Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 111 ∙ (Ordine di distribuzione delle somme)


Criteri di verifica del credito del professionista per accesso alla procedura di concordato preventivo
Tutte le MassimeCassazione
In generale
Natura e ccertamento della prededuzione
Accertamento e valutazione del giudiceIstituzione di nuovi privilegiPrededuzione e violazione ordine delle cause legittime di prelazioneLa migliore soddisfazione dei creditoriRegime anterioreNorma (abrogata) di interpretazione autenticaRicorso per cassazione

Crediti prededucibili sorti in relazione al fallimento
Istanza di fallimento
Spese processuali sostenute dal creditore nel corso dell'istruttoria fallimentareGiudizi già pendenti alla data di apertura della proceduraaDebiti della massaEsercizio provvisorio dell'impresaProsecuzione della prestazione lavortativa del dipendenteProsecuzione attività e associazione temporanea impreseCompenso del curatoreAttività gestionale del curatoreAcconti parziali ai creditoriAmministratore giudiziarioBonifica del danno ambientaleDefinizione transattiva della liteIndennità di preavviso di ex dirigenti di impresaVendita in sede fallimentare, vizi e danni alla cosaIndennità di occupazione dell'immobileCompenso del custode giudiziarioCompenso del perito stimatore

Crediti sorti in relazione ad altre procedure concorsuali
Crediti sorti in occasione o in funzione di una procedura concorsuale
Consecuzione di procedure concorsualiCriterio cronologicoServizi strumentali all'accesso alle procedure concorsualiAtti di straordinaria amministrazioneAtti di ordinaria amministrazioneCredito del professionistaCredito del professionista attestatoreCredito del subappaltatoreInteressi sul credito del professionistaCriteri di verifica del credito del professionista per accesso alla procedura di concordato preventivoCredito del professionista per assistenza agli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F.Credito del professionista per assistenza al piano attestato di risanamentoAccordi di ristrutturazione dei debiti e finziamenti prededucibiliPagamenti anteriori al concordatoConcordato 'in bianco' o 'con riserva'Concordato in continuità e continuazione dell'attivitàNuova finanza in esecuzione del concordato preventivoFinanziamenti dei sociSpese legittimamente sostenute nel corso della procedura di concordatoObbligazioni sorte durante la fase di esecuzione del concordatoCompenso del commissario giudizialeCrediti sorti nella procedura di concordato estintaCrediti sorti nel corso di precedenti procedure di concordatoPrivilegiati incapienti nel concordato preventivoConcordato preventivo e contratto preliminare

Altri casi
Credito di rivalsa Iva
Credito dell'impresa consorziataSubentro del curatore nell'esecuzione pendenteLiquidazione coatta amministrativaAmministrazione straordinariaCrediti con prelazione pignoratizia o ipotecariaPrivilegio artigianoContratti pubblici e appaltoPrivilegio art. 9 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 123Privilegio per finanziamenti pubbliciPenale per la mancata retituzione del bene concesso in leasing


Criteri di verifica del credito del professionista per accesso alla procedura di concordato preventivo

Concordato preventivo - Credito del professionista che abbia funto da advisor legale nella predisposizione della domanda di concordato - Prededuzione
Non vi è dubbio che il credito del professionista che abbia funto da advisor legale nella predisposizione della domanda di concordato rientri tra i crediti sorti "in funzione" di quest'ultima procedura e, come tale, a norma della L. Fall., art. 111, comma 2, vada soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti.

[Nel caso di specie, la Suprema corte ha osservato che il collegio di merito, pur rivendicando il compito di valutare in fatto la funzionalità della prestazione professionale secondo un giudizio ex ante, ha applicato in maniera non corretta i principi poco prima affermati, spingendosi a teorizzare, in linea generale, che laddove il concordato preventivo, in precedenza ammesso, "sia caducato per la sua impossibilità giuridica possa presumersi che il nesso di funzionalità non esista e che la prededuzione debba essere esclusa".
In realtà la valutazione del rapporto di funzionalità/strumentalità fra prestazione e procedura deve essere compiuta controllando - come detto - se l'attività professionale prestata potesse essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante.
Il giudice di merito, nel compiere questa verifica in un'ottica di riconducibilità della prestazione alla struttura della procedura, deve invece astenersi dalla valutazione dei vizi che hanno minato l'iniziativa di risanamento e dell'ascrivibilità degli stessi alla prestazione del creditore istante (quale causa originaria o per aver condiviso errori altrui), poichè questo profilo di indagine riguarda invece, in una prospettiva giocoforza posteriore allo svolgimento dell'incarico, l'esattezza dell'adempimento (e la conseguente utilità in concreto che la prestazione era in grado di procurare) e intercetta un piano diverso rispetto a quello della mera funzionalità, concernente l'esistenza e la consistenza del credito.
E l'indagine su questo piano nel caso di specie non assumeva rilievo, dato che, con l'avvenuta parziale ammissione del credito in privilegio - non impugnata nè dal curatore, nè dalla parte -, si era formato il giudicato interno sul credito del professionista, limitatamente alla somma ammessa, rimanendo così da stabilire soltanto se la stessa dovesse essere collocata in prededuzione.
Pertanto, quando il collegio dell'opposizione all'interno del provvedimento, pur riconoscendo l'esistenza di un collegamento funzionale (nella parte in cui osserva che "il fatto generatore è collegato a un'istanza di concordato"), ha escluso la collocazione del credito in prededuzione in ragione della sua originaria inutilità (nel punto ove ritiene che "un concordato.... che sia in seguito dichiarato inammissibile perchè il Tribunale ne accerti la carenza dei presupposti ovvero ne verifichi la inidoneità giuridica è da considerarsi ab origine inutile"), ha confuso - muovendosi in una prospettiva distonica rispetto ai principi sopra illustrati - il rapporto di funzionalità/strumentalità con l'esattezza dell'adempimento e la conseguente utilità conseguibile da parte dei creditori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Ottobre 2019, n. 27538.


Concordato preventivo - Prededuzione - Applicazione
La disciplina della prededuzione trova applicazione, generale e indistinta, a tutte le procedure concorsuali regolate dalla legge fallimentare e dunque pure al concordato, sebbene l'art. 111 l. fall. non sia espressamente richiamato all'interno del disposto dell'art. 169 l. fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2019, n. 15724.


Concordato preventivo – Obbligazione del professionista che assiste l’imprenditore – Doveri di diligenza e di informazione
Il professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo deve utilizzare tutte le cognizioni tecniche a propria disposizione per presentare una domanda completa, esaustiva e ineccepibile, quantomeno sotto il profilo dell’ammissibilità del beneficio richiesto, così da demandare esclusivamente ai creditori ogni decisione in ordine all’apertura o meno della procedura concordataria ovvero, in alternativa, dopo aver raccolto dalla propria committente tutta la documentazione e le informazioni necessarie per potervi accedere, la deve informare delle numerose criticità connesse alla scelta effettuata e, se del caso, rappresentarle il rischio concreto di una declaratoria di inammissibilità e/o l’opportunità di rinunciare alla domanda e ciò al fine di non essere costretta a sostenere gli ulteriori costi dei professionisti interessati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
 
[Nel caso di specie, il commissario giudiziale, provvisoriamente nominato dal giudice delegato, aveva sin da subito rimarcato una serie di criticità del piano, successivamente riportate nel decreto di rigetto della domanda emanato dal tribunale, criticità non sanate nonostante - anche al di là di ogni ragionevolezza e del buon senso - la procedura sia rimasta in piedi all’incirca un anno; le criticità in questione attingono alla fattibilità tecnico-giuridica del piano, alla sostenibilità economica ed alla completezza dei dati forniti affinché l’organo giudicante potesse effettuare un vaglio di ammissibilità consapevole e sufficientemente adeguato.] Tribunale Monza, 04 Giugno 2019.


