TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura
fallimentare
Sez. II - Del concordato

Art. 129

Giudizio di omologazione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Decorso il termine stabilito per le votazioni, il curatore presenta al giudice delegato una relazione sul loro esito.

II. Se la proposta e' stata approvata, il giudice delegato dispone che il curatore ne dia immediata comunicazione a mezzo posta elettronica certificata al proponente, affinche' richieda l'omologazione del concordato e ai creditori dissenzienti. Al fallito, se non e' possibile procedere alla comunicazione con modalita' telematica, la notizia dell'approvazione e' comunicata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Con decreto da pubblicarsi a norma dell'articolo 17, fissa un termine non inferiore a quindici giorni e non superiore a trenta giorni per la proposizione di eventuali opposizioni, anche da parte di qualsiasi altro interessato, e per il deposito da parte del comitato dei creditori di una relazione motivata col suo parere definitivo. Se il comitato dei creditori non provvede nel termine, la relazione e' redatta e depositata dal curatore nei sette giorni successivi. (1)

III. L'opposizione e la richiesta di omologazione si propongono con ricorso a norma dell'articolo 26.

IV. Se nel termine fissato non vengono proposte opposizioni, il tribunale, verificata la regolarità della procedura e l'esito della votazione, omologa il concordato con decreto motivato non soggetto a gravame.

V. Se sono state proposte opposizioni, il Tribunale assume i mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti di ufficio, anche delegando uno dei componenti del collegio. Nell’ipotesi di cui al secondo periodo del primo comma dell’articolo 128, se un creditore appartenente ad una classe dissenziente contesta la convenienza della proposta, il tribunale può omologare il concordato qualora ritenga che il credito possa risultare soddisfatto dal concordato in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.

VI. Il tribunale provvede con decreto motivato pubblicato a norma dell'articolo 17.

_____________________________

(1) Comma sostituito dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Concordato fallimentare – Omologazione – Opposizione – Termine per proporre opposizione al concordato fallimentare – Sospensione feriale – Esclusione

Procedimento civile – Termini processuali – Sospensione – In genere
.
Poichè l’opposizione all’omologazione del concordato fallimentare si propone mediante ricorso a norma dell’art. 26 l.fall., richiamato dall’art. 129, comma 3, l.fall., trova applicazione l’art. 36-bis l.fall. a mente del quale tutti i termini processuali previsti negli artt. 26 e 36 l.fall. non sono soggetti alla sospensione feriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22271.


Concordato fallimentare – Opposizione ex art. 129 l.f. – Interesse ad opporsi – Valutazione in concreto.
L’opponente ai sensi dell’art. 129 co. 2 l.f. deve dedurre “in concreto” l’interesse ad opporsi all’omologa del concordato fallimentare, prospettando in particolare l’incidenza negativa di detto concordato, rispetto alla liquidazione fallimentare, sulla situazione giuridica sostanziale di cui sia titolare. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Genova, 28 Giugno 2017.


Concordato fallimentare – Omologazione – Proposta concordataria – Poteri di controllo del tribunale in sede di omologa – Limiti.
In caso di concordato fallimentare senza suddivisione in classi l’opponente ai sensi dell’art. 129 co. 2 l.f. non può sindacare il merito della proposta concordataria, perché nel giudizio di omologazione del concordato fallimentare il controllo del tribunale è limitato alla verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione - salvo che non sia prevista la suddivisione dei creditori in classi ed alcune di esse risultino dissenzienti - restando escluso ogni controllo sul merito, giacché la valutazione del contenuto della proposta concordataria, riguardando il profilo della convenienza, è devoluta ai creditori, sulla base del parere inerente ai presumibili risultati della liquidazione formulato dal curatore e dal comitato dei creditori. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Genova, 28 Giugno 2017.


Concordato fallimentare - Omologazione - Opposizione - Interesse ad agire - Accertamento in concreto - Minore convenienza rispetto al fallimento.
Nel concordato fallimentare, la valutazione dell'interesse di cui all'art. 129 legge fall., necessario ai fini della legittimazione all'opposizione, implica un accertamento in concreto e suppone che sia dedotta l'incidenza negativa del concordato, rispetto al fallimento, sulla situazione giuridica di cui l'opponente è titolare; l'opponente, come del resto il creditore dissenziente, deve, infatti, avere una ragione oggettiva per opporsi al concordato, dovendo egli quantomeno allegare uno svantaggio per la posizione sostanziale, derivante dalla soluzione concordataria e non, invece, dal fallimento.

Nel caso di specie, è stata cassata la decisione della corte di merito nella parte in cui ha ritenuto l'azionista di per sé legittimato a opporsi all'omologazione del concordato fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Riconoscimento degli interessi - Valutazione del giudice sulla equivalenza rispetto al pagamento in denaro integrale e immediato.
Il pagamento dilazionato importa comunque un sacrificio per i creditori muniti di privilegio, a fronte del quale, per quanto la dilazione di pagamento sia accompagnata dal decorso degli interessi di legge, non può il giudice sostituirsi al creditore al fine di vagliare la equivalenza rispetto al soddisfacimento derivante dal pagamento in danaro, integrale e immediato, del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Relazione giurata del professionista - Ambito di rilevanza - Limiti.
La relazione giurata del professionista designato dal tribunale è funzionale alla verifica di un valore che consenta di determinare la misura di soddisfazione del credito presumibilmente realizzabile in caso di liquidazione dei beni e dei diritti, quale limite minimo suscettibile di essere previsto nella proposta di concordato.

