TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. I - Della chiusura del fallimento

Art. 121

Casi di riapertura del fallimento
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Nei casi preveduti dai nn. 3 e 4 dell’articolo 118, il tribunale, entro cinque anni dal decreto di chiusura, su istanza del debitore o di qualunque creditore, può ordinare che il Fallimento già chiuso sia riaperto, quando risulta che nel patrimonio del fallito esistano attività in misura tale da rendere utile il provvedimento o quando il fallito offre garanzia di pagare almeno il dieci per cento ai creditori vecchi e nuovi.

II. Il tribunale, con sentenza in camera di consiglio, se accoglie l’istanza:

1) richiama in ufficio il giudice delegato ed il curatore o li nomina di nuovo;

2) stabilisce i termini previsti dai numeri 4) e 5) del secondo comma dell’articolo 16, eventualmente abbreviandoli non oltre la metà; i creditori già ammessi al passivo nel fallimento chiuso possono chiedere la conferma del provvedimento di ammissione salvo che intendano insinuare al passivo ulteriori interessi.

III. La sentenza può essere reclamata a norma dell’art. 18. (1)

IV. La sentenza è pubblicata a norma dell’art. 17.

V. Il giudice delegato nomina il comitato dei creditori, tenendo conto nella scelta anche dei nuovi creditori.

VI. Per le altre operazioni si seguono le norme stabilite nei capi precedenti.

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(1) Comma modificato dall’art. 9 del d.lgs. D. Lgs. 12 settembre 2007. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Prosecuzione e reviviscenza della procedura originaria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze rispetto ai creditori.
La riapertura del fallimento costituisce un fenomeno di reviviscenza, ovvero di prosecuzione nel segno dell’unitarietà, della procedura originaria, atteso che la riapertura prescinde dall’accertamento dell’attuale sussistenza dei presupposti del fallimento, senza che in proposito rilevi la dimensione temporale stabilita dall’art. 10 l.fall., e il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace, ex art. 44 l.fall., rispetto ai creditori anche nella fase successiva, essendo il disposto dell’art. 122 l.fall. riferibile ai soli crediti sorti per l’attività del debitore successiva alla chiusura del suo fallimento, come pure anteriore alla riapertura del medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2017, n. 21219.


Fallimento – Riforma delle procedure concorsuali – Cessazione delle incapacità civili – Applicazione del d.lgs. n.5 del 2006 alle procedure anteriori alla sua entrata in vigore. (12/10/2010).
La chiusura del fallimento determina l’automatica cessazione delle incapacità per tutti i falliti, quale che sia l’epoca dell’apertura della procedura (quindi anche riguardo alle procedure fallimentari anteriori alla riforma intervenuta con il d.lgs. n. 5 del 2006) e quale che sia l’epoca della sua cessazione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Settembre 2010, n. 0.


Fallimento – Iscrizione del decreto di chiusura di fallimento – Cancellazione della sentenza dichiarativa di fallimento – Esclusione. (12/10/2010).
E’ esclusa la cancellazione dell’iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento, non essendo prevista da alcuna norma di legge, contrariamente a quanto stabilito espressamente dall’art. 17 e dall’art. 119, comma 1, legge fallimentare, in tema di iscrizione nel registro delle imprese della sentenza dichiarativa di fallimento e del decreto di chiusura. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Settembre 2010, n. 0.