Prededuzione – Crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo – Valutazione ex post della concreta utilità della prestazione – Esclusione
I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo e per la relativa assistenza rientrano quindi fra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 2 L. Fall. poichè questa norma individua un precetto di carattere generale, privo di restrizioni, che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, introduce un'eccezione al principio della par conditio creditorum, estendendo in caso di fallimento la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (Cass. n. 1765/2015).

Ne discende che la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sè sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

Dunque - secondo l'esemplificazione fatta da Cass. n. 280/2017 - la funzionalità è ravvisabile quando le prestazioni compiute dal terzo, per il momento ed il modo con cui sono state assunte in un rapporto obbligatorio con il debitore, confluiscano nel disegno di risanamento da quest'ultimo predisposto, in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all'iniziativa assunta.

Nessuna verifica deve invece essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di una utilità in concreto per la massa dei creditori, concetto che non può essere confuso o sovrapposto a quello di funzionalità.

La collocazione in prededuzione prevista dall'art. 111, comma 2, L. Fall. costituisce infatti, come detto, un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.

L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. n. 6031/2014 - non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata (Cass. n. 1182/2018, Cass. n. 12017/2018).

Deve perciò essere ribadito l'orientamento secondo cui il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo rientra de plano tra i crediti sorti "in funzione" di quest'ultima procedura e, come tale, a norma dell'art. 111, comma 2, L. Fall., va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti (Cass. n. 22450/2015). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2018, n. 30114.


Obbligazioni e contratti – Attività professionale – Adempimento – Obbligazioni di mezzi – Attività idonea al raggiungimento del risultato – Diligenza professionale

Concordato preventivo – Attività di assistenza del professionista – Valutazione di adempimento – Violazione di principi inderogabili

Se è vero che le obbligazioni inerenti l’attività professionale sono, di regola, obbligazioni di mezzi e non di risultato (in quanto il professionista, assumendo l'incarico, si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato ma non a conseguirlo) è anche vero che l’attività resa dal professionista deve comunque essere idonea a raggiungere quel risultato avendo egli, da un lato, il dovere primario di tutelare le ragioni del cliente e, dall'altro lato, quello di conformarsi al parametro della diligenza fissato dall'art. 1176, comma 2, c.c., che è quello della diligenza del professionista di media attenzione e preparazione; il contenuto dell’attività svolta non è dunque indifferente ai fini della valutazione di adempimento dell’obbligazione e della maturazione del diritto al pagamento del compenso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può ritenersi adempiente all’obbligazione professionale assunta il professionista che assista il cliente nella formulazione di una proposta di concordato che violi principi giuridici di natura inderogabile quali il rispetto delle cause di prelazione e del principio di competitività nell’attività liquidatoria introdotto dal combinato disposto dagli artt. 163-bis e 182 l.f. 

[Nel caso di specie, la proposta prevedeva: 1) il pagamento dei debiti chirografari senza che fosse stato integralmente adempiuto il debito privilegiato e senza l’intervento di nuova finanza; 2) il pagamento dei debiti personali dei soci e non di quelli della società con il ricavato della vendita dei beni dei soci stessi, 3) la liquidazione del compendio aziendale in assenza dei principi di competitività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 01 Giugno 2018.


Concordato preventivo - Norma interpretativa di cui all'art. 11, comma 3-quater, d.l. 23 dicembre 2013 n. 145 - Abrogazione - Efficacia retroattiva - Pari efficacia temporale delle due norme - Effetti
Come la norma interpretativa di cui all'art. 11, comma 3-quater, d.l. 23 dicembre 2013 n. 145 (la quale, come noto, aveva esteso la prededuzione anche ai crediti sorti in occasione ed in funzione delle procedure di concordato preventivo cosiddetto con riserva) aveva natura retroattiva, così la successiva norma abrogativa della norma interpretativa aveva analoga efficacia e retroagiva anch'essa al tempo della norma anteriore interpretata; la pari efficacia temporale di tali norme ha quindi fatto sì che la loro concatenazione abbia reso la prima norma interpretativa inutiliter data, dovendosi di conseguenza escludere che la norma abrogativa abbia avuto l'effetto di fissare per il tempo della vigenza della norma interpretativa il significato da essa specificato tra quelli ragionevolmente ascrivibili alla norma anteriore (si veda in questo senso, in termini del tutto condivisibili, Cass. 7/6/2006 n. 13319).

 
Prededuzioni - Crediti sorti in "funzione" di una procedura concorsuale - Presupposti - Apertura della procedura - Raggiungimento quantomeno dell'obiettivo minimale - Prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo e per la relativa assistenza - Precetto di carattere generale, privo di restrizioni - Eccezione al principio della par condicio creditorum - Verifica del nesso di funzionalità/strumentalità secondo giudizio ex ante - Verifica del conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori - Esclusione

Il 2° comma dell'art. 111 l. fall., nello stabilire che sono considerati prededucibili i crediti sorti in "funzione" di una procedura concorsuale, presuppone che la procedura sia stata aperta (e dunque, quanto al concordato, che l'opera prestata sia sfociata nella presentazione della relativa domanda e nell' ammissione dell'impresa alla procedura minore, dimostrandosi in tal modo "funzionale", cioè strumentalmente utile, al raggiungimento quantomeno dell'obiettivo minimale perseguito dal cliente)» (Cass. 6/3/2018 n. 5254).

I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo e per la relativa assistenza rientrano fra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 2, legge fall. poiché questa norma individua un precetto di carattere generale, privo di restrizioni, che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, introduce un'eccezione al principio della par condicio creditorum, estendendo in caso di fallimento la preducibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (Cass. n. 1765/2015). In altri termini la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sé sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

Pertanto, la funzionalità è ravvisabile quando le prestazioni compiute dal terzo, per il momento e il modo con cui sono state assunte in un rapporto obbligatorio con il debitore, confluiscano nel disegno di risanamento da quest'ultimo predisposto in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all'iniziativa assunta.

Nessuna verifica deve invece essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori, concetto che non può essere confuso o sovrapposto a quello di funzionalità.

La collocazione in prededuzione prevista dall'art. 111, comma 2, legge fall. costituisce infatti un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.
L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. 6031/2014 - non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata (Cass. n. 1182/2018). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2018, n. 12964.


Fallimento - Credito del professionista attestatore - Crediti sorto in funzione della procedura - Prededuzione - Valutazione ex post della utilità per la massa - Esclusione

Fallimento - Ammissione al passivo - Credito del professionista attestatore - Eccezione di inadempimento della prestazione - Deduzione - Modalità

In altri termini la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità del credito di cui all'art. 111, comma 2, l.fall. deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sè sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

La funzionalità è dunque ravvisabile quando le prestazioni compiute dal terzo, per il momento ed il modo con cui sono state assunte in un rapporto obbligatorio con il debitore, confluiscano nel disegno di risanamento da quest' ultimo predisposto in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all'iniziativa assunta. Nessuna verifica deve invece essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori, concetto che non può essere confuso o sovrapposto a quello di funzionalità.

