Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 51 ∙ (Divieto di azioni esecutive e cautelari individuali)


Tutte le MassimeCassazione
In generale
Natura
Decorrenza del divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelariDivieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari e conoscenza del fallimento da parte del giudice dell'esecuzioneEstensione (e deroghe) del divieto di azioni esecutive ai creditori estranei al fallimentoAzioni esecutive individuali per crediti da collocarsi in prededuzioneOpposizione all'esecuzioneDivieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari, acquisizione del bene alla massaDivieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali ed eccezioni previste da legge anteriori alla legge fallimentareImprocedibilità dell'azione esecutivaImprocedibilità, questione di competenzaNatura del provvedimento che dichiara l'improcedibilità dell'esecuzioneEffetti della improcedibilità dell'esecuzioneEffetti anche sostanziali degli atti già compiutiEstinzione ipso jure del processo esecutivoProcedure esecutive che possono proseguire e facoltà di scelta del curatoreDiscrezionalità dell'ufficio fallimentare, convenienza di proseguire l'esecuzione davanti agli organi fallimentariSostituzione del curatore al creditore istanteAbbandono dell'esecuzione individuale da parte del curatoreVenir meno del titolo che aveva legittimato la sostituzione del curatore, legittimazione dei singoli creditoriAzioni di consegna o rilascioFallimento del debitore successivo alla aggiudicazione dell'immobile pignoratoAccoglimento della opposizione alla esecuzione promossa dal debitore prima del fallimentoProgramma di liquidazioneDiritti del terzo proprietario di beni in possesso del debitoreDichiarazione di improcedibilità della domanda e regolamento di competenzaAggiudicazione del bene staggito avvenuto dopo la dichiarazione di fallimentoFallimento successivo alla vendita dei beni assoggettati ad esecuzioneRevoca del fallimentoQuestioni di legittimità costituzionaleRicorso per cassazione

Espropriazione presso terzi
Improcedibilità del processo esecutivo e del giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo
Espropriazione presso terzi, intervento del curatore successivo all'assegnazione della sommaPagamento in esecuzione di ordinanza di attribuzione del giudice dell'esecuzioneEspropriazione presso terzi ed eccezione di compensazioneEspropriazione presso terzi e pagamento eseguito dal debitor debitorisAccertamento dell'obbligo del terzo di cui all'articolo 549 c.p.c.

Credito fondiario
Creditore fondiario che non si avvalga delle facoltà di iniziare o proseguire l'azione esecutiva individuale sui beni ipotecati
Concorso e prevalenza di esecuzione individuale promossa e proseguita dal ceditore fondiarioLiquidazione delle spese di giustizia del creditore fondiarioEsecuzione del creditore fondiario e legittimazione passiva del curatore e del debitoreCreditore fondiario, privilegio processuale, par condicio e regole del concorsoCreditore fondiario, obbligo di insinuarsi al passivo del fallimentoEsecuzione del creditore fondiario e sospensione dell'esecuzioneCreditore fondiario, questioni di rito e di competenzaAzione esecutiva individuale del creditore fondiario, custodia ed amministrazione dei beniDiritto del creditore fondiario al versamento delle rendite dell'immobile ipotecato e del prezzo di aggiudicazioneAssegnazione al curatore del ricavato per soddisfare crediti con collocazione preferenziale rispetto al creditore fondiarioCreditore fondiario e compenso del curatoreCredito fondiario, estensione agli interessi del diritto di prelazioneProsecuzione dell'esecuzione del creditore fondiario e concordato preventivoEsecuzione individuale promossa dal creditore fondiario, obbligo di notifica degli atti al debitoreOpposizione all'esecuzione iniziata dal creditore fondiarioCessione del credito fondiarioProsecuzione dell'esecuzione su impulso del creditore fondiario e prededuzioni dell'originario creditore procedenteImmobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario venduto a un terzo e revocatoria fallimentare

Azioni cautelari e possessorie
Azioni cautelari, divieto
Procedimento possessoriSequestro conservativoImproseguibilità del giudizio di merito instaurato a seguito della misura cautelareSequestro giudiziario concesso prima dell'apertura del fallimentoRicorso cautelare ante causam notificato dopo l'apertura del fallimentoImprocedibilità del giudizio di convalida del sequestro e liberazione dalla fideiussioneSequestro amministrativo ex art. 3, comma 3 r.d.l. 12 maggio 1938 n. 794

Esecuzione esattoriale
Azione esecutiva esattoriale
Procedura esecutiva esattoriale, distinzione fra le varie fasiIntervento del curatore del fallimento nell'esecuzione esattorialeSostituzione del curatore all'esattoreObbligo dell'esattore di insinuare il credito al passivo del fallimentoNotifica della cartella esattoriale al curatoreCoordinamento fra procedura concorsuale ed esecuzione esattorialeSpese d'insinuazione al passivo sostenute dall'agente della riscossioneDistribuzione del prezzoOpposizione all'esecuzione esattorialeEmissione del ruolo straordinario con obbligo di pagamento dell'impostaSospensione del rimborso del credito iva maturato ante fallimento e compensazione con crediti dell'amministrazione finanziaria ammessi al passivoFermo amministrativo ex art. 69 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 nei confronti di soggetti fallitiFallimento della società concessionaria del servizio di riscossione

Liquidazione coatta amministrativa
Liquidazione coatta amministrativa, improcedibilità
Liquidazione coatta amministrativa, crediti prededucibiliLiquidazione coatta amministrativa, azioni cautelari, sequestro e giudizio di convalidaLiquidazione coatta amministrativa, questioni di competenzaLiquidazione coatta amministrativa, condanna a nei confronti del commissario liquidatoreLiquidazione coatta amministrativa, credito fondiarioLiquidazione coatta amministrativa di azienda di creditoLiquidazione coatta amministrativa della società assicuratrice e azione risarcitoria del danneggiato

Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi
Amministrazione straordinaria, divieto di azioni esecutive
Amministrazione straordinaria, divieto di azioni cautelariAmministrazione straordinaria, tutela dei crediti prededucibiliAmministrazione straordinaria, esecuzione esattorialeAmministrazione straordinaria, pena pecuniaria per violazione di norme finanziarieAmministrazione straordinaria, giudizio di opposizione alla esecuzioneAmministrazione straordinaria, divieto di azioni esecutive e questione di costituzionalità

Altri casi
Improcedibilità delle azioni, interruzione della prescrizione
Prescrizione dell'azione cambiariaInvalidità od inefficacia di pagamenti di crediti verso il fallito ottenuti in esito a procedure esecutive su beni siti in stato esteroPegnoAzione esecutiva contro terzo datore di ipotecaLegittimazione a far valere la simulazione degli atti del debitoreNotifica di decreto ingiuntivo da parte di un creditore estraneo alla massaOpposizione all'esecuzione proposta da terzo rivendicante la proprietà dei beni pignoratiPignoramento nei confronti di persona dichiarata fallita e giudizio di opposizione di terzo rivendicanteCrediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatoreEsecuzione in forma specifica dell'impegno a contrattareEsecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto preliminare ex art. 2932 c.cImmobile di proprietà del fallito, ipotecato a garanzia di un mutuo fondiario e azione revocatoria fallimentare Equa riparazione del danno derivante dal ritardo dei procedimentiEspropriazione forzata di quote di società a responsabilità limitataRevocatoria ordinariaDurc (documento unico di regolarità contributiva)Posizione dell'acquirente di bene immobile che abbia trascritto domanda ex art. 2901 c.c.Revocatoria ordinaria trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirenteAtti di alienazione di beni sottoposti a pignoramentoVendita con riserva della proprietà non ancora eseguita, da entrambe le parti, al momento della dichiarazione di insolvenza del compratoreCompenso del professionista delegato alle operazioni di vendita della procedura esecutivaSanzioni amministrative e ordinanza-ingiunzione nei confronti del fallimentoConfisca obbligatoria del veicolo e fallimento del proprietarioEspropriazione del diritto del concessionario della minieraConcordato fallimentareConcordato preventivoEnti di diritto pubblico soppressi



Credito dell'agente della riscossione - Spese di insinuazione - Natura concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo in chirografo
Le spese di insinuazione al passivo sostenute dall'agente della riscossione (cd. diritti di insinuazione) rappresentano i costi normativamente forfetizzati di una funzione pubblicistica e hanno natura concorsuale, essendo previste da una disposizione speciale equiordinata rispetto al principio legislativo di eguaglianza sostanziale e di pari accesso al concorso di tutti i creditori, di cui agli artt. 51 e 52 l.fall., sicché tali spese devono essere ammesse al passivo fallimentare in applicazione estensiva dell'art. 17 del d.lgs. n. 112 del 1999, che prevede la rimborsabilità delle spese relative alle procedure esecutive individuali, risultando altrimenti ingiustificato un trattamento differenziato delle due voci di spesa, fermo restando che il credito per le spese di insinuazione va riconosciuto in via chirografaria, non essendo relativo al tributo riscosso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2019, n. 15717.


Revocatoria ordinaria - Esercizio da parte del creditore dell'alienante - Trascrizione anteriore al fallimento - Procedibilità dopo la dichiarazione di fallimento dell'acquirente - Condizioni - Conseguenze
Il divieto di azioni esecutive individuali posto dall'art. 51 l.fall. non osta alla procedibilità dell'azione revocatoria ordinaria già promossa dal creditore dell'alienante, ove la domanda ex art. 2901 c.c. sia stata trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente perché altrimenti il creditore dell'alienante, pur trovandosi nella condizione di poter opporre l'azione proposta alla massa, ai sensi dell'art. 45 l.fall., resterebbe privo della garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c. e l'atto fraudolento gioverebbe ai creditori dell'acquirente fallito per il sol fatto che a questi si è sostituito il curatore; il vittorioso esperimento dell'azione revocatoria ordinaria, trascritta anteriormente alla data di fallimento dell'acquirente, non abilita, tuttavia, il creditore dell'alienante non fallito a promuovere l'esecuzione sui beni compravenduti ma lo colloca in posizione analoga a quella del titolare di un diritto di prelazione e gli consente di conseguire, in sede di ricavato della vendita del bene, la separazione della somma corrispondente al suo credito verso l'alienante, per esserne soddisfatto in via prioritaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2019, n. 14892.


Sequestro conservativo trascritto su bene immobile - Successiva trascrizione dell'acquisto del bene da parte di un terzo - Sopraggiunta conversione del sequestro in pignoramento - Dichiarazione di fallimento del debitore - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore procedente - Configurabilità - Intervento del curatore nella procedura esecutiva - Mantenimento degli effetti sostanziali e processuali del pignoramento - Sussistenza - Estensione agli effetti conservativi del sequestro - Limiti - Fondamento - Fattispecie
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stato trascritto da un creditore il sequestro conservativo su un bene immobile, successivamente ceduto dal debitore ad un terzo, con acquisto trascritto anteriormente alla conversione della misura cautelare in pignoramento, a seguito dell'inizio dell'espropriazione forzata sul predetto bene ed a norma dell'art. 107 della legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, che perde ogni potere di impulso ai sensi dell'art. 51 della legge fall., e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento del curatore o un provvedimento di sostituzione del giudice dell'esecuzione; se il curatore interviene nell'esecuzione, si realizza un fenomeno di subentro nel processo, come manifestazione del più generale potere di disposizione dei beni del fallito ex art. 31 della legge fall., ma non una vera e propria sostituzione processuale ex art. 81 cod. proc. civ., potendo perciò il curatore giovarsi degli effetti sostanziali e processuali del solo pignoramento, ex art. 2913 cod. civ., ma non sostituirsi nelle posizioni giuridiche processuali strettamente personali del creditore istante, dalle quali non deriva i propri poteri, che, invece, hanno fonte nella legge fallimentare. Ne consegue che mentre al curatore, come partecipante alla medesima esecuzione che con lui prosegue, sono inopponibili gli atti pregiudizievoli trascritti successivamente al pignoramento, egli non può giovarsi della inopponibilità degli atti che hanno per oggetto la cosa sequestrata in quanto tale, trattandosi di effetti di cui si avvantaggia, ex art. 2906 cod. civ., solo il creditore sequestrante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto opponibile al curatore fallimentare, intervenuto nell'esecuzione in precedenza promossa, il trasferimento immobiliare trascritto dal terzo dopo il sequestro ma prima della sua conversione in pignoramento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2019, n. 12061.


Esecuzione forzata – Azione esecutiva del creditore fondiario ex art. 41 T.U.B. – Prosecuzione in costanza di fallimento del debitore – Intervento del curatore – Distribuzione del ricavato – Assegnazione in sede esecutiva di somme liquidate in prededuzione in sede fallimentare
La provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di un immobile pignorato dall'istituto di credito fondiario, in una procedura esecutiva individuale proseguita (o iniziata) dopo la dichiarazione di fallimento del debitore ai sensi dell'art. 41 del D. Lgs n. 385/1993, dovrà essere operata dal giudice dell'esecuzione sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell'accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario.

In particolare:
a) per ottenere l'attribuzione (in via provvisoria, e salvi i definitivi accertamenti operati nel prosieguo della procedura fallimentare) delle somme ricavate dalla vendita, il creditore fondiario dovrà - anche a prescindere dalla avvenuta costituzione del curatore nel processo esecutivo - documentare al giudice dell'esecuzione di avere proposto l'istanza di ammissione al passivo del fallimento e di avere ottenuto un provvedimento favorevole dagli organi della procedura (anche se non definitivo);
b) per ottenere la graduazione di eventuali crediti di massa maturati in sede fallimentare a preferenza di quello fondiario, e quindi l'attribuzione delle relative somme, con decurtazione dell'importo attribuito all'istituto procedente, il curatore dovrà costituirsi nel processo esecutivo e documentare l'avvenuta emissione da parte degli organi della procedura fallimentare di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell'art. 26 L.F.) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione.

La distribuzione così operata dal giudice dell'esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all'esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23482.


Espropriazione iniziata o proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell'esecutato - Distribuzione del ricavato dalla vendita forzata - Provvisoria attribuzione al creditore fondiario - Importi eccedenti il credito riconosciuto nel riparto fallimentare - Legittimazione del curatore ad agire in ripetizione - Sussistenza
In tema di espropriazione immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario dopo la dichiarazione di fallimento dell'esecutato, la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita forzata da parte del giudice dell'esecuzione ha carattere provvisorio e può divenire definitiva soltanto in esito al riparto in sede fallimentare, sicché il curatore è legittimato ad agire per ottenere la restituzione degli importi percepiti in eccedenza dal creditore fondiario a titolo di anticipazione in sede esecutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23482.


Espropriazione iniziata o proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell'esecutato - Provvisoria distribuzione del ricavato dalla vendita forzata - Provvedimenti di accertamento, determinazione e graduazione del credito fondiario emessi in sede fallimentare - Rilevanza - Conseguenze
In tema di espropriazione immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario dopo la dichiarazione di fallimento dell'esecutato, la provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita forzata deve essere eseguita in base ai provvedimenti (anche non definitivi) di accertamento, determinazione e graduazione del credito fondiario emessi in sede fallimentare, sicchè il creditore fondiario, per ottenere la provvisoria assegnazione del ricavato, è in ogni caso onerato di dimostrare la propria ammissione al passivo del fallimento; il curatore fallimentare, qualora richieda l'attribuzione di somme relative ad eventuali crediti di massa maturati in sede fallimentare, preferiti al credito fondiario, e la conseguente decurtazione dell'importo da assegnare all'istituto procedente, è tenuto a costituirsi nel processo esecutivo e a provare l'emissione di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell'art. 26 l.fall.) che - direttamente o indirettamente, ma inequivocabilmente - dispongano la suddetta graduazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23482.


Ammissione del credito impositivo al passivo fallimentare - Successiva notifica della cartella al curatore - Necessità - Esclusione - Fondamento
In tema di riscossione delle imposte, ove l'iscrizione a ruolo sia avvenuta a seguito della dichiarazione di fallimento del contribuente, ai sensi dell'art. 33 del d.lgs. n. 112 del 1999, ed il credito impositivo sia stato ammesso al passivo, non è necessaria la successiva notifica della cartella esattoriale al curatore, essendo questa prodromica all'esecuzione individuale, che non può essere iniziata o proseguita sui beni del fallito ai sensi dell'art. 51 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 15 Giugno 2018, n. 15834.


Espropriazione di crediti presso terzi - Sopravvenienza del fallimento del debitore - Improseguibilità del processo esecutivo ex art. 51 l.fall. - Sussistenza - Improcedibilità del giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo o sopravvenuta carenza di interesse del creditore all'accertamento - Esclusione
In tema di espropriazione forzata di crediti presso terzi, il sopravvenuto fallimento del debitore pignorato - pur determinando, a norma dell'art. 51 l.fall., l'improseguibilità del processo esecutivo sospeso - non comporta l'improcedibilità del giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo (neanche dopo la riforma introdotta dalla l. n. 228 del 2012), né l'impossibilità di proseguire l'esecuzione forzata determina la sopraggiunta carenza dell'interesse del creditore allo svolgimento del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018, n. 9624.


Fallimento del promittente venditore - Inammissibilità o improcedibilità della domanda - Esclusione - Fondamento - Conseguenze
L'azione esperita dal promissario acquirente ai sensi dell'art. 2932 c.c. per ottenere l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto, non diviene improcedibile a seguito della dichiarazione di fallimento del promittente venditore; essa infatti non ha ad oggetto il soddisfacimento diretto ed immediato di un credito pecuniario, ed inoltre, malgrado il tenore apparente della rubrica della disposizione e la "sedes materiae", si differenzia dalle azioni esecutive individuali, onde non può configurarsi alcun profilo di inammissibilità originaria della domanda o di improcedibilità successiva della stessa ai sensi degli artt. 51 e 52 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2018, n. 9010.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Riscossione delle imposte - Società concessionaria del servizio - Fallimento - Somme riscosse e depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti - Domanda del curatore di accertamento di spettanza alla massa - Giurisdizione della Corte dei conti - Sussistenza - Fondamento
La società concessionaria del servizio di riscossione delle imposte può qualificarsi come contabile, essendo un agente incaricato, in virtù di una concessione contratto, di riscuotere danaro di spettanza dello Stato o di enti pubblici e del quale la stessa ha il maneggio nel periodo compreso tra la riscossione ed il versamento. Ne consegue che, allorquando tale società, cessato il rapporto concessorio, sia stata dichiarata fallita, la domanda con la quale il curatore chiede l'accertamento della spettanza alla massa fallimentare delle somme riscosse e depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti è devoluta alla giurisdizione contenziosa della Corte dei conti, essendo questa l'autorità giurisdizionale deputata - in base alle norme degli artt. 13 e 44 del r.d. n. 1214 del 1934 ed alle successive di cui al d.P.R. n. 603 del 1973 ed al d.P.R. n. 858 del 1963, le quali non risultano abrogate dalla l. n. 657 del 1986 e dal successivo d.P.R. n. 43 del 1988 - alla verifica dei rapporti di dare ed avere tra esattore delle imposte ed ente impositore e del risultato contabile finale di detti rapporti. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Novembre 2016, n. 23302.


