TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. I - Della chiusura del fallimento

Art. 122

Concorso dei vecchi e nuovi creditori
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. I creditori concorrono alle nuove ripartizioni per le somme loro dovute al momento della riapertura, dedotto quanto hanno percepito nelle precedenti ripartizioni, salve in ogni caso le cause legittime di prelazione.

II. Restano ferme le precedenti statuizioni a norma del Capo V. (1)

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(1) Comma sostituito dall’art. 112 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Riapertura – Debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale – Ammissione al passivo – Esclusione.
La riapertura del fallimento (nella specie a seguito di inadempimento del concordato fallimentare) integra una semplice prosecuzione (una "riviviscenza") della procedura originaria, con la conseguenza che il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace rispetto ai creditori anche nella fase successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21846.


Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Prosecuzione e reviviscenza della procedura originaria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze rispetto ai creditori.
La riapertura del fallimento costituisce un fenomeno di reviviscenza, ovvero di prosecuzione nel segno dell’unitarietà, della procedura originaria, atteso che la riapertura prescinde dall’accertamento dell’attuale sussistenza dei presupposti del fallimento, senza che in proposito rilevi la dimensione temporale stabilita dall’art. 10 l.fall., e il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace, ex art. 44 l.fall., rispetto ai creditori anche nella fase successiva, essendo il disposto dell’art. 122 l.fall. riferibile ai soli crediti sorti per l’attività del debitore successiva alla chiusura del suo fallimento, come pure anteriore alla riapertura del medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2017, n. 21219.