La collocazione in prededuzione prevista dalla L. Fall., art. 111, comma 2, costituisce infatti un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.

L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata.

Non vi è dubbio quindi che il credito del professionista che abbia predisposto l'attestazione prevista dalla L. Fall., art. 161, comma 3, rientri tra i crediti sorti "in funzione" di quest'ultima procedura e, come tale, a norma della L. Fall., art. 111, comma 2, vada soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'eccezione di inadempimento della prestazione deve essere eccepita e contestata dal curatore mediante opposizione al decreto di ammissione del credito e non può essere sollevata per la prima volta in sede di ricorso per cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 12017.


Concordato preventivo - Compenso del professionista - Erogazione dell’intero corrispettivo pattuito a prescindere dal completamento dell’opera professionale - Esclusione - Ragioni
In tema di concordato preventivo, in caso di mancato completamento della prestazione avente ad oggetto l'assistenza resa da un legale nella procedura, in virtù della correlazione tra pattuizione negoziale e corrispettivo di cui all'art. 2233, comma 2,c.c., e tenuto conto della causa concreta di detta pattuizione, il credito del professionista deve essere determinato sulla base di un criterio di corrispettività, ovvero valutando la reale consistenza della prestazione compiuta, attesa la nullità parziale della clausola che preveda l'insindacabilità della quantificazione (c.d. compenso a forfait). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Marzo 2018, n. 7974.


Fallimento - Domanda di auto-fallimento - Preparazione del concordato preventivo - Compenso all'avvocato per l'assistenza - Prova - Produzione della procura alle liti - Irrilevanza
La produzione in giudizio della procura alle liti non è indispensabile ai fini della prova dello svolgimento dell'attività giudiziale prestata in favore di impresa in vista della proposizione della domanda di auto-fallimento, atteso che il debitore - imprenditore insolvente - che promuove il c.d. procedimento di istruttoria prefallimentare non è tenuto a stare dinanzi al giudice col ministero o l'assistenza di un difensore e che dunque il fatto che il relativo ricorso sia stato presentato da lui personalmente non esclude che si sia rivolto ad un legale per lo studio della pratica e la redazione dell'atto.

Allo stesso modo, la produzione in giudizio della procura alle liti non può essere richiesta quale prova per lo svolgimento di attività stragiudiziale consistita nell'analisi della situazione finanziaria dell'impresa e nella redazione di una bozza di ricorso per l'ammissione della società alla procedura di concordato preventivo, non potendosi escludere, per il solo fatto della mancanza della procura, che tali prestazioni rientrino fra quelle di assistenza nella procedura concorsuale minore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2018, n. 5260.


Fallimento - Prededuzione - Attività del professionista per la presentazione della domanda di concordato preventivo - Mancata apertura della procedura - Prova della funzionalità dell'attività prestata a vantaggio dei creditori
L'art. 111, comma 2, legge fall., nello stabilire che sono considerati prededucibili i crediti sorti in "funzione" di una procedura concorsuale, presuppone che la procedura sia stata aperta e dunque, quanto al concordato, che l'opera prestata sia sfociata nella presentazione della relativa domanda e nell'ammissione dell'impresa alla procedura minore, dimostrandosi in tal modo "funzionale", cioè strumentalmente utile, al raggiungimento quantomeno dell'obiettivo minimale perseguito dal cliente.

Tuttavia, al fine di verificare se l'opera professionale svolta sia stata comunque funzionale all'apertura della procedura, occorre indicare quale sia il fatto storico decisivo che proverebbe che l'attività svolta sia servita allo scopo ed abbia in tal modo avvantaggiato i creditori concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2018, n. 5254.


Concordato preventivo - Crediti del professionista derivanti dall'attività di consulenza ed assistenza prestata al debitore - Prededuzione - Sussistenza - Utilità concreta delle prestazioni - Irrilevanza
I crediti del professionista derivanti dall'attività di consulenza ed assistenza prestata al debitore ammesso al concordato preventivo, per la redazione e la presentazione della relativa domanda, sono prededucibili nel fallimento consecutivo ai sensi del novellato L. Fall., art. 111, comma 2.

La norma detta infatti un precetto di carattere generale che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, ha introdotto un'eccezione al principio della par condicio ed ha esteso la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (Cass. nn. 8533/013, 8958/014), fra i quali il credito del professionista rientra de plano (Cass. nn. 5098/014, 19013/014), senza che debba verificarsi il "risultato" delle prestazioni (certamente strumentali all'accesso alla procedura minore) da questi eseguite, ovvero la loro concreta utilità per la massa.

I due concetti, di funzionalità ed utilità concreta, non possono infatti fra di loro essere confusi, atteso che la norma di cui alla L. Fall., art. 111, comma 2 risulterebbe priva di senso, e non potrebbe mai ricevere applicazione nel fallimento consecutivo, se la funzionalità delle prestazioni svolte allo scopo di ottenere l'ammissione al concordato dovesse essere valutata ex post e con riguardo al fallimento anzichè alla procedura minore.

La, art. 111 l.fall. non richiede, invece, che, ai fini della collocazione in prededuzione dei crediti derivanti da tali prestazioni, debba essere dimostrata l'utilità concreta delle stesse per la massa: da un lato, infatti, va rilevato che non spetta più al giudice la valutazione della convenienza della proposta; dall'altro va rimarcato che, ove detta utilità dovesse essere verificata ex post, ovvero tenendo conto dei risultati raggiunti, la norma risulterebbe priva di senso, in quanto non potrebbe mai trovare applicazione nel fallimento consecutivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Novembre 2017, n. 27694.


Concordato preventivo – Attività stragiudiziali compiute dall’avvocato ai fini della presentazione della domanda – Liquidazione unitaria con quelle giudiziali – Discipline di cui al D.M. 24 novembre 1990, n. 392 e di cui al D.M. n. 127 del 2004 – D.L. 24 gennaio 2012, n. 1
Le attività stragiudiziali compiute dall’avvocato ai fini della presentazione della domanda di concordato preventivo sono strettamente connesse a quella giudiziali, con la conseguenza che le stesse vanno liquidate unitamente a quelle giudiziali in base alla tariffa giudiziale; la natura delle predette attività, consistenti nella partecipazione ad incontri con il liquidatore della società in crisi e con gli altri professionisti sono complementari a quelle riguardanti direttamente lo studio della controversia, la redazione ed il deposito del ricorso e la partecipazione alle fasi successive del procedimento, così da ritenerne giustificata l'aggregazione in un'unica prestazione complessa avente ad oggetto la rappresentanza tecnica e la difesa della debitrice nell’ambito della procedura concorsuale.