Tributi erariali indiretti - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Fermo amministrativo nei confronti del contribuente fallito - Impugnazione dinanzi al giudice tributario - Esame nel merito dell'eccezione di compensazione - Necessità - Fondamento
In tema di contenzioso tributario, ove sia impugnato dalla curatela il provvedimento di fermo amministrativo ex art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923, con cui l'Amministrazione finanziaria ha sospeso il rimborso del credito IVA, geneticamente maturato anteriormente al fallimento, al fine di ottenerne la compensazione con i propri crediti ammessi al passivo, il giudice tributario non può limitarsi ad annullare il provvedimento, ma deve esaminare il merito dell'eccezione di compensazione a cui esso è strumentale, atteso che, in virtù dell'art. 56 l.fall., la compensazione rappresenta una forma di autotutela in deroga alla "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Settembre 2016, n. 19335.


Fallimento - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sui beni compresi nel fallimento - Conoscenza dell’evento da parte del giudice dell’esecuzione - Dichiarazione di improcedibilità dell’azione esecutiva - Irrilevanza
Il divieto posto dall’articolo 51 legge fall., secondo il quale dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento, opera indipendentemente dalla conoscenza dell’evento da parte del giudice dell’esecuzione e dalla eventuale pronuncia del provvedimento con il quale questi dichiari espressamente l’improcedibilità dell’azione esecutiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016.


Fallimento - Efficacia - Ora zero del giorno della sua pubblicazione - Fondamento - Fattispecie
Nella disciplina anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006, la legge non prescrive, tra gli elementi di individuazione della data della sentenza dichiarativa di fallimento, l'annotazione della ora in cui è stata emessa la decisione, sicché il fallito resta privo dell'amministrazione e della disponibilità dei beni sin dall'ora zero del giorno della sua pubblicazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, ritenendo inefficace il pagamento effettuato dal terzo pignorato in favore del creditore pignorante in esecuzione di un'ordinanza di assegnazione emessa lo stesso giorno della pubblicazione della sentenza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016, n. 14779.


Divieto ex art. 51 l.fall. - Deduzione della sua violazione - Natura - Opposizione all'esecuzione - Conseguenze
In tema di procedimento esecutivo, la contestazione della possibilità per il creditore di iniziare o proseguire l'esecuzione forzata individuale in costanza del fallimento del debitore, ai sensi dell'art. 51 l. fall., attiene al diritto di procedere all'esecuzione forzata (individuale) e non semplicemente alla regolarità di uno o più atti della procedura ovvero alle modalità di esercizio dell'azione esecutiva, sicchè va qualificata come opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. e non è assoggettata al regime, anche di decadenza, di cui all'art. 617 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Luglio 2016, n. 14449.


Concordato preventivo - Divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicabilità al pagamento da parte del terzo pignorato - Esclusione - Fondamento
In tema di concordato preventivo, la norma di cui all'art. 168, comma 1, l.fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore "dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione", non può ritenersi legittimamente applicabile anche al pagamento del terzo pignorato effettuato in adempimento dell'ordinanza di assegnazione del credito. Il procedimento di concordato preventivo non prevede, di fatto, la possibilità di revocatorie o di azioni ai sensi dell'art. 44 l.fall., e nemmeno è fornito di un ufficio abilitato ad agire in tal senso, essendo applicabili, in virtù del richiamo di cui all'art. 169 l.fall., soltanto le disposizioni degli articoli da 55 a 63 della medesima legge, sicché il pagamento di un debito preconcordatario deve ritenersi in sé legittimo, in quanto atto di ordinaria amministrazione, purché non integri l'ipotesi di un atto "diretto a frodare le ragioni dei creditori", e, quindi, sanzionabile con la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173, comma 2, e revocabile in forza dell'art. 167, comma 2. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Giugno 2016.


Fallimento - Effetti per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione -  Espropriazione presso terzi a carico del debitore fallito - Pagamento al creditore procedente da parte del terzo assegnato - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Fondamento
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, il pagamento eseguito dal "debitor debitoris" al creditore che abbia ottenuto l'assegnazione del credito pignorato ex art. 553 c.p.c. è inefficace, ai sensi dell'art. 44 l.fall., se intervenuto successivamente alla dichiarazione di fallimento, non assumendo rilievo, a tal fine, l'anteriorità dell'assegnazione, che, disposta "salvo esazione", non determina l'immediata estinzione del debito dell'insolvente, sicché l'effetto satisfattivo per il creditore procedente è rimesso alla riscossione del credito, ossia ad un pagamento che, perché eseguito dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, subisce la sanzione dell'inefficacia. Ed invero, fatta eccezione per l'ipotesi prevista dall'art. 56 l.fall., il principio della "par condicio creditorum", la cui salvaguardia costituisce la "ratio" della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, è violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, anche indirettamente, effettuato con suo denaro o per suo incarico o in suo luogo, dovendosi ricondurre a tale categoria il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito destinatario dell'assegnazione coattiva del credito ex art. 553 c.p.c., la cui valenza estintiva opera, oltre che per il suo debito nei confronti del creditore assegnatario, anche per quello del fallito, e lo fa con mezzi provenienti dal patrimonio di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Gennaio 2016, n. 1227.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Espropriazione forzata su beni del fallito - Successiva dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione di diritto del curatore al creditore procedente - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Conservazione degli effetti sostanziali del pignoramento in favore della massa - Condizioni - Assenza di cause di inefficacia del pignoramento - Fondamento
Ai sensi dell'art. 107 l.fall., come modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, il curatore fallimentare subentra di pieno diritto nelle procedure esecutive, mobiliari ed immobiliari, pendenti alla data della dichiarazione di fallimento al posto del creditore procedente (che non possa più proseguirle giusta l'art. 51 l.fall.), scegliendo con il programma di liquidazione di sostituirsi a lui, ovvero di proseguire la liquidazione nelle forme fallimentari. In tale ultima ipotesi, l'improcedibilità dell'esecuzione, dichiarata dal giudice dell'espropriazione su istanza del curatore, non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento di cui agli artt. 2913 e segg. c.c., giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato, automaticamente e senza condizioni, l'organo fallimentare, purché nel frattempo non sia intervenuta una causa di inefficacia del pignoramento medesimo; del resto, opinando diversamente, il curatore sarebbe sempre tenuto a proseguire l'esecuzione singolare onde conservare gli effetti del pignoramento, cosi svilendosi non solo la sua facoltà discrezionale di scelta di cui all'art. 107, comma 6, l.fall., ma anche il suo stesso ruolo centrale assunto dalla programmazione liquidatoria nella riforma del 2006. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - In genere - Opposizione allo stato passivo - Procedura esecutiva dichiarata improcedibile per fallimento dell'esecutato e mancato intervento in essa del curatore - Diritto del professionista delegato alle operazioni di vendita ad insinuare al passivo il credito per il proprio compenso - Esclusione - Fondamento


Il professionista delegato alle operazioni di vendita in una procedura esecutiva immobiliare, poi dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento dell'esecutato ed il mancato intervento in essa della curatela, non può insinuarsi al passivo concorsuale per quanto invocato come proprio compenso, - da anticiparsi, invece, dal creditore procedente, salva la successiva sua facoltà di chiederne l'ammissione al passivo per quanto corrispondentemente versato - atteso che il principio di conservazione dell'efficacia degli atti esecutivi compiuti da ciascun creditore prima della dichiarazione di fallimento non giustifica l'imputazione al fallimento stesso anche delle spese relative a quegli atti, la quale è, invece, subordinata alla decisione, discrezionale, del curatore di appropriarsene, così da non dover rispondere degli esborsi riguardanti le azioni esecutive individuali che non abbiano prodotto alcun vantaggio per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2015, n. 25585.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda di ammissione al passivo - Credito dell'Agente della riscossione - Spese di insinuazione - Natura concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo in chirografo
Le spese d'insinuazione al passivo sostenute dall'Agente della riscossione (cd. diritti di insinuazione) rappresentano i costi normativamente forfetizzati di una funzione pubblicistica e, in quanto previste da una disposizione speciale equiordinata rispetto al principio legislativo di eguaglianza sostanziale e di pari accesso al concorso di tutti i creditori di cui agli artt. 51 e 52 l.fall., hanno natura concorsuale e vanno ammesse al passivo fallimentare in ragione di un'applicazione estensiva dell'art. 17 del d.lgs. n. 112 del 1999, che prevede la rimborsabilità delle spese relative alle procedure esecutive individuali, atteso che un trattamento differenziato delle due voci di spesa risulterebbe ingiustificato, potendo la procedura concorsuale fondatamente ritenersi un'esecuzione di carattere generale sull'intero patrimonio del debitore. Il credito per le spese di insinuazione va, peraltro, riconosciuto in via chirografaria e non privilegiata, dovendo escludersi l'inerenza delle stesse al tributo riscosso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Azioni esecutive pendenti anteriormente al fallimento - Assorbimento nella procedura concorsuale - Effetti - Fondamento - Conseguenze - Cessione di crediti pignorati - Inefficacia
Nel regime anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, le azioni esecutive individuali pendenti al momento del fallimento, in conseguenza della sentenza dichiarativa, sono assorbite dalla procedura concorsuale, che si sostituisce ad esse, ma gli effetti anche sostanziali degli atti già compiuti che non siano incompatibili con il sistema dell'esecuzione fallimentare, tra i quali anche il vincolo d'indisponibilità dei beni derivante dal pignoramento, restano salvi in favore della massa dei creditori, nei cui confronti, quindi, la cessione crediti verso terzi già pignorati è priva di effetti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2015, n. 16158.


Fallimento - Credito fondiario - Privilegio processuale - Onere dell'insinuazione al passivo
L'articolo 41 TUB deroga soltanto il divieto di azioni esecutive individuali previsto dall'articolo 51 L.F., ma non alla norma imperativa di cui all'articolo 52 L.F., secondo la quale ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione, deve essere accertato secondo le norme della legge fallimentare, salvo diverse disposizioni della legge. Ne consegue che l'insinuazione al passivo fallimentare deve essere vista come onere per la banca mutuante al fine dell'esercizio del diritto di trattenere definitivamente quanto percepito, così che i privilegi processuali mantenuti per i crediti fondiari si risolvono in una mera anticipazione di valuta in favore delle banche erogatrici dei finanziamenti fondiari, nel senso, cioè, di consentire alle stesse di disporre di quanto loro spettante ma non di importi superiori in via anticipata rispetto al momento nel quale si determina, con la conclusione dell'attività di liquidazione e con l'esecuzione del piano di riparto, il quantum spettante a ciascun creditore concorrente. Questa lettura della normativa, offerta dalla giurisprudenza di legittimità, è stata ora codificata dalla riforma della legge fallimentare, con la espressa previsione, nel nuovo articolo 52, ultimo comma, L.F., dell'onere di insinuazione anche per i creditori esentati dal divieto di cui all'articolo 51 L.F. e dalla previsione, nel progetto delle somme da ripartire nel fallimento, anche dei crediti per i quali non si applica il divieto di azioni esecutive di cui alla medesima norma. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Marzo 2015, n. 6377.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Pignoramento presso terzi di conto corrente bancario - Dichiarazione positiva della banca terza pignorata - Improcedibilità dell'esecuzione per fallimento del debitore - Giudizio intrapreso dal fallimento del debitore nei confronti della banca per il pagamento del saldo del conto - Eccezione di compensazione relativa ad altro rapporto di conto corrente - Ammissibilità
In caso di pignoramento presso terzi avente ad oggetto crediti nascenti da rapporto di conto corrente bancario, la dichiarazione positiva resa dall'istituto bancario terzo pignorato nella procedura espropriativa, in seguito dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento del debitore, non preclude alla stessa banca, convenuta in un giudizio ordinario intrapreso dalla curatela fallimentare del debitore esecutato per il pagamento del saldo del conto corrente in precedenza pignorato, di eccepire in compensazione, ai sensi dell'art. 56 legge fall., un proprio controcredito vantato verso il fallimento in forza di un distinto rapporto di conto corrente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2015, n. 4380.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario - Vendita a terzi - Esecuzione individuale in favore dell'istituto di credito fondiario - Ammissibilità in costanza di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Esclusione - Versamento al curatore del ricavato della vendita forzata - Condizioni - Ripetizione del maggior valore nei confronti del terzo acquirente - Esclusione
Nel caso in cui un immobile di proprietà del fallito, ipotecato a garanzia di un mutuo fondiario, sia stato oggetto di vendita a favore di un terzo , il potere, riconosciuto all'istituto di credito fondiario dall'art. 41 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, di iniziare o proseguire l'azione esecutiva individuale anche in costanza di fallimento, ovvero d'intervenire nell'esecuzione forzata promossa da altri, e di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata, senza obbligo di rimetterla al curatore, con il solo onere di insinuarsi al passivo della procedura fallimentare per consentire la graduazione dei crediti, esclude l'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare al fine di ottenere la dichiarazione d'inefficacia della compravendita nei confronti della massa dei creditori, venendo in tal caso meno uno dei presupposti dell'azione, costituito dall'impossibilità di assoggettare direttamente il bene all'esecuzione concorsuale, in quanto, ponendosi la vendita del bene nell'ambito dell'esecuzione individuale come alternativa a quella in sede di procedura fallimentare, il curatore deve limitarsi a chiedere il versamento della somma assegnata all'istituto, qualora quest'ultimo non abbia chiesto l'ammissione al passivo o il suo credito risulti incapiente, e non può neppure pretendere dal terzo acquirente la differenza tra il valore del bene e l'importo eventualmente inferiore ricavato dalla vendita forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15606.


Fallimento - Effetti per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva del creditore fondiario - Prosecuzione in costanza di fallimento del debitore ai sensi dell'art. 41 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Ammissione del creditore fondiario al passivo in via chirografaria - Collocazione del credito in via ipotecaria nel progetto di riparto predisposto dal giudice dell'esecuzione - Esclusione - Fondamento
L'accertamento del diritto di credito conseguente al decreto di esecutività dello stato passivo, pur non avendo valore di giudicato al di fuori del fallimento, ma solo effetto preclusivo durante la procedura, impedisce che, nel corso della stessa, possano essere proposte da parte del creditore, ad un giudice diverso da quello fallimentare, le questioni relative all'esistenza e alla collocazione del credito ammesso, nonché alla validità ed opponibilità del titolo da cui lo stesso deriva. Ne consegue che la collocazione del credito fondiario in via chirografaria nello stato passivo del fallimento del debitore, espropriato all'esito di esecuzione immobiliare proseguita in costanza di fallimento in virtù del privilegio processuale previsto dall'art. 41 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, preclude la collocazione in via ipotecaria del medesimo credito nel progetto di distribuzione del ricavato predisposto dal giudice dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Marzo 2014, n. 6738.


Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito - Domanda introduttiva proposta nelle forme ordinarie - Pronuncia di improcedibilità da parte del giudice adito - Regolamento di competenza - Ammissibilità - Esclusione - Appellabilità - Fondamento
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono in realtà questioni di rito; pertanto, qualora sia proposta una domanda diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria nei confronti del fallimento dell'obbligato e il giudice adito dichiari l'improcedibilità della domanda , perché non introdotta in sede concorsuale nelle forme dell'accertamento del passivo, la relativa pronuncia non è assoggettabile a regolamento di competenza ma è impugnabile con l'appello, in quanto, ancorché formalmente espressa in termini di declinatoria di competenza del giudice adito in favore di quello fallimentare, non è sostanzialmente una statuizione sulla competenza, ma sul rito che la parte deve seguire. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Settembre 2013, n. 21669.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Concordato fallimentare - Creditori estranei al fallimento - Divieto di azioni esecutive ex art. 51 legge fall. - Permanenza - Limiti.
In tema di procedure concorsuali, il divieto di azioni esecutive per i creditori anteriori al fallimento sancito dall'art. 51 legge fall. permane, anche per quelli rimasti ad esso estranei, fino all'esecuzione (o risoluzione o annullamento) del concordato fallimentare il cui provvedimento di omologazione sia stato regolarmente trascritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11027.


Divieto di esecuzioni individuali - Fallimento del debitore - Sequestro conservativo autorizzato e ritualmente trascritto su suoi beni in epoca anteriore - Giudizio di merito instaurato a seguito della predetta misura cautelare - Improseguibilità - Ragioni - Effetti
La dichiarazione di fallimento del debitore, sui cui beni sia stato precedentemente autorizzato e ritualmente trascritto un sequestro conservativo, determina, da un lato, la improseguibilità del giudizio di merito instaurato a seguito della misura cautelare , attesa l'impossibilità di concepire, in presenza del fallimento, da cui deriva, giusta l'art. 52 legge fall., un vincolo di indisponibilità, sui beni facenti parte del compendio fallimentare, destinato ad avvantaggiare tutti i creditori, sia il vincolo di indisponibilità relativo prodotto dal sequestro sia la formazione di un titolo esecutivo in danno della massa; e, dall'altro, l'assorbimento, a vantaggio di quest'ultima, del vincolo prodotto dalla misura cautelare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2013, n. 8425.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Effetti per i creditori - Crediti prededucibili - Assoggettamento all'accertamento del passivo avanti agli organi della procedura - Necessità - Ragioni
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa , tutti i diritti di credito sono tutelabili esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201 (che rinvia sia all'art. 52, regolante il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, sia all'art. 51, che sancisce il divieto di azioni esecutive singolari sui beni compresi nel fallimento, senza distinguere tra creditori della massa e concorsuali), 207 e 209 legge fall.; pertanto, anche i crediti prededucibili non possono farsi valere in via ordinaria mediante azioni di condanna o di accertamento, a quella prodromico, atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento del passivo, e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso di tutti i creditori, e, perciò, anche di coloro la cui pretesa trovi titolo nell'amministrazione della procedura, cui è assegnato il primo posto nell'ordine di distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo, in qualità di crediti prededucibili ex art. 111 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2013, n. 339.


Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Fermo amministrativo ex art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923 - Adozione nei confronti di soggetto fallito - Esclusione - Fondamento
In tema di rimborso dell'IVA l'Amministrazione non può adottare il provvedimento di fermo amministrativo previsto dall'art. 69 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, nei confronti di soggetti falliti, essendo incompatibile con la previsione dell'art. 51 legge fall., in quanto volto a "prenotare" una frazione di patrimonio del fallito, sottraendola alle massa destinata alla soddisfazione dei creditori concorsuali, in vista di una futura ed eventuale compensazione con un controcredito della P.A. non opponibile in compensazione, perchè non definitivamente accertato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 29 Dicembre 2011, n. 29565.