Essa non assume alcuna rilevanza quando il proponente abbia confezionato la proposta prevedendo il pagamento del credito in conformità del titolo ma con semplice dilazione. In tal caso, la misura del soddisfacimento non è legata al valore dei beni o dei diritti suscettibili di liquidazione, ma molto più semplicemente all'incidenza del decorso del tempo, per cui ogni valutazione al riguardo, in vista del successivo computo delle maggioranze, può essere effettuata dagli organi della procedura.

Il pagamento integrale ma rateizzato, anche se accompagnato dalla corresponsione degli interessi, comportando un sacrificio della posizione del creditore privilegiato, giustifica  la necessità di garantire la sua partecipazione al voto; non giustifica invece, per difetto di ratio, la necessità di acquisire la relazione del professionista cui fa riferimento l'art. 124, terzo comma, della legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato fallimentare - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale - Partecipazione al voto per la perdita conseguente alla dilazione - Estensione all’intero credito privilegiato - Esclusione.
Anche in materia di concordato fallimentare, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, per cui l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura fallimentare equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione del ritardo, rispetto ai tempi ordinari del fallimento, con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti; ne deriva che, una volta determinata in misura percentuale l'entità di tale perdita, la partecipazione al voto dei creditori privilegiati, ai sensi dell'art. 124, quarto comma, legge fall., resta determinata entro la detta misura e non si estende all'intero credito munito di rango privilegiato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Amministrazione straordinaria - Concordato - Autorizzazione dell’autorità di vigilanza - Ruolo dell’autorità giurisdizionale - Controllo di legittimità - Controllo di merito in presenza di opposizioni - Bilanciamento dell’interesse pubblico e di quello dei creditori - Comparazione fra proposta concordataria e alternativa fallimentare.
La proposta di concordato fallimentare prevista nell’ambito del procedimento amministrativo tracciato dal d.l. 70/2011 va annoverata, stante l’espresso rinvio della disposizione richiamata all’art. 214 l.f., nell’ambito dei c.d. concordati coatti - per i quali la dottrina esclude il carattere negoziale, in ragione della natura degli interessi pubblicistici perseguiti - caratterizzati, in estrema sintesi, sotto il profilo sostanziale, dall’interferenza dell’interesse pubblico rispetto all’interesse del ceto creditorio e, sotto il profilo processuale, dalla necessaria autorizzazione alla presentazione del concordato da parte dell’Autorità amministrativa (che vigila sulla procedura) e dall’assenza di voto da parte del ceto creditorio, cui spetta effettuare una valutazione bilanciata tra il pregiudizio delle ragioni dei creditori e la prosecuzione dell’attività d’impresa, usualmente prospettata in sede di concordati coatti; ragione per cui il concordato non viene sottoposto al voto del ceto creditorio, potendo i creditori unicamente proporre opposizione avverso l’omologa richiesta al Tribunale.

L’autorità giurisdizionale è dunque tenuta in primo luogo ad effettuare un controllo di legittimità in ordine al corretto espletamento della procedura verificando, ad esempio, l’effettiva competenza dell’autorità adita, l’esistenza del parere positivo dell’Autorità di vigilanza, l’esatto adempimento dell’iter procedimentale, la pubblicazione della proposta nelle forme di legge.

In presenza di opposizioni, il tribunale deve poi effettuare valutazioni, entrando nel merito della proposta, il cui prospettato esito andrà comparato con quello delle ipotesi liquidatorie alternative.

