TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. II - Del concordato

Art. 124

Proposta di concordato
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La proposta di concordato può essere presentata da uno o più creditori o da un terzo, anche prima del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, purché sia stata tenuta la contabilità ed i dati risultanti da essa e le altre notizie disponibili consentano al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori del fallito da sottoporre all’approvazione del giudice delegato. Essa non può essere presentata dal fallito, da società cui egli partecipi o da società sottoposte a comune controllo, se non dopo il decorso di un anno dalla dichiarazione di fallimento e purché non siano decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo. (1)

II. La proposta può prevedere:

a) la suddivisione dei creditori in classi, secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei;

b) trattamenti differenziati fra creditori appartenenti a classi diverse, indicando le ragioni dei trattamenti differenziati dei medesimi;

c) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito.

III. La proposta può prevedere che i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purchè il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, terzo comma, lett. d) designato dal tribunale. Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l'effetto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione. (2)

IV. La proposta presentata da uno o più creditori o da un terzo può prevedere la cessione, oltre che dei beni compresi nell’attivo fallimentare, anche delle azioni di pertinenza della massa, purché autorizzate dal giudice delegato, con specifica indicazione dell’oggetto e del fondamento della pretesa. Il proponente può limitare gli impegni assunti con il concordato ai soli creditori ammessi al passivo, anche provvisoriamente, e a quelli che hanno proposto opposizione allo stato passivo o domanda di ammissione tardiva al tempo della proposta. In tale caso, verso gli altri creditori continua a rispondere il fallito, fermo quanto disposto dagli articoli 142 e seguenti in caso di esdebitazione. (3)

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(1) Comma sostituito dall’art. 9 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(2) Comma sostituito dall’art. 9 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(3) Comma modificato dall’art. 9 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
Le modifiche (1), (2) e (3) si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Concordato fallimentare – Trattamento dei creditori privilegiati – Falcidia del credito Inps – Ammissibilità.
Nell’ambito del concordato fallimentare non trova applicazione l’istituto della transazione fiscale, mentre l’unica norma che disciplina il trattamento da riservare ai creditori privilegiati è l’art. 124 co. 3 l.f., sicchè non vi sono preclusioni di sorta al pagamento parziale dell’Iva e dei crediti previdenziali. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Genova, 28 Giugno 2017.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Curatore che agisca in giudizio per recuperare una somma dovuta al fallito - Stessa posizione sostanziale e processuale del fallito - Conseguenze in tema di eccezione dei terzi e di applicabilità dell’art. 2704 c.c. - Assimilabilità dell’assuntore del concordato fallimentare al curatore - Sussistenza.
Il curatore fallimentare che agisca giudizialmente per ottenere il pagamento di una somma già dovuta al fallito esercita un’azione rinvenuta nel patrimonio di quest’ultimo, collocandosi nella medesima sua posizione, sostanziale e processuale, sicchè il terzo convenuto in giudizio dal curatore può legittimamente opporgli tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all’imprenditore fallito, comprese le prove documentali e senza i limiti di cui all’art. 2704 c.c. Ne deriva che, in caso di chiusura del fallimento per concordato fallimentare, l’assuntore che prosegua o intraprenda analoghe iniziative giudiziarie verso il terzo viene a trovarsi nella medesima posizione processuale che aveva o avrebbe avuto il curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2017, n. 13762.


Concordato fallimentare - Omologazione - Opposizione - Interesse ad agire - Accertamento in concreto - Minore convenienza rispetto al fallimento.
Nel concordato fallimentare, la valutazione dell'interesse di cui all'art. 129 legge fall., necessario ai fini della legittimazione all'opposizione, implica un accertamento in concreto e suppone che sia dedotta l'incidenza negativa del concordato, rispetto al fallimento, sulla situazione giuridica di cui l'opponente è titolare; l'opponente, come del resto il creditore dissenziente, deve, infatti, avere una ragione oggettiva per opporsi al concordato, dovendo egli quantomeno allegare uno svantaggio per la posizione sostanziale, derivante dalla soluzione concordataria e non, invece, dal fallimento.

Nel caso di specie, è stata cassata la decisione della corte di merito nella parte in cui ha ritenuto l'azionista di per sé legittimato a opporsi all'omologazione del concordato fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Riconoscimento degli interessi - Valutazione del giudice sulla equivalenza rispetto al pagamento in denaro integrale e immediato.
Il pagamento dilazionato importa comunque un sacrificio per i creditori muniti di privilegio, a fronte del quale, per quanto la dilazione di pagamento sia accompagnata dal decorso degli interessi di legge, non può il giudice sostituirsi al creditore al fine di vagliare la equivalenza rispetto al soddisfacimento derivante dal pagamento in danaro, integrale e immediato, del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Relazione giurata del professionista - Ambito di rilevanza - Limiti.
La relazione giurata del professionista designato dal tribunale è funzionale alla verifica di un valore che consenta di determinare la misura di soddisfazione del credito presumibilmente realizzabile in caso di liquidazione dei beni e dei diritti, quale limite minimo suscettibile di essere previsto nella proposta di concordato.

Essa non assume alcuna rilevanza quando il proponente abbia confezionato la proposta prevedendo il pagamento del credito in conformità del titolo ma con semplice dilazione. In tal caso, la misura del soddisfacimento non è legata al valore dei beni o dei diritti suscettibili di liquidazione, ma molto più semplicemente all'incidenza del decorso del tempo, per cui ogni valutazione al riguardo, in vista del successivo computo delle maggioranze, può essere effettuata dagli organi della procedura.