Fallimento - Effetti per i creditori - Ripartizione dell'attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Fallimento dell'acquirente di immobile - Domanda di revocatoria ordinaria della compravendita - Trascrizione da parte del creditore dell'alienante prima del fallimento - Accoglimento - Conseguenze sul diritto dell'attore vittorioso rispetto al bene compravenduto - Separazione di somma corrispondente al suo credito dal ricavato della liquidazione fallimentare dell'immobile - Titolo per il soddisfacimento, nella sede del riporto fallimentare, in via prioritaria rispetto ai creditori concorsuali - Spettanza - Fondamento

Fallimento - Fallimento dell'acquirente di immobile - Domanda di revocatoria ordinaria della compravendita - Trascrizione da parte del creditore dell'alienante prima del fallimento - Accoglimento - Conseguenze sul diritto dell'attore vittorioso rispetto al bene compravenduto - Separazione di somma corrispondente al suo credito dal ricavato della liquidazione fallimentare dell'immobile - Titolo per il soddisfacimento, nella sede del riporto fallimentare, in via prioritaria rispetto ai creditori concorsuali - Spettanza - Fondamento

In caso di fallimento dell'acquirente di un bene immobile, il creditore dell'alienante, che, per ottenere pronuncia di inefficacia relativa della compravendita, abbia trascritto domanda ex art. 2901 cod. civ. anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente, ove l'azione sia accolta, viene a trovarsi, rispetto all'immobile ormai acquisito all'attivo fallimentare, in posizione analoga a quella del titolare di diritto di prelazione su bene compreso nel fallimento e già costituito in garanzia per credito verso debitore diverso dal fallito, rappresentando il diritto tutelato in revocatoria, analogamente al detto diritto di prelazione, una passività dalla quale il patrimonio del fallito deve essere depurato prima della ripartizione dell'attivo fra i creditori concorsuali; pertanto, l'attore vittorioso in revocatoria, che non è creditore diretto del fallito e non partecipa quindi al concorso formale, può tuttavia ottenere, in sede di distribuzione del ricavato della vendita fallimentare dell'immobile, la separazione della somma corrispondente al suo credito verso l'alienante, per esserne soddisfatto in via prioritaria rispetto ai creditori concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2011.


Fallimento - Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria ordinaria - Esercizio da parte del creditore dell'alienante - Trascrizione anteriore al fallimento - Procedibilità dopo la dichiarazione di fallimento dell'acquirente - Condizioni - Fondamento
Il divieto di azioni esecutive individuali posto dall'art. 51 legge fall. non osta alla procedibilità della revocatoria ordinaria già promossa dal creditore dell'alienante, ove la domanda ex art. 2901 cod. civ. sia stata trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente; diversamente, il creditore dell'alienante, pur trovandosi nella condizione di opponibilità alla massa, ai sensi dell'art. 45 legge fall., dell'azione proposta, resterebbe privo della garanzia patrimoniale ex art. 2740 cod. civ. e l'atto fraudolento gioverebbe ai creditori dell'acquirente fallito (per la sola sostituzione a questi dal curatore); l'azione revocatoria, infatti, pur se preordinata al soddisfacimento esecutivo del creditore, non può considerarsi un'azione esentiva, volta com'è a rendere in opponibile al creditore l'atto dispositivo compiuto dal debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2011.


Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito - Questioni di competenza - Esclusione - Questioni di rito - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono in realtà questioni di rito; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso fallimentare, il giudice erroneamente adito è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza, ma l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, quindi inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressus impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza, che deve essere esaminata e rilevata dal giudice di merito prima ed indipendentemente dall'esame della questione di competenza che, eventualmente, concorra con essa.(Fattispecie relativa a domanda di condanna al pagamento di crediti pecuniari derivante dal rapporto di lavoro nei confronti di un imprenditore fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Agosto 2011, n. 16867.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - In genere - Curatore subentrato in procedure esecutive in corso - Inefficacia degli atti di alienazione nei suoi confronti - Sussistenza - Conseguenze in tema di azione revocatoria intentata dal curatore

Esecuzione forzata - Pignoramento - Effetti - In genere - Curatore subentrato in procedure esecutive in corso - Inefficacia degli atti di alienazione nei suoi confronti - Sussistenza - Conseguenze in tema di azione revocatoria intentata dal curatore

Non hanno effetto nei confronti del curatore del fallimento, che subentri nella posizione del creditore pignorante ex art. 107 legge fall., gli atti di alienazione di beni sottoposti a pignoramento, applicandosi il disposto dell'art. 2913 cod.civ., con conseguente irrilevanza dell'azione revocatoria intrapresa dal fallimento, attesa la priorità temporale del pignoramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Luglio 2011, n. 15249.


Fallimento - Effetti per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - Concordato fallimentare omologato ed eseguito - Creditore garantito da ipoteca di terzo - Utilizzo del titolo esecutivo contro il terzo datore di ipoteca - Omessa insinuazione al passivo - Irrilevanza - Responsabilità del terzo - Ammissibilità - Portata - Limitazione alla percentuale concordataria - Fondamento - Fattispecie
Il divieto per i creditori di azioni esecutive nei confronti del fallito, ex art. 51 legge fall. e l'obbligo, per quelli che intendano soddisfarsi sul ricavato della liquidazione dei beni del fallito, di proporre, ex art. 52 legge fall., domanda di insinuazione al passivo per l'accertamento dei propri crediti, non escludono, in capo al creditore che non abbia presentato tale domanda, il diritto di promuovere azione esecutiva nei confronti del terzo, già datore di ipoteca su propri beni a garanzia dei debiti del fallito ; tuttavia dopo l'omologazione e l'esecuzione del concordato fallimentare, obbligatorio ai sensi dell'art. 135 legge fall. per tutti i creditori anteriori al fallimento, ancorché non abbiano presentato domanda di insinuazione al passivo, il relativo effetto esdebitatorio, cioè di riduzione del credito alla sola percentuale offerta, si applica anche nei confronti del predetto terzo, tenuto nei soli limiti della citata percentuale, poiché né la mancata partecipazione al concorso, che resta facoltativa, produce per il creditore l'estinzione del titolo esecutivo di cui sia eventualmente munito verso il fallito, né il concordato fallimentare opera a sua volta come causa di estinzione, per novazione, del credito stesso, né verso il fallito né verso l'eventuale soggetto obbligato. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo all'opposizione all'esecuzione, ritenuta infondata dai giudici di merito, proposta dal terzo datore di ipoteca avverso l'espropriazione contro di lui promossa dalla banca garantita, munita, verso il debitore fallito, di titolo esecutivo costituito da contratto di mutuo notarile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2011, n. 13447.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Vendita con riserva di proprietà ineseguita al momento della dichiarazione di insolvenza - Subentro nel contratto da parte del commissario straordinario dell'impresa compratrice - Disciplina applicabile - Assunzione di tutti gli obblighi contrattuali già facenti capo al debitore insolvente - Fondamento - Conseguenze - Integrale pagamento del prezzo a favore del venditore che trasferisca la proprietà - Scadenza dell'obbligazione di pagamento prima della dichiarazione di subentro ex art. 50 del d.lgs. n. 270 del 1999 - Rilevanza - Esclusione - Insinuazione al passivo del credito per il prezzo - Ammissione in prededuzione - Necessità - Fattispecie.
In tema di vendita con riserva della proprietà non ancora eseguita, da entrambe le parti, al momento della dichiarazione di insolvenza del compratore, nella conseguente ammissione di questi alla procedura di amministrazione straordinaria, il subentro del commissario straordinario nel citato contratto pendente determina, ai sensi degli artt. 50 e 51 del d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, l'applicazione della disciplina di cui all'art. 72 e non 73, legge fall., con l'effetto che detto organo assume tutti gli obblighi già in capo al debitore; ne deriva che, a fronte del successivo trasferimento della proprietà dei beni oggetto del contratto, nessuna rata essendo stata saldata in precedenza, il relativo prezzo va corrisposto al venditore per intero, né alcun rilievo è ascrivibile alla circostanza per cui detto pagamento sia scaduto prima del citato subentro contrattuale, ma quando il contratto era in fase di quiescenza. (Applicando detto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, in accoglimento dell'opposizione allo stato passivo, aveva ammesso in prededuzione il credito per le rate di prezzo vantate dal venditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 Maggio 2011, n. 12016.


Riscossione delle imposte - Ruoli straordinari - Emissione - Presupposti - Fondato pericolo per la riscossione - Pendenza del giudizio d'impugnazione - Irrilevanza - Instaurazione di procedura concorsuale a carico del contribuente - Insinuazione al passivo del credito tributario - Possibilità - Condizioni - Emissione della cartella di pagamento - Esclusione - Fondamento - Conseguenze
In tema di riscossione delle imposte sui redditi, l'emissione del ruolo straordinario con obbligo di pagamento dell'imposta , oltre che degli interessi e le sanzioni per l'intero importo, ai sensi dell'art. 15-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, è legittima quando sussiste fondato pericolo per la riscossione, senza che rilevi l'eventuale emissione di un avviso di accertamento, ovvero la pendenza del relativo giudizio d'impugnazione; ne consegue che se, come nella specie, l'iscrizione a ruolo sia avvenuta in relazione all'apertura di una procedura concorsuale a carico del debitore (dichiarato fallito), ai sensi dell'art. 33 del d.lgs. 13 aprile 1999, n. 112, il concessionario provvede direttamente all'insinuazione al passivo per il credito, senza alcuna necessità di emissione della cartella di pagamento, atto che nemmeno è consentito, in quanto preliminare ad una esecuzione individuale a sua volta preclusa dal divieto di cui all'art. 51 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 20 Maggio 2011, n. 11234.


Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento successiva alla proposizione dell'azione revocatoria - Subentro del curatore fallimentare - Esclusività del diritto di proseguire il giudizio - Sussistenza - Limiti - Giudizio che coinvolge anche un terzo - Legittimazione del creditore originario - Permanenza - Fondamento
Il principio secondo cui, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria, ove il curatore subentri nel giudizio, ai sensi dell'art. 66 della legge fallimentare, vengono meno la legittimazione e l'interesse ad agire dell'attore originario, opera solo quando si tratti di azione revocatoria ordinaria proposta esclusivamente nei confronti del debitore poi fallito; ne consegue che, qualora l'originaria domanda sia stata proposta anche nei confronti di un terzo, rispetto al quale la curatela fallimentare non vanta alcuna pretesa, il creditore che ha introdotto il giudizio è legittimato a riassumerlo dopo l'interruzione conseguente alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2011, n. 8984.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito - Successiva dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Conservazione degli effetti sostanziali del pignoramento in favore della massa - Condizioni - Assenza di cause di inefficacia del pignoramento - Omessa declaratoria del giudice dell'esecuzione - Irrilevanza - Fondamento - Fattispecie.
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione; ove il curatore ritenga di attuare altre forme di esecuzione, la procedura individuale, non proseguita, per sua scelta, dal curatore, né proseguibile, ai sensi dell'art. 51 legge fall., dal creditore istante, diventa improcedibile, ma tale improcedibilità non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento (tra cui quello, stabilito dall'art. 2916 cod. civ., in base al quale nella distribuzione della somma ricavata dall'esecuzione non si tiene conto delle ipoteche, anche se giudiziali, iscritte dopo il pignoramento), purchè però, nel frattempo, non sia sopravvenuta una causa di inefficacia del pignoramento stesso, la quale, benchè non dichiarata dal giudice dell'esecuzione all'epoca della dichiarazione di fallimento, opera "ex tunc" ed automaticamente. (Affermando detto principio e cassando la decisione impugnata, la S.C. ha ammesso al passivo privilegiato il creditore e così riconosciuto l'efficacia verso la massa dell'ipoteca iscritta dopo il pignoramento, affetto da inefficacia per non essere stata depositata nella relativa procedura la documentazione ipocatastale ai sensi dell'art.567 cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Dicembre 2010, n. 24442.


Fallimento - Stato passivo - Principio di esclusività dell'accertamento del credito nelle forme di cui agli artt. 93 ss. legge fall. - Applicabilità ai crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del Curatore - Sussistenza - Possibilità di riconoscimento in assenza di contestazione - Sussistenza
Dichiarato il fallimento, ogni diritto di credito, ivi compresi i crediti prededucibili, è tutelabile nelle sole forme di cui alla L. Fall., art. 92, e segg.; la previsione di un'unica sede concorsuale per l'accertamento del passivo comporta la necessaria concentrazione presso un unico organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento dei crediti e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso dei creditori, il che determina l'improponibilità della domanda proposta nelle forme ordinarie.

A tale principio non si sottraggono i crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore, attesane la predicabilità in termini di costi della procedura, i quali sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti di massa, per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto de plano del giudice delegato L. Fall., ex art. 26, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui all'art. 93, e segg. stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, in subiecta materia, del tribunale fallimentare (Sez. 1^, Sentenza n. 11379 del 11/11/1998; Sez. 1^, Sentenza n. 515 del 15/01/2003). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 18 Novembre 2010, n. 23353.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Sequestro conservativo trascritto su bene immobile - Successiva trascrizione dell'acquisto del bene da parte di un terzo - Sopraggiunta conversione del sequestro in pignoramento - Dichiarazione di fallimento del debitore - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore procedente - Configurabilità - Intervento del curatore nella procedura esecutiva - Mantenimento degli effetti sostanziali e processuali del pignoramento - Sussistenza - Estensione agli effetti conservativi del sequestro - Limiti - Fondamento - Fattispecie.
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stato trascritto da un creditore il sequestro conservativo su un bene immobile, successivamente ceduto dal debitore ad un terzo, con acquisto trascritto anteriormente alla conversione della misura cautelare in pignoramento, a seguito dell'inizio dell'espropriazione forzata sul predetto bene ed a norma dell'art. 107 della legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, che perde ogni potere di impulso ai sensi dell'art. 51 della legge fall., e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento del curatore o un provvedimento di sostituzione del giudice dell'esecuzione; se il curatore interviene nell'esecuzione, si realizza un fenomeno di subentro nel processo, come manifestazione del più generale potere di disposizione dei beni del fallito ex art. 31 della legge fall., ma non una vera e propria sostituzione processuale ex art. 81 cod. proc. civ., potendo perciò il curatore giovarsi degli effetti sostanziali e processuali del solo pignoramento, ex art. 2913 cod. civ., ma non sostituirsi nelle posizioni giuridiche processuali strettamente personali del creditore istante, dalle quali non deriva i propri poteri, che, invece, hanno fonte nella legge fallimentare. Ne consegue che mentre al curatore, come partecipante alla medesima esecuzione che con lui prosegue, sono inopponibili gli atti pregiudizievoli trascritti successivamente al pignoramento, egli non può giovarsi della inopponibilità degli atti che hanno per oggetto la cosa sequestrata in quanto tale, trattandosi di effetti di cui si avvantaggia, ex art. 2906 cod. civ., solo il creditore sequestrante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto opponibile al curatore fallimentare, intervenuto nell'esecuzione in precedenza promossa, il trasferimento immobiliare trascritto dal terzo dopo il sequestro ma prima della sua conversione in pignoramento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Dicembre 2009, n. 25963.


Società - Di capitali - Società a responsabilità limitata - Capitale sociale - Conferimenti - Quota - In genere - Espropriazione della quota nelle forme del pignoramento presso terzi - Sopravvenuto fallimento della società - Proseguibilità dell'esecuzione - Configurabilità - Dichiarazione del terzo - Legittimazione del curatore e non del liquidatore - Devoluzione della relativa questione al giudice dell'esecuzione - Sussistenza.

Esecuzione forzata - Mobiliare - Presso terzi - Dichiarazione del terzo - In genere - Pignoramento di quota di società a responsabilità limitata - Fallimento della società - Dichiarazione del terzo - Legittimazione - Spettanza al curatore o al liquidatore della società - Devoluzione della relativa questione al giudice dell'esecuzione - Sussistenza.

In tema di espropriazione forzata di quote di società a responsabilità limitata, la sopravvenuta dichiarazione di fallimento della società non comporta l'improseguibilità della procedura esecutiva, mentre la questione relativa alla legittimazione del soggetto chiamato a rendere la dichiarazione di terzo dev'essere fatta valere avanti al giudice dell'esecuzione, con eventuale prosecuzione del giudizio per il relativo accertamento, in caso di riconosciuta invalidità della dichiarazione resa dal liquidatore della società terza pignorata,ove sia ritenuto che la predetta legittimazione spetti invece al curatore fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Ottobre 2009, n. 22361.


Concordato preventivo - Divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Espropriazione presso terzi - Ordinanza di assegnazione del credito - Successivo pagamento da parte del terzo pignorato - Efficacia liberatoria per il "debitor debitoris" nei confronti dei creditori - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, la norma di cui all'art. 168, primo comma, legge fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione, se non sottrae il creditore preconcordatario accipiente all'obbligo di restituire alla massa quanto indebitamente percepito, non priva di efficacia liberatoria il medesimo pagamento per il "debitor debitoris" che adempia, nel corso del concordato preventivo e prima della dichiarazione di fallimento, all'ordinanza di assegnazione del credito disposta nella esecuzione individuale anteriormente iniziata contro il medesimo debitore. (Principio enunciato in una fattispecie nella quale la S.C., dopo aver precisato che l'art. 44 legge fall. non trova applicazione in tema di concordato preventivo, ha rigettato il ricorso avverso la sentenza che aveva respinto la domanda con cui il curatore del fallimento aveva chiesto la condanna del terzo pignorato al pagamento della somma corrisposta al creditore per effetto dell'ordinanza di assegnazione emessa dal giudice dell'esecuzione). (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2008, n. 24476.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario - Vendita a terzi - Esecuzione individuale in favore dell'istituto di credito fondiario - Ammissibilità in costanza di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Esclusione.
Nel caso in cui un immobile di proprietà del fallito, ipotecato a garanzia di un mutuo fondiario, sia stato oggetto di vendita a favore di un terzo, il potere, riconosciuto all'istituto di credito fondiario dall'art. 42 del r.d. n. 645 del 1905 (sostituito dall'art. 41 del d.lgs. n. 385 del 1993, ma applicabile nella specie "ratione temporis"), di iniziare o proseguire l'azione esecutiva individuale anche in costanza di fallimento, ovvero d'intervenire nell'esecuzione forzata promossa da altri, e di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata, senza obbligo di rimetterla al curatore, con il solo onere di insinuarsi al passivo della procedura fallimentare per consentire la graduazione dei crediti, esclude l'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare al fine di ottenere la dichiarazione d'inefficacia della compravendita nei confronti della massa dei creditori, venendo in tal caso meno uno dei presupposti dell'azione, costituito dall'impossibilità di assoggettare direttamente il bene all'esecuzione concorsuale, in quanto, ponendosi la vendita del bene nell'ambito dell'esecuzione individuale come alternativa a quella nell'ambito della procedura fallimentare, il curatore deve limitarsi a chiedere il versamento della somma assegnata all'istituto, qualora quest'ultimo non abbia chiesto l'ammissione al passivo o il suo credito risulti incapiente, e non può neppure pretendere dal terzo acquirente la differenza tra il valore del bene e l'importo eventualmente inferiore ricavato dalla vendita forzata. (fonte: CED, Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2008, n. 13996.


