TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. I - Della chiusura del fallimento

Art. 123

Effetti della riapertura sugli atti pregiudizievoli ai creditori
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. In caso di riapertura del fallimento, per le azioni revocatorie relative agli atti del fallito, compiuti dopo la chiusura del fallimento, i termini stabiliti dagli artt. 65, 67 e 67-bis sono computati dalla data della sentenza di riapertura. (1)

II. Sono privi di effetto nei confronti dei creditori gli atti a titolo gratuito e quelli di cui all’articolo 69, posteriori alla chiusura e anteriori alla riapertura del fallimento. (2)

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(1) Comma modificato dall’art. 113 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) Comma sostituito dall’art. 113 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Riapertura del fallimento - Risoluzione del concordato - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Reviviscenza della originaria procedura fallimentare - Configurabilità - Risoluzione pronunciata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 relativa a concordato fallimentare omologato anteriormente al d.lgs. n. 5 del 2006 - Disciplina applicabile - Individuazione.
La riapertura del fallimento conseguente alla risoluzione del concordato fallimentare comporta la reviviscenza dell'originaria procedura concorsuale, e non una nuova, autonoma procedura. Ne consegue che ove tale risoluzione, benché pronunciata successivamente all'entrata in vigore dei d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, riguardi un concordato fallimentare omologato anteriormente ad essi, si producono gli effetti di cui agli artt. 122 e 123 legge fall., nei rispettivi testi previgenti, ed al fallimento riaperto, in quanto nuova fase di una procedura che era stata definita secondo la legge anteriore, continuano ad applicarsi le norme preesistenti, atteso il chiaro tenore testuale dell'art. 22 del citato d.lgs. n. 169 del 2007. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2013, n. 8427.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Beni del fallito - Trasferimento all'assuntore - Subordinazione all'esecuzione degli obblighi da questo assunti - Clausola - Effetti - Assuntore - Atti di disposizione dei beni del fallito - Efficacia - Concordato - Annullamento - Conseguenze. .
In tema di concordato fallimentare, la clausola che differisca il trasferimento dei beni del fallito all'assuntore del concordato stesso, subordinandolo all'esecuzione, da parte sua, degli obblighi ai quali si è assoggettato, comporta che l'assuntore debba procedere al soddisfacimento dei creditori con moneta propria, rimanendo detti beni, "medio tempore", nella massa fallimentare, con la conseguenza che eventuali atti di disposizione su di essi compiuti da parte dell' assuntore sono sospensivamente condizionati nell'efficacia al verificarsi del detto evento, che costituisce oggetto della clausola di differimento. Pertanto, ove divenga impossibile l'avveramento di tale condizione - come nel caso di annullamento del concordato - l'atto dispositivo non acquista efficacia ed il bene rimane nella disponibilità del curatore del fallimento (riaperto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Aprile 1992, n. 5147.