A tale conclusione è possibile pervenire sia sulla base della disciplina di cui al D.M. 24 novembre 1990, n. 392 che della disciplina successiva di cui al D.M. n. 127 del 2004, con la precisazione che a principi non diversi s'ispira la nuova disciplina introdotta dal D.M. 20 luglio 2012, n. 140, che ha stabilito i parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi, in attuazione del nuovo regime introdotto dal D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, art. 9, convertito con modificazioni dalla L. 24 marzo 2012, n. 17: nel disporre che la determinazione dei compensi relativi all'attività giudiziale civile, amministrativa e tributaria che abbia luogo in base ai parametri previsti dall'allegata Tabella A - Avvocati, l'art. 11 di detto decreto ribadisce, infatti, espressamente il carattere omnicomprensivo dell'importo risultante dalla loro applicazione, richiamando l'art. 1, comma terzo, secondo cui "i compensi liquidati comprendono l'intero corrispettivo per la prestazione professionale, incluse le attività accessorie alla stessa", e precisando inoltre, per maggior chiarezza, al comma 8, che "il compenso, ai sensi dell'art. 1, comma 3, comprende ogni attività accessoria, quali, a titolo di esempio, gli accessi agli uffici pubblici, le trasferte, la corrispondenza anche telefonica o telematica o collegiale con il cliente, le attività connesse a oneri amministrativi o fiscali, le sessioni per rapporti con colleghi, ausiliari, consulenti, magistrati". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2017, n. 24682.


Fallimento – Preceduto da istanza di ammissione al concordato preventivo dichiarata inammissibile – Compenso spettante al professionista per la presentazione della domanda di concordato – Prededucibilità del credito – Esclusione
Le disposizioni di legge che stabiliscono la prededuzione per crediti anteriori costituiscono eccezione rispetto alla regola della parità di trattamento dei creditori anteriori; colla duplice conseguenza che esse sono insuscettibili di applicazione analogica e che richiedono un’interpretazione costituzionalmente orientata, necessariamente restrittiva con riferimento a tutti i possibili casi che non risultino adeguatamente giustificati dalla concreta esigenza di meglio tutelare gli interessi della massa degli stessi creditori anteriori, ovvero di realizzare superiori interessi oggettivi di rango costituzionale.
Da ciò consegue che, sebbene compatibile con il tenore testuale dell’art.111 L.F., la prededuzione in discussione deve essere esclusa per i crediti vantati dal professionista a titolo di compenso per assistenza e consulenza legale finalizzata alla redazione e presentazione della domanda di concordato preventivo, quando la domanda sia stata dichiarata inammissibile; poiché la mancata apertura della procedura di concordato preclude la realizzazione dei descritti interessi, per cui detta prededuzione si risolverebbe in una irragionevole disparità di trattamento in danno della massa degli altri creditori anteriori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Marzo 2017.


Fallimento - Accertamento del passivo - Credito del professionista che ha predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo - Revoca del concordato per atti di frode noti al professionista - Prededucibilità del credito - Esclusione - Fondamento
Il credito del professionista che ha predisposto la documentazione necessaria per l’ammissione al concordato preventivo non è prededucibile nel successivo fallimento, ove l’ammissione alla procedura minore sia stata revocata per atti di frode dei quali il professionista stesso sia stato a conoscenza, posto che, in tale ipotesi, non solo la prestazione svolta non è stata di alcuna utilità per la procedura, ma si è rivelata addirittura potenzialmente dannosa per i creditori, tenuto conto della erosione del patrimonio a disposizione della massa per effetto della continuazione dell’attività di impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Febbraio 2017, n. 3218.


Fallimento – Prededuzione – Credito del professionista per assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo – Riconoscimento de plano – Disparità di trattamento tra professionisti autori di prestazioni strumentali e soddisfatte e professionisti che, non esigendo subito il pagamento, agevolino invece il debitore nell'ingresso in procedura
Il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo, rientra "de plano" tra i crediti sorti "in funzione" di quest'ultima procedura e, come tale, a norma dell'art. 111, comma 2, l.fall., va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione "ex post", che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti.", fondandosi tale interpretazione "a) sull'esclusione dall'azione revocatoria del pagamento del compenso del professionista ex art. 67, terzo comma, lett. g), legge fall.; b) sull'abrogazione dell'art. 182 quater, quarto comma, legge fall. ad opera del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, che riconosceva la prededuzione (ove prevista espressamente nel decreto di ammissione al concordato preventivo) al solo credito del professionista attestatore; c) sull’interpretazione autentica dell'art. 111, secondo comma, legge fall. fornita dall'art. 11, comma 3 quater, d.l. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, che ha esteso la prededuzione anche ai crediti sorti in occasione ed in funzione delle procedure di concordato preventivo cosiddetto con riserva (art. 161, sesto comma, legge fall.), così confermando implicitamente il già vigente regime prededucibile dei medesimi crediti nel concordato preventivo ordinario. (Cass. 19013/2014).

E per quanto l'ultimo riferimento sia stato abrogato dall'art. 22, comma 7, del d.l. 14 giugno 2014, n. 91, convertito nella l. 11 agosto 2014, n. 116, ammesso il debitore alla procedura di concordato, se nel successivo fallimento vi sia il riconoscimento della effettività della pregressa prestazione professionale quanto agli estremi della sua attività e per il collegamento materiale e preparatorio con il necessario corredo a supporto esplicativo della domanda ex artt. 160-161 1.f., deve procedersi alla conseguente ammissione in prededuzione del relativo credito.

Solo in tal modo si evita la paventata disparità di trattamento tra professionisti autori di prestazioni strumentali e soddisfatte, già al riparo dalla zona revocatoria secondo le norme citate, rispetto a professionisti che, non esigendo subito il pagamento di servizi altrettanto strumentali all'accesso al concorso, agevolino invece il debitore nell'ingresso in procedura divenendo creditori concorsuali e così contando su uno statuto protettivo interno ad una differita regolazione procedimentalizzata del pagamento.

In questo senso, se in sede di scrutinio della domanda di ammissione al passivo l'organo concorsuale non ha contestato la prestazione resa, e nemmeno in parte, la relazione di funzionalità all'instaurazione della procedura concorsuale cui la prima era obiettivamente orientata, lo statuto del corrispondente credito, ove richiesto dall'interessato, è quello della prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 2 l.f., con estensione quantitativa di tale qualità all'intera pretesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2016, n. 24791.


Fallimento – Prededuzione – Crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali – Credito del professionista – Verifica del risultato delle prestazioni svolte o della concreta utilità per la massa – Esclusione
Il novellato art. 111, comma 2 l.f. detta un precetto di carattere generale, che per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa, ha introdotto un’eccezione al principio della par condicio ed ha esteso la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali, fra i quali il credito del professionista rientra de plano, senza che debba verificarsi “il risultato” delle prestazioni da questi svolte, ovvero della concreta utilità per la massa”.
(Fattispecie in tema di riconoscimento della prededuzione per i crediti dei professionisti che assistono il debitore nella redazione del piano e della proposta concordataria. Nel caso in esame la Corte ha cassato la decisione del Tribunale che, in sede di ammissione al passivo del credito del professionista, al fine di riconoscere la prededuzione aveva ritenuto necessaria l’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo. Secondo la Corte di Cassazione è invece sufficiente che l’attività svolta dal professionista sia “finalizzata” alla presentazione della domanda di concordato). (Francesca Dagnino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 Novembre 2016, n. 23108.


