TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. II - Del concordato

Art. 130

Efficacia del decreto (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La proposta di concordato diventa efficace dal momento in cui scadono i termini per opporsi all’omologazione, o dal momento in cui si esauriscono le impugnazioni previste dall’articolo 129.

II. Quando il decreto di omologazione diventa definitivo, il curatore rende conto della gestione ai sensi dell’articolo 116 ed il tribunale dichiara chiuso il fallimento.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 120 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Concordato fallimentare - Adempimento - Sorveglianza degli organi della procedura.
Ai sensi dell'art. 136 l.fall., una volta omologato il concordato fallimentare, al curatore spetta esclusivamente - di concerto con gli altri organi della procedura di sorvegliarne l'adempimento, essendo peraltro prevista espressamente oggi, con la novella introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006, anche la necessità, dopo l'approvazione del rendiconto finale del curatore, di un formale provvedimento di chiusura del fallimento (art. 130, comma 2, l.fall.), con conseguente "decadenza" degli organi del fallimento (art. 120, comma 1, l.fall.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 2016.


Fallimento - Cessazione - Concordato Fallimentare - Riapertura del Fallimento - Effetti - Garanzia prestata dal terzo - Conservazione - Escussione - Legittimazione del curatore - Esclusione - Fondamento.
In ipotesi di fallimento riaperto in seguito alla risoluzione di un concordato fallimentare per inadempimento agli obblighi assunti con la proposta di concordato, la legittimazione ad agire in giudizio, per far valere la garanzia prestata da un terzo per l'esecuzione del concordato poi risolto, non spetta al curatore del fallimento, bensì ai singoli creditori ammessi al passivo prima del concordato, atteso che sono questi ultimi a conservare, nel caso di riapertura del fallimento, ai sensi dell'art. 140, comma 3, l.fall., il diritto di garanzia verso il terzo, nonostante la risoluzione del concordato; pertanto, in mancanza di una espressa previsione normativa, non ricorre un’ipotesi di sostituzione processuale ai sensi dell'art. 81 c.p.c.

Va soggiunto che la garanzia prestata dal terzo assuntore del concordato, benché corrisponda anche all'interesse del debitore che formula la proposta di concordato cui essa serve da supporto, è ovviamente prestata a beneficio esclusivo dei creditori. La titolarità attiva del rapporto di garanzia non è dunque certamente in capo al fallito; e tanto basta a escludere che la pretesa legittimazione del curatore a escuterla possa trovare fondamento nella previsione dell'art. 43 l.fall., giacché tale norma attribuisce al curatore la legittimazione a far valere in giudizio i diritti esistenti nel patrimonio del fallito, ma non quelli facenti capo a terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 2016.