Concordato preventivo - Divieto di azioni esecutive - Portata - Pignoramento presso terzi - Sopravvenuta apertura del concordato - Conseguenze - Obbligo di pagare - Insussistenza - Opposizione del terzo pignorato al precetto - Necessità - Fattispecie relativa a pignoramento di credito tributario
In tema di concordato preventivo , il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore, previsto dall'art. 168, primo comma, legge fall., comporta che i debiti sorti prima dell'apertura della procedura non possono essere estinti fuori dall'esecuzione concorsuale; pertanto ove, prima di tale momento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione presso terzi avente ad oggetto un credito tributario, l'Agenzia delle Entrate, terzo pignorato, che sia stata portata a conoscenza del concordato, non deve sottostare al precetto intimatole dal creditore assegnatario delle somme, ma, essendo venuto meno il presupposto dell'esecuzione individuale, deve opporsi all'atto di precetto ex art. 615 cod. proc. civ., allegando il venir meno dell'obbligo di pagare. (Nella specie la S.C. ha confermato, correggendone la motivazione, la sentenza di merito che aveva condannato l'Amministrazione finanziaria a rimborsare alla società debitrice la somma che aveva pagato al creditore di quest'ultima, il quale aveva portato a termine, dopo il concordato, la procedura di pignoramento presso terzi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Giugno 2007, n. 14738.


Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Procedure esecutive individuale e concorsuale riguardanti il medesimo debitore - Distinzione - Conseguenze - Competenza territoriale della corte di appello adìta per il ritardo di entrambe - Determinazione
Nel caso in cui il curatore del fallimento, che automaticamente subentra al creditore istante nell'esecuzione individuale pendente alla data della dichiarazione del fallimento, decida di procedere all'esecuzione in sede concorsuale, abbandonando l'esecuzione individuale, i due procedimenti esecutivi - individuale e concorsuale - restano diversi e distinti, onde correttamente la corte di appello, adìta ai sensi della legge n. 89 del 2001 per l'equa riparazione del danno derivante dal ritardo dei predetti procedimenti, si dichiara territorialmente incompetente con riferimento a quello dei due che, in considerazione della sede del giudice procedente, non rientri nella sua competenza ai sensi dell'art. 3 legge cit. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2006, n. 23799.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento - Esclusione - Fondamento
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione. Pertanto, ove il curatore ritenga di attuare altre forme di esecuzione, la procedura individuale, non proseguita, per sua scelta, dal curatore, né proseguibile, ai sensi dell'art. 51 legge fall., dal creditore istante, diventa improcedibile, ma tale improcedibilità non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento (tra cui quello, stabilito dall'art. 2916 cod. civ., in base al quale nella distribuzione della somma ricavata dall'esecuzione non si tiene conto delle ipoteche, anche se giudiziali, iscritte dopo il pignoramento), giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato, automaticamente e senza condizioni, il curatore, a norma dell'art. 107 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2005.


Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione da parte di istituto di credito fondiario ex R.D. n. 646 del 1905 - Privilegio di carattere processuale - Configurabilità - Conseguenze - Assegnazione delle somme ricavate dalla procedura esecutiva individuale - Carattere provvisorio - Sussistenza - Intervento del curatore fallimentare nella procedura individuale - Necessità - Esclusione - Raccordo tra procedura individuale e procedura concorsuale - Insinuazione del credito dell'istituto nel passivo fallimentare - Necessità - Conseguente trasformazione dell'assegnazione provvisoria in assegnazione definitiva, nei limiti della capienza del credito - Configurabilità - Onere del curatore fallimentare di provare l'approvazione del passivo e l'incapienza del credito dell'istituto procedente - Sussistenza
L'art. 42 del R.D. 16 luglio 1905, n. 646 (applicabile "ratione temporis", pur essendo stato abrogato dal testo unico 1 settembre 1993, n. 385, a far data dal 1 gennaio 1994), la cui applicazione è fatta salva dall'art. 51 della legge fallimentare, nel consentire all'istituto di credito fondiario di iniziare o proseguire l'azione esecutiva nei confronti del debitore dichiarato fallito, configura un privilegio di carattere meramente processuale , che si sostanzia nella possibilità non solo di iniziare o proseguire la procedura esecutiva individuale, ma anche di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore nei limiti del proprio credito, senza che l'assegnazione e il conseguente pagamento si debbano ritenere indebiti e senza che sia configurabile l'obbligo dell'istituto procedente di rimettere immediatamente e incondizionatamente la somma ricevuta al curatore. Peraltro, poichè si deve escludere che le disposizioni eccezionali sul credito fondiario - concernenti solo la fase di liquidazione dei beni del debitore fallito e non anche quella dell'accertamento del passivo - apportino una deroga al principio di esclusività della verifica fallimentare posto dall'art. 52 della legge fallimentare, e non potendosi ritenere che il rispetto di tali regole sia assicurato nell'ambito della procedura individuale dall'intervento del curatore fallimentare, all'assegnazione della somma disposta nell'ambito della procedura individuale deve riconoscersi carattere provvisorio, essendo onere dell'istituto di credito fondiario, per rendere definitiva la provvisoria assegnazione, di insinuarsi al passivo del fallimento, in modo tale da consentire la graduazione dei crediti, cui è finalizzata la procedura concorsuale, e, ove l'insinuazione sia avvenuta, il curatore che pretenda in tutto o in parte la restituzione di quanto l'istituto di credito fondiario ha ricavato dalla procedura esecutiva individuale ha l'onere di dimostrare che la graduazione ha avuto luogo e che il credito dell'istituto è risultato, in tutto o in parte, incapiente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Dicembre 2004, n. 23572.


Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione da parte di istituto di credito fondiario - "Privilegi processuali" stabiliti dalle norme del R.D. n. 646 del 1905 - Natura - Norme eccezionali - Conseguenze - Spettanza in favore del cessionario del credito - Esclusione - Facoltà di compensazione del credito con il prezzo di aggiudicazione ex art. 582, cod. proc. civ. - Presupposti - Annotazione della surrogazione nell'ipoteca - Necessità
In materia di esecuzione immobiliare, le disposizioni in tema di credito fondiario di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data di entrata in vigore della legge n.175 del 1991, abrogata solo a far data dal 1 gennaio 1994 dal T.U. di cui al d.P.R. n. 385 del 1993 - le quali prevedono che, per i prestiti concessi in base a detta legge, l'azione esecutiva individuale possa essere iniziata o proseguita dall'istituto di credito fondiario anche durante il fallimento del debitore, con la distribuzione del ricavato secondo le regole proprie di detta esecuzione, hanno natura di norme eccezionali, in quanto attribuiscono alcuni cc.dd. privilegi processuali a favore degli istituti di credito fondiario, in considerazione della natura del credito e del creditore, allo scopo di tutelare il sistema di formazione e di funzionamento del credito fondiario. Pertanto, siffatti privilegi processuali non spettano al cessionario del credito vantato dall'istituto di credito fondiario, il quale, nel caso in cui, essendosi reso altresì aggiudicatario del bene, intenda esercitare la facolta di compensare il proprio credito con il prezzo di aggiudicazione ex art. 585, secondo comma, cod. proc.civ., ciò può fare esclusivamente qualora abbia provveduto a far previamente annotare la cessione del credito e l'ipoteca, in quanto l'annotazione ha efficacia costitutiva e, conseguentemente, il trasferimento dell'ipoteca a favore del creditore che abbia soddisfatto il creditore munito di prelazione è inefficace nei confronti dei creditori concorrenti, in mancanza dell'annotazione della surrogazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Luglio 2004, n. 14003.


Esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto - Trascrizione della relativa domanda giudiziaria - Rilevanza - Nel caso di successivo fallimento del promissario inadempiente - Conseguenze - Opponibilità alla massa dei creditori della sentenza di accoglimento - Preclusione della scelta del curatore "ex" art. 72 legge fall. - Sussistenza
Quando la domanda diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto è stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento, la sentenza che l'accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori e impedisce l'apprensione del bene da parte del curatore del contraente fallito, che non può quindi avvalersi del potere di scioglimento accordatogli, in via generale, dall'art. 72 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 Luglio 2004.


Fallimento - Effetti per i creditori - Difetto di legittimazione dei creditori a proseguire o proporre azioni conservative sul patrimonio del debitore fallito
Il sistema concorsuale, proprio della procedura fallimentare, è informato a due fondamentali principi: quello della universalità oggettiva, derivante dall'art. 42 della legge fall., e quello della universalità soggettiva, derivante dagli art. 51 e 52 della stessa legge. Il primo principio comporta la privazione integrale del debitore dalla disponibilità del suo patrimonio; il secondo la soggezione dei suoi creditori alle norme specifiche sulla formazione dello stato passivo e l'esclusione della possibilità di azioni autonome sui beni del fallito nonché della possibilità di proseguire o iniziare azioni volte alla conservazione del patrimonio del fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Agosto 2003, n. 12114.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Opposizione all'esecuzione del curatore - Legittimazione - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio - Necessità - Esclusione
In tema di opposizione all'esecuzione individuale intrapresa nei confronti del debitore fallito da un istituto di credito fondiario o agrario ai sensi dell'art. 42 del R.D. 16 luglio 1905, n. 646 (il quale, applicabile "ratione temporis", disponeva, tra l'altro, che le disposizioni delle leggi e dei regolamenti sul credito fondiario sono sempre applicabili, anche in caso di fallimento del debitore, per i beni ipotecari, agli istituti di credito fondiari), sussiste la legittimazione ad agire ai sensi dell'art. 615 cod. proc. civ. del curatore che agisca per far valere che, in dispetto dei presupposti previsti dalla legge speciale (R.D. n. 646/1905) di deroga alla norma generale (art. 51 legge fall.), l'esecuzione stessa debba essere ricondotta nell'alveo dell'art. 51 della legge fall. (per il quale, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento). Ne consegue - fra l'altro - che, ove nella specie il curatore del fallimento proponga opposizione all'esecuzione, non deve essere integrato il contraddittorio nei confronti della società fallita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Agosto 2003, n. 12115.


Competenza civile - Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito o assoggettato a liquidazione coatta amministrativa - Domanda introduttiva - Questioni in ordine all'autorità giurisdizionale - Natura di questioni in ordine alla competenza - Esclusione - Natura di questioni in ordine al rito - Configurabilità - Conseguenze - Domanda proposta nelle forme ordinarie - Incompetenza del giudice adito - Configurabilità - Esclusione - Improponibilità della domanda - Sussistenza - Conseguenze - Rilevabilità di ufficio della questione in ogni stato e grado del giudizio
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore assoggettato a fallimento, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono, in realtà (e prima ancora), questioni attinenti al rito. Pertanto, proposta una domanda volta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta, invece, al regime del concorso, il giudice (erroneamente) adito è tenuto a dichiarare (non la propria incompetenza ma) l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, trovandosi in presenza di una vicenda "litis ingressus impediens", concettualmente distinta da un'eccezione d'incompetenza, con la conseguenza che la relativa questione, non soggiacendo alla preclusione prevista dall'art. 38 primo comma cod. proc. civ. (nella sua formulazione in vigore dopo il 30 aprile 1995), può essere dedotta o rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 2003, n. 6475.


Società - Di capitali - In genere - Consistenza economica dell'ente - Interesse del socio al suo potenziamento ed alla sua conservazione - Modi di attuazione - Esclusivamente con strumenti interni - Individuazione - Legittimazione ad impugnare la validità di atti esterni o ad esperire azioni giudiziarie - Esclusione - Fallimento della società esecutata - Azione surrogatoria da parte del socio, agente anche in qualità di creditore della società, a tutela del patrimonio sociale - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - In genere - Fallimento di società esecutata - Azione surrogatoria da parte del socio, agente anche in qualità di creditore della società, a tutela del patrimonio sociale - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.

Nelle società di capitali, che sono titolari di distinta personalità giuridica e di un proprio patrimonio, l'interesse del socio alla conservazione della consistenza economica dell'ente è tutelabile esclusivamente con strumenti interni, rappresentati dalla partecipazione alla vita sociale e dalla possibilità di insorgere contro le deliberazioni o di far valere la responsabilità degli organi sociali, mentre non implica la legittimazione ad assumere iniziative esterne, quali azioni giudiziarie e impugnazioni di atti, il cui esercizio resta riservato alla società. Ne consegue che anche in caso di dichiarazione di fallimento della società esecutata il socio, che agisca - come nel caso - anche in qualità di creditore della società esecutata, non è abilitato ad agire in via surrogatoria per la tutela del patrimonio della medesima, in quanto l'inammissibilità delle azioni esecutive individuali o della loro prosecuzione sui beni del debitore discendente dagli artt. 51 e 52 legge fall. si traduce nell'inammissibilità anche delle azioni ad esse strumentali, quali le azioni cautelari, la cui esperibilità - in applicazione dei principi generali cui il sistema concorsuale proprio della procedura fallimentare è informato dell'universalità oggettiva ( secondo cui dalla data del provvedimento di fallimento il debitore è privato della disponibilità di tutto il suo patrimonio, inventariato e preso in consegna dal curatore ) e soggettiva ( in base al quale il creditore, per soddisfarsi sul patrimonio inventariato del debitore deve sottostare alla disciplina sulla formazione dello stato passivo, essendo i beni del debitore destinati alla soddisfazione delle ragioni creditorie concorrenti ), posti rispettivamente dall'art. 42 legge fall. e dagli artt. artt. 51 e 52 legge fall.- resta pertanto riservata al potere decisionale del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2003, n. 5323.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Facoltà del curatore di avvalersene o di procedere alla esecuzione concorsuale - Sussistenza
In caso di procedure esecutive che possono trovare prosecuzione in pendenza di fallimento, è data facoltà al curatore di avvalersi di esse (consentendo che l'attività liquidatoria si svolga per loro tramite e partecipando per conto della massa alla ripartizione del ricavato), oppure di procedere direttamente all'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2002, n. 17334.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Esecuzione forzata sui beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Effetti - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Scelta del curatore di non proseguire la procedura - Improcedibilità della stessa - Caducazione degli effetti del pignoramento - Esclusione - Fondamento
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall. il curatore si sostituisce al creditore istante e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione; pertanto, nell'ipotesi in cui il curatore ritenga di attuare altre forme di esecuzione, la procedura individuale, non proseguita per scelta del curatore stesso, ne' proseguibile, ai sensi dell'art. 51 legge fall., dal creditore istante, diventa improcedibile, ma tale improcedibilità non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento, giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato automaticamente e senza condizioni il curatore a norma dell'art. 107 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Settembre 2002.


Concordato preventivo - Divieto di introduzione o prosecuzione di azioni esecutive individuali - Derogabilità - Esclusione
La disposizione dettata dall'art. 168 della legge fallimentare, nel vietare ai creditori di iniziare o proseguire eventuali azioni esecutive individuali promosse sul patrimonio del debitore ammesso al concordato preventivo, non contempla deroghe, a differenza di quanto disposto dal precedente art. 51, che, nel sancire analogo divieto con riferimento ai beni compresi nel fallimento, fa purtuttavia salve le eventuali, diverse disposizioni di legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2002, n. 9488.


Liquidazione coatta amministrativa - Conseguenze - Prosecuzione del giudizio di cognizione - Ammissibilità
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, la messa in liquidazione coatta amministrativa della società assicuratrice intervenuta nel giudizio contro di essa promosso con azione risarcitoria dal danneggiato non osta alla prosecuzione del giudizio di cognizione pendente dinanzi il giudice ordinario. Infatti in tal caso gli artt. 51 e 201 legge fallimentare impediscono solo ed esclusivamente l'inizio o la prosecuzione dell'azione esecutiva individuale, ma non la condanna in via diretta della compagnia assicurativa posta in liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Giugno 2002, n. 9357.


Danno da circolazione stradale - Impresa assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa - Ordinanza anticipatoria di condanna "ex" art. 186 - quater cod. proc. civ. emessa nei confronti dell'assicurato danneggiante e dell'impresa designata - Rinuncia alla pronuncia della sentenza da parte del commissario liquidatore - Ammissibilità - Fondamento
L'ordinanza anticipatoria di condanna "ex" art. 186 - quater cod. proc. civ., emanata nei confronti dell'assicurato danneggiante e dell'impresa designata di cui all'art. 20 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, è destinata a produrre effetti anche nei confronti del commissario liquidatore dell'impresa assicuratrice, litisconsorte necessario nel giudizio risarcitorio, stante il diritto dell'assicurato e dell'impresa designata di rivalersi contro di esso; ne consegue che il commissario liquidatore - quantunque non destinatario dell'ordine giudiziale di pagamento, operando nei suoi confronti l'ordinanza emessa a chiusura dell'istruzione soltanto come pronuncia di mero accertamento del credito, e quindi non "parte intimata" in senso tecnico - è legittimato, in forza di una interpretazione costituzionalmente orientata, conforme agli artt. 3 e 24 Cost., ad effettuare, al pari delle parti intimate, la dichiarazione di rinuncia alla pronuncia della sentenza, ai sensi del quarto comma del citato art. 186 - quater, al fine di proporre appello contro l'ordinanza anticipatoria, trasformata, "quoad effectum", in sentenza impugnabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Marzo 2002, n. 3194.


Accertamento del passivo - Crediti prededucibili - Tutela in sede di accertamento del passivo - Necessità - Fondamento
Dichiarato il fallimento, ogni diritto di credito, ivi compresi i crediti prededucibili, è tutelabile nelle sole forme di cui agli artt. 92 ss. legge fall.; la previsione di un'unica sede concorsuale per l'accertamento del passivo comporta la necessaria concentrazione presso un unico organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento dei crediti e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso dei creditori, il che determina l'improponibilità della domanda proposta nelle forme ordinarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2002, n. 1065.


Sequestro conservativo - Dichiarazione di fallimento - Effetto - Giudizio di convalida - Improcedibilità - Conseguenza ulteriore - Liberazione della fideiussione prestata in luogo della cauzione "ex" art. 684 cod. proc. civ. - Esclusione - Fondamento
L'improcedibilità del giudizio di convalida del sequestro conservativo che deriva come effetto dalla dichiarazione di fallimento in ragione del divieto posto dall'art. 51 legge fall., non determina anche, nel medesimo giudizio di convalida, la liberazione della fideiussione che sia stata prestata, in luogo della cauzione, al fine di far conseguire al debitore principale la revoca del sequestro "ex" art. 684 cod. proc. civ., atteso che la fideiussione dà vita ad un rapporto con un soggetto terzo ed estraneo al giudizio di convalida, il fideiussore, la cui obbligazione è regolata dal tenore del contratto che ne costituisce la autonoma fonte, potendo la eventuale controversia sulla sorte di tale rapporto di garanzia a seguito della mancata convalida del sequestro essere oggetto di un separato giudizio tra creditore e fideiussore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 2001, n. 7110.


