati ed abbiano accettato l'incarico, non può disconoscere gli effetti del rapporto già perfezionato e che ha avuto esecuzione, non si applica in relazione ai crediti vantati nei confronti di un soggetto sottoposto a procedura concorsuale (nella specie, la liquidazione coatta amministrativa). In tal caso, infatti, la clausola arbitrale non consente di derogare al procedimento di verifica del passivo, dovendo tutte le azioni dirette a far valere diritti di credito sul patrimonio del debitore insolvente essere accertate nelle forme previste dall'art. 52, secondo comma, legge fall., al fine di assicurare il rispetto della "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2015, n. 13089.


Domande di pagamento del capitale e degli interessi - Determinazione dei due crediti con criteri differenti - Separata proponibilità.
Qualora la determinazione del credito per sorte capitale e per interessi debba effettuarsi sulla base di criteri differenti, in misura fissa, con riferimento alla sorte capitale, nel primo caso, ed con incremento progressivo per quanto attiene all'obbligazione accessoria per interessi, è possibile risolvere in senso affermativo la questione della separata proponibilità delle relative domande, per compenso e per interessi, rispettivamente in sede di verifica dello stato passivo ed in via tardiva ai sensi dell'articolo 101 L.F. Ad opposta soluzione si deve, invece, pervenire nella fattispecie in cui il debito per interessi resti inscindibilmente legato alla sorte capitale, al punto da poter essere anche liquidato d'ufficio senza vizio di ultrapetizione. (Fattispecie in tema di richiesta di pagamento di credito per compenso professionale derivante dal contratto d'opera intellettuale e di domanda accessoria per interessi moratori). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015, n. 6060.


Formazione dello stato passivo - Partecipazione del creditore - Domanda ex art. 208 legge fall. ovvero osservazioni o istanze ex art. 207 legge fall. - Silenzio del commissario - Implicito rigetto - Opposizione allo stato passivo - Necessità - Mancanza di domande o osservazioni del creditore - Crediti non inseriti - Possibilità di domanda tardiva - Configurabilità.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, la partecipazione del creditore al procedimento di formazione dello stato passivo, attraverso la formulazione di domande ai sensi dell'art. 208 legge fall. ovvero di osservazioni o istanze ex art. 207 legge fall., è solo eventuale ma, ove esperita, comporta l'obbligo del commissario liquidatore di provvedere su di esse. Ne consegue che il silenzio mantenuto dal commissario liquidatore in ordine alle richieste formulate dal creditore e il mancato inserimento del credito nell'elenco previsto dall'art. 209, primo comma, legge fall. assume valore implicito di rigetto, contro il quale, per evitare il formarsi di una preclusione, il creditore deve proporre opposizione allo stato passivo ai sensi dell'art. 98 legge fall., mentre, ove sia mancata ogni specifica domanda od osservazione alla comunicazione del commissario liquidatore, resta proponibile la domanda tardiva del credito che non sia stato inserito nel suddetto elenco. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015.


Separazione patrimoniale - Obbligo della cd. doppia separazione patrimoniale - Violazione - Mancanza di effettiva separazione - Diritto di credito dell'investitore ex articolo 1782 c.c. - Fattispecie in tema di richiesta della cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa.
Con riguardo alla domanda di rivendica, proposta dalla cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa per la restituzione delle somme dei conti individuali riferibili agli agenti, costituenti il patrimonio della cassa e già depositate presso la compagnia, trova applicazione il principio di carattere generale, ricavabile dalla disciplina speciale delle società fiduciarie e di investimento finanziario, per cui il diritto del depositante a rivendicare le cose fungibili depositate sussiste solo in quanto sia stato rispettato l'obbligo della cd. doppia separazione patrimoniale (separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente: principio già imposto dall'art. 8, 2° comma, 1. 2 gennaio 1991, n. 1, sancito dall'art. 19 d.lgs. 23 luglio 1996, n. 415 e confermato dall'art. 22 d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58); con la conseguenza che, in mancanza di effettiva separazione, l'investitore è titolare ex art. 1782 c.c. di un diritto di credito nei confronti del depositario, concorrente con i crediti vantati dai terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015.