Concordato fallimentare - Natura contrattuale - Natura pubblicistica - Assimilazione alla proposta contrattuale - Esclusione.
Il concordato fallimentare ha natura pubblicistica, in quanto valorizza aspetti di interesse generale alla composizione del dissesto; inoltre, gli effetti del concordato non derivano dalla convenzione fra le parti a contenuto remissorio o liberatorio, ma dalla legge che attribuisce alla omologazione l'effetto di sovrapporsi agli accordi che ne costituiscono solo il presupposto e che in esso sono trasfusi e assorbiti. Per tali ragioni, la proposta di concordato fallimentare non è assimilabile alla proposta contrattuale, tanto è vero che va trasfusa in un atto giudiziale ed è sottoposta al vaglio degli organi fallimentari, con la conseguenza che ad essa non possono applicarsi le norme del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Cessione della proposta - Opponibilità alla massa dei creditori che abbia già espresso il consenso alla proposta formulata dal cedente - Esclusione.
Escludendo l'assimilazione del concordato fallimentare al contratto, deve negarsi l'applicabilità allo stesso della disciplina della cessione di cui all'articolo 1406 c.c., contratto, questo, che non è opponibile alla massa dei creditori che abbia già espresso il consenso alla proposta formulata da altro soggetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Efficacia - Scadenza dei termini per l'opposizione all'omologazione - Esaurimento delle impugnazioni di cui all'articolo 129 l.f. - Revoca della proposta - Ammissibilità - Termine.
Poiché la proposta di concordato fallimentare diviene efficace dal momento in cui scadono i termini per opporsi all'omologazione o dal momento in cui si esauriscono le impugnazioni previste dall'articolo 129 legge fall., si deve ritenere che la proposta possa essere revocata sino a che il decreto di omologazione non sia divenuto definitivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Modifica del proponente - Modifica successiva all'inizio della fase di omologazione - Revoca della proposta - Sottoposizione ai creditori della proposta a nome del cessionario.
La cessione della proposta di concordato comporta modifica del soggetto proponente e, ove effettuata dopo l'inizio della fase di omologazione, la stessa va interpretata quale revoca della proposta, con la conseguenza che la proposta concordataria a nome della cessionaria deve essere di nuovo sottoposta all'approvazione dei creditori ai sensi degli articoli 124 e seguenti legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Cancellazione di società già fallita in ipotesi di chiusura del fallimento ai sensi dell’art. 118 l.f. in ipotesi di ripartizione attivo e mancanza di attivo – Ratio della norma – Cancellazione di società fallita in ipotesi di chiusura del fallimento a seguito di concordato – Esclusione.
Per il caso specifico della cancellazione di una società fallita dal registro delle imprese, la formalità è prevista esclusivamente dall’art. 118, comma 2 l.f. per le sole ipotesi di fallimento di una società chiuso ai sensi dell’art. 118, comma 1, nn. 3 e 4 l.f.
La scelta di legislatore (della riforma fallimentare del 2006), di prevedere la cancellazione dell’ente da parte del curatore e l’iscrizione camerale dell’evento solo in queste due ipotesi, si giustifica per il fatto che in entrambi i casi presi in considerazione dall’art. 118, alla chiusura del fallimento – comunque non completamente satisfattoria per i creditori – non residui alcun bene del patrimonio della fallita. E’ evidente che in tal modo la società si trovi nell’impossibilità di conseguire l’oggetto sociale e, quindi, in una situazione liquidatoria; di più, con una liquidazione (concorsuale) già definita e conclusa.
Il legislatore non ha previsto l’iscrizione della cancellazione della società in ipotesi di chiusura del fallimento a seguito esecuzione di un concordato fallimentare. Ciò anche perché il piano concordatario può anche prescindere dalla cessione dei beni sociali ai creditori e, quindi, dall’azzeramento del patrimonio della società.
L’ordinamento non prevede un effetto legale di cancellazione a carico della società già fallita, derivante dalla definizione concordataria né, di conseguenza, il dovere di pubblicizzare l’evento.
L’ostensibilità ai terzi delle vicende della fallita, viene assicurata dalla prescrizione contenuta dall’art. 130 cit, a proposito dell’annotazione camerale del decreto di chiusura del fallimento per avvenuta esecuzione di un concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 22 Settembre 2015.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso da parte dell'assuntore - Chiusura del fallimento - Legittimazione dell'assuntore a rinunciare al ricorso per cassazione proposto dalla curatela - Esclusione.
Qualora il concordato fallimentare con assunzione preveda la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento conseguente alla definitività del provvedimento di omologazione determina una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso regolata dall'art. 111 c.p.c., sicché quest'ultimo, pur potendo intervenire nel giudizio pendente dinanzi alla Corte di cassazione, ma non come parte necessaria né in sostituzione del curatore fallimentare, non è tuttavia legittimato a rinunciare al ricorso già proposto dalla curatela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2015, n. 17339.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Concordato fallimentare - Creditori estranei al fallimento - Divieto di azioni esecutive ex art. 51 legge fall. - Permanenza - Limiti..
In tema di procedure concorsuali, il divieto di azioni esecutive per i creditori anteriori al fallimento sancito dall'art. 51 legge fall. permane, anche per quelli rimasti ad esso estranei, fino all'esecuzione (o risoluzione o annullamento) del concordato fallimentare il cui provvedimento di omologazione sia stato regolarmente trascritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11027.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Patti del concordato - Sentenza di omologazione - Interpretazione da parte del giudice di merito - Incensurabilità in cassazione..
In tema di concordato fallimentare, spetta al giudice del merito, la cui valutazione è incensurabile in sede di legittimità se immune da vizi logici e giuridici, interpretarne i patti e la relativa sentenza di omologazione al fine di stabilire se il terzo ivi intervenuto rivesta la qualità di semplice fideiussore oppure quella di assuntore degli obblighi concordatari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11027.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - In genere - Sentenza di omologazione passata in giudicato - Effetti - Decadenza degli organi fallimentari - Limiti - Procedimento pendente ex art. 26 l.f. - Perdurante "vis attractiva" del tribunale fallimentare - Sussistenza - Provvedimenti del giudice delegato - Impugnazione da parte dell'assuntore - Ammissibilità - Fondamento.
La chiusura della procedura di fallimento per effetto del passaggio in giudicato della sentenza di omologazione del concordato fallimentare, ancorchè possa comportare l'assunzione dei relativi obblighi da parte di un terzo, non incide di per sè sul procedimento pendente ex art.26 legge fall., in tema di reclamo avverso i provvedimenti del giudice delegato di liquidazione di compensi al CTU ed al legale della curatela, nè priva il curatore della legittimazione processuale - nella specie, passiva - atteso che tale concordato, fino a quando non sia interamente eseguito e salvo il caso in cui preveda l'immediata liberazione del debitore, non determina la decadenza degli organi fallimentari, i quali rimangono in carica, per il buon fine del concordato medesimo; ne consegue che la "vis attractiva" del tribunale fallimentare, e non del giudice ordinario, continua a permettere il sindacato degli atti emanati nel corso della procedura giurisdizionale, con l'impugnativa promuovibile dal citato assuntore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Luglio 2011, n. 16040.