Se dunque l’Autorità amministrativa formula la sua valutazione in ordine al bilanciamento fra l’interesse pubblico e quello dei creditori sulla base di una prospettazione astratta della situazione e sulla scorta del solo parere del commissario liquidatore (sentito il comitato di sorveglianza, se nominato), il tribunale svolge – di contro - la sua comparazione fra proposta concordataria e alternativa fallimentare sulla scorta degli interessi concreti e attuali fatti valere dai creditori tramite le loro opposizioni (così dal combinato disposto degli artt. 129 co.5 l.f., richiamato nei limiti della compatibilità dall’art. 214 l.f.), collocandosi le valutazioni in due momenti distinti della procedura e fondandosi su elementi conoscitivi di diversa ampiezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Concordato fallimentare - Natura contrattuale - Natura pubblicistica - Assimilazione alla proposta contrattuale - Esclusione.
Il concordato fallimentare ha natura pubblicistica, in quanto valorizza aspetti di interesse generale alla composizione del dissesto; inoltre, gli effetti del concordato non derivano dalla convenzione fra le parti a contenuto remissorio o liberatorio, ma dalla legge che attribuisce alla omologazione l'effetto di sovrapporsi agli accordi che ne costituiscono solo il presupposto e che in esso sono trasfusi e assorbiti. Per tali ragioni, la proposta di concordato fallimentare non è assimilabile alla proposta contrattuale, tanto è vero che va trasfusa in un atto giudiziale ed è sottoposta al vaglio degli organi fallimentari, con la conseguenza che ad essa non possono applicarsi le norme del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Cessione della proposta - Opponibilità alla massa dei creditori che abbia già espresso il consenso alla proposta formulata dal cedente - Esclusione.
Escludendo l'assimilazione del concordato fallimentare al contratto, deve negarsi l'applicabilità allo stesso della disciplina della cessione di cui all'articolo 1406 c.c., contratto, questo, che non è opponibile alla massa dei creditori che abbia già espresso il consenso alla proposta formulata da altro soggetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Efficacia - Scadenza dei termini per l'opposizione all'omologazione - Esaurimento delle impugnazioni di cui all'articolo 129 l.f. - Revoca della proposta - Ammissibilità - Termine.
Poiché la proposta di concordato fallimentare diviene efficace dal momento in cui scadono i termini per opporsi all'omologazione o dal momento in cui si esauriscono le impugnazioni previste dall'articolo 129 legge fall., si deve ritenere che la proposta possa essere revocata sino a che il decreto di omologazione non sia divenuto definitivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Modifica del proponente - Modifica successiva all'inizio della fase di omologazione - Revoca della proposta - Sottoposizione ai creditori della proposta a nome del cessionario.
La cessione della proposta di concordato comporta modifica del soggetto proponente e, ove effettuata dopo l'inizio della fase di omologazione, la stessa va interpretata quale revoca della proposta, con la conseguenza che la proposta concordataria a nome della cessionaria deve essere di nuovo sottoposta all'approvazione dei creditori ai sensi degli articoli 124 e seguenti legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Giudizio di omologazione - Divieto del giudice delegato di far parte del collegio - Inapplicabilità.
Il divieto contenuto nell'articolo 25, comma 2, L.F., che vieta al giudice delegato di far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti, è inapplicabile al giudizio di omologazione del concordato fallimentare previsto dall'articolo 129 L.F., il quale non è assimilabile, ai fini in esame, al decreto contro i provvedimenti del giudice delegato; nell'ambito della procedura concordataria non è, infatti, possibile individuare la previsione di alcun atto dispositivo di tale procedura da parte del giudice delegato, consistendo piuttosto la funzione di tale organo in quel contesto nel coordinare ed organizzare le varie fasi dell'avanzamento prosegue progressivo del procedimento stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Concordato fallimentare - Giudizio di omologazione - Controllo del tribunale - Verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione - Controllo sul merito - Esclusione - Valutazione della convenienza riservata esclusivamente ai creditori .
Nel giudizio di omologazione del concordato fallimentare, il controllo del tribunale è limitato alla verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione (salvo che non sia prevista la suddivisione dei creditori in classi ed alcune di esse risultino dissenzienti), restando escluso ogni controllo sul merito, giacché la valutazione del contenuto della proposta concordataria, riguardando il profilo della convenienza, è devoluta ai creditori, sulla base del parere inerenti ai presumibili risultati della liquidazione formulato dal curatore ed dal comitato dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Concordato fallimentare - Omologazione - Riforme cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Parere del curatore ex art. 125 legge fall. - Differenze con la relazione del professionista ex art. 161 legge fall. - Carenze o inesattezze del parere - Vizio di regolarità della procedura - Configurabilità - Esclusione.
Nel procedimento di concordato fallimentare risultante dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, il parere reso dal curatore sui presumibili risultati della liquidazione e sulle garanzie offerte, ai sensi dell'art. 125 legge fall., svolge una funzione diversa - più ridotta e limitata - rispetto a quella svolta dalla relazione del professionista ex art. 161 legge fall. nel concordato preventivo, atteso che, mentre quest'ultima costituisce lo strumento fondamentale perché i creditori possano venire a conoscenza delle vicende imprenditoriali, finanziarie ed economiche di un'impresa normalmente ancora in attività, il primo è reso con riferimento ad un'impresa fallita, della quale vengono accertati dagli organi fallimentari sia le attività, che le passività. Ne consegue che la maggiore conoscenza del ceto creditorio circa la situazione economico-finanziaria e patrimoniale dell'impresa fallita implica che il parere del curatore non debba incentrarsi in modo specifico sulla congruenza e non contraddittorietà della proposta concordataria, e che eventuali ulteriori carenze, omissioni o erronee indicazioni in esso contenute, ivi comprese le inesattezze in ordine all'indicazione delle percentuali di soddisfacimento dei creditori, non possono inficiare la regolarità del procedimento, ben potendo i creditori, del resto, valutare - in autonomia e alla luce della documentazione fornita dagli organi fallimentari - eventuali imprecisioni e contraddizioni o possibili divergenze interpretative della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione - Riforma della legge fallimentare di cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Poteri di controllo del tribunale - Individuazione.
A seguito della riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nel giudizio di omologazione del concordato fallimentare il controllo del tribunale è limitato alla verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione - salvo che non sia prevista la suddivisione dei creditori in classi ed alcune di esse risultino dissenzienti - restando escluso ogni controllo sul merito, ad eccezione dell'indagine sull'eventuale abuso dell'istituto. La valutazione sul contenuto della proposta concordataria, riguardando il profilo della convenienza, è, invece, devoluta ai creditori, sulla base del parere inerente ai presumibili risultati della liquidazione formulato dal curatore e dal comitato dei creditori, mentre al giudice delegato spetta soltanto un controllo sulla ritualità della proposta medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Concordato fallimentare - Creditori privilegiati - Soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile - Omesso deposito della relazione giurata del professionista - Assenza di opposizioni - Valutazione in ordine alle alternative praticabili - Opposizione - Necessità..
Ai sensi dell'art. 124, comma 3, legge fallimentare, nel caso in cui i creditori privilegiati non vengano soddisfatti integralmente, quand'anche in misura non inferiore a quella realizzabile sul ricavato in caso di liquidazione, la proposta di concordato fallimentare sarebbe inammissibile se non venisse depositata la relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art 67, terzo comma, lett. D) designato dal tribunale. Il tribunale, tuttavia, pur in presenza di tale vizio di ammissibilità della domanda concordataria, in assenza di opposizioni da parte dei creditori dissenzienti o di terzi, dovrà procedere all'omologazione; la mancata presentazione della relazione giurata può infatti essere presa in considerazione soltanto nell'ambito della valutazione, demandata al giudice dall'art. 129, legge fallimentare, in ordine alla praticabilità di alternative idonee ad assicurare una percentuale più elevata di soddisfazione dei crediti quando la proposta sia stata approvata con il dissenso di una o più classi di creditori e risultino le conseguenti opposizioni dei creditori dissenzienti. È solo in quest'ultima ipotesi che il tribunale è tenuto ad effettuare un controllo di legalità più incisivo. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato fallimentare - Assenza di opposizioni alla omologazione - Potere del tribunale di valutare la convenienza della proposta - Esclusione - Requisito della meritevolezza - Rilevanza..
In assenza di opposizioni all'omologazione del concordato fallimentare, al tribunale è sottratto qualsiasi potere di indagare sulla convenienza della proposta, essendo rimessa ogni valutazione di merito all'esclusivo giudizio dei creditori concorrenti e ciò anche nel caso in cui, in relazione all'incapienza dell'attivo, sia stata prevista soltanto una soddisfazione parziale dei creditori privilegiati ammessi al passivo, configurandosi invero la proposta concordataria totalmente remissoria per il creditori chirografari. L'unico limite infatti che incontra oggi la proposta di concordato fallimentare è quello della meritevolezza della tutela del modello negoziale proposto, in base al principio generale fissato dall'art 1322 cod. civ.; meritevolezza che può considerarsi certamente rispettata quando i creditori accettino il pagamento parziale del loro credito privilegiato, rinunziando alla parte retrocessa a chirografo, essendo, nel nostro ordinamento, ammessa la rinunzia del credito ai sensi dell'art. 1236 cod. civ. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato fallimentare - Parere del comitato dei creditori in ordine alla proposta - Parere del comitato previsto dall'articolo 125 l.f. - Relazione motivata comparire definitivo prevista dall'articolo 129, comma 2, l.f. - Esclusione di altre di espressione in ordine alla proposta - Esclusione..
Il parere favorevole del comitato dei creditori consente di dar luogo agli adempimenti di cui all'articolo 125, legge fallimentare, e si pone quale condizione di procedibilità della proposta concordataria. Volta che il comitato dei creditori si sia espresso in siffatta maniera, non è previsto altro pronunciamento al riguardo da parte di tale organo, ad eccezione dell'ipotesi prevista dall'articolo 129, comma 2,  di deposito da parte del comitato di una relazione motivata con il suo parere definitivo, relazione che, per essere acquisita al procedimento, deve essere depositata in cancelleria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Ottobre 2011.