Fallimento - Chiusura - Istanza di riapertura - Diniego - Reclamo alla corte d'appello - Decreto di conferma del rigetto - Ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
Il decreto con cui la corte d'appello, in sede di reclamo avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza del creditore di riapertura del fallimento, conferma il predetto diniego, non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., poichè tale provvedimento non incide in via sostanziale e definitiva sul diritto del creditore stesso, il quale può riproporre la propria istanza ovvero anche agire in sede ordinaria, con azione di accertamento o di condanna. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 2008, n. 16656.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - In genere - Rigetto dell'istanza per la riapertura del fallimento - Reclamo - Decreto della corte di appello di accoglimento del reclamo proposto dal creditore - Remissione degli atti al tribunale per la dichiarazione di fallimento - Effetti meramente processuali - Ricorribilità in cassazione - Esclusione.
Il decreto camerale, con il quale la corte d'appello, a norma dell'art 22, secondo comma, della legge fall., accoglie il reclamo avverso il decreto del tribunale di rigetto dell'istanza di riapertura del fallimento e dispone la rimessione degli atti al tribunale per la relativa pronuncia, non è autonomamente impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art 111 della Costituzione (che, se proposto, va dichiarato inammissibile), trattandosi di provvedimento non definitivo ma ordinatorio, in quanto produttivo di effetti interinali meramente processuali, che si inserisce in un procedimento complesso il cui momento conclusivo è rappresentato dalla sentenza di riapertura di fallimento, non soggetta a gravame, secondo quanto disposto dall'art. 121 legge fall., ma ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2006, n. 26831.


Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - In genere - Previa comparizione del debitore - Necessità - Notificazione della convocazione in camera di consiglio - Presso domicilio eletto in sede di istruttoria prefallimentare - Esclusione - Fondamento.
Il decreto di chiusura del fallimento produce le conseguenze previste dall'art. 120 legge fall., e cioè la cessazione degli effetti dinamici del procedimento concorsuale, collegati in modo diretto alla sua pendenza, oltre a quelli strumentali. La nomina del difensore e la domiciliazione presso di esso effettuate in sede di istruttoria prefallimentare dall'imprenditore poi fallito e successivamente ritornato "in bonis " a seguito di chiusura della procedura hanno una valenza endoconcorsuale e non possono estendersi al caso, meramente ipotetico, di riapertura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Dicembre 2006, n. 26688.


Riapertura del fallimento - Provvedimento di riapertura - Natura - Sentenza - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Proponibilità.
Il provvedimento con il quale il tribunale, ai sensi dell'art. 121 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, dispone la riapertura del fallimento ha forma e natura sostanziale di sentenza e, come tale, non essendo soggetto a gravame né revocabile, è impugnabile con ricorso per cassazione, a norma dell'art 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Dicembre 2006, n. 26688.


Azione revocatoria ordinaria - Sopravvenuta chiusura del fallimento - Cessazione della materia del contendere - Sussistenza - Fondamento.
La sopravvenuta chiusura del fallimento comporta la cessazione della materia del contendere in ordine all'azione revocatoria ordinaria , esperita dal curatore ai sensi dell'art. 66 legge fall., la quale, non diversamente dalla revocatoria fallimentare, è destinata a produrre effetti non già solo a beneficio di singoli creditori, bensì indistintamente a vantaggio di tutti i creditori ammessi al concorso, con il corollario che il bene del quale il debitore si sia disfatto con l'atto oggetto di revoca è destinato ad essere appreso dalla curatela per poter essere poi sottoposto a vendita forzata nell'interesse della massa; il che non può accadere una volta che la procedura concorsuale si sia definitivamente conclusa (non rilevando, ovviamente, l'eventualità del tutto ipotetica di una successiva riapertura in presenza di una delle condizioni prevedute dall'art. 121 legge fall.), atteso che la chiusura del fallimento comporta la decadenza del curatore dalla sua funzione (art. 120, comma primo, legge fall.) e quindi non solo ne mina alla radice la legittimazione a stare in giudizio nell'interesse dei creditori del fallito (i quali riacquistano il libero esercizio delle azioni individualmente loro spettanti: art. 120 cit., comma secondo), ma impedisce anche ogni prospettiva di apprensione e di messa in vendita, da parte del medesimo curatore, del bene oggetto dell'azione revocatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Ottobre 2005, n. 19443.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Debitore tornato "in bonis" - Riacquisto del potere di amministrare il proprio patrimonio e di esercitare i relativi diritti - Configurabilità - Riapertura del fallimento - Necessità - Esclusione - Conseguenze - IVA - Credito d'imposta anteriore al fallimento - Istanza di rimborso da parte dell'ex fallito - Legittimità

Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Fallimento del contribuente - Chiusura - Effetti - Riacquisto del potere di amministrare il proprio patrimonio e di esercitare i relativi diritti - Configurabilità - Riapertura del fallimento - Necessità - Esclusione - Conseguenze - Credito d'imposta anteriore al fallimento - Istanza di rimborso da parte dell'ex fallito - Legittimità
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Dopo la chiusura del fallimento per i motivi di cui ai numeri 3 e 4 dell'art. 118 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, il debitore tornato "in bonis" riacquista comunque il potere di disporre del proprio patrimonio e di esercitare le azioni relative (anche se concernenti rapporti verso terzi anteriori all'apertura del fallimento), ove non sia stata disposta, per qualsiasi ragione, la riapertura del fallimento; ciò in quanto, nel caso di non integrale soddisfacimento dei creditori in sede concorsuale, l'art. 121 della legge fallimentare non condiziona il detto esercizio, in riferimento ai rapporti giuridici preesistenti al fallimento e comunque residuati alla chiusura, alla previa riapertura del fallimento. Ne consegue che il contribuente, tornato "in bonis", è direttamente legittimato a richiedere all'amministrazione finanziaria il rimborso di un credito di IVA anteriore al fallimento ed in esso ricompreso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 26 Febbraio 2004, n. 3903.


Dichiarazione dei redditi finale da parte del curatore ex art. 10 d.p.R. n. 600 del 1973 - Credito del fallimento per indebita ritenuta sugli interessi - Maturati su deposito bancario intestato al fallimento - Controcredito dell'Amministrazione finanziaria verso l'imprenditore fallito - Compensazione - Esclusione - Ragioni.
A seguito della presentazione della dichiarazione finale dei redditi da parte del curatore, il credito vantato dall'Amministrazione finanziaria nei confronti di un imprenditore fallito, che con la chiusura della procedura ritorna "in bonis", non può essere opposto in compensazione con un debito della stessa Amministrazione verso la "massa dei creditori", sia perché diversi sono i soggetti delle opposte ragioni di dare ed avere, in quanto il credito opposto dall'Erario ha come soggetto passivo l'imprenditore fallito mentre quello fatto valere dal fallimento con la dichiarazione finale è un credito della massa, sia perché - compensando tali opposte ragioni di dare e avere - verrebbero pregiudicati illegittimamente i creditori concorsuali, per la violazione del principio di parità di trattamento (Nella specie la Corte ha negato la possibilità di compensare un credito del Fisco verso l'imprenditore fallito con quello relativo alle ritenute, indebitamente operate dalla banca, sugli interessi maturati sul deposito bancario intestato alla procedura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 01 Luglio 2003.


Sentenza di riapertura - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Proponibilità - Censure di nullità del procedimento per omessa convocazione del debitore e degli altri soggetti tenuti a risentire gli effetti della riapertura - Ammissibilità - Fondamento - Idoneità della pronunzia di riapertura a pregiudicare la posizione del debitore rispetto al provvedimento di chiusura - Conseguenze - Convocazione del debitore - Necessità.
L'esplicita previsione di non impugnabilità della sentenza di riapertura del fallimento , contenuta nell'art. 121 della legge fallimentare, posta in relazione alla qualificazione formale dell'atto e alla sua idoneità a produrre in via definitiva, attesane la non revocabilità, riflessi pregiudizievoli per il debitore e per gli altri soggetti tenuti a risentirne gli effetti, rende ammissibile il ricorso straordinario contro la stessa, a norma dell'art. 111 Cost., derivando inoltre dalla detta idoneità pregiudizievole che i soggetti nei cui confronti la riapertura venga disposta debbano essere, pena la nullità del procedimento, preventivamente informati della relativa istanza e posti in condizione di esercitare il loro diritto di difesa mediante l'instaurazione del contraddittorio , non rilevando, in contrario, la mancanza di una espressa previsione normativa circa l'obbligatoria convocazione dei soggetti sopraindicati, tenuto conto per un verso delle indicazioni della giurisprudenza costituzionale riguardo agli articoli 15 e 147 della stessa legge fallimentare, e per altro verso, direttamente, del diritto di difesa garantito dall'art. 24 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Agosto 1997, n. 8172.