Amministrazione straordinaria - Giudizio di opposizione alla esecuzione preesistente alla dichiarazione di insolvenza - Competenza del Tribunale fallimentare - Esclusione - Regole ordinarie di competenza - Operatività
La competenza a conoscere della opposizione alla esecuzione forzata promossa dall'imprenditore "in bonis" che in corso di giudizio sia stato ammesso alla procedura dell'amministrazione straordinaria non spetta funzionalmente al Tribunale che abbia dichiarato lo stato di insolvenza, posto che non ricorre l'applicabilità ne' dell'art. 51 della legge fallimentare, ne' dell'art. 24 della stessa legge, trattandosi di una azione preesistente alla dichiarazione di insolvenza e sulla cui prosecuzione non influiscono le regole della concorsualità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2001, n. 2487.


Liquidazione coatta amministrativa - Effetti per i creditori - Crediti prededucibili - Assoggettamento alla procedura esecutiva collettiva - Necessità - Conseguenze relativamente ai crediti esclusi o pretermessi dallo stato passivo
Una volta aperta la procedura di liquidazione coatta amministrativa, ogni diritto di credito, compresi quelli prededucibili, è tutelabile esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201 - che rinvia all'art. 52 - 207 e 209 legge fall. con conseguente preclusione di forme di tutela differenti da quelle dell'accertamento endofallimentare; pertanto, come nella procedura fallimentare, i crediti prededucibili non possono farsi valere con le forme ordinarie, essendo applicabili le norme sulla formazione del passivo, con la conseguenza che dopo il deposito dello stato passivo il creditore in prededuzione, il cui credito sia stato escluso dal commissario liquidatore, dovrà proporre opposizione, mentre il creditore il cui credito non sia stato preso in considerazione dovrà proporre domanda di insinuazione tardiva (nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza di rigetto dell'opposizione a decreto ingiuntivo emanato a favore di perito che aveva operato per conto del liquidatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 2001, n. 553.


Accertamento del passivo - Credito dell'amministrazione finanziaria per pena pecuniaria conseguente a violazione di norme finanziarie - Ammissione al passivo della procedura - Presupposti - Previa ordinanza dell'autorità amministrativa determinativa della pena - Necessità - Portata
Nel caso di impresa assoggettata ad amministrazione straordinaria, presupposto per l'ammissione al passivo della relativa procedura del credito dell'amministrazione per la pena pecuniaria conseguente alla violazione di norme finanziarie, ai sensi dell'art. 55 della legge 7 Gennaio 1929, n. 4, è la emissione della ordinanza con la quale l'autorità amministrativa determina discrezionalmente la misura della pena. Peraltro, la domanda di accertamento negativo della pretesa dell'amministrazione finanziaria non può essere proposta in sede diversa da quella concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2000, n. 14561.


Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito o assoggettato a liquidazione coatta amministrativa - Domanda introduttiva - Questioni in ordine all'autorità giurisdizionale - Natura di questioni in ordine alla competenza - Esclusione - Natura di questioni in ordine al rito - Configurabilità - Conseguenze - Domanda proposta nelle forme ordinarie - Incompetenza del giudice adito - Configurabilità - Esclusione - Improponibilità della domanda - Sussistenza - Conseguenze - Rilevabilità di ufficio della questione in ogni stato e grado del giudizio
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore assoggettato a fallimento o (come nella specie) a liquidazione coatta amministrativa, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono, in realtà (e prima ancora), questioni attinenti al rito. Pertanto, proposta una domanda volta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta, invece, al regime del concorso, il giudice (erroneamente) adito è tenuto a dichiarare (non la propria incompetenza ma) l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, trovandosi in presenza di una vicenda "litis ingressus impediens", concettualmente distinta da un'eccezione d'incompetenza, con la conseguenza che la relativa questione, non soggiacendo alla preclusione prevista dall'art. 38 primo comma cod.proc.civ. (nella sua formulazione in vigore dopo il 30 aprile 1995), può essere dedotta o rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2000, n. 8018.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Pignoramento singolare precedente alla dichiarazione di fallimento - Sua operatività in favore della massa dei creditori - Ammissibilità - Sopravvenuta mancanza del titolo legittimante la sostituzione ad opera del curatore - Conseguenze - Legittimazione dei singoli creditori all'azione esecutiva individuale - Sussistenza - Fattispecie
Dopo la dichiarazione di fallimento e la conseguente improseguibilità (assoluta, in caso di esecuzione mobiliare, e relativa, in caso di esecuzione immobiliare) dell'esecuzione individuale, gli effetti del pignoramento singolare operano in favore della massa dei creditori, indipendentemente dall'intervento nella procedura esecutiva. Ne consegue che, quando per qualsiasi ragione (nella specie, era stata accertata l'opponibilità al fallimento del titolo d'acquisto del terzo, perché anteriore sia al fallimento del debitore e sia al pignoramento ad iniziativa del creditore procedente) viene meno il titolo che aveva legittimato la sostituzione del curatore, i singoli creditori riprendono la legittimazione all'azione esecutiva individuale e, se questa era stata proseguita dal curatore, ai sensi dell'art. 107 legge fall., possono a loro volta proseguirla dal punto al quale era giunto il curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 1999, n. 7661.


Procedura di espropriazione individuale in corso al momento della dichiarazione di fallimento - Intervento del curatore in sede di opposizione agli atti esecutivi al fine di richiederne l'interruzione - Dopo il provvedimento di assegnazione delle somme - Effetti - Improcedibilità della esecuzione individuale ex art. 51 legge fall. - Sussistenza
In tema di esecuzione mobiliare presso terzi, la procedura esecutiva non può considerarsi definita fino a quando non sia avvenuta la distribuzione delle somme ai creditori, non essendo a tal fine sufficiente il provvedimento di assegnazione che, disposto solo "pro solvendo" a norma dell'art. 553 cod. proc. civ., non importa l'immediata liberazione dei debitori; peraltro, anche la pendenza del giudizio di opposizione, sia pure agli atti esecutivi, non consente di considerare esaurito il procedimento di esecuzione, ripercuotendosi la relativa decisione proprio in tale procedimento attraverso la verifica della regolarità dei singoli atti oggetto dell'opposizione, con la conseguenza che, in caso di dichiarazione di fallimento del debitore, l'intervento del curatore che chiede, anche in sede di opposizione e pur dopo il provvedimento di assegnazione, l'interruzione della procedura di espropriazione individuale, comporta l'improcedibilità della stessa ai sensi dell'art. 51 legge fall. ed il suo assorbimento in quella collettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Luglio 1999, n. 6968.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento - Esclusione - Fondamento
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall. il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione; pertanto, nell'ipotesi in cui il curatore ritenga di attuare altre forme di esecuzione, la procedura individuale, non proseguita, per sua scelta, dal curatore, ne' proseguibile, ai sensi dell'art. 51 legge fall., dal creditore istante, diventa improcedibile, ma tale improcedibilità non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento, giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato automaticamente e senza condizioni il curatore a norma dell'art. 107 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 1999, n. 3729.


Crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore - Assimilabilità ai crediti relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa - Conseguenze - Domanda giudiziale proposta in via ordinaria anziché in sede fallimentare - Inammissibilità - Fattispecie in tema di risarcimento danni derivanti da occupazione abusiva di locali oggetto di sfratto dell'azienda del fallito risultava sfrattata prima del fallimento
I crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore , attesane la predicabilità in termini di "costi" della procedura, sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti "di massa", per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto "de plano" del giudice delegato ex art. 26 della legge fallimentare, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui agli artt. 93 segg stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, "in subiecta materia", del tribunale fallimentare (principio affermato dalla S.C. con riferimento ad una vicenda di credito risarcitorio da occupazione abusiva, da parte del fallimento, di un immobile già occupato a titolo di locazione dal fallito per l'esercizio dell'impresa, ed in relazione al quale era stata pronunciata sentenza di sfratto definitiva in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 1998, n. 11379.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Crediti di massa e crediti inerenti alla gestione commissariale - Azioni esecutive individuali - Divieto - Assoggettamento alla procedura esecutiva collettiva - Necessità
In tema di amministrazione straordinaria, anche i crediti cosiddetti di massa e quelli inerenti alla gestione commissariale, benché soddisfatti in prededuzione, sono assoggettati alla procedura esecutiva collettiva, con divieto di azioni esecutive individuali, posto che, secondo la regola fondamentale dell'istituto fallimentare (estensibile anche alla procedura di amministrazione straordinaria)' tutti i crediti che debbono essere soddisfatti sul patrimonio dell'imprenditore insolvente devono essere fatti valere e accertati secondo le norme che ne disciplinano il concorso e attesa altresì l'esigenza di concentrazione in un unico foro di tutte le controversie derivanti dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, esigenza affermata in via generale dall'art. 6 legge n. 95 del 1979, norma che esplica, con riguardo alla procedura di amministrazione straordinaria, un funzione equivalente a quella svolta dall'art. 24 legge fallimentare in relazione al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 1998, n. 7704.


Divieto di esecuzioni individuali - Pagamento in esecuzione di ordinanza di attribuzione del giudice dell'esecuzione - Effettuazione dopo la dichiarazione di fallimento - Divieto di azioni esecutive - Sussistenza
Nelle ipotesi di pagamenti effettuati con danaro del fallito realizzato con la vendita dei beni nella procedura esecutiva singolare, oggetto della revocatoria non è il provvedimento giudiziale di assegnazione della somma di danaro al creditore, ma l'atto estintivo realizzato con il successivo e distinto pagamento che l'ente depositario giudiziale della somma di danaro, ancora di proprietà del debitore, esegue in favore del creditore assegnatario. Consegue che se il pagamento si realizza dopo l'apertura della procedura concorsuale non c'è motivo per escludere che esso ricada nell'ambito del divieto di azioni esecutive individuali previsto dall'art. 51 legge fall., perché l'ordinanza di distribuzione e di attribuzione riceve concreta attuazione soltanto col mandato di pagamento compilato dal cancelliere e riscosso dall'avente diritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 1998, n. 4078.


Concordato preventivo - Applicazione della disciplina del credito fondiario - Ammissibilità - Esclusione
L'art. 42 del testo unico 16 luglio 1905, n. 647, nella parte in cui consente l'applicazione della disciplina del credito fondiario anche in caso di fallimento del debitore, per i beni ipotecati agli istituti di credito fondiario, non opera nei confronti del debitore ammesso al concordato preventivo. Infatti, la disposizione dettata dall'art. 168 legge fall., nel vietare ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali sul patrimonio del debitore ammesso al concordato preventivo, non contempla deroghe a differenza dell'art. 51 che, nel prevedere analogo divieto quanto ai beni compresi nel fallimento, fa salve le diverse disposizioni di legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Marzo 1998, n. 2922.


Credito fondiario - Fallimento del mutuatario - Prevalenza del fallimento sull'esecuzione immobiliare iniziata dall'istituto di credito - Esclusione - Insinuazione, peraltro, dell'istituto creditore al passivo fallimentare - Necessità
L'art. 42 del R.D. n. 646 del 1905 (la quale dichiara sempre applicabili le leggi ed i regolamenti sul credito fondiario, anche in caso di fallimento del debitore, per i beni ipotecati dagli istituti di credito) va interpretata nel senso che il richiamo in essa operato è comprensivo della disciplina dell'esecuzione immobiliare, sicché il fallimento del mutuatario non travolge l'esecuzione individuale che l'istituto mutuante abbia intrapreso sul bene immobile e non fa venir meno il diritto dell'istituto medesimo di chiederla. Quest'ultimo costituisce un mero privilegio processuale che non incide sulle regole della "par condicio" e sulle regole del concorso, con la conseguenza che anche il suddetto creditore deve insinuarsi al passivo del fallimento allo scopo di conseguire, se il credito risulta ammesso ed utilmente collocabile, il risultato dell'esecuzione privilegiata, restituendo, invece, alla massa fallimentare l'eventuale somma ricavata in più dall'esecuzione, per la quale non fosse ammesso o risultasse incapiente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 1998, n. 314.


Fallimento - Effetti per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - Sequestro - Improponibilità - Giudizio di convalida - Improseguibilità
In presenza dell'art. 51 legge fall. diretto ad impedire azioni esecutive individuali dal giorno della dichiarazione di fallimento, il sequestro, in quanto determina a favore del creditore sequestrante un vincolo d'indisponibilità sui beni sequestrati in funzione strumentale dell'azione esecutiva individuale, non è neppure ipotizzabile nei confronti dell'imprenditore dichiarato fallito, per l'impossibilità concettuale di concepire in presenza del fallimento, che, in forza dell'art. 52 legge fall. apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, sia il vincolo di indisponibilità relativo sia la formazione di un titolo esecutivo in danno della massa dei creditori, su beni che fanno parte del compendio fallimentare. La caducazione del sequestro conservativo per effetto della dichiarazione di fallimento rende improseguibile il giudizio di convalida. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 1997, n. 7659.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Procedura di espropriazione forzata immobiliare individuale sui beni del fallito, iniziata prima del fallimento - Successiva dichiarazione di fallimento - Effetti - Sostituzione automatica del curatore, al creditore, nella procedura individuale - Coesistente facoltà del curatore di trasferire l'esecuzione in sede fallimentare - Configurabilita '- Esercizio di tale facolta' - Effetti - Estinzione della procedura individuale e dei suoi effetti sin lì prodottisi - Esclusione - Perduranza degli effetti dell'indisponibilità prodotti dal pignoramento - Sussistenza

Esecuzione forzata - Pignoramento - Effetti - In genere - Procedura di espropriazione forzata immobiliare individuale sui beni del debitore poi fallito, iniziata prima del fallimento - Successiva dichiarazione di fallimento - Effetti - Sostituzione automatica del curatore, al creditore, nella procedura individuale - Coesistente facoltà del curatore di trasferire l'esecuzione in sede fallimentare - Configurabilità - Esercizio di tale facoltà - Effetti - Estinzione della procedura individuale e dei suoi effetti sin lì prodottisi - Esclusione - Perduranza degli effetti dell'indisponibilità prodotti dal pignoramento - Sussistenza

La disposizione di cui all'art. 107 della legge fall. prevede che, se prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata, da un creditore, l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, il curatore si sostituisce, nella procedura, al creditore istante, nell'ambito di un'ipotesi di successione processuale che si rende del tutto peculiare, per il fatto di avere luogo a favore di un soggetto investito di funzioni pubbliche e di trovare la sua ragion d'essere nel divieto di azioni esecutive individuali, di cui all'art. 51 della legge fallimentare. La previsione di una siffatta sostituzione la quale risponde alla incontestabile opportunità di mettere a profitto le attività processuali complesse e dispendiose già poste in essere per l'instaurazione della procedura esecutiva individuale, e di risparmiare tempo, non esclude - tuttavia - la discrezionalità dell'ufficio fallimentare in ordine alla convenienza di continuare l'esecuzione davanti agli organi fallimentari, ovvero di non darvi più seguito, quando il fallimento possa chiudersi altrimenti, come per pagamento integrale al di fuori della liquidazione dell'attivo, o per concordato; ed è solo in una tale ultima evenienza che l'azione esecutiva immobiliare pendente all'atto della dichiarazione di fallimento diviene improcedibile e che gli atti del relativo processo rimangono privi di effetti giuridici non producendosi la conservazione degli effetti sostanziali del pignoramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Maggio 1997, n. 4743.


Esecuzione individuale promossa dall'istituto di credito fondiario nei confronti del proprio debitore dichiarato fallito - Obbligo di notificare gli atti al debitore stesso - Sussistenza - Termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi - Decorrenza - Dalla notifica del precetto al curatore del fallimento - Esclusione
Nell'esecuzione individuale promossa da un istituto esercente il credito fondiario, nei confronti del proprio debitore già dichiarato fallito, quest'ultimo ha diritto a ricevere la notificazione degli atti preliminari a detta esecuzione, del pignoramento e degli atti precedenti la fissazione degli incanti di vendita e, pertanto, il termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi non decorre dalla data di notifica del precetto al curatore del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Giugno 1996, n. 5081.


Sequestro amministrativo ex art. 3 R.D.L. n. 794 del 1938 - Fallimento del trasgressore - Opponibilità del sequestro - Esclusione
Il sequestro amministrativo ex art. 3, comma terzo, del R.D.L. 12 maggio 1938 n. 794, effettuato in relazione ad infrazioni valutarie a garanzia del pagamento delle pene pecuniarie di cui all'art. 2 del R.D.L. 5 dicembre 1938 n. 1928, è inopponibile al fallimento del responsabile dell'infrazione valutaria, atteso che il divieto di azioni esecutive individuali, posto dall'art. 51 legge fall., si estende anche alle azioni cautelari, tra cui rientra il suddetto sequestro amministrativo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 1996, n. 3595.


Minieri, cave e torbiere - Espropriazione - Del diritto del concessionario della miniera - Legittimazione attiva dei creditori ipotecari - Sussistenza
L'art. 30 R.D. 22 luglio 1927 n. 1443 (legge mineraria) in base al quale l'espropriazione del diritto del concessionario della miniera può essere promossa soltanto dai creditori ipotecari non contiene un'affermazione di impignorabilità, ne' pone alcuna eccezione al principio della improcedibilità delle azioni esecutive individuali dopo la dichiarazione di fallimento, stabilito dall'art. 51 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 1996, n. 3436.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Debiti di massa contratti dai commissari - Creditori - Azione esecutiva individuale sui beni dell'impresa - Esclusione
Con riguardo ai debiti contratti dai commissari durante l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (legge 3 aprile 1979 n. 95), i corrispondenti crediti di massa, benché prededucibili, restano sottoposti alla regola della procedura esecutiva concorsuale, con la conseguenza che resta precluso al creditore l'esercizio di azioni esecutive individuali sul patrimonio dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Marzo 1996, n. 2912.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Esenzione esattoriale successiva a tale provvedimento - Ammissibilità - Esclusione
In caso di ammissione del contribuente alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'iscrizione a ruolo di tributi diretti, pur costituendo titolo per l'insinuazione del credito tributario al passivo della procedura, non può rappresentare strumento per l'inizio dell'esecuzione esattoriale , in quanto l'art. 4, secondo comma, D.L. n. 414 del 1981, conv. nella legge n. 544 del 1981, prevede l'impossibilità di iniziare o proseguire, dopo l'emanazione del provvedimento di apertura della procedura, ogni azione esecutiva individuale, anche in deroga a quanto stabilito da leggi speciali (senza che possa operare, quindi, l'art. 51 d.P.R. n. 602 del 1973); con conseguente inapplicabilità all'impresa in amministrazione straordinaria dell'indennità di mora di cui all'art. 30 d.P.R. n. 602 cit., relativa a crediti tributari (nella specie, per I.R.P.E.G. e I.L.O.R.) iscritti a ruolo successivamente all'apertura dell'indicata procedura. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Giugno 1995, n. 6498.