Riapertura del fallimento - Risoluzione del concordato - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Reviviscenza della originaria procedura fallimentare - Configurabilità - Risoluzione pronunciata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 relativa a concordato fallimentare omologato anteriormente al d.lgs. n. 5 del 2006 - Disciplina applicabile - Individuazione.
La riapertura del fallimento conseguente alla risoluzione del concordato fallimentare comporta la reviviscenza dell'originaria procedura concorsuale, e non una nuova, autonoma procedura. Ne consegue che ove tale risoluzione, benché pronunciata successivamente all'entrata in vigore dei d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, riguardi un concordato fallimentare omologato anteriormente ad essi, si producono gli effetti di cui agli artt. 122 e 123 legge fall., nei rispettivi testi previgenti, ed al fallimento riaperto, in quanto nuova fase di una procedura che era stata definita secondo la legge anteriore, continuano ad applicarsi le norme preesistenti, atteso il chiaro tenore testuale dell'art. 22 del citato d.lgs. n. 169 del 2007. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2013, n. 8427.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Effetti - Dichiarazione di fallimento consecutiva - Irretrattabilità delle somme riscosse dai creditori nella procedura di concordato preventivo - Assolutezza - Esclusione - Pagamenti attuati in violazione delle cause legittime di prelazione - Estraneità alle finalità del concordato - Sussistenza - Fattispecie. .
In materia di risoluzione del concordato preventivo, si applica il principio per cui gli obblighi di restituzione posti dall'art.140 legge fall. (dettato in materia di concordato fallimentare) a carico dei creditori costituiscono un effetto ordinario della apertura del fallimento consecutivo ogni qual volta non vi sia stata salvezza, nei pagamenti attuati in costanza della procedura concorsuale minore, delle cause legittime di prelazione. (Nella fattispecie la S.C. ha confermato la pronuncia dei giudici di merito che, sul presupposto che alla banca creditrice chirografaria era stato effettuato un pagamento senza che prima fosse soddisfatto il credito privilegiato dell'I.N.P.S.,avevano condannato il creditore "accipiens" alla restituzione in favore del fallimento di quanto riscosso, negando inoltre ogni rilievo di natura pregiudiziale alla valutazione dell'insieme dell'attivo ovvero delle prospettive della liquidazione fallimentare,essendo la predetta esigenza di recupero delle somme versate in violazione della "par condicio creditorum" diretta conseguenza della risoluzione ai sensi dell'art.186 legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Agosto 2007, n. 17059.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Riapertura del fallimento - Risoluzione del concordato - Effetti - Ammissione al passivo - Relative decisioni - Immodificabilità.
La procedura concorsuale, nelle sue diverse fasi dell'apertura, della chiusura e della riapertura del fallimento, conserva carattere di unitarieta ; talche annullamento e risoluzione del concordato vanno considerati quali mezzi di tutela dei creditori, i quali tendono a riaprire il fallimento gia chiuso, senza tuttavia escludere le conseguenze favorevoli del concordato medesimo. Ne consegue che, in caso di riapertura, restano immodificabili le statuizioni sull'ammissione dei crediti al passivo, intervenute prima della chiusura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 1974, n. 3769.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione parziale.
L'art 66 n 5 della legge 30 aprile 1969 n 153 che stabilisce il nuovo ordine dei privilegi, non può essere applicato nella procedura fallimentare quando, in forza di provvedimento definitivo ed esecutivo di riparto parziale , anteriore alla legge stessa, formato in base all'ordine dei privilegi allora esistente, siano state assegnate ai creditori le somme realizzate, perchè il predetto procedimento avente contenuto decisorio e carattere giurisdizionale, se non ritualmente impugnato, acquista carattere di definitivita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Luglio 1973, n. 2035.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Riapertura del fallimento - Risoluzione del concordato - Statuizioni sull'ammissione dei crediti al passivo - Immodificabilità - Conseguenze in tema di cancellazione della trascrizione del pignoramento immobiliare anteriore all'iscrizione ipotecaria eseguita da altro creditore.
Nel caso di riapertura del fallimento a seguito di risoluzione del concordato restano immodificabili le statuizioni sull'ammissione dei crediti al passivo, intervenute prima della chiusura del fallimento. Di conseguenza la cancellazione della trascrizione del pignoramento immobiliare, la cui anteriorità - rispetto all'iscrizione di ipoteca invocata dal creditore del fallito a sostegno della sua domanda di insinuazione con prelazione - abbia determinato a norma dell'art 2916 cod civ la pronunzia di inefficacia dell'ipoteca che assista un credito da insinuare, non puo esser fatta valere dopo la riapertura del fallimento per ottenere l'ammissione dello stesso credito al passivo, come credito assistito da prelazione ipotecaria. In detta ipotesi gli effetti della trascrizione del pignoramento immobiliare gia eseguita alla data di dichiarazione del fallimento, una volta verificatisi a favore di tutti i creditori in conseguenza del subentro del curatore nella procedura eseguita siti in favore dei creditori stessi, e non possono venir meno con la cancellazione del pignoramento per l'avvenuto soddisfacimento del diritto del creditore procedente. Fra tali effetti rientra quello dell'inefficacia dell'ipoteca giudiziale iscritta posteriormente che, accertato con sentenza passata in giudicato emessa in Sede di opposizione allo stato passivo, puo essere modificato, ove ne ricorrano i presupposti, con il solo rimedio della revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1973, n. 715.


Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione parziale.
L'art 66 n 5 della legge 30 aprile 1969 n 153, nello stabilire il nuovo ordine dei privilegi, dispone che le norme dettate si applicano anche se il privilegio che esso regola e stato fatto valere anteriormente all'entrata in vigore della nuova legge, purchè la procedura sia ancora in corso in tale momento. L'applicazione dello ius superveniens nel corso del processo trova peraltro un limite insuperabile non soltanto nel c.d. giudicato esterno , ma anche nel giudicato interno formatosi a seguito di preclusioni. Pertanto, il nuovo ordine di privilegi non può ricevere applicazione allorquando nella procedura fallimentare, in base a provvedimento definitivo ed esecutivo di riparto parziale anteriore alla legge citata, formato in base all'ordine di privilegi all'epoca vigenti, siano state assegnate e pagate ai creditori le somme realizzate, poiche detto provvedimento - come risulta dall'art 114 (possibilita di recupero delle somme pagate ai creditori solo in caso di revocazione) e 122 della legge fallimentare (divieto di concorso dei creditori per le somme gia percepite nelle precedenti ripartizioni) - da luogo ad una reclusione e ad un giudicato interno alla procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 28 Febbraio 1972, n. 601.