Liquidazione coatta amministrativa - Applicazione dell'articolo 2751 bis, n. 3, c.c. - Applicazione nei rapporti tra gente e preponente - Privilegio della cassa di previdenza degli agenti verso l'impresa assicurativa - Esclusione.
L'art. 2751 bis, n. 3, c.c. si applica solo nei rapporti tra l'agente ed il preponente, non spettando quindi la prelazione alla cassa di previdenza degli agenti, creditrice in proprio verso l'impresa d'assicurazione per i contributi lasciati in deposito, atteso che non ricorre la fattispecie dell'indennità di fine rapporto prevista dall'art. 1751 c.c., né di forme sostitutive previste dalla contrattazione collettiva, che presuppongono la cessazione del contratto di agenzia tra preponente ed agente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015.


Stato passivo - Ammissione con riserva - Circostanza condizionante erroneamente indicata dal creditore - Rigetto della domanda - Esclusione - Fondamento - Apposizione della (esatta) condizione all'ammissione del credito - Potere officioso del giudice di merito - Fattispecie.
In tema di formazione dello stato passivo, l'apposizione di una condizione all'ammissione del credito costituisce un potere officioso del giudice di merito, il quale, pertanto, accogliendo una domanda di insinuazione, può sia apporvi una condizione eventualmente prevista dalla legge e risultante dagli atti, sia rettificare l'indicazione della circostanza condizionante ivi erroneamente prospettata. (Così statuendo, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, reiettivo di un'opposizione ex artt. 98 e 209 legge fall. riguardante l'invocata ammissione del credito di regresso di un fideiussore al passivo della procedura di liquidazione coatta amministrativa apertasi nei confronti del debitore garantito, perché dal primo condizionata all'esito del giudizio ex art. 645 cod. proc. civ. vertente su quel credito, invece che, ai sensi dell'art. 61, secondo comma, legge fall., al totale soddisfacimento del creditore principale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2013, n. 24539.


Liquidazione coatta amministrativa di società di intermediazione finanziaria - Principio della doppia separazione patrimoniale - Proiezione in ambito concorsuale

Liquidazione coatta amministrativa di società di intermediazione finanziaria - Principio della doppia separazione patrimoniale - Obbligo di restituzione immediata - Esclusione - Verifica della sufficienza dei beni dei patrimoni - Necessità - Conseguenze - Restituzione parziale ex articolo 91 TUB - Ammissibilità
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L’articolo 21, comma 2, TUB, ove prevede che, nel caso gli strumenti finanziari non risultino sufficienti per l’effettuazione di tutte le restituzioni in favore dei singoli clienti, la situazione di incapienza che ne deriva è necessariamente destinata a riflettersi in misura proporzionale sulle ragioni dei clienti stessi, i quali per la parte del diritto rimasto insoddisfatto concorreranno con i creditori chirografari nella ripartizione dell’attivo ricavato dalla liquidazione del patrimonio della Sim, costituisce la normale proiezione in ambito concorsuale del principio della doppia separazione patrimoniale già introdotto dall’articolo 8, della legge n. 1 del 1991 e ribadito dalle leggi successive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sino a quando non siano definite le opposizioni proposte da coloro che pretendono di avere diritto alla iscrizione della propria posizione nella sezione separata dello stato passivo, la concreta soddisfazione integrale dei diritti, già nominalmente riconosciuti, alla restituzione, in quanto iscritti nella stessa sezione separata, resta condizionata dalla verifica in ordine alla sufficienza dei beni ivi indicati per soddisfare tutte le pretese restitutorie degli aventi diritto. Prima di tale definitivo accertamento (non del passivo della Sim nella sua interezza ma) dei diritti alla restituzione dei beni iscritti nell’apposita sezione separata, il commissario può, a norma dell’articolo 91, comma 4, TUB, procedere a restituzioni parziali, i cui limiti debbono però prudenzialmente essere stabiliti onde non pregiudicare la possibilità di soddisfazione di tutte le pretese restitutorie degli aventi diritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2013, n. 17101.