Fallimento - Crediti dei professionisti sorti in funzione della procedura di concordato preventivo - Prededuzione - Violazione dell’ordine delle cause di prelazione - Esclusione
Il collocamento in prededuzione dei crediti dei professionisti sorti in funzione della procedura di concordato preventivo non viola il principio del rispetto dell’ordine delle cause legittime di prelazione di cui all’articolo 160, comma 2, legge fall., in quanto la prededuzione esprime un criterio di anteriorità del pagamento che sfugge a quello della graduazione delle cause di prelazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 27 Giugno 2016.


Prededuzione - Natura - Spese per atti conservativi - Collocazione con grado anteriore rispetto a tutti gli altri privilegi
La prededuzione deve essere ricondotta alla categoria delle spese per atti conservativi prevista dagli articoli 95 c.p.c., 2749, 2755, 2770 e 2777 c.c. per cui, così come nell’esecuzione individuale le anzidette spese sono collocate con privilegio anteriore rispetto tutti gli altri privilegi sul ricavato della liquidazione dei beni a cui gli stessi si riferiscono, analogamente nell’esecuzione concorsuale esse sono poste a carico della massa in base al criterio della utilità generalizzata dell’attività compiuta dalla procedura in favore della massa passiva concorsuale.

In quest’ottica e dunque in proprio parlare di violazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione, perché il concorso non si pone tra diversi crediti muniti di privilegio ma tra questi e crediti sorti in funzione della procedura concorsuale posti a carico della massa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 27 Giugno 2016.


Concordato preventivo ed amministrazione controllata - Finalità - Crediti dei professionisti sorti prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall. - Prededucibilità - Condizioni
A norma dell'art. 384 c.p.c., l'enunciazione del principio di diritto vincola il giudice di rinvio che ad esso deve uniformarsi, anche qualora, nel corso del processo, siano intervenuti mutamenti della giurisprudenza di legittimità, sicché anche la Corte di cassazione, nuovamente investita del ricorso avverso la sentenza pronunziata dal giudice di merito, deve giudicare sulla base del principio di diritto precedentemente enunciato, e applicato dal giudice di rinvio, senza possibilità di modificarlo, neppure sulla base di un nuovo orientamento giurisprudenziale della stessa Corte (tra le tante, Cass. 17 marzo 2014, n. 6086; cfr. anche Cass., 24 maggio 2007, n. 12095; Cass., 2 agosto 2012, n. 13873; Cass., 3 settembre 2013, n. 20128).

(Fattispecie in tema di riconoscimento della prededuzione per i crediti dei professionisti che assistono il debitore nella procedura di amministrazione controllata cui segua quella di concordato preventivo. Nel caso in esame la Corte di Cassazione ha ritenuto di non potersi discostare - perché vincolante ai sensi dell’art. 384, c. 2 c.p.c. - dal principio espresso dalla sentenza di rinvio – Cass. 8.4.2013, n. 8543 – che ha ritenuto necessario ai fini del riconoscimento della prededuzione la dimostrazione da parte del professionista “dell’utilità concretamente derivata ai creditori dalla continuazione dell’attività aziendale, conseguente dapprima all’amministrazione controllata e quindi al concordato preventivo”). (Francesca Dagnino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 13 Giugno 2016, n. 12119.


Concordato preventivo – Credito del professionista – Prededuzione – Presupposti – Omologazione – Necessità
Ai fini del riconoscimento della prededuzione al credito del professionista per l’attività di consulenza ed assistenza prestata al debitore nell’ambito della procedura di concordato preventivo è necessario che la proposta sia stata omologata dal tribunale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 05 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Fallimento successivo - Crediti del professionista per l'attività di consulenza e assistenza al debitore ammesso al concordato - Prededuzione - Sussistenza
I crediti del professionista derivanti dall’attività di consulenza ed assistenza prestata al debitore ammesso al concordato preventivo, per la redazione e la presentazione della relativa domanda, sono prededucibili nel fallimento consecutivo ai sensi del novellato art. 111, comma 2, legge fall., senza che debba verificarsi il “risultato” delle prestazioni (certamente strumentali all’accesso alla procedura minore) da questi eseguite, ovvero la loro concreta utilità per la massa.

I due concetti, di funzionalità ed utilità concreta, non possono infatti essere fra di loro essere confusi, atteso che la norma di cui all’art. 111, comma 2, legge fall. risulterebbe priva di senso, e non potrebbe mai ricevere applicazione nel fallimento consecutivo, se la funzionalità delle prestazioni svolte allo scopo di ottenere l’ammissione la concordato dovesse essere valutata ex post e con riguardo al fallimento, anziché alla procedura minore.

La funzionalità (ovvero la strumentalità) delle prestazioni va valutata in relazione alla procedura concorsuale in vista della quale esse sono svolte (cfr. Cass. nn. 5098/2014, 8958/2014): non si vede dunque in qual modo possa escludersi, una volta che l’impresa sia stata ammessa al concordato, la funzionalità delle attività di assistenza e consulenza connesse alla presentazione della domanda di concordato ed alle sue successive integrazioni. L’art. 111 legge fall. non richiede, invece, che, ai fini della collocazione in prededuzione dei crediti derivanti da tali prestazioni, debba essere dimostrata l’utilità concreta delle stesse per la massa e, per di più, con riguardo alla procedura di fallimento: da un lato, infatti, va rilevato che non spetta più al giudice la valutazione della convenienza della proposta; dall’altro va rimarcato che, ove detta utilità dovesse essere verificata ex post, ovvero tenendo conto dei risultati raggiunti, la norma risulterebbe priva di senso, in quanto non potrebbe mai trovare applicazione nel fallimento consecutivo (Cass. Ord. 4 novembre 2015, n. 22450). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 15 Dicembre 2015.


Fallimento - Concordato preventivo - Credito del professionista per l'assistenza alla presentazione della domanda di concordato - Credito sorto in occasione o in funzione di procedure concorsuali - Prededuzione ex art. 111 legge fall. - Configurabilità - Valutazione ex post dell'utilità alla massa dei creditori - Esclusione
Ai fini del riconoscimento della prededuzione cui all'articolo 111 legge fall., la funzionalità o la strumentalità delle prestazioni deve essere valutata in relazione alla procedura concorsuale in vista delle quali le stesse sono state svolte, con la conseguenza che una volta che l'impresa sia stata ammessa alla procedura di concordato preventivo, non è possibile escludere la funzionalità dell'attività di assistenza e consulenza connessa alla presentazione della domanda di concordato ed alle sue successive integrazioni.

L'articolo 111 legge fall. non richiede che, ai fini della collocazione in prededuzione dei crediti derivanti da tali prestazioni, debba essere dimostrata l'utilità concreta delle stesse per la massa concordataria o fallimentare: da un lato, infatti, va rilevato che non spetta più al giudice la valutazione della convenienza della proposta; dall'altro lato va rimarcato che, ove detta utilità dovesse essere verificata ex post, ovvero tenendo conto dei risultati raggiunti, la norma risulterebbe priva di senso, in quanto non potrebbe mai trovare applicazione nel fallimento consecutivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Novembre 2015, n. 22450.