Il pagamento integrale ma rateizzato, anche se accompagnato dalla corresponsione degli interessi, comportando un sacrificio della posizione del creditore privilegiato, giustifica  la necessità di garantire la sua partecipazione al voto; non giustifica invece, per difetto di ratio, la necessità di acquisire la relazione del professionista cui fa riferimento l'art. 124, terzo comma, della legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato fallimentare - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale - Partecipazione al voto per la perdita conseguente alla dilazione - Estensione all’intero credito privilegiato - Esclusione.
Anche in materia di concordato fallimentare, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, per cui l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura fallimentare equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione del ritardo, rispetto ai tempi ordinari del fallimento, con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti; ne deriva che, una volta determinata in misura percentuale l'entità di tale perdita, la partecipazione al voto dei creditori privilegiati, ai sensi dell'art. 124, quarto comma, legge fall., resta determinata entro la detta misura e non si estende all'intero credito munito di rango privilegiato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato fallimentare - Natura contrattuale - Natura pubblicistica - Assimilazione alla proposta contrattuale - Esclusione.
Il concordato fallimentare ha natura pubblicistica, in quanto valorizza aspetti di interesse generale alla composizione del dissesto; inoltre, gli effetti del concordato non derivano dalla convenzione fra le parti a contenuto remissorio o liberatorio, ma dalla legge che attribuisce alla omologazione l'effetto di sovrapporsi agli accordi che ne costituiscono solo il presupposto e che in esso sono trasfusi e assorbiti. Per tali ragioni, la proposta di concordato fallimentare non è assimilabile alla proposta contrattuale, tanto è vero che va trasfusa in un atto giudiziale ed è sottoposta al vaglio degli organi fallimentari, con la conseguenza che ad essa non possono applicarsi le norme del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Cessione della proposta - Opponibilità alla massa dei creditori che abbia già espresso il consenso alla proposta formulata dal cedente - Esclusione.
Escludendo l'assimilazione del concordato fallimentare al contratto, deve negarsi l'applicabilità allo stesso della disciplina della cessione di cui all'articolo 1406 c.c., contratto, questo, che non è opponibile alla massa dei creditori che abbia già espresso il consenso alla proposta formulata da altro soggetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Efficacia - Scadenza dei termini per l'opposizione all'omologazione - Esaurimento delle impugnazioni di cui all'articolo 129 l.f. - Revoca della proposta - Ammissibilità - Termine.
Poiché la proposta di concordato fallimentare diviene efficace dal momento in cui scadono i termini per opporsi all'omologazione o dal momento in cui si esauriscono le impugnazioni previste dall'articolo 129 legge fall., si deve ritenere che la proposta possa essere revocata sino a che il decreto di omologazione non sia divenuto definitivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Concordato fallimentare - Modifica del proponente - Modifica successiva all'inizio della fase di omologazione - Revoca della proposta - Sottoposizione ai creditori della proposta a nome del cessionario.
La cessione della proposta di concordato comporta modifica del soggetto proponente e, ove effettuata dopo l'inizio della fase di omologazione, la stessa va interpretata quale revoca della proposta, con la conseguenza che la proposta concordataria a nome della cessionaria deve essere di nuovo sottoposta all'approvazione dei creditori ai sensi degli articoli 124 e seguenti legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 18 Gennaio 2016.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso da parte dell'assuntore - Chiusura del fallimento - Legittimazione dell'assuntore a rinunciare al ricorso per cassazione proposto dalla curatela - Esclusione.
Qualora il concordato fallimentare con assunzione preveda la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento conseguente alla definitività del provvedimento di omologazione determina una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso regolata dall'art. 111 c.p.c., sicché quest'ultimo, pur potendo intervenire nel giudizio pendente dinanzi alla Corte di cassazione, ma non come parte necessaria né in sostituzione del curatore fallimentare, non è tuttavia legittimato a rinunciare al ricorso già proposto dalla curatela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2015, n. 17339.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Concordato fallimentare - Creditori estranei al fallimento - Divieto di azioni esecutive ex art. 51 legge fall. - Permanenza - Limiti..
In tema di procedure concorsuali, il divieto di azioni esecutive per i creditori anteriori al fallimento sancito dall'art. 51 legge fall. permane, anche per quelli rimasti ad esso estranei, fino all'esecuzione (o risoluzione o annullamento) del concordato fallimentare il cui provvedimento di omologazione sia stato regolarmente trascritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11027.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Patti del concordato - Sentenza di omologazione - Interpretazione da parte del giudice di merito - Incensurabilità in cassazione..
In tema di concordato fallimentare, spetta al giudice del merito, la cui valutazione è incensurabile in sede di legittimità se immune da vizi logici e giuridici, interpretarne i patti e la relativa sentenza di omologazione al fine di stabilire se il terzo ivi intervenuto rivesta la qualità di semplice fideiussore oppure quella di assuntore degli obblighi concordatari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11027.


Concordato fallimentare - Transazione fiscale - Inapplicabilità.

Concordato fallimentare - Attivo costituito esclusivamente da denaro - Mancato deposito della relazione di cui all'articolo 124, comma 3, L.F. - Irrilevanza.
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Nell’ambito della disciplina del concordato fallimentare, non è previsto l’istituto della transazione fiscale di cui all’art. 182 ter L.F., con la conseguenza che l’unica norma di riferimento in relazione al trattamento da riservare ai creditori privilegiati rimane quella dell’art. 124, comma 3, L.F., il quale pone come limite esclusivo alla falcidia la soddisfazione in misura non inferiore, in ragione della collocazione preferenziale, a quella realizzabile in caso di liquidazione dei beni su cui sussiste la causa di prelazione. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)

Ove, nell'ambito del concordato fallimentare, l'attivo sia costituito esclusivamente da denaro, diviene irrilevante il mancato deposito della relazione di cui all'articolo 124, comma 3, L.F. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 16 Aprile 2013.


Decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 - Riconoscimento del privilegio ai crediti ammessi al passivo in via chirografaria - Mancata proposizione di opposizione ex articolo 98 l.f. e di domanda tardiva - Proposta di concordato che limita gli impegni assunti ai soli crediti ammessi al passivo - Legittimazione all'opposizione dell’agente per la riscossione dei tributi - Infondatezza..
I titolari di crediti privilegiati ammessi al passivo fallimentare in data anteriore all'entrata in vigore dell'articolo 23, comma 37, del decreto legge 6 luglio 2011, hanno l'onere, al fine di ottenere il riconoscimento del privilegio introdotto dalla citata normativa, di proporre l'impugnazione prevista dall'articolo 98, comma 3, legge fallimentare; in mancanza di tale iniziativa o della proposizione di una domanda tardiva, essi non potranno validamente opporsi alla omologazione della proposta di concordato fallimentare nella quale il proponente si sia avvalso della facoltà di limitare gli impegni assunti ai soli creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pinerolo, 23 Luglio 2012.