Liquidazione coatta amministrativa - Effetti per i creditori - Azioni cautelari - Divieto - Sussistenza - Conseguenze
Il divieto, posto dall'art. 51 della legge fallimentare (applicabile anche alla liquidazione coatta amministrativa perché espressamente richiamato dall'art. 201 della predetta legge) di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali sui beni compresi nel fallimento concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo, abbiano funzione conservativa del patrimonio del debitore e carattere strumentale, quindi, rispetto al processo esecutivo; anche il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, come il fallimento, determina, pertanto, la caducazione del sequestro facendo venire meno l'oggetto del giudizio di convalida, che non può essere, quindi, proseguito dal creditore nemmeno per il riconoscimento delle spese processuali, che danno luogo solo ad un credito di far valere nelle forme previste dall'art. 209 della legge fallimentare, o per l'accertamento della vantata situazione creditoria per la quale è stato eseguito il sequestro, dato che nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa la inderogabilità della procedura amministrativa di formazione dello stato passivo (di cui al citato art. 209) comporta la necessità, in caso di disconoscimento della pretesa, dell'accertamento giurisdizionale attraverso il giudizio di opposizione allo stato passivo, nel quale il giudice ordinario ha anche il potere di annullare atti dell'autorità amministrativa lesiva di diritti, in deroga all'art. 4 legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. E.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 1995, n. 1335.


Sequestro conservativo - Inclusione - Conseguenza - Caducazione del sequestro per effetto della dichiarazione di fallimento - Giudizio di convalida - Improcedibilità
Il divieto, posto dall'art. 51 legge fallimentare di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo, abbiano carattere strumentale rispetto al processo esecutivo. Pertanto, la caducazione del sequestro conservativo per effetto della dichiarazione del fallimento fa venir meno lo stesso oggetto del giudizio di convalida, che non può pertanto essere proseguito dal creditore nemmeno al fine di utilizzare la pronuncia nei confronti del fallito allorché sarà ritornato "in bonis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 1995, n. 520.


Debitore esecutato dichiarato fallito con sentenza anteriore alla trascrizione del pignoramento - Provvedimento del giudice dell'esecuzione che dichiari l'improcedibilità dell'esecuzione - Impugnazione - Con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Con opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. - Ammissibilità
Il provvedimento con il quale il giudice dell'esecuzione immobiliare dichiari l'improcedibilità dell'esecuzione , sul presupposto che il debitore esecutato era stato sottoposto a procedura fallimentare con sentenza anteriore alla trascrizione del pignoramento, con conseguente applicabilità dell'art. 51 legge fall., non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., difettando del carattere della definitività, essendo impugnabile con il rimedio dell'opposizione di cui all'art. 617 cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 1994, n. 10735.


Fallimento - Azioni esecutive individuali in relazione a crediti prededucibili - Esperibilità - Esclusione
Dopo la dichiarazione di fallimento il creditore non può in nessun caso esercitare azioni esecutive individuali, ancorché si tratti di crediti da collocarsi in prededuzione , ma può solo chiedere l'ammissione al passivo, per partecipare alla distribuzione secondo il piano disposto dal giudice delegato (artt. 51 e 93 legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 1994, n. 7993.


Fallimento - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione durante il fallimento del debitore da parte di un istituto di credito fondiario - Custode dei beni pignorati - Nomina o sostituzione - Organo competente - Custode - Incarico - Conferimento al curatore del fallimento - Obbligatorietà - Esclusione - Conseguenze
Nell'azione esecutiva individuale, iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore, da un istituto di credito fondiario , secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data dell'entrata in vigore della legge 6 giugno 1991, n. 175 (abrogata soltanto a far data dall'1 gennaio 1994 dal T.U. di cui al d.P.R. 1 settembre 1993, n. 385 e recante la revisione della normativa in tema di credito fondiario), il cui art. 17, anche per i prestiti concessi in base alla medesima legge, richiama la disciplina del procedimento esecutivo risultante dal succitato R.D. del 1905 - il potere di nominare o sostituire il custode dei beni pignorati spetta, non già al giudice delegato al fallimento, bensì a quello dell'esecuzione immobiliare, il quale, non è tenuto a conferire tale incarico al curatore del fallimento, consentendo la legge la coesistenza delle due procedure ed essendo, pertanto, quella individuale regolata dal codice di rito, per la parte non disciplinata dalle richiamate disposizioni speciali, con la conseguenza che resta fermo il provvedimento di nomina del custode, il quale, pur non impugnabile ne' revocabile (artt. 66 e 177 cod. proc. civ.), è, tuttavia, suscettibile di modifiche per fatti sopravvenuti nel corso dell'esecuzione (art. 487, stesso codice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1994, n. 5352.


Fallimento - Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Sequestro giudiziario non ancora convalidato - Fallimento del possessore dei beni sequestrati - Conseguenze - Sequestro - Inefficacia - Ammissibilità
Il sequestro giudiziario concesso prima dell'apertura della procedura fallimentare del possessore dei beni assoggettati, e non ancora convalidato neppure con sentenza di primo grado, perde la sua efficacia al momento della dichiarazione di fallimento, restando la tutela cautelare del terzo assicurata nell'ambito della procedura fallimentare dallo speciale procedimento previsto dall'art. 103 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Ottobre 1993, n. 10558.


Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Inosservanza del predetto divieto nella procedura esecutiva fiscale - Conseguenze - Amministrazione finanziaria - Obbligo di versare all'amministrazione fallimentare il riscosso - Sussistenza
Diversamente dalla espropriazione esattoriale promossa per la riscossione delle imposte sui redditi (art. 51, primo e secondo comma d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602), la procedura esecutiva fiscale , iniziata a norma del R.D. 14 aprile 1910 n. 639 (sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato), non si sottrae al principio di improcedibilità delle azioni esecutive individuali di cui all’art. 51 della legge fallimentare, ancorché la dichiarazione di fallimento sia intervenuta dopo la vendita giudiziaria dei beni assoggettati ad esecuzione , ma prima della assegnazione della somma al creditore. L'inosservanza di detto divieto comporta l'inefficacia dell'atto di riscossione in conseguenza della improseguibilità dell'azione esecutiva individuale in pendenza del fallimento del debitore e l'obbligo, per l'amministrazione finanziaria che ha violato il divieto, di versare all'amministrazione fallimentare il riscosso, costituente parte della massa attiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Agosto 1993, n. 8912.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Debiti contratti dai commissari - Prededucibilità dei relativi crediti - Forme applicabili
Con riguardo ai debiti contratti dai commissari durante l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, la prededucibilità dei corrispondenti crediti non consente di farli valere con le forme ordinarie, restando applicabili le regole sulla formazione del passivo fallimentare, in base al richiamo dell'art. 1 del D.L. 30 gennaio 1975 n. 26 (convertito, con modificazioni, in legge 3 aprile 1979 n. 95). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Febbraio 1993, n. 1923.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Mutuatario - Fallimento - Istituti di credito fondiario - Esecuzione individuale sui beni ipotecati - Prosecuzione - Ammissibilità - Giudice delegato al fallimento - Vendita coattiva dei beni - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie
Il potere degli istituti di credito fondiario, di proseguire l'esecuzione individuale sui beni ipotecati - iniziata a norma del R.D. n. 645 del 1905 - anche dopo la dichiarazione di fallimento del mutuatario, non esclude che il giudice delegato al fallimento possa disporre la vendita coattiva dei beni perché le due procedure espropriative non sono incompatibili ed il loro concorso va risolto in base all'anteriorità del provvedimento che dispone la vendita. (Nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto legittima l'ordinanza di vendita emessa dal giudice delegato, in quanto la vendita dello stesso immobile, pur ordinata anteriormente nella procedura esecutiva individuale, era stata, nella stessa, "sospesa" e non ancora rifissata, dovendosi pertanto ritenere provvisoriamente revocata la relativa ordinanza del giudice dell'esecuzione). (V. Sent. 393/1988, Corte Costituzionale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 1993, n. 1025.


Beni costituiti in pegno presso un monte dei pegni disciplinato dalla legge n. 745 del 1938 e dal R.D. n. 1279 del 1939 - Disciplina ex art. 53 legge fall. - Inapplicabilità
Una legge speciale può essere derogata solo da altra legge speciale successiva che abbia lo stesso oggetto, ovvero un oggetto più ampio, comprensivo di quello della precedente. Pertanto, ai beni costituiti in pegno da un soggetto, poi fallito, presso un monte dei pegni, retto dalla disciplina della legge 10 maggio 1938 n. 745 e del r.d. 25 maggio 1939 n. 1279, non è applicabile l'art. 53 legge fall., nemmeno nel caso in cui il fallimento sia portatore delle relative polizze, atteso che la disciplina del pegno delineata dalla legge speciale successiva (quella fallimentare), non comprende la materia del pegno speciale accordato ai monti di pegno, per il quale sono previste particolarità di natura sostanziale, intimamente connesse alle modalità di esecuzione e non attuabili con le modalità liquidative del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 1992, n. 8975.


Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Sequestro conservativo - Inclusione - Conseguenze - Giudizio di convalida - Prosecuzione - Inammissibilità - Finalità di utilizzare la pronuncia nei confronti del fallito tornato "in bonis" - Irrilevanza
Il divieto, posto dall'art. 51 legge fallimentare di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo , abbiano carattere strumentale rispetto al processo esecutivo. Pertanto, la caducazione del sequestro conservativo per effetto della dichiarazione del fallimento fa venir meno lo stesso oggetto del giudizio di convalida, che non può pertanto essere proseguito dal creditore nemmeno al fine di utilizzare la pronuncia nei confronti del fallito allorché sarà ritornato "in bonis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 1992, n. 2346.


Concordato preventivo - Ammissione - Effetti - In genere - Beni ipotecati a favore di istituti di credito fondiario - Azione esecutiva ex art. 42 del T.U. n. 646 del 1905 - Ammissibilità - Esclusione
In tema di credito fondiario, l'art. 42 del T.U. 16 luglio 1905 n. 646, che consente l'applicazione della disciplina del credito fondiario - e quindi delle peculiari formalità di esecuzione coattiva per la riscossione dei crediti da essa previste - anche in caso di fallimento del debitore, per i beni ipotecati agli istituti di credito fondiario, non opera nei confronti del debitore ammesso al concordato preventivo, atteso che il divieto, contenuto nell'art. 168 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, di inizio o proseguimento di azioni esecutive individuali sul patrimonio del debitore ammesso al concordato preventivo è assoluto, e non derogato, in particolare, dal citato art. 42. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Novembre 1991, n. 11879.


Sanzioni amministrative - Ordinanza ingiunzione - Fallimento del contravventore - Credito dell'ente impositore - Relativa ordinanza ingiunzione - Inammissibilità - Rilevabilità da parte del giudice fallimentare nel procedimento di accertamento del passivo - Opposizione del curatore ex art. 22 della legge n. 689 del 1981 - Proponibilità - Conseguenze
In materia di sanzioni amministrative, fermo il potere dell'ente impositore di determinare l'ammontare della sanzione pecuniaria dovuta dal contravventore fallito, il relativo credito, dovendo essere insinuato al passivo del fallimento, non può essere fatto valere mediante ordinanza-ingiunzione ex art. 18 legge n. 689 del 1981, la quale, se emessa, è priva di effetto ai fini del concorso collettivo; peraltro, la rilevabilità di tale inefficacia da parte del giudice fallimentare, nel procedimento di accertamento del passivo di cui agli artt. 93 e segg. del r.d. 16 marzo 1942 n. 267, non impedisce al curatore del fallimento di promuovere in via autonoma (stante la sussistenza del suo interesse a tale azione di accertamento negativo) il giudizio di opposizione ai sensi dell'art. 22 della stessa legge n. 689 del 1981 davanti al pretore competente per materia e per territorio, con la conseguenza, in tal caso, che il pretore, edotto della pendenza della procedura fallimentare, deve limitarsi a dichiarare, su eccezione di parte o anche d'ufficio, l'inefficacia dell'ordinanza-ingiunzione emessa nei confronti della massa, senza poter esaminare le altre ragioni eventualmente dedotte dall'opponente, essendo le stesse riservate al giudice del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 24 Settembre 1991, n. 9944.


Obbligo dell'assicurazione - Veicoli - Veicolo circolante senza copertura assicurativa - Sopravvenuta dichiarazione di fallimento del proprietario - Confisca obbligatoria del veicolo - Ammissibilità
La confisca obbligatoria del veicolo sorpreso a circolare senza la prescritta copertura assicurativa, ai sensi e dopo il decorso dei termini contemplati dall'art. 21 primo comma della legge 24 novembre 1981 n. 689, non trova ostacolo nella sopravvenienza di dichiarazione di fallimento del proprietario (rilevante ai diversi fini del credito per la sanzione pecuniaria, da farsi valere nell'ambito della procedura concorsuale), atteso che la confisca medesima non è parificabile ad un'azione esecutiva agli effetti dell'art. 51 della legge fallimentare, ma configura un provvedimento ablatorio, inerente al bene in sè (e validamente adottabile nei confronti del fallito anziché del curatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 1991, n. 2814.


Difetto di giurisdizione del giudice italiano - Sussistenza - Illeciti commessi dalla predetta società, nella confederazione elvetica - Azione di risarcimento danni promossa dal curatore del fallimento dell'imprenditore italiano - Giurisdizione del giudice italiano - Esclusione - Limiti - Insinuazione da parte della società straniera, dei propri crediti nel fallimento - Difetto di giurisdizione - Sussistenza


Con riguardo alla controversia, promossa dal curatore del fallimento di imprenditore italiano, nei confronti di società con Sede nella Confederazione elvetica, per conseguire declaratoria d'Invalidità od inefficacia di pagamenti di crediti verso il fallito, ottenuti dalla convenuta in esito a procedure esecutive su beni siti in detto stato estero , ed altresì per conseguire condanna al risarcimento del danno, in relazione ad illeciti assertivamente commessi in tale stato estero dalla convenuta medesima, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, tenuto conto, quanto alla prima domanda, che la materia fallimentare si sottrae alla disciplina della convenzione italo-svizzera del 3 gennaio 1933 (resa esecutiva con legge 15 giugno 1933 n. 743), e che il curatore, il quale intenda acquisire il risultato utile della esecuzione individuale su beni del fallito situati all'estero, deve attivarsi davanti al giudice del "forum rei sitae", alla stregua dell'imprescindibile relazione fra ubicazione dei beni ed esecuzione forzata ad essi inerente, ed inoltre, con riguardo alla seconda domanda, che la giurisdizione italiana può essere riconosciuta, ai sensi dell'art. 4 n. 2 cod. proc. civ., solo se in Italia si sia verificato il fatto dannoso. Il suddetto difetto di giurisdizione non resta escluso, sotto il profilo della accettazione tacita della giurisdizione italiana a norma dell'art. 4 n. 1 cod. proc. civ., dalla circostanza che la società straniera abbia insinuato i propri crediti nel fallimento, in considerazione della non coincidenza dell'oggetto di tale domanda con quello della pretesa formulata dalla curatela. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Dicembre 1990, n. 12031.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Azioni esecutive individuali - Preclusione - Questione di legittimità costituzionale - Manifesta infondatezza


È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle leggi n. 95 del 1979 e 544 del 1981, nella parte in cui, disciplinando l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, precludono, a seguito del provvedimento di assoggettamento a siffatta procedura, l'Esercizio di azioni esecutive individuali sul patrimonio dell'impresa, in quanto tale disciplina limitativa procede da coerente valutazione dei rilevanti interessi economici coinvolti dalla crisi di imprese delle suddette dimensioni e della connessa necessità di creare le condizioni idonee per un risanamento che si risolve in un vantaggio per gli stessi creditori, talché resta esclusa qualsiasi violazione dell'art. 3 cost., non meno che del successivo art. 41, attesa l'utilità sociale che, in tal guisa il legislatore intende perseguire; mentre l'impugnabilità, da parte dei creditori, del suddetto provvedimento ministeriale davanti al giudice amministrativo assicura a questi ultimi adeguata tutela giurisdizionale rispetto ad iniziative arbitrarie o comunque non legittime, nel pieno rispetto degli artt. 24 e 113 costituzionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Novembre 1990, n. 11445.


Divieto di esenzioni individuali - Istituto di credito fondiario - Redditi dello immobile e prezzo di aggiudicazione - Diritto all'immediato versamento - Diniego - Provvedimento del giudice delegato - Reclamo - Decisione del tribunale - Ricorso per cassazione - Ammissibilità
È impugnabile con ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 cost. Il provvedimento del tribunale fallimentare che, in Sede di reclamo avverso provvedimento del giudice delegato, neghi il diritto dell'istituto di credito fondiario all'immediato versamento "con riserva di restituzione a chi di ragione" delle rendite dell'immobile del fallito ipotecato e della parte di prezzo dell'aggiudicazione del medesimo , corrispondente al suo credito, trattandosi di provvedimento con contenuto decisorio su situazioni giuridiche soggettive concretanti privilegi processuali accordati dalla legge, i quali, peraltro, in tanto possono farsi valere nella predetta Sede, in quanto l'istituto creditore abbia proposto istanza di insinuazione al passivo, essendo anche il suo credito soggetto al principio generale, sancito dall'art. 52 della legge fallimentare, che impone la verifica con le norme della procedura concorsuale delle posizioni creditorie destinate a soddisfarsi sulla massa attiva, operando solo al di fuori del fallimento la legge speciale in materia di credito fondiario laddove consente al creditore di svolgere, in deroga al disposto dell'art. 51 della legge fallimentare, l'Azione esecutiva individuale, salvo l'intervento del curatore per l'Esercizio del necessario controllo sull'osservanza del principio di diritto sostanziale della "par condicio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 1990, n. 11324.