Concordato preventivo e fallimento consecutivo - Crediti del professionista per l'assistenza al debitore - Prededuzione - Funzionalità e strumentalità - Coincidenza semantica - Ammissione concordataria - Necessità
In tema di riconoscimento della prededuzione al credito del professionista che abbia assistito l'imprenditore nella preparazione della domanda di concordato preventivo, non può essere condivisa la tesi della coincidenza semantica tra funzionalità e strumentalità (cfr. Cass. 2264/2015), in quanto la funzionalità presuppone la strumentalità, ma non si esaurisce in essa. Funzionale è - secondo la definizione data dal dizionario Treccani - ciò "che risponde o tende a rispondere alla funzione cui è assegnato". Pertanto, funzionale alle prestazioni dei professionisti incaricati è un piano idoneo alla ammissione concordataria, presupposto indefettibile per la utilità creditoria. Invero non può sfuggire come il contratto privatistico di opera professionale sia caratterizzato in queste ipotesi spiccatamente dalla finalità di tutela di interessi di terzi, ovvero i creditori dell´imprenditore. Tale collegamento è così pregnante da caratterizzare la causa del contratto, assimilandolo, dunque, alla figura di creazione teutonica del contratto con effetti protettivi, da rendere rilevante sul piano giuridico la inidoneità concreta del piano alla ammissione, ai fini del riconoscimento della prededuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 14 Maggio 2015.


Concordato preventivo – Concordato con riserva – Credito dei professionisti che hanno predisposto la domanda di ammissione alla procedura – Prededuzione interna al concordato ex art. 111 secondo comma l. fall. – Esclusione – Prededuzione del solo credito del professionista attestatore – Sussistenza
Il beneficio della prededuzione all’interno del concordato preventivo può essere riconosciuto unicamente al credito del professionista attestatore quale credito sorgente “in funzione” ed “in occasione” della procedura di concordato, essendo quella dell’attestatore l’unica figura prevista obbligatoriamente dalle disposizioni di legge in tema di concordato preventivo, dovendosi diversamente riconoscere il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. ai crediti degli altri professionisti che hanno prestato la loro opera a favore della società debitrice anche al fine della predisposizione della domanda e del ricorso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 07 Maggio 2015.


Prededuzione - Credito del professionista per l'assistenza alla presentazione della domanda di concordato preventivo - Funzionalità della procedura minore - Esclusione
Al credito dei professionisti che abbiano assistito l'imprenditore nella presentazione della domanda di concordato preventivo può essere riconosciuta la prededuzione nel successivo fallimento qualora l'opera prestata si ponga in rapporto di strumentalità rispetto alla procedura e risulti utile al ceto creditorio secondo la valutazione effettuata ex post dal giudice delegato in considerazione dei vantaggi arrecati in termini di accrescimento dell'attivo o di salvaguardia dell'integrità del patrimonio.

Nel caso di specie, il Tribunale, in sede di opposizione allo stato passivo, non ha ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della prededuzione, in quanto la domanda di concordato, presentata quando già erano pendenti istanze di fallimento ed erano da tempo state iscritte ipoteche giudiziali, non aveva assolto alla funzione di consentire un'anticipata emersione della crisi e il piano proposto non concedeva nulla più che di una mera liquidazione del patrimonio attuabile anche nell'ambito della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 02 Marzo 2015.


Prededuzione - Credito del professionista attestatore nel concordato preventivo - Idoneità ed adeguatezza delle prestazioni alla composizione di una crisi - Valutazione ex ante - Esclusione della prededuzione - Motivazione - Necessità
Ai fini del riconoscimento della prededuzione al credito del professionista attestatore della domanda di concordato preventivo, ciò che rileva è la funzionalità delle prestazioni professionali, la quale dovrà essere necessariamente valutata in termini di idoneità ed adeguatezza "ex ante" ad una composizione della crisi, essendo irrilevante che questa, inizialmente ritenuta suscettibile di regolazione dal difensore, venga poi accertata e definita irreversibile dal tribunale. Allo scopo di esprimere il giudizio in questione, il tribunale non potrà fare meno di verificare in concreto l'attività svolta dal professionista e di accertarne il nesso (cronologico, teleologico e di adeguatezza) con la procedura concorsuale concordataria sicché, una volta compiuti positivamente tali accertamenti, l'eventuale esclusione della natura prededucibile del credito, destinata ad operare anche nelle ipotesi di consecuzione tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento, dovrà essere adeguatamente motivata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Concordato preventivo e fallimento consecutivo - Crediti del professionista per l'assistenza al debitore - Prededuzione - Inerenza delle prestazioni alle necessità risanatorie dell'impresa e all'esistenza di un vantaggio per i creditori - Irrilevanza
I crediti del professionista derivanti dall'attività di consulenza ed assistenza prestata al debitore ammesso al concordato preventivo per la redazione e la presentazione della relativa domanda sono prededucibili nel fallimento consecutivo, ai sensi del novellato art. 111, comma 2, l.fall., il quale detta un precetto di carattere generale che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, ha introdotto un'eccezione al principio della par condicio ed ha esteso la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (Cass. 8533/013, 1513/014, 8958/014), fra i quali il credito del professionista rientra de plano (Cass. nn. 5098/014, 19013/014), senza che debba verificarsi il "risultato" delle prestazioni (certamente strumentali all'accesso alla procedura minore) da questi svolte, ovvero la loro concreta utilità per la massa.

La lettura dell'art. 111, comma 2, secondo cui, ai fini dell'ammissione in prededuzione, la nozione di funzionalità implicherebbe comunque la valutazione dell'inerenza delle prestazioni alle necessità risanatorie dell'impresa ed all'esistenza di un vantaggio per i creditori, finirebbe con lo svuotare la norma di significato, atteso che dalla sopravvenuta dichiarazione di fallimento si dovrebbe necessariamente presumere la mancanza di utilità per la massa di attività svolte in funzione dell'ammissione al concordato preventivo e ricondurrebbe la fattispecie entro i medesimi ambiti interpretativi ed applicativi cui, proprio per l'assenza di un'espressa previsione regolatrice, sottostava nel vigore della precedente disciplina. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015, n. 2264.


Concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Compenso del professionista - Determinazione a forfait - Rideterminazione del compenso in base all'attività effettivamente svolta
La determinazione a forfait del compenso al professionista deve essere intesa quale rideterminazione della commisurazione del compenso finale indipendentemente dall'effettiva attività concretamente svolta, ma non esclude che tale compenso, ove l'incarico non sia portato a termine non possa essere oggetto di rideterminazione. La predeterminazione a forfait attiene, pertanto, alla manifestazione del compenso per la prestazione compiutamente svolta sul presupposto che la stessa sia completata come da mandato conferito (nel caso di specie dalla presentazione della domanda di concordato con riserva all'omologa della proposta). Ove la prestazione non sia compiutamente eseguita, anche per circostanze indipendenti dalla volontà del professionista o del cliente, la commisurazione del corrispettivo deve tenere conto della concreta esecuzione della prestazione e, quindi, della parziale inesecuzione della stessa. Se così non fosse dovrebbe ritenersi che il mero conferimento dell'incarico, indipendentemente dallo svolgimento della prestazione (ovvero in presenza di una prestazione minimamente eseguita) dovrebbe essere corrisposto nel suo complesso in ogni caso e questo snaturerebbe la struttura della prestazione professionale, la quale è pur sempre una prestazione di lavoro, che non può prescindere dalla compiuta esecuzione della stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Compenso del professionista - Utilità per i creditori - Prededuzione
Il credito del professionista che abbia assistito l'imprenditore nella presentazione della domanda di concordato preventivo può godere della prededuzione a condizione che il suo operato si sia rivelato utile per la massa dei creditori, con la precisazione che l'attività professionale dedicata alla presentazione della domanda di concordato con riserva, grazie alla antergazione degli effetti del successivo fallimento, ha sicuramente attitudine conservativa di utilità per i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Gennaio 2015.