Liquidazione coatta amministrativa - Provvedimento - In genere - Accertamento negativo di debito promosso da debitore "in bonis" - Successiva sua sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa - Prosecuzione del giudizio da parte del commissario liquidatore - Domanda riconvenzionale dell'asserito creditore di pagamento di quel credito - Inammissibilità o improcedibilità in sede ordinaria - Fondamento - Domanda proseguita dal commissario liquidatore - Permanenza presso il giudice adito..
Nell'ipotesi di domanda di accertamento negativo di debito proposta dal debitore "in bonis" e proseguita, successivamente alla sua sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa, dal commissario liquidatore, nonché di contrapposta domanda riconvenzionale formulata dal convenuto asserito creditore per il pagamento del corrispondente credito, quest'ultima, in quanto assoggettata alle forme dell'accertamento del passivo sancite, dall'art. 209 legge fall. (nella formulazione "ratione temporis" applicabile), deve essere dichiarata inammissibile o improcedibile, mentre quella proseguita dal commissario liquidatore resta davanti al Tribunale che pronuncerà al riguardo nelle forme del rito ordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2013, n. 12062.


Amministrazione straordinaria - Modificazione su iniziativa unilaterale dei Commissari - Illegittimità..
Lo stato passivo di una società sottoposta ad amministrazione straordinaria disciplinata dal d.l. 26/1979, una volta formato e depositato dall’organo commissariale, non può esser modificato per unilaterale intervento di detto organo. (Alberto Caltabiano) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 16 Maggio 2013.


Liquidazione coatta amministrativa - Ripartizione dell'attivo - Domande tardive - In genere..
In tema di appalto di opere pubbliche, la preventiva effettuazione del collaudo condiziona, ex art. 44 del d.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, l'esperimento sia dell'arbitrato che dell'azione giudiziaria, ma la sua carenza non determina "ipso iure" l'improponibilità della domanda poichè costituisce un presupposto processuale da qualificarsi più propriamente in termini di "eccezione processuale", non integrante una condizione necessaria per l'instaurazione del rapporto processuale. Da una siffatta natura deriva, quindi, che devono escludersi la rilevabilità di ufficio della carenza del collaudo, ove la parte interessata non abbia sollevato la relativa eccezione chiedendo di non procedersi, e la deducibilità di tale carenza come causa di nullità del lodo, ove la improponibilità della domanda non sia stata eccepita in sede arbitrale (Nella specie la S.C., facendo applicazione di tale principio, essendo pacifica in causa la tempestiva formulazione della predetta eccezione da parte della cooperativa controricorrente, ha confermato la sentenza impugnata che aveva dichiarato improcedibile la domanda del ricorrente, ex artt. 101 e 209 l. fall., di ammissione al passivo della liquidazione coatta amministrativa di quest'ultima per asseriti crediti derivanti da contratti di appalto con essa intercorsi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2013, n. 3068.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Effetti per i creditori - Crediti prededucibili - Assoggettamento all'accertamento del passivo avanti agli organi della procedura - Necessità - Ragioni.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa , tutti i diritti di credito sono tutelabili esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201 (che rinvia sia all'art. 52, regolante il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, sia all'art. 51, che sancisce il divieto di azioni esecutive singolari sui beni compresi nel fallimento, senza distinguere tra creditori della massa e concorsuali), 207 e 209 legge fall.; pertanto, anche i crediti prededucibili non possono farsi valere in via ordinaria mediante azioni di condanna o di accertamento, a quella prodromico, atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento del passivo, e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso di tutti i creditori, e, perciò, anche di coloro la cui pretesa trovi titolo nell'amministrazione della procedura, cui è assegnato il primo posto nell'ordine di distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo, in qualità di crediti prededucibili ex art. 111 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2013, n. 339.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Società d'intermediazione mobiliare (SIM) - Tutela degli investitori - Principio della doppia separazione patrimoniale - Violazione parziale del principio - Confusione dei patrimoni - Conseguenze - Spettanza di mero diritto di credito concorrente con gli altri crediti vantati dai terzi verso l'intermediario.
Il principio della doppia separazione patrimoniale (già imposto, in materia di intermediazione finanziaria, dall'art. 8, secondo comma, della legge 2 gennaio 1991, n. 1, e poi sancito dall'art. 19 del d.lgs. 23 luglio 1996, n. 415, vigente al'epoca dei fatti di causa e confermato dall'art. 22 del d. lgs. 24 febbraio 1998, n. 58), implicando separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente, tende ad assicurare un'efficace tutela degli investitori, soprattutto nel caso di crisi dell'intermediario, realizzata mediante la sottrazione dei beni alla liquidazione concorsuale, permettendo all'investitore l'immediato e completo recupero di quelli riconducibili al proprio patrimonio. Tuttavia, una siffatta tutela è garantita appieno soltanto nel caso in cui il regime di separazione sia stato effettivamente rispettato, con la conseguenza che, qualora ciò non sia accaduto, l'investitore è titolare esclusivamente di un diritto di credito nei confronti dell'intermediario, che concorre con gli altri crediti vantati dai terzi nei confronti di quest'ultimo, alla stregua di quanto desumibile dall'articolo 34, terzo comma, del menzionato d.lgs. n. 415 del 1996 (poi sostituito dall'art. 57, terzo comma, del citato d.lgs. n. 58 del 1998), e dal rinvio ivi contenuto all'art. 91 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2012, n. 19459.