Amministrazione straordinaria – Concordato – Nomina dell’esperto ex art. 124, comma 3, l.f. – Competenza dell’autorità amministrativa..
In sede di concordato nella liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell’art. 214 l. fall. – applicabile, in quanto espressamente richiamato dall’8, comma terzo, d.l. n. 70/2011, anche alle procedure di amministrazione straordinaria aperte sotto la vigenza della l. n.95/1979 - la designazione dell’esperto estimatore incaricato di redigere la relazione di cui all’art. 124, comma terzo, l. fall. rientra nella competenza dell’Autorità amministrativa che vigila sulla procedura. Tale relazione, infatti, è sostanzialmente prodromica alla presentazione della proposta di concordato, la quale è rimessa all’autorizzazione della stessa Autorità di vigilanza, sicché è da ritenersi sistematicamente coerente che vi sia piena coincidenza tra l’Autorità amministrativa che autorizza la proposta di concordato e quella che nomina l’esperto estimatore. (Bruno Inzitari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 14 Giugno 2012.


Concordato fallimentare - Creditori privilegiati - Soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile - Omesso deposito della relazione giurata del professionista - Assenza di opposizioni - Valutazione in ordine alle alternative praticabili - Opposizione - Necessità..
Ai sensi dell'art. 124, comma 3, legge fallimentare, nel caso in cui i creditori privilegiati non vengano soddisfatti integralmente, quand'anche in misura non inferiore a quella realizzabile sul ricavato in caso di liquidazione, la proposta di concordato fallimentare sarebbe inammissibile se non venisse depositata la relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art 67, terzo comma, lett. D) designato dal tribunale. Il tribunale, tuttavia, pur in presenza di tale vizio di ammissibilità della domanda concordataria, in assenza di opposizioni da parte dei creditori dissenzienti o di terzi, dovrà procedere all'omologazione; la mancata presentazione della relazione giurata può infatti essere presa in considerazione soltanto nell'ambito della valutazione, demandata al giudice dall'art. 129, legge fallimentare, in ordine alla praticabilità di alternative idonee ad assicurare una percentuale più elevata di soddisfazione dei crediti quando la proposta sia stata approvata con il dissenso di una o più classi di creditori e risultino le conseguenti opposizioni dei creditori dissenzienti. È solo in quest'ultima ipotesi che il tribunale è tenuto ad effettuare un controllo di legalità più incisivo. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato fallimentare - Assenza di opposizioni alla omologazione - Potere del tribunale di valutare la convenienza della proposta - Esclusione - Requisito della meritevolezza - Rilevanza..
In assenza di opposizioni all'omologazione del concordato fallimentare, al tribunale è sottratto qualsiasi potere di indagare sulla convenienza della proposta, essendo rimessa ogni valutazione di merito all'esclusivo giudizio dei creditori concorrenti e ciò anche nel caso in cui, in relazione all'incapienza dell'attivo, sia stata prevista soltanto una soddisfazione parziale dei creditori privilegiati ammessi al passivo, configurandosi invero la proposta concordataria totalmente remissoria per il creditori chirografari. L'unico limite infatti che incontra oggi la proposta di concordato fallimentare è quello della meritevolezza della tutela del modello negoziale proposto, in base al principio generale fissato dall'art 1322 cod. civ.; meritevolezza che può considerarsi certamente rispettata quando i creditori accettino il pagamento parziale del loro credito privilegiato, rinunziando alla parte retrocessa a chirografo, essendo, nel nostro ordinamento, ammessa la rinunzia del credito ai sensi dell'art. 1236 cod. civ. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato fallimentare – Criteri di formazione delle classi – Distinzione tra correttezza dei criteri di aggregazione e rispetto dei criteri tecnico giuridici a pena di inammissibilità – Rilievo del giudice delegato..
Il principio secondo il quale, nel concordato fallimentare, le classi possono comprendere soltanto i creditori chirografari ab origine o quelli privilegiati che, non trovando soddisfazione totale o parziale nella liquidazione dei beni sui quali il privilegio insiste, degradano in toto o in parte al chirografo, non attiene al profilo della correttezza dei criteri di aggregazione dei creditori nelle singole classi (omogeneità di posizione giuridica ed interesse economico) bensì ad aspetti tecnico-giuridici che vanno rispettati a pena di inammissibilità della proposta e che, come tali, possono essere rilevati dal giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2012.