Domanda di concordato preventivo in bianco – Mancata ammissione – Credito del professionista – Prededuzione – Sussistenza
Il nesso di funzionalità di cui all’art. 111 co. II l.f. ricorre anche nell’ipotesi di mancata ammissione al concordato del debitore che ha presentato domanda di concordato preventivo in bianco quando vi sia un nesso di strumentalità tra attività del professionista e procedura concorsuale, oltre che l’utilità per i creditori, da valutarsi questa con giudizio ex post, ma tenendo conto dei vantaggi che la legge stessa ricollega alla presentazione della domanda (in particolare la retrodatazione degli effetti vantaggiosi nel caso di successivo fallimento). (Julka Lanfranco) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Gennaio 2015.


Amministrazione straordinaria conseguente alla mancata ammissione alla procedura di concordato preventivo - Credito del professionista per attività di assistenza, consulenza e redazione della domanda di concordato preventivo - Credito sorto in funzione della procedura concorsuale - Prededuzione ex art. 111, secondo comma, legge fall. -  Configurabilità
Il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza, consulenza e redazione della domanda di concordato preventivo, e della connessa domanda di transazione fiscale, rientra tra i crediti sorti "in funzione della procedura concorsuale", e, come tale, va soddisfatto in prededuzione nella successiva procedura di amministrazione straordinaria ai sensi dell'art. 111, secondo comma, legge fall., senza che a ciò osti la mancata ammissione della società alla procedura concordataria (nella specie, per inammissibilità della domanda di concordato, con conseguente dichiarazione di insolvenza della società medesima), perché ciò che rileva ai fini del riconoscimento della prededuzione è la funzionalità delle prestazioni professionali, da valutare necessariamente in relazione alla procedura concordataria in termini di idoneità e adeguatezza (ex ante) ad una composizione della crisi imprenditoriale, essendo irrilevante che la crisi, inizialmente ritenuta suscettibile di regolazione dal difensore, venga poi accertata e definita quale irreversibile dal tribunale. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Gennaio 2015.


Fallimento – Concordato Preventivo – Credito del professionista derivante dalla predisposizione di business plan per la società ammessa a concordato preventivo poi revocato ex art. 173 l. fall. – Credito sorto in funzione della procedura concorsuale – Prededuzione ex art. 111, secondo comma, legge fall. – Ammissione del debitore alla procedura di concordato – Presunzione di funzionalità della prestazione – Sussistenza

Fallimento – Concordato Preventivo – Prededuzione ex art. 111, secondo comma, legge fall. – Ammissione del debitore alla procedura di concordato – Presunzione di funzionalità della prestazione – Prova contraria – Elementi