Liquidazione coatta amministrativa - Ammissione al passivo di credito privilegiato - Successiva azione del commissario per la revoca della causa di prelazione - Ammissibilità - Esclusione – Fondamento.
In tema di liquidazione coatta amministrativa al commissario liquidatore non è consentito revocare la prelazione riconosciuta in sede di formazione dello stato passivo, ostandovi la natura amministrativa del procedimento e della funzione da esso espletata, né potrebbe esercitare tale potere, rimesso invece agli organi del fallimento nella fase di verifica dei crediti, nel caso in cui il procedimento non fosse stato preceduto dalla dichiarazione d'insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Luglio 2012, n. 11649.


Liquidazione coatta amministrativa - Verificazione dei crediti - Procedimento amministrativo - Sussistenza - Deposito dello stato passivo - Osservazioni dei creditori - Presupposto di ammissibilità dell'opposizione - Esclusione.
Nella liquidazione coatta amministrativa , la verificazione dei crediti consiste in un procedimento amministrativo, mentre il deposito dello stato passivo integra il presupposto per le contestazioni da parte dei creditori innanzi al giudice ordinario; da ciò consegue che, come anche risulta sulla base della interpretazione letterale dell'art. 207 legge fall., la presentazione delle osservazioni e delle istanze da parte dei creditori, dopo aver ricevuto la comunicazione del commissario liquidatore, costituisce una mera facoltà d'intervento nel procedimento amministrativo, ma non già un onere o un obbligo, a pena d'inammissibilità dell'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2011, n. 26359.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - In genere - Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano - Poteri autoritativi - Sussistenza - Fondamento - Liquidazione coatta amministrativa - Relative norme - Applicabilità - Conseguenze - Atto amministrativo del commissario - Richiesta di annullamento - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fattispecie.

Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - In genere - Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano - Poteri autoritativi - Sussistenza - Fondamento - Liquidazione coatta amministrativa - Relative norme - Applicabilità - Conseguenze - Atto amministrativo del commissario - Richiesta di annullamento - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fattispecie.
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Il Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano, istituita con d.l. 19 novembre 2004, n. 277, conv. in l. 21 gennaio 2005, n. 4, cui sono stato trasferiti i beni ed i rapporti dell'Ente ospedaliero a carattere religioso Ordine Mauriziano, è dotato di poteri autoritativi discendenti dall'art. 30 del d.l. 1 ottobre 2007, n 159 conv. in l. 29 novembre 2007, n. 222, per effetto dell'applicabilità delle norme sulla liquidazione coatta amministrativa. Ne consegue la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla richiesta di annullamento di un atto del procedimento posto in essere da detto commissario liquidatore (nella specie, l'emanazione di un bando di gara al rialzo per la vendita di beni immobiliari dell' Ente ospedaliero). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Ottobre 2010, n. 21498.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Opposizioni - Richiesta di ammissione al passivo di un credito per capitale ed interessi - Ammissione in via privilegiata del solo capitale - Autonoma insinuazione tardiva per gli interessi - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Opposizione ex art. 98 legge fall. - Necessità..
Nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa, l'insinuazione tardiva è ammissibile esclusivamente per quei crediti per i quali non sia stata già richiesta tempestivamente l'ammissione al passivo, perché, in caso contrario, avverso il mancato accoglimento, in tutto o in parte, della relativa domanda, unico rimedio consentito è l'opposizione allo stato passivo, ai sensi dell'art. 98 legge fall., richiamato dal successivo art. 209, secondo comma; ne consegue l'inammissibilità della domanda ex art. 101 legge fall. per gli interessi relativi al credito già ammesso tempestivamente al passivo, in via privilegiata, con provvedimento, non appellato, al contempo dichiarativo della inammissibilità della domanda per interessi. (Nella fattispecie l'inammissibilità della domanda relativa agli interessi era stata affermata per la tardiva richiesta formulata solo in corso di causa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21241.