Concordato fallimentare - Procedimenti di omologazione e di opposizione - Sospensione feriale dei termini - Esclusione.

Concordato fallimentare - Assenza di opposizioni - Natura del procedimento - Natura contenziosa - Esclusione.
.
Il procedimento di omologazione del concordato fallimentare e quello di opposizione all'omologazione non sono soggetti alla sospensione feriale dei termini. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il procedimento di omologazione del concordato fallimentare, nell'ipotesi in cui non vengano proposte opposizioni è estremamente semplificato e deformalizzato, in quanto presuppone che nel termine fissato dal giudice delegato nessuno dei soggetti legittimati abbia proposto opposizione e che pertanto non vi siano controversie da dirimere. Si tratta di una procedura che non ha natura contenziosa e che ha perso, pressoché integralmente, il carattere di ufficiosità che aveva in precedenza, tanto che l'iscrizione a ruolo deve essere necessariamente effettuata da chi presenta la proposta di concordato e non dall'opponente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 01 Settembre 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Attivo fallimentare - Omologazione del concordato - Valutazione dei cespiti da parte del giudice - Contenuto - Finalità - Richiamo alla perizia allegata alla proposta concordataria - Ammissibilità - Stima inferiore a quella di C.T.U. - Irrilevanza - Condizioni.
In tema di concordato fallimentare, la valutazione dei cespiti costituenti l'attivo fallimentare, demandata al giudice in sede di omologazione, non ha ad oggetto l'accertamento della convenienza della proposta, ma il controllo in ordine alla legittimità della procedura, sotto il profilo dell'osservanza degli adempimenti prescritti e della correttezza dell'informazione fornita ai creditori attraverso la relazione giurata ed i pareri richiesti dall'art. 125 legge fall., nonché la verifica delle condizioni approvate, nei limiti imposti dalla finalità di assicurare un ragionevole equilibrio tra la soddisfazione delle pretese dei creditori e la salvaguardia dei diritti del debitore. Tale equilibrio non può ritenersi compromesso dalla mera inferiorità della stima compiuta dall'esperto rispetto a quella effettuata dal c.t.u., quando il giudice tenga conto delle effettive possibilità di realizzo del valore del compendio immobiliare in caso di vendita forzata, in ossequio al disposto dell'art. 124, terzo comma, legge fall., secondo il quale il valore di mercato dei cespiti o dei crediti acquisiti all'attivo costituisce null'altro che un riferimento ai fini della determinazione di quanto sarebbe possibile ricavare dalla vendita, utile a consentire ai creditori, in sede di approvazione del concordato, e al giudice, in sede di omologazione, una valutazione in ordine alle possibilità di soddisfazione dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Irregolarità del parere del comitato dei creditori - Approvazione del concordato da parte dei creditori - Sanatoria.
In tema di concordato fallimentare, l'intervenuta approvazione da parte dei creditori, ai quali spetta ogni valutazione di convenienza della proposta, determina la sanatoria di ogni irregolarità del parere reso dal comitato dei creditori, ivi compresa la mancanza di una succinta motivazione, che non ne comporta la inesistenza, ma soltanto una nullità relativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Relazione giurata ex art. 124, terzo comma, legge fall. - Omologazione - Mancanza - Deducibilità - Limiti - Poteri di valutazione dei beni da parte del tribunale - Ambito.
In tema di concordato fallimentare, nella specie proposto da un terzo, la mancata proposizione di censure di ordine sostanziale in relazione alla formazione delle classi previste dalla proposta concordataria esclude l'interesse, da parte dei debitori opponenti, a far valere il vizio inerente alla mancata presentazione della relazione giurata di cui all'art. 124, terzo comma, legge fall., attinente alla valutazione dell'immobile del creditore ipotecario per il quale la proposta preveda il soddisfacimento non integrale, risultando che tale soggetto non ha presentato opposizione alla proposta ed ha, anzi, aderito ai pareri esposti dagli organi della procedura ed alla valutazione del cespite compiuta dal tribunale; il predetto vizio, infatti, può essere preso in considerazione soltanto nell'ambito della valutazione, demandata al giudice dall'art. 129, settimo comma, legge fall., in ordine alla praticabilità di alternative idonee ad assicurare una percentuale più elevata di soddisfazione dei crediti e sempre che sia stata approvata la proposta con il dissenso di una o più classi di creditori e risultino opposizioni dei creditori dissenzienti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Concordato fallimentare - Opposizione all'omologazione - Legittimazione del soggetto che abbia partecipato alla fase di selezione tra plurime proposte senza risultarne vincitore - Esclusione..
Va disconosciuta la legittimazione ad opporsi all’omologazione in capo alla società che abbia partecipato alla fase di selezione tra le plurime proposte senza risultarne vincitrice. Difetta in capo ad essa la qualità di “interessato” in quanto l’accoglimento dell’opposizione, e la non omologazione del concordato, determinerebbero solamente la ripresa della procedura fallimentare con onere per l’opponente di proporre una nuova domanda di concordato: rivestendo con ciò l’opponente la stessa posizione di un quisque de populo esterno alla procedura, che ha un interesse di mero fatto al venir meno della procedura concordataria, per aver poi lui l’opportunità di depositare una propria proposta di concordato. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 15 Luglio 2011.