Prescrizione civile - Sospensione - Dichiarazione di fallimento - Irrilevanza


La dichiarazione di fallimento rende inammissibili o comunque improcedibili le azioni esecutive individuali essendo il soddisfacimento integrale dei creditori in contrasto con la legge del concorso ma non preclude l'esercizio del diritto nell'ambito della procedura concorsuale. Ne consegue che la dichiarazione di fallimento non sospende ne' interrompe il termine della prescrizione per l'esercizio delle azioni creditorie e che soltanto la presentazione delle istanze per la insinuazione del credito nel passivo fallimentare equiparabile all'atto con cui si inizia un giudizio, determina la interruzione della prescrizione con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale in applicazione del principio generale fissato dall'art. 2945 comma secondo cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Novembre 1990, n. 11269.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Aggiudicazione - Fallimento del debitore prima del decreto di trasferimento - Poteri del curatore
Qualora, nel corso di esecuzione per espropriazione immobiliare, sopravvenga il fallimento del debitore, dopo l'aggiudicazione dell'immobile pignorato, ma prima del decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ., ed il curatore, optando per l'assorbimento di detta procedura nella liquidazione concorsuale, si limiti a chiedere ed ottenere declaratoria d'inefficacia di quel trasferimento, senza mettere in discussione la precedente aggiudicazione, si deve escludere che il curatore possa contestare le singole clausole dell'aggiudicazione medesima (nella specie, clausola di compensazione parziale del prezzo di aggiudicazione avvenuto in favore del creditore ipotecario espropriante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 1990, n. 5641.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione - Domande di riconoscimento e pagamento di debiti - Proponibilità
Con riguardo alla liquidazione degli enti di diritto pubblico soppressi, secondo la disciplina della legge 4 dicembre 1956 n. 1404, le Disposizioni degli artt. 8 e 9 della legge medesima, contemplanti la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, previa istanza dei creditori interessati, non interferiscono sulla proponibilità e proseguibilità in Sede giudiziaria delle domande con le quali i creditori stessi chiedano il riconoscimento ed il pagamento delle loro spettanze, atteso che gli indicati adempimenti si inseriscono in una procedura amministrativa, tendenzialmente rivolta al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze dell'ente soppresso, cui non sono estensibili i principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali, ivi compreso il divieto di azioni individuali dei creditori, salva restando l'operatività di questi principi, quando, in presenza di situazioni deficitarie di quegli enti, si apra la liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Maggio 1989, n. 2627.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione degli enti soppressi ex legge n. 1404 del 1956 - Formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie - Proponibilità e proseguibilità delle domande giudiziali dei creditori - Persistenza - Principi relativi al fallimento ed alle procedure concorsuali - Applicabilità - Esclusione - Limiti
Con riguardo alla liquidazione degli enti di diritto pubblico soppressi , secondo la disciplina della legge 4 dicembre 1956 n. 1404, le Disposizioni degli artt. 8 e 9 della legge medesima, (contemplanti la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, previa istanza dei creditori interessati) non interferiscono sulla proponibilità e proseguibilità in Sede giudiziaria delle domande con le quali i creditori stessi chiedano il riconoscimento ed il pagamento delle loro spettanze, atteso che gli indicati adempimenti si inseriscono in una procedura amministrativa, tendenzialmente rivolta al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze dell'ente soppresso, cui non sono estensibili i principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali, ivi compreso il divieto di azioni individuali dei creditori, salva restando l'operatività di questi principi, quando, in presenza di situazioni deficitarie di quegli enti, si apra la liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 30 Gennaio 1989, n. 561.


Credito - Credito fondiario - Diritto di prelazione - Estensione agli interessi
La disciplina dell'estensione del diritto di prelazione agli interessi, posta dagli artt. 2788 e 2855, commi secondo e terzo, cod. civ. e dichiarata applicabile nel fallimento dall'art. 54, ultimo comma, legge fall., opera anche nei riguardi del credito derivante da mutuo fondiario , atteso che le disposizioni sul credito fondiario dettate dal R.d.l. 16 luglio 1905 n. 646 continuano ad applicarsi, nonostante il fallimento del mutuatario ed in relazione alla riserva contenuta nell'art. 51 legge fall., ove prevedono la facoltà della banca mutuante di procedere ad esecuzione individuale e di riscuotere anticipatamente le rendite dell'immobile, ma non interferiscono sui principi che regolano il concorso dei creditori, posti dalla legge fallimentare senza alcun rinvio e riserva di diverse Disposizioni contenute in altre leggi speciali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 1988, n. 6952.


Credito fondiario - Immobili acquisiti alla liquidazione coatta amministrativa - Promozione o prosecuzione dell'espropriazione individuale in base ad ipoteca iscritta a garanzia di mutuo - Ammissibilità
L'art. 51 della legge fallimentare, il quale, nell'escludere l'esperibilità dell'esecuzione individuale, fa salva diversa disposizione di legge, inclusa quella dettata dall'art. 42 secondo comma del R.d. n. 646 del 1905 sul credito fondiario, trova integrale applicazione nella liquidazione coatta amministrativa, anche con riguardo a tale eccezione, in forza del richiamo di cui al successivo art. 201 della medesima legge, e, pertanto, pure sugli immobili acquisiti a detta liquidazione, deve ritenersi consentito agli istituti di credito fondiario di promuovere e proseguire l'espropriazione individuale, in base all'ipoteca iscritta a garanzia di mutuo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 1988, n. 3847.


Concordato fallimentare - Assuntore - Omologazione - Sentenza di omologazione - Effetti - Trasferimento all'assuntore dei beni assoggettati al vincolo di indisponibilità in favore dei creditori - Subordinazione all'esecuzione di determinati obblighi - Ammissibilità - Conseguenze - Reingresso medio tempore del fallito nella titolarità e disponibilità dei beni acquisiti al fallimento - Esclusione - Vincolo di indisponibilità dei beni stessi - Divieto di azioni esecutive individuali - Persistenza
Nel concordato fallimentare con assuntore la sentenza di omologazione attua a favore di quest'ultimo, come corrispettivo dell'accollo dei debiti del fallito, il trasferimento dei beni che sino a quel momento erano assoggettati al vincolo di indisponibilità a favore dei creditori dalla data di apertura del fallimento, sicché, anche se per effetto di valida clausola del concordato detto trasferimento risulti differito sino alla esecuzione da parte dell'assuntore delle prestazioni cui si è obbligato, deve escludersi un reingresso medio tempore del fallito nella titolarità e disponibilità dei beni caduti nel fallimento, con la conseguenza della persistenza del detto vincolo di indisponibilità di essi e del correlativo divieto di azioni esecutive individuali sugli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 1987, n. 4715.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Legittimazione passiva del debitore
Qualora un istituto di credito fondiario od agrario, esercitando la facoltà conferitagli dall'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, promuova esecuzione individuale dei confronti del debitore, nonostante l'apertura a suo carico di procedura fallimentare, la legittimazione passiva rispetto a tale esecuzione, e, conseguentemente, la legittimazione a ricevere gli Atti ad essa relativi, incluso il precetto ed il pignoramento, nonché a proporre le opposizioni di cui agli artt. 615 e 617 cod. proc. civ., spetta esclusivamente al debitore medesimo, non al curatore, considerato che i collegamenti fra le due procedure, comportanti, fra l'altro, la possibilità del curatore di intervenire nella esecuzione individuale e l'Obbligo dell'istituto di insinuarsi al passivo fallimentare secondo le regole del concorso dei creditori, non incidono sull'autonomia delle procedure stesse ai fini della suddetta legittimazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 1987, n. 2532.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione degli enti mutualistici soppressi ex legge N. 833 del 1978 - Proposizione dell'azione da parte del creditore di uno di detti enti - Previa presentazione della domanda amministrativa - Necessità - Esclusione
Con riguardo alla liquidazione degli enti di diritto pubblico soppressi affidata, dal terzo comma dell'art. 77 della legge 23 dicembre 1978 n. 833 (concernente l'istituzione del servizio sanitario nazionale) allo speciale ufficio liquidazioni presso il ministero del tesoro di cui alla legge 4 dicembre 1956 n. 1404, le Disposizioni degli artt. 8 e 9 di tale legge, contemplanti la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, previa istanza dei creditori interessati, non interferiscono sulla proponibilità e proseguibilità in Sede giudiziaria delle domande con le quali i creditori stessi chiedano il riconoscimento ed il pagamento delle loro spettanze, atteso che gli indicati adempimenti S'inseriscono in una procedura amministrativa, tendenzialmente rivolta al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze dell'ente soppresso, cui non sono estensibili i principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali. Pertanto, chi si afferma creditore di uno degli enti mutualistici predetti può proporre Azione senza che questa sia condizionata dall'Onere di presentazione della domanda amministrativa di cui all'art. 8 della citata legge n. 1404 del 1956, considerato anche che il riferimento allo speciale ufficio liquidazioni presso il ministero del tesoro, operato dall'art. 77, comma terzo, della citata legge n. 833 del 1978, ha l'intento non di richiamare l'intero corpo normativo della legge del 1956 ma solo d'indicare l'ufficio incaricato di procedere alla liquidazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 16 Giugno 1986, n. 4025.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione degli enti soppressi ex legge N. 1404 del 1956 - Formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie - Proponibilità e proseguibilità delle domande giudiziali dei creditori - Persistenza - Principi relativi al fallimento ed alle procedure concorsuali - Applicabilità - Esclusione - Limiti
In tema di liquidazione dei soppressi enti di diritto pubblico (nella specie, INAM), secondo la disciplina della legge 4 dicembre 1956 n. 1404, gli adempimenti contemplati dagli artt. 8 e 9 di tale legge, per la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, sono rivolti al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze, senza implicare l'applicazione dei principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali (salvo che si apra la liquidazione coatta amministrativa degli enti medesimi), e, pertanto, non determinano l'improponibilità od improseguibilità della domanda diretta a far valere il credito in via giudiziaria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Giugno 1986, n. 4010.


Credito - Credito fondiario - Fallimento del mutuatario - Prosecuzione dell'esecuzione individuale promossa dall'istituto mutuante - Istanza di vendita - Ammissibilità - Liquidazione da parte degli organi fallimentari dello stesso bene - Ammissibilità - Prevalenza dell'esecuzione individuale o concorsuale - Criterio della priorità
A norma dell'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646 sul credito fondiario, la cui applicabilità è fatta salva dall'art. 51 della legge fallimentare, la sopravvenienza del fallimento del mutuatario non travolge l'esecuzione individuale che l'istituto mutuante abbia intrapreso su bene immobile, oggetto di garanzia ipotecaria, e non fa quindi venir meno il diritto dell'istituto medesimo di chiederne la vendita. Peraltro, tale diritto non esclude il concorrente diritto degli organi del fallimento di procedere alla liquidazione dello stesso bene, in quanto incluso nella massa attiva, mentre la prevalenza dell'esecuzione individuale o di quella concorsuale resta regolata dal criterio temporale della priorità dell'Esercizio dello uno o dell'altro degli indicati diritti (fermo restando, in caso di vendita in Sede fallimentare, l'Obbligo dell'immediata attribuzione all'istituto di credito fondiario delle somme spettantigli, alla stregua della prelazione che gli compete). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 1985, n. 582.


Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Pignoramento nei confronti di persona dichiarata fallita - Giudizio di opposizione di un terzo rivendicante la proprietà dei beni pignorati - Legittimazione passiva - Esclusivamente del curatore - Rilevabilità d'ufficio dell'inefficacia di esecuzioni individuali, ex art. 51 legge fallimentare - Esclusione
In ipotesi di pignoramento nei confronti di persona dichiarata fallita, nel giudizio di opposizione di un terzo rivendicante, ai sensi dell'art. 619 cod. proc. civ., la proprietà dei beni pignorati, legittimato a far valere l'appartenenza di tali beni al fallimento è soltanto il curatore, e nella sua inerzia non è rilevabile d'ufficio l'inefficacia ex art. 51 della legge fallimentare di esecuzioni individuali su beni compresi nella massa fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 1984, n. 546.


Divieto di esecuzione individuali - Sequestro conservativo - Inclusione - Conseguenza - Caducazione del sequestro per effetto della dichiarazione di fallimento - Giudizio di convalida - Improcedibilità
Il divieto, posto dall'art. 51 legge fallimentare, di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali sui beni compresi nel fallimento concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo , abbiano carattere strumentale rispetto al processo esecutivo; e la caducazione del sequestro per effetto della dichiarazione di fallimento fa venir meno lo stesso oggetto del relativo giudizio di convalida che non può pertanto essere proseguito dal creditore nemmeno al fine di utilizzarne la pronuncia nei confronti del fallito allorché sarà tornato in bonis. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Maggio 1983, n. 3518.


Amministrazione del patrimonio fallimentare - Azione esecutiva individuale esercitata da un istituto esercente il credito fondiario, nonostante il fallimento del mutuatario - Debitore - Sottrazione dei beni pignorati dall'istituto alla custodia ed amministrazione del curatore del fallimento - Esclusione - Conseguenze - Provvedimento di sostituzione del curatore, nella qualità di custode dei beni pignorati, emesso dal giudice dell'esecuzione - Inammissibilità
L'Azione esecutiva individuale eccezionalmente spettante ad un istituto esercente il credito fondiario, ai sensi dell'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, nonostante il fallimento del mutuatario-debitore, non determina la sottrazione dei beni pignorati dall'istituto alla custodia ed all'amministrazione del curatore sotto la sorveglianza del giudice delegato, secondo le regole proprie della procedura fallimentare, anche se la espropriazione dei beni deve svolgersi per la realizzazione delle pretese creditorie dell'istituto. Permanendo, pertanto, le funzioni di custodia del curatore, questi, poiché conserva le sue originarie attribuzioni, non diviene organo ausiliario del giudice dell'esecuzione, e non può essere quindi dal medesimo sostituito nell'ambito della procedura esecutiva individuale, ai sensi degli art. 66 e 559 cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 1982, n. 6254.


Fallimento del mutuatario - Vendita da parte del curatore dei beni ipotecari - Istanza dello istituto mutuante per il conseguimento immediato del prezzo nell'ambito della procedura fallimentare fino a concorrenza del credito (artt. 42 e 55 del testo unico sul credito fondiario) - Inammissibilità
Un istituto esercente il credito fondiario od il credito agrario, il quale, a seguito del fallimento del mutuatario, non si avvalga delle facoltà di iniziare o proseguire l'Azione esecutiva individuale sui beni ipotecati, riconosciutagli dall'art. 42 secondo comma del R.d. 16 luglio 1905 n. 646 (T.U. Delle leggi sul credito fondiario) ma consenta che il curatore proceda alla vendita di detti beni, incassandone il prezzo, non può invocare nell'ambito del fallimento la normativa di cui agli artt. 42, primo comma, e 55 del citato decreto al fine di conseguire l'immediato versamento del prezzo fino a concorrenza del credito vantato, ma soggiace alle ordinarie regole della procedura fallimentare sulle modalità e sui termini di ripartizione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 1981, n. 5944.


Diritto del creditore di far valere la simulazione degli atti del debitore - Estinzione - Legittimazione del curatore - Sussistenza
Poiche a seguito della dichiarazione di fallimento nelle controversie in corso relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore (art 43 legge fallimentare) ed in considerazione del divieto di iniziare o proseguire sui beni compresi nel fallimento qualsiasi Azione esecutiva individuale (art 51 legge fallimentare), il creditore perde il diritto di far valere la simulazione degli Atti del debitore, la quale puo essere fatta valere esclusivamente dal curatore. Tale disciplina manifestamente non si pone in contrasto con l'art 3 cost dal momento che tutti i creditori del fallito si trovano nella stessa condizione, mentre la pretesa disparita di trattamento nei confronti dei creditori di soggetto non fallito si giustifica per la tutela di interessi generali e pubblici connessi con la funzione e le finalita della procedura concorsuale. Ne viola l'art 24 cost in quanto l'Esercizio del diritto di difesa, lungi dall'essere impedito e solamente disciplinato con riguardo alle esigenze pubblicistiche del processo fallimentare ed inoltre tale disciplina, attraverso il previsto controllo sull'operato del curatore, attraverso il comitato dei creditori, il giudice delegato ed il tribunale (artt 41, 25, 23 legge fallimentare) nonche il potere di reclamo relativamente a tale operato, tutela il creditore anche per quanto attiene l'eventuale inerzia del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 1981, n. 2564.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Incapacità - Carattere relativo - Conseguenze - Notifica di decreto ingiuntivo da parte di un creditore estraneo alla massa - Mancata difesa del fallito - Decorso dei termini di opposizione - Definitività ed esecutività del provvedimento - Limiti
La perdita della capacita processuale che consegue alla dichiarazione di fallimento non e assoluta, ma e relativa alla massa dei creditori, dimodoche il creditore che si mantenga estraneo alla procedura concorsuale ben puo agire contro il fallito per ottenere un provvedimento che pur non essendo opponibile al momento, alla massa dei creditori, diviene eseguibile quando il debitore ritorna in bonis. Conseguentemente, se il fallito non si difende a seguito della notifica di un decreto ingiuntivo da parte di un creditore estraneo alla massa, il provvedimento, decorsi i termini di opposizione, diviene definitivo ed acquista esecutivita dopo la chiusura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Aprile 1981, n. 2542.


Divieto di esecuzioni individuali - Estensione - Azioni dirette ad attuare la conservazione della garanzia patrimoniale - Inclusione
Il divieto posto dall'art 51 della legge fallimentare di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali sui beni compresi nel fallimento concerne - attesa la ratio di assicurare la par condicio creditorum - non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle dirette ad attuare la conservazione della garanzia patrimoniale (nella specie: Azione revocatoria ex art 2901 cod civ), le quali, pur rivestendo carattere strumentale, sono tuttavia preordinate all'esecuzione e quindi rientrano nella previsione della norma suindicata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 Marzo 1981, n. 1292.


Riscossione delle imposte - A mezzo ruoli (tributi diretti) - Riscossione coattiva (espropriazione esattoriale) - Espropriazione forzata - Fallimento - Facoltà del curatore - Intervento nell'esecuzione esattoriale - Richiesta di attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore nonchè alle spese - Doveri dell'esattore - Insinuazione del credito esattoriale al passivo fallimentare - Restituzione della somma eccedente la quota attribuitagli in sede di riparto o dell'intera somma - Condizioni
Il curatore del fallimento - in Mancanza di una norma che gli assicuri la legale conoscenza dell'esecuzione esattoriale promossa contro il fallito - ha solo la facolta, ma non l'Obbligo o l'Onere, di intervenire nell'esecuzione esattoriale per chiedere l'attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore rispetto a quelli per i quali l'esattore ha proceduto, nonche alle spese da determinarsi a norma dell'art 111, n 1, legge fallimentare. Ne consegue che il coordinamento fra la procedura concorsuale e l'esecuzione esattoriale si realizza ponendo il principio che l'insinuazione del credito al passivo fallimentare costituisce un Obbligo per l'esattore che compia l'esecuzione privilegiata su beni compresi nel fallimento o che riceva dal curatore il pagamento dell'intero suo credito a seguito della sospensione dell'esecuzione esattoriale, a norma dell'art 206 del DPR 29 gennaio 1958, n 645, e pertanto egli e tenuto a restituire alla massa fallimentare la somma ricavata dall'esecuzione esattoriale eccedente la quota che in Sede di riparto risulta spettargli, o l'intera somma, quando il suo credito non sia stato utilmente collocato per l'esistenza di crediti di rango poziore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1980, n. 1716.


Espropriazione esattoriale - Fallimento - Somme ricavate dall'esattore nell'esecuzione contro il fallito in misura superiore a quella spettantegli in sede di riparto dell'attivo fallimentare - Azione di restituzione proposta dal curatore - Opposizione all'esecuzione esattoriale o agli atti esecutivi - Configurabilità - Esclusione - Azione di ripetizione di indebito - Sussistenza - Giurisdizione - Del giudice ordinario - Ricorso davanti all'intendente di finanza - Esclusione
L'Azione esperita dal curatore del fallimento contro l'esattore per la restituzione delle somme ricavate dall'esecuzione esattoriale contro il fallito in misura superiore alla quota che risulta spettante all'esattore in Sede di riparto dell'attivo fallimentare non può essere considerata opposizione all'esecuzione esattoriale, in quanto non viene contestato il potere dell'esattore di agire esecutivamente, e neppure opposizione agli Atti esecutivi, in quanto nessuna censura viene mossa contro la regolarità formale degli Atti dell'esecuzione stessa: trattasi di un'Azione ordinaria di ripetizione di indebito in ordine alla quale sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, senza che possa profilarsi l'eventualità del ricorso avanti all'intendente di finanza, ai sensi degli artt. 208 e 209 del DPR 29 gennaio 1958, n 645. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1980, n. 1716.