Opposizione allo stato passivo - Liquidazione coatta amministrativa - Termine per proporre l'opposizione - Regime intermedio ex d.lgs. n. 5 del 2006 - Trenta giorni - Fondamento..
Il termine per la proposizione dell'opposizione allo stato passivo, nella liquidazione coatta amministrativa è di trenta giorni, come nella procedura fallimentare, anche nel periodo intermedio di vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006, anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007, dovendosi ritenere, in tale segmento temporale, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata, implicitamente abrogato per incompatibilità con il nuovo regime improntato all'omogeneità dei termini per impugnare, il secondo comma dell'art. 209 legge fall., successivamente espressamente espunto dalla disciplina normativa delle procedure concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17337.


Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Diritto ad un'equa riparazione per violazione del termine di durata ragionevole del processo - Legge n. 89 del 2001 - Ambito applicativo - Esercizio di attività giurisdizionale - Necessità - Riferibilità alla liquidazione coatta amministrativa - Esclusione - Conversione di iniziale procedura fallimentare - Rilevanza - Esclusione..
Il diritto all'equa riparazione per le conseguenze dell'irragionevole durata del processo, riconosciuto dalla legge 24 marzo 2001, n. 89, non è configurabile in relazione alla liquidazione coatta amministrativa, che è procedimento a carattere amministrativo, in cui si innestano fasi di carattere giurisdizionale, quali la dichiarazione dello stato di insolvenza, le relative eventuali impugnazioni e le opposizioni allo stato passivo. Poiché è il deposito dello stato passivo che costituisce il presupposto per le contestazioni davanti al giudice ordinario, la connotazione giurisdizionale sopravviene soltanto con il deposito stesso e per effetto della proposizione delle opposizioni e delle impugnazioni di cui agli artt. 98 e 100 legge fall. o delle insinuazioni tardive. Pertanto, ove non sia dedotta l'esistenza di un contenzioso con riferimento all'avvenuta declaratoria dello stato di insolvenza ed ai giudizi eventualmente da essa derivanti, il procedimento mantiene inalterato il suo carattere amministrativo, a nulla rilevando, come nella specie, che la liquidazione si sia aperta in seguito a conversione dell'iniziale procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Dicembre 2009, n. 28105.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Insinuazione tardiva di credito - Udienza di trattazione - Proposizione di ulteriore dichiarazione tardiva di credito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Comportamento processuale del commissario liquidatore - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie..
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, è inammissibile la dichiarazione tardiva di credito avanzata all'udienza di trattazione di altra insinuazione tardiva in precedenza proposta, sottraendosi altrimenti al commissario liquidatore lo "spatium deliberandi", intercorrente tra la notifica del ricorso e l'udienza stessa, per esaminare la domanda e stabilire se contestarla o meno; tale giudizio è infatti caratterizzato da una prima fase, avente natura amministrativa, che può culminare, se il commissario non si oppone ed il giudice lo ritiene, nell'ammissione al passivo del credito con semplice decreto di tale giudice, mentre se insorgono contestazioni il giudice designato assume le vesti di giudice istruttore ed il giudizio prosegue con le forme del rito ordinario, per cui lo stesso credito non può più essere ammesso con decreto, dovendo su di esso pronunciarsi con sentenza il collegio. Né la predetta inammissibilità è esclusa quando, come nella specie, il commissario abbia omesso di opporsi ad un rinvio dell'udienza per valutare se contestare o meno l'ammissione del credito, essendo anche un'ipotetica non contestazione irrilevante nel giudizio contenzioso, poiché in quest'ultimo ogni attività processuale è riservata al difensore tecnico, che non potrebbe peraltro interloquire riguardo ad un credito non ricompreso nel mandato alle liti ricevuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2009, n. 17295.