Concordato fallimentare - Procedimento di selezione tra una pluralità di proposte - Provvedimento del tribunale ex articolo 26 l.f. - Ricorso per cassazione - Sospensione del giudizio di omologa ex articolo 295 c.p.c. - Esclusione..
In pendenza di ricorso per cassazione avverso il provvedimento reso dal tribunale su reclamo ex art. 26 l.fall. relativo alla ritualità del procedimento di selezione tra una pluralità di proposte concordatarie, non vi sono spazi per la sospensione ex art. 295 c.p.c. del giudizio di omologa, in ragione del diniego di effetto sospensivo del reclamo disposto dall’art. 26 l.fall., nonché del fatto che per effetto della mancata sospensione non possono essere paventati effetti irreversibili: da un lato perché l’immediata efficacia rientra nel sistema della legge concorsuale, dall’altro lato perché l’invocata sospensione dell’omologazione non avrebbe altra conseguenza che la prosecuzione della liquidazione concorsuale, con la concreta possibilità di dover fari i conti con altrettanti effetti legittimamente provocati e non più revocabili. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 15 Luglio 2011.


Concordato fallimentare - Selezione di plurime proposte - Opposizione all'omologazione - Legittimazione del soggetto escluso - Interesse - Sussistenza..
Deve riconoscersi la legittimazione ad opporsi all’omologazione in capo alla società che abbia partecipato alla fase di selezione tra le plurime proposte senza risultarne vincitrice, poiché essa, nel lamentare l’illegittimità della proposta o la violazione di norme processuali, lamenta che, illegittimamente, sia prevalsa altra proposta rispetto alla propria; in altri termini, tale società agisce a tutela dell’interesse alla regolarità del procedimento che, in thesi, ove rispettata, avrebbe condotto ad un diverso esito dell’iter, potenzialmente favorevole all’opponente. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Concordato fallimentare - Selezione di plurime proposte - Reclamo ex art. 26 l.fall. del soggetto escluso - Oggetto - Proposizione di opposizione fondata su identici vizi - Inammissibilità - Nuova disciplina del concordato fallimentare - Reti di distribuzione delle competenze tra gli organi della procedura - Natura negoziale dell'istituto - Ridefinizione dei controlli del tribunale..
Qualora la società che abbia partecipato alla fase di selezione tra le plurime proposte, senza risultarne vincitrice, abbia proposto reclamo ex art. 26 l.fall. lamentando l’illegittimità della proposta o la violazione di norme processuali, è inammissibile l’opposizione all’omologa incentrata sui medesimi vizi. L’orientamento della Cassazione, in forza del quale le condizioni di ammissibilità della proposta resterebbero sempre riesaminabili in sede di omologazione, non può accogliersi nel contesto della nuova disciplina del concordato fallimentare, che ha determinato una redistribuzione delle competenza tra gli organi della procedura nel contesto di un’accentuata negozialità dell’istituto, nonché una ridefinizione dell’oggetto dei controlli del tribunale e dello stesso giudizio di omologazione. Ne segue che le eventuali illegittimità degli atti in cui si snoda l’iter concordatario debbono essere fatte valere con il rimedio tipico del reclamo, in cui tali doglianze trovano la loro sede naturale ed unica di espressione, senza possibilità che le stesse siano proposte per la prima volta con opposizione all’omologazione (ostandovi la definitività dell’atto e la sanatoria conseguente al mancato reclamo) o che sia in tale sede riproposta (ostandovi il principio del ne bis in idem). (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Concordato fallimentare – Opposizione all’omologazione – Riproponibilità delle questioni già dedotte con reclamo ex art. 26 l.f. avverso decreto del g.d. ex art. 125 l.f. – Insussistenza..
Il controllo da esercitarsi in sede di omologazione del concordato fallimentare è essenzialmente riferito alla fase dell’approvazione della proposta (inclusa la tematica della sua convenienza nell’ipotesi di cui alla seconda parte dell’art. 129 comma quinto, che presuppone l’approvazione della proposta), dispiegandosi la precedente fase, che va dal deposito della proposta alla sua comunicazione ai creditori, tramite atti autonomamente reclamabili: le doglianze relative a tali atti trovano quale sede naturale ed unica di espressione quella del reclamo, senza possibilità che esse siano proposte per la prima volta con opposizione all’omologazione (ostandovi la definitività dell’atto e la sanatoria conseguente al mancato reclamo) o che siano in tale sede riproposte (ostandovi il principio del ne bis in idem). (Francesco Petrucco Toffolo) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 16 Marzo 2011.