Concordato fallimentare – Accertamento dell’esistenza della condizione di ammissibilità della proposta ai sensi dell’articolo 124, comma 3, l.f. – Valorizzazione dell’accorciamento dei tempi di soddisfazione dei creditori – Inammissibilità..
La valorizzazione monetaria dell’accorciamento dei tempi di soddisfazione dei creditori (dipendente dall’incertezza dei tempi per la liquidazione fallimentare) non è consentita allo scopo di accertare l’esistenza della condizione di ammissibilità della proposta di concordato fallimentare prevista dall’articolo 124, comma 3, legge fallimentare, della soddisfazione dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca in misura non inferiore a quella realizzabile dal fallimento. Del vantaggio derivante dall’accorciamento dei tempi è, invece, possibile tener conto ai fini del giudizio di convenienza che, traducendosi in una prognosi riferita alla complessiva posizione della massa dei creditori, meglio si presta ad una valutazione ancorata anche a dati incerti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Attivo fallimentare - Omologazione del concordato - Valutazione dei cespiti da parte del giudice - Contenuto - Finalità - Richiamo alla perizia allegata alla proposta concordataria - Ammissibilità - Stima inferiore a quella di C.T.U. - Irrilevanza - Condizioni.
In tema di concordato fallimentare, la valutazione dei cespiti costituenti l'attivo fallimentare, demandata al giudice in sede di omologazione, non ha ad oggetto l'accertamento della convenienza della proposta, ma il controllo in ordine alla legittimità della procedura, sotto il profilo dell'osservanza degli adempimenti prescritti e della correttezza dell'informazione fornita ai creditori attraverso la relazione giurata ed i pareri richiesti dall'art. 125 legge fall., nonché la verifica delle condizioni approvate, nei limiti imposti dalla finalità di assicurare un ragionevole equilibrio tra la soddisfazione delle pretese dei creditori e la salvaguardia dei diritti del debitore. Tale equilibrio non può ritenersi compromesso dalla mera inferiorità della stima compiuta dall'esperto rispetto a quella effettuata dal c.t.u., quando il giudice tenga conto delle effettive possibilità di realizzo del valore del compendio immobiliare in caso di vendita forzata, in ossequio al disposto dell'art. 124, terzo comma, legge fall., secondo il quale il valore di mercato dei cespiti o dei crediti acquisiti all'attivo costituisce null'altro che un riferimento ai fini della determinazione di quanto sarebbe possibile ricavare dalla vendita, utile a consentire ai creditori, in sede di approvazione del concordato, e al giudice, in sede di omologazione, una valutazione in ordine alle possibilità di soddisfazione dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Relazione giurata ex art. 124, terzo comma, legge fall. - Omologazione - Mancanza - Deducibilità - Limiti - Poteri di valutazione dei beni da parte del tribunale - Ambito.
In tema di concordato fallimentare, nella specie proposto da un terzo, la mancata proposizione di censure di ordine sostanziale in relazione alla formazione delle classi previste dalla proposta concordataria esclude l'interesse, da parte dei debitori opponenti, a far valere il vizio inerente alla mancata presentazione della relazione giurata di cui all'art. 124, terzo comma, legge fall., attinente alla valutazione dell'immobile del creditore ipotecario per il quale la proposta preveda il soddisfacimento non integrale, risultando che tale soggetto non ha presentato opposizione alla proposta ed ha, anzi, aderito ai pareri esposti dagli organi della procedura ed alla valutazione del cespite compiuta dal tribunale; il predetto vizio, infatti, può essere preso in considerazione soltanto nell'ambito della valutazione, demandata al giudice dall'art. 129, settimo comma, legge fall., in ordine alla praticabilità di alternative idonee ad assicurare una percentuale più elevata di soddisfazione dei crediti e sempre che sia stata approvata la proposta con il dissenso di una o più classi di creditori e risultino opposizioni dei creditori dissenzienti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Concordato fallimentare - Fallimento dichiarato prima della riforma a Procedimento di concordato disciplinato dal rito cd. intermedio - Applicazione dei nuovi principi introdotti dalla riforma alla disciplina del fallimento - Necessità..
Nell'ambito di un procedimento di concordato fallimentare disciplinato dal d.lgs. n. 5/2006 ma relativo ad un fallimento dichiarato in data precedente la riforma, dovranno essere applicate le disposizioni della legge fallimentare implicitamente richiamate dalla disciplina del concordato e rilevanti per la nuova conformazione dell'istituto nella formulazione congruente con quella applicabile a tale procedura; ciò consente di evitare insanabili contraddizioni sistematiche tra un complesso normativo che presuppone ad esempio una certa ripartizione dei ruoli tra gli organi e quindi nuove responsabilità ed un altro basato su principi in buona parte diversi (nella fattispecie, è stata ritenuta applicabile la norma relativa all'obbligo di astensione del componente del comitato dei creditori in conflitto di interessi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Contenuto della proposta - Condizione volontaria unilaterale nell'esclusivo interesse del proponente - Rinuncia - Ammissibilità..
Il principio per cui la condizione volontaria unilaterale, quale elemento accidentale del negozio giuridico finalizzato a tutela dell'interesse di una sola parte, può essere oggetto di rinuncia, espressa o tacita, ad opera di quest'ultima, non solo prima, ma anche dopo il verificarsi dell'evento, senza che la controparte possa ostacolare tale volontà abdicativa, opera anche con riguardo alla proposta di concordato fallimentare, con la conseguenza che, ove il proponente ne abbia risolutivamente condizionato l'efficacia - a tutela di un proprio interesse - all'avverarsi di un evento futuro ed incerto (nella specie, la permanenza dei giudizi in corso nello stato al momento della proposta), l'accettazione di tale proposta non attribuisce ai creditori il potere di far valere gli effetti risolutivi di siffatto azzeramento, in contrasto con la volontà dell'interessato, che vi abbia rinunciato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Proposta del "terzo" - Nozione di terzo come soggetto diverso dai creditori - Esclusione..
Il termine "terzo" utilizzato dall'articolo 124, legge fallimentare, nella formulazione in vigore nel cosiddetto rito intermedio, non ha lo scopo di indicare un proponente diverso dai creditori, come avviene nel primo comma che elenca sia questi ultimi che il terzo come possibile autore della proposta, ma solo quello di escludere la cedibilità delle revocatorie fallito, il quale non può servirsi del fallimento per giovarsi dell'inefficacia che attiene solo i rapporti tra revocando e creditori e della possibilità di limitare i suoi impegni, posto che in tal caso i creditori concorsuali ma non concorrenti resterebbero privi della loro controparte debitrice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Obbligo di formazione delle classi – Esclusione..
Nella formulazione della proposta di concordato fallimentare l'utilizzazione delle classi non è in alcun modo prevista come obbligatoria, bensì come ipotesi meramente alternativa a quella della classica suddivisione dei creditori secondo il rango, privilegiato o chirografario, del credito. Una volta esclusa l'applicazione della disciplina del conflitto di interessi nei casi in cui il conflitto attenga la posizione contrastante dei singoli creditori in quanto tali è, infatti, evidente che l'obbligo delle classi non può derivare dalle diverse situazioni individuali che possono portare a valutazioni variegate sulla proposta, dal momento che dette situazioni sono potenzialmente tante quante sono i creditori e un loro censimento, prima ancora che arbitrario, sarebbe impossibile e comunque porterebbe ad una proliferazione assurda delle classi e alla predisposizione di tante classi quanto sono i creditori, senza considerare che, in assenza di parametri normativi di riferimento, la valutazione del giudice rischierebbe di confinare pericolosamente con una sostanziale discrezionalità. Analoghe considerazioni valgono in relazione al problema dei creditori provvisti di garanzie fornite da terzi, in quanto la loro posizione non è giuridicamente diversa, nel rapporto con il debitore principale insolvente o in crisi, da quella degli altri creditori e muta solo sotto il profilo pratico, così come può avvenire per altri creditori per effetto di situazioni non classificabili e solo indirettamente incise dalla proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - Beni non compresi - Riduzione della capacità lavorativa specifica - Danno patrimoniale - Riconducibilità - Danno da perdita della capacità di guadagno futura - Somme riconosciute a tale titolo - Massa attiva del fallimento - Ricomprensione - Sussistenza - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Azione di risarcimento danni proposta dal curatore fallimentare - Sinistro stradale verificatosi in epoca antecedente la dichiarazione di fallimento - Azione facente parte del patrimonio del fallito - Configurabilità - Identità di posizione processuale - Sussistenza - Concordato fallimentare - Assuntore - Posizione processuale identica a quella del curatore fallimentare.
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La menomazione della capacità lavorativa specifica, configurando un pregiudizio patrimoniale, deve essere ricondotta nell'ambito del danno patrimoniale e non del danno biologico; ne consegue che le somme riconosciute a titolo di danno da perdita della capacità di guadagno futuro, integrando un danno patrimoniale, rientrano nella massa attiva del fallimento e devono essere in questa ricomprese, non potendo essere sussunte nelle fattispecie di cui all'art. 46, primo comma, nn. 1) e 2), della legge fallimentare. (massima ufficiale)

Il curatore del fallimento che proponga domanda giudiziale di risarcimento dei danni conseguenti ad un sinistro stradale verificatosi, in danno del fallito, in epoca antecedente al fallimento, non agisce in sostituzione dei creditori al fine della ricostruzione del patrimonio originario del fallito stesso, e cioè nella veste di terzo, ma esercita un'azione rinvenuta nel patrimonio di quest'ultimo, come suo avente causa, ponendosi, conseguentemente, nella sua stessa posizione sostanziale e processuale; ne consegue che, in caso di chiusura del fallimento per concordato, l'eventuale assuntore del concordato fallimentare che prosegua il giudizio iniziato dal curatore viene a trovarsi nella medesima posizione processuale di quest'ultimo. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 27 Gennaio 2011, n. 1879.