Il credito del professionista che abbia svolto attività di consulenza alla società ammessa alla procedura di concordato preventivo (nella specie, predisposizione di business plan) rientra tra i crediti sorti "in funzione della procedura concorsuale", e, come tale, va soddisfatto in prededuzione nella successiva procedura di fallimento ai sensi dell'art. 111, secondo comma, legge fall., senza che a ciò osti la revoca dell’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo ex art. 173 l. fall., giacchè l’ammissione del debitore a detta procedura  importa presunzione di funzionalità della prestazione finalizzata a realizzare detta ammissione. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Ferma la presunzione di funzionalità della prestazione derivante dalla ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo, nel caso di successiva apertura del fallimento detta presunzione di funzionalità potrà essere inficiata dalla dimostrazione, da parte del curatore, dell’esistenza di manifesta inutilità ed anzi di dannosità del concordato per i creditori, per esempio, per la scoperta di atti di frode che il curatore dimostri essere conosciuti, o conoscibili con l’ordinaria diligenza, dal professionista ovvero in tutti i casi in si è registrata una erosione del patrimonio a disposizione della massa, causata da una rovinosa continuazione dell’attività di impresa, senza alcun vantaggio concreto dalla retrodatazione del periodo sospetto derivante dalla consecuzione delle procedure. In tali ipotesi verrebbe addirittura meno non solo la prededuzione, ma anche e più a monte l’esistenza stessa del credito del professionista, per inadempimento rispetto al modello legale di concordato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Va pertanto riconosciuta la prededuzione al credito del professionista che ha prestato attività di consulenza in favore del debitore ammesso alla procedura di concordato, ogni qualvolta l’attività prestata dal professionista i) abbia permesso l’ammissione alla procedura di concordato, ii) appaia estranea alle problematiche che hanno condotto alla revoca ex art. 173 l. fall. per mancanza di informazione ai creditori e iii) non sia stata oggetto di specifica critica da parte degli organi della procedura, non essendo state evidenziate carenze, illogicità della prestazione o inattuabilità  manifesta del piano. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 10 Dicembre 2014.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Concordato preventivo - Finalità - Crediti dei professionisti sorti prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall. - Prededucibilità - Condizioni - Adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa - Utilità dei creditori - Necessità
Va condiviso l’orientamento di Cass. 2013/8534 per cui lo scopo del concordato preventivo è non solo quello del recupero aziendale, ma anche quello di soddisfare - per quanto possibile - i creditori. Ne consegue che al credito dei professionisti, che abbiano prestato la loro opera, anche prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall., per il risanamento dell'impresa ovvero per prevenirne la dissoluzione, può essere riconosciuta la collocazione in prededuzione nella misura in cui le relative prestazioni si pongano in rapporto di adeguatezza funzionale con le necessità di risanamento dell'impresa e siano state in concreto utili per i creditori, per aver loro consentito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 27 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Credito relativo alle prestazioni professionali per l’assistenza all’accesso alla procedura - Prededuzione - Verifica dei presupposti - Corretto adempimento della prestazione - Criteri
Ai fini del riconoscimento della prededuzione al credito del professionista che abbia assistito l’imprenditore nella procedura di concordato preventivo il primo profilo d’indagine da cui deve partire il giudice è quello della verifica del corretto adempimento della prestazione da parte del professionista, profilo che, ove scrutinato in termini negativi, incide non soltanto sul riconoscimento della prededuzione, ma anche sulla stessa ammissione del credito del professionista. L’adempimento dovrà essere valutato in relazione allo scopo cui tali prestazioni sono finalizzate, per cui l’ammissione potrà e dovrà essere negata ogni qual volta la prestazione non sia conforme al modello legale ed abbia conseguentemente determinato l’inammissibilità della domanda, la revoca dell’ammissione o il diniego di omologa.
Sempre con riferimento ai profili d’inadempimento, nelle ipotesi in cui non vi sia un’immediata e diretta correlazione tra inadeguatezza della singola prestazione professionale ed arresto della procedura, è necessario comunque vagliare l’oggetto del mandato conferito dal debitore. In molti casi, tali mandati, sia per quanto riguarda i profili più propriamente giuridici che per quelli economici ed aziendali, non sono conferiti e diretti esclusivamente al compimento di un singolo atto del procedimento (tranne, naturalmente, quelli per l’attestazione ex art. 161, comma 3, l.fall. o la relazione ex art. 160, comma 2, l.fall. che presuppongono l’indipendenza e la terzietà del professionista incaricato), ma formulati in modo assai generico, comprensivo di tutte le attività propedeutiche e ritenute necessarie per l’analisi ed il superamento della crisi attraverso il ricorso allo strumento del concordato preventivo. Nei casi in cui il professionista accetti di svolgere un’attività definita “attività di consulenza per il superamento della crisi attraverso lo strumento concordatario”, la prestazione oggetto del contratto non costituisce un’obbligazione di mezzi, bensì di risultato, in quanto egli si obbliga ad offrire tutti gli elementi di valutazione necessari ed i suggerimenti opportuni allo scopo di permettere al cliente di adottare una consapevole decisione, a seguito di un ponderato apprezzamento dei rischi che possono impedire la realizzabilità del risultato sperato (Cass., 23 maggio 2012, n. 8014; Cass., S.U., 11 gennaio 2008, n. 577; Cass., S.U., 28 luglio 2005, n. 15781 Cass., 14 novembre 2002, n. 16023,con riferimento all’avvocato che accetti di svolgere attività di consulenza, la quale ha affermato espressamente che “nel caso in cui il professionista riceva ed accetti l’incarico di svolgere un’attività di consulenza non si impegna ad eseguire una obbligazione di mezzi, ma a realizzare un << opus >> che soddisfi l’interesse perseguito dal cliente, rivolgendosi al professionista”)
Ma anche volendo considerare le obbligazioni assunte dal professionista, aventi ad oggetto l’assistenza (legale o economico aziendale) propedeutica alla presentazione di una domanda di concordato, pur sempre come obbligazioni di mezzi, bisogna considerare che esse comportano, comunque, alcuni obblighi, come il dovere di informazione, di avviso o di protezione del cliente, definiti accessori ma integrativi dell’obbligo primario della prestazione, ed ancorati a principi di buona fede. (Cass., S.U., 28 luglio 2005, n. 15781).
Il suddetto parametro di diligenza determina la responsabilità del professionista e quindi il diniego dell’ammissione del suo credito al passivo, qualora egli non dimostri di aver prospettato al cliente tutte le problematiche economiche, finanziarie, di diritto e di fatto inerenti quei profili che abbiano poi, in concreto, impedito l’utile esperimento della domanda, del piano o della proposta di concordato.
Appare, quindi, evidente come la responsabilità del professionista sia ben difficilmente ipotizzabile a posteriori ove, a priori, vi sia stato un positivo vaglio giudiziale del concordato. Il corretto adempimento della prestazione deve quindi ritenersi presunto in caso di ammissione del debitore alla procedura con l’emissione del decreto ex art. 163 l.fall e di positivo riscontro della sussistenza dei presupposti di legittimità nel corso della procedura ed in sede di omologa. Il giudizio positivo sulla congruità delle prestazioni dei professionisti “essenziali” è infatti difficilmente scindibile da quello sull’ammissione della domanda, ammissione della domanda che è subordinata, tra l’altro, proprio alla positiva valutazione della legittimità del piano e della proposta, della completezza e razionalità argomentativa della relazione ex art. 161 comma 3 l.fall… etc. Una volta che il tribunale in tutte le fasi del procedimento abbia ritenuto sussistenti tali presupposti, pare ben difficile effettuare una nuova e diversa valutazione, se non per fatti sopravvenuti o non conosciuti e quindi non vagliati dal tribunale. Diversa valutazione che potrà quindi essere operata soltanto qualora, ad esempio, l’ammissione venga revocata ex art. 173 l.fall. o il concordato non omologato per la scoperta di atti di frode che il curatore dimostri essere conosciuti (o conoscibili con l’ordinaria diligenza) dal professionista.
La questione del riconoscimento della prededuzione si pone in termini ancor più delicati e complessi nel caso in cui, pur non essendo in discussione l’esistenza del credito, dopo il fallimento sia riscontrata la manifesta inutilità ed anzi dannosità del concordato per i creditori. La prededuzione potrà, pertanto, essere negata ove la curatela dimostri che il ricorso alla procedura, astrattamente funzionale all’interesse dei creditori concorrenti, si è rivelato, in concreto, dannoso in quanto ha determinato un’erosione del patrimonio a disposizione della massa, causata, ad esempio, dalla rovinosa continuazione dell’attività d’impresa non bilanciata da un’adeguata conservazione dei valori aziendali, oltre che dal peso delle obbligazioni contratte dopo il deposito della domanda, senza che vi sia stato alcun vantaggio concreto dalla retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare.
Interpretazione fondata sul presupposto che, in mancanza di specifiche disposizioni di legge, per principio generale (ricavabile dal combinato disposto degli artt. 3 e 24 della Costituzione), le presunzioni si devono sempre considerare come relative (cfr. ex multis Cass. 6547/2013), e che quindi sia sempre vincibile da prova contraria quella che desume essere sempre e comunque vantaggiosa per i creditori la scelta concordataria.
Fatto impeditivo del fondamento della presunzione che non potrà che essere incentrato sullo stesso elemento posto a fondamento della presunzione medesima: l’utilità della procedura di concordato preventivo per i creditori concorrenti del fallimento.
La prova della concreta dannosità interrompe il nesso funzionale tra prestazione professionale e procedura, vince la presunzione che l'accesso al concordato preventivo costituisca di per sè un vantaggio per i creditori del fallimento.
Fatto salvo naturalmente il diritto del professionista di provare, a sua volta, che la dannosità concreta del concordato non è stata determinata dalla naturale evoluzione della procedura, ma da fattori esterni imprevisti ed imprevedibili intervenuti nel corso della stessa, ovvero nel lasso di tempo intercorso tra la cessazione della procedura e la dichiarazione di fallimento
In definitiva, non può essere riconosciuta la prededuzione ad un credito originato da una prestazione professionale finalizzata all’accesso ad una procedura di concordato preventivo che anziché consentire, abbia impedito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti concordatari. Fermo restando, naturalmente, in questo caso il diritto del professionista, all’ammissione in via privilegiata ex art. 2751 bis n. 2 c.c.
Con riferimento ai crediti derivanti dallo svolgimento di tutte le altre prestazioni professionali rese in favore del debitore poi fallito, in assenza quindi di presunzioni di sorta, la prededuzione potrà essere negata ogni qual volta il professionista non dimostri che tali attività ove correttamente eseguite si siano rivelate utili per la tutela dell’interesse dei creditori della società fallita. Quanto ai profili processuali, pare evidente che il riconoscimento della prededuzione, attiene alla qualificazione giuridica (processuale) del credito ed è quindi rilevabile d’ufficio dal giudice delegato (o dal collegio in sede di opposizione allo stato passivo), purché il fatto sia stato allegato dal curatore o dai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)  Tribunale Monza, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Compenso dei professionisti nella predisposizione e presentazione del piano - Crediti prededucibili
Il compenso dei professionisti che assistono la società nella predisposizione e presentazione del piano concordatario rientra nella previsione generale di cui all'articolo 111, comma 2, L.F., il quale qualifica come prededucibili i crediti sorti "in occasione o in funzione" di una procedura concorsuale, nel cui ambito rientra il concordato preventivo, senza necessità di apposita dichiarazione del tribunale in sede di ammissione alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 31 Luglio 2014.