Concordato fallimentare - Parere favorevole del curatore - Condizione di procedibilità nella fase anteriore alla votazione - Analoga rilevanza in sede di omologazione - Esclusione..
Nella vigenza del cd. rito intermedio, disciplinato dal decreto legislativo n. 5/2006, l'esistenza di un parere favorevole del curatore (o del comitato dei creditori nella disciplina vigente) sulla proposta di concordato fallimentare è condizione di improcedibilità solo con riferimento alla fase anteriore alla votazione dei creditori, in quanto l’art. 125 espressamente prevede che il giudice delegato ordini la comunicazione della proposta al creditori "acquisito il parere favorevole del curatore"; nessun richiamo al contenuto del parere del curatore è invece rinvenibile nell'art. 129 per quanto concerne il giudizio di omologazione e l'assenza di tale richiamo è del tutto ovvia, dal momento che detto parere è unicamente rivolto al tribunale che deve decidere sull'omologazione ma non può certo avere l'effetto di mettere in non cale l'avvenuta approvazione da parte dei creditori bloccando la procedura o condizionandone l'esito. È dunque del tutto irrilevante, sotto il profilo della procedibilità, la valutazione della proposta operata dal curatore nella fase dell'omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Richiesta di omologazione - Legittimazione esclusiva dal proponente..
Il procedimento di omologazione del concordato fallimentare non prevede l'impulso d'ufficio bensì l'iniziativa da parte del proponente; l'articolo 129, legge fallimentare, applicabile nel cd. rito intermedio ma anche nell'attuale disciplina, prevede, infatti, che l'unico legittimato a richiedere l'omologazione sia colui che propone il concordato al quale, proprio per consentirgli l'iniziativa, viene comunicato il provvedimento del giudice delegato che, tra l'altro, contiene la notizia dell'avvenuta approvazione della proposta da parte dell'assemblea dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Richiesta di omologazione - Termine - Decorrenza..
Nel silenzio della norma, si deve ritenere che la richiesta di omologazione del concordato fallimentare di cui all'art. 129, comma 3, legge fallimentare, debba essere presentata nel termine di 10 giorni previsto dall'art. 26. Questa opzione si giustifica con il richiamo complessivo allo speciale giudizio camerale che il riferimento a tale norma comporta e con la considerazione che solo per gli opponenti viene previsto un termine particolare e quindi derogatorio di quello in esame, senza considerare che l'altra soluzione (ritenere che il proponente godrebbe dello stesso termine assegnato agli interessati per l’opposizione) comporterebbe l'inconveniente pratico di costringere gli opponenti ad attivarsi anche in assenza di iniziativa del proponente e quindi inutilmente, considerato che tale inerzia comporta l'improcedibilità della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Omologazione - Modifiche sostanziali ad opera del tribunale o della corte d'appello - Esclusione..
In sede di omologa del concordato fallimentare, il tribunale o la corte d'appello in sede di reclamo, non può omologare una proposta di concordato apportandovi modifiche sostanziali mentre può dettare, laddove necessario, modalità esecutive integrative di quelle previste. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Valutazione di convenienza da parte del tribunale - Esclusione - Eccezioni..
L'articolo 130 della legge fallimentare, nella formulazione originaria, autorizzava espressamente una valutazione di convenienza da parte del tribunale posto che prevedeva al primo comma l'esame del merito delle proposte. A tale disposizione deve però contrapporsi l’eloquente silenzio sul punto del novellato articolo 129, il quale, sia nella formulazione del cosiddetto rito intermedio sia in quella attuale, dispone che in mancanza di opposizioni il tribunale omologa il concordato "verificata la regolarità della procedura e l'esito della votazione", espressione, questa, che esclude ogni valutazione di merito sul contenuto della proposta e quindi anche sulla convenienza per i creditori. Di ciò è chiara conferma l'ulteriore previsione, che costituisce eccezione alla regola appena espressa, in base alla quale una valutazione sulla convenienza è invece possibile là dove il concordato preveda una suddivisione dei creditori in classi a tutela dei creditori delle classi dissenzienti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Relazione conclusiva dopo l'approvazione della proposta di concordato fallimentare del curatore - Funzione informativa - Configurabilità - Omesso deposito - Mera irregolarità - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - In genere - Relazione conclusiva del comitato dei creditori in caso di concordato proposto dal curatore - Portata - Omesso deposito - Mera irregolarità - Conseguenze - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Concordato - Proposta - Deposito nel regime intermedio tra il d.lgs. n. 5 del 2006 e prima del d.lgs. n. 169 del 2007 - Parere del comitato dei creditori - Invito a pronunziarsi in un certo termine e qualificazione del silenzio come assenso - Ammissibilità - Fondamento - Condizioni - Succinta motivazione - Necessità - Limiti - Fattispecie relativa a fallimento dichiarato prima del d.lgs. n. 5 del 2006.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Consultazione nel concordato fallimentare - Parere richiesto separatamente a ciascun componente con avviso della corrispondenza della mancata risposta entro un dato termine a parere favorevole - Legittimità - Succinta motivazione - Previsione solo con il d.lgs. n. 5 del 2006 - Portata - Fattispecie.
.
In tema di concordato fallimentare (nella specie, proposto dal curatore) la relazione conclusiva che il comitato dei creditori, ai sensi dell'art. 129 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), deve depositare, nello stesso termine dato dal giudice delegato per le eventuali opposizioni, e cioè non meno di quindici giorni e non oltre trenta giorni, dalla comunicazione dell'avvenuta approvazione della proposta stessa da parte dei creditori, svolge essenzialmente una funzione informativa, volta cioè a fornire al tribunale elementi di fatto che gli permettano il giudizio di omologazione, senza incidenza sul diritto di difesa o il principio del contraddittorio, non potendo tra l'altro, il comitato dei creditori, prendere posizione, stante l'identità di termine, sulle eventuali opposizioni; ne consegue che il mancato deposito della predetta relazione costituisce una mera irregolarità, non ostativa alla omologazione del concordato. (massima ufficiale)