Concordato fallimentare - Clausola limitativa del pagamento dei crediti in prededuzione - Inefficacia..
La clausola contenuta nella proposta di concordato fallimentare, che limitasse con un tetto massimo la pagabilità dei crediti in prededuzione, dovrebbe considerarsi come “non apposta” e, in virtù del generale principio di conservazione degli atti giuridici (in particolare negoziali, qual è sicuramente quello di specie), dovrebbe affermarsi “viziata”, ma non “viziante”. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 09 Dicembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Qualità di successore a titolo particolare del medesimo nella posizione di debitore originario - Condizioni - Avvenuta coeva liberazione del debitore originario - Necessità - Conseguenze - Mancata liberazione del fallito - Legittimazione dell'assuntore a proporre opposizione agli atti esecutivi in relazione ad immobile del debitore originario - Configurabilità - Esclusione. .
All'assuntore del concordato fallimentare può essere attribuita la qualifica di successore a titolo particolare del fallito nella sola ipotesi in cui vi sia stato il suo subingresso nelle singole posizioni debitorie con la contestuale liberazione del debitore originario; in mancanza di detta coeva liberazione, l'assuntore non succede al debitore originario nella titolarità passiva del rapporto obbligatorio, sicché egli, in quanto terzo, non è legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell'art. 617 cod. proc. civ., relativamente a procedura avente ad oggetto l'immobile di proprietà del debitore originario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Novembre 2010, n. 24263.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Proposta - In genere - Pluralità di proposte - Approvazione per silenzio assenso dei creditori - Richiesta di omologazione da parte di uno solo dei proponenti - Legittimità della procedura - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie disciplinata dal d.lgs. n. 5 del 2006. .
La procedura di omologazione del concordato fallimentare effettuata ai sensi dell'art. 128 legge fallimentare - nel testo vigente a seguito del d.lgs. n. 5 del 2006, "ratione temporis" applicabile prima della modifica di cui all'art. 61 della legge n. 69 del 2009 - mediante l'approvazione della pluralità delle proposte presentate dai creditori con il sistema del silenzio-assenso, unico criterio applicabile secondo l'art. 128 sopracitato, deve ritenersi legittima ove solo uno dei proponenti abbia chiesto la successiva omologazione della propria proposta atteso che il Tribunale deve limitarsi alla verifica della regolarità della procedura e dell'esito della votazione mentre, se tutti i soggetti proponenti, che hanno effettuato le proposte approvate, ne domandano l'omologazione, è illegittima la procedura nella quale il tribunale, sostituendosi nell'esercizio di un potere di scelta invece appartenente ai soli creditori, procede all'esame comparativo delle stesse, così omologando una di esse, ritenuta la più conveniente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18621.


Concordato fallimentare – Pagamento non integrale di crediti privilegiati – Incapienza della liquidazione fallimentare attestata dal commissario giudiziale di precedente concordato preventivo – Nomina del professionista di cui all'articolo 124, comma 3, l.f. – Non necessità..
Ove la proposta di concordato fallimentare preveda il pagamento non integrale di crediti privilegiati (nel caso di specie di un solo credito dell'Agenzia delle Entrate), potrà non farsi luogo alla nomina di un professionista che provveda alla redazione della relazione di cui all'articolo 124, comma 3, legge fallimentare, se l'incapienza dei beni per i creditori privilegiati in caso di liquidazione fallimentare sia attestata dalla relazione del commissario giudiziale nominato nell'ambito della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento e che sia in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, comma 3, lettera d), legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 07 Luglio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Proposta di concordato fallimentare - Provvedimento d'inammissibilità del giudice delegato - Reclamo - Decreto del tribunale - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento..
In tema di concordato fallimentare, il decreto con cui il tribunale, nella specie accogliendo il reclamo proposto ex art. 26 della legge fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che abbia dichiarato inammissibile la relativa proposta, dispone la prosecuzione della procedura, non è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., trattandosi, come per l'apertura della procedura di concordato preventivo, di provvedimento ordinatorio privo del carattere di definitività, avendo funzione meramente delibatoria delle condizioni di ammissibilità di detto concordato, le quali restano riesaminabili, senza alcuna preclusione e senza alcun pregiudizio giuridicamente rilevante sulle posizioni soggettive degli interessati, in sede di sentenza di omologazione del concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Marzo 2010, n. 4864.


Concordato fallimentare – Disciplina transitoria di cui al d. lgs. 169/07 – Procedure aperte – Nozione.

Concordato fallimentare – Soddisfacimento non integrale dei creditori con diritto di prelazione – Valore di mercato del cespite o del credito oggetto della garanzia – Determinazione.

Concordato fallimentare - Formazione delle classi – Divieto di alterazione delle cause legittime di prelazione – Criteri applicativi – Nuova Finanza.

Concordato fallimentare – Formazione delle classi - Rispetto delle cause legittime di prelazione – Disciplina concernente la collocazione sussidiaria sugli immobili – Applicabilità.