Riapertura del fallimento - Comparizione del debitore - Necessità.
Perché sia legittima la riapertura del fallimento ai sensi dell'art. 121 della legge fallimentare, è necessario che sia stata disposta la comparizione del debitore, in modo da metterlo in condizione di esercitare il diritto di difesa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 1982, n. 1635.


Riapertura del fallimento o nuova dichiarazione di fallimento su iniziativa di creditore munito di titolo anteriore alla precedente dichiarazione di fallimento.
Il provvedimento di chiusura del fallimento per la mancata proposizione nei termini di domande di ammissione al passivo, ai sensi dell'art 118 n 1 del RD 16 marzo 1942 n 267, che sia divenuto definitivo per difetto d'impugnazione, preclude, al creditore munito di titolo anteriore alla dichiarazione di fallimento, tanto la possibilita di conseguire una riapertura del fallimento medesimo, come espressamente previsto dall'art 121 del citato decreto, quanto la possibilita di ottenere una nuova dichiarazione di fallimento in relazione allo stesso dissesto, tenuto conto che i suoi diritti sono stati integralmente coinvolti dalla pregressa procedura concorsuale, e solo in essa erano azionabili. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 1981, n. 1239.


Riapertura del fallimento - Natura - Impugnabilità in Cassazione - Soggetti legittimati - Termine - Decorrenza.
Il provvedimento con il quale il tribunale, ai sensi dell'art 121 del RD 16 marzo 1942 n 267, dispone la riapertura del fallimento, ha Forma e natura sostanziale di sentenza, e, come tale, non essendo ne soggetto a gravame ne revocabile, e impugnabile con ricorso per Cassazione , a norma dell'art 111 della Costituzione. Questo ricorso, al quale devono ritenersi legittimati non solo i soggetti abilitati all'istanza di riapertura, ma ogni altro interessato, analogamente a quanto previsto dall'art 18 del citato decreto in tema di opposizione alla dichiarazione di fallimento, va proposto nel termine di sessanta giorni con decorso dalla pubblicazione per affissione della sentenza di riapertura (terzo comma del menzionato art 121, in relazione allo art 17 della stessa legge). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 Ottobre 1978, n. 4509.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Chiusura del fallimento - Configurabilità - Esclusione.
Qualora la sentenza dichiarativa del fallimento, in esito al giudizio di opposizione, venga dichiarata nulla, ovvero revocata, per difetto dei presupposti formali o sostanziali, gli effetti della sentenza medesima vengono travolti ex tunc, e, quindi, non si verifica una ipotesi di chiusura del fallimento, la quale presuppone la validita della sua dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Marzo 1977, n. 1221.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Riapertura del fallimento - Risoluzione del concordato - Effetti - Ammissione al passivo - Relative decisioni - Immodificabilità.
La procedura concorsuale, nelle sue diverse fasi dell'apertura, della chiusura e della riapertura del fallimento, conserva carattere di unitarieta ; talche annullamento e risoluzione del concordato vanno considerati quali mezzi di tutela dei creditori, i quali tendono a riaprire il fallimento gia chiuso, senza tuttavia escludere le conseguenze favorevoli del concordato medesimo. Ne consegue che, in caso di riapertura, restano immodificabili le statuizioni sull'ammissione dei crediti al passivo, intervenute prima della chiusura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 1974, n. 3769.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Riapertura del fallimento - Risoluzione del concordato - Statuizioni sull'ammissione dei crediti al passivo - Immodificabilità - Conseguenze in tema di cancellazione della trascrizione del pignoramento immobiliare anteriore all'iscrizione ipotecaria eseguita da altro creditore.
Nel caso di riapertura del fallimento a seguito di risoluzione del concordato restano immodificabili le statuizioni sull'ammissione dei crediti al passivo, intervenute prima della chiusura del fallimento. Di conseguenza la cancellazione della trascrizione del pignoramento immobiliare, la cui anteriorità - rispetto all'iscrizione di ipoteca invocata dal creditore del fallito a sostegno della sua domanda di insinuazione con prelazione - abbia determinato a norma dell'art 2916 cod civ la pronunzia di inefficacia dell'ipoteca che assista un credito da insinuare, non puo esser fatta valere dopo la riapertura del fallimento per ottenere l'ammissione dello stesso credito al passivo, come credito assistito da prelazione ipotecaria. In detta ipotesi gli effetti della trascrizione del pignoramento immobiliare gia eseguita alla data di dichiarazione del fallimento, una volta verificatisi a favore di tutti i creditori in conseguenza del subentro del curatore nella procedura eseguita siti in favore dei creditori stessi, e non possono venir meno con la cancellazione del pignoramento per l'avvenuto soddisfacimento del diritto del creditore procedente. Fra tali effetti rientra quello dell'inefficacia dell'ipoteca giudiziale iscritta posteriormente che, accertato con sentenza passata in giudicato emessa in Sede di opposizione allo stato passivo, puo essere modificato, ove ne ricorrano i presupposti, con il solo rimedio della revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1973, n. 715.