In tema di concordato fallimentare, proposto (nella specie, dal curatore) nella vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006 e prima del d.lgs. n. 169 del 2007, in una procedura di fallimento disciplinata, ad ogni altro effetto, dal testo originario del r.d. n. 267 del 1942, perchè aperta anteriormente all'entrata in vigore del cit. d.lgs. n. 5 ed ai sensi dell'art.150 dello stesso, il parere che il comitato dei creditori è chiamato a rendere, su richiesta del giudice delegato ed avendo riguardo ai presumibili risultati della liquidazione, non è regolato più specificamente ai sensi dell'art.125 legge fall. e dunque le sue modalità di espressione fanno rinvio implicito all'art.41 legge fall. il quale, anche dopo i menzionati interventi di riforma, non esige che tale organo sia convocato per emettere una delibera collegiale, mentre una succinta motivazione è stata richiesta solo con il d.lgs. n. 5 del 2006; ne consegue che il parere può risultare anche da separate dichiarazioni dei suoi singoli componenti ed eventualmente, allorchè si tratti - come nella specie - di organo già costituito prima di tale modifica normativa, può manifestarsi anche col silenzio - assenso, nel caso in cui la richiesta sia stata formulata con l'avvertenza che la mancata manifestazione del parere entro un termine stabilito sarà considerata come parere favorevole. Al relativo funzionamento si applica, infatti, ai sensi dell'art. 150 cit., la disciplina dell'art.41 legge fall. nel testo anteriore, apparendo irragionevole che il comitato sia tenuto ad esprimersi, nella medesima procedura, con regole diverse, tanto più che, in ogni caso, l'intervenuta approvazione del concordato da parte dei creditori - cui soltanto spetta ogni valutazione di convenienza - determina la sanatoria di ogni irregolarità del predetto parere, unico vizio in cui incorrerebbe se anche privo di motivazione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2010, n. 24026.


Concordato fallimentare – Giudizio di omologazione – Opposizioni – Valutazione della convenienza della proposta da parte del tribunale – Esclusione. (28/09/2010).
In sede di omologa del concordato fallimentare, nell'ipotesi in cui la proposta non preveda la suddivisione dei creditori in classi, il tribunale dovrà limitarsi alla valutazione della regolarità della procedura ed alla verifica dell'esito della votazione anche qualora siano state proposte opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 23 Agosto 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Proposta - In genere - Pluralità di proposte - Approvazione per silenzio assenso dei creditori - Richiesta di omologazione da parte di uno solo dei proponenti - Legittimità della procedura - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie disciplinata dal d.lgs. n. 5 del 2006. .
La procedura di omologazione del concordato fallimentare effettuata ai sensi dell'art. 128 legge fallimentare - nel testo vigente a seguito del d.lgs. n. 5 del 2006, "ratione temporis" applicabile prima della modifica di cui all'art. 61 della legge n. 69 del 2009 - mediante l'approvazione della pluralità delle proposte presentate dai creditori con il sistema del silenzio-assenso, unico criterio applicabile secondo l'art. 128 sopracitato, deve ritenersi legittima ove solo uno dei proponenti abbia chiesto la successiva omologazione della propria proposta atteso che il Tribunale deve limitarsi alla verifica della regolarità della procedura e dell'esito della votazione mentre, se tutti i soggetti proponenti, che hanno effettuato le proposte approvate, ne domandano l'omologazione, è illegittima la procedura nella quale il tribunale, sostituendosi nell'esercizio di un potere di scelta invece appartenente ai soli creditori, procede all'esame comparativo delle stesse, così omologando una di esse, ritenuta la più conveniente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18621.


Concordato fallimentare – Approvazione della proposta – Termine per la richiesta di omologazione – Insussistenza..
Il termine che il giudice delegato fissa ai sensi dell’art. 129, comma 2, legge fall., dopo l’approvazione della proposta di concordato da parte dei creditori, si riferisce alla sola proposizione delle opposizioni e al deposito della relazione finale, non essendo invece previsto termine alcuno per la presentazione della richiesta di omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 15 Ottobre 2009.


