TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. II - Del concordato

Art. 128

Approvazione del concordato
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se tale maggioranza si verifica inoltre nel maggior numero di classi. (1)

II. I creditori che non fanno pervenire il loro dissenso nel termine fissato dal giudice delegato si ritengono consenzienti.

III. La variazione del numero dei creditori ammessi o dell’ammontare dei singoli crediti, che avvenga per effetto di un provvedimento emesso successivamente alla scadenza del termine fissato dal giudice delegato per le votazioni, non influisce sul calcolo della maggioranza. (2)

IV. Quando il giudice delegato dispone il voto su più proposte di concordato ai sensi dell'articolo 125, secondo comma, terzo periodo, ultima parte, si considera approvata quella tra esse che ha conseguito il maggior numero di consensi a norma dei commi precedenti e, in caso di parità, la proposta presentata per prima. (3)

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(1) L’art. 9 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169 ha sostituito con il comma attuale i commi primo e secondo.
(2) Comma modificato dall’art. 9 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
Le modifiche (1) e (2) si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
(3) Comma aggiunto dall'art. 61 della legge 18 giugno 2009, n. 69, pubb. sulla Gazz. Uff. n. 140 del 19 giugno 2009 - Supp. Ordinario n. 95. La modifica si applica dal 4 luglio 2009.

GIURISPRUDENZA

Concordato fallimentare - Omologazione - Riforme cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Parere del curatore ex art. 125 legge fall. - Differenze con la relazione del professionista ex art. 161 legge fall. - Carenze o inesattezze del parere - Vizio di regolarità della procedura - Configurabilità - Esclusione.
Nel procedimento di concordato fallimentare risultante dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, il parere reso dal curatore sui presumibili risultati della liquidazione e sulle garanzie offerte, ai sensi dell'art. 125 legge fall., svolge una funzione diversa - più ridotta e limitata - rispetto a quella svolta dalla relazione del professionista ex art. 161 legge fall. nel concordato preventivo, atteso che, mentre quest'ultima costituisce lo strumento fondamentale perché i creditori possano venire a conoscenza delle vicende imprenditoriali, finanziarie ed economiche di un'impresa normalmente ancora in attività, il primo è reso con riferimento ad un'impresa fallita, della quale vengono accertati dagli organi fallimentari sia le attività, che le passività. Ne consegue che la maggiore conoscenza del ceto creditorio circa la situazione economico-finanziaria e patrimoniale dell'impresa fallita implica che il parere del curatore non debba incentrarsi in modo specifico sulla congruenza e non contraddittorietà della proposta concordataria, e che eventuali ulteriori carenze, omissioni o erronee indicazioni in esso contenute, ivi comprese le inesattezze in ordine all'indicazione delle percentuali di soddisfacimento dei creditori, non possono inficiare la regolarità del procedimento, ben potendo i creditori, del resto, valutare - in autonomia e alla luce della documentazione fornita dagli organi fallimentari - eventuali imprecisioni e contraddizioni o possibili divergenze interpretative della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione - Riforma della legge fallimentare di cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Poteri di controllo del tribunale - Individuazione.
A seguito della riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nel giudizio di omologazione del concordato fallimentare il controllo del tribunale è limitato alla verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione - salvo che non sia prevista la suddivisione dei creditori in classi ed alcune di esse risultino dissenzienti - restando escluso ogni controllo sul merito, ad eccezione dell'indagine sull'eventuale abuso dell'istituto. La valutazione sul contenuto della proposta concordataria, riguardando il profilo della convenienza, è, invece, devoluta ai creditori, sulla base del parere inerente ai presumibili risultati della liquidazione formulato dal curatore e dal comitato dei creditori, mentre al giudice delegato spetta soltanto un controllo sulla ritualità della proposta medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Irregolarità del parere del comitato dei creditori - Approvazione del concordato da parte dei creditori - Sanatoria.
In tema di concordato fallimentare, l'intervenuta approvazione da parte dei creditori, ai quali spetta ogni valutazione di convenienza della proposta, determina la sanatoria di ogni irregolarità del parere reso dal comitato dei creditori, ivi compresa la mancanza di una succinta motivazione, che non ne comporta la inesistenza, ma soltanto una nullità relativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Proposta - In genere - Pluralità di proposte - Approvazione per silenzio assenso dei creditori - Richiesta di omologazione da parte di uno solo dei proponenti - Legittimità della procedura - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie disciplinata dal d.lgs. n. 5 del 2006. .
La procedura di omologazione del concordato fallimentare effettuata ai sensi dell'art. 128 legge fallimentare - nel testo vigente a seguito del d.lgs. n. 5 del 2006, "ratione temporis" applicabile prima della modifica di cui all'art. 61 della legge n. 69 del 2009 - mediante l'approvazione della pluralità delle proposte presentate dai creditori con il sistema del silenzio-assenso, unico criterio applicabile secondo l'art. 128 sopracitato, deve ritenersi legittima ove solo uno dei proponenti abbia chiesto la successiva omologazione della propria proposta atteso che il Tribunale deve limitarsi alla verifica della regolarità della procedura e dell'esito della votazione mentre, se tutti i soggetti proponenti, che hanno effettuato le proposte approvate, ne domandano l'omologazione, è illegittima la procedura nella quale il tribunale, sostituendosi nell'esercizio di un potere di scelta invece appartenente ai soli creditori, procede all'esame comparativo delle stesse, così omologando una di esse, ritenuta la più conveniente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18621.


Concordato fallimentare – Mutamento nella titolarità di credito ammesso al passivo – Insinuazione tardiva – Necessità..
Anche nel sistema introdotto dal d. lgs 5/06 il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale già ammesso al passivo non dispensa il nuovo creditore dall'onere di presentare domanda di insinuazione tardiva dovendosi in proposito ritenere che la norma di cui all’art. 128 u.c. l.f. contenga solamente la disciplina di carattere sostanziale mentre, per quella processuale, continui a valere, ratione temporis ed in difetto di specifico richiamo alla disciplina introdotta con il d. lgs. 5/06, il disposto di cui all’art. 101 l.f. nel testo introdotto dal r.d. 267/42 non essendo sufficiente la mera notifica della cessione al curatore. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Diritto al voto – Mutamento nella titolarità di credito ammesso al passivo – Mancanza di insinuazione al passivo del nuovo titolare – Legittimazione al voto dell’originario creditore - Sussistenza..
Poiché ai sensi dell’art. 127 l.f. hanno diritto di partecipare al voto (nel caso di proposta concordataria presentata dopo il decreto di esecutività dello stato passivo) i creditori indicati nello stato passivo reso esecutivo ex art. 97 l.f. (nonché, deve ritenersi, anche quelli successivamente ammessi ex artt. 98 e 101 l.f. nonostante l’infelice formulazione della norma), nel caso di subingresso di un creditore ad un altro in corso di procedura senza che il nuovo titolare si sia insinuato al passivo del fallimento, legittimato ad esprimere il voto nel concordato rimane l’originario creditore insinuato al passivo. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.