Liquidazione coatta amministrativa – Natura ufficio della verifica dei crediti – Ammissione del credito nello stato passivo – Esclusione – Opposizione allo stato passivo ex art. 98 legge fall..
Nell’ambito della liquidazione coatta amministrativa, una volta che il credito sia stato preso in considerazione nell’ambito della verifica a carattere ufficioso svolta dal commissario liquidatore e risulti espressamente contemplato nello stato passivo, ai fini della sua esclusione, il creditore deve proporre opposizione ai sensi dell’art. 98 legge fall. nel termine di quindici giorni dalla comunicazione ex art. 209 legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Giugno 2008, n. 0.


Liquidazione coatta amministrativa - Impresa di assicurazione - Restituzione di somme gestite per conto della Cassa di previdenza degli agenti - Condizioni - Principio della doppia separazione patrimoniale - Osservanza da parte della società depositaria - Necessità - Violazione - Conseguenze - Acquisto della proprietà del denaro da parte della società depositaria - Spettanza alla Cassa di un mero diritto di credito.
In tema di domanda di rivendica, proposta da una cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa, per la restituzione delle somme dei conti individuali riferibili agli agenti e costituenti il patrimonio della cassa e già depositate presso la compagnia, trova applicazione il principio di carattere generale, ricavabile dalla disciplina speciale delle società fiduciarie e di investimento finanziario, per cui il diritto del depositante a rivendicare le cose fungibili depositate sussiste solo in quanto sia stato rispettato l'obbligo della cosiddetta doppia separazione patrimoniale (separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente), ispirato allo scopo di garantire un'efficace tutela degli investitori, soprattutto nel caso di crisi dell'intermediario, attraverso la sottrazione dei beni alla liquidazione concorsuale e l'attribuzione all'investitore della possibilità di recuperare immediatamente e completamente quelli riconducibili al proprio patrimonio; ne deriva che questa tutela è garantita appieno soltanto nel caso in cui il regime di separazione sia stato effettivamente rispettato, con la conseguenza che, qualora ciò non sia accaduto, l'investitore è titolare esclusivamente, come effetto della ricorrenza della disciplina del deposito irregolare ex art. 1782 cod. civ., di un diritto di credito nei confronti del depositario, che concorre con gli altri crediti vantati dai terzi nei confronti di quest'ultimo. (Principio affermato dalla S.C. che, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha negato che l'appostazione in bilancio delle predette somme fosse di per sè indiziante della autonomia patrimoniale e di gestione separata dei fondi depositati, nemmeno essendo stato accertato un vincolo legale o contrattuale di destinazione delle stesse ed invece sussistendo un mero obbligo di garantire la pronta liquidità solo per le somme da retrocedersi in caso di trasferimento degli agenti ad altra cassa o di definitiva cessazione del rapporto di agenzia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2008.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Domande di ammissione al passivo, rivendicazione, restituzione e separazione - Termini.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, l'inosservanza dei termini previsti dagli artt. 207 e 208 della legge fall. Non comporta l'improponibilità delle domande di ammissione al passivo e di rivendicazione, restituzione e separazione di beni mobili, verificandosi la relativa preclusione esclusivamente a seguito del deposito in cancelleria dell'elenco dei creditori, il quale determina il passaggio dalla fase preliminare di accertamento del passivo, che si svolge davanti al commissario liquidatore ed ha natura amministrativa, alla seconda fase eventuale, avente carattere giurisdizionale, nel cui ambito trovano collocazione le opposizioni e le impugnazioni, nonché le insinuazioni tardive. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2008.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Mancata ammissione integrale del credito al passivo - Rimedi a disposizione del creditore - Presupposti.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, in cui il commissario liquidatore dispone di un potere officioso per la formazione dello stato passivo (senza, cioè, che vi sia necessità di apposita domanda di ammissione da parte dei creditori), al fine di stabilire in concreto quale sia il rimedio di cui dispone il creditore, il cui credito non venga ammesso per intero (come nel caso di mancata ammissione degli interessi), occorre verificare se il creditore stesso abbia proposto domanda di ammissione o anche soltanto formulato le sue osservazioni ai sensi dell'art. 207 legge fall.: in tal caso, egli non ha altro rimedio che l'opposizione ai sensi dell'art. 98 legge fall., perché il provvedimento di esclusione, assunto anche implicitamente dal commissario, ha valore di rigetto, contro cui, per evitare la preclusione endofallimentare, occorre reagire ai sensi della norma da ultima richiamata; al di fuori di tali ipotesi, e cioè quando il credito non sia stato dedotto dal creditore, ovvero, anche in mancanza di domanda o osservazioni, non sia stato espressamente escluso d'ufficio, la proponibilità della domanda tardiva non incontra preclusione, perché il credito non è stato preso in considerazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003.