Concordato fallimentare – Inserimento fra i creditori ab origine chirografari del creditore ipotecario c.d. degradato – Illegittimità.
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Poiché l’art. 22 del decreto legislativo n. 169/07 stabilisce che le novità in esso contenute si applicano alle procedure di concordato «aperte» successivamente alla sua entrata in vigore, tale «apertura» deve farsi coincidere col deposito del ricorso in cancelleria, poiché questo è il momento che segna la pendenza della domanda. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

La regola secondo cui i creditori muniti di diritto di prelazione, per effetto della proposta di concordato fallimentare, possono essere pagati anche solo in parte ma a condizione che la loro soddisfazione non sia inferiore a quella realizzabile mediante la vendita dei beni sui cui hanno diritto a far valere la loro collocazione preferenziale (c.d. cram down) avuto riguardo al valore di mercato del bene o del cespite su cui grava la prelazione comporta a) che non occorre procedere alla stima del cespite quando lo stesso è già stato liquidato in sede fallimentare dovendosi, in tal caso, fare riferimento all’effettivo valore di realizzo e b) che per verificare il grado minimo di soddisfo del creditore privilegiato, occorre procedere come in sede di redazione del piano di riparto e cioè portando a detrazione dal valore del cespite (o dalla sua stima) le spese dirette di gestione e quelle generali della procedura pro quota. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art. 124 III co. l. fall. la formazione delle classi potrà dirsi legittima solo qualora si riscontri che l’impiego delle risorse rivenienti dalla liquidazione della massa attiva fallimentare abbia rispettato i criteri generali che presiedono alle operazioni di riparto, ossia: 1) dei creditori muniti di privilegio speciale deve essere previsto il pagamento in misura non inferiore al valore (o al ricavato dalla vendita) del cespite su cui grava il privilegio, al netto delle spese di gestione e di procedura pro quota; 2) dei creditori privilegiati generali deve essere prevista la collocazione sussidiaria sul ricavato della vendita degli immobili e primaria su tutti gli altri beni della massa attiva; 3) quanto destinato ai creditori privilegiati deve essere ripartito mediante il pagamento integrale grado per grado; 4) solo quanto sopravanza al pagamento del creditore privilegiato di grado superiore può essere destinato a quello di grado inferiore; 5) solo quanto sopravanza al pagamento dell’intero ceto dei creditori privilegiati può essere destinato al pagamento dei chirografari o della parte del credito dei privilegiati speciali che non ha trovato soddisfazione mediante la liquidazione del bene su cui gravava il privilegio o la garanzia. Il tutto, fatti salvi l’impiego di «nuove finanze», che non è soggetto a questi principi, ed eventuali accordi individuali in deroga. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Nella formazione delle classi, ai fini della verifica del rispetto della regola che non consente l’alterazione delle cause legittime di prelazione, occorre tenere presente anche la normativa concernente la collocazione sussidiaria dei crediti con privilegio mobiliare sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti chirografari e la dichiarazione di fallimento comporta in re ipsa la collocazione sussidiaria dei creditori privilegiati. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Non può considerarsi legittimo l’inserimento nella classe dei creditori che siano chirografari sin ab origine di un creditore ipotecario in relazione alla parte del suo credito non soddisfatta nell’ambito della collocazione preferenziale sul ricavato degli immobili ipotecati per effetto del cram down, atteso che non può ritenersi che tali creditori abbiano posizioni giuridiche ed interessi economici omogenei. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Messina, 18 Febbraio 2009.


Concordato fallimentare – Soddisfacimento non integrale dei creditori con diritto di prelazione – Valore di mercato del cespite o del credito oggetto della garanzia – Determinazione..
La regola secondo cui i creditori muniti di diritto di prelazione, per effetto della proposta di concordato fallimentare, possono essere pagati anche solo in parte ma a condizione che la loro soddisfazione non sia inferiore a quella realizzabile mediante la vendita dei beni sui cui hanno diritto a far valere la loro collocazione preferenziale (c.d. cram down) avuto riguardo al valore di mercato del bene o del cespite su cui grava la prelazione comporta a) che non occorre procedere alla stima del cespite quando lo stesso è già stato liquidato in sede fallimentare dovendosi, in tal caso, fare riferimento all’effettivo valore di realizzo e b) che per verificare il grado minimo di soddisfo del creditore privilegiato, occorre procedere come in sede di redazione del piano di riparto e cioè portando a detrazione dal valore del cespite (o dalla sua stima) le spese dirette di gestione e quelle generali della procedura pro quota. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 18 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato fallimentare - Formazione delle classi – Divieto di alterazione delle cause legittime di prelazione – Criteri applicativi – Nuova Finanza..
Ai sensi dell’art. 124 III co. l. fall. la formazione delle classi potrà dirsi legittima solo qualora si riscontri che l’impiego delle risorse rivenienti dalla liquidazione della massa attiva fallimentare abbia rispettato i criteri generali che presiedono alle operazioni di riparto, ossia: 1) dei creditori muniti di privilegio speciale deve essere previsto il pagamento in misura non inferiore al valore (o al ricavato dalla vendita) del cespite su cui grava il privilegio, al netto delle spese di gestione e di procedura pro quota; 2) dei creditori privilegiati generali deve essere prevista la collocazione sussidiaria sul ricavato della vendita degli immobili e primaria su tutti gli altri beni della massa attiva; 3) quanto destinato ai creditori privilegiati deve essere ripartito mediante il pagamento integrale grado per grado; 4) solo quanto sopravanza al pagamento del creditore privilegiato di grado superiore può essere destinato a quello di grado inferiore; 5) solo quanto sopravanza al pagamento dell’intero ceto dei creditori privilegiati può essere destinato al pagamento dei chirografari o della parte del credito dei privilegiati speciali che non ha trovato soddisfazione mediante la liquidazione del bene su cui gravava il privilegio o la garanzia. Il tutto, fatti salvi l’impiego di «nuove finanze», che non è soggetto a questi principi, ed eventuali accordi individuali in deroga. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 18 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato fallimentare – Formazione delle classi - Rispetto delle cause legittime di prelazione – Disciplina concernente la collocazione sussidiaria sugli immobili – Applicabilità..
Nella formazione delle classi, ai fini della verifica del rispetto della regola che non consente l’alterazione delle cause legittime di prelazione, occorre tenere presente anche la normativa concernente la collocazione sussidiaria dei crediti con privilegio mobiliare sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti chirografari e la dichiarazione di fallimento comporta in re ipsa la collocazione sussidiaria dei creditori privilegiati. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 18 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato fallimentare – Inserimento fra i creditori ab origine chirografari del creditore ipotecario c.d. degradato – Illegittimità..
Non può considerarsi legittimo l’inserimento nella classe dei creditori che siano chirografari sin ab origine di un creditore ipotecario in relazione alla parte del suo credito non soddisfatta nell’ambito della collocazione preferenziale sul ricavato degli immobili ipotecati per effetto del cram down,  atteso che non può ritenersi che tali creditori abbiano posizioni giuridiche ed interessi economici omogenei. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 18 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato fallimentare – Clausola limitativa della responsabilità – Ammissibilità – Limiti..
Nel concordato fallimentare, l’eventuale clausola limitativa della responsabilità nei confronti dei soli creditori ammessi al passivo fallimentare impedisce l’omologazione del concordato tutte le volte in cui possa pregiudicare concretamente la posizione dei creditori non insinuati, e cioè: a) quando, in esecuzione del concordato, è previsto il trasferimento all’assuntore di tutti i beni del debitore già fallito, posto che quei creditori non potrebbero far valere le loro ragioni verso l'assuntore, in virtù della menzionata clausola limitativa, né verso l’ex fallito, che si è spogliato dei suoi beni; b) quando, a prescindere dall’ampiezza dell’effetto traslativo, sia prevista la clausola liberatoria del fallito, perché in  tal caso i creditori non insinuati al passivo resterebbero totalmente privi di tutela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 05 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato fallimentare – Pagamento in percentuale dei crediti tributari privilegiati – Ammissibilità – Applicazione del procedimento di cui all’art. 182 ter l.f. – Esclusione..
Qualora la proposta di concordato fallimentare preveda il pagamento percentuale dei crediti tributari privilegiati, non è necessario dar corso al procedimento previsto dall’art. 182 ter legge fall. in tema di transazione fiscale e ciò in considerazione, tra l’altro, del fatto che il meccanismo di votazione del concordato fallimentare consente di attribuire valore di voto favorevole al mancato voto, nonché del fatto che l’accertamento del credito fiscale è nel fallimento adeguatamente tutelato dal procedimento di verifica del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Giugno 2008.