Concordato fallimentare - Valutazione di convenienza da parte del tribunale - Esclusione - Eccezioni..
L'articolo 130 della legge fallimentare, nella formulazione originaria, autorizzava espressamente una valutazione di convenienza da parte del tribunale posto che prevedeva al primo comma l'esame del merito delle proposte. A tale disposizione deve però contrapporsi l’eloquente silenzio sul punto del novellato articolo 129, il quale, sia nella formulazione del cosiddetto rito intermedio sia in quella attuale, dispone che in mancanza di opposizioni il tribunale omologa il concordato "verificata la regolarità della procedura e l'esito della votazione", espressione, questa, che esclude ogni valutazione di merito sul contenuto della proposta e quindi anche sulla convenienza per i creditori. Di ciò è chiara conferma l'ulteriore previsione, che costituisce eccezione alla regola appena espressa, in base alla quale una valutazione sulla convenienza è invece possibile là dove il concordato preveda una suddivisione dei creditori in classi a tutela dei creditori delle classi dissenzienti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Esecuzione - Esecuzione del concordato fallimentare - Decreto del Tribunale in sede di reclamo - Contenuto del provvedimento - Esclusione di crediti ammessi in sede di omologazione - Abnormità - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento. .
Il decreto del tribunale fallimentare che - investito del reclamo avverso il provvedimento con il quale il giudice delegato, dopo la sentenza di omologazione del concordato fallimentare, abbia indicato le modalità di pagamento dei crediti da parte dell'assuntore - abbia escluso i crediti ammessi a seguito d' istanze tardive, è un provvedimento abnorme, viziato da carenza assoluta di potestà decisionale che, decidendo su diritti soggettivi è impugnabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., essendo preclusa al giudice delegato e al tribunale, in sede di esecuzione, di interpretare una decisione definitiva di carattere giurisdizionale, qual è la sentenza di omologazione del concordato fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2010, n. 19858.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - Sentenza di omologazione - In genere - Beni del fallimento - Trasferimento nel patrimonio dell'assuntore - Momento perfezionativo - Sentenza di omologazione - Configurabilità - Successivi provvedimenti integrativi ed attuativi del giudice delegato - Rilevanza - Esclusione - Trasferimento sottoposto a condizione - Esclusione dei suddetti effetti - Sussistenza..
La sentenza di omologazione del concordato fallimentare con la quale si disponga la vendita di tutti i beni inventariati all'assuntore - rimettendo al giudice delegato l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi e/o attuativi - costituisce titolo diretto ed immediato (segnandone, conseguentemente, il "dies a quo") del trasferimento dei beni del fallimento nel patrimonio dell'assuntore stesso, così che gli eventuali, successivi provvedimenti assunti ai sensi dell'art. 136, terzo comma, della legge fall. (ivi compresa la specifica descrizione dei beni trasferiti, necessaria per la trascrizione) si configurano come atti meramente esecutivi, dovuti dal giudice delegato nell'esercizio del potere-dovere di sorvegliare l'esecuzione del concordato, finché questo non abbia ricevuto integrale attuazione. Tuttavia, tali effetti non si verificano qualora, come nella specie, il trasferimento all'assuntore sia sottoposto alla condizione sospensiva del regolare adempimento degli obblighi concordatari assunti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Marzo 2010, n. 4863.


Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso - Conseguenze - Omologazione del concordato - Chiusura del fallimento - Improcedibilità delle azioni revocatorie - Esclusione - Prosecuzione del giudizio tra le parti originarie - Esclusione - Interruzione del giudizio - Condizioni - Trasferimento subordinato all'esecuzione del concordato - Decreto di accertamento - Necessità.
In tema di concordato fallimentare con assunzione, qualora la relativa proposta contempli la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento, conseguente al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non determina l'improcedibilità delle predette azioni, verificandosi una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso ; in tal caso, tuttavia, non è consentita la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ai sensi dell'art. 111, primo comma, cod. proc. civ., in quanto la chiusura della procedura, comportando il venir meno della legittimazione processuale del curatore, impone di far luogo all'interruzione del processo. Peraltro, nel caso in cui il trasferimento sia subordinato alla completa esecuzione del concordato, producendosi l'effetto traslativo soltanto a seguito del decreto con cui il giudice delegato, ai sensi dell'art. 136 della legge fall., procede al relativo accertamento, è a tale provvedimento che dev'essere ricollegata la perdita della legittimazione processuale del curatore, restando fino ad allora vincolate tutte le attività all'interesse dei creditori, e permanendo in carica gli organi del fallimento ai fini della sorveglianza sull'adempimento del concordato. In ogni caso, perché abbia luogo l'interruzione, è necessario che l'evento sia dichiarato dal procuratore costituito o risulti negli altri modi previsti dall'art. 300 cod. proc. civ., proseguendo altrimenti il processo legittimamente nei confronti del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2007, n. 4766.