Liquidazione coatta amministrativa - Effetti per i creditori - Crediti prededucibili - Assoggettamento alla procedura esecutiva collettiva - Necessità - Conseguenze relativamente ai crediti esclusi o pretermessi dallo stato passivo.
Una volta aperta la procedura di liquidazione coatta amministrativa, ogni diritto di credito, compresi quelli prededucibili, è tutelabile esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201 - che rinvia all'art. 52 - 207 e 209 legge fall. con conseguente preclusione di forme di tutela differenti da quelle dell'accertamento endofallimentare; pertanto, come nella procedura fallimentare, i crediti prededucibili non possono farsi valere con le forme ordinarie, essendo applicabili le norme sulla formazione del passivo, con la conseguenza che dopo il deposito dello stato passivo il creditore in prededuzione, il cui credito sia stato escluso dal commissario liquidatore, dovrà proporre opposizione, mentre il creditore il cui credito non sia stato preso in considerazione dovrà proporre domanda di insinuazione tardiva (nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza di rigetto dell'opposizione a decreto ingiuntivo emanato a favore di perito che aveva operato per conto del liquidatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 2001, n. 553.


Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito o assoggettato a liquidazione coatta amministrativa - Domanda introduttiva - Questioni in ordine all'autorità giurisdizionale - Natura di questioni in ordine alla competenza - Esclusione - Natura di questioni in ordine al rito - Configurabilità - Conseguenze - Domanda proposta nelle forme ordinarie - Incompetenza del giudice adito - Configurabilità - Esclusione - Improponibilità della domanda - Sussistenza - Conseguenze - Rilevabilità di ufficio della questione in ogni stato e grado del giudizio.
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore assoggettato a fallimento o (come nella specie) a liquidazione coatta amministrativa, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono, in realtà (e prima ancora), questioni attinenti al rito. Pertanto, proposta una domanda volta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta, invece, al regime del concorso, il giudice (erroneamente) adito è tenuto a dichiarare (non la propria incompetenza ma) l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, trovandosi in presenza di una vicenda "litis ingressus impediens", concettualmente distinta da un'eccezione d'incompetenza, con la conseguenza che la relativa questione, non soggiacendo alla preclusione prevista dall'art. 38 primo comma cod.proc.civ. (nella sua formulazione in vigore dopo il 30 aprile 1995), può essere dedotta o rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2000, n. 8018.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato passivo - Opposizioni - Crediti per i quali non sia stata richiesta l' ammissione al passivo - Insinuazione tardiva - Ammissibilità - Crediti per i quali sia stata respinta l' ammissione al passivo - Opposizione ex art. 98 legge fall. - Necessità.
Nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa, l'insinuazione tardiva è ammissibile esclusivamente per quei crediti per i quali non sia stata già richiesta tempestivamente l'ammissione al passivo, perché, in caso contrario, avverso il mancato accoglimento, in tutto o in parte, della relativa domanda, unico rimedio consentito è l'opposizione allo stato passivo, ai sensi dell'art. 98 della legge fallimentare, richiamato dal successivo art. 209, secondo comma. (Nella specie, trattavasi di insinuazione tardiva per il maggior importo di un credito per prestazioni professionali, calcolato in base alla tariffa vigente all'epoca delle prestazioni, anziché in base alla precedente tariffa, erroneamente applicata nell'istanza di ammissione al passivo. La S.C. ha ritenuto che il dato quantitativo conseguente all'applicazione della nuova tariffa non integrasse il requisito della diversità del credito, per petitum e causa petendi, dovendo la diversità investire entrambi gli elementi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 1995, n. 11600.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Esenzione esattoriale successiva a tale provvedimento - Ammissibilità - Esclusione.
In caso di ammissione del contribuente alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'iscrizione a ruolo di tributi diretti, pur costituendo titolo per l'insinuazione del credito tributario al passivo della procedura, non può rappresentare strumento per l'inizio dell'esecuzione esattoriale , in quanto l'art. 4, secondo comma, D.L. n. 414 del 1981, conv. nella legge n. 544 del 1981, prevede l'impossibilità di iniziare o proseguire, dopo l'emanazione del provvedimento di apertura della procedura, ogni azione esecutiva individuale, anche in deroga a quanto stabilito da leggi speciali (senza che possa operare, quindi, l'art. 51 d.P.R. n. 602 del 1973); con conseguente inapplicabilità all'impresa in amministrazione straordinaria dell'indennità di mora di cui all'art. 30 d.P.R. n. 602 cit., relativa a crediti tributari (nella specie, per I.R.P.E.G. e I.L.O.R.) iscritti a ruolo successivamente all'apertura dell'indicata procedura. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Giugno 1995, n. 6498.