Azione cambiaria - Prescrizione - Domanda di ammissione del credito cambiario al passivo del fallimento del debitore cambiario - Prescrizione dell'azione cambiaria - Interruzione - Configurabilità - Efficacia interruttiva - Permanenza - Termine finale
La prescrizione prevista dall'art 94 legge cambiaria (RD 14 dicembre 1933, n 1669) riguarda le azioni cambiarie comunque esercitate, indipendentemente, cioè, dal procedimento - ordinario o monitorio, di cognizione od esecutivo - instaurato dal portatore del titolo: ne consegue che la domanda di ammissione del credito cambiario al passivo del fallimento del debitore cambiario, producendo gli stessi effetti della domanda giudiziale, e comportando l'Esercizio, da parte del creditore, dell'Azione cambiaria esecutiva nel modo particolare in cui questa e consentita dall'art 51 l. fallimentare, vale ad interrompere la prescrizione dell'Azione stessa (art 2943 cod civ) e l'effetto interruttivo, conseguente alla sua presentazione nella cancelleria del tribunale fallimentare, permane fino alla chiusura della procedura concorsuale (art 2945 cod civ). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1979, n. 634.


Liquidazione coatta di un'azienda di credito verificatasi dopo la chiusura della discussione davanti al collegio - Perdita della capacità di stare in giudizio - Interruzione - Esclusione - Conseguenze in ordine al passaggio in giudicato della sentenza che neghi o accerti il credito
La perdita della capacita di stare in giudizio, conseguente alla liquidazione coatta amministrativa di un'azienda di credito, verificatasi dopo la chiusura della discussione davanti al collegio, non produce, ai sensi dell'art. 300 ultimo comma cod proc civ, effetto interruttivo, e la sentenza (che neghi o accerti il credito), validamente emessa, acquista efficacia di giudicato se non e appellata nei modi e termini ordinari, senza che possa, a questo riguardo, invocarsi la vis actractiva della procedura concorsuale e nemmeno una sospensione del termine per l'impugnazione per effetto del divieto di prosecuzione di azioni individuali, stabiliti dall'art. 70 comma secondo RDL 17 luglio 1937 n 1400 e dagli artt. 51, 201 e 194 comma secondo legge fallimentare, trattandosi di normativa inapplicabile ad un rapporto processuale sul quale sia gia stata validamente pronunciata una sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 1979, n. 314.


Fallimento - Facoltà del curatore - Intervento nell'esecuzione esattoriale - Richiesta di attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore nonchè alle spese - Doveri dell'esattore - Insinuazione del credito esattoriale al passivo fallimentare - Restituzione della somma eccedente la quota attribuitagli in sede di riparto
Il curatore del fallimento - al quale nessuna norma assicura la legale conoscenza dell'esecuzione esattoriale promossa contro il fallito ai sensi degli artt 200 e seguenti del DPR 29 gennaio 1958, n 645 (ora artt 46 e seguenti del DPR 29 settembre 1973, n 602) - ha solo la facolta, ma non l'Obbligo o l'Onere, di intervenire nell'esecuzione esattoriale per chiedere l'attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore rispetto a quelli per i quali l'esattore ha proceduto, nonche alle spese da determinarsi dal giudice delegato a norma dell'art 111, n 1, legge fallimentare. Conseguentemente, l'esattore che procede all'esecuzione sui beni compresi nel fallimento, o che riceva dal curatore il pagamento dell'intero suo credito a seguito della sospensione dell'esecuzione esattoriale a norma dell'art 206 del DPR n 645 del 1958 (ora, art 51, secondo comma, del DPR m 602 del 1973), e tenuto ad insinuare il credito stesso al passivo fallimentare e deve restituire alla massa la somma (ricavata dalla esecuzione) eccedente la quota che, in Sede di riparto, risulta spettargli. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 1978, n. 2325.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Preliminare di vendita - Promovimento o prosecuzione da parte del promissario d'un giudizio ordinario per l'esecuzione in forma specifica dell'impegno a contrattare - Inammissibilità - Insinuazione al passivo del credito - Necessità - Facoltà del curatore
A seguito della sopravvenuta dichiarazione di fallimento di chi abbia promesso, con contratto preliminare, la vendita di bene acquisito all'attivo del fallimento medesimo, il promissario non puo promuovere o proseguire un giudizio ordinario per l'esecuzione in Forma specifica di detto impegno a contrattare, stante il venir meno della legittimazione del fallito a disporre di quel bene, ma puo solamente chiedere l'ammissione al passivo del proprio credito, ai sensi e nelle forme di cui agli artt 92 e segg della legge fallimentare, ferma restando la facolta del curatore di scegliere fra l'esecuzione o lo scioglimento del contratto (art 72, quarto comma, della legge fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 1977, n. 547.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazioni in corso - Legittimazione del curatore - Effetti - Estinzione del processo esecutivo - Esclusione
In caso di fallimento del debitore, il trasferimento della legittimazione a proseguire le esecuzioni immobiliari in corso dal creditore individuale al curatore, secondo la disposizione dello art 107 della legge fallimentare, non importa l'immediata Estinzione ipso jure del processo esecutivo. Tale effetto, infatti, sarebbe in contrasto con la stessa lettera della legge, la quale si limita a dichiarare che il curatore si sostituisce nella procedura al curatore istante, dal che si desume che la procedura esecutiva individuale gia pendente, in parziale deroga al principio di cui all'art 51 della legge fallimentare, prosegue durante il fallimento, sia pure per impulso di altro soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Marzo 1976, n. 1114.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Rapporti processuali - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale
Qualora venga eseguito un pignoramento nei confronti di persona dichiarata fallita, nel giudizio di opposizione all'esecuzione proposta da un terzo, rivendicante la proprieta dei beni pignorati, il curatore del fallimento e contraddittore necessario, siccome nei suoi confronti deve essere emessa qualsiasi pronuncia concernente beni cadenti per legge nel fallimento, ivi compresa quella riguardante la proponibilita e la proseguibilita delle azioni esecutive individuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 1974, n. 1084.


Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Istituti esercenti il credito fondiario - Esecuzioni individuali sui beni ipotecati del debitore mutuatario fallito - Ammissibilità - Questione di legittimità costituzionale dell'art. 42 del TU n. 646 del 1095 - Manifesta infondatezza
E' manifestamente infondata la questione di legittimita costituzionale dell'art 42 tu 16 luglio 1905, n 646, che consente agli istituti esercenti il credito fondiario di iniziare e proseguire l'Azione esecutiva individuale sui beni ipotecati anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore mutuatario, in relazione all'art 3 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 1974, n. 1012.


Espropriazione esattoriale - Assegnazione della somma ricavata - Richiesta al pretore - Ammissibilità
L'art 206 del tu 29 gennaio 1958 n 645 sulla riscossione delle imposte dirette stabilisce che la procedura esattoriale per l'esecuzione nei confronti di contribuenti morosi ha luogo anche quando i debitori di imposte e sovraimposte dirette siano caduti in stato di fallimento. La norma non opera alcuna distinzione fra le varie fasi del procedimento esecutivo, le quali possono esser tutte promosse dall'esattore indipendentemente dalla liquidazione fallimentare. Ne deriva che l'assegnazione del ricavato - quale momento della procedura esattoriale - non puo essere ostacolata dall'intervenuto fallimento del debitore e bene, pertanto, puo esser dall'esattore richiesta al pretore, ai sensi dell'art 228 del citato tu. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Marzo 1973, n. 780.


Liquidazione coatta amministrativa - Accertamento dei crediti - Procedimento - Competenza del commissario liquidatore - Temporanea improponibilità di azioni giudiziarie sui crediti da parte dei creditori e temporaneo difetto di giurisdizione dell'ago - Domanda di garanzia dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta - Applicabilità dei principi predetti
L'accertamento dei crediti verso l'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa si svolge, nella fase iniziale, a cura del Commissario liquidatore e senza intervento dell'autorita giudiziaria, con conseguente limitazione dell'esperimento delle azioni da parte dei singoli creditori; limitazione che si risolve in una temporanea improponibilita delle relative domande (ovvero improcedibilita per le azioni in corso all'epoca del provvedimento che dispone l'amministrazione controllata), e nel correlativo temporaneo difetto di giurisdizione dell'autorita giudiziaria. Il suddetto principio e operante anche in caso di domanda di garanzia proposta dall'assicurato (per i danni derivanti da responsabilita civile) nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta, sia perche l'autonomia del detto rapporto assicurativo comporta che l'obbligazione a carico dell'assicuratore puo essere accertata nelle forme previste dall'art 208 della legge fallimentare, senza bisogno di una preventiva sentenza di accertamento del credito stesso in favore del danneggiato, e sia perche l'Esercizio della facolta di cui all'art 1917 cod civ (chiamata in garanzia dell'assicuratore, da parte dell'assicurato, nella causa promossa dal danneggiato) trova un ostacolo nello stato di liquidazione coatta in cui l'assicuratore si trova. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Gennaio 1973, n. 9.


Credito fondiario - Procedimento esecutivo contro i debiti morosi - Sui beni ipotecati - Fallimento del debitore - Irrilevanza - Opposizione all'esecuzione - Competenza del tribunale fallimentare - Esclusione
A norma dell'art 42, secondo comma, del tu 16 luglio 1905, n 646, agli istituti esercenti il credito fondiario e consentito di iniziare o proseguire l'Azione esecutiva individuale sui beni ipotecati anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore. In siffatta ipotesi, non puo agire la vis attractiva del foro fallimentare, onde la Competenza a conoscere dell'opposizione all'esecuzione individuale iniziata dall'istituto di credito fondiario spetta al tribunale del luogo dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 01 Dicembre 1972, n. 3476.


Divieto di esecuzione individuali - Limiti - Esecuzione esattoriale - Ammissibilità - Conseguenze
A norma del combinato disposto degli artt. 51 della legge fallimentare e 206 e 227 del testo unico sulle imposte dirette l'esecuzione esattoriale può essere iniziata e proseguita nonostante la dichiarazione di fallimento del debitore, con la conseguenza che il curatore del fallimento non può pretendere di sostituirsi all'esattore, ma deve astenersi da qualsiasi atto esecutivo su beni sottoposti, già prima del fallimento, all'esecuzione esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 1972, n. 770.


Procedura esattoriale nonostante il fallimento - Applicazione a tutte le fasi del procedimento esecutivo inclusa quella della distribuzione del prezzo - Deposito della somma e giudizio di graduazione - Obbligo dell'esattore - Condizioni - Intervento dei creditori
L'art 206 del tu delle leggi sulle imposte dirette (DPR 29 gennaio 1958, n 645), come gia l'art 97 del tu 17 ottobre 1922, n 1401, sulla riscossione delle imposte dirette, nello stabilire che la procedura esattoriale per l'esecuzione contro contribuenti morosi ha luogo anche quando i debitori d'imposte e sovrimposte dirette cadono in stato di fallimento, non opera alcuna distinzione fra le varie fasi del procedimento esecutivo, le quali possono essere tutte promosse dall'esattore indipendentemente dalla liquidazione fallimentare. Conseguentemente la distribuzione del prezzo, facendo parte della procedura esattoriale, non puo essere arrestata od ostacolata dallo intervenuto fallimento del debitore. In pendenza della procedura fallimentare, l'esattore, che abbia promosso e proseguito l'espropriazione forzata in base a ruoli nei confronti del fallito debitore d'imposta, non ha in ogni caso l'Obbligo di depositare il prezzo ricavato dalla vendita esattoriale e di promuovere il giudizio di graduazione, giacche tale Obbligo sussiste soltanto quando nella esecuzione esattoriale siano intervenuti - a sensi dell'art 210 del citato tu - terzi creditori con diritto di prelazione o, per essi, il curatore, quale amministratore del patrimonio fallimentare. Quando, invece, nella esecuzione individuale promossa dallo esattore, manchino detti interventi, il pretore legittimamente autorizza l'esattore a trattenere la somma ricavata dalla vendita, a norma dell'art 228 dello stesso testo unico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Giugno 1971, n. 2051.


Liquidazione coatta amministrativa - Azioni esecutive individuali sui beni dell'impresa - Divieto - Sentenza di condanna al pagamento di un credito nei confronti del commissario liquidatore - Sentenza di mero accertamento
Stante il divieto di azioni esecutive individuali sui beni dell'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, la sentenza di condanna al pagamento di un credito emessa in Sede di appello nei confronti del Commissario liquidatore, ha il valore di una sentenza di mero accertamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 Maggio 1971, n. 1314.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Sostituzione del creditore istante da parte del curatore - Discrezionalità - Impugnazione del provvedimento - Impossibilità
La natura discrezionale dei poteri spettanti al giudice delegato in ordine alla sostituzione del creditore istante da parte del curatore fallimentare nella procedura esecutiva in genere e alla sospensione della vendita in specie, non permette di impugnare gli Atti di detta procedura, qualora lo stesso giudice non si sia avvalso dei menzionati poteri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Ottobre 1970, n. 1923.


Fallimento - Liquidazione coatta amministrativa - Effetti - Divieto di azioni esecutive individuali
Per il richiamo espresso dell'art. 51 della legge fallimentare, contenuto nell'art. 201 della legge stessa contro l'impresa in liquidazione coatta amministrativa nessuna Azione esecutiva individuale può essere iniziata o proseguita. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Luglio 1969, n. 2907.


Fallimento - Esecuzione forzata - Divieto di azioni esecutive individuali - Ambito - Esclusione dei precedenti atti esecutivi - Insussistenza - Assorbimento degli atti esecutivi nella procedura fallimentare - Configurabilità - Condizioni - Pignoramento dei beni esecutati - Inclusione
La disposizione dell'art. 51 della legge fallimentare, secondo cui, salvo diversa disposizione di legge, dalla data di dichiarazione di fallimento nessuna Azione esecutiva individuale puo essere iniziata o proseguita su beni compresi nel fallimento, non deve essere inteso nel senso che la dichiarazione di fallimento ponga nel nulla tutti gli Atti del procedimento di espropriazione mobiliare in precedenza compiuti dal creditore procedente bensi sta solo a significare che le espropriazioni mobiliari in corso, in conseguenza della dichiarazione di fallimento, che all'esecuzione individuale sostituisce quella concorsuale improntata al principio della par condicio creditorum vengono riassorbite dal fallimento, restando quindi salvi in favore della massa gli effetti degli Atti gia compiuti che non siano incompatibili con il sistema dell'esecuzione concorsuale fallimentare, e fra tali effetti va indubbiamente compreso quello dell'indisponibilita dei beni, derivante dal pignoramento. ( nella specie e stata ritenuta la legittimazione del curatore del fallimento a far valere, in luogo di un creditore procedente,l'inefficacia della vendita di un bene mobile pignorato effettuata dal debitore in pendenza della procedura di espropriazione ed anteriormente alla dichiarazione di fallimento - per poter quindi procedere, acquisito il bene alla massa, ad esecuzione nelle forme previste dalla legge fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Marzo 1969, n. 1040.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Pagamenti - Pagamento di un debito fiscale eseguito dal curatore con riserva di azione revocatoria - Esperibilità
L'art 206 del tu sulle imposte dirette, 29 gennaio 1958, n 645, ha valore derogativo degli artt. 51 e 52 della legge fallimentare, consentendo la perseguibilità dell'Azione esecutiva esattoriale anche in costanza di fallimento, ma non anche dell'art. 67 della stessa legge (che ha valore generale, indipendentemente dalla qualità e dalla causa del rapporto giuridico), non rientrando fra le norme speciali fatte salve dall'ultimo comma di esso. Conseguentemente, e soggetta ad Azione revocatoria ex art. 67, comma secondo, di detta legge il pagamento all'esattoria di un credito fiscale, eseguito dal curatore su autorizzazione del giudice delegato con riserva di Azione revocatoria, avente titolo in un provvedimento di assegnazione coattiva emesso dal giudice delegato antecedentemente alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 1968, n. 2648.


Opposizione - All'esecuzione - Rigetto dell'opposizione - Fallimento del debitore - Appello della sentenza di rigetto - Interesse del curatore del fallimento a proporre l'appello o a riassumere il relativo giudizio
Sebbene, a sensi dell'art.51 della legge fallimentare, siano prive di efficacia le azioni esecutive individuali promosse o proseguite sui beni del debitore compresi nel fallimento, qualora il debitore abbia proposto opposizione all'esecuzione iniziata nei suoi confronti e, dopo il rigetto, da parte del giudice di primo grado, di tale opposizione, sia stato dichiarato fallito, il curatore del fallimento ha interesse a proporre e riassumere il giudizio di appello al fine di ottenere la riforma della pronuncia che, rigettando l'opposizione abbia ritenuto fondata la pretesa del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Febbraio 1968, n. 516.


Esecuzione fiscale promossa in pendenza del fallimento - Intervento del curatore - Ammissibilità - Finalità
Al fine di salvaguardare la par condicio creditorum e consentito, nella procedura esattoriale promossa dall'esattore in pendenza del fallimento del debitore d'imposta, l'intervento del curatore del fallimento, inteso a far valere i crediti privilegiati e chirografari ammessi nella massa fallimentare, meritevoli di essere soddisfatti o con priorita o nella stessa misura rispetto al credito azionato dall'esattore contro il debitore fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Giugno 1967, n. 1354.


Fallimento - Esecuzione forzata - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali - Eccezioni - Eccezioni previste da leggi speciali anteriori alla legge fallimentare - Validità - Esecuzione fiscale
La legge fallimentare ( R.d. 16 marzo 1942, n.267), ponendo all'art. 51 il divieto di iniziare, o proseguire, una volta dichiarato il fallimento, azioni esecutive individuali su beni compresi nel fallimento stesso - salva diversa disposizione di legge - non intende annettere, quali eccezioni a tale divieto, soltanto quelle previste dal successivo art. 53 a favore dei creditori muniti di pegno o di alcuni tipi di privilegio pertanto, ove leggi speciali anteriori ammettano la possibilità di procedure esecutive individuali, pure in pendenza del fallimento, esse conservano la loro validità anche dopo l'entrata in vigore della predetta legge fallimentare. Conseguentemente, deve ritenersi ancora in vigore l'art. 97 del T.U. Sulla riscossione delle imposte dirette, approvato con R.d. 17 ottobre 1922, n.1401 ( e successive modificazioni) in virtù del quale l'esecuzione fiscale può aver luogo, date le particolari esigenze di prontezza cui e preordinata la riscossione dei Tributi, anche se il debitore si trovi in stato di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Giugno 1967, n. 1354.