Fallimento - Riapertura del fallimento - Condizione - Portata della locuzione "Quando risulta che nel patrimonio del fallito esistano attività" - Sopravvenienza o scoperta di nuovi cespiti precedentemente sconosciuti

Riapertura del fallimento - Condizioni - Scoperta o sopravvenienza di nuovi cespiti - Offerta di soddisfare tutti i creditori nella misura del dieci per cento - Autonomia delle due ipotesi

Fallimento - Riapertura del fallimento - Di società di persone - Condizioni - Sussistenza di ulteriori attività nel patrimonio dei soci a responsabilità illimitata

Riapertura del fallimento - Provvedimento - Natura di sentenza

Riapertura del fallimento - Ricorribilità per Cassazione

Fallimento - Società - In genere - Chiusura del fallimento - Estinzione della società - Condizioni - Mancata riapertura del fallimento nel termine di cinque anni

Riapertura del fallimento - Ricorso per Cassazione - Provvedimenti dei giudici
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In tema di riapertura del fallimento, con l'espressione 'quando risulta che nel patrimonio del fallito esistano attivita', l'art 121 della legge fallimentare ha voluto riassumere le due ipotesi della sopravvenienza di nuove attivita e della scoperta di attivita gia esistenti ma in precedenza ignorate, ipotesi che, nella legislazione anteriore, erano tenute distinte, dando luogo rispettivamente alla riapertura del fallimento   (art 815 cod comm) ed alla 'revocazione' della sentenza che aveva dichiarato la cessazione del fallimento (art 818 cod comm). Anche la scoperta di attivita prima ignorate realizza quindi l'ipotesi prevista dall'art 121 legge fallimentarè e certo, tuttavia, che la riapertura del fallimento non puo essere in alcun caso ordinata in base a diversa valutazione della stessa situazione di fatto che ha determinato la chiusura del fallimento, ma occorre che l'esistenza delle attivita sia stata ignorata al momento della chiusura del fallimento e la loro scoperta sia avvenuta in un momento successivo. (massima ufficiale)

Rettamente interpretando l'art 121 della legge fallimentare, deve ritenersi che esso contempla due ipotesi diverse nelle quali e ammessa la riapertura del fallimento, e cioe che il fallito offra di pagare almeno il dieci per cento ai creditori vecchi e nuovi, oppure che risulti la esistenza di attivita   in misura tale da rendere utile il provvedimento di riapertura. Le due ipotesi devono essere tenute distinte l'una dall'altra, potendosi verificare dei casi in cui puo ritenersi utile la riapertura della procedura concorsuale anche se non vi sia possibilita di pagare almeno il dieci per cento a tutti i creditori  , compresi i chirografari. Non occorre, infatti, che la utilita di cui alla seconda ipotesi sia considerata in confronto di tutti i creditori, compresi i chirografari, essendo, invece, sufficiente che essa nel caso concreto si verifichi nei confronti di alcuni dei creditori stessi. (massima ufficiale)