Liquidazione coatta amministrativa - Effetti per i creditori - Azioni cautelari - Divieto - Sussistenza - Conseguenze.
Il divieto, posto dall'art. 51 della legge fallimentare (applicabile anche alla liquidazione coatta amministrativa perché espressamente richiamato dall'art. 201 della predetta legge) di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali sui beni compresi nel fallimento concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo, abbiano funzione conservativa del patrimonio del debitore e carattere strumentale, quindi, rispetto al processo esecutivo; anche il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, come il fallimento, determina, pertanto, la caducazione del sequestro facendo venire meno l'oggetto del giudizio di convalida, che non può essere, quindi, proseguito dal creditore nemmeno per il riconoscimento delle spese processuali, che danno luogo solo ad un credito di far valere nelle forme previste dall'art. 209 della legge fallimentare, o per l'accertamento della vantata situazione creditoria per la quale è stato eseguito il sequestro, dato che nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa la inderogabilità della procedura amministrativa di formazione dello stato passivo (di cui al citato art. 209) comporta la necessità, in caso di disconoscimento della pretesa, dell'accertamento giurisdizionale attraverso il giudizio di opposizione allo stato passivo, nel quale il giudice ordinario ha anche il potere di annullare atti dell'autorità amministrativa lesiva di diritti, in deroga all'art. 4 legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. E.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 1995, n. 1335.


Liquidazione coatta amministrativa - Accertamento dei crediti - Procedimento - Competenza del commissario liquidatore - Temporanea improponibilità di azioni giudiziarie sui crediti da parte dei creditori e temporaneo difetto di giurisdizione dell'ago - Domanda di garanzia dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta - Applicabilità dei principi predetti.
L'accertamento dei crediti verso l'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa si svolge, nella fase iniziale, a cura del Commissario liquidatore e senza intervento dell'autorita giudiziaria, con conseguente limitazione dell'esperimento delle azioni da parte dei singoli creditori; limitazione che si risolve in una temporanea improponibilita delle relative domande (ovvero improcedibilita per le azioni in corso all'epoca del provvedimento che dispone l'amministrazione controllata), e nel correlativo temporaneo difetto di giurisdizione dell'autorita giudiziaria. Il suddetto principio e operante anche in caso di domanda di garanzia proposta dall'assicurato (per i danni derivanti da responsabilita civile) nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta, sia perche l'autonomia del detto rapporto assicurativo comporta che l'obbligazione a carico dell'assicuratore puo essere accertata nelle forme previste dall'art 208 della legge fallimentare, senza bisogno di una preventiva sentenza di accertamento del credito stesso in favore del danneggiato, e sia perche l'Esercizio della facolta di cui all'art 1917 cod civ (chiamata in garanzia dell'assicuratore, da parte dell'assicurato, nella causa promossa dal danneggiato) trova un ostacolo nello stato di liquidazione coatta in cui l'assicuratore si trova. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Gennaio 1973, n. 9.


Liquidazione coatta amministrativa - Attività del commissario liquidatore - Natura amministrativa - Limiti - Fase giurisdizionale - Inizio.
Nella liquidazione coatta amministrativa, a differenza che nella procedura fallimentare, l'attivita svolta dal Commissario liquidatore ha natura amministrativa, fino al deposito in cancelleria dello stato passivo, ai sensi dell'art.209, primo comma, della legge fallimentare. La fase giurisdizionale inizia, infatti, soltanto con l'opposizione allo stato passivo, che apre un giudizio identico a quello nascente dall'opposizione in Sede fallimentare. Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 1969, n. 708.