Amministrazione straordinaria – Domanda di concordato fallimentare – Clausola risolutiva – Revocabilità.

Amministrazione straordinaria – Domanda di concordato fallimentare – Potere del tribunale di valutazione del merito della proposta – Sussistenza.
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Deve ritenersi legittima la revoca della domanda di concordato tempestivamente avvenuta entro il termine di apertura del procedimento di omologazione, tenuto anche conto delle particolari modalità di approvazione della proposta di concordato previste dall'art. 214 l.fall. (nuovo testo) in tema di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria, ove il procedimento si apre su ricorso del proponente (previa autorizzazione degli organi di vigilanza) e non é prevista alcuna votazione dei creditori e calcolo di maggioranze per silenzio assenso, ma solo la facoltà per i creditori dissenzienti e per gli altri interessati di proporre opposizione all'omologazione.

Nella nuova disciplina del concordato fallimentare, in caso di opposizione dei creditori dissenzienti, sussiste il potere del Tribunale di vagliare nel merito la proposta di concordato e non di limitarsi ad un mero controllo di legittimità sulla regolarità della procedura e l'esito della votazione.
Tribunale Udine, 05 Giugno 2008.


Concordato fallimentare – Limitazione della proposta ai creditori insinuati – Deposito del ricorso per ammissione tardiva di credito – Rilevanza – Notifica al curatore – Irrilevanza..
L’art. 124 u.c. l.f., come novellato dal d. lgs. 5/06, nel consentire al ricorrente di limitare la responsabilità ai creditori che hanno proposto domanda di insinuazione tardiva al momento della proposta deve ritenersi faccia riferimento al deposito del ricorso ex art. 101 l.f.  in cancelleria non essendo invece richiesta la notifica dello stesso al curatore sia in virtù del dato letterale sia perché costituisce principio generale dell’ordinamento quello secondo cui, nei procedimenti che s'instaurano con ricorso, la pendenza della lite è determinata dalla data di deposito di tale atto. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - In genere - Approvazione - Presupposti - Valutazione - Prevalenza dell'interesse pubblico su quello dei creditori - Esclusione - Conseguenze - Cessione parziale dei beni - Diritto dei creditori ad un trattamento non deteriore rispetto all'alternativa ipotesi di liquidazione - Sussistenza - Fattispecie.
In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, l'art. 214 legge fall. - nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche di cui all'art. 22 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 - delinea una disciplina peculiare dell'istituto, rispetto a quella del concordato fallimentare di cui all'art. 124 legge fall., nella quale tuttavia l'interesse pubblico si attua nella sola scelta di convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa (rimessa all'autorità amministrativa), e non prevale su quello dei creditori concorrenti alla soddisfazione delle loro ragioni, il quale si attua mediante le eventuali opposizioni; ne consegue che la tutela del credito, secondo i principi di responsabilità patrimoniale ex art. 2740 cod. civ., fonda la possibile approvazione del concordato se il sacrificio, anche parziale, dei creditori in funzione della conservazione dell'impresa sia almeno equivalente a quello che ad essi viene prospettato dall'alternativa ipotesi della liquidazione. (La S.C., cassando la sentenza impugnata, ha fatto applicazione del principio nel caso di approvazione del concordato di un consorzio agrario con una parte dell'attivo mantenuta in capo all'impresa, essendo stata giustificata la sottrazione dei beni dalla finalità conservativa in sè considerata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2008.


Concordato fallimentare – Forma della proposta – Ricorso giurisdizionale – Necessità..
Pur essendo la proposta di concordato fallimentare espressione di autonomia negoziale (da intendersi in senso ampio), il procedimento in cui si inserisce può essere instaurato solo nella forma del ricorso giurisdizionale. Tribunale Roma, 17 Marzo 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Presentazione della proposta di concordato – Esecutività del piano di riparto finale – Inammissibilità..
Una volta che sia stato dichiarato esecutivo il piano di riparto che preveda la soddisfazione integrale dei creditori, deve ritenersi priva di causa e quindi improcedibile la domanda di concordato anche nell’ipotesi in cui la stessa preveda a favore dei creditori un pagamento superiore al loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 28 Febbraio 2008.


Concordato fallimentare – Proposta con esborso notevolmente inferiore al patrimonio del fallito – Illegittimità.

Concordato fallimentare con assuntore – Cessione al fallito delle azioni della massa – Inammissibilità.
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La proposta di concordato fallimentare che preveda un esborso, da parte del proponente, notevolmente inferiore rispetto al patrimonio del fallito acquisito dalla procedura, non appare legittima risolvendosi il processo esecutivo collettivo, in tal modo, in una vera e propria espropriazione senza indennizzo. (mb)

Il fallito non può risultare cessionario delle azioni di massa nemmeno quando sia affiancato da un assuntore. (mb)
Tribunale Salerno, 06 Novembre 2007.