Concordato preventivo - In genere - Decreti del giudice delegato in ordine all'esecuzione del concordato - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Controversie sui crediti - Giudizio di cognizione ordinaria - Necessità - Preclusioni - Insussistenza.
È inammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il giudice delegato, durante l'esecuzione del concordato preventivo, impartisce direttive generali per una corretta gestione della procedura nella fase liquidatoria, in quanto inidoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti; infatti, una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo, tutte le questioni che hanno ad oggetto i diritti dei singoli creditori e che attengono all'esecuzione del concordato danno luogo a controversie del tutto sottratte al potere decisionale degli organi fallimentari, mentre invece costituiscono materia di ordinario giudizio di cognizione, nessuna preclusione operando nè la sentenza di concordato nè - i successivi provvedimenti emessi nel corso della procedura per assicurarne il corretto svolgimento. (massima ufficiale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2006, n. 23271.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - Sentenza di omologazione - In genere - Beni del fallimento - Trasferimento nel patrimonio dell'assuntore - Titolo esecutivo - Sentenza di omologazione - Decreti attuativi ed integrativi del GD - Natura meramente esecutiva - Conseguenze - Impugnabilità in Cassazione ex art. 111 Cost. dei decreti del GD o di quelli emessi in sede di reclamo dal tribunale - Esclusione.
Il trasferimento dei beni all'assuntore del concordato fallimentare trova titolo diretto ed immediato nella relativa sentenza di omologazione, mentre i successivi, eventuali decreti del giudice delegato - ivi compresi quelli contenenti la specifica descrizione dei beni necessaria ai fini della trascrizione - hanno carattere meramente esecutivo, con la conseguenza che detti decreti, al pari di quelli emessi dal tribunale su reclamo ex art. 26 legge fall., non risolvendo alcun conflitto tra assuntore e terzo, non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2002, n. 12862.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - In genere -  Sentenza di omologazione - Effetti - Passività fallimentari - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Opposizione - Riassunzione del giudizio dopo l'omologazione del concordato - Rito fallimentare - Applicazione - Necessità.
La chiusura della procedura di fallimento per effetto della omologazione del concordato fallimentare non fa venire meno la competenza del tribunale originariamente adito in ordine al giudizio di opposizione allo stato passivo, giudizio che, in forza del principio della "perpetuatio iurisdictionis", deve essere riassunto, dopo la eventuale sospensione disposta per l'ammissione del fallito al predetto concordato, davanti allo stesso tribunale, onde proseguire con il rito proprio del giudizio fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Agosto 1998, n. 8521.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - In genere - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - Effetti - Estinzione del procedimento fallimentare - Esclusione - Legittimazione processuale del curatore - Persistenza - Giudizio di opposizione allo stato passivo - Competenza del tribunale fallimentare - Persistenza.
L'omologazione del concordato fallimentare, ancorché comporti l'assunzione dei relativi obblighi da parte di un terzo, non incide di per sè sul procedimento pendente nei confronti del fallimento, ne' priva il curatore della legittimazione processuale, atteso che tale concordato, fino a che non sia interamente eseguito e salvo il caso in cui preveda l'immediata liberazione del debitore, non determina la decadenza degli organi fallimentari, i quali rimangono in carica (in relazione al perdurante interesse dei creditori alla conservazione del patrimonio del fallito) per il buon fine del concordato medesimo (o l'eventualità della sua risoluzione od annullamento), ne' fa venir meno la Competenza del tribunale fallimentare in ordine al giudizio di opposizione allo stato passivo, il quale, per il principio della perpetuatio iurisdictionis, deve essere riassunto, dopo la sua eventuale interruzione, davanti allo stesso tribunale e deve continuare a svolgersi con il medesimo rito con il quale si era iniziato. (nella specie, l'appello avverso la sentenza di primo grado era stato dichiarato inammissibile perché questa era stata impugnata quando il termine, di quindici giorni dall'affissione, era di già decorso alla data del 27 novembre 1980 di pronuncia della sentenza n. 152 della Corte costituzionale). ( V 2578/77, mass n 386281; (Conf 3052/83, mass n 427959; ( Conf 953/82, mass n 418815). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 1986, n. 2565.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Effetti - Giudizi in corso intrapresi dal curatore - Prosecuzione da parte del fallito o nei suoi confronti - Necessità - Limiti - Giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare - Mancata cessione all'assuntore della relativa azione - Prosecuzione di detto giudizio tra le parti originarie - Ammissibilità - Intervento o chiamata in causa dell'assuntore - Facoltà.
Sopravvenuto il concordato fallimentare, mentre i giudizi in corso intrapresi dal curatore del fallimento che riguardano rapporti facenti capo al fallito devono essere proseguiti da lui o nei suoi confronti, avendo egli riacquistato la capacità di stare in giudizio personalmente relativamente ad essi, invece, il giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare, in cui il curatore agisce per conto dei creditori che ne sono titolari e del quale il concordato non comporti l'improcedibilità per essere stata l'Azione ceduta all'assuntore in esecuzione del concordato stesso, prosegue tra le parti originarie, secondo la disciplina dell'art. 111 cod. proc. civ., salva la facoltà dell'assuntore cessionario di intervenirvi o la facoltà delle altre parti di chiamarlo, con la possibilità di estromissione del dante causa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Maggio 1983, n. 3186.