Concordato fallimentare – Poteri del tribunale in sede di omologa – Estensione – Legittimità sostanziale – Sussistenza – Censura di deficienze  e falsità della proposta – Valutazione della convenienza rispetto alla liquidazione fallimentare – Valutazione delle garanzie..
Nell’ambito del concordato fallimentare, il giudizio di legittimità spettante al giudice non è limitato al mero raffronto della conformità di un certo atto o comportamento alla fattispecie astratta (legittimità cd. formale), ma si estende alla verifica delle modalità di corretto esercizio dei pareri espressi dagli organi della procedura e della loro effettiva vincolatività per il giudice, alle modalità di corretto esercizio della funzione negoziale e, in sostanza, alla sua ragionevolezza economica ed all’osservanza degli obblighi di buona fede. Il giudice, ha quindi facoltà di censurare eventuali deficienze, falsità, incongruenze della proposta, dei pareri e della documentazione sulla base dei quali la stessa è stata approvata. Egli, inoltre, allo scopo di evitare che l’istituto possa essere snaturato e piegato ad abusi e finalità speculative, dovrà verificare la sussistenza di alcuni requisiti minimi, quali quello dell’indicazione della percentuale offerta ai creditori, dell’esistenza di garanzie a sostegno degli obblighi concordatari, posto che tali elementi sono indispensabili per valutare la convenienza del concordato rispetto alla liquidazione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 05 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato fallimentare – Valutazione della proposta – Parere del curatore – Funzione – Potere del tribunale di controllo sostanziale in applicazione dei principi di correttezza e buona fede – Ammissibilità..
La limitazione dei poteri del tribunale in ordine alla valutazione della convenienza della proposta di concordato fallimentare operata dalle recenti riforme è stata bilanciata dalla disciplina dei compiti del curatore e del comitato dei creditori. Il parere del curatore, in particolare, deve essere espresso con chiarezza e precisione al fine di consentire ai creditori di esprimere il proprio voto sulla base di una informativa piena e compiuta. Il tribunale, tuttavia, può esercitare un controllo sulla concreta fattibilità del concordato e un sindacato volto a censurare eventuali deficienze, falsità, incongruenze della proposta, dei pareri e della documentazione sulla base dei quali essa è stata approvata. Tale potere del tribunale si configura come potere di controllo sostanziale in applicazione dei principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 cod. civ. (Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto  che il parere del curatore, a causa della incompleta rappresentazione dei dati necessari per consentire ai creditori una corretta valutazione della proposta, comportasse l’invalidità del voto favorevole dagli stessi espresso). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Omologazione delle proposta – Potere del tribunale di valutare la convenienza della proposta – Esclusione..
Al tribunale in sede di omologazione del concordato fallimentare spetta di verificare la regolarità della procedura e l’esito del voto mentre, salva l’ipotesi del cram down, non gli compete alcuna valutazione in ordine alla convenienza della proposta approvata ciò desumendosi dalla eliminazione di siffatto criterio già al momento della proposizione del ricorso nonché dalla soppressione -contenuta nel previgente testo dell’art. 130 l.f.- del riferimento all’esame del merito delle proposte. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Legittimazione del proponente in ordine alla formazione dello stato passivo –Fatti sopravvenuti – Sussistenza..
Il soggetto proponente il concordato fallimentare è legittimato a far accertare la corretta composizione dello stato passivo anche in considerazione di fatti sopravvenuti alla sua formazione, in quanto portatore di una domanda sottoposta al voto dei creditori concorsuali ammessi al passivo in chirografo. Tribunale Roma, 17 Marzo 2008, n. 0.


Concordato fallimentare - Voto favorevole a più proposte di concordato - Suddivisione in classi - Cram down - Valutazione comparativa delle proposte da parte del Tribunale in sede di omologazione - Necessità..
Nella vigenza del d.lgs.n.5/06, in caso di più proposte di concordato fallimentare portate in votazione contemporaneamente, nell'ipotesi in cui entrambe abbiano riportato il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto, ma una delle due proposte contenga la suddivisione dei creditori in classi ed abbia ottenuto il dissenso di una di queste classi, l'organo legittimato ad effettuare valutazioni comparative per verificare quale tra le diverse proposte sia da preferire è il tribunale fallimentare in sede di giudizio di omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Febbraio 2008.


Concordato fallimentare - Nuovo rito - Mancanza di opposizione - Omologazione - Procedimento semplificato - Oggetto del controllo.

Voto espresso da Curatore di fallimento di società controllata - Divieto di cui all’art. 127 VI co. l.f. - Inoperatività.
.
Sulla omologazione di concordato fallimentare disciplinato dal d. lgs. 5/06 ove non siano state proposte opposizioni né si sia avuto il dissenso di una classe deve pronunciarsi, con procedura semplificata, il Collegio in Camera di Consiglio ai sensi dell’art. 129, IV co. l.f. senza necessità che venga attivato il procedimento previsto dall’art. 26 l.f. e, in tale fase, l’ambito del controllo rimesso al Tribunale è circoscritto alla verifica del regolare svolgimento della procedura e dell’esito della votazione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Non ricorre l’ipotesi di cui all’art. 127 VI co. l.f. ove la società controllata sia fallita la quale, pertanto, tramite il Curatore, può legittimamente votare nel fallimento della società controllante atteso che non sussiste il pericolo che la volontà del ceto creditorio venga condizionata da ragioni estranee alla mera valutazione in ordine alla convenienza della proposta e che il Curatore agisce non quale rappresentante della società fallita (titolare del credito) bensì quale organo di giustizia per conto e nell’interesse della massa dei creditori di quest’ultima. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 26 Aprile 2007.


Concordato fallimentare – Approvazione – Onere del curatore di comunicarne ai creditori l’approvazione – Sussistenza..
Spetta al Curatore comunicare ai creditori, ex art. 129 l.f. novellato, l’avvenuta approvazione del concordato fallimentare. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Marzo 2007.