Concordato fallimentare – Normativa vigente ante riforma – Limitazione della responsabilità dell’assuntore ai crediti ammessi alla data della proposta – Ammissibilità.

Concordato fallimentare con assuntore – Liberazione del fallito – Modalità.
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Nell’ambito di procedure di concordato fallimentare regolate dalle disposizioni anteriori alla novella di cui al d. lgs. 5/06 è ammissibile la clausola di limitazione della responsabilità dell’assuntore ai crediti ammessi al passivo alla data di presentazione della proposta di concordato. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

L’assunzione degli obblighi del concordato fallimentare da parte di un terzo non implica necessariamente la liberazione del fallito la quale pertanto deve essere espressamente enunciata nella proposta in quanto l’accollo degli obblighi nascenti dal concordato può avere luogo sia solidalmente con il fallito sia con la estromissione di costui come si desume dalla disciplina contenuta nell’art. 1273 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 08 Marzo 2007.


Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso - Conseguenze - Omologazione del concordato - Chiusura del fallimento - Improcedibilità delle azioni revocatorie - Esclusione - Prosecuzione del giudizio tra le parti originarie - Esclusione - Interruzione del giudizio - Condizioni - Trasferimento subordinato all'esecuzione del concordato - Decreto di accertamento - Necessità.
In tema di concordato fallimentare con assunzione, qualora la relativa proposta contempli la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento, conseguente al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non determina l'improcedibilità delle predette azioni, verificandosi una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso ; in tal caso, tuttavia, non è consentita la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ai sensi dell'art. 111, primo comma, cod. proc. civ., in quanto la chiusura della procedura, comportando il venir meno della legittimazione processuale del curatore, impone di far luogo all'interruzione del processo. Peraltro, nel caso in cui il trasferimento sia subordinato alla completa esecuzione del concordato, producendosi l'effetto traslativo soltanto a seguito del decreto con cui il giudice delegato, ai sensi dell'art. 136 della legge fall., procede al relativo accertamento, è a tale provvedimento che dev'essere ricollegata la perdita della legittimazione processuale del curatore, restando fino ad allora vincolate tutte le attività all'interesse dei creditori, e permanendo in carica gli organi del fallimento ai fini della sorveglianza sull'adempimento del concordato. In ogni caso, perché abbia luogo l'interruzione, è necessario che l'evento sia dichiarato dal procuratore costituito o risulti negli altri modi previsti dall'art. 300 cod. proc. civ., proseguendo altrimenti il processo legittimamente nei confronti del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2007, n. 4766.


Fallimento della società contribuente - Assuntore del concordato fallimentare - Avviso di mora contenente la pretesa di pagamento degli interessi sulle imposte dovute dalla società fallita - Legittimità - Esclusione - Specifica domanda di ammissione al passivo - Necessità - Fondamento.
In tema di riscossione delle imposte non è legittimo l'avviso di mora, emesso nei confronti dell'assuntore del concordato fallimentare, contenente la pretesa di pagamento degli interessi maturati sulle imposte dovute dalla società fallita, giacché la responsabilità dell'assuntore è circoscritta al pagamento delle sole obbligazioni comprese nel passivo accertato e gli interessi - finanche quelli relativi a credito garantito da ipoteca, oggetto del trattamento preferenziale di cui all'art. 2855, terzo comma, cod. civ., che prevede l'estensione agli accessori del grado ipotecario - non si sottraggono alla necessità di una specifica domanda di ammissione al passivo, da proporsi nelle forme e nel rispetto dei termini di cui agli artt. 93 e seguenti e 101 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Marzo 2006, n. 6642.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Cessazione del fallimento di una società - Riacquisto della capacità di agire di quest'ultima - Conseguenze - Rappresentanza degli amministratori - Sussistenza.
Nell'ipotesi di chiusura del fallimento di una società (nella specie R.l.) per l'integrale pagamento dei creditori e delle spese della procedura fallimentare, la società riacquista la propria capacità di agire per il periodo successivo alla chiusura del fallimento e sino all'eventuale nomina di uno o più liquidatori, con la conseguenza che in tale periodo la rappresentanza della società spetta ai suoi amministratori i quali sono reintegrati nei loro poteri. ( V 5925/79, mass n 402601; ( V 4296/79, mass n 400812; ( V 2786/67, mass n 300343; ( V 1191/66, mass n 322380; ( Conf 1688/84, mass n 433755; ( Conf 2010/78, mass n 391370; ( Conf 5333/77, mass n 388994; ( Conf 1991/75, mass n 375697). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 Marzo 1986, n. 2161.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Trattative e convenzioni private con il garante o con l'assuntore - Legittimazione del fallito - Sussistenza - Convenzioni - Validità - Limiti.
Il fallito, quale solo soggetto abilitato a presentare la domanda per l'instaurazione della procedura di concordato (art. 124 della legge fallimentare), ha il potere di trattare con l'assuntore interessato a tale instaurazione e di concludere con costui private convenzioni che, benché dirette a modificare, nei rapporti interni tra gli stipulanti, alcuni effetti dell'omologando concordato, ove non lesive degli interessi della massa dei creditori, costituiscono legittimo esercizio del potere di autonomia negoziale e, quindi, sono perfettamente valide. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Luglio 1984, n. 3931.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Effetti - Giudizi in corso intrapresi dal curatore - Prosecuzione da parte del fallito o nei suoi confronti - Necessità - Limiti - Giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare - Mancata cessione all'assuntore della relativa azione - Prosecuzione di detto giudizio tra le parti originarie - Ammissibilità - Intervento o chiamata in causa dell'assuntore - Facoltà.
Sopravvenuto il concordato fallimentare, mentre i giudizi in corso intrapresi dal curatore del fallimento che riguardano rapporti facenti capo al fallito devono essere proseguiti da lui o nei suoi confronti, avendo egli riacquistato la capacità di stare in giudizio personalmente relativamente ad essi, invece, il giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare, in cui il curatore agisce per conto dei creditori che ne sono titolari e del quale il concordato non comporti l'improcedibilità per essere stata l'Azione ceduta all'assuntore in esecuzione del concordato stesso, prosegue tra le parti originarie, secondo la disciplina dell'art. 111 cod. proc. civ., salva la facoltà dell'assuntore cessionario di intervenirvi o la facoltà delle altre parti di chiamarlo, con la possibilità di estromissione del dante causa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Maggio 1983, n. 3186.