Se, in tema di fallimento di societa con soci a responsabilita illimitata   (societa di fatto), i creditori sociali non soddisfatti hanno diritto a partecipare alla ripartizione dell'attivo del singolo socio, ne consegue necessariamente che la condizione prevista dall'art 121 legge fallimentare per la riapertura del fallimento della societa (utilita della riapertura, con evidente riferimento ad una ulteriore possibilita di ripartizione dell'attivo) deve intendersi verificata anche quando le attivita ulteriori esistono nel patrimonio personale di un socio illimitatamente responsabile, perche su quelle attivita hanno possibilita di soddisfarsi i creditori sociali (insinuati di diritto anche al passivo del fallimento personale del socio), il che concreta l'utilita per la riapertura del fallimento delle societa. (massima ufficiale)

Il provvedimento di riapertura del fallimento (art 121 legge fallimentare) ha indubbiamente carattere decisorio, ha cioe natura e contenuto di sentenza anche in senso sostanzialè esso non e modificabile ne revocabile (ed e quindi atto ad acquistare efficacia di giudicato) e costituisce Esercizio di giurisdizione contenziosà ed e tale che una sua ipotetica ingiustizia avrebbe per effetto (ove non fosse ammesso il ricorso per Cassazione   ex art 111 Costituzione) un danno irreparabile per il debitore, condotto di nuovo, per effetto della riapertura del fallimento, a quello status di minorata capacita che e proprio del fallito. (massima ufficiale)

Contro la sentenza che ordina la riapertura del fallimento ex art 121 della legge fallimentare, sentenza non soggetta ad alcun altro mezzo di impugnazione, e ammissibile il ricorso per Cassazione   ai sensi dell'art 111 della Costituzione. (massima ufficiale)

Trasportando i principi che regolano la liquidazione e l'Estinzione delle societa nel campo della procedura di fallimento, deve ritenersi che in tanto la chiusura del fallimento di una societa produce la Estinzione della societa   stessa in quanto essa rimanga definitiva, e non si verifichino, invece, le condizioni che autorizzano la riapertura della procedura. Lungi dal parlare di una riapertura impossibile, per avvenuta definitiva Estinzione del soggetto passivo del fallimento, deve invece ritenersi che l'Estinzione della societa, a seguito del decreto di chiusura, e sottoposta alla condicio iuris che il fallimento non venga riaperto entro il termine di cinque anni a tale scopo fissato dall'art 121 legge fallimentare perche, nel caso di riapertura, l'Estinzione deve ritenersi non avvenuta. Non osta, pertanto, alla riapertura del fallimento di una societa il principio secondo il quale la società si estingue con la chiusura della procedura fallimentare. (massima ufficiale)

Quando il legislatore ha attribuito ad un provvedimento la Forma solenne della sentenza, cioe la Forma propria dei provvedimenti di natura decisoria, non e possibile indagare il carattere sostanziale del provvedimento stesso, allo scopo di escludere quella suprema garanzia giurisdizionale del ricorso per Cassazione   che l'art 111 della Costituzione ha inteso assicurare alle parti. (applicazione in tema di sentenza di riapertura del fallimento, ex art 121 legge fallimentare). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 1962, n. 696.


Fallimento - Riapertura del fallimento - Condizione - Portata della locuzione "Quando risulta che nel patrimonio del fallito esistano attività" - Sopravvenienza o scoperta di nuovi cespiti precedentemente sconosciuti.
In tema di riapertura del fallimento, con l'espressione 'quando risulta che nel patrimonio del fallito esistano attivita', l'art 121 della legge fallimentare ha voluto riassumere le due ipotesi della sopravvenienza di nuove attivita e della scoperta di attivita gia esistenti ma in precedenza ignorate, ipotesi che, nella legislazione anteriore, erano tenute distinte, dando luogo rispettivamente alla riapertura del fallimento   (art 815 cod comm) ed alla 'revocazione' della sentenza che aveva dichiarato la cessazione del fallimento (art 818 cod comm). Anche la scoperta di attivita prima ignorate realizza quindi l'ipotesi prevista dall'art 121 legge fallimentarè e certo, tuttavia, che la riapertura del fallimento non puo essere in alcun caso ordinata in base a diversa valutazione della stessa situazione di fatto che ha determinato la chiusura del fallimento, ma occorre che l'esistenza delle attivita sia stata ignorata al momento della chiusura del fallimento e la loro scoperta sia avvenuta in un